Che materia stai cercando?

Divina Commedia - Inferno - Parafrasi di tutti i canti

Appunti di letteratura italiana con parafrasi completa di tutti i canti dell'Inferno di Dante Alighieri basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Maffei dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana docente Prof. G. Maffei

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Vv31-39

A questo punto tornavano indietro lungo il cerchio tenebroso, completando il giro fino al punto opposto, e

si gridavano nuovamente contro il loro ritornello offensivo. Poi ognuno si voltava e ripercorreva in senso

inverso la sua metà del cerchio, per giungere a un nuovo scontro dall'altra parte. E io, che avevo il cuore

alquanto turbato, chiesi: ” Maestro, spiegami. Che anime sono queste? E dimmi, in vita furono tutti chierici

quei dannati con la tonsura che stanno alla nostra sinistra?”.

Vv40-48

Virgilio mi rispose: ” Tutti costoro furono così ciechi di mente, durante la vita terrena, da non fare

nessuna spesa secondo la giusta misura. La loro cantilena lo grida in modo chiaro quando arrivano ai due

punti del cerchio dove li contrappone la loro colpa di segno contrario. Quelli tra costoro che sono senza

capelli in testa furono chierici, papi e cardinali, nei quali l’avarizia è solita raggiungere il suo culmine”.

Vv49-57

E io:” Maestro, tra questi peccatori dovrei riconoscere qualcuno che si è macchiato di questi peccati di

avarizia o di prodigalità”. Ma egli mi rispose: ” Coltivi nella mente un pensiero vano, la vita priva di

discernimento che li macchiò di tali colpe ora li rende impenetrabili a ogni riconoscimento. Cozzeranno per

l'eternità nei due punti opposti del cerchio. Infine gli Avari risorgeranno dalla tomba col pugno chiuso ei

prodighi con i capelli rasati”.

Vv58-66

Lo spendere e il conservare senza criterio ha tolto loro il bel mondo del Paradiso, collocandoli in questa

zuffa. La vedi è inutile che sprechi parole per descriverti che misera condizione sia. Così, figliolo, puoi

osservare come sia fugace l'inganno dei beni affidati alla Fortuna, per i quali il genere umano tanto si

accapiglia. Infatti neppure tutto l'oro del mondo, compreso quello che c'è stato in passato, potrebbe dare pace

a una sola di queste anime stanche.

Vv67-72

Chiesi ancora: ” Maestro, dimmi cosa sia davvero questa Fortuna di cui mi hai fatto cenno e che tiene

così tra i suoi artigli tutti i beni del mondo”. Mi rispose: ” Oh, come siete sciocchi voi viventi, e quanta

ignoranza mi offusca. Bene, ora voglio che tu riceva la mia spiegazione come fa un bambino quando viene

imboccato”.

Vv73-84

“Dio, il cui sapere trascende ogni cosa, creò i cieli e assegnò loro chi li muovesse in modo tale che

ciascuna intelligenza Angelica facesse risplendere di se ogni cielo materiale, distribuendo così, in maniera

uniforme, la luce divina. Similmente stabilì per le ricchezze del mondo terreno un’intelligenza che li

amministrasse e facesse loro cambiare collocazione, trasferendo al momento opportuno i beni effimeri da un

popolo all'altro e di stirpe in stirpe, al di sopra di qualunque decisione e volontà umana. Perciò un popolo

comanda e l'altro decade, seguendo il giudizio della Fortuna, che è nascosto come il serpente tra l'erba”.

Vv85-90

“Il sapere umano non può contrastarla. Lei predispone, giudica e provvede al proprio alto ufficio come le

altre intelligenze angeliche attendono al loro. I mutamenti che provoca sono continui, ed è veloce per

assecondare il volere divino, perciò avviene spesso che, a turno, a qualcuno tocchi di mutare stato”.

Vv91-99

“Questa Fortuna è la stessa che tanto è maledetta anche da coloro che dovrebbero lodarla, e che invece la

biasimano e le danno, a torto, cattiva fama. Ma lei è una creatura beata, e non da ascolto a queste

imprecazioni. Paga di sé, regge il corso della propria sfera insieme alle altre intelligenze angeliche generate

all'inizio della creazione. Ora, però, è il momento di scendere in un luogo in cui il tormento è ancora più

grave. Ormai, tutte le stelle che salivano in cielo quando sono partito dal limbo, stanno tramontando, e non ci

è concesso di soffermarci troppo”.

Vv100-108

Appunti di Rosy Vitale

Attraversammo il cerchio fino a giungere al margine opposto, da cui si discende al cerchio successivo,

all'altezza di una fonte che ribolle, riversandosi poi in un fossato, formato da lei stessa. Quest'acqua era più

scura che nera, e noi, seguendo il corso di queste onde torbide, entrammo nel cerchio sottostante attraverso

un passaggio malagevole. Quel corso infernale, una volta disceso ai piedi degli oscuri costoni del quarto

cerchio, sfocia nella palude che prende il nome di Stige, ricettacolo di peccato e di dolore.

Vv109-114

Io, che ero tutto intento a scrutare, d’immerse nel fango, dentro la palude, delle anime tutte nude e

dall'aspetto tormentato. Si percuotevano non solo con le mani, ma anche con la testa, col petto e con i piedi,

sbranandosi a morsi.

Vv115-120

Il buon maestro mi disse: ” Figliolo, qui puoi vedere le anime di coloro che furono vinti dall’ira. Tieni

inoltre per certo che sotto l'acqua stanno altre anime, che con i loro sospiri fanno gorgogliare la superficie,

come puoi verificare tu stesso dovunque volga lo sguardo”.

Vv121-130

“Queste anime, conficcate nella melma, dicono ‘ Come con cupa malinconia abbiamo respirato il fumo

dell'accidia quando ancora vivevamo nell'aria dolce del mondo, che il sole rallegra, allo stesso modo, ora, ci

rattristiamo nel fango nero’. Gorgogliano questa cantilena nelle loro gole, poiché non la possono pronunciare

con parole chiare e spedite”. Così io e Virgilio compimmo un lungo tratto della circonferenza di quella

palude melmosa, procedendo tra la riva asciutta è lo stagno, e tenendo gli occhi sempre rivolti a chi è

costretto a ingozzarsi di quel fango. Alla fine arrivammo ai piedi di una torre.

CANTO VIII

Vv1-9

Proseguendo nella narrazione, posso raccontare che, molto prima di giungere ai piedi dell'alta Torre, i

nostri occhi si volsero alla sua cima attirati da due fiammelle che vedemmo porre là sopra, e da un'altra che

aveva risposto a quel segnale da così lontano, che a malapena lo sguardo poteva percepirla. Perciò mi volsi

verso Virgilio, mare di ogni sapienza, e gli chiesi: ”Che significa il primo segnale e cosa risponde quell'altro

fuoco? E chi è che li sta utilizzando?

Vv10-18

Mi rispose: ”Su per le onde fangose puoi già scorgere cosa stia aspettando chi ha fatto i segnali, sempre

che la nebbia del Pantano non te lo nasconda”. La corda di un arco non scagliò mai una freccia che corresse

così veloce attraverso l'aria, come io vidi, proprio in quel momento, venire sull'acqua, verso di noi, un’agile

imbarcazione, condotta da un solo marinaio che gridava: ”Finalmente sei caduta in mio potere, anima

malvagia!”.

Vv19-24

Ma la mia guida ammonì: ”Flegias, Flegias, stavolta stai gridando a vuoto. Non ci avrai in tuo potere se

non per il tempo che occorre ad attraversare la palude fangosa”. Come fa uno che prende coscienza di essere

stato ingannato, e immediatamente se ne rammarica, così fece Flegias, reprimendo l’ira dentro di sé.

Vv25-30

Virgilio discese nella barca e mi fece entrare subito dopo di lui. Solo quando mi fui salito io, la barca

sembrò carica. Non appena Virgilio ed io fumo a bordo, quelli imbarcazione, antica come l'inferno, si avviò,

fendendo l'acqua più in profondità di quanto non facesse normalmente trasportando soltanto le anime.

Vv31-39

Mentre percorrevamo la palude stagnante, mi si parò davanti uno tutto infangato, chiedendomi: ” Chi sei,

che vieni qua prima del tempo?” Ed io a lui: ” Se anche son venuto qui, non è per rimanerci. Chi sei invece

tu, che sei così abbruttito dal fango?” Rispose: ” Puoi ben vedere che sono un dannato”. E io, di rincalzo: ”

Resta li, spirito maledetto, con pena e dolore perché io ti ho riconosciuto, anche se sei tutto lordo di fango!”.

Vv40-51

Appunti di Rosy Vitale

Allora lo spirito protese entrambe le mani verso la barca ma Virgilio, che se ne era accorto, con prontezza

lo sospinse via, dicendo: ” Va via, sta là con gli altri cani”. Poi mi gettò le braccia al collo, mi baciò in viso e

disse: ” Anima capace di un giusto sdegno verso il male, benedetta la donna che fu incinta di te. Quell'anima

dannata, nel mondo dei vivi, fu persona arrogante, e non c'è opera buona che ne Adorni la memoria: perciò la

sua anima è condannata a essere così infuriata in questo pantano. E quanti ce ne sono come lui sulla terra,

che si ritengono personaggi autorevoli, e invece staranno qui come porci nel fango, lasciando memoria di

azioni orrende e spregevoli!”

Vv52-60

Dissi allora: ” Maestro, mi piacerebbe molto vedere questo spirito tuffato nella melma prima che usciamo

di qui”. E Virgilio:” Sarai accontentato prima che si possa scorgere l'altra riva, perché è giusto che tu possa

godere nel vedere realizzato questo tuo desiderio”. Poco dopo vidi le anime imbrattate di fango fare un tale

strazio di quel personaggio che ancora ne lodo e ne ringrazio Dio.

Vv61-66

Tutti i dannati gridavano:” Addosso a Filippo Argenti!”. E quel Fiorentino, spirito iracondo, infuriato si

rodeva in se stesso. Così lo lasciammo, e non è necessario aggiungere altro. Ma ecco che all'improvviso

sento un suono confuso di lamenti, per cui spalanco gli occhi, spingendo lo sguardo attento in avanti.

Vv67-75

Il mio buon maestro mi disse:” Ormai, figliolo, ci avviciniamo alla città chiamata Dite, con i suoi

cittadini gravati dalle pene e il suo grande esercito di diavoli”. E io:” Maestro, già distinguo con chiarezza

nel fossato le sue torri, incandescenti come se fossero un metallo appena uscito dal fuoco”. e Virgilio mi

spiegò:” Sono così rosse alla vista per il fuoco eterno che le arroventa dall'interno, come puoi vedere in

questa parte più bassa dell'inferno”.

Vv76-81

Arrivammo finalmente dentro ai profondi Fossati che circondano come un ballo questa città infelice. Le

sue mura mi parevano di ferro. Dopo aver compiuto un lungo giro intorno, arrivammo in un punto in cui il

nocchiero Flegias gridò forte:” Scendete di qui, questo è l'ingresso della città!”.

Vv82-93

Vidi allora più di mille diavoli su quelle porte, che si chiedevano stizziti:”Chi è costui, che, ancora vivo,

se ne va per il regno dei dannati?”. e il mio saggio maestro fece cenno di voler parlare con loro in disparte.

Allora i diavoli contennero il loro grande sdegno e gli dissero:” Entra dentro tu da solo, e quello lì se ne vada

via, visto che è stato così audace da osare entrare ancora vivo in questo regno. Ritorni da solo per il suo

cammino temerario, se ne è capace, perché tu, che gli hai fatto da guida per questa via così buia, rimarrai

qui”.

Vv94-102

Immagina dunque, lettore, il mio sconforto al suono di quelle parole maledette, dato che credetti di non

poter ritornare mai più nel mondo dei vivi. Dissi dunque:” O mia cara guida, che già tante volte mi hai ridato

coraggio tirandomi fuori da un grave pericolo che mi minacciava, non abbandonarmi in questa situazione

così disperata, e se ci è vietato procedere oltre, rifacciamo insieme, e in fretta, la strada che abbiamo appena

percorso”.

Vv103-111

E Virgilio, la guida che mi aveva condotto fin lì, mi disse:” Non temere. Il nostro passaggio non ce lo può

impedire nessuno, visto che è voluto da Dio. Aspettami qui, e conforta il tuo animo smarrito nutrendolo di

una ben motivata speranza, perché certamente non ti abbandonerò in questo basso Inferno". Così si allontana,

quel dolce padre, lasciandomi solo in quel punto, e io rimango in uno stato di dubbiosa sospensione, diviso

tra terrore e fiducia che si combattono nella mia mente.

Vv112-120

Non potei sentire le parole che Virgilio rivolse ai diavoli, ma certo non rimase lì con loro a lungo, prima

che ciascuno di essi facesse a gara per rifugiarsi dentro le mura della città. Quei nemici del genere umano

Appunti di Rosy Vitale

chiusero le porte in faccia al mio Signore, che rimase fuori e ritornò verso di me a passi lenti. Teneva gli

occhi rivolti a terra e lo sguardo era privo di ogni sicurezza, e diceva sospirando:” Guarda un po' che razza di

gente mi impedisce l'ingresso nella città del dolore!”.

Vv121-130

E a me disse:” Per quanto io sia crucciato, tu non perderti d'animo. Riuscirò vittorioso nella lotta,

chiunque sia che, là dentro, cerchi di impedirci di entrare nella città. Questa tracotanza dei diavoli non è certo

una novità. L'hanno già dimostrata per difendere una porta più esterna, che ancora giace scardinata. Proprio

su quella porta tu hai già potuto vedere la scritta che parla di morte, e, ormai, al di qua di essa, sta scendendo

il pendio dell'inferno, passando di cerchio in cerchio senza bisogno di scorta, qualcuno per mezzo del quale

ci verrà aperta la porta della città”.

CANTO IX

Vv1-6

Il pallore, che la paura aveva fatto affiorare sul mio volto quando avevo visto il mio maestro tornare

indietro, indusse Virgilio a far sparire prontamente il colore insolito che il disappunto gli aveva dipinto sul

viso, e a ritornare, così, al suo aspetto usuale. Si fermò con l'aria di chi ascolta con attenzione, dal momento

che non poteva spingere lo sguardo troppo lontano attraverso quell'aria buia è quella fitta nebbia.

Vv7-15

“Eppure vinceremo sicuramente questa battaglia” Cominciò a dire. “A meno che... Ma del resto è di tale

entità e potenza chi si è offerto di aiutarci. Ma quanto trovo lunga l'attesa di chi deve venire in nostro

soccorso”. Io mi accorsi benissimo di come Virgilio sì fosse sforzato di nascondere la frase appena iniziata

con quella che poi seguì, che era di tono ben diverso dalla prima. Comunque, malgrado ciò, il suo discorso

mi fece impaurire, perché riconducevo la sua reticenza a un senso magari peggiore di quello a cui voleva in

realtà alludere.

