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Avv. PANZAROLA TRATTAZIONE DELLA CAUSA

UDIENZA DI PRIMA COMPARIZIONE ED UDIENZA DI PRIMA TRATTAZIONE

ISTRUZIONE PROBATORIA

Ci troviamo nella fase introduttiva del processo di cognizione di primo grado, stiamo quindi

analizzando quelle disposizioni che disegnano la trama del processo che si svolge dinanzi al

Tribunale. Va fatta tuttavia una brave premessa. Il processo di cognizione di primo grado comincia

a seguito della proposizione della domanda giudiziale, la quale è veicolata in un atto che si chiama

atto di citazione; tuttavia la domanda giudiziale può anche essere contenuta nel ricorso, comunque

sia nel caso del processo ordinario di cognizione che si svolge dinanzi al Tribunale, la domanda è

contenuta nell’atto di citazione. L’atto di citazione è un atto recittizio, viene notificato alla

controparte e poi, successivamente alla notificazione, portato alla conoscenza del giudice. Vi è

quindi dapprima una notificazione dell’atto, indi il deposito dell’atto presso la cancelleria del

giudice adito, del giudice cioè che è chiamato a risolvere la controversia. La prima udienza dinanzi

al giudice adito è l’udienza fissata dall’attore nell’atto di citazione: l’attore chiama il convenuto in

giudizio per quella data che l’attore stesso, nell’esercizio di una scelta discrezionale, fissa. L’attore,

nel fissare la prima udienza, l’udienza di prima comparizione, deve osservare il c.d. termine a

comparire, dovrà cioè avere cura di fissare l’udienza ad una data tale che fra il giorno della

notificazione ed il giorno dell’udienza intercorrano termini liberi non inferiori a 60 giorni. Si

perviene quindi alla prima udienza di comparizione: questa è l’udienza nella quale si realizza un

primo contatto diretto fra il giudice e le parti. Tuttavia le parti stanno in giudizio non già

personalmente, ma, nella più parte dei casi, i soggetti della lite stanno in giudizio attraverso la

mediazione di un rappresentante qualificato, l’avvocato. Il contatto diretto tra le parti autentici

soggetti della lite ed il giudice si realizzerà all’udienza successiva. La prima udienza di

comparizione, indicata dall’attore nell’atto di citazione, è contemplata dall’art.180 del codice di rito.

Questa norma indica quelle che sono le attività che devono essere compiute in udienza. Queste

attività sono tutte funzionali alla verifica circa la corretta instaurazione del processo: in altri termini

il legislatore ha inteso inserire quest’udienza allo scopo di consentire al giudice di correggere quei

difetti che fossero relativi ai presupposti per la decisione della causa nel merito. Il processo infatti

d’altronde è un meccanismo preordinato alla decisione di una controversia intersoggettiva, e, come

tutti i meccanismi, ha dei presupposti propri, delle condizioni in mancanza delle quali non si può

pervenire ad una decisione nel merito. Occorrerà quindi, affinché il giudice possa pronunciare nel

merito, che il giudice sia innanzitutto competente, che abbia la giurisdizione, che l’atto di citazione

sia valido e regolare, che i soggetti che debbono partecipare alla lite siano tutti citati in giudizio, che

l’eventuale domanda riconvenzionale del convenuto sia regolare: si tratta cioè di requisiti estrinseci

rispetto al contenuto della lite. Quando si dice che si tratta di presupposti relativi al meccanismo

processuale, si vuole intendere che tali presupposti vengono prima della concreta materia litigiosa:

sono quindi presupposti serventi e strumentali rispetto a quello che è lo scopo tipico del processo,

che è quello di accordare la ragione o il torto rispetto ad un bene della vita. Chiarito tutto ciò si

comprende il perché dell’introduzione dell’art.180: il legislatore ha voluto che prima di dare inizio

effettivo al processo, prima di acquisire i fatti, prima di escutere i testimoni e quindi raccogliere le

prove si fosse provveduto, in caso, a porre rimedio a quei vizi tipici del meccanismo processuale.

