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Diritto processuale civile - Lezioni

Appunti di Diritto processuale civile. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l’oggetto del giudizio, l’identificazione dell’azione, il giudicato (formale e sostanziale) ed i suoi limiti, la definizione di causa petendi (motivazione giuridica), la litispendenza internazionale, la continenza,... Vedi di più

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. N. Picardi

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Quando viene definito un caso di litispendenza internazionale, il giudice successivamente adito

deve sospendere la sua decisione in attesa che l’altro giudice decida sulla questione ( perché

questi potrebbe ritenere di non essere competente ). Quindi, in Italia, se il giudice italiano ritiene di

essere successivamente adito, sospende in attesa che l’altro giudice si pronunci.

Cosa significa che una sentenza passa in giudicato? Significa che è immodificabile perché sono

stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione.

Abbiamo così colto 2 aspetti del giudicato:

 GIUDICATO FORMALE → riguarda il processo

GIUDICATO SOSTANZIALE → riguarda il diritto sostanziale

Il giudicato è il ponte fra il processo e il diritto sostanziale: mentre il primo ponte che va dal diritto

sostanziale al processo è la domanda, l’altro ponte per tornare al diritto sostanziale leso è il

giudicato che modifica il diritto sostanziale. Però il giudicato ha anche una valenza interna al

processo: c.d.: giudicato formale.

Il giudicato è la decisione contenuta nella sentenza divenuta immutabile in conseguenza della

preclusione dell’impugnazione. Quindi, vediamo entrambi gli aspetti: quello sostanziale e quello

formale ( processuale ).

E’ precluso un nuovo giudizio sullo stesso oggetto: ormai quell’oggetto è stato deciso e un nuovo

giudizio non può esserci, per cui il contenuto della decisione deve essere rispettato perché è

vincolante tra le parti. Nel giudicato c’è un interesse delle parti a che i diritti vengano accertati e ci

sia una certezza immodificabile. Ma c’è anche un altro interesse, di carattere pubblicistico.

L’interesse dello Stato ad avere certezze sulle istituzioni giuridiche; quindi lo Stato deve intervenire

presso la magistratura affinché venga accertata la verità sulle istituzioni giuridiche che divengono,

appunto, incontestabili.

GIUDICATO FORMALE: ART.324CPC → “ Si intende passata in giudicato la sentenza che non è

più soggetta né al regolamento di competenza, né ad appello, né a Ricorso per Cassazione, né a

revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell’articolo 395 cpc “

Una sentenza passa in giudicato formale quando non sono più esperibili i mezzi di impugnazione

ordinari elencati nell’articolo 324, e cioè:

REGOLAMENTO DI COMPETENZA

- APPELLO

- RICORSO PER CASSAZIONE

-

- REVOCAZIONE PER I CASI 4 E 5, CIOè REVOCAZIONE ORDINARIA ( perché i casi di

cui a numeri 1,2,3 e 6 sono casi di impugnazione straordinaria → art. 395 e 404 significa

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che i mezzi di impugnazione possono essere proposti anche quando la sentenza è già

passata in giudicato perché ci sono vizi molto gravi ).

I mezzi di impugnazione non sono più esperibili quando è scaduto il termine ( il quale, per l’appello

è di 30 gg dalla notifica della sentenza oppure termine lungo di 1 anno e 46 gg dalla pubblicazione

quando non è stata notificata; per il Ricorso in Cassazione il termine è di 60 gg dalla notifica della

sentenza oppure termine lungo che è sempre di 1 anno e 46 gg ).

Quindi, decorsi i termini, se non sono stati esperiti i mezzi di impugnazione, la sentenza passa in

giudicato. La sentenza passa in giudicato anche quando sono stati esperiti tutti i mezzi di

impugnazione; inoltre, passa in giudicato anche quando la parte fa acquiescenza: quindi, anche

prima della scadenza dei termini la parte può dire di non voler impugnare.

L’acquiescenza può essere:

ESPRESSA: La parte notifica un atto alla controparte dicendo di non voler fare appello e la

- sentenza passa immediatamente in giudicato

TACITA: Con atto incompatibile. Non è un atto incompatibile pagare un debito contratto in

- una sentenza, perché la parte soccombente ha interesse a pagare per evitare ulteriori

spese, perché, se non paga subito, la controparte gli fa il precetto e paga pure le spese del

precetto; quindi può avere l’interesse a pagare e poi a proporre l’appello. Atto incompatibile

invece potrebbe essere, ad esempio, quello in cui il datore di lavoro è stato condannato a

pagare 6 mensilità al lavoratore che aveva licenziato e lui, oltre a pagare tali mensilità, lo

reintegra nel posto di lavoro; il giudice non lo aveva condannato a ciò, quindi questo è

sicuramente un atto incompatibile con la volontà di impugnare il provvedimento del giudice

e quindi, in questo caso, la sentenza si intende passata in giudicato.

