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e definitiva, di cose mobili che non proprietà di nessuno o abbandonate), per invenzione (art. 927-ss.

c.c.: riguarda cose mobili smarrite. Se non si conosce l’identità del proprietario vanno consegnate al

sindaco e trascorso un anno spettano a colui che l’ha trovata; se invece si presenta il proprietario

spetta un premio proporzionale al valore della cosa al ritrovatore), per accessione (art. 934-ss. c.c.:

opera in caso di stabile incorporazione di beni di proprietari diversi, in tal caso il proprietario della

cosa principale acquista la proprietà delle cose che vengono incorporate), per specificazione

(creazione di una cosa del tutto nuova con beni mobili appartenenti ad altri, la cui proprietà spetta

allo specificatore), per unione (commistione: congiunzione di beni mobili appratenti a proprietari

diversi che vengono a formare un tutto inseparabile senza dar luogo ad una cosa nuova, la proprietà

diventa così comune), per usucapione (art. 1158-ss. c.c.: possesso protratto per un certo lasso di

tempo ne fa acquistare al possessore la titolarità del diritto reale corrispondente alla situazione di

fatto esercitata. Esso fa acquisire a titolo originario la proprietà e i diritti reali minori), per possesso

in buona fede di beni mobili (art. 1153 c.c.); oppure a titolo derivato (successione nello stesso diritto

già appartenente ad un altro soggetto), cioè per effetto di contratti, per successione a causa di morte

e negli altri modi stabiliti dalla legge.

A difesa della proprietà sono esperibili le cosiddette azioni petitorie (fanno valere un diritto reale), e

cioè: Azione di rivendicazione (art. 948 c.c.): concessa a chi si afferma proprietario di un bene, ma

 non ne ha il possesso, al fine di ottenere, da un lato, l’accertamento del suo diritto di proprietà

sul bene stesso e da altro lato, la condanna da chi lo possiede o detiene alla sua restituzione.

Per quel che riguarda la prova, l’attore ha l’onere di dimostrare il suo diritto di proprietà.

L’azione di rivendicazione è imprescrittibile, perché il non uso è una manifestazione

dell’ampiezza di poteri che spettano al proprietario.

Azione di mero accertamento della proprietà: concessa a chi ha interesse ad una pronuncia

 giudiziale che affermi, con l’efficacia del giudicato, il suo diritto di proprietà su un

determinato bene; è un’azione rivolta semplicemente a rimuovere la situazione di incertezza

venutasi a creare in ordine alla proprietà di essa.

Azione negatoria (art. 949 c.c.): concessa al proprietario di un bene al fine di ottenere

 l’accertamento dell’inesistenza di diritti reali vantati da terzi sul bene stesso, oltre che la

condanna alla cessazione delle conseguenti molestie e turbative ed al risarcimento del danno.

Per quel che riguarda la prova, l’attore deve dimostrare un valido titolo di acquisto e sarà il

convenuto a dover dimostrare l’esistenza del diritto che vanta. Anche l’azione negatoria è

imprescrittibile; ma dovrà essere rigettata, qualora il convenuto dovesse dimostrare di aver

acquistato il diritto vantato per usucapione.

Azione di regolamento di confini (art. 950 c.c.): presuppone l’incertezza del confine tra due

 fondi. La prova dell’ubicazione del confine può essere fornita con ogni mezzo; in mancanza di

altri elementi, il giudice si atterrà al confine delineato dalle mappe catastali. Anche l’azione di

regolamento di confini è imprescrittibile.

Azione per apposizioni di termini (art. 951 c.c.): presuppone la certezza del confine e serve a

 far apporre o a ristabilire i segni lapidei, simboli del confine tra due fondi, che manchino o

siano divenuti irriconoscibili.

“Iura in re aliena”

o

I diritti in re aliena (diritti reali che gravano sulla proprietà altrui e che sono destinati a coesistere) si

distinguono a loro volta in:

Diritti reali di godimento: attribuiscono al loro titolare il diritto di trarre dal bene delle talune

 delle attività che lo stesso è in grado di fornire, al contempo comprimono il potere di

godimento del che compete al proprietario. Essi sono:

- Superficie: consiste nel diritto di costruire al di sopra del suolo altrui un’opera di cui il

superficiario, quando l’abbia realizzata, acquista a titolo originario la proprietà (proprietà

superficiaria) separata da quella del suolo (nuda proprietà), la quale resta al concedente. I modi

di acquisto della superficie sono il contratto, il testamento e l’usucapione.

