Divisionismo italiano
Indice
- La Triennale di Brera 1891
- Le teorie ottocentesche sul colore
- Giovanni Segantini
- Il neoimpressionismo francese
- I macchiaioli
- La scapigliatura
- Il realismo, Nomellini e Longoni
- Angelo Morbelli
- Gaetano Previati
- Giuseppe Pellizza da Volpedo
- Strategie espositive
- Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona
- Continuità del Divisionismo
Il Divisionismo è una tendenza che si affermò nell’ultimo decennio dell’Ottocento, e si configura attraverso l’esperienza di autori individuali. Centrale è l’esperienza di Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, che, accanto al ruolo di promotore svolto da Vittore Grubicy, sono protagonisti della vicenda del Divisionismo dal suo apparire e nelle sue caratteristiche di arte interessata tanto ai temi sociali quanto a quelli simbolisti. Tale tendenza verrà presa in considerazione nella sua dimensione allargata, che tiene conto degli aspetti strettamente legati alla tecnica della pittura ottenuta attraverso la divisione del colore, ma anche dei principi estetici teorici su cui si fonda.
Principali momenti riguardanti il recupero storiografico degli studi sul Divisionismo:
- La raccolta di materiali e la prima consapevolezza dell’importanza dell’arte italiana di fine Ottocento fra gli anni Sessanta e Settanta; primi studi sistematici applicati ad argomenti di arte dell’Ottocento e Novecento, all’interno di una dimensione di continuità.
- Dagli studi analitici sui singoli autori cresce l’esigenza di inserire l’argomento in una lettura più completa e aggiornata ai caratteri delle “grandi mostre”, con una nuova generazione di studiosi (mostra Trento 1990) e pubblicazioni di cataloghi generali di alcuni artisti, oltre che realizzazione di altre mostre monografiche.
- La capillarità delle ricerche successive e l’attuale situazione di sempre maggiore musealizzazione e storicizzazione dell’arte del periodo ha portato a ulteriori occasioni di approfondimento, come le mostre in corso e la nascita di una raccolta come quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.
All’interno degli studi moderni sul Divisionismo, si può dire che questa tendenza abbia conosciuto, nel secondo Novecento, una progressiva possibilità di conoscenza e approfondimento a livello storiografico. Se nel primo Novecento i futuristi hanno espresso la loro caratteristica posizione in continuità ma anche contrapposizione con il Divisionismo, da cui erano profondamente influenzati, l’arte successiva ha mantenuto un comportamento ambivalente nei confronti dell’Ottocento: da una parte recuperando elementi più tradizionalisti, dall’altra prendendo le distanze da una certa retorica che venne vista strettamente legata ad un’epoca trascorsa.
Nel secondo dopoguerra il Divisionismo tornò sotto l’attenzione degli studiosi, in particolare tra gli anni Cinquanta e Sessanta si individua una prima importante fase di studio filologico sulle vicende dell’arte tra fine Ottocento e primo Novecento. Non erano state ancora rese note molte fonti documentarie quando negli anni Cinquanta e Sessanta ci si muoveva attorno allo studio di questi autori, ed ecco che alla fine degli anni Sessanta gli Archivi del Divisionismo permettono di accedere ad una raccolta molto approfondita nei confronti di questa situazione. Gli Archivi del Divisionismo sono un’opera bibliografica capitale, che ha come ambizione quella di costituire un primo repertorio degli artisti che hanno fatto parte di quel movimento.
Ciascuno di loro è rappresentato nel volume con opere schedate, partendo dai cataloghi delle esposizioni principali e delle opere note, presenti nei musei o nelle collezioni private. Una seconda parte è dedicata agli scritti degli artisti, alle lettere fra di loro intercorse con i loro referenti sotto il profilo critico intellettuale, oltre che con la ripresa dei principali articoli di riviste e giornali del tempo che hanno documentato la fortuna del Divisionismo tra il 1891, o gli anni immediatamente precedenti, e i primi due decenni del Novecento.
Questa realizzazione segue di pochi anni quella precedente degli Archivi del Futurismo, che mettevano in luce la produzione futurista cercando di dare una prima versione sufficientemente ampia delle opere da loro realizzate e raccogliere tutti i loro manifesti e documenti epistolari. I due volumi degli Archivi del Futurismo, usciti tra il 1958-1962, sono prodotti a cura di Teresa Fiori e Maria Drudi Gambillo. Teresa Fiori è autrice anche delle ricerche per gli Archivi del Divisionismo condivisi con Fortunato Bellonzi, una delle voci critiche più importanti per la conoscenza del Divisionismo italiano.
