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Riassunto esame Diritto Processuale Civile, prof. Vaccarella, libro consigliato Il Processo Esecutivo

Riassunto delle lezioni di Diritto processuale civile della facoltà di Giurisprudenza , il cui libro consigliato dal professore è Diritto processuale civile. III, Il processo esecutivo di Luiso. Sono trattati tutti gli argomenti e non mancano aggiornamenti normativi, giurisprudenziali e dottrinali. Lo stile è necessariamente sintetico, ma non si tratta di schemi: si è cercato... Vedi di più

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. R. Vaccarella

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ESTRATTO DOCUMENTO

L’efficacia del pignoramento nei confronti dei terzi è in ogni caso subordinata

o all’adempimento delle formalità previste per le varie forme (apprensione delle

cose, trascrizione, notifica: le vedremo più avanti).

 In ogni caso, l’ufficiale giudiziario ha dei poteri di ricerca dei beni da sottoporre a

pignoramento, potendo interrogare – su richiesta del creditore procedente e di quelli

intervenuti – banche dati pubbliche in grado di fornire informazioni utili (si pensi

all’anagrafe tributaria). Ove necessario, nel compimento delle operazioni di pignoramento

l’ufficiale giudiziario può farsi assistere dalla forza pubblica.

Su richiesta del creditore, ove il debitore sia un imprenditore commerciale

o l’ufficiale giudiziario può nominare un esperto per esaminare le scritture contabili.

Se non emergono attività occulte da pignorare, le spese restano a carico del

creditore; viceversa, le spese sono liquidate con provvedimento che costituisce

titolo esecutivo contro il debitore.

Il pignoramento può incorrere in una seria di vicende anomale: eventi disciplinati dagli artt. 493 e ss.

c.p.c., in grado di incidere sul fisiologico svolgimento del processo esecutivo.

In primo luogo, a norma dell’art. 493, co. 1 c.p.c. è ammesso il pignoramento congiunto, proposto da più

creditori con un’unica istanza: in tal caso le nullità relative al pignoramento si riferiscono a tutti i

creditori, pur restando distinti i crediti sul piano sostanziale (ed essendo altresì indipendenti la

notifica di ciascun titolo esecutivo e precetto). Una situazione analoga si verifica, a norma dell’art. 523

c.p.c., quando più ufficiali giudiziari, richiesti separatamente, si ritrovino ad effettuare il medesimo

pignoramento: in questo caso si ha un pignoramento unico e viene redatto un unico verbale.

Il secondo comma dell’art. 493 c.p.c. disciplina il pignoramento successivo: un bene già pignorato può

essere sottoposto a ulteriori pignoramenti, su istanza di uno o più creditori. La disposizione si spiega

alla luce della litispendenza esecutiva: una volta avviato un processo esecutivo nei confronti di un

debitore per un determinato bene pignorato, non è possibile pignorare nuovamente quel bene in un

processo esecutivo autonomo. Pertanto, i creditori che vogliano soddisfare i propri crediti su un bene

del debitore già sottoposto a pignoramento potranno:

- Intervenire senza effettuare un nuovo pignoramento. Ciò perché, come abbiamo visto nel

paragrafo precedente, gli effetti preclusivi del pignoramento si estendono nei confronti di tutti

i creditori partecipanti alla procedura esecutiva. In questo caso, se il pignoramento effettuato

dal creditore procedente viene meno (perché viziato, ovvero perché mancava un idoneo titolo

esecutivo), tutto il processo esecutivo si arresta, e il creditore intervenuto perde anche il

vantaggio dell’inopponibilità degli atti di disposizione compiuti dal debitore dopo il

pignoramento.

- Intervenire effettuando un nuovo pignoramento. Se il creditore non vuole essere soggetto alle

vicende del pignoramento effettuato da altri, può intervenire effettuando un autonomo

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pignoramento: in questo caso, fermi gli effetti protettivi derivanti dal primo pignoramento,

nell’eventualità che quest’ultimo sia caducato permarranno gli effetti del secondo

pignoramento.

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Se il principio di unicità dell’espropriazione (ne bis in idem) è violato, e uno stesso bene viene

pignorato nei confronti del medesimo debitore e venduto in più processi esecutivi diversi, la

prevalenza viene determinata ai sensi dell’art. 2919 c.c.:

- Per i beni mobili, prevale l’acquirente che abbia acquistato in buona fede il possesso della cosa.

- Se non vi è acquisto del possesso del bene mobile, e per tutte le altre tipologie di beni, prevale

l’acquirente del processo esecutivo con la data di pignoramento anteriore: infatti, effettuato il

primo pignoramento, il secondo autonomo pignoramento, realizzato in un diversi processo

esecutivo, non era più opponibile ai creditori, né lo è agli aggiudicatari della vendita.

Non è, invece, patologica la seguente situazione: un medesimo bene è pignorato in più processi esecutivi

contro debitori diversi. Come vedremo, infatti, la possibilità di sottoporre a pignoramento i beni non

richiede il rigoroso accertamento della titolarità del bene stesso, essendo sufficiente una ragionevole

apparenza. In tale ipotesi, il contrasto tra aggiudicatari del bene dovrà essere giudicato esattamente

come un contrasto tra danti causa, accertando quale dei debitori era veramente proprietario del bene:

ciò si può realizzare ex post, in un autonomo giudizio di cognizione, ovvero ex ante, spiegando

opposizione di terzo . Tuttavia, nei distinti processi esecutivi è pignorato lo stesso bene mobile, si

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impone la riunione dei processi, e l’accertamento dell’effettiva titolarità del bene deve essere

effettuato prima della consegna del bene all’aggiudicatario: viceversa, si verifica una fattispecie

acquisitiva a titolo originario e prevale sempre l’acquirente primo possessore.

Eccezion fatta per tali ipotesi, non vi sono limiti al cumulo dei processi esecutivi e dei pignoramenti:

 Ai sensi dell’art. 483 c.p.c., è ammesso il cumulo di più espropriazioni per il medesimo

credito. Ciò significa che un medesimo credito può giustificare la concorrenza di diverse

forme di pignoramento su beni diversi (pignoramento mobiliare, immobiliare, presso

Tizio pignora i beni di Caio in data 1.01.2001. Successivamente, in data 10.01.2001 Caio compie degli atti di

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disposizione. Il 20.01.2001 Sempronio interviene nel processo esecutivo, senza effettuare un pignoramento.

Finché il pignoramento effettuato da Tizio resta valido ed efficace, gli atti compiuti da Caio non sono opponibili a

Sempronio. Tuttavia, se viene meno il pignoramento Sempronio perde ogni protezione.

Se invece Sempronio, intervenendo, pignora a sua volta i beni di Caio, gli atti di disposizione effettuati nel periodo

intercorrente tra il primo e il secondo pignoramento gli resteranno opponibili, ma non saranno opponibili tutti gli

atti di disposizione successivi al secondo pignoramento.

Tizio pignora il bene X nel processo esecutivo contro Caio. Sempronio pignora a sua volta il bene X, nel

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processo esecutivo contro Mevio. A questo punto:

 Se il bene viene autonomamente aggiudicato in entrambi i processi esecutivi, tra i due acquirenti si avrà

un autonomo giudizio di cognizione, volto ad accertare se il proprietario del bene X fosse, in origine, Caio

o Mevio.

 Alternativamente, Sempronio potrebbe spiegare opposizione di terzo nel giudizio instaurato contro Caio

(ovvero Tizio potrebbe fare lo stesso nel giudizio instaurato contro Mevio), per dimostrare che il bene

non è di proprietà del debitore esecutato e deve pertanto essere escluso dal pignoramento. In questo

modo si evita preventivamente il contrasto tra aggiudicazioni.

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terzi). Tuttavia, se il cumulo è eccessivo, su istanza del debitore il giudice dell’esecuzione

può limitare l’espropriazione al mezzo scelto dal creditore procedente o a quello

determinato dal giudice stesso.

 Si è visto che è ammesso il cumulo di più crediti nella medesima espropriazione, siano essi di

più titolari o di un creditore unico. Possono altresì essere effettuate più espropriazioni

dello stesso tipo nei confronti di beni diversi (più pignoramenti mobiliari, immobiliari o

presso terzi), anche a tutela del medesimo credito.

In ogni caso, ai sensi dell’art. 2911 c.c. il creditore che goda di una causa legittima di prelazione (pegno,

ipoteca, privilegio) deve necessariamente comprendere nell’esecuzione i beni gravati dalla prelazione

stessa.

Tornando alle vicende anomale, dobbiamo esaminare:

 Il pagamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario. Ai sensi dell’art. 494 co. 1 c.p.c., il debitore

può evitare il pignoramento versando all’ufficiale giudiziario la somma per cui si procede

più le spese, con l’incarico di consegnarli al creditore. In questo caso si ha un pagamento

liberatorio effettuato in favore dell’adiectus solutionis causa, che in ogni caso fa salva la

ripetizione di quanto non dovuto (a tal fine è possibile formulare riserva di ripetere la

somma versata).

 Il pignoramento di denaro si ha, ai sensi dell’art. 494, co. 3 c.p.c., quando il debitore offra

delle somme di denaro non a titolo di adempimento, ma bensì come oggetto di

pignoramento. In questo caso, la somma deve coprire i crediti per cui si procede più le

spese, aumentate del 20%. Tale soluzione da un lato è maggiormente onerosa per il

debitore, dall’altro può salvaguardare il debitore dall’eventuale sopravvenuta insolvenza

del creditore, poiché le somme non vengono consegnate immediatamente a quest’ultimo,

ma bensì custodite e assegnate in sede di distribuzione: nelle more, il debitore ha il tempo

di spiegare opposizione all’esecuzione e chiedere la sospensione del processo esecutivo.

 La conversione del pignoramento ex art. 495 c.p.c. A differenza delle procedenti ipotesi, qui

un pignoramento è già stato effettuato. Tuttavia, prima che venga disposta la vendita o

l’assegnazione il debitore può chiedere di sostituire il bene con una somma di denaro,

comprensiva dei crediti e delle spese, oltre accessori e interessi. L’istanza di conversione

deve essere depositata unitamente ad 1/5 della cifra per cui si procede; successivamente il

giudice dell’esecuzione deve sentire le part in udienza entro 30 giorni, e fissare con propria

ordinanza la somma da sostituire al bene pignorato (può altresì concedere delle

rateizzazioni, ove si tratti di pignoramento immobiliare). Se la somma non viene versata

nel termine stabilito o il pagamento di una rata ritarda oltre 15 giorni, le somme già versate

accrescono il pignoramento e si procede nei modi ordinari; viceversa, il pignoramento si

trasferisce sul denaro e i beni vengono liberati.

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 Riduzione del pignoramento. Quando una pluralità di beni è sottoposta a pignoramento, se il

valore degli stessi supera la somma dei crediti e delle spese della procedura, su istanza di

parte o d’ufficio il g.e. può escludere alcuni beni dal pignoramento stesso, sentiti il creditore

pignorante e i creditori intervenuti.

Infine, ai sensi dell’art. 497 c.p.c. il pignoramento perde efficacia se entro novanta giorni dal

compimento dello stesso non sia stata richiesta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati.

7. L’ESECUZIONE DEL PIGNORAMENTO

Esaminati gli effetti sostanziali e processuali e le vicende del pignoramento, passiamo ora ad una

rapida ricognizione delle modalità di esecuzione dello stesso che – come si è anticipato – sono

differenziate per tipologie di beni.

