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da un difensore abilitato. Sono applicabili al processo tributario le norme del codice di procedura civile

riguardo al ricorso collettivo (proposto da più soggetti contro il medesimo atto) e al ricorso cumulativo

(proposto dallo stesso contribuente contro più atti connessi). Si ha litisconsorzio necessario

(partecipazione necessaria la processo di tutte le parti) quando l’oggetto del ricorso riguarda in

maniera inscindibile più soggetti e qunado sono proprio gli elementi comuni ad essere posti a

fondamento del ricorso proposto da uno dei soggetti obbligati. E’ espressamente previsto il

litisconsorzio necessario nelle cause di impugnazione degli atti di accertamento dei redditi delle società

di persone (e quindi società e soci devono essere parti dello stesso processo) e nelle cause di

impugnazione degli avvisi di rettifica del reddito delle società consolidate. Non si ha invece

litisconsorzio necessario nelle liti per il rimborso di ritenute in quanto in questo caso il sostituito può

agire contro il sostituto davanti al giudice ordinario e l’amministrazione finanziaria non è parte

necessaria data l’autonomia del rapporto tributario rispetto al rapporto privatistico esistente tra sostituto

e sostituito. Si ha invece litisconsorzio facoltativo quando l’atto impugnato riguarda più destinatari ma

l’impugnazione proposta da uno dei coobbligati non è fondata su motivi comuni a tutti i destinatari. In

questo caso può sorgere il litisconsorzio facoltativo quando altri soggetti intervengono in un processo

già instaurato o sono chiamati in giudizio.

Le azioni esperibili – Nel processo tributario possono essere esperite azioni di impugnazione e azioni

3) di condanna. Le azioni di impugnazione sono dirette contro un atto autoritativo della amministrazione

finanziaria e ciò comporta che il contribuente non può agiire in via preventiva (senza che

l’amministrazione abbia emesso un atto autonomamente impugnabile),e che non può sottoporre a

giudice questioni estranee all’atto impugnato. Dal canto suo l’amministrazione costituendosi in giudizio

può solo difendere l’atto impugnato e non può fondare la sua difesa su ragioni diverse da quelle

indicate nell’atto impugnato. L’azione di condanna viene invece esperita dal contribuente per ottenere

un rimborso. Prima di attivare l’azione di condanna il contribuente deve presentare all’amministrazione

istanza di rimborso e impugnarne il rifiuto, espresso o tacito. Se l’amministrazione risponde

negativamente con un atto espresso il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni dalla notifica

dell’atto Se invece l’amministrazione rimane inerte il contribuente deve presentare ricorso non prima di

90 giorni dalla presentazione dell’istanza (non sono previsti invece termini di decadenza).

Naturalmente il contribuente con il ricorso deve richiedere sia che il rifiuto dell’amministrazione sia

annullato sia che l’amministrazione sia condannata a pagare. L’azione che viene proposta contro il

silenzio rifiuto non è una azione di annullamento ma una azione diretta a far accertare il credito del

contribuente e ad ottenere una pronuncia di condanna.

3.1. Gli atti impugnabili – Come abbiamo detto l’azione di impugnazione può essere proposta solo se il

contribuente riceve la notifica di un atto impugnabile. Gli atti impugnabili si distinguono tra atti autonomamente

impugnabili ed atti ad impugnazione differita. Sono atti autonomamente impugnabili quelli indicati

espressamente dalla legge, che sono i seguenti:: a) l’avviso di accertamento b) l’avviso di liquidazione del

tributo c) il provvedimento che irroga le sanzioni d) il ruolo e la cartella di pagamento d) atti relativi alle

operazioni catastali e) provvedimento che respinge l’istanza di rimborso di tributi o sanzioni indebitamente

versati dal contribuente. C’è da dire tuttavia che la giurisprudenza tende a considerare rilevante, ai fini della

proponibilità del ricorso, non il nome dell’atto da impugnare ma gli effetti dell’atto e quindi a ritenere

impugnabili autonomamente anche atti diversi da quelli elencati dalla legge ritenuti però produttivi di effetti

parzialmente coincidenti. Un ulteriore limite interno è costituito dal fatto che il provvedimento è impugnabile

solo per vizi propri o , per i vizi delle attività (non concretizzatesi nell’elevazione di atti autonomamente

impugnabili) ad essi presupposti.La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati

precedentemente all'atto notificato, ne consente l'impugnazione unitamente a quest'ultimo. Ciò significa, ad

esempio, che normalmente una cartella di pagamento che segue un avviso di accertamento può essere

impugnata solamente per vizi proprie non per i vizi dell’avviso di accertamento. Tuttavia, nel caso in un