Vv16-24

Perciò domandai:” In questa parte inferiore del baratro infernale è mai discesa qualche anima del primo

cerchio, una di quelle che hanno come unica pena l'essere private della speranza di vedere Dio?”. Virgilio mi

rispose:” Raramente accade che qualcuno di noi percorre il cammino per cui io vado ora. Sta di fatto, però,

che già un'altra volta venni quaggiù, evocato dalle formule magiche di quella spietata maga Eritone che

faceva ritornare le anime nei loro corpi morti”.

Vv25-33

“Da poco tempo la mia carne era stata privata dell'anima quando la maga mi costrinse a entrare in quella

città di Dite, per trarre fuori uno spirito da quell'ultimo cerchio in cui si trova Giuda. Quello è il luogo più

basso e più tenebroso dell'inferno, il più lontano dal primo mobile, che imprime il movimento a tutti gli altri

cieli. Dunque conosco bene la strada, perciò puoi stare tranquillo. Questa palude che esala un gran puzzo,

circonda tutto intorno questa città di dolore, nella quale, ormai, è certo che non possiamo entrare senza

contrasti con i diavoli”.

Vv34-42

Aggiunse qualcos'altro, ma la mia memoria non ne trattiene il ricordo, perché il mio sguardo, in quel

momento, attirò tutta la mia attenzione verso l'altra torre con la cima arroventata, sulla quale si ersero, in un

attimo, tre furie infernali macchiate di sangue, che avevano corpo e movenze femminili ed erano avvolte da

idre di un verde intenso, e avevano come capelli serpentelli e ceraste, che incorniciavano le loro tempie

spaventose.

Vv43-51

E Virgilio, che riconobbe subito le schiave della regina dell'inferno, Regno del pianto eterno,

disse:”Guarda le feroci Erinni. Quella sulla sinistra è Megera, quella che piange sulla destra è Aletto e nel

Appunti di Rosy Vitale

mezzo c'è Tesifone”. A quel punto tacque. Ognuna delle Furie si lacerava il petto con le unghie, si percuoteva

con le palme delle mani e gridava così forte che io, per la paura mi accostai a Virgilio.

Vv52-57

“Venga Medusa, così lo faremo diventare di pietra”. Esclamavano tutte insieme e guardando

giù.”Facemmo male a non vendicarci contro Teseo per il suo assalto”.”Volgiti indietro e tieni gli occhi chiusi,

perché se Medusa appare e tu la guardi, non avrai più nessuna possibilità di tornare nel mondo”.

Vv58-63

Così mi ammonì il mio maestro. Ed egli stesso mi fece voltare, e non si fidò delle mie sole mani, ma mi

coprì gli occhi anche con le sue. Voi lettori, che avete la mente sgombra e capace di intendere la verità,

considerate bene quale significato morale si nasconda sotto il velo di questi versi enigmatici.

Vv64-72

Ma ormai giungeva, come portato dalle onde scure, il fragore di un suono spaventoso che faceva tremare

entrambe le sponde dello Stige, non dissimile da quello che può provocare un vento, reso impetuoso dallo

scontro di correnti contrastanti, che fende il bosco e, senza trovare opposizione, schianta i rami, li abbatte e li

trascina via; e crociere deciso, sollevando la polvere innanzi a sé, e facendo fuggire gli animali e i pastori.

vv73-81

Virgilio mi tolse le mani dagli occhi e disse:” Ora volgi con attenzione lo sguardo su per l'antica

superficie schiumosa dello Stige, verso quella parte in cui la nebbia è più fitta”. Come nell'acqua le rane si

dileguano di fronte alla biscia loro nemica, fino ad ammucchiarsi sul fondo, così io vidi più di mille anime

dannate fuggire davanti a un personaggio che attraversava lo Stige senza bagnarsi le piante dei piedi.

Vv82-90

Rimuoveva dal volto quell'area densa agitando spesso davanti la mano sinistra, e mi sembrava che quel

fastidio fosse l'unica cosa che lo disturbasse. Mi accorsi subito che era un angelo e mi rivolsi al maestro, e lui

mi fece segno di stare tranquillo e di inchinarmi di fronte al Messo celeste. Ah, come mi sembrava sdegnato.

Arrivò alla porta di Dite, e con una piccola bacchetta la aprì senza trovare nessun impedimento.

Vv91-99

“Angeli scacciati dal cielo, esseri spregevoli- esordì lui dinanzi a quella spaventosa porta-, dove mai

nasce e si alimenta in voi questa arroganza? Perché recalcitrate di fronte alla volontà divina, cui nessuno può

impedire di ottenere il fine che si è prefisso, e che ogni volta che avete tentato di ribellarvi ha fatto accrescere

il vostro dolore? Che vantaggio ci può essere a ribellarsi ai decreti di Dio? Il vostro Cerbero, se ben vi

ricordate, porta ancora nel mento e nella gola, Rasi dalla catena, i segni della sua ribellione punita.

Vv100-105

Poi si voltò indietro per quella strada fangosa, e a noi due non disse nulla, ma assunse l'atteggiamento di

chi è incalzato e completamente assorbito da tutt'altra preoccupazione che non occuparsi di chi sta davanti.

Io e Virgilio ci dirigemmo verso la città, rassicurati dalle sue parole sante.

Vv106-111

Entrammo dentro Dite senza più alcuna resistenza, e io, curioso di esaminare bene quali caratteristiche

avessi il luogo e la pena che tale fortezza racchiudeva, appena fui dentro mi guardai intorno e vidi in ogni

direzione una grande distesa pianeggiante colma di dolore e di atroce Tormento.

Vv112-120

Come ad Arles, dov'è il Rodano ristagna in un delta paludoso, e come a Pola, vicino al Golfo del Carnaro

che fa da porta all'Italia, bagnando nei confini, i sepolcri rendono il terreno irregolare, così avveniva qui,

salvo che in modo assai più crudele, perché tra gli avelli erano disseminate fiamme che le rendevano così

roventi da superare l'incandescenza necessaria al ferro per essere lavorato dai fabbri.

Vv121-126

Appunti di Rosy Vitale

Tutti i coperchi dei sepolcri erano alzati e appoggiati, e ne uscivano fuori lamenti così strazianti da

sembrare davvero di anime infelici e tormentate. Chiesi dunque:” Maestro, quali spiriti sono questi che,

sepolti negli avelli di pietra, si fanno udire con i loro lamenti e i loro dolorosi gemiti?”.

Vv127-133

Mi rispose:” Qui sono rinchiusi gli eretici di ogni setta con i loro discepoli, e le tombe sono molto più

piene di quanto tu creda. In uno stesso avello sono sepolti i seguaci di una medesima setta, i sepolcri sono

arroventati più o meno, secondo il grado della colpa”. E dopo che Virgilio si fu volto a destra, passammo

attraverso gli Avelli infuocati e le alte mura di Dite.

CANTO X

Vv1-9

Il mio maestro cammina per un sentiero angusto, che costeggia, da un lato le altre mura di Dite e,

dall'altro, le arche infuocate, ed io gli vado dietro. "Maestro di straordinaria virtù- presi a dire- che mi guidi

attraverso i cerchi infernali come più ritieni opportuno, soddisfa la mia curiosità, dimmi, è possibile vedere le

anime che giacciono nei sepolcri? Tutti i coperchi sono sollevati e nessuno sta più facendo la guardia”.

Vv10-15

Mi rispose:” Tutte le tombe saranno chiuse quando le anime di coloro che le occupano torneranno dalla

valle di Giosafat dopo aver ripreso i corpi lasciati sulla terra. In questa parte del cerchio si trova il cimitero di

Epicuro e dei suoi seguaci, secondo e quali l'anima muore insieme al corpo”.

Vv16-21

“Perciò qui si potrà soddisfare alla richiesta che hai espresso, e anche al desiderio che mi tieni nascosto”.

Al che risposi:” Mia buona guida, non rivelavo per intero i miei pensieri solo per non infastidirti con troppe

parole, visto che già in altre occasioni mi hai fatto capire come mi debba contenere”.

Vv22-30

“O Toscano, che per la città di Dite ti giri ancora vivo, esprimendoti con tanto decoro, ti sia gradito

fermarti in questo punto. Il tuo accento ti rivela originario di questa nobile città alla quale ho forse arrecato

troppo danno”. Questa voce uscì all'improvviso da una delle arche, perciò, colto da timore, mi accostai più

strettamente alla mia guida.

Vv31-39

Ma Virgilio mi disse:” Voltati, perché stai li impaurito? Guarda Farinata che si è alzato in piedi. Potrai

scorgere il suo corpo dalla vita in su”. Io avevo già appuntato il mio sguardo nel suo. Ed egli si ergeva

maestoso col petto e con la fronte alta, come se disprezzasse con fierezza l'inferno. Le mani premurose e

sollecite della mia guida mi sospinsero tra le sepolture verso Farinata, con il monito:” Usa un linguaggio

adatto alla dignità del personaggio”.

Vv40-51

Come arrivai alla base della tomba, Farinata mi guardò per un po' e poi, quasi con alterigia, mi

domandò:” Chi furono i tuoi antenati?”. Io, che ero desideroso di assecondarlo, non solo non gliela nascosi,

ma anzi gli palesai apertamente la mia discendenza. E quello sollevò un po' le ciglia, poi commentò:” I tuoi

furono fieri avversari i miei, e dei miei avi e della mia fazione politica, per cui per due volte li cacciai via da

Firenze”. Ribattei allora:” Se anche furono cacciati, per entrambe le volte fecero ritorno dai luoghi in cui

erano stati esiliati, mentre i vostri partigiani non mi pare abbiano imparato altrettanto bene l'arte di rientrare

in patria”.

Vv52-60

Allora, accanto a quella di farinata, si sporse fuori dall'apertura dell'Avello un'altra anima, visibile fino al

mento: credo che si fosse sollevata sulle ginocchia. Guardò intorno alla mia persona, come se desiderasse

vedere se mi accompagnasse qualche altro vivente, e quando il suo sospetto fu del tutto svanito, mi chiese

piangendo:” Se vai per questa prigione buia, grazie ai meriti del tuo intelletto, dov'è mio figlio? Perché non è

con te?”.

Appunti di Rosy Vitale

Vv61-72

Gli risposi:” Non sono qui per mia volontà o per mio merito, colui che mi sta aspettando in disparte mi

conduce, attraverso questo luogo, da colei che invece, forse, il vostro Guido ebbe in disprezzo”. Le sue

parole e il tipo di pena mi avevano già fatto intendere chi fosse quell'anima, perciò la mia risposta fu così

precisa. Il dannato allora, ergendosi subito, gridò:” Perché hai detto ‘ebbe’?. Mio figlio non vive più? Forse

la dolce luce del sole non ferisce più i suoi occhi?” Quando si accorse che indugiavo prima di rispondere,

cade riverso nella tomba, sottraendosi alla vista.

Vv73-84

Ma quell'altro dannato, grande d'animo, la cui richiesta mi aveva indotto a fermarmi, non cambiò

atteggiamento, non voltò la testa e non piegò la schiena, e riprendendo il filo del suo discorso precedente:”

Se i miei familiari hanno appreso male l'arte di tornare in patria, disse, questo mi tormenta ancor più della

condanna a giacere in questa bara infocata. Ma non farà a tempo a splendere piena, per cinquanta volte, la

faccia della luna, regina dell'inferno, che anche tu saprai quanto quell'arte sia è difficile. E possa tu ritornare

nel dolce mondo dei viventi. Ma perché il popolo fiorentino, in ogni sua legge, è così spietato nei confronti

della mia famiglia?”

Vv85-93

Gli risposi: ” La strage efferata di Montaperti, che fece arrossare di sangue il fiume Arbia, impone tali

provvedimenti nella nostra città”. Dopo aver scosso la testa sospirando, farinata disse:” Non fui certo il solo

a compiere tale strazio, né certamente mi sarei a ciò adoperato insieme agli altri esponenti della mia fazione

senza seri motivi, e invece fui io solo, quando ognuno era pronto ad accettare di distruggere Firenze, a

difenderla a viso aperto”.

Vv94-99

Gli rivolsi allora un'altra preghiera.” Possa la vostra discendenza trovare finalmente pace. Ma vi prego di

sciogliere un dubbio che ha avviluppato la mia capacità di giudizio. Mi sembra infatti, se ho ben capito, che

voi anime infernali prevediate gli eventi futuri, ma che riguardo al presente siate soggetti a una norma

diversa”.

Vv100-108

E quei mi rispose:” Noi vediamo, proprio come i presbiti, gli avvenimenti lontani, solo in questo modo

risplende ancora in noi la luce divina. Ma quando gli avvenimenti si avvicinano o stanno già accadendo, la

nostra capacità di leggerli si vanifica del tutto. E se qualche altra anima, arrivando, non ci informa, non

possiamo sapere più nulla delle vicende terrene. Perciò puoi comprendere che la nostra facoltà di conoscenza

sarà del tutto annullata con il Giudizio Universale, quando non esisterà più il futuro”.

Vv109-114

Allora, provando un certo rimorso per la mia involontaria inadempienza nei confronti di Cavalcante,

dissi:” Riferite voi a quell'altra anima, ricaduta nella tomba, che suo figlio è ancora vivo, è che prima non ho

risposto al suo quesito perché ero intendo a riflettere su quel dubbio che ora mi avete chiarito”.

Vv115-120

Già il mio maestro mi richiamava, per cui pregai lo Spirito di farinata di dirmi più in fretta che giacesse lì

con lui. Mi rispose:” giaccio con moltissimi dannati, tra costoro Federico II e il cardinale Ottaviano degli

Ubaldini, tralascio gli altri”.

Vv121-126

Poi si nascose alla mia vista, ed io rivolsi i miei passi verso l'antico poeta, ripensando a quelle parole che

mi sembravano stili. Virgilio e si avviò, e mentre andavamo, mi chiese:” Perché sei così turbato?”. E io gli

spiegai il motivo della mia preoccupazione.

Vv127-136

Quel sapiente mi esortò:” Conserva nella memoria ciò che hai udito di minaccioso riguardo al tuo futuro

e, disse alzando il dito, presta attenzione alle seguenti parole. Quando sarai di fronte alla dolce luce di

Beatrice, il cui per gli occhi, guardando in Dio, comprendono tutto, saprai da lei il prossimo corso della tua

Appunti di Rosy Vitale

vita”. Poi si diresse verso sinistra, lasciammo il muro della città e andammo verso la parte più interna del

cerchio attraverso un sentiero terminante in una valle, che fin lassù esalava il suo fetore nauseabondo.

CANTO XI

Vv1-9

Procedendo sull'orlo di un ripido pendio composto da grandi massi staccati e disposti in cerchio,

arrivammo sopra una folla di anime punite più duramente. E qui, per l'insopportabile intensità del puzzo che

emana la parte più profonda dell'inferno, ci accostammo, arretrando, verso il coperchio di una grande Arca,

dove vivi una scritta che diceva. Custodisco papa Anastasio II, che sviò dalla retta fede il diacono Fotino.