Il pignoramento mobiliare si esegue attraverso l’accesso dell’ufficiale giudiziario ai luoghi in cui si

trovino i beni appartenenti al debitore esecutato. L’appartenenza non deve essere confusa con la

proprietà o gli altri diritti reali: si tratta, infatti, di una apparente titolarità di diritto, ricavata in base

alla dislocazione spaziale dei beni. I beni che l’ufficiale giudiziario rinviene nell’abitazione del soggetto,

ovvero in altro immobile nella immediata disponibilità dello stesso, sono suscettibili di pignoramento,

anche se di proprietà di terzi; questi ultimi saranno onerati a far valere le proprie ragioni attraverso

l’opposizione di terzo, ovvero nei confronti dell’aggiudicatario in un autonomo processo di cognizione.

In particolare, possono essere pignorati:

 I beni mobili che si trovino in un luogo appartenente al debitore. Si intende, come detto, un

luogo di cui il soggetto abbia la disponibilità immediata (così, ai fini dell’espropriazione

non è appartenente al debitore un immobile di proprietà dello stesso, ma locato a terzi).

 I beni mobili che si trovino in un luogo non appartenente al debitore, ma di cui lo stesso abbia

la disponibilità immediata. È il caso in cui i beni del debitore siano custodi da terzi, ma non

sia necessaria la collaborazione di questi ultimi per accedervi (una cassetta di sicurezza di

cui il debitore abbia la chiave, un’automobile in una rimessa).

 I beni mobili di cui il debitore non abbia la disponibilità mediata, se il terzo consente di

esibirli all’ufficiale giudiziario. Di regola, i beni di proprietà del debitore ma di cui gode un

terzo (in forza di un titolo contrattuale), sono suscettibili di espropriazione nelle forme del

pignoramento presso terzi; tuttavia, se il terzo spontaneamente consegna i beni è sufficiente

il pignoramento mobiliare presso il debitore.

Gli artt. 514-516 c.p.c. contengono degli elenchi di cose che, in ragione della particolare utilità sociale o

dell’indispensabilità al sostentamento del soggetto, sono assolutamente o relativamente impignorabili.

La pignorabilità relativa si realizza a determinate condizioni, ovvero per un valore massimo stabilito

dalla legge, o solo in particolari circostanze di tempo. La scelta dei beni da pignorare è effettuata

dall’ufficiale giudiziario e cade sui beni di più facile e pronta liquidazione (tra questi,

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obbligatoriamente, denaro e preziosi); possono essere pignorati beni nel limite massimo di realizzo

presunto del 150% del credito per il quale si procede. Si è visto che il debitore non può incidere

direttamente sulla scelta di tali beni, ma:

 È possibile l’esperimento dell’opposizione all’esecuzione se l’ufficiale giudiziario include

beni impignorabili.

 Per le altre violazioni delle regole relative al pignoramento si ricorre all’opposizione agli

atti esecutivi.

 Il debitore non può opporre la proprietà altrui dei beni: è onere dell’effettivo proprietario

esperire la relativa opposizione (in termini tecnici, il debitore esecutato non è dotato di

legittimazione straordinaria ad effettuare l’opposizione di terzo).

Delle operazioni di pignoramento viene redatto verbale, contenente indicazione e descrizione dei beni

pignorati (è possibile anche effettuare rilievi fotografici degli stessi). Le operazioni di stima dei beni

possono essere effettuate contestualmente ovvero differite a un momento successivo (in tal caso, si ha

un verbale provvisorio di pignoramento e un successivo verbale definitivo, contenente anche i risultati

della stima), in ogni caso entro 30 giorni dal pignoramento provvisorio. Su istanza del creditore, se

ritiene che il valore dei beni pignorati non sia sufficiente il giudice dell’esecuzione può ordinare

l’integrazione del pignoramento; lo stesso accade quando, effettuata la vendita, il valore di realizzo non

si riveli sufficiente a soddisfare i creditori.

I beni pignorati sono soggetti a custodia: in mancanza, si è visto che, trattandosi di beni mobili, il

trasferimento del possesso a un acquirente di buona fede potrebbe determinare la nascita di un diritto

autonomo e prevalente su quello dei creditori, frustrando il diritto di questi ultimi. Il denaro, i titoli di

credito e i preziosi vengono consegnati dall’ufficiale giudiziario al cancelliere, che provvede al deposito

giudiziario; gli altri beni sono custoditi in un pubblico deposito o affidati a un custode, che non può

essere il debitore o un suo parente senza il consenso dei creditori, né un creditore o un parente dello

stesso senza il consenso del debitore. Il custode viene in ogni caso sostituito con provvedimento del

giudice dell’esecuzione quando viene depositata istanza di vendita dei beni.

Il pignoramento immobiliare si esegue mediante la notifica al debitore e la successiva trascrizione di un

atto contenente la specifica indicazione dei beni che si intende sottoporre ad esecuzione, nonché

l’ingiunzione di cui all’art. 492 c.p.c. Per quanto riguarda gli immobili, l’accertamento della proprietà

effettiva sarebbe molto più semplice che per i mobili; tuttavia, la legge dispone che sono suscettibili di

pignoramento immobiliare i beni che il creditore dichiara, sotto la propria responsabilità, appartenenti

al debitore .

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Infatti l’atto notificato al debitore è sottoscritto anche dal creditore procedente, che pertanto è onerato a

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compiere autonomamente tutti gli opportuni accertamenti prima di affermare che un immobile sia di proprietà

del proprio debitore. 22

Notificato e trascritto il pignoramento, l’atto notificato e la nota di trascrizione vengono depositati

presso il cancelliere competete, che forma il fascicolo dell’esecuzione. Il pignoramento di immobili non

ha limiti oggettivi: tuttavia, se il creditore ipotecario lo estende anche a beni non coperti dall’ipoteca, il

giudice dell’esecuzione può disporre la riduzione ai sensi dell’art. 497 c.p.c. o sospendere la vendita dei

beni non ipotecati fino al realizzo di quelli ipotecati.

Quanto alla custodia:

 Se il debitore è nel possesso del bene, lo stesso è custode del bene e dei relativi accessori,

pertinenze e frutti fin dal momento in cui riceve la notifica del pignoramento, senza diritto ad

alcun compenso. In ogni caso può essere sostituito in caso di inadempienza agli obblighi di

custodia o su istanza del creditore procedente. Il giudice può autorizzare il debitore a

continuare ad abitare nell’immobile, fino all’aggiudicazione o assegnazione dello stesso.

 Se il debitore non occupa l’immobile, la custodia è sempre affidata a un terzo. In questo,

infatti, se vi è un terzo occupante l’immobile è opportuno che i rapporti con lo stesso siano

tenuti da un soggetto diverso dal debitore.

 In ogni caso, quando viene disposta la vendita o l’assegnazione del bene cessa la custodia

dell’esecutato, in favore del soggetto o dell’istituto incaricato delle operazioni di vendita. La

sostituzione del custode è funzionale agli adempimenti connessi alla vendita (in

particolare, a garantire ai potenziali acquirenti il sopralluogo dell’immobile).

Avvero le ordinanze relative alla custodia è proponibile opposizione agli atti esecutivi.

Se il pignoramento immobiliare diviene inefficace (per decorso infruttuoso del termine ex art. 497

c.p.c., il giudice dell’esecuzione dispone la cancellazione della trascrizione con ordinanza. In ogni caso,

la trascrizione perde efficacia decorsi venti anni, se non rinnovata.

Il pignoramento di crediti ha ad oggetto le somme che un terzo, debitore del debitore esecutato, deve a

quest’ultimo; si esegue nella forma dell’espropriazione presso terzi, che – per sostanziale identità di

situazione – trova applicazione anche nelle ipotesi in cui un terzo detenga un bene di proprietà

dell’esecutato, e sia tenuto a restituirlo a richiesta del proprietario. L’ordinamento richiede un elevato

livello di certezza prima di sottoporre i crediti a pignoramento: a tal fine, al terzo viene notificato l’atto

di pignoramento, contenente tutti gli elementi tipici del pignoramento, nonché la citazione a comparire a

un’udienza appositamente fissata, per rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c. , relativa

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all’esistenza del credito.

Tale dichiarazione ha portata lato sensu confessoria:

Il terzo è chiamato a comparire in udienza al fine di rendere la dichiarazione relativa all’esistenza del credito

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solo se è il datore di lavoro; negli altri casi, può comunicare la propria dichiarazione al creditore procedente

entro dieci giorni a mezzo raccomandata. 23

 Se il terzo afferma di essere effettivamente debitore dell’esecutato e di dover eseguire il

pagamento o la consegna di beni o somme di denaro, da quel momento le somme o i beni si

considerano pignorati e il terzo ne diventa custode. La custodia comporta il divieto di

disporre delle cose e, in ogni caso, l’inopponibilità ai creditori degli atti di disposizione o

del pagamento nei confronti del debitore esecutato.

 Se il terzo non rende la dichiarazione, ovvero nega di essere debitore dell’esecutato, o

rende una dichiarazione non conforme a quanto risultante dal pignoramento, su domanda

del creditore si apre un giudizio di cognizione relativo all’esistenza del credito . All’interno di

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tale giudizio, se il terzo non fa la dichiarazione il giudice può ritenere ammessa l’esistenza

del debito . Il giudizio di accertamento del credito sospende ope legis il processo esecutivo,

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e si svolge sempre davanti al tribunale competente per l’esecuzione, anche in deroga agli

altri criteri di competenza.

Da quanto detto si capisce che nel caso di espropriazione presso terzi, l’ordinamento acquista la

massima certezza circa l’esistenza del credito, attraverso la dichiarazione confessoria di un terzo

indifferente all’identità del creditore, ovvero in esito a un apposito giudizio di accertamento.

8. L’INTERVENTO DEI CREDITORI

Sul piano sostanziale, l’art. 2741 c.c. stabilisce il principio della par condicio creditorum: salve le cause

legittime di prelazione, in linea di massima tutti i creditori hanno diritto di soddisfarsi nella medesima

proporzione sul patrimonio del debitore. Il modo migliore per garantire il rispetto di tale regola è far sì

che i processi esecutivi nei confronti del medesimo debitore si realizzino in maniera unitaria, garantendo

a tutti i creditori la possibilità di intervenire nel processo già instaurato da uno di essi.

La chiara regola sostanziale è parzialmente derogata dalla disciplina processuale, così come novellata

nel 2006: la novella dell’art. 499 c.p.c. ha infatti ristretto la legittimazione ad intervenire nel processo

esecutivo a tre categorie di creditori:

Creditori titolati, cioè muniti di un autonomo titolo esecutivo.

1) Creditori garantiti da pegno, prelazione iscritta in pubblici registri o sequestro,

2) perfezionatisi prima del pignoramento e pertanto opponibili al creditore procedente.

Secondo la giurisprudenza, in tale giudizio vi è litisconsorzio necessario tra creditore procedente, terzo e

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debitore esecutato. Secondo Luiso tale conclusione è errata, poiché il giudizio non ha ad oggetto l’esistenza

attuale del rapporto tra esecutato e terzo debitore, bensì l’esistenza del credito dell’esecutato al momento in cui è

effettuato il pignoramento: è tale, infatti, il momento a partire dal quale si verificano gli effetti protettivi del

pignoramento, e pertanto i successivi mutamenti del rapporto sono inopponibili ai creditori procedenti.

