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Riassunto esame Diritto dell'Unione Europea, prof. Caggiano, libro consigliato Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, Villani

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, Villani (dal 5° capitolo in poi). Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: le Istituzioni comunitarie, le funzioni del Consiglio Europeo, deputati ed elezioni,... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. G. Caggiano

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ESTRATTO DOCUMENTO

3. LA COMMISSIONE

La commissione è l’organo esecutivo della comunità. Essa è costituita da un cittadino di ciascuno

Stato membro, i quali rimangono in carica per 5 anni. I componenti della commissione operano

esclusivamente nell’interesse della Comunità, per questo gli stati devono astenersi da qualsiasi

ingerenza e qualsiasi tentativo d’influenzare i membri della commissione. I membri della

commissione non possono quindi ricevere istruzioni dai vari governi, e sono unicamente sottoposti

al controllo del Parlamento europeo. I membri della Commissione sono scelti in base alle loro

specifiche competenze per questo spesso viene chiamata commissione di “tecnocrati”.

I Commissari sono sottoposti ad un controllo giudiziario, e dal 1999 con la commissione Prodi si

sono dettate delle leggi comportamentali per i membri della Commissione.

Tra queste norme troviamo:

1.I commissari non devono accettare istruzioni da alcun governo.

2.I commissari non possono, nella durata delle loro funzioni, esercitare alcun’altra attività

professionale.

3.I commissari hanno il dovere di onestà e delicatezza anche dopo la scadenza del loro mandato

4.In caso di violazione degli obblighi da parte di un membro, la Corte di Giustizia può, su richiesta

della commissione, pronunciare le dimissioni d’ufficio dell’interessato.

Nomina, cessazione e organizzazione della Commissione:

Nomina:

“il Consiglio, riunito a livello di Capi di Stato o di governo e deliberando a maggioranza

qualificata, designa la persona che intende nominare Presidente della Commissione;tale

designazione è approvata dal Parlamento europeo”

Nel caso in cui il Presidente non sia approvato dal Parlamento, la designazione sarà inefficacie e il

Consiglio dovrà scegliere un nuovo candidato.

“Il Consiglio poi, deliberando a maggioranza qualificata e di comune accordo con il Presidente

designato, adotta l’elenco delle altre persone che intende nominare come membri della

Commissione. Il presidente e i membri della commissione saranno sottoposti ad un voto di

approvazione da parte del Parlamento Europeo”

Cessazione:

(individuale)

La cessazione anticipata di un commissario può avvenire, oltre che per il decesso, anche per

dimissioni volontarie o d’ufficio. Le dimissioni d’ufficio sono pronunciate dalla Corte qualora il

soggetto non abbia rispettato i suoi obblighi di commissario, oppure quando il soggetto non

risponda più alle condizioni necessarie all’esercizio delle sue funzioni. Es. la perdita della

cittadinanza di uno stato membro. In questo caso non potrà più essere membro della Commissione

perché questa richiede che i suoi commissari siano cittadini di uno Stato membro.

Le dimissioni d’ufficio hanno applicazione immediata.

Le dimissioni volontarie comportano il fatto che il soggetto rimane in carica fino alla sua

sostituzione.

(collettiva)

La cessazione collettiva della Commissione si verifica con la pronuncia della mozione di censura da

parte del Parlamento europeo.

Organizzazione:

Ai commissari sono affidati dal Presidente dei compiti specifici ai quali essi possono adempiere

mediante la costituzione di gabinetti per l’assistenza. I commissari svolgono propriamente la

funzione di “ministri” nella Commissione che viene considerata “l’esecutivo” di tutta la Comunità.

N.B.!! LA RESPONSABILITA’ DEGLI ATTI DEI SINGOLI COMMISSARI RICADE SU TUTTA

LA COMMISSIONE NEL RISPETTO DEL PRINCIPIO DI COLLEGIALITA’.

Per quanto riguarda la votazione, l’art 219 prescrive la maggioranza dei membri della commissione.

Per quanto riguarda invece le funzioni del Presidente, queste sono molto importanti:

Art. 217

“1. La Commissione agisce nel quadro degli orientamenti politici del suo Presidente, che ne decide

l’organizzazione interna per garantire la coerenza, l’efficacia e la collegialità della sua azione.

2. Le competenze che spettano alla Commissione sono strutturate e ripartite fra i membri dal

Presidente. Il Presidente può modificare la ripartizione delle competenze nel corso del mandato.