soggetto non abbia ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento, la cartella di pagamento potrà essere

impugnata lamentando anche i vizi dell’avviso di accertamento. Gli atti lesivi non nominati espressamente

dalla legge non sono impugnabili autonomamente ma ad impugnazione differita in quanto possono essere

impugnati con un ricorso contro atti successivi dei quali l’atto ad impugnazione differita costiuisce il

presupposto. Ciò significa in pratica che il contribuente, ricevuto un atto che non è compreso tra quelli

impugnabili autonomamente, deve attendere che gli venga notficato un atto autonomamente impugnabile e

proporre ricorso contro entrambi. Gli atti che costituiscono atti interni ad un procedimento non sono

impugnabili e quindi i loro vizi, se si ripercuotono sul provvedimento finale devono essere fatti valere

impugnando il provvedimento finale. (es. processo verbale di constatazione redatto alla fine di una verifica

costituisce un atto endoprocedimentale e quindi non può essere impugnato autonomamente ma solo insieme

al provvedimento finale.

4) Il ricorso – L’atto iniziale del processo tributario è il ricorso che deve essere proposto alla commissione

tributaria provinciale dove ha sede l’ente o l’ufficio che ha emesso l’atto. Per le controversie fino a 20.000

euro relative ad atti emessi dalla agenzia delle entrate prima di presentare il ricorso è necessario presentare

un reclamo in via amministrativa alla stessa agenzia con il quale si richiede l’annullamento totale o parziale

dell’atto. Se il reclamo non viene accolto il ricorrente deve costituirsi in giudizio depositando il reclamo che si

converte quindi in ricorso. Il ricorso (che deve essere presentato entro i 60 giorni dalla notifica dell’atto) deve

conternere l’indicazione della commissione tributaria alla quale è diretto, i dati del ricorrente e del suo legale

rappresentante, i dati dell’ufficio contro cui è proposto il ricorso, i motivi del ricorso e la sottoscrizione del

difensore del ricorrente. Tali indicazioni e la sottoscrzione sono presupposto di ammissibilità del ricorso ad

eccezione della sola indicazione del codice fiscale del ricorrente, la cui mancanza o erronea indicazione

provoca solo l’applicazione di una sanzione. L’oggetto del processo si compone di due elementi: il petitum

(ossia l’oggetto della domanda) e la causa petendi (ossia i motivi del ricorso). Oggetto della domanda è il

provvedimento che si chiede al giudice ( nei processi di impugnazione l’annullamento totale o parziale di un

provvedimento, e nei processi di rimborso l’accertamento di un credito nei confronti dell’amministrazione e la

condanna a soddisfarlo). Per quanto riguarda i motivi del ricorso occorre dire che ogni atto può essere

impugnato solo per vizi propri e non vizi che riguardano altri atti.

4.1. L’iter processuale - Nell’attuale sistema il ricorso è proposto prima tramite notifica alla controparte e in

seguito portato a conoscenza del giudice tramite la costituzione in giudizio. La notifica può essere fatta con

spedizione postale, tramite consegna o secondo la modalità prevista dal codice di procedura civile ( consegna

della copia autentica della notifica da parte di un pubblico ufficiale) La notificazione del ricorso deve essere

fatta entro 60 giorni dalla notifica dell’atto contro cui si ricorre. (salvo che per i casi di rifiuto tacito

dell’amministrazione dove come abbiam detto non vi è termine di decadenza).. Il ricorrente inoltre entro 30

giorni dalla notifica del ricorso deve costituirsi in giudizio depositando il suo fascicolo alla segreteria della

commissione- Il fascicolo deve contenere il ricorso e gli altri documenti necessari (come quello che prova la

notifica). Deve costituirsi in giudizio anche la parte resistente (l’ufficio tributario) che deve a sua volta

depositare il proprio fascicolo contenente le sue controdeduzioni e quindi le eccezioni (di fatto e di diritto) da

esso poste alla richiesta del ricorrente, I motivi posti dal ricorrente alla base della sua richiesta e le eccezioni

poste dall’ufficio tributario sono fondamentali in quanto delimitano la materia del giudizio di primo grado, dato

che il giudice non può pronunciarsi su una configurazione del rapporto tributario diversa da quella indicata

dalle parti , I fatti affermati dal ricorrente, se non contestati dal resistente si considerano provati in base al

principio di non contestazione previsto dal codice di procedura civile. La mancata costituzione del ricorrente

rende inammissibile il ricorso..

