Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

2.1. La dichiarazione infedele - Questo reato si realizza quando nella dichiarazione sono indicati elementi

attivi inferiori a quelli reali o elementi passivi fittizi per importi superiori a determinate soglie. Non è richiesta la

contabilizzazione di dati falsi e quindi tale reato può essere commesso anche da chi non è soggetto ad

obblighi di contabilità. La dichiarazione infedele è un reato meno grave del precedente e quindi la pena è più

lieve (reclusione da uno a tre anni) e le soglie di punibilità sono molto più elevate.

2.2. La dichiarazione omessa – Il delitto di omessa dichiarazione è caratterizzato da una soglia di punibilità

rapportata all’imposta evasa (che deve essere superiore a circa 77 mila euro). Non ha rilevanza penale la

dichiarazione presentata con un ritardo contenuto nei 90 giorni e non è considerata omessa, ai fini penali, una

dichiarazione non sottoscritta o su modello non conforme. La pena prevista è uguale a quella della

dichiarazione infedele

2.3 Le valutazioni estimative – Sono punite anche le falsità di carattere valutativo in caso di stime

esageratamente ridotte d elementi attivi o di stime esageratamente elevate di elementi negativi. Il legislatore

ha però previsto che non sono punibili: a) le rilevazioni eseguite in violazione dei criteri di determinazione

dell’eserczio di competenza ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile. Ad esempio il

contribuente imputa un costo ad un periodo di imposta concluso con un utile invece che ad un esercizio

concluso in perdita. B) le rilevazioni e valutazioni i cui criteri sono comunque indicati nella nota integrativa. In

questo caso chi espone il criterio valutativo non si propone di frodare il fisco c) le valutazioni che differiscono

in misura inferiore al 10 per cento di quelle corrette.

Le fatture relative ad operazioni inesistenti – Tale reato si compie quando vengono emese fatture

3) relative ad operazioni inesistenti o che riguardano cessioni effettuate da un soggetto diverso da chi

emette la fattura. L’emissione di fatture false è un reato di pericolo punito in sé indipendentemente dal

successivo reato compiuto da chi utilizza tale fatture false, per cui chi emette e chi utilizza fatture false

non sono puniti a titolo di concorso nell’altro delitto. Chi emette o rilascia fatture o altri documenti falsi

configura il rato di pericolo astratto per il quale è sufficiente il compimento dell’atto tipico e non è

necessario che il destinatario abbia o meno utilizzato i documenti. L’emissione e il rilascio ( e l’utilizzo)

di più fatture false nello stesso periodo di imposta costituisce un unico reato. Tale reato è punito con la

stessa pena prevista per il delitto di dichiarazione fraudolenta. E’ prevista una pena più lieve quando

l’ammontare delle fatture false è inferiore ad un importo di circa 155 mila euro.

4) Occultamento o distruzione di documenti contabili – Costituisce reato l’occultamento o distruzione di

documenti contabili a fini di evasione al fine di non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume

di affari. La pena è pari alla reclusione da uno a cinque anni non sono previste soglie minime di

punibilità.

Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte - E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro

5) anni chi, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sul reddito o Iva, aliena o compie operazioni

fraudolente sui beni propri o di altri al fine di rendere inefficace la riscossione coattiva delle imposte

(frode sottrattiva). Si tatta di un reato di pericolo che è integrato quando vengono posti in essere atti

che potrebbero rendere inefficace la procedura coattiva e pertanto non è necessario che l’evento

effettivamente si verifichi. Sono previste soglie di punibilità.

Omesso versamento dell’iva e di ritenute certificate; indebita compensazione – Commette reato

6) (punibile con reclusione da sei mesi a due anni) chi presenta la dichiarazione Iva ma omette di

effettuare il versamento (entro il termine per l’acconto relativo al periodo di imposta successivo)

dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale dell’iva. Questo reato ha lo scopo di contrastare

le cosiddette frodi carosello, nelle quali vi sono soggetti che incassano l’iva ma non la versano allo

stato. Per la configurazione del reato occorre che sia stata rilasciata per gli importi non versati la

dichiarazione ai sostituti (in quanto in tal modo il sostituto acquista un credto nei confronti dello stato

che non riceve però alcun versamento), che l’omesso versamento si riferisca alla dichiarazione

annuale e non mensile (per il quale è prevista invece sanzione amministrativa) e che l’ammontare non

versato sia superiore ai 50.000 euro. La disposizione si applica anche a chi non versa le somme

dovute utilizzando in compensazione crediti non spettanti o inesistenti.

