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re di essa è di molto superiore al valore della mano d'opera (previo pagamento del prezzo di que-

st'ultima).

Usucapione

L'usucapione produce l'acquisto della proprietà della cosa, in virtù del possesso protratto per un cer-

to periodo di tempo.

A seguito di questa definizione dobbiamo distinguere:

• la proprietà, che è una situazione di diritto;

• il possesso, che è una situazione di fatto corrispondente all'esercizio di un diritto;

• la detenzione, ossia una situazione di fatto, nella quale il soggetto è consapevole di non esse-

re il proprietario del bene.

Azioni a difesa della proprietà

A difesa della proprietà sono state poste le azioni petitorie. Esse si distinguono in azione di rivendi-

cazione, azione negatoria, azione di regolamento di confini e azione per l'apposizione di termini.

Le azioni petitorie sono imprescrittibili e possono essere esercitate solo da chi dimostra di essere

proprietario.

Azione di rivendicazione

L'azione di rivendicazione è l'azione con cui il proprietario rivendica la cosa propria da chiunque la

possiede o la detiene senza titolo. Il proprietario ha quindi l'onere di provare il suo diritto, e per far-

lo non è sufficiente esibire un titolo d'acquisto, ma è necessario dimostrare anche la validità del ti-

tolo d'acquisto del proprio dante causa, scorrendo tutti gli atti traslativi del bene fino a risalire a un

acquisto a titolo originario, generalmente l'usucapione (se si tratta di beni immobili) e il “possesso

vale titolo” (se si tratta di beni mobili non registrati). Inoltre l'azione di rivendicazione viene respin-

ta se il convenuto eccepisce di possedere o detenere la cosa in base a un titolo idoneo. In caso con-

trario invece il convenuto è obbligato a recuperare a sue spese la cosa per restituirla al proprietario

o, se ciò non è possibile, a corrispondergliene il valore, oltre al risarcimento del danno.

Azione negatoria

L'azione negatoria è quell'azione con cui il titolare di un diritto di proprietà tende a far dichiarare

l'inesistenza dei diritti affermati da altri sul bene oggetto del proprio diritto, quando ha motivo di

temerne pregiudizio, o a far cessare le turbative o le molestie che altri arrechi al medesimo. In que-

sto caso, a differenza di quanto accade nell'azione di rivendicazione, l'onere della prova incombe sul

convenuto, che deve dimostrare l'esistenza di quei diritti che egli afferma di vantare. Il proprie-tario

invece deve semplicemente limitarsi a fornire un titolo idoneo che attesti l'esistenza del suo diritto.

Azione di regolamento di confini

L'azione di regolamento di confini è l'azione mediante la quale ciascuno dei proprietari di due o più

fondi confinanti chiede che sia stabilito giudizialmente il confine tra gli stessi, quando tale confine

sia incerto. In questo caso l'onere della prova è diviso ugualmente fra le due parti; e in mancanza di

prova, il giudice provvede attenendosi al confine tracciato dalle mappe catastali.

Azione per apposizione di termini

L'azione per apposizione di termini è quell'azione con cui ciascuno dei proprietari limitrofi può

chiedere, quando sia certo obiettivamente il confine dei fondi, che siano apposti o ripristinati, a spe-

se comuni, i segni materiali e tangibili di tale confine, che precedentemente mancavano o erano di-

venuti irriconoscibili (ad es., staccionate, siepi, ecc.).

I diritti reali di godimento

I diritti reali di godimento hanno la caratteristica di comprimere il potere di godimento che spetta al

proprietario a favore di altri.

La superficie

Il diritto di superficie costituisce una deroga al principio dell'accessione, in base al quale tutto ciò

che sta sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di quest'ultimo. 27

La superficie, infatti, è il diritto di proprietà sulla costruzione già esistente su un suolo e distinto

dalla proprietà del suolo medesimo, o il diritto a fare e mantenere al di sopra del suolo altrui una co-

struzione.

Di queste due situazioni giuridiche la prima costituisce un normale diritto di proprietà (c.d. proprie-

tà superficiaria), mentre la seconda configura il diritto di superficie in senso stretto.

Ne consegue quindi che nell'ipotesi di proprietà superficiaria non è concepibile l'estinzione del dirit-

to per non uso; diversamente il diritto di superficie in senso stretto, essendo un diritto reale su cosa

altrui, si estingue se il titolare non costruisce per vent'anni.

Peraltro il titolare del diritto di superficie ha la libera disponibilità della costruzione, che altro non è

che una proprietà separata: egli può, infatti, alienarla e costituire su di essa diritti reali, ma se il di-

ritto di superficie è costituito a tempo determinato, la scadenza del termine determina l'estinzione

anche di questi diritti.

L'enfiteusi

L'enfiteusi è il più ampio dei diritti reali limitati, in quanto concede al suo titolare poteri quasi ana-

loghi a quelli del proprietario; essa, infatti, attribuisce al titolare (enfiteuta) lo stesso potere di go-

dimento del fondo che spetta al proprietario, salvo l'obbligo di migliorare il fondo e di pagare al

proprietario (concedente) un canone periodico. L'enfiteusi può essere perpetua o determinata, in

quest'ultimo caso però deve avere almeno venti anni di durata. Essa si estingue per:

• scadenza del termine, se si tratta di enfiteusi temporanea;

• perimento totale del fondo;

• non uso del diritto da parte dell'enfiteuta protratto per venti anni;

• affrancazione;

• devoluzione.

L'affrancazione è il diritto potestativo che conferisce all'enfiteuta il potere di acquistare la proprietà

del fondo pagando una somma uguale a quindici volte il canone annuo. Se il proprietario non aderi-

sce, l'enfiteuta può adire l'Autorità Giudiziaria la quale con sentenza pronuncia l'affrancazione. La

devoluzione è il diritto potestativo che conferisce al proprietario il potere di chiedere la caduta

dell'enfiteusi se l'enfiteuta deteriora il fondo o non adempie all'obbligo di migliorarlo. Tuttavia La

richiesta di affrancazione prevale sempre su quella di devoluzione.

L'usufrutto, l'uso e l'abitazione

L'usufrutto consiste nel diritto di godere della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può da-

re, frutti compresi, con l'obbligo di non mutarne la destinazione economica. Quando su una cosa è

costituito un usufrutto, il titolare del diritto di proprietà sulla cosa stessa prende il nome di nudo

proprietario; usufruttuario è invece il titolare del diritto di usufrutto. Il diritto di usufrutto è sempre

temporaneo; esso, infatti, non può durare oltre la vita dell'usufruttuario o, se questo è una persona

giuridica, oltre il termine di trent'anni. L'usufrutto può acquistarsi per legge (è il caso dell'usufrutto

legale dei genitori sui beni del figlio minore), per volontà dell'uomo (testamento), per usucapione.

L'usufruttuario ha anche la facoltà di cedere il proprio diritto a un altro soggetto (s'intende però che

in questo caso il diritto del secondo usufruttuario si estingue con l'estinzione del diritto del primo

usufruttuario). Peraltro:

• prima di prendere possesso del bene, l'usufruttuario deve fare, a proprie spese, l'inventario e

deve dare idonea garanzia;

• durante l'usufrutto, egli deve usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento

della cosa e provvedere alla sua custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria;

• cessato l'usufrutto, egli deve restituire la cosa che forma oggetto del suo diritto, tranne se si

tratta di beni consumabili, dei quali invece si restituisce il loro valore (quasi-usufrutto).

L'usufrutto si può estinguere per perimento del bene, prescrizione (non uso ventennale), consolida-

zione, abuso dell'usufruttuario (che ha lasciato deperire il bene per non aver rispettato l'obbligo

dell'ordinaria manutenzione), rinuncia dell'usufruttuario, scadenza del termine. Specificazioni del

diritto di usufrutto sono: 28

• il diritto di uso, che attribuisce al titolare il diritto di servirsi di un certo bene e, se questo è

fruttifero, di avere i frutti ma solo in proporzione ai bisogni suoi e della sua famiglia;

• il diritto di abitazione, che conferisce al titolare il diritto di abitare in una casa limitatamente

ai bisogni suoi e della famiglia.

Le servitù prediali

La servitù prediale è un diritto reale di godimento consistente nel peso imposto su di un fondo (ser-

vente) per l'utilità di un altro fondo (dominante) appartenente a un diverso proprietario.

Le servitù prediali presentano i caratteri:

• della predialità, nel senso che la servitù è posta a vantaggio del fondo e non del proprietario,

il quale comunque riceve il vantaggio della servitù attraverso il suo bene;

• dell'ambulatorietà attiva e passiva, nel senso che le servitù si trasferiscono congiuntamente

al trasferimento del fondo dominante o servente cui accedono;

• dell'appartenenza dei fondi a diversi proprietari, per il principio nemini res sua servit (nes-

suno può servire una cosa propria);

• della vicinanza tra i fondi, la quale, tuttavia, non va intesa in senso assoluto, ma solo in sen-

so relativo, in quanto la contiguità non è un carattere essenziale della servitù; essa infatti può

anche esercitarsi attraverso un fondo intermedio (è il caso, ad esempio, della servitù d'ac-

quedotto).

La servitù inoltre non può consistere in un facere da parte del proprietario del fondo servente, ma

solo in un suo non facere o pati (sopportare).

Le servitù si costituiscono per contratto, per testamento, per usucapione o per destinazione del pa-

dre di famiglia. Quest'ultimo è un modo di acquisto a titolo gratuito che ha luogo quando consta,

mediante qualunque genere di prova, che due fondi, attualmente divisi, sono stati posseduti dallo

stesso proprietario, e che questi ha posto o lasciato le cose nello stato dal quale risulta la servitù. Se

i due fondi cessano di appartenere allo stesso proprietario, senza alcuna disposizione relativa alla

servitù, questa si intende stabilita attivamente e passivamente a favore e sopra ciascuno dei fondi

separati.

Le servitù si estinguono per:

• consolidamento, che consiste nella riunione nella stessa persona della proprietà del fondo

dominante e del fondo servente;

• prescrizione estintiva ventennale;

• rinuncia del titolare.

Le servitù si classificano in:

• servitù apparenti, che si manifestano con opere visibili e permanenti destinate al loro eserci-

zio (tali sono ad esempio, le servitù di acquedotto, di passaggio, etc.);

• servitù non apparenti, per le quali non sono richieste tali opere, come la servitù di pascolo.

Esse non possono né usucapirsi né acquistarsi per destinazione del padre di famiglia;

• servitù affermative, per il cui esercizio è richiesto un comportamento attivo del proprietario

del fondo dominante, che il proprietario del fondo servente deve sopportare (es.: passaggio).

