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Di Lena Gaia - Discipline demoetnoantropologiche

Lezione 1 - Cosa studia l'antropologia

Antropologia (dal greco "anthropos" ovvero uomo, e "logos" ovvero discorso, dissertazione), studia i fatti umani sotto l'aspetto culturale. L'antropologia, quindi, studia l'uomo nella sua quotidianità, cercando di sviluppare la relazione tra comunità, ambiente ed essere umano. Studia le diverse identità e i tratti culturali degli individui. Lo studia nei suoi riti pubblici e privati, sul posto di lavoro come ospedali, fabbriche o luoghi di aggregazione. L'antropologia, quindi, studia l'uomo come "animale culturale".

Agli inizi della disciplina, XIX secolo, gli antropologi erano studiosi che non andavano sul campo a recuperare le notizie e le informazioni ma restavano nel proprio studio, nella loro città e attendevano i report di chi era nelle colonie o viaggiava: evangelizzatori quindi preti e frati cattolici o pastori protestanti, soldati, commercianti e responsabili governativi nelle colonie. Venivano chiamati antropologi armchair, ovvero antropologi da poltrona proprio perché non si muovevano dal loro ufficio. Questo atteggiamento rappresenta un limite dell'antropologia come disciplina, e sarà superato da Malinowski. Il motivo è semplice: si leggevano documenti e diari già con il punto di vista di chi li aveva redatti e quindi privi di oggettività. Non solo, il pregiudizio e l'etnocentrismo, in molti casi vero e proprio razzismo, permeava la società della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Questo portava a un punto di vista che metteva al centro la cultura bianca europea dominante, etnocentrica e razzista, ritenendo l'Altro, che sia esso africano, asiatico o ameridiano (abitante delle Americhe) inferiore, da colonizzare, subalterno.

Se la disciplina vera e propria nasce tra XIX e XX secolo possiamo ritenere padri nobili dell'antropologia, ovvero intellettuali che hanno scritto tra il 1500 e il 1700 resoconti che possiamo definire etnografici, che parlano e provano ad analizzare e descrivere una certa cultura, Jean de Lévy, che nel 1578 scrisse un resoconto sui Tupi, popolazione del Brasile; Michel de Montaigne (1533-1592); Joseph-Francois Lafiteau (1681-1746) che nel 1724 pubblicò "I Costumi dei selvaggi americani con quelli dei tempi più antichi", nel testo si prendono in esame usi e costumi della Nazione Indiana degli Uroni e della Nazione Indiana degli Irochesi nella zona dei grandi laghi nordamericani, tra le zone che attualmente sono del Canada e degli Stati Uniti; Jean-Jaques Rousseau (172-1778) che consigliava ai suoi amici e colleghi di viaggiare e vedere con i propri occhi le culture altre prima di gettarsi in speculazioni filosofiche povere di contenuti e piene di pregiudizi.

I primi "antropologi" che si occuparono di elaborare approfondite analisi sugli usi, costumi e pratiche culturali e religiose delle popolazioni altre furono Sir. James Frazer (1854-1941) e Sir. Edward B. Tylor (1832-1917). Sir. Frazer pensa il suo metodo di disamina antropologica come un tipo di analisi comparata. Figlio anche lui dell'evoluzionismo e del periodo vittoriano e coloniale, ritiene i fenomeni religiosi, dei popoli primitivi, retaggio, attestazione e analogia con un tipo di mentalità primitiva nell'ambito della religione e del complesso sistema di operatività nel reale, chiamata magia. Utilizza un ampio corpus di ricerche, infatti prende in esame più popolazioni e le mette in comparazione, e sistematizza la concezione che la religione e la magia sono antitetiche: la magia compare in un momento precedente all'arrivo dell'uomo al concetto di religione. Prima magia poi religione.

Mary Douglas, antropologa contemporanea, si avvale dello schema della filosofia hegeliana per spiegare la differenziazione, e per fare una feroce critica al pensiero occidentale etnocentrico e razzista, tra magia (tesi), religione (antitesi) e scienza (sintesi). Per gli occidentali le popolazioni primitive erano pervase da un tipo di religione, Animismo o Politeismo (Tesi) e in alcuni casi al sopraggiungere di momenti di crisi non spiegabili e controllabili azionavano il dispositivo magico, la magia (Antitesi). In contrapposizione c'era l'Occidente civilizzato, portatore della Vera e Unica Civiltà e Religione (Cristiana) e che spiegava le ragioni del mondo attraverso il pensiero scientista (Scienza – uguale – Sintesi) e che si era "liberato" delle catene della superstizione e quindi della magia.