Vv10-15

“È opportuno rallentare la nostra discesa, in modo che l'olfatto si possa assuefare a quest’aria puzzolente.

Poi non ci sarà più bisogno di tale accortezza” disse il maestro. E allora gli chiesi:” Potresti escogitare

qualcosa per evitare che il tempo dell'attesa venga sprecato, compensandolo con qualche insegnamento?”.

Virgilio rispose:” Come vedi, ci sto già pensando”.

Vv16-21

Poi prese a dire:” Figliolo, questi grandi massi che formano il precipizio circoscrivono altri 3 cerchi più

piccoli, che digradano analogamente a quelli che abbiamo già percorso. Sono tutti pieni di anime dannate ma

affinché, da ora in poi, ti basti soltanto vedere i dannati per capire quale sia la loro condizione, è bene che tu

comprenda in quale ordine e per quale colpa sono stipati nei tre cerchi”.

Vv22-30

“Il fine di ogni peccato, che determina in cielo la condanna divina, è l'ingiustizia, e tale fine si può

conseguire recando danno agli altri o con la violenza o con l'inganno. Ma poiché l'inganno è una malvagità

peculiare dell'uomo, dispiace maggiormente addio, perciò i fraudolenti stanno più in basso e sono tormentati

da pene più gravi. Il primo dei tre cerchi è tutto occupato dai violenti, ma, dal momento che si può

commettere violenza verso tre specie diverse di persone, si articola in tre gironi distinti”.

Vv31-39

“Infatti si può commettere violenza contro Dio, contro se stessi e contro il prossimo. Intendo dire che la

violenza può essere perpetrata contro i tre tipi di persone che ho elencato o contro le tre cose, come ora

sentirai per mezzo di un ragionamento più chiaro. Contro il prossimo si possono attuare omicidi e ferimenti,

e contro i suoi averi d'istruzioni, incendi ed estorsioni assai dannose. Perciò gli omicidi e chi agisce colpendo

con violenza gli altri, i distruttori, gli incendiari e i rapinatori, sono tutti puniti in gruppi distinti nel primo

girone”.

Vv40-45

“Verso se stessi si può adoperare violenza contro la propria persona e contro i propri beni, perciò è giusto

che nel secondo girone si angusti in inutili rimpianti chiunque si suicidi, giochi d'azzardo e sperperi i propri

averi, piangendo per le ricchezze perdute, del che dovrebbe invece rallegrarsi”.

Vv46-51

“Si può far violenza nei confronti della divinità, negando Dio nell'intimo o bestemmiandolo, e

disprezzando la natura e ciò che di bello vi è in essa, perciò il meno ampio dei tre gironi imprime il suo

marchio su sodomiti e usurai, e su chi bestemmia Dio perché lo disprezza dal profondo dell'animo”.

Vv52-60

“l’inganno, in cui c'è sempre la consapevolezza del male e che perciò corrompe la coscienza, può essere

usato verso chi si fida e contro chi, invece, non ha particolari ragioni di nutrire fiducia verso il prossimo.

Quest’ultimo modo sembra infrangere solo il vincolo dell'amore naturale tra gli uomini, perciò nel secondo

cerchio dei tre considerati, si annidano ipocrisia, adulazione e arte magica, falsità, furto e Simonia,

ruffianeria, baratteria e sozzure simili”.

Vv61-66

Appunti di Rosy Vitale

“Con l'altro tipo di frode si calpesta sia il vincolo dell'amore naturale, sia quel vincolo in più che dato da

obblighi particolari di fedeltà reciproca, così nel cerchio più piccolo, dove si trova il centro dell'universo e

nel quale è conficcato Lucifero, è punito in eterno chi si macchia di tradimento”.

Vv67-75

Intervenni allora:” Maestro, il tuo ragionamento procede con molta chiarezza, distinguendo assai bene le

varie sezioni del baratro infernale e le tipologie di dannati che lo popolano. Dimmi, però, perché gli iracondi

della palude fangosa, i lussuriosi trascinati dal vento, i golosi afflitti dalla pioggia, gli Avari ei prodighi che si

scontrano rinfacciandosi a vicenda i loro vizi, non sono puniti nella rovente città di Dite, visto che sono

sottoposti all’ira di Dio? E se costoro non soggiacciono all’ira di Dio, perché allora vengono puniti in quel

modo?”

Vv76-84

Virgilio di rimando mi disse:” Perché la tua intelligenza, di solito così lucida, si discosta tanto dal tuo

consueto modo di procedere. Forse che il tuo intelletto ragiona conformandosi a qualche altra erronea

dottrina? Non ti ricordi le parole con cui L'Etica di Aristotele tratta diffusamente le tre inclinazioni

peccaminose rifiutate dal cielo, e cioè l'incontinenza delle passioni, la malizia dell'animo e la dissennata

bestialità. E che l'incontinenza offende meno Dio e perciò suscita la sua collera in misura minore?”

Vv85-90

“Se li consideri bene le affermazioni di Aristotele e richiami alla memoria chi siano i dannati che nei

cerchi superiori scontano le loro pene fuori dalla città di Dite, capirai chiaramente perché siano separati da

questi spiriti malvagi, è perché la giustizia divina li tormenti con minore intensità”.

Vv91-96

“O sole di sapienza, che dissipi ogni nebbia dagli occhi dell'intelletto, quando risolvi i miei dubbi mi

appaghi tanto, che il dubitare, poiché mi dà occasione di ascoltare le tue risposte, mi procura un piacere non

inferiore al sapere. Ma- chiesi allora- ritorno un po' indietro, ancora una volta, al punto in cui hai detto che

l'usura offende la bontà divina, per chiarirmi anche questo punto oscuro”.

Vv97-105

Virgilio mi rispose:” La dottrina aristotelica, per chi la sa intendere, e non in un punto soltanto, mostra

come la natura proceda dall'intelletto e dall'atto di Dio. E se esamini con attenzione il libro della fisica, a te

così familiare, vi troverai, già nelle prime pagine, che l'arte umana segue, per quanto può, la natura,

esattamente come il discepolo segue il maestro, e perciò si può dire che l'arte umana sia quasi nipote di Dio,

così come la natura ne è figlia”.

Vv106-115

“Ora, muovendo proprio dalla natura e dall'arte, l'uomo ha il dovere di trarre i mezzi per il suo

sostentamento e per far progredire la propria specie, come puoi capire se riporti alla mente l'inizio della

Genesi. E poiché l'usuraio percorre una via diversa, mostra di disprezzare la natura in se stessa e l'arte che è

sua seguace, dal momento che ripone la propria speranza di sussistenza in qualcos'altro. Ma se vuoi, ormai,

ritengo sia ora di andare. Infatti, la costellazione dei Pesci si è già levata all'orizzonte e l'Orsa Maggiore e

tutta volta al coro, verso Nord Ovest, e il burrone, un po' più in là, si può attraversare”.

CANTO XII

Vv1-3

Il punto nel quale arrivammo per discendere la ripa era scosceso e di aspetto selvatico, e inoltre, per ciò

che racchiudeva, era tale da distogliere lo sguardo.

Vv4-15

Come quella frana che, a causa di un terremoto o dell'erosione, investì l'Adige a valle rispetto a Trento, e

che dalla cima del monte da cui si è staccata fino alla pianura sottostante ha reso la roccia dirupata, creando

nel contempo una VIA praticabile per chi scende di lassù. Così era il pendio di quel burrone e sull'orlo del

Appunti di Rosy Vitale

dirupo stava disteso il Minotauro, vergogna di Creta, concepito da Pasifae nascosta nella finta vacca di legno.

Questi, appena ci vide, cominciò a mordersi come se fosse divorato dentro dall'ira.

Vv16-21

La mia saggia guida gli gridò:” Credi forse di veder ritornare qui il Signore d'Atene, che nel mondo

terreno si diede la morte ? Allontanati, bestia, perché costui non è giunto qui dietro consiglio di tua sorella

Arianna, ma per vedere le pene delle creature infernali”.

Vv22-27

Come fa il toro che riesce a sciogliersi dai lacci proprio nel momento in cui ha già ricevuto un colpo

mortale, e non sapendo ormai dove andare, saltella qua e là, così vidi comportarsi il Minotauro. E Virgilio,

sempre attento, mi gridò:” Corri verso il passo, mentre il mostro e in preda all'ira, è opportuno che tutti i cali

in basso”.

Vv28-33

Così cominciammo a calarci giù attraverso l'ammasso di quelle pietre, che spesso si muovevano sotto i

miei piedi per l'inconsueto peso del mio corpo vivo. Scendevo pensieroso, e Virgilio allora mi disse:” Forse

stai riflettendo su questa frana, custodita dalla belva iraconda che ho appena domato”.

Vv34-45

“Sappi dunque che quando sono sceso un'altra volta nel basso inferno, quella roccia non era ancora

franata, ma, se la mia memoria non sbaglia, poco prima che giungesse qui colui che sottrasse a Lucifero una

grande e valente schiera di anime, portandole via dal limbo, il profondo e turpe abisso infernale tremò da

ogni parte, sì da indurmi a pensare che l'universo venisse colpito dalla forza dell'amore, grazie alla quale

qualcuno crede che il mondo sia ritornato più volte al caos originale. È proprio in quel momento l'antica

roccia dell'inferno, in quel punto è in altri, franò come vedi”.

Vv46-51

“Ma appunta la tua attenzione giù a valle, poiché si avvicina il fiume di sangue nel quale viene messo a

bollire chiunque commetta ingiuria verso il prossimo con la violenza”. O cieca cupidigia e ira sconsiderata,

che tanto ci spronate ad agire nella breve vita terrena, e poi in quella eterna ci immergete così dolorosamente

nel sangue bollente.

Vv52-57

Io vidi allora un'ampia fiumana a forma di arco, esattamente come quella preannunciata dalla mia guida,

che abbracciava tutto il piano. E tra la base della Ripa e il fossato correva una schiera di centauri, armati di

frecce, così come erano soliti fare sulla Terra durante la caccia.

Vv58-63

Vedendoci scendere, ognuno di loro si arrestò, e dal gruppo se ne staccarono tre dopo avere scelto archi e

frecce. Uno dei tre gridò da lontano:” Verso quale pena vi dirigete, voi ché scendete il pendio? Ditelo da lì,

Altrimenti tirerò un colpo con l'arco”.

Vv64-72

Il mio maestro dichiarò:” Risponderemo a Chirone quando saremo giunti vicino a voi. Ricordati che

questa tua impulsività è sempre stata controproducente”. Poi mi toccò dicendo:” Quello è Nesso, che morì

per la bella Deianira, e ha vendicato da se la propria morte. Il centauro in mezzo, con la testa china sul petto,

è il grande Chirone, che allevò Achille, l'altro è Folo, che fu tanto carico di ira”.

Vv73-78

“Vanno intorno al fiume in folte schiere, tirando frecce a qualunque dannato cerchi di tirarsi fuori dal

sangue più di quanto non gli specchi in base alla pena che gli è stata assegnata”. Io e Virgilio ci avvicinammo

a quelle agili creatore e Chirone preso una freccia, e con la cocca si tirò indietro la barba dalle mascelle.

Appunti di Rosy Vitale

Vv79-87

Scopertasi la grande bocca, chiese ai suoi compagni:” Vi siete resi conto che quello dietro a Virgilio

sposta ciò che tocca? Non fanno certo questo i piedi delle anime”. Allora la mia buona guida, che già era

arrivata di fronte al suo petto, che il punto in cui si congiungono la natura umana e quella equina, gli

rispose:” Costui è proprio vivo, e a lui, unico tra viventi, io devo mostrare la buia vallata infernale. E la

necessità a condurlo qui, e non certo il diletto”.

Vv88-96

“Un'anima beata, distogliendosi dal canto delle lodi a Dio, vende a impartirmi questo straordinario

compito. Costui non è un ladrone, né io sono l'anima di un ladro. Il nome di quella potenza che mi permette

di avere libero accesso a questo luogo così selvaggio, concedici uno dei tuoi centauri che ci affianchi e ci

mostri il punto in cui si può guadare il fiume e che porti costui sulla groppa, visto che non è uno spirito che

possa sollevarsi in aria”.

Vv97-102

Chirone si volse allora a destra, e disse a Nesso:” Voltati indietro e guidali, e se qualche altra schiera di

centauri vi incontra, fa in modo che vi ceda il passo”. Per cui ci incamminammo con quella scorta fidata

lungo la riva di quel fiume rosso è bollente, immerse nel quale le anime emettevano alte grida.

Vv103-112

Vidi spiriti sommersi fino alle ciglia, e il possente centauro spiegò:” Sono tiranni, che con violenza in

tinsero le mani nel sangue e attentarono ai beni altrui. Qui si espiano le offese recate ad altri senza pietà. Per

questo qui si trovano Alessandro e il feroce Dionigi, che impose anni dolorosi alla Sicilia. E quella fronte con

i capelli così neri appartiene a Ezzelino, mentre il biondo è Obizzo d'Este, il quale, in verità, lassù sulla terra

venne ucciso dal figliastro”.

Vv113-120

Mi rivolsi allora Virgilio, che mi disse:” Ascolta Nesso, in questo momento e lui la guida, e io seguo”.

Poco più oltre il centauro si arrestò sopra un gruppo di anime che sporgeva fuori dal sangue bollente fino alla

gola. Ci mostrò un'anima che stava sola in un angolo, dicendo.:”Costui trafisse nella dimora di Dio il cuore

di Arrigo d'Inghilterra, che ancora gronda di sangue sul Tamigi”.

Vv121-126

Poi vidi anime che tenevano fuori dal fiume la testa e tutto il busto, e tra costoro ne riconobbi molte.

Così, andando avanti, si abbassava sempre più il livello del sangue, fino a cuocere solo i piedi, e in questa

zona passammo il fossato.

Vv127-132

“Così come puoi vedere digradare da questa parte il sangue bollente- disse il centauro- puoi credere che

al di là del guado il letto del fiume diventa sempre più profondo, fino a ricongiungersi col punto in cui è

stabilito che vengano puniti tiranni”.

Vv133-139

“Da quest'altra parte la giustizia divina tormenta Attila, flagello del mondo, e Pirro e Sesto, e spreme per

l'eternità le lacrime, che fa scaturire con il bollore, a Ranieri da Corneto e a Rinieri dei Pazzi, che con le

molte scorribande insanguinarono le strade”. Poi si girò e varcò il tratto acquitrinoso.

CANTO XIII

Vv1-9

Nesso non era ancora arrivato sull'altra sponda del Flegetonte, quando cominciammo a inoltrarci in un

bosco privo di qualunque sentiero. Qui le fronde non erano verdi, ma di colore scuro. Neirami erano lisci,

mano dosi e contorti e non c'erano frutti, ma spine velenose. Neppure le bestie selvatiche che sfuggono i

luoghi coltivati tra Cecina e Corneto hanno come dimora usuale sterpi così intricati e fitti.

