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Il comodatario può servirsene per un tempo ed un uso determinati e al termine del rapporto è tenuto

a restituire la stessa cosa. Ma la restituzione può essere pretesa:

 Non appena il comodante la richieda, se non vi è durata stabilita;

 Prima della scadenza del termine, per bisogno urgente del comodante.

1. Custodire e conservare la cosa con la diligenza del

Art. 1804 cc.: Obbligazioni del comodatario: buon padre di famiglia;

2. Non adibire la cosa ad uso diverso;

3. Non concedere a terzi il godimento;

4. L’inadempimento legittima il comodante a chiedere

restituzione e risarcimento.

Il comodante deve rimborsare le spese straordinarie, sostenute dal comodatario. Il comodante non

risponde per i vizi della cosa, egli deve risarcire il danno solo se abbia mancato di darne avviso.

Artt. 1805 – 1806 cc.: Il rischio del perimento per caso fortuito grava sul comodatario se stimato il

valore della cosa e qualora avrebbe potuto sottrarla.

Il mutuo

Art. 1813 cc.: Prestito di consumo con consegna di quantità di denaro o altro bene fungibile, con

restituzione di altrettante cose della stessa specie e qualità.

Art. 1814 cc.: Il mutuatario diviene proprietario della cosa, potendone disporre come meglio crede.

Art. 1817 cc.: Il mutuatario, deve alla scadenza del termine, restituire la cosa.

Art. 1824 cc.: Il mutuante riceverà inoltre, gli interessi determinati da questa disposizione.

Art. 1820 cc.: Il mancato pagamento degli interessi, può portare alla risoluzione del contratto.

Art. 1815 cc.: Ove l’interesse pattuita sia usurario, la clausola è nulla.

Art. 1819 cc.: Il tantundem può essere restituito in unica soluzione o ratealmente, in questo caso, il

mancato versamento di una sola rata, autorizza il mutuante alla restituzione

dell’intero.

Art. 1822 cc.: La promessa di mutuo ha effetto obbligatorio e chi la effettua, può chiedere

l’adempimento là dove le condizioni patrimoniali dell’altro siano instabili.

Mutuo di scopo: erogazione di una somma associata ad un vincolo di destinazione per la

realizzazione di un certo scopo. Questo è solitamente determinato dalla legge, ma

a volte sono le parti a stabilire.

Il leasing. I contratti d’impresa

Funzione di attribuzione di godimento di un bene – leasing di godimento; Funzione di trasferimento

di proprietà – Leasing traslativo.

3 tipologie:

 Leasing finanziario : riguarda beni mobili/immobili acquistati o fatti costruire dal locatore, su

scelta ed indicazione del conduttore, che ne assume i rischi e con facoltà per questo di divenirne

proprietario a termine della locazione, dietro versamento di un prezzo.

 Leasing operativo : E’ il fornitore stesso a concedere il bene in godimento all’utilizzatore, senza

l’intermediazione del concedente. 30

 Leasing sale and lease back : Il proprietario di un bene lo aliena ad una società di leasing, la

quale lo concede (in leasing) allo stesso venditore assicurandogli il godimento dietro

versamento di un canone. Vi è finanziamento per l’alienante, l’acquisto della proprietà per la

società.

Il leasing è utilizzato per esigenze di finanziamento di soggetti svolgenti attività imprenditoriale

come pure:

 Il franchising: regolato con L. 129/2004 affiancato all’affiliazione commerciale. E’ affiliazione

commerciale il contratto tra due soggetti indipendenti, in base al quale, una parte

concede all’altra, verso corrispettivo, la disponibilità di diritti di proprietà

industriale/intellettuale/marchi…Il contratto va redatto in forma scritta (pena di

nullità), garantendo all’affiliato una durata sufficiente all’ammortamento

dell’investimento, non inferiore a 3 anni. Ove sia indicata la sede, l’affiliato non

può trasferirla senza il consenso dell’affiliante;

 Joint venture : Due o più imprese si accordano per la realizzazione di un’opera o attività,

conservando piena autonomia;

 Engineering : Un soggetto committente si assicura la fornitura di servizi, da parte di un impresa,

dietro pagamento di corrispettivo;

 Merchandising : Concessione d’uso di un marchio celebre.

Il deposito

Art. 1766 cc.: Contratto con il quale una parte (depositario), riceve dall’altra (depositante) una cosa

mobile con obbligo di custodirla e di restituirla in natura.

Il contratto reale, si perfeziona con la ricezione della cosa.

Art. 1767 cc.: La presunzione di gratuità è superabile se le qualità professionali del depositario o

diversa volontà delle parti.

Art. 1781 cc.: Il depositante deve rimborsare le spese per la conservazione della cosa.

Art. 1768 cc.: Impone al depositario di usare nella custodia la diligenza del buon padre. Se il

deposito è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore.

Art. 1800 cc.: Specifica ciò che il depositario non può fare senza consenso descrivendo i limiti

entro i quali la regola agisce.

Art. 1771 cc.: Il depositario deve restituire la cosa quando il depositante la richieda o alla scadenza

del termine convenuto.

Art. 1772 cc.: Se più sono i depositanti ed essi non si accordano circa la restituzione, questa va fatta

secondo quanto stabilito dal giudice.

Art. 1775 cc.: Restituzione si estende anche ai frutti della cosa.

Art. 1774 cc.: Le spese gravano sul depositante.

Art. 1780 cc.: Il depositante perde il diritto alla restituzione per perimento o distruzione, anche se la

res sia stata tolta al depositario per causa a lui non imputabile. Se il depositario non

denuncia immediatamente, è tenuto al risarcimento del danno.

Il deposito in funzione di garanzia

Il deposito può anche avere funzione di garanzia. Vi sono due modelli:

 Deposito nell’interesse del terzo – art. 1773 cc.- Il debitore deposita una cosa e il terzo

comunica al depositante ed al depositario la sua adesione. Il potere ruota attorno al potere del

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terzo-creditore di precludere al depositario la restituzione della cosa al depositante-debitore sino

all’avverarsi di un determinato evento. Il creditore ottiene solo la materiale sottrazione del bene

al debitore.

 Deposito a favore di terzo – artt. 1411/1413 cc.- Legittima il terzo-creditore a richiedere dal

depositario la restituzione della cosa consegnatagli depositante-debitore.

Il deposito irregolare

Art. 1782 cc.: Il deposito irregolare, avendo per oggetto denaro o altri beni fungibili, è traslativo

della proprietà. Con obbligo del depositario di restituire l’equivalente in specie e

qualità di quanto ricevuto.

I depositi bancari di denaro. Gli altri contratti bancari

L’attività delle banche è regolata dal D. Lgs. 385/1993 recante il T.U. in materia bancaria e

creditizia.

Art. 10: Oltre all’attività bancaria con carattere d’impresa, le banche possono svolgere ogni altra

attività finanziaria.

Artt. 115 – 128: Deve essere assicurata trasparenza delle condizioni.

Le operazioni bancarie possono essere: attive, passive, accessorie.

Il deposito bancario è operazione passiva, con oggetto una somma di denaro che quando

depositata diviene proprietà della banca, la quale deve restituirla alla scadenza del termine

convenuto/a richiesta del depositante, con preavviso.

Art. 1835 cc: Ove richiesto, la banca rilascia un libretto sul quale è annotata la lista movimenti. Il

libretto è di norma nominativo, ma può anche essere al portatore (la banca che senza

dolo adempi la prestazione nei confronti di un portatore, è liberata).

Art. 1883 cc.: Deposito titoli in amministrazione, deposito regolare in quanto i titoli sono

identificati da una distinta. La banca assume la custodia e la gestione ricevendo un

compenso stabilito da convenzione/usi. Al termine al depositante devono essere

restituiti gli stessi titoli.

Il servizio relativo alle cassette di sicurezza è accessorio. Con il contratto, il cliente acquista la

disponibilità di una cassetta ove può riporre ciò che crede, la banca garantisce la conservazione.

L’apertura di credito bancario, l’anticipazione e lo sconto, sono operazioni attive mediante le quali

la banca accorda finanziamenti.

Art. 1842 cc.: La banca che apre un credito a beneficio del cliente, si obbliga a tenere a sua

disposizione una somma di denaro per un periodo di tempo o a tempo indeterminato.

Art. 1843 cc.: L’accreditato può operare anche versamenti per ripristinare la riserva.

L’anticipazione bancaria prevede l’anticipazione del beneficiario, di una garanzia costituita da

pegno su titoli o merci. Se tali beni sono individuati, il cliente anche prima della scadenza del

contratto, può ritirare in parte titoli e merci in pegni, previo rimborso.

Art. 1831 cc.: La banca che abbia acquistato la proprietà dei beni oggetto della garanzia, deve

restituire solo la soma o la parte che ecceda l’ammontare dei crediti garantiti.

Art. 1858 cc.: Con il contratto di sconto, la banca, previa deduzione di un interesse, anticipa al

cliente l’importo di un credito non ancora scaduto, da questi vantato verso terzi,

mediate la cessione del credito. L’interesse è maggiore quanto più lontana è la 32

scadenza del credito.

Art. 1852 cc.: Deposito, apertura di credito ed altre operazioni, possono essere regolate in conto

corrente, potendo in ogni momento il cliente disporre delle somme.

Artt. 1823 – 1833cc.: Contratto di conto corrente ordinario, le parti si obbligano ad annotare in un

conto i crediti derivanti da reciproche rimesse, inesigibili ed indisponibili fino

alla chiusura dello stesso.

Il deposito in albergo

L. 316/1978

La responsabilità dell’albergatore trova fondamento nella violazione della normale diligenza, non

necessitando di colpa grave del cliente per escludere la responsabilità.

Art. 1783 cc.: Elenca le cose da considerare “portate in albergo” ed in ipotesi di deterioramento,

distruzione o sottrazione, gli albergatori sono responsabili nel limite del valore di

quanto sia deteriorato/distrutto/sottratto, fino a 100 volte il prezzo di allocazione per

giornata, tranne quando non vi sia colpa.

Art. 1784 cc.: Se le cose sono state consegnate in custodia all’albergatore o questo abbia rifiutato

cose che avrebbe dovuto accettare, la responsabilità dell’albergatore è illimitata.

Art. 1785 cc.: Il cliente ha l’onere di denunciare; L’albergatore non è responsabile quando il danno

sia - imputabile al cliente/a chi l’accompagna, a forza maggiore, alla natura della cosa.

Sono soggetti a queste disposizioni anche: Imprenditori di case di cura, stabilimenti pubblici ,

carrozze letto…non si applicano a veicoli ed animali.

Il deposito nei magazzini generali

Art. 1787 cc.: I magazzini generali sono locali di deposito, il gestore è responsabile della

conservazione a meno che non provi che la perdita, il calo o l’avaria siano

conseguenza di caso fortuito o dipendano dalla natura delle merci o da vizi.

Art. 1788 cc.: Chi effettua il deposito ha diritto d’ispezionare le merci e ritirare i campioni d’uso.

Art. 1789 cc.: Decorso il termine del contratto, se questo non è rinnovato e le merci sono ritirate, il

depositario, previo avviso, può procedere alla vendita, incamerando le spese.

Su richiesta i magazzini rilasciano titoli rappresentativi delle merci: fede di deposito e nota di

pegno.

Art. 1996 cc.: I titoli attribuiscono al possessore il diritto alla consegna delle merci specificate,

possesso e disposizione mediante trasferimento di titolo.

Art. 1792 cc.: Il trasferimento si attua mediante girata potendo riguardare entrambi i titoli o uno.

Art. 1793 cc.: Il possessore della fede di deposito, unita alla nota di pegno ha diritto alla consegna

delle cose depositate; chi possiede solo la nota di pegno dispone di diritto di pegno su

di esse; ci dispone della sola fede di deposito ha solo diritto al ritiro.

Il deposito è detto alla rinfusa, qualora abbia a riguardo merci omogenee e fungibili.

Il sequestro convenzionale 33

E’ legittimato l’impiego in caso di controversia tra due o più persone, relativa ad una o più cose in

possesso delle parti in lite o di una di esse. In funziona cautelare, la cosa può essere affidata ad un

terzo perché la custodisca e la restituisca a chi risulterà averne diritto.

Art. 1802 cc.: Contratto reale a titolo oneroso.

Art. 1799 cc.: E’ il contratto a determinare diritti/poteri del sequestratario, altrimenti Art. 1800 cc.:

è sottoposto alle norme sul deposito.

In caso di rischio di perimento, la cosa può essere alienata, le spese da sostenute, vanno rimborsate.

Il mandato

Art. 1709 cc.: Il mandato è contratto ad effetti obbligatori che si presume oneroso.

Art. 1703 cc.: Una parte s’impegna a compiere uno o più atti giuridici per conto e nell’interesse di

un’altra persona.

Gli atti compiuti dal mandatario senza rappresentanza, ricadono nella sfera giuridica di

quest’ultimo, vi è deroga solo qualora, siano emersi diritti di credito nei confronti di terzi o siano

state acquistate cose mobili.

Il mandato congiuntivo ha effetto solo se da tutti accettato. Se nel mandato la natura congiunta non

è chiara, ognuno può agire disgiuntamente e concludere l’affare (art. 1716 cc.).

Collettivo è il mandato conferito da più mandanti con un unico atto e per un affare d’interesse

comune.

Art. 1717 cc.: La sostituzione del mandatario – Se essa non è autorizzata dal mandante, il

mandatario sostituto risponde dell’operato della persona che ha eseguito il mandato;

ove sussista autorizzazione ma non sia identificato il sostituto mandatario è

responsabile per istruzioni impartite al sostituto.

Art. 1710 cc.: Mandatario deve eseguire il mandato con diligenza, se a titolo gratuito la

responsabilità è valutata con minor rigore.

Art. 1712 cc.: Eseguito il mandato, il mandatario è tenuto a darne immediatamente comunicazione.

Art. 1713 cc.: Il mandatario deve rendere conto al mandante del suo operato rimettendogli tutto ciò

che ha ricevuto in relazione all’incarico svolto.

Art. 1719 cc.: Il mandante deve dare al mandatario tutti i mezzi necessari per l’incarico.

Art. 1720 cc.: Il mandante deve corrispondere al mandatario il compenso contrattualmente stabilito

e rimborsare le spese; per danni subiti dal mandatario, il mandante deve risarcirli.

Art. 1721 cc.: Il mandatario ha diritto di prelazione sui crediti degli affari conclusi.

1. Scadenza del termine;

Artt. 1722 – 1730 cc. – L’estinzione del mandato:

2. Esecuzione dell’incarico affidato;

3. Revoca espressa del mandante;

4. Revoca tacita del mandante;

5. Rinuncia del mandatario;

6. Morte o incapacità sopravvenuta di una delle parti.

La commissione e la spedizione

Art. 1734 cc.: La commissione è mandato che ha per oggetto l’acquisto/vendita di beni per conto

del committente ed in nome del commissionario. Il mandante-committente può

revocare qualora l’affare non sia concluso. 34

Art. 1735 cc.: Il mandatario-commissionario può contrarre con sé stesso se la commissione

riguarda compera/vendita di titoli, divise, merci (sdd). Ha comunque diritto alla provvigione.

Art. 1733 cc.: Il mandatario-commissionario ha diritto ad una provvigione.

Art. 1734 cc.: Ove la revoca sia intervenuta prima della conclusione dell’affare, la provvigione

deve essere corrisposta in parte.

Art. 1736 cc.: Il commissionario non è responsabile per la mancata esecuzione di terzi dei contratti

stipulati per conto del committente, così non è se si riveste da garante.

Art. 1737 cc.: Il contratto di spedizione è un mandato col quale lo spedizioniere assume l’obbligo

di concludere, in nome proprio e per conto del mandante, un contratto di trasporto e

di compiere le operazioni accessorie.

Art. 1738 cc.: Solo se non vi è conclusione del contratto di trasporto, il mandante può revocare

l’ordine di spedizione, salvo il rimborso ed il compenso.

Art. 1739 cc.: Lo spedizioniere deve osservare le istruzioni del mandante.

Art. 1740 cc.: La retribuzione può essere pattuita o stabilita dalle tariffe professionali o degli usi.

Art. 1741 cc.: Lo stesso spedizioniere può farsi vettore ed assumere obblighi e diritti che a questo

fanno capo.

Agenzia e mediazione

Art. 1742 cc.: Una parte (agente) assume stabilmente l’incarico di promuovere, verso retribuzione,

per conto dell’altra (preponente), la conclusione di contratti. Il contratto d’agenzia

deve essere provato per iscritto e ciascuna delle parti dee avere una copia.

Art. 1745 cc.: Solitamente l’agente ha la sola rappresentanza commerciale disciplinata da detto art.

Art. 1746 cc.: L’agente deve tutelare gli interessi del preponente, dovendo agire con lealtà e buona

fede, dovendosi attenere alle istruzioni ricevute

Anche il preponente deve comportarsi lealmente e con buona fede, mettendo a disposizione

dell’agente la documentazione relativa a beni e servizi avvertendolo qualora diminuiscano le

operazioni commerciali che l’agente avrebbe potuto attendersi.

Art. 1478 cc.: L’agente sopporta il carico delle spese di agenzia, ed ha diritto ad una provvigione

per gli affari conclusi.

L’agente non risponde dell’inadempimento di terzi. Inoltre uno stesso agente non può operare per

conto di più imprese in concorrenza ed il proponente non può servirsi di più agenti nello stesso

settore. Il contratto d’agenzia può essere a tempo determinato/indeterminato.

Art. 1750 cc.: Nel contratto a tempo indeterminato, il diritto di recesso è esercitatile, previo

preavviso, da ciascuna delle parti.

Art. 1751 cc.: Per i casi previsti, alla cessazione del rapporto, il preponente deve corrispondere

all’agente un’indennità.

Art. 1754 cc.: Il mediatore (a differenza dell’agente) non è legato alle parti nella sua attività di

mediazione nella conclusione di un affare.

