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Contro la dottrina tradizionale che ha attributo agli scolli scarsa rilevanza, De Dominicis ne ha esaltato

l’importanza per la conoscenza dell’evoluzione del dir r in Occidente nell’eta della decandenza e per

meglio valutare l’opera legislative.

Cosentini: Valutazione antitetica. Egli ha osservato che e’ poco probabile che gli scolii fossero un lavoro

dovuto alla stessa persona. L’autore degli scolli, vissuto dopo il 400, sarebbe stato uno dei possessori del

manoscritto, probabilmente uno studente che preparaava un corso sulla dote e sulle donazioni. La

semplicita delle note, mere sintesi del contenuto del testo, fa presumere che esse siano state apposte allo

scopo di aiutare la memoria.

L’abbreviatura “b” che precede gli scolii, come in altri manoscritti significherebbe “ber” o “bre” cioe

breviter¸ovvero breviculum, e confermerebbe la supposizione che gli scolii siano dei sommari di testo.

Mommsen, al contrario notava che chi ha rimaneggiato la silloge non era una persona inesperta, ma dotata

di un gran numero di libri come dimostrano le annotaizoni rinvenibili nel manoscritto. Mommsen,

sottolineave, che I brevi sommari provenivano dall’uso forense.

╙ stessa opinione di Riccobono.

Secondo D’Ors gli scolii presenterebbero una certa similitudine con le interpretations di tipo piu breve

che appaiono come un nuovo genere di letteratura giuridica in Occidente, fin dalla seconda meta del V

sec. Se cosi e’, e’ possible congetturare una datazione tarda per questi interventi nel manoscritto,

probabilmente in occasione della riedizione del 372 dC.

Capitolo secondo.

Il sistema dei vaticana.

1. L’ordine generale della raccolta.

I FV si presentano come un’estesa trattazione di diritto privato. I 28 fogli del manoscritto che si sono

pervenuti (mancano la parte iniziale e finale dell’opera) rappresentano una parte dell’opera.

 E’ divisa in 7 titoli, la cui successione risulta scandita dai numeri dei quaternioni pervenuti.

Con la sola essezione della parte de cognitoribus et procuratoribus risulta priva di numerazione.

Mommsen osservava che il compilatore nn si fosse ispirato ad un ordine sistematico ma avesse

raggrupato le materie in modo casuale ed arbitrario.

Von Bolla, e Liebs ritengono, invece, che il compilatore abbia utilizzato un sistema autonomo, al pari di

uqello utilizzato da Paolo e altri nelle loro opere istituzionali.

Quale sistema sia stato utilizzato non e’ possibile sapere.

Ma nn trova riscontro l’opinione della Bianchini, secondo cui I FV hanno proposto un modello.

Felgentrager ipotizzando lo spostamento del titolo de cognitoribus et procuratoribus all’inizio della

5

raccolta, sostiene che in tal modo il compilatore segue l’ordine dell’EDITTO.

L’ipotesi avanzata dal Mommsen e’ quella piu probabile. Si ipotizza che il compilatore abbia tenuto

presente l’ordine della trattazione delle materie che egli ritrovava in uno degli Hauptwerke utilizzati. Tra

questi: I due commentari ad Sabinum e ad edictum di Ulpiano e Paolo, e I Responsa dei Papiniano.

Un confronto con l’ordine delle materie all’interno dei grandi commentari serve a farci escludere che essi

abbiano costituito il modello per I V.

5 L’ipotesi di Felgentrager fu per la prima volta avanzata da Mommsen, e succesivamente dal Rotondi.

Non cosi I Responsa di Papiniano . Il titolo de cognitoribus et procuratoribus non e’ contrassegnato dai

numeri progressi.

Dato che per questo titolo manca la numerazione. Il Felgentrager ritiene che cio rende possible una sua

collocazione all’inizio della raccolta.

