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2. Diritto pubblico. Il diritto pubblico è l'insieme delle norme che hanno per oggetto l'organizzazione dello Stato, di

tutti i suoi organi, degli enti politici, e dei rapporti tra tali organi e i privati.

3. Ulteriori distinzioni. Ogni branca, in base alle materie regolate, si articola in ulteriori rami: il diritto privato si

distingue in diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto privato della navigazione; i principali rami

del diritto pubblico sono: diritto amministrativo, diritto costituzionale, diritto penale, diritto tributario.

FATTI E ATTI GIURIDICI

Nel diritto privato, è definito fatto giuridico ogni accadimento naturale e umano, al verificarsi del quale

l'ordinamento ricolleghi la costituzione, la modificazione o l'estinzione di un rapporto giuridico. Il singolo fatto

o la pluralità di fatti da cui la norma di legge fa derivare un effetto giuridico è detto fattispecie. Nell'ambito dei

fatti giuridici è necessario distinguere i fatti naturali (nascita, morte, alluvione ecc.) dagli atti giuridici, che

sono tutti i comportamenti posti in essere da un soggetto, che rivestono rilevanza giuridica. Si distinguono in

due grandi categorie: gli atti leciti, cioè consentiti dal nostro ordinamento; gli atti illeciti, cioè contrari a una

norma giuridica, e in quanto tali sanzionati dalla legge.

Fra gli atti leciti si distinguono:

a) le operazioni, dette anche atti materiali o comportamenti, che consistono in mere modificazioni della realtà, come ad

es., l'apprensione di un bene;

b) le dichiarazioni, che sono atti diretti a comunicare ad altri soggetti il proprio pensiero o la volontà.

La categoria che ha maggiore rilevanza fra le dichiarazioni è costituita dai negozi giuridici. Riguardo al loro contenuto

gli atti giuridici possono consistere in un atteggiamento positivo, cioè in un fare; o in un atteggiamento negativo, un non

fare (e in questo caso si parlerà di omissioni); o nel tollerare l'attività di un altro soggetto (ad es., il passaggio del vicino

sul proprio terreno dando luogo a una servitù di passaggio).

Gli atti giuridici prendono il nome di 'atti dovuti' quando il soggetto non è libero di compierli o meno, ma ha il dovere di

adempierli. Tale dovere può essere previsto dalla legge, come nel caso del codice penale, o da un rapporto negoziale con

l'altro soggetto (ad es., il dovere derivante dal matrimonio di mantenere il coniuge), o da una precedente attività

pericolosa (ad es., l'obbligo di recintare una escavazione), o anche da un provvedimento emesso dalla pubblica autorità

(ad es., ottemperare a una sentenza del giudice).

Rapporto giuridico: diritti e doveri

In un rapporto giuridico, la relazione fra i due soggetti crea situazioni soggettive attive e passive. Le situazioni

soggettive attive, che attribuiscono al soggetto un potere, sono: il diritto soggettivo, l'aspettativa, la potestà , la

facoltà , l'interesse legittimo, il diritto potestativo. Le situazioni soggettive passive, che attribuiscono al soggetto

un dovere giuridico, sono: il dovere generico, l'obbligo (o dovere specifico), lo stato di soggezione e l'onere.

L'insieme dei diritti e doveri che qualificano la posizione giuridica del soggetto è definito status (ad es., lo status

del cittadino, del coniuge ecc.). Il diritto soggettivo comprende il diritto assoluto, che assicura al proprio titolare un

potere che può far valere nei confronti di tutti, e il diritto relativo, che gli garantisce un potere nei confronti di una o

più persone determinate. Un'ulteriore classificazione distingue i diritti soggettivi patrimoniali (che hanno un

contenuto economico, ad es., diritti reali e di credito) da quelli non patrimoniali (ad es., diritti della personalità).

Alla situazione soggettiva attiva del diritto si contrappone la situazione soggettiva passiva del dovere, che consiste

nel dovere di astensione (dovere generico) che incombe su tutti i consociati (per i diritti reali) o dell'obbligo (dovere

specifico) di tenere un determinato comportamento per il soggetto passivo nei rapporti nascenti da un diritto di

credito. A tutela del diritto soggettivo l'ordinamento prevede il diritto di azione.

I SOGGETTI

Introduzione

Il termine persona designa ogni soggetto di diritto, anche se composto di più individui (persona giuridica). Sono

soggetti del diritto le persone fisiche e le persone giuridiche. La Costituzione tutela l'individuo sotto più punti di vista. A

garanzia della persona fisica è intervenuto anche il legislatore ordinario, sancendo diritti denominati personalissimi,in

quanto caratterizzano la persona nella sua individualità. Sono il diritto al nome, il diritto all'immagine, il diritto

all'integrità psicofisica, garantito sia nei confronti dello Stato sia di altri soggetti. Alla persona fisica è attribuita sia la

capacità giuridica, ossia l'attitudine alla titolarità di diritti e di obblighi giuridici, sia la capacità di agire, che invece si

sostanzia nella capacità di disporre concretamente dei propri diritti, cioè di stipulare contratti e altri negozi giuridici.

Le persone giuridiche sono enti cui la legge attribuisce la titolarità di rapporti giuridici in quanto volti al

raggiungimento di scopi riconosciuti meritevoli di tutela. Sono generalmente designate come persone giuridiche solo

quegli enti ai quali è stato attribuito il riconoscimento; qualora questo manchi si parla di enti di fatto o non riconosciuti.

Le persone giuridiche si distinguono in associazioni riconosciute, fondazioni, società di capitali e possono essere

pubbliche o private: sono pubbliche lo Stato,le Regioni, le Province, i Comuni e gli enti pubblici riconosciuti.

