Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

la responsabilità grava non sugli oblatori, ma sui componenti del comitato, gli oblatori dovranno semplicemente

effettuare i versamenti promessi. Le attività dei comitati e la corretta destinazione dei fondi viene controllata

dall’autorità amministrativa in maniera analoga alle norme previste per le fondazioni riconosciute.

I DIRITTI REALI E IL POSSESSO

I NTRODUZIONE

I diritti reali (dal latino res = cosa) sono diritti sulle cose, che attribuiscono al loro titolare il potere di trarne utilità. Il

potere sulla cosa che deriva dalla titolarità di un diritto reale può essere pieno ed esclusivo, come nel caso della

proprietà, oppure limitato, come nel caso della servitù di passaggio (diritto di un proprietario di un fondo di passare su

quello del vicino). I diritti reali sono detti assoluti, nel senso che essi possono essere fatti valere nei confronti di tutti

(erga omnes),a differenza dei diritti di credito, che si fanno valere nei confronti di chi è debitore e che per questa

ragione sono definiti diritti relativi. Oltre al diritto reale rappresentato dalla proprietà, vi sono due gruppi di diritti reali

(detti diritti reali su cosa altrui), rispettivamente di godimento e di garanzia. I primi consentono di trarre dalla cosa

soltanto definite e limitate utilità, e sono: l'usufrutto, l'uso, l'abitazione, la superficie,la servitù, l'enfitèusi. I diritti reali

di garanzia attribuiscono al titolare il potere di soddisfarsi sulla cosa posta a garanzia del proprio credito, con preferenza

rispetto agli altri creditori e sono: il pegno e l'ipoteca. A differenza dei diritti reali che sono situazioni di diritto, il

possesso è il potere di fatto su di una cosa, che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio del diritto di

proprietà o ad altro diritto reale cc 1140; è possibile possedere direttamente, ma anche per il tramite di un altro soggetto,

che si qualifica come semplice detentore  I beni

cc 810 In senso giuridico è definito bene qualunque cosa possa costituire oggetto di diritti. Per essere definiti tali i

beni devono essere cose appropriabili che abbiano un valore di scambio o un mero valore morale. Le cose che non

sono suscettibili di appropriazione esclusiva (come l'aria, l'acqua del mare, il calore solare) non sono oggetto di

diritto e non rientrano, pertanto, nella definizione giuridica di beni. Oltre alle cose in senso fisico, oggetto di diritti

possono essere le attività dell'uomo, le creazioni intellettuali, l'energia, gli aspetti della personalità. I beni si

9 possono classificare in diverse categorie. La distinzione più comune divide i beni a seconda della loro natura o

della loro titolarità. Secondo la loro natura essi si classificano in:

a) beni corporali e incorporali: i primi sono tutte le cose dotate di materialità, che si percepiscono con i sensi; i

secondi sono i beni che possono essere percepiti con il pensiero come le opere dell'ingegno, le invenzioni industriali, le

opere letterarie;

b) beni fungibili e infungibili: sono fungibili i beni che possono essere misurati, pesati, numerati e che, essendo

cose generiche, possono essere scambiate con altre dello stesso tipo (ad es., il denaro); sono infungibili le cose

individualizzate e diversificate, che non possono essere sostituite con altre;

c) beni consumabili e inconsumabili: i primi non sono suscettibili di uso continuativo o ripetuto (i

commestibili, le bevande, il carbone). Rientra in questa categoria anche il denaro perché per utilizzarlo occorre

spenderlo. Inconsumabili sono le cose che possono essere utilizzate ripetutamente anche se con l'uso si deteriorano. Le

cose consumabili non possono essere oggetto di usufrutto che presuppone il godimento della cosa;

d) beni divisibili e indivisibili: sono divisibili tutte le cose che possono essere scomposte in parti omogenee non

compromettendo l'uso a cui era destinata la cosa intera (un fondo, un edificio, il denaro); indivisibili tutte le altre. La

volontà delle parti o la legge può considerare indivisibile un bene che in realtà non lo è (le parti comuni di un edificio in

un condominio, i diritti di servitù, di pegno e di ipoteca);

e) beni mobili e immobili: sono immobili il suolo e tutte le cose a esso incorporate sia per coesione organica

(alberi) sia per coesione inorganica (costruzioni); lo sono anche i mulini, i bagni e gli edifici galleggianti

permanentemente uniti alla riva o all'alveo del fiume. Sono mobili tutti gli altri beni, cioè generalmente tutti quei beni

che si possono trasportare da un luogo a un altro. I contratti che hanno per oggetto il trasferimento di beni immobili o la

costituzione di diritti reali su di essi richiedono la forma scritta e sono soggetti a trascrizione per essere opponibili ai

terzi. La stessa disciplina si applica per beni mobili iscritti in pubblici registri (navi, aeromobili e altri veicoli). Per i

beni mobili, soggetti a più frequenti e rapidi trasferimenti, è sufficiente essere possessori in buona fede, in virtù di un

titolo idoneo a trasferire la proprietà, per poter opporre a chiunque l'avvenuto acquisto del bene. I beni sono inoltre

