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principio della legalità;

principio della legittimità;

principio della imparzialità;

buon andamento (efficacia ed efficienza della P.A.);

trasparenza.

La violazione dei limiti stabiliti dall’art. 97 porta la P.A. a rispondere dei danni

causati ai cittadini e ne risponde il funzionario responsabile dell’atto illegittimo.

L ’ atti vi tà am m i ni strati va è PRO CED IMENTO che approda ad un A TTO

AMMINISTRATIVO. La legge 241/90 reca le regole generali per tutti i procedimenti

(principi generali).

i procedimenti iniziano d’ufficio o su impulso di parte;

fase istruttoria;

fase finale: adozione del provvedimento, che è un atto am. con contenuto decisorio.

Il procedimento ha:

avvio: la P.A. informa i destinatari che è iniziato il procedimento;

responsabile del procedimento;

ad ogni procedimento è garantita partecipazione ed accesso;

obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento;

obbligo di motivazione (che deve essere recata da ogni provvedimento);

il provvedimento può essere:

COLLEGIALE (delibere)

MONOCRATICO (ordinanza sindacale, decreto di esproprio)

RIFORMA BASSANINI:

funzioni di indirizzo: organi politici;

funzioni di gestione (sono l’attuazione delle funzioni di indirizzo): dirigenti

ATTO AMMINISTRATIVO: caratteri ed elementi

sono TIPICI;

EFFICACE ED ESECUTIVO (può essere eseguito dall’autorità che lo ha emanato);

AUTORITATIVO (la P.A. agisce in via autoritativa e non paritetica);

ha destinatari determinati o determinabili (permesso di costruire, piano regolatore);

LEGITTIMO: è esente da incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere (vizi

atti amministrativi). L’eccesso di potere è costituito da figure sintomatiche

dell’eccesso di potere che sono:

SVIAMENTO: si adotta il provvedimento per fare una cosa non prevista

dal provvedimento;

ILLOGICITÀ;

CONTRADDITTORIA.

Tutti questi vizi rendono l’atto annullabile. L’atto viene annullato dal

giudice amministrativo o dalla P.A. in “via di autotutela”;

MOTIVATO: non sono ammessi atti generali.

La P.A. si esprime anche tramite il SILENZIO SIGNIFICATIVO, che sta ad indicare

silenzio assenso, o silenzio rifiuto.

INERZIA

DIRITTO URBANISTICO

1865: primo tentativo di diritto urbanistico. È una legge con la quale si dava facoltà

ai Comuni a fare dei piani regolatori. Era orientata ai profili igienici sanitari degli

abitati;

1885: Legge di Napoli, che era in una condizione igienico – sanitaria precaria. Ha

introdotto l’espropriazione per pubblica utilità. L’indennizzo è pari al valore in denaro

più i fitti degli ultimi 1 anni, la somma diviso due. Questa formula matematica da’

al proprietario del bene la metà del valore

(valore venale + fitti 10 anni)/2

Legge urbanistica fondamentale 17/08/1942 n. 1150. il primo carattere di questa

legge è che è una legge che attiene non tanto al territorio ma alla città (perché c’era

la guerra e si doveva provvedere alla ricostruzione). È una legge che ha uno stampo

illuministico. Essa riguarda un:

LIVELLO SOVRACOMUNALE: perché i comuni sono molto piccoli, tranne qualche

eccezione. La legge urbanistica aveva previsto come livello sovracomunale il P.T.C.

(Piano Territoriale di Coordinamento) che viene emanato dalla Provincia. Un altro

Piano sovracomunale è il P.P.A.R. che è stato introdotto con una legge del 1985, e

viene emanato dalla Regione.

LIVELLO COMUNALE: ogni Comune è investito della facoltà di gestire il proprio

territorio in conformità con le indicazioni contenute nei Piani di livello

sovracomunale. Il PIANO REGOLATORE GENERALE riguarda tutto il territorio

comunale, e viene fatto solo dal Consiglio Comunale. Esso viene attuato dagli

STRUMENTI ATTUATIVI che sono:

Piano particolareggiato;

Piano di lottizzazione;

Piano di edilizia economica popolare (PEEP);

Piano di insediamenti produttivi (PIP).