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- Enfiteusi: attribuisce alla persona a cui favore è costituita (enfiteuta, utilista o concessionario)

lo stesso potere di godimento che, su un bene immobile, spetta al proprietario, salvo l’obbligo

di migliorare il fondo e di pagare al proprietario stesso (nudo proprietario, direttario o

concedente) un canone periodico. I modi di acquisto dell’enfiteusi sono il contratto, il

testamento e l’usucapione.

-Usufrutto: diritto di godere della cosa altrui (mobile o immobile, ad esclusione dei beni

consumabili), temporaneamente, con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica. I

modi di acquisto dell’usufrutto sono attraverso la legge (es: usufrutto legale dei genitori sui

beni del figlio minore), la volontà dell’uomo (es: contratto, testamento, promessa al pubblico,

donazione), usucapione o provvedimento del giudice.

-Uso: diritto di servirsi di un bene e se, fruttifero, di raccogliere i frutti limitatamente ai

bisogni propri e della propria famiglia.

- Abitazione: diritto di abitare una casa limitatamene ai bisogni propri e della propria famiglia.

- Servitù prediali: peso imposto sopra un fondo (servente) per l’utilità di un altro fondo

(dominante) appartenente ad un diverso proprietario (es: diritto alla presa d’acqua continua,

servitù di passaggio per trasportare merci prodotte). La costituzione della servitù può avvenire

in attuazione di un obbligo di legge (servitù coattive), per volontà dell’uomo (servitù

volontarie), per usucapione.

Diritti reali di garanzia: attribuiscono al loro titolare il diritto di farsi assegnare, con

 prelazione rispetto agli altri creditori, il ricavo dell’eventuale alienazione forzata del bene, in

caso di mancato adempimento dell’obbligo garantito. Essi sono:

- Pegno: diritto reale su beni mobili non registrati, crediti, universalità di mobili ed altri diritti

reali mobiliari (usufrutto) del debitore o di un terzo, che il creditore acquista mediante un

apposito accordo con il proprietario a garanzia del proprio credito. Il pegno attribuisce al

creditore una prelazione: nel senso che il creditore munito di pegno ha diritto di soddisfarsi

con priorità, rispetto agli altri creditori, sul ricavato della vendita coattiva del bene costituito in

pegno.

- Ipoteca: diritto reale di garanzia, che attribuisce al creditore il potere di espropriare il bene

sul quale l’ipoteca è costituita e di essere soddisfatto con preferenza sul ricavato

dall’espropriazione. Ha per oggetto beni immobili, taluni diritti reali immobiliari (usufrutto,

superficie, enfiteusi), beni mobili registrati e rendite dello stato, e il possesso rimane al

debitore. Proprio per la gravità del vincolo che ne discende, carattere precipuo dell’ipoteca è la

sua pubblicità: il diritto d’ipoteca si costituisce mediante iscrizione nei pubblici registri

immobiliari. La pubblicità ipotecaria si attua mediante iscrizione (si esegue presso l’Ufficio

dell’Agenzia del Territorio ed ha durata di 20 anni); annotazione (serve a rendere pubblico il

trasferimento dell’ipoteca a favore di un’altra persona); rinnovazione (serve ad evitare

l’estinzione della iscrizione e la perdita del bene); cancellazione (estingue l’ipoteca attraverso

l’estinzione del credito).

Capitolo 15: LA COMUNIONE E IL CONDOMINIO

Un diritto soggettivo può appartenere a più persone, le quali sono tutte contitolari del medesimo

diritto. Il fenomeno della contitolarità, se ha ad oggetto un diritto reale, prende il nome di

comunione pro indiviso.

La comunione si distingue dalla società per il fatto che, mentre i compartecipi alla comunione si

limitano ad esercitare in comune il godimento di un determinato bene, i compartecipi alla società

esercitano in comune un’attività economica volta alla produzione e allo scambio di beni e servizi.