.

classificabili in base alla titolarità: in questo senso si distingue tra beni privati e beni pubblici

CLASSIFICAZIONE DEI BENI

in base alla natura a. corporali/incorporali

b. fungibili/infungibili

c. consumabili/ inconsumabili

d. divisibili/indivisibili

e. mobili/immobili

in base alla

titolarità privati

pubblici demaniali

patrimoniali indisponibili I DIRITTI REALI

Sono anche detti diritti soggettivi, tale concetto indica un’insieme di pretese, facoltà, immunità e poteri riconosciuti al

singolo per soddisfare i propri interessi. I diritti soggettivi si differenziano in diritti relativi che sono quei diritti o

pretese che si possono far valere nei confronti di una o più persone determinate, i diritti assoluti, invece, assolvono la

possibilità di far valere le proprie pretese nei confronti di una moltitudine di gente, vi sono anche i diritti della

personalità (diritto alla vita, al nome, all’onore e i diritti derivati dai vincoli familiari), e i diritti patrimoniali quelli che

per contenuto hanno un’utilità economica. I diritti patrimoniali, a sua volta, si dividono in diritti patrimoniali assoluti

che sono anche detti diritti reali e sulle opere dell’ingegno (diritto di proprietà e altri diritti sulle cose) e diritti

patrimoniali relativi che sono i diritti di credito o diritti personali e i rapporti che producono sono detti obbligatori

(obbligazioni). Importantissimi sono i diritti reali che è il diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche

legalmente garantite, corrispettivo di tale diritto è il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o turbarne

l’esercizio. Fra i diritti reali il diritto di proprietà ha una posizione di predominio ed è quel diritto che consente di

godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti regolati dall’ordinamento. Altri diritti reali sono i

diritti reali di godimento: l’usufrutto consente di usare la cosa altrui e trarne i rispettivi frutti, rispettandone la

destinazione economica; l’uso, analogo all’usufrutto, consente di utilizzare la cosa e trarne frutti, solo per se e la propria

famiglia; l’abitazione è il diritto che consente di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della propria

famiglia; la superficie consente di usare il suolo altrui per una costruzione; la servitù prediale peso imposto su un fondo

per l’utilità di un’altro fondo con diverso proprietario; l’enfiteusi diritto di utilizzare un fondo e farne propri i frutti con

10

l’obbligo di migliorare il fondo stesso. Inoltre vi sono i diritti reali di garanzia il pegno che ha per oggetto i beni

mobili non iscritti ai pubblici registri e l’ipoteca che ha come oggetto i beni immobili o comunque i beni iscritti nei

pubblici registri. Tali diritti garantiscono il soddisfacimento del creditore, con preferenze rispetto agli altri creditori, nei

confronti dei loro debitori. Vi sono anche i diritti di credito che attribuiscono al creditore la pretesa di esigere la

prestazione da una o più persone determinate. Tale rapporto si chiama obbligazione.

L’oggetto del diritto di credito è la prestazione che può essere positiva e consta di un’azione o negativa ed equivale ad

un’astensione. Il contenuto dell’obbligazione può essere il più vario, basti che sia suscettibile di valutazione economica,

di prestazione a carattere patrimoniale ed entro i limiti che non offendano i principi della morale e del buon costume.

Tale rapporto obbligatorio stipulato tra il creditore e il debitore non ha una struttura semplice, infatti vi sono dei diritti e

doveri complementari da entrambe le parti per adempiere effettivamente all’obbligazione. Infatti al debitore è imposto

di comportarsi secondo regole di correttezza e rispetto, di protezione, di informazione ecc., così come il creditore ha

l’obbligo di cooperare affinché sia agevolato l’adempimento dell’obbligazione. Se un’obbligazione non viene effettuata

dal debitore il creditore può rivolgersi alle autorità giuridiche, perché gli procurino coattivamente ciò che gli spetta. Tale

potere che garantisce il diritto di credito è l’azione. Se invece non esiste alcuna causa e la prestazione viene eseguita

comunque, questa sarebbe ingiustificata e chi l’avesse ricevuta dovrebbe restituirla o comunque restituirne il valore. Nei

casi di obbligazioni imperfette, invece, non esiste l’azione nei confronti dei debitori, ma se comunque il soggetto

passivo estingue il debito il creditore non ha l’obbligo di restituirlo (debiti di gioco). La distinzione fra i diritti reali e i

diritti di credito consiste nella differenza che l’oggetto dei diritti reali sono tutte le cose, il titolare di tale diritto lo

esercita direttamente ed è solo necessario che la generalità dei terzi si astenga dal frapporgli ostacoli. Il diritto reale è in

relazione con la cosa, aderisce ad essa e la segue presso chiunque (diritto di seguito). Per quanto riguarda i diritti di

credito l’oggetto è una prestazione del debitore, tale azione può essere positiva (pagare una somma, svolgere un lavoro)

o negativa (astenersi dal fare concorrenza). Lo strumento con il quale viene soddisfatto il diritto di credito è

l’obbligazione. Tale diritto segue solo ed esclusivamente il debitore, e non come i diritti reali la generalità dei terzi.