Art. 1755 cc.: Messe in relazione le parti, qualora queste concludano l’affare, il mediatore ha diritto

ad una provvigione oltre al rimborso delle spese (questo anche se l’affare non è

concluso art. 1756).

Art. 1758 cc.: Per l’intervento di più mediatori, a ciascuno spetta una quota della provvigione. 35

Art. 1759 cc.: Il mediatore deve comunicare alle parti, le circostanze a lui note, riguardo alla

sicurezza dell’affare…dall’inadempimento discende l’obbligo di risarcimento.

Art. 1762 cc.: Il mediatore che non manifesta ad un contraente l’identità dell’altro risponde

dell’esecuzione del contratto subentrando; Se alla fine della conclusione il mediatore

comunica l’identità, ognuna delle parti, può agire direttamente.

L. 39/1989 disciplina la professione di mediatore e solo gli iscritti a questo ruolo possono

esercitarla, altrimenti vi è sanzione.

Lavoro autonomo e lavoro subordinato

Titolo III del Libro V “Del lavoro autonomo”

Art. 2222 cc.: Il contratto d’opera ha per oggetto l’obbligo, assunto da una persona dietro

corrispettivo, di effettuare un’opera/servizio di natura materiale a beneficio di un’altra.

Il prestatore d’opera deve impiegare il lavoro proprio (differenza con l’appalto) e non dee sussistere

subordinazione tra prestatore d’opera e committente.

Art. 2223 cc.: E’ regolato come contratto d’opera anche il caso in cui la materia necessaria per la

realizzazione dell’opera sia fornita dallo stesso prestatore.

Art. 2224 cc.: Il prestatore d’opera deve procedere nel rispetto delle condizioni stabilite, delle

regole dell’arte e in caso d’inosservanza, il committente può fissare un termine per ristabilire

la conformità, alla scadenza egli può recedere dal contratto, salvo risarcimento del danno.

Art. 2227 cc.: Il recesso unilaterale del committente è sempre consentito, ma il prestatore deve

essere indennizzato di spese/lavoro/mancato guadagno.

Art. 2226 cc.: Se il committente accetta la prestazione, il prestatore non va incontro a responsabilità

per vizi/difformità se questi non erano noti o facilmente riconoscibili. Per vizi occulti

il committente può richiedere – l’eliminazione a spese del prestatore dell’opera,

pretendere la riduzione del prezzo, o la risoluzione del contratto salvo risarcimento

del danno. Denuncia dei vizi: 8 giorni dalla scoperta, entro 1 anno dalla consegna.

Art. 2225 cc.: Il corrispettivo è determinato nel contratto/tariffe professionali/usi/dal giudice.

Art. 2228 cc.: Se la prestazione diviene impossibile per causa non imputabile alle parti, al

prestatore spetta un compenso in relazione all’utilità dell’opera compiuta.

Artt. 2229 – 2230 cc.: Prestazione d’opera intellettuale, prestazione da parte di professionisti

intellettuali iscritti in appositi albi.

Art. 2231 cc.: La mancata iscrizione comporta diniego del pagamento della retribuzione.

Art. 2233 cc.: Nullità del patto di quota lite, professionisti legali, non possono fare accordi con i

loro clienti riguardo a beni oggetto delle controversie giudiziali.

Art. 2237 cc.: Ciascuna delle parti può recedere dal contratto, il recesso del professionista solo per

giusta causa.

Il prestatore d’opera incorre in responsabilità se non adopera la giusta diligenza.

La subordinazione o il lavoro indipendente, sussistono là dove il lavoratore, inserito

nell’organizzazione del committente (datore di lavoro), espleti la sua prestazione sotto

direzione/vigilanza di questo. 36

L’assunzione del lavoratore subordinato consegue alla stipula di un contratto di lavoro con la parte

datoriale, con indicazione specifica delle mansioni da svolgere. L’attività dovrà essere espletata con

diligenza e nel rispetto delle direttive. Tutelata è la posizione del lavoratore dipendete, dalle

disposizioni della Costituzione e dallo “Statuto dei lavoratori” L. 300/1970.

Ultimamente si è liberalizzato il mercato del lavoro, elevando l’esigenza di flessibilità nell’accesso.

Hanno acquistato terreno il lavori a termine e part-time, è cresciuto l’impiego di nuovi schemi

contrattuali connotati da precarietà e tutela debole.

L. 30/2003 e D. Lgs. 276/2003 sono state introdotte delle novità:

 Limitata ad alcuni casi l’uso delle collaborazioni coordinate e continuative, prevedendo al loro

posto, i contratti di lavoro a progetto: riconducibili a uno o più progetti specifici o fasi di lavoro

determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione al risultato;

 La prestazioni occasionali e quelle accessorie, sono rese da soggetti a rischio di esclusione

sociale, non ancora entrati nel mercato del lavoro, in procinto di uscirne;

 Nuove tipologie contrattuali: somministrazione del lavoro, distacco, lavoro intermittente…;

 Attenzione alla formazione ed alla qualificazione professionale;

 Inserimento/reinserimento di alcune categorie di persone.

Appalto

Art. 1655 cc.: Una parte (appaltatore) assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con

gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera/servizio affidandogli ad altro

soggetto (committente) verso un corrispettivo in denaro.

L’appaltatore è visto come un imprenditore e l’appalto è fatto rientrare nei contratti d’impresa.

Art. 1674 cc.: Il contratto non si scioglie per la morte dell’appaltatore, ferma la possibilità per il

committente di recedere se gli eredi dell’appaltatore non diano affidamento.

Art. 1656 cc.: Vieta il subappalto, tranne per autorizzazione del committente.

Art. 1674 cc.: Ove risulti che alla persona dell’appaltatore sia affidato valore determinante ai fini

della conclusione del contratto, quest’ultimo si scioglie per morte.

Art. 1658 cc.: Spetta all’appaltatore fornire il materiale per il compimento della prestazione,

diversamente può essere stabilito, solo da usi/convenzioni.

Art. 1659 cc.: L’appaltatore non può apportare variazioni senza autorizzazione del committente.

Art. 1661 cc.: Solo al committente è dato di variare il progetto, nel limite del sesto del prezzo

convenuto.

Art. 1660 cc.: Se le parti non si accordano, spetta al giudice introdurre delle varianti; per variazioni

di notevole entità, si può recedere dal contratto.

Art. 1664 cc.: Aumenti o diminuzioni del costo possono aversi, la gestione di tali sopravvenienze

può autorizzare una revisione del prezzo per la differenza (non più di 1/10 del

prezzo). Ove la prestazione divenga notevolmente più onerosa, l’appaltatore ha

diritto ad un equo compenso aggiuntivo.

Art. 1662 cc.: Il committente ha diritto di controllare i lavori e controllare a proprie spese; Per

l’ipotesi di mancato rispetto da parte dell’appaltatore, delle condizioni stabilite, si ha

la risoluzione del contratto. 37

Art. 1665 cc.: Il committente ha diritto di effettuare il collaudo, quando questa sia realizzata e se

omette di verificare, l’opera si considera accettata. La presa in consegna, implica

accettazione.

Art. 1673 cc.: Il rischio di perimento della cosa non imputabile ad alcuna delle parti, grava

sull’appaltatore ove dette circostanze si verifichino prima dell’accettazione da parte

del committente o quando sia in mora. Ove la materia sia fornita dal committente, il

rischio è addossato su questo.

Art. 1667 cc.: Se l’opera è accettata e presenta vizi/difformità noti al committente o riconoscibili e

non in mala fede taciuti dall’appaltatore, è inoperante la garanzia dell’appaltatore. Garanzia

fatta valere per denuncia del committente entro 60 giorni se non sono decorsi 2 anni.

Art. 1669 cc.: Ipotesi di responsabilità dell’appaltatore – rovina totale/parziale o pericolo o

presenza di evidenti difetti. La denuncia per essere valida deve essere posta un anno

dalla scoperta.

Recesso unilaterale del committente e scioglimento del contratto sono disciplinati in ugual modo

nel contratto d’opera e nell’appalto.

Il trasporto

Art. 1678 cc.: Obbligo assunto dal trasportatore (vettore) verso corrispettivo, di trasferire

persone/cose da un luogo all’altro (per mezzo di un veicolo).

Art. 1678 cc.: Onerosità del contratto, non esclude che il trasporto possa essere gratuito.

Art. 1681 cc.: Disciplina omogenea per la responsabilità del vettore per trasporto .

oneroso/gratuito

Nel trasporto di persone il vettore oltre per inadempimento e ritardo, risponde anche

dei sinistri che colpiscono il viaggiatore durante il viaggio e della delle

perdita/avaria

cose che il viaggiatore porta con sé, se non prova di aver utilizzato tutte le misure necessarie.

Art. 1682 cc.: .

Se il trasporto è cumulativo, ciascun vettore risponde nell’ambito del proprio percorso

Art. 1693 cc.: Nel trasporto di cose il vettore è responsabile di perdita/avaria di cose dal momento

in cui le riceve a quello in cui le riconsegna, se non prova il caso fortuito/natura/vizi.

Art. 1968 cc.: Sempreché non abbia accettato con riserva il trasporto e ricevuto il pagamento, in

tale evenienza, le azioni nei suoi confronti si estinguono, tranne per dolo/colpa grave.

Art. 1700 cc.: Il trasporto cumulativo determina responsabilità solidale.

Art. 1863 cc.: Il mittente deve indicare con esattezza nome/luogo/dati di destinazione.

Art. 1864 cc.: Tali dati sono contenuti nella lettera di vettura che sottoscritta dal mittente va

rilasciata al vettore. Questo può rilasciare una copia sottoscritta al mittente. Se sono

emessi con clausola d’ordine, assumono qualità di titolo rappresentativo delle merci.

Art. 1680 cc.: Le regole hanno portata generale, valendo anche per trasporti via mare/ .

aria/ferrovia

Il contratto di viaggio. La vendita di pacchetti turistici

L. 1084/1977 distingue tra:

 Contratto di organizzazione di viaggio – una persona s’impegna a suo nome a procurare ad

un’altra per un prezzo globale, una serie di prestazioni: trasporto, soggiorno, altri servizi;

 Contratto d’intermediario di viaggio – impegno a procurare un contratto di organizzazione di 38

viaggio o uno dei servizi che permettono di effettuare viaggio/soggiorno.

Si ha pacchetto turistico, per combinazione di almeno due elementi tra: trasporto, alloggio, servizi. I

pacchetti sono venduti per prezzo forfetario e prevedere una durata superiore a 24 ore,

comprendendo una notte. A provvedere alla combinazione è l’organizzazione di viaggio.

Art. 85 cod. cons.: Il contenuto del pacchetto è redatto in forma scritta in termini chiari e precisi,

inoltre, una copia deve essere rilasciata al consumatore.

Art. 88 cod. cons.: Le informazioni sono fornite tramite opuscolo.

Variazioni si impongono nel rispetto del consumatore, solo se a questi comunicate per iscritto prima

della stipulazione. Nella fase precontrattuale, venditore/organizzatore, devono informare il

consumatore per iscritto, sulle condizioni applicabili ai cittadini dello Stato membro U.E. in materia

di passaporto, libretto…Vi è il divieto di fornire informazioni ingannevoli.

Art. 93 cod. cons.: Organizzazione/venditore, rispondono con il risarcimento del danno per

mancato/inesatto adempimento delle obbligazioni assunte, salva prova liberatoria.

Art. 94 cod. cons.: Il danno è risarcibile nei limiti delle convenzioni internazionali, nullità di ogni

accordo con previsione di limiti di risarcimento inferiori. Il termine di

prescrizione è di 3 anni.

Art. 97 cod. cons.: Organizzatore/venditore che abbiano risarcito il danno, sono surrogati nei

diritti/azioni verso terzi.

Art. 98 cod. cons.: Ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata senza

ritardo con invio di raccomandata con ricevuta di ritorno.

I contratti aleatori. La rendita vitalizia

Nello schema contrattuale della rendita c’è quella vitalizia e quella perpetua (non aleatoria).

Art. 1861 cc.: Con il contratto di rendita perpetua, una parte, quale corrispettivo dell’alienazione di

un immobile/cessione di un capitale, conferisce all’altra il diritto di esigere in

perpetuo la prestazione periodica di denaro/cose fungibili.

Art. 1866 cc.: Il beneficiario di una rendita perpetua è titolare di un diritto di credito, la rendita è

redimibile tramite riscatto volontario. Il riscatto libera il debitore dall’obbligazione e

si effettua tramite il pagamento della somma risultante dalla capitalizzazione della

rendita annua sulla base dell’interesse legale.

La rendita vitalizia è legata ad un termine finale incerto.

Art. 1872 cc.: Il vitalizzante si obbliga a corrispondere periodicamente al vitaliziato una somma di

denaro/quantità di cose fungibili, per la durata fissata in cambio del trasferimento di

un bene/cessione di un capitale/donazione per testamento.

L’aleatorietà si manifesta in relazione all’incerta durata del rapporto, l’entità della prestazione del

vitaliziante non risulti a priori determinata.

La risoluzione del contratto costitutivo di rendita vitalizia a titolo oneroso è ammissibile se il

debitore non dia al creditore garanzie pattuite o le diminuisca.

Il gioco e la scommessa

C’è l’elemento della sfida, della competizione tra più soggetti, l’impegno di chi risulterà perdente di

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compiere a favore del vincente una certa prestazione.

Art. 1933 cc.: Non compete azione per il pagamento da essi derivanti. Al perdente che all’esito di

un gioco/scommessa senza frode, abbia provveduto spontaneamente a saldare il

debito, non sia dato richiedere la restituzione del pagamento.

Art. 1934 cc.: Non sono soggetti a questo disposto i giochi che addestrano al maneggio delle armi,

le corse e ogni altra competizione sportiva; In questi casi il vincitore ha diritto ad

incamerare la posta.

Art. 1935 cc.: Le lotterie danno luogo ad azione in giudizio solo se legalmente autorizzate.

Vi sono giochi vietati, penalmente puniti e giochi leciti e tutelati.

Il contratto di assicurazione

Art. 1882 cc.: Assicurazione contro i danni e quella sulla vita. L’assicuratore, dietro pagamento di

corrispettivo (premio), si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del

danno prodotto da sinistro o a pagare un capitale/rendita vitalizia al verificarsi di un

evento attinente alla vita umana.

D. Lgs. 209/2005 – “Codice delle assicurazioni private”

L’assicurazione è contratto d’impresa; Le assicurazioni danni/vita possono essere esercitate solo da

società per azioni/cooperativa a responsabilità limitata/di mutua assicurazione avente un capitale

totale di un certo ammontare.

L’assicuratore inizialmente incassa il premio, solo in un secondo momento da attuazione

all’obbligo.

Art. 1888 cc.: Il contratto d’assicurazione ve provato per iscritto, la sua conclusione è attestata dal

rilascio della polizza sottoscritta dall’assicurato.

Art. 1889 cc.: Se la polizza è al portatore o all’ordine il suo trasferimento importa trasferimento del

credito verso l’assicuratore, effetti della cessione.

Artt. 1892 – 1893 cc.: Dichiarazioni inesatte e reticenze, se determinanti alla conclusione del

contratto o sul contenuto, determinano l’annullamento o consentono il recesso

dell’assicuratore.

Art. 1895 cc.: Il contratto è nullo ove sia inesistente il rischio al momento della sua conclusione ed

è causa di scioglimento la cessazione del rischio (art. 1896 cc.).

Art. 1898 cc.: Il sopravvenire di circostanze determinanti l’aggravamento del rischio, va

comunicato e l’assicuratore può recedere dal contratto.

Art. 1897 cc.: Analoga informazione per riduzione del rischio con una riduzione del premio o

recesso dell’assicuratore.

Art. 1900 cc.: L’assicuratore non è tenuto alla copertura dei sinistri per dolo/colpa grave del

contraente, ma è obbligato per il sinistro cagionato da dolo/colpa grave delle persone

del fatto della quali l’assicurato deve rispondere.

Art. 1899 cc.: Il contratto non ha efficacia retroattiva e può essere tacitamente prorogato.

Art. 1901 cc.: Per il mancato pagamento del premio/della prima rata, l’assicurazione è sospesa fino

alle 24 del giorno in cui viene pagata. Se l’omesso pagamento riguarda premi

successivi la sospensione opera dalle 24 del quindicesimo giorno dopo la scadenza. Il

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contratto si risolve di diritto se l’assicuratore non agisce per la riscossione entro 6

mesi.

Artt. 1904 – 1918 cc.: Disciplinano l’assicurazione per danni. Può riguardare l’intero patrimonio o

parte, la salute del contraente, in relazione al verificarsi di eventi dannosi o

circostanze generatrici di responsabilità dell’assicurato.

Art. 1904 cc.: L’interesse al risarcimento è essenziale, se non sussiste è nullo il contratto.

Art. 1905 cc.: Nel definire i limiti del risarcimento – Principio indennitario, l’assicuratore deve

pagare nei modi/limiti previsti una somma equivalente alla perdita subita.

Art. 1909 cc.: L’assicurazione per somma maggiore al reale valore delle cose è invalida ed è nulla

se vi è stato dolo dell’assicurato.

Art. 1908 cc.: Non si può assegnare alle cose perite/danneggiate un valore superiore a quello al

tempo del sinistro.

Art. 1907 cc.: Per l’assicurazione parziale, vale la regola proporzionale, l’assicuratore deve

un’indennità ridotta in proporzione al rapporto fra valore assicurato e valore assicurabile.

Art. 1913 cc.: Il sinistro va denunciato entro 3 giorni.

Art. 1914 cc.: L’assicurato deve fare tutto il possibile per evitare/diminuire il danno.

Art. 1915 cc.: L’inadempimento doloso fa venir meno il diritto all’indennità, questa è ridotta in

ragione del pregiudizio sofferto dall’assicuratore per inadempimento colposo.

Art. 1916 cc.: L’assicuratore che abbia indennizzato l’assicurato è surrogato nei diritti di questo

verso i terzi responsabili del sinistro.

