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modo abbastanza rigido. Dice infatti l’art.40 secondo comma che, perché il giudice

possa disporre la riunione, è necessario che vi sia eccezione di parte o rilievo

d’ufficio entro la prima udienza (mentre la litispendenza e la continenza possono

essere rilevate in qualsiasi stato e grado del processo). Inoltre la riunione sarà

possibile solo quando la trattazione congiunta di una delle domande non sia tale da

ritardare quella dell’altra. Quest’ultima disposizione trasporta anche in questa

fattispecie quanto prevede l’art.103 secondo comma (“Il giudice può disporre, nel

corso della istruzione o nella decisione, la separazione delle cause, se vi è istanza di

tutte le parti, ovvero quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o

renderebbe più gravoso il processo, e può rimettere al giudice inferiore le cause di sua

competenza”).

1C) connessione per pregiudizialità-dipendenza - Il terzo tipo di connessione, quello

per pregiudizialità dipendenza, è più forte dei due prima esaminati. In questo caso le

norme cui occorre riferirsi sono gli articoli 31 (“cause accessorie”) / 34

(“accertamenti incidentali”) / 35 (“eccezione di compensazione”) / 36 (“cause

riconvenzionali”) del codice di rito. Quando abbiamo parlato di connessione per

causa petendi, c’era sì un collegamento tra cause, ma non era un collegamento così

forte da imporre per forza di cose il simultaneus processus. Nella connessione per

causa petendi c’è una connessione per il fatto costitutivo, perciò è opportuno che le

cause siano trattate e decise insieme, ma non è indispensabile.

L’art.31 si occupa della accessorietà e dice che “la domanda accessoria può essere

proposta al giudice territorialmente competente per la domanda principale affinché

sia decisa nello stesso processo, osservata, quanto alla competenza per valore, la

disposizione dell’articolo 10, secondo comma”. L’art.31 si preoccupa di stabilire che

fin dall’inizio una domanda accessoria possa essere proposta assieme alla domanda

principale (es. domanda principale al capitale e domanda accessoria avente ad

oggetto gli interessi su quel capitale possono essere proposte assieme fin dall’inizio).

Addirittura il legislatore è orientato a consentire la trattazione congiunta di queste due

domande, tanto è vero che consente che la domanda accessoria sia proposta dinanzi al

giudice della principale anche in deroga alla competenza per territorio, osservando

2

quanto a quella per valore l’art.10 . Chiaramente l’ipotesi cui l’art.31 allude è quella

della proposizione iniziale della domanda accessoria e principale nello stesso

processo. Potrebbe darsi il caso, però, che la domanda accessoria e quella principale

siano proposte separatamente dinanzi a giudici diversi: può il giudice riunire le due

cause? Di questo si occupa come di consueto l’art.40, con il meccanismo della

necessità del rilievo entro la prima udienza, della necessità che la proposizione

congiunta delle cause non ritardi o turbi la loro decisione. Se sussistono quei due

presupposti è possibile richiedere la riunione successiva. Quindi il cumulo oggettivo

di principale e accessoria è favorito dal legislatore in due modi: - consentendo la

proposizione iniziale di domanda principale e accessoria dinanzi ad un unico giudice,

- agevolando la loro riunione successiva nell’osservanza delle condizioni poste

dall’art.40 c.p.c.

L’art.34 propone un’altra ipotesi di connessione per pregiudizialità-dipendenza,

quella in cui si hanno accertamenti incidentali, questioni pregiudiziali di merito. Il

processo in questo caso diventa oggettivamente cumulato, oggettivamente complesso,

a seguito di una vicenda che si verifica nel corso del processo. Il diritto fatto valere

nel processo contempla nella sua fattispecie costitutiva un altro diritto (es. il dir.agli

alimenti contempla nella sua fattispecie costitutiva la sussistenza del dir.di parentela):

se non c’è contestazione su questo punto, il giudice risolve la questione “incidenter

tantum”, se invece vi è domanda di parte o previsione di legge, il giudice risolve la

questione pregiudiziale di merito “con efficacia di giudicato”. Dunque il processo,