Le pene. Attenuanti ed esimenti - Per tutte queste fattispecie sono previste anche pene accessorie

7) tassativamente elencate dalla legge. Oltre alle attenuanti previste dal codice penale si applicano ai

delitti tributari le seguenti attenuanti : a) nel caso in cui il reo provveda al pagamento del debito

tributario prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado la pena comminata

viene diminuita fino alla metà e non si applicano le pene accessorie. Si tratta di una attenuante

speciale ad effetto speciale perché oltre ad escludere l’applicazione di pene accessorie contempla una

diminuzione della pena superiore ad un terzo. B) se i debiti tributari risultano estinti per prescrizione o

decadenza il reo, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado può chidedere

di essere ammesso a pagare una somma da lui indicata a titolo di equa riparazione dell’offesa recata

all’interesse pubblico. Sono inoltre previste le seguenti due esimenti : a) come per le sanzioni

amministrative anche per i reati non è punibile la violazione dipendente da oggettive condizione di

incertezza sulla portata della norma violata b) non è punibile la violazione commessa da chi si è

uniformato al parere dell’amministrazione finanziaria o ha compiuto le operazioni esposte in un

interpello formulato alla pubblica amministrazione sul quale si è formato il silenzio assenso. Tali

esimenti si giustificano con la mancanza del dolo di evasione.

7.1 La confisca per equivalente – Il codice di procedura penale consente già nella fase delle indagini

preliminari il sequestro delle cose che possono essere oggetto di confisca e quindi delle cose destinate a

commettere il reato o che ne sono l’oggetto o il profitto. Vi sono però ipotesi in cui è impossibile individuare le

somme di denaro o i beni costituenti il prezzo o il profitto del reato In questi casi si applica la disposizione del

codice penale che prevede la confisca per equivalente ossia di beni per un valore corrispondente al prezzo del

reato. Il legislatore ha previsto che per i reati tributari in materia di imposte dirette o Iva si applica la confisca

per equivalente. E’ pertanto obbligatoria la confisca di beni di cui il contribuente abbia la disponibilità per un

valore corrispondente al vantaggio economico tratto dal reato.

Codice penale e reati tributari. La prescrizione – In materia di prescrizione si applicano ai reati tributari

8) le norme previste dal codice penale e quindi il termine di sei anni. (la prescrizione è interrotta dal

processo verbale di constatazione e dall’atto di accertamento delle violazioni)

Rapporti tra sanzioni amministrative e penali – Il principio di specialità - L’applicazione delle sanzioni

9) amministrative e penali è regolata dal principio di specialità per cui se lo stesso fatto è punito sia da

una fattispecie sanzionatoria amministratva che da una penale le due sanzioni non si cumulano ma

deve essere applicata , tra le due, la disposizione speciale. La ratio del principio di specialità sta da

una parte nell’evitare che lo stesso soggetto sia punito due volte per il medesimo illecito, dall’altra nella

preferenza nell’applicazione della disposizione che contiene elementi speciali rispetto a quella

generale. Ovviamente l’applicazione di tale principio in campo tributario si giustifica con il fatto che i

due sistemi sanzionatori, penale e amministrativo, sono retti dalla stessa logica punitiva. In questo

caso quindi attraverso una operazione di interpretazione occorre valutare quale tra le due disposizioni

sia speciale e applicare solo quest’ultima. La norma speciale è quella che presenta tutti gli elementi

della norma generale ed ha inoltre dei connotati ulteriori; pertanto chi viola la norma speciale viola

necessariamente anche la norma generale. Dal confronto tra norme sanzionatorie amministrative e

penali emerge che le norme penali hanno costantemente un elemento in più ossia il dolo e quindi di

regola il principio di specialità comporta l’applicazione della sanzione penale. Il principio di specialità

tuttavia non opera per gli illeciti in ambito societario. Quando per una sanzione amministrativa è

solidalmente responsabile con la persona fisica una società l’obbligazione pecuniaria che grava sulla

società si cumula con la sanzione penale che grava sulla persona fisica. Pertanto il principio di

specialità impedisce che per lo stesso fatto la sanzione amministrativa e quella penale vengano inflitte

alla stessa persona ma non impedisce che per lo stesso fatto vengano applicate sanzioni diverse a

soggetti diversi.