Art. 1918 cc.: L’assicurato che non comunichi l’alienazione dell’assicurazione resta obbligato a

pagare i premi. L’acquirente può dichiarare all’assicuratore di non voler subentrare

nel contratto, mentre l’assicuratore può recedere con preavviso di 15 giorni.

Art. 1917 cc.: Assicurazione per responsabilità civile – obbligo dell’assicuratore di tenere indenne

l’assicurato di quanto questi deve pagare ad un terzo per responsabilità

extracontrattuale/contrattuale. Esclusi i danni con dolo, sono compresi quella per

colpa grave. L’assicuratore deve indennizzare direttamente il terzo, se richiesto.

L. 990/2969 ha reso obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile derivante dalla

circolazione di veicoli. Per danni ai veicoli/conducenti la richiesta di risarcimento del danneggiato

va rivolta alla propria compagnia assicuratrice, obbligata a provvedere alla liquidazione.

Artt. 1919 – 1927 cc.: Assicurazione sulla vita – L’assicuratore s’impegna a versare una somma

capitale o una rendita alla morte dell’assicurato.

Art. 1919 cc.: L’assicurazione può essere stipulata sulla vita di un terzo, se questo ha acconsentito.

Non comune è l’assicurazione per caso di vita. L’assicuratore si obbliga a corrispondere

un capitale alla consorte dell’assicurato ove questo muoia prima di una determinata età.

Art. 1920 cc.: L’assicurazione può essere stipulata a favore dell’assicurato o di un terzo, l’acquisto

in capo al terzo, si determina con la designazione per iscritto o per testamento.

Art. 1921 cc.: La designazione è revocabile dall’assicurato con l’adozione delle stesse forme, è

ammessa la rinunzia scritta al potere di revoca.

Art. 1922 cc.: La decadenza del beneficiario del diritto si ha ove questo attenti alla vita

dell’assicurato. 41

Art. 1924 cc.: Il riscatto rimanda al diritto dell’assicurato a risolvere il contratto ottenendo il

pagamento del valore di riscatto, la riduzione della somma assicurata si ha per

mancato pagamento dei premi.

Art. 1927 cc.: Il suicidio dell’assicurato prima dei 2 anni dalla stipula, fa venir meno l’obbligo

dell’assicuratore di pagare.

Art. 1929 cc.: La riassicurazione – L’assicurato non ha azione diretta verso il riassicuratore, ma egli

può far valere l’azione surrogatoria.

La responsabilità extracontrattuale

Generalità

Art. 1173 cc.: Il fatto illecito è causa di obbligazione.

In presenza di violazioni del diritto della persona, il risarcimento del danno concorre con la tutela

inibitoria o con quella restitutoria.

La responsabilità extracontrattuale è conosciuta come resp. Civile o aquiliana. La presenza di fatto

illecito, impone all’ordinamento di riparare le conseguenze negative tramite compensazione.

Nel sistema di responsabilità civile, rientrano anche la funzione preventiva e quella

punitiva/sanzionatoria.

La struttura del fatto illecito, fonte di responsabilità extracontrattuale.

Imputabilità e causalità materiale

Art. 2043 cc.: Sono identificati gli elementi costitutivi dell’illecito extracontrattuale e la

conseguenza giuridica che da esso discende – ove un fatto doloso/colposo cagioni

danno ingiusto, chi ha commesso il fatto è obbligato a risarcire il danno.

Il fatto illecito può essere “commissivo” o “omissivo”. Ma l’illiceità del fatto è configurabile là

1. Sia doloso o colposo;

dove esso: 2. Sia legato al verificarsi del danno da un nesso causale.

Art. 43 c.p.: Il delitto – E’ doloso, o secondo l’intenzione quando l’evento dannoso risultato

dell’azione od omissione è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza del proprio

comportamento; - E’ colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento non è voluto

dall’agente.

La colpa assume in sede civile, valenza oggettiva ed astratta ed ha come riferimento il

comportamento del danneggiante. L’accertamento della colpa civile, implica il raffronto del 42

comportamento con un parametro oggettivo.

Per la considerazione del dolo, è oggetto di valutazione la condizione psicologica dell’agente, là

dove l’intenzione riguardi sia il comportamento che la conseguenza.

A volte è richiesto l’accertamento di colpa grave.

Artt. 40 – 41 c.p.: Per identificare la sussistenza o meno del rapporto di causalità materiale.

Art. 1223 cc.: Risolve il problema della causalità giuridica.

Solo la causalità materiale configura il fatto illecito, è necessario selezionare tra tutte le cause,

quella che si può affermare lo abbia realmente determinato.

La non imputabilità dell’incapace naturale. Incapacità legale e

responsabilità

Art. 2046 cc.: Ai fini dell’affermazione di responsabilità, non si può prescindere dalla capacità

d’intendere e di volere, quindi l’illiceità dell’azione vi è solo se posta con consapevolezza.

Solo se l’incapace agisce con consapevolezza, gli si può imputare la responsabilità.

Non è responsabile l’autore del comportamento il quale in quel momento si trovasse in stato

d’incapacità naturale. Spetta al giudice valutare la sussistenza o meno di detto stato: non imputabile

è il maggiorenne che abbia posto il fatto quando incapace d’intendere e di volere, lo stesso non può

dirsi per il soggetto legalmente incapace, che anche se minore ha piena capacità naturale.

Art. 2047 cc.: La legge fa ricadere la responsabilità su chi è tenuto a sorvegliare l’incapace

naturale, fornendogli quale unica prova liberatoria, di non aver potuto evitare il fatto.

Se il sorvegliante dia prova/anchi il sorvegliante, il giudice può condannare l’incapace naturale a

indennizzare il danneggiato . Il sorvegliante, non risponde di fatto illecito altrui.

(non è un risarcimento)

Si discute se la responsabilità del sorvegliante sia diretta o indiretta, si propende per la prima

ipotesi.

Art. 2048 cc.: Padre/madre/tutore sono responsabili del danno cagionato da figli minori non

emancipati/persone soggette a tutela. Sempre che non si provi non aver potuto

impedire il fatto.

Il minore può aver cagionato il danno, ma a risarcirlo sarà un altro soggetto (genitore/tutore).

Alcuni parlano di responsabilità diretta, inoltre, l’onere della prova s’inverte a vantaggio di chi il

danno l’ha subito. Altri parlano di responsabilità vicaria, e danno la possibilità al genitore/tutore che

abbia risarcito il danno al terzo, di poter porre un azione di regresso, contro il minore.

L’art. 2048 cc., sembra più propenso alla seconda interpretazione.

Art. 2048 co.2 cc.: Precettori/maestri d’arte devono rispondere del danno cagionato dal fatto illecito

degli allievi/apprendisti sotto la loro vigilanza.

Co.3: Liberazione di responsabilità, solo se provano di non aver potuto impedire il

danno.

Precettore è anche l’insegnante, l’illecito deve svolgersi durante un’attività didattica o in occasione

ad essa connessa. L’insegnante risponde di danni a terzi e di quelli che l’allievo ha provocato a sé

stesso. Se il fatto dannoso è commesso da allievo di scuola pubblica, la responsabilità si estende alla

P.A.

Essenziale alla responsabilità del genitore è la coabitazione, dato elemento va inteso come

consuetudine di vita comune, se l’illecito è compiuto dal minore in un periodo di temporanea

43

assenza, il genitore è comunque responsabile (art. 2048 cc.). Per responsabilità dei maestri, è

necessario che il fatto si verifichi quando l’allievo era sotto loro direzione/controllo.

Tutti i soggetti di cui l’art. 2048 cc., sembrano richiamati in via indiretta.

Regole speciali di responsabilità

Art. 2049 cc.: Padroni/committenti sono responsabili per danni arrecati dal fatto illecito dei loro

domestici/commessi nell’esercizio delle incombenze cui sono adibiti. Padroni e

committenti non hanno prova liberatoria, essi rispondono sempre e comunque. La

regola di responsabilità è oggettiva, non vi è imputazione soggettiva di dolo/colpa.

I termini oggi utilizzati sono: l’autore del fatto illecito (preposto), chi è chiamato a rispondere

(preponente). Per aversi preposizione, è necessario un atto d’investitura del preponente che

determini un vincolo (solitamente di subordinazione). Questo regime si applica quindi:

 Rapporto di lavoro subordinato/dipendente;

 Mandato con rappresentanza.

E’ necessario che l’evento dannoso sia legato alle incombenze cui il preposto è adibito.

Art. 2055 cc.: Rispondente in via indiretta, il preponente può poi rifarsi sul preposto con azione di

regresso, con integrale rimborso per comportamento colposo/doloso.

Art. 2050 cc.: Danni provocati nello svolgimento di un’attività che per sua natura/per i mezzi

adoperati sia pericolosa (sono i casi concreti o la legge a determinare se un’attività è

pericolosa). L’esercente l’attività pericolosa, è obbligato a risarcire il danno cagionato, a

meno che non provi di aver adottato tutte le misure idonee ad evitarlo. Questa responsabilità

è oggettiva, infatti deve rispondere del danno, colui il quale trae profitto dall’attività.

Alcune attività pericolose, sono disciplinate autonomamente:

Art. 2051 cc.: Danno cagionato da cose in custodia, il danno è imputabile a colui il quale custodisce

le cose. Il custode risponde anche là dove la causa resti ignota/inspiegabile. E’ cosa

in custodia, qualsiasi cosa mobile/immobile, pericolosa/innocua, che riveli attitudine

a nuocere. Non è importante che vi sia contratto, ma necessario è il rapporto tra il

soggetto e la cosa.

Art. 2052 cc.: Danno cagionato a terzi da animali – La responsabilità prescinde dalla custodia, essa

è fatta gravare sul proprietario o su chi se ne serve, sia per animale custodito, che

fuggito, smarrito. La prova liberatoria è connessa al caso fortuito.

L. 157/1992: Gli animali selvatici costituiscono beni patrimoniali indisponibili dello Stato ed alle

regioni ne è affidato il controllo e la tutela; per il randagismo vi è l’obbligo delle

A.S.L. di adottare misure di contenimento del fenomeno ed il potere-dovere di

vigilanza sull’operato assegnato ai comuni.

Art. 2053 cc.: La responsabilità per danni provocati dalla rovina di edificio/altra costruzione – Ogni

opera dell’uomo saldamente unita al suolo, vi è responsabilità per i danni causati al

proprietario tranne per prova che non vi sia stato difetto di manutenzione/vizio di

costruzione.

Art. 2054 cc.: Veicoli senza guida di rotaie e qualsiasi macchina condotta dall’uomo funzionale alla

locomozione (anche per veicoli natanti). E’ importante l’assicurazione di

responsabilità civile.

Co.1: A carico del conducente vi è la responsabilità per danno prodotto dalla circolazione,

la prova liberatoria consiste nella dimostrazione di aver fatto il possibile. 44

Co.2: Per scontro di veicoli, vi è il concorso alla produzione del danno, ma è ammessa prova

contraria per inevitabilità dell’evento/per colpa esclusiva di un conducente.

Tamponamento a catena, vi è responsabilità a carico di ciascuno per la macchina che

precede.

Co.3: Se il conducente è soggetto diverso dal proprietario, vi è responsabilità in solido. Non

c’è prova liberatoria.

Il danno ambientale. La responsabilità da prodotto difettoso

L. 349/1986

Art. 18: Il verificarsi di fatto doloso/colposo in violazione di disposizioni di legge/provvedimenti

adottati in base a legge, che comprometta l’ambiente con alterazione/danno/distruzione,

obbliga l’autore del fatto a sopportare le spese per il ripristino, se ciò è impossibile, si passa

al rimedio risarcitorio. Destinatario del risarcimento è lo Stato che deve convogliare la

somma ad interventi su opere di bonifica/ripristino ambientale.

La legittimazione attiva è data allo Stato, agli enti territoriali sui quali incidono i beni interessati dai

fatti lesivi, ma non alle associazioni ambientaliste/cittadini i quali possono solo denunciare.

Art. 18 co. 6: Se non è possibile operare una precisa quantificazione del danno, si deve tener conto

del costo per il ripristino, della colpa individuale e del profitto conseguito dal

trasgressore.

L. 308/2004 Ha conferito al Governo riordino/coordinamento/integrazione delle disposizioni in

materia ambientale, con affermazione dei principi comunitari di

prevenzione/precauzione…

L. 266/2005 Previsione di alcune regole sul danno ambientale.

Art. 1 co. 439: Qualora i soggetti/organi pubblici preposti alla tutela dell’ambiente accertino un

fatto che abbia provocato un danno ambientale, il Ministro dell’ambiente, ingiunge

al responsabile il ripristino della situazione ambientale a titolo di risarcimento in

forma specifica entro un termine. Se questo decorre ed il ripristino sia

impossibile/eccessivamente oneroso, viene emessa una seconda istanza con

ingiunzione del pagamento entro 60 giorni di una somma pari al valore del danno.

Co. 440: La quantificazione si effettua sulla base del pregiudizio arrecato e del costo

necessario al ripristino.

Co. 449: Devoluzione delle somme incamerate dallo Stato ad un fondo istituito per finanziare

interventi urgenti in materia ambientale.

D. Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo – Danni cagionati da prodotti difettosi

Chi acquista un prodotto viziato, può far valere nei confronti del venditore, la garanzia e ove il bene

presenti difetto di conformità artt. 128 ss. Cod. cons.

Art. 114 cod. cons.: Ipotesi di responsabilità oggettiva del produttore per il danno del difetto del

prodotto.

Art. 124 cod. cons.: Nullità di qualsiasi patto volto ad escludere/limitare la responsabilità del

produttore.  Importatore del bene/servizio nel territorio dell’U.E. o a

La responsabilità del produttore si estende: qualsiasi altra persona fisica/giuridica si presenti come

produttore;

 Al fornitore che abbia distribuito il prodotto

nell’esercizio di un’attività commerciale se

importatore/produttore non siano individuati e

sempreché il fornitore abbia omesso di dare positivo

riscontro alla richiesta entro 3 mesi. 45

Il produttore per essere esente da responsabilità, deve dimostrare la ricorrenza di uno dei casi di cui

 Che egli non abbia messo in circolazione il prodotto;

l’art. 118 cod. cons.:

 Che il difetto non esisteva al momento della messa in circolazione;

 Che il prodotto non sia stato fabbricato per la vendita/distribuzione onerosa;

 Che il difetto risulti dovuto alla conformità ad una norma giuridica

imperativa/provvedimento vincolante;

 Che lo stato delle conoscenze scientifiche/tecniche, non permetteva allora di

considerarlo difettoso;

 Là dove il difetto sia dovuto alla concezione del prodotto in cui la parte/materia

sia stata prima incorporata o alla conformità di questa alle istruzioni date dal

produttore.

Spetta al danneggiato provare: il danno, il difetto, il nesso causale.

Art. 123 cod. cons.: E’ oggetto di risarcimento il pregiudizio legato alla morte o a lesioni personali

o al deterioramento/distruzione di cosa., per danno di cose la somma di

risarcimento è 387 Euro.

Il danneggiato non può ricevere l’importo corrispondente al prezzo d’acquisto. Il diritto di

risarcimento si prescrive in 3 anni dal momento della conoscenza. Dopo 10 anni dalla messa in

circolazione del prodotto, il diritto si estingue per decadenza.

Art. 117 cod. cons.: E’ prodotto difettoso, quello che manchi degli attributi di sicurezza.

Art. 102 cod. cons.: Garantisce che i prodotti sul mercato siano sicuri.

Il danno ingiusto

Esistono danni che è lecito provocare, danni legati al legittimo esercizio di un diritto.

Art. 2043 cc.: Irrisarcibilità del danno che trova causa in un comportamento secundum ius. Il danno

non provoca il risarcimento in quanto non è danno ingiusto.

Ingiusto è ciò che viola il diritto, un comportamento contrario alla norma del comportamento che lo

ha causato, il danno che deriva da lesione personale è ingiusto.

Art. 2043 cc.: I comportamenti che importano lesione di diritti ed i danni derivanti sono risarcibili.

Per darsi ingresso alla tutela aquiliana del credito è necessario:

 Che la morte del debitore determini, l’estinzione dell’obbligazione, senza possibilità di

trasmissione del debito agli eredi;

 Che la perdita del creditore sia definitiva ed irreparabile.

Importante è anche l’inadempimento provocata dal terzo:la responsabilità del terzo che istighi o

cooperi all’inadempimento non può prescindere dal dolo dell’agente.

Non sono tutelati dall’art. 2043 cc. gli interessi non assurti a diritti soggettivi. Vi è però tendenza

ad ammettere a tutele le aspettative:

 Quella nei confronti della vittima di un incidente cagionato da terzi, dai suoi congiunti che

prima del verificarsi del danno, beneficiavano di elargizioni di somme/sovvenzioni dal defunto;

 Danno subito da chi eserciti sulla cosa un potere materiale o possessore in buona fede vittima di

spoglio;

 Risarcibilità del danno ambientale (danno diffuso);

 Risarcibilità del danno legato alla lesione d’interessi legittimi, per responsabilità extracontratt.

Ogni situazione giuridica soggettiva, ogni interesse giuridicamente protetto in caso di lesione ad

opera di terzi, può ricevere tutela. 46

Il danno non patrimoniale

Art. 2043 cc.: Richiama senza distinzioni il danno ingiusto patrimoniale/non patrimoniale.

E’ danno non patrimoniale il danno morale soggettivo: dolore, sofferenza, causati da fatto illecito.

La valutazione del risarcimento sarà apprezzata dal giudice che stabilirà in via equitativa a quanto

ammonta il compenso.

Art. 2059 cc.: Si riferisce esclusivamente al danno non patrimoniale, limitando la risarcibilità ai

soli casi previsti dalla legge.

Art. 185 c.p.: Ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale/non patrimoniale obbliga al

risarcimento del danno il colpevole e le persone che devono rispondere del fatto di

lui (fuori da questi reati sono risarcibili i danni morali conseguenza di una condotta

penalmente qualificata).