che nasce con un unico oggetto, diventa oggettivamente complesso quando della

questione pregiudiziale di merito le parti (con domanda) o la legge (su sua

previsione) chiedono l’accertamento con efficacia di giudicato. Il processo finisce

dunque in questo caso per avere due oggetti (nel nostro esempio, oltre a quello

iniziale del dir.agli alimenti, anche l’accertamento della sussistenza del dir.di

parentela, ovviamente se c’è stata domanda di parte o previsione di legge). E questa

possibilità presuppone una connessione per pregiudizialità-dipendenza, cioè il diritto

di cui si chiede l’accertamento con efficacia di giudicato è pregiudiziale nel merito

rispetto al diritto originariamente dedotto in giudizio (il rapporto di parentela è

pregiudiziale, costituisce cioè la causa petendi, del diritto che ha ad oggetto la

corresponsione degli alimenti).

Ultima ipotesi di pregiudizialità-dipendenza è quella dell’eccezione di

compensazione, prevista all’art.35. La norma presuppone che l’attore faccia valere

un credito sotto forma di denaro o di cose fungibili, che il convenuto eccepisca in

compensazione un controcredito e che il controcredito eccepito dal convenuto sia

contestato. Posta questa situazione base si danno due possibilità: ove il diritto

dell’attore non sia contestato o sia facilmente accertabile, il giudice può pronunciare

sentenza di condanna avente ad oggetto il diritto dell’attore, rinviando la decisione

sul controcredito eccepito in compensazione che si assume esorbiti dalla competenza

per valore del giudice, al giudice superiore (in questo caso vi è una condanna con

riserva). L’altra ipotesi invece è quella in cui il giudice decida insieme del credito

principale e del controcredito eccepito in compensazione. Il codice dice “se la

domanda” avente ad oggetto il titolo principale dedotto in giudizio dall’attore “è

fondata su titolo non controverso (per cui il convenuto non dubita che l’attore goda di

quel diritto) o facilmente accertabile, può decidere su di essa e rimettere le parti al

giudice competente per la decisione relativa all’eccezione di compensazione,

subordinando, quando occorre, l’esecuzione della sentenza alla prestazione di una

cauzione; altrimenti provvede a norma dell’articolo precedente”. Che significa

quest’ultima disposizione? L’articolo precedente prevedeva la rimessione di tutte e

due le cause, quella principale e quella avente per oggetto la questione pregiudiziale

di merito, al giudice superiore. Dunque nel caso in cui il titolo del credito dell’attore

non sia controverso, il giudice limita la sua cognizione al credito dell’attore e

pronuncia condanna del convenuto al pagamento di tale credito, pronuncia una

condanna con riserva di esame dell’eccezione di compensazione, eccezione di

compensazione di cui investe il giudice competente per valore dinanzi al quale le

parti dovranno riassumere la causa. L’altro caso è quello in cui, a norma dell’art.34,

viene prevista una traslatio di tutte e due le cause al giudice superiore e si verifica

quando il credito opposto in compensazione ecceda la competenza per materia o

valore del giudice adito e il titolo dell’attore sia controverso o non facilmente

accertabile. Nel primo caso, quello in cui il giudice separa le cause, riguardo al

credito dell’attore pronuncia una condanna del convenuto che è risolutivamente

condizionata all’accertamento dell’inesistenza dell’eccezione di compensazione,

perché se l’eccezione di compensazione esistesse, verrebbe meno il credito storico.

Per capire quando la compensazione sussista, ci si deve domandare cosa sia la

compensazione. La compensazione è un modo di estinzione delle obbligazioni: il

controcredito eccepito in compensazione determina, nella quantità corrispondente,

l’estinzione del credito principale. Esistono tre forme di compensazione: a)

compensazione volontaria; b) compensazione legale; c) compensazione giudiziale.