La proprietà

La disciplina della proprietà è contenuta nella Costituzione, nel codice civile e in numerose leggi speciali. La

Costituzione art. 42 stabilisce che «la proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o

a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e

i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei

casi prevedibili dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale». Il codice civile 832

afferma invece che la proprietà è il diritto di «godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e

con osservanza degli obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico».

11

1. Permanenza ed estensione del diritto. Il proprietario può anche, per lungo tempo, non esercitare i diritti

inerenti all'essere titolare di un bene, senza con ciò perderne la proprietà; l'omesso esercizio lo espone però al rischio

che altri si impossessi del bene e ne acquisti la proprietà per usucapione. La proprietà fondiaria si estende, oltre che ai

confini del fondo, anche al sottosuolo con tutto ciò che vi è contenuto (a eccezione delle acque pubbliche, miniere,

giacimenti di gas naturale, beni archeologici e di interesse storico) consentendo al proprietario di realizzare qualsiasi

escavazione che non danneggi il vicino; egli non può, inoltre, opporsi a quelle attività di terzi che si svolgano a tale

profondità nel sottosuolo e a tale altezza nello spazio che egli non abbia interesse a escluderle.

Modi di acquisto . Il codice civile 922 distingue due modi di acquisto della proprietà: a titolo originario e a titolo

derivativo. Sono modi di acquisto a titolo originario (che non determinano il trasferimento del diritto dal proprietario ad

un altro soggetto): l'occupazione, l'invenzione, l'accessione, la specificazione, l'unione e commistione, l'usucapione. A

titolo derivativo la proprietà si acquista per effetto di contratti e per successione ereditaria; il proprietario che trasferisce

il diritto è definito dante causa, l'acquirente del diritto è detto successore o avente causa.

1. Occupazione. cc 923 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà, operante esclusivamente per i beni

mobili, che consiste nell'impossessarsi di una cosa che non sia mai stata di proprietà di nessuno oppure volutamente

abbandonata dal proprietario, volontarietà essenziale per distinguere le cose abbandonate da quelle smarrite. Oggi,L 968

27/12/1977 la fauna selvatica fa parte del patrimonio indisponibile dello Stato, ma non essendo stata abolita la caccia

alcune specie consentite sono ancora appropriabili da parte del cacciatore.

2. Invenzione. cc da 927 a 931 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà di un bene mobile che sia

stato smarrito da un terzo. Chi lo rinviene è tenuto a restituirlo al proprietario nell'ipotesi che conosca la persona alla

quale la cosa appartiene; diversamente deve consegnarla senza ritardo al sindaco del Comune dov'è avvenuto il

ritrovamento. Se entro 1 anno non si presenta il proprietario, il ritrovatore acquista la proprietà della cosa smarrita.

Nell'eventualità che il proprietario della cosa smarrita si presenti per la restituzione, questi è tenuto a pagare un premio

al ritrovatore nella misura del 10% del valore della cosa rinvenuta.

3. Accessione. cc da 934 a 938 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà in forza del quale qualsiasi

piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di quest'ultimo, salvo che la

legge o l'accordo delle parti prevedano diversamente. Il codice civile prevede un'eccezione importante a tale principio,

quella della cosiddetta accessione invertita, in cui non è il proprietario del suolo ad acquistare il manufatto, ma è il

proprietario dell'opera che acquista la proprietà del suolo ove essa si trova. Perché l'accessione invertita abbia luogo

occorre che: l'occupazione del fondo sia avvenuta in buona fede, senza che il proprietario del suolo abbia proposto

opposizione. L'accessione di cosa immobile a cosa immobile si verifica nelle ipotesi di alluvione, abbandono

dell'àlveo e avulsione.

4. Specificazione . cc 940 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà, che si ha quando un soggetto

adopera una materia che non gli appartiene per formare una nuova cosa, che diviene di sua proprietà (ad es., quando uno

scultore realizza una statua con marmo altrui ne diviene proprietario ma deve pagare il prezzo della materia al legittimo

proprietario).