4..1 L’iter processuale - Il presidente della commissione effettua un esame preliminare del ricorso e se

riscontra uno dei casi di inammissibilità manifesta previsti dalla legge deve dichiararla con decreto (contro tale

decreto è ammesso reclamo alla commissione che decide con ordinanza in camera di consiglio). Se invece il

ricorso è ammissibile il presidente fissa la data per l’udienza di trattazione,e,se richiesta, dell’udienza per la

sospensione dell’atto impugnato. L’avviso di trattazione è comunicato alle parti costituite almeno 30 giorni

prima Le parti possono depositare documenti entro venti giorni prima dell’udienza e memorie fino a 10 giorni

prima dell’udienza. La trattazione dell’udienza avviene in genere in camera di consiglio (e quindi non in

pubblico e senza la partecipazione delle parti) ma, se una delle parti lo richiede, può avvenire in pubblica

udienza. L’udienza pubblica si svolge nel modo seguente; dopo la relazione di uno dei componenti del

collegio le parti sono ammesse alla discussione. Quindi il collegio prende la decisione in camera di consigli ma

la sentenza è resa pubblica con il deposito nella segreteria della commissione che deve notificarla alle parti

entro 10 giorni dal deposito.

5)La sospensione cautelare – Come abbiamo detto il ricorrente può chiedere nel ricorso o con atto separato

la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato: ad. es. se viene impugnato un avviso di accertamento nel

ricorso ne può essere chiesta la sospensione per impedire che l’amministrazione proceda ad iscrizioni a ruolo;

se viene impugnato il ruolo il ricorrente ne può richiedere la sospensione per impedire l’esecuzione forzata).

La sospensione può riguardare qualunque contenuto dell’atto impugnato e quindi imposta, interessi, sanzioni,

Per ottenere la sospensione devono sussistere due presupposti: a) fumus boni iuris, ossia la probabile

fondatezza del ricorso b) il periculum in mora, ossia il pericolo di un danno irreparabile. In ambito tributario

dovrebbe ravvisarsi il pericolo di un danno irreparabile laddove la riscossione del credito tributario possa

essere un effettivo ostacolo allo svolgimento della attività del contribuente (stato di insolvenza, riduzione del

minimo vitale). Per quanto riguarda la procedura la sospensione è deliberata dalla commissione che decide in

camera di consiglio dopo aver sentito le parti e aver delibato (ossia esaminato sommariamente) il merito: La

pronuncia ha la forma dell’ordinanza, deve essere motivata e non è impugnabile. La sospensione può essere

anche parziale o subordinata alla prestazione di idonea garanzia. Gli effetti della sospensione sono

temporanei, in quanto cessano con la pubblicazione della decisione di primo grado. La natura provvisoria del

provvedimento di sospensione determina la sua revocabilità o modificabilità da parte della commissione prima

della sentenza nel caso di mutamento delle circostanze che ne hanno determinato la concessione.

6) Sospensione, interruzione ed estinzione del processo – Possono accadere eventi che determinano la

sospensione del processo. La regola generale posta dal codice di procedura civle prevede che il processo

deve essere sospeso tutte le volte in cui la decisione di una causa dipenda dalla risoluzione di un’altra

controversia da parte di un altro giudice. Tuttavia nel processo tributario è fissata una regola speciale per cui il

processo è sospeso solo quando sia stata presentata una querela di falso o quando deve essere decisa in via

pregiudiziale una questione sullo stato o sulla capacità delle persone (salvo che si tratti della capacità di stare

in giudizio). Pertanto la pendenza di una causa civile rende necessaria la sospensione del processo tributario

solo nei due casi sopra indicati e quindi negli altri casi le questioni pregiudiziali devono essere decise in via

incidentale dallo stesso giudice tributario La giurisprudenza ritiene che la regola speciale posta nel processo

tributario riguardi solo la pendenza di una causa civile (pregiudizialità esterna) e pertanto in caso di pendenza

di una causa pregiudiziale davanti ad un giudice tributario dovrebbe applicarsi la regola generale prevista dal

codice di procedura civile. Pertanto il processo tributario deve essere sospeso se è pendente la causa

pregiudiziale presso un altro giudice tributario, ma solo se le parti della causa pregiudiziale sono le stesse

della causa dipendente, Oltre che per i casi indicati il processo tributario (come tutti i processi) deve essere

sospeso a) quando viene presentato regolamento preventivo di giurisdizione b) quando viene sollevata una

questione di legittmità c) quando viene presentata una questione di interpretazione di norme dell’unione

europea d) quando viene presentato il ricorso per la ricusazione del giudice. La sospensione è disposta con

ordinanza e quando cessa la causa di sospensione deve essere presentata istanza di trattazione entro sei

mesi altrimenti il processo si estingue L’interruzione del processo tributario è disciplinata in modo simile a

quella del processo civile-.Il processo è interrotto al verificarsi del venir meno, per morte o altre cause di una

delle parti, diversa dall’ufficio tributario o del loro legale rappresentante, o per morte o sospensione dall’albo di

uno dei difensori incaricati. L’estinzione del processo si ha invece per rinuncia al ricorso ( che deve essere

accettata dalle altre parti costituite) , per l’inattività delle parti o per la cessata materia del contendere (quando

viene meno l’atto impugnato ad esempio perché l’amministrazione in sede di autotutela lo annulla)