 PERSONA FISICA

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Diritti della personalità. Ogni individuo è titolare di diritti, che tutelano la sua persona nei valori essenziali; essi

comprendono: il diritto alla vita, all'integrità psicofisica; le libertà civili costituzionalmente garantite che si

distinguono in libertà personali (cioè fisica, di circolazione, di soggiorno, di domicilio), libertà di religione, di

manifestazione e comunicazione del pensiero (libertà di stampa e di informazione); diritto all'intimità privata (diritto al

segreto, alla riservatezza, all'immagine); diritto all'identità personale (diritto al nome e all'identità sessuale); diritto

alla paternità morale per le opere dell'ingegno e le invenzioni. Tali diritti si dicono assoluti in quanto garantiscono al

titolare un potere che egli può far valere nei confronti di tutti, concernono attributi essenziali della personalità e sono

necessari in quanto ogni essere umano ne è titolare. Sono indisponibili, nel senso che il titolare non può rinunziarvi e

non può cederli. I diritti personali si acquistano con la nascita e si estinguono con la morte: non si possono quindi

trasmettere agli eredi. Non hanno valore di scambio, poiché sono reputati non commerciabili, salvo il diritto al

risarcimento in caso di violazione, in quanto tutelano interessi morali, distinguendosi così dai diritti patrimoniali, che

invece tutelano gli interessi economici. Gli stessi diritti inviolabili spettano anche allo straniero.

Capacità giuridica e capacità di agire. Alla persona fisica l'ordinamento giuridico riconosce l'idoneità ad essere

titolare di diritti e di obblighi giuridici: tale idoneità è definita capacità giuridica. Essa spetta a ogni individuo, in

ossequio al principio di eguaglianza sancito nella Costituzione, (art. 3) secondo il quale «tutti i cittadini hanno pari

dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni

politiche, di condizioni personali e sociali». Può essere limitata in alcuni casi specifici (es. i condannati sono esclusi

dagli uffici pubblici, gli stranieri nono hanno diritti elettorali).

La legge stabilisce che la capacità giuridica si acquista al momento della nascita, cioè con la separazione dall'alveo

materno e con l'inizio, anche se per pochi attimi, della respirazione polmonare. Tuttavia, alcune disposizioni di legge in

tema di donazioni e successioni consentono attribuzioni a favore del nascituro, sia esso concepito o meno, anche se non

si può affermare che esista in capo a questo una capacità giuridica, giacché egli acquisterà tali diritti solo al momento

della nascita. La capacità giuridica si perde solo con la morte. Dalla capacità giuridica va distinta la capacità di agire

che consiste nella capacità di esercitare personalmente i propri diritti e di assumere obblighi giuridici. Si traduce in

concreto nella idoneità a stipulare contratti e a stare in giudizio. Si acquista normalmente con la maggiore età, cioè al

compimento del diciottesimo anno. Tuttavia, per taluni atti specifici la legge richiede un'età diversa. La capacità di agire

perdura fino alla morte.

Anche la capacità di agire può essere limitata e tale limitazione si attiene alla mancanza della capacità di intendere e di

volere. La restrizione della capacità di agire si riferisce al diritto di proteggere l’individuo incapace da un danno

ricavato a se stesso, producendo un rapporto giuridico sfavorevole. I rapporti giuridici prodotti dall’incapace sono

annullabili, poiché il compito di stipulare rapporti è sotto la potestà di altre figure (genitori, tutore). Tali figure

comunque non potranno mai sostituirsi all’incapace soprattutto nelle scelte di carattere personale (l’interdetto non può

contrarre il matrimonio o fare testamento). Quando l’incapace è abitualmente infermo di mente e non è capace di

provvedere ai propri interessi si dà luogo alla sentenza di interdizione che rende totalmente privo l’individuo della

capacità di agire. Quando, invece, l’infermità non è così grave da emettere una sentenza di interdizione, allora si

pronuncia la sentenza di inabilitazione, tale sentenza limita la capacità di agire e attribuisce all’inabilitato un curatore.

I minori, gli interdetti, gli inabilitati sono incapaci legali, tale incapacità può essere assoluta nei casi in cui siano

interdetti e minori, relativa per quanto riguarda gli inabilitati e i minori emancipati. L’incapacità legale ha come effetto

un annullamento del rapporto o del contratto stipulato, poiché in qualsiasi momento la controparte può accertare con

sicurezza l’esistenza dello stato di incapacità. Quando invece vi è il caso di incapacità naturale non seguita

dall’incapacità legale, i rapporti o i contratti sono valutati caso per caso e secondo l’ordinamento. L’incapacità naturale

rende annullabile qualsiasi atto negoziale, di donazione e testamento. Da ciò risulta che qualsiasi contratto prodotto da

un minore di età è annullabile, ma questa condizione presuppone l’esistenza di una manifestazione di volontà presa in

considerazione nel traffico giuridico, es. quando vi siano parole dette da un bambino in un negozio giuridico tale caso è

inesistente, poiché e privo di effetti fin dall’inizio e non ha bisogno di azione giudiziale di annullamento.

Interdizione e inabilitazione sono gli istituti con i quali il giudice accerta e stabilisce la limitazione totale o parziale

della capacità di agire del soggetto.

L’interdizione giudiziale determina una situazione di incapacità legale, al pari di quella del minore: equiparazione tra

l’incapacità del soggetto derivante dall’età ed incapacità del soggetto derivante dallo stato di salute mentale.

