Lezione 1 Cosa studia l’antropologia
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L’antropologia (dal greco “uomo”/”logos=discorso”= “scienza sull’uomo”) è lo studio dei fatti umani,
attraverso indagini che si svolgono
nello spazio, esplorando popoli molto diversi
● nel tempo, alla ricerca dei nostri antenati e delle nostre origini.
●
Si può fare una distinzione tra
antropologia fisica: disciplina naturalistica che studia l’uomo come essere biologico
● antropologia culturale: disciplina umanistica che studia l’uomo come produttore di cultura,
● come "animale culturale".
Studia la quotidianità: le diverse identità e i tratti culturali degli individui.
A tal proposito si può parlare di demologia: studio delle tradizioni popolari (ex. in
Italia, fino agli anni ‘70 gli studi si concentrano sulla vita contadina, di cui si ricerca
l’autenticità).
Inizialmente gli antropologi non conducono studi sul campo, bensì vengono chiamati “armchair”:
antropologi da poltrona (/da tavolino), perché i loro studi si basano prevalentemente su resoconti di
terzi.
Questo atteggiamento verrà superato da Bronislaw Kasper Malinowski, che non ritiene oggettivo
uno studio basato su documenti che presentano il punto di vista di chi li ha redatti.
Tali documenti sono caratterizzati da
pregiudizi
● etnocentrismo ( ogni popolazione crede se stessa al centro) che spesso è una vera
● →
e propria forma di razzismo ( l’Altro è inferiore, da colonizzare).
→
Questa disciplina nasce tra il XIX e il XX Secolo, ma possiamo considerarne precursori (1500-1700)
Jean de Levy (studia la popolazione dei Tupi)
● Michel de Montaigne
● Joseph-Francois Lafitau
● Jean-Jaques Rousseau (che consiglia di viaggiare per conoscere e studiare altri popoli)
● ma i primi veri e propri antropologi (anche se da poltrona) sono
James Frazer
● Edward B. Tylor.
●
James Frazer (usa un metodo pensato come un’analisi comparativa) concentra i suoi studi sulla
magia e sulla religione (sistemi prescientifici di conoscenza).
Essendo lui figlio dell’Evoluzionismo applica i concetti di tale corrente alla magia e alla religione, che
reputa antitetiche: la magia compare in un momento precedente all’arrivo dell’uomo al concetto di
religione.
Questa idea evoluzionistica (e razzista) viene messa in discussione dall’antropologa contemporanea
Mary Douglas, che ricorre allo schema triadico della filosofia hegeliana:
tesi religione
● →
antitesi magia
● →
sintesi scienza (libera dalle catene della superstizione e della magia).
● →
Approfondimento di letteratura antropologica
“Lo Studio dell’uomo”-Linton
“morale” del brano una cultura è frutto di contaminazione (di altre culture)
→
Lui può anche essere stato fatto al 100% americano, ma tutto il suo sistema culturale non lo è ←
→ 1
Lezione 2 E. B. Tylor - La religione e il concetto di cultura
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Edward B. Tylor, nel suo importante testo “Primitive Culture” (1871), indica 3 stadi dell’evoluzione
sociale stadi evolutivi della religione:
→
animismo (+fase animista-feticista)
● politeismo (ex. quello romano e greco società pre-moderne)
● →
monoteismo (Civiltà bianca e cristiana)
● Da selvaggi a barbari a civili.
cultura “la cultura [...], intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che
→
include la conoscenza morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita
dall’uomo come membro di una società.”
Con il termine “cultura” solitamente si intende l’insieme delle conoscenze che contribuiscono alla
formazione della personalità di un individuo, ma, antropologicamente parlando, si fa riferimento
all’insieme delle pratiche materiali e delle conoscenze che caratterizzano una società o un gruppo
sociale. Ciò è stato affermato per la prima volta da Tylor, sempre nel testo “Primitive Culture”.
Tale concetto è però intriso di colonialismo britannico (periodo Età Vittoriana),
→
che giustifica una presunta superiorità bianca e inglese sulle altre popolazioni del
mondo, definite “primitive” (perché ancora non hanno raggiunto l’ultimo stadio
evolutivo della religione monoteismo).
→
Per dimostrare e giustificare tale superiorità, l’antropologo inserisce nella sua
definizione parole e concetti eminentemente occidentali (morale, diritto…).
