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ORDINAMENTO GIURIDICO

L’ordinamento giuridico è costituito dal complesso delle norme e delle istituzioni mediante le quali

viene regolato e diretto lo svolgimento della vita sociale e dei rapporti tra i singoli riuniti in una

collettività organizzata.

La norma giuridica

L’ordinamento e il disciplinamento di una comunità è costituito da un sistema di regole, che

prendono il nome di norme giuridiche e formano il diritto di tale collettività. La norma è espressione

della volontà di un organo investito del potere di elaborare regole destinate a entrare a far parte

dell’ordinamento giuridico e viene consacrata in un documento normativo.

I fatti produttivi di norme giuridiche vengono chiamati fonti.

Diritto positivo e diritto naturale

Con diritto positivo si intende il complesso delle norme da cui è costituito ciascun ordinamento,

mentre il diritto naturale rappresenta l’insieme dei principi e dei valori che eliminano il rischio di

arbitrarietà del potere normativo.

La struttura della norma: la fattispecie

Una norma è un enunciato prescrittivo che si articola nella formulazione di un’ipotesi di fatto

(fattispecie), al cui verificarsi è ricollegata una determinata conseguenza giuridica (acquisto,

modificazione o perdita di un diritto o insorgenza di un’obbligazione).

La sanzione

Le norme giuridiche si caratterizzano per il fatto di essere suscettibili di attuazione forzata o di

essere garantite dalla predisposizione di una conseguenza in danno del trasgressore (sanzione).

DIRITTO PRIVATO E SUE FONTI

Diritto pubblico e diritto privato

1) Diritto pubblico: disciplina l’organizzazione dello Stato e degli altri enti pubblici, regolandone

l’azione interna e il comportamento di fronte ai privati.

2) Diritto privato: disciplina le relazione interindividuali, sia dei singoli che degli enti privati,

permettendogli di operare su un piano di uguaglianza.

Norme derogabili e non derogabili

1) Norme derogabili: norme la cui applicazione può essere evitata mediante un accordo tra gli

interessati.

2) Norme inderogabili: norme la cui applicazione è imposta dall’ordinamento.

3) Norme suppletive: norme che suppliscono le lacune esistenti nel rapporto tra privati.

Fonti delle norme giuridiche

Per fonti legali di produzione delle norme giuridiche si intendono gli atti e i fatti che producono o

sono idonei a produrre diritto, mentre per fonti di cognizione si intendono i documenti e le

pubblicazioni ufficiali da cui si può prendere conoscenza del testo di un atto normativo.

Per ogni fonte, quando di tratta di un atto, si possono distinguere: a) l’autorità investita del potere

di emanarlo, b) il procedimento formativo dell’atto, c) il documento normativo e d) i precetti

ricavabili.

Le fonti si ordinano secondo la seguente gerarchia:

1) Costituzione e leggi di rango costituzionale

2) Fonti comunitarie

3) Leggi dello Stato e leggi regionali

4) Regolamenti

5) Consuetudine

Il codice civile

Il codice civile, entrato in vigore nel 1942, è una legge caratterizzata dai connotati di organicità,

sistematicità, universalità e uguaglianza.

SITUAZIONI GIURIDCHE SOGGETTIVE

Il rapporto giuridico

Il rapporto giuridico è una relazione tra due soggetti regolata dall’ordinamento.

1) Soggetto attivo: colui al quale l’ordinamento attribuisce il potere (diritto soggettivo).

2) Soggetto passivo: colui a carico del quale sta il dovere.

Generalmente il rapporto giuridico non produce effetti né a favore né a danni di terzi.

Diritto soggettivo e categorie

Il diritto soggettivo è il potere di agire per il soddisfacimento di un proprio interesse individuale,

protetto dall’ordinamento giuridico. I diritti soggettivi si dividono in:

1) Diritti assoluti: garantiscono al titolare un potere che agli può far valere verso tutti.

a. Diritti reali: attribuiscono al titolare un signoria piena o limitata su un bene.

b. Diritti della personalità: diritti tutelati in capo al singolo nei confronti di tutti i

consociati.