Quanto ai modi di costituzione, la comunione può essere volontaria (scaturisce dall’accordo dei

futuri contitolari), incidentale (scaturisce senza un atto dei futuri contitolari, ad es: per testamento) o

forzosa (scaturisce dall’esercizio di un diritto potestativo da parte di uno dei futuri contitolari, es:

comunione forzosa del muro); per quanto riguarda lo scioglimento, chiunque dei partecipanti ha la

facoltà di chiedere lo scioglimento in qualsiasi momento. 14

Il condominio si ha allorquando in un medesimo stabile coesistono più porzioni immobiliari di

proprietà esclusiva di singoli condomini e parti comuni strutturalmente e funzionalmente connesse

al complesso delle prime.

Capitolo 16: IL POSSESSO

Il possesso è una situazione di fatto produttiva di effetti giuridici, che si ricollega con la detenzione

materiale del bene e può essere collegata ad altri diritti (es: diritto reale di godimento) o

semplicemente alla situazione del momento.

Le situazioni possessorie si possono distinguere in:

• Possesso pieno (corpore et animo): concorso di due elementi, l’uno oggettivo consistente

nell’avere la disponibilità di fatto della cosa; e l’altro soggettivo, consistente nella volontà del

soggetto di comportarsi con riferimento al bene come proprietario (es: ladro che utilizza una

vettura come sua);

• Detenzione (corpus): concorso di due elementi, uno oggettivo, consistente nell’avere la

disponibilità di fatto della cosa; l’altro soggettivo, consistente nella volontà del soggetto di

godere e disporre del bene, ma nel rispetto dei diritti che, sul medesimo bene, riconosce

spettare ad altrui (es: l’inquilino dell’immobile riconosce che non è proprietario e rispetta il

diritto di quest’ultimo pagando il canone non apportano innovazione non consentite);

• Possesso mediato (animus): caratterizzato dal solo elemento soggettivo, mentre la disponibilità

materiale del bene compete al detentore;

• Compromesso: possesso su un determinato bene esercitato congiuntamente da più soggetti ad

un medesimo titolo (es; casa acquistata in comunione).

I DIRITTI DI CREDITO

Capitolo 17: IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Con il termine obbligazione si intende il rapporto tra due soggetti, il soggetto passivo (debitore) ed

il soggetto attivo (creditore), in forza del quale il primo è tenuto, nei confronti del secondo, ad una

determinata prestazione suscettibile di valutazione economica (es: il venditore è tenuto, nei

confronti dell’acquirente, alla consegna del bene; il responsabile di un sinistro stradale è tenuto, nei

confronti del danneggiato, al risarcimento del danno). Alla nozione di obbligazione (civile) si

contrappone la nozione di obbligazione naturale (art. 2034 c.c.), che nasce per volontà del soggetto

adempiente di eseguire una prestazione in virtù di particolari doveri morali o sociali. Diversamente

da ciò che avviene in ipotesi di obbligazione civile, il debitore non è giuridicamente obbligato ad

eseguire la prestazione oggetto di obbligazione naturale; ma se la esegue, non può chiederne la

restituzione.

Secondo l’art. 1173 c.c., le obbligazioni possono nascere da contratto, fatto illecito o da ogni altro

atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico (es: titoli di credito, gestione

d’affari).

Le obbligazioni si distinguono in:

• Indivisibili, hanno ad oggetto una prestazione non suscettibile di adempimento parziale: o per

sua natura (es: obbligazione di consegnare un cavallo) o per volontà delle parti (es:

l’obbligazione di consegnare i due biglietti aerei per il viaggio di nozze).

• Divisibili, che sono le altre secondo l’art. 1314 c.c..

I soggetti attivo e passivo del rapporto obbligatorio debbono essere determinati o, quanto meno,

determinabili; è tuttavia possibile che l’obbligazione faccia a capo ad una pluralità di soggetti

(obbligazione plurisoggettiva). Quest’ultima ipotesi ricorre nel caso di:

Obbligazione solidale, che può essere passiva, ciascun debitore è obbligato ad effettuare a

o favore dell’unico creditore l’intera prestazione, e l’esecuzione di questa, fatta da uno qualsiasi

di essi, ha effetto liberatorio a favore di tutti gli altri (es: due coniugi che contraggono un

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mutuo); o attiva, ciascun creditore ha diritto nei confronti dell’unico debitore all’intera

prestazione (es: se due coniugi hanno un c/c cointestato ognuno può prelevare anche l’intera

somma).