Quando l’idoneità del soggetto è determinata da infermità di mente, l’interdizione giudiziale è intesa come misura di

protezione; proteggere il soggetto incapace dai danni che egli può produrre a se stesso e che terzi possano provocare

all’incapace.

L’interdizione legale discende invece come effetto di una condanna penale

(art. 32 c.p.). essa costituisce una pena aggiuntiva a carico della persona, non già dunque una misura di protezione.

L’inabilitazione produce una diminuzione della capacità di agire del soggetto ed ha come presupposti di fatto handicap

fisici (cecità, sordomutismo) non superati da un’educazione specifica; oppure condizioni di incapacità non permanente e

superabili; come l’alcolismo, l’uso di droga, ecc. La condizione giuridica dell’inabilitato è assumibile a quella del

minore emancipato: può compiere da solo atti di ordinaria amministrazione. Gli atti eccedenti l’ordinaria

amministrazione possono essere annullati su istanza dell’inabilitato o dei suoi eredi o aventi causa

(art. 427). Gli istituti di protezione dell’incapacità legale

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Limitando totalmente o parzialmente la capacità di agire di taluni soggetti, la legge intende predisporre alcune tutele a

favore di essi nei confronti di tutti gli altri soggetti del diritto e del sistema giuridico in generale.

Conseguenza principale è la inefficacia giuridica degli atti posti in essere del soggetto, attraverso il conferimento di

poteri ad altri soggetti, destinati a sostituirsi all’incapace nell’esercizio dei diritti. Si tratta di uno strumento giuridico, la

rappresentanza, volto a permettere l’attività giuridica ai soggetti incapaci per mezzo dell’azione di sostituti.

La sostituzione può avvenire automaticamente, perché la legge già prevede ed indica quali sono i soggetti incaricati

all’agire: come nella potestà dei genitori per i figli minori.

In altri casi, la legge assegna al giudice il potere di indicare i soggetti chiamati a questo ufficio, e sono i casi della tutela

e della curatela.

 La potestà dei genitori sui figli minori, che non hanno compiuto il diciottesimo anno, e non

emancipati. Gli articoli del codice, 315 e ss., che disciplinano i poteri dei genitori nei confronti dei figli,

distinguono due fasce di potere, una di natura personale, l’altra di natura patrimoniale. Nella prima si

comprendono i doveri di custodire, allevare, educare, istruire; di fissare la residenza della famiglia (che

costituisce per il minore il domicilio necessario); e la rappresentanza legale in tutti gli atti civili (art.

320), sia dunque di natura personale che di natura patrimoniale.

Potere di natura esclusivamente patrimoniale è quello che la legge conferisce ad entrambi i genitori per

l’amministrazione dei beni e per l’usufrutto legale sui beni dei figli (art. 324). Sui frutti percepiti vi è un

vincolo di destinazione, nel senso che i genitori hanno l’obbligo di destinarli al mantenimento della

famiglia e all’educazione dei figli medesimi.

Anche gli altri poteri di cui i genitori sono titolari incontrano i limiti di disposizione della preventiva

autorizzazione del giudice tutelare e della necessità o utilità evidente per il figlio (art. 320).

 Tutela dei minori e degli interdetti che tradizionalmente viene indicato come ufficio tutelare, obbedisce

ad una funzione suppletiva dell’attività giuridica. Allorché manchi al minore chi assuma la potestà dei

genitori, ovvero venga tolta la capacità di agire per causa di infermità mentale, l’ordinamento provvede

alla sostituzione nelle attività mediante altri soggetti.

La tutela viene aperta presso il giudice tutelare il quale procede alla nomina del tutore e del protutore,

seguendo le indicazioni del genitore, o dei parenti prossimi, o dal giudice medesimo. Il protutore

rappresenta il minore (o l’interdetto) nel caso di conflitto di interessi tra questi e il tutore (art. 360).

Il tutore ha la cura della persona del minore o dell’interdetto, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne

amministra i beni (art. 357).

 Curatela dei minori emancipati e degli inabilitati: la funzione del curatore è invece quella di integrare

una capacità di agire che la legge, o il giudice, ha semplicemente limitato ma non soppresso. Così si

dice che il curatore interviene ad integrare la volontà dell’inabilitato o dell’emancipato. Essi possono

tuttavia compiere da soli una serie di atti, perlopiù di carattere personale, e se di natura patrimoniale non

eccedenti l’ordinaria amministrazione. Il curatore assiste nell’amministrazione dei beni. Per gli atti di

straordinaria amministrazione l’attività di controllo del curatore non è sufficiente, necessitando

l’autorizzazione del giudice tutelare e, per gli atti dispositivi, l’autorizzazione del tribunale. Gli atti sono

elencati agli artt. 374 e 375. Il trattamento della disciplina delle incapacità, cui sono preposti gli uffici

della tutela e della curatela si completa con le regole dettate per la loro inosservanza. Gli atti compiuti

dall’incapace legale sono annullabili (artt. 427 e 1425).

L’emancipazione del minore avviene quando per casi gravi un giovane di 16 anni contrae il matrimonio, dopo

autorizzazione. Questa capacità gli attribuisce il potere di amministrare i propri beni autonomamente per quegli atti di

ordinaria amministrazione , dopo il consenso per tutti gli altri atti. In questo caso l’ufficio del giudice (curatore) è quello

di assistere, aggiungendo il proprio assenso alle dichiarazioni di volontà del minore, e non quello di sostituirsi al

minore. Il domicilio, la residenza, la dimora

La legge disciplina due tipologie di luoghi ove la persona fisica si trova per svolgere la propria attività giuridica. Il

domicilio e la residenza.