2) Diritti relativi: attribuiscono al titolare un potere che egli può far valere solo nei confronti di

una o più persone determinate.

3) Diritti potestativi: consistono nel potere di operare il mutamento della situazione giuridica di

un altro soggetto.

Gli interessi legittimi

Nell’ambito dei rapporti tra il privato e i pubblici poteri, l’interesse legittimo comporta il potere del

singolo di sollecitare un controllo giudiziario in ordine al comportamento tenuto, correttamente o

meno, dalla pubblica amministrazione che abbia avuto una ripercussione nei suoi confronti.

Situazioni soggettive passive

1) Dovere generico di astensione: dovere di astenersi dal ledere il diritto assoluto altrui.

2) Obbligo: ciò cui è tenuto il soggetto passivo di un rapporto obbligatorio.

3) Soggezione: situazione a cui sottosta chi è soggetto passivo di un diritto potestativo.

Da queste situazioni passive occorre distinguere l’onere, che consiste in un potere subordinato ad

un precedente adempimento (es. onere della prova).

Vicende del rapporto giuridico

Il rapporto giuridico si costituisce nel momento in cui un soggetto attivo acquista un diritto

soggettivo. L’acquisto può avvenire:

1) A titolo originario: quando il diritto soggettivo sorge a favore di una persona senza che gli

sia trasmesso da nessuno.

2) A titolo derivativo: quando il diritto si trasmetta da una persona a un’altra.

È possibile distinguere inoltre:

1) Diritti disponibili: diritti che possono essere trasferiti o ai quali il proprietario può rinunciare.

2) Diritti indisponibili: diritti che soddisfano un interesse superiore e non possono essere

trasferiti.

La vicenda finale del rapporto è la sua estinzione. Il rapporto si estingue quando il titolare perde il

diritto senza che questo sia trasmesso ad altri.

IL SOGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

Soggetti e persone

L’idoneità ad essere titolari di situazioni giuridiche soggettive (idoneità ad essere «soggetti») viene

definita capacità giuridica. Essa compete non solo alle persone ma anche agli enti.

A) LA PERSONA FISICA

Capacità giuridica della persona fisica

La capacità giuridica è l’idoneità a diventare titolare di diritti e doveri e compete

indifferentemente a tutti gli esseri umani, dalla loro nascita (inizio respirazione polmonare)

fino alla morte.

Per l’accesso a taluni rapporti non è sufficiente la nascita ma è richiesto il concorso di altri

presupposti (es. maggiore età), mentre per l’acquisto di altri diritti è sufficiente il

concepimento e sono dunque tutelati anche prima della nascita.

La capacità di agire

La legge richiede che, affinché possa compiere personalmente e autonomamente atti di

amministrazione dei propri interessi, il soggetto abbia, oltre alla «capacità giuridica», anche

la c.d. «capacità di agire», per tale intendendosi l’idoneità a porre in essere atti negoziali

destinati a produrre effetti nella sua sfera giuridica.

A protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, il codice civile prevede gli

istituti:

a) Della minore età: periodo precedente al compimento dei diciotto anni. Il minore non

può porre in essere atti negoziali (eventualmente annullabili) e l’amministrazione dei

suoi beni è a carico dei genitori o del tutore.

b) Dell’interdizione giudiziale: essa viene pronunciata in caso di infermità di mente che

renda il soggetto incapace a provvedere ai propri interessi. L’interdetto non può

porre in essere atti negoziali (eventualmente annullabili) e l’amministrazione dei

suoi beni è a carico del tutore.

c) Interdizione legale: pena accessoria a condanne all’ergastolo o a reclusioni

superiori a cinque anni che impedisce al condannato, durante la pena, di disporre

dei propri beni, lasciandolo, tuttavia, libero di porre in essere atti a carattere

personale (es. matrimonio).

d) Dell’inabilitazione: porta ad una condizione di «incapacità relativa» che prevede che

l’inabilitato, per il compimento di atti di straordinaria amministrazione, necessiti

dell’assistenza di un curatore, con il quale porre in essere congiuntamente l’atto.