La legge del ’42 prevedeva che solo chi costruiva nei centri abitati

doveva richiedere la concessione edilizia, al di fuori non serviva. Il

P.R.G. doveva essere attuato tramite il Piano Particolareggiato.

Il piano regolatore è un atto amministrativo emanato da enti ed organi della P.A.

(potere esecutivo). Viene emanato:

dal Comune tramite il Consiglio Comunale;

dalla Provincia tramite il Consiglio Provinciale composto dai consiglieri eletti dal

popolo (mentre nelle Marche tramite la Giunta provinciale, composta da persona

scelte dal Presidente della Provincia).

Esso è un atto amministrativo COMPLESSO e INEGUALE, perché richiede il

coinvolgimento di vari enti che sono legati al territorio tramite vari profili.

ATTO INEGUALE: perché il PRG esce e diventa efficace solo se viene emanato da

Comune e Provincia, due enti che hanno giurisdizione diversa in ambiti diversi (cioè

ciascun organo ha le sue competenze). Il PRG è nella competenza congiunta del

Comune e della Provincia, non si ha il PRG se uno di questi organi non da’ la propria

approvazione.

ATTO COMPLESSO: coinvolgimento di enti che hanno interessi e competenze nel

territorio (a.s.l., soprintendenza dei beni culturali, …). Il Comune deve coinvolgere

tutte le possibili autorità che hanno giurisdizione sul territorio per realizzare un PRG.

La legge del ’42 prevede che esso contenga (art. 7):

rete delle principali comunicazioni;

zone urbanistiche;

aree per uso pubblico e speciale;

aree per edifici pubblici;

vincoli da riservare in zone storiche;

norme per l’attuazione del piano.

ZONE URBANISTICHE: si deve dare un nome e una parte di territorio per specificare

la loro funzione e a quali attività tali zone saranno destinate:

zona A: centri storici (è protetta da una norma che vieta la demolizione e la

ristrutturazione. Ammette il risanamento architettonico ed igienico). Il centro storico

è una zona di pregio, cosa che non ha il centro abitato. Inoltre le costruzioni sono

più di 1/8 del territorio. Caratteristica di questo territorio è che ci sono le opere di

urbanizzazione, è un territorio già servito da strade, fognature, …;

zona B: centri abitati o zona di completamento;

zona C: zona di espansione. È la zona dove il Comune nella programmazione di

espansione prevede l’espansione dell’abitato che può essere totalmente edificata, o

edificata per meno di 1/8 del territorio. Tale zona è caratterizzata dall’assenza di

opere di urbanizzazione.

zona D: zona produttiva. Si intende una zona produttiva che comprende l’attività

industriale, agricola, commerciale, turistica, …

zona E: zone agricole. Zone destinate all’agricoltura che fungono da zone di

conservazione del territorio e zone dove si ha produzione.

zona F: zone per infrastrutture. Sono zone che hanno determinate caratteristiche e

che permettono la costruzione di infrastrutture.

Il PRG deve prevedere tutto il territorio, il quale ci offre grandi servizi che gli

amministratori ed i progettisti devono saper cogliere. Esso si fa cercando di

soddisfare le esigenze e di migliorare la qualità della vita.

NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE. Il PRG da’ linee generali di orientamento. Le

NTA sono una serie di articoli che dicono zona per zona cosa si può o non si può

fare. Maggiore espressione di potere del governo del territorio. Si tratta di norme di

dettaglio che ci dicono cosa si può fare nei limiti.

La DURATA del PRG è indeterminata. È un piano di programmazione che non ha

termine. Tutti i piani attuativi del PRG hanno durata di 10 anni, tranne il PEEP che

ha durata di 18 anni. Il PRG non scade mai perché da’ le linee generali di assetto

allo sviluppo. Gli strumenti per aggiornare la durata indeterminata del PRG sono:

formulare un nuovo PRG per sostituire quello precedente. Poiché tale operazione è

complessa e costosa, si utilizza spesso:

la variante. Si fa un variante parziale del PRG per sostituirne un pezzo.