C’è però da aggiungere che questo concetto di cultura è un tipo di categoria statica non c’è
→
relazione tra culture cosiddette “superiori” e culture cosiddette “inferiori”. 2
Lezione 3 Charles Darwin: l’evoluzione della specie e il darwinismo sociale
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Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 i predecessori di Darwin, con dubbi ed errori, capiscono che
l’uomo è frutto di un’evoluzione.
Si sta facendo riferimento a
Jean-Baptiste de Lamarck, che sviluppa la teoria del “lamarchismo”, secondo cui la modifica
● dell’organismo avviene attraverso l’adattamento all’ambiente (ciò che non viene utilizzato si
indebolisce, ciò che viene molto utilizzato si potenzia).
George L. Chretien Cuvier, che elabora la “teoria delle catastrofi naturali”, secondo cui la
● Terra è stata colpita da catastrofi naturali, che hanno portato all’estinzione di varie specie e
quelle che popolano attualmente la Terra sono quelle sopravvissute.
Charles Robert Darwin, dopo aver condotto a lungo degli studi nelle Isole Galapagos, pubblica il
testo “L’evoluzione della specie” (1859), in cui espone una sua teoria rivoluzionaria, che si distacca
da quella creazionista l’uomo è frutto di un’evoluzione dovuta
→ al caso
● all’ambiente
● alla capacità di adattamento.
●
L’evoluzione umana è dovuta al mutamento del patrimonio genetico, ovvero al cambiamento
del genotipo (patrimonio genetico ereditario)
● del fenotipo (espressione del genotipo in risposta all’ambiente)
●
Uno stravolgimento del pensiero di Darwin porta alla corrente del darwinismo sociale, secondo
→
cui si può fare una distinzione tra razze “superiori” e “inferiori”, dal punto di vista sia fisico sia
psicologico. Inoltre solo gli individui più forti “vincono” nella selezione naturale, ma dato che non
tutti i bianchi sono uguali non tutti sono “i più forti”, quindi a vincere sono i ricchi.
Il massimo esponente di questa corrente è Lewis Henry Morgan, che pubblica il testo “La
scienza antica” (1877), in cui divide le epoche in periodi etnici:
selvaggio
● barbaro
● civilizzato
●
che si dividono a loro volta in sottoperiodi:
inferiore
● intermedio
● superiore.
●
Le scoperte moderne nel campo della genetica, prime fra tutte quelle del genetista italiano Luigi
Luca Cavalli Sforza, hanno dimostrato che l’umanità è una e che le teorie scientifiche e sociali su
primitivi e civilizzati sono frutto del pensiero razzista del XIX Secolo. 3
Lezione 4 Colonialismo: Africa, Asia, Americhe - Razza, razzismo biologico
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Tra il XIX e il XX Secolo (‘800 e ‘900) le potenze europee cominciano a spartirsi l’Africa e il resto del
mondo, ma anche in Giappone ci sono mire espansionistiche da parte dell’imperatore Mutsuito, che
assume il nome dinastico Meiji, traducibile con “governo illuminato”.
Si parla a tal proposito di colonialismo direttiva di politica estera mirante
→
all’accaparramento di territori oltremare ricchi di materie prime e manodopera; parliamo
quindi di uno sfruttamento definibile come una rapina e un tipo di violenza assoluta da parte
delle nazioni europee.
Tendenzialmente si ritiene che dopo la “conquista dell’America” (1492) definita in questo modo
dall’antropologo bulgaro Tzvetan Todorov (secondo cui non si può parlare di una vera e propria
scoperta), si possa cominciare a parlare di sfruttamento delle popolazioni altre da parte degli
europei.
Un grande esempio dello sfruttamento delle regioni extraeuropee (Asia, Americhe e Africa)
da parte dei governi e delle compagnie commerciali (ex. Compagnia delle Indie Orientali) è il
Congo belga, possedimento del Re del Belgio Leopoldo II (che, sostanzialmente, lo utilizza
come tenuta di caccia personale).
Il razzismo è l’insieme delle teorie che giustificano pratiche di discriminazione di un gruppo
considerato “inferiore” da un gruppo che si reputa “superiore” ed è fondato sul concetto non
scientifico di razza che, nel corso della storia, subisce un’evoluzione e può quindi essere considerato
dinamico.