Ricorre nei casi di:

i. Infermità di mente non grave da far luogo all’interdizione;

ii. Prodigalità (impulso patologico che incide negativamente sulla capacità di

valutare la rilevanza economica dei propri atti);

iii. Abuso abituale di alcolici o stupefacenti;

iv. Sordità o cecità dalla nascita o dalla prima infanzia.

e) Dell’emancipazione: ricorre nel caso in cui il minore ultrasedicenne, contraendo

matrimonio con autorizzazione del tribunale, si sottrae alla disciplina della minore

età. L’emancipazione porta ad una condizione di «incapacità relativa» che prevede

che l’inabilitato, per il compimento di atti di straordinaria amministrazione, necessiti

dell’assistenza di un curatore (il coniuge se maggiorenne o i genitori), con il quale

porre in essere congiuntamente l’atto.

f) Dell’amministrazione di sostegno: ricorre in caso di menomazioni fisiche o

psichiche, totali o parziali, abituali o temporanee. In questo caso il giudice nomina

un amministratore le cui attività di sostegno vengono stabilite caso per caso.

g) Dell’incapacità di intendere e di volere: può accadere che un soggetto, sebbene

legalmente capace, in concreto si trovi, nel momento in cui pone in essere un atto,

in una situazione di incapacità di intendere e/o volere (incapacità naturale, es.

ebbrezza). In tal caso, il soggetto può impugnare l’atto, se prova che in quel

frangente si trovava in una condizione di incapacità naturale.

La legittimazione

Legittimato è colui che ha il potere di disposizione rispetto a un determinato diritto o chi è

qualificato o ha veste per esercitarlo. Peraltro, non sempre il difetto di legittimazione

produce l’invalidità dell’atto: l’ordinamento infatti tutela gli posti in essere come

conseguenza di un’apparenza.

La sede della persona

La legge distingue:

a) Domicilio: luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale di propri affari.

b) Residenza: luogo in cui la persona ha la sua volontaria ed abituale dimora.

c) Dimora: luogo in cui la persona attualmente abita.

Scomparsa, assenza e morte presunta

Per la disciplina dei rapporti facenti capo a persone di cui si sono perse le tracce,

l’ordinamento prevede gli istituti di:

a) Scomparsa: dichiarata con decreto del tribunale quando si verifica un

allontanamento dall’ultimo domicilio o residenza accompagnato da una mancanza di

notizie. Essa ha una finalità essenzialmente conservativa del patrimonio.

b) Assenza: dichiarata con sentenza del tribunale quando si verifica un allontanamento

dall’ultimo domicilio o residenza accompagnato dall’assenza di notizie da più di due

anni. Porta all’apertura degli eventuali testamenti e gli eredi vengono immessi nel

possesso temporaneo dei beni, dei quali però non possono disporre, se non con

autorizzazione del tribunale.

c) Morte presunta: dichiarata con sentenza del tribunale quando si verifica un

allontanamento dall’ultimo domicilio o residenza accompagnato da una mancanza di

notizie da più di dieci anni, oppure da più di due anni nei casi in cui un evento

particolare faccia apparire probabile la morte (es. guerra). Gli effetti della pronuncia

di morte presunta sono analoghi a quelli che la legge ricollega alla morte, ma

cessano retroattivamente in caso di accertato ritorno del soggeto.

