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Diritto romano - Legis Actiones

Seminario di Diritto romano sulle Legis Actiones. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: formalismo, connotazione religiosa, il contenuto della formula, l’intentio, l’exceptio, la condemnatio, la fictio, il Iudicium Bonae Fidei.

Esame di Diritto Romano docente Prof. L. Vacca

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menzionata nel suo editto. Il pretore aveva in quel caso la facoltà procedere ex novo per quella

materia (con un giudizio ad hoc).

Nella prima fase quindi, l’attore convocava il convenuto e aveva luogo il dibattimento fra le parti,

durante il quale le parti esponevano i fatti. Alla fine del dibattimento, potevano accadere due cose:

il pretore poteva ritenere che la domanda dell’attore fosse fondata o poteva ritenere che no lo

fosse.

Nel primo caso concedeva l’actio (cioè concedeva il giudizio) e veniva redatta una formula in cui

venivano fissati in maniera chiara i limiti e i contenuti della causa. Il processo continuava a quel

punto davanti al Giudice; (fase apud Judicem). Davanti al Giudice si apriva inizialmente una fase

istruttoria, durante la quale venivano valutate le prove (quasi sempre testimonianze orali); chiusa la

fase istruttoria, il Giudice decideva la lite e nel farlo era strettamente vincolato da quanto scritto

nella formula redatta dal pretore. Va precisato infatti che il giudice era un semplice cittadino

romano, scelto dalle parti di comune accordo e tenuto a giudicare in base a quanto scritto dal

pretore nella formula. Emessa la sentenza, la stessa doveva essere seguita dal convenuto entro

30 giorni altrimenti veniva esperita l’actio judicati e iniziava un procedimento esecutivo.Il Giudice

poteva inoltre decidere di “non decidere” e rimettere la causa ad altro Giudice perché magari non

si sentiva all’altezza.

Il pretore poteva anche ritenere che la domanda dell’attore non fosse fondata: a quel punto non

concedeva l’actio e aveva luogo la “denegatio actionis”, che impediva il proseguo del processo.

L’attore rimaneva comunque libero di ripresentare la stessa domanda ma chiaramente non lo

faceva quasi mai.

Particolarità: affinché la sentenza del Giudice (ove si arrivasse alla fase apud judice chiaramente)

producesse effetti civili, dovevano essere rispettate delle condizioni:

il processo doveva svolgersi dentro il territorio di Roma;

non doveva durare, complessivamente, più di 18 mesi

le parti dovevano essere entrambe cittadini romani.

Se non veniva rispettata una di queste condizioni, la sentenza produceva effetti solo iussu pretoris

e non di diritto civile. Il processo doveva comunque durare al massimo 12 mesi (la durata della

carica del pretore).

Il contenuto della formula.

La formula veniva redatta sulla base di quanto detto dalle parti nella fase dibattimentale.

Essa si componeva di varie clausole; di seguito quelle più tipiche.

L’intentio: clausola in cui veniva descritto quanto era stato esposto dall’ attore.

L’intentio poteva essere certa o incerta. Era certa quando l’attore precisava sia il petitum (cioè ciò

che chiedeva) che il fondamento giuridico della sua pretesa (la causa petendi). Es. Io attore

dichiaro che Tizio mi deve 10.000 sesterzi (petitum) in base al fatto che gli ho veduto un vaso

(causa petendi).

Era incerta quando era meno precisa. Es: Dichiaro che io e Tizio ci siamo accordati per effettuare

una stipulatio e gli chiedo di comportarsi secondo buona fede. L’intentio incerta, a causa della sua

genericità, doveva sempre essere accompagnata da una demostratio nella quale venivano descritti

meglio i fatti e soprattutto il fondamento della pretesa dell’attore. L’ intentio incerta determinava la

nascita di un judicium bonae fidei. (V. alla voce condemnatio).

L’exceptio: clausola in cui veniva descritto quanto era stato esposto dal convenuto.