Appunti di Rosy Vitale

Vv10-15

In questa selva fanno i loro nidi le ripugnanti arpie, le quali cacciarono dalle isole Strofadi Enea e i

Troiani dopo aver proferito il penoso vaticinio delle loro traversie future. Le arpie hanno ali larghe, colli e

visi umani, i piedi artigliati e il ventre largo è coperto di penne, da sopra gli alberi spandono intorno i loro

terrificanti stridii.

Vv16-24

Il mio buon maestro prese a dirmi:” Prima che ti inoltri ancora, sappi che sei nel secondo girone, dove

rimarrai fino a quando sarai giunto a una spaventosa distesa di sabbia. Perciò osserva bene, perché vedrai

cose tali che, se te lo dicessi prima, toglierebbero credibilità alle mie parole”. Io sentivo provenire lamenti da

ogni parte, ma non vedevo nessuno che potesse metterli. Così, del tutto disorientato, mi fermai.

VV25-30

Credo che Virgilio credette che io credessi che questi lamenti provenissero da quegli sterpi, emessi da

anime che si nascondevano la nostra vista. Perciò mi disse:” Se tu spezzi qualche ramoscello da una di queste

piante, vedrai che anche i tuoi dubbi si troncheranno”.

vv31-39

Allora protesi leggermente la mano in avanti, e staccai un rametto da un grande Pruno, e il suo tronco

gridò:” Perché mi spezzi?”. Dopo che il ramo si tinse di sangue scuro, ricominciò a dire:” Perché mi laceri?

Non hai neanche un po' di pietà? Fummo uomini, ora siamo divenuti sterpi. La tua mano avrebbe dovuto

essere più clemente anche se fossimo state anime di serpenti”.

Vv40-45

Come quando un tizzone verde viene bruciato da uno dei capi e dall'altra estremità strilla e strepita per

l'aria che la attraversa, così da quel tronco spezzato uscirono insieme parole e sangue. Perciò lasciai cadere il

ramoscello, e rimasi impietrito per lo stupore e la paura.

Vv46-54

“Anima offesa- gli rispose allora il mio saggio maestro- se costui prima di compiere quel gesto avesse

potuto credere a ciò che gli è stato narrato dal mio poema, non avrebbe certo allungato la mano contro di te.

Ma la cosa è di per sé tanto incredibile da indurmi a fargli compiere un atto che a me stesso dispiace. Ma

digli chi fosse in vita, così che, in cambio di una riparazione dell'offesa che ti ha fatto, possa rinnovare la tua

fama nel mondo, tra i viventi, dove gli è consentito ritornare”.

Vv55-63

E quel tronco:” Mi Alletti talmente con le tue dolci e suadenti promesse che io non posso esimere dal

parlare. E spero che a voi non spiaccia se mi lascio catturare dal piacere di indugiare nel racconto. Io son

colui che custodiva le chiavi che aprivano e chiudevano il cuore di Federico II, e seppi usarle entrambe con

tale accorta Abilità da sottrarre quasi qualunque altro uomo dalla confidenza intima dell'imperatore. Fui così

ligio alle mie prestigiose mansioni da rimetterci prima la pace e poi la vita.

Vv64-72

L'invidia, quella meretrice che mai distoglie gli occhi disonesti dalle regge imperiali, rovina generale e

vizio tipico delle corti, infiammò contro di me tutti gli animi, e questi, così infiammati, sobillarono

l'imperatore tanto che i miei lieti onori si tramutarono in tristi lutti. Il mio animo allora, per una sorta di

amaro compiacimento, credendo con la morte di sfuggire il generale disprezzo, mi rese autore di un atto

contrario alla legge divina, e proprio io fui l'iniquo uccisore di me stesso, di me, che fino a quel momento ero

stato un uomo probo e una vittima innocente degli eventi.

Vv73-78

“Vi giuro, sulle strane radici di questa pianta, che non ho mai tradito il mio imperatore, che fu uomo così

degno di onore. E se uno di voi ritornerà nel mondo terreno riscatti la mia fama, che ancora giace a terra

prostrata dai colpi che le ha inferto l'invidia”.

Appunti di Rosy Vitale

Vv79-84

Virgilio rimase per un po' in attesa, poi prese a dirmi:” Giàcche l'anima tace, non perdere tempo, prendi

l'iniziativa. Fagli ulteriori domande se ci tieni a sapere dell'altro”. E io a lui:”Chiedigli tu ciò che pensi possa

soddisfare la mia curiosità. Io non ci riesco, tanto è l'angoscia che mi opprime il cuore.”

Vv85-90

Perciò Virgilio ricominciò:” Ti auguro, anima prigioniera della pianta, che la tua preghiera venga esaudita

con spontanea e partecipe adesione. Ma abbi la compiacenza di spiegarci in che modo l'anima viene

imprigionata in questi tronchi nodosi e dicci, se lo sai, se mai alcuna si libera da tali membra di legno”.

Vv91-96

Allora il tronco soffiò forte, e poi quel flusso d'aria si trasformò in queste parole.:”Vi risponderò in breve.

Quando l'anima violenta del suicida si stacca dal corpo da cui lei stessa si è divelta, Minosse la invia nel

settimo cerchio”.

Vv97-102

“Cade nella selva, e non le viene assegnato un luogo preciso, ma nel punto in cui la sorte l'ha scagliata

germoglia come un seme di spelta. Spunta prima in forma di giunco sottile, poi diventa una pianta selvatica,

quindi le arpie, nutrendosi delle sue foglie, la straziano con dolorose lacerazioni e queste ferite, quasi fossero

bocche, sono i varchi da cui fuoriescono i lamenti”.

Vv103-108

“Come tutte le altre anime, anche noi ci recheremo il giorno del giudizio nella valle di Giosafat per

riprendere i nostri corpi, ma nessuno se li rivestirà, che non è giusto avere ciò di cui si è volontariamente

privati. In questa valle trascineremo i nostri corpi, che poi saranno appesi nella selva desolata, ognuno alla

pianta corrispondente alla propria anima, che gli fu ferocemente ostile”.

Vv109-114

Io e Virgilio stavamo ancora attenti alle parole del tronco, credendo che volesse dirci dell'altro, quando

venimmo colpiti all'improvviso da un rumore, in maniera simile a ciò che accade al cacciatore che sente

arrivare verso il luogo dove è appostato il cinghiale incalzato dai battitori e dai cani, e ode stormire le frasche

smosse dalle bestie.

Vv115-123

Ed ecco da sinistra avvicinarsi due anime, nude e graffiate, che fuggivano così veloci da infrangere

qualunque impedimento gli si frapponesse davanti per l'intrico dei rami. Il peccatore davanti:” Accorri,

accorri, morte” vociava, e l'altro, a cui pareva di non correre abbastanza, gli rispose gridando:”Lano, le tue

gambe non furono così Leste durante gli scontri di Pieve al Toppo”. E poiché forse gli stava venendo meno il

respiro, si acquattò in un cespuglio, facendo con esso un solo viluppo.

Vv124-129

Dietro di loro la selva era già piena di cagne nere, bramose e veloci come i cani da caccia appena

sganciati dalla catena. Azzannarono il dannato che si era nascosto, lo dilaniarono brandello dopo brandello e

ne trascinarono via le membra lacere e doloranti.

Vv130-138

Allora la mia guida mi prese per mano, e mi condusse verso il cespuglio che piangeva inutilmente

attraverso le ferite sanguinanti:”O Jacopo di Sant'Andrea – lamentava - a che ti è servito usarmi come riparo?

Che colpa ho io della tua vita malvagia?” Quando il mio maestro si fu fermato sopra di lui, gli chiese:” Chi

fosti tu, che ora attraverso tante ferite e metti insieme sangue e parole lamentose?”

Vv139-145

Ed egli a noi:” Anime che siete giunte qui a vedere l’orrendo strazio con cui mi sono state strappate le

fronde, raccoglietele ai piedi di questo cespuglio sventurato. Io appartenni alla città che sostituì col Battista il

suo primo protettore, Marte. Ragion per cui quest'ultimo rattristerà sempre Firenze con la sua arte: la

guerra”.

Appunti di Rosy Vitale

Vv146-151

“Se non fosse per il fatto che sul ponte che attraversa l'Arno c'è ancora un frammento della statua di

Marte, quei cittadini che rifondarono Firenze sopra le macerie, dopo che Attila l'ebbe rasa al suolo,

l'avrebbero certo ricostruita invano. Io feci della casa il mio patibolo, e mi ci appesi”.

CANTO XIV

Vv1-6

Per il sentimento di carità verso la città natale che mi aveva stretto il cuore, radunai le fronde sparse, e

l'eresia quel lo spirito che ormai taceva. Poi io e Virgilio arrivammo al confine dove si divideva il secondo

girone dal terzo, e dove si poteva vedere con chiarezza la terribile azione della giustizia divina.

Vv7-15

Per descrivere adeguatamente le cose straordinarie che vidi, dico che arrivammo in una piana che

impediva a qualunque pianta di attecchire in quel terreno. La selva dolorosa dei suicidi la recinge così come

il Flegetonte circonda, a sua volta, la selva. Qui, rasente l'estremità, fermammo i nostri passi. Lo spiazzo era

coperto da una rena arida e spessa, non diversa da quella che potevano calpestare i piedi di Catone Uticense.

Vv16-24

O giustizia divina, quanto ti dovrà temere chiunque legga la descrizione di ciò che si presentò allora i

miei occhi. Io vidi molte schiere di anime nude che piangevano tutte in modo pietoso, e parevano sottoposte

a una pena diversificata. Alcune giacevano in terra supine, altre sedevano tutte rannicchiate, altre ancora

camminavano di continuo.

Vv25-30

Le anime che andavano veloci erano le più numerose, meno numerose, invece, quelle che giacevano

supine, che però erano anche quelle con la lingua più facile lamenti. Sopra l'intero Sabbione piovevano, con

cadenza lenta, larghe falde di fuoco, come fa la neve sui monti in assenza di vento.

Vv31-39

Così come Alessandro Magno, nelle calde regioni dell'India, vide cadere sopra il suo esercito lingue di

fuoco che restavano accese anche dopo aver toccato terra, per cui provvide a far calpestare il solo alle sue

schiere, di modo che le fiamme si estinguessero meglio finché erano isolate, così scendeva quel fuoco eterno,

per cui la rena si accendeva come la pietra focaia percorsa dall’acciarino, e raddoppiava il tormento delle

anime.

Vv40-48

L’agitarsi affannoso delle mani dei dannati era senza requie, mentre cercavano, così, di rimuovere il fuoco

appena caduto da ogni parte. Chiesi allora:” Maestro, che vinci tutto tranne i demoni irriducibili che ci

sbarrarono l'ingresso alla città di Dite, chi è quel dannato corpulento che non sembra curarsi dell'arsura e

giace in atto sprezzante e torvo, sì che la pioggia infuocata non sembra martoriarlo”.

Vv49-60

Quello spirito, che si era accorto che stavo chiedendo di lui a Virgilio, gridò allora:” Quale fui da vivo,

così sono da morto. Se anche Giove, adirato, stancasse nel suo fabbro vulcano da cui, infuriato, prese la

saetta con cui mi incenerì, o se anche mettesse sotto pressione, a turno, i Ciclopi dentro l'oscura fucina

dell'Etna, gridando:" Valente Vulcano, aiutami, aiutami", come fece durante i combattimenti nella valle di

Flegra, e poi mi scagliassi un fulmine con tutta la sua forza, non otterrebbe una vendetta tale da esserne

soddisfatto”.

Vv61-66

Allora Virgilio parlò con tanta violenza quanta non gliene avevo ancora sentito usare, gridando:”

Capaneo, la tua maggior punizione consiste nella tua superbia, che neanche qui si smorza. Nessun tormento

infatti, oltre alla tua rabbia, fungerebbe da castigo adeguato alla tua tracotanza”.

Vv67-75

Appunti di Rosy Vitale

Poi si rivolse verso di me con un'espressione più calma dicendomi:” Costui fu uno dei sette re che

assediarono Tebe, ed ebbe e sembra avere tutto ora Dio in odio, e sembra pure che ben poco lo stimi. Ma,

come gli ho detto, i suoi atteggiamenti sprezzanti sono ornamenti degni del suo animo. Ora vienimi dietro,

stando ancora attento a non mettere i piedi sulla Rena ardente, e a tenerti rasente il bosco”.

Vv76-84

Camminando in silenzio giungemmo nel punto in cui, dalla Selva, scaturiva un fiumicello, il cui colore

sanguigno mi suscita ancora raccapriccio a ricordarlo. Come dal Bulicame sgorga un ruscello che si

spartiscono tra loro le pettinatrici del lino, così quel Fiumicello scorreva ribollente attraverso la rena. Il suo

letto ed entrambe le sponde erano di pietra, come pure gli argini, per cui capii che quello era il punto adatto

per attraversare il sabbione infuocato.

Vv85-93

“Tra tutte le altre cose che ti ho mostrato da quando abbiamo attraversato la porta dell'inferno, che a

nessuno e negato varcare, non si era presentato ai tuoi occhi niente che fosse così degno di nota come questo

fiume, che estingue sopra di sé tutte le fiamme”. Queste parole proferì la mia guida, al che io, incuriosito, lo

pregai che mi fornisse gli elementi per placare la fame di conoscere che aveva suscitato in me.

Vv94-102

“In mezzo al mare si trova una terra, ormai caduta in rovina, di nome Creta - cominciò allora Virgilio- che

ebbe come antico re Saturno, sotto il quale il mondo conobbe un'epoca di innocenza. Lì c'è un monte,

chiamato Ida, che un tempo fu allietato da fiumi e boschi, e che ora e abbandonato, come cosa vecchia e

deperita. Rea lo scelse come culla in cui tenere al sicuro il suo figlioletto Giove, e per nasconderlo meglio

quando piangeva, aveva dato ordine che si facessero intorno strepiti e grida”.

Vv103-111

“Dentro questo monte si erge la statua di un vecchio gigantesco, che tiene le spalle rivolte verso Damiata

in Egitto e la fronte verso Roma, come fosse il suo specchio. La sua testa è composta di oro puro, e di puro

argento sono le braccia e il petto, poi è di rame fin dove il tronco si biforca nelle gambe. Da lì in giù è tutto

di ferro scelto, tranne il piede destro, che è di terracotta, e sta appoggiato più su quest'ultimo che sull'altro”.

Vv112-120

“Ognuna di queste parti, tranne la testa d'oro, è solcata da una fessura da cui gocciolano lacrime, che,

raccogliendosi, erodono la roccia della grotta. Il loro corso scende giù di roccia in roccia per la cavità

infernale, formando l'Acheronte, lo Stige e il Flegetonte. Poi, defluiscono per questo stretto canale fino al

punto in cui non è più dato scendere. Qui formano il Cocito e come sia quest'ultimo, non te lo spiego ora

perché lo vedrai da solo”.