6.1. La conciliazione – Anche nel processo tributario le parti possono raggiungere un accordo per effetto del

quale cessa la materia del contendere. La conciliazione può aver luogo solo davanti alla commissione

provinciale e non oltre la prima udienza, può essere proposta da una delle due parti o anche su iniziativa della

commissione. Se la conciliazione ha luogo viene redatto un verbale contenente le imposte, le sanzioni e gli

interessi che costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute. La conciliazione può essere realizzata

fuori dal processo e in tal caso l’ufficio tributario deve depositare in giudizio il documento che formalizza

l’accordo e quindi viene redatto in udienza il processo verbale della conciliazione. Pertanto in questo caso la

conciliazione deve essere sottoposta al vaglio del giudice tributario che deve valutarne la legittimità formale e

la ammissibilità mentre non può sindacare il merito dell’accordo. La conciliazione si perfeziona con il

versamento, entro venti giorni dalla redazione del processo verbale, dell’importo dovuto. Pertanto una volta

redatto il verbale di conciliazione il giudce dispone il rinvio ad un’altra udienza dopo i venti giorni fissati per il

pagamento. In tale udienza viene verificato l’adempimento degli obblighi previsti e in questo caso il giudice

dichiara con sentenza l’estinzione del giudizio mentre in caso di inadempimento il processo continua. La legge

non pone limiti espliciti circa le controversie che possono essere conciliate ma ciò non significa che la

amministrazione finanziaria possa agire liberamente in quanto essa non può accettare nessuna soluzione che

non sia conforme al diritto e che non rappresenti la giusta composizione della lite. Non sono comunque

conciliabili le questioni riguardanti le sanzioni dato che la norma stabilisce espressamente la riduzione delle

sanzioni che comporta la conciliazione. Infatti la conciliazione comporta la riduzione della sanzione al 40% ei

quella irrogabile in base al tributo risultante dalla conciliazione. Altro beneficio della conciliazione è la riduzione

fino alla metà delle pene previste oltre la non applicazione delle pene accessorie. Secondo parte della dottrina

la conciliazione è da considerarsi (come l’accertamento per adesione, un accordo transattivo e poiché la

transazione non può avere per oggetto diritti indisponibili nella conciliazione viene ravvisata una deroga alla

indisponibilità del rapporto di imposta. Ciò in realtà non è condivisibile in quanto la transazione, così come

disciplinata dal codice civile, è un accordo con cui le parti dispongono liberamente dei loro diritti e attraverso

reciproche concessioni pervengono alla composizione della lite. La conciliazione tributaria ha invece natura

diversa in quanto l’amministrazione non può disporre del suo diritto ma può solo accordarsi con il contribuente

per realizzare la giusta composizione della lite, e pertanto deve considerarsi come un accordo ma a seguito

del quale scaturisce un provvedimento amministrativo che rettifica l’atto impugnato con la contestuale

accettazione del contribuente (come nell’accertamento con adesione).

SEZIONE SECONDA – I PROVVEDIMENTI

7) Tipologia dei provvedimenti – Il giudice tributario può emettre tre tipi di atti: sentenza, ordinanza e decreto. I

provvedimenti collegiali hanno la forma di sentenza o ordinanza. Con la sentenza il collegio si pronuncia

quando decide il giudizio e quindi quando decide il ricorso nel merito, quando dichiara l’estinzione del giudizio

o l’inammissibilità del ricorso. . Con l’ordinanza il collegio si pronuncia in tutti i casi in cui non decide il giudizio

come quando dispone la sospensione cautelare dell’atto impugnato o l’interruzione del processo. I decreti

sono atti del presidente che generamente regolano lo svolgimento del processo, tuttavia il presidente può

dichiarare con decreato anche la manifesta inammissibilità del ricorso o la sospensione del processo.