3. Previa approvazione del collegio, il Presidente nomina dei vicepresidenti tra i membri della

Commissione.

5. Un membro della commissione rassegna le dimissioni se, previa approvazione del collegio, il

Presidente glielo chiede”

L’art 217 è stato rinnovato con il Trattato di Nizza del 2001, il quale ha intensificato i poteri del

Presidente della Commissione.

Funzione della Commissione:

Le funzioni della commissione sono descritte dall’art. 211:

Al fine di assicurare il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune nella Comunità, la

Commissione:

1. Vigila sull’applicazione delle disposizioni del trattato dell’ U.E. e di tutte le altre disposizioni

adottate dalle istituzioni in virtù del trattato stesso. Vigila sull’applicazioni del diritto comunitario

sia originario sia derivato.

2.Formula raccomandazioni o pareri nei settori definiti dal Trattato quando questo lo prevede

esplicitamente o quando la Commissione lo ritiene necessario.

3. Dispone di un proprio potere di decisione (cioè ha il potere di adottare atti giuridicamente

obbligatori ma solo nei casi previsti dal trattato) e concorre con il Consiglio e il Parlamento alla

formazione degli atti, alle condizioni previste dal Trattato (cioè concorre ai procedimenti decisionali

di carattere interistituzionale).

4. Esercita le competenze che le sono conferite dal Consiglio per l’attuazione delle norme da esso

stabilite. La Commissione ha un potere decisionale “primario” quando deriva direttamente dal

trattato, e secondario o delegato quando deriva dal Consiglio.

5. Ha potere d’iniziativa legislativa. È praticamente un monopolio. L’iniziativa della commissione

può anche essere rigettata, ma ove il Consiglio volesse modificarla può farlo solo deliberando

all’unanimità. Estremamente rari sono i casi in cui il Trattato consente l’adozione di atti senza

l’iniziativa della Commissione.

6. Applica le politiche comunitarie derivanti dalle decisioni del Consiglio direttamente dalle

disposizioni dei Trattati.

La Commissione ha quindi un forte potere di vigilanza che si articola in:

Potere di vigilanza:

Essa assume propriamente il ruolo di custode o guardiana del trattato esercitando la propria

vigilanza sugli stati.

Potere istruttorio:

Cioè ad esempio, in ambito di determinate materie, la Commissione può raccogliere tutte le

informazioni necessarie e procedere a tutte le necessarie verifiche nei limiti fissati dal Consiglio e

dal trattato. Esempio pratico è la vigilanza sulle imprese nell’ambito della disciplina della

concorrenza.

Essa, nei confronti degli altri Stati può proporre un ricorso alla Corte di Giustizia affinché constati

l’infrazione dello Stato. Nei rapporti con le altre istituzioni, la Commissione può disporre di altri

strumenti di tipo giudiziario. Ad esempio, se la commissione ha a che fare con delle persone che

non sono Stati, questa può in caso di violazione di una norma, infliggere un’ammenda pecuniaria la

quale ha titolo esecutivo.

N.B.!! La Commissione ha potere di rappresentanza della comunità all’esterno. La Commissione e

il Consiglio sono una rappresentanza bicefala: la Commissione ha il potere di negoziazione negli

accordi internazionali, il Consiglio invece ha il compito di concludere l’accordo in nome della

Comunità.

4. LA CORTE DI GIUSTIZIA

La Corte di Giustizia era originariamente un’istituzione fornita di una pluralità di competenze e

deputata ad assicurare il rispetto del diritto comunitario da parte degli Stati membri.

Successivamente, con una decisione del Consiglio del 24/10/1988 fu istituito un secondo organo

giudiziario: Il Tribunale di Primo Grado. Art.220 comma 1:

“La Corte di Giustizia e il Tribunale di Primo Grado assicurano, nell’ambito delle rispettive

competenze, il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione del presente Trattato”

Il Tribunale di Primo grado è stato costituito per due motivi:

1. Per decongestionare la Corte di Giustizia rispetto a una massa smisurata di ricorsi che rischiava di

minarne l’efficienza. Anche se il Tribunale di primo grado non ha risolto il problema perché i ricorsi

continuano ad aumentare sia per il “successo” e l’affidabilità della corte, sia per l’allargamento

dell’U.E. ad un totale odierno di 27 paesi.

2. Per garantire un doppio grado di giurisdizione, cioè le sentenze del Tribunale di Primo Grado

sono impugnabili dinanzi alla Corte di Giustizia.

