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Fragmenta Vaticana

I Fragmenta Vaticana sono un'antologia di leggi e diritti contenuta in un manoscritto rinvenuto nella Biblioteca Vaticana dal Cardinale Angelo Mai nel 1821 e pubblicato nel 1823. La raccolta include:

  • Le orazioni di Simmaco
  • L'ars rhetorica di Gaio Giulio Vittore
  • Frammenti del trattato De ortographia di Lucio Apuleio

Origine e caratteristiche dei Fragmenta Vaticana

I Fragmenta Vaticana, scritti in onciale (tipo di scrittura su pergamena dell'alfabeto greco e latino), provengono dal monastero di San Colombano di Bobbio. Furono utilizzati nel VIII secolo da anonimi copisti per riprodurre le orazioni di Cassiano sulla vita dei monaci.

Trasferimento alla Biblioteca Vaticana

Il trasferimento del palinsesto dei Fragmenta Vaticana da Bobbio alla Biblioteca Vaticana avvenne probabilmente intorno al 1613, sotto il pontificato di Paolo V. Composto da fogli di pergamena doppi, questi furono tagliati dall'anonimo copista dell'opera di Cassiano per ricavarne tre da ciascuno dei fogli originali. Questo spiega le lacune dei Fragmenta Vaticana e costituisce un utile indizio per ipotizzare un'ampia estensione della raccolta. Secondo alcuni, i frammenti potrebbero arrivare a 4000, circa la metà del Digesto di Giustiniano.

Datazione e ipotesi di Mommsen

La datazione dei Fragmenta Vaticana, nella loro attuale redazione, non è possibile con precisione. Collocata dopo il 369 o il 372 d.C., anno di una costituzione di Valentiniano e Valente, la più recente della raccolta. Numerosi indizi suggeriscono l'esistenza di un'opera che conobbe un primo nucleo e successive integrazioni o stratificazioni. La composizione del nucleo originario sarebbe stata iniziata negli ultimi anni del regno di Diocleziano (284-305), con l'opera completa pubblicata tra il 315 e il 318. La collezione si sarebbe arricchita di materiali normativi, glosse e scolii, fino alla riedizione definitiva dopo il 372. In questo senso, i Fragmenta Vaticana sarebbero simili a opere come le Pauli Sententiae e la Collatio, definite da Levy e Schulz come "collective works", opere che conobbero diversi livelli di manipolazione.

Il nucleo originario appare in linea con il "classicismo" dell'età diocleziana, per la sua propensione ad accogliere dibattiti giurisprudenziali di natura dottrinaria, in cui sono rappresentate le teorie dei giuristi classici più rilevanti, e per la capacità di dominio di una letteratura di alto contenuto scientifico. Circostanze che inducono a ritenere che l'autore della raccolta intendeva rivolgersi a un pubblico in grado di padroneggiare i materiali selezionati.

La scrittura sembra essere iniziata negli ultimi anni del regno di Diocleziano e proseguita dopo la sua morte, con l'imperatore indicato in alcune costituzioni come vivente e in altre come divus. La pubblicazione dell'opera dovrebbe essere avvenuta tra il 315 e il 318, con la data ipotizzata da Mommsen (318) considerata più probabile. I Fragmenta Vaticana riflettono le tormentate vicende politico-istituzionali seguite all'abdicazione di Diocleziano. La presenza di Licinio nella titolatura della subscriptio del VAT 33 indica che l'opera non può essere stata composta dopo il 324.

Palinsesto e annotazioni

Un palinsesto è un manoscritto su pergamena in cui il testo primitivo è stato raschiato e sostituito con un altro. Le annotazioni, o scolii, scritte da lettori antichi in margine ai testi originali, sono presenti nei Fragmenta Vaticana. VAT 66 contiene una nota di Ulpiano ai Responsa papinianei. Alcuni studiosi, come Felgentrager, Huschke e Lenel, attribuiscono il VAT 66 a Ulpiano. Tuttavia, il fatto che il nome di Ulpiano compaia nel testo non deve sorprendere, poiché in altri frammenti, come il Vat 269, il nome del giurista autore del brano si trova nell'inscriptio e nel testo stesso.

Mommsen ha ragione nel sostenere che i frammenti nel titolo de usufructu sono tratti tutti dal libro 17 dell'ad Sabinium di Ulpiano. Inoltre, il frammento che precede il VAT 66 è sicuramente tratto dai Responsa di Papiniano, come dimostra il confronto tra VAT 65 e 66, che inizia con "item".

Mutamento nella scelta del materiale normativo

Mommsen e Liebs hanno rilevato un mutamento nella scelta e utilizzazione del materiale normativo di derivazione imperiale presente nella raccolta. Sono utilizzate leges generales in armonia con la nuova politica normativa di Costantino del 315, che guardava con sfavore ai rescritti. Queste leges appaiono in tale isolamento da far ritenere trattarsi di aggiunte successive. Inspiegabile, alla luce di tali ipotesi, appare la non menzione di una costituzione di Costantino del 333 che inova in materia di donazioni, come rileva la circostanza che la disciplina illustrata nella compilazione è quella classica. Tale lacuna può essere dovuta a una mera disattenzione o incapacità di armonizzare il regime classico delle donazioni alle novità introdotte da Costantino.

Glosse e scolii

Sicuramente integrativo dell'originario dettato della raccolta sono le glosse e gli scolii. Gli scolii interlineari, mediante i quali un ignoto glossatore riferiva alcune costituzioni ai Codici Gregoriano e Ermogeniano, denunciano la differente scrittura e il fatto che esse disturbano il principio seguito dal compilatore di indicare il nome dell'imperatore e la data di emanazione della norma, non la fonte. Tali glosse sono state fatte sulla base di una collazione soltanto per quelle costituzioni che l'annotatore rinveniva nei Codici dioclezianei. Dalla presenza di sei scolii in un solo titolo e non per tutte le leges, si è sostenuto che il compilatore dei Fragmenta Vaticana ha reperito il materiale anche con autonoma ricerca. Altri scolii interlineari servivano ad integrare l'inscriptio del testo, come in VAT 5 o 108.

Gli scolii marginali sono più numerosi. Alcuni contengono semplici rinvii ad altri luoghi dei Vaticana, altri sono sommari. Questi ultimi, che secondo la maggior parte degli studiosi sarebbero di mano diversa rispetto ai precedenti, sono in complesso una ventina e distribuiti in modo ineguale in alcuni titoli, cioè solo nei titoli De re uxorial ac dotibus e Quando donator intellegatur revocasse voluntatem e Ad legem Cinciam de donationibus.

Raber e Wieacker sostengono che il compilatore dei Fragmenta Vaticana avrebbe usato un testo dei Responsa depurato dalle note. Tuttavia, anche se si ammette che si tratti di una nota di Ulpiano ai Responsa di Papiniano, il fatto che essa ricorra una volta sola in 50 frammenti di Papiniano lascia supporre che si sia trattato di un errore. Contro la dottrina tradizionale che ha attribuito agli scolii scarsa rilevanza, De Dominicis ne ha esaltato l'importanza per la conoscenza dell'evoluzione del diritto romano in Occidente nell'età della decadenza e per meglio valutare l'opera legislativa.

Cosentini: valutazione antitetica. Egli ha ... [il testo si interrompe qui]

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

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