Domicilio è il luogo ove la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi (art. 43). Il diritto penale

conosce, ad esempio, una nozione diversa di domicilio (art. 570 c.p.). La persona può avere più di un domicilio,

allorché svolga la propria attività o i propri affari in un domicilio generale e in un domicilio speciale. Talvolta il

domicilio può essere elettivo, quando il soggetto lo dichiari per iscritto per la conclusione di un determinato affare o la

tutela di un particolare interesse (si pensi all’elezione di domicilio presso lo studio del proprio difensore in una

controversia giudiziaria).

Residenza è il luogo nel quale la persona abitualmente dimora. La residenza, come abituale dimora, è nozione che si

basa principalmente sull’elemento di fatto della presenza fisica della persona. Particolare e significativa specificazione è

la residenza familiare (art. 144), sede della famiglia. I coniugi scelgono in comune la fissazione della residenza della

famiglia, anteponendo gli interessi di questa agli interessi di ambedue.

La nozione di dimora non è disciplinata dal codice, ma si ricava dalla lettura del capoverso dell’art. 43. si tratta di

dimora il luogo di vacanza estiva, ma non la permanenza di due giorni in albergo.

5 La scomparsa, l’assenza e la presunzione di morte

La disciplina legale della scomparsa, dell’assenza, della dichiarazione di morte presunta (artt. 48-68) fonda il

proprio presupposto normativo su di un dato esclusivo: la mancanza di notizie del soggetto. La persona scompare

quando non se ne hanno più notizie (art. 48). La dichiarazione di assenza, e la dichiarazione di morte presunta, possono

essere richieste trascorsi due anni (ovvero dieci anni per la dichiarazione di morte presunta) dal giorno in cui risale

l’ultima notizia (artt. 49 e 58).

Fondamento, della norma che regola la scomparsa del soggetto (art. 48) è l’ignoranza sull’esistenza della persona: la

sua irreperibilità fisica rileva solamente nella misura in cui si abbia ragione di temere per la sua vita. La persona che

scompare fisicamente è persona che il sistema giuridico può considerare come un soggetto privo di attitudini

all’esercizio della propria capacità giuridica. La ratio della norma è infatti quella di permettere che altri intervenga

nell’esercizio delle attività proprie del soggetto scomparso. La persona che non c’è non può non solo esercitare i propri

diritti, ma forse neppure esserne titolare.

La scomparsa dal domicilio o dalla residenza e la mancanza di notizie non determina conseguenze di carattere

personale.

Il prolungarsi della scomparsa per un periodo di almeno due anni può determinare il ricorso alla dichiarazione di

assenza (art. 49). La quale produce alcuni effetti giuridici sia di natura personale che di natura patrimoniale, anch’essi,

pronunciati dal tribunale su istanza degli interessati. La disciplina dell’assenza, come quella della presunzione di morte,

è dettata principalmente a risolvere il contrasto che si determina, tra gli interessi dei presunti successori e l’assente,

nell’ipotesi che questo ritorni. A questo fine coloro che sarebbero gli eredi legittimi o testamentari dell’assente possono

essere immessi nel possesso temporaneo dei beni di questi; così come i legatari, i donatari e tutti quelli ai quali

spetterebbero diritti dipendenti dalla morte dell’assente possono essere ammessi all’esercizio temporaneo dei diritti

medesimi.

Egualmente, coloro che per effetto della morte sarebbero liberati da obbligazioni nei confronti della persona assente,

possono essere esonerati dall’adempimento (art. 50).

Il coniuge dell’assente può ottenere un assegno alimentare. L’immissione nel possesso temporaneo dei beni conferisce i

poteri di amministrazione dei beni medesimi, di rappresentanza dell’assente e di godimento delle rendite prodotte dai

beni. Il possesso temporaneo ha una funzione principalmente conservativa del patrimonio dell’assente e di attesa del

ritorno di lui: gli atti di disposizione sono compiuti solo per necessità e utilità evidenti riconosciute dal tribunale (art.

54). L’intero istituto dell’assenza dettato sul presupposto del ritorno dell’assente o comunque della prova alla sua

esistenza.

Se essa fosse volontaria e non giustificata, egli perderebbe il diritto di farsi restituire le rendite che gli eredi hanno nel

frattempo fatto proprie. Viceversa, se viene provata la morte, da quel momento viene aperta la successione a favore

degli eredi o legatari.

Diversa prospettiva è quella che la legge prevede per la presunzione di morte. La dichiarazione di morte presunta

viene emessa dal tribunale, su piazza del pubblico ministero o di chiunque vi abbia interesse, dopo dieci anni dal giorno

a cui risale l’ultima notizia.

L’istituto sembra dunque fondarsi sul presupposto del non ritorno dell’assente perché deceduto. La sentenza con cui si

dichiara la morte presunta del soggetto stabilisce carattere di definitività agli atti di attribuzione temporanea, in quanto

produce gli effetti giuridici alla morte fisica della persona, ma non completamente: la disciplina non si riduce alla

considerazione dei diritti che nascono in capo agli eredi, come nell’ipotesi della successione mortis causa. Ed infatti la

posizione dei soggetti, sia gli aventi causa che l’assente, è più complessa. In questo senso si giustifica l’affermazione

del principio contenuto all’art. 69, secondo il quale nessuno è ammesso a reclamare un diritto in nome della persona di

cui si ignora l’esistenza, se non prova che la persona esisteva quando il diritto è nato.

Con la dichiarazione di morte presunta, oltre agli effetti patrimoniali conseguenti l’apertura alla successione, il coniuge

può contrarre nuovo matrimonio (art. 65).