Oltre al Tribunale di Primo grado troviamo il Tribunale della Funzione Pubblica istituito dal

Consiglio nel 2004 , con la funzione di pronunciarsi in primo grado sulle controversie tra le

Comunità e i loro agenti.

Composizione Corte di Giustizia:

La corte è composta da un giudice per ogni Stato membro. I giudici sono nominati dagli stati

membri di comune accordo per 6 anni e il loro mandato è rinnovabile. I requisiti in base ai quali i

giudici devono essere scelti sono descritti dall’art. 223 comma 1:

tra personalità che offrano tutte le garanzie d’indipendenza e che riuniscano le condizioni

richieste per l’esercizio, nei rispettivi paesi, dalle più alte funzioni giurisdizionali, ovvero che siano

giureconsulti di notoria competenza.”

I giudici designano il Presidente della Corte che rimane in carica per 3 anni ed il suo mandato è

rinnovabile. La corte sceglie poi il cancelliere fissandone lo statuto.

I giudici godono dell’immunità giurisdizionale che può essere rimossa solo dalla Corte riunita in

seduta plenaria.

N.B.! Anche se nominati dagli Stati membri, i giudici li rappresentano! I giudici sono imparziali.

La Corte è assistita da 8 avvocati generali il cui numero può essere aumentato dal Consiglio

all’unanimità su richiesta della Corte. I requisiti in base ai quali devono essere scelti gli avvocati

generali sono gli stessi dei giudici della Corte. Gli avvocati non rappresentano la comunità ma il

semplice interesse al rispetto del diritto. Essi sono definiti “ amicus curiae”. Essi hanno il compito

di apporre delle conclusioni motivate sulle cause che sono poste alla Corte per assistere

quest‘ultima nell‘adempimento della sua funzione.

La Corte ha sede a Lussemburgo e si riunisce in sezioni. Difficilmente e solo in casi eccezionali si

riunisce in assemblea plenaria.

Composizione Tribunale di Primo Grado:

Il Tribunale di Primo Grado ha anch’esso sede a Lussemburgo. È costituito da almeno un giudice

per Stato membro con un meccanismo di nomina eguale ai giudici della Corte. Analoghi sono i

requisiti per la nomina (art. 224).

Composizione del Tribunale Della Funzione Pubblica:

Il tribunale della funzione pubblica è costituito da 7 giudici ed è nominato all’unanimità dal

Consiglio.

5. LA CORTE DEI CONTI

Istituita con il trattato di Bruxelles nel 1975 per rispondere all’esigenza di assicurare un controllo

finanziario esterno alle singole istituzioni. Quest’organo avrebbe fornito una gestione finanziaria

trasparente. Anche la Corte di Conti è un organo d’individui (come la Corte di Giustizia) anche se

non di natura giurisdizionale. I suoi membri (un cittadino per ogni stato membro) sono nominati dal

Consiglio per 6 anni, a maggioranza qualificata e con proposta da parte degli stati previa

consultazione del Parlamento Europeo. I membri della corte non possono accettare alcun tipo

d’istruzione dagli stati membri e devono mantenere la loro indipendenza ed imparzialità nel rispetto

del dovere di onestà e delicatezza che li attende (art. 247).

Funzioni della Corte dei Conti:

1. Assicurare il controllo finanziario delle Comunità esaminando tutti i conti delle entrate e delle

uscite mediante l’utilizzo di numerosi strumenti. (documenti, sopralluoghi ecc.)

2. Assiste il Parlamento e il Consiglio nell’attività di controllo sull’esecuzione del bilancio.

3. Ha una funzione Consultiva. Essa può dare pareri su richiesta di una delle altre istituzioni della

Comunità. I pareri sono facoltativi. Solo in rari casi il parere è obbligatorio ( es. per l’adozione di

misure di prevenzione e di lotta contro le frodi che ledano gli interessi finanziari della Comunità).

6. ORGANI AUSILIARI CONSULTIVI

I Trattati comunitari, oltre alle istituzioni, hanno istituito degli organi ausiliari consultivi volti ad

assistere gli organi principali. Questi sono:

1.Comitato economico e sociale:

È costituito da rappresentanti delle varie componenti di carattere economico e sociale della società

civile organizzata,in particolare dei produttori, agricoltori, vettori, lavoratori, commercianti e

artigiani, nonché delle libere professioni, dei consumatori e dell’interesse generale.