Rapporti tra processo penale e processo tributario –Sui reati tributari, come per tutti gli altri reati,

10) giudica il giudice penale secondo le norme del codice di procedura penale. Occorre però accennare

ad alcune peculiarità del processo penale per i reati tributari e ai rapporti con il processo tributario. Per

i delitti in materia di dichiarazioni è competente il giudice dove il contribuente ha domicilio fiscale

mentre per gli altri reati si dà rilievo al ruolo dove è stato commesso il reato o, in caso di inapplicabilità

di tale criterio, al luogo in cui il reato è accertato. Non esiste pregiudizialità tra processo penale e

processo tributario e pertanto quando vi è pendenza di entrambi nessuno dei due deve essere

sospeso. Dato però il rapporto di alternatività tra sanzioni penali e amministrative occorre vedere quale

rapporto vi è tra i due processi qualora lo stesso fatto è punibile sia come illecito amministrativo che

penale. In questo caso la sanzione penale esclude quella amministrativa ma in pendenza del processo

penale l’eventuale sanzione amministrativa irrogata nel processo tributario resta sospesa. Se il

processo penale si conclude con una sentenza di condanna allora la sanzione amministrativa diventa

ineseguibile mentre se il processo penale si conclude con l’archiviazione o con il proscioglimento la

sanzione amministrativa diventa eseguibile. Per quanto riguarda l’efficacia del giudicato penale nel

processo tributario e viceversa il codice di procedura penale esclude l’efficiacia del giudicato penale

nei processi dove vi sono limitazioni delle prove estranee al processo penale. Se ne deduce che il

giudicato penale non ha efficacia vincolante nel processo tributario perché in esso vi sono limitazioni

della prova (come il divieto della prova testimoniale). Può accadere quindi che i due processi si

concludano con accertamenti diversi e contrastanti sul medesimo fatto.

PARTE V – LA TUTELA

CAPITOLO XVI IL PROCESSO

SEZIONE PRIMA IL PRIMO GRADO

La giurisdizione e le commissioni tributarie – Il processo tributario è regolato dal d. lgs 546 del 1992

1) che attribuisce la giurisdizione tributaria alle commissioni tributarie e richiama il codice di procedura

civile per i casi da essa non regolati a condizione che la norma sia compatibile con i caratteri del

processo tributario. La giurisdizione delle commissioni tributarie ha competenza per le controversie

aventi ad oggetto i tributi di ogni genere, nonché le sovraimposte e le addizionali, le sanzioni

ammnistrative, gli interessi e ogni altro accessorio. Se nel processo tributario sorge una questione di

giurisdizione è ammesso il regolamento preventivo di giurisdizione davanti alla corte di cassazione. Le

commissioni tributarie si articolano in commissioni tributarie provinciali e regionali. I membri delle

commissioni non sono selezionati tramite concorsi ma sono scelti dal consiglio di presidenza della

giustizia tributaria secondo speciali graduatorie di cui possono far parte anche magistrati non togati e

quindi senza garanzia di adeguata preparazione tecnica. I membri sono nominati con decreto del

presidente della repubblica su proposta del ministro dell’economia e della finanza. Non tutte le

controversie tributarie sono devolute alla giurisdizione delle commissioni tributarie in quanto alcune

sono di competenza del giudice ordinario altre del giudice amministrativo. Appartengono alla

giurisdizione del giudice ordinario le questioni riguardanti il titolo esecutivo (ossia il ruolo o l’avviso di

accertamento) quando l’esecuzione riguarda la pignorabilità dei beni. Non è ammessa la competenza

del giudice ordinario quando il ricorso concerne la regolarità formale o la notificazione del ruolo,

questioni queste che devono essere proposte alle commissioni tributarie. Appartengono inoltre al

giudice ordinario le cause di opposizione al terzo, ossia le cause proposte da terzi che sostengono di

avere la proprietà o altri diritti reali sui beni pignorati. Si propongono infine al giudice ordinario le cause

di danni contro l’agenzia delle entrate e l’agente della riscossione. La giurisdizione delle commissioni

tributarie inoltre ha competenza solo sui ricorsi contro uno degli atti (individuali) individuati dalla legge

come impugnabili, e pertanto in via residuale, per gli atti ammnistrativi generali, che non sono

impugnabili davanti al giudice tributario, è competente il giudice amministrativo. Sono impugnabili

davanti al giudice amministrativo i regolamenti governativi o ministeriali o degli enti locali che

disciplinano tributi. Il contribuente quindi può chiedere alle commissioni tributarie la disapplicazione dei

regolamenti o degli atti amministrativi generali e può impugnarli davanti al giudice amministrativo per

chiederne l’annullamento. Sono impugnabili inoltre davanti al giudice amministrativo gli atti individuali

non impugnabili davanti alle commissioni tributarie quali i provvedimenti di fissazione del domiciliio

fiscale e tutti gli atti che hanno come destinatari soggetti diversi dal contribuente.