8) L’istruzione probatoria - Nel processo tributario la raccolta delle prove è regolata dal principio dispositivo

per cui il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti (anche se vi sono dei

casi tassativamente previsti dalla legge in cui la prova può essere assunta d’ufficio dal giudice). Inoltre vige il

principio (stabilito nel codice di procedura civile) per cui devono ritenersi provati i fatti affermati da una parte e

non tempestivamente contestati dall’altra parte. I poteri istruttori delle commissioni tributarie rispecchiano

quelli degli uffici impositori e pertanto il giudice, di sua iniziativa, può disporre accessi e ispezioni, richiedere

dati, informazioni e chiarimenti. Inoltre il giudice può richiedere, quando occorra acquisire elementi conoscitivi

di particolare complessità, relazioni tecniche ad organi dello stato o disporre lo svolgimento di una consulenza

tecnica. Inoltre ai sensi del codice di procedura civile il giudice può ordinare, ma solo su istanza di parte,

all’altra parte o ad un terzo di esibire in giudizio un documento o altra cosa che ritenga necessaria ai fini della

decisione. Il processo tributario è inoltre un “processo di parti” in quanto il potere di indicare i fatti rilevanti per

il giudizio appartiene in via esclusiva alle parti e quindi il giudice non può indagare su fatti che non siano

indicati dalle parti. Pertanto il giudice può esercitare i suoi poteri istruttori nei limiti dei fatti dedotti dalle parti .

8.1. Le prove escluse – Nel processo tributario sono esclusi il giuramento e la testimonianza e quindi si tratta

di un processo essenzialmente scritto e documentale. Secondo la giurisprudenza sia della corte

costituzionale che di cassazione l’esclusione della prova testimoniale non esclude che il giudice possa

utilizzare le dichiarazioni di terzi contenuti nei processi verbali della guardia di finanza (o di altri organi della

p.a.) e quindi introdotte in giudizio con il documento che le riproduce. Tuttavia tali dichiarazioni di terzi

possono essere prese in considerazione dal giudice come semplici indizi e quindi la decisione non può

fondarsi solo su di esse ma sono necessari altri elementi di prova. In materia di imposte sui redditi le notizie e i

documenti, i libri e i registri non esibilti in risposta ad inviti dell’amministrazione non possono essere addotti a

favore del contribuente. Il contribuente tuttavia può superare tale preclusione depositando i documenti insieme

al ricorso e dichiarando di non aver potuto adempiere agli inviti dell’amministrazione per cause a lui non

imputabili. Non possono invece essere addotti a favore del contribuente documenti, registri, libri che il

contribuente stesso abbia rifiutato di esibire. La preclusione opera solo in presenza di una specifica richiesta

dell’amministrazione e di un rifuto o occultamento da parte del contribuente. Nel processo tributario, come nel

processo penale, non possono essere utilizzate le prove acquisite illegittimamente, Pertanto non sono

utilizzabili documenti acquisti nel corso di un accesso senza autorizzazione o a seguito di una autorizzazione

illegittima.

8.2. Le prove ammesse – Nel processo tributario sono ammesse le presunzioni legali e le presunzioni

semplici. Le presunzioni legali possono essere assolute se non ammettono prova contraria o relative se le

ammettono. Ad esempio è una presunzione legale quella che prevede che per gli imprenditori e lavoratori

autonomi ogni movimento bancario sia fonte di ricavi o compensi. In materia di Iva è una presunzione legale

quella per cui i beni che si trovano nel luogo dove il contribuente svolge le sue operazioni si presumono

acquistati a meno che il contribuente stesso non provi che li ha ricevuti in base ad un titolo non traslativo della

proprietà. Nel processo tributario sono ammesse, nei casi tassativamente previsi dalla legge, anche le

presunzioni semplici (basati su elementi gravi, precisi e concordanti) e pertanto non opera la norma del codice

civile che esclude l’uso di presunzioni semplici nei casi in cui non è ammessa la prova testimoniale. In diritto

tributario vi sono anche casi di presunzioni che possiamo definire come semplicissime in quanto non è

richiesto che gli indizi siano gravi, precisi e concordanti. Ad esempio nell’accertamento induttivo sono

ammesse dalla legge presunzioni semplici anche se non basate su elementi gravi,precisi e concordati. Di

fronte alla prova presuntiva offerta dall’ufficio incombe sul contribuente l’onere di provare i fatti impeditivi,

estintivi o modificativi di tale pretesa. Secondo il codice di procedura civile il giudice valuta le prove secondo il

suo prudente apprezzamento salvo che la legge non disponga altrimenti. Infatti in molti casi è la legge a

pretederminare l’efficacia di un mezzo di prova. Ad esempio l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di

falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, delle dichiarazioni e dei fatti

che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. Per quanto riguarda la validità nel

processo tributario degli accertamenti contenuti nelle sentenze penali passate in giudicato ricordiamo che

secondo il codice di procedura penale tali accertamenti possono vincolare gli altri giudici solo nei processi in

cui non vi siano limitazioni dei mezzi di prova. Pertanto il giudicato penale non vincola il giudice tributario che

però può liberamente valutarlo. La confessione è ammessa nel processo tributario, e pertanto valgono come

prova le dichiarazione che il contribuente faccia, nel processo o al di fuori (es. dichiarazione dei redditi o

dichiarazioni rese a seguito di convocazioni in uffici dell’amministrazione), di fatti a sé sfavorevoli.