I componenti del comitato quindi, sono espressione della società civile nelle sue diverse

articolazioni. Il loro numero non può essere superiore a 350 ripartiti in maniera “ponderata” tra i

vari stati. I membri del comitato non sono vincolati da alcun mandato imperativo. Essi esercitano le

loro funzioni in piena indipendenza nell’interesse generale della comunità. Il Consiglio può

richiedere il parere del Comitato quando vi sia necessità. La funzione consultiva è esercitata con

pareri obbligatori o facoltativi. I primi devono essere richiesti (pena invalidità atto successivamente

emanato dal consiglio o dalla commissione). I pareri obbligatori devono essere emessi entro un

mese, altrimenti il Consiglio e la Commissione possono emanare gli atti in questione liberamente.

2. Comitato delle Regioni:

Istituito dal Trattato di Maastricht nel 1992 con lo scopo di dare una qualche rappresentanza alle

Autonomie Locali tenendo conto che le politiche comunitarie incidono moltissimo su di esse. Il

numero max è di 350 e anche qui i loro membri n on sono vincolati da un mandato imperativo. I

membri del comitato delle regioni inoltre, non possono essere nello stesso momento anche

Parlamentari. Analogamente al comitato economico e sociale, il comitato delle regioni emette pareri

facoltativi o obbligatori. I pareri obbligatori sono prescritti solo in determinate materie sulla quali è

solitamente richiesto anche il parere del Comitato economico.

3. Comitato per l’Occupazione:

È composto da due membri nominati da ciascuno stato e da due membri nominati dalla

commissione. Esso è incaricato di seguire la situazione dell’occupazione e le politiche in materia ,

di formulare pareri su richiesta del consiglio o della commissione. Nell’esercizio delle sue funzioni,

il comitato per l’occupazioni è tenuto a consultare le parti sociali.

7. GLI ORGANI MONETARI

Gli organi monetari sono:

SEBC Sisteme europeo delle banche centrali:

Il suo obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi. gli altri suoi compiti sono:

1.Definire e attuare la politica monetaria della Comunità

2.Svolgere le operazioni sui cambi

3.Detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri

4.Promuovere e regolare il funzionamento dei sistemi di pagamento .

Il SEBC non è un unico organo perchè è composto dalla BCE (banca centrale europea) e dalle

banche centrali nazionali.

BCE Banca Centrale Europea:

La Bce è fornita di personalità giuridica e con il suo apparato esercita concretamente le competenze

in materia monetaria, come l'emissione e il governo dell'euro.

La BCE ha due organi: Il comitato esecutivo ed il comintato direttivo.

Comitato Direttivo:

composto dai membri del comitato esecutivo + i governatori delle banche centrali nazionali di ogni

stato membro dell'unione monetaria.

Comitato Esecutivo:

Comprende il presidente il vicepresidente e 4 altri membri nominati di comune accordo dagli stati.

CAPITOLO VI

I Procedimenti Interistituzionali

IL FINANZIAMENTO DELLA COMUNITÀ:

lE tre istituzioni politiche, Parlamento, Consiglio e Commissione, interagiscono in molteplici

materie. Di Particolare rilevanza sono le materie di:

1.Bilancio

2.Adozione atti comunitari

3.Conclusione accordi internazionali

1.BILANCIO:

Il bilancio è regolato oltre che dal Trattato, anche da accordi tra le stesse istituzioni. Il bilancio

comunitario è composto dalle entrate e dalle spese, le quali devono risultare in pareggio. Il bilancio,

fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie. La comunità quindi si

auto-finanzia, senza attingere alle risorse degli Stati. Questo perchè, se gli stati

smettessero di pagare le imposte alla comunità, questa ricadrebbe in una crisi istituzionale. Risorse

proprie della Comunità sono:

Prelievi, premi, dazi della tariffa doganale

– Aliquota uniforme imponibile sull'IVA di ciascuno stato membro

– Aliquota del reddito nazionale lordo degli Stati membri da fissare annualmente nel bilancio

La formazione del bilancio deve conformarsi a taluni principi:

1.Unità di bilancio

Nel bilancio devono essere comprese le entrate e le spese. Fanno eccezione Il finanziamento del

fondo europeo di sviluppo e quelle relative alle numerose agenzie create dalla Comutità europea.

Sono escluse inoltre le spese miltari .

2.L'esercizio finanziario ha inizio il 1gennaio e si conclude il 31 dicembre.

il Bilancio quindi deve contenere tutte le entrate e le spese relative all'anno in cui si riferisce.