B) DIRITTI DELLA PERSONALITÀ

L’art. 2 Cost. proclama che «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili

dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali». La persona, infatti, è considerata

portatrice di diritti innati, che l’ordinamento non attribuisce, bensì riconosce; e che, in

quanto tali, sono inviolabili.

a) Diritto alla vita: impone a tutti i consociati l’obbligo di astenersi dall’attentare alla vita

altrui e tutela in «diritto alla nascita» (l’interruzione volontaria della gravidanza può

avvenire solo entro i primi 90 giorni dal concepimento).

b) Diritto alla salute: impone a tutti i consociati l’obbligo di astenersi da condotte che

possano cagionare altrui malattie, infermità o menomazioni psico-fisiche. Questo

diritto è, tuttavia, rimesso all’autodeterminazione del suo titolare: egli può decidere

di non sottoporsi a trattamenti sanitari a meno che essi non gli siano imposti per la

tutela della salute pubblica.

c) Diritto al nome: il nome, composto da prenome e cognome, svolge una funzione di

identificazione sociale ed è tutelato contro la contestazione, l’usurpazione e

l’utilizzazione abusiva. Tutela analoga assiste anche lo pseudonimo.

d) Diritto all’integrità morale: la legge tutela l’interesse di ciascuno a:

i. L’onore: insieme dei valori morali di un soggetto.

ii. Il decoro: insieme dei valori intellettuali, fisici e altre qualità dell’individuo.

iii. La reputazione: opinione che altri hanno del soggetto.

e) Diritto all’immagine: importa il divieto a carico dei terzi di esporre, pubblicare o

mettere in commercio il ritratto altrui (per tale intendendosi qualsiasi

rappresentazione delle sue sembianze) senza il consenso, anche solo implicito,

dell’interessato. È, tuttavia, consentita la diffusione dell’altrui immagine, anche

senza consenso, quando è giustificata dalla notorietà della persona ritratta, da

necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali o dal

collegamento a fatti di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.

f) Diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali: potere dell’interessato di

vietare comportamenti di terzi volti a conoscere o far conoscere situazioni o vicende

della propria vita personale, anche se svoltesi al di fuori del recinto domestico, che

non avessero un interesse socialmente apprezzabile.

g) Diritto all’identità personale: diritto di ciascuno a vedersi rappresentato con i propri

reali caratteri, senza travisamenti della propria storia, delle proprie idee, ella propria

condotta e del proprio patrimonio ideologico, intellettuale, etico e professionale.

C) GLI ENTI

Gli enti sono organizzazioni cui l’ordinamento attribuisce la capacità giuridica nonché entità

che operano nel contesto sociale con un’identità e un ruolo distinti da quelli dei suoi

componenti.

Si distinguono in:

a) Enti pubblici: possono operare attraverso l’esercizio di poteri pubblicistici e

privatistici.

b) Enti privati:

i. Enti registrati o non registrati

ii. Enti con o senza personalità giuridica

iii. Enti a struttura associativa

Con finalità economiche

- Senza finalità economiche

- 1. Associazioni

2. Fondazioni

3. Comitati

iv. Enti a struttura istituzionale

OGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

Il bene

Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti, cioè quelle suscettibili di appropriazione e

utilizzo al fine di fungere da fonte di utilità e che possono essere perciò valutate. Si dividono in:

1) Beni materiali e immateriali.

2) Beni mobili e immobili: è immobile il suolo e tutto ciò che è incorporato ad esso.

3) Beni registrati: categorie di beni che sono oggetto di iscrizione in registri pubblici.

4) Prodotti finanziari: tutte le forme di investimento di natura finanziaria.

5) Beni fungibili e infungibili: i primi sono considerati generici (possono essere sostituiti

indifferentemente con altri dello stesso genere) mentre i secondi sono individuati nella loro

specifica identità.

6) Beni consumabili e inconsumabili.

7) Beni divisibili e indivisibili: sono divisibili quelli che possono essere divisi senza alterazione

della destinazione economica.