9) L’onere della prova - Quando nel processo tributario di un fatto non esiste né la prova che è avvenuto né

che non è avvenuto interviene la cosiddetta regola dell’onere della prova che indica al giudice in quale modo

risolvere la controversia. Nel processo tributario di impugnazione sono in discussione i fatti sui quali si fonda

l’atto impugnato e pertanto se tali fatti sono contestati dal contribuente grava sull’amministrazione l’onere di

provarli. Qundi l’amministraszione deve provare i fatti costitutivi del presupposto del tributo e della base

imponibile mentre il contribuente ha l’onere di provare i fatti che riducono o elimiiano il tributo. Nei processi di

rimborso il contribuente ha l’onere di dimostrare che sussistono i fatti che sono alla base del diritto che vuole

far valere in giudizio.

10)Le questioni pregiudiziali – Prima di decidere il ricorso nel merito e quindi stabilire se esso debba essere

accolto o respinto il giudice deve verificare se sussistono i presupposti per decidere la causa nel merito e

quindi se la causa appartiene alla sua giurisdizione, se il ricorso è ammissibile, ecc. In generale il giudice

tributario risolve in via incidentale ogni questione da cui dipende la decisione della controversia, fatta

eccezione per le questioni in materia di querela di falso o sullo stato e la capacità delle persone, diversa dalla

capacità di stare in giudizio.

La disapplicazione dei regolamenti e degli atti generali - I regolamenti e gli atti amministrativi generali

11) non possono essere impugnati davanti al giudice tributario ma solo davanti al giudice amministrativo

che può annullarli. Tuttavia il contribuente in un ricorso contro un atto impugnabile può dedurre come

questione pregiudiziale la illegittimità di un atto amministrativo generale o di un regolamento. In altre

parole il contribuente può impugnare un atto (es. un avviso di accertamento) deducendo come motivo

di ricorso il vizio di un regolamento (es, redditometro) che si riflette sull’atto impugnato viziandolo. In

questo caso il giudice tributario dovrà valutare se il vizio esiste e in caso positivo può annullare l’atto

impugnato disapplicando il regolamento. Ciò significa che il regolamento, disapplicato nel caso singolo,

conserva la sua vigenza e la sua efficacia erga omnes.

Tipologia delle sentenze – Le sentenze con le quali il giudice respinge il ricorso nel processo di

12) impugnazione sono sentenze di mero accertamento in quanto si limitano a dichiarare l’insussistenza

dei vizi dedotti con il ricorso e del diritto all’annullamento dell’atto. Pertanto l’atto impugnato sopravvive

al giudizio e continua a produrre i suoi effetti, effetti che sono propri dell’atto e non della sentenza del

giudice. Se invece il giudice accoglie il ricorso con la sentenza annulla l’atto impugnato. La

giurisprudenza ritiene che : a)quando l’impugnazione verte su vizi formali particolarmente gravi dell’atto

(es. incompetenza, difetto assoluto di motivazione) il giudice si lmita ad annullare l’atto impugnato. B)

quando il giudizio verte sull’an o quantum dellì’imposta la sentenza non si limita ad annullare l’atto ma

lo sostituisce. Per tale motivo la giurisprudenza ritiene che il processo tributario sia un processo di

impugnazione-merito, intendendo con ciò che la sentenza sostituisce o riforma l’atto impugnato. In

realtà tale punto di vista non è condivisibile in quanto la sentenza di accoglimento del ricorso dispone

l’annullamento (totale o parziale) dell’atto e non la formazione di un nuovo atto impositivo in quanto se

il giudice accoglie la domanda di annullamento, l’atto è eliminato e pertanto cadono tutti i suoi effetti.