3.Specializzazione (o specificazione) del Bilancio.

Le risorse sono affidate alla gestione solo per gli scopi previsti dal bilancio stesso e precisate in

modo dettagliato nelle linee di bilancio.

4.Equilibrio di Bilancio.

Le entrate e le spese devono essere in pareggio. questo implica l'impossibilità da parte della

Comunità di ricorrere a prestiti in caso di disavanzi. Inoltre questo implica che, prima di adottare

degli atti comunitari bisogna accertarsi che queste avranno una copertura finanziaria.

5.Buona gestione finanziaria.

L'art. 27 precisa che nell'utilizzare le risorse bisogna avere efficienza cioè bisogna trovare il miglior

rapporto tra i mezzi impiegati ed i risultati ottenuti.

6. Spesa comunitaria con duplice fondamento giuridico.

Ogni spesa comunitaria deve essere iscritta al bilancio e deve essere emanato un atto di diritto che

autorizzi la spesa in questione, prima che questa venga adottata. L’atto di diritto conferisce

fondamento giuridico alla spesa comunitaria. Questo atto non deve essere una raccomandazione o

un parere ma un regolamento comunitario.

Approvazione ed esecuzione del bilancio:

L’approvazione del bilancio è disciplinata dall’art. 272 il quale consacra il Parlamento ed il

Consiglio come i due organi di bilancio più importanti. La procedura di approvazione si articola in

questo modo:

1. Il progetto preliminare di entrate e spese viene preparato dalla Commissione e entro il 1

settembre antecedente all’anno di riferimento, presenta il progetto al Consiglio che può

discostarsene o a maggioranza qualificata trasmetterlo al Parlamento.

Il parlamento

2.Il progetto è trasmesso al Parlamento entro il 5 ottobre. Entro i successivi 45 giorni il Parlamento

può approvare il progetto e il quale è definitivamente adottato salvo il caso in cui il Parlamento

apporti delle modifiche al progetto. Per le spese obbligatorie, il Parlamento può proporre delle

modifiche entro 45 giorni. Per le spese non obbligatorie, il Parlamento può adottare degli

emendamenti. Il progetto modificato viene rimandato al Consiglio che approva/non approva e

rimanda in parlamento. Il Consiglio ha l’ultima parola in materia di spese obbligatorie. Il

Parlamento se vuole, a maggioranza dei suoi membri, può rigettare il bilancio e chiedere che gliene

venga presentato un altro.

3. La Commissione esegue il bilancio sotto il controllo della Corte dei Conti.

2.ADOZIONE DEGLI ATTI COMUNITARI:

E’ il secondo procedimento interistituzionale che viene considerato procedimento “legislativo”.

Il Trattato prevede diverse forme di adozione di atti, e quindi d’interazione tra le istituzioni, a

seconda della tipologia dell’atto stesso.

Innanzitutto la proposta di legge proviene esclusivamente dalla Commissione. La Commissione fa

delle proposte non solo attraverso le riflessioni tra i suoi membri, ma anche attraverso al

comunicazione con esperti degli stati membri. La “lobbie”nella Commissione quindi non è una cosa

anormale o illecita, ma è necessaria per raccogliere le informazioni utili alla formulazione di una

proposta di legge. Fintanto che il Consiglio non ha deliberato, la Commissione può modificare la

propria proposta. Tornando alle procedure di adozione degli atti, queste sono 3:

1.Procedura di Consultazione:

E’ caratterizzata dalla partecipazione del Parlamento a titolo consultivo. La procedura inizia come

sempre, con la proposta da parte della Commissione; questa viene inviata al Consiglio il quale chide

in proposito il parere del Parlamento. Emesso tale parere è il Consiglio che decide se adottare o

meno l’atto. I pareri del parlamento possono essere obbligatori( cioè il Consiglio è obbligato a

chiederli ma non ad uniformarvisi) oppure conformi ( cioè il Consiglio si deve adeguare ma resta

libero di non emanare l’atto). Ci sono delle materie per le quali non si utilizza la funzione consultiva

del Parlamento, ad esempio in materia di definizione del mercato interno, definizione tariffa

doganale ecc. . il Consiglio inoltre, può emanare l’atto se il Parlamento tarda eccessivamente nel

dare il suo parere.