Se al giudizio partecipa il debitore esecutato, dovranno essere recepite tutte le eventuali domande, difese,

eccezioni dello stesso, poiché la sentenza farà stato anche nei suoi confronti. Luiso ritiene, invece, che

l’accertamento dovrebbe essere limitato ai rapporti tra creditore procedente e terzo, lasciando la possibilità di

un nuovo giudizio tra debitore esecutato e terzo per regolare i rapporti eventualmente ancora pendenti.

Pertanto, il terzo non può scegliere il mutismo: se vuole negare di essere debitore dell’esecutato, dovrà farlo

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espressamente. 24

3) Creditori di somme di denaro risultanti dalle scritture contabili di cui all’art. 2214 c.c.

Ne discende che possono intervenire nel processo esecutivo solo i creditori titolati e i non titolati

appartenenti alle categorie sub 2) e 3). Luiso critica fortemente la scelta, sospetta di

incostituzionalità, di porre un limite processuale alla par condicio dei creditori, che pure è

espressamente affermata sul piano sostanziale: infatti il creditore che non sia in grado di

procurarsi un titolo esecutivo non è messo in condizione di partecipare al processo esecutivo,

con la conseguenza che in caso di incapienza patrimoniale del debitore rischia di essere

soddisfatto dopo altri creditori, che sul piano sostanziale non avrebbero invece diritto a essergli

preferiti .

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L’intervento avviene depositando un ricorso, contenente l’indicazione del credito e del

relativo titolo (se il creditore è titolato), ovvero l’estratto autentico notarile delle scritture

contabili nel caso sub 3). Se il ricorso è depositato prima che sia tenuta la prima udienza in cui

è disposta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati è detto tempestivo altrimenti è

tardivo: vedremo in seguito le conseguenze.

I creditori non titolati che intervengano in giudizio sono tenuti a notificare al debitore, entro

dieci giorni dal deposito, copia del ricorso. Per questi creditori, che non offrono prova

dell’esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile , il giudice fissa, unitamente all’udienza

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per la vendita o assegnazione dei beni, anche una ulteriore udienza di comparizione dei

creditori non titolati e del debitore esecutato, finalizzata alla verificazione dei crediti non

vincolati. All’udienza, il debitore esecutato può:

- Non presentarsi. È il caso più semplice, poiché tutti i crediti non titolati si intendono

riconosciuti e i relativi titolari partecipano alla distribuzione del ricavato della vendita

per l’intero.

- Presentarsi e riconoscere, in tutto o in parte, i crediti: per i crediti o le porzioni di

credito riconosciute, i creditori non titolati partecipano pienamente alla distribuzione.

Si pensi a due creditori chirografari (cioè non assistiti da cause legittime di prelazione) del medesimo debitore.

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Il primo, avendo un credito assistito da prova scritta, può ottenere un decreto ingiuntivo, che costituisce titolo

esecutivo; il secondo non ha la stessa possibilità. Sul piano sostanziale hanno eguale diritto di essere soddisfatti,

ma sul piano processuale solo il primo, in quanto creditore titolato, riesce a spiegare intervento nel processo

esecutivo già pendente. Se nell’ambito di tale processo è liquidato tutto il patrimonio del debitore, il creditore non

titolato sarà stato ingiustamente svantaggiato rispetto a quello titolato.

La situazione si aggrava, se si pensa che il creditore non titolato potrebbe essere assistito da una causa legittima

di prelazione non risultante da pubblici registri (privilegio generale sui beni mobili del debitore), mentre il

creditore titolato essere chirografario. In questo caso la barriera processuale all’intervento del primo determina

un sostanziale mutamento dell’ordine di soddisfazione dei creditori, in favore del secondo.

Quale è, invece, il credito risultante dal titolo esecutivo.

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- Presentarsi e disconoscere i crediti. Il creditore la cui pretesa sia stata in tutto o in

parte disconosciuta può ottenere dal giudice l’accantonamento delle somme che gli

spetterebbero in sede di distribuzione, purché dimostri di spiegato, entro i trenta giorni

successivi, l’azione giudiziale necessaria a procurargli il titolo esecutivo in origine

carente (ad esempio, il deposito di un ricorso per decreto ingiuntivo).

A norma dell’art. 500 c.p.c., l’intervento dei creditori produce i seguenti effetti:

 Attribuisce il diritto di partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita. Tale

diritto è assicurato ai creditori titolati, mentre per i non titolati dipende dall’esito

della procedura di verificazione (e, eventualmente, del giudizio di cognizione che ne

sia scaturito).

 Attribuisce il potere di compiere atti d’impulso della procedura esecutiva. Questo

effetto si riferisce esclusivamente ai creditori titolati : non a caso, secondo la

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giurisprudenza l’art. 631 c.p.c., che dispone l’estinzione del processo se vanno

deserte due udienze consecutive (esclusa quella di vendita, che procede d’ufficio),

richiede la presenza dei creditori titolati per evitare l’effetto estintivo. Il

fondamentale atto d’impulso rimesso ai creditori titolati è la presentazione della

istanza di vendita o assegnazione dei beni, che determina la fissazione dell’apposita

udienza e il passaggio dalla fase del pignoramento alla liquidazione del patrimonio

dell’esecutato. Avviata la seconda fase, come vedremo, non sono più necessari atti

d’impulso di parte: il processo esecutivo procede autonomamente fino alla

distribuzione del ricavato.

Una posizione peculiare è rivestita dai creditori assistiti da cause legittime di prelazione: per

questi l’art. 498 c.p.c. sancisce che, se la causa di prelazione risulta da pubblici registri, è onere

del creditore pignorante notificare entro cinque giorni dal pignoramento un avviso

contenente l’indicazione del creditore, del credito, del titolo e dei beni su cui si procede. In

mancanza della prova di tale notificazione, il giudice non può provvedere sull’istanza di

assegnazione o di vendita. La ratio dell’avviso è la seguente: i creditori privilegiati hanno, sul

piano sostanziale, il diritto di essere soddisfatti con priorità rispetto ai creditori non privilegiati,

o comunque dotati di una causa di prelazione di grado inferiore; tuttavia, poiché la vendita

Si badi, il potere d’impulso non dipende dall’effettuazione di un nuovo pignoramento. Il creditore titolato può

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decidere se spiegare solo intervento o effettuare un nuovo pignoramento, ma le conseguenze di tale scelta non

riguardano l’aspetto processuale, bensì la concreta idoneità della procedura a soddisfare il credito: un nuovo

pignoramento mette al sicuro il creditore interveniente da eventuali perdite di efficacia del primo pignoramento.

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forzata dei beni pignorati estingue qualsiasi peso gravante sugli stessi , se non vengono messi

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in condizione di partecipare all’esecuzione tali creditori perdono irrimediabilmente il proprio

diritto di prelazione. Con ogni evidenza, dunque, l’avviso non ha senso con riferimento ai

creditori:

 Assistiti da pegno, i quali sono necessariamente nel possesso del bene, e pertanto

vengono a conoscenza del processo esecutivo poiché il pignoramento è effettuato

presso gli stessi (pignoramento presso terzi).

 Assistiti da privilegi non iscritti. Questo tipo di privilegi, infatti, non comporta il

diritto di sequela, estinguendosi sempre se il bene cui si riferisce è alienato. Sicché

l’eventuale vendita forzata non altera i rapporti sostanziali tra creditori, poiché

produce gli effetti che deriverebbero da un semplice atto di disposizione compiuto

dal debitore.

Escluse le due categorie di cui sopra, si spiega perché l’art. 498 c.p.c. faccia esclusivo

riferimento ai privilegi risultanti dai pubblici registri (oltre alla generale considerazione che

rispetto alle forme di privilegio prive di pubblicità legale non si ha mai la certezza che tutti i

privilegiati siano stati avvertiti). Se, per errore del conservatore del registro o del giudice

dell’esecuzione, il creditore privilegiato iscritto non viene avvisato e il bene viene venduto

ugualmente, si produce l’effetto purgativo della vendita forzata ma questi ha una fondata

pretesa risarcitoria nei confronti del creditore procedente (e, se del caso, anche del

conservatore del registro immobiliare o persino del giudice).

Si è accennato al fatto che l’intervento può essere tempestivo o tardivo, e che la tempestività

viene determinata in base alla data di prima udienza fissata per discutere la vendita o

l’assegnazione dei beni. A tale regola esistono due eccezioni:

- Nella c.d. piccola espropriazione mobiliare (quando cioè i beni mobili pignorati non

superano i 20.000 euro di valore) la tempestività dell’intervento è misurata non con

riferimento all’udienza, ma alla data di deposito dell’istanza di vendita.

- Nel pignoramento presso terzi l’udienza di riferimento è quella in cui il terzo deve

rendere la propria dichiarazione, fissata con la citazione notificata allo stesso.

Chiariamo adesso le differenze:

Si tratta del c.d. effetto purgativo della vendita forzata, disciplinato dall’art. 586 c.p.c., a norma del quale dopo il

26

versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario il giudice dell’esecuzione ordina la cancellazione delle

trascrizioni di pignoramenti e delle ipoteche iscritte sul bene espropriato.

27

 L’intervento spiegato da un creditore assistito da causa legittima di prelazione

attribuisce sempre allo stesso il diritto di partecipare alla distribuzione con

preferenza rispetto ai creditori chirografari, a prescindere dalla tempestività.

 L’intervento spiegato tempestivamente dai creditori chirografari attribuisce il

diritto di partecipare alla distribuzione per l’intero, salvo il diritto poziore dei

creditori privilegiati.

 I chirografari che siano intervenuti tardivamente si soddisfano soltanto sul residuo

della distribuzione, se questo esiste.

La ragione del diverso trattamento non deve essere rinvenuta nella volontà di alterare i

rapporti tra creditori: sul piano sostanziale è infatti evidente che non vi è alcuna differenza tra

i chirografari che siano intervenuti tempestivamente e quelli tardivi. La ratio è, piuttosto,

porre una barriera oltre la quale il processo esecutivo possa procedere verso la liquidazione e la

distribuzione delle somme, senza essere rimesso in discussione dall’intervento di nuovi

creditori. Infatti, ogni ingresso di un nuovo creditore rischia di rendere non sufficienti i beni

pignorati alla soddisfazione dei crediti concorrenti, sfociando in una necessaria estensione del

pignoramento.

Un’ulteriore ipotesi di postergazione dei creditori chirografari per ragioni processuali è

disciplinata dalla’rt. 499, co. 4 c.p.c. Se in seguito all’intervento tempestivo di creditori

chirografari i beni pignorati appaiono insufficienti a soddisfare tutti i crediti, il creditore

procedente può indicare agli intervenuti ulteriori beni del debitore ai quali riferire il

pignoramento. A questo punto gli intervenienti possono:

 Se titolati, estendere direttamente il pignoramento sui beni indicati dal creditore

procedente. Se non titolati, anticipare a questo le somme affinché sia lui ad

estendere il pignoramento.