I CONTENUTI del PRG sono elencati dall’art. 7 della legge del ’42, e possono essere

distinti in due grandi categorie:

COSTITUTIVO: il PRG stabilisce dove, come e quando edificare, perché su alcune

parti del territorio il Comune ha il potere di farlo. Con il PRG nel suo profilo

costitutivo il Comune acquista quel “carattere di proprietà” che senza piano

regolatore non avrebbe;

RICOGNITIVO: dove altri enti, o altre amministrazioni hanno posto dei vicoli, il

Comune non può fare altro che riconoscere questi vincoli, e quindi non può emanare

delle norme per quelle zone.

Gli ELABORATI del PRG si distinguono in due modi:

ELABORATI STATO DI FATTO: occorre fare una ricognizione delle cose esistenti, ed

una relazione. Prima di progettare uno deve dimostrare di aver compreso com’è lo

stato di fatto, tramite una relazione d un elaborato aereofotogrammetrico;

ELABORATI DI PROGETTO: relazione sugli obiettivi che il PRG si prefigge ed

elaborati con i progetti che si intendono realizzare.

PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL PRG

iniziativa del procedimento

nomina di un responsabile

creazione di una attività istruttoria

rilascio dell’autorizzazione / non viene rilasciata l’autorizzazione

Questo è lo schema generale che riguarda la formazione di tutti gli atti

amministrativi. I rifà a questo schema anche il procedimento di formazione del PRG.

Tutti i PRG, di qualsiasi Comune, devono seguire due fasi:

COMUNALE

PROVINCIALE

perché è un atto complesso e ineguale

Prima i COMUNI OBBLIGATI ad avere il PRG erano indicati in un elenco ministeriale,

mentre oggi tutti i Comuni devono avere il PRG.

Il procedimento di formazione inizia senza che vi siano domande: è un dovere del

Comune fare il PRG, anche in assenza di domande dei cittadini. È una INIZIATIVA

D’UFFICIO: il Comune è obbligato a farlo.

NOMINA DEI PROGETTISTI (architetti o ingegneri)

DETERMINAZIONE DEI CRITERI: il PRG non viene fatto dai progettisti ma

dall’amministrazione, che da’ ai tecnici i criteri per farlo;

RELAZIONE ED ELABORATI: il Comune propone questi elaborati ai quartieri, ai

cittadini;

DELIBERA DI ADOZIONE: il Consiglio Comunale, dopo aver discusso, ritiene

accettabile i progetti presentati dai tecnici, ADOTTA il PRG e lo fa proprio. La

delibera di adozione è una proposta di far proprio il lavoro dei tecnici per poterlo

proporre;

PUBBLICAZIONE: - albo pretorio

- manifesti

- stampa

- avviso di deposito

la pubblicazione deve assegnare 30 giorni per permettere al

cittadino di andare a vedere e fare la sue osservazioni

OSSERVAZIONI: il cittadino ha 30 giorni per andare a vedere e altri 30 giorni per

fare le u osservazioni e reclamare al Comune (totale 60 giorni). Le osservazioni

possono essere:

TEMPESTIVE

TARDIVE

Il Comune è obbligato a dare risposta ai cittadini che hanno presentato

l’opposizione entro i 60 giorni (tempestive). Le osservazioni tardive, fatte

dopo i 60 giorni, il Comune può decidere se esaminarle (in tal caso dovrà

esaminarle tutte) o non esaminarle: il Comune non è obbligato ad esaminare

le osservazioni tardive.

Le osservazioni vengono esaminate dai tecnici, i quali esprimono il loro

giudizio che verrà esaminato dal Consiglio Comunale.

DELIBERA DI ADOZIONE DEFINITIVA: finisce qui la prima fase, ma non il

procedimento, perché adesso vi è l’esame della Provincia.

Quali compiti spettano alla Provincia?

la Provincia trasferisce tutto il materiale all’ufficio competente, che fa una prima

verifica del PRG ricevuto;

questa prima verifica va passata al Comitato Provinciale del Territorio il quale

esprime un parere;

poi va al Consiglio Provinciale il quale decide:

di approvare il PRG;

lo approva con prescrizioni, con delle modifiche da introdurre;

il Consiglio Comunale, in base alle prescrizioni, o le approva queste prescrizioni,

oppure emana una delibera dicendo che alcune prescrizioni le accetta ed alcune no:

si apre così un dialogo tra Comune e Provincia, che porta la Provincia stessa ad

approvare il PRG in base alla risposta del Comune, oppure non lo approva, e si deve

così ricominciare da capo. Si cerca però di fare in modo di trovare un accordo di

modo che la Provincia lo approvi.