Le parti e la difesa tecnica - Il ricorrente deve farsi assistere da un difensore tecnico (ad eccezione

2) delle controversie di valore inferiore a 2582 euro)- Sono difensori tecnici non solo gli avvocati ma

anche i commercialisti, i ragionieri, i periti commerciali e i consulenti del lavoro. Parte necessaria del

processo tributario è il soggetto o ente che ha emesso l’atto impugnato. Gli uffici dell’agenzia e gli enti

locali stanno in giudizio senza difensore tecnico ma in secondo grado possono farsi assistere

dall’avvocatura dello stato. Gli altri enti impositori e l’agente della riscossione possono essere assistiti

da un difensore abilitato. Sono applicabili al processo tributario le norme del codice di procedura civile

riguardo al ricorso collettivo (proposto da più soggetti contro il medesimo atto) e al ricorso cumulativo

(proposto dallo stesso contribuente contro più atti connessi). Si ha litisconsorzio necessario

(partecipazione necessaria la processo di tutte le parti) quando l’oggetto del ricorso riguarda in

maniera inscindibile più soggetti e qunado sono proprio gli elementi comuni ad essere posti a

fondamento del ricorso proposto da uno dei soggetti obbligati. E’ espressamente previsto il

litisconsorzio necessario nelle cause di impugnazione degli atti di accertamento dei redditi delle società

di persone (e quindi società e soci devono essere parti dello stesso processo) e nelle cause di

impugnazione degli avvisi di rettifica del reddito delle società consolidate. Non si ha invece

litisconsorzio necessario nelle liti per il rimborso di ritenute in quanto in questo caso il sostituito può

agire contro il sostituto davanti al giudice ordinario e l’amministrazione finanziaria non è parte

necessaria data l’autonomia del rapporto tributario rispetto al rapporto privatistico esistente tra sostituto

e sostituito. Si ha invece litisconsorzio facoltativo quando l’atto impugnato riguarda più destinatari ma

l’impugnazione proposta da uno dei coobbligati non è fondata su motivi comuni a tutti i destinatari. In

questo caso può sorgere il litisconsorzio facoltativo quando altri soggetti intervengono in un processo

già instaurato o sono chiamati in giudizio.

Le azioni esperibili – Nel processo tributario possono essere esperite azioni di impugnazione e azioni

3) di condanna. Le azioni di impugnazione sono dirette contro un atto autoritativo della amministrazione

finanziaria e ciò comporta che il contribuente non può agiire in via preventiva (senza che

l’amministrazione abbia emesso un atto autonomamente impugnabile),e che non può sottoporre a

giudice questioni estranee all’atto impugnato. Dal canto suo l’amministrazione costituendosi in giudizio

può solo difendere l’atto impugnato e non può fondare la sua difesa su ragioni diverse da quelle

indicate nell’atto impugnato. L’azione di condanna viene invece esperita dal contribuente per ottenere

un rimborso. Prima di attivare l’azione di condanna il contribuente deve presentare all’amministrazione

istanza di rimborso e impugnarne il rifiuto, espresso o tacito. Se l’amministrazione risponde

negativamente con un atto espresso il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni dalla notifica

dell’atto Se invece l’amministrazione rimane inerte il contribuente deve presentare ricorso non prima di

90 giorni dalla presentazione dell’istanza (non sono previsti invece termini di decadenza).

Naturalmente il contribuente con il ricorso deve richiedere sia che il rifiuto dell’amministrazione sia

annullato sia che l’amministrazione sia condannata a pagare. L’azione che viene proposta contro il

silenzio rifiuto non è una azione di annullamento ma una azione diretta a far accertare il credito del

contribuente e ad ottenere una pronuncia di condanna.