 Non rispondere all’invito. In tal caso, sono di diritto postergati al procedente in sede

di distribuzione. Restano comunque preferiti ai chirografari che siano intervenuti

tempestivamente. 9. LA VENDITA E L’ASSEGNAZIONE

Esaurita la fase del pignoramento, si passa alla liquidazione dei beni. L’istanza di vendita o

assegnazione dei beni ha la forma del ricorso, e non può essere depositata prima che siano decorsi

28

dieci giorni dal pignoramento (termine dilatorio) , né oltre novanta giorni dallo stesso (termine

27

acceleratorio); in caso di espropriazione presso terzi, il termine dilatorio è quello intercorrente tra la

data di citazione del terzo e quella dell’udienza. Si parla di “assegnazione o vendita”, poiché non

sempre è necessario convertire i beni espropriati in liquidità, effettuando la vendita degli stessi. In

particolare, non sono soggetti a vendita:

 Il denaro, sia esso pignorato sin dall’inizio, offerto dal debitore in luogo del pignoramento o

risultato come oggetto del pignoramento dopo la conversione ex art. 495 c.p.c.

 Alcune tipologie di beni (si tratta di crediti), che devono essere assegnati senza alcun

tentativo di vendita.

Abbiamo già visto che l’istanza di vendita può essere presentata dal creditore procedente, ovvero da

qualsiasi altro creditore intervenuto, purché titolato. La liquidazione dei beni può avvenire attraverso

la vendita o l’assegnazione. La differenza sta nel fatto che la vendita è rivolta al pubblico in generale

(tra cui i creditori o terzi, ma non il debitore), e comporta il pagamento di un prezzo che costituirà il

realizzo dell’espropriazione e sarà successivamente distribuito tra i creditori; l’assegnazione può

essere satisfattiva, costituendo una sorta di equivalente processuale della datio in solutum , ovvero

28

un’assegnazione-vendita, in cui il creditore assegnatario paga il prezzo del bene, che poi sarà ripartito

tra tutti i creditori (compreso l’assegnatario).

Il rapporto tra le modalità di liquidazione varia secondo le tipologie di beni:

1) I crediti già scaduti o in scadenza entro 90 giorni non possono essere venduti, e devono essere

obbligatoriamente assegnati ai creditori. Si tratta, ovviamente, di una assegnazione pro

solvendo, che mantiene intatto il credito ove il debitore assegnato sia inadempiente.

2) Alcuni beni devono essere assegnati dopo un primo tentativo di vendita fallito: si tratta degli

oggetti d’oro e d’argento, che non possono mai essere venduti a un prezzo inferiore al valore

intrinseco. Pertanto, se la vendita non riesce – non essendo possibile abbassare il prezzo –

vengono assegnati ai creditori per il loro valore.

3) Vi sono, poi, dei beni per i quali è possibile disporre l’assegnazione senza tentativi di vendita,

poiché i relativi prezzi risultano da listini o si tratta di titoli di credito: ben difficilmente

vengono venduti a un valore superiore a quello risultante dal listino o dal titolo stesso.

4) Infine, tutti gli altri beni possono essere assegnati solo dopo un primo tentativo di vendita.

Nei casi obbligatori, l’assegnazione è disposta d’ufficio dal giudice; nei casi facoltativi, è richiesta

l’istanza dei creditori. In ogni caso, a norma dell’art. 506 c.p.c. l’assegnazione non può avvenire per un

valore inferiore alla somma delle spese di esecuzione e dei crediti aventi un diritto anteriore a quello

La funzione del dilatorio è quella di permettere al debitore esecutato l’esercizio delle proprie facoltà lato sensu

27

difensive, che vanno dalla possibilità di presentare istanza di conversione del pignoramento all’esercizio delle

opposizioni giudiziali, che vedremo in seguito; nonché di consentire agli altri creditori un intervento tempestivo.

I creditori ricevono direttamente dei beni del valore corrispondente al proprio credito, anziché il denaro

28

risultante dalla vendita degli stessi. 29

del creditore assegnatario. Pertanto, il valore di assegnazione è determinato di regola nel maggiore tra

il valore di stima del bene e la somma delle spese di esecuzione e dei crediti che hanno prelazione e sono

collocati anteriormente al creditore offerente. Ne discende che la richiesta di assegnazione di un bene

non conviene al creditore che sia postergato a molti altri creditori, salvo che il valore del bene ecceda

quello di tutti i crediti degli altri creditori e dell’assegnatario stesso .

29

Depositata in cancelleria l’istanza di assegnazione o vendita, il giudice dell’esecuzione fissa con

ordinanza la data dell’udienza in cui le parti sono chiamate a comparire per fare osservazioni circa

l’assegnazione, le modalità e il tempo della vendita. Tale udienza costituisce l’estrema barriera

preclusiva per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi compiuti fino a quel momento: se

ancora in termini per proporre opposizione avverso atti esecutivi pregressi, le parti devono farlo

necessariamente entro la data fissata per l’udienza, a pena di decadenza. A questo punto:

 Se non vi sono opposizioni, ovvero queste sono risolte con un accordo tra le parti comparse

in udienza, il giudice dell’esecuzione dispone con ordinanza l’assegnazione o la vendita.

 Se non si raggiunge un accordo tra le parti, il giudice deve decidere le opposizioni con

sentenza. La disposizione è espressione della pregiudizialità delle questioni di rito sulle

questioni di merito; tuttavia, diversamente da quanto accade nel processo dichiarativo, nel

processo esecutivo non è possibile accantonare le questioni per riprenderle nella fase

decisoria: infatti, se il processo va avanti e si procede con la vendita o l’assegnazione dei

beni, la successiva decisione dell’opposizione agli atti esecutivi rischia di arrecare un

pregiudizio all’acquirente, minando la certezza della circolazione dei beni e influendo

negativamente sul prezzo di acquisto dei beni sottoposti a esecuzione forzata . Pertanto,

30

non solo il giudice non può ordinare la vendita o l’assegnazione finché la controversia non

sia decisa con sentenza: secondo l’opinione preferibile, è necessario che tale sentenza passi

in giudicato e diventi incontrovertibile.

Facciamo un esempio.

29  Il bene pignorato vale 1000. Tizio è creditore ipotecario per 1000, Caio è chirografario per 500. Se Caio

chiedesse l’assegnazione del bene, il prezzo minimo non potrebbe essere inferiore alle spese del

processo (che ipotizziamo ammontare a 50) più il credito di Tizio, che ha un diritto di prelazione (1000).

Pertanto, il bene sarebbe assegnato a Caio per il prezzo di 1050, che andrebbero a soddisfare

interamente Tizio e a pagare le spese del processo. Alla fine dell’operazione, Caio si ritroverebbe con un

bene del valore di 1000 pagato 1050, e non avrebbe soddisfatto il proprio credito di 500: di fatto,

avrebbe perso ulteriori 50.

 Nello stesso caso, ipotizziamo che il valore del bene ammonti a 2000. In questa ipotesi, il prezzo di

assegnazione corrisponderebbe con il valore, e Caio potrebbe avere interesse a pagarlo. Infatti, i 2000

versati sarebbero così distribuiti: 1000 assegnati a Tizio a soddisfazione del proprio cerdito, 50 per le

spese del processo, 500 a estinzione del credito di Caio e 450 di residuo (che sarà restituito al debitore

esecutato). In questo caso, Caio ha soddisfatto il proprio credito interamente acquistando un bene del

valore di 2000 al prezzo di 1500; esattamente ciò che sarebbe avvenuto se avesse acquistato il bene dal

proprietario, opponendo poi il proprio credito in parziale compensazione del prezzo.

È del tutto evidente, infatti, che se chiunque sapesse di poter essere privati in un secondo momento dei beni

30

acquistati nell’ambito di una esecuzione forzata sarebbe disposto a sborsare una somma notevolmente inferiore al

valore reale dei beni, dovendo detrarre a questo il costo relativo al rischio di successiva “evizione”.

30

 Nel caso di piccola espropriazione mobiliare si applicano le medesime disposizioni, ma

all’udienza possono essere sentiti solo i creditori intervenuti tempestivamente; peraltro, se

nessun creditore spiega intervento la vendita o l’assegnazione sono disposte con decreto

anziché con ordinanza.

Con l’ordinanza che dispone la vendita, il giudice è tenuto a fissare il prezzo minimo di riferimento: per

far ciò, può avvalersi dell’ausilio di un esperto stimatore (si badi, la stima effettuata dall’ufficiale

giudiziario ai fini del pignoramento è solo provvisoria, e non può essere considerata affidabile): ciò

avviene a norma degli artt. 532 e 568 c.p.c., rispettivamente per le vendite mobiliari e di crediti e

immobiliari. 9.1. LE SINGOLE FORME DI VENDITA

Abbiamo già visto le forme dell’istanza di vendita e come il giudice dell’esecuzione provvede sulle

stesse, nell’udienza appositamente fissata. Dobbiamo adesso passare all’esame delle singole forme di

vendita, differenziate secondo la tipologia di beni da vendere.

La vendita mobiliare è disciplinata in maniera unitaria, a prescindere dalla circostanza che il bene

mobile sia stato pignorato presso il debitore o presso terzi (è invece distinta la vendita di crediti). La

disciplina è contenuta negli artt. 529 e ss. c.p.c. La vendita può avvenire:

 A mezzo commissionario (o senza incanto). Il giudice fissa il valore minimo di vendita, anche

grazie all’ausilio di un esperto stimatore appositamente nominato, e dispone la consegna

del bene a un istituto vendite giudiziarie ovvero ad altro venditore specializzato, con

l’incarico di vendere il bene a trattativa privata. Il commissionario si occupa della vendita e

consegna il ricavato al cancelliere del giudice dell’esecuzione. Il compenso del

commissionario è fissato con decreto. Due notazioni:

Nella sostanza, la vendita effettuata dal commissionario non si differenzia da una

o normale compravendita tra privati, se non per un particolare: in questo caso si

tratta di un contratto reale, per il cui perfezionamento non è sufficiente il consenso

delle parti, ma deve essere avvenuto il pagamento del prezzo (altrimenti la

proprietà non passa all’acquirente). Ciò, ovviamente, a garanzia dei creditori

procedenti, i quali col processo esecutivo perseguono una soddisfazione reale del

proprio credito e non possono essere costretti ad agire successivamente anche

contro eventuali acquirenti inadempienti.

Se entro un mese la vendita non riesce e il termine non viene prorogato, il

o commissionario deve riconsegnare la cosa in cancelleria, e si procede alla seconda

modalità di vendita (vendita all’incanto).

 Vendita all’incanto. Si tratta di una vendita all’asta, affidata dal giudice dell’esecuzione al

cancelliere, all’ufficiale giudiziario o a un istituto vendite giudiziarie. La data fissata per la

31

vendita viene pubblicizzata mediante affissione all’albo dell’ufficio giudiziario, nonché se

opportuno su quotidiani locali e nazionali e su internet (art. 490 c.p.c.). Anche in questo

caso, fissato il prezzo minimo di vendita il bene viene consegnato al soggetto incaricato di

svolgere l’incanto; se le circostanze lo consigliano, il giudice autorizza la vendita al migliore

offerente, senza fissazione del prezzo minimo (non per i beni il cui valore risulti da listini di

borsa o di mercato). Dello svolgimento dell’incanto si redige verbale.

Se la vendita non riesce, viene fissato un nuovo incanto con riduzione di un quinto

o del prezzo base d’asta. La riduzione non può avvenire per oggetti d’oro e d’argento,

che in tale ipotesi sono assegnati coattivamente ai creditori per il loro valore

intrinseco.

Se il bene viene aggiudicato a un offerente e questo non paga il prezzo, si procede a

o una nuova vendita sotto la responsabilità dell’aggiudicatario inadempiente (se il

bene viene venduto a un prezzo inferiore rispetto al primo, la differenza è a carico

dell’inadempiente).