A loro volta esse possono essere:

continue: sono quelle servitù affermative per il cui esercizio non è richiesto il fatto

o dell'uomo (es.: servitù di acquedotto, nella quale, una volta costruite le condotte,

l'acqua profluisce senza necessità di ulteriore attività umana). In questo caso il ter-

mine prescrittivo decorre da quando si è verificato un evento impeditivo dell'eserci-

zio della servitù;

discontinue: sono, invece, quelle per il cui esercizio è richiesta l'attività dell'uomo

o (es.: la servitù di passaggio). In questo caso la prescrizione estintiva decorre dall'ul-

timo atto di esercizio (ad es., dall'ultimo passaggio); 29

• servitù negative, che comportano soltanto un non facere a carico del proprietario del fondo

servente (es.: servitù di non costruire oltre una certa altezza, etc.). In questo caso la prescri-

zione inizia a decorrere da quando viene violato il divieto;

• servitù volontarie, che si costituiscono per volontà dei privati;

• servitù legali, che nascono su previsione di una norma. Alcuni esempi sono:

l'acquedotto coattivo: è la servitù di far passare acque attraverso il fondo, o i fondi,

o altrui (escluse case e giardini) per soddisfare il bisogno di acqua del proprio fondo

(analoga è la servitù di scarico coattivo);

il passaggio coattivo: è la servitù di passaggio sul fondo, o sui fondi, altrui (escluse

o case e giardini) che spetta al proprietario del c.d. fondo intercluso, ossia del fondo

che non ha un accesso diretto alla strada pubblica o che potrebbe realizzarlo solo con

eccessivo dispendio o disagio (quando però il fondo sia destinato ad usi agricoli o in-

dustriali, il proprietario di questo ha diritto al passaggio coattivo anche se ha un pro-

prio accesso sulla strada pubblica, ma si tratta di un accesso insufficiente ai bisogni

agricoli o industriali del suo fondo);

l'elettrodotto coattivo (analogamente: acquedotto pubblico, metanodotto, oleodotto,

o linee telefoniche, installazione di antenne televisive ecc.): è la servitù che spetta

all'ente o alla società che gestisce il servizio di erogazione al pubblico di energia

elet-trica, acqua potabile, metano ecc. su tutti i fondi che sono situati lungo il percor-

so della linea elettrica, dell'acquedotto ecc.

Si chiama “modo” d'esercizio della servitù, l'elemento che determina come la servitù deve essere

esercitata (così ad es., il modo d'esercizio della servitù di passaggio può essere: a piedi, con carro,

con camion, ecc.). Il modus di esercizio in genere è determinato dal titolo; ma se questo non lo pre-

vede la servitù deve esercitarsi, secondo quanto disposto dall'art. 1065 c.c., in modo da soddisfare il

bisogno del fondo dominante col minor aggravio per il fondo servente. A questo proposito si discu-

te se possa usucapirsi il modo di una servitù; secondo la dottrina, se la servitù non è apparente, è

chiaro che, come non si può usucapire la servitù, così non si può usucapire il modo; se invece la

servitù è apparente, la dottrina distingue: se il modo è determinato nel titolo, non si può usucapire

un modo diverso; mentre se il modo non è determinato, l'usucapione è ammissibile.

A tutela della servitù la legge accorda l'azione confessoria, mediante la quale il proprietario del fon-

do dominante fa riconoscere in giudizio l'esistenza della servitù contro chi ne contesta l'esercizio e

chiede, oltre il risarcimento dei danni, che siano fatti cessare gli eventuali impedimenti e le eventua-

li turbative. La comunione

Natura

Il concetto di comunione rientra nel più ampio concetto di contitolarità di diritti, che ricorre in tutte

quelle ipotesi in cui uno stesso diritto appartiene, nella sua interezza, a due o più persone (c.d. co-

munisti).

La comunione può essere volontaria (quando nasce per accordo tra i partecipanti), incidentale

(quando sorge per circostanze fortuite come ad es., la comunione successoria, tra più eredi o tra più

legatari), forzosa (quando non è possibile, ai singoli partecipanti, chiedere lo scioglimento di essa

come ad es., la comunione forzosa del muro tra fondi vicini).

La comproprietà

La forma più importante di comunione è la comproprietà.

Oggetto della comproprietà non è una porzione del bene, ma una quota di esso. Materialmente

quindi la cosa comune appartiene per intero a tutti i partecipanti; idealmente invece la cosa si scom-

pone in tante quote quanti sono i comproprietari. Questo comporta pertanto una limitazione delle

facoltà che normalmente appartengono al proprietario esclusivo. L'uso della cosa comune spetta, in-

fatti, separatamente, a ciascun partecipante, il quale non deve però alterarne la destinazione e deve

comportarsi in modo da non impedire l'uso da parte di ciascun altro partecipante. Ciascun compro-

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prietario inoltre deve contribuire nelle spese necessarie per la conservazione e per il godimento del-

la cosa comune, salva la facoltà di liberarsene con la rinunzia al suo diritto. Per quel che riguarda

invece l'amministrazione della cosa, questa spetta collettivamente ai partecipanti, che deliberano a

maggioranza di quote. Le maggioranze richieste per le deliberazioni sono diverse a seconda degli

atti da compiere:

• per gli atti di ordinaria amministrazione è sufficiente ottenere la maggioranza semplice, os-

sia avere il consenso dei partecipanti che rappresentano almeno la metà più uno del valore

della cosa;

• per gli atti di straordinaria amministrazione e per le innovazioni occorre la maggioranza dei

2/3;

• per gli atti di alienazione del bene, per la costituzione di diritti reali, per le locazioni di dura-

ta superiore a 9 anni occorre il consenso unanime dei partecipanti.

Peraltro ciascuno dei comproprietari può entro 30 giorni, a pena di decadenza, impugnare la delibe-

razione che ritenga illegittima.

La divisione

L'atto che pone fine alla comunione è la divisione, la quale può essere convenzionale, se è fatta

d'accordo tra i comproprietari, oppure giudiziale, se è fatta dal giudice su istanza di uno di essi.

La divisione deve avvenire, se possibile, in natura, cioè trasformando le quote ideali dei partecipanti

in porzioni fisiche della cosa. Se invece il bene è indivisibile lo scioglimento può avere luogo sol-

tanto o on l'attribuzione dell'intero nella porzione di quello tra i condividenti che ne faccia richiesta

ovvero con la vendita del bene all'incanto e successiva ripartizione del ricavato tra gli aventi diritto.

Il condomino negli edifici

Il condominio è una particolare forma di comunione forzata e perpetua che si verifica quando in un

edificio ogni persona, oltre che essere proprietaria esclusiva del suo appartamento, è, nel contempo

e necessariamente, comproprietaria delle parti in comune dell'edificio (così ad es., il suolo sui cui

esso poggia, le di scale, i muri perimetrali, i tetti, ecc.). Il valore della quota che spetta a ciascun

condomino sulle parti comuni è espresso in millesimi (che, per praticità, sono riportati in apposite

tabelle millesimali, le quali, fra l'altro, si utilizzano per la ripartizione delle spese condominiali). La

gestione del condominio è affidata all'assemblea dei condomini che delibera tenendo conto sia del

numero dei partecipanti sia del valore delle quote. Se però l'assemblea comprende più di quattro

condomini dev'essere nominato un amministratore che ha il compito di eseguire le deliberazioni

dell'assemblea, di disciplinare l'uso delle cose e dei servizi comuni, di riscuotere i contributi dai

condomini e di erogare le spese occorrenti per la gestione e la manutenzione, di redigere il rendi-

conto annuale e di rappresentare il condominio nei procedimenti giudiziali nei quali è parte. L'am-

ministratore di condominio dura in carica un anno ma può essere revocato in ogni momento. Inoltre

ogni condominio con più di 10 persone deve avere un regolamento in cui vengono spiegate le fun-

zioni dell'assemblea, le norme di uso dei vari beni, ecc. Peraltro può accadere che l'originario pro-

prietario unico dell'immobile, prima di vendere i singoli appartamenti, abbia predisposto un re-

golamento contrattuale che prevede limiti al diritto di proprietà del singolo condomino (può preve-

dere ad es. il vincolo di non destinare l'immobile a un uso diverso da quello abitativo). Tuttavia il

regolamento può essere modificato con il consenso di tutti i condomini.

Il supercondominio

Nell'ipotesi in cui una pluralità di condomini siano legati tra loro dall'esistenza di talune cose, im-

pianti o servizi comuni si ha la figura del supercondominio (così ad es., un villaggio vacanze costi-

tuito da più condomini e da parti comuni a essi, come ad es. la piscina, le zone verdi, l'impianto di

illuminazione, ecc.). Il supercondominio presenta però il problema giuridico legato alle norme da

applicare: ci si chiede, infatti, se si debbano applicare per analogie le norme sul condominio negli

edifici o quelle generali della comunione.

La multiproprietà 31

La multiproprietà è una pratica commerciale in cui più soggetti sono pieni proprietari di uno stesso

immobile, goduto da ciascuno, a turno, per una frazione limitata dell'anno. Il termine multiproprietà

però è utilizzabile solo quando il diritto oggetto del contratto sia un diritto reale.

La legge disciplina solo il contratto con cui il consumatore acquista il diritto oggetto di multipro-

prietà. Prima del contratto, infatti, l'operatore deve fornire al cliente un prospetto informativo in

forma scritta; l'acquirente ha poi il diritto di recedere dal contratto entro 10 giorni dalla conclusione

di questo e fino ad allora il venditore non può ricevere acconti sul prezzo; e infine se il contratto ri-

guarda un immobile da costruire, il venditore deve dare adeguata garanzia per l'ultimazione della

costruzione. Il possesso

Natura

Il possesso è il potere che si ha sulla cosa e che si manifesta con l'esercizio del diritto di proprietà o

di altro diritto reale. Il possesso, dunque, non è una situazione di diritto, bensì una situazione di fat-

to produttiva di effetti giuridici. A questo proposito, occorre distinguere tre diverse situazioni:

• il pieno possesso, caratterizzato dal concorso di due elementi:

il corpus possessionis, ossia la disponibilità materiale del bene oggetto del possesso

o (elemento oggettivo);

l'animus possidendi, che si identifica nella volontà del possessore di esercitare sul

o bene i poteri del vero proprietario (elemento soggettivo);

• la detenzione, caratterizzata dalla presenza del solo elemento oggettivo, ossia del corpus (si

pensi, ad es., alla situazione dell'inquilino che gode dell'appartamento concessogli in loca-

zione, ma riconosce che detto appartamento è del proprietario e perciò rispetta il diritto di

quest'ultimo, ad es., pagando il canone, non alterandone la destinazione d'uso, ecc.);

• il possesso mediato, caratterizzato dalla presenza del solo elemento soggettivo, ossia dell'a-

nimus (si pensi, ad es., alla situazione di colui che, essendo proprietario di un immobi-le

concesso in locazione, si comporta come proprietario di questo, sebbene la materiale di-

sponibilità dell'immobile sia dell'inquilino).