Se cosi fosse l’ordine dei V sarebbe:

1. de cognitoribus et procuratoribus

2. Ex Empto et vendito

3. De usufructu

4. De re uxoria ac dotibus

5. De excusationibus

6. quando donator intellegatur revocasse voluntatem

7. Ad legem Cinciam de donationibus.

L’ordine attuale dei Responsa di Papiniano sambra essere:

1. de cognitoribus et procuratoribus

2. De emptionibus

3. De iure nuptiarum

4. DE tutelis

5. Ad legem Cinciam.

╙ Non si e’ assolutamente lontani da una corrispondenza tra l’ordine dele materie nella raccolta e dell’

Haupwerk utilizzato.

 problema della collocazione del titolo De usufructu. Dell’usufrutto Papiniano parla collegandolo alla

material dei legati, dopo la tutela e prima della Lex Cincia. Ma c’e’ un luogo nei Responsa di Papiniano in

cui e’ possible che fosse trattato anche l’usufrutto e precisamente nella parte finale del libro secondo, in

cui il giurista severiano tratta della rei vindicatio, dell’ ager vectigalis, della servitu e dell’ action finium

regundorum e familiae erciscundae.

La circostanza per cui nei Vaticana nn esiste un titolo de legatis, avrebbe potuto indurre il compilatore ad

attribuire una collocazione al titolo de usufructu autonoma al modello papinianeo; questa collocazione

subito dopo il titolo ex empto, potrebbe farci ritenere che la prospettiva del compilatore sia guidata per

questa parte dall’idea dei modi di acquisto delle res.

2. Lo sviluppo della trattazione nei singoli titoli: Ex empto et vendito.

Piu difficile e’ l’individuazione dell’ordine delle materie trattate all’interno dei singoli titoli.

Anche in questo caso nn si e’ riusciti a trovare un sistema uniforme. Nonostante le lacunosita che I titoli

presentano, tuttavia un’analisi piu ravvicinata consente di notare come di volta in volta un’ opera guida

potrebbe aver fornito ai compilatori lo schema intorno al quale costruire ciascun titolo.

Nel titolo Ex empto et vendito sono conservati un frammento tratto dal libro ottavo ad Sabinum di Paolo,

15 frammenti del libro III dei Responsa di Papiniano, e 22 costituzioni imperiali, alcune delle quali recano

un testo quasi completo.

Mommsen attribuisce il VAT 1 al libro ottavo del ad Sabinum di Paolo , in base alle “similitudini”.

L’esistenza nel testo della riproduzione di un intenso dibattito dottrinale che vede come protagonisti

Sabino e Cassio, Labeone, Proculo, Celso e Giuliano fa propendere il Lenel verso un’attribuzione ad



Ulpiano del testo stesso. smentita l’ipotesi di Lenel

L’attribuzione a Paolo proposta da Mommsen sembra la piu probabile. Puo sorgere il dubbio se ci si

debba riferire all’ ad Sabinum o all’ ad Edictum di Paolo.

 Quali opere ha seguito il compilatore nella redazione del Ex empto et vendito.

Dall’analisi condotta sul:

- libro XXXI dell ad Quintum Mucium di Pomponio

- sul libro XL dell’ ad Sabium di Pomponio

- sul libro V dell ad Sabium di Ulpiano

- sul libro dei Responsa di Papiniano

╙ ricaviamo una articolazione giurisprudenziale sulla compravendita in questi termini:

1. legittimazione dei soggetti a porre in essere una compravendita e la qualita della res

2. il momento perfezionativo del contratto

3. le clausole accessorie e o I patti

4. I profili processuali.

Da un esame superficiale, del titolo si rileva la mancanza delle parti relative ai punti sub 1-2-4. E’

congetturabile, allora, che la parte iniziale nn pervenutaci sia stata costituita dalle problematiche relative

ai punti 1-2, mentre la parte finale, rigiuardasse I profili processuali. Tutto questo, ovviamente, partendo

dalla ipotesi di una completezza espositiva da parte del compilatore e dall’altra ipotesi per cui il

compilatore segua uno schema.

Quest’ultima ipotesi sembra accertata dall’analisi puntuale del titolo De excusatione, dove il compositore

della raccolta e’ tributatrio allo schema degli Hauptwerke impiegati.

Anche in questo caso il compilatore abbia seguito lo schema consolidato. Quale Hauptwerke? Ferma

restando la presenza nel titolo dei Responsa di Papiniano, il ruolo di Haupwerke lo penseremmo ad opere

di piu vasto respiro, quali l’ ad Edictum, o all ad Sabinum probabilmente di Paolo.

I commentari ad Sabinum tuttavia si fanno preferire, come puo argomentarisi in via indiziaria dal libro

XVIII del Digesto, tutto costruito sui libri ad Sabinum di Paolo, Ulpiano, e Pomponio.

L’ipotesi di Mommsen estesa all’intera parte mancante nel titolo Ex empto et vendito ci sembra

pausibile.