3.1. Gli atti impugnabili – Come abbiamo detto l’azione di impugnazione può essere proposta solo se il

contribuente riceve la notifica di un atto impugnabile. Gli atti impugnabili si distinguono tra atti autonomamente

impugnabili ed atti ad impugnazione differita. Sono atti autonomamente impugnabili quelli indicati

espressamente dalla legge, che sono i seguenti:: a) l’avviso di accertamento b) l’avviso di liquidazione del

tributo c) il provvedimento che irroga le sanzioni d) il ruolo e la cartella di pagamento d) atti relativi alle

operazioni catastali e) provvedimento che respinge l’istanza di rimborso di tributi o sanzioni indebitamente

versati dal contribuente. C’è da dire tuttavia che la giurisprudenza tende a considerare rilevante, ai fini della

proponibilità del ricorso, non il nome dell’atto da impugnare ma gli effetti dell’atto e quindi a ritenere

impugnabili autonomamente anche atti diversi da quelli elencati dalla legge ritenuti però produttivi di effetti

parzialmente coincidenti. Un ulteriore limite interno è costituito dal fatto che il provvedimento è impugnabile

solo per vizi propri o , per i vizi delle attività (non concretizzatesi nell’elevazione di atti autonomamente

impugnabili) ad essi presupposti.La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati

precedentemente all'atto notificato, ne consente l'impugnazione unitamente a quest'ultimo. Ciò significa, ad

esempio, che normalmente una cartella di pagamento che segue un avviso di accertamento può essere

impugnata solamente per vizi proprie non per i vizi dell’avviso di accertamento. Tuttavia, nel caso in un

soggetto non abbia ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento, la cartella di pagamento potrà essere

impugnata lamentando anche i vizi dell’avviso di accertamento. Gli atti lesivi non nominati espressamente

dalla legge non sono impugnabili autonomamente ma ad impugnazione differita in quanto possono essere

impugnati con un ricorso contro atti successivi dei quali l’atto ad impugnazione differita costiuisce il

presupposto. Ciò significa in pratica che il contribuente, ricevuto un atto che non è compreso tra quelli

impugnabili autonomamente, deve attendere che gli venga notficato un atto autonomamente impugnabile e

proporre ricorso contro entrambi. Gli atti che costituiscono atti interni ad un procedimento non sono

impugnabili e quindi i loro vizi, se si ripercuotono sul provvedimento finale devono essere fatti valere

impugnando il provvedimento finale. (es. processo verbale di constatazione redatto alla fine di una verifica

costituisce un atto endoprocedimentale e quindi non può essere impugnato autonomamente ma solo insieme

al provvedimento finale.

4) Il ricorso – L’atto iniziale del processo tributario è il ricorso che deve essere proposto alla commissione

tributaria provinciale dove ha sede l’ente o l’ufficio che ha emesso l’atto. Per le controversie fino a 20.000

euro relative ad atti emessi dalla agenzia delle entrate prima di presentare il ricorso è necessario presentare

un reclamo in via amministrativa alla stessa agenzia con il quale si richiede l’annullamento totale o parziale

dell’atto. Se il reclamo non viene accolto il ricorrente deve costituirsi in giudizio depositando il reclamo che si

converte quindi in ricorso. Il ricorso (che deve essere presentato entro i 60 giorni dalla notifica dell’atto) deve

conternere l’indicazione della commissione tributaria alla quale è diretto, i dati del ricorrente e del suo legale

rappresentante, i dati dell’ufficio contro cui è proposto il ricorso, i motivi del ricorso e la sottoscrizione del

difensore del ricorrente. Tali indicazioni e la sottoscrzione sono presupposto di ammissibilità del ricorso ad

eccezione della sola indicazione del codice fiscale del ricorrente, la cui mancanza o erronea indicazione

provoca solo l’applicazione di una sanzione. L’oggetto del processo si compone di due elementi: il petitum

(ossia l’oggetto della domanda) e la causa petendi (ossia i motivi del ricorso). Oggetto della domanda è il

provvedimento che si chiede al giudice ( nei processi di impugnazione l’annullamento totale o parziale di un

provvedimento, e nei processi di rimborso l’accertamento di un credito nei confronti dell’amministrazione e la

condanna a soddisfarlo). Per quanto riguarda i motivi del ricorso occorre dire che ogni atto può essere

impugnato solo per vizi propri e non vizi che riguardano altri atti.

4.1. L’iter processuale - Nell’attuale sistema il ricorso è proposto prima tramite notifica alla controparte e in

seguito portato a conoscenza del giudice tramite la costituzione in giudizio. La notifica può essere fatta con

spedizione postale, tramite consegna o secondo la modalità prevista dal codice di procedura civile ( consegna

della copia autentica della notifica da parte di un pubblico ufficiale) La notificazione del ricorso deve essere

fatta entro 60 giorni dalla notifica dell’atto contro cui si ricorre. (salvo che per i casi di rifiuto tacito

dell’amministrazione dove come abbiam detto non vi è termine di decadenza).. Il ricorrente inoltre entro 30

giorni dalla notifica del ricorso deve costituirsi in giudizio depositando il suo fascicolo alla segreteria della