Secondo l'articolo 1141 c.c. chi ha la disponibilità materiale di una cosa ne è considerato possesso-

re, a meno che non venga dimostrato che egli ne è soltanto detentore.

La legge dà poi alcune regole per determinare la durata del possesso; infatti:

• si presume, salvo prova contraria, che il possessore attuale, se abbia posseduto in un tempo

più remoto, abbia posseduto anche nel tempo intermedio;

• si presume, salvo prova contraria, che il possessore attuale, che abbia un titolo a fondamento

del suo possesso, abbia posseduto fin dalla data del titolo.

Rapporto tra detenzione e possesso

La detenzione può trasformarsi in possesso:

• in virtù di opposizione dal detentore rivolta al possessore: in forza, cioè, di un atto con cui il

detentore manifesti inequivocabilmente l'intenzione di continuare, per il futuro, a tenere la

cosa per sé non più come detentore, bensì come possessore;

• in virtù di causa proveniente da un terzo: in forza, cioè, di un atto con il quale l'attuale pos-

sessore attribuisca al detentore la propria posizione possessoria.

L'acquisto e la perdita del possesso

L'acquisto del possesso si realizza con l'apprensione della cosa fisica, accompagnata dall'animus

possidendi (acquisto a titolo originario). Il possesso però si può acquistare anche a titolo derivativo

con:

• la consegna della cosa o il trasferimento di documenti che la riguardano, come ad es. le

chiavi di un immobile;

• la successione, che si realizza a favore degli eredi del possessore al momento della morte di

quest'ultimo. In questo caso il possesso continua nell'erede con gli stessi caratteri che aveva

in capo al defunto (buona o mala fede, vizi, etc.); 32

• l'accessione, che si realizza a favore del successore a titolo particolare.

I vari tipi di possesso

Il possesso può essere:

• legittimo, che si ha allorquando il potere di godere e disporre del bene è esercitato dall'effet-

tivo titolare del diritto di proprietà;

• illegittimo, che si ha allorquando il potere di godere e disporre del bene è esercitato, di fatto,

da persona diversa dall'effettivo titolare del diritto di proprietà; esso si articola, a sua volta,

in: possesso in buona fede, che si ha allorquando il possessore ha acquisito la materiale

o disponibilità del bene, ignorando di ledere l'altrui diritto, sempreché detta ignoranza

non dipenda da sua colpa grave. La buona fede si presume, ed è sufficiente che sus-

sista al tempo dell'acquisto;

possesso in mala fede, che si ha allorquando il possessore ha acquisito la materiale

o disponibilità del bene, conoscendo il difetto del proprio titolo d'acquisto o senza a-

ver usato la normale diligenza nell'accertamento dell'esistenza di diritti altrui.

Effetti del possesso

Sebbene sia solamente una situazione di fatto, anche il possesso produce effetti giuridici, quali:

• l'azione di rivendicazione, che agisce in maniera differente a seconda che si tratti di posses-

so in buona fede o in mala fede. Infatti, mentre il possessore in buona fede convenuto in ri-

vendica deve restituire solo i frutti percepiti e percipiendi dal momento della domanda giu-

diziale; il possessore in mala fede convenuto in rivendica invece deve restituire tutti i frutti,

percepiti e percipiendi dal momento in cui ha cominciato a possedere;

• l'acquisto della proprietà del bene oggetto del possesso, il quale può avvenire:

attraverso la regola del “possesso vale titolo”, se un soggetto acquista in buona fede

o e in forza di un titolo idoneo beni mobili da chi non è proprietario. L'art. 1155 c.c.,

inoltre, risolve i conflitti tra più acquirenti del medesimo bene mobile, attribuendo la

proprietà di quest'ultimo a favore di quello che per primo ne abbia acquistato il pos-

sesso in buona fede, anche se il suo titolo sia di data posteriore rispetto agli altri;

attraverso l'usucapione, se un soggetto ha il possesso di un bene protratto per un cer-

o to periodo di tempo.

L'usucapione

Le ragioni che giustificano l'usucapione sono: l'esigenza di favorire chi si occupa del bene renden-

dolo produttivo, l'esigenza di rendere certa e stabile la proprietà e l'esigenza di semplificare la pro-

va del diritto di proprietà. Requisiti dell'usucapione sono il tempo e il possesso, il quale Per produr-

re effetti deve essere non viziato (ossia non acquisito con violenza o clandestinità), continuo e non

interrotto (cosicché non si ha usucapione quando il possessore è privato del possesso per oltre un

anno). Quanto al decorso del tempo necessario per l'usucapione, si distingue l'usucapione ordinaria

da quella abbreviata. L'usucapione ordinaria, che si realizza anche se il possesso era in mala fede, si

compie in:

• 20 anni per l'acquisto della proprietà o di altri diritti reali di godimento sui beni immobili o

sulle universalità di mobili;

• 10 anni per l'acquisto della proprietà o di altri diritti reali di godimento sui beni mobili regi-

strati.

L'usucapione abbreviata invece si realizza solo se il possessore era in buona fede e si compie in:

• 10 anni dalla data di trascrizione per i beni immobili acquistati in base a un titolo idoneo e

trascritto;

• 3 anni dalla data di registrazione per i beni mobili registrati;

• 10 anni dalla data di acquisto per le universalità di beni mobili.

Infine esiste anche l'usucapione dei beni mobili non registrati, che si compie in 10 anni se il posses-

sore era in buona fede ma senza un titolo idoneo al trasferimento.

Azioni a difesa del possesso 33

Il possessore può agire in giudizio a difesa del suo possesso con le azioni possessorie (azione di re-

integrazione e azione di manutenzione). Vi sono poi anche le azioni di nunciazione che possono es-

sere esercitate non soltanto dal possessore in quanto tale, ma anche dal proprietario in quanto tale

(azione di nuova prova e azione di danno temuto).

Le azioni di reintegrazione o di spoglio

L'azione di reintegrazione è concessa a colui che sia stato privato, in modo violento, cioè senza la

sua volontà o in modo clandestino, cioè occulto, del possesso di una cosa, affinché questa gli sia re-

stituita immediatamente. Tuttavia per ottenere ciò, il possessore spogliato deve dare la prova che

egli era possessore prima dello spoglio. La possibilità di reintegrazione è concessa anche al detento-

re qualificato, ossia a colui che detiene nell'interesse proprio (si pensi al caso dell'inquilino che, tor-

nato dalle vacanze, scopra che, nel frattempo, il proprietario si è ripreso la disponibilità dell'appar-

tamento locatogli). La reintegrazione però deve essere richiesta entro un anno dallo spo-glio (se pa-

lese) ovvero dalla scoperta dello stesso (se clandestino).

L'azione di manutenzione

L'azione di manutenzione invece è diretta a tutelare i possessori contro le molestie e le turbative che

altri arrechino al bene immobile o all'universalità di mobili oggetto del possesso. Anche l'azione di

manutenzione deve essere esercitata entro un anno dalla molestia.

Azione di nunciazione

L'azione di nuova opera spetta al proprietario, al titolare di un altro diritto reale di godimento o al

possessore che abbia ragione di temere che una nuova opera da altri intrapresa e non terminata (se

non è trascorso un anno dal suo inizio), arrechi danno alla cosa oggetto del suo diritto o possesso.

L'azione di danno temuto invece spetta al proprietario, al titolare di altro diritto reale di godimento o

al possessore nel caso in cui vi sia pericolo di danno grave e imminente sul bene oggetto del suo di-

ritto o possesso derivante da una cosa già esistente.

I DIRITTI RELATIVI

Caratteri

Diritti relativi sono i diritti di credito. Il carattere essenziale dei diritti di credito si individua nella

mediatezza, ossia nella necessità della cooperazione del debitore alla realizzazione del credito.

Il debito che corrisponde a ogni diritto di credito prende il nome di obbligazione.

A) Le obbligazioni

Il rapporto obbligatorio

Nozione

L'obbligazione è un rapporto tra due parti in virtù del quale una di esse (debitore) è obbligata a ese-

guire una prestazione a favore dell'altra (creditore).

L'obbligazione naturale

Si parla in questo caso di obbligazione “civile” (in cui il debitore è vincolato giuridicamente all'ese-

cuzione della prestazione); diversa è invece l'obbligazione “naturale” (in cui il debitore è obbligato

solo di un piano morale o sociale a eseguire un'attribuzione patrimoniale a favore di un altro sogget-

to). Le obbligazioni naturali si caratterizzano, infatti, per l'incoercibiltà, in quanto non possono esse-

re poste in giudizio e per l'irripetibilità, in quanto non possono aversi indietro. Ipotesi di obbligazio-

ni naturali sono il debito di gioco, il dovere di mantenimento fra uomo e donna che convivono more

uxorio (senza essere sposati), ecc.. È invece discusso se costituisca ipotesi di ob-bligazione natura-

le, l'adempimento di un debito prescritto; quest'ultimo infatti, a differenza dell'obbligazione natura-

le, non produce solo l'effetto della soluti retentio (irripetibilità), ma anche altri effetti, come la com-

pensazione.

Fonti delle obbligazioni

Fonte dell'obbligazione può essere il contratto, l'atto illecito e ogni altro atto idoneo a produrla se-

condo l'ordinamento. 34

Gli elementi del rapporto obbligatorio

I soggetti

I soggetti del rapporto obbligatorio sono il creditore o soggetto attivo, e il debitore o soggetto passi-

vo.