Il danno biologico è danno non patrimoniale, ove causato da sinistri stradali, da infortuni sul lavoro

e malattie professionali. Questo danno investe unicamente la sfera biologica della persona e la sua

integrità psico-fisica.

1.

Il danno biologico viene attratto nella sfera dell’art. 2043 – la Corte di Cassazione invita a non con

fondere “l’evento materiale naturalistico che è momento costitutivo del fatto” con le “conseguenze

dannose di quest’ultimo, legate all’intero fatto illecito da un nesso di causalità; il danno-evento è

interno all’atto costitutivo, mentre il danno-conseguenza attiene alle ripercussioni.

Art. 32 Cost.: La salute come diritto fondamentale dell’uomo, se violata deve essere risarcita.

2.

Ogni ipotesi in cui viene leso un valore inerente alla persona è danno non patrimoniale. E’ la

garanzia costituzionale della persona ad imporre il risarcimento. Il risarcimento è dovuto per l’art.

2059 senza che rilevi il fatto illecito, ma devono sussistere le caratteristiche dell’art. 2043 cc.

L’illecito può anche essere fonte di danno esistenziale:compromissione delle attività realizzatrici

della persona umana. Questo danno, diviene percepibile, là dove, l’illecito che colpisce la persona

determini lo sconvolgimento delle sue abitudini, causi stress, disagi, turbamenti psichici/emotivi

duraturi non riscontrabili da accertamenti sanitari.

Se il danno morale è un “sentire”, il danno esistenziale è “fare”. La Corte Costituzionale, fece

rientrare nel danno biologico, tutti i danni che ostacolano le attività realizzatrici della persona

umana. Danni esistenziali risarcibili sono:

 Peggioramento della qualità della vita risentito dal paziente per la ritardata diagnosi di un

tumore;

 Incidenza negativa di molestie subite da una coppia e poste in essere dall’ex convivente della

donna;

 Pregiudizio per la compromissione dei rapporti familiari seguita al decesso di un congiunto in

ad incidente stradale, errore medico, violenza sessuale, nascita indesiderata;

 Nelle sofferenze psico-emotive tra coniugi e nei confronti dei figli;

 Pressioni e vessazioni sul posto di lavoro;

 Ingiusta detenzione;

 Sofferenza del padrone per la morte della sua bestiola causata dall’aggressione di altri animali;

 Danno per inadempimento contrattuale.

Vi è chi invita a ricercare il fondamento normativo di dato danno, si potrebbe dover indennizzare

ogni frivolezza. 47

La causalità giuridica e il danno risarcibile

La causalità giuridica si pone solo in esito all’accertamento del nesso di causalità, appurato che

l’evento è conseguenza del fatto imputabile ad un soggetto.

Art. 2056 cc.: Risarcibile il danno patrimoniale, connesso alla perdita di utilità economicamente

apprezzabili e rapportabili a valori di mercato. L’art rimanda alle disposizioni sul

risarcimento in ambito contrattuale.

La determinazione del risarcimento va operata dal giudice:

 Avendo in considerazione il danno emergente ed il lucro cessante;

 Per via di una valutazione equitativa, là dove il danno da liquidare non possa essere provato nel

preciso ammontare;

 Considerando l’incidenza che la condotta del danneggiato avrebbe potuto evitare con ordinaria

diligenza, il risarcimento non è dovuto.

Il danno non patrimoniale, è risarcito a mo’ di compensazione/ristoro.

Il danno imputabile a più persone

Art. 2055 cc.: Se a più soggetti è imputabile un evento dannoso, essi sono tenuti solidalmente al

risarcimento.

Co. 2: Chi ha risarcito per intero il danno, ha azione di regresso contro gli altri responsabili.

Nei rapporti interni, ognuno risponde in base all’entità delle conseguenze del suo

comportamento. Solo nel dubbio le colpe si presumono uguali.

La disciplina si applica solo per concorso di persone nella produzione del medesimo evento lesivo.

Per il danno ambientale, ognuno risponde individualmente della propria responsabilità.

Il risarcimento del danno, per equivalente e in forma specifica

Solitamente il risarcimento si ha per equivalente in termini monetari.

Art. 2057 cc.: Per i danni permanenti alla persona, il giudice può disporre una rendita vitalizia.

Art. 2058 cc.: E’ consentito al danneggiato, di chiedere che il giudice reintegri in forma specifica il

patrimonio leso, se ciò sia possibile. E’ questo un risarcimento diverso da quello per

equivalente.

Co. 2: Limite per eccessiva onerosità. Le due modalità di risarcimento possono concorrere.

Risarcire in forma specifica il danno, significa ripararlo in natura:

 Tramite la ricostruzione del bene;

 Per via della sostituzione.

Il limite della possibilità è in senso naturalistico. Non è consentito che il danneggiato tragga

arricchimento dal risarcimento, né è consentito che il costo del danneggiante per la riparazione,

superiore a quello del risarcimento per equivalente.

Risarcimento in forma specifica è, per esempio:

 Pubblicazione della sentenza di condanna.

C’è anche rimedio in forma specifica per inadempimento contrattuale.

Le cause di giustificazione

Esclude la punibilità di un fatto astrattamente qualificabile come reato. Una condotta che ha

caratteri dell’illecito, non dà adito al sorgere di responsabilità. 48

 Art. 52 cp – Art. 2044 cc.: Legittima difesa;

 Art. 54 cp – Art. 2045 cc.: Stato di necessità.

 Consenso di un avente diritto, Esercizio di un diritto/adempimento di un dovere, uso legittimo

di armi da parte del pubblico ufficiale.

Art. 52 cp.: Agisce in stato di legittima difesa chi pone in essere il fatto dannoso per esservi stato

costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro pericolo attuale di

un’offesa ingiusta e sempreché la difesa sia proporzionata all’offesa.

Non qualsiasi reazione è legittima: spetta al giudice valutare le circostanze del caso, in presenza

delle riserve previste, può concepirsi il sacrificio della vita altrui in attuazione dell’autotutela in un

privato domicilio.

La regola è nella L. 59/2006:

Ove la reazione sia eccessiva, valicando i limiti imposti, l’agente sarà chiamato a rispondere

integralmente delle conseguenze penali/civili del suo comportamento.

Per eccesso colposo di legittima difesa, si attenua la responsabilità, con risarcimento riferibile solo

all’eccesso.

Le conseguenze pregiudizievoli arrecate, nell’erronea ed incolpevole supposizione di agire in

legittima difesa, vanno risarcite dall’agente.

Se vittima della reazione dell’aggredito è un terzo, la causa di giustificazione non opera:

 Se il pericolo non è stato volontariamente causato, né era evitabile, al danneggiato spetta

un’indennità. Il diritto di famiglia

La famiglia legittima e le “famiglie di fatto”

Art. 29 Cost.: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia, come società naturale fondata sul

matrimonio”

Il concetto di famiglia nasce intorno al rapporto di coniugio ed al rapporto di filiazione.

La famiglia di fatto, è un problema attuale, non risolto.

Coniugio, parentela, affinità

La qualità di coniugio si acquista con il matrimonio, ne discende il vincolo coniugale.

Art. 74 cc.: La parentela è vincolo che lega i discendenti da uno stesso stipite.

Art. 75 cc.: Si ha parentela in linea retta tra le persone di cui una discende dall’altra (genitori-figli,

nonni-nipoti) – Si ha parentela collaterale tra soggetti con stipite comune, ma non

discendenti l’una dall’altra (zii-nipoti, fratelli, cugini).

Art. 76 cc.: Il calcolo del grado di parentela – Per computare in linea retta, si deve tener conto delle

generazioni sino allo stipite, escludendo questo. Per il computo collaterale, si

ricostruiscono i passaggi generazionali, fino allo stipite comune.

Art. 77 cc.: La rilevanza giuridica non si estende oltre il senso grado.

Art. 78 cc.: L’affinità lega un coniuge ai parenti dell’altro coniuge, stessa linea, stesso grado.

L’affinità non viene meno per la morte del coniuge, ma cessa se l matrimonio è dichiarato nullo.

La filiazione, legittima e naturale 49

Tra genitori e figli, parenti in linea retta di primo grado, sussiste vincolo di sangue.

L. 40/2004 – Procreazione assistita

Ai soggetti nati da fecondazione omologa è riconosciuto lo stato di figli legittimi/figli riconosciuti

della coppia. Il nato in violazione del divieto di fecondazione eterologa, il donatore di gameti, non

acquisisce alcuna relazione parentale.

La filiazione legittima è per i coniugi uniti in matrimonio

La filiazione si dice naturale per la procreazione fuori dal matrimonio

La filiazione legittima è ancorata ai presupposti di:

 Presunzione di paternità – Art. 231 cc.: Il marito è padre del figlio concepito durante il

matrimonio;

 Presunzione di concepimento in costanza di matrimonio – Art. 232 cc.: Si presume concepito

durante il matrimonio il figlio nato quando siano trascorsi 180 giorni dalla celebrazione del

matrimonio e non ne siano trascorsi 300 dalla data di annullamento/scioglimento del vincolo.

L’azione di disconoscimento del figlio può essere intentata dal padre:

 Per mancata coabitazione dei coniugi tra i 180 ed i 300 giorni dalla nascita;

 Per impotenza del marito nel predetto periodo;

 Per adulterio della moglie.

Il coniuge/convivente che abbia fatto ricorso alla procreazione assistita eterologa non può

disconoscere il figlio.

La filiazione legittima si prova:

Art. 236 cc.: Con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile e continuo possesso dello

stato di figlio legittimo;

Art. 237 cc.: Il possesso risulta da una serie di fatti che valgono a dimostrare le relazioni di

filiazione e parentela.

Quando difettino sia l’atto di nascita che il possesso di stato o quando il figlio sia iscritto sotto falsi

nomi o nato da ignoti, lo stato di figlio è sempre reclamabile:

 La prova può essere data con testimoni, se vi sia prova per iscritto o vi sia indizi gravi.

Art. 243 cc.: La prova contrario può essere data con ogni mezzo.

Art. 248 cc.: A chi risulti genitore del figlio legittimo e chiunque abbia interesse, è data l’azione di

contestazione della legittimità. L’azione è imprescrittibile.

Lo stato di figlio naturale, per figli nati fuori dal matrimonio.

Art. 253 cc.: Riconoscimento di figlio naturale è fatto nell’atto di nascita;

Art. 254 cc.: Dopo con dichiarazione o può essere contenuta in un atto pubblico/testamento.

Art. 250 cc.: Occorre il consenso del figlio ove questo abbia compiuto 16 anni . Per il

riconoscimento del figlio infrasedicenne non può avvenire senza il consenso

dell’altro genitore. Consenso che non può essere rifiutato, se nell’interesse del figlio,

spettando al tribunale decidere in caso di opposizione.

Art. 256 cc.: Il riconoscimento è irrevocabile e può essere impugnato

- Per difetto di veridicità, con azione imprescrittibile data a colui che è stato

riconosciuto o a chi ne abbia interesse;

- Per violenza da parte dell’autore del riconoscimento;

- Per incapacità derivante da interdizione giudiziale chi lo ha effettuato.

Art. 269 cc.: In mancanza di riconoscimento dei genitori, il figlio può promuovere un’azione per 50

ottenere, che la paternità/maternità naturale, sia giudizialmente accertata (art. 270).

Art. 274 cc.: L’esercizio dell’azione era subordinato alla previa valutazione di ammissibilità da

parte del giudice

Art. 251 cc.: I figli incestuosi non possono essere riconosciuti dai loro genitori e si è ritenuto che ai

figli fosse preclusa l’azione per la dichiarazione giudiziale di maternità/paternità.

Unico varco per il riconoscimento è l’ignoranza dei genitori al tempo del

concepimento; resta salvo il riconoscimento del giudice.

I figli incestuosi, possono solo contare sull’art. 279 cc., per ottenere il mantenimento, l’istruzione,

l’educazione e gli alimenti.

E’ difficile comprendere come a scontare le “colpe” dei genitori, siano i figli…ecco il contrasto con

il principio di uguaglianza che impone di assicurare a tutti i figli nati fuori dal matrimonio ogni

tutela sociale e giuridica.

La Corte Costituzionale, ha dichiarato esperibile l’azione per la dichiarazione giudiziale, nel caso in

cui il riconoscimento sia ammesso, maternità/paternità naturali, si possono dichiarare.

Art. 277 cc.: La dichiarazione giudiziale, produce gli stessi effetti, del riconoscimento, con

l’assunzione di tutti gli obblighi del genitore verso il figlio.

Art. 280 cc.: Legittimazione dei figli prevista per susseguente matrimonio dei genitori o per

provvedimento del giudice.

Se un genitore ha chiesto per testamento di legittimare un figlio naturale, questo può dopo la morte

chiedere la legittimazione.

La filiazione adottiva

L’adozione determina un rapporto di filiazione.

L. 184/1983 – Legge sul diritto del minore ad una famiglia con 4 tipi di adozione:

1.

L. 184/1983 – riguarda soggetti di età minore in condizione di abbandono morale e materiale, gli

istituti si applicano quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all’educazione.

Viene reciso ogni rapporto con la famiglia d’origine, eccezione per divieti matrimoniali. Il minore

(art. 27) acquista lo stato di figlio legittimo, assumendo il cognome degli adottanti.

 Coniugi devono essere sposati da almeno 3 anni;

 Devono essere idonei all’educazione dei figli;

 L’età degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non più di 45 gli anni dell’adottato, può

derogarsi a tali limiti, qualora il tribunale provi che il minore avrebbe danno dalla mancata

adozione;

 Sono adottabili i minori per i quali sia intervenuta la dichiarazione di adattabilità (che

presuppone l’abbandono, difetto di assistenza morale e materiale) chiunque può segnalare

l’abbandono di un minore.

La sentenza di adattabilità, se non impugnata acquista valore definitivo ed è trascritta. I genitori

(art. 19) vedono sospeso l’esercizio delle potestà sul minore; Il tribunale nomina un tutore. Lo stato

di adattabilità cessa per adozione o per raggiungimento della maggiore età, per revoca per

venir meno delle condizioni che lo avevano legittimato.

A questa fase segue l’affidamento preadottivo, il minore quattordicenne deve manifestare il

consenso.

Il tribunale vigila sul buon andamento dell’affidamento (art. 22) e ove accerti difficoltà

insuperabili, provvede alla revoca (art. 23). 51

Decorso un anno, accertate le condizioni, il tribunale provvede all’adozione con sentenza (art. 25)

impugnabile entro 30 giorni dalla notifica.

L’identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, previa autorizzazione

solo se sussistono gravi motivi, l’adottato può attingere i dati solo dopo i 25 anni.

2.

L. 184/1983 – Minori adottabili a prescindere dalla dichiarazione di adattabilità, quando:

 Il minore sia orfano di padre e di madre e gli adottanti siano persone unite a lui da

vincolo di parentela entro il 6 grado o da persistente rapporto;

 Il minore adottato da un coniuge sia figlio, anche adottivo dell’altro coniuge;

 Il minore, orfano, sia portatore di handicap;

 Sia accertata l’impossibilità di procedere ad affidamento preadottivo, sempreché

l’età dell’adottante superi di 18.

Alle particolari adozioni si può pervenire solo con consenso dell’adottato (se ha 14 anni) o sentito il

suo rappresentante. E’ necessario l’assenso dei genitori e del coniuge dell’adottando che:

 Se negato senza giustificazione o in contrasto con l’interesse dell’adottando non è impedimento;

 E’ imprescindibile se i genitori esercitino la potestà o il coniuge sia convivente.

In questi casi, i legami con la famiglia d’origine permangono, il cognome dell’adottante è anteposto

a quello proprio dell’adottato. In capo all’adottante i vari obblighi.

3.

L’adozione di maggiorenni è stata dichiarata illegittima, dove preclude l’adozione a persone che

abbiano discendenti legittimi o legittimati maggiorenni e consenzienti.

Art. 291 cc.: Gli adottanti devono avere minimo 35 anni ed essere 18 anni più grandi dell’adottato,

ma il tribunale può disporre che chi abbia 30 anni adotti.

Art. 296 cc.: L’adozione solo con consenso di entrambe le parti.

Art. 311 cc.: Consenso che va manifestato personalmente o da soggetto con procura;

Art. 297 cc.: Assenso dei genitori dell’adottando e del coniuge dell’adottante/adottando, ma se non

vi è assenso, si può comunque procedere all’adozione.

Art. 298 cc.: L’adozione è disposta dal tribunale, finché non è emanato il provvedimento, si può

revocare il consenso.

Artt. 306 – 307 cc.: Alla revoca si può pervenire solo per indegnità dell’adottando/adottante.

 Assunzione del cognome dell’adottante anteposto al proprio;

Caratteri non legittimanti dell’adozione:

 Conservazione di diritti/doveri verso la famiglia d’origine;

 Spettanza all’adottato dei diritti riconosciuti ai figli legittimi

nella successione, tranne i diritti di successione.

4.

Adozione internazionale riguardante minori stranieri

 Dichiarazione di disponibilità all’adozione presentata al Tribunale dei minori dai coniugi

residenti in Italia.

 La domanda è devoluta a strutture socio-assistenziali che preparano gli aspiranti adottanti;

 I servizi trasmettono una relazione al tribunale, il quale pronuncia un decreto d’idoneità;

 Gli adottanti conferiscono l’incarico di curare gli affari ad un ente specializzato;

 L’ente trasmette i dati alla Commissione per le adozioni internazionali, la quale autorizza

ingresso e permanenza in Italia.

La dichiarazione non è ammessa se: Non emerge lo stato di abbandono dell’adottando o l’impossibilità

di adozione; Nel paese straniero l’adozione non determini l’acquisto dello stato di figlio legittimo e la

cessazione dei rapporti con la famiglia d’origine. 52

L’adozione pronunciata all’estero produce gli effetti nell’ordinamento italiano, l’adottato diviene

cittadino italiano.

