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L'Inferno

Suddivisione dell'Inferno

1° girone: LIMBO :Bambini non battezzati e Spiriti Magni (grandi uomini pagani);

2° girone: LUSSURIOSI

3° girone: GOLOSI Peccati per incontinenza

4° girone: AVARI e PRODIGHI

5° girone: IRACONDI e ACIDIOSI

Città di Dite (Inferno più basso)

6° girone: ERETICI

7° girone: VIOLENTI Peccati per Matta Bestialitade o

8° girone: TRADITORI di chi non si fidava di loro per malizia

9° girone: TRADITORI di chi si fidava di loro

Riassunto dei Canti

Canto I Proemio generale

Dante a 35 anni si ritrova dominato dal peccato (in una selva oscura); uscendone intravede un colle

illuminato dalla salvezza eterna, da Dio, ma difeso da tre fiere che lo respingono:

_ La Lonza: che rappresenta la lussuria o la frode e l'inganno;

_ La Lupa: che incarna l'avarizia;

_ Il Leone: che simboleggia la superbia o la violenza.

In suo aiuto giunge Virgilio (maestro e guida) che assume il valore simbolico della ragione; aiuterà

Dante ad attraversare l'Inferno e il Purgatorio.

Virgilio comunica anche a Dante che per raggiungere la cima del colle dovrà attraversare i tre regni

dell'oltretomba.

L'Inferno ha la forma di un cono rovesciato e Dante lo colloca sotto Gerusalemme; vi si trovano le

anime dannate suddivise in vari gironi e appena fuori delle sue porte vi è un settore (Antinferno) in

cui vi sono gli Ignavi, cioè coloro che in vita non operarono mai una scelta responsabile o preso una

decisione.

Canto II Proemio dell'Inferno

All'inizio di questo canto Dante esprime i propri dubbi e le proprie perplessità perché teme di non

essere all'altezza del viaggio che Virgilio gli ha prospettato.

Lui crede che percorrere i regni dell'oltretomba quando si è ancora in vita vada contro a ciò che da

Dio è consentito; solo a due individui è stato permesso in passato di effettuare questo viaggio, cioè

Enea e San Paolo.

Al primo fu concesso di entrare nell'oltretomba perché fu qui che incontrò il defunto padre Anchise

il quale lo informò che avrebbe dovuto fondare una città grande e potente per imporre la pace e

l'ordine, città che sarebbe poi divenuta la sede del Pontefice.

A San Paolo, invece, fu concesso di entrare perché trovasse la forza necessaria a predicare la parola

di Dio e a promuovere la fede cristiana.

Virgilio allora rincuora Dante dicendogli che il suo viaggio è stato voluto dalla Madonna che

impietosita dal suo stato (come detto nel canto I) ha sollecitato Santa Lucia a fare leva su Beatrice

perché convincesse Virgilio a soccorrere Dante.

Canto III Vestibolo dell'Inferno

I due poeti sono davanti alla porta dell'Inferno, dove Dante legge una terribile iscrizione che,

dichiarando l'eternità del luogo, ammonisce chi entra a lasciare ogni speranza.

Queste parole turbano il poeta, ma Virgilio lo rinfranca esortandolo a lasciare ogni dubbio e ogni

viltà e, presolo per mano, lo introduce nel Regno dei morti.

Appena entrato nell'inferno, Dante rimane colpito da sospiri e lamenti strazianti che provocano in

lui un forte pianto; chiesto a Virgilio chi siano quelle anime che si lamentano in tale modo,

apprende che sono quelle dei pusillanimi (o ignavi) respinti dallo stesso Inferno per la loro vita

senza scopo.

A questi sono mischiati gli Angeli che durante la lotta tra Dio e Lucifero non si schierarono

attendendone l'esito.

Virgilio sdegnosamente invita il poeta a passare oltre, Dante vede tra quelle anime "colui che fece il

gran rifiuto" cioè Celestino V (che abdicò dalla propria carica di Pontefice) e passa senza neppure

nominarlo.