Dopo il secondo tentativo infruttuoso di vendita, su istanza dei creditori si procede

o all’integrazione del pignoramento.

 Delega delle operazioni. Con il provvedimento dato in udienza, il giudice può delegare

all’istituto vendite giudiziarie o a un diverso professionista (notaio, avvocato, dottore

commercialista o esperto contabile) le operazioni di vendita di beni mobili registrati, siano

esse con incanto o senza incanto. In questo caso, al professionista sono attribuiti i poteri di

cui all’art. 591bis c.p.c. (la disciplina è la stessa valida per la delega delle operazioni nelle

vendite immobiliari): il professionista esegue buona parte delle operazioni riservate

all’ufficio giudiziario, ivi compresi la fissazione del prezzo, lo svolgimento delle operazioni

di vendita, l’aggiudicazione del bene, la ricezione del pagamento e la predisposizione del

decreto di trasferimento del bene.

Se insorgono difficoltà nel corso delle operazioni, il professionista può rivolgersi al

o giudice dell’esecuzione, che provvede con decreto. Il provvedimento è soggetto a

reclamo presso lo stesso giudice, che è deciso con ordinanza. Avverso tale

ordinanza è ammessa opposizione agli atti esecutivi.

La liquidazione dei crediti segue delle regole peculiari:

 Assegnazione. Se il debito pignorato è scaduto o scade entro 90 giorni dal pignoramento, ne

è disposta l’assegnazione ai creditori, in via coattiva. Si tratta comunque, come si è detto, di

una cessione pro solvendo, cioè salva esazione.

 Più controversa è la questione per i crediti la cui scadenza si verifichi oltre 90 giorni dal

pignoramento. Questi possono essere assegnati su richiesta concorde dei creditori, ovvero

venduti. 32

La vendita non crea problemi: un terzo acquista il credito, accollandosi il rischio di

o inadempimento (si tratta di una cessione pro soluto) e versando il relativo prezzo. Il

denaro viene poi distribuito tra i creditori.

Con riferimento all’assegnazione, non è chiaro se in questa ipotesi sia pro solvendo

o o pro soluto. Sembra tuttavia più corretto ritenere che si tratti di una cessione pro

soluto, sia perché in questo caso è equiparata alla vendita sia perché si tratta di una

scelta volontaria dei creditori, che si accollano anche il relativo rischio.

 Ci si è chiesti che tipo di tutela abbia il terzo assegnatario o acquirente del credito, nei

confronti del debitore cedutogli. Ciò perché il terzo acquista un titolo esecutivo nei confronti

del debitore solo se di tale titolo disponeva già il debitore esecutato; viceversa, il terzo deve

procurarsi tale titolo:

Secondo un’opinione, agendo nelle forme ordinarie come qualsiasi creditore nei

o confronti del proprio debitore.

Secondo un’altra opinione, non avrebbe bisogno di costituire un nuovo titolo

o esecutivo, poiché ne disporrebbe automaticamente. Infatti, il pignoramento di

crediti ha comportato necessariamente la dichiarazione confessoria del terzo,

ovvero l’accertamento giudiziale dell’esistenza del debito. In entrambi i casi, si è

formato un titolo esecutivo contro il terzo debitore , di cui l’assegnatario o

31

l’acquirente del credito si potrebbe giovare.

Infine, la vendita immobiliare avviene secondo le modalità indicate nell’ordinanza del giudice

dell’esecuzione, adottata ai sensi dell’art. 569 c.p.c. In questo caso, l’ordinanza stabilisce rigorosamente

il calendario delle operazioni in anticipo, determinando secondo le prescrizioni di legge i termini entro

i quali deve svolgersi la vendita senza incanto e, in caso di fallimento, quella con incanto. Vediamo le

varie forme di vendita:

 Senza incanto. Si tratta della prima modalità, analogamente a quanto visto per la vendita

mobiliare. Tuttavia, in questo caso la vendita non può avvenire a mezzo commissionario:

viene pubblicato avviso contenente l’identificazione del bene, la relazione di stima, il

prezzo minimo di vendita. Tranne il debitore, tutti possono presentare presso la cancelleria

delle offerte in busta chiusa, contenenti il prezzo, le modalità e i tempi di pagamento e tutti

gli altri elementi utili alla valutazione dell’offerta stessa.

L’offerta è inefficace se presentata tardivamente, se inferiore al prezzo minimo di

o vendita ovvero se non è accompagnata da una cauzione dell’ammontare minimo del

10% del prezzo proposto.

Infatti la sentenza è un titolo esecutivo (anche se, a rigore, in questo caso non è una sentenza di condanna ma

31

di mero accertamento); allo stesso modo, il verbale dell’udienza in cui il terzo ha reso la dichiarazione è un atto

pubblico e vale come titolo esecutivo; così, infine, l’eventuale dichiarazione resa per iscritto fuori udienza, che è

una scrittura privata da cui risultano le somme dovute. 33

L’offerta è irrevocabile, salvo: che il giudice disponga il passaggio alla vendita con

o incanto; non sia ancora stata accolta dopo 120 giorni dalla presentazione.

La valutazione delle offerte segue i seguenti criteri: se la più alta supera di almeno un

quinto il valore dell’immobile posto come prezzo minimo, la stessa è accolta; se tale valore

non è raggiunto, ovvero il giudice ritenga di poter migliorare significativamente il realizzo

procedendo all’incanto, nessuna offerta è accolta e si procede alla seconda forma di

vendita. Se vi sono più offerte, il giudice invita gli offerenti a una gara sull’offerta più alta;

se nessuno partecipa, il giudice può accogliere l’offerta più alta o disporre l’incanto,

secondo i criteri appena visti.

Se viene accolta un’offerta, il giudice dell’esecuzione emette un primo decreto di

aggiudicazione del bene, e stabilisce il modo e il termine di pagamento del prezzo: se il

pagamento avviene, si ha il decreto di trasferimento della proprietà del bene; viceversa, la

cauzione depositata viene incamerata dall’esecuzione e si tiene un nuovo incanto, sotto la

responsabilità dell’aggiudicatario inadempiente.

 All’incanto. La procedura inizia con il bando di vendita, anch’esso soggetto a pubblicità nelle

forme che abbiamo visto. All’udienza fissata per l’incanto si procede a ricevere le offerte,

che vengono formulate in via orale (per partecipare alla gara, gli offerenti devono aver

previamente depositato la cauzione prevista dal bando, in ogni caso non superiore al 10%

del prezzo base d’asta del bene). Il bene è aggiudicato al maggiore offerente, trascorsi tre

minuti senza che alcuno abbia rilanciato.

L’aggiudicazione può anche essere effettuata per persona da nominare. Tuttavia, se

o l’interposto aggiudicatario non dichiara in cancelleria entro tre giorni il nome della

persona, depositando il mandato, l’aggiudicazione diventa definitiva nei suoi

confronti.

Entro dieci giorni dall’aggiudicazione possono essere presentate delle offerte al

o rialzo in cancelleria, che devono superare di almeno un quinto il prezzo offerto

dall’aggiudicatario. In questo caso la cauzione dovuta è doppia. Si indice così una

seconda gara, cui possono partecipare l’aggiudicatario, gli offerenti in aumento e i

partecipanti al primo incanto, se hanno integrato la cauzione. Se nessuno degli

offerenti in aumento partecipa alla seconda gara l’aggiudicazione diventa definitiva

e il giudice dispone la perdita della cauzione.

Aggiudicato definitivamente il bene, se il prezzo è pagato entro i termini e con le modalità

stabilite nell’ordinanza che ha disposto la vendita viene emesso il decreto di trasferimento,

che determina il passaggio di proprietà sull’immobile ed è soggetto a trascrizione. Se

l’acquisto dell’immobile è stato finanziato con un mutuo garantito da ipoteca sull’immobile,

e ciò sia espressamente pattuito, nel decreto di trasferimento si fa menzione del contratto e

34

il conservatore non può trascrivere il decreto se non unitamente all’ipoteca accesa

sull’immobile. In caso di inadempienza, si ha il nuovo incanto sotto la responsabilità

dell’inadempiente.

Con il decreto di trasferimento viene disposta la cancellazione di tutte le iscrizioni a carico

dell’immobile (in forza dell’effetto purgativo della vendita forzata). Detto decreto

costituisce titolo esecutivo per il rilascio dell’immobile. Tale titolo esecutivo deve ritenersi

opponibile:

Al precedente proprietario dell’immobile eventualmente ancora nel possesso del

o bene, e comunque al custode dell’immobile.

Agli aventi causa del proprietario dell’immobile, il cui titolo di acquisto non sia

o opponibile alla procedura esecutiva in quanto posteriore al pignoramento.

Non è, invece, utilizzabile nei confronti di terzi che abbiano un diritto prevalente sul

pignoramento.

 Assegnazione. Se la vendita all’incanto fallisce, ciascun creditore può chiedere

l’assegnazione del bene, per il prezzo determinato nella maggiore somma tra il valore del

bene e la somma delle spese processuali e dei crediti privilegiati di grado anteriore

(abbiamo già visto come si calcola questo valore).

 In caso di vendita fallita, se il giudice non procede all’assegnazione può:

Disporre una nuova vendita, ribassando il prezzo base d’asta del 25%

o Disporre l’amministrazione giudiziaria del bene, realizzando una sorta di anticresi

o processuale: il custode sarà incaricato di gestire il bene e farlo fruttare, versando i

frutti della gestione in cancelleria. I frutti della gestione andranno distribuiti tra i

creditori.

9.2. GLI EFFETTI SOSTANZIALI DELLA VENDITA E DELL’ASSEGNAZIONE

Gli effetti sostanziali della vendita e dell’assegnazione sono regolati, come quelli del pignoramento, nel

Codice civile. Dobbiamo quindi considerare le disposizioni di cui agli artt. 2919 e ss. c.c.

In primo luogo, l’art. 2919 c.c. permette di affermare che, di regola, in caso di vendita forzata si ha un

acquisto a titolo derivativo, benché attuato in via coattiva: infatti il diritto trasferito all’acquirente è

esattamente quello di cui era originariamente titolare il soggetto sottoposto a esecuzione (che in

alcune forme di espropriazione, come si è già capito e si vedrà meglio, non coincide con il debitore: si

pensi al terzo datore d’ipoteca). Tale affermazione richiede alcune precisazioni.

In primo luogo, diversamente da quanto accade di norma sul piano del diritto sostanziale, il diritto

trasferito all’acquirente non è quello del titolare al momento della vendita, ma piuttosto quello esistente

35

al momento del pignoramento . In forza degli effetti protettivi del pignoramento, infatti, non sono

32

opponibili ai creditori né all’acquirente i mutamenti di titolarità che siano intervenuti

successivamente.