Obbligazione parziaria, che può essere passiva, ciascuno dei debitori è tenuto ad eseguire una

o parte dell’unitaria prestazione e l’altra parte deve essere eseguita dagli altri condebitori (es: se

Tizio deve 100 alla sua morte gli eredi solveranno in proporzione alla loro quota); o attiva,

ciascuno dei creditori ha diritto ad una parte soltanto dell’unitaria prestazione mentre la

restante parte deve essere eseguito a favore di ciascuno degli altri creditori per la rispettiva

spettanza (es: se Tizio e Caio hanno una casa in comuno pro indiviso a seguito della vendita, il

debitore dovrà dare ad ognuno il 50%).

La prestazione cui è tenuto il debitore deve essere suscettibile di valutazione economica (requisito

della patrimonialità della prestazione) e deve rispondere ad un interesse del creditore. In relazione

del tipo di prestazione dovuta, le obbligazioni si distinguono tradizionalmente a seconda che la

stessa consista:

In un dare, cioè nel trasferimento del diritto su un bene o nella consegna di un bene;

 In un facere, cioè nel compimento di un’attività materiale (es: realizzare edificio) o giuridica

 (es: stipulare contratto);

In un non facere, cioè nell’osservanza di una condotta omissiva (obbligazione negativa).

La prestazione si distingue ancora in fungibile (per il creditore non sono rilevanti né l’identità né le

qualità personali di chi la esegue) o infungibili (nel caso contrario, es: prestazione di cantare alla

Scala). Per l’esistenza di un’obbligazione, è necessario che la prestazione dovuta sia possibile,

lecita e determinata/determinabile.

Inoltre, con riferimento alla prestazione dovuta, si può ancora distinguere l’obbligazione in:

Semplice, ha ad oggetto un’unica prestazione, che il debitore, per liberarsi, è tenuto senz’altro

 ad eseguire.

Alternative, ha ad oggetto due o più prestazioni, ma il debitore si libera eseguendone una sola.

 Facoltativa, ha ad oggetto una sola prestazione, ma il debitore ha facoltà di liberarsi

 eseguendone un’altra.

Pecuniaria, è l’obbligazione più diffusa e viene eseguita in conformità del loro importo

 nominale (rischio di deprezzamento monetario per il creditore). Questi debiti vanno estinti

mediante moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento. Al fine di cautelarsi

contro gli effetti delle oscillazioni di valore della moneta, le parti possono concordare,

attraverso clausole di indicizzazione, di ancorare l’importo pecuniario dovuto a parametri, al

cui variare si modificherà parallelamente l’entità della somma da corrispondere. Si hanno

comunque due tipi di obbligazioni pecuniarie: le obbligazioni di valore (hanno ad oggetto una

somma di denaro che deve essere determinata con riferimento ad un valore) e le obbligazioni

di valuta (hanno ad oggetto una somma di denaro determinata solo con riferimento solo al suo

valore nominale).

Gli interessi sono una particolare obbligazione pecuniaria, avente carattere accessorio rispetto ad

un’obbligazione principale pur essa a contenuto pecuniario (es: si pensi agli interessi dovuti al

creditore da chi ha avuto in prestito una somma di denaro). Quanto alla fonte, gli interessi si

distinguono legali (dovuti in forza di una previsione di legge, secondo l’art. 1282.1 c.c. producono

interessi i crediti liquidi ed esigibili aventi ad oggetto somme di denaro) e convenzionali (dovuti in

forza ad un accordo tra debitore e creditore); il loro tasso sulla base del quale si calcolano gli

interessi può essere legale, fissato dall’art. 1284.1 c.c. che di regola in misura pari al 5% in ragione

d’anno, ma può venire annualmente modificato con decreto del Ministro dell’Economia e delle

Finanze e si applica agli interessi legali e anche agli interessi convenzionali, corrispettivi,

compensativi e moratori, qualora le parti non ne abbiano determinato la misura; o convenzionale, le

parti non possono fissare un tasso di interesse superiore oltre 4 punti percentuali rispetto al tasso

effettivo globale medio di interesse praticato dalle banche e dagli intermediari finanziari.