L'obbligazione solidale

Nell'ipotesi in cui l'obbligazione è caratterizzata dalla presenza di una pluralità di soggetti, o attivi o

passivi, si parla si obbligazione soggettivamente complessa. In particolare Se il creditore può pre-

tendere da ogni debitore solo la sua parte, o se il debitore è obbligato soltanto per la sua parte, l'ob-

bligazione si dice parziaria; l'obbligazione si dice invece solidale se ogni debitore è tenuto all'adem-

pimento per intero con l'effetto di liberare, pagando, tutti quanti gli altri (caso di solidarie-tà passi-

va), oppure se ogni creditore ha diritto di pretendere la prestazione per intero e l'adempimento con-

seguito da uno libera il debitore verso tutti gli altri creditori (caso di solidarietà attiva). Mentre la

solidarietà passiva si presume, quella attiva deve essere espressamente prevista dalla legge o dalla

volontà delle parti. Inoltre con riferimento all'obbligazione solidale passiva, va rilevato che:

• nei rapporti esterni tra creditori e condebitori, il creditore può rivolgersi, a sua scelta, a uno

qualsiasi dei coobbligati, per ottenere l'intera prestazione, salvo che la legge ovvero il titolo

non prevedano, a favore del coobbligato, il c.d. beneficio di escussione, ossia l'onere del

creditore di procedere preventivamente nei confronti di altro condebitore. Peraltro in questo

tipo di rapporti, vige il principio generale secondo cui gli effetti favorevoli giovano a tutti i

condebitori, mentre gli effetti sfavorevoli colpiscono solo il condebitore direttamente tocca-

to (così ad es., la costituzione in mora di uno dei debitori in solido non vale a costituire in

mora gli altri condebitori, mentre la remissione a favore di uno dei debitori in solido libera

anche gli altri condebitori). Tale criterio incontra però una deroga nell'art.1310, co. 1, c.c.,

secondo il quale, infatti, gli atti con cui il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei

debitori in solido hanno effetto anche riguardo agli altri condebitori;

• nei rapporti interni fra i coobbligati, il carico della prestazione si divide fra i vari condebito-

ri in parti uguali; se però uno dei debitori in solido ha corrisposto al creditore l'intera pre-

stazione, egli ha diritto di richiedere agli altri la parte di rispettiva competenza (c.d. azione

di regresso).

Dovere di correttezza

L'art. 1175 c.c. dispone inoltre che il debitore e il creditore sono tenuti a comportarsi secondo le re-

gole della correttezza, in virtù delle quali le parti dell'obbligazione hanno il dovere di reciproca col-

laborazione; il debitore, infatti, deve eseguire tutte le prestazioni strumentali e accessorie che risul-

tano necessarie affinché l'interesse del creditore sia compiutamente realizzato (come ad es., custo-

dire la cosa fino alla consegna); il creditore, da parte sua, deve cooperare con il debitore per agevo-

largli l'adempimento o, quantomeno, evitargli inutili aggravi.

La prestazione

Oggetto dell'obbligazione è la prestazione, ossia il comportamento dovuto dal debitore nell'interesse

del creditore. La prestazione può consistere in un dare (ad es., una somma di denaro e in questo ca-

so si parla di obbligazioni pecuniarie), in un fare (ad es., eseguire un'opera o un servi-zio) o in un

non fare (ad es., non fare concorrenza). La prestazione dovuta deve avere carattere pa-trimoniale,

vale a dire che deve essere suscettibile di valutazione economica e deve corrispondere a un interes-

se, anche non patrimoniale, del creditore (si pensi ad es., a chi acquista un biglietto per assistere a

un concerto; da un lato si colloca la patrimonialità della prestazione rappresentata dal pagamento

del biglietto, dall'altro si pone unicamente l'interesse culturale dello spettatore). Bisogna poi presta-

re attenzione al fatto che il carattere patrimoniale della prestazione distingue l'obbligazione da altri

obblighi di natura diversa (obblighi non patrimoniali), come ad es., l'obbligo della fedeltà coniugale.

Inoltre affinché un'obbligazione sia validamente assunta occorre che la prestazione dovuta sia: pos-

sibile (suscettibile di esecuzione), lecita (non contraria alla legge, all'ordine pubblico o al buon co-

stume) e determinata o, quantomeno, determinabile: 35

• dalla legge o dal giudice (come nel caso della determinazione del corrispettivo di un appal-

to);

• attraverso criteri stabiliti dalla parti;

• attraverso la decisione rimessa all'“equo apprezzamento” di un terzo (come nel caso della

determinazione del prezzo di una vendita);

• attraverso la decisione rimessa al “mero arbitrio” del terzo (impugnabile solo per dolo di

quest'ultimo).

Le obbligazioni pecuniarie

L'obbligazione pecuniaria - consistente nell'obbligo di procurare al creditore una somma di denaro -

è l'obbligazione di gran lunga più frequente e, secondo l'art.1277 c.c., per estinguerla occorre uti-

lizzare moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento. Questo è il c.d. principio

nominalistico, in virtù del quale il debitore si libera pagando, alla scadenza, la medesima quantità di

moneta inizialmente fissata, indipendentemente dal fatto che, nel frattempo, il potere d'acquisto del

denaro sia più o meno diminuito. Il principio nominalistico viene, tuttavia, derogato:

• per legge, nell'art.429 c.p.c., secondo il quale i debiti per le retribuzioni dei lavoratori di-

pendenti si rivalutano automaticamente sugli indici ISTAT;

• per volontà delle parti, le quali, infatti, per premunirsi contro le variazioni del potere d'ac-

quisto della moneta, inseriscono nel contratto apposite clausole di garanzia monetaria, come:

la clausola oro, con la quale si stabilisce che la somma dovuta sarà equivalente al va-

o lore di una determinata quantità di oro al tempo del pagamento;

la clausola numeri-indici, con la quale la prestazione pecuniaria viene determinata in

o relazione alle variazioni del costo della vita.

Si ritiene, inoltre, che il principio nominalistico sia applicabile solo alle obbligazioni di valuta, e

cioè a quelle il cui oggetto è fin dall'origine una somma di denaro (si pensi al pagamento del prezzo

di una cosa acquistata o al pagamento del canone di locazione); e non a quelle di valore, ossia a

quelle che hanno a oggetto il valore attuale di un bene (si pensi all'obbligazione di risarcire il dan-

no).

Gli interessi

Particolare forma di obbligazione pecuniaria è quella avente a oggetto Gli interessi; si tratta, infatti,

di un'obbligazione accessoria a un'obbligazione principale avente anch'essa contenuto pecuniario.

Gli interessi possono essere:

• corrispettivi, ossia relativi a crediti liquidi (cioè determinati o determinabili nel loro am-

montare) ed esigibili (cioè quelli di cui il creditore è legittimato a chiedere l'immediato pa-

gamento). L'art. 1282 c.c. stabilisce, infatti, che questi tipi di crediti producono interessi di

pieno diritto e ciò perché il debitore, trattenendo presso di sé le somme dovute, lucra quell'u-

tile che spetterebbe al creditore se potesse impiegare le stesse somme. Gli interessi corrispet-

tivi si distinguono a loro volta in:

interessi legali, il cui tasso è attualmente fissato nella misura del 2,5% annuo;

o interessi convenzionali, ossia quelli dovuti in forza di un accordo tra debitore e cre-

o ditore. Peraltro il tasso pattuito dalle parti deve risultare per iscritto e deve essere ne-

cessariamente superiore a quello legale;

• moratori, che conseguono a un ritardo dell'adempimento; si tratta, infatti, di una forma di ri-

sarcimento del danno, dovuto al creditore per il mancato godimento, durante il periodo di ri-

tardo, delle somme spettantegli.

Peraltro per non rendere troppo gravosa la prestazione del debitore, la legge vieta l'anatocismo, os-

sia il diritto a percepire interessi su altri interessi già scaduti, salvo che, trattandosi di interessi pri-

mari scaduti e dovuti dal almeno sei mesi, non intervenga una domanda giudiziale appositamente

diretta al conseguimento degli interessi anatocistici; ovvero un accordo, posteriore alla scadenza

degli interessi primari, che li preveda.

Sono inoltre vietati gli interessi usurari, ossia quelli, il cui tasso è superiore ai tassi medi praticati da

banche e intermediari finanziari e quelli che superano del 50% i saggi pubblicati. 36

Obbligazioni alternative

Nell'ipotesi in cui l'oggetto dell'obbligazione è costituito da una pluralità di prestazioni si parla di

obbligazione oggettivamente complessa. In particolare se l'obbligazione prevede più prestazioni e il

debitore si libera eseguendone una sola, l'obbligazione si dice alternativa. In tal caso Se le parti non

hanno stabilito diversamente, la scelta tra le prestazioni spetta al debitore; e quando la scelta è stata

compiuta l'obbligazione da complessa diventa semplice. L'obbligazione alternativa diventa semplice

anche nel caso in cui, prima che sia effettuata la scelta, una delle due prestazioni diventi impossibile

per causa non imputabile ad alcuna delle parti; in questo caso, infatti, l'obbligazione non si estingue,

cosicché il debitore sarà tenuto a eseguire la prestazione rimasta. Qualora invece una delle presta-

zioni diventi impossibile, sempre per causa non imputabile ad alcuna delle parti, ma dopo la scelta,

l'obbligazione si estingue.

Obbligazioni facoltative

Diversa è invece l'obbligazione facoltativa, nella quale è prevista una sola prestazione, ma il debi-

tore può liberarsi effettuando una prestazione diversa. La disciplina di questo istituto è identica a

quella prevista per le obbligazioni semplici, dal momento che una sola è la prestazione dedotta nel

rapporto. Di conseguenza, quando l'adempimento della prestazione principale diviene impossibile

per una causa non imputabile al debitore, l'obbligazione si estingue.

Modificazione dei soggetti dell'obbligazione

Premessa

I soggetti originari del rapporto obbligatorio possono essere sostituiti nel corso di tale rapporto (ad

es., in caso di morte del creditore o del debitore). Tale modificazione viene denominata attiva se ri-

guarda il creditore, e passiva se, al contrario, riguarda il debitore.

Gli atti giuridici idonei a produrre la trasmissione dell'obbligazione sono:

• nel lato attivo: la cessione del credito e la surrogazione del terzo;

• nel lato passivo:

se l'atto riguarda un singolo debito: la delegazione, l'espromissione e l'accollo;

o se l'atto è complesso: la cessione del contratto, la cessione d'azienda e la fusione tra

o società.

Mentre la trasmissione del credito non richiede il consenso del debitore, essendo del tutto irrilevan-

te l'identità del destinatario dell'adempimento; viceversa la trasmissione del debito richiede neces-

sariamente il consenso del creditore, in quanto può anche accadere che il patrimonio del nuovo de-

bitore sia insufficiente a far fronte al debito.

A) Modificazioni nel lato attivo del rapporto obbligatorio

La cessione del credito

Si parla di “cessione” del credito sia per indicare il contratto con il quale il creditore (cedente) pat-

tuisce con un terzo (cessionario) il trasferimento in capo a quest'ultimo del suo diritto verso il debi-

tore (ceduto); sia per indicare l'effetto di tale contratto e cioè, il trasferimento del credito in capo al

cessionario. Di regola, Ogni credito può formare oggetto di cessione, salvo che il credito abbia ca-

rattere strettamente personale, il trasferimento sia vietato dalla legge, o la cessione sia stata esclusa

dalle parti.