L’anno successivo, Fortunato apre il catalogo della Mostra del Divisionismo italiano: viene realizzata nel 1970 nel Palazzo della Permanente, una delle sedi espositive storiche della città di Milano (tra gli anni Settanta e Ottanta fu di grande rilievo), in cui vennero raccolte le opere principali della tendenza. Il catalogo è importante per la schedatura storico-critica di ciascuna opera esposta, e per i saggi di diversi autori, come Raffaello Degrada e la sua visione di inclinazione marxista dove i contenuti sono predominanti sulle ricerche tecniche e formali, invece fondamentali per il Divisionismo.
Dagli Archivi del Divisionismo e dalla mostra del 1970 derivano gli studi più analitici e approfonditi portati avanti da altri studiosi, tra cui si segnala: Annie-Paul Quinsac, la maggiore studiosa dell’opera di Giovanni Segantini, la prima voce del catalogo della Mostra del Divisionismo italiano e curatrice della mostra in corso a Novara; Aurora Scotti, curatrice del catalogo generale dell’opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo, altra voce di rilievo della Mostra di Trento.
Ulteriore seconda tappa di approfondimento delle conoscenze in relazione al Divisionismo avvenne nel Novanta a Palazzo delle Albere. Le iniziative della Galleria civica di Trento, del Museo d’arte di Trento e del Palazzo delle Albere, preludono alla nascita del Museo d’arte di Rovereto e Trento, il Mart, che ha iniziato il suo percorso nel 2003 ed è stato fondato da Gabriella Belli, curatrice della mostra del Divisionismo italiano del 1990 oltre che della raccolta di saggi L’età del Divisionismo.
Alcune delle pubblicazioni dal Sessantotto ad oggi: catalogo della Mostra di Previati del 1969 a Ferrara (punto di riferimento per gli studi su questo artista), Cataloghi generali di Segantini e di Pellizza da Volpedo, la pubblicazione monografica Il Quarto Stato, il catalogo della Mostra dedicata a Gaetano Previati del 1997 in Palazzo Reale a Milano. Tutte queste occasioni espositive sono momenti di raccolta e partecipazione di studiosi che operano intorno a certi temi e autori.
Oggi, in tempi recenti, si rileva un’ulteriore attenzione nei confronti del Divisionismo, si menzionano: la mostra di Novara Divisionismo La rivoluzione della luce; la mostra di Carlo Fornara ad Aosta curata da Annie-Paul Quinsac; la mostra di Segantini; la prima pubblicazione che raccoglieva le opere che negli ultimi anni la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona ha raccolto creando un museo dedicato al Divisionismo (questo museo è un’altra tappa del percorso di conoscenza diretta delle opere di questi artisti); mostra monografica dedicata ad una delle opere più importanti di Pellizza da Volpedo, acquisita da una collezione privata al museo del Divisionismo di Tortona ed esposta nel 2018 presso lo studio di Pellizza da Volpedo.
Triennale Brera 1891
La Triennale di Milano del 1891 come momento di presentazione di alcune opere che introducono il dibattito attorno alla tecnica del divisionismo. La Prima Esposizione Triennale di Brera del 1891 non ha nulla a che vedere con la Triennale di Milano, edificio e sede espositiva dedicata in particolare all’architettura, ma si ricollega alle esposizioni che annualmente avvenivano nel Palazzo dell’Accademia di Brera. Esposizioni che nell’88 avevano anche una finalità commerciale, oltre che di espressione e selezione delle opere di artisti prevalentemente attivi a Milano e in Lombardia.
Le esposizioni di Brera hanno segnato la fortuna dell’arte dell’800 in Italia, e la fondazione di sistemi alternativi di promozione dell’arte come l’Esposizione Permanente nata nel 1886 nella sede del Palazzo della Permanente di Milano. Entrando un po’ in crisi l’aspetto mercantile/commerciale, oltre che quello della rilevanza in sé dell’esposizione di Brera, per rilanciarla in un rapporto con le nuove possibilità di commercializzazione dell’arte per via dell’iniziativa privata, la triennale di Brera del 1891 è il primo momento come scansione triennale (e non annuale) allargata per dare un maggior rilievo alla selezione presentata.