Nel processo tributario di rimborso le sentenze di condanna sono sentenze che accolgono le domande

di rimborso proposte o con ricorso contro il diniego dell’amministrazione o a seguito del silenzio

dell’amministrazione stessa,. Per avere una tutela completa il contribuente non deve limitarsi ad

impugnare il provvedimento negativo ma deve chiedere che sia accertato il suo diritto al rimborso e

che l’amministrazione sia condannata a rimborsare. La sentenza di condanna, quando passa in

giudicato, ha valore di titolo esecutivo con cui il contribuente può esperire il giudizio di ottemperanza

(davanti alla stessa commissione tributaria) o promuovere il processo di esecuzione forzata

12.1 La cosa giudicata – Le decisioni di merito, quando divengono definitive, producono un doppio effetto e

precisamente l’effetto della”cosa giudicata sostanziale” e “della cosa giudicata formale”. Per cosa giudicata

sostanziale si intende quel particolare effetto di diritto sostanziale della sentenza che consiste

nell’accertamento di una situazione giuridica soggettiva e quindi nella statuizione dell’esistenza o inesistenza

del diritto fatto valere in giudizio Per cosa giudicata formale si intende il fatto che la sentenza definitiva non è

più impugnabile in via ordinaria (appello, cassazione, revocazione ordinaria) ma solo con la revocazione

straordinaria. Oggetto del giudicato è però solo la decisione della questione principale della causa, ossia

l’accertamento del diritto all’annullamento e quindi è estraneo ad esso ogni altro fatto posto nella motivazione

della sentenza e anche ciò che segue all’accertamento ossia l’annullamento dell’atto impugnato. In

conclusione quindi oggetto del giudicato è solo la conclusione ultima del giudice e non le sue premesse. Dal

punto di vista soggettivo il giudicato vale solo per le parti del processo, i loro eredi e aventi causa. In

numerose sentenze la corte costituzionale ha infatti stabilito che il giudicato non vale per i terzi e soprattutto

non può pregiudicarli. Infatti il principio del contraddittorio e il diritto alla difesa impediscono di opporre il

giudicato a chi non ha partecipato e non è stato messo in grado di partecipare al processo. Pertanto il

giudicato pronunciato tra l’amministrazione finanziaria e un condebitore non può essere opposto ad altri

condebitori, come il responsabile di imposta. Il terzo, al massimo, se la norma lo prevede, può approfittare del

giudicato ma non può esserne pregiudicato.

12.2. Il giudicato in caso di solidarietà – L’atto di accertamento di obbligazioni solidali è un atto con effetti

verso più soggetti. Tuttavia l’impugnazione di tale atto di accertamento non comporta che vi sia litisconsorzio

necessario ossia necessaria partecipazione in giudizio di tutti i coobbligati. Infatti ciascun soggetto cui l’atto sia

notificato può impugnarlo dando vita ad un autonomo processo, e non è necessario che al processo

promosso da uno dei coobbligati siano presenti gli altri. Tuttavia se il processo viene proposto da uno dei

coobbligati gli altri obbligati sono interessati all’esito favorevole in quanto la sentenza che accoglie il ricorso

anche se proposto da uno solo vale per tutti i coobbligati. Se invece ogni coobbligato impugna l’atto con

distinti ricorsi gli esiti dei vari processi possono essere diversi. Ciò significa che la sentenza che respinge il

ricorso di uno dei coobbligati non pregiudica gli altri. Nello stesso modo il giudicato favorevole ottenuto da uno

dei coobbligati non può essere fatto valere dal coobbligato nei cui confronti si è formato direttamente un

giudicato.

La condanna alle spese – Anche nel processo tributario le spese di lite sono a carico della parte

13) soccombente e sono liquidate con la sentenza.

Esecuzione ed ottemperanza – L’esecuzione riguarda solo le sentenze che condannano

14) l’amministrazione finanziaria. Infatti le sentenze emesse nei processi di impugnazione non possono

prevedere l’esecuzione, dal momento che quelle che annullano un atto amministrativo non hanno

bisogno di esecuzione in quanto si eseguono da sé, mentre quelle che respingono un atto

amministrativo sono puramente dichiarative. Per quanto riguarda le sentenze di condanna

dell’amministrazione finanziaria il creditore può promuovere l’esecuzione forzata o il giudizio di

ottemperanza davanti alle commissioni tributarie. I due processi possono essere attivati

contemporaneamente. Il contribuente può proporre ricorso per ottemperanza dopo che sono scaduti i

termini per l’adempimento degli obbighi posti dalla sentenza passata in giudicato a carico dell’ente

impositore. La competenza spetta a) alla commissione tributaria provinciale quando la sentenza di

tale giudice non è stata appellata o è stata appellata ma la commissione regionale ha dicharato

inammissibile l’appello b) alla commissione tributaria regionale quando tale giudice si è pronunciato nel

merito e la sentenza è passata in giudicato. Se la sentenza della commissione tributaria regionale è

stata impugnata e la cassazione respinge il ricorso il ricorso per ottemperanza deve essere presentato