8) Beni presenti e futuri

9) Beni semplici e composti: è composto il bene che è costituito da più cose, ciascuna delle

quali potrebbe essere staccata dal tutto ed avere autonoma rilevanza giuridica ed

economica. Si definisce pertinenza la cosa posta a servizio o ornamento di un’altra senza

rappresentare elemento indispensabile per la sua esistenza.

Universalità patrimoniali

L’universalità è la pluralità di cose mobili che appartengono alla stessa persona e hanno una

destinazione unitaria (es. biblioteca). Si distingue dalla «cosa composta» perché non vi è coesione

fisica tra le cose, e dal complesso pertinenziale in quanto le cose non si trovano in subordinazione

l’una rispetto all’altra.

L’azienda

Si definisce azienda il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa,

ossia per la produzione e lo scambio di beni o servizi.

Il patrimonio

In senso giuridico, si chiama patrimonio il complesso dei rapporti attivi e passivi suscettibili di

valutazione economica facenti capo ad un soggetto.

Beni pubblici

Sono beni pubblici:

1) Beni appartenenti a un ente pubblico

2) Beni assoggettati ad un regime speciale, diverso dalla proprietà privata, per favorire il

raggiungimento di fini pubblici a cui quei cespiti sono destinati.

IL FATTO, L’ATTO E IL NEGOZIO GIURIDICO

Fatti e atti giuridici

Per fatto giuridico si intende qualsiasi avvenimento cui l’ordinamento ricolleghi conseguenze

giuridiche. Si parla di fatti giuridici in senso stretto quando le conseguenze giuridiche sono

ricollegate a un evento senza che assuma rilievo se a causarlo sia intervenuto o meno l’uomo,

mentre si parla di atti giuridici se l’evento causativo di conseguenze giuridiche postula un

intervento umano.

Gli atti giuridici si dividono a loro volta in:

1) Atti leciti: conformi alle prescrizioni dell’ordinamento.

a. Operazioni

b. Dichiarazioni

2) Atti illeciti: producono una lesione del diritto soggettivo altrui.

Atti giuridici in senso stretto e negozi giuridici

Sono denominati atti giuridici in senso stretto tutti gli atti umani consapevoli e volontari i cui effetti

giuridici non dipendono dalla volontà dell’agente, ma sono disposti dall’ordinamento. Sono definiti,

invece, negozi giuridici tutti gli atti consapevoli e volontari per cui i privati enunciano in una

dichiarazione gli effetti giuridici che intendono conseguire.

Elementi del negozio giuridico

Gli elementi o requisiti del negozio giuridico si distinguono in elementi essenziali, senza i quali il

negozio è nullo, ed elementi accidentali, che le parti sono libere di apporre o meno. Gli elementi

essenziali sono:

1) Dichiarazione: volontà dichiarata dal soggetto al fine di produrre effetti giuridici.

2) Forma: generalmente, l’ordinamento, salvo casi particolari, non prevede rigidi formalismi

per riconoscere effetti giuridici agli atti dei privati.

Pubblicità degli atti

In molti casi, la legge impone l’iscrizione dell’atto in registri tenuti dalla pubblica amministrazione,

per dare ai terzi la possibilità di conoscere l’esistenza e il contenuto di un negozio o anche lo stato

delle persone fisiche e le vicende delle persone giuridiche.

INFLUENZA DEL TEMPO SULLE VICENDE GIURIDICHE

Il decorso di un determinato periodo di tempo, insieme con altri elementi, può dar luogo

all’estinzione o all’acquisto di un diritto soggettivo. Se il decorso serve a far acquistare un diritto,

l’istituto che viene in considerazione è l’usucapione, invece, l’estinzione di un diritto per decorso

del tempo forma oggetto di due altri istituti:

1) Prescrizione estintiva: produce l’estinzione del diritto soggettivo per effetto dell’inerzia del

titolare che non lo esercita o non lo usa per il tempo determinato dalla legge. È un istituto di

ordine pubblico per cui è inderogabile e interessa tutti i diritti, tranne quelli indisponibili e la

proprietà. Comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto avrebbe potuto essere esercitato

ma non opera (sospensione) allorché sopraggiunga una causa che giustifichi l’inerzia

stessa.