Efficacia della cessione

Perché la cessione si realizzi, non occorre il consenso del debitore, ma è sufficiente l'accordo tra ce-

dente e cessionario. Può succedere peraltro che il debitore sia ignaro alla cessione del credito, per-

tanto la legge, Affinché la cessione abbia efficacia nei confronti del debitore, stabilisce che la stessa

venga a quest'ultimo notificata o sia da lui accettata. Di conseguenza, qualora non sia inter-venuta la

relativa notifica o accettazione e il debitore, in buona fede, adempia verso il cedente, egli resta libe-

rato, salvo che si provi che, nonostante la mancata notifica o accettazione, egli era co-munque a co-

noscenza dell'avvenuta cessione. L'accettazione o la notificazione servono anche a ri-solvere il con-

flitto tra più cessionari; infatti, se uno stesso credito è stato ceduto a più soggetti, l'ac-quisto si veri-

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fica solo a favore di chi, per primo, lo ha notificato al debitore o per primo ha ricevuto l'accettazio-

ne di questi, con atto di data certa.

Quanto agli effetti della cessione, va inoltre sottolineato che in conseguenza di essa, benché venga

modificato il soggetto attivo del credito, l'obbligazione rimane, per tutto il resto, inalterata; il credi-

to è infatti trasferito al cessionario con gli stessi privilegi e garanzie che spettavano al cedente (co-

me ad es., fidejussioni, ipoteche, ecc.). Per la stessa ragione, il debitore ceduto può opporre al ces-

sionario le stesse eccezioni che avrebbe potuto opporre al cedente (così ad es., se il contratto in ba-

se al quale è sorto il credito è annullabile per violenza, questo vizio, come poteva essere opposto al

cedente, può essere fatto valere anche nei confronti del cessionario).

Rapporti tra cedente e cessionario

Di regola il cedente è tenuto solo a garantire al cessionario l'esistenza del credito; non è invece te-

nuto a garantire la solvibilità del debitore, salvo che ne abbia assunto l'onere. In tal caso, infatti,

qualora il debitore ceduto non adempia, il cedente sarà tenuto a restituire quanto eventualmente ri-

cevuto come corrispettivo della cessione, oltre agli interessi, alle spese della cessione e a quelle so-

stenute dal cessionario per escutere il debitore, e all'eventuale risarcimento del danno. Il primo tipo

di cessione, quello cioè con la sola garanzia dell'esistenza del credito, si chiama cessione pro solu-

to; mentre il secondo, ossia quello con la garanzia dell'adempimento, si chiama cessione pro sol-

vendo.

Il contratto di factoring

La disciplina applicabile in tema di cessione del credito è determinata dal titolo; infatti:

• se la cessione è a titolo gratuito, si applicano sia le norme sulla cessione del credito sia le

norme sulla donazione;

• se la cessione è a titolo oneroso, possono applicarsi le norme sulla vendita, sulla permuta,

sul conferimento in pagamento e sulla transazione.

La cessione del credito quindi è un possibile elemento di tanti diversi tipi di atti. Essa diventa, ad

esempio, atto tipico nel contratto di factoring.

Il factoring è un contratto, mediante il quale un'impresa specializzata (il factor) si impegna - con-tro

pagamento di una “commissione” - a gestire, tutti o parte dei crediti di un'impresa cliente. Pe-raltro

il factoring assume, nella maggior parte dei casi, anche una funzione di finanziamento; di so-lito,

infatti, il factor concede all'impresa cliente anticipazioni su l'ammontare dei crediti gestiti. Se poi

quest'ultima richiede di essere altresì sollevata dal rischio dell'eventuale insolvenza di uno o più de-

bitori ceduti, la cessione dei crediti a favore del factor avverrà “pro soluto”: in tal caso infatti,

quand'anche il credito ceduto dovesse risultare irrecuperabile, il factor non potrà pretendere dall'im-

presa cliente la restituzione degli anticipi alla stessa già versati. Diversamente, la cessione avverrà

“pro solvendo”, con la conseguenza che il factor potrà rivalersi nei confronti dell'impresa cliente, in

caso di insolvenza dei debitori ceduti.

La cartolarizzazione dei crediti

La cessione del credito è anche alla base di un'ulteriore operazione finanziaria, recentemente disci-

plinata nel nostro Paese: la cartolarizzazione dei crediti, attraverso la quale una banca o un inter-

mediario finanziario cede, a titolo oneroso, i propri crediti a un apposito operatore, detta società ve-

icolo, la quale, per procurarsi il denaro necessario all'acquisto dei crediti, emette e colloca sul mer-

cato appositi titoli che incorporano il diritto a ricevere una data somma, corrispondente ai paga-

menti che i debitori ceduti dovranno effettuare.

B) Modificazioni nel lato passivo

La delegazione

La figura della delegazione passiva si distingue in delegazione di debito e delegazione di pagamen-

to. Si ha delegazione di debito quando un debitore (delegante) ordina o invita un terzo (delegato) ad

assumersi il debito nei confronti del creditore (delegatario). La delegazione è perciò un negozio

giuridico trilaterale che trova fondamento in due rapporti distinti: 38

• un rapporto tra delegante e delegato (c.d. rapporto di provvista), in base al quale il secondo

assume il debito nei confronti del delegante;

• un rapporto tra delegante e delegatario (c.d. rapporto di valuta), in base al quale il primo or-

dina al delegato di obbligarsi nei confronti del delegatario per estinguere il proprio debito

nei confronti di quest'ultimo.

L'utilità della delegazione consiste proprio nel semplificare questi rapporti: infatti, se il delegato

adempie nei confronti del delegatario, si ottiene con un unico adempimento l'estinzione di due ob-

bligazioni.

La delegazione può essere titolata (detta anche causale) oppure pura (detta anche astratta). La dele-

gazione è titolata quando il delegato, nell'assumere l'obbligazione, fa riferimento al rapporto di va-

luta o a quello di provvista; e in tal caso se uno dei rapporti risulta difettoso, il delegato può oppor-

re al delegatario la relativa eccezione e rifiutare di adempiere. Egli tuttavia non può opporre le ec-

cezioni relative al rapporto tra delegante e delegatario, se ad esso le parti non hanno fatto espresso

riferimento. La delegazione è invece pura quando il delegato, nell'assumere il debito, non fa men-

zione né del rapporto di provvista né del rapporto di valuta; e in tal caso egli non può eccepire il di-

fetto di uno dei due rapporti, salvo in caso di nullità della doppia causa, ossia quando entrambi i

rapporti siano inefficaci.

La delegazione produce effetti diversi a seconda che si tratti di delegazione cumulativa o liberato-

ria. Nello stipulare la delegazione, infatti, il creditore (delegatario) può:

• accettare l'obbligazione del delegato, dichiarando espressamente di liberare il delegante; si

ha in tal caso la delegazione liberatoria, la quale estingue l'obbligazione originaria e ne crea

una nuova con un diverso debitore (novazione soggettiva);

• accettare l'obbligazione del delegato, senza dichiarare di liberare il delegante; in questo ca-

so si ha la delegazione cumulativa, la quale ha per effetto di aggiungere il nuovo debitore a

quello originario. Peraltro a favore del delegante è previsto il beneficio di escussione, in vir-

tù del quale il creditore non potrà rivolgersi a lui senza aver prima richiesto l'adempimento

al delegato.

La delegazione di pagamento invece si ha quando il delegante invita il delegato a effettuare un pa-

gamento al delegatario. Così avviene, per esempio, al momento dell'emissione dell'assegno banca-

rio: il cliente, infatti, delega la banca a provvedere al pagamento di una somma di denaro al benefi-

ciario indicato nell'assegno.

L'espromissione

L'espromissione è il negozio giuridico mediante il quale un terzo, detto espromittente, si obbliga a

pagare nei confronti del creditore, detto espromissario, quanto dovuto dal debitore, detto espromes-

so. Ciò che differisce l'espromissione dalla delegazione è quindi la spontaneità dell'iniziativa del

terzo, che assume su di sé l'obbligazione senza incarico da parte del debitore. Anche l'espromissione

è, di regola, cumulativa: il terzo, cioè, è obbligato in solido con il debitore originario, cosicché il

creditore espromissario può chiedere il pagamento indifferentemente a uno dei due. Peraltro, l'e-

spromissione può anche essere liberatoria, qualora il creditore dichiari espressamente di liberare il

debitore originario; in tal caso quindi unico obbligato resta l'espromittente, il quale non può opporre

le eccezioni relative ai suoi rapporti col debitore originario, mentre può opporre quelle proprie del

debitore, purché non siano personali o derivanti da fatti successivi all'espromissione.

L'accollo

L'accollo è un accordo tra il debitore (accollato) e un terzo (accollante), con il quale quest'ultimo as-

sume un debito nei confronti del creditore (accollatario). Finché questo accordo rimane limitato

all'accollato e all'accollante esso non produce alcun effetto verso il creditore e l'impegno assunto

dall'accollante può essere quindi revocato (accollo interno). Se però il creditore aderisce all'accordo,

l'accollo non può essere più revocato e l'accollante diventa definitivamente debitore dell'accollatario

(accollo esterno).

L'accollo esterno può, a sua volta, essere:

• cumulativo, se il debitore originario resta obbligato in solido con l'accollante; 39

• liberatorio, se il debitore originario resta liberato, rimanendo obbligato in sua vece il solo

accollante. Perché tale liberazione si verifichi occorre o una dichiarazione espressa del cre-

ditore o che la liberazione del debitore originario costituisca condizione espressa dell'accor-

do intervenuto tra quest'ultimo e l'accollante, nel qual caso l'adesione del creditore all'accor-

do determina automaticamente la liberazione dell'accollato.

Peraltro, l'accollante può opporre al creditore tutte le eccezioni fondate sul contratto, in base al qua-

le l'assunzione è avvenuta.

Regole comuni

Infine il codice civile stabilisce tre regole comuni alla delegazione, all'espromissione e all'accollo,

quali:

• in tutti quei casi in cui il creditore libera il debitore originario, si estinguono le garanzie an-

nesse al credito;

• se l'obbligazione assunta dal nuovo debitore è invalida e il creditore aveva liberato il debi-

tore originario, l'obbligazione di questo rivive;

• il creditore che ha liberato il debitore originario non ha azione contro di lui se il nuovo de-

bitore diviene insolvente, a meno che non ne abbia fatto espressa riserva.