Questa prima udienza quindi ha come, tutto sommato, come scopo peculiare quello di verificare il

rispetto delle condizioni relative alla corretta instaurazione del processo. Il giudice svolge questa

verifica preliminare, che potrà avere quest’esito: se la verifica è positiva, se cioè il giudice

constaterà che i presupposti del processo vi sono, il processo entrerà nel vivo; diversamente, ove il

giudice constati la mancanza di taluno di questi presupposti, il giudice disporrà le opportune misure

sananti. Vi è quindi la concreta possibilità che il giudice, anche di sua iniziativa, ponga rimedio a

questa carenza. Veniamo adesso alle singole ipotesi menzionate dall’art.180 primo comma:

“All’udienza fissata per la prima comparizione delle parti il giudice istruttore verifica d’ufficio la

regolarità del contraddittorio e, quando occorre, pronuncia i provvedimenti previsti dall’art.102

secondo comma, dall’art.164, dall’articolo 167, dall’articolo 182 e dall’articolo 291 primo comma.”

La ratio sottesa alla disposizione è quella porre rimedio ad eventuali carenza relative ai presupposti

processuali. La norma non offre una indicazione esaustiva delle attività che il giudice può compiere

in udienza, indica soltanto talune attività che il giudice deve compiere, ma non esclude che il

giudice possa compierne anche delle altre. Le attività a cui si riferisce l’art.180 sono:

1. Attività relative alla verifica circa la partecipazione al processo di tutti i soggetti

legittimati(art.102 secondo comma). Questa norma disciplina il c.d. litisconsorzio

necessario, riferendosi cioè a quelle ipotesi in cui in giudizio anziché esserci soltanto due

soggetti, debbono essere presenti più di due soggetti. Si pensi ad esempio ad un giudizio di

divisione di una comunione costituita da 10 comunisti: al giudizio dovranno partecipare tutti

e 10 i comunisti. Se, per avventura, il processo comincia soltanto fra 3 soltanto dei dieci

comunisti, ecco che il giudice potrà d’ufficio integrare il contraddittorio ai restanti 7

comunisti, così da assicurare che il processo fin dal principio si svolga correttamente.

2. Attività relative alla verifica circa la regolarità dell’atto di citazione(art.164). In altre parole

la norma esorta il giudice a verificare se, prima di dare inizio alla trattazione del processo,

l’atto di citazione quanto a forma regolare: se è regolare potrà dare corso alla trattazione. Se

viceversa l’atto di citazione è irregolare il giudice deve adottare quelle misure che possono

sanare quella irregolarità. Ecco quindi che il giudice, ove l’atto di citazione sia nullo,

contemplerà i provvedimenti contemplati dall’art.164.

3. Attività relative alla verifica circa la regolarità della notificazione dell’atto di

citazione(art.291 primo comma ). Vi è una distinzione significativa fra irregolarità dell’atto

di citazione ed irregolarità della notificazione dell’atto di citazione. In questa udienza il

giudice deve compiere entrambe le verifiche, deve cioè esaminare se l’atto di citazione, di

per sé considerato si valido o meno, e deve poi verificare se quell’atto di citazione, pur se

valido, sia stato correttamente notificato alla controparte. L’attività di notificazione è

l’attività cui di regola attende l’ufficiale giudiziario che si reca presso il destinatario dell’atto

di citazione con l’originale, una copia che lascia al destinatario riprendendosi l’originale che

conterrà la sottoscrizione del destinatario, dalla quale si potrà evincere che costui in effetti

ha ricevuto notificazione dell’atto. Nell’udienza ex art.180 il giudice dovrà compiere questa

delicatissima verifica: constatare se la notificazione sia stata effettuata ritualmente oppure

no. E’ una verifica preliminare che il giudice compie in udienza per la evidentissima ragione

che sarebbe illogico iniziare l’istruttoria se il soggetto che è destinatario dell’atto di

citazione non sa nulla del processo. Questo rischio sarebbe tanto concreto ove la

notificazione sarebbe irregolare, cioè nulla. Ecco allora l’opportunità di questa verifica

preliminare cui il giudice attende nella prima udienza di comparizione.