5. Unione e commistione. cc 939 Costituiscono un modo di acquisto a titolo originario della proprietà.

Propriamente, il termine unione è utilizzato quando si tratta del congiungimento di due cose che non perdono la loro

individualità pur risultando inseparabili (ad es., l'incastonamento di una gemma in un anello); commistione si riferisce

invece alla mescolanza di solidi che diventano non più distinguibili tra loro (come succede quando in un unico

contenitore vengono versati sacchi di grano appartenenti a distinti proprietari).

Limiti . Il godimento della cosa e la facoltà di disporne non sono assoluti, ma sottoposti a limiti che vengono,

solitamente, distinti in limiti pubblici e privati.

1. Limiti pubblici. I limiti posti nell'interesse pubblico tendono a crescere anche in considerazione dell'accentuata

necessità di proteggere meglio il territorio, le acque, i boschi; tra di essi sono da menzionare, oltre alle requisizioni e

agli ammassi, le distanze legali da strade, autostrade, ferrovie e cimiteri, nonché le imposizioni sui fondi per assicurare

certe utilità alla pubblica amministrazione, quali il passaggio di linee telefoniche ed elettriche, i vincoli forestali e

idrogeologici. Ulteriori limiti sono costituiti dalle norme poste a tutela dei beni di interesse storico e artistico. Sempre

nell'ambito della imposizione di limiti posti nell'interesse pubblico, lo Stato per attuare opere pubbliche o razionalizzare

lo sfruttamento del suolo può talvolta ricorrere all'espropriazione, ossia al trasferimento obbligatorio dei beni in

proprietà a privati a favore di enti pubblici quali, ad es., Regioni, Province, amministrazioni statali. L'espropriazione

comporta per chi la subisce il diritto a un indennizzo.

2. Limiti privati. I limiti alla proprietà posti nell'interesse privato tendono essenzialmente a regolare i rapporti tra

proprietà vicine: sono quelli relativi all'accesso al fondo da parte del vicino, alle distanze nelle costruzioni e

piantagioni, alle luci e vedute, allo stillicidio. Particolare rilevanza hanno i limiti concernenti le immissioni e quelli che

comportano il divieto degli atti di emulazione: il proprietario non può immettere sul fondo del vicino fumo, calore,

rumori e gas che superino la normale tollerabilità, la quale viene valutata in considerazione dei luoghi e delle situazioni

ove le immissioni hanno luogo. Il divieto degli atti di emulazione si sostanzia nell'impossibilità per il proprietario di

porre in essere comportamenti unicamente finalizzati a nuocere e molestare terzi.

Tutela della proprietà: azioni petitorie. A difesa della proprietà, il codice civile disciplina le azioni petitorie,

volte ad accertare chi sia l'effettivo titolare del diritto di proprietà o di un diritto reale su di un bene.

12

1. Azione di rivendicazione. cc 948 È l'azione più importante e consente al proprietario di un bene che non sia in

possesso del medesimo di chiederne la restituzione a colui che ne abbia la disponibilità. È necessario provare davanti

all'autorità giudiziaria la titolarità del diritto di proprietà.

2. Azione negatoria. cc 949 Mediante tale azione il proprietario che subisce molestie o turbative da parte di terzi,

che teme di subire un qualsiasi pregiudizio riguardante il suo diritto di proprietà, può chiedere all'autorità giudiziaria

una sentenza che accerti l'inesistenza dei diritti che i terzi vantano sul suo bene e faccia cessare le eventuali turbative o

molestie. Questa azione, a differenza di quella di rivendicazione, non è indirizzata a dimostrare l'esistenza del diritto di

proprietà in capo a chi la propone, bensì più limitatamente ad accertare che il diritto di proprietà vantato è

incondizionato, cioè libero da qualsiasi obbligo nei confronti dei terzi.

3. Azione di regolamento di confini. cc 950 Questa azione consente di stabilire, con l'intervento del giudice, il

confine tra due fondi adiacenti quando vi sia incertezza sulla demarcazione tra i due immobili. Entrambe le parti

confinanti hanno l'onere di provare la rispettiva estensione del loro diritto; tale prova può essere fornita con ogni mezzo.

4. Azione per apposizione di termini. cc 951 Si ricorre a questa azione quando il confine esistente tra due fondi

sia certo e individuato, però manchino o siano divenuti irriconoscibili i termini, cioè quei segni di pietra o di altro

materiale che vengono normalmente apposti sulla linea di confine per separare fisicamente i due immobili contigui.

 La comunione

È la situazione in cui più soggetti sono titolari di un medesimo diritto reale sullo stesso bene. Qualora il diritto in

questione sia quello di proprietà si parla di comproprietà e i titolari sono denominati condòmini; mentre nel caso di

comunione di altri diritti reali i titolari sono definiti comunisti. La misura del diritto di ciascun comproprietario è

quantificabile e rappresentata dalla quota (ad es., se il bene in comunione è costituito da un fondo che produce frutti e

un soggetto è titolare di una quota pari a un terzo, a questi spetterà un terzo dei frutti prodotti).