Quanto alla loro funzione, gli interessi vengono distinti in: 16

Corrispettivi, rappresentano una sorta di “corrispettivo” per il godimento che il debitore ha del

 denaro del creditore (frutti civili): sono dovuti al creditore sui capitali concessi a mutuo o,

comunque, lasciati nella disponibilità di terzi; nonché quelli dovuti sui crediti liquidi ed

esigibili di somme di danaro.

Compensativi, sono dovuti al creditore di obbligazioni di valore: essi rappresentano una sorta

 di compenso del danno dal creditore sofferto per il mancato tempestivo ottenimento della

prestazione dovutagli.

Moratori, sono dovuti dal debitore in mora al creditore di obbligazioni aventi ad oggetto una

 somma di danaro e rappresentano una sorta di risarcimento per il ritardo con cui il creditore

riceve il pagamento dovutogli.

Usurari, sono quelli superiori ai tassi medi praticati da banche e intermediari finanziari,

 comportano la nullità della clausola.

In linea di principio è proibito l’anatocismo (interessi sugli interessi), ossia la capitalizzazione degli

interessi dovuti affinché questi producano a loro volta altri interessi.

L’obbligazione è un rapporto tendenzialmente temporaneo, destinato ad estinguersi. I modi di

estinzione sono:

Adempimento (art. 1176-1217 c.c.), è il tipico fatto estintivo del rapporto obbligatorio e

 consiste nell’effettuazione della prestazione dovuta, che consente al creditore di ottenere il

risultato utile perseguito. Nell’adempiere l’obbligazione, il legislatore stabilisce che il debitore

deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Il debitore, allorquando effettua la

prestazione, può richiedere che, a proprie spese, gli venga rilasciata la quietanza (dichiarazione

scritta in forza del quale il creditore attesta di aver ricevuto l’adempimento). Il luogo

dell’adempimento è di regola determinato nel titolo costitutivo del rapporto (contratto,

testamento, cambiale), o è determinato dagli usi o dalla natura della prestazione.

Compensazione (art. 1241-1252 c.c.), avviene quando tra due soggetti intercorrono rapporti

 obbligatori reciproci, nel senso che il soggetto creditore di un rapporto è al tempo stesso

debitore in un altro rapporto sempre nei confronti di un medesimo soggetto, i due rapporti

possono estinguersi mediante una compensazione tra i rispettivi crediti. La legge prevede tre

tipi di compensazione: legale (si verifica tra due debiti aventi per oggetto una somma di

denaro o quantità di cose fungibili della stessa specie, che siano liquidi – determinati nel loro

ammontare – ed esigibili – non siano soggetti a termini o condizione), giudiziaria (si verifica

tra due debiti aventi per oggetto una somma di denaro o quantità di cose fungibili della stessa

specie, non ancora liquidi ma in fase di liquidazione facile e pronta e viene disposta dal

giudice) o volontaria (accordo tra le parti).

Confusione (art. 1253-1255 c.c.), qualora le qualità di creditore e di debitore vengano a

 trovarsi riunite nella stessa persona.

Novazione (art. 1230-1235 c.c.), contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio

 sostituiscono un nuovo rapporto rispetto a quello originario.

Remissione (art. 1236-1240 c.c.), negozio unilaterale recettizio in forza del quale il creditore

 rinuncia al proprio credito e comporta l’effetto estintivo dell’obbligazione.

Impossibilità sopravvenuta (art. 1256-1259 c.c.), al suo nascere ne determina l’estinzione,

 qualora dipende da causa non imputabile al debitore

Il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta: se non lo fa, incorre

nell’inadempimento. L’inadempimento obbliga il debitore al risarcimento del danno che ne sia

derivato al creditore: si parla in questo caso di responsabilità contrattuale, per tale intendendosi la

responsabilità per inadempimento non già del contratto, bensì dell’obbligazione, qualunque ne sia la

fonte. Il risarcimento del danno deve comprendere la perdita subita del creditore (danno emergente),

come il mancato guadagno (lucro cessante).