4. Attività relative alla verifica circa la sussistenza di difetti di rappresentanza o assistenza

della parte(art.182) Vi possono essere dei casi in cui la parte deve stare in giudizio

rappresentata da taluno o assistita da tal’altro. In quel caso, se vi è un difetto di assistenza o

di rappresentanza il giudice, a norma dell’art.182 interviene per porvi rimedio. Anche questa

attività deve essere esercitata alla prima udienza di comparizione.

Detto tutto ciò, emerge che la prima udienza di trattazione è destinata principalmente al

compimento di adempimenti di tipo procedurale. E’ significativo peraltro che le attività menzionate

dalla norma non abbiano, secondo una opinione consolidata, carattere tassativo: il giudice dovrà

svolgere queste attività, ma potrà svolgerne anche delle altre, e cioè tutte quelle attività in altri

termini che si rendono necessarie perché il processo possa davvero incamminarsi verso la

definizione della lite. A conferma del carattere non tassativo della indicazione delle attività che

devono essere compiute in questa udienza, bastano due esempi: potrebbe darsi, infatti, che il

giudice, nel verificare la natura della lite, ritenga necessario l’intervento del pubblico ministero. Se

il giudice nella prima udienza si avvede che la controversia pendente dinanzi a lui è di quelle che

vogliono l’intervento necessario del pubblico ministero, seguirà che il giudice stesso, nonostante

che tale attività non sia contemplata dall’art.180, comunque provveda a chiamare in giudizio il

pubblico ministero, comunicandogli gli atti di legge. In altri termini, nonostante che l’art.180 non

contempli fra le attività da compiersi in prima udienza quella menzionata nell’art.71, il giudice

potrà tuttavia darne seguito. Ancora, a conferma del carattere meramente esemplificativo e non

tassativo delle ipotesi contemplate dall’art.180, si pensi al caso in cui la controversia penda dinanzi

al Tribunale, giudice unico, monocratico. Attualmente in Italia, di regola, le controversie di primo

grado pendenti dinanzi al Tribunale sono, nella grande maggioranza dei casi, decise dal giudice

unico; sono eccezionali e tutto sommato residuali le ipotesi di decisione collegiali. Ebbene, in

questo caso, il giudice monocratico, che decide come giudice unico, potrà verificare se la

controversia è stata incardinata dinanzi a lui o doveva magari essere riservata alla cognizione di una

diversa sezione del medesimo Tribunale. Questa è una attività che il giudice compie nella prima

udienza, non già per virtù dell’art.180, ma sulla base di quanto dispone l’art.83 ter. Oggi il

Tribunale è articolato in una sezione principale ed in altre sezioni distaccate. Può accadere che una

controversia portata dinanzi ad una sezione distaccata ed al giudice di quella sezione viceversa

dovesse essere trattata dinanzi alla sezione principale: ecco che allora il giudice, nella prima

udienza di comparizione, ove si avveda di codesta circostanza, adotta i provvedimenti conseguenti

per ovviare il problema.

Quindi nell’udienza di prima comparizione il giudice cura e verifica se la macchina processuale si

sia correttamente messa in moto. Una volta che queste verifiche abbiano avuto esito positivo si può

dar corso alla vicenda processuale vera e propria, il cui meccanismo dovrà piegarsi di necessità a

quella che è una eliminabile natura della vicenda processuale; tutto sommato, nel processo, si tratta

di ricostruire una vicenda di fatto, do raccogliere dei fatti, di accertare dei fatti che dovranno poi

essere qualificati giuridicamente, sulla base di una norma giuridica, per dedurne taluni effetti

giuridici. Questa è una realtà ineliminabile di qualsiasi vicenda processuale: ricostruzione del fatto,

sussunzione del fatto sotto una norma, in contemplazione con un effetto giuridico. Ora, essendo

questa circostanza indubitabile, è facile comprendere che in un processo non potrà mai mancare una

fase destinata all’acquisizione dei fatti rilevanti; ove questi fatti siano controversi, non potrà mai

mancare una fase destinata all’acquisizione delle prove, e cioè di quegli strumenti attraverso i quali

si acquisisce certezza circa l’esistenza o meno di taluni fatti che siano controversi. Ogni processo