commissione- Il fascicolo deve contenere il ricorso e gli altri documenti necessari (come quello che prova la

notifica). Deve costituirsi in giudizio anche la parte resistente (l’ufficio tributario) che deve a sua volta

depositare il proprio fascicolo contenente le sue controdeduzioni e quindi le eccezioni (di fatto e di diritto) da

esso poste alla richiesta del ricorrente, I motivi posti dal ricorrente alla base della sua richiesta e le eccezioni

poste dall’ufficio tributario sono fondamentali in quanto delimitano la materia del giudizio di primo grado, dato

che il giudice non può pronunciarsi su una configurazione del rapporto tributario diversa da quella indicata

dalle parti , I fatti affermati dal ricorrente, se non contestati dal resistente si considerano provati in base al

principio di non contestazione previsto dal codice di procedura civile. La mancata costituzione del ricorrente

rende inammissibile il ricorso..

4..1 L’iter processuale - Il presidente della commissione effettua un esame preliminare del ricorso e se

riscontra uno dei casi di inammissibilità manifesta previsti dalla legge deve dichiararla con decreto (contro tale

decreto è ammesso reclamo alla commissione che decide con ordinanza in camera di consiglio). Se invece il

ricorso è ammissibile il presidente fissa la data per l’udienza di trattazione,e,se richiesta, dell’udienza per la

sospensione dell’atto impugnato. L’avviso di trattazione è comunicato alle parti costituite almeno 30 giorni

prima Le parti possono depositare documenti entro venti giorni prima dell’udienza e memorie fino a 10 giorni

prima dell’udienza. La trattazione dell’udienza avviene in genere in camera di consiglio (e quindi non in

pubblico e senza la partecipazione delle parti) ma, se una delle parti lo richiede, può avvenire in pubblica

udienza. L’udienza pubblica si svolge nel modo seguente; dopo la relazione di uno dei componenti del

collegio le parti sono ammesse alla discussione. Quindi il collegio prende la decisione in camera di consigli ma

la sentenza è resa pubblica con il deposito nella segreteria della commissione che deve notificarla alle parti

entro 10 giorni dal deposito.

5)La sospensione cautelare – Come abbiamo detto il ricorrente può chiedere nel ricorso o con atto separato

la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato: ad. es. se viene impugnato un avviso di accertamento nel

ricorso ne può essere chiesta la sospensione per impedire che l’amministrazione proceda ad iscrizioni a ruolo;

se viene impugnato il ruolo il ricorrente ne può richiedere la sospensione per impedire l’esecuzione forzata).

La sospensione può riguardare qualunque contenuto dell’atto impugnato e quindi imposta, interessi, sanzioni,

Per ottenere la sospensione devono sussistere due presupposti: a) fumus boni iuris, ossia la probabile

fondatezza del ricorso b) il periculum in mora, ossia il pericolo di un danno irreparabile. In ambito tributario

dovrebbe ravvisarsi il pericolo di un danno irreparabile laddove la riscossione del credito tributario possa

essere un effettivo ostacolo allo svolgimento della attività del contribuente (stato di insolvenza, riduzione del

minimo vitale). Per quanto riguarda la procedura la sospensione è deliberata dalla commissione che decide in

camera di consiglio dopo aver sentito le parti e aver delibato (ossia esaminato sommariamente) il merito: La

pronuncia ha la forma dell’ordinanza, deve essere motivata e non è impugnabile. La sospensione può essere

anche parziale o subordinata alla prestazione di idonea garanzia. Gli effetti della sospensione sono

temporanei, in quanto cessano con la pubblicazione della decisione di primo grado. La natura provvisoria del

provvedimento di sospensione determina la sua revocabilità o modificabilità da parte della commissione prima

della sentenza nel caso di mutamento delle circostanze che ne hanno determinato la concessione.

6) Sospensione, interruzione ed estinzione del processo – Possono accadere eventi che determinano la

sospensione del processo. La regola generale posta dal codice di procedura civle prevede che il processo

deve essere sospeso tutte le volte in cui la decisione di una causa dipenda dalla risoluzione di un’altra

controversia da parte di un altro giudice. Tuttavia nel processo tributario è fissata una regola speciale per cui il

processo è sospeso solo quando sia stata presentata una querela di falso o quando deve essere decisa in via

pregiudiziale una questione sullo stato o sulla capacità delle persone (salvo che si tratti della capacità di stare

in giudizio). Pertanto la pendenza di una causa civile rende necessaria la sospensione del processo tributario