A seconda del contenuto di questa clausola, si parlava di:

exceptio doli: se il convenuto aveva sostenuto il dolo dell’attore.

exceptio non numeratae pecuniae: se il convenuto aveva sostenuto di aver già pagato l’attore.

exceptio res vendita ed tradita: se il convenuto aveva sostenuto che l’attore gli avesse già trasferito

il bene tramite traditio. (Questo si capisce studiando pag. 94 manuale. Testo di Labeone sulla

bona fidei non patitur. ).

La condemnatio: la condemnatio poteva essere certa o incerta a seconda che l’intentio fosse stata

certa o incerta. Un’intentio incerta determinava una condemnatio incerta e la nascita di un judcium

bonae fidei in quanto se ad esempio nella intentio l’attore aveva genericamente chiesto al

convenuto di comportarsi secondo buona fede, automaticamente il pretore, nella formula, chiedeva

al Giudice di decidere secondo buona fede. In questo caso, in caso di condanna, le tipologie di

condanna erano fisse: id quod interest; restituzione del prezzo ma il Giudice aveva un certo

margine di discrezionalità. Viceversa, quando l’intentio dell’attore era certa, il Giudice non poteva

fare più di tanto.

La fictio: clausola che il pretore utilizzava per dialogare con il Giudice; in essa dava degli ordini al

Giudice. Es: Tieni conto del tempo trascorso in quanto stanno per scattare i termini per

l’usucapione.

Es: Tieni conto del fatto che il debitore è erede del creditore.

Il Giudice aveva il dovere di rispettare tali ordini, salvo avere un margine di discrezionalità nel caso

gli fosse stato chiesto di decidere secondo buona fede.

I giudizi potevano essere di buona fede, oltre che nel caso di intentio incerta anche sulla base di

quanto deciso in un editto. Ad esempio, in materia di emptio venditio, erano gli editti stessi a

richiedere l’uso della buona fede nel decidere le relative controversie e questo accadeva perché la

compravendita era un contratto fondato sulla buona fede delle parti e così accadeva normalmente

per tutti i rapporti negoziali a prestazioni corrispettive. Era la giurisprudenza a suggerire

l’applicazione del iudicium bonae fidei a nuove materie.

Il Iudicium Bonae Fidei.

Possiamo definirlo come il processo del periodo romano classico in cui il Giudice doveva

pronunciarsi sul comportamento delle parti in base ai principi comunemente accettati di buona

fede. La caratteristica più importante di questo giudizio era la flessibilità; essa permetteva di

distinguere, caso per caso, se il debitore aveva agito con dolo o in buona fede e se dunque era

condannabile all’id quod interest o alla sola restituzione del prezzo.

Actio Empti e Actio Venditi.

Erano le due impugnative del contratto di compravendita. L’actio empti poteva essere esperita dal

compratore (emptor); actio venditi dal venditore (venditor).

Esse non avevano una funziona specifica ma erano strumenti a tutela di tutto quello che

riguardava il rapporto contrattuale. Nel corso del tempo, l’actio empti in particolare, assunse perciò

contenuti diversi grazie al contributo della giurisprudenza. All’inizio veniva esperita solo nel

classico caso di mancato trasferimento del bene, poi iniziò ad essere esperita anche in caso di

evizione, vizi della cosa, con cursus causarum, espropriazione, etc.

In generale possiamo dire che il contenuto della condemnatio del venditore cambiava a seconda

che avesse agito con dolo o in buona fede.

- Se aveva agito in buona fede, veniva condannato alla sola restituzione del prezzo (in

materia di vizi della cosa ad una riduzione di prezzo e in materia di locazione alla

restituzione dei canoni ingiustamente percepiti durante il periodo di mancato godimento

della cosa da parte del conduttore).

- Se aveva agito con dolo veniva condannato all’id quod interest (danno emergente e lucro

cessante) quindi restituzione del prezzo (ovviamente a sua volta restituzione del bene al

venditore) e risarcimento dei danni (sulla base dell’interesse che il compratore aveva ad

ottenere il bene).


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Vacca Letizia.

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