1. Origini. La comunione sorge a seguito di contratto, di successione ereditaria e per legge in certi casi particolari,

quali, ad es., la comunione delle parti comuni di un edificio (scale, tetto ecc.) o del muro su confine (comunione

forzosa). Se l'atto in forza del quale è sorta la comunione non dispone diversamente, i partecipanti cc 1102 possono

servirsi della cosa comune a condizione di non alterarne la destinazione, né impedire agli altri partecipanti alla

comunione di farne un uso conforme al loro diritto.

2. Spese e amministrazione. Ciascuno partecipa alle spese in proporzione delle rispettive quote, che possono

essere vendute o ipotecate. Per le decisioni relative all'amministrazione e alla conservazione del bene occorre la volontà

favorevole della maggioranza dei partecipanti, calcolata non secondo criterio numerico, ma sulla base del valore delle

quote cc 1105. L'alienazione del bene comune richiede il consenso di tutti i partecipanti. Le decisioni della maggioranza

possono essere impugnate dinanzi al giudice dal comunista dissenziente.

3. Scioglimento . La comunione si scioglie con la divisione, che può essere domandata da qualunque

compartecipante cc 1111. La divisione può farsi sulla base dell'accordo degli interessati o, in mancanza di esso, dal

giudice.

Il condominio. Tipo di comunione avente per oggetto un edificio. Ogni condòmino ha la proprietà esclusiva di uno o

più appartamenti, mentre alcune parti dell'edificio, quali, ad es., il suolo su cui esso sorge, le fondazioni, le scale, i muri

maestri, il tetto e il cortile appartengono in comunione ai diversi condòmini. Questi ultimi hanno sulle parti comuni un

diritto di quota, proporzionale al valore delle loro proprietà ed espresso in millesimi cc 1117. Il diritto di quota è

inseparabile dalla proprietà dell'appartamento e la comunione delle parti comuni non può essere sciolta su richiesta dei

condòmini.

1. Uso e amministrazione delle parti comuni. Per quanto concerne l'uso e l'amministrazione delle parti

comuni sono previsti due organi: l'assemblea e l'amministratore. Ogni condòmino cc 1102 può servirsi delle parti

comuni se non ne altera la destinazione e non impedisce agli altri condòmini di farne lo stesso uso secondo il loro

diritto. Può anche apportare a proprie spese delle modificazioni che migliorino il godimento del bene. Non può però

estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri, se non per usucapione (20 anni di palese uso esclusivo).

Altra norma basilare cc 1122 è quella che vieta al condòmino di eseguire nella sua proprietà opere che rechino danno

alle parti comuni. In deroga alla regola secondo cui tutte le innovazioni della cosa comune devono essere adottate con

un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell'edificio, la

legge dispone che per le innovazioni relative all'adozione di sistemi di riscaldamento l'assemblea di condominio decide

a maggioranza. Più in generale, gli interventi di recupero relativi a un unico immobile composto da più unità

immobiliari possono essere disposti dalla maggioranza dei condòmini che comunque rappresenti almeno la metà del

valore dell'edificio.

a) Controversie fra condòmini. Devono essere discusse e risolte dall'assemblea del condominio, che vota le

decisioni a maggioranza assoluta dei presenti, i quali devono rappresentare almeno la metà più uno dei millesimi totali.

Se la delibera non viene accettata da uno o più dei condòmini in disaccordo la discussione deve essere portata davanti al

giudice civile con l'ausilio di un avvocato  La multiproprietà

È un particolare investimento in beni durevoli, per lo più immobili, che consente di diventare proprietario dell'oggetto

in questione per un periodo di tempo determinato qualche mese o qualche settimana che si ripete ogni anno.

13

Attualmente la materia non è disciplinata da alcuna legge. Secondo alcuni, all'istituto della multiproprietà dovrebbe

applicarsi la disciplina dettata per la comunione; ma le più recenti interpretazioni propendono per una diversa

definizione: nel caso della multiproprietà non vi sarebbe comunione bensì una coesistenza di distinte proprietà su beni

altrettanto distinti, che corrispondono nel loro numero alle frazioni temporali di godimento del bene attribuite a ciascun

singolo multiproprietario. Ne consegue che i rapporti tra i diversi proprietari non possono essere regolati dalle norme

dettate per la comunione, ma devono essere ricondotti alla disciplina del condominio e del buon vicinato