solo nei due casi sopra indicati e quindi negli altri casi le questioni pregiudiziali devono essere decise in via

incidentale dallo stesso giudice tributario La giurisprudenza ritiene che la regola speciale posta nel processo

tributario riguardi solo la pendenza di una causa civile (pregiudizialità esterna) e pertanto in caso di pendenza

di una causa pregiudiziale davanti ad un giudice tributario dovrebbe applicarsi la regola generale prevista dal

codice di procedura civile. Pertanto il processo tributario deve essere sospeso se è pendente la causa

pregiudiziale presso un altro giudice tributario, ma solo se le parti della causa pregiudiziale sono le stesse

della causa dipendente, Oltre che per i casi indicati il processo tributario (come tutti i processi) deve essere

sospeso a) quando viene presentato regolamento preventivo di giurisdizione b) quando viene sollevata una

questione di legittmità c) quando viene presentata una questione di interpretazione di norme dell’unione

europea d) quando viene presentato il ricorso per la ricusazione del giudice. La sospensione è disposta con

ordinanza e quando cessa la causa di sospensione deve essere presentata istanza di trattazione entro sei

mesi altrimenti il processo si estingue L’interruzione del processo tributario è disciplinata in modo simile a

quella del processo civile-.Il processo è interrotto al verificarsi del venir meno, per morte o altre cause di una

delle parti, diversa dall’ufficio tributario o del loro legale rappresentante, o per morte o sospensione dall’albo di

uno dei difensori incaricati. L’estinzione del processo si ha invece per rinuncia al ricorso ( che deve essere

accettata dalle altre parti costituite) , per l’inattività delle parti o per la cessata materia del contendere (quando

viene meno l’atto impugnato ad esempio perché l’amministrazione in sede di autotutela lo annulla)

6.1. La conciliazione – Anche nel processo tributario le parti possono raggiungere un accordo per effetto del

quale cessa la materia del contendere. La conciliazione può aver luogo solo davanti alla commissione

provinciale e non oltre la prima udienza, può essere proposta da una delle due parti o anche su iniziativa della

commissione. Se la conciliazione ha luogo viene redatto un verbale contenente le imposte, le sanzioni e gli

interessi che costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute. La conciliazione può essere realizzata

fuori dal processo e in tal caso l’ufficio tributario deve depositare in giudizio il documento che formalizza

l’accordo e quindi viene redatto in udienza il processo verbale della conciliazione. Pertanto in questo caso la

conciliazione deve essere sottoposta al vaglio del giudice tributario che deve valutarne la legittimità formale e

la ammissibilità mentre non può sindacare il merito dell’accordo. La conciliazione si perfeziona con il

versamento, entro venti giorni dalla redazione del processo verbale, dell’importo dovuto. Pertanto una volta

redatto il verbale di conciliazione il giudce dispone il rinvio ad un’altra udienza dopo i venti giorni fissati per il

pagamento. In tale udienza viene verificato l’adempimento degli obblighi previsti e in questo caso il giudice

dichiara con sentenza l’estinzione del giudizio mentre in caso di inadempimento il processo continua. La legge

non pone limiti espliciti circa le controversie che possono essere conciliate ma ciò non significa che la

amministrazione finanziaria possa agire liberamente in quanto essa non può accettare nessuna soluzione che

non sia conforme al diritto e che non rappresenti la giusta composizione della lite. Non sono comunque

conciliabili le questioni riguardanti le sanzioni dato che la norma stabilisce espressamente la riduzione delle

sanzioni che comporta la conciliazione. Infatti la conciliazione comporta la riduzione della sanzione al 40% ei

quella irrogabile in base al tributo risultante dalla conciliazione. Altro beneficio della conciliazione è la riduzione

fino alla metà delle pene previste oltre la non applicazione delle pene accessorie. Secondo parte della dottrina

la conciliazione è da considerarsi (come l’accertamento per adesione, un accordo transattivo e poiché la

transazione non può avere per oggetto diritti indisponibili nella conciliazione viene ravvisata una deroga alla

indisponibilità del rapporto di imposta. Ciò in realtà non è condivisibile in quanto la transazione, così come

disciplinata dal codice civile, è un accordo con cui le parti dispongono liberamente dei loro diritti e attraverso

reciproche concessioni pervengono alla composizione della lite. La conciliazione tributaria ha invece natura

diversa in quanto l’amministrazione non può disporre del suo diritto ma può solo accordarsi con il contribuente

per realizzare la giusta composizione della lite, e pertanto deve considerarsi come un accordo ma a seguito

del quale scaturisce un provvedimento amministrativo che rettifica l’atto impugnato con la contestuale

accettazione del contribuente (come nell’accertamento con adesione).