Lezione 2 - E.B. Taylor: La religione e il concetto di cultura

Sir. Edward B. Tylor nel suo testo: "Primitive Culture" (1871), indicò tre differenti stadi dell'evoluzione sociale che vanno letti come diversi step evolutivi della religione: dal primo stadio, animismo e politeismo, si arriva a un secondo più evoluto, e infine al monoteismo, lo step più alto ed evoluto del concetto di religione. Sempre in "Primitive Culture" (1871) formulò il suo concetto di cultura, ovvero: "la cultura […] intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società.”

È un concetto intriso di colonialismo britannico, siamo in piena epoca vittoriana, che giustifica una superiorità bianca e inglese sulle altre popolazioni del mondo definite "primitive", proprio perché "bloccate", secondo Tylor e i suoi successori, in una fase precedente a quella della "vera" cultura ovvero quella occidentale, e della "vera" religione quella monoteista ed evidentemente cristiana. Nel suo concetto di cultura si notano parole e concetti principalmente occidentali come: il morale, diritto o il costume, categorie che denotano da parte dello studioso inglese uno sguardo verso sé stesso e la sua appartenenza e, dall'altra parte, una giustificazione alla presunta superiorità bianca e la possibilità che altre culture siano regredite, o possano regredire ad uno stadio inferiore da uno superiore.

E. B. Tylor è uno dei massimi esponenti dell'antropologia che ha come dettame l'evoluzione sociale della specie e di tipo unilineare. Da società meno sviluppate e primitive a civiltà più sviluppate definite complesse. Qui il suo concetto di cultura è un tipo di categoria statica, bloccata come fosse una scatola dove si inseriscono vari "oggetti", non c'è relazione tra culture cosiddette superiori, cultura occidentale e bianca, e quelle cosiddette inferiori, culture altre e "negre" o "rosse" o "gialle".

L'idea di evoluzione delle culture viene traslato dallo studioso britannico all'analisi delle religioni. Per Tylor la religione è il frutto di un continuo e costante sviluppo, che la porta da uno stadio iniziale: l'Animismo, ovvero la concezione che ogni oggetto, da una pianta ad una roccia, sia possessore di uno spirito interno. In seguito, nella scala evolutiva elaborata da Tylor, i gruppi umani hanno sviluppato il Culto degli Antenati e poi, sempre evolvendosi, il Feticismo. Ora in antropologia il feticismo non ha nessuna implicazione psicologica di tipo freudiano o junghiano, sia chiaro, per Feticismo intendiamo la traslitterazione portoghese, chiamato dai portoghesi nei loro viaggi nel XVI secolo in Africa e nella loro lingua Feitiço, che rappresenta uno spirito o una entità extra umana presente in un oggetto, che a volte ha forma antropomorfa, ed è carico, secondo i gruppi umani che lo venerano o lo utilizzano per i loro riti, di magia, ovvero energia per modificare la realtà, di potere e prestigio, per chi lo detiene e lo utilizza come un operatore rituale, chiamato dai portoghesi Feiticeiro, tradotto erroneamente con Stregone.

Questa prima fase, fino all'uso rituale del feticcio, è definita la fase animista-feticista delle credenze religiose dei gruppi umani. A questa segue una seconda fase, il Politeismo, pensiamo a quello romano e greco, considerate società pre-moderne, a differenza della precedente fase che per l'antropologia inglese era distinzione dei popoli primitivi, per poi arrivare alla civiltà con la C maiuscola, ovvero l'affermarsi del Monoteismo, la religione della vera e sola Civiltà, quella ovviamente per Tylor e per i suoi contemporanei bianca e cristiana.

Lezione 3 - Charles Darwin: L’evoluzione della specie e il darwinismo sociale

«Il viaggio sulla Beagle (nave) è stato di gran lunga l'avvenimento più importante della mia vita e quello che ha determinato tutta la mia carriera». - Charles Darwin

Tra la fine del 1700 e il 1800 i predecessori di Darwin, Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) e Georges L. Chretien Cuvier (1769-1832), arrivano, con dei dubbi e degli errori, a comprendere che l'uomo è frutto di una evoluzione. Lamarck svilupperà una teoria, chiamata appunto "Lamarckismo" che individua nella modifica degli organismi attraverso l'adattamento all'ambiente. Lamarck sostiene, anche, che l'uso o il non uso di un arto o organo porta, nelle generazioni successive, ad un indebolimento, o potenziamento se iper-utilizzato, e consequenziale sostituzione dell'arto o organo con un altro o al suo mantenimento rafforzato. Lo sbaglio teorico è nella concettualizzazione dei caratteri genetici acquisiti in una generazione.