2.Procedura di Cooperazione:

Questa procedura segna una partecipazione più intensa del Parlamento rispetto alla procedura

precedente, ma consente al Consiglio (solo all’unanimità) di decidere in senso difforme dal

Parlamento. L'inizio della procedura è identico a quella precedente solo che, dopo aver ricevuto il

parere del Parlamento, il Consiglio non adotta subito l'atto, ma adotta a maggioranza qualificata una

posizione comune. quest'ultima è comunicata al Parlamento che è chiamato a pronunciarsi in

proposito. Se entro tre mesi il Parlamento approva la posizione comune, oppure non si pronuncia, il

Consiglio adotta l'atto definitivamente. Se al contrario il Parlamento la respinge, Il Consiglio può

ugualmente adottare l'atto, ma solo all'unanimità. Oltre all'approvazione e al rigetto, il Parlamento

può proporre anche degli emendamenti aggiuntivi entro tre mesi dalla sua comunicazione. A questo

punto, se sono stati proposti dei nuovi emendamenti, il parere comune viene esaminato dalla

Commissione la quale poi trasmette la proposta esaminata al Consiglio che deve approvarlo.

3.Procedura di Codecisione:

Procedura introdotta dal trattato di Maastricht nel 1992 e poi successivamente ampliata. Questa

procedura dovrebbe diventare quella ordinaria con il Trattato di Lisbona del 2007.

La procedura di Codecisione inizia anch'essa con una proposta da parte della Commissione, la quale

però viene inviata simultaneamente sia al Parlamento sia al Consiglio. Questo dimostra la situazione

di totale uguaglianza tra le due istituzioni. Sulla proposta esprime il suo parere prima il Parlamento

dopo una prima lettura. Quindi il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, provvede

anch'esso ad una prima lettura e, prendendo in considerazione il parere del Parlamento, può arrivare

a tre diverse decisioni:

a)Può adottare l'atto se approva tutti gli emendamenti alla proposta eventualmente contenuti nel

parere del Parlamento.

b)Può adottare l'atto se il Parlamento non ha proposto alcun emendamento.

c)Nel caso non concordi con il Parlamento, il Consiglio non adotta definitivamente l'atto, ma una

posizione comune che trasmette al Parlamento.

A questo punto riprende la navetta tra Consiglio e Parlamento, il quale è chiamato a pronunciarsi,

sul testo rielaborato dal Consiglio adottando una posizione comune. anche in questo caso esistono

tre possibilità a riguardo:

1)Entro tre mesi il Parlamento approva la posizione comune o non si pronuncia.

2)Respinge a maggioranza assoluta dei suoi membri, la posizione comune, nel qual caso l'atto si

considera non adottato.

3)Propone, sempre a maggioranza assoluta, emendamenti alla posizione comune e il testo

emendato è comunicato al consiglio, nonché alla commissione, che formula il suo parere.

Il Consiglio, se entro tre mesi approva tutti gli emendamenti, l'atto è approvato nel testo.

In caso contrario si apre una procedura di conciliazione:

Il presidente del Consiglio, convoca un comitato di conciliazione composto dai membri del

consiglio o i loro rappresentanti, e da altrettanti membri o rappresentanti del Parlamento. tale

comitato deve cercare di raggiungere un accordo comune sul testo, approvato a maggioranza

assoluta dei suoi membri. il comitato non deve giungere ad un accordo sugli emendamenti del

parlamento, ma sul un progetto comune. Entro sei mesi dalla sua costituzione, il comitato può

giungere ad approvare un progetto comune. In questo caso l'atto si considera approvato.

3.LA CONCLUSIONE DI ACCORDI INTERNAZIONALI E COMPETENZE DELLA C.E.

L'ultimo procedimento interistituzionale, è la possibilità della C.E. di concludere degli accordi

internazionali con stati terzi o con organizzazioni internazionali. La materia è disciplinata di norma

dal diritto internazionale, ma anche il trattato della C.E. ha una propria disciplina concernente la

competenza di stipulare un accordo internazionale. Quando la C.E. può stipulare accordi

internazionali? Nei casi in cui:

1. Quando si mira a costituire un’organizzazione internazionale

2. Quando questi accordi istituiscono associazioni caratterizzate da diritti ed obblighi reciproci.

3. Quando in generale gli accordi riguardano le materie dell’intera prima parte del Trattato.

La comunità europea ha quindi Personalità giuridica ed è autorizzata a concludere accordi in nome

degli Stati che ne fanno parte. I singoli stati possono concludere accordi con stati terzi, ma questi

accordi non devono ostacolare i fini della Comunità Europea.