 La superficie

(cc 952) Costituisce un diritto reale di godimento dal contenuto assai ampio. Esso consente, infatti, a colui che ne

sia titolare (il superficiario) di erigere e mantenere al di sopra o al di sotto del suolo una costruzione di qualsiasi

genere, a esclusione delle piantagioni; appartiene originariamente al proprietario del suolo, il quale può concederlo

a terzi perché questi vi edifichino oppure, nel caso sia già esistente un fabbricato, può alienare la proprietà della

costruzione riservandosi quella del suolo sul quale essa si alza. Il diritto di superficie può essere costituito dal

proprietario in favore di un terzo, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato: in quest'ultimo caso, allo

scadere del termine, il diritto si estingue e le costruzioni che siano state nel frattempo edificate divengono di

proprietà di colui al quale il suolo appartiene. Il diritto di edificare si estingue per prescrizione se il superficiario

non ne fa uso per 20 anni, mentre se è la costruzione a perire ciò non comporta l'estinzione del diritto salvo che ciò

fosse stato espressamente pattuito tra le parti.  L'enfitèusi

(cc 959 s )È un diritto reale che attribuisce alla persona, in favore della quale è costituito, lo stesso potere di

godimento di un fondo spettante al proprietario. L'enfiteuta ha l'obbligo di pagare al proprietario concedente un

canone periodico in denaro o in una quantità fissa di prodotti naturali, e quello di provvedere al miglioramento del

fondo. Il diritto di enfitèusi può essere perpetuo o temporaneo (cioè valido per un periodo limitato, in ogni caso non

inferiore a 20 anni); nasce per contratto o per testamento. L'enfiteuta può acquisire la proprietà del fondo con

l'affrancazione, che diviene efficace mediante il pagamento di una somma pari a 15 volte il canone annuo. Se il

concedente si rifiuta di accogliere la dichiarazione di affrancazione, l'enfiteuta può rivolgersi al giudice per ottenere

una sentenza che la pronunci. Il diritto dell'enfiteuta si estingue per i motivi seguenti: per non uso protratto per 20

anni; quando è decorso il termine (se l'enfiteusi è temporanea); quando il fondo è perito; per inadempimento

dell'enfiteuta dell'obbligo di non deteriorare il fondo o di migliorarlo; quando l'enfiteuta è moroso nel pagamento di

almeno due annualità del canone. L'enfiteuta ha diritto a un'indennità per i miglioramenti apportati al fondo oggetto

del suo diritto. Se il fondo è gravato da imposte, queste sono a carico dell'enfiteuta.

 L'usufrutto

(cc 981) È un diritto reale di usare la cosa altrui e trarne i frutti rispettandone però la destinazione economica. Per

destinazione economica si intende la particolare utilità che la cosa presenta al momento della costituzione dell'usufrutto

avendo riguardo non alla funzione cui sarebbe idonea ma allo scopo al quale è, di fatto, destinata: se oggetto

dell'usufrutto è, ad es., un vigneto, esso non può essere trasformato in un prato, né un frutteto può essere trasformato in

seminativo. L'usufrutto cc 978 324 viene costituito contrattualmente o per atto di ultima volontà; esiste anche un caso di

usufrutto legale, ovvero stabilito dalla legge, cioè quello spettante a entrambi i genitori sui beni dei figli minori. Se la

costituzione dell'usufrutto è volontaria e oggetto del diritto sono beni immobili, l'atto di costituzione deve essere

stipulato per iscritto e quindi trascritto. Esso è temporaneo e non può in ogni caso eccedere la durata della vita

dell'usufruttuario cc 979; quando è costituito a favore di persona giuridica non può superare la durata di 30 anni; la

temporaneità è dovuta all'intenzione del legislatore di non svuotare di ogni utilità il diritto di proprietà e di non creare

ostacoli alla circolazione dei beni.

1. Diritti dell'usufruttuario. Il diritto dell'usufruttuario comprende oltre al possesso della cosa anche quello di

acquistare i frutti che derivano dalla cosa per tutta la durata dell'usufrutto. L'usufruttuario ha il diritto cc 2810 di cedere

a terzi l'usufrutto e concedere ipoteca sullo stesso e a lui è dovuta cc 985 anche un'indennità per i miglioramenti

apportati alla cosa e che sussistono al momento della sua restituzione al proprietario cc 986.

2. Obblighi dell'usufruttuario. L'usufruttuario è obbligato cc 1001, oltre che a restituire la cosa al termine

dell'usufrutto, anche a godere della stessa secondo la «diligenza del buon padre di famiglia»; egli deve inoltre cc 1002

redigere l'inventario delle cose ricevute in usufrutto e sostenere le spese di amministrazione, manutenzione ordinaria e

custodia, prestando altresì al proprietario idonea garanzia cc 1003

3. Estinzione dell'usufrutto. Il diritto in oggetto si estingue, cc 1014 oltre che allo scadere del termine pattuito o

con la morte dell'usufruttuario, anche per effetto del non uso durato per 20 anni, quando nella stessa persona vengono a

riunirsi usufrutto e nuda proprietà o quando la cosa perisca totalmente; può anche cessare per gli abusi commessi

dall'usufruttuario il quale alieni i beni in usufrutto, li deteriori o li lasci perire per mancanza delle ordinarie riparazioni

cc 1015.

