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ESERCITAZIONE PROC. CIVILE

DEL 26/04/04 ORE 14.00, ARG.5,

DOTT. PANZAROLA

IL REGOLAMENTO DI COMPETENZA , L’ATTORE E IL

CONVENUTO → Le condizioni dell’azione; la partecipazione

del convenuto al processo ( mera difesa, eccezioni, domanda

riconvenzionale ):

Si tratta di completare la illustrazione di quel rimedio impugnatorio che è il

regolamento di competenza: nel processo ordinario di cognizione il giudice

pronuncia, sulla questione ordinaria di competenza, attraverso una sentenza, che è il

provvedimento decisorio di cui dispone il giudice civile.

Quali sono i mezzi di impugnazione avverso una sentenza che abbia statuito sulla

competenza? In proposito occorre distinguere fra:

sentenza che abbia statuito unicamente sulla competenza;

- sentenza che abbia statuito sia sulla competenza sia sul merito.

-

Relativamente alla prima sentenza, quella cioè che abbia statuito unicamente sulla

competenza, l’unico rimedio proponibile è il regolamento di competenza; posto che è

l’unico rimedio lo qualifichiamo REGOLAMENTO DI COMPETENZA

NECESSARIO. Si tratta del rimedio disciplinato all’articolo 42 del codice di rito.

Dall’altro lato, ove si tratta di sentenza che abbia statuito sulla competenza e sul

merito, il mezzo di impugnazione proponibile sarà alternativamente, quello ordinario,

l’APPELLO O IL RICORSO DI CASSAZIONE, ovvero il regolamento di

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competenza, che qualifichiamo REGOLAMENTO DI COMPETENZA

FACOLTATIVO, disciplinato all’articolo 43 del codice di rito.

Esaminiamo partitamente le due ipotesi, cominciando dalla prima, dal

REGOLAMENTO DI COMPETENZA NECESSARIO. Si ha in contemplazione di

una sentenza che abbia statuito soltanto sulla competenza, ma tale sentenza potrà

essere sia definitiva che non definitiva.

Una sentenza sulla sola competenza, potrà essere quella con cui il giudice declini la

propria competenza ( Es.: potrà dire di non essere competente, perché il Tribunale

competente non è quello di Roma ma quello di Milano ): questa sentenza è una

sentenza che ha un unico oggetto, che è la soluzione della questione di competenza.

Questo unico oggetto mette capo ad una pronuncia definitiva, giacché il giudice

originariamente adito nega di essere competente. Ci troviamo dinanzi ad una sentenza

sulla sola competenza definitiva, giacché il giudice definisce il grado di giudizio

dinanzi a sé; la causa non può proseguire davanti a quel giudice e se dovrà essere

proseguita, dovrà esserlo dinanzi al giudice indicato come competente, cioè il

Tribunale di Milano. Quanto al giudizio pendente dinanzi al Tribunale di Roma,

questo si è definitivamente esaurito. Di fronte ad una sentenza di questo tipo, ci potrà

essere una parte contente di quell’epilogo decisorio ed una parte scontenta;

verosimilmente, l’attore che iniziò il processo davanti al Tribunale di Roma, dinanzi

ad una sentenza con la quale questo Tribunale nega la propria competenza, sarà

atecnicamente “scontento”, perché non ha avuto ragione nel merito, la sua iniziativa

ha condotto ad un nulla di fatto e con ogni probabilità dovrà anche pagare le spese al

convenuto per avere turbato la sua quiete giuridica ed averlo convenuto dinanzi ad un

giudice sbagliato; ove l’attore vorrà persistere nella sua pretesa dovrà compiere un

atto d’impulso processuale ( una riassunzione ), tale da radicare finalmente la causa

davanti al giudice competente, cioè il giudice milanese. Per l’intanto, l’attore si trova

in una situazione che tecnicamente si chiama “soccombenza” su questione ( rispetto

cioè alla questione di competenza ): come potrà allora insorgere l’attore lamentando

l’erroneità di tale sentenza che non decide circa la ragione o il torto, ma soltanto sul