Competenza esclusiva o concorrente della C.E.:

Il potere di stipulare accordi internazionali, è per alcune materie, competenza esclusiva della C.E. .

ci sono delle materi in cui la competenza esclusiva di stipulazione di accordi, appartiene ai singoli

Stati membri, oppure è concorrente tra C.E. e stati membri.

Il Trattato quindi attribuisce alla C.E. la capacità di stipulare accordi, ma attribuisce analoga

capacità anche agli Stati membri. Anche dove la competenza di stipulare è concorrente, gli Stati,

nell’esercitare il loro potere, non devono compromettere i fini della comunità, in omaggio al

principio di Leale Cooperazione. Il potere degli Stati si erode sempre di più man mano che la

Comunità emana delle norme interne su determinate materie. Gli Stati infatti non potranno stipulare

accordi che vadano a compromettere le norme interne.

Gli accordi misti:

Ci sono degli accordi che riguardano più materie differenti, e queste può capitare che siano in parte

competenza esclusiva della Comunità, in parte esclusiva degli Stati membri. Per evitare conflitti, è

nella prassi fare questi accordi “misti” che devono essere sottoscritti sia dalla C.E. sia dagli Stati

membri (non necessariamente tutti). Inoltre è necessaria la ratifica dell’accordo da parte degli stati

membri. Esistono delle materie istituite dal trattato di Nizza, che devono necessariamente essere

trattate con un accordo misto tra C.E. e Stati membri: scambi di servizi culturali, servizi didattici o

relativi alla salute umana.

Procedura di stipulazione degli accordi e i suoi effetti giuridici:

Procedura generale:

Inizia con una raccomandazione della Commissione al Consiglio, con la quale la prima chiede di

essere autorizzata ad avviare negoziati con stati terzi o con un’organizzazione internazionale.

Una volta ottenuta l’autorizzazione, è la Commissione che segue i negoziati, i quali sono comunque

svolti sotto il controllo del Consiglio. La decisione se concludere o meno l’accordo, spetta al

Consiglio, il quale ha quindi la competenza di stipulare in nome della Comunità. La conclusione

dell’accordo può avvenire in due modi:

1.In forma semplificata: mediante la semplice firma da parte di persona delegata dal Consiglio.

2.In forma solenne: con una decisione o un regolamento del Consiglio.

Alla controparte è comunicata la buona riuscita dell’accordo. La sua entrata in vigore è disciplinata

dalle norme di diritto internazionale in materia. Nel procedimento di conclusione degli accordi, è

richiesto un parere obbligatorio al Parlamento. Non è richiesto il parere quando l’accordo è di

natura commerciale, oppure di natura monetaria e valutaria, per le quali è richiesto il parere della

BCE. Il Consiglio, in casi di urgenza, può stabilire un tempo massimo entro il quale il Parlamento

deve formulare il suo parere, in mancanza de quale il Consiglio è autorizzato cmq a concludere

l’accordo.

N.B.!! Quando il Consiglio prevede di concludere un accordo che aggiunge degli emendamenti al

Trattato dell’ U.E. , bisogna seguire una procedura molto rigorosa descritta dall’art. 48 del Trattato.

(sarebbe come modificare la nostra costituzione, quindi si deve seguire un procedimento aggravato).

Quest’ultimo articolo disciplina il procedimento per modificare i trattati sui quali si fonda l’Unione,

ivi compreso il Trattato C.E. .

CAPITOLO VII

Le Fonti dell’ordinamento Comunitario

Caratteri Generali

L’ordinamento giuridico della comunità è riconducibile ad una pluralità di fonti. Queste sono:

Fonti Primarie (diritto comunitario originario):

1.Trattato della C.E. + Altri trattati che lo hanno modificato e integrato nel tempo.

2.Protocolli che sono parte integrante del trattato.

Accordi internazionali della C.E.

Fonti Secondarie (diritto comunitario derivato):

1.Regolamenti (atti a portata generale)

2.Direttive

3.Decisioni (atti particolari diretti a specifici destinatari)

Tra le fonti primarie e le secondarie esiste un vero e proprio rapporto gerarchico, infatti i

regolamenti , le direttive e le decisioni, per essere valide non devono violare il trattato della C.E.

pena l’annullamento. Inoltre, in virtù di questo rapporto gerarchico, le fonti secondarie non possono

modificare o abrogare le fonti di rango superiore.