davanti alla commissione tributaria regionale. Se invece la cassazione ha accolto il ricorso

l’ottemperanza relativa alla sentenza della cassazione appartiene alla giurisdizione del giudice

amministrativo. Il ricorrente deve depositare il ricorso alla segreteria della commissione in doppio

originale ed è compito della segreteria comunicarlo alla controparte che ha 20 giorni per trasmettere le

proprie osservazioni e documentazioni. Decorso tale termine il presidente della commissione fissa il

giorno per la trattazione del ricorso (non oltre 90 giorni dalla presentazione del ricorso stesso). Il

ricorso è trattato in camera di consiglio ma con facoltà dell’intervento delle parti. Il collegio adotta le

disposizioni che devono realizzare l’ottemperanza con sentenza. Il giudizio di ottemperanza è un

guidizio sui generis in quanto è caratterizzato da un misto di poteri cognitivi ed esecutivi. Infatti il

collegio deve in primo luogo valutare e individuare gli obblighi non adempiuti e in secondo luogo

adottare i provvedimenti in luogo dell’amministrazione inadempiente. Il collegio, se lo ritiene

opportuno, può nominare un commissario ad acta che deve prendere i necessari provvedimenti. Le

sentenze della commissione provinciale emesse nel giudizio di ottemperanza possono essere

appellate sono in cassazione e il ricorso può essere proposto per violazione di legge, sia sostanziale

che processuale.

Sezione III Le impugnazioni

Le impugnazioni in generale – I mezzi di impugnazione possono essere distinti in due categorie:

15) impugnazioni rescindenti (che conducono ad una pronuncia di annullamento della sentenza impugnata

senza sostituirla, di modo che è necessario un nuovo giudizio), e impugnazioni sostitutive (che

conducono ad una prouncia che sostituisce a tutti gli effetti quella impugnata). Tipica impugnazione

rescidente è il ricorso per cassazione mentre tipica impugnazione sostitutiva è l’appello. Per quanto

riguarda le differenze notiamo che : a) le sentenze sostitutive hanno lo stesso oggetto di giudizio del

grado precedente mentre nelle impugnazioni rescidenti l’oggetto del nuovo giudizio è la sentenza

impugnata b) le impugnazioni rescidenti sono proposte solo per motivi relativi a vizi (considerati

rilevanti dal legislatore) della sentenza impugnata mentre nelle impugnazioni sostitutive i motivi non

sono predeterminati c) nel giudizio di impugnazione la cognizione del giudice è limitata ai motivi di

impugnazione mentre nei giudizi sostitutivi il giudice ha cognizione su tutta la materia acquista nel

processo precedente (effetto devolutivo) d) nei giudizi rescidenti se il ricorso è accolto la precedente

sentenza è eliminata e si apre la strada ad una nuova decisione (giudizio rescissorio) mentre se

respinto resta in vita la sentenza impugnata:; invece nei giudizi sostitutivi la decisione prende il posto

della pronuncia impugnata. I mezzi di impugnazione ordinari del processo tributario sono: l’appello alla

commissione tributaria regionale contro le sentenze della commissione tributaria provinciale, il ricorso

per cassazione contro la sentenza della commissione tributaria regionale, la revocazione ordinaria.

Contro le sentenze passate in giudicato invece è ammesso, come mezzo di impugnazione

straordinaria, la revocazione straordinaria.

L’appello - Contro le sentenze in primo grado delle commissioni tributarie provinciali è possibile il

16) ricorso in appello alla commissione tributaria regionale entro 60 giorni dalla notifica della sentenza di

primo grado, o in caso di mancata notifica nel termine lungo di un anno. L’atto di appello deve essere

proposto secondo le modalità previste per il ricorso in primo grado e deve essere depositato entro 30

giorni alla segreteria della commissione regionale. Nel processo di appello si applicano le stesse

norme dettate per il primo grado.L’appello deve contenere, a pena di inammissibilità, l’esposizione dei

fatti, l’oggetto della domanda e i motivi specifici dell’impugnazione. Per quanto riguarda questi ultimi

ricordiamo che l’appello alla commissione reginale è un mezzo di impugnazione sostitutivo che mira ad

ottenere una seconda pronuncia che sostituisca quella impugnata e pertanto i motivi dell’appello

riguardano i vizi della sentenza di primo grado anche se l’appellante deve comunque riproporre i motivi

contro il provvedimento impugnato nel processo di primo grado.

16.1L’oggetto del giudizio di appello - . ll decreto legisislativo 546 del 1992 stabilisce per le impugnazioni


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flaviael

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fedele Andrea.

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