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punto della competenza? Il quesito ha ragione di essere posto giacché, se

ragionassimo con i criteri generali, dovremmo dedurre che questa sentenza, in quanto

sentenza di primo grado, è impugnabile alla stregua di tutte le altre sentenze ed è

quindi impugnabile con il rimedio impugnatorio che è l’appello. Noi sappiamo che

avverso tutte le sentenze di primo grado, ove la parte ne lamenti l’erroneità, sono

impugnabili davanti al giudice di appello, con il mezzo di impugnazione classico di

gravame cui storicamente si da il nome di appello. Ecco allora la particolarità storica

ed attuale della pronuncia sulla competenza: ove tale sentenza abbia statuito

soltanto sul punto della competenza, la sentenza è inappellabile, il che vuol dire che

l’attore, ove intenda ottenerne la modificazione, la caducazione, dovrà giovarsi, non

come di solito accade, dell’appello, ma piuttosto di un rimedio affatto peculiare, che è

per l’appunto il regolamento di competenza necessario, che è un mezzo strutturato in

quanto a procedimento in maniera diversa rispetto all’appello ed è un mezzo

relativamente al quale competente a conoscerne è un giudice diverso che è la

Cassazione.

D’altra parte però, il regolamento di competenza necessario, potrà avere ad oggetto

una sentenza sulla sola competenza, non definitiva: una sentenza cioè la quale, pur

avendo ad oggetto una questione di competenza, non chiude il grado di giudizio

dinanzi al giudice adito. Se il giudice afferma di non essere competente, la sentenza

che emette è una sentenza definitiva ( 1° ipotesi esaminata: sentenza definitiva è

quella sentenza con cui il giudice declina la competenza ); specularmente, si ha

sentenza non definitiva sulla competenza allorché il giudice affermi la propria

competenza ( 2° ipotesi esaminata: sentenza non definitiva sulla competenza: il

giudice afferma quella competenza che era stata messa in dubbio e lo fa con sentenza:

dopodiché il giudice, una volta affermata la sua competenza, fa proseguire il processo

dinanzi a sé: ciò avverrà tutte le volte in cui qualcuno abbia messo in discussione la

sua competenza ).

Una volta introdotta la questione della competenza, tale questione potrà essere risolta

o alla fine del processo ( e allora ci sarà una sentenza che deciderà sia sulla

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competenza che sul merito ), o il dubbio viene risolto subito ( e allora va risolto con

sentenza e la causa dovrà proseguire dinanzi a quello stesso giudice che avrà

affermato la sua competenza ).

Perché il legislatore non ha rilasciato la competenza a conoscere delle impugnazioni

avverso la sentenza sulla sola competenza alla Corte d’Appello? Per regioni di

carattere storico: perché in Italia, dal 1865 esiste la Corte di Cassazione. Fra le sue

attribuzioni ( disciplinate dall’articolo 65 dell’ordinamento giudiziario ) vi è anche

quella di regolare oltre alla giurisdizione anche la competenza fra organi della

giurisdizione ordinaria.

Il regolamento di competenza necessario oggi è l’unico rimedio proponibile contro le

sentenze sulla competenza, nonché contro i provvedimenti con i quali un giudice

civile disponga la sospensione di un processo pendente dinanzi a sé, in attesa della

definizione di un distinto processo pregiudiziale rispetto a quello pendente.

L’articolo 42 contempla la utilizzabilità del regolamento di competenza anche in un

settore estraneo a quello della competenza vera e propria, che è quello delle

ordinanze o sentenze con cui viene disposta la sospensione del processo di

cognizione.

ARTICOLO 42 CPC → REGOLAMENTO NECESSARIO DI COMPETENZA →

“ La sentenza che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi degli articoli 39 e

40, non decide il merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la sospensione

del processo ai sensi dell’articolo 295 cpc possono essere impugnati soltanto con

istanza di regolamento di competenza”. La necessarietà di tale regolamento consegue

al fatto che la sentenza contro cui esso è rivolto ha direttamente ed esclusivamente

statuito, in positivo o in negativo, sulla competenza, per cui risulta l’unico rimedio

esperibile a riguardo.