Rispetto alla durata, si distinguono:

a. Prescrizione ordinaria: trova applicazione in tutti i casi in cui la legge non dispone

diversamente. Matura in dieci anni o venti per l’estinzione dei diritti reali su cosa

altrui.

b. Prescrizione breve: casi particolari per determinate situazioni.

c. Prescrizione presuntiva: si basa sulla considerazione che vi sono rapporti della vita

quotidiana nei quali l’estinzione del debito avviene contestualmente all’esecuzione

della prestazione, senza che il debitore debba conservarne una prova.

2) Decadenza: produce l’estinzione del diritto in virtù del fatto oggettivo del decorso del

tempo, esclusa in genere ogni considerazione relativa alla situazione soggettiva del titolare.

Implica quindi l’onere di esercitare il diritto entro il termine prescritto dalla legge.

DIRITTI REALI

I diritti reali sono caratterizzati da:

1) Immediatezza: possibilità per il titolare di esercitare direttamente il potere sulla cosa.

2) Assolutezza: dovere di tutti i consociati di astenersi dall’interferire nel rapporto tra il titolare

del diritto reale e il bene che ne è oggetto.

3) Inerenza: opponibilità del diritto a chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa.

Si dividono in:

1) Proprietà

2) Iure in re aliena (diritti reali su beni di proprietà altrui):

a. Diritti reali di godimento

b. Diritti reali di garanzia

1) PROPRIETÀ

Art. 832 c.c.: «Il proprietario ha diritto di godere (trarre un’utilità) e disporre (cedere ad altri

diritti) delle cose in modo pieno ed esclusivo entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi

stabiliti dall’ordinamento giuridico».

La proprietà è, inoltre, caratterizzata da: imprescrittibilità, perpetuità ed elasticità (i poteri

che normalmente competono al proprietario possono essere compressi in virtù della

coesistenza sullo stesso bene di altri diritti reali o di vincoli pubblici).

Espropriazione

La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo,

espropriata per motivi di interesse generale. Al fine di incentivare la cessione volontaria,

senza necessità di addivenire ad un formale decreto di esproprio, la legge prevede che il

corrispettivo per la cessione sia, di regola, maggiore dell’indennizzo.

Confini della proprietà

a) In linea verticale: fin dove il proprietario può avere interesse ad utilizzare la proprietà

(non può impedire es. il passaggio di aerei o condutture che non lo disturbino).

b) In linea orizzontale: fin dove si estendono i confini.

Rapporti di vicinato

Al fine di contemperare i contrapposti interessi dei proprietari di fondi contigui, il codice

detta una serie di regole in materia di:

a) Atti emulativi: atti che non hanno altro scopo che quello di nuocere o arrecare

molestia ad altri.

b) Immissioni: attività materiali o immateriali di terzi che abbiano a svolgersi sul proprio

fondo o sulla proprietà dei terzi ma che rechino danno o disturbo. In questo secondo

caso occorre distinguere:

i. Se le immissioni rimangono sotto la soglia della «normale tollerabilità» chi le

subisce deve sopportarle.

ii. Se le immissioni superano la soglia della «normale tollerabilità», ma sono

giustificate da esigenze della produzione, chi le subisce non ha diritto di farle

cessare, ma può ottenere un indennizzo.

iii. Se le immissioni superano la soglia della «normale tollerabilità», senza

essere giustificate, chi le subisce ha diritto a chiederne la cessazione e può

ottenere un risarcimento.

c) Distanze legali: le costruzioni su fondi adiacenti, se non sono unite e aderenti,

devono essere tenute a distanza non minore di tre metri tra di loro.

d) Luci e vedute: le prime non permetto di affacciarsi sul fondo del vicino, mentre le

seconde sì e devono trovarsi ad almeno 1,5 metri di distanza frontale da esso (75

cm lateralmente).