Vv121-129

Chiesi allora:” Se questo rigagnolo proviene, come hai detto, dal mondo terreno, perché allora è visibile

soltanto in questo margine estremo?”. Mi rispose:” Sai che l'inferno è di forma circolare, e benché,

scendendo verso il fondo sempre in direzione di sinistra, tu abbia coperto un arco molto vasto, tuttavia non

hai percorso ancora l'intera circonferenza, perciò non ti devi meravigliare se ti appare qualcosa di nuovo”.

Vv130-135

Chiesi ancora:” Maestro dove si trovano il Flegetonte e Lete? Perché di quest'ultimo taci e del Flegetonte

sostieni che si forma dalla pioggia di lacrime?”. Mi rispose:” Mi compiaccio di tutte le domande che mi fai,

ma il sangue bollente avrebbe già dovuto risolvere uno dei quesiti che mi sottoponi”.

vv136-142

“Il Lete lo vedrai, ma fuori dal baratro infernale, nel luogo in cui le anime vanno a lavarsi quando la colpa

redenta del pentimento è stata annullata”. Poi aggiunse:” E ora che ci allontaniamo dal bosco dei suicidi,

vienimi dietro, gli argini del ruscello non riarsi dal fuoco, poiché sopra di loro si spegne ogni fiamma,

saranno il nostro sentiero”.

Appunti di Rosy Vitale

CANTO XV

Vv1-3

Ora, seguendo uno degli argini pietrosi, ci lasciamo condurre fuori dalla selva. Il vapore del ruscello crea

sopra una condensa che scherma dalla pioggia di fuoco il Fiumicello e gli argini.

Vv4-12

Tali argini erano simili a quelli costruiti dai fiamminghi tra Wissant e Bruges per fare schermo con le

righe alle onde minacciose dell'oceano, o a quelli eretti dai padovani lungo il fiume Brenta per difendere le

loro cittadine e il loro borgo prima che in Carinzia il caldo faccia sciogliere le nevi. Sebbene il mastro

costruttore che li ha edificati, chiunque sia stato, non li ha fatti né così alti nel così spessi.

Vv13-21

Ormai ci eravamo tanto allontanati dalla selva che non sarei riuscito a scorgerla per quanto mi fossi

voltato indietro a cercarla, quando incontrammo una schiera di anime che si dirigevano lungo l'argine, e

ognuna di loro ci fissava così come si fa nelle notti di novilunio quando si cerca di scorgere qualcuno. E

aguzzavano gli sguardi verso mail Virgilio proprio come fa un vecchio sarto quando deve inserire il filo nella

cruna dell'ago.

Vv22-30

Mentre venivo osservato così intensamente da questa schiera, vendi riconosciuto da uno che mi prese per

il lembo della veste e gridò:” Che cosa incredibile!”. Ed io, a mia volta, mentre quegli allungava il braccio

verso di me, scrutai il suo volto sfigurato dal fuoco con tale attenzione che le ustioni del viso non

m’impedirono comunque di riconoscerlo, e chinando la mia faccia verso la sua dissi:” Siete dunque voi qui,

ser Brunetto?”.

Vv31-36

Quello:” Figliolo - mi disse - spero non ti dispiaccia se Brunetto Latini ritorna un po' indietro insieme a

te, lasciando passare avanti la schiera delle anime”. Gli risposi:” Per quanto posso, vi prego anzi di farlo, e se

volete che sosti con voi lo farò, sempre che costui, che è la mia guida, acconsenta”.

Vv37-45

“Figliolo- replicò- chiunque di questa schiera si fermi anche per un solo momento, dovrà poi stare disteso

per cent'anni senza potersi riparare quando il fuoco, cadendo, lo colpisce. Perciò prosegui e io ti verrò a

fianco, per poi ricongiungermi alla schiera che lamenta in eterno i suoi tormenti”. Io non osavo scendere

dall'argine per andare al suo livello, tuttavia tenevo il capo chinato per rispetto.

Vv46-54

Cominciò col chiedermi:” Quale sorte o quale decreto divino ti conduce quaggiù prima della morte, e chi

è questo che ti indica la strada?”. Gli risposi:” Su nella terra, prima di giungere all'età matura, mi smarrii una

valle. Solo ieri mattina ho abbandonato quella selva, e mi è apparso costui, mentre, impaurito, vi stavo

ripiombando dentro, e ora mi riporta sulla retta via attraverso questo viaggio”.

Vv55-60

Ed egli mi disse:” Se tu seguirai ciò che ti indica la tua costellazione di nascita, non mancherai di

raggiungere la gloria, se ben ti ho giudicato durante la vita terrena, e se non fossi morto troppo presto,

vedendo il cielo così favorevole nei tuoi riguardi, avrei dato il mio sostegno al tuo operato”.

Vv61-66

“Ma il popolo fiorentino, ingrato è malvagio, che, disceso nell'antichità da Fiesole, porta ancora addosso

tutta la chiusura e la rozza selvatichezza delle sue origini montane, si farà tuo nemico proprio a causa del tuo

retto operare civile. Ma è giusto che così avvenga, perché non può accadere che un dolce fico posta

fruttificare tra gli altri Sorbi”.

Vv67-72

“Un antico proverbio, assai diffuso sulla terra, definisce i fiorentini ciechi. Sono un popolo di avari,

invidiosi e superbi, perciò, fa in modo di mantenerti immune dai loro costumi. La tua sorte ti riserverà tanto

Appunti di Rosy Vitale

onore che entrambe le fazioni vorranno divorarti: ma l'erba resterà lontana dal capro che vorrebbe

mangiarsela”.

Vv73-78

“Che queste bestie fiesolane facciano pure il foraggio di se medesime, ma non tocchino discendenti, se

ancora ne nasce qualcuno tra il loro letame, di quei romani che rimasero a Firenze quando fu fondato il

ricettacolo di tanto male”.

Vv79-87

Gli risposi:” Se mi desideri potessero essere interamente esauriti, voi ora non saresti esiliato dal mondo

con la morte, perché mi rimane sempre impressa nella memoria, e mi addolora, la vostra cara e buona

immagine paterna, di quando, sulla terra, m’insegnavate di tanto in tanto come si acquista la fama eterna con

l'esercizio della virtù, e quanto io abbia caro questo ricordo si capirà sempre, finché avrò vita, dalle mie

parole”.

Vv88-96

Ciò che avete predetto riguardo al mio futuro lo trascrivo nella memoria, e lo conservo perché mi venga

spiegato, insieme ad altre profezie, da una donna che saprà chiarirmi tutto, sempre che io riesca a giungere

fino a lei. Voglio che questo soltanto vi sia chiaro: purché la mia coscienza non mi rimproveri, mi dichiaro

pronto a fronteggiare i colpi della sorte. Questa predizione non giunge nuova alle mie orecchie. Ma faccio

pure la fortuna e facciano gli uomini come gli pare, io sono pronto a tutto”.

Vv97-102

Il mio maestro allora volse indietro il capo, verso destra e mi guardò. Poi disse:” È un buon uditore chi

annota nella memoria ciò che sente”. Non per questo smisi di parlare e di camminare con ser Brunetto, e gli

chiesi chi fossero i suoi compagni di pena più famosi e più autorevoli.

Vv103-108

Mi rispose:” Di Alcuni è opportuno conoscere i nomi; ma degli altri e più dignitoso non parlare, perché il

tempo sarebbe troppo poco per un elenco così lungo. In sintesi, sappi che furono uomini di Chiesa e letterati

di grande fama, e che in vita si macchiarono tutti dello stesso peccato”.

Vv109-114

In quella folla infelice camminano Prisciano e Francesco d'Accorso, e, se ti va di vedere un personaggio

così sconcio, potrai riconoscere anche colui che fu trasferito dal papa dalle rive dell'Arno a quelle del

Bacchiglione, e qui lasciò, morendo, le membra, tanto protese al vizio mentre era in vita”.

Vv115-124

“Parlerei ancora, ma non si può continuare a camminare e a parlare, perché già vedo spuntare dal

Sabbione il vapore provocato da una nuova schiera in arrivo. Sono anime a cui non mi è concesso

mescolarmi, ti raccomando quindi il mio tesoro, grazie al quale vive ancora la mia fama, e non ti chiedo

altro”. Poi si voltò e sembrò uno di quelli che corrono al Palio di Verona attraverso la campagna per avere in

premio un drappo verde, e corse con la velocità di chi lo vince, non di chi perde.

CANTO XVI

Vv1-6

Ero già arrivato in un luogo da cui si sentiva il rimbombo dell'acqua che precipitava nel cerchio

successivo, simile al ronzio tipico delle arnie, quando, da una schiera di anime che passava sotto il tormento

della pioggia, se ne distaccarono di corsa tre.

Vv7-12

Venivano verso di noi, e ognuna di loro gridava:” Fermati, tu che dalla foggia sembri provenire dalla

nostra città malvagia”. Ahi me che piaghe terribili, sia vecchie che recenti, vidi inferte sulle loro membra

dalle fiamme. Solo a ricordarle, ancora me ne rammarico.

Appunti di Rosy Vitale

Vv13-18

Le grida catturarono l'attenzione di Virgilio, si volse così a me e mi disse:” Adesso aspetta, è giusto che tu

sia cortese nei loro confronti. Se non fosse per il fuoco che le regole di questo luogo fanno piovere sul

sabbione, direi che dovresti essere tu più di loro ad affrettare questo incontro”.

Vv19-27

Appena Virgilio e io ci fermammo, ripresero i consueti lamenti, e quando ci ebbero raggiunti si disposero

tutti e tre in cerchio. Procedevano circolarmente e ognuno di loro indirizzava verso di me il proprio viso, di

modo che storcevano di continuo il collo rispetto alla direzione dei piedi, così come usano fare i combattenti

nudi e oleati mentre studiano il momento per afferrare l'avversario e avvantaggiarsene prima di battersi e

colpirsi fra loro.

Vv28-33

Uno di loro mi pregò:” Se anche la misera condizione di questo luogo di pena e il nostro volto scurito e

scorticato dalle fiamme rende spregevoli noi e le nostre preghiere, che almeno la nostra fama disponga il tuo

animo a dirci chi sei tu che, ancora vivo, cammini senza pene attraverso l'inferno”.

Vv34-39

“ Questi che mi precede, benché vada nudo e spellato, fu ben più nobile di quanto potresti immaginare: fu

nipote della Valente Gualdrada dei Ravignani, si chiamò Guido Guerra, ed è vivo si adoperò molto con la sua

intelligenza e la sua abilità nelle arti guerresche”.

Vv40-45

“Colui che invece calpesta la sabbia dietro a me e te Gaio Aldovrandi, le cui parole sulla terra avrebbero

dovuto trovare maggiore ascolto. Ed io, sottoposto con loro a questo tormento, fu Jacopo Rusticucci, è certo

la mia dannazione si deve imputare, più che ogni altra cosa, alla mia bisbetica consorte”.

Vv46-51

Se fossi stato protetto dal fuoco, mi sarei gettato dall'Argine per raggiungerli, e credo che il mio maestro

lo avrebbe concesso. Ma dato che mi sarei bruciato e ustionato, la paura vinse il desiderio che mi rendeva

ansioso di abbracciarli.

Vv52-57

Così cominciai a dire:” La vostra condizione mi ha impresso nel cuore non disprezzo, ma un dolore così

intenso che solo tra molto tempo riuscirò a superarlo, fin da quando Virgilio mi ha fatto intendere che

stavano arrivando verso di noi delle anime di così alta levatura quali voi siete”.

Vv58-63

“Sono un vostro concittadino, è sempre ho ascoltato e ripetuto con commozione le vostre imprese e i

vostri nomi degni di onore. Compio questo viaggio per lasciare per sempre l'amarezza del peccato e sono in

cammino per raggiungere i dolci frutti della beatitudine che mi ha promesso la mia fidata guida. Ma prima,

bisogna che discenda fino al centro del mondo”.

Vv64-72

“Che la tua anima possa restare ancora a lungo congiunta al tuo corpo- rispose il dannato -e la tua fama

risplendere anche oltre la tua morte. Dici dunque se cortesia e valore di Morano, come solevano, a Firenze, o

se le hanno abbandonate del tutto. Perché Guglielmo Borsiere, che da poco tempo condivide il nostro

tormento e cammina con il nostro gruppo di anime, ci addolora molto recando cattive nuove sull'attuale

situazione Fiorentina”.

Vv73-78

“I nuovi venuti e gli arricchiti grazie a facili guadagni hanno generato alterigia ed eccessi in te, Firenze, sì

che già ne sei afflitta”. Imprecai così, con la faccia volta verso l'alto. I tre personaggi, che avevano capito che

il mio grido era la risposta alla loro domanda, si guardarono tra loro con l'aria di chi deve prendere atto di

una spiacevole verità.

Appunti di Rosy Vitale

Vv79-85

Commentarono quindi tutti insieme:” Felice te, se ti riesce sempre così facile rispondere alle domande

altrui, parlando a tuo piacimento con tanta prontezza. Perciò, con l'augurio che tu esca indenne dalle tenebre

infernali e torni a rivedere le belle stelle, ti chiediamo che, quando ti piacerà raccontare questo tuo viaggio, tu

rinnovi la nostra memoria tra i vivi”.

Vv86-93

Poi sciolsero il cerchio, e fu girano tanto veloci che le loro gambe parvero ali. Scomparvero in un attimo,

tanto che nemmeno un amen si sarebbe potuto pronunciare nel frattempo, e al mio maestro sembrò allora

opportuno andarcene di lì. Io lo seguivo, ed eravamo andati poco avanti quando il rumore dell'acqua si fece

così vicino, che se anche avessimo parlato, ci saremmo sentiti a stento.

Vv94-105

Come rimbomba il fiume Montone, che partendo dal Monviso verso oriente, è il primo ad avere un suo

corso autonomo fino al mare, sul versante sinistro degli Appennini, ed è chiamato la sua Acquacheta, il

quale, prima di scendere nella piana di Forlì (dove, ormai, privo del nome), scroscia nelle cascate di San

Benedetto dell'Alpe, precipitando in un balzo solo ( mentre dovrebbe diramarsi in tante discese graduali).

Così sentimmo risuonare quell'acqua scura che scrosciava giù a strapiombo da un burrone dirupato con un

rumore che avrebbe danneggiato l'udito in breve tempo.

Vv106-114

Io avevo una corda annodata in vita, e con questa avevo pensato, a suo tempo, di catturare la lonza dalla

pelle maculata. Dopo che dietro Comando di Virgilio, l'ebbi slacciata del tutto, gliela porsi raccolta e

riavvolta. Lui si voltò a destra e la scaraventò giù in quel profondo burrone, a una certa distanza dall'orlo.