Bisogna adesso brevemente indugiare sul significato da dare alla locuzione “ sentenza

sulla competenza “: in base a quanto fin qui detto, per sentenza sulla competenza si

intende una sentenza definitiva o non definitiva sulla sola competenza; però il

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significato può essere inteso in maniera più ampia se si guarda al tenore testuale della

norma, giacché sentenza sulla sola competenza è anche la sentenza con la quale il

giudice civile pronunci la litispendenza, la connessione e la continenza.

Litispendenza: Letteralmente significa “ pendenza di causa “, ed infatti il termine

viene utilizzato per individuare il momento iniziale del procedimento. Più

precisamente, tale termine è usato per indicare la pendenza della causa davanti a

differenti uffici giudiziari. Si ha identità di cause quando queste abbiano stesse parti,

stessa causa pretendi e stesso petitum. La litispendenza può essere eccepita in ogni

stato e grado del giudizio, anche in Cassazione con l’unico limite della formazione

del giudicato.

Connessione: Due azioni sono connesse quando hanno in comune almeno uno degli

elementi di identificazione ( soggetto, petitum o causa pretendi ). La connessione può

essere soggettiva o oggettiva a seconda degli elementi sui quali si fonda l’identità

delle cause. L’eccezione di connessione può essere rilevata solo alla prima udienza e

provoca una modifica della competenza. Conseguenza della connessione è la

riunione delle cause.

Continenza: Ipotesi specifica di litispendenza, consistente, infatti, nella identità di

due cause quanto alle parti ed alla causa pretendi, ma con il petitum nell’una più

ampio che nell’altra ( es.: in un giudizio si chiedono tutte le rate di un mutuo, mentre

in un altro il pagamento di una sola ).

Sentenza sulla competenza può anche essere quella con cui il giudice dice:” io non

posso decidere questa causa perché questa stessa causa è già stata proposta da tre anni

dinanzi al Tribunale di Milano; dunque per evitare un contrasto di giudicati io devo

astenermi dal decidere questa nuova causa giacché la stessa causa pende dinanzi al

Tribunale di Milano” ( questa è l’ipotesi della litispendenza, disciplinata dall’articolo

39 del cpc ). Analogamente, il giudice dice: “ io non posso decidere questa causa

perché è connessa ad altra pendente dinanzi al Tribunale di Milano; di talché questa

causa va riunita dinanzi a quella pendente al Tribunale di Milano ( anche questa è

sentenza sulla sola competenza che pronuncia propriamente la connessione ). Allo

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stesso modo si tratterà di impugnare con il regolamento di competenza anche la

sentenza sulla sola continenza. Si definisce continenza, a norma dell’articolo 39,

comma II, quell’ipotesi in cui, due cause che hanno per parti gli stessi soggetti,

pendono dinanzi a giudici diversi; due cause identiche in tutto e per tutto fuorché per

i petita ( il petitum dell’una causa è quantitativamente maggiore rispetto al petitum

dell’altra causa: di talché le due cause dovranno essere riunite davanti al giudice

competente per la causa che involge il petitum quantitativamente maggiore ).

Tra i provvedimenti impugnabili con il regolamento necessario di competenza, oltre

ai provvedimento sulla sospensione del processo, che sono estranei al tema trattato,

rientrano le sentenze sulla sola competenza nonché quelle che pronunciano in tema di

litispendenza, continenza di cause e connessione.