Rimane salva, è vero, la prova dell’esistenza della persona (art. 66); egli recupera i beni nello stato in cui si trovano ed

ha diritto che gli venga corrisposto il prezzo in caso di loro alienazione, ovvero di ottenere i beni nei quali sia stato

investito. Il nuovo matrimonio è nullo. Nel caso sia accertata la morte, avvenuta anche posteriormente alla dichiarazione

di morte presunta, non può procedersi alla dichiarazione di nullità del nuovo matrimonio.

 PERSONA GIURIDICA

Oltre a persone fisiche, e cioè materialmente esistenti, il nostro ordinamento concepisce la figura delle persone

giuridiche, e cioè enti o istituzioni, che sono posti sullo stesso piano delle persone fisiche.

Gli elementi costitutivi delle persone giuridiche sono:

una pluralità di persone;

un patrimonio;

uno scopo;

il riconoscimento da parte dello Stato.

Il patrimonio. Elemento essenziale affinché vi sia la costituzione di una persona giuridica è al presenza del

patrimonio (insieme di rapporti giuridici attivi e passivi), il quale sia staccato e autonomo dal patrimonio della persone

fisiche, che fanno parte di tale organizzazione. Il concetto di autonomia patrimoniale perfetta è riscontrabile nella

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società per azioni, nella quale i soci non sono responsabili dei debiti della società, così come il patrimonio sociale non è

intaccabile dai creditori del singolo socio. Per altri tipi di organizzazioni si usa un concetto intermedio e cioè

l’autonomia patrimoniale imperfetta; nel caso di una società semplice il creditore particolare del socio può chiedere

la liquidazione forzata della quota del debitore, ma solo se i beni del debitore sono insufficienti a soddisfare le pretese

del creditore; nelle associazioni non riconosciute i creditori particolari del singolo socio non possono in alcun modo

intaccare il patrimonio dell’associazione; nel caso di una società in nome collettivo il creditore non può pretendere la

quota sociale del debitore per soddisfarsi, ma se i debiti lo inducono al fallimento, tale quota dovrà essere liquidata.

Queste separazioni parziali tra il patrimonio dei soci e quello della persona giuridica cerca di tutelare in qualche modo

le attività dell’ente dai contraccolpi del creditore particolare dei soci. Comunque anche quando le varie quote vengono

liquidate per soddisfare il debitore, tali quote verranno calcolate al netto dei debiti dell’organizzazione stessa. Ciò vuol

dire che nonostante tutto saranno garantiti i creditori dell’organizzazione.

Lo scopo della persona giuridica, che ne giustifica la nascita e l'attività, dev'essere lecito, ossia non contrario a norme

imperative, al buon costume e all'ordine pubblico, nonché possibile.

Il riconoscimento e i suoi effetti. Il riconoscimento attribuisce all'ente (società, associazioni, fondazioni, e altre

istituzioni di carattere privato) la qualità di persona giuridica (ne fa cioè un soggetto di diritto) conferendogli una

generale capacità di agire. Esso ha la forma del decreto del presidente della Repubblica, o, per gli enti che esercitano la

loro attività nell'ambito regionale, del decreto del presidente della giunta regionale. In vista del riconoscimento la legge

richiede per la costituzione dell'ente una speciale forma scritta, che è l'atto pubblico. Il riconoscimento, attribuendo

all'ente la qualità di persona giuridica, ne fa un centro autonomo di diritti e interessi, distinti da quelli dei singoli

partecipanti. L'autonomia della persona giuridica è patrimoniale e di volontà: con ciò si intende che il suo patrimonio è

distinto da quello dei singoli partecipanti e risponde delle obbligazioni contratte dall'ente in modo esclusivo.

L'autonomia della volontà si esplica invece con le scelte e l'attività posta in essere dall'ente (sia pure per mezzo dei suoi

organi, composti da persone fisiche) in quanto vero e proprio soggetto di diritto; così si potranno creare dei rapporti

giuridici tra una persona giuridica e un'altra, o tra essa e una persona fisica (si pensi, ad es., a un contratto stipulato

dall'associazione e uno dei suoi partecipanti).

Costituzione e pubblicità. L'atto costitutivo è quello con cui i singoli partecipanti esprimono la loro volontà di

dare vita all'ente; si distingue dallo statuto che contiene le norme organizzative dell'ente. Entrambi devono indicare la

denominazione dell'ente, l'indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonché le norme sull'ordinamento e

l'amministrazione. L'atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere norme relative all'estinzione dell'ente e alla

devoluzione del suo patrimonio. Una volta riconosciuta, la persona giuridica dev'essere registrata in un apposito registro

istituito presso ogni Provincia. Questo regime di pubblicità ha la funzione di rendere conoscibile ai terzi tutto ciò che è

inerente all'esistenza e all'organizzazione dell'ente.

Capacità della persona giuridica. Le persone giuridiche hanno piena capacità di agire, esplicata soprattutto

nell'ambito di un'attività di contenuto patrimoniale.

Da chi è rappresentata. La persona giuridica svolge la propria attività per mezzo dei suoi organi, composti da

persone fisiche, che ne attuano la volontà secondo i principi propri della rappresentanza. Essi quindi agiscono in nome e

per conto dell'ente e nel suo interesse: gli effetti dell'attività si riflettono perciò direttamente sull'ente, che sarà

l'esclusivo titolare dei diritti e degli obblighi che ne derivano. Spetta all'atto costitutivo o allo statuto designare coloro

che, tra gli amministratori, hanno anche la rappresentanza e fissare i limiti per l'esercizio di tale potere. Qualora gli atti

posti in essere dagli organi rappresentativi li eccedano, non vincolano l'ente, a condizione però che le limitazioni

risultino iscritte nel registro delle persone giuridiche: l'iscrizione è infatti necessaria per opporle ai terzi, a meno che non

si provi che questi ne erano comunque a conoscenza.