Modi di acquisto della proprietà

L’acquisto della proprietà può avvenire:

a) A titolo derivativo: importano la successione nello stesso diritto già appartenente ad

altro soggetto, per cui gli eventuali vizi che inficiavano il titolo del precedente

proprietario si riverberano anche sul successore. Può avvenire attraverso:

a. Contratto

b. Successione a causa di morte

c. Espropriazione

d. Vendita forzata

e. Confisca

b) A titolo originario: nascita di un diritto nuovo, del tutto indipendente rispetto a quello

eventualmente spettante sullo stesso bene ad altro precedente proprietario. Può

avvenire per:

a. Occupazione: presa di possesso, con l’intenzione di acquisirle in via

permanente, di cose mobili che non sono in proprietà di alcuno. Non sono

suscettibili di occupazione di beni immobili, in quanto appartengono al

patrimonio dello stato.

b. Invenzione: dopo un anno dal ritrovamento di un bene mobile smarrito, che

deve essere consegnato al sindaco, il ritrovatore ne diventa proprietario. In

caso contrario il proprietario deve al ritrovatore un premio proporzionale al

valore.

c. Accessione: stabile incorporazione di beni di proprietari diversi, dove il

proprietario della cosa principale acquista la proprietà delle cose che

vengono in esse incorporate.

d. Usucapione: possesso protratto per un determinato lasso di tempo (in

genere vent’anni) che fa acquisire al possessore la titolarità del diritto

corrispondente alla situazione di fatto esercitata.

e. Possesso in buona fede di beni mobili.

Azioni a difesa della proprietà

A difesa della proprietà sono esperibili le c.d. «azioni petitorie»:

a) Azioni di rivendicazione: concesse a chi si afferma proprietario di un bene ma non

ne ha il possesso, al fine di ottenere l’accertamento del suo diritto di proprietà e la

restituzione del bene.

b) Azioni di mero accertamento della proprietà: riconosciute a chi ha interesse a un

pronuncia giudiziale che affermi il suo diritto di proprietà su un determinato bene.

c) Azioni negatorie: concesse al proprietario di un bene al fine di ottenere

l’accertamento dell’inesistenza di diritti reali vantati da terzi sul bene stesso.

d) Azioni di regolamento dei confini: volte ad accertare giudizialmente il confine tra due

fondi contigui.

e) Azione per apposizione di termini: servono a far apporre o a ristabilire i segni lapidei

simboli del confine tra due fondi, che manchino o siano divenuti irriconoscibili.

2) DIRITTI REALI DI GODIMENTO

I diritti reali di godimento sono:

a. Superficie: consiste alternativamente in:

i. Diritto di costruire al di sopra del suolo altrui un’opera di cui il superficiario,

quando l’abbia realizzata, diviene proprietario a titolo originario.

ii. Acquisizione della proprietà separata di una costruzione già esistente di cui

un soggetto diverso dal proprietario del suolo diviene titolare.

b. Enfiteusi: attribuisce alla persona a cui favore è costituita lo stesso potere di

godimento che su un bene immobile spetta al proprietario, salvo l’obbligo di

migliorare il fondo o di pagare al proprietario stesso un canone periodico (in danaro

o prodotti naturali). Deve avere una durata minima di vent’anni e può essere

perpetua.

c. Usufrutto: consiste nel diritto di godere della cosa altrui con l’obbligo di rispettarne la

destinazione economica. Se costituito a favore di una persona fisica, salvo diverso

accordo, si intende fino alla morte dell’usufruttuario, mentre, se costituito a favore di

una persona giuridica, deve avere durata massimo di trent’anni. All’usufruttuario

competono il potere di godimento sul bene, il potere di disporre del diritto di

usufrutto e del godimento del bene. È, tuttavia, tenuto alle spese e, in genere, agli

oneri relativi alla custodia, all’amministrazione (imposte) e alla manutenzione

ordinaria.