3. De usufructu

Il titolo de usufructu e’ costruito sulla base di una trentina di frammenti tratti dal libro XVII dell’ ad

Sabinum di Ulpiano , di 15 frammenti del I e II libro dei Manualia di Paolo e di altri suoi brani , e al XII

libro dei Responsa di Paolo , oltre che sulla base di 3 scritti di Diocleziano, di un rescritto di Alessandro

Severo e di Claudio.

In prevalenza sono iure, e nn leges. Libri ad Sabinum di Ulpiano si posso considerare Haupwerk.

A differenza delle Istituzioni di Gaio, dove usufrutto e servitu sono trattate nella sistematica delle res, nei

libri XVII e XVIII dell’ ad Sabinum di Ulpiano la trattazione dell’ usufrutto e’ inserita in quella de legatis

Sulla base del confronto testuale dei V con l’ Hauptwert di Ulpiano e’ possible riscontrare una sostanziale

fedelta della collezione al testo guida; dal che puo desumersi che anche le materie di Ulpiano trattate nel

libro XVII dovevano trovare spazio nei V e precisamente in quelle pagine mancanti del manoscritto

relative al titolo de usufructu.

Infatti, la ricostruzione delle rubriche in cui doveva articolarsi l’analisi ulpianea dell’usufrutto nell ad

Sabinum proposta dal Lenel, e:

1. Quando usus fructus legatis dies cedat.

2. Quibus modis fructus legatus amittitur

3. Quid usu fructu legato contineatur

4. De usu fructu adcrescendo

5. Quemadmodum uti frui oporteat.

6. De usu et habitatione legata

7. De cautione usufructuaria et iure proprietari

8. De usu fructu earum rerum, quae usu consumuntur.

9. De servitutibus, quae usu fructu legato debentur.

Le prime sei rubriche corrispondono al libro 17, le ultime tre al libro 18.

Mentre e’ presente nei V la trattazione corrispondente ai punti 1-2-3-4-5, e’ ridotta al solo VAT 43

l’analisi relativa al punto 6, nei limiti di due frammenti VAT 53,54 quella relativa alla rubrica al punto 9,

manca ogni riferimento alla cautio usufructuaria.

 Assenza parziale dei profili processuali in material di usufrutto, parziale perche e’ presente in 4

frammenti, Vat 90, 91, 92, 93. La parte sulla tutela interdittale e’ estrapolata da un opere de interdictis,

di incerta attribuzione, e nn dall’ ad Sabinum ulpiano.

In secondo luogo, e’ congetturabile che la trattazione della tutela interdittale fosse propedeutica alla

determinazione del fumus boni iuris nell’azione confessoria a tutela del dir reale parziario, quando nn

fosse provato che esisteva un esercizio di fatto tutelabile da parte dell’usufruttuario.

4. De re uxorial ac dotibus

la denominazione della rubrica DE re uxoria ac dotibus compare solo nella prima pagina del titolo, nelle

pagine seguenti si legge, invece, soltanto l’inscriptio “de re uxorial”. I due diversi modi con cui l’istituto

della dote e’ menzionato corrispondono a due diversi momenti della sua storia e a due diverse concezioni.

Dos e’ etimologicamente connesso con do e dono e pertanto il temine va messo in relazione con una

concezione originaria della dote come un dono della nubenda (o del pater familias di lei) al marito (o al

suo pater familias). In epoca piu recente ad esso si affianco quello di res uxorial. Res uxorial era la dote

in quanto oggetto di un obbligo di restituzione da parte del marito, allo scioglimento del matrimonio.

La dote nn ha posto nello schema civilistico delle Istituzioni di Gaio, ove e’ menzionata di sfuggita.

Ma ne trattava a lungo Sabino nei libris tres iuris civilis, nell’esporre il dir delle persone:

1. De dotium generibus

2. De dotis fructu

3. De dotis causa

4. De donationibus inter virum et uxorem

5. De dote constituenda

Anche Paolo e Ulpiano dedicano nei loro commentari ad Sabinum un’ampia trattazione al de iure dotium

ricostruita dal Lenel attraverso le seguenti rubriche:

1. De dotium generibus

2. de dotis fructu

3. De rebus in dotem dotis

4. De donationibus iter virum et uxorem

5. De dote aestimata alisque dotis constituendae modis

6. Soluto matrimonio

7. De retentionibus et actione rerum amotarum


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Docente: Sicari A.
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Sicari A..

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