SEZIONE SECONDA – I PROVVEDIMENTI

7) Tipologia dei provvedimenti – Il giudice tributario può emettre tre tipi di atti: sentenza, ordinanza e decreto. I

provvedimenti collegiali hanno la forma di sentenza o ordinanza. Con la sentenza il collegio si pronuncia

quando decide il giudizio e quindi quando decide il ricorso nel merito, quando dichiara l’estinzione del giudizio

o l’inammissibilità del ricorso. . Con l’ordinanza il collegio si pronuncia in tutti i casi in cui non decide il giudizio

come quando dispone la sospensione cautelare dell’atto impugnato o l’interruzione del processo. I decreti

sono atti del presidente che generamente regolano lo svolgimento del processo, tuttavia il presidente può

dichiarare con decreato anche la manifesta inammissibilità del ricorso o la sospensione del processo.

8) L’istruzione probatoria - Nel processo tributario la raccolta delle prove è regolata dal principio dispositivo

per cui il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti (anche se vi sono dei

casi tassativamente previsti dalla legge in cui la prova può essere assunta d’ufficio dal giudice). Inoltre vige il

principio (stabilito nel codice di procedura civile) per cui devono ritenersi provati i fatti affermati da una parte e

non tempestivamente contestati dall’altra parte. I poteri istruttori delle commissioni tributarie rispecchiano

quelli degli uffici impositori e pertanto il giudice, di sua iniziativa, può disporre accessi e ispezioni, richiedere

dati, informazioni e chiarimenti. Inoltre il giudice può richiedere, quando occorra acquisire elementi conoscitivi

di particolare complessità, relazioni tecniche ad organi dello stato o disporre lo svolgimento di una consulenza

tecnica. Inoltre ai sensi del codice di procedura civile il giudice può ordinare, ma solo su istanza di parte,

all’altra parte o ad un terzo di esibire in giudizio un documento o altra cosa che ritenga necessaria ai fini della

decisione. Il processo tributario è inoltre un “processo di parti” in quanto il potere di indicare i fatti rilevanti per

il giudizio appartiene in via esclusiva alle parti e quindi il giudice non può indagare su fatti che non siano

indicati dalle parti. Pertanto il giudice può esercitare i suoi poteri istruttori nei limiti dei fatti dedotti dalle parti .

8.1. Le prove escluse – Nel processo tributario sono esclusi il giuramento e la testimonianza e quindi si tratta

di un processo essenzialmente scritto e documentale. Secondo la giurisprudenza sia della corte

costituzionale che di cassazione l’esclusione della prova testimoniale non esclude che il giudice possa

utilizzare le dichiarazioni di terzi contenuti nei processi verbali della guardia di finanza (o di altri organi della

p.a.) e quindi introdotte in giudizio con il documento che le riproduce. Tuttavia tali dichiarazioni di terzi

possono essere prese in considerazione dal giudice come semplici indizi e quindi la decisione non può

fondarsi solo su di esse ma sono necessari altri elementi di prova. In materia di imposte sui redditi le notizie e i

documenti, i libri e i registri non esibilti in risposta ad inviti dell’amministrazione non possono essere addotti a

favore del contribuente. Il contribuente tuttavia può superare tale preclusione depositando i documenti insieme

al ricorso e dichiarando di non aver potuto adempiere agli inviti dell’amministrazione per cause a lui non

imputabili. Non possono invece essere addotti a favore del contribuente documenti, registri, libri che il

contribuente stesso abbia rifiutato di esibire. La preclusione opera solo in presenza di una specifica richiesta

dell’amministrazione e di un rifuto o occultamento da parte del contribuente. Nel processo tributario, come nel

processo penale, non possono essere utilizzate le prove acquisite illegittimamente, Pertanto non sono

utilizzabili documenti acquisti nel corso di un accesso senza autorizzazione o a seguito di una autorizzazione

illegittima.

8.2. Le prove ammesse – Nel processo tributario sono ammesse le presunzioni legali e le presunzioni

semplici. Le presunzioni legali possono essere assolute se non ammettono prova contraria o relative se le


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

17

PESO

148.15 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fedele Andrea.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto tributario

Diritto tributario, parte speciale - Appunti
Appunto
Diritto tributario - l'Irpef
Appunto
Diritto tributario - Appunti e parte speciale
Appunto
Diritto tributario - lezioni
Appunto