In secondo luogo, si deve interpretare correttamente la disposizione secondo cui sono fatti salvi gli

effetti del possesso di buona fede. La formula è identica a quella di cui all’art. 2913 c.c., ma in questo

caso descrive un fenomeno diverso. Ricordando che, in generale, la buona fede in senso soggettivo

consiste nell’ignoranza di ledere l’altrui diritto, nel caso del pignoramento buona fede significa

acquistare il possesso di un bene mobile senza sapere che questo è stato pignorato; nel caso della vendita

forzata, invece, la buona fede consiste nell’ignoranza che il bene, acquistato nell’ambito di una procedura

esecutiva, non era in realtà di proprietà del soggetto esecutato, ma bensì di un terzo estraneo. In altre

parole, la regola trova applicazione nelle ipotesi in cui sia stato erroneamente sottoposto ad

esecuzione forzata un bene di proprietà di un soggetto estraneo alla procedura (diverso, cioè, dal

debitore o dal terzo datore di garanzia): in questi casi, secondo le regole sostanziali, il diritto di

proprietà del terzo è in linea di massima prevalente su quello dei creditori e, pertanto, anche su quello

dell’acquirente. Tuttavia, poiché l’acquisto del possesso di un bene mobile in buona fede in base a un

titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà determina un acquisto a titolo originario,

l’acquirente è salvo da qualsiasi pretesa dell’originario proprietario del bene.

Possiamo dunque enunciare una regola generale, che ci permette di affrontare nel dettaglio le varie

ipotesi di conflitto tra aggiudicatario e terzo proprietario del bene: tra i due, la prevalenza è attribuita

sempre al primo se si realizza un acquisto a titolo originario (solo per i beni mobili o se vi sono gli

estremi per l’usucapione); negli altri casi, il diritto del terzo opponibile ai creditori procedenti è

33

opponibile anche all’acquirente. Vediamo i rimedi sul piano sostanziale:

 In caso di prevalenza dell’aggiudicatario, l’ordinamento impone al terzo proprietario

l’onere di far valere le proprie ragioni spiegando opposizione di terzo. Se ciò non avviene, il

terzo si può soddisfare, con priorità su tutti gli altri creditori, sulla somma ricavata dalla

liquidazione del suo bene. Resta in ogni caso esclusa la possibilità di aggredire il bene nel

patrimonio dell’aggiudicatario o assegnatario, così come quella di ripetere le somme

distribuite ai creditori. Residuano i seguenti strumenti di tutela:

Provare che non sussistono i requisiti per l’acquisto a titolo originario. Si tratta,

o essenzialmente, di provare che il terzo acquirente non era in buona fede, cioè era a

conoscenza della provenienza del bene da un soggetto diverso dall’esecutato. In

questo caso viene meno la prevalenza dell’aggiudicatario, e l’eventuale azione in

rivendica del bene potrà essere accolta.

Il riferimento al momento del pignoramento deve essere inteso come sintetico rinvio alle regole di cui agli artt.

32

2913 e ss. c.c., su cu ci siamo soffermati precedentemente.

Per valutare se tale opponibilità sussista bisogna ancora una volta fare riferimento agli artt. 2913 e ss. c.c.

33 36

Provare la mala fede del creditore procedente. In questo caso resta fermo l’acquisto

o da parte dell’aggiudicatario, ma il creditore può essere chiamato a risarcire i danni

e le spese.

Esperire azione di ingiustificato arricchimento nei confronti del debitore esecutato, il

o quale si è trovato in sostanza a pagare i propri debiti con un bene di proprietà altrui.

È probabilmente la soluzione meno efficace, soprattutto quando l’esecutato si sia

già dimostrato incapiente.

In caso di assegnazione, il meccanismo è leggermente diverso. Infatti il terzo

o proprietario o titolare di un altro diritto reale opponibile ai creditori può ripetere

dal creditore assegnatario una somma equivalente al credito dallo stesso soddisfatto

con l’assegnazione. Il bene resta di proprietà del creditore, e quest’ultimo vanta un

nuovo credito nei confronti del debitore esecutato, essendo stato chiamato a restituire

la somma che avrebbe dovuto soddisfare il proprio credito .

34

 Più ampi sono i margini di tutela garantiti dall’ordinamento dell’inversa ipotesi, in cui il

diritto del terzo proprietario prevalga su quello dell’acquirente. In questo caso, il terzo

acquirente subisce una vera e propria evizione, di cui può rifarsi: sul prezzo non ancora

distribuito, detratte le spese; sui creditori partecipanti alla procedura, ognuno per la quota

ricevuta in sede di distribuzione; sul debitore esecutato per l’eventuale residuo allo stesso

restituito. Resta in ogni caso ferma la responsabilità del creditore procedente per i danni e le

spese.

La ripetizione non è comunque possibile nei confronti dei creditori privilegiati e ipotecari

cui non fosse opponibile il diritto di proprietà del terzo (poiché l’ipoteca o il privilegio

erano stati iscritti anteriormente al pignoramento, magari nei confronti dello stesso terzo

proprietario).

Abbiamo visto che in più disposizioni sostanziali il creditore procedente e i creditori intervenuti sono

equiparati, quanto agli effetti protettivi del pignoramento. Esiste, tuttavia, una categoria di creditori

che gode virtualmente di un effetto protettivo superiore a quello garantito dal pignoramento, e ciò a

prescindere dalla circostanza che si tratti di un creditore procedente o intervenuto successivamente: si

tratta dei creditori ipotecari i quali, come si è detto, vengono soddisfatti con priorità al momento della

distribuzione del ricavato della vendita.

Tuttavia, le regole sostanziali proprie dell’ipoteca impongono di distinguere:

La spiegazione è la seguente: quando si ha un’assegnazione in tutto o in parte satisfattiva, il creditore

34

assegnatario non versa l’intera somma per poi partecipare alla distribuzione, ma semplicemente sottrae alla

somma da versare l’ammontare del proprio credito. In questo modo, il terzo non trova nelle casse dell’esecuzione

l’intero valore del suo bene venduto forzatamente, su cui avrebbe tuttavia diritto di rifarsi con priorità sugli altri

creditori: deve pertanto ripetere la differenza dal creditore assegnatario.

37

 I terzi acquirenti diritti di superficie, enfiteusi, nuda proprietà o proprietà non possono

opporre il proprio diritto al creditore che abbia iscritto ipoteca anteriormente alla

trascrizione del loro titolo d’acquisto. In questi casi, si avrà una espropriazione presso il

terzo proprietario: chi acquista un bene gravato da ipoteca rischia di essere esecutato

benché non debitore, ove i creditori del suo dante causa agiscano in via esecutiva. Si badi,

ciò avverrà a prescindere dalla data del pignoramento: l’ipoteca comporta il c.d. diritto di

sequela, che si traduce in una anticipazione degli effetti protettivi del pignoramento,

opponibile a qualsiasi acquirente successivo del bene.

 La presenza di terzi che, invece, abbiano acquistato diritti di uso, abitazione, servitù o

usufrutto sul bene dopo l’iscrizione dell’ipoteca, non determina la necessità di

espropriazione presso terzi: semplicemente, tali diritti non sono opponibili al creditore

ipotecario. Ne discende che il processo esecutivo si effettua sempre nei confronti del

debitore esecutato, e se vi partecipa il creditorie ipotecario, sia esso il procedente o un

interveniente, il bene può essere venduto forzatamente libero dai diritti reali parziari in

parola .

35

Ai sensi dell’art. 2812 c.c., in questo caso i terzi titolari dei diritti reali estinti diventano

creditori iscritti e privilegiati per l’equivalente pecuniario del valore del proprio diritto, e

sono ammessi a far valere le proprie ragioni sul ricavato della vendita, con preferenza sugli

ipotecari iscritti posteriormente e su tutti i chirografari.

Tracciamo, infine, alcune fondamentali differenze tra vendita forzata e vendita di diritto comune:

- Non è data garanzia per i vizi della cosa: l’acquirente acquista il bene nello stato in cui si trova

e si assume i relativi rischi.

- La vendita non può essere impugnata per lesione. La disposizione appare invero pleonastica,

eccezion fatta forse solo per la vendita a mezzo commissionario o delegata al professionista

(soggetti che potrebbero perpetrare gli abusi richiesti dalla disposizione in materia di

rescissione).

- La vendita forzata produce l’effetto purgativo di cui si è detto, ai sensi dell’art. 586 c.p.c.

- Le nullità del processo esecutivo non possono mai essere fatte valere nei confronti

dell’aggiudicatario o assegnatario, se non tempestivamente sottoposte alla cognizione del giudice

attraverso l’opposizione agli atti esecutivi. È fatta eccezione per l’ipotesi di collusione tra terzo

acquirente e creditore procedente (che ricorda un’ipotesi di revocazione straordinaria).

Diversamente, se vi fossero solo creditori chirografari il pignoramento successivo all’acquisto dell’uso o

35

dell’abitazione o dell’usufrutto determinerebbe la vendita forzata del bene gravato dai diritti reali parziari, non

essendo opponibile ai terzi titolari. 38

- Parimenti, i creditori non sono tenuti a restituire quanto ricevuto: benché le modalità

dell’esecuzione fossero viziate, infatti, i creditori non hanno ricevuto un indebito sul piano

oggettivo, ma piuttosto delle somme agli stessi effettivamente dovute, che non possono essere

chiamati a restituire.

- In caso di vizio relativo alla carenza del diritto a procedere ad esecuzione forzata, invece, il

debitore ha lo strumento dell’opposizione all’esecuzione, che potrà evitare la vendita del bene,

ovvero permettere la soddisfazione del diritto dell’esecutato sull’equivalente patrimoniale

dello stesso. 10. LA DISTRIBUZIONE DEL RICAVATO

Nell’ultima fase del processo esecutivo si forma e distribuisce il ricavato, secondo l’ordine di

soddisfazione dei creditori risultante dalle regole di diritto sostanziale. Salva qualche differenza

processuale che segnaleremo, la distribuzione del ricavato avviene grosso modo nella stessa maniera

indipendentemente dal tipo di pignoramento effettuato .

36

La somma da distribuire è determinata dalle seguenti componenti positive:

- Somme versate a titolo di prezzo (vendita di beni) o conguaglio (assegnazione-vendita),

rendita o provento di cose pignorate.

- Somme versate a titolo di multa e risarcimento danni da parte dell’aggiudicatario

inadempiente, comprese le cauzioni perse per inadempimento.

Nell’ordine, tale massa (corrispondente alla massa attiva nelle procedure concorsuali) viene ripartita:

1) In primo luogo a copertura delle spese della procedura, inderogabilmente.

2) Ai creditori con diritto di prelazione, secondo il rispettivo grado di prelazione. Tra questi

rientrano anche, come si è visto, i titolari di diritti reali minori che siano stati estinti con la

vendita forzata e i terzi proprietari del bene erroneamente espropriato. Tra i soggetti di pari

grado si ha una ripartizione proporzionale.

3) Ai creditori chirografari tempestivi. Tra questi, quelli che hanno ricevuto dal creditore

procedente l’invito ad estendere il pignoramento ai sensi dell’art. 499, co. 4 c.p.c. e non hanno

ottemperato sono postergati al procedente (si forma, cioè, una prelazione processuale).

4) Ai creditori chirografari tardivi, che si soddisfano dopo tutti gli altri.

5) Al soggetto esecutato, per l’eventuale somma residua dopo la soddisfazione di tutti i creditori

intervenuti.

Sul piano processuale, la determinazione delle quote spettanti ai soggetti considerati viene effettuata

nel c.d. piano di riparto. Detto piano non è necessario ove vi sia un solo creditore procedente: in tal

La disciplina generale è contenuta agli artt. 509-512 c.p.c. Per i pignoramenti mobiliari e di crediti si osservano

36

inoltre gli artt. 541 e 542, per quella immobiliare gli artt. 596-598 c.p.c.