Estinzione . Generalmente l'atto costitutivo o lo statuto prevedono le cause che danno luogo all'estinzione della

persona giuridica (ad es., le clausole di durata che fissano il termine dell'esistenza dell'ente). Altre cause sono: il

raggiungimento dello scopo o la sua sopravvenuta impossibilità e per le associazioni la mancanza totale (per morte,

recesso, esclusione) degli associati, nonché la deliberazione assembleare di scioglimento; l'estinzione è dichiarata

dall'autorità governativa su istanza di qualunque interessato o anche d'ufficio.

Le persone giuridiche private sono regolate esclusivamente da norme di diritto privato; si dividono in:

a) società cc 2247, che hanno come scopo lo svolgimento di attività economiche, specificamente regolate dal codice

civile;

b) enti che non hanno come scopo lo svolgimento di attività economiche e che si distinguono in:

associazioni (dette anche corporazioni) e fondazioni, caratterizzate ciascuna dalla diversa importanza che nella loro

organizzazione assumono gli elementi costitutivi.

Le associazioni sono enti a struttura corporativa ed hanno essenzialmente finalità culturali, religiose o politiche,

sindacali, sportive. Se lo scopo di tale unione è lucrativo o mutualistico, tali enti vengono denominati società. Se lo

scopo , invece, comporta un soddisfacimento di un bisogno economico dei partecipanti attraverso il compito di un’opera

o la prestazione di un servizio tale ente prende il nome di consorzio. Le associazioni sono organizzazioni collettive

composte da una pluralità di individui, che perseguono uno scopo diverso dall’esercizio di un’attività commerciale.

Nasce dall’accordo di tali persone e per effetto di un atto costitutivo, le quali, inoltre, stabiliscono le regole e i

meccanismi di funzionamento dell’associazione in uno statuto. Le associazioni più importanti sono i sindacati e i partiti

politici. Nel nostro ordinamento giuridico vi sono 2 tipologie di associazioni quelle riconosciute e quelle non

riconosciute. Le prime sono riconosciute con un decreto del capo dello stato o del presidente della giunta regionale. Il

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riconoscimento non è un presupposto per l’efficacia giuridica dell’ente, ma solo per conferirgli la personalità giuridica,

intesa come autonomia patrimoniale perfetta. Ciò vuol dire che per ogni associazione non riconosciuta ogni

responsabilità cade sull’individuo che ha agito nel nome dell’associazione. In alcuni casi il riconoscimento può essere

negato, e soprattutto quando tenuto conto dell’ampiezza delle attività svolte dall’associazione, il patrimonio risulta

insufficiente per garantire le pretese dei creditori. Una volta acquisito il riconoscimento l’associazione sarà sottoposta

ad un controllo amministrativo da parte degli organi governativi, infatti non si potranno fare modifiche allo statuto, non

potranno essere acquistati beni se non sotto l’approvazione e l’autorizzazione delle autorità amministrative, ed anche i

principali atti della vita dell’associazione saranno soggetti a pubblicità. Tutto ciò per garantire una maggiore efficacia e

trasparenza delle attività dell’associazione e la possibilità che atti vengano approvati a condizioni svantaggiose per

l’ente. La capacità giuridica è un elemento caratterizzante delle associazioni, ma trova una limitazione

nell’acquisizione di alcuni beni, come abbiamo detto le associazioni riconosciute hanno bisogno dell’autorizzazione da

parte delle autorità preposte, per tali acquisti, ma anche per accettare donazioni o eredità vale la stessa procedura, tutto

ciò per garantire che ingenti patrimoni non si accumulino che non si propongono scopi produttivi. Così come le

associazioni non riconosciute, pur non avendo autonomia patrimoniale perfetta, sono sottoposte a simili controlli per

l’accettazione di lasciti testamentari o donazioni e godere di un’autorizzazione per l’acquisizione di beni. Il fondo delle

associazioni è costituito dai contributi degli associati e dai beni dell’associazione. Tale fondo è proprietà

dell’associazione e non dei consociati, così come non hanno diritto ad una liquidazione qualora l’associato sia receduto

o sia stato espulso dall’associazione. Il patrimonio sociale dell’associazione è distinto rispetto a quello del singolo

associato, tanto nelle associazioni riconosciute tanto in quelle non riconosciute. Gli organi dell’associazione sono:

l’assemblea degli associati che delibera a maggioranza. Nell’ordinamento interno sono poi regolate le disposizioni per

la convocazione dei membri, le presenze per convalidare la costituzione dell’associazione e le maggioranze necessarie

per le delibere. Tale controllo è necessario da parte del potere giudiziario per la tutela dei singoli soci, ma non è un

controllo sull’orientamento dell’attività dell’associazione, ma sulla conformità della legge, dell’atto costitutivo e dello

statuto(controllo di legalità). Ogni associazione è aperta all’adesione di altri individui, basti che abbiano requisiti

specifici, spesso indicati nello statuto. Però non tutti i terzi che abbiano determinanti requisiti sono ammessi.

L’associato non può recedere dall’associazione se ha assunto l’obbligo di farne parte per un tempo determinato. È nullo

invece l’obbligo di partecipare all’associazione a vita, ciò per tutelare la liberta dell’individuo. L’associato potrà

recedere quando vi sia un impegno valido e per giusta causa ( per es. il dissenso per l’avvenuta modifica dello statuto).