Su questi temi si può consultare un articolo di Aurora Scotti del 1982-83 pubblicato sulla rivista Ricerche di storia dell’arte, poi ripubblicato nel volume Brera 1891. L’esposizione che rivoluzionò l’arte moderna. La Triennale di Milano del 1891 ha un rilievo per la fortuna e la nascita del divisionismo, oltre che per l’importanza sempre maggiore che assumono le opere di carattere sociale. Siamo in un momento che storicamente mostra l’emergere dei contrasti, sempre più forti, per la dignità dei lavoratori e per un’estensione dei diritti. Nel 1891 nasce in Italia il partito socialista, insieme alle prime forme di organizzazione sindacale, e nel 1890 si festeggia il Primo Maggio con manifestazioni di disordine.
Gaetano Previati, Maternità, 1890-1891
Giovanni Segantini, Le due madri (Effetto di lanterna, interno di stalla); 1889
Due rappresentazioni di madre e figlio, non più fondate strettamente sulla dimensione religiosa. Il quadro di Previati ha una lunga gestazione dall’ideazione e realizzazione di circa un anno e mezzo, accompagnato da riflessioni e commenti che ha esposto nelle lettere al fratello. Opera rivoluzionaria poiché una delle prime applicazioni di tecnica divisa, cioè con separazione a fili di colore che determinano delle specie di onde, elementi circolari fluttuanti che dalle ali degli angeli adoranti si raccolgono attorno alla donna che allatta il bimbo al seno.
Esse definiscono il carattere cromatico della composizione. E’ un dipinto di formato orizzontale, ritmo accentuato dalla posa delle figure la cui testa è reclinata in modo da creare una specie di linea del contorno nei confronti della luce che proviene dal retro dell’albero, da cui pende un frutto collocato dietro alla donna. Previati è un pittore che ha operato anche nell’ambito di soggetti e tematiche religiose, il tema religioso da lui affrontato nelle versioni sulla via crucis può avere a che fare con il dibattito di aggiornamento dei soggetti religiosi in situazione liturgica, da sistemare nelle chiese. La sua maternità, invece, è già a un grado simbolico o simbolista, e verrà definito ideista da Vittore Grubicy in un resoconto critico di questa mostra.
Interessante è l’aspetto luministico e magmatico. Ciò che allora rese complicata l’accoglienza da parte del pubblico di questo quadro era proprio la sua apparente illeggibilità, dei soggetti e della definizione rispetto all’allenamento dell’occhio dell’osservatore. Il quadro colloca le figure in una sorta di dimensione atemporale, in una unitarietà tra luce e natività. Uno dei contenuti che esplorava era il senso di una visione cosmica della maternità, fondata su questa condizione dell’emergere della luce che la divide dalle tenebre. Il quadro è da tanti anni presso la Banca Popolare di Novara, e si trova esposto in queste settimane nella mostra curata da Annie-Paul Quinsac Il Divisionismo, la rivoluzione della luce.
Altra opera esposta alla Triennale di Milano, una consuetudine di pittura naturalistica comunque innovativa per le scelte cromatiche e luministiche, è l’opera Le due madri di Giovanni Segantini, che si trova alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Rappresenta due maternità, quella umana (la madre con il bambino abbandonato sulle sue ginocchia) e quella animale (con la mucca e il vitello). Questa maternità allargata tende a riconnettere la condizione del mondo contadino al contesto in cui vive.
In questi anni Segantini rappresenta, con una serie di dipinti che vanno assumendo una volontà di simbologie allargate, quel mondo contadino che ha conosciuto in Brianza, nei dintorni del Lago di Pusiano, e poi nei Grigioni dove è andato a stabilirsi negli anni ’90. Il quadro ha un secondo titolo, Effetto di lanterna, interno di stalla, perché nasce dalla volontà dell’artista di dipingere un momento percepito durante una visita, un passaggio in una stalla. Dall’effetto di luce di una lanterna con il vetro di protezione rotto, che si coglie nella parte rivolta verso di noi della lanterna, al centro della composizione, definisce particolari effetti di luci e ombre nell’ambiente.