L'estinzione dell'obbligazione

I modi di estinzione

L'obbligazione è un rapporto temporaneo, destinato a estinguersi attraverso fatti giuridici. Il tipico

fatto estintivo è l'adempimento, ossia l'esatta realizzazione della prestazione dovuta.

L'adempimento

L'esatto adempimento

Per valutare la regolarità dell'adempimento, la legge stabilisce alcuni requisiti che riguardano: il

modo, il luogo e il tempo.

Per quanto riguarda il modo dell'adempimento, il legislatore stabilisce che il debitore deve usare la

diligenza del “buon padre di famiglia”: ossia, deve curare con l'attenzione, la prudenza e la perizia

dell'uomo medio sia i preparativi dell'adempimento, sia la conformità della prestazione rispetto al

contenuto dell'obbligo assunto. La prestazione, poi, deve essere eseguita integralmente, salvo che il

creditore abbia accettato un adempimento parziale come acconto. Quest'ultimo può, inoltre, rifiuta-

re una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di maggior valore; qualora però accetti la so-

stituzione, l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita.

Il luogo dell'adempimento invece è, di regola, determinato nel titolo costitutivo del rapporto, o da-

gli usi o dalla natura stessa della prestazione. Qualora però tali principi non soccorrano, il legislato-

re ha avuto cura di dettare alcune norme suppletive, in forza delle quali:

• l'obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata va adempiuta nel luogo in cui la

cosa si trovava quando l'obbligazione è sorta;

• l'obbligazione di pagare una somma di danaro va adempiuta al domicilio che il creditore ha

al tempo della scadenza;

• in tutti gli altri casi l'obbligazione va adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo del-

la scadenza.

Riguardo, infine, al tempo dell'adempimento, il codice civile stabilisce che l'obbligazione deve es-

sere adempiuta alla scadenza, se vi è un termine; altrimenti, il creditore può immediatamente pre-

tendere il pagamento. Qualora, tuttavia, in virtù degli usi o per la natura della prestazione o per al-

tre circostanze, non si possa pretendere l'esecuzione immediata, il termine, in mancanza di accordo

tra le parti, sarà stabilito dal giudice. Quando invece, per l'adempimento risulti fissato un termine, si

presume che esso sia a favore del debitore, con la conseguenza che il creditore non può esigere la

prestazione prima della scadenza, mentre il debitore può adempiere anche prima del termine fissato

(prestazione inesigibile, ma eseguibile). Diversamente, ossia qualora il termine risulti espressamen-

te fissato a favore del creditore, questi può pretendere l'adempimento anche prima della scadenza,

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mentre il debitore non può validamente eseguire la prestazione prima del termine (prestazione ine-

seguibile, ma esigibile).

Soggetti dell'adempimento

Soggetti dell'adempimento sono l'autore e il destinatario dello stesso.

Autore dell'adempimento è, di regola, lo stesso debitore, il quale, secondo il codice civile, non può

impugnare l'adempimento eseguito, neppure ove lo abbia effettuato in stato di incapacità. Secondo

la giurisprudenza, infatti, l'adempimento non è un atto di autonomia, giacché esso può anche rea-

lizzarsi con l'esecuzione forzata; di conseguenza, non ha senso valutare il comportamento del debi-

tore, dal momento che lo stesso non compie una libera scelta. Questo invece non avviene nell'a-

dempimento di un'obbligazione naturale fatto da un incapace, il quale, infatti, può impugnare l'a-

dempimento, essendo quest'ultimo un atto non dovuto.

Per quel che riguarda il destinatario dell'adempimento, il codice prevede che, di regola, il debitore

debba eseguire il pagamento direttamente al creditore. Occorre, però, che si accerti che quest'ultimo

abbia la capacità legale di ricevere (essendo la ricezione dell'adempimento, a differenza di

quest’ultimo, un atto di autonomia); in caso contrario, infatti, il debitore potrebbe essere obbligato a

pagare una seconda volta, salvo che si provi che l'incapace ha comunque tratto vantaggio dalla pre-

stazione eseguita.

Adempimento del terzo (limiti)

Qualora la prestazione sia infungibile (ad es., quella del chirurgo), il creditore, avendo interesse a

che l'adempimento venga effettuato personalmente dal debitore, può legittimamente rifiutare la pre-

stazione che gli venga spontaneamente offerta da un terzo. Se però la prestazione è fungibile, il cre-

ditore non può rifiutare la prestazione, salvo che anche il debitore gli abbia comunicato la sua oppo-

sizione.

Imputazione del pagamento

Se invece una persona, che ha più debiti della medesima specie verso la stessa persona, fa un pa-

gamento che non comprende la totalità dei debiti, può dichiarare quale di questi, vuole estinguere.

In mancanza di tale dichiarazione il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più de-

biti scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso; tra più de-

biti ugualmente onerosi, al più antico, altrimenti, l'imputazione va fatta proporzionalmente ai vari

debiti.

Il pagamento con surrogazione

Il pagamento può anche dar luogo alla sostituzione del creditore con un'altra persona (surrogazio-

ne). In tal caso l'obbligo, infatti, non si estingue, ma muta direzione, in quanto all'originario credi-

tore se ne sostituisce un altro. La surrogazione, quindi, a differenza della cessione del credito, sup-

pone che l'obbligazione sia adempiuta; essa può avvenire:

• per volontà del creditore che, ricevendo il pagamento da un terzo, può dichiarare espressa-

mente di volerlo far subentrare nei propri diritti verso il debitore;

• per volontà del debitore che, prendendo a mutuo una somma di denaro al fine di pagare il

debito, può surrogare il mutuante nella posizione del creditore;

• per volontà della legge nei vari casi elencati nell'art. 1203 del c.c.

Adempimento fatto a un terzo

Destinatario dell'adempimento può essere, oltre al creditore, anche la persona da lui designata o au-

torizzata a ricevere dalla legge o dal giudice. Peraltro, il pagamento fatto a chi non era legittimato a

riceverlo libera il debitore solo se il creditore lo ratifica, se cioè dichiara espressamente la validità

del pagamento avvenuto, o se ne ha approfittato.

Pagamento al creditore apparente

Se invece il debitore esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo, in base a circostanze

univoche, è liberato se prova di essere stato in buona fede.

La cooperazione del creditore nell'adempimento e la mora credendi

A volte per la realizzazione dell'adempimento è necessaria la cooperazione del creditore (si pensi

ad es., al caso in cui il debitore sia tenuto alla consegna di merce: questa non si può effettuare, se il

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creditore non mette a disposizione i locali in cui la merce deve essere collocata). Naturalmente, nel-

la maggior parte dei casi, il creditore presta volentieri questa sua cooperazione; talvolta però, egli

può avere interesse contrario (si pensi ad es., al caso in cui preferisca continuare a percepire inte-

ressi che risultano vantaggiosi). In questi casi quindi si profila la figura della mora del creditore

(mora credendi), che ha luogo quando il creditore, senza legittimo motivo, rifiuta il pagamento del

debitore, oppure omette di compiere gli atti preparatori per il ricevimento della prestazione. Perché

si abbia mora credendi, è peraltro necessario che il debitore faccia al creditore offerta della presta-

zione; offerta che si distingue in:

• solenne, quando è compiuta, secondo le prescrizioni stabilite nell'art. 1208 c.c., da un pub-

blico ufficiale. In particolare:

se l'obbligazione ha per oggetto una somma di danaro, titoli di credito o cose mobili

o da consegnare al domicilio del creditore, occorre che il pubblico ufficiale porti con

sé i beni, in modo che, se il creditore accetta, possa essere eseguito il pagamento

(c.d. offerta reale);

se l'oggetto della prestazione è diverso (ad es., l'inquilino vuole, alla scadenza della

o locazione, riconsegnare l'immobile al proprietario), l'offerta si fa per intimazione,

mediante atto a lui notificato nelle forme prescritte per gli atti di citazione;

• secondo gli usi, con la differenza, rispetto all'offerta solenne, che in cui gli effetti della mo-

ra si verificano non dal giorno dell'offerta, ma da quello del deposito delle cose dovute.

Non vale invece a costituire in mora il creditore, l'offerta non formale (fatta per es. mediante lette-

ra): quest'ultima, dimostrando l'intenzione del debitore di adempiere, vale semplicemente a esclude-

re la mora debendi (mora del debitore).

Effetti della mora del creditore

Quando il creditore è in mora:

• egli deve risarcire al debitore il danno derivato dal suo indugio, nonché sostenere le spese

per la custodia e la conservazione della cosa;

• inoltre, nei contratti a prestazioni corrispettive il rischio della sopravvenuta impossibilità

della prestazione per causa non imputabile al debitore è sempre a carico del creditore (così

ad es., il debitore che non può più consegnare la cosa perita per colpa del creditore, avrà di-

ritto alla controprestazione, quale il pagamento del prezzo);

• infine se il credito era fruttifero, cessa di produrre interessi.

I modi di estinzione diversi dall'adempimento

Premessa

L'obbligazione non si estingue solo per adempimento, ma anche per prescrizione, compensazione,

confusione, novazione, remissione o impossibilità sopravvenuta della prestazione.

La compensazione

La compensazione si realizza quando due soggetti sono tra loro contemporaneamente creditore e

debitore relativamente a due diversi rapporti obbligatori: in questo caso, infatti, la legge ammette la

possibilità di estinguere in modo totale o parziale i rispettivi debiti, senza la necessità di compiere i

previsti adempimenti e semplificando così le procedure. La legge prevede tre tipi di compensazio-

ne: • la compensazione legale, che si verifica tra due crediti liquidi, esigibili e aventi a oggetto

una somma di danaro o altra quantità di cose fungibili dello stesso genere;

• la compensazione giudiziale, che può essere dichiarata dal giudice quando, pur sussistendo

gli altri requisiti richiesti per la compensazione legale, uno dei crediti non è liquido, ma

comunque di facile e pronta liquidazione;

• la compensazione volontaria, che può aver luogo per accordo tra le parti, anche se non ri-

corrono i requisiti necessari per gli altri due tipi di compensazione. 42

La confusione

L'obbligazione si estingue per confusione, qualora le qualità di creditore e debitore vengano a tro-

varsi riunite nella stessa persona (perché ad es., il creditore diventa erede del debitore o viceversa).