L’esclusione avviene solo se vi siano motivi gravi (mancanza di uno dei requisiti previsti, mancato pagamento di una

quota ecc.) e dovrà essere motivata. L’atto di esclusione potrà essere impugnato di fronte l’autorità giudiziaria per abuso

di potere o per violazioni di regole legali o dell’atto statutario o insussistenza dei fatti prodotti nella motivazione.

L’annullamento di un atto di esclusione può venir pronunciato quando la deliberazione ha un carattere discriminatorio o

manifestamente iniquo. Un’associazione si estingue o quando è espressamente citato nell’atto costitutivo e nello statuto

o quando lo scopo è raggiunto o quando è irraggiungibile o quando vengono a mancare tutti i consociati, inoltre

l’estinzione, può essere approvata da una delibera in assemblea con il voto di almeno ¾ degli associati. In tale momento

l’associazione non è ancora estinta, ma è in liquidazione, in questa fase non si possono fare altre operazioni, ma si

devono definire i rapporti pendenti. Si pagano i creditori, i beni sono devoluti secondo le indicazioni dell’atto

costitutivo o dello statuto o secondo le deliberazioni dell’assemblea, in mancanza di un’indicazione l’autorità

governativa devolverà i beni ad altri enti con fini analoghi. Finita la liquidazione, l’associazione cessa di esistere, si

estingue.

La fondazione è un ente creato da uno o più fondatori per attuare la destinazione di un patrimonio a un determinato

scopo, che può essere di natura scientifica, assistenziale o culturale. La fondazione esegue finalità esterne

predeterminate dal fondatore e che sono pressoché immutabili. Tale istituto si costituisce per mezzo di un atto pubblico

o di un testamento. Tali atti devono contenere la denominazione dell’ente, lo scopo, il patrimonio, la sede e le norme

che regolano e amministrano l’ente. Anche per la fondazione vi è la differenza tra riconosciuta e non riconosciuta e tale

caratteristica si acquista similmente come le associazioni ed ha lo stesso effetto. Per quanto riguarda la capacità di agire

e soprattutto nell’atto di acquisto anche le fondazioni hanno gli stessi limiti delle associazioni. Infine per qualunque atto

importante della vita della fondazione è prevista l’iscrizione ai pubblici registri. Gli amministratori di tali enti sono

nominati con criteri espressi nell’atto di fondazione, se ciò non è previsto vengono nominati dall’autorità

amministrativa. In tal modo si controlla l’effettiva e regolare attività dell’ente. Esistono casi in cui lo scopo della

fondazione si esaurisce o diventa impossibile o di scarsa utilità o il patrimonio diviene insufficiente, allora l’autorità

amministrativa può trasformare la fondazione allontanandosi, però, il meno possibile dallo scopo originario. Nel caso

specifico in cui il patrimonio diventi insufficiente per raggiungere un determinato scopo, invece, l’autorità assume il

provvedimento della fusione, accorpando con altre fondazioni aventi lo stesso scopo. Tale procedura non è possibile

quando tali fatti sono indicati nell’atto costitutivo come causa di estinzione. La fondazione si estingue per cause

previste nell’atto costitutivo, o quando lo scopo è raggiunto o impossibile e l’autorità non provvede alla trasformazione.

Per la liquidazione valgono le stesse procedure applicabile alle associazioni.

I comitati sono gruppi di persone che raccolgono presso terzi fondi destinati ad uno scopo annunciato, tale scopo

costituisce un vincolo di destinazione, rispetto ai fondi raccolti e che i componenti del comitato non possono

modificare. Il comitato è un ente senza personalità giuridica, se ottiene tale caratteristica diventa una vera e propria

fondazione. In assenza del riconoscimento, e quindi il beneficio dell’autonomia patrimoniale perfetta, per le

obbligazioni assunte risponde sia il fondo sia i componenti del comitato in maniera solidale. I fondi però hanno una

certa autonomia perché non appartengono a chi li ha offerti (oblatori) e neppure ai componenti del comitato. Comunque

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la responsabilità grava non sugli oblatori, ma sui componenti del comitato, gli oblatori dovranno semplicemente

effettuare i versamenti promessi. Le attività dei comitati e la corretta destinazione dei fondi viene controllata

dall’autorità amministrativa in maniera analoga alle norme previste per le fondazioni riconosciute.

I DIRITTI REALI E IL POSSESSO

I NTRODUZIONE

I diritti reali (dal latino res = cosa) sono diritti sulle cose, che attribuiscono al loro titolare il potere di trarne utilità. Il

potere sulla cosa che deriva dalla titolarità di un diritto reale può essere pieno ed esclusivo, come nel caso della

proprietà, oppure limitato, come nel caso della servitù di passaggio (diritto di un proprietario di un fondo di passare su

quello del vicino). I diritti reali sono detti assoluti, nel senso che essi possono essere fatti valere nei confronti di tutti

(erga omnes),a differenza dei diritti di credito, che si fanno valere nei confronti di chi è debitore e che per questa

ragione sono definiti diritti relativi. Oltre al diritto reale rappresentato dalla proprietà, vi sono due gruppi di diritti reali