Vv115-123

Pensavo tra me:” Ad un segnale così insolito, che il maestro segue attentamente con lo sguardo,

risponderà certo qualcosa di nuovo”. Ah, come devono essere prudenti gli uomini stando vicini a chi non

solo vede gli atti esteriori, ma, grazie all'intelletto, riesce anche a leggere nella mente altrui. Virgilio mi disse

infatti:” Presto arriverà quassù quello che attendo è che il tuo pensiero si sforza di immaginare in modo

confuso, tra poco lo vedrai direttamente”.

Vv124-126

Si deve sempre tacere un fatto vero quando gli altri possono presumere che sia inventato, per non essere

considerati dei bugiardi senza esserlo.

Vv127-136

Ma in questo caso non posso esimermi dal riferire ciò che vidi, e ti giuro sui versi di questa mia

commedia, lettore-e che questi possano riuscire a lungo graditi- che vidi giungere dal basso, nuotando

attraverso quell'aria pesante oscura, una figura che avrebbe gettato nello sgomento anche gli animi più saldi.

Questa risaliva dal fondo muovendosi in modo simile al marinaio quando si cala nelle profondità dell'acqua

per sganciare l'ancora impigliata in uno scoglio o in un altro ostacolo, il quale distende la parte superiore del

corpo e ritrae a sé le gambe, per spingersi a galla.

CANTO XVII

Vv1-9

“Ecco il mostro dalla coda acuminata, che è così forte da vincere ogni ostacolo: monti, muraglie o armi.

Ecco colui che appesta col suo fetore tutto il mondo”. Così cominciò a parlare la mia guida, e fece cenno a

Gerione di venire sull'orlo, all'estremità degli argini di pietra sui quali stavamo camminando. Così quella

sudicia immagine della frode venne, poggiando sulla riva la testa e il busto, ma non la coda.

Vv10-18

Aveva la faccia di un uomo onesto, tanto era benevolo il suo aspetto, ma tutto il resto del corpo era

serpentino. Aveva due zampe artigliate e pelose fino alle ascelle, il dorso, il petto e i fianchi dipinti con

Appunti di Rosy Vitale

striature intrecciate e arabeschi rotondi, così ricchi nella varietà di colori, fondi e rilievi da battere tutti i

drappi confezionati dai Tartari e dai Turchi, e tutte le tele tessute da Aracne.

Vv19-27

Quel mostro tremendo stava sull’orlo dell’argine di pietra che recingeva il girone sabbioso nello stesso

modo in cui, qualche volta, si pongono le barche sulla riva, che stanno per metà nell'acqua e per metà sulla

riva, o come sta il castoro, là tra i tedeschi crapuloni, che si colloca mezzo dentro e mezzo fuori dall'acqua

per attirare le sue future prede. Tutta la sua coda guizzava nel vuoto, simile a quella di uno scorpione,

storcendo verso l'alto la forbice velenosa che ne armava La Punta.

Vv28-36

Virgilio disse:” Ora dobbiamo deviare un po' dalla direzione solita del nostro cammino per raggiungere

quella bestia malvagia, che è lì sull'orlo”. Perciò scendemmo dall'Argine girando verso destra, e avanzammo

di dieci passi sulle estremità del cerchio per evitare accuratamente la sabbia ardente e le falde infuocate.

Quando arrivammo da Gerione, scorsi poco più in là, sulla sabbia, delle anime sedute vicino al burrone.

Vv37-42

Allora il mio maestro disse:” Va e guarda la loro condizione, in modo da avere una completa conoscenza

di questo girone. Non dilungarti a parlare con loro, nel frattempo, finché tornerai, io persuaderò il mostro a

mettere al nostro servizio le sue forti spalle”.

Vv43-51

Così andai tutto solo lungo l'orlo estremo del settimo cerchio, dove sedevano quelle anime tormentate. Il

dolore che dentro le opprimeva esplodeva all'esterno sotto forma di lacrime che sgorgavano dai loro occhi.

Agitavano le mani di qua e di là per schermarsi sia dalle fiamme che cadevano sia dalla sabbia ardente. Non

diversamente si comportano i cani d'estate, usando ora il muso e ora la zampa, quando vengono morsi da

pulci, da mosche o da tafani.

Vv52-57

Poi osservai attentamente in viso qualcuno di questi dannati sottoposti alla pioggia di fuoco, ma non ne

riconobbi nessuno. Mi accorsi però che ognuno di loro aveva appeso al collo un sacchetto di un colore e di

un disegno ben precisi, e sembrava quasi che i loro sguardi traessero energia nel guardarlo.

Vv58-63

Non appena arrivai tra di loro, sempre scrutandoli attentamente, vidi una borsa di fondo giallo su cui

spiccava un disegno azzurro che aveva la Foggia e l'atteggiamento di un leone. Poi, scorrendo con gli occhi,

ne vidi un'altra rossa sangue che esibiva un'oca più bianca del burro.

Vv64-69

E uno spirito, che aveva un sacchetto dal fondo bianco con disegnata una grossa Scrofa azzurra, mi

chiese:” Che fai in questa cavità infernale? Vattene, dato che sei ancora vivo, sappi che il mio concittadino

Vitaliano siederà qui alla mia sinistra”.

Vv70-78

“Io sono l'unico padovano in mezzo a tanti fiorentini, e spesso mi rintronano le orecchie gridando :‘venga

il sommo cavaliere, che reca un borsotto con disegnati tre Caproni!’”. A questo punto Storse la bocca e tirò

fuori la lingua come un bue quando si lecca il naso. E io, temendo se fossi rimasto lì più a lungo di far irritare

Virgilio che mi aveva esortato a trattenermi poco, tornai indietro e mi allontanai da quelle anime fiaccate dai

tormenti.

Vv79-84

Trovai la mia guida già in groppa alla belva malvagia, e subito mi disse:” Sii forte e coraggioso, ormai

siamo costretti a usare simili mezzi per scendere giù. Dunque siediti davanti, perché io voglio stare nel

mezzo, in modo da farti da scudo rispetto alla coda di Gerione, così che questa non possa nuocerti”.

Vv85-90

Appunti di Rosy Vitale

Come diviene colui che sente avvicinarsi sempre di più il brivido della febbre quartana, che ha già le

unghie pallide e trema tutto solo a guardare un luogo ombroso e fresco, così divenni io all'udire le parole di

Virgilio. Ma vinsi i miei timori per paura di dovermi poi vergognare, comportandomi così come si comporta

un servo che prende coraggio dall'esempio di un signore valoroso.

Vv91-99

Mi sistemai dunque su quelle orrende spalle, e davvero avrei voluto dirgli” Abbracciami, Virgilio” Ma la

voce mi si ruppe in gola, e non riuscii ad emettere, come invece credevo, alcun suono. Ma lui, che già in altre

occasioni mi aveva sostenuto di fronte a dubbi e timori, non appena montai in groppa mi abbracciò e mi

sostenne con le sue braccia, e disse:” E ora che tu vada, Gerione. Ma con giri larghi e scendendo piano,

ricorda che hai sulla schiena un carico speciale”.

Vv100-105

Come la navicella si stacca dalla riva indietreggiando a poco a poco, così Gerione si staccò dall'orlo, e

appena si sentì del tutto a proprio agio, si girò su se stesso e rivolse la coda dove prima stava il petto, poi la

tese, muovendola come fanno le anguille, infine raccolse l'aria sotto di sé agitando le zampe.

Vv106-114

Non credo che Fetonte abbia provato una paura maggiore quando abbandonò le redini del carro del sole,

ragion per cui il cielo, come si vede ancor nella Via Lattea, si bruciò. E nemmeno il povero Icaro quando

sentì le piume cascargli dalle spalle perché la cera, surriscaldata, si stava sciogliendo, mentre il padre gli

gridava” Stai andando in una direzione pericolosa” La loro paura non sarà stata certo superiore alla mia,

allorché mi vidi sospeso nell'aria, e senza possibilità di vedere altro che Gerione.

Vv115-120

Questi procede nuotando nell'aria molto lentamente, girando e scendendo nello stesso tempo. Ma io non

percepisco il movimento, se non grazie al vento che dal basso mi soffia sul viso. Sentivo già da destra alla

cascata del Flegetonte che provocava un orribile scroscio sotto di noi, perciò sporsi la testa, guardando in

basso, per cercare di vedere qualcosa.

Vv121-126

A quel punto mi impaurì ancora di più all'idea di dover saltare giù dalle spalle del mostro, perché vidi dei

fuochi e sentii dei pianti. Perciò mi rannicchiai, tremando tutto, sul dorso di Gerione. Allora vidi ciò che non

potevo vedere prima, percepii, cioè, la discesa a spirale che stavamo compiendo, grazie alla sequenza di

terribili tormenti che vedevo avvicinarsi, sempre di più, da diverse angolazioni.

Vv127-136

Come un falcone, che ha volato lungo e, senza attendere il richiamo del falconiere, lo fai imprecare

'ahimè, già scendi giù!' perché ritorna senza preda, e scende stanco, dopo tanti giri, mentre era stato agile a

spiccare prima il volo, e, disceso, si pone lontano dal suo istruttore con fare sdegnoso e crucciato. Così era

Gerione, quando si posò sul fondo, proprio ai piedi della parete di roccia tagliata a picco. E, dopo averci

scaricato, sparì, veloce come la cocca della freccia che si stacca dalla corda dell'arco.

CANTO XVIII

Vv1-9

Nell'inferno c'è un luogo chiamato Malebolge, tutto in pietra del colore del ferro, come la sponda

circolare che lo avvolge tutto intorno. Proprio nel centro di questo luogo malvagio si apre un pozzo molto

largo e profondo, del quale illustrerò la struttura a tempo debito. Quell'anello che resta compreso fra il pozzo

e la base della parete rocciosa è dunque perfettamente circolare ed ha il fondo suddiviso in dieci vallate.

Vv10-18

I fossati di Malebolge formavano qui la stessa figura che offrono alla vista in molti Fossati che recintano

un castello per difendere le mura, e come dall’ingresso di tali fortezze fino all'argine esterno dell'ultimo

fossato si innalzano dei ponticelli di collegamento, così qui, dalla base della parete rocciosa, cominciavano

Appunti di Rosy Vitale

ponti di pietra che intersecavano argini e fosse arrivando fino all'orlo di quel pozzo che, allo stesso tempo, li

interrompeva e fungeva da raccordo.

Vv19-24

In questo luogo ci ritrovammo io e Virgilio, una volta scesi dalla schiena di Gerione. Virgilio si

incamminò verso sinistra, ed io gli andai dietro. A destra vidi allora un nuovo tipo di dolore, di punizione e di

torturatori, che riempivano quella prima bolgia.

Vv25-33

I peccatori sul fondo erano nudi; a partire da metà della bolgia un gruppo si moveva verso di noi, e un

altro andava invece nella stessa direzione nostra, ma più in fretta. Facevano così come i romani in occasione

del Giubileo i quali, data l'enorme moltitudine di pellegrini con venuta in città, per far passare la gente

attraverso il ponte Sant'Angelo avevano escogitato questo espediente, che da una parte del ponte passassero

tutti quelli che transitavano da Castel Sant'Angelo per recarsi a San Pietro, dall'altra quelli diretti al Monte

Giordano.

Vv34-39

Qua e là per il cubo fondo pietroso, vidi dunque dei demoni cornuti, con grandi fruste, che con crudeltà

picchiavano sulla schiena questi dannati. Hai, come facevano alzare loro le calcagna già i primi colpi.

Nessun peccatore stava fermo ad aspettare i secondi o i terzi.

Vv40-45

Mentre stavo procedendo, il mio sguardo si imbatté in un dannato, e subito dissi tra me e me:” Non è la

prima volta che vedo costui”, Perciò mi fermai per inquadrarlo meglio; e la mia cortese guida si fermò

insieme a me, e acconsentì a farmi tornare indietro.

Vv46-54

Il dannato, colpito dalle frustate, credette di nascondersi abbassando il volto, ma gli servì a poco, perché

io lo apostrofai:” O tu che getti a terra lo sguardo, se le tue fattezze non mi ingannano, sei Venedico

Caccianemico. Ma quale colpa ti ha condannato a pene così pungenti?” ed egli a me : “Te lo confesso

malvolentieri, ma a ciò mi costringono le tue parole così perspicaci, che mi riaccendono il ricordo del mondo

ora perduto”.

Vv55-63

“Io fui colui che convinse Ghisolabella a soddisfare le voglie del marchese Obizzo d'Este, comunque si

racconti sulla terra questa storia vergognosa. E non sono il solo, qui, a lamentarsi in bolognese, anzi questo

luogo trabocca dei miei concittadini a tal punto che non ci sono sulla terra, nel territorio compreso tra Savena

e il fiume Reno, altrettante persone che abbiano imparato a dire spia, e se vuoi testimonianza sicura di ciò,

ricordati come l'indole nostra sia avida di denaro”.

vv64-72

Mentre stava parlando così, lo percosse un demonio con la sua frusta di cuoio, gridandogli:” VIA

ruffiano. Qui non ci sono donne da prostituire con l'inganno”. Così mi ricongiunsi con Virgilio. Poi, fatti

pochi passi, arrivammo nel punto in cui, dalla parete, si stagliava un ponte roccioso. Vi salimmo sopra con

molta facilità e, girando a destra su per la roccia scheggiata che lo formava, ci allontanammo da quelle

sponde eterne.

Vv73-81

Quando fummo arrivati sopra l'arcata del ponte, tracciata per far passare i dannati sferzati,” Fermati-

disse Virgilio - e vedi di individuare bene questa nuova categoria di dannati, che finora non hai potuto

guardare in faccia perché procedevano nella nostra stessa direzione”. Dall'antico ponte guardavamo la

schiera di anime che stava venendo verso di noi dalla direzione opposta, sospinta dalla frusta del medesimo

modo di quella precedente.

Vv82-87

Appunti di Rosy Vitale

Il mio buon maestro, senza che glielo chiedessi, mi disse:” Guarda quel dannato dalla figura imponente

che sta arrivando verso di noi, e che non mostra la sua sofferenza nonostante il dolore, quanta regalità di

aspetto mantiene perfino adesso. Costui è Giasone, che con coraggio e saggezza riuscì a privare i Colchi del

Montone dal vello d'oro”.

Vv88-93

” Passò poi per l'isola di Lemno dopo che le ardite abitanti del luogo, spietate, avevano ucciso tutti i loro

uomini. Qui con gesti e con parole lusinghiere ingannò Isifile, la giovinetta che prima, a sua volta, aveva

ingannato tutte le altre donne di Lemno”.

Vv94-99

“Giasone la lasciò sull'isola tutta sola e incinta. Tale colpa lo condanna a questo tormento, e con esso si fa

giustizia anche della seduzione di Medea. Insieme a Giasone vanno tutti coloro che commettono inganni di

tal fatta. Della prima bolgia e dei peccatori che vi vengono straziati ti basti conoscere questo”.

Vv100-105

Eravamo già aggiunti dove lo stretto passaggio del ponte incrociava il secondo argine, e in quel punto si

appoggiava un altro arco di Ponte. Qui sentimmo delle anime che stavano gemendo nella bolgia successiva,

sbuffando e picchiandosi con le palme delle mani.