L’art.35 viene sempre letto in correlazione con la compensazione legale, che si ha per

la coesistenza di crediti liquidi ed esigibili. Tale compensazione opera solo dietro

eccezione di parte, l’eccezione di compensazione legale, che, analogamente

all’eccezione di prescrizione, è un’eccezione di merito in senso stretto. Chiarito

questo da un punto di vista sostanziale, la norma opera in questo modo: il convenuto

eccepisce il controcredito in compensazione (se non lo eccepisse il giudice non

potrebbe porlo a fondamento della decisione trattandosi di eccezione in senso stretto)

e tale eccezione è contestata dall’attore, ma il convenuto riconosce il credito

dell’attore; allora il giudice pronuncia con riserva sul credito dell’attore (e la sentenza

di condanna, che esisterà solo se risulterà inesistente il controcredito eccepito in

compensazione, può essere subordinata alla prestazione di una cauzione), poi rimette

la decisione sul controcredito al giudice superiore. Una volta verificato esistente il

controcredito, viene di riflesso caducata la sentenza sul credito principale.

[N.B. questa dell’art.35 è una delle ipotesi di condanna con riserva. Tale tipo di

condanna si ha nell’eccezione di compensazione e nell’art.36, che si occupa della

domanda riconvenzionale. L’art.36, nel disciplinare la domanda riconvenzionale

quanto alla deroga della competenza, richiama le due norme precedenti, l’art.34 e

l’art.35. Se la domanda riconvenzionale eccede la competenza per valore del giudice

adito, il giudice può o rimettere tutto al giudice superiore (art.34) ovvero pronunciare

sentenza di condanna sulla domanda principale e rimettere al giudice superiore la

decisione sulla domanda riconvenzionale (art.35). La condanna con riserva la si

trova anche nel procedimento per convalida di sfratto (art.665 c.p.c. “opposizione,

provvedimenti del giudice”). L’art.665 dice: “se l’intimato comparisce e oppone

eccezioni non fondate su prova scritta, il giudice, su istanza del locatore, se non

sussistano gravi motivi in contrario, pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio,

con riserva delle eccezioni del convenuto”. La condanna con riserva è una tecnica

molto importante usata anche in materia di assegni, di cambiali, per cui, quando

l’eccezione impone un’istruzione lunga e intanto è provato il diritto dell’attore, il

giudice intanto pronuncia sentenza di condanna, crea un titolo, e poi rimette al

giudice superiore la decisione sulle eccezioni.]

Riguardo all’articolo 35, bisogna ancora considerare che l’eccezione di

compensazione è un’eccezione del tutto particolare. Quando pensiamo ad

un’eccezione, infatti, di solito pensiamo ad un’eccezione con la quale si introducono

nel processo fatti (es. nel caso della prescrizione, si allega in giudizio il decorso di un

certo periodo di tempo). Quando invece facciamo valere la compensazione,

introduciamo nel processo più che fatti, diritti (“fatti-diritti” li definisce Proto Pisani

in maniera efficace). Si ritiene quindi plausibilmente che l’eccezione di

compensazione sia un’ipotesi di accertamento incidentale ex lege: il controcredito

eccepito in compensazione è come se fosse una questione pregiudiziale di merito, a

norma del 34, originata dall’eccezione del convenuto su cui il giudice deve decidere

con efficacia di giudicato anche senza domanda di parte, ma solo a seguito della

proposizione dell’eccezione. Ma siccome di regola l’eccezione di per sé non impone

la decisione del giudice, quell’eccezione dalla legge è equiparata alla domanda.

Quindi l’art.35 che prevede, nel caso in cui sia proposta l’eccezione di

compensazione, la decisione dell’eccezione e dunque del controcredito eccepito in

compensazione con efficacia di giudicato, può essere riguardata come ipotesi di

accertamento incidentale ex lege. Il problema è che se io eccepisco in compensazione

un controcredito e ottengo il rigetto della domanda dell’attore, e poi questo stesso

controcredito lo faccio valere in un separato processo, io mi avvantaggio due volte:

ottengo il rigetto della domanda dell’attore e poi mi servo di nuovo in un processo

degli stessi soldi che mi erano serviti per avere quel rigetto. Perciò quando faccio

valere eccezione di compensazione, proprio perché ha ad oggetto un diritto, questa

merita un trattamento particolare: è come se io me la brucio non appena la eccepisco.