14  Uso e abitazione

(cc 1021) L'uso comporta per il suo titolare (usuario) la facoltà di usare e godere della cosa in modo diretto per il

soddisfacimento di un proprio bisogno attuale e personale. Se il bene in uso è cosa fruttifera l'usuario può, a

differenza dell'usufruttuario, raccogliere solo i frutti utili al consumo materiale diretto nei limiti dei bisogni

personali e della propria famiglia, valutati secondo la sua condizione sociale cc 1023. Se il diritto d'uso ha per

oggetto un fondo le spese di coltura nonché le riparazioni ordinarie sono a carico dell'usuario cc 1025.

L'abitazione è il diritto reale di abitare una casa di proprietà altrui cc 1022. Tale diritto si estende, salvo patto

contrario, anche agli accessori quali, ad es., il giardino, il garage, la cantina. Spetta cc 1023 al titolare e ai suoi

familiari, ai genitori, ai fratelli e anche alle persone di servizio. Il titolare del diritto è tenuto al pagamento delle

riparazioni ordinarie e non può né vendere né affittare ad altri la casa avuta in abitazione. In caso di decesso del

coniuge cc 540, al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione della casa che era destinata a residenza familiare,

anche se vi siano altri soggetti che ereditano i beni del defunto cc 155.

 Le servitù prediali

cc 1027 Diritti reali (dal latino praedium, fondo) che consistono in un peso gravante su un fondo a vantaggio di un

fondo limitrofo o vicino appartenente a diverso proprietario. La servitù esiste in varie forme e può consistere

nell'imposizione al proprietario del fondo servente di astenersi dal compiere una determinata attività (ad es., di non

sopraelevare un edificio) oppure di sopportare l'attività del titolare del fondo dominante (per es., quando esista un

diritto di attraversare a piedi o con veicoli il fondo altrui ogniqualvolta sia necessario). In nessun caso, però, può

consistere nell'obbligo per il proprietario del fondo servente di compiere un'attività positiva in favore del titolare

del fondo dominante. SERVITU' PREDIALI

TIPO CARATTERISTICHE

apparenti l'esercizio si avvale di opere visibili e permanenti

non apparenti l'esercizio non necessita di opere visibili

affermative consentono di fare qualcosa sul fondo servente

consentono di vietare di fare qualcosa al proprietario del

negative fondo servente

coattive decise dal legislatore per utilità privata o pubblica

1. Caratteristiche delle servitù. Le servitù si distinguono secondo i tipi riportati nello schema. Il modo di

esercitare la servitù dev'essere stabilito dal titolo (sentenza o contratto che sia) ma, in ogni caso, va attuato in una forma

15

tale da arrecare il minor danno possibile al titolare del fondo servente; le spese eventualmente necessarie per

consentirne l'esercizio debbono essere sostenute dal titolare del fondo dominante. Questi non ha il diritto di compiere

innovazioni che rendano più gravosa la servitù per il fondo servente, il cui proprietario non può compiere alcunché per

limitare o rendere più difficile l'esercizio della servitù al fondo dominante.

2. Estinzione delle servitù . Le servitù si estinguono per confusione cc 1072, cioè quando il fondo servente e

dominante divengano di proprietà di una sola persona, oppure per prescrizione cc 1073, quando la servitù non sia

esercitata per 20 anni dal momento in cui, con sufficiente certezza, sia dimostrabile che è cessato l'esercizio o è

successo un fatto che ha reso l'uso impossibile; qualora sia esercitata solo parzialmente, si conserva, tuttavia, per

l'intero.

Azione confessoria. Il titolare della servitù può farne riconoscere in giudizio l'esistenza contro chi ne contesta

l'esercizio e può far cessare gli eventuali impedimenti e turbative cc 1079. L'azione confessoria ha le stesse

caratteristiche dell'azione di rivendicazione e si estende ai casi di usufrutto, uso e abitazione.

Servitù coattive e volontarie. cc 1032 Le coattive sono un numero limitato, corrispondente a quelle particolari

situazioni nelle quali il legislatore ha riscontrato la necessità di imporre un peso su di un fondo a favore di un altro al

fine di consentire la proficua utilizzazione di quest'ultimo. Consistono, ad es., nel diritto di passaggio che viene

riconosciuto al proprietario di un fondo privo di qualsiasi accesso sulla pubblica via (detto passaggio coattivo) oppure

nell'obbligo di consentire il passaggio sul proprio terreno di un acquedotto o l'installazione di opere indispensabili per

condutture elettriche.