(detti diritti reali su cosa altrui), rispettivamente di godimento e di garanzia. I primi consentono di trarre dalla cosa

soltanto definite e limitate utilità, e sono: l'usufrutto, l'uso, l'abitazione, la superficie,la servitù, l'enfitèusi. I diritti reali

di garanzia attribuiscono al titolare il potere di soddisfarsi sulla cosa posta a garanzia del proprio credito, con preferenza

rispetto agli altri creditori e sono: il pegno e l'ipoteca. A differenza dei diritti reali che sono situazioni di diritto, il

possesso è il potere di fatto su di una cosa, che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio del diritto di

proprietà o ad altro diritto reale cc 1140; è possibile possedere direttamente, ma anche per il tramite di un altro soggetto,

che si qualifica come semplice detentore  I beni

cc 810 In senso giuridico è definito bene qualunque cosa possa costituire oggetto di diritti. Per essere definiti tali i

beni devono essere cose appropriabili che abbiano un valore di scambio o un mero valore morale. Le cose che non

sono suscettibili di appropriazione esclusiva (come l'aria, l'acqua del mare, il calore solare) non sono oggetto di

diritto e non rientrano, pertanto, nella definizione giuridica di beni. Oltre alle cose in senso fisico, oggetto di diritti

possono essere le attività dell'uomo, le creazioni intellettuali, l'energia, gli aspetti della personalità. I beni si

9 possono classificare in diverse categorie. La distinzione più comune divide i beni a seconda della loro natura o

della loro titolarità. Secondo la loro natura essi si classificano in:

a) beni corporali e incorporali: i primi sono tutte le cose dotate di materialità, che si percepiscono con i sensi; i

secondi sono i beni che possono essere percepiti con il pensiero come le opere dell'ingegno, le invenzioni industriali, le

opere letterarie;

b) beni fungibili e infungibili: sono fungibili i beni che possono essere misurati, pesati, numerati e che, essendo

cose generiche, possono essere scambiate con altre dello stesso tipo (ad es., il denaro); sono infungibili le cose

individualizzate e diversificate, che non possono essere sostituite con altre;

c) beni consumabili e inconsumabili: i primi non sono suscettibili di uso continuativo o ripetuto (i

commestibili, le bevande, il carbone). Rientra in questa categoria anche il denaro perché per utilizzarlo occorre

spenderlo. Inconsumabili sono le cose che possono essere utilizzate ripetutamente anche se con l'uso si deteriorano. Le

cose consumabili non possono essere oggetto di usufrutto che presuppone il godimento della cosa;

d) beni divisibili e indivisibili: sono divisibili tutte le cose che possono essere scomposte in parti omogenee non

compromettendo l'uso a cui era destinata la cosa intera (un fondo, un edificio, il denaro); indivisibili tutte le altre. La

volontà delle parti o la legge può considerare indivisibile un bene che in realtà non lo è (le parti comuni di un edificio in

un condominio, i diritti di servitù, di pegno e di ipoteca);

e) beni mobili e immobili: sono immobili il suolo e tutte le cose a esso incorporate sia per coesione organica

(alberi) sia per coesione inorganica (costruzioni); lo sono anche i mulini, i bagni e gli edifici galleggianti

permanentemente uniti alla riva o all'alveo del fiume. Sono mobili tutti gli altri beni, cioè generalmente tutti quei beni

che si possono trasportare da un luogo a un altro. I contratti che hanno per oggetto il trasferimento di beni immobili o la

costituzione di diritti reali su di essi richiedono la forma scritta e sono soggetti a trascrizione per essere opponibili ai

terzi. La stessa disciplina si applica per beni mobili iscritti in pubblici registri (navi, aeromobili e altri veicoli). Per i

beni mobili, soggetti a più frequenti e rapidi trasferimenti, è sufficiente essere possessori in buona fede, in virtù di un

titolo idoneo a trasferire la proprietà, per poter opporre a chiunque l'avvenuto acquisto del bene. I beni sono inoltre

.

classificabili in base alla titolarità: in questo senso si distingue tra beni privati e beni pubblici

CLASSIFICAZIONE DEI BENI

in base alla natura a. corporali/incorporali

b. fungibili/infungibili

c. consumabili/ inconsumabili

d. divisibili/indivisibili

e. mobili/immobili

in base alla

titolarità privati

pubblici demaniali

patrimoniali indisponibili I DIRITTI REALI

Sono anche detti diritti soggettivi, tale concetto indica un’insieme di pretese, facoltà, immunità e poteri riconosciuti al

singolo per soddisfare i propri interessi. I diritti soggettivi si differenziano in diritti relativi che sono quei diritti o

pretese che si possono far valere nei confronti di una o più persone determinate, i diritti assoluti, invece, assolvono la

possibilità di far valere le proprie pretese nei confronti di una moltitudine di gente, vi sono anche i diritti della

personalità (diritto alla vita, al nome, all’onore e i diritti derivati dai vincoli familiari), e i diritti patrimoniali quelli che

per contenuto hanno un’utilità economica. I diritti patrimoniali, a sua volta, si dividono in diritti patrimoniali assoluti

che sono anche detti diritti reali e sulle opere dell’ingegno (diritto di proprietà e altri diritti sulle cose) e diritti

patrimoniali relativi che sono i diritti di credito o diritti personali e i rapporti che producono sono detti obbligatori

(obbligazioni). Importantissimi sono i diritti reali che è il diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche

legalmente garantite, corrispettivo di tale diritto è il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o turbarne

l’esercizio. Fra i diritti reali il diritto di proprietà ha una posizione di predominio ed è quel diritto che consente di

godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti regolati dall’ordinamento. Altri diritti reali sono i

diritti reali di godimento: l’usufrutto consente di usare la cosa altrui e trarne i rispettivi frutti, rispettandone la

destinazione economica; l’uso, analogo all’usufrutto, consente di utilizzare la cosa e trarne frutti, solo per se e la propria

famiglia; l’abitazione è il diritto che consente di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della propria

famiglia; la superficie consente di usare il suolo altrui per una costruzione; la servitù prediale peso imposto su un fondo

per l’utilità di un’altro fondo con diverso proprietario; l’enfiteusi diritto di utilizzare un fondo e farne propri i frutti con

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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Cambria Cinzia.

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