La Provincia effettua una pianificazione sovracomunale (PTC). Quindi il compito

della Provincia è quello di controllare se il PRG rispetta le linee del PPAR e del PTC.

La Provincia non si sostituisce al Comune nella formazione del PRG, ma controlla se

questo è compatibile con le previsioni dei piani sovracomunali.

Il privato può far ricorso al giudice amministrativo (TAR) se si ritiene danneggiato

dalle previsioni del PRG, dicendo qual è il vizio che caratterizza il PRG. Quindi anche

il PRG è un atto amministrativo che può essere impugnato. Ogni atto amministrativo

può essere contestato entro 60 giorni, i quali decorrono da quando la Provincia ha

approvato il PRG, e quindi entra in vigore.

L’AVVISO DI DEPOSITO è un comunicato del Comune il quale dice che il PRG è

stato approvato il… dal Consiglio Provinciale e gli atti sono depositati in Comune

presso l’ufficio… il cui responsabile è….

PUBBLICAZIONE E RIPUBBLICAZIONE

In seguito alla prima adozione del Comune può accadere che vengano fatte delle

osservazioni. Tali osservazioni possono essere approvate dal Comune andando ad

apportare delle modifiche al PRG. Quando il PRG viene modificato dalle osservazioni

entra in gioco la ripubblicazione, cioè deve essere pubblicato nuovamente con le

stesse formalità della prima pubblicazione, in modo che i cittadini vengano informati

delle novità del nuovo PRG. Le modifiche di dettagli non provocano la

ripubblicazione, mentre le modifiche sostanziali sì.

PROVINCIA: MODIFICHE D’USO

La Provincia può approvare il piano per intero, non approvarlo o approvarlo con

prescrizioni. In alcuni casi la Provincia può modificare il piano d’ufficio (lo consente

la legge del 1942). La Provincia effettua il controllo di conformità tra ciò che il

Comune vuol fare e ciò che il PTC e il PPAR indicano. Se non è conforme, la

Provincia apporta lei stessa le modifiche. Un altro caso in cui può apportare

modifiche d’ufficio è se il piano non rispetta gli standard.

L.R. MARCHE 19/2001

Nelle Marche il PRG al termine del suo iter non viene approvato dal Consiglio

Provinciale, ma viene esaminato dalla Giunta Provinciale (i cui componenti vengono

scelti dal Presidente, mentre il Consiglio viene eletto dal popolo). La Giunta

esamina, non approva, esprime un parere sul PRG circa la conformità. Così il PRG

non è approvato dalla Provincia, lo approva il Comune: approvazione definitiva dal

Consiglio Comunale.

Per attuare la pianificazione del PRG si utilizza il PIANO PARTICOLAREGGIATO. Esso

è un piano a larga scala, il quale appena approvato non può essere attuato

immediatamente. Il Piano Particolareggiato viene redatto su mappa catastale. Esso

si rivolge non al territorio in generale, ma a quelle particelle interessate dagli

interventi. Il PP prevede inoltre l’esproprio: è per questo che bisogna conoscere le

particelle, il numero ed i proprietari. È un piano inteso all’esproprio. Lo scopo finale

del PP è quello di dare un assetto definitivo, ma trasformabile nell’immediato, ad

una parte di territorio. Tende all’esproprio di quelle aree indispensabili alla

realizzazione di servizi pubblici, non tende all’esproprio generale.

Il procedimento del PP è solo a livello comunale.

incarico ai progettisti

delibera di adozione (Consiglio Comunale)

pubblicazione (è intesa a favorire le OPPOSIZIONI, non osservazioni come nel PRG.

Si chiama opposizione perché chi si oppone è il diretto interessato, il proprietario

catastale)

opposizione del proprietario catastale

delibera di approvazione: siccome è a livello comunale, conclude il procedimento

Gli effetti del PP sono espropriativi. Esso ha una durata fissa, di 10 anni, perché il

diritto di esproprio è un diritto circoscritto nel tempo.

MISURE DI SALVAGUARDIA

Quando un PRG non è più attuale, o si rifà un nuovo piano, oppure si modificano le

parti del PRG non più idonee tramite delle VARIANTI PARZIALI, la cui approvazione

segue passo passo quella di un PRG nuovo. Cosa può accadere quando si fa una

variante?