1. Costituzione delle servitù. A differenza delle servitù volontarie quelle coattive possono essere costituite anche

in mancanza di accordo tra le parti: chi ne ha diritto può rivolgersi all'autorità giudiziaria per ottenere una sentenza che

faccia le veci del contratto che la controparte rifiuta di stipulare, mentre la pubblica amministrazione può costituirle

direttamente con un proprio atto autoritativo. Anche in assenza di un contratto il titolare del fondo dominante deve

corrispondere un'indennità in favore del fondo servente, determinata dal giudice con la sentenza costitutiva della

servitù; prima del pagamento il titolare della servitù non ha diritto a esercitare il diritto che gli è stato riconosciuto. Le

servitù volontarie, invece, oltre che per testamento, cc 1058 possono essere costituite unicamente con un contratto che

dovrà, a pena di nullità, essere redatto per iscritto e trascritto nei pubblici registri immobiliari per renderlo opponibile ai

terzi.  Il possesso

La legge riconosce e disciplina il possesso tutelando colui che lo esercita dalle ingerenze altrui, presumendo che

allo stato di fatto corrisponda anche l'esistenza di un diritto tale da legittimarlo.

1. Possesso e detenzione. Il possesso si distingue dalla detenzione, perché questa non è accompagnata

dall'intenzione di esercitare un diritto reale sulla cosa (ad es., proprietà, usufrutto ecc.); la distinzione è rilevante, perché

il possesso è tutelato maggiormente della detenzione, essendo quest'ultima difesa soltanto con l'azione di spoglio e non

con quella di manutenzione. Inoltre, solo il possesso consente, attraverso l'usucapione, di acquistare la proprietà o il

diverso diritto reale che si esercita sulla cosa posseduta.

2. Acquisto ed esercizio del possesso. Per facilitare ulteriormente l'acquisto del diritto corrispondente allo

stato di fatto, la legge cc 1142 stabilisce che il possesso si presume continuativo: chi possiede attualmente, e ha

posseduto in un tempo anteriore, si presume che abbia posseduto anche nel periodo intermedio. Si presume anche cc

1141 che colui che esercita un potere di fatto su di una cosa sia possessore della stessa a meno che non venga fornita la

prova che ha iniziato a esercitare tale potere come semplice detenzione. Il possesso di un bene mobile è, inoltre,

determinante cc 1153 al fine dell'acquisto immediato della proprietà del medesimo purché sia accompagnato dalla

buona fede e dall'esistenza di un titolo idoneo a giustificare il trasferimento della proprietà del bene (regola del

'possesso vale titolo').

Azioni possessorie. cc da 1168 a 1170 Azioni previste dal legislatore allo scopo di accordare un'idonea protezione

al possessore che sia disturbato nell'esercizio del proprio diritto di possesso di un bene.

1. Azione di spoglio. Questa azione, detta anche azione di reintegrazione, o pauliana, consente al possessore, di

domandare mediante un procedimento più semplice e più veloce rispetto a quello ordinario di essere reintegrato nel

possesso del bene nei confronti di colui che abbia violentemente o occultamente privato il possessore o il detentore del

suo diritto. L'azione deve essere proposta al giudice entro 1 anno decorrente dal momento della spogliazione o, se lo

spoglio è stato clandestino, dal giorno della scoperta dello spoglio. Lo spoglio si qualifica violento in presenza di

un'attività sia pur priva di azioni materialmente violente manifestamente in contrasto con la volontà del possessore. Lo

spoglio, invece, è clandestino se compiuto all'insaputa del possessore anche se realizzato con atti manifesti conosciuti

da terzi. L'azione si rivolge contro l'autore dello spoglio, anche se quest'ultimo abbia cessato di possedere il bene.

2. Azione di manutenzione. cc 1170 Può essere utilizzata da colui che sia stato molestato nel possesso di un

immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di una universalità di mobili, per ottenere dall'autorità giudiziaria un

provvedimento che faccia cessare le molestie e che ripristini la situazione di fatto preesistente. L'azione deve essere

esperita entro il termine di 1 anno dal verificarsi della turbativa, purché colui che la chiede vanti un possesso del bene

continuo e non interrotto che duri da oltre 1 anno. Se il possessore molestato nel suo diritto avesse a sua volta acquistato

il possesso violentemente o clandestinamente, perché abbia diritto a esperire l'azione di manutenzione deve essere

trascorso almeno 1 anno dal momento in cui la sua violenza o clandestinità sono cessate. La molestia si differenzia dallo

spoglio, perché quest'ultimo priva il possessore della disponibilità del bene, mentre la molestia si limita a impedire o

16


PAGINE

19

PESO

197.96 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Cambria Cinzia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto privato

Formazione del contratto
Appunto
Riassunto esame Diritto Privato, prof. La Rocca, libro consigliato Istituzioni di Diritto Privato di Trimarchi
Appunto
Diritto privato - Lezioni
Appunto
Diritto Privato Le obbligazioni
Appunto