La mora del debitore (“mora debendi”) si ha allorquando concorrono tre presupposti: il ritardo

nell’adempimento dell’obbligazione; l’imputabilità di detto ritardo; e l’intimazione o richiesta per

iscritto, da parte del creditore al debitore, di adempiere, seppure tardivamente. Gli effetti della mora

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debendi sono l’obbligo del pagamento degli interessi moratori sulle somme dovute e il passaggio

del rischio (perpetuatio obligationis: se il debitore è in mora il rischio passa a suo carico, vale a dire

che, se per causa non imputabile al debitore la prestazione diventa impossibile, il debitore, siccome

è in mora, non resta liberato, ma è obbligato al risarcimento del danno). Mentre nella “mora

debendi” il ritardo dipende dal comportamento del debitore, nella “mora credenti” (mora del

creditore) esso dipende dal comportamento del creditore (il creditore rende impossibile

l’adempimento e il debitore non deve più gli interessi).

Per quanto riguarda la modifica dei soggetti del rapporto giuridico, ai soggetti originari possono

sostituirsi od aggiungersi altri soggetti, sia dal lato attivo che da quello passivo. La modificazione

del soggetto attivo del rapporto obbligatorio può realizzarsi per atto inter vivos, a titolo particolare,

mediante le figure:

Della cessione del credito (art. 1260-1267 c.c.): contratto con il quale il creditore (cedente)

 pattuisce con un terzo (cessionario) il trasferimento in capo a quest’ultimo del suo diritto verso

il debitore (ceduto). Di regola possono essere ceduti qualsiasi credito, a meno che non abbia

carattere strettamente personale o sia vietato dalla legge (es: cessione crediti litigiosi a favore

dei giudici appartenenti all’ufficio giudiziario avanti al quale pende la relativa controversia) o

da un accordo tra le parti. Il contratto di cessione si perfeziona in accordo tra il creditore

(cedente) e il terzo (cessionario), non è richiesta l’accettazione da parte del debitore (ceduto)

ma basta che sia notificata: il debitore ceduto può opporre al cessionario le stesse eccezioni

che avrebbe potuto opporre al cedente. Se la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a

garantire l’esistenza del credito ma non risponde affatto se il debitore risulta insolvente

(realizzabilità del credito); la cessione può avvenire pro solvendo (cedente garantisce non solo

l’esistenza ma anche la bontà del credito) o pro soluto (cessione avviene senza alcuna garanzia

da parte del cedente). Figure particolari di cessione dei crediti sono:

- Factoring: figura contrattuale, in forza della quale un imprenditore specializzato (factor), a

fronte del pagamento di una commissione, si impegna a fornire all’impresa cliente una vasta

gamma di servizi (es: contabilizzazione, amministrazione, sollecito, incasso) relativi alla

gestione dei crediti di tale impresa vantati nei confronti della propria clientela e derivanti dalla

sua attività imprenditoriale.

- Cartolarizzazione: finalizzata allo smobilizzo dei crediti e alla creazione di un nuovo bene

(strumento finanziario) da collocare sul mercato. Un soggetto (originator) cede a titolo oneroso

uno o più crediti pecuniari ad una società (società veicolo), la quale emette titoli destinati ad

essere collocati presso investitori. La società veicolo provvede alla riscossione dei crediti

ceduti ed alle attività ad essa finalizzate. La somma incassata dai debitori ceduti vengono

destinate, in via esclusiva, ai portatori dei titoli emessi per finanziare l’acquisto dei relativi

crediti.

Della delegazione attiva, figura non espressamente disciplinata dal codice, ma di elaborazione

 dottrinale e giurisprudenziale: consiste in un accordo, che si ritiene trilaterale tra il creditore,

debitore ed un terzo, in forza del quale creditore (delegante) delega il debitore (delegato) ad

impegnarsi ad effettuare la prestazione del terzo (delegatario).

Del pagamento con surrogazione (art. 1201-1205 c.c.).