C’è un PRG che prevede delle zone edificabili, con apposite regole di volumetrie. Il

proprietario di queste zone è contento. Dopo la modifica del piano, in quelle zone

non è più valida la prescrizione del vecchio PRG, quindi la variante può cambiare la

destinazione d’uso delle zone prima previste come edificabili. Il proprietario chiede il

permesso di costruire con il vecchio PRG, e il Comune glie lo concede. Dopo la

variante che succede? Il proprietario che fa? Il Comune non può dargli il permesso

perché ha appena adottato la proposta del nuovo PRG. Quindi dopo la pubblicazione

il proprietario può fare osservazione entro i termini previsti, altrimenti si

formerebbero delle cose assurde, che portano a non poter fare mai nuove varianti al

piano. Quindi ogni volta che si adotta una variante al PRG, in qualche modo vengono

temporaneamente sospesi i diritti che possono essere cambiati dalla variante. È una

norma eccezionale, che deroga un diritto acquisito; la possibilità edificatoria oggetto

di una variante viene momentaneamente sospesa.

NORMA DI SALVAGUARDIA: salvaguarda la variante. Durante il suo iter burocratico

sospende ogni attività correlata con la variante. Quindi fino a quando la variante non

diventa operativa la misura di salvaguardia è una misura “soprassessoria”, cioè

aspetta che si evolvano le cose. Comunque la sospensione non dura all’infinito. Va

dai 3 ai 5 anni in base al tempo inverso per passare la pratica alla Provincia. Se è

un anno allora l’attesa è di 3 anni. Se è maggiore di un anno allora l’attesa è di 5

anni. Passati i 3 – 5 anni se il Comune non riesce a modificare il PRG il Comune

deve dare il permesso di costruire in base al vecchio PRG.

PIANO DI LOTTIZZAZIONE

Il PDL è un piano urbanistico esecutivo, redatto a cura dei privati in conformità alle

previsioni del PRG, che prevede la realizzazione di un complesso di fabbricati (a

qualunque scopo destinati) e delle relative opere di urbanizzazione primaria e

secondaria.

La differenza con il Piano Particolareggiato è l’atteggiamento dell’esproprio

ingiuntivo per pubblica utilità. Il PDL è previsto nell’art. 28 della legge del 1942,

mentre il PP è previsto in molti più articoli. Da ciò si deduce che il legislatore dava

più importanza al PP rispetto al PDL.

A differenza del PP che è un procedimento d’iniziativa d’ufficio, il PDL è d’iniziativa

dei privati. Quindi il Comune non paga i progettisti. Esso è un piano urbanistico

strategico con lo scopo principale di realizzare un complesso armonico di

urbanizzazione. Lo scopo del PDL non è di fare le case, ma è quello di fare un piano

organico strategico per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Una volta

identificati chi fa la proposta e perché la fa (i privati) vediamo chi è che risponde e

come.

Il procedimento è identico per il PRG e il PP.

c’è una istanza

progettazione fatta dai privati

il Comune valuta

emissione di un primo atto

stessa verifica con pubblicazioni ed avviso di deposito

c’è il diritto di sapere da parte della cittadinanza cosa succede in Comune. Vi sono

30 giorni per visionare e 30 giorni per fare le osservazioni

il Consiglio esamina le osservazioni tempestive e se vuole anche quelle tardive

il Consiglio decide se far proprie, approvare o respingere le osservazioni

Se vengono adottate le osservazioni e queste vanno a stravolgere il progetto

iniziale, si inizia da capo con una variante del progetto iniziale, un nuovo PDL.

Oppure può accadere che una volta valutate le osservazioni il PDL viene approvato,

ma non deve contraddire ciò che è previsto nel PRG, in quanto serve come

strumento del PRG per attuarlo, non deve contraddirlo. Un elemento negativo di

questo piano è la debolezza delle amministrazioni, che porta a caricare gli interessi

dei privati sul paesaggio.