Ecco il motivo per cui l’art.35 utilizza un meccanismo tale per cui l’eccezione di

compensazione determina sempre il giudicato circa l’esistenza e la misura del

controcredito ed è un giudicato che si origina, sembrerebbe, da un’eccezione.

Siccome l’eccezione non dà mai luogo di per sé (ex art.34) al giudicato e siccome

l’eccezione non è domanda di parte, è ovvio che questa ipotesi la si collochi nell’altra

ipotesi di accertamento incidentale con efficacia di giudicato, quello per via di legge

(e la legge ovviamente sarebbe il 35). [all’esame tutto questo discorso

sull’accertamento incidentale ex lege non è importante dirlo, perché è solo un

discorso che aiuta a capire la norma, l’importante è dire la disciplina della norma:

eccezione contestata, condanna con riserva, rimessione al giudice competente]

Abbiamo ora parlato del profilo procedimentale dell’art.35. Sotto il profilo

sostanziale dobbiamo ricordare che la norma presuppone dei tre tipi di

1

compensazione la compensazione legale (art.1243 c.c. “la compensazione si verifica

solo tra due debiti che hanno per oggetto una somma di denaro o una quantità di cose

fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili”). Il discorso è

però complicato da due profili. I – quid iuris ove si tratti invece di compensazione

2

giudiziale? Si ha compensazione giudiziale (art.1243 c.c. “se il debito opposto in

compensazione non è liquido, ma è di facile e pronta liquidazione, il giudice può

dichiarare la compensazione per la parte del debito che riconosce esistente, e può

anche sospendere la condanna per il credito liquido fino all’accertamento del credito

opposto in compensazione”) quando il controcredito non sia liquido, ma il giudice

nondimeno provvede alla compensazione con effetto ex-nunc. Il problema è che

l’art.1243 presuppone un meccanismo che è l’opposto di quello del 35. Il 35

2

contempla una ipotesi di condanna con riserva, il 1243 , invece, prevede una facoltà

duplice per il giudice: può condannare a pagare il debito che la parte a riconosciuto (e

questo non ci interessa), e può anche sospendere la pronuncia di condanna sul credito

principale in attesa della pronuncia sul credito eccepito in compensazione (questa è la

parte che ci interessa e che prevede un meccanismo del tutto opposto al 35c.p.c.). Il

1243 c.c. prevede la sospensione della condanna sul credito principale, laddove il 35

c.p.c. prevede intanto la condanna sul credito principale con riserva dell’eccezione. Il

problema è dunque come conciliare le due norme. La Cassazione taglia la testa al toro

e applica pacificamente l’art.35. La dottrina, invece, è parecchio discorde. II – Il 35

dalla giurisprudenza viene applicato per lo più in materia fallimentare, in ambito

civile l’applicazione è circoscritta perché il presupposto non scritto della norma, ma

accolto con calore dai giudici della Cassazione è quello per il quale il controcredito

dovrebbe nascere dallo stesso rapporto da cui origina il credito azionato dall’attore.

2) Passiamo ora all’ipotesi della connessione tra diritti che coinvolgono più di due

persone. Qui abbiamo la connessione tra domande giudiziali e tra persone diverse,

non più solo Tizio e Caio, ma anche Sempronio.

2a) Ci può essere una connessione per causa petendi, per il fatto costitutivo.

Prendiamo il caso in cui i danneggiati da un incidente stradale siano due: ciascuno di

essi matura un diritto al risarcimento dei danni nei confronti del comune

danneggiante; il fatto costitutivo, la causa petendi è ad essi comune, è l’incidente

stradale. Costoro hanno la possibilità con un unico atto di citazione di proporre le due

domande di risarcimento danni insieme fin dal principio nei confronti del comune

danneggiante. Questa ipotesi la conosciamo con il nome di litisconsorzio facoltativo

originario, iniziale, dal lato attivo. Quando si dice litisconsorzio facoltativo (art.103

c.p.c.) il discorso è che si fa un unico atto di citazione con cui si fanno valere più

diritti, più diritti calati nel contesto di un unico atto (per cui si avrà un unico fascicolo

d’ufficio, un unico giudice istruttore, un’unica causa, un unico processo). L’art.103

consente a più soggetti di iniziare una causa insieme ove vi sia connessione per la

causa petendi (nel nostro esempio, il fatto costitutivo il diritto al risarcimento danni).