La novazione

La novazione è un contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio estinguono conven-

zionalmente l'originaria obbligazione dando vita, nel contempo, ad un nuovo rapporto diverso dal

precedente nell'oggetto (ad es., si conviene di dare una cosa al posto di un'altra) o nel titolo (ad es.,

si conviene che una somma dovuta a titolo di risarcimento resti dovuta a titolo di mutuo). Peraltro,

oltre all'aliquid novi (ossia il mutamento del titolo o dell'oggetto dell'obbligazione), per aversi no-

vazione sono necessari anche l'animus novandi (ossia la volontà di estinguere l'obbligazione prece-

dente creandone una nuova) e la obligatio novanda (ossia l'obbligazione originaria da novare). Inol-

tre con l'estinzione del rapporto originario vengono meno anche gli accessori del credito (privilegi,

pegni, ipoteche), salva espressa volontà contraria. In caso, invece, di annullabilità del negozio ori-

ginario la novazione è valida se il debitore ha assunto validamente il nuovo debito conoscendo il

vizio del precedente titolo.

La remissione

La remissione è la rinunzia del creditore al suo diritto, diretta all'estinzione dell'obbligazione e alla

liberazione del debitore. Essa consiste quindi in un negozio unilaterale recettizio, che produce ef-

fetto quando la dichiarazione è comunicata al debitore, il quale, però può anche opporsi, dichiaran-

do in un congruo termine di non volerne profittare.

L'impossibilità sopravvenuta

L'impossibilità di adempiere è una causa di estinzione dell'obbligazione qualora sia:

• sopravvenuta, cioè si sia verificata dopo che è sorta l'obbligazione;

• oggettiva, nel senso che l'adempimento deve essere divenuto impossibile per sé stesso, in-

dipen-dentemente dalle condizioni personali e/o patrimoniali del debitore;

• non imputabile al debitore, nel senso che l'impedimento non deve derivare da dolo o da sua

colpa; altrimenti l'obbligazione sopravvive e il contenuto muta in una prestazione risarcito-

ria;

• totale, poiché, qualora l'impossibilità sia parziale, il debitore si libera dell'obbligazione ese-

guen-do la prestazione per la parte che è rimasta possibile;

• definitiva, ossia non idonea a cessare nel corso del tempo. Se invece l'impossibilità è solo

tempo-ranea, il debitore non è responsabile del ritardo ma è tenuto comunque ad adempiere

l'obbligazione. L'inadempimento e la mora

L'inadempimento

Se il debitore non esegue l'esatta prestazione dovuta, ha luogo l'inadempimento dell'obbligazione.

L'inadempimento può concretarsi o in un inadempimento definito (quando il debitore non esegue

affatto la prestazione), o in un adempimento inesatto (quando la prestazione eseguita differisce

qualitativamente o quantitativamente da quella dovuta). Si ha, inoltre, inadempimento quando il

debitore esegue la prestazione in ritardo, ossia oltre il termine fissato per il suo adempimento.

Rimedi per l'inadempimento

I rimedi per l'inadempimento sono due:

• la costituzione in mora del debitore;

• il risarcimento del danno.

Tali rimedi, che possono anche cumularsi, sono diretti a tutelare il creditore, sempreché siano com-

patibili con le ragioni del debitore inadempiente (così ad es., essi non potranno attuarsi qualora la

mancata esecuzione della prestazione dipenda dal creditore).

Peraltro, nei contratti a prestazioni corrispettive, la legge ammette l'eccezione di inadempimento, in

virtù della quale ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro

non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi

43

per l'adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto. Tuttavia l'ec-

cezione di inadempimento non è un rimedio distruttivo del rapporto contrattuale, bensì solo so-

spensivo: essa, infatti, si può attivare quando la parte che eccepisce ha ancora interesse all'esecu-

zione e al mantenimento del rapporto contrattuale (poiché, ove invece l'inadempimento di contro-

parte sia definitivo, il rimedio corretto sarà la risoluzione del contratto).

La mora del debitore

La mora consiste in un ritardo ingiustificato del debitore nell'adempiere. Essa presuppone che la

prestazione, sebbene eseguita tardivamente, riesca ancora utile al creditore, in quanto il termine, a

cui il ritardo si riferisce, non è essenziale; qualora invece sia previsto un termine essenziale nell'in-

teresse del creditore, il ritardo nell'adempimento coinciderebbe con l'inadempimento, in quanto

l'obbligazione non avrebbe più alcuna utilità se eseguita dopo quel termine. Lo stesso dicasi nel ca-

so di inadempimento di una obbligazione di non fare: l'art. 1222 c.c., infatti, dispone che ogni fatto

compiuto in violazione di questa costituisce di per sé inadempimento. La mora del debitore può ve-

rificarsi ex re, ossia automaticamente, o ex persona. Si ha mora ex re:

• quando l'obbligazione deriva da fatto illecito;

• se il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;

• se l'obbligazione è a termine e la prestazione dev'essere eseguita al domicilio del creditore;

• quando l'obbligazione nasce a favore del subfornitore nei confronti del committente, in for-

za di un contratto di subfornitura;

• quando l'obbligazione pecuniaria nasce da una transazione commerciale, ossia da contratto

tra imprese, liberi professionisti e pubbliche amministrazioni che comporti, in via esclusiva

o prevalente, la consegna di merce o la prestazione di servizi, contro il pagamento di un

prezzo.

In ogni altro caso il debitore è in mora solo dal momento in cui il creditore ha dimostrato la sua vo-

lontà di esigere la prestazione mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto (mora ex persona).

Gli effetti della mora debendi

La mora debendi produce due effetti:

• l'obbligo del pagamento, sulle somme in denaro, degli interessi legali, anche se non erano

dovuti precedentemente. Se poi prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore

a quella legale, gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura;

• il passaggio del rischio. Se, infatti, il debitore non è in mora, il rischio di sopravvenuta im-

possibilità per causa a lui non imputabile è a carico del creditore, cosicché l'obbligazione si

estingue. Viceversa, se il debitore è in mora, il rischio passa a suo carico: vale a dire che, se

per causa a lui non imputabile, la prestazione diventa impossibile, questi è obbligato al ri-

sarcimento del danno, come se fosse lui il responsabile della sopravvenuta impossibilità

della prestazione, a meno che provi che l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente pe-

rito presso il creditore.

Responsabilità per inandempimento

L'art.1218 c.c. stabilisce, poi, che il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è

tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato

da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Come si può notare, ci

troviamo di fronte a un caso di inversione dell'onere della prova: non è il creditore, infatti, che per

ottenere il risarcimento deve provare che l'inadempimento è imputabile al debitore, ma è quest'ul-

timo che deve fornire la prova dell'eventuale sussistenza di una causa di giustificazione, at-ta a

esonerarlo da responsabilità. L'obbligazione quindi si estingue, qualora l'impossibilità della presta-

zione sia oggettiva e assoluta, ossia derivante da fatti del tutto estranei alle intenzioni e al compor-

tamento del debitore. Tali fatti possono essere:

• il caso fortuito, ossia un evento imprevedibile e inevitabile (ad es., un terremoto);

• la forza maggiore, ossia una forza esterna alla quale l'uomo non può opporre resistenza e

che può consistere in un evento naturale (ad es., la totale afonia che colpisca un cantante) o

nel fatto di un'altra persona (ad es., la sottrazione della cosa che doveva essere consegnata).

44

Inoltre l'impossibilità della prestazione si verifica anche quando questa diventa eccessivamente o-

nerosa; in questo caso, infatti, la parte interessata dall'aggravamento della prestazione è legittimata

a domandare la risoluzione del contratto, purché:

• la sopravvenuta onerosità non rientri nella normale alea contrattuale;

• la controparte non offra di modificare equamente le condizioni del contratto.

La risoluzione per eccessiva onerosità non si applica, però, ai contratti aleatori, nei quali l'assun-

zione del rischio è elemento naturale del contratto.

Responsabilità per colpa

In materia di imputabilità al debitore il nostro ordinamento si basa in generale sulla responsabilità

per colpa e su alcune ipotesi più limitate di responsabilità oggettiva.

Nella responsabilità per colpa il debitore è responsabile per l'inadempimento di un'obbligazione

quando dipende da un suo comportamento doloso e colposo.

Il dolo consiste in un comportamento volutamente preordinato (coscienza e volontà del fatto) al fi-

ne di non adempiere l'obbligazione; esso configura, quindi, il caso più grave di inadempimento. La

colpa invece consiste nell'omissione del dovere di diligenza nell'adempimento. A questo proposito

occorre, però, precisare che, quando l'obbligazione è inerente all'esercizio di un'attività professio-

nale, la diligenza nell'adempimento va valutata con riferimento alla natura dell'attività stessa: que-

sto vuol dire quindi, che se il debitore ha usato la diligenza del buon padre di famiglia e, nonostante

questo, l'obbligazione sia rimasta inadempiuta, il creditore non potrà pretendere dal debitore il ri-

sarcimento dei danni causatigli dall'inadempimento.

Gradi della colpa

In relazione al grado di diligenza richiesto, la colpa può essere:

• lieve, quando è determinata dalla violazione della diligenza media;

• grave, quando deriva dall'inosservanza di quel minimo di diligenza che tutti dovrebbero

avere.

Peraltro, la legge stabilisce che in alcuni casi la colpa lieve non basta a determinare la responsabili-

tà del debitore, come nel caso di inadempimento del libero professionista (ad es., un medico), il

quale risponde solo per colpa grave, in considerazione dell'incidenza del rischio nell'attività pro-

fessionale.

Responsabilità oggettiva

Nella responsabilità oggettiva, il debitore è sempre responsabile nel caso di inadempimento di

un'obbligazione, anche se da parte sua non vi è stato alcun comportamento colposo o doloso, come

nel caso:

• delle obbligazioni generiche, dal momento che è sempre possibile per il debitore procurarsi

altre cose dello stesso genere con le quali adempiere;

• delle obbligazioni di detenzione e custodia da parte di imprenditori di cose di proprietà dei

clienti (così ad es., delle cose portate in albergo dai clienti risponde l'albergatore);

• delle obbligazioni inadempiute dolosamente o colposamente da ausiliari o dipendenti del

debitore: in tal caso, infatti, responsabile è comunque il debitore.

La responsabilità per danni

Due sono le sanzioni alle quali la legge assoggetta il debitore in caso di inadempimento per causa a

lui imputabile:

• la riparazione in forma specifica, che consiste nella condanna ad un facere tendente al ripri-

stino della situazione violata con l'atto illecito;

• il risarcimento del danno, comportante il pagamento di una somma di denaro corrisponden-

te alla perdita subita e al mancato guadagno. Il danno deve, infatti, comprendere sia il dan-

no emergente, cioè la perdita subita dal creditore, sia il lucro cessante, ossia il profitto che il

creditore avrebbe potuto conseguire se l'obbligazione fosse stata adempiuta. È peraltro ri-

sarcibile solo il danno che costituisca conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento

(così ad es., il vettore che non consegna la merce perita durante il viaggio dovrà risarcirne il

valore corrente di mercato, e non l'eventuale maggior prezzo che il mittente avrebbe ottenu-

45

to da un particolare compratore). Inoltre se l'inadempimento dipende da colpa del debitore il

risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l'obbligazio-

ne, mentre se dipende da dolo comprende sia il danno prevedibile sia quello imprevedibile.