d. Uso e abitazione: sono due tipi limitati di usufrutto. L’uso consiste nel diritto di

servirsi di un bene e dei suoi frutti per il soddisfacimento dei bisogni della propria

famiglia, mentre l’abitazione consiste nel diritto di abitare una casa.

e. Servitù prediale: consiste in un diritto, ossia in un peso, imposto sopra un fondo per

l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario (es. passaggio del

proprietario o di acquedotti, ecc. ecc.). Il passaggio di proprietà del fondo su cui è

istituita la servitù, non estingue la servitù stessa che continua a pesare su di esso

(diritto di sequela).

IL POSSESSO

Il codice attribuisce rilevanza giuridica alle situazioni di fatto che si estrinsecano attraverso

un’utilità corrispondente all’esercizio di diritti reali, a prescindere dalla circostanza che alle stesse

corrisponda o meno la correlativa situazione di diritto. Il possesso, dunque, non è un diritto, bensì

una situazione di fatto produttiva di effetti giuridici. Si distinguono:

1) Possesso pieno: caratterizzato dal concorso di due elementi costitutivi: uno oggettivo,

consistente nella disponibilità di fatto della cosa, l’altro soggettivo, consistente nella volontà

del soggetto di comportarsi come proprietario ad esclusione di chiunque.

2) Detenzione: caratterizzata dal concorso di due elementi costitutivi: uno oggettivo,

consistente nella disponibilità di fatto della cosa, l’altro soggettivo, consistente nella volontà

del soggetto di godere e disporre del bene, ma nel rispetto dei diritti, sul medesimo bene,

che riconosce spettare ad altri.

3) Possesso mediato: caratterizzato dal solo elemento soggettivo.

La distinzione tra possesso e detenzione è rilevabile nello stato psicologico che, nel momento

dell’acquisizione, il soggetto manifesta all’esterno, ovvero dalle modalità con cui detta acquisizione

avviene. Il possesso si distingue, a sua volta, in:

1) Possesso legittimo: si ha allorquando il potere di godere e disporre del bene è esercitato

dall’effettivo titolare del diritto di proprietà.

2) Possesso illegittimo: si ha quando il potere di godere e disporre del bene è esercitato di

fatto da persona diversa dall’effettivo titolare del diritto di proprietà.

a. Possesso illegittimo di buona fede: quando il possessore ha acquisito la materiale

disponibilità del bene ignorando di ledere l’altrui diritto.

b. Possesso illegittimo di mala fede: quando il possessore ha acquisito la materiale

disponibilità del bene conoscendo il difetto del proprio titolo d’acquisto.

c. Possesso illegittimo vizioso: quando il possessore ha acquisito la materiale

disponibilità del bene, non solo in malafede ma addirittura con violenza.

L’acquisto del possesso può avvenire a titolo originario, se avviene contro o senza la volontà di un

eventuale precedente possessore, o a titolo derivato, se avviene per consegna materiale o

simbolica del bene da parte del precedente al nuovo possessore.

Effetti del possesso

Il possesso rileva principalmente:

1) Quale titolo per l’acquisto dei frutti del bene posseduto e per il rimborso delle spese sullo

stesso effettuate.

2) Quale presupposto per l’acquisto della proprietà del bene posseduto.

a. Possesso vale titolo: chi acquista un bene mobile ne diventa proprietario, a titolo

originario, allorquando possa vantare un titolo idoneo di trasferimento della

proprietà, ne abbia acquistato il possesso e sia in buona fede nel momento della

consegna.

b. Usucapione: possesso protratto per un determinato lasso di tempo (in genere

vent’anni, dieci per beni immobili e universalità) che fa acquisire, a titolo originario,

al possessore la titolarità del diritto corrispondente alla situazione di fatto esercitata.


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher A.T. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Stefini Umberto.

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