L’affidamento

L. 184/1983 – Disciplina l’affidamento.

L’affidamento è risposta ad una condizione grave ma non permanente di difficoltà familiare. Il

minore privo temporaneamente di ambiente familiare idoneo, è affidato ad una famiglia/una singola

persona che lo mantenga; in alternativa all’affido, vi è la possibilità dell’inserimento del minore in

un istituto di assistenza.

A disporre l’affidamento è il servizio sanitario sociale locale, previo consenso dei genitori/tutore

sentito il minore (che abbia 12 anni o capacità di discernimento).

La decisione può essere anche presa dal tribunale. Il provvedimento disciplina modalità e durata, vi

è cessazione con il venir meno delle cause dell’affidamento.

L’affidatario deve sempre tenere conto delle indicazioni date dai genitori/tutore.

Il matrimonio

Tre tipi di matrimonio: Civile, Concordatario e religioso

1) Matrimonio concordatario – L. 847/1929

Art. 8: Gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico, a condizione

che l’atto sia trascritto nei registri civili, previa pubblicazione nella casa comunale.

Dopo la celebrazione, il parroco legge agli sposi gli articoli del codice civile su diritti/doveri dei

coniugi e redige in duplice copia originale, l’atto di matrimonio.

Art. 4: Accordo modificativo del concordato: Il parroco entro 5 giorni demanda all’ufficiale di stato

civile la trascrizione, la quale in casi particolari la effettua entro 24 ore. La trascrizione

tardiva non ostacola gli effetti del matrimonio.

Art. 84 cc.: La trascrizione non può avere luogo:

 Quando gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa l’età;

 Allorché sussista un impedimento inderogabile previsto per legge.

Chi ha contratto matrimonio concordatario, dopo la cessazione degli effetti civili non potrà

procedere a celebrazione religiosa. Dopo il nuovo matrimonio, sarà di fronte alla legge coniuge di

un’altra persona rispetto alla Chiesa.

L’art. 8 dell’Accordo: prevede on riguardo alle sentenze di nullità dei tribunali ecclesiastici e

munite di decreto di esecutività superiore organo ecclesiastico di controllo, che esse possono

avere efficacia civile nella Repubblica Italiana. La Corte di Cassazione ha stabilito che il

giudice italiano può giudicare della validità dei matrimoni concordatari.

Il matrimonio civile come atto. La pubblicazione

Il matrimonio è diretto alla costituzione di un rapporto giuridico basato sulla comunione di affetto.

Art. 79 cc.: La promessa di matrimonio “non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse

convenuto per il caso di non adempimento”.

Art. 80 cc.: Nella promessa può trovare giustificazione lo scambio di doni, che se il matrimonio

non si celebra, il promettente può richiedere indietro entro un anno dal giorno del

rifiuto di celebrare il matrimonio/della morte di uno dei promettenti. 53

Art. 81 cc.: Se la promessa è formale, se il promettente omette di eseguirla è tenuto al risarcimento.

La domanda va proposta entro un anno dal rifiuto ed il danno è da risarcire entro i limiti

in cui corrispondono alle parti.

Artt. 93 – 96 cc.: Onere della pubblicazione nei comuni ove risiedono a cura dell’ufficiale di stato

civile.

Art. 98 cc.: Il rifiuto di procedere a pubblicazione deve essere motivato e contro di esso è dato

ricorrere in tribunale.

Art. 99 cc.: L’atto di pubblicazione resta affisso nella casa comunale almeno per 8 giorni ed il

matrimonio non può essere celebrato prima del 4 giorno. Se la celebrazione non

avviene entro 180 giorni dopo la pubblicazione, questa si considera come mai avvenuta.

Art. 100 cc.: Per gravi motivi, il tribunale può abbreviare i tempi di pubblicazione.

L’effetto notizia è necessario, per chi abbia interesse per conoscenza di cause che impediscono il

matrimonio. Dopo 3 giorni dalla pubblicazione, senza alcuna opposizione, l’ufficiale di stato civile,

può procedere alla celebrazione. E’ il tribunale a decidere della valenza dell’opposizione, se il

matrimonio è lo stesso celebrato, ad essere sospesa è la trascrizione.

Requisiti ed impedimenti matrimoniali. Il matrimonio invalido. Il

matrimonio putativo

Il matrimonio celebrato nonostante l’impedimento, risulta invalido; Il coniuge che a conoscenza di

una causa d’impedimento, egualmente contragga il matrimonio, è punito con l’ammenda.

 Maggiore età degli sposi : art. 84, solo al sedicenne autorizzato dal tribunale è concesso di

contrarre matrimonio. Il matrimonio di minore non autorizzato, può

essere impugnato dal coniuge, dai genitori e dal pubblico ministero.

La domanda va respinta se abbia compiuto la maggiore età o se vi sia

stato concepimento.

 Assenza di una condizione di interdizione giudiziale per infermità mentale : art. 85,

L’inabilitato, l’interdetto no. L’impugnazione (art. 119) spetta al tutore/pubblico ministero/chi

abbia interesse. L’interdetto, revocata l’interdizione, può impugnare. L’impugnazione è valida

anche se pronunciata dopo la celebrazione, ma già esistente. Dopo un anno di coabitazione,

decadenza.

 Libertà di stato : art. 86, Inesistenza di matrimonio precedentemente contratto. Impugnazione

dei soggetti dell’art. 117. Il coniuge dell’assente non gode di stato libero non

potendo sposarsi.

 Insussistenza di vincoli di parentela/affinità nelle linee e nei gradi nell’art. 87, assenza di

vincoli di adozione/affinazione.

 Assenza di sentenze di condanna dell’un coniuge per omicidio tentato o consumato sul

coniuge dell’altro: art. 88

 Divieto temporaneo di nuove nozze previsto dall’art. 89 cc. per la donna in caso di

vedovanza/divorzio/annullamento del matrimonio precedente: devono trascorrere almeno

300 giorni dallo scioglimento del vincolo per evitare incertezze sulla paternità; esclusione dal

divieto dei casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del preesistente

matrimonio, sia pronunciato ai sensi dell’art. 3 n.2 lettere b-f.

 Capacità naturale al momento della celebrazione : art. 120 cc., il matrimonio può essere

impugnato dal coniuge che dimostri di averlo celebrato in stato d’incapacità d’intendere o di

volere transitoria. No se vi è stato un anno di coabitazione. 54

 Insussistenza di vizi della volontà : Il consenso è valido se libero ed integro. I vizi della

volontà, violenza, errore danno accesso all’impugnazione. L’azione è

proponibile dal coniuge che abbia subito violenza, non fosse a

conoscenza. E’ causa di decadenza il termine di un anno di

coabitazione dalla cessazione della violenza, dalla scoperta

dell’errore. La violenza s’identifica art. 1435 (violenza nel

contratto), è uguale a violenza, il timore di gravità. L’art. 122

cc., giudica rilevanti errori sull’identità e le qualità.

 L’assenza di simulazione : art. 123 cc., il matrimonio si dice simulato quando gli sposi

“abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e non esercitare i

diritti”, l’impugnazione è data a ciascuno dei coniugi entro un anno

dalla celebrazione o convivenza più breve.

Il regime di nullità del matrimonio non ricalca fedelmente quello del contratto, l’impugnazione è

data solo ad alcuni soggetti e la nullità è sanabile.

Gli effetti della sentenza che pronunci l’invalidità del matrimonio, retroagiscono al momento della

celebrazione. L’efficacia retroattiva, non travolge le prestazioni eseguite dagli sposi in costanza di

matrimonio, salvo quelle soggette a rimedi restitutori.

Art. 128 cc.: Gli effetti del matrimonio valido, si producono in favore dei coniugi fino alla sentenza

di nulli, se contratto in buona fede o se il consenso sia stato estorto con

violenza/determinato da timore. Se le previsioni sussistono solo per un coniuge, sarà

solo lui a beneficiarne. Gli effetti del matrimonio valido, valgono anche per i figli

nati/concepiti durante il matrimonio o nati e riconosciuti prima della declaratoria di

nullità. I figli sono legittimi anche nel matrimonio contratto in mala fede (fatto salvo

per bigamia/incesto).

Art. 129 cc.: Se il matrimonio putativo è contratto in buona fede, il giudice può disporre a carico di

uno di essi e per una durata non eccedente i 3 anni, l’obbligo di corresponsione di

somme periodiche di denaro. Nell’ipotesi d’imputabilità della nullità ad uno solo dei

coniugi, l’altro ha diritto ad un’indennità in misura almeno pari al mantenimento per 3

anni oltre gli alimenti. Può essere disposta l’indennità in solido tra coniuge e terzo.

La celebrazione del matrimonio

La validità del matrimonio è connessa ad alcune formalità.

Art. 106 cc.: La celebrazione pubblica, avviene nella casa comunale davanti all’ufficiale di stato

civile, che ha ricevuto richiesta di pubblicazione.

Art. 110 cc.: Per impossibilità di uno degli sposi, sono il sindaco e l’ufficiale a trasferirsi.

Art. 109 cc.: Il matrimonio può celebrarsi in luogo diverso, ed è l’ufficiale di stato civile a chiedere

all’ufficiale del luogo.

Art. 107 cc.: Forma di celebrazione – Presenza di 2 testimoni/4 fuori dal comune. L’ufficiale legge

agli sposi gli artt. 143 – 144 – 147 e riceve da ciascuno le dichiarazioni di volontà.

La celebrazioni per procura solo in casi eccezionali e nel rispetto delle regole dell’art. 111 cc.

Art. 107 co. 2: La compilazione dell’atto di matrimonio, è atto pubblico sottoscritto dagli sposi e

dai testimoni.

Art. 130 cc.: L’atto di matrimonio è l’unica prova dell’avvenuta celebrazione e solo la sua

esibizione consente di reclamare il titolo di coniuge. 55

Art. 133 cc.: Se la prova risulta da sentenza penale, l’iscrizione nel registro di stato civile assicura

effetti riguardo ai coniugi e ai figli.

Art. 132 cc.: Solo per distruzione/smarrimento l’esistenza del matrimonio può essere provata con

ogni mezzo. Se vi siano indizi che l’ufficiale di stato abbia mancato d’inserire l’atto di

matrimonio nei registri, la prova è consentita con ogni mezzo sempreché non possa

revocarsi in dubbio il possesso di stato.

Si ha possesso di stato:

 Di coniuge: Soggetto chiamato per un lasso di tempo marito/moglie, ha goduto di tale

considerazione da altri, ha agito osservando i doveri.

Il matrimonio civile come rapporto. I diritti ed i doveri nascenti dal

matrimonio

Art. 143 cc.: Con il matrimonio, marito e moglie acquistano stessi diritti e stessi doveri; Vi è il

Principio di Solidarietà coniugale che impone ad entrambi gli sposi di contribuire ai

bisogni della famiglia.

Vi sono poi altri obblighi:

 Fedeltà;

 Assistenza morale e materiale;

 Collaborazione nell’interesse della famiglia;

 Coabitazione.

Il mancato rispetto non da vita all’ordinaria tutela per inadempimento di obbligazione ma

rileverebbe solo nel giudizio di separazione per legittimare l’addebito della stessa al coniuge il cui

comportamento sia contrario ai doveri.

Art. 144 cc.: Accordo come momento fondante delle decisioni riguardanti l’indirizzo della vita

familiare e la fissazione della residenza.

Art. 145 cc.: Questa va operata secondo le esigenze, se non si pervenga ad un accordo, si adisce al

giudice, il quale si adopera affinché i coniugi pervengano ad un accordo, se non si

perviene a questo scopo, il giudice adotta un provvedimento non impugnabile.

Art. 146 cc.: L’allontanamento ingiustificato di un coniuge, ed il rifiuto di tornare, sono sanzionati

con sospensione del diritto all’assistenza morale e materiale e del diritto agli alimenti,

potendosi sequestrare i beni. E’ vista come giusta causa la proposizione di

separazione/annullamento del matrimonio. L’allontanamento è misura per la

protezione del coniuge da abusi.

 Possibilità che al coniuge/convivente responsabile degli abusi, sia prescritto di non avvicinarsi

ai luoghi frequentati dall’istante;

 Eventualità che ci si rifaccia ai servizi sociali/centro di mediazione familiare;

 La condanna del responsabile al pagamento periodico di un assegno a favore dei conviventi, che

a causa dell’allontanamento sono prive di mezzi adeguati.

Art. 143 cc.: La moglie non assume più il cognome del marito, la lo aggiunge.

Art. 147 cc.: Il matrimonio impone l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo

conto delle capacità, dell’inclinazione naturale.

Artt. 316 – 317 cc.: Sui figli minori, i genitori hanno pari potestà. In caso di filiazione naturale, la

potestà spetta al genitore che abbia riconosciuto il figlio.

Art. 324 cc.: I genitori con potestà hanno diritto di usufrutto sui beni del figlio. 56

Art. 330 cc.: Gli obblighi dei genitori verso i figli permangono anche in decadenza della potestà

 Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne non autonomo

economicamente;

 Devono intervenire in ordine agli altri ascendenti legittimi.

Art. 148 cc.: Se i genitori vengono meno agli obblighi, il tribunale può ordinare che una quota del

reddito sia versata all’altro coniuge o a chi sopporta le spese.

Art. 315 cc.: I figli sono tenuti a prestare rispetto e a contribuire al mantenimento della famiglia.

Art. 318 cc.: E’ vietato ai figli di lasciare la casa dei genitori, in questo caso questi possono

ricorrere al giudice.

I rapporti patrimoniali tra i coniugi. Le convenzioni matrimoniali

Art. 159 cc.: Il regime patrimoniale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione è la

comunione dei beni.

Art. 160 cc.: E’ consentito autonomamente dar regola ai propri rapporti patrimoniali.

Art. 162 cc.: Accordi devono essere stipulati per atto pubblico a pena di nullità. L’accordo può

aversi in sede di celebrazione, potendo anche scegliere il regime della separazione.

E’ consentito alle parti di adottare un diverso regime di beni, modificare o integrare la comunione o

provvedere ad uno specifico regime, per un bene in particolare, nel rispetto delle leggi.

Art. 165 cc.: Le convenzioni sono valide se stipulate da sposi maggiorenni, se sedicenni emancipati

con l’assistenza dei genitori/tutore/curatore.

Art. 162 cc.: La convenzione può essere stipulata sia prima che dopo le nozze.

Art. 163 cc.: Le modifiche possono essere apposte in qualsiasi momento, con atto pubblico e la

partecipazione delle parti che dettero vita alla convenzione da modificare o con gli

eredi.

Le convenzioni vanno appuntate a margine dell’atto di matrimonio, pena l’inopponibilità, le

convenzioni con oggetto beni immobili, devono essere trascritte presso registri dei beni immobiliari

e a margine della trascrizione vanno fatte le modifiche.

Art. 164 cc.: Le regole per la simulazione contrattuale, valgono anche per l’accordo simulatorio.

Terzi possono far valere la simulazione e darne prova con ogni mezzo. Mentre le

parti possono provare tramite esibizione delle controdichiarazioni scritte “fatte con la

presenza ed il consenso di tutte le persone che hanno preso parte alla convenzione

matrimoniale”.

I regimi patrimoniali della famiglia. La comunione legale

Sono soggetti a comunione i beni acquistati dopo la celebrazione, rimangono a titolarità esclusiva, i

beni di cui il coniuge era proprietario prima di tale momento.

Art. 177 cc. sub a) e d): Identifica i beni che automaticamente rientrano nella comunione.

 Acquisti compiuti dai coniugi in costanza di matrimonio;

 Aziende costituite dopo il matrimonio e gestite da entrambi;

 Degli utili ed incrementi prodotti dalle aziende costituite prima del

matrimonio ed appartenenti ad uno dei coniugi, ma gestite da entrambi. 57

Art. 177 cc. sub b) e c): Identifica i beni costituenti comunione legale de residuo, sono beni

personali, ricade nella comunione solo ciò che residua:

 Frutti naturali e civili dei beni di ciascun coniuge che siano stati percepiti;

 Proventi dell’attività separata;

 Beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi istituita dopo il

matrimonio;

 Incrementi dell’impresa di uno dei coniugi anche precedente.

Art. 179 cc.: Beni personali che non cadono in comunione:

 Beni di cui uno dei coniugi, prima del matrimonio, era proprietario o

titolare di un diritto reale di godimento;

 Beni acquistati dopo il matrimonio per donazione/successione;

 Beni di uso strettamente personale e dei loro accessori;

 Beni per l’esercizio della professione, tranne quelli per la conduzione

dell’azienda familiare;

 Beni che ciascun coniuge abbia ottenuto a titolo di risarcimento per

perdita di capacità lavorativa.

Art. 180 cc.: L’amministrazione dei beni in comunione compete ad entrambi i coniugi

disgiuntamente (ord. Amm.) e congiuntamente (straord. Amm.).

Art. 183 cc.: Il coniuge interdetto è escluso dall’amministrazione, l’esclusione può essere disposta

con provvedimento del giudice. L’interdetto, venute meno le cause d’interdizione

può essere reintegrato.

Ove non sia richiesta l’esclusione, è dato ad un coniuge/rappresentante di adire al giudice per

ottenere una pronuncia di separazione.

Art. 181 cc.: Per l’amministrazione straordinaria è necessaria la stipulazione di entrambi i coniugi.

Se il coniuge rifiuti il consenso, l’altro può rivolgersi al giudice.

Art. 182 cc.: L’autorizzazione giudiziale è prevista anche per impedimento alla stipulazione per

lontananza, quando il coniuge non abbia la procura.

Gli atti di straordinaria amministrazione che possono essere compiuti da un coniuge senza

consenso:

 Possono essere annullati su domanda proposta entro un anno, per beni immobili o mobili

registrati;

 Sono validi se hanno ad oggetto comuni beni mobili, vi è però l’obbligo per l’autore di restituire

il valore del bene per la costituzione della comunione.