Secondo, poi, il criterio dell'evitabilità, il risarcimento non è dovuto per i danni che il credi-

tore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza. Se infine il danno non può essere

provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa.

La responsabilità patrimoniale del debitore

La garanzia generica

Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. In-

fatti, se in caso di inadempimento, il creditore può promuovere il processo esecutivo sui beni del

debitore, al fine di ottenere l'esecuzione forzata del suo credito. Due sono i tipi di esecuzione for-

zata:

• l'espropriazione forzata, diretta a sottrarre coattivamente al debitore determinati beni facen-

ti parte del suo patrimonio e a convertirli in denaro, al fine di soddisfare il creditore proce-

dente;

• l'esecuzione in forma specifica, che può essere ammessa solo in caso di obblighi specifici;

così ad es.:

se non è stata adempiuta un'obbligazione di dare una cosa determinata, il creditore

o può ottenere che il debitore sia condannato a consegnare (se si tratta di bene mobile)

o rilasciare (se si tratta di bene immobile);

se non è stata adempiuta un'obbligazione di fare, il creditore può ottenere che la co-

o sa sia eseguita, purché si tratti di obbligazione fungibile;

se non è stata adempiuta un'obbligazione di non fare, il creditore può, ad es., ottene-

o re che la cosa sia distrutta e ripristinata la situazione originaria, purché tale distru-

zione non pregiudichi l'economia nazionale;

se non è stata adempiuta l'obbligazione di concludere un contratto, il creditore, qua-

o lora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca

gli effetti del contratto non concluso.

Limitazioni della responsabilità patrimoniale del debitore

La responsabilità patrimoniale del debitore non può essere esclusa, ma solo limitata, e le limitazio-

ni sono possibili nei soli casi previsti dalla legge. Le ragioni che giustificano queste limitazioni so-

no: • l'esigenza di non privare il debitore dei c.d. beni impignorabili, ossia di quei beni essenziali

per la sua vita e il suo lavoro;

• l'esigenza di destinare certi beni del debitore per soddisfare solo certi debiti e non altri;

• l'esigenza che i debiti sorti nell'esercizio di attività organizzate coinvolgano solo il patri-

monio di chi le intraprende.

I diritti reali di garanzia (pegno e ipoteca)

A) Caratteri generali e comuni

Natura

In genere, la garanzia del creditore è rappresentata dal patrimonio del debitore, ma questo è solo

una garanzia generica del credito, in quanto al creditore non è data la certezza di potersi soddisfare,

in caso di inadempimento, su un dato bene del debitore. Una garanzia specifica è invece rappresen-

tata dalla costituzione del pegno o dell'ipoteca, attraverso cui il creditore acquista sul bene un du-

plice diritto:

• il diritto di sequela, ossia il diritto di procedere a esecuzione forzata sul bene anche nei con-

fronti del terzo acquirente;

• il diritto di prelazione, ossia il diritto di soddisfarsi sul prezzo ricavato dalla vendita forzata

del bene con preferenza rispetto agli altri creditori del medesimo debitore. 46

Il patto commissorio

La cosa data in pegno o sottoposta a ipoteca potrebbe avere, però, un valore superiore all'ammonta-

re del credito che garantisce; di questo maggior valore il creditore non può profittare, a danno del

debitore e degli altri creditori.

La legge, perciò, sancisce la nullità del patto commissorio, ossia del patto con il quale creditore e

debitore convengono che, in caso di mancato pagamento, la cosa garantita passi in proprietà del

creditore.

Principio di accessorietà

Inoltre, poiché il pegno e l'ipoteca sono accessori al credito garantito, questi non possono esistere

indipendentemente da esso. Se, quindi, il credito si estingue, di conseguenza si estingue anche la

garanzia; se il credito non esiste, anche la garanzia è invalida.

B) Il pegno

Natura

Il pegno è un diritto reale di garanzia, che può essere costituito sui beni mobili (eccetto quelli regi-

strati), sui crediti, sulle universalità di mobili e su altri diritti (es. usufrutto) aventi per oggetto beni

mobili, purché siano infungibili, ricorrendo altrimenti la figura del pegno irregolare, nel quale, in-

vece, a garanzia del soddisfacimento di un credito, vengono consegnate cose fungibili, di cui il cre-

ditore acquista la disponibilità e diviene debitore della somma.

Costituzione

Affinché il pegno sia opponibile ai terzi, e possa essere valido come garanzia di un credito, è ne-

cessario:

• che il contratto costitutivo risulti da atto scritto;

• che la scrittura abbia data certa;

• che nella scrittura risultino indicati sia il credito garantito e il suo ammontare, sia il bene da-

to in pegno che, deve essere consegnato al creditore.

Lo spossessamento, che così ha luogo, assolve una funzione di pubblicità in quanto fa conoscere ai

terzi che il bene è pignorato e fa conoscere agli altri creditori la vera entità del patrimonio del debi-

tore.

Il pegno di credito

Tuttavia, lo spossessamento non può aversi qualora il pegno abbia a oggetto un credito. In questo

caso, quindi, per realizzare la funzione pubblicitaria occorre, oltre, all'atto scritto, anche la notifica

al debitore della costituzione del pegno ovvero l'accettazione da parte di quest'ultimo con un atto di

data certa.

Effetti del pegno

Fino alla scadenza dell'obbligazione, il creditore pignoratizio ha diritto:

• di possedere la cosa pignorata;

• di percepire i frutti della cosa, se questa è fruttifera, imputandoli prima alle spese e agli in-

teressi dovuti e poi al capitale.

Peraltro, il creditore ha anche l'obbligo di custodire la cosa e di non usarla.

Alla scadenza dell'obbligazione, se il debitore adempie, il pegno si estingue e la cosa che ne è og-

getto deve essere restituita al proprietario. Se invece il debitore non adempie, il creditore, dopo a-

vergli intimato di pagare, può, a sua scelta,:

• far vendere giudizialmente la cosa e, sul ricavato, farsi assegnare la somma che gli spetta,

con prelazione nei confronti degli altri creditori;

• farsi assegnare dal giudice la cosa in proprietà, secondo la stima da farsi con perizia, la qua-

le accerti che la cosa stessa non ha valore superiore all'importo del credito garantito. 47

C) L'ipoteca

Natura

L'ipoteca è un diritto reale di garanzia, che si può costituire sui beni immobili, sui diritti reali im-

mobiliari (enfiteusi, superficie, usufrutto), sui beni mobili registrati e sulle rendite dello Stato. Per

costituire l'ipoteca, non è sufficiente presentare il titolo dal quale essa risulta, ma è necessaria an-

che l'iscrizione della stessa nei pubblici registri riguardanti il bene che ne forma oggetto; l'iscrizio-

ne ipotecaria ha quindi natura costitutiva, nel senso che la pubblicità è condizione indi-spensabile

per la sua esistenza, diversamente dall'ipotesi della pubblicità dichiarativa, che serve semplicemen-

te a rendere opponibile ai terzi un negozio giuridico (come ad es., la trascrizione im-mobiliare).

Ipoteca volontaria

Secondo la natura del titolo che dà diritto al creditore di iscrivere un'ipoteca, questa può essere di

tre specie: volontaria, giudiziale, legale. L'ipoteca volontaria nasce da contratto o da dichiarazione

unilaterale di volontà del concedente. Tale contratto o dichiarazione deve farsi per atto pubblico o

per scrittura privata sotto pena di nullità.

Ipoteca giudiziale

L'ipoteca giudiziale è quella che il creditore può iscrivere sui beni del debitore, anche contro la vo-

lontà di quest'ultimo, quando il suo credito sia stato accertato da sentenza.

Ipoteca legale

Infine si ha ipoteca legale quando è la legge che attribuisce ad alcuni creditori, in considerazione

della causa del credito o della qualità o posizione assunta dal creditore stesso, il diritto a ottenere

l'iscrizione ipotecaria, senza il concorso della volontà del debitore.

La pubblicità ipotecaria

Su un medesimo bene si possono iscrivere più ipoteche, a garanzia di crediti diversi. L'ordine di

preferenza tra le varie ipoteche è determinato non già dalla data del titolo, ma da quella dell'iscri-

zione. Ogni iscrizione, infatti, riceve un numero progressivo che determina il grado dell'ipoteca;

cosicché, se il bene ipotecato verrà sottoposto a vendita forzata, tale grado servirà a determinare

l'ordine di priorità con cui verranno soddisfatti i creditori ipotecari.

La rinnovazione

L'iscrizione dell'ipoteca conserva il suo effetto per venti anni, trascorsi i quali l'ipoteca si estingue,

salvo che su istanza del creditore l'iscrizione non venga rinnovata prima della scadenza. Il credito-

re può anche rinnovare l'ipoteca successivamente alla scadenza, ma in tal caso non viene conserva-

to il grado: la nuova iscrizione, infatti, ha grado successivo a quello delle altre ipoteche eventual-

mente iscritte sullo stesso bene.

Estinzione dell'ipoteca

L'ipoteca si estingue:

• con lo spirare del termine ventennale senza rinnovazione;

• con l'estinguersi dell'obbligazione garantita;

• con il perimento del bene ipotecato;

• con la rinunzia del creditore;

• con lo spirare del termine eventualmente apposto all'ipoteca.

Il terzo acquirente del bene ipotecato

L'ipoteca ha efficacia anche nei confronti del terzo proprietario del bene ipotecato; quest'ultimo

può risultare in due casi:

• quando l'ipoteca viene costituita dallo stesso terzo, il quale, così, prende il nome di terzo da-

tore di ipoteca;

• quando il bene già ipotecato dal debitore originario viene successivamente trasferito a un

terzo, che prende il nome di terzo acquirente.

Questa distinzione è di notevole importanza in caso di esecuzione forzata del bene ipotecato, in

quanto il terzo datore di ipoteca, se vuole evitare l'esecuzione, ha solo la possibilità di pagare i cre-

ditori ipotecari, potendo poi esercitare l'azione di regresso contro il debitore originario. Il terzo ac-

quirente, invece, ha tre possibilità di evitare la vendita forzata; egli, infatti, può decidere di: 48


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (BARI, TARANTO)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paola Mero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Panza Fabrizio.

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