quindi dovrà contenere al suo interno una fase c.d. di trattazione, e potrà contenere al suo interno,

ove i fatti allegati siano controversi, una fase destinata all’istruzione probatoria, e cioè

all’acquisizione di prove. Si comprende ora quella che è la scansione che si coglie nella dinamica

processuale, quelli che sono i passaggi della trama processuale che caratterizza il processo dinanzi

al Tribunale. Vi è un primo momento che è quello dell’individuazione del diritto dedotto in

giudizio, ed è la parte inproduttiva, quella che ci ha condotto dalla notificazione dell’atto di

citazione fino alla prima udienza; vi è poi una fase di trattazione, destinata all’acquisizione dei fatti

rilevanti per il giudizio: a questa fase di trattazione sarà destinata l’udienza successiva alla prima, la

c.d. udienza di prima trattazione, il cui contenuto è disciplinato dall’art.183 del codice di rito.

Successivamente, se ed in quanto vi sia necessità di procedere all’istruttoria, si aprirà il varco ad

una ulteriore udienza: l’udienza istruttoria di cui all’art.184. Di qui la scansione in tre momenti del

processo ordinario di cognizione: udienza di prima comparizione, udienza di prima trattazione, ed

infine udienza istruttoria. Come si perviene all’udienza di prima trattazione ex art.183? Si perviene

a quest’udienza a seguito della fissazione dell’udienza a cui provvede il giudice nell’udienza di

prima comparizione. Nell’udienza di prima comparizione, infatti, si arriverà dinanzi al giudice

istruttore (Tribunale di Roma), il quale verificherà se gli adempimenti previsti dall’at.180 siano

oppure no stati rispettati. La verifica da esito positivo, gli avvocati delle parti si sono incontrati ed il

giudice ha verificato che è tutto in regola: il processo deve quindi proseguire, e proseguirà

attraverso una ordinanza del giudice che fisserà la successiva udienza. Tale successiva udienza è,

per l'appunto, l’udienza di prima trattazione ex art.183. Questa udienza è importante dal momento

in cui in essa si realizza quel contatto diretto tra le parti ed il giudice. Nell’udienza di prima

comparizione questo contatto era un contatto sui generis giacché il contatto era più propriamente tra

il giudice ed i rappresentanti tecnici delle parti, gli avvocati; ove si pervenga invece alla prima

udienza di trattazione invece avrà modo di manifestarsi un contatto diretto tra il giudice e gli

autentici soggetti della lite, oltre che i loro rispettivi avvocati, e questo accadrà principalmente, se

non esclusivamente proprio in questa udienza giacché il legislatore ha previsto, come obbligatorio,

che nell’udienza di prima trattazione il giudice provveda all’interrogatorio libero delle parti

presenti; oltre che curare l’interrogatorio libero delle parti presenti il giudice dovrà cercare di

raggiungere, ove la natura della causa lo consenta, la conciliazione della lite. Questo è il precetto di

cui all’art.183 primo comma: “ Nella prima udienza di trattazione il giudice istruttore interroga

liberamente le parti presenti e, quando la natura della causa lo consente, tenta la conciliazione. La

mancata comparizione delle parti senza giustificato motivo costituisce comportamento valutabile ai

sensi del secondo comma dell’art.116.” La disposizione contempla due attività, l’una in funzione

dell’altra. La prima è l’interrogatorio libero delle parti. Il problema è di carattere definitorio, nel

senso che non bisogna confondere l’interrogatorio libero delle parti con la diversa ipotesi

dell’interrogatorio formale delle parti, che è lo strumento preordinato al conseguimento della

confessione giudiziale. Dunque, l’interrogatorio formale è il mezzo attraverso il quale si può

formare in giudizio una prova legale che è la confessione; tutt’altra cosa è l’interrogatorio libero

delle parti. L’interrogatorio libero non serve all’acquisizione di prove, ma serve al giudice allo

scopo di ottenere dei chiarimenti sui fatti della causa, serve quindi a mettere il giudice in contatto

con le parti cosicché dalla viva voce delle parti il giudice possa meglio orientarsi, capire davvero

quali sono i termini della contesa. Dinanzi al giudice compariranno i contendenti, il giudice li