E il legislatore facilita e agevola la trattazione fin dal principio delle due cause

connesse, consentendo addirittura la deroga alla competenza. L’art.103, infatti, è da

leggere in connessione con l’art.33 (rubricato “cumulo soggettivo”) che consente, in

ipotesi di litisconsorzio facoltativo passivo, di citare in giudizio uno dei litisconsorti

nel foro dell’altro così da derogare al foro di uno di essi. La connessione per il fatto

costitutivo dà dunque origine al litisconsorzio facoltativo originario. Se però non c’è

l’iniziativa congiunta iniziale dei due o più soggetti (nel nostro esempio i

danneggiati), può comunque verificarsi che nel corso della causa instaurata da uno

soltanto di essi si determini ex-post il litisconsorzio che mancò in principio. In questo

caso può avvenire che uno dei soggetti rimasti fuori intervenga nella causa. Si tratterà

in quel caso di intervento litisconsortile, che non è altro che il litisconsorzio

facoltativo differito.

Per riassumere: l’art.103 c.p.c. presuppone l’iniziativa originaria di due parti che

fanno valere diritti connessi per la causa petendi o per il petitum, mentre l’art.105

c.p.c., nella seconda parte del primo comma, contempla la possibilità di un intervento

litisconsortile per il petitum o la causa petendi, che avvenga in un momento

successivo a quello in cui è stato instaurato il processo. In questi casi la connessione

si ha tra più soggetti, non solo due. Per la connessione per il petitum vale lo stesso

discorso fatto per la connessione per la causa petendi.

2b) Anche nel caso in cui i soggetti siano più di due si può avere connessione per

pregiudizialità-dipendenza. In tal caso, un’ipotesi davvero significativa di

connessione per pregiudizialità-dipendenza è quella della garanzia, prevista

dall’art.32 c.p.c., ipotesi in cui c’è una connessione tra diritti facenti capo non più a

due soggetti, ma a tre almeno. Con la garanzia si chiede di riversare gli effetti della

soccombenza su un soggetto, che si chiama “garante”; colui il quale chiede che ciò

avvenga si chiama “garantito”. La garanzia è di importanza eccezionale nella vicenda

processuale. Le norme in cui il codice di rito se ne occupa sono: l’art.32 (“cause di

garanzia”), l’art.106 (“intervento su istanza di parte”), l’art.108 (“estromissione del

garantito”), l’art.331 (“integrazione del contraddittorio in cause inscindibili”) e

l’art.332 (“notificazione dell’impugnazione relativa a cause scindibili”). Con la

garanzia io chiedo di essere tenuto indenne dagli effetti della soccombenza. Da un

punto di vista processuale, la cosa che interessa della garanzia è che si consente alla

parte di proporre domanda di garanzia, quindi domanda di condanna del garante per

la somma di cui il garantito viene ritenuto responsabile, prima ancora che la parte

stessa sia ritenuta responsabile. Si ha dunque una dilatazione dell’interesse ad agire

del garantito. es. c’è Tizio che propone domanda nei confronti di Caio; Caio, per

l’eventualità che risulti soccombente in quel processo, può riversare gli effetti della

eventuale soccombenza sul terzo garante proponendo nei confronti del terzo

“domanda di garanzia”, domanda di condanna che ha ad oggetto quella somma di cui

sarà eventualmente ritenuto responsabile. Nel caso della garanzia si distingue

usualmente tra garanzia collegata al trasferimento dei diritti (garanzia reale) e

garanzia discendente da vincoli di coobbligazione (garanzia personale). Sia la

garanzia reale che quella personale sono qualificate dalla giurisprudenza ipotesi di

garanzia propria.