Ci sono dei LIMITI AL GIUDICATO:

LIMITI OGGETTIVI

 LIMITI SOGGETTIVI

 LIMITI TEMPORALI

Finora abbiamo detto quando la sentenza passa in giudicato formale: ma cosa vuol dire che la

sentenza passa in giudicato formale? Vuol dire che quando il giudice ha deciso sulla questione con

la sentenza, quel giudice non può cambiare idea sulla stessa sentenza. Essa può solo essere

impugnata. Ci sono dei casi in cui il giudice pur decidendo su una questione, va poi avanti per

decidere di ulteriori questioni della causa.

Pensate al caso in cui venga sollevata un’eccezione di incompetenza: allora il giudice, se ritiene di

essere incompetente immediatamente, dichiara l’incompetenza con sentenza e la causa passa al

giudice competente. Ma se ritiene di essere competente può fare in due modi:

O decide subito sulla competenza e poi va avanti sul merito della causa;

- Oppure decidi tutto alla fine.

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Se decide subito sulla competenza, questa sentenza è una SENTENZA NON DEFINITIVA, perché

il giudice non definisce il giudizio, in quanto la causa continuerà a pendere davanti a lui, ha deciso

sulla competenza e su questa non può più cambiare idea, poi le parti possono proporre i mezzi di

impugnazione ( regolamento di competenza od appello ). Anche le sentenze non definitive

passano in giudicato: cioè, una sentenza che decide sulla competenza passa in giudicato quando

non viene impugnata nei termini. Poi, se per esempio il giudice si è dichiarato competente, ha

deciso la causa nel merito e dopo ciò si impugna quella sentenza, se la sentenza sulla

competenza è ormai passata in giudicato perché non si è proposto appello o non si è fatta riserva

di appello, davanti al giudice di appello non si può più riproporre la questione sulla competenza.

Ciò significa che la sentenza è passata in giudicato formale, e significa che nello stesso iter

processuale quella questione non può più essere esaminata da nessun altro giudice.

Le sentenze non definitive di rito decidono sui presupposti processuali ( come la competenza, la

giurisdizione, la legittimazione ad agire, etc… ). In questo caso, se la sentenza non vine e

impugnata, passa in giudicato, quindi il giudice di appello che viene adito su questioni di merito,

non potrà più prenderle in considerazione neppure se le parti hanno riproposto la questione sulla

competenza, perché è sceso il giudicato. Ma facciamo l’ipotesi in cui questa sentenza passi in

giudicato: si andrà avanti per il merito perché il giudice deve decidere chi ha ragione e chi ha torto,

ma ad un certo punto la causa si estingue e quindi non si arriva ad una sentenza definitiva. Se la

parte ripropone la domanda dinanzi allo stesso giudice ( es. Tribunale di Roma ), questo è tenuto a

ritenersi competente in questa seconda causa oppure no? Cioè, deve tener conto deve tenere

conto della prima sentenza che è passata in giudicato formale? No, perché questo tipo di

giudicato, ha valore solo per il singolo giudizio, perché sono questioni processuali e non

riguardano il diritto ma il processo e quindi quel determinato processo; ma un altro giudice potrà

decidere diversamente ( cosa diversa è se sulla competenza o sulla giurisdizione ha deciso la

Corte di Cassazione: in questo caso la sentenza non solo ha efficacia di giudicato formale, ma ha

anche efficacia di giudicato sostanziale ). Qual è la ratio? Il processo è diverso ogni volta e quindi il

giudice non è tenuto a quello che decide un altro giudice, perché il processo che si apre è un altro

e quindi è diverso.

C’è una parte della dottrina che ritiene che anche le sentenze processuali hanno valore anche al di

fuori di quel processo, ma è una dottrina minoritaria. Quindi, se la questione è solo di rito, e cioè

solo sul processo, ha valore all’interno di quel processo. Ma vediamo cosa accade se il giudice ha

deciso, per esempio, su una nullità del contratto: cioè, vediamo cosa accade nel caso in cui, a

seguito di una eccezione di nullità, il giudice, anziché portare tale questione fino alla fine, ha

affermato la validità del contratto, per decidere successivamente cosa si deve provare; nel

frattempo però la causa si estingue per decorso dei termini, e viene adito un altro giudice.

Quest’ultimo si deve attenere alla decisione sulla nullità oppure no? Il giudice dovrà sì attenersi a

tale decisione, perché la nullità è sostanziale e non processuale. Anche in questo caso il giudice

ha pronunciato una sentenza, ma non di rito, bensì di merito, sul diritto sostanziale; e poiché è sul


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto processuale civile. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l’oggetto del giudizio, l’identificazione dell’azione, il giudicato (formale e sostanziale) ed i suoi limiti, la definizione di causa petendi (motivazione giuridica), la litispendenza internazionale, la continenza, il regolamento di competenza, l’appello, il ricorso per Cassazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Picardi Nicola.

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