sentirà senza la mediazione, senza cioè lo schermo dei difensori, così avrà modo di orientarsi

meglio: un conto infatti è se i fatti che danno origine ad una lite sono narrati dall’avvocato, nella cui

narrazione infatti vi sarà un sovrappiù di tecnicismo, vi sarà quella opacità che è tipica del ministero

del difensore; viceversa con il contatto diretto tra il soggetto della lite ed il giudice, senza lo

schermo del difensore, vi potrà essere occasione per una migliore comprensione dei fatti della

causa, per capire meglio come sono andate le cose. Eppur tuttavia, questo contatto diretto tra il

giudice e le parti, proprio perché volto al miglior chiarimento dei fatti, non serve al conseguimento

di prove. Dunque l’interrogatorio libero ha questa prima ed essenziale funzione: chiarire meglio i

fatti di causa; servirà poi ad un altro essenziale scopo: il giudice avrà dinanzi a sé Tizio e Caio.

Avendoli dinanzi a sé, il giudice potrà anche cercare di procurare la conciliazione dei soggetti.

Quello che le parti non sono state in grado di conseguire prima e fuori dal processo, e cioè

l’accordo, potrebbe, anche in considerazione del prestigio del giudice, essere ottenuto in vertenza

del processo. In altre parole l’interrogatorio libero è una ulteriore occasione che si crea all’interno

del processo perché il giudice riesca a conciliare le parti: Il giudice dunque interrogherà liberamente

le parti e ne cercherà di procurare la conciliazione, ove la natura della causa lo consenta.

Quell’inciso contenuto nella norma sta a significare il tentativo di conciliazione in tanto potrà essere

operato in quanto i diritti controversi abbiano natura disponibile. Evidentemente ove il diritto

controverso sia da qualificare come indisponibile, sarà preclusa la transazione e sarà quindi anche

impossibile la conciliazione di quel diritto. E se Caio non compare in udienza? La conseguenza è

che il giudice, dal contegno inottemperante di Caio potrà desumere un argomento di prova. Si

intende per argomento di prova un elemento che il giudice può considerare per valutare altre prove.

Si pensi al caso di un incidente stradale al quale abbiano assistito due testimoni: Mevio e Sempronio

Mevio dice che i fatti si sono svolti nel modo A, mentre Sempronio dice che si sono svolti nel modo

B. Mevio e Sempronio sono gli unici testimoni per stabilire come sono andati i fatti. A quale dei

due il giudice dovrà dare ragione? Può accadere però che il giudice nel corso del processo abbia

acquisito un argomento di prova: ad esempio il soggetto a cui favore la testimonianza è stata resa,

non abbia partecipato al processo, abbia mancato di presenziare l’udienza. Ecco che allora il

giudice, nell’alternativa se accordare più rilevanza alla testimonianza di Mevio piuttosto che a

quella di Sempronio, potrà accordare rilevanza a quella prova testimoniale che sia favorevole al

soggetto che con il proprio comportamento non abbia originato argomenti di prova. In altre parole,

per poter scegliere tra quelle due deposizioni testimoniali, che sono fra loro equivalenti ed opposte,

il giudice potrà dar rilievo all’argomento di prova, per l’appunto alla circostanza che uno dei due

soggetti non sia materialmente comparso in udienza. Dunque l’argomento di prova, che è la

conseguenza della mancata partecipazione della parte in udienza, va tenuto ben distinto rispetto alla

prova e va considerato alla stregua di un mero elemento sulla cui base il giudice può valutare altre

prove. Ricapitolando, in sede di udienza di prima trattazione il giudice procede all’interrogatorio

libero, ascolta le parti, cerca di conciliarle e, se in effetti le concilia le lite finisce lì. Se viceversa la

conciliazione non viene raggiunta ecco che l’udienza di trattazione, dopo lo svolgimento di questi

adempimenti preliminari, potrà davvero entrare nel vivo. In che modo entrerà nel vivo? Entra nel

vivo attraverso una serie di attività concatenate fra loro, compiute e dal giudice quanto dalle parti.