Georges L. Chretien Cuvier riteneva, invece, che la terra avesse vissuto nei millenni diverse catastrofi naturali con l'eliminazione di numerose specie e che, quelle sopravvissute, sarebbero quelle che popolano attualmente la terra. La chiama "teoria delle catastrofi naturali".

Charles Robert Darwin (1809-1882) dopo un lavoro ventennale nelle Isole Galapagos pubblica, nel 1859, il testo: "L'origine della Specie". La sua teoria, rivoluzionaria per l'epoca (come avrebbe detto Thomas Kuhn, parliamo di rivoluzione nella scienza quando le teorie precedenti vengono completamente sovvertite con una nuova confutazione, ovvero con delle prove scientifiche che vanno a favore di quella nuova teoria), che si distacca dalla teoria creazionista che indicava le specie viventi, comprese l'uomo, come fisse, immobili nel tempo e quindi senza nessun cambiamento dall'inizio dei tempi.

L'uomo è il frutto di una evoluzione e, in questi passaggi da una generazione all'altra, le modificazioni presenti sui diversi individui nelle varie parti del pianeta sono dovute all'adattamento ai luoghi. L'evoluzione umana è data dal mutamento del patrimonio genetico, ovvero dal cambiamento del fenotipo e del genotipo.

Genotipo: Costituzione genetica, patrimonio ereditario di un individuo. Fenotipo: manifestazione fisica di un carattere. Interazioni fra geni e fattori ambientali possono esercitare un'influenza sulla determinazione del fenotipo.

In seguito, il pensiero di Charles Darwin sarà completamente stravolto fino a dire che nella selezione della specie, specialmente quella umana, esistono razze superiori e razze inferiori, che le razze superiori lo sono anche sotto l'aspetto psicologico e non solo fisico e, ancora, che solo gli individui più forti "vincono" nella selezione naturale. È ovvio che anche nella razza cosiddetta superiore per l'epoca, ovvero quella dalla pelle bianca, ci sia chi è all'apice della scala sociale e chi in fondo. I ricchi sono all'apice e i poveri rappresentano un tipo di gruppo pericoloso, ignorante, composto da criminali e come si diceva all'epoca "trogloditi" o "deficienti" e che solo con il supporto e l'aiuto dei ricchi potevano sopravvivere in questo mondo.

Il massimo esponente del darwinismo sociale è Lewis Henry Morgan (1818-1881). Nel 1877 pubblica: "La società antica". Il testo è alla base della teoria dell'evoluzione sociale dell'umanità. In esso lo studioso divide le epoche in Periodi Etnici, che rappresentano la condizione specifica e ben definita di una società in relazione alla propria vita. I Periodi Etnici erano così suddivisi: Selvaggio-Babaro-Civilizzato. Ognuno di questi periodi aveva tre sotto-periodi: Inferiore-Intermedio-Superiore. Si passa da un periodo da uno stato all'altro, da un sotto-periodo all'altro, superando dei momenti storici e per mezzo di acquisizioni scientifiche o scoperte tecnologiche. Le scoperte, moderne, nel campo della genetica, ricordiamo tra tutti il genetista italiano Cavalli Sforza hanno dimostrato, se mai ce ne fosse bisogno, che l'umanità è una e che le teorie scientifiche e sociali su primitivi e civilizzati sono del tutto frutto del pensiero razzista del secolo XIX.