L’autonomia tra patrimonio comune e personale non è piena:

 I creditori della comunione possono agire in via sussidiaria sui beni personali per la metà del

credito;

 I creditori particolari di uno dei coniugi possono soddisfarsi in via sussidiaria sui beni comuni,

fino alla quota del coniuge obbligato

Art. 186 cc.: I beni della comunione rispondono:

 Dei pesi gravanti al momento dell’acquisto;

 Dei carichi dell’amministrazione;

 Delle spese per il mantenimento della famiglia, istruzione della prole;

 Di ogni obbligazione contratta congiuntamente.

Art. 187 cc.: Per le obbligazioni non ricomprese nell’elenco e contratte prima del matrimonio e per

quelle da cui sono gravate le donazioni, non risponde la comunione. 58

Art. 189 cc.: I beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato,

rispondono delle obbligazioni contratte dopo il matrimonio per atti di straordinaria.

Art. 191 cc.: Casi di scioglimento della comunione: Mutamento convenzionale del regime,

separazione dei coniugi, annullamento, scioglimento, cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Art. 194 cc.: Lo scioglimento della comunione determina il venir meno del regime patrimoniale ed

il subentro della normale comunione, permane la con titolarità fino alla divisione dei

beni.

Art. 192 cc.: I rimborsi, le restituzioni.

Art. 195 cc.: La divisione trova titolo in un contratto/sentenza. Coniugi o eredi hanno diritto di

prelevare i beni mobili che appartenevano ai coniugi prima della comunione o

pervenuti per successione/donazione.

Se non c’è prova della titolarità, si presumono parte della comunione.

Art. 196 cc.: Se non vengono trovate le cose, viene corrisposto il valore.

La separazione dei beni

Art. 162 cc.: Gli sposi che vogliano evitare la comunione dei beni, possono optare per la

separazione.

La scelta può anche essere fatta in costanza di matrimonio tramite convenzione matrimoniale.

Art. 213 cc.: Il regime della separazione riguarda i beni acquistati durante il matrimonio, ciascun

coniuge ha titolarità esclusiva.

Art. 217 cc.: Ciascun coniuge amministra i beni di cui è titolare, ma può rilasciare procura

per l’amministrazione. Il coniuge che amministri i beni dell’altro nonostante

opposizione risponde dei danni e della mancata percezione dei frutti.

Art. 218 cc.: Ove un coniuge goda dei beni dell’altro deve rispettare la destinazione economica.

Art. 219 cc.: La prova della proprietà esclusiva può essere data con qualsiasi mezzo, ma alla fine vi

è presunzione di comunione.

Lo scioglimento: per fine del matrimonio o scelta di altro regime.

Il fondo patrimoniale e la comunione convenzionale

I coniugi possono convenire che alcuni beni vadano a fare parte di un fondo necessario per far

fronte alle necessità della famiglia, essendo così, vincolati.

Art. 169 cc.: In mancanza di diversa/espressa determinazione, i beni del fondo non si possono

alienare/ipotecare/vincolare senza il consenso dei coniugi e se vi sono figli minori,

con autorizzazione del giudice.

Art. 167 cc.: Il fondo può essere costituito anche da uno solo dei coniugi, sempre con atto pubblico;

E’ ammessa la costituzione con atto di terzo, per testamento o tra vivi.

Art. 168 cc.: La proprietà spetta ad entrambi i coniugi, anche i frutti sono vincolati.

Art. 170 cc.: Non si può procedere sul fondo per saldare debiti che il creditore sapeva estranei ai

bisogni della famiglia.

Art. 171 cc.: La cessazione è connessa all’annullamento/scioglimento/cessazione degli effetti civili

del matrimonio; Se vi sono figli minori, il fondo dura fino alla maggiore età. 59

Art. 210 cc.: La comunione convenzionale dei beni trae origine da titolo pattizio per modificare il

precedente regime. Queste modifiche non possono riguardare: le norme della

comunione sull’amministrazione dei beni in essa rientranti, la parità delle quote tra i

coniugi; responsabilità comune.

Modificazioni possono esservi riguardo l’oggetto della comunione anche se alcuni beni (art. 179)

non possono far parte della comunione.

Art. 211 cc.: Possono essere conferiti alla comunione anche beni appartenenti ad un coniuge prima

del matrimonio.

L’impresa familiare

Art. 230 cc.: Un’impresa è familiare se fa perno sul lavoro dei familiare dell’imprenditore, dei

parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo.

Questi familiari se collaborano continuamente, hanno diritto: al mantenimento

secondo la condizione patrimoniale della famiglia, alla partecipazione agli utili

dell’impresa ed ai beni acquistati in proporzione a quantità/qualità di lavoro prestato.

Il diritto alla partecipazione può essere liquidato in denaro.

E’ unico il titolare dell’impresa, al quale competono Le decisioni

 Sulla conduzione e l’organizzazione dell’attività;

 L’impiego degli utili;

 La gestione straordinaria;

 Gli indirizzi produttivi.

Della cessazione dell’impresa, decidono a maggioranza i familiari. In caso di vendita

dell’attività, vi è per i familiari il diritto di prelazione.

Le patologie del rapporto coniugale. La separazione dei coniugi

La separazione di fatto (decisione di vivere separati) non comporta conseguenze su diritti/obblighi

ma influisce su:

 Effetti diretti sul rapporto coniugale (può essere consensuale/con sentenza), non c’è più obbligo

di coabitazione, di assistenza morale/materiale, di fedeltà.

 La presunzione di concepimento non opera dopo i 300 giorni dalla separazione legale. Il figlio

nato dopo questo periodo non è figlio legittimo;

 Scioglimento della comunione legale dei beni.

L’accordo di separazione consensuale va presentata al tribunale perché questo lo omologhi. Senza

omologazione la separazione non ha effetto (art. 158). I coniugi sono convocati e sentiti dal giudice

che tenta la riconciliazione, se è impraticabile, procede all’omologazione.

Il giudice può decidere che l’accordo sia in contrasto con l’interesse dei figli, così egli riconvoca i

coniugi indicando le modifiche da apportare. Se le indicazioni non sono seguite, l’omologazione è

rifiutata.

Per la separazione giudiziale non devono essere menzionati per forza i motivi del divorzio.

Art. 151 cc.: Presupposti necessari per la richiesta del divorzio – verificarsi di fatti reali che

rendano impossibile la convivenza o che rechino pregiudizio alla prole. Può essere

chiesto l’addebito delle responsabilità ad uno solo dei coniugi.

Art. 156 cc.: Il coniuge responsabile non ha diritto al mantenimento e ai diritti successori.

Il giudice deve tentare una prima riconciliazione tra i coniugi, se ciò fallisce, vengono predisposti i

provvedimenti che regolino i rapporti tra coniugi e con i figli. 60

Art. 155 cc.: La sentenza di separazione, dispone dell’affidamento dei figli e adotta ogni altra

misura per la tutela dei loro interessi. Attribuisce ad uno dei coniugi il godimento

della casa familiare. Prima di adottare provvedimenti, il giudice dispone l’audizione

dei figli che abbiano 12 anni/con capacità di discernimento. Può, dove le parti siano

d’accordo a rinviare l’audizione, di modo che i coniugi tentino una mediazione.

L. 54/2006 – Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso.

Art. 155 co. 1: E’ deciso che il figlio deve mantenere un rapporto equilibrato con i genitori, i quali

devono garantirgli educazione/istruzione, mantenendo rapporti con i parenti.

Co. 2: Il giudice deve valutare la possibilità che i figli restino affidati ad entrambi i

genitori. E’ disposto l’affidamento ad uno solo dei genitori, se diversamente vi sia contrasto

con gli interessi del minore o qualora vi sia opposizione di un genitore che “affido

esclusivo”, la domanda deve essere motivata.

Co. 3: La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i coniugi, essi devono prendere le

decisioni in comune accordo, in caso di contrasto decide il giudice. Per l’ordinaria

amministrazione il giudice può straordinariamente stabilire, che i genitori esercitino

separatamente la potestà.

Co. 4: Al mantenimento ciascun coniuge provvede in base al reddito, potendo il giudice

imporre la corresponsione di un assegno periodico.

Co. 5: Per il mantenimento di maggiorenni, l’assegno va direttamente a loro corrisposto.

Non possono modificarsi dette disposizioni, ma si procede a revisione per mutamento di

circostanze. Nei casi di gravi inadempienze/violazioni, possono essere modificati i provvedimenti,

ferma

l’applicazione di sanzioni.

Art. 156 cc.: Conseguenze della separazione nel rapporto coniugale – Al genitore cui non sia stata

addebitata la separazione, spetta il diritto di ricevere un mantenimento, tramite

corresponsione di un importo monetario

Co. 2: L’importo è determinato in base al reddito/circostanze, deve essere sufficiente per

garantire un’esistenza dignitosa e lo stesso tenore di vita precedente.

Co. 4: Se vi è pericolo di sottrazione all’obbligo di versare il mantenimento, la sentenza può

imporre la prestazione di idonea garanzia reale/personale.

Co. 6: Se vi è inadempimento, l’avente diritto può ottenere che il giudice disponga il

Sequestro dei beni e ordini a terzi di versare al coniuge creditore la quota.

Con la separazione giudiziale, può essere imposto alla moglie di non usare più il cognome del

marito.

Art. 157 cc.: Lo stato di separazione, viene meno se i coniugi di comune accordo e senza intervento

del giudice, dichiarino di voler tornare a convivere ponendo in essere un

comportamento rappresentativo di tale volontà.

Co. 2: Con la riconciliazione, si ripristina la comunione legale da tale momento.

L’identificazione esatta del momento, è problematica, ma è stato stabilito che la comunione legale

non è opponibile ai terzi acquirenti di buona fede a titolo oneroso, ove il coniuge abbia dichiarato di

essere separato.

Vi è l’istituto della mediazione familiare, volto a favorire una soluzione dei conflitti realmente

mediata. Ai coniugi è affiancata una figura professionale/una struttura organizzata. Tra gli obiettivi,

l’incentivazione dell’affido condiviso dei figli.

Il divorzio 61

L. 898/1970 – Introduzione nell’ordinamento del divorzio.

Divorzio è lo scioglimento del matrimonio civile e cessazione degli effetti civili del matrimonio

concordatario.

E’ la legge a pronunciare, su domanda con ricorso di un coniuge, la sentenza di divorzio, quando

accerti che non vi sia comunione spirituale/materiale o vi sia la sussistenza di una delle cause art. 1:

 Condanna, dopo la celebrazione del matrimonio, dell’altro coniuge a sanzioni penali

pesanti;

 Condanna, dopo il matrimonio, dell’altro coniuge a pene detentive per reati gravi;

 Due o più condanne dell’altro coniuge, per reati di lesione gravissima, violazione degli

obblighi si assistenza familiare, maltrattamento;

 Nel caso in cui, benché l’altro coniuge sia stato assolto per vizio, il giudice accerti

l’inidoneità del convenuto a mantenere/ricostituire la convivenza familiare;

 Pronunzia, con sentenza passata in giudicato, della separazione giudiziale/omologazione

della separazione consensuale/separazione di fatto (iniziata 2 anni prima del

18/12//1970)

 Pur essendo promosso il processo nei confronti del coniuge per i casi indicati concluso

con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, il giudice ravvisi nei fatti

gli elementi costitutivi del reato e le condizioni di punibilità;

 Il coniuge straniero abbia ottenuto all’estero scioglimento/annullamento del matrimonio

o abbia contratto all’estero nuovo matrimonio;

 Passaggio in giudicato della sentenza di rettificazione del sesso.

Art. 4: La domanda per ottenere il divorzio può anche essere richiesta con ricorso di entrambi i

coniugi;

Co. 7: Se è solo uno a promuovere il ricorso, devono comparire entrambi i coniugi personalmente

di fronte al presidente del tribunale per la riconciliazione;

Co. 8: Se il convenuto non compare/fallisce la riconciliazione, il giudice, dopo aver sentito i figli,

dispone con ordinanza i provvedimenti temporanei ed urgenti;

Co. 11: Il procedimento prosegue fino all’emanazione di sentenza provvisoriamente esecutiva per i

provvedimenti economici;

Co. 12: E’ previsto un appello con decisione presa in camera di consiglio.

Ult. Co: Per ricorso congiunto, con disposizioni sulla prole/rapporti economici – il procedimento si

Semplifica. Sentiti i coniugi con la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge e

valutata la corrispondenza con l’interesse dei figli, il giudice decide con sentenza.

Art. 5: Della pronuncia di divorzio è necessaria annotazione: la sentenza è costitutiva con effetto ex

nunc lo scioglimento del matrimonio civile;

Co. 2-3: Cessano doveri/diritti derivanti dal matrimonio, la donna perde il cognome del marito,

tranne per autorizzazione del tribunale.

Cessano il regime di comunione legale e vengono meno i diritti successori tra coniugi.

Co. 6: La corresponsione dell’assegno può essere imposta dal tribunale dovendosi tener conto delle

condizioni di entrambi i coniugi, dei redditi, delle ragioni della decisione (funzione

sanatoria), del contributo personale/economico dato da ciascun coniuge alla conduzione

familiare, alla formazione del patrimonio individuale/comune.

Co. 6-7: L’assegno di divorzio presuppone l’indisponibilità dell’avente diritto, di adeguati mezzi o

l’indisponibilità a procurarseli autonomamente.

Autonomia si raggiunge con nuove nozze del coniuge e si dibatte se si possa pervenire anche con

convivenza.

Art. 8: Per assicurarsi l’adempimento, può essere imposta dal tribunale idonea garanzia,

reale/personale e se vi è inadempimento l’avente diritto può ottenere da terzi il versamento.

62

E’ anche previsto il sequestro dei beni del coniuge.

Art. 12: Il coniuge divorziato ha diritto ad una percentuale del 40% dell’indennità di fine rapporto

dall’altro percepita.

L’obbligazione è personale e non si trasmette agli eredi. All’avente diritto in stato di bisogno, il

tribunale può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità.

Ove il coniuge debitore muoia, il coniuge titolare dell’assegno ha diritto, se non passato a nuove

nozze, alle pensione di reversibilità, se il rapporto da cui il trattamento pensionistico discende sia

anteriore al divorzio.

Gli alimenti

Gli alimenti sono oggetto di un diritto e poggiano su legami di parentela/affinità connessi ai rapporti

coniugio/filiazione/adozione: su questi legami può contare la persona che versi in stato di bisogno e

non sia in grado con il proprio lavoro di ovviare tale condizione.

Art. 433 cc.: E’ obbligato alla prestazione:

 Il coniuge;

 I figli legittimi/legittimati/naturali/adottivi;

 I genitori – parenti più prossimi in mancanza;

 Generi – nuore;

 Suocero – Suocera;

 Fratelli – Sorelle con precedenza dei germani sugli unilaterali;

Art. 436 cc.: L’adottante deve gli alimenti all’adottato con precedenza rispetto ai genitori naturali.

Art. 437 cc.: Il donatario è tenuto a prestare gli alimenti al donante, tranne i casi in cui la donazione

sia rimuneratoria/fatta riguardo ad un matrimonio.

Art. 440 cc.: Gli alimenti se assegnati, possono essere ridotti se l’alimentato tiene comportamento

riprovevole/disordinato.

La prestazione alimentare, non si ha su richiesta/per istanza del giudice, il diritto ha fonte nella

legge e sorge al verificarsi dei presupposti.

Art. 445 cc.: Gli alimenti sono dovuti dal giorno della domanda giudiziale o dal momento della

costituzione in mora dell’obbligato, sempreché essa sia seguita entro sei mesi dalla

domanda giudiziale.

Art. 438 cc.: La misura degli alimenti non può superare quanto necessario alla vita

dell’alimentando, tenendo conto della sua posizione sociale. L’esatto ammontare

deve variare in proporzione al bisogno di colui che li domanda e alle condizioni

economiche di chi li somministra.

Il donatario che presti alimenti al donante, non vi è tenuto oltre il valore della

donazione esistente al momento nel suo patrimonio.

Art. 439 cc.: Tra fratelli, la misura si commisura allo stretto necessario.

Art. 440 cc.: Se mutano le condizioni, il giudice provvede per cessazione/riduzione/aumento.

Art. 443 cc.: L’obbligato può adempiere in natura l’obbligazione o con versamento di assegno. Il

giudice può però sindacare tale scelta.

Art. 447 cc.: Il diritto agli alimenti è irrinunciabile/indisponibile/incedibile.

Art. 448 cc.: La morte dell’alimentato estingue il diritto agli alimenti. 63

La successione a causa di morte

L’oggetto del diritto successorio. Le forme della successione mortis

causa. Successione a titolo universale e a titolo particolare.

La morte è fatto giuridico, al quale l’ordinamento collega, con la perdita della capacità giuridica,

l’apertura della vicenda successoria.

La successione mortis causa implica un fenomeno di trasmissione di situazioni giuridiche

soggettive da un soggetto ad altri.

Art. 42 Cost.: E’ la legge a stabilire norme e limiti della successione legittima e testamentaria ed i

diritti dello Stato sulle eredità.

La successione riguarda tutte le situazioni giuridiche soggettive, tranne quelle personalissime.

Art. 456 cc.: Nel momento del decesso e nel luogo dell’ultimo domicilio, si apre la successione:

 Designare i successori, coloro che subentrano nella titolarità delle situazioni

giuridiche del soggetto deceduto;

 Disciplinare l’acquisto da parte dei successori.

Art. 457 cc.: Non si fa luogo alla successione legittima, in presenza di testamento.

Terza forma di successione, qualora insieme ai successori testamentari, vi siano i

legittimari (beneficiari di successione necessaria).

Si dice erede unicamente il successore a titolo universale, il quale subentra in tutto/in quota nei

rapporti attivi/passivi.

Art. 588 cc.: Qualifica a titolo universale le disposizioni testamentarie comprendenti

l’universalità/quota di beni del testatore, dovendosi la qualificazione ritenere propria

anche delle disposizioni recanti indicazione di beni determinati o di un complesso di

beni, se il testatore abbia inteso lasciarli come quota del patrimonio (attribuzione di

beni determinati: institutio ex re certa).