- Garanzia reale: per fare un esempio di tale tipo di garanzia, che è prevista da

alcune norme del codice civile, si può considerare, ad es. la garanzia in tema di

cessione di crediti (art.1266 “obbligo di garanzia del cedente”) o, in tema di

compravendita, la garanzia per l’evizione. Tra gli effetti naturali del contratto

vi è questa garanzia che grava sul venditore per l’eventualità che sul bene

compravenduto siano avanzati diritti di proprietà ad opera di terzi. L’oggetto di

tale garanzia è la corresponsione al compratore, per l’eventualità che l’azione

del terzo cd.di molestia sia fondata, di talune somme indicate dal cod.civ.

(art.1483 “evizione totale della cosa”). Questa garanzia per l’evizione è poi più

dettagliatamente disciplinata dall’art.1485 del c.c. (rubricato “chiamata in

causa del venditore”) che dice “il compratore convenuto da un terzo che

pretende di avere diritti sulla cosa venduta, deve (ma in realtà è un onere)

chiamare in causa il venditore. Qualora non lo faccia e sia condannato con

sentenza passata in giudicato, perde il diritto alla garanzia, se il venditore prova

(nell’eventuale processo proposto autonomamente in via separata dal

compratore per rivalersi sul venditore) che esistevano ragioni sufficienti per far

respingere la domanda (proposta dal terzo molestante)”. Questa è la garanzia

per l’evizione: domanda proposta dal compratore convenuto in rivendica dal

terzo molestante, nei confronti del venditore per evitare la conseguenza

pregiudizievole ora indicata.

A conferma di come l’ordinamento favorisca la trattazione congiunta di cause

connesse tra soggetti diversi, il legislatore offre un trattamento di favore perché

consente che la domanda di garanzia (nel nostro caso proposta dal compratore nei

confronti del venditore) sia proposta nello stesso processo dinanzi allo stesso giudice

della causa principale. Lo dice l’art.32, che deroga alle norme di competenza per

favorire la trattazione e decisione congiunta nello stesso processo della domanda

principale e di quella di garanzia, e quindi per favorire il simultaneus processus. Ove

però (e anche questa seconda disposizione conferma la necessità di trattazione

congiunta delle due cause) la domanda di garanzia ecceda la competenza per valore

del giudice della principale, “questi rimette entrambe le cause al giudice superiore”. Il

legislatore, d’altra parte, agevola questa trattazione congiunta in un unico processo

con un’altra norma importante, l’art.106 del codice di rito, che consente al convenuto

(ma anche all’attore) di chiamare in causa “un terzo al quale ritiene comune la causa

o dal quale pretende di essere garantito”. Il convenuto può chiamare in causa un terzo

nella comparsa di risposta tempestivamente depositata nei 20 giorni anteriori alla

prima udienza di comparizione.

- Garanzia dipendente da vincoli di coobbligazione, detta anche garanzia

personale: l’esempio tipico di questa garanzia lo si da nel campo delle

obbligazioni solidali. Tali obbligazioni si distinguono in “obbligazioni solidali

ad interesse comune” (qualcuno dice ad obbligo comune) e “obbligazioni

solidali ad interesse unisoggettivo”. Quelle ad interesse comune sono tali per

cui il condebitore solidale che paga per l’intero poi avrà azione di regresso nei

confronti degli altri condebitori, perché si presume che il debito gravi in parti

uguali sui condebitori. Viceversa si hanno obbligazioni solidali ad interesse

unisoggettivo nell’ipotesi in cui vi sono sempre più soggetti obbligati dal lato

esterno, ma l’obbligazione, essendo contratta nell’interesse soltanto di uno di

essi, grava soltanto su quello per l’intero. Ciò si verifica ad esempio nella

fideiussione: fideiussore è un garante personale del creditore. Se il fideiussore

paga, poi ha azione di regresso, azione di garanzia, per l’intero nei confronti

del debitore, diversamente dagli obbligati ad interesse comune. es.