Approfondimenti

L’Amblyrhynchus, specie notevole di lucertole, è limitato a questo arcipelago (Galapagos); vi sono due specie, che si rassomigliano fra loro nella forma generale, una è terragnola e l’altra acquatica. Queste due specie di Amblirinchi sono concordi fra loro, nella struttura generale, ed in molti costumi. Nessuno dei due possiede quei movimenti veloci che sono caratteristici dei generi Lacerta ed Iguana. Sono entrambi erbivori, nonostante il genere di vegetazione di cui si nutrono sia tanto differente. Il signor Bell ha dato il nome del genere per la brevità del muso; infatti la forma della bocca può quasi compararsi a quella della testuggine; si può quasi credere che questo sia seguito per adattarsi al loro nutrimento erbivoro. È un fatto interessantissimo trovare un genere bene caratterizzato, che ha le sue specie marine e terrestri, ed appartiene ad una parte così limitata del mondo. La specie acquatica è molto più notevole, perché è l’unica lucertola vivente che si nutra di prodotti vegetali marini. Come osservai prima, queste isole non si fanno notare tanto per il numero delle specie dei rettili, come per quello degli individui; quando pensiamo ai sentieri ben battuti, fatti da migliaia di tozze testuggini – alle tante tartarughe – alle tane dell’Amblirinco terrestre – ed ai gruppi delle specie marine che si scaldano al sole sulle coste scogliose di ogni isola – dobbiamo ammettere che non vi è nessuna parte del mondo ove quest’ordine sostituisca i mammiferi erbivori in un modo tanto straordinario.

Lezione 4 - Colonialismo: Africa, Asia, Americhe - Razza, razzismo biologico

Per colonialismo intendiamo, in epoca contemporanea, lo sfruttamento violento da parte delle nazioni europee sull'Africa, sull'Asia e sulle Americhe. Tendenzialmente si ritiene che dalla scoperta dell'America nel 1492, che l'antropologo di origine bulgara Tzvetan Todorov chiama "la conquista dell'America" (titolo anche del suo libro del 1982), si possa iniziare a parlare di sfruttamento delle popolazioni altre da parte delle Nazioni europee. È tra '800 e '900 che le potenze europee cominciano a spartirsi l'Africa e il resto del mondo regolando le regioni per zone di influenza.

Il concetto di razza

Il concetto di razza ha una evoluzione storica e rappresenta un tipo di categoria dinamica della storia umana. Già nel 1500 con la cacciata degli ebrei dalla Spagna e la conquista del Centro America da parte di Hernán Cortés, Francisco Pizarro conquisterà il Sud America e Hernando De Soto e Fernando Vázquez de Coronado il Nord America, si instaura un rapporto di egemonia tra popoli bianchi ed europei, che si considerano portatori della sola e unica e vera Civiltà e sola e unica e vera Religione (cattolica) e le popolazioni altre, principalmente in Africa e nelle Americhe. Si pensava che le popolazioni fossero destinate a essere conquistate perché praticavano i sacrifici umani, il cannibalismo e la sodomia. A questo punto fu inviata una lettera degli spagnoli a Papa Paolo III Farnese (Alessandro Farnese, 1468-1549, pontificato 1534-1549) per chiedere se gli Indios fossero esseri umani e quindi destinati alla salvezza o fossero come animali e quindi senza anima. Papa Paolo III emanerà una Bolla, la Veritas Ipsa conosciuta meglio come Sublimis Deus, 2 giugno 1537, dove sottolinea che gli abitanti delle Americhe sono esseri umani e non "Animali Muti" (muta animalia) e "Consideriamo gli stessi indiani come veri uomini, non solo capaci di ricevere la fede cristiana, ma come ci hanno informato, prontissimi ad accorrere alla stessa fede."

Va sottolineato che il Papa Farnese aveva il timore della mezza luna fertile, ovvero le popolazioni di religione musulmana del Medio Oriente che avanzavano e tendeva ad aumentare la popolazione di fede cristiana ma questo non riduce la grandezza di una posizione del genere e la volontà, di difendere gli Indios, difesa che vedrà diversi preti cattolici, ricordiamo il vescovo domenicano Bartolomeo de las Casas (1484-1566), vescovo del Chiapas, che difese gli indios contro le angherie dei conquistadores e soprattutto dalla ferocia delle teorie, chiaramente razziste, di Juan Ginés de Sepulveda (1490-1573) che riteneva giusto il trattamento quasi schiavista degli Indios. Altro missionario che prese a cuore la sorte degli indios e che scrisse buona parte delle loro storie fu il Frate Francescano Berbardino de Sahagun (1500-1590 circa). Il frate francescano studiò a Salamanca e arrivò in Messico nel 1529 dove insegnò teologia, si occupò di evangelizzare le masse Azteche e dove imparò anche la lingua nahuatl, la lingua degli Aztechi. La sua storia del Messico, che prendeva le parti degli Indios e attaccava frontalmente i conquistadores fu edito solo nel 1829 (Historia general de las cosas de Nueva España).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiadilena1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Discipline demoetnoantropologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Pesce Mario.
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