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Capitolo I

1. brevi osservazioni paleografiche

Questa compilazione è una raccolta di “iura” e “leges”, si chiama “fragmenta vaticana” perché fu

rinvenuta nella biblioteca vaticana da Angelo May che ha anche scoperto un’altra opera molto

importante di Cicerone il “de repubblica”. Questa scoperta avvenne grosso modo nel 1821 e seguendo

un destino che era toccato ad alcuni manoscritti anche quello che proveniva dai vaticana fragmenta fu

utilizzato nell’VIII secolo d.C. per la riscrittura da parte di copisti anonimi sulle orazioni di Cassiano,

relativi all’attività del monaci quindi di argomento religioso. I copisti impiegarono per scrivere i

fragmenta vaticana anche i fogli diversi da quelli del vaticana, un foglio che conteneva frammenti del

codice teodosiano e un foglio che conteneva frammenti delle “lex romana burgundionum”. La presenza di

questo foglio ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosi che la provenienza del manoscritto fosse dalla

Borgogna; se si considera che, nel tardo antico, la capitale era Lione, si può supporre, secondo il Liebs,

che l’editore della raccolta si sia procurato questa legge proprio a Lione. I monaci di Bobbio avrebbero

acquistato in quella città una copia del manoscritto del manoscritto e l’avrebbero portata a Bobbio

insieme ad una copia della “lex romana burgundionum” ed al “codex theodosianus” sarebbe così nata in

questa città una piccola biblioteca giuridica. Il trasferimento del palinsesto contenete i frammenti dei

vaticana da Bobbio alla Biblioteca Vaticana avvenne con ogni probabilità intorno al 1613 sotto il

pontificato di Paolo V. l’analisi paleografica del palinsesto consente di stabilire che il manoscritto del

vaticana era composto da fogli di pergamena doppi, tagliati dall’anonimo copista dell’opera di Cassiano in

modo da ricavare tre fogli da ciascuno dei fogli originari, sicchè ogni foglio comprende solo una parte di

quello originale. Questo serve a spiegare in modo soddisfacente lo stato di lacunosità in cui i vaticana ci

sono pervenuti e costituisce un’utile notizia per ipotizzare una ampia estensione della raccolta da alcuni

studiosi dimensionata in non meno di 4.000 frammenti, quasi la metà del digesto di Giustiniano. Il

manoscritto contiene, oltre al testo della raccolta giuridica, numerosi scolii o glosse che consentono di

formulare ipotesi assai interessanti sia sulla datazione dell’opera sia sulla tradizione testuale.

2. la datazione

Uno dei problemi che ha interessato gli studiosi che si sono occupati di quest’opera fu la datazione dei

fragmenta vaticana. Sono state fatte numerose ipotesi partendo da un ragionamento a ritroso ci sono

delle costituzioni

L’impero romano ad un certo punto della sua storia si è diviso in due parti ed ogni parte era governata

da un imperatore coadiuvato da due cesari nell’amministrazione dell’impero. Nella parte orientale

dell’impero governava Licinio e nella parte occidentale governava Costantino. La data del 324 è la data

della “damnatio memoriae” di Licinio, dalla storia sappiamo che Costantino e Licinio andavano d’accordo

ma a un certo punto l’unione si ruppe ci fu una guerra che si concluse con la vittoria di Costantino,

quando un imperatore decadeva o veniva delegittimato dalla sua posizione seguiva la “damnatio

memoriae” cioè la cancellazione del suo nome da tutti i documenti ufficiali e fra questi c’erano anche le

costituzioni che all’epoca di Costantino avevano valore di legge. Siccome il nome di Licinio e di

Costantino compaiono in alcune “iscriptiones” si è pensato che la raccolta debba essere stata pubblicata

prima di questa data. Un’altra data che risulta essere un indizio alla datazione è il 321, in quest’anno

Costantino era intervenuto a vietare le note critiche di Ulpiano e Paolo ai “responsa” di Papiniano e nei

Vaticana vi è un frammento di Papiniano in cui compare una nota di Ulpiano. Dunque l’anno di

pubblicazione dei Vaticana può essere stato il 321. Possiamo dire che il Mommens ha un altro indizio

importante, nei “rescripti” di Diocleziano che sono state le “leges” più utilizzate dai compilatori del

Vaticana, risulta la titolatura imperiale riportare “imperator diocletianus” altre volte “divinus

diocletianus” a cui segue il “rescripto”. Il Mommsen ci spiega questo particolare in quanto il titolo di

“divus” veniva dato ad un imperatore defunto. Questo fa pensare che probabilmente la raccolta è

iniziata mentre l’imperatore era ancora in vita e fu completata dopo la sua morte, quindi secondo il

Mommsen la data più probabile sarebbe tra il 315 e il 318.