Vv106-111

Le ripe erano incrostate, per via delle esalazioni che salivano dal fondo appiccicando si alle pareti, da una

specie di muffa, ripugnante alla vista e all'olfatto. Il fondo era così cupo che da nessun luogo era possibile

vederlo senza montare sulla sommità del ponte, nel punto in cui questo sovrastava maggiormente la bolgia.

Vv112-117

Arrivammo lì, e vidi nel fossato delle anime immerse in uno sterco che sembrava prelevato da tutte le

latrine dell'umanità. Mentre cercavo di scorgere qualcosa, vidi uno spirito con la testa così sporca di sterco

che non si capiva se avesse o no la chierica.

Vv118-126

Questi mi gridò:” Perché sei così ingordo di osservare proprio me più di tutti questi altri sudici?” ed io:

“Perché, se ben ricordo, ti ho già visto in vita con i capelli asciutti, e sei Alessio Interminelli da Lucca” e

quello allora, picchiandosi la testa :” Mi hanno inzuppato quaggiù quelle lusinghe di cui la mia lingua mai fu

sazia”.

Vv127-136

Dopodiché Virgilio mi èsortò:” Spingi lo sguardo un po' più in là, per individuare meglio quella meretrice

sporca e spettinata che, laggiù,si sta graffiando con le unghie incrostate di sterco, stando ora accosciata e ora

in piedi. E' Taide, quella puttana che al suo amante, quando questi le chiese ‘Ho molti motivi per essere

ringraziato da te?’ rispose ‘Molti, anzi moltissimi!’. E per questa bolgia ci basti tale visione”.

CANTO XIX

Vv1-6

O Simon Mago, o miseri suoi seguaci, che, vorace di ricchezze, prostituite le cariche spirituali che

dovrebbero essere destinate solo ai virtuosi, è giunto il momento che per voi suoni la tromba del mio canto,

giacché vi trovate nella terza bolgia.

Vv7-12

Eravamo già arrivati nella bolgia successiva, sopra la parte del ponte che cadeva perpendicolarmente sul

centro della fossa. O somma sapienza di Dio, quanto è grande la maestria che dimostri in cielo, in terra e

nell'inferno, e con quanta giustizia alla tua potenza distribuisce premi e castighi.

Vv13-21

Appunti di Rosy Vitale

Da dove mi trovavo vidi, lungo le pareti e nel fondo della bolgia, la pietra ferrigna piena di fori, tutti

perfettamente rotondi e della medesima grandezza, la stessa grandezza, direi, né minore né maggiore di

quella che hanno i fori utilizzati come fonti battesimali nel mio bel Battistero di San Giovanni. Proprio uno

di quelli che, non molti anni fa, ho rotto per salvare una persona che stava morendo soffocata dentro, e

questa mia dichiarazione sì alla fine di questa vicenda.

Vv22-30

All'imboccatura di ogni foro sporgevano i piedi e le gambe di un peccatore, fino alla coscia, e il resto del

corpo stava dentro. Tutti avevano infiammate le piante dei piedi, e perciò le articolazioni delle ginocchia si

agitavano in modo così forte che avrebbero spezzato persino le corde di vimini attorti ho quelle di erbe

intrecciate. La fiamma scorreva lì, dalle Calcagni alle dita dei piedi, nello stesso modo in cui scivola sulle

cose unte, movendosi cioè solo lungo la superficie esterna.

Vv31-39

“Chi è quel dannato che manifesta il suo tormento agitandosi più degli altri compagni di pena, e che è

lambito da una fiamma più ardente?” chiesi allora al mio maestro. Ed egli:” Se vuoi che ti conduca giù,

lungo il pendio, sul fondo della bolgia, saprai da lui stesso la sua storia e le sue malefatte”. E io:” Tutto ciò

che decidi a me sta bene, tu sei la mia guida, e sai che non mi dissocio dalla tua volontà, e conosci anche ciò

che non dico apertamente”.

Vv40-45

Arrivammo dunque al quarto Argine, ci voltammo e di scendemmo a sinistra, giù nel fondo bucherellato e

disagevole. Il mio buon maestro non mi scostò dalla sua anca, che mi sosteneva, finché non mi ebbe portato

fino al Foro di quel dannato che si batteva con le gambe.

Vv46-51

Cominciai:” O anima malvagia, capovolta e conficcata come un palo, parlami, se puoi, chiunque tu sia”.

Stavo come un frate che confessa un malvagio sicario, che, condannato a morire con la testa conficcata nel

suolo, richiama il religioso per differire il momento dell'esecuzione.

Vv52-57

Quell'anima gridò:” Sei già arrivato, sei già arrivato qui, Bonifacio? Allora la profezia mi ha ingannato di

diversi anni. O forse sei già sazio di quella ricchezza di cui ti sei impossessato senza remore, usurpando con

l'inganno la bella sposa di Cristo, la Chiesa, per poi devastarla?”

Vv58-63

Rimasi confuso come chi resta bloccato per non aver compreso ciò che gli è stato risposto e non sa più

come replicare. Allora Virgilio mi incitò:” Digli subito, non sono colui, non sono colui che tu credi” e così gli

risposi.

Vv64-72

A queste mie parole lo spirito storse del tutto i piedi; poi, sospirando con voce piagnucolosa, mi chiese:”

E dunque, cosa vuoi sapere da me? Se la curiosità è tale da averti fatto di scendere la ripa, allora sappi che ho

rivestito il manto papale, e appartenevo agli Orsini, ed ero così bramoso di far avvantaggiare la mia famiglia

che, sulla terra, imborsai ricchezze, e qui, me stesso”.

Vv73-78

“Sotto di me stanno gli altri papi simoniaci, appiattiti fra le fessure della pietra. Laggiù cascherò anche io

all'arrivo di colui che pensavo tu fossi, quando, poco fa, ti ho fatto quella domanda precipitosa”.

Vv79-87

“Ma più lungo è ormai il tempo del mio capovolgimento con i piedi accesi di quello che passerà, sempre

conficcato in terra e con le piante dei piedi arrossate, Bonifacio VIII. Perché dopo di lui arriverà d'Occidente

un altro papa, sprezzante di ogni legge, macchiato di colpe anche più gravi, che farà sprofondare più giù me

e Bonifacio. Sarà un nuovo Giasone, il personaggio di cui si può leggere nel libro dei Maccabei; e come con

quello fu condiscendente il re Antioco, così con costui lo sarà il re di Francia”.

Appunti di Rosy Vitale

Vv88-96

Non so se a questo punto fui purtroppo temerario nel rispondergli in questo tono:” Dimmi un po': quanto

denaro vuole Gesù da San Pietro prima di affidargli le chiavi della Chiesa.?Certo non gli chiese nulla se non

'seguimi!'. E neppure Pietro né gli altri apostoli chiesero denaro a Mattia, quando questi fu sorteggiato per

prendere il posto che aveva perso l'anima malvagia di Giuda”.

Vv97-105

“Perciò stattene pure dove sei, perché se punito come meriti. Custodisci gli illeciti proventi delle decime,

che ti hanno reso audace contro Carlo d'Angiò. E se non fosse che ancora mi trattiene rispetto per la carica da

te tenuta in terra, userei parole anche più pesanti, perché la verità di voi simoniaci avvelena il mondo,

calpesta i buoni ed esalta i malvagi”.

Vv106-111

“A voi pensava profeticamente San Giovanni Evangelista, quando vide la grande meretrice, seduta sopra

le acque, prostituirsi con i re. Lei, che nacque con sette teste e trasse vigore dalle sue dieci corna, finché al

suo sposo piacque la virtù”.

Vv112-117

”Avete fatto dell'oro e dell'argento i vostri dei, che differenza c'è tra voi e gli ebrei idolatri, se non che

questi adoravano un solo Dio, e voi 100. Hai, Costantino, quanto male generò non certo la tua conversione,

ma quella donazione che da te ottenne Silvestro, il primo papa che possedette delle ricchezze”.

Vv118-126

Mentre gli parlavo in questo tono, non so se perché fosse morto dall'ira o dalla coscienza, scalciava forte

con entrambi i piedi. Credo proprio che a Virgilio piacessero le mie parole Franche, visto l'espressione

soddisfatta del volto con cui ne ascoltava il suono. Perciò mi prese tra le braccia e, quando mi ebbe sollevato

all'altezza del suo petto, risalì per la via della quale era disceso.

Vv127-133

E non si stancò di tenermi stretto a sé finché non mi ebbe trasportato sulla sommità del ponte che

costituisce il passaggio dal quarto al quinto Argine. Qui depose il carico con dolcezza, con tanta dolcezza

quanto poteva consentirne lo scoglio disagevole e alto, che sarebbe stato difficile anche per le capre. Da lì

un'altra bolgia fu visibile ai miei occhi.

CANTO XX

Vv1-9

Devo adesso mettere in versi la descrizione di un'altra pena, che darà argomento al ventesimo canto della

prima cantica, dedicata alle anime sprofondate sotto terra. Ero già intento a guardare sul fondo della bolgia

ormai visibile, che era bagnato da un pianto angoscioso, quando vidi arrivare attraverso quella valle circolare

delle anime che piangevano in silenzio, tenendo il passo lento delle processioni che si fanno sulla terra.

Vv10-18

Spingendo ancora di più lo sguardo in basso verso di loro, ognuno mi apparve stravolto in modo

stupefacente tra il mento e il principio del busto, in quanto il volto era girato dalla parte delle reni, ed erano

costretti a camminare all'indietro, perché era loro impedito di vedere davanti a sé. Forse, per effetto di una

paralisi, ci sarà pure stato qualche malato stravolto in quel modo, ma io non ne ho mai visti, né credo che ce

ne siano attualmente.

Vv19-24

O lettore, che Dio ti permetta di ricavare un esempio fruttuoso da questa lettura. Ora prova a pensare da te

stesso se avrei potuto non piangere, vedendo, così da vicino, la figura umana distorta in modo tale che il

pianto che scendeva dagli occhi delle anime andava a bagnare la fessura delle natiche.

Vv25-30

Appunti di Rosy Vitale

Certo che piangevo, appoggiato ad uno dei massi del ponte pietroso, cosicché Virgilio mi disse:” Fai parte

anche tu del numero degli sciocchi pietosi? Qui è veramente pietoso chi è spietato: chi infatti è più scellerato

di chi si lascia prendere dalla compassione di fronte agli effetti della giustizia divina?”.

Vv31-39

“Alza la testa, alzala e osserva colui al quale si aprì la terra sotto gli occhi dei Tebani, che gli gridavano:”

Dove tricipiti, Anfiarao? Perché abbandoni la guerra?”. Non smise di sprofondare finché non giunse da

Minosse, che afferra ogni peccatore. Guarda bene come ha scambiato il petto con le spalle: dato che volle

vedere troppo avanti nel futuro, ora guarda all'indietro e cammina a ritroso”.

Vv40-45

“Guarda Tiresia, che cambiò aspetto quando da maschio si tramutò in femmina, trasformato in tutte le sue

membra; e in seguito, prima di riavere le sembianze maschili, dovette ripercuotere con la stessa verga di sette

anni prima i due serpenti avvinghiati”.

Vv46-51

“Quello che è girato rispetto al suo ventre e Arunte, che ebbe come dimora una spelonca tra i marmi

bianchi dei Monti della Lunigiana, dove i contadini Carraresi, che vivono là sotto, vanno dissodare la terra.

Di lì non gli era certo impedito la vista delle stelle e del mare”.

Vv52-60

“È quella che ricopre con i capelli sciolti il seno, che tu non puoi vedere perché, come il pube, si trova

dall'altra parte, è Manto, che vagò per molti paesi e poi si stabilì nel mio luogo natio. Per questo voglio che

tu ascolti un po' la mia digressione. Dopo che suo padre, Tiresia, morì, e la città di Tebe, sacra a Bacco,

cadde in schiavitù, Manto vagò per il mondo, esule, per lungo tempo”.

Vv61-66

”Su in Terra, nella bella Italia c'è un lago alle falde delle Alpi, che segnano, sopra il Tirolo, i confini con

la Germania; è chiamato Benaco. Il territorio tra Garda, la Val Camonica, e le Alpi Pennine, si bagna

dell'acqua raccolta in quel lago attraverso numerosi fiumi”.

Vv67-72

“Nel mezzo del lago c'è un luogo dove i vescovi di Trento, di Brescia e di Verona potrebbero tutti,

passando di lì, impartire la loro benedizione. Dove la riva del lago è più bassa, sta Peschiera, bella e forte

Rocca innalzata per difesa dei bresciani e dei bergamaschi”.

Vv73-78

“Qui, a Peschiera, tutta l'acqua che non può restare nel lago di Benaco trabocca e dà inizio al corso di un

fiume, tra verdi pascoli. Appena l'acqua comincia a scorrere, non si chiama più Benaco, ma Mincio, finché

non arriva a Governolo, dove confluisce nel Po”.

Vv79-84

“Ha un corso breve, perché poco dopo trova una piana nella quale si distende a formare una palude, che

spesso, d'estate, scarseggia d'acqua. Passando da lì, quella Vergine crudele vite una terra in mezzo allo

stagno, non coltivata e priva di abitanti”.

Vv85-90

“Lì, per evitare ogni legame sociale, si stabilì con i suoi servi, praticando le sue magie. Li visse e lasciò le

sue spoglie. Gli uomini che vivevano nei dintorni si riunirono in quel luogo, che era assai ben difeso dalla

palude che lo circondava”.

Vv91-96

“Edificarono una città sopra i resti di manto, e, senza consultare altri vaticini e senza fare altri sortilegi, la

chiamarono, in ricordo di colei che per prima aveva scelto il luogo, Mantova. La popolazione di questa città

era un tempo più numerosa, prima che la stoltezza del conte di Casalodi gli facesse subire l'inganno di

Pinamonte dei Bonaccolsi”.

Appunti di Rosy Vitale

Vv97-102

“Perciò ti avverto, semmai tu sentissi raccontare in altro modo l'origine della mia città, non lasciare

usurpare questa verità da nessuna menzogna”. Ed io ribattei:” I tuoi ragionamenti sono per me così sicuri e

degni di fede che al confronto altre argomentazioni mi parrebbero inutili come Carboni spenti”.

Vv103-111

“Ma dimmi se vedi, tra le anime che vanno via qualcuno degno di nota, perché a questo interesse torna a

rivolgersi il mio pensiero”. “Colui che dalle gote stende la barba sulle spalle e scure - mi disse allora - fu

indovino nel tempo in cui tutti gli uomini greci lasciarono la loro patria per recarsi a Troia, così che in Grecia

rimasero solo i bambini. Costui, insieme a Calcante, scelse il momento propizio per sciogliere gli ormeggi

delle navi greche dal molo in Aulide”.