CONTRAPPASSO: queste anime sono costrette a correre eternamente dietro ad un'insegna, punti

da vespe e mosconi mentre il sangue che riga il loro volto e le lacrime cadono

a terra e sono raccolti da schifosi vermi.

Dante guardando oltre vede una distesa sterminata di anime che attendono sulla riva di un fiume

desiderose di passare dall'altra parte; il poeta chiede spiegazioni a Virgilio che però rinvia la

risposta a quando saranno anche loro in riva al fiume chiamato Acheronte.

Improvvisamente appare sul fiume una barca condotta dal demonio Caronte che minaccia le anime

in attesa e dice ai due di tornare indietro perché da lì non potranno passare, ma Virgilio invita

duramente questi a non crucciarsi perché il viaggio di Dante è voluto da Dio.

Caronte intanto ha caricato le anime in attesa sulla propria barca ma già sulla riva se ne è radunata

un'altra schiera.

Virgilio allora spiega a Dante che per l'Acheronte non può passare anima che non sia dannata, ma

appena terminato questo discorso un bagliore improvviso squarcia le tenebre, preceduto da un

terremoto, che fa perdere i sensi a Dante.

Canto IV Cerchio I

Questo canto si apre con Dante che, risvegliatosi sulla riva opposta dell'Acheronte, vede Virgilio

pallido in viso e impaurito.

Virgilio gli spiega che la sua è solo pena perché stanno per entrare nel limbo, il luogo in cui il poeta

stesso è destinato a restare per l'eternità; qui, infatti, si trovano le anime di coloro che vissero prima

della nascita di Cristo e che non poterono perciò seguire la sua parola (in particolare gli Spiriti

Magni, cioè i grandi letterati pagani), ma che al contempo non commisero peccati al di fuori di

quello originale, così come i bambini che morirono prima di essere battezzati.

Non vi sono però gli spiriti degli antichi Ebrei che, dopo la sua morte terrena, furono prelevati da

Cristo e portati in Paradiso in quanto, pur essendo vissuti prima della sua nascita, credettero nel suo

avvento.

Nel limbo non si odono lamenti ma solo i sospiri di queste anime, sospese tra il desiderio di

contemplare Dio e la consapevolezza di non poterlo mai fare.

A Dante e Virgilio si fanno incontro quattro grandi poeti: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, i quali

accolgono nuovamente Virgilio tra loro e salutano Dante.

Insieme si dirigono verso una zona illuminata del limbo dove si trova un nobile castello; i sei

personaggi salgono su un poggio da dove Dante riconosce una serie di Spiriti Magni (latini, greci e

arabo-musulmani) cui tributa il suo omaggio.

Alla fine del canto, Dante e Virgilio devono riprendere il cammino approdando al secondo cerchio,

dove Dante incontrerà i lussuriosi.

Canto V Cerchio II

I due poeti giunti nel secondo cerchio incontrano, sull'entrata, Minòs il giudice infernale che ringhia

orribilmente e giudica i dannati attorcigliando la coda attorno al corpo tante volte quanti sono i

cerchi che i dannati dovranno scendere per giungere nel luogo della loro eterna punizione.

Minosse interrompe il suo giudizio per avvertire Dante di non procedere con così tanta sicurezza

perché la facilità con cui è avanzato finora potrebbero trarlo in inganno visto che il resto del viaggio

non sarà così agevole.

Ma Virgilio con le stesse parole usate con Caronte invita Minosse a non ostacolare un viaggio

voluto dal cielo.

Oltrepassato Minòs Dante è colpito dalle grida dei dannati percossi e rivoltati di qua e di la da una

bufera fragorosa che li travolge; il poeta paragona il loro vagare in balia della tempesta al volo degli

stornelli.

CONTRAPPASSO: sono destinati a vagare per l'eternità in balia del vento, come in vita agirono

seguendo ciecamente il proprio istinto, senza riuscire a far prevalere la

propria ragione.

La sua attenzione viene però catturata da una schiera di anime che volano in fila e ne chiede ragione

a Virgilio.

Questi accontenta Dante e nomina alcune di queste anime che procedono una dietro all'altra:

Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena, Achille, Paride, Tristano e tante altre anime di antiche

eroine e cavalieri nei confronti dei quali Dante, a solo sentirne il nome, prova una profonda pietà,

restando "quasi smarrito", pur senza assolverle o giustificarle.