Mentre Dicleziano tende a modificare lo ius privatus con i “rescripti”, Costantino interviene utilizzando

le “leges generales”; nei Fragmenta Vaticana sono presenti quattro “leges generales”: tre di Costantino

e una di Valentiano Valente. Queste costituzioni sono state accertate da fatto che si tratta dei primi

provvedimenti emanati da Costantino, se la data dei Vaticana è 315-318 corrisponde appunto alle prime

manifestazioni normative dell’imperatore che sono gonfie di retorica tipiche di quando un imperatore

comincia a legiferare e si vuol fare conoscere dai suoi sudditi, usa un linguaggio enfatico, molto fornito.

Il Mommnsen ipotizza che queste “leges generalis” non farebbero parte del nucleo originario ma che

siano state introdotte successivamente nella raccolta. Questo elemento è molto importante perché ci

fa comprendere che l’opera non è rimasta allo stadio primordiale, ma che ha subito numerose

integrazioni, soprattutto sul materiale normativo in misura minore per gli “iura” e in maniera più

determinante per le “legis”.

3. glosse e scolii

Questa è una compilazione che ha subito numerosi interventi nel tempo. Su questo punto si sono

dedicati due autori: il De Dominicis e il Cosentini. Il De Dominics ha voluto vedere gli scholia presenti

nei Fragmenta Vaticana una forma di diritto pre-giustinianeo, ma il Cosentini, a ragion veduta, in uno

studio più approfondito non è d’accordo con la tesi sostenuta dal De Dominicis in quanto questi scholia

contegono dei veri sunti del contenuto dei brani a cui si riferiscono. Vi sono due tipi di scholia nei

Fragmenta Vaticana:

 Scholia interlineari: si trovano soprattutto nelle “iscriptiones”; ogni frammento contenuto nei

Vaticana contiene come particolarità il nome del giurista, il titolo dell’opera da cui il frammento

è stato tratto, il numero del libro dell’opera in cui era contenuto il frammento. Questa è la

regola generale seguita dall’autore, dal primo compilatore, perché poi ci sono delle integrazioni.

Dove oltre a questo tipo di “iscriptio” vi è un’integrazione della iscriptione questa viene

riportata sulla rubrica dell’opera in cui il frammento si trovava, questo però avviene solo in

sporadici casi. Che si tratti di un’integrazione lo si capisce dal fatto che è usato un tipo di

scrittura diverso da quello utilizzato solitamente nel manoscritto, queste integrazioni sono

state introdotte per ampliare una notizia circa un manoscritto.

 Scholia marginali: sono delle vere e proprie annotazioni, sono numerose, si trovano molto

spesso in due titoli: in quello sulla donazione e in quello sulla dote. Probabilmente dice il

Casentini, si tratta di annotazioni fatte dal possessore del manoscritto, forse uno studente che

preparava un corso sulle donazioni o sulle doti. Ma sono ipotesi.

Sulle scholia sono state fatte anche altre ipotesi, da ultimo un autore spagnolo ha voluto vedere una

sorta di interazione secondo un tipo di letteratura che è molto successiva rispetto al Vaticana.

Capitolo II

1. l’ordine generale della raccolta.

La raccolta così come è pervenuta a noi è divisa in 7 titoli:

I. titolo COMPRAVENDITA

II. titolo USUFRUTTO

III. titolo DOTE

IV. titolo TUTELA, però un argomento particolare della tutela, cioè l’EXUSATIONE

V. e VI titolo DONAZIONI

VII titolo PROCURATORES E COGNITORES.

All’interno di questi titoli ci sono delle “masse” utilizzate in maniera tale da formare una catena, sono

fatte in maniera alternata in modo da costituire poi alla fine un discorso organico.

Per esempio la compravendita, il materiale che ci è pervenuto di questo titolo riguarda un aspetto

particolare della compravendita quello cioè relativo ai patti che il compratore e il creditore dovevano

stipulare fra loro. Quindi parla della res conclusoria , del patto di risoluzione del contratto nel caso in

cui una condizione non si fosse avverata oppure del fatto che si vende una cosa e poi il compratore si

accorge che non p rispondente alle sue aspettative e la restituisce risolvendo il contratto. Altri tipi di


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto privato romano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Fragmenta vaticana: Storia di un testo normativo, De Filippi. in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: storia di un testo normativo, brevi osservazioni paleografiche, la datazione, glosse e scolii, l’ordine generale della raccolta, la compravendita.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Onida Pietro.

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