Fonti Primarie :

1.Trattato C.E. :

Il Trattato della C.E. è, da un punto di vista formale, un accordo internazionale soggetto al diritto

internazionale. Oltre a questo carattere convenzionale, Il Trattato ha un carattere anche

costituzionale, perché questo costituisce il fondamento di un’organizzazione internazionale che è la

C.E. Il Trattato della Comunità Europea quindi, è una sorta di carta costituzionale della C.E.

Efficacia diretta disposizioni del Trattato C.E.:

Il Trattato della C.E. è costitutivo di un ordinamento giuridico che riconosce quali soggetti anche gli

individui, quindi le sue disposizioni sono idonee ad attribuire a quest’ultimi anche diritti soggettivi.

Queste disposizioni sono munite di efficacia diretta ed automatica, a prescindere dalla volontà dei

soggetti o degli Stati membri. Ad esempio la legge che vieta agli Stati discriminazioni per ragioni di

nazionalità. L’attribuzione immediata di diritti esercitabili anche in un tribunale nazionale, è stata

sancita con il caso Van Gend en Loos .Se vi è quindi una violazione di una norma comunitaria, non

bisogna necessariamente ricorrere alla Corte di Giustizia, ma si può ricorrere anche al giudice

nazionale.

“Efficacia diretta” è diverso da “applicabilità diretta”. Quest’ultima implica che un atto

comunitario sia immediatamente applicabile senza la necessità di un atto statale di esecuzione o di

adattamento all’ordinamento nazionale. Questo si può fare solo quando la norma comunitaria è

chiara, precisa e incondizionata. La C.E. deve cmq rispettare le norme di diritto internazionale in

quanto questa è un’organizzazione internazionale.

2.Principi generali del Diritto Comunitario:

I principi generali di diritto comunitario, non sono norme espressamente dichiarate come ad

esempio il divieto di discriminazione per la nazionalità. I principi generali del diritto comunitario

hanno un’origine “pretoria” proprio nel senso che non derivano da specifiche disposizioni, ma

da una giurisprudenza creativa della Corte di Giustizia. Si tratta quindi di principi non scritti.

Sono sostanzialmente dei principi che la Corte proclama man mano che si pronuncia su delle cause,

partendo sempre però da specifiche disposizioni comunitarie. Esempio è il principio di “leale

cooperazione” il quale è sancito dal trattato della C.E. e riguarda il dovere degli Stati membri nei

confronti della Comunità . la Corte è riuscita ad estende questo principio anche ai rapporti tra le

istituzioni comunitarie.

Accordi internazionali della C.E.

Si trovano a metà tra le fonti primarie e quelle secondarie. Gli accordi infatti non hanno il potere di

modificare il trattato della C.E. e a sua volta gli atti comunitari di diritto derivato non devono essere

in contrasto con gli accordi internazionali, pena la loro annullabilità.

N.B.!! Non fanno parte del diritto comunitario gli accordi tra gli Stati membri e stati terzi.

Fonti secondarie:

Gli atti comunitari e i loro requisiti:

Gli atti comunitari sono i regolamenti le direttive e le decisioni. Le raccomandazioni e i pareri non

sono vincolanti e quindi non fanno parte delle fonti secondarie. Questi atti appena descritti sono

detti “tipici” perché l’ordinamento comunitario li prevede espressamente, e prevede anche i suoi

effetti tipici.

Art.249:

“Il Regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente

applicabile in ciascuno degli stati membri.

La Direttiva vincola lo stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere,

salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e i mezzi.

La Decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati.”

1.I Regolamenti:

Art.249.

“Il Regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente

applicabile in ciascuno degli stati membri”

Emergono così tre elementi del regolamento:

1)Generalità:

Generalità sta a significare che l’atto si riferisce a dei destinatari indeterminati, ed inoltre implica

anche l’astrattezza della norma, cioè che questa si basa non su una fattispecie concreta, ma su di una

fattispecie astratta.

2)Obbligatorietà:

Sta a significare che il regolamento è obbligatorio integralmente. Questo lo distingue dalla direttiva

che mira ad un raggiungimento di un risultato lasciando modo agli Stati membri per determinarne i

mezzi per il conseguimento. È quindi inammissibile che uno Stato applichi in modo incompleto o

selettivo un regolamento della Comunità.


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, Villani (dal 5° capitolo in poi). Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: le Istituzioni comunitarie, le funzioni del Consiglio Europeo, deputati ed elezioni, organizzazione e funzionamento del Parlamento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Caggiano Giandonato.

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