Già nel 1500, dopo varie conquiste (in Spagna e nelle Americhe) si instaura un rapporto di egemonia
tra popoli bianchi ed europei, che si reputano portatori della sola, unica e vera Civiltà e Religione
(Cattolica) e le popolazioni altre (soprattutto in Africa e nelle Americhe).
Si pensava che le popolazioni altre fossero destinate a essere conquistate perché praticavano i
sacrifici umani, il cannibalismo e la sodomia.
A tal proposito gli spagnoli mandano una lettera a Papa Paolo III Farnese, per chiedere se gli
Indios siano esseri umani e quindi destinati alla salvezza oppure come animali e quindi privi
di anima.
Il 2 giugno 1537 il Papa emana una Bolla, la “Veritas Ipsa”, meglio nota come “Sublimis
Deus”, in cui sottolinea che gli abitanti delle Americhe sono esseri umani e non “animali
muti” dato che tutti gli uomini sono rispettabili in quanto tutti sono capaci di essere
→
istruiti nelle fede.
Bartolomeo de las Casas (vescovo domenicano) difende gli Indios contro le angherie dei
● conquistadores e dalle teorie razziste sullo schiavismo.
Bernardo de Sahagun (frate francescano) cerca di prendere le parti degli Indios attraverso il
● testo “Historia general de las cosas de Nueva España" (Neuva España→ Messico).
Tra il XIX e il XX Secolo il razzismo diviene biologico e viene teorizzato da Joseph-Arthur De
Gobineau, che scrive il “Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane” (1856), in cui afferma i
concetti fondamentali del razzismo:
la suddivisione dell’umanità in razze
● l’esistenza di una gerarchia delle razze, al cui apice è posta quella caucasica
● il rifiuto del mescolamento razziale.
● 4
Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 si sviluppa una teoria razzista l’eugenetica (“buona vita”)
→ →
disciplina che si prefigge di favorire e sviluppare le qualità innate di una razza, giovandosi
delle leggi e dell’ereditarietà genetica.
È possibile fare una distinzione tra
eugenetica positiva volta a promuovere la riproduzione dei soggetti socialmente
● →
desiderabili
eugenetica negativa volta a prevenire la nascita di soggetti indesiderabili
● →
(infanticidio/aborto).
A partire dagli anni ‘50 del ‘900 si può cominciare a parlare di un altro tipo di
eugenetica negativa, che vede un approccio del tutto diverso, volto alla possibilità di
trattamento delle malattie ereditarie attraverso l’ingegneria genetica.
Il Nazismo può essere considerato come l’emblema della teoria eugenetica.
Le basi del genocidio di diversi gruppi sono riconducibili all’idea che l’uomo tedesco e
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ariano sia l’essere superiore.
Il Nazismo (vera e propria religione laica della Germania hitleriana) prende in prestito teorie
sulle migrazioni passate di gruppi indoeuropei di nome “Aria” (provenienti dal Nord India, tra
il 3000 e il 2000 a.C.), da qui “razza ariana”, che si pensava
essere biondi, alti e con gli occhi azzurri (cosa impossibile per l’adattamento delle
● popolazioni dell’India)
avere colonizzato l’Europa
● essere gli antenati della “razza tedesca ariana”.
●
Appunti video “Aktion T4 - Vite indegne di essere vissute”
https://www.youtube.com/watch?v=J9Nwu1P8vGg
Il primo genocidio compiuto nella Germania nazista è quello dei diversamente abili e dei ricoverati negli
istituti psichiatrici, le cui vite sono considerate “indegne di essere vissute” e addirittura pericolose perché
potrebbero contaminare la purezza della razza ariana, motivo per cui queste persone non devono riprodursi e
vengono, in un primo momento, sterilizzate.
A partire dall’ottobre del 1939, grazie a Hitler, i medici dispongono di maggiori libertà e autorità e si passa
all’eliminazione degli “imperfetti”, che avviene in una villa di Berlino, nell’operazione dal nome in codice
“Aktion T4”, in cui la lettera “T” indica l’iniziale della via e il “4” il numero civico.