Art. 459 cc.: L’acquisto dell’eredità si attua per effetto di accettazione, momento finale.

Art. 588 cc.: Sono a titolo particolare tutte le disposizioni non aventi riguardo all’universalità/una

quota dei beni. Il legatario non succede nei rapporti attivi e passivi, ma solo nella

titolarità del diritto determinato.

Art. 649 cc.: L’acquisto si compie immediatamente e senza bisogno di accettazione, ma vi è facoltà

di rinuncia.

L’apertura della successione. La capacità di succedere e la capacità di

ricevere per testamento

Art. 462 cc.: E’ riconosciuta facoltà di successione a coloro i quali abbiano capacità al momento

dell’apertura della successione, quindi a tutti i nati ed i concepiti.

Si presume concepito il nato entro 300 giorni dalla morte.

L. 192/2000: Capacità di succedere è riconosciuta agli enti riconosciuti e agli enti da istituire.

Il nascituro non concepito all’apertura della successione è incapace di succedere, la legge gli da la

facoltà di ricevere per testamento (art. 162 ult. Co.).

Alcuni casi d’incapacità per condizioni d’inidoneità ad essere beneficiari di disposizioni contenute

nel testamento. 64

 Art. 596 cc.: Persona sottoposta a tutela in favore del tutore, ove costui non sia ascendente,

discendente, fratello/sorella/coniuge;

 Art. 597 cc.: A favore del notaio/altro ufficiale pubblico che abbia ricevuto il testamento, o a

favore dell’interprete;

 Art. 598 cc.: A favore di chi abbia scritto il testamento segreto, a favore del notaio cui il

testamento sia stato consegnato in plico non sigillato.

Art. 599 cc.: Queste disposizioni sono nulle, l’invalidità invece non si estende al resto del

testamento.

L. 6/2004 Ha istituito l’amministrazione di sostegno, sono valide le disposizioni testamentarie e

le convenzioni a favore di costui, se questo sia parente del deceduto entro il quarto

grado/coniuge/convivente.

I patti successori. I patti di famiglia

Prima dell’apertura della successione, nessun diritto/aspettative, possono essere vantati dai

successibili.

Art. 458 cc.: I diritti su una successione non ancora aperta non possono essere disposti.

C’è il divieto di patti successori, istitutivi, dispositivi o rinunciativi.

Art. 458 co. 1: Sono istitutivi i patti con cui taluno in vita, dispone della propria successione; questi

sono nulli, perché altrimenti sarebbe leso il diritto di disporre dei propri beni per la

successione.

Co. 2: Con il patto dispositivo, un soggetto dispone, a favore di altri, dei diritti su una

successione aperta, ma nullità è connessa alla ripugnanza sociale.

Divieto di patti rinunciativi, in applicazione della regola d’irrinunciabilità di diritti non ancora

acquisiti. 

L. 55/2006 Deroga alla nullità di tutti i patti successori:

Il patto di famigli è patto successorio lecito, è contratto con cui l’imprenditore trasferisce in tutto o

in parte, l’azienda; il titolare di partecipazioni societarie trasferisce le proprie quote ad uno o più

discendenti.

Art. 768 cc.: Il contratto va posto per atto pubblico a pena di nullità.

Il patto consente di garantire uno svolgimento certo della vicenda successoria dell’imprenditore, di

modo che sia solo i figli a beneficiare del trasferimento.

Senza patto, dovrebbero succedere il coniuge e tutti i legittimari.

Art. 536 cc.: Gli assegnatari (per patto) dell’azienda/quote sono tenuti a liquidare gli altri

partecipanti tramite il pagamento di una somma pari al valore delle quote riservate ai

legittimari, ma se i contraenti sono d’accordo la liquidazione si ha con trasferimento di beni.

Art. 768 cc.: Il contratto può anche prevedere l’assegnazione di beni a partecipanti non assegnatari

ed è consentito che l’assegnazione sia disposta con successivo contratto collegato al

primo concluso dai partecipanti. I beni sono imputi alle quote di legittima spettanti ai

soggetti cui sono assegnati.

Vi è azione d’impugnazione per i partecipanti al patto, per vizio del consenso.Vi è l’oscura

disposizione secondo cui i legittimari ed il coniuge che non abbiano preso parte al contratto,

possono chiedere il pagamento della somma prevista + interessi legali, con possibilità

d’impugnazione.

Lo scioglimento, come modifica, del patto consentito tra coloro che l’hanno concluso: 65

 Mediante stipula di nuovo contratto, diverso patto con uguali caratteristiche;

 Tramite recesso, se previsto.

Vocazione e delazione ereditarie

Coincidente con l’apertura della successione è la vocatio: chiamata all’eredità.

La delazione è il momento in cui l’eredità è offerta ad un soggetto.

La vocazione esprime il titolo in base al quale la chiamata all’eredità avviene: legale o

testamentaria.

La vocazione precede la delazione; vi sono casi in cui pur essendovi soggetto chiamato all’eredità,

l’effetto devolutivo non si realizzi, per esistenza di condizione sospensiva.

L’indegnità a succedere

L’art. 463 cc. modificato da L. 137/2005 disciplina l’indegnità a succedere. Cioè il soggetto che

può procedere con vocativo, ma non può acquistare l’eredità; è necessario però che si agisca in

giudizio entro il termine di prescrizione di 10 anni.

Sono cause d’indegnità:

 Uccisione volontaria o il tentativo di omicidio della persona della cui successione si tratta o di

uno stretto congiunto;

 Compimento, in danno di una delle predette persone, di un fatto dalla legge punibile secondo le

disposizioni dell’omicidio;

 Denunzia calunniosa di una delle persone suindicate per reati punibili con sanzioni detentive

particolarmente afflittive o falsa testimonianza contro di essi;

 Decadenza della potestà genitoriale;

 Induzione con dolo/violenza a fare/non fare/revocare/mutare il testamento;

 Soppressione/occultamento/alteramento del testamento;

 Formazione di un testamento falso.

Art. 464 cc.: L’esclusione retroagisce al momento dell’apertura della successione, essendo

l’indegno obbligato a restituire i frutti percepiti.

Art. 466 co. 1: Riabilitazione dell’indegno, che non può conseguire dalla dichiarazione resa dalla

persona della cui successione si tratta.

La devoluzione della vocazione. La sostituzione

L’indegnità può colpire erede o legato e la legge consente in questo caso che operino meccanismi di

devoluzione della chiamata.

Art. 479 cc.: Trasmissione agli eredi del diritto di accettazione dell’eredità, dove il soggetto ad essa

chiamato muoia senza averla accettata.

Abbiamo 2 forme, invece, per la sostituzione:

Sostituzione ordinaria, se nel testamento è nominato un secondo istituito destinato a succedere ove

il primo non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato.

Art. 689 cc. co. 1: La sostituzione plurima, si ha ove questa riguardi più persone istituite in luogo di

una sola, di un solo oggetto…

co. 2: E’ reciproca la sostituzione disposta tra più istitutivi in via primaria.

La sostituzione fedecommissaria non dà luogo al subentro di un soggetto ad un altro nella

successione, ma implica una sequenza di vicende successorie. 66

Nel Medioevo, il testatore nel nominare successore un proprio discendente, gli ordinava di

conservare in vita i beni e di trasmetterli ad un figlio, tenuto anche egli a nominare un discendente.

Nel 1942 è riemersa una figura di sostituzione: art. 692 cc.

Il testo originario consentiva di disporre a carico del figlio/fratello/sorella l’obbligo di conservare e

restituire alla sua morte in tutto o in parte i beni costituenti la disponibile a favore di tutti i figli nati

e nascituri o a favore di un ente pubblico.

La L. 151/1975 - Riforma del diritto di famiglia.

L’istituito può ora solo essere una persona interdetta o da interdire e che a beneficiare della

sostituzione possa solo essere la persona/ente che abbia avuto cura del medesimo.

Questa sostituzione non ha effetto:

 Se l’interdizione sia negata o il relativo procedimento non sia iniziato entro 2 anni dal

raggiungimento della maggiore età del minore infermo di mente;

 Se l’interdizione è revocata o le presone/enti beneficiari hanno violato gli obblighi di assistenza.

Art. 693 cc.: All’apertura della successione si realizza la delazione dell’istituito, il quale deve

conservare i beni oggetto della sostituzione dei quali ha godimento/amministrazione.

Art. 694 cc.: L’alienazione dei beni non è consentita se non nel caso di utilità evidente e previa

autorizzazione dell’autorità giudiziaria;

Art. 695 cc.: Per evitare il pregiudizio dei diritti del sostituto,a i creditori personali dell’istituito è

dato solo di agire sui frutti dei beni oggetto di sostituzione;

Art. 696 cc.: Alla morte dell’istituito, per effetto della sostituzione, l’eredità si devolve alla

persona/enti sostitutivi o ai successori legittimi.

Art. 698 cc.: Se il testatore lascia a più persone l’usufrutto, si stabilisce che detta disposizione ha

valore soltanto a favore di quelli che alla morte del testatore si trovano primi chiamati a

goderne.

La rappresentazione

Art. 467 cc.: L’istituto opera sia nella successione legittima che in quella testamentaria, ma in

quest’ultima a condizione che non sia prevista la sostituzione ordinaria e sempreché

non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale.

Se chi non può o non vuole succedere ha discendenti legittimi, la rappresentazione

consente loro di subentrare.

La rappresentazione consente di subentrare con l’esercizio di un proprio diritto. Il rappresentante è

successore diretto del de cuius.

Art. 468 cc.: La rappresentazione opera anche là dove i beneficiari abbiano rinunciato all’eredità o

siano incapaci/indegni.

Co. 1: Il rappresentato deve essere figlio/fratello/sorella – mentre sono rappresentati i loro

discendenti legittimi/naturali.

Art. 467 cc.: Il rappresentato succede al defunto nel luogo e nel grado del rappresentante, la

rappresentazione ha luogo infinito a prescindere la grado.

Art. 469 cc.: Quando vi è rappresentazione, la divisione si fa per stirpi. 67

L’accrescimento

Se non si può far luogo a rappresentazione, può operare l’istituto dell’accrescimento, a condizione

che la vocativo all’eredità, riguardi oltre colui che non vuole beneficiarne, altri soggetti.

Art. 676 cc.: L’oggetto della chiamata di questi si espande in misura corrispondente alla parte di

eredità destinata al chiamato escluso, effetto di diritto. Questi rispondono degli

obblighi dell’altro erede almeno che non siano strettamente personali.

Art. 674 cc.: Se la successione è testamentaria, l’accrescimento si realizza sempreché tutti i coeredi

siano stati istituiti con stesso testamento nell’universalità dei beni.

Art. 677 cc.: Se non ha luogo l’accrescimento - Se è in gioco una porzione di eredità, questa di

devolve agli eredi legittimi, in mancanza di questi, allo Stato. Per porzione di legato,

essa va all’onerato.

La successione a titolo universale. Vacanza e giacenza dell’eredità

Art. 459 cc.: L’acquisto dell’eredità è connesso all’accettazione, l’effetto acquisitivo retroagisce al

momento dell’apertura della successione.

Art. 480 cc.: Il diritto si prescrive in 10 anni.

Importante è la conservazione dei beni ereditaria, nel periodo di vacanza; abbiamo due modi:

 I beni siano in possesso del chiamato - Art. 460 cc.: Al chiamato è dato il potere di compiere

atti conservativi, di vigilanza/amministrazione per ordinaria amministrazione. Per poter vendere

i beni in suscettibili di conservazione e troppo onerosi da custodire, è necessaria

l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Se il chiamato rinuncia all’eredità, le spese sono poste

a carico dell’eredità;

 L’eredità si definisce giacente, se il chiamato non è possessore – Art. 528 cc.: Il tribunale

nomina un curatore ed al chiamato è preclusa qualsiasi ingerenza. Il curatore è tenuto a

procedere all’inventario (art. 529 cc.). Compete al curatore pagare i debiti dell’eredità, salvo

opposizione di creditori/legatari. La cessazione delle funzioni del curatore all’accettazione (art.

532 cc.) o per esaurimento dell’attivo ereditario. Sono validi gli atti del curatore nell’ignoranza

della cessazione della sua attività.

La rinuncia dell’eredità

Art. 519 cc.: La rinuncia, negozio unilaterale non recettizio, ha effetto retroattivo. Questo per la

rinuncia abdicativi, quella fatta gratuitamente a favore di coloro cui si devolve la

quota del rinunciante. Per la validità è necessaria la forma scritta con dichiarazione

ricevuta da un notaio/dal cancelliere del tribunale, da inserire nel registro delle

successioni. Si può rinunciare entro 10 anni.

Art. 520 cc.: E’ nulla la rinuncia parziale o quella con termini e condizioni.

Art. 526 cc.: E’ annullabile la rinuncia con dolo o viziata da violenza (prescrizione entro 5 anni la

cessata violenza o scoperta del dolo). L’impugnazione per errore non è consentita.

Art. 524 cc.: Impugnazione della rinuncia da parte dei creditori del rinunziante. Con autorizzazione

del giudice, possono ottenere l’accettazione dell’eredità in nome e in luogo del

debitore, per soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei crediti.

Art. 525 cc.: Il rinunciante è chiamato finché l’eredità non viene accettata da altri.

In conseguenza alla rinuncia, la quota va devoluta ai chiamati in subordine. 68

Art. 527 cc.: I chiamati all’eredità che illecitamente sottraggono/nascondono beni spettanti

all’eredità medesima perdono la facoltà di rinunciarvi – è questa un’accettazione

anomala.

L’accettazione dell’eredità, pura e semplice o col beneficio

d’inventario

L’accettazione, ove importi l’acquisto della proprietà o di altri diritti reali su beni immobili o

liberazione dai diritti medesimi, va trascritto.

Art. 459 cc.: Per evitare il vuoto di titolarità, tra il momento della morte del de cuius e

l’accettazione dell’erede, gli effetti dell’acquisto vengono fatti retroagire al momento

dell’apertura della successione.

Art. 481 cc.: Il giudice stabilisce un termine entro il quale il chiamato deve accettare/rinunciare

all’eredità.

Art. 479 cc.: Se in pendenza di accettazione, il chiamato muoia, il diritto di accettare si trasmette

agli eredi. Se gli eredi siano più d’uno e questi non si accordino, la decisione di

acquistare/rinunciare può essere presa da uno solo o da quelli che vogliano accettare.

La forme di accettazione sono due:

 Accettazione pura e semplice;

 Accettazione col beneficio dell’inventario.

La scelta è lasciata in capo al chiamato, tranne che si tratti di minore, interdetto, emancipato,

inabilitato/persone giuridiche/enti, i quali possono accettare solo con beneficio dell’inventario.

L’accettazione è irrevocabile.

Art. 482 cc.: E’ consentita impugnazione solo per violenza, dolo, con azione che si prescrive in 5

anni dalla cessazione/scoperta.

Art. 1434 cc.: I caratteri della violenza.

Il dolo è rileva sia se determinante, che vincolante l’accettazione.

Art. 475 cc.: Accettazione con dichiarazione scritta – accettazione espressa. Non vale

l’accettazione sotto condizione o a termine, nulla è l’accettazione parziale.

Art. 476 cc.: L’accettazione può essere tacita, quando il chiamato compie un atto che ne

presuppone la volontà.

Art. 477 cc.: Importa accettazione, la donazione/vendita/cessione da parte del chiamato, dei suoi

diritti di successione.

Art. 478 cc.: Configura disposizione dell’eredità e non dismissione la rinuncia ai diritti di

successione fatta dal chiamato verso corrispettivo a favore solo di alcuni.

Art. 485 cc.: Impone al chiamato che abbia possesso dei beni ereditati, di fare l’inventario entro 3

mesi; ove detto tempo non ne consente l’ultimazione, può essere concessa al tribunale

una proroga che non deve eccedere i 3 mesi.

Co. 2: L’acquisto ex lege si ha alla scadenza del termine se l’inventario non è compiuto (il

chiamato è detto erede puro e semplice).

Ult. Co.: Se l’inventario è fatto, sono accordati al chiamato 50 giorni per decidere se accettare e

se allo scadere non è stata presa la decisione, egli diviene erede puro e semplice.

Art. 484 cc.: L’accettazione con beneficio d’inventario, deve essere formulata in modo espresso, 69

mediante dichiarazione ricevuta da notaio/cancelliere, inserita nel registro. Ed entro

un mese dall’inserzione, trascritta presso la conservatoria dei registri immobiliari.

L’inventario deve essere fatto nelle forme prescritte, pena il venir meno degli effetti

dell’accettazione con beneficio.

Art. 485 cc.: I termini variano a seconda che il chiamato sia in possesso dei beni ereditari o meno

L’inventario è atto pubblico curato dal cancelliere/notaio, il quale deve accertarsi dell’effettiva

consistenza del patrimonio. Durante il periodo necessario per l’inventario, il chiamato può

esercitare i poteri di cui l’art. 460 cc., essendo a lui affidata la rappresentazione processuale passiva

dell’eredità.

Se il chiamato non è in possesso dei beni, l’inventario va compiuto entro 3 mesi dalla dichiarazione

di accettazione con beneficio. Il termine è prorogabile (art. 485 cc.), ma se l’inventario non è

ultimato, l’erede perde il beneficio ed è considerato erede puro e semplice.

Se l’inventario è compiuto l’accettazione deve esservi entro 40 giorni pena l’accettazione pura e

semplice.

Art. 488 cc.: Nel termine stabilito dal giudice, il chiamato non possessore deve redigere

l’inventario.

Il beneficio d’inventario

Art. 490 co. 1: Effetto del beneficio d’inventario è la separazione del patrimonio del defunto da

quello dell’erede.

Co. 2: Questa distinzione comporta: - Che l’erede conserva nei confronti del morto tutti i

diritti e obblighi, tranne quelli estinti con la morte:

- Che l’erede non è tenuto a pagare legati e debiti

oltre il valore dei beni pervenuti.