L'attenzione di Dante viene poi catturata da due anime che stranamente volano accoppiate, a cui

chiede di poter parlare.

Virgilio gli consiglia di chiedere a queste due anime di avvicinarsi invocando l'amore che ancora le

unisce: queste sono Paolo Malatesta e Francesca da Polenta che per essersi innamorati l'uno

dell'altra furono trucidati dal marito di lei e fratello di lui.

Francesca commossa dalla pietà che Dante ha dimostrato nei suoi confronti rievoca la propria

vicenda facendo emergere un'immagine di Amore come forza inarrestabile che li ha presi e condotti

alla morte; mentre la giovane parla Paolo piange e singhiozza, così che Dante vinto dall'emozione

perde i sensi.

Canto VI Cerchio III

Ripresi i sensi il poeta si ritrova nel III cerchio, dove una pioggia continua, formata di acqua

sudicia, neve e grandine, flagella in eterno i peccatori formando una puzzolente fanghiglia in cui

essi stanno sdraiati.

CONTRAPPASSO: In vita fecero del cibo una sorta di divinità, degradati dalla loro ingordigia

quasi ad animali, ed è proprio come animali che sono costretti a giacere

immersi nel fango per l'eternità.

Il custode di questo cerchio è Cerbero, orribile mostro dalle tre facce, dalle mani d'uomo e dal corpo

di animale, che latra con tre gole canine; questi graffia e scuoia gli spiriti che urlano come cani.

Virgilio per placare Cerbero gli butta nelle gole affamate alcune manate di fango.

I due procedono camminando sopra le anime dannate, ma ad un certo punto una si solleva invitando

Dante a riconoscerlo, ma vedendo che il poeta non riesce a farlo, si rivela come il fiorentino Ciacco,

che qui si trova "per la dannosa colpa de la gola".

Dante pone a Ciacco (che come tutte le anime può ricordare il passato e vedere il futuro ma non

conoscere il presente) tre quesiti:

_ A che punto giungeranno le discordie tra fiorentini?

_ In Firenze vi sono ancora persone giuste, non colpevoli?

_ Quali sono le cause che hanno portato alla lotta civile?

Ciacco profetizza gli avvenimenti della città dopo il 1300: la lotta violenta tra la fazione dei Guelfi

di parte Bianca e quella dei Guelfi di parte Nera che in un primo tempo vedrà prevalere i primi, ma

che alla fine darà il controllo della città ai secondi anche grazie all'intervento di Bonifacio VIII.

Dice poi che i giusti in Firenze sono appena due (forse Guido Cavalcanti e Dante stesso) e che le

cause delle lotte tra concittadini sono state l'invidia, la superbia e l'avarizia.

Dante chiede ancora, se alcuni personaggi della generazione a lui precedente si siano salvati o siano

stati dannati; Ciacco gli risponde che sono stati tutti dannati e scaraventati in parti più basse

dell'inferno, e che lui potrà incontrarli procedendo nel suo viaggio.

Prima di rigettarsi nel fango Ciacco chiede infine a Dante di ricordare ai vivi la su figura affinché

possa sopravvivere nella loro memoria.

Il canto si conclude con una digressione di Virgilio sul Giudizio Universale, mentre i due giungono

dinanzi al demonio Pluto, colui che è a guardia del IV cerchio.

Canto VII Cerchio IV e V

Dante e Virgilio giungono nel IV cerchio occupato da coloro che non seppero amministrare con

senso della misura il denaro: i Prodighi e gli Avari.

Distinti in due schiere, sono costretti a spingere dei macigni con il petto procedendo in direzioni

opposte a semicerchio e, giunti alla fine del cerchio a loro destinato, si scambiano delle accuse e

ricominciano al contrario.

CONTRAPPASSO: sono costretti a compiere per l'eternità uno sforzo completamente inutile,

come inutile fu in vita accumulare o sperperare denaro.


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DETTAGLI
Esame: Italiano
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Tateo Francesco.

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