Vv112-117

“Si chiamò Euripilo, e come indovino lo ricorda un passaggio del mio poema. Lo sai bene tu, che l'hai

letto tutto. L'altro personaggio, così mago di fianchi, e quel Michele Scotto che davvero conobbe l'arte

illusoria degli inganni magici”.

Vv118-123

”Vedi poi Guido Bonatti e Asdente, che ora preferirebbe non aver smesso di occuparsi in vita del cuoio e

del filo dei calzolai, ma se ne pente troppo tardi. Vedi quelle sciagurate che hanno tralasciato lago, la spola e

il fuso per fare le indovine, praticando sortilegi con pozioni d'erbe e con immagini delle loro vittime”.

Vv124-130

“Ma ormai è ora di andare, perché la luna già tocca il confine tra l'emisfero australe e quello boreale,

tuffandosi nel mare vicino a Siviglia, ieri notte la luna è stata piena. Devi ricordartelo, perché questa luna

piena già ti ha aiutato un'altra volta nella selva oscura”. Mentre Virgilio mi parlava così, continuavamo a

camminare.

CANTO XXI

Vv1-6

Passammo così da un ponte all'altro, parlando di argomenti estranei alla narrazione del mio poema. E

stavamo occupando il punto più alto del ponte, quando ci fermammo per vedere la profonda fossa,

incredibilmente oscura, di Malebolge, e i suoi insanabili tormenti.

Vv7-18

Come la pece tenace che bolle d'inverno nell'arsenale dei veneziani per essere spalmata di nuovo sulle

imbarcazioni danneggiate, che non possono più navigare- e così in quel frangente si può vedere chi rinnova

l'imbarcazione e chi ne tura con la stoppa i fianchi quando abbia viaggiato tanto e sia stata usurata; chi la

rinsalda da proda e chi da poppa, che fa i remi e chi intreccia la canapa per farne sartie; chi rattoppa la vela

minore o la più grande - tale, e certo non grazie ad un fuoco ma in virtù dell'operato divino, ribolliva laggiù

in fondo una pece densa che incrostava vischiosamente le pareti da ogni parte.

Vv19-24

Io vedevo la pece, ma non vedevo in essa altro se non le bolle sollevate dal calore, che la facevano

gonfiare e sgonfiare continuamente. Mentre guardavo giù fisso, Virgilio mi tirò verso di sé dal punto in cui

stavo dicendomi:”Attento, Attento!”.

Vv25-30

Allora mi girai come chi è ansioso di vedere in faccia il pericolo da sfuggire ed è al tempo stesso fiaccato

dalla paura, cosicché non rallenta la fuga pur volendo vedere. E vidi arrivare dietro a noi un diavolo nero che

correva su per il ponte.

Vv31-36

Appunti di Rosy Vitale

Ah, com'era feroce nell'aspetto. E come mi sembra crudele negli atti, con le ali aperte e distaccato da

terra. La sua spalla solida e appuntita era gravata da un peccatore che stava aggrappato con entrambe le

anche, mentre il diavolo lo teneva fermo ghermendolo per i tendini dei piedi.

Vv37-45

Dal nostro ponte gridò:” O Malebranche, ecco uno dei magistrati della città devota a Santa Zita. Buttatelo

nella pece, io torno di nuovo in quella terra così ben fornita di tali peccatori: lì ognuno è barattiere, tranne

Bonturo Dati. E lì, basta che si paghi e il 'no' diventa 'sì'. Scaraventò giù nella bolgia il peccatore, e si girò sul

ponte roccioso; e mai un mastino slegato fu così veloce ad inseguire un ladro.

Vv46-51

Il dannato si tuffò, e tornò su tutto imbrattato, ma i diavoli che stavano nascosti sotto il ponte gridarono:”

Qui non c'è posto per il Santo Volto, e qui si nuota diversamente che nel Serchio. Perciò, se non vuoi

sperimentare i nostri graffi, non sporgerti fuori dalla pece”.

Vv52-57

Dopo che l'ebbero infilzato con più di 100 ferri uncinati gli dissero:” Qui devi sguazzare sotto la pece in

modo da pescare di nascosto, se ci riesci”. Nello stesso modo i cuochi fanno immergere ai loro sguatteri la

carne con gli uncini dentro al calderone, perché non galleggi.

Vv58-66

Il mio buon maestro mi consigliò allora:” Per non farti vedere, acquattati dietro una sporgenza rocciosa,

che ti offra qualche riparo. Non preoccuparti per nessuna offesa che mi venga fatta, conosco come vanno le

cose qui, dato che già un'altra volta ho dovuto affrontare un simile contrasto”. Poi passò oltre l'estremità del

ponte e, appena giunto all'argine tra la quinta e la sesta bolgia, dovete assumere un contegno impassibile.

Vv67-75

I diavoli sbucarono da sotto il ponticello e gli rivolsero contro tutti gli uncini, con lo stesso furore e

impeto con cui i cani danno addosso al mendicante quando, mentre nessuno se lo aspetta, si ferma a chiedere

l'elemosina in una casa. Ma Virgilio gridò:” Nessuno di voi si è malvagio. Prima di afferrarmi con gli uncini,

si faccia avanti uno di voi per ascoltarmi. E solo dopo, eventualmente, deciderete se è il caso di uncinarmi”.

Vv76-84

Tutti gridarono:”vada Malacoda” E uno di loro avanzò mentre gli altri stavano fermi, si avvicinò a

Virgilio dicendo:”e a che gli serve?”.” Credi forse, Malacoda - seguitò allora il mio maestro - di vedermi qui,

già sicuro da tutti i vostri assalti, senza che ci sia alle mie spalle una volontà divina e un decreto favorevole

della Provvidenza? Lasciaci dunque proseguire, poiché si vuole nel cielo che io mostri a un altro questa VIA

selvaggia”.

Vv85-90

Allora a Malacoda si sgonfiò così repentinamente tutta la sua arroganza che si lasciò cadere l'uncino ai

piedi, e disse agli altri diavoli:”Allora non venga ferito” e Virgilio a me :” Tu che stai acquattato tra le rocce

del ponte, ora puoi tornare da me senza timore”.

Vv91-96

Perciò mi mossi e andai velocemente da lui, e tutti i diavoli avanzarono, cosicché temetti che non

rispettassero l'accordo. Allo stesso modo vidi intimoriti i soldati Pisani che uscirono da Caprona dopo essersi

arresi a patto di non venire uccisi, vedendosi circondati da tanti nemici.

Vv97-105

Mi accostai con tutto il corpo alla mia guida, e non distoglievo lo sguardo dalla loro espressione, assai

poco rassicurante. Inclinavano gli uncini e uno di loro diceva a un altro:”Vuoi che lo tocchi sulla schiena?” e

l’altro rispondeva: “Si, dagli un bel colpo!”. Ma il diavolo che aveva parlato con Virgilio sì voltò

velocemente e disse:” fermo, fermo, Scarmiglione!”.

Vv106-111

Appunti di Rosy Vitale

Poi disse:” Non si può andare oltre per questo ponte, perché il sesto arco è crollato completamente e giace

a pezzi nel fondo. Se volete proseguire , andate su per questo Argine roccioso, non lontano c'è un altro ponte

che si può percorrere”.

Vv112-117

“Alla data di ieri, cinque ore più tardi di quest'ora, sono passati 1266 anni da quando la strada è franata in

quel punto. Perciò, già che devo mandare fino al successivo passaggio alcuni diavoli per vedere se qualcuno

dei dannati osa esporsi all'aria, andate con loro, che non vi faranno alcun male”.

Vv118-126

“Vengano avanti Alichino, Calcabrina, Cagnazzo”ordinò “E tu, Barbariccia, guida il manipolo dei dieci

prescelti, vengano ancora avanti Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, dalle grandi zanne, Graffiacane,

Farfarello e il pazzo Rubicante. Perlustrate tutto intorno le panie bollenti, proteggete costoro fino al ponte

successivo, che attraversa senza interruzioni le bolge”.

Vv127-132

Chiesi allora a Virgilio:” Aime, maestro che cos'è ciò che vedo. Se tu, come mi hai detto, conosci la

strada, andiamocene da soli, senza una simile scorta. Io, per me, certo non la vorrei, se sei attento come tuo

solito, certo ti sarai accorto di come digrignano i denti e minacciano guai con i loro sguardi”.

Vv133-139

Mi rispose:” Non devi avere paura. Lasciali digrignare i denti a loro piacimento, lo fanno per i dannati

messi a bollire nella pece”. I diavoli svoltarono verso l'argine a sinistra, ma prima ognuno di loro aveva tirato

fuori la lingua stringendola tra i denti per mandare un segno di Intesa a loro capo, e questi, per tutta risposta,

aveva scorreggiato.

CANTO XXII

Vv1-12

Avevo già visto cavalieri mettersi in marcia, iniziare un salto e fare una parata, e talvolta eseguire una

ritirata per salvarsi; avevo visto, o aretini, soldati a cavallo che correvano sulla vostra terra, assistito a

cavalcate durante le scorrerie, visto corazzare tra loro squadre nei tornei e campioni che correvano nelle

giostre. A volte usando trombe, a volte campane, tamburi o segnali dai castelli, con strumenti nostrani o

forestieri. Ma non avevo mai visto niente muoversi al segnale di uno zufolo così inusuale. Né cavalieri, né

fanti, e nemmeno una nave, diretta in qualche luogo indicatole da una terra in vista o dalla posizione delle

stelle.

Vv13-18

Io e Virgilio stavamo procedendo insieme ai dieci diavoli. Ah, che compagnia paurosa. Ma in chiesa si sta

con i santi, e all’osteria coi crapuloni. La mia attenzione era rivolta solo alla pece, per vedere ogni particolare

della bolgia e delle anime che vi stavano bollendo dentro.

Vv19-24

Per alleggerire il proprio dolore, talvolta qualcuno dei peccatori usciva fuori con la schiena, e la

rinascondeva in un battibaleno, come i delfini che segnalano ai marinai, inarcando le loro schiene, che

devono ingegnarsi al salvare la nave.

Vv25-30

Come si affacciano i ranocchi sulla riva di una pozza d'acqua, che hanno solo il muso fuori e nascondono

le zampe e il resto del corpo, così questi peccatori stavano sull'una e sull'altra riva del fosso, ma appena si

avvicinava Barbariccia, subito si ritiravano sotto la pece bollente.

Vv31-36

Vidi, e ancora ne provo raccapriccio, uno che indugiava, come succede quando una rana resta ferma

mentre le altre saltano in acqua. E Graffiacane, che era dirimpetto, gli arpionò con l'uncino i capelli

impegolati e lo tirò su che sembrava una lontra.

Appunti di Rosy Vitale

Vv37-42

Sapevo già i nomi di tutti i diavoli, perché le avevo bene impressi nella memoria quando erano stati

scelti, ed ero stato attento al modo in cui si erano chiamati tra loro. “Rubicante -Gridavano quei maledetti

tutti insieme-Mettigli gli unghioni addosso, in modo da scuoiarlo”.

Vv43-51

Chiesi allora al Virgilio:” Maestro mio, se puoi, fai in modo di sapere chi è quello sciagurato caduto in

balia dei suoi aguzzini”. La mia guida gli si accostò di lato, chiedendogli di dove fosse originario, il dannato

gli rispose:” Nacqui nel regno di Navarra. Mia madre, che mi aveva generato da un balordo scialacquatore e

suicida, mi collocò al servizio di un signore”.

Vv52-57

“Poi feci parte della Corte del valoroso re Tebaldo II, e qui iniziai a fare il barattiere, e di ciò, in questo

bollore, pago il fio”. Ciriatto, al quale uscivano da entrambe le parti della bocca zanne come quelle di un

cinghiale, gli fece sentire come una di queste lacerasse.

Vv58-63

Il topo era caduto in balia di male gatte, ma Barbariccia lo abbracciò dicendo:” Alla larga, finché lo

trattengo”. Poi si rivolse a Virgilio:” Interrogalo ancora, se vuoi sapere altro dal dannato, prima che qualcuno

ne faccia strazio”.

Vv64-69

La mia guida allora:” dimmi-gli chiese-Conosci qualcuno di origine italiana tra i dannati sotto la pece?”.

E quello:” Poco fa mi sono allontanato da uno che era di un paese vicino all'Italia, e magari fossi ancora

insieme a lui, coperto dalla pece. Che non dovrei temere né unghie Né uncini”.

Vv70-75

A quel punto Libicocco disse:” Siamo stati fin troppo pazienti!” E gli afferrò il braccio con l'uncino in

modo tale che, straziando lo, ne portò via un brandello. Anche Draghignazzo volle infierire col pendolo

stavolta nelle gambe, per cui il loro decurione si guardò tutto intorno con aria minacciosa.

Vv76-84

Quando i diavoli si furono un po' calmati, Virgilio domandò senza indugio al dannato, che si guardava

ancora la ferita:” Chi è dunque il peccatore dal quale ti sei allontanato per venire sulla proda?” . egli rispose:

“Quel frate Gomita di Gallura, ricettacolo di ogni frode, che ebbe il suo potere i nemici del suo signore e si

comportò con loro in modo tale che ancora gli serbano gratitudine”.

Vv85-93

“Si prese i soldi, e li lasciò andare, dice lui, con procedimento sommario ; e anche negli altri incarichi fu

sommo barattiere. Conversa con lui il Signore Michele Zanche di Logudoro, e le loro lingue non sono mai

stanche di parlare della Sardegna. Aimè, vedete il diavolo come digrigna i denti? Parlerei ancora, ma temo

che quello si prepari a grattarmi La tigna”.

Vv94-105

Il grande comandante dei diavoli, si voltò verso Farfarello che stralunava gli occhi pronto all'aggressione,

gli disse:” Spostati, brutto uccellaccio!”.”se volete vedere o udire-ricominciò il dannato impaurito-Toscani o

italiani del Nord, li farò arrivare. Ma i Malebranche stiano un po' in disparte, cosicché i dannati non temano

le loro ritorsioni. E io, stando proprio in questo punto, da solo chiamerò sette compagni di pena con un

fischio, come è nostro uso fare quando qualcuno mette fuori la testa dalla pece”.

Vv106-111

A queste parole Cagnazzo sollevò il muso scrollando la testa, e disse:” Senti che furbizia ha escogitato

per rituffarsi nel fosso!”. Perciò il peccatore, che possedeva espedienti in abbondanza:” Sono davvero troppo

astuto- replicò- dato che, con la mia malizia, procuro ai miei compagni un tormento Maggiore”.

Appunti di Rosy Vitale


PAGINE

68

PESO

147.60 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zizippy90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Maffei Giovanni.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura italiana

Le origini della letteratura (Situazione Politica, le prime scritture in volgare, lingua d'oc e d'oil, i ritmi, poesia goliardica, Andrea Cappellano e accenni lett. franco-veneta)
Appunto
Letteratura italiana - Parini, Beccaria, Foscolo - Appunti
Appunto
Letteratura Italiana 2
Appunto
Tesi: Sommersi e salvati immagini del popolo nel secondo Ottocento: Zola e Verga
Tesi