- Ove il patrimonio del defunto sia soggetto ad

esecuzione forzata, ai creditori/legatari dell’eredità

spetta prelazione su quelli dell’erede.

Art. 491 cc.: Il chiamato che accetta con beneficio d’inventario, è investito di amministrazione e

gestione dei beni e dello svolgimento delle attività correlate e non risponde verso i

creditori dell’eredità se non per colpa grave.

Art. 492 cc.: All’erede può essere imposta la prestazione di idonea garanzia.

Art. 493 cc.: L’erede ove intenda compiere atti di disposizione dei beni, deve fare richiesta al

tribunale.

Art. 496 cc.: L’erede ha l’obbligo di rendere conto della propria amministrazione a

creditori/legatari.

Art. 497 cc.: Se non lo fa, può essere costretto a pagare i debiti con i propri mezzi.

Per il pagamento di legami/debiti, vi sono due procedure a scelta:

Art. 503 co. 1: Liquidazione semplice e quella concorsuale, questa va adottata se vi è oposizione di

creditori/legatari.

Art. 495 co. 1: Trascorso un mese dalla trascrizione dell’accettazione con beneficio d’inventario o

dall’annotazione, l’erede può procedere, se non opta per la liquidazione concorsuale,

a quella semplice.

Questa soddisfa i creditori in riscontro dell’istanza da questi rivolta. Bisogna tener conto delle cause

di prelazione. 70

Art. 495 co. 2-3: Ai creditori, dopo che il credito sia stato soddisfatto, è dato il diritto di regresso,

da esercitarsi entro 3 anni, contro i legatari, nel limite della somma del legato.

La liquidazione concorsuale, fa sì che creditori/legatari abbiano parità di trattamento.

Art. 498 co. 2: L’erede entro un mese dalla notificazione dell’opposizione sollevata da

creditori/legatari, deve invitarli a presentare, nel termine massimo di un mese, le

dichiarazioni di credito.

Art. 504 cc.: Con più eredi con beneficio d’inventario, colui il quale ha promosso la liquidazione,

convoca i coeredi di fronte a notaio.

Art. 499 co. 1: Trascorsi 30 giorni, l’erede provvede a liquidare, facendosi autorizzare per compiere

le alienazioni necessarie.

Co. 2: Rilevante è l’atto di stato di graduazione: in tale atto, i creditori sono preferiti ai

legatari ed i primi sono disposti secondo un ordine.

Art. 501 cc.: Compiuto lo stato di graduazione, il notaio ne da avviso a creditori/legatari e ne cura

la pubblicazione di un estratto nel foglio degli annunzi legali della provincia e dopo

30 giorni, senza reclami, lo stato diviene definitivo.

Art. 502 co. 1: Creditori e legatari vengono soddisfatti secondo l’ordine stabilito, mentre chi non ha

risposto all’iniziale invito dell’erede, ha azione contro l’erede solo per quanto

residui.

Art. 507 cc.: Se non sia trascorso più di un mese dalla scadenza del termine per la presentazione

delle dichiarazioni di credito e se nessun atto di liquidazione sia intervenuto, l’erede

può rilasciare tutti i beni a creditori/legatari, previo avviso. La dichiarazione di

rilascio va iscritta nel registro delle successioni. Operata la trascrizione, viene

nominato dal tribunale, un curatore. L’erede è comunque titolare, ma non li

amministra. Dopo la liquidazione ritorna titolare ed amministratore delle parti attive.

Art. 511 cc.: Le spese per il compimento di atti dipendenti dall’accettazione con beneficio, sono a

carico dell’eredità con priorità su creditori.

Vi sono possibilità della decadenza dell’accettazione con beneficio d’inventario:

 Art. 493 cc.: Compimento da parte dell’erede di atti di disposizione di beni

ereditari senza autorizzazione giudiziale e senza rispetto delle forme;

 Art. 494 cc.: Sussistenza di omissioni/infedeltà nell’inventario per mala fede;

Decadenza durante la liquidazione concorsuale:

 Art. 505 co. 1: Inosservanza delle regole di cui l’art. 498 cc. in caso di

opposizione di creditori/legatari;

 Mancato rispetto imposto dall’autorità giudiziaria, per la liquidazione e la

formazione dello stato di graduazione;

 Art. 502 cc.: Esecuzione da parte dell’erede che abbia optato per la liquidazione

concorsuale, di pagamento di creditori diversi da quelli privilegiati.

Art. 505 ult. Co.: A poter far valere la decadenza, sono solo creditori e legatari. Se un causa di

decadenza si verifica dopo la scadenza per la prestazione delle dichiarazioni di

credito, ai soggetti predetti è data la possibilità di chiedere al tribunale la nomina di un

curatore.

L’effettuazione della nomina determina: - Perdita del potere di amministrare i beni; 71

-Venir meno della possibilità di far valere la decadenza dal

beneficio d’inventario.

Art. 489 cc.: Inoperante la decadenza del beneficio anche là dove l’irregolarità persista nell’anno

successivo, ma non oltre il limite del compimento della maggiore età o la cessazione

dello stato d’interdizione/inabilitazione.

La decadenza dal beneficio d’inventario solo per alcuni eredi, determina la coesistenza tra eredi

semplici e beneficiari.

Art. 510 cc.: L’accettazione con beneficio fatta da uno dei chiamati, giova a tutti gli altri anche se

chi fa l’inventario è un legato diverso da colui che ha fatto la dichiarazione.

Art. 484 cc.: Perché vi sia il beneficio per tutti, è necessario che questi abbiano preventivamente

accettato.

La separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede

Con l’accettazione pura e semplice si confondono patrimonio del defunto e dell’erede, in questo

caso, legatari e creditori non sono tutelati come nel caso del beneficio d’inventario.

Art. 512 cc.: La legge accorda a creditori/legatari, il diritto di ottenere la separazione dei patrimoni,

per potersi rifare sui beni del defunto, per l’adempimento dei crediti. VI è diritto di

prelazione per i creditori del defunto.

La separazione riguarda beni specifici non includendo l’insieme del patrimonio ereditato.

Creditori/legatari del defunto possono anche far conto sui beni non separati e quindi dell’erede,

inoltre dopo la prelazione, i creditori dell’erede possono anche rifarsi sui beni separati.

Art. 516 cc.: Il termine per il diritto alla separazione è di 3 mesi dall’apertura della successione,

esso va esercitato tramite ricorso al tribunale o iscrizione nei registri immobiliari.

Art. 518 cc.: Le iscrizioni a titolo di separazione prendono tutte il grado di prima e prevalgono su

trascrizioni/iscrizioni dell’erede o legatario anche se anteriori.

Se non tutti richiedono la separazione:

Art. 514 co. 1: Solo quando il valore della parte di patrimonio non separata sia sufficiente a

soddisfare i creditori non separatisti, si preclude di concorrere con creditori/legatari

separatisti.

Co. 2: Bisogna stabilire se il patrimonio non separato sia sufficiente a soddisfarli,

altrimenti è dato concorrere con i creditori separatisti.

Co. 3: Se ad esercitare la separazione siano creditori del defunto e legatari, i primi sono

preferiti. Anche i creditori non separatisti sono preferiti ai legatari separatisti se la

parte non separata non è sufficiente a soddisfare i primi.

Art. 515 cc.: La separazione dei beni può essere evitata dall’erede pagando o presentando garanzia.

La petizione di eredità

Petizione di eredità Con azione imprescrittibile, l’erede può chiedere al tribunale ove si sia

aperta la successione, il riconoscimento della sua qualità di erede contro chiunque

possieda tutti o parte dei beni ereditari, obiettivo, vedersi consegnati i beni.

Se l’erede agisce secondo l’art. 948 cc. per rivendicare un singolo bene, sarà tenuto ad assolvere

l’onere probatorio.

Per la petizione, non vi è onere probatorio da assolvere da parte dell’erede, in quanto se ha ad

oggetto beni determinati, essi vengono inquadrati come parte dell’eredità. L’attore deve solo

dimostrare la propria qualità di erede e l’appartenenza dei beni al patrimonio ereditario. 72

La legittimazione attiva compete solo all’erede.

Art. 534 cc.: Legittimazione passiva, l’azione può essere posta anche nei confronti degli aventi

causa del possessore e del detentore.

Art. 533 cc.: L’azione è imprescrittibile, ma il suo successo non si ha sugli effetti dell’usucapione.

Art. 535 cc.: Accertata la qualità di erede, il possessore è sottoposto alle regole in materia di

possesso. Il possessore è in buona fede se crede erroneamente di essere erede, qualora

costui abbia, in buona fede alienato la cosa, è solo obbligato a restituirne il prezzo.

Art. 534 cc.: Erede apparente – colui che senza essere erede risulta tale per circostanze obiettive.

Il riconoscimento della qualità di erede all’attore, comporta il recupero dei beni

Ereditari, ma la tutela dei terzi che abbiano acquistato in buona fede un bene da erede

apparente, possono opporre il loro diritto all’erede vero.

L’opponibilità si estende agli atti riguardanti beni immobili/mobili registrati solo se le

trascrizioni siano anteriori rispetto alla domanda giudiziale dell’erede vero.

Sono tutelati gli acquisti fatti da terzi a titolo gratuito in buona fede se la trascrizione sia anteriore di

5 anni rispetto alla domanda di petizione.

Art. 535 cc.: Se l’erede apparente è in buona fede, questo deve restituire il corrispettivo ricevuto.

Art. 2038 cc.: Se l’erede apparente è in mala fede, vi è obbligo di restituzione della cosa in natura o

di corresponsione del valore oltre al risarcimento danni.

La comunione ereditaria e la divisione

Se gli eredi sono più d’uno e sono istituiti pro quota indivisa, si ha comunione incidentale.

Per l’esercizio della prelazione, il venditore della sua quota, è tenuto a notificare agli altri coeredi la

proposta di alienazione che è efficace per 2 mesi e che il diritto di riscatto di questi, attribuito in

mancanza di notificazione del termine, perdura finché esiste la comunione ereditaria ed è oggetto al

termine decennale di prescrizione.

Art. 713 cc.: Per porre fine alla comunione ereditaria, i comunisti possono accordarsi – divisione

consensuale.

Art. 715 cc.: Casi di temporanea impossibilità di divisione:

 Esistenza tra i successori di un concepito;

 Pendenza in giudizio della legittimità o sulla filiazione naturale di un chiamato.

Ma l’autorità giudiziale può disporre che la comunione con le cautele avvenga.

Art. 714 cc.: L’usucapione di alcuni beni va a sfavore dei coeredi, il bene non può essere sottoposto

a divisione.

Art. 727 cc.: La divisione si realizza – Previa stima del valore attuale dei beni, con la formazione di

porzioni proporzionali alla quota di rispettiva spettanza, evitando il frazionamento di

biblioteche, gallerie e collezioni d’importanza storica.

Ciascun coerede può chiedere la propria quota, ma ciò può trovare ostacolo nell’indivisibilità dei

beni.

Art. 720 cc.: Se vi sono immobili non divisibili, essi devono essere compresi per intero con

addebito dell’eccedenza. La disposizione si applica anche a beni mobili indivisibili.

Art. 723 cc.: Con l’individuazione della sorte dei beni indivisibili, si procede alla formazione dello

stato attivo/passivo dell’eredità e alla determinazione delle porzioni ereditarie e dei

rimborsi dovuti. 73

Art. 730 cc.: Con l’accordo di tutti i coeredi questa operazione può essere deferita a notaio.

Art. 729 cc.: L’attribuzione viene fatta con estrazione a sorte.

Art. 733 cc.: Il testatore può stabilire particolari norme per la formazione delle quote

Le indicazioni fornite sono vincolanti per gli eredi, salvo che l’effettivo valore dei beni non

corrisponda a quello previsto dal testatore. La divisione non trova titolo nel testamento, ma

nell’accordo delle parti.

Art. 761 cc.: La divisione contrattuale è soggetta ad annullamento se effettuata con violenza/dolo e

l’azione si prescrive in 5 anni.

Art. 768 cc.: L’impugnazione è preclusa al coerede che abbia alienato in tutto o in parte la sua

porzione di eredità.

Art. 762 cc.: Divisione supplementare, ove risulti l’omissione di uno o più beni comuni alla

divisione;

Art. 763 cc.: La rescissione per lesione, attivabile con azione che si prescrive in 2 anni dalla

divisione se uno dei coeredi provi di essere stato leso per il quarto.

Art. 764 cc.: La rescissione si ha anche per ogni altro atto che comporti la fine della comunione,

tranne per la transazione.

Art. 767 cc.: Il corso della rescissione può essere troncato se l’erede convenuto pone rimedio alla

lesione.

Lo scioglimento della comunione attribuisce i beni agli eredi e sugli altri beni è come se essi non

avessero mai avuto alcun diritto.

Art. 717 cc.: L’autorità giudiziaria può sospendere per massimo 5 anni la divisione ereditaria o la

divisione di alcuni beni, qualora l’immediata esecuzione causi danni.

Art. 719 cc.: Anche i debiti ed i pesi vengono divisi tra i coeredi, ma quelli aventi diritto a pi della

metà dell’asse possono decidere se vendere alcuni beni per soddisfare i debiti; non si

procede con la vendita se vi è sufficiente denaro liquido.

La richiesta di scioglimento della comunione è esercizio di un diritto potestativo.

La divisione giudiziale, non sempre ha carattere contenzioso, infatti, le parti possono approvare il

progetto del giudice.

Art. 734 co. 1: Se la divisione è effettuata dal testatore, si ha “divisione testamentaria”, in questo

caso non sorge comunione ereditaria.

Co. 2: Divisione testamentaria parziale, i beni da essa esclusi sono attribuiti secondo

disposizioni di legge.

Art. 735 cc.: I soggetti interessati alla divisione devono rendervi parte, è nulla la divisione qualora

il testatore lasci fuori dalla divisione uno dei legittimari/eredi istituiti.

Si parla di preterizione e per effetto della nullità, riemerge la comunione ereditaria e l’esigenza di

procedere alla divisione secondo le leggi comuni.

Art. 763 cc.: La divisione può essere soggetta a rescissione per lesione, qualora il valore dei beni

assegnato ad uno dei coeredi sia inferiore di oltre un quarto della quota ad esso spettante.

Art. 733 cc.: Il testatore può attribuire ad un terzo il compito di predisporre un progetto di divisione

da proporre ai coeredi, questo progetto li vincola. I successori possono impugnarlo solo se

frutto di decisione iniqua o là dove si evidenzi contrasto con la volontà del testatore. 74

La collazione

Art. 724 cc.: I coeredi devono procedere a collazione, prima della divisione dei beni, conferendo

alla massa da dividere, tutto ciò che è stato oro donato.

Art. 737 cc.: Il conferimento riguarda donazioni dirette ed indirette e solo la dispensa del defunto,

la rende inoperante.

Esistono dei coeredi tenuti alla collazione: figli legittimi, naturali e loro discendenti, il coniuge.

Le donazioni fatte in vita sono una sorta di anticipazione dell’eredità e per questo potrebbero

esservi disparità di trattamento.

Art. 739 cc.: La collazione riguarda i beni che i coeredi hanno ricevuto dal defunto e non quelli che

quest’ultimo abbia donato ai loro congiunti. Il discendete che subentri nella

posizione giuridica dell’ascendente è tenuto alla collazione.

Art. 740 cc.: E’ tenuto alla collazione anche se abbia rinunciato all’eredità.

Art. 738 cc.: Tutte le donazioni, anche quelle di modico valore sono soggette a collazione.

Art. 742 cc.: I casi di esclusione dalla collazione sono limitati e riguardano le spese menzionate in

questo articolo.

Art. 743 cc.: Nonché i benefici conseguiti dall’erede in virtù della partecipazione a società contratta

senza frode con il defunto.

Art. 744 cc.: Il perimento della cosa se non imputabile all’erede è d’ostacolo alla collazione.

Il conferimento avviene per imputazione.

Art. 747 cc.: Il valore della donazione al momento dell’apertura della successione è inizialmente

calcolato e poi aggiunto a quello dell’asse.

Identificata la porzione di eredità spettante all’erede-donatario, egli sarà obbligato ad imputare a

detta porzione il valore del bene donato che resta di sua proprietà.

In alternativa, il bene donato può essere aggiunto alla massa, la scelta deve essere trascritta.

Art. 746 cc.: Per la collazione di bene immobile, il coerede-donatario può scegliere se operare il

conferimento in natura o per imputazione.

Art. 750 cc.: Solo per imputazione si fa la collazione per beni mobili e sulla base del valore che essi

avevano al tempo dell’apertura della successione.

Art. 751 cc.: Per imputazione avviene la collazione di denaro dovendosi osservare il principio

nominalistico, mentre se il denaro non basti ed il donatario non voglia conferire altro

denaro o titoli, i coeredi possono prelevare beni mobili/immobili dell’eredità in

proporzione delle rispettive quote.

Art. 748 cc.: Dal valore dei beni conferiti, devono detrarsi il valore delle migliorie e le spese

straordinarie. E’ riconosciuto il diritto, al coerede tenuto alla collazione di un

immobile, di ritenzione e conferimento in natura.

La dispensa della collazione può essere contestuale o successiva e può essere contenuta nel

testamento. E sufficiente che emerga la chiara volontà del defunto di considerare la donazione come

beneficio ulteriore.

Art. 724 cc.: Il coerede deve imputare alla sua quota i debiti pecuniari verso il de cuius ed i coeredi

traenti ragione dalla comunione. 75


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Privato 2, di Grisi. Il documento contiene la spiegazione dei principali concetti, come ad esempio: contratto preliminare e patto di prelazione, trattative e responsabilità precontrattuali, contratto standard e condizioni generali di contratto, i contratti del consumatore, il contratto imposto, tipicità ed atipicità contrattuale (contratti misti, complessi e collegati), il negozio indiretto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Quadri Enrico.

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