39

caso, sentito il debitore, il giudice dell’esecuzione dispone in suo favore il pagamento di quanto gli

spetta. Se invece è necessaria la redazione del piano di riparto:

 Nei pignoramenti mobiliari vi sono due ipotesi:

I creditori presentano un piano concordato. In mancanza di contestazione, il giudice

o provvede in conformità al piano concordato.

I creditori non concordano, ovvero vi è contestazione da parte del debitore. Su

o istanza di parte, è il giudice a redigere il piano di riparto. Se le parti lo approvano

viene ordinato il pagamento delle somme risultanti dallo stesso; se le parti lo

contestano, si segue la procedura di cui all’art. 512 c.p.c., che vedremo più avanti.

 Nei pignoramenti immobiliari il progetto di distribuzione viene predisposto officiosamente

dal giudice dell’esecuzione, che lo deposita in cancelleria e fissa l’udienza per l’audizione

dei creditori e del debitore.

Se all’udienza le parti non compaiono, o comparendo non si oppongono, il piano è

o approvato. Se all’udienza le parti compaiono e concordano il piano tra loro, questo

è modificato secondo l’accordo.

Se vi è opposizione, si procede ai sensi dell’art. 512 c.p.c.

o

Si è già visto, parlando dell’intervento, che i creditori non titolati i cui crediti siano stati disconosciuti

sono soggetti a una procedura di verificazione del credito, che può comportare l’onere di instaurare un

giudizio di cognizione per procurarsi un titolo esecutivo. Ora, se si arriva alla distribuzione delle

somme mentre tale giudizio è ancora pendente il piano di riparto viene redatto tenendo conto della

partecipazione di tali soggetti, con riferimento al credito per il quale hanno spiegato intervento, e si

dispone l’accantonamento delle relative somme. In ogni caso l’accantonamento non può durare più di

tre anni .

37

Ai sensi dell’art. 511 c.p.c., il creditore di un creditore avente diritto alla distribuzione del ricavato può

spiegare domanda di sostituzione, in un’applicazione processuale dell’azione surrogatoria prevista in

generale per il creditor creditoris. Tuttavia, le eventuali questioni tra sostituto e sostituito non possono

rallentare la distribuzione: a questi sarà attribuita la quota apparentemente spettante al creditore che

ha preso parte al processo esecutivo, salva successiva controversia relativa all’effettiva spettanza della

somma stessa.

Condivisibilmente, Luiso critica la scelta legislativa: se il giustizio di cognizione è stato tempestivamente

37

instaurato e non si è concluso entro tre anni dall’approvazione del piano di riparto, nulla si può rimproverare al

creditore. Prevedere una decadenza a causa dei tempi eccessivi della giustizia è oltremodo irragionevole.

Oltrettutto, la disparità di trattamento deriva dalla scelta, effettuata a monte, di distinguere il trattamento

processuale dei creditori titolati e di quelli non titolati, ai fini dell’intervento nel processo esecutivo.

40

Passiamo ora ad esaminare l’aspetto relativo alle eventuali contestazioni del piano di riparto. In primo

luogo, ci si deve chiedere se l’approvazione determini, sul piano sostanziale, alcuna preclusione

rispetto alla posizione del debitore e dei creditori.

Sotto il primo profilo, secondo l’opinione più convincente (anche se non maggioritaria) la risposta è

38

negativa: l’approvazione del piano di riparto non impedisce al debitore di contestare, successivamente, la

dovutezza delle somme ripartite in base allo stesso. La contraria opinione, secondo cui vi sarebbe una

preclusione in tal senso, sostiene che vi sarebbe un onere del debitore di far valere le proprie doglianze

nel corso del processo esecutivo, sicché il silenzio serbato in sede processuale equivarrebbe a una tacita

rinuncia. Contro tale impostazione, si può facilmente obiettare che come sul piano sostanziale il

pagamento spontaneo del debito non preclude la successiva ripetizione d’indebito, così l’inerzia sul piano

processuale non determina alcuna preclusione.

Quanto ai rapporti tra creditori, invece, si deve escludere che dopo l’approvazione del riparto questi

possano muoversi reciproche contestazioni. Le ragioni di tale divieto non dipendono dall’efficacia del

piano, quanto dal fatto che sul piano sostanziale non esiste alcun rapporto giuridico tra i creditori:

sicché uno di essi non potrebbe convenire l’altro in giudizio, lamentando l’erronea attribuzione a

quest’ultimo di una prelazione non spettante.

Qualora, invece, le controversie sorgano in sede di distribuzione, prima dell’approvazione del piano,

trova applicazione l’art. 512 c.p.c. Prima della riforma del 2006, si prevedeva che tali controversie

fossero risolte in un autonomo giudizio di cognizione, che accertava con efficacia di giudicato

l’esistenza, l’ammontare e il grado dei crediti, secondo il tenore delle contestazioni. Nel vigente

sistema, ispirato probabilmente a ragioni di economia processuale, le controversie sono decise con

ordinanza dal giudice dell’esecuzione, sentite le parti; l’ordinanza è impugnabile con opposizione agli atti

esecutivi. Tale ordinanza ha effetti ai soli fini esecutivi: è del tutto priva di efficacia dichiarativa e,

pertanto, non preclude la proposizione di autonomi giudizi di cognizione; solo che, come si è visto, per

i creditori l’ultimo momento utile per muoversi contestazioni reciproche, in merito all’ammontare o alla

dovutezza dei crediti o all’esistenza delle prelazioni, sono le contestazioni in parola; per il debitore, è

sempre possibile instaurare un giudizio successivo. Vediamo le contestazioni possibili:

 Contestazioni del debitore. Il debitore ha interesse a contestare, in tutto o in parte,

l’esistenza di uno o più crediti. Non può, invece, contestare l’esistenza di ragioni di

prelazione: dal suo punto di vista, infatti, tutti i crediti sono uguali, poiché è tenuto ad

adempiere nei confronti di tutti i creditori nella stessa misura. I gradi di prelazione

riguardano i rapporti tra creditori, non quelli tra creditore e debitore.

 Contestazioni dei creditori. Oltre che l’an e il quantum dei crediti, possono avere ad oggetto

il grado di prelazione. Tuttavia, il creditore deve avere interesse a muovere la

Sostenuta da Luiso.

38 41

contestazione: non ha senso, infatti, contestare il grado di un creditore che, in ogni caso,

sarebbe postergato rispetto a quello che muove la contestazione.

Nel decidere le contestazioni, il giudice dell’esecuzione deve rispettare le regole proprie del giudizio di

cognizione: l’onere della prova ricade sulla parte che dichiari l’esistenza di un diritto (quindi,

eventualmente, sul creditore contestato); tuttavia, poiché in genere il creditore ha dato già una prova

dell’esistenza del diritto stesso, esibendo il proprio titolo esecutivo, spetta a chi muove la

contestazione confutarne la validità. Ovviamente, il titolo esecutivo avrà l’efficacia probatoria del

documento che lo contiene: scrittura privata, atto pubblico, etc.

Inoltre, nelle controversie ex art. 512 c.p.c. devono riconoscersi al creditore gli stessi poteri

riconosciuti, sul piano sostanziale, ai creditori rispetti all’inerzia (azione surrogatoria) o all’azione

dannosa (azione revocatoria) del proprio debitore.

In pendenza della contestazione il giudice può sospendere in tutto o in parte il processo esecutivo,

secondo che questa riguardi tutti o solo parte dei crediti. L’ordinanza che dispone la sospensione è

reclamabile ai sensi dell’art. 624 c.p.c., come in caso di posizione dell’opposizione all’esecuzione.

Quando decide le contestazioni, se del caso il giudice dell’esecuzione apporta le dovute modifiche al

piano di riparto. 11. L’ESPROPRIAZIONE DI BENI INDIVISI

L’espropriazione di beni indivisi si rende necessaria quando, nel patrimonio del debitore, vi siano dei

diritti non esclusivi su determinati beni da sottoporre a pignoramento, ma bensì condivisi con altri

titolari (si pensa classicamente alla comproprietà, ma anche altre situazioni di diritto sono suscettibili

della medesima contitolarità: usufrutto, enfiteusi, superficie). Ovviamente, il problema nasce dal fatto

che non necessariamente gli altri titolari del diritto sul bene sono soggetti al titolo esecutivo efficace nei

confronti del debitore; tuttavia, ai sensi dell’art. 599 c.p.c. è in ogni caso possibile il pignoramento del

bene , osservando le speciali norme processuali che seguono.

39

In primo luogo, il titolo esecutivo e il precetto vengono notificati nelle forme ordinarie al solo debitore

esecutato; tuttavia, quando viene effettuato il pignoramento è notificato avviso ai comproprietari non

esecutati, i quali sono da quel momento costituiti custodi del bene e hanno il divieto di lasciare che il

debitore separi la sua parte delle cose comuni senza l’ordine del giudice. Eseguito il pignoramento, è

necessario che l’espropriazione continui esclusivamente sulla quota di diritti di cui il debitore è titolare;

a tal fine, su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari, il giudice dell’esecuzione convoca

tutte le parti (compresi i comproprietari) e:

Il Codice parla di pignoramento nei confronti dei comproprietari che non siano debitori. In realtà è più corretto

39

dire nei confronti dei contitolari del diritto che non siano soggetti agli effetti del titolo esecutivo.

42

 Se possibile, per le cose fungibili dispone la separazione in natura della quota spettante al

debitore esecutato. Da questo momento, i contitolari tornano estranei alla procedura

esecutiva.

 Se non è chiesa o non è possibile la separazione in natura, dispone che si proceda alla

divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga più fruttuosa la vendita dell’intera cosa

indivisa. A sua volta, il giudizio di divisione (per il quale esiste un apposito rito speciale,

disciplinato agli artt. 784 e ss. c.p.c.) potrà avvenire in natura, o determinare la vendita del

bene e il riparto del ricavato tra i creditori (ai quali verrà distribuita la quota spettante al

debitore esecutato) e i comproprietari non esecutati.

12. L’ESPROPRIAZIONE CONTRO IL TERZO PROPRIETARIO

Si è accennato alla possibilità di scissione tra debitore e soggetto esecutato, che dà luogo alla c.d.

espropriazione contro il terzo proprietario (artt. 602-604 c.p.c.). Le ipotesi in cui tale scissione si può

verificare sono essenzialmente di due tipi:

 Esistenza di un diritto reale di garanzia. Si tratta essenzialmente di due casi:

Terzo datore di garanzia. Un terzo, in forza dei rapporti con il debitore, decide di

o offrire un proprio bene in pegno o di consentire un’iscrizione ipotecaria sullo

stesso, per garantire i crediti esistenti nei confronti del debitore stesso. Si badi: se il

terzo presta garanzia con un proprio bene non assume in proprio alcuna

obbligazione; diversamente, un terzo fideiussore è un obbligato vero e proprio, e

può essere escusso per un debito proprio di cui risponde con l’intero patrimonio

(anche se ha ragioni di regresso sul debitore principale).

Terzo acquirente. È noto che i diritti di pegno e ipoteca danno luogo al c.d. diritto di

o sequela, che si sostanzia nel potere di aggredire esecutivamente il bene oggetto

della garanzia, anche se acquistato da terzi. Pertanto, chi acquista un bene già

gravato da un diritto reale di garanzia sopporta il rischio di esecuzione forzata sullo

stesso.