Lo sterminio viene eseguito nei sotterranei della villa, con docce da cui non esce acqua ma monossido
di carbonio, parliamo quindi già delle famose camere a gas e dei forni crematori, più noti nel più ampio
contesto dei campi di sterminio. 5
Lezione 5 Lombroso e l’uomo criminale
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Cesare Lombroso si dedica a molte ricerche nell’ambito della medicina sociale, ma è ricordato
soprattutto come esponente italiano dell’antropologia criminale, ambito in cui si dedica perlopiù
a ricerche sulla psichiatria criminale, con l’intento di individuare quegli elementi fisici e psichici
che permettono di identificare i criminali (tesi espressa nei libri “La donna delinquente, la
prostituta e la donna normale” e “L’uomo delinquente”).
Lombroso ritiene che il criminale e la criminalità siano una forma patologica dell’uomo e la sua
teoria prende il nome di “atavismo” comparsa in un individuo di caratteristiche somatiche o
→
psichiche non presenti negli ascendenti prossimi e interpretate come un ritorno a condizioni che
esistevano negli antenati.
Arriva a tale teoria dopo aver condotto degli studi sul cadavere del brigante calabrese
Villella (nel 1870), nel quale scopre una fossetta alla base del cranio (situata tra le fossette
che accolgono il lobo destro e il lobo sinistro del cervello).
Il suo errore sta nel ritenere questa caratteristica fisica un tratto distintivo dei criminali
(nel tempo si è poi riusciti a capire che non esiste una componente fisica/genetica che
indichi senza dubbio chi è criminale e chi no).
Lo stesso ragionamento “scientifico”, sbagliato, perché basato un singolo caso, è quello
che hanno fatto i no vax un medico americano ha pubblicato un articolo scientifico in
→
cui mette in relazione l’emissione di un vaccino per bambini molto piccoli (2/3 anni) e
l’arrivo di una malattia degenerativa che emerge sempre a quell’età. Si tratta però di un
modo falso di fare scienza perché si mettono in relazione due variabili indipendenti
(Lombroso fa la stessa cosa).
(Bisogna però riconoscere a Lombroso il merito di aver cercato di migliorare le condizioni dei
detenuti dei penitenziari e degli utenti degli istituti psichiatrici)
Pauline Tarnowski (nel 1889) pubblica il 1° studio sulla delinquenza femminile, al quale
Lombroso si ispira per il trattato “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale”
(1893), che pubblica con Guglielmo Ferrero (scienziato veronese) con cui avviene uno scambio di
documenti, di cui soprattutto fotografie di donne criminali russe e di uomini tatuati.
Lombroso individua nel tatuaggio (pratica che tra l’800 e il ‘900 si diffonde soprattutto in
ambito carcerario) una prova della primitività del delinquente: viene considerato un
tratto atavico, in quanto rimanda a popolazioni dell’emisfero australe, come gli aborigeni
e i maori.
Ricapitolando secondo Lombroso si può capire chi è un criminale nato da alcune caratteristiche fisiche:
la dimensione del cranio (antropometria=Lo studio statistico dei caratteri misurabili del corpo
● umano)
la presenza di una terza fossetta situata tra quelle che accolgono i due lobi del cervello
● la presenza di tatuaggi.
●
Appunti video “Il cranio della discordia nel museo di Lombroso dell’Università di Torino”
https://www.youtube.com/watch?v=kt4RA6qgJ7Q&ab_channel=UniToNews
Nel museo di antropologia criminale di Torino è presente una vasta collezione craniologica, di cui fa parte il
cranio del brigante Villella. Il comune di origine di Villella rivuole tale cranio che è quindi oggetto di una
controversia con l’Università (/il museo) di Torino.
Il museo però espone tale reperto secondo la legge e per di più con uno scopo morale: dimostrare che
l’atavismo è una teoria ormai superata (e non per diffonderla in quanto corretta). Ciò è importante perché
dimostra anche come la scienza non sia sicura al 100% e che procede secondo errori ed è per questo che
continui studi e ricerche sono importanti per il progresso scientifico. 6
Lezione 6 Razzismo italiano - Il Manifesto della Razza italiano e le leggi razziali del 1938
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Il 14 luglio 1938 su “Il Giornale d’Italia” viene pubblicato il “Manifesto della Razza italiano”,
premessa e forma primordiale delle leggi razziali del novembre dello stesso anno, pubblicato
anche, il 5 agosto 1938, nella rivista “La difesa della razza”, il cui caporedattore è Lidio Cipriani,
antropologo fisico, redattore e firmatario del manifesto (la rivista in questione è il principale
strumento antisemita del regime fascista, destinato a
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DIscipline demoetnoantropologiche
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