Recita il terzo comma dell’art.183: “ Il giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i

chiarimenti necessari ed indica le questioni rilevabili d’ufficio delle quali ritiene opportuna la

trattazione.” In altre parole il giudice, dopo aver letto le carte, l’atto di citazione e la comparsa di

risposta, sarà in condizione di farsi una idea circa il contenuto della lite e allora potrà ritenere

opportuno che il contraddittorio delle parti si focalizzi su una questione che nessuna delle due parti

abbia posto alla sua attenzione; il giudice riterrà cioè che per risolvere quella controversia occorra

dar rilievo ad una circostanza di fatto, non evidenziata né dall’attore con l’atto di citazione né dal

convenuto con la comparsa di risposta, essenziale per decidere di quella controversia. Quid iuris? Il

giudice si limiterà ad evidenziare l’importanza che la questione sia trattata: ecco allora che le parti,

rese edotte di questa circostanza che sino ad allora hanno trascurato, potranno provvedere a sanare

questa loro iniziale inerzia. E’ questo il senso della previsione di cui al terzo comma dell’art.183: se

ci sono delle questioni che il giudice di sua iniziativa può ritenere rilevanti ai fini della decisione, è

bene che il giudice, prima di porle a fondamento della decisione, le abbia sottoposte al

contraddittorio delle parti. Questa norma risponde ad una manifesta esigenza di buon senso prima

ancora che giuridica: se si agita fra Tizio e Caio una controversia fondata sulla ragione A e se il

giudice decide invece quella controversia sulla base della ragione B oscurando in tal modo tanto

l’attore che il convenuto, si determinerà un sentenza addirittura a sorpresa, che desterebbe

certamente più di una perplessità. Il legislatore, per evitare che il giudice ponga fondamento della

decisione circostanze di fatto o di diritto che siano estranee alla materia litigiosa, gli fa obbligo di

sottoporre alle parti queste questioni. Una volta esaminata la previsione del terzo comma

dell’art.183, bisogna adesso analizzare il successivo svolgersi di questa udienza. In questa udienza

successiva si dovrebbe dare inizio al processo, e cioè si acquistano i fatti in funzione di una

eventuale istruttoria per preparare la causa ai fini della decisione. Ebbene tale discorso in questione

ha come oggetto l’ipotesi fisiologica, ci stiamo dunque occupando di ciò che accade nella

maggioranza dei casi. In altre parole è ben possibile che ancora in udienza di trattazione i problemi

di individuazione del diritto controverso, i problemi dei soggetti che devono partecipare al processo,

non siano ancora stati risolti. Si è detto ciò per sottolineare come sia ben possibile che alla fine del

processo possa intervenire un terzo facendo valere un proprio diritto; è ben possibile che alla fine

del processo il giudice decida di esercitare un suo potere di ufficio e chiamare in causa un terzo; è

ben possibile alla fine del processo un litisconsorte necessario decida di intervenire. Ebbene, in

corrispondenza di ciascuna di queste ipotesi accadrà che il processo deve ricominciare da capo o

comunque accadrà che nel processo si ponga un problema di individuazione del diritto, un problema

di acquisizione dei fatti rilevanti, un problema di istruttoria. L’ordinata sequenza di udienze,

contemplata nel codice di rito, è tale soltanto in via tendenziale. Se l’udienza di trattazione è di

regola quell’udienza preordinata all’acquisizione dei fatti ed è udienza che presuppone un diritto già

individuato nei suoi estremi identificativi di petitum e di causa petendum, non è escluso che vi

possono essere delle ipotesi in cui un problema di identificazione del diritto si pone in costanza o

addirittura dopo l’udienza di trattazione.

Passiamo adesso all’analisi del quarto comma dell’art.183: ” Nella stessa udienza l’attore può

proporre le domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle


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Appunti di Diritto processuale civile aventi come oggetto la trattazione della causa, con analisi dei seguenti argomenti: l’udienza di prima comparizione e l’udienza di prima trattazione, l’istruzione probatoria, le dinamiche del processo di cognizione di primo grado, la valutazione e la revisione delle richieste (ammissibili o non), l'assunzione del mezzo di prova.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Picardi Nicola.

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