Questo è il soggetto più importante accanto alla dimensione ecdotica dell’accostamento tra le due madri per la pittura di Segantini. Egli è interessato a rappresentare questo effetto luministico e cromatico, perché tutta la composizione è ridotta su toni abbastanza uniformi, che introducono una tecnica di colore diviso anche se il modo di sviluppare il divisionismo dei due pittori è, e sarà, differente anche nelle modalità tecniche oltre che nei soggetti da loro frequentati. In quell’occasione, Segantini desiderava mostrare come la sua pittura aderisse ad un confronto con il reale naturalistico, rispetto all’ideismo simbolista di Previati.
I due elementi portanti del primo confronto tra le opere sono da una parte l’avvio di una pittura divisa a tocchi di colore che determinano una particolare luminosità, dall’altra il soggetto trasformato in una dimensione terrena oppure trascendente (in una visione simbolista). La Triennale di Milano del 1891 è importante non solo per l’apparire di queste due opere e altre, che possono essere riconosciute come espressione del nascente Divisionismo, ma anche per l’attenzione a tematiche sociali nelle opere anche di scultori.
Nel 1953 Marco Valsecchi, nel presentare alla Biennale di Venezia una sezione dedicata al Divisionismo italiano, considerava come la Triennale di Brera del 1891 fosse da leggersi come il momento di prima manifestazione del Divisionismo. La mostra di Trento del 190l, poi, alla Triennale di Milano dedica spazio in quanto erano per la prima volta presenti in quell’occasione cinque opere che più potevano essere considerate nell’ambito di una nascita del Divisionismo.
Alle due precedenti si aggiunge l’opera di Angelo Morbelli, Alba, nonostante abbia ricevuto minore attenzione da parte della storiografia successiva (anche perché fin dagli anni ’90 dell’800 si trova nei musei di Barcellona, ed è un’opera anche di minori dimensioni e ambizioni), che dichiara l’adesione progressiva alle tecniche di divisione del colore. È anche questo un quadro di connotazione naturalistica, ambientato nella campagna, raffigurante una donna che al primo sorgere del sole entra in una piccola capanna del cortile, seguita da un bambino. Ciò che caratterizza questo quadro è la luminosità diffusa, proveniente anche qui da un contro-luce.
Questo effetto permette di dare più rilievo alla forza cromatica del colore diviso, dei colori gialli rossi che definiscono la parte di cielo tra gli alberi, il punto di maggiore incidenza di questa novità tecnica. Essa spinse i critici maggiori del tempo ad accusare Morbelli di fare una pittura esantematica, dove le macchie diventavano come quelle di certe malattie come il morbillo (traslitterazione ironica tra Morbelli e morbillo, che faceva capire come non venisse accolta questa stravagante idea di separare il colore sopra la tela). Morbelli giunge a questo genere di composizioni a partire da una particolare attenzione per il linguaggio fotografico.
Alla Triennale di Brera, Morbelli esponeva anche: Un consiglio del nonno – Parlatorio del Pio Albergo Trivulzio, 1891, prima occasione di indagine di quello che sarà uno dei luoghi privilegiati della sua pittura, dove gli anziani non più autosufficienti venivano ricoverati. Un luogo di solitudine, sofferenza, che viene indagato nella realtà di un mondo che comincia ad emergere come problema nella dimensione della città. L’aspetto intimo di questo soggetto ha una particolare ricerca nella luminosità, che definisce le figure e l’ambiente stesso lasciato in penombra al di là dei due personaggi che sono protagonisti. È esposto attualmente nella mostra di Novara, dove Annie-Paul Quinsac ha inserito in apertura del percorso espositivo una sala con sette opere che facevano parte della Triennale di Milano del 1891.
Una quarta opera importante, presente alla Triennale di Milano del 1891, è L’oratore dello sciopero, 1890-1891, di Emilio Longoni. Siamo di fronte all’opera che maggiormente contribuisce a mostrare come il tessuto delle lotte sociali emerga proprio in quell’occasione. L’oratore dello sciopero è un personaggio che sale vestito da manovale, rivendicando i suoi diritti con il pugno chiuso nei confronti della folla, un gesto di decisione più che di adesione politica al partito socialista, sebbene vi sia una forte partecipazione politica nella lotta sindacale (così come le mani levate, che aderiscono al suo richiamo e alla rivendicazione dei loro diritti). La folla si va perdendo in un gioco di luce e colore in Piazza Fontana a Milano, di cui si notano i tram e un intervento di polizia che cerca di interrompere e aprire la manifestazione in corso.
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