Se viceversa si tratta di sentenza che abbia ad un tempo statuito sulla competenza e

sul merito, il discorso muta ed entriamo nell’ambito di operatività dell’articolo 43 del

codice di rito; per capire come ciò avvenga, basta pensare all’ipotesi precedente della

causa radicata davanti al Tribunale di Roma e del convenuto che insorge eccependo

l’incompetenza del Tribunale di Roma ed indicando come giudice competente il

Tribunale di Milano. Il giudice si trova davanti all’alternativa se decidere

immediatamente di quella eccezione o se riservare la decisione intorno a quella

eccezione alla fine del processo; nell’esempio fatto in precedenza abbiamo

immaginato che il giudice decidesse immediatamente di quella eccezione. Occorre

ora esaminare l’atra eventualità: che il giudice riservi la decisione di tale eccezione al

momento della decisione definitiva sul merito della causa. Ci si troverà dinanzi ad

una sentenza che pronuncia sia sull’eccezione di competenza sia sul merito ( un capo

della sentenza sarà riservato alla decisione sulla competenza, un altro capo sarà

riservato alla decisione sul merito ). L’ipotesi del regolamento facoltativo di

competenza, è ipotesi che implica una decisione composita: e sulla competenza e sul

merito. Ma implica soprattutto una decisione sulla questione di competenza sempre in

senso non ostativo alla decisione sul merito, quindi in senso affermativo della

competenza del giudice adito. In caso contrario, se il giudice dovesse persuadersi

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della propria incompetenza la dichiarerebbe puramente e semplicemente in sentenza

pronunciando decisione declinatoria di competenza: in questa eventualità il giudice

non passerebbe ad esaminare il merito. Ora, posto che il regolamento di competenza

presuppone una sentenza che statuisca ad un tempo su competenza e merito, è da

credere, alla luce di quello che è stato detto, che la statuizione sulla competenza sia

sempre di tenore affermativo, giacché in caso contrario, il giudice non potrebbe, per

definizione, sussistendo un impedimento processuale, passare a decidere del merito.

Riassuntivamente: c’è REGOLAMENTO FACOLTATIVO DI COMPETENZA

tutte le volte in cui ci si trovi di fronte ad una sentenza che abbia questo duplice

contenuto: una statuizione sulla competenza ed una statuizione sul merito. Duplice

contenuto peraltro che è da immaginare sempre contenuto nello stesso

provvedimento; una parte del dispositivo è riservata alla soluzione della questione di

competenza ed una parte alla decisione del merito. Una sentenza di questo tipo come

si impugna? Qui il regolamento di competenza è facoltativo, e l’aggettivo facoltativo

allude alla possibilità di scelta rilasciata dall’ordinamento alla parte: la parte, se

vorrà, potrà denunziare come erronea la soluzione della questione di competenza con

il mezzo di impugnazione ordinario ( appello o ricorso per Cassazione ); se vorrà,

peraltro, la parte disporrà di un rimedio apposito per censurare la sola questione di

competenza: il regolamento facoltativo di competenza, per l’appunto. La facoltatività

del rimedio sta nel fatto che, essendo stata presa la decisione sulla competenza

assieme alla decisione sul merito, alle parti è lasciata dalla legge la facoltà di scelta

tra l’esperimento del regolamento di competenza e il ricorso ai mezzi ordinari di

impugnazione. Non si tratta, dunque, di un rimedio diverso da quello dell’articolo 42,

bensì dello stesso, essendone diverso solo il presupposto, cioè l’oggetto della

pronuncia del giudice.

ARTICOLO 43 CPC → REGOLAMENTO FACOLTATIVO DI COMPETENZA:

“ La sentenza che ha pronunciato sulla competenza insieme col merito può essere

impugnata con l’istanza di regolamento di competenza oppure nei modi ordinari

quando insieme con la pronuncia sulla competenza si impugna quella sul merito.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto processuale civile relativi al seminario tenuto dal Professor Picardi e dal Dottor Panzarola, con analisi dei seguenti argomenti: il regolamento di competenza, l’attore e il convenuto, la litispendenza, la partecipazione del convenuto (le eccezioni, la mera difesa, la domanda riconvenzionale), le condizioni dell’azione, il regolamento facoltativo di competenza, la comparsa di costituzione in giudizio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Picardi Nicola.

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