immaginiamo il caso che il creditore proponga domanda di condanna nei

confronti del fideiussore, il fideiussore a sua volta propone domanda di

garanzia nei confronti del debitore principale perché sa che quando lui pagherà

avrà azione di regresso nei confronti del debitore principale e allora è bene che

lo chiami già in questo processo. In questo modo io fideiussore chiedo al

giudice della causa con il creditore di pronunciare fin da subito condanna nei

confronti del debitore a che, se verrò condannato, mi restituisca la somma che

pagherò al creditore dopo la condanna. Insomma il fideiussore chiede al

giudice una condanna per l’eventualità in cui sia condannato a pagare nei

confronti del creditore, in modo da avere un titolo per rivalersi nei confronti

del terzo debitore: una volta che il fideiussore avrà pagato e solo quando avrà

pagato, avrà già il titolo esecutivo (sentenza di condanna) per aggredire il

debitore. La domanda di garanzia o domanda di manleva o domanda di

regresso, è dunque una domanda di condanna.

In conclusione: la fideiussione è una ipotesi di garanzia personale che nasce da

un legame di coobbligazione, in contemplazione di un’obbligazione solidale ad

interesse unisoggettivo. Prima invece abbiamo parlato di una garanzia reale: la

garanzia reale è legata al trasferimento di un diritto, o la proprietà, o la

cessione di un credito.

Altri esempi di obbligazione ad interesse unisoggettivo sono la responsabilità

del proprietario dell’autoveicolo per i danni cagionati dal conducente

(art.2054) o quella prevista dall’art.2049 (responsabilità dei padroni e dei

committenti). Ma ce ne sono anche altri.

Finora abbiamo parlato della garanzia propria, essa è distinta dalla giurisprudenza

dalla garanzia impropria. La distinzione non è solo nominalistica, ma si avrebbe

garanzia impropria in due ipotesi: a) nell’assicurazione per la responsabilità civile

(ma non quella sulla circolazione dei veicoli e dei natanti, perché gli articoli da 18 a

23 della legge 990/79 prevedono in questo caso o l’azione diretta nei confronti della

società assicuratrice o il litisconsorzio necessario); b) nell’ipotesi di vendita a

catena. Nel caso della garanzia propria, secondo la giurisprudenza, ci sarebbe una

connessione per pregiudizialità-dipendenza, di diritto, nel caso della garanzia

impropria vi sarebbe invece una connessione di fatto. es. con un contratto un soggetto

si crea un garante, la società di assicurazione, ma questo rapporto di garanzia tra il

garantito e l’assicurazione, è un rapporto non connesso a quello principale se non in

via di fatto. Nel caso della fideiussione il creditore poteva prendersela

alternativamente o con il fideiussore o con il debitore principale, qui invece il

creditore non ha alcun rapporto con l’assicurazione. Lo stesso nella vendita a catena:

il consumatore propone azione per il risarcimento danni per vizi occulti della cosa

contro il dettagliante, il dettagliante chiama in giudizio il grossista, il grossista il

produttore e così via: ci sono rapporti a catena collegati in via di fatto.

La distinzione tra garanzia propria e impropria è importante (anche secondo Picardi)

perché soltanto nel caso di garanzia propria, dice la giurisprudenza, si

applicherebbero gli articoli 32, 108 e l’art.331. La garanzia impropria non

consentirebbe quindi la deroga alla competenza ex art.32 e non consentirebbe

soprattutto la applicabilità dell’art.331, ma imporrebbe l’applicazione dell’art.332

(riconducendola nel 332 ci sono delle conseguenze in tema di limiti soggettivi delle

impugnazioni incidentali). Sostanzialmente questa distinzione giurisprudenziale

delimita l’applicabilità delle norme codicistiche che si riferiscono alla garanzia,

circoscrivendone la operatività con esclusivo riferimento ai casi di garanzia propria,


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti sul seminario diDdiritto processuale civile tenuto dal dottor Panzarola. Gli appunti hanno come oggetto la nozione di connessione quale collegamento tra rapporti sostanziali che sono stati fatti valere in un processo attraverso la domanda giudiziale. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la litispendenza e la continenza di cause, il rapporto di pregiudizialità dipendenza, l’economia processuale, l’uniformità degli accertamenti, la connessione di domande proposta tra le stesse parti e la connessione tra i diritti che coinvolgono più di due persone.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Picardi Nicola.

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