Alla fine viene stipulato un contratto, una convenzione. Il procedimento del PDL è a

livello comunale. La migliore espressione del PDL è che il Comune per ottenere le

opere di urbanizzazione primarie e secondarie non deve ricorrere all’esproprio, con la

conseguenza di contenziosi e sborso di denaro, ma le ottiene spontaneamente dai

proprietari in cambio del permesso di costruire. Nella convenzione, che è un

contratto vero e proprio, sono definite:

le parti;

i diritti e i doveri delle parti, che sono:

acquisto del diritto di costruire dal Comune;

il Comune si impegna a rilasciare il permesso;

il lottizzante si impegna a cedere gratuitamente aree pubbliche al Comune.

Non esiste LOTTIZZAZIONE fino a quando non viene firmata la convenzione. Il PDL

ha una durata di 10 anni dopo di che scade la convenzione e il Comune non può più

dare il permesso di costruire. Nel caso che i privati non provvedano a realizzare le

opere di urbanizzazione o le realizzino in parte, il Comune ha il potere di intimare un

termine, scaduto il quale le opere vengono date in appalto a spese dei lottizzanti. Le

opere vengono eseguite a danno dei lottizzanti.

OPERE DI URBANIZZAZIONE

Lo scopo del piano di lottizzazione (presentato su iniziativa privata) sono le opere di

urbanizzazione nelle aree di espansione “C”. Tale piano quindi viene adoperato in

quelle zone dove non ci sono le opere di urbanizzazione. Il piano deve essere

obbligatoriamente esistente prima di rilasciare il permesso di costruire.

Legge 29/09/1964 n. 847. Le opere di urbanizzazione servono per dare al territorio

una conformazione tale da poter essere edificato. La legge distingue in opere:

URB. PRIMARIA: (sono primarie perché non è possibile realizzare un manufatto

residenziale senza che siano presenti tali opere; se non ci sono non po’ essere

realizzata quella iniziativa urbanistica) strade, parcheggi fognature, rete idrica, rete

di distribuzione dell’energia elettrica e gas, pubblica illuminazione, spazi di verde

attrezzato;

URB. SECONDARIA: (sono relative ad un intero comprensorio, che in genere è la

lottizzazione, e non alla singola abitazione o manufatto) asili nido e scuole materne,

scuole d’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese, spazi sportivi,

centri sociali, aree verdi di quartiere. La secondarietà non vuol dire che non ha

importanza se ci sono o no, ma che riguardano un intero territorio e non una singola

casa.

Sono delle strutture pubbliche che non possono mancare nelle realizzazioni di edifici

residenziali e non essere considerate nella realizzazione di un piano di lottizzazione.

CONVENZIONE DI LOTTIZZAZIONE: è l’atto con cui si conclude il processo di

lottizzazione e attraverso il quale il privato si impegna a cedere gratuitamente al

comune le aree dove vengono realizzati i servizi pubblici, cioè le opere di

urbanizzazione.

PIANO EDILIZIA ECONOMICA POPOLARE (PEEP)

Legge n. 167 del 1962 (edilizia economica popolare). Attraverso un piano

particolareggiato (PEEP) si poteva andare in deroga al PRG o poteva indicare esso

stesso dove realizzare l’edilizia economica popolare, anche dove non c’era una

destinazione urbanistica o nel caso che il PRG indicava che si doveva edificare in

un’altra area. Come piano particolareggiato ha un’efficacia espropriativa che non è

parziale come nel piano particolareggiato a regime, ma è totale. Tutte le aree

comprese nel perimetro del PEEP vengono espropriate.

Lo scopo di questo piano è di realizzare realmente le case, e vengono fatte che

costano di meno perché:

l’indennizzo che spetta al proprietario del fondo espropriato è pari alla metà del

valore venale;

devono essere dei centri residenziali dotati tutti quei servizi pubblici per essere

vivibili;

vengono progettate delle abitazioni tutte abbastanza simili, evitando tutti i

sovrapprezzi dovuti alle varianti ed ai superflui diversi e mutati nel tempo; a

seconda della dimensione della famiglia vengono realizzati degli appartamenti


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto urbanistico in cui vengono affrontati i seguenti argomenti: definizione di diritto, definizione di Stato, le fonti del diritto, l'ordinamento giuridico, teoria della tripartizione dei poteri, potere legislativo, potere esecutivo, potere giudiziario, il piano regolatore generale, i poteri delle province, piano di lottizzazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura (5 anni) (SIRACUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto urbanistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Parisi Giovanni.

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