 Esperimento di azione revocatoria ex art. 2901 c.c. Com’è noto, l’azione revocatoria è uno

strumento posto a tutela delle ragioni creditorie, contro gli atti di disposizione del

patrimonio con cui il debitore reca pregiudizio a tali ragioni. Nel linguaggio del Codice civile,

si tratta di un’azione che permette di rendere inefficaci rispetto al creditore gli atti di

alienazione compiuti dal debitore, sì che i beni alienati possano essere aggrediti in via

esecutiva, anche se transitati nel patrimonio di terzi. Probabilmente il riferimento alla

inefficacia o inopponibilità non è del tutto corretto: a ben vedere, infatti, il passaggio di

proprietà è pienamente efficace anche nei confronti del creditore, il quale non a caso deve

rivolgere l’espropriazione direttamente nei confronti del terzo (se l’alienazione fosse

43

inefficace, il creditore potrebbe pignorare il bene direttamente presso il suo debitore). Più

correttamente, anche in questo caso si ha un diritto di sequela, che permette di “inseguire”

il bene anche nel patrimonio dell’acquirente, dopo il vittorioso esperimento dell’azione

revocatoria.

Dal punto di vista processuale, le peculiarità dell’espropriazione contro il terzo sono limitate, e per

quanto non espressamente disposto si applicano le regole ordinarie.

A norma dell’art. 603 c.p.c., il titolo esecutivo e il precetto devono essere notificati anche al terzo

proprietario; con ogni evidenzia, tuttavia, il precetto non conterrà alcuna intimazione di pagamento

rispetto al terzo (il quale, si è detto, non è debitore), ma avrà solo la funzione di informarlo che la

procedura esecutiva si sta per avviare. Avvenuta la notifica, il terzo ha degli strumenti per evitare

l’espropriazione:

1) Adempiere l’obbligo del debitore, pagando la somma dovuta. In questo caso si ha un’ipotesi di

surrogazione legale nel diritto del creditore procedente.

2) Dar luogo alla procedura di liberazione del bene dalle ipoteche, ai sensi degli artt. 2889 e ss. c.c.

3) Rilasciare il bene ai creditori, lasciando che questi effettuino l’espropriazione nei confronti di

un curatore speciale ed evitando così di dover partecipare in prima persona al processo

esecutivo.

Se non si verifica alcuna di queste ipotesi, il terzo proprietario diventa un esecutato in litisconsorzio

necessario con il debitore, e acquista gli stessi poteri processuali di quest’ultimo (fatta eccezione per il

divieto di acquistare il bene alla vendita forzata, che non si applica al terzo in quanto egli non è

debitore). Gli atti esecutivi verranno effettuati nei confronti del terzo, e ogni volta che il Codice

richiede che il debitore sia sentito dovrà essere sentito anche il terzo.

Una importante differenza riguarda la posizione dei creditori del terzo, che saranno legittimati a

intervenire nel processo esecutivo: anche questi, infatti, hanno astrattamente diritto a essere soddisfatti

nei confronti del bene oggetto dell’azione revocatoria, ovvero dato in pegno o su cui è stata costituita

l’ipoteca, ovviamente nel rispetto dei diritti di prelazione esistenti.

Come il debitore, il terzo può spiegare opposizione all’esecuzione, contestando il diritto dei creditori a

procedere a esecuzione forzata. Le difese possono essere di due tipi:

 Ex causa propria. Il terzo tende a contestare l’esistenza del diritto di sequela, negando

l’esistenza del diritto reale, ovvero negando di aver acquistato il bene dal debitore, o ancora

rilevando l’inopponibilità dell’azione revocatoria nei suoi confronti.

 Ex causa debitoris. In via surrogatoria, il terzo adopera le difese proprie del debitore. In

questo caso trova applicazione l’art. 2859 c.c.:

Il terzo acquirente che abbia trascritto il proprio titolo di acquisto prima della

o domanda diretta alla condanna del debitore può sollevare tutte le eccezioni che

sarebbero spettate al debitore (purché il terzo non abbia preso parte al giudizio).

44

Il terzo datore può sempre sollevare tali eccezioni, in quanto non vi è alcun

o rapporto di pregiudizialità-dipendenza tra il suo diritto e quello del debitore, e

pertanto non gli è in ogni caso opponibile la sentenza resa tra il creditore e il

debitore.

Se anziché una sentenza viene posto a fondamento dell’esecuzione un titolo

o esecutivo stragiudiziale, gli effetti preclusivi dello stesso rispetto ai terzi dovranno

essere valutati alla luce della disciplina sostanziale propria del titolo.

13. L’ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA

Tra le forme di esecuzione diretta, abbiamo visto l’espropriazione (o esecuzione in forma generica),

che rappresenta certamente l’ipotesi più rilevante dal punto di vista economico. Passiamo ora

all’esame delle altre forme di esecuzione diretta, volte a soddisfare crediti di natura diversa, cui

corrisponde l’obbligo del debitore di consegnare o rilasciare una cosa determinata ovvero di compiere

determinate azioni.

La peculiarità dell’esecuzione in forma specifica, che permette di distinguerla dall’espropriazione,

risiede nei diritti coinvolti nel processo esecutivo: nell’espropriazione vi è necessariamente un

contrasto tra il diritto di credito vantato dal creditore e il diritto di proprietà del debitore, risolto in

favore del primo con l’estinzione del secondo; nell’esecuzione in forma specifica, al diritto del creditore

procedente non viene contrapposto alcun diritto dell’esecutato.

Si badi, non vi è coincidenza tra le espressioni esecuzione in forma specifica e tutela in forma specifica.

Dal punto di vista del diritto sostanziale, in presenza di una violazione di diritti la legge può prevedere

due forme di tutela:

 In forma generica. Si tratta del comune rimedio del risarcimento del danno per equivalente,

che è generico poiché, nel nostro ordinamento, il denaro è misura generale di qualsiasi

valore patrimoniale.

 In forma specifica. Anche in questo caso si tratta di forme di risarcimento, solo che

l’ordinamento impone all’obbligato di ripristinare la situazione esistente prima della

violazione del diritto. Con ogni evidenza, vi sono delle lesioni che non permettono la tutela

in forma specifica (si pensi al danno morale da morte del congiunto); in altri casi, pur

essendo possibile, il legislatore semplicemente scegliere – per ragioni di opportunità – di

non concedere la tutela specifica. 45

Tutto ciò vale sul piano sostanziale, e non ha nulla a che vedere con l’esecuzione in forma specifica, la

quale si caratterizza per il semplice fatto che l’obbligo da portare ad esecuzione non consiste in una

dazione di denaro .

40

Controversa è la possibilità di esperire l’azione esecutiva in forma specifica in presenza di obblighi di

consegnare cose indeterminate. In merito si deve, secondo l’opinione preferibile, fare una distinzione:

 Se le cose sono già state individuate, non si pone alcun problema. Infatti, i contratti di

compravendita aventi ad oggetto cose già individuate producono da subito l’effetto

traslativo del diritto di proprietà, sicché l’attività da portare ad esecuzione è meramente

materiale.

 Se le cose non sono ancora state individuate, poiché determinate solo nel genere, il discorso

cambia. La proprietà dei beni individuati a peso, misura o numero, infatti, viene trasferita

non con il consenso delle parti, ma solo nel momento in cui le stesse siano state individuate, ai

sensi dell’art. 1378 c.c. Ora, in tale ipotesi l’attività esecutiva realizzerebbe l’individuazione

dei beni, e pertanto comporterebbe lo spostamento della proprietà del bene: tale effetto si

ritiene vietato dall’ordinamento poiché, alterando la consistenza del patrimonio del

debitore, priverebbe gli altri creditori dei beni costituenti la garanzia patrimoniale generica

di cui all’art. 2740 c.c., e ciò in violazione della par condicio creditorum .

41

In dottrina è stata avanzata una ricostruzione alternativa, volta a individuare il quid proprium dell’esecuzione

40

in forma specifica non nell’obbligo da portare a esecuzione ma, piuttosto, nel diritto da tutelare. I sostenitori della

tesi in parola ritengono che solo i diritti assoluti sarebbero suscettibili di esecuzione in forma specifica, poiché

per i diritti relativi ricorrerebbe sempre il rimedio risarcitorio, che in caso di inottemperanza sarebbe

suscettibile di esecuzione in forma generica. Lo schema sarebbe il seguente:

 Diritto assoluto (proprietà) --> Lesione --> Esecuzione in forma specifica

 Diritto relativo (credito) --> Lesione (inadempimento) --> Estinzione del credito e nascita del diritto al

risarcimento --> Inadempimento al risarcimento --> Esecuzione in forma generica (espropriazione).

Per quanto suggestiva, la tesi è pienamente smentita dal dato positivo che, tanto nel codice di diritto sostanziale

quanto in quello di rito, fa riferimento espresso all’obbligo, non al titolo giuridico su cui lo stesso trova

fondamento. Peraltro, la tesi non è condivisibile poiché, sul piano del diritto sostanziale, non ogni fatto integrante

inadempimento determina l’estinzione del diritto di credito e la sostituzione dello stesso con un diritto

risarcitorio (si pensi, banalmente, al ritardo nell’adempimento).

Chiariamo ancora una volta il ragionamento con un esempio.

41  Tizio vende a Caio il bene X, ma non lo consegna. Caio può chiedere l’esecuzione in forma specifica

dell’obbligo di consegnare il bene, e ciò non viola i diritti degli altri creditori, poiché il bene è già di

proprietà di Caio dal momento della conclusione del contratto. Se si ritengono lesi, i creditori sono

onerati ad esperire una azione revocatoria rispetto al contratto (se ne sussistono i presupposti), che

costituirebbe l’unica reale fonte di lesione della loro garanzia.

 Tizio vende a Caio 1kg di oro, e non lo consegna. Il bene venduto non entra nel patrimonio di Caio prima

di essere individuato. Ora, se Caio potesse ottenere la consegna di un 1kg di oro prelevato dal patrimonio

di Tizio, sarebbe il processo esecutivo a determinare una riduzione di tale patrimonio, determinando una

potenziale ingiusta lesione della par condicio creditorum. I creditori, infatti, non avrebbero alcun modo

per reagire, non potendo intervenire nel processo esecutivo per consegna di cosa determinata.

Questa la tesi dominante, accolta pacificamente anche da Luiso. Anche sul piano del diritto sostanziale, si segnala

che per le medesime ragioni si ritengono comunemente insuscettibili di esecuzione in forma specifica ex art.

2932 c.c. (esecuzione specifica dell’obbligo di adempiere) i contratti reali, che si perfezionano solo con la dazione

della res. Si pensi ad un contratto preliminare di mutuo: Tizio si obbliga a prestare 1000 euro a Caio. Se Tizio

successivamente si rifiuta di stipulare il contratto definitivo, Caio non può ottenere l’esecuzione in forma

specifica, poiché ciò richiederebbe non solo una sentenza costitutiva dotata dei medesimi effetti del contratto,

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto delle lezioni di Diritto processuale civile della facoltà di Giurisprudenza , il cui libro consigliato dal professore è Diritto processuale civile. III, Il processo esecutivo di Luiso. Sono trattati tutti gli argomenti e non mancano aggiornamenti normativi, giurisprudenziali e dottrinali. Lo stile è necessariamente sintetico, ma non si tratta di schemi: si è cercato di mantenere uno stile discorsivo, collocando la maggior parte degli esempi e delle esplicazioni dettagliate in nota.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lex88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vaccarella Romano.

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