Le modificazioni del soggetto passivo del rapporto obbligatorio può realizzarsi, a titolo particolare,

mediante le figure:

Della delegazione passiva (art. 1268-1271 c.c.), può essere a promettere, consiste in un

 negozio trilaterale tra debitore, creditore ed un terzo, in forza del quale il primo (delegante)

delega il terzo (delegato) ad obbligarsi ad effettuare un determinato pagamento a favore del

creditore (delegatario); o di pagamento, consiste in un accordo fra il debitore ed un terzo in

forza del quale il debitore (delegante) delega il terzo (delegato) ad effettuare senz’altro una

determinata prestazione a favore del creditore (delegatario).

Dell’espromissione (art.1272 c.c.), consiste in un contratto fra il creditore ed un terzo, in forza

 del quale quest’ultimo (espromittente) si impegna, nei confronti del primo (espromissario), a

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pagare il debito già esistente dell’obbligato originario (espromesso); es: padre che si obbliga

verso il creditore a pagare il debito del figlio.

Dell’accollo (art. 1273 c.c.), consiste in un accordo bilaterale tra il debitore ed un terzo, in

 forza del quale quest’ultimo (accollante) assume a proprio carico l’onere di procura al

creditore (accollatario) il pagamento del debito del primo (accollato).

La sostituzione del debitore non è possibile senza l’espressa volontà del creditore; se questa manca,

il precedente debitore non viene liberato, ma si aggiunge un nuovo soggetto passivo a quello che già

c’era. Capitolo 22: LA RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE DEL DEBITORE

La responsabilità patrimoniale del debitore poggia sull’art. 2740 c.c., a tenore del quale il debitore

risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri. Il patrimonio del debitore è

allora posto dalla legge a garanzia dei crediti.

Inoltre, i creditori hanno pari diritto di soddisfarsi sui beni del debitore; tuttavia, ad alcuni creditori

la legge assicura il soddisfacimento a preferenza degli altri, riconoscendo loro una cosiddetta causa

legittima di prelazione. Le cause legittime di prelazione sono i privilegi (art. 2745-2783 c.c.), il

pegno (art. 2784-2807 c.c.) e l’ipoteca (art. 2808-2899 c.c.).

Il privilegio è la preferenza che la legge accorda in considerazione della causa del credito. Tra i vari

crediti privilegiati l’ordine di preferenza non dipende dall’anteriorità del credito, ma è stabilito dalla

stessa legge.

La differenza tra pegno, ipoteca e privilegio consiste:

• I privilegi sono stati stabiliti dalla legge in considerazione della causa del credito, e quindi il

credito è privilegiato o meno fin dal momento della nascita.

• Il pegno e l’ipoteca richiedono un proprio titolo costitutivo, quindi la volontà privata

costituisce la fonte prevalente. Ciò spiega come, mentre il privilegio cade sempre su un bene

del debitore, pegno ed ipoteca possono essere concessi anche da terzi.

I CONTRATTI IN GENERALE

Capitolo 25: IL CONTRATTO

Il contratto è un istituto centrale del diritto privato ed è la figura più importante del negozio

giuridico; la sua definizione è contenuta nell’art. 1321 c.c.: “il contratto è l’accordo di due o più

parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”. Il contratto è

un rapporto, necessariamente bilaterale o plurilaterale, avente la funzione di costituire (nel senso di

incidere sulla situazione e sugli interessi delle parti introducendo un nuovo rapporto), regolare

(apportare una qualsiasi modifica ad un rapporto già esistente) od estinguere (nel senso di porre fine

ad un rapporto preesistente) un rapporto giuridico patrimoniale. L’essenza del contratto è l’accordo,

l’incontro della volontà di due soggetti volta a produrre un effetto giuridico.

Attraverso il contratto i privati operano sul mercato, scambiando beni e servizi (contratto come

veicolo degli scambi del sistema economico). Gli effetti giuridici prodotti dal contratto possono

riguardare sia i diritti reali (es: trasferimento proprietà, costituzione di una servitù, rinunzia ad un

usufrutto) che i rapporti obbligatori (il contratto di lavoro subordinato crea due reciproche

obbligazioni: quella del lavoratore di prestare la propria attività lavorativa e quella del datore di

lavoro di pagare una retribuzione).

Questione importante è la relazione tra contratto e negozio giuridico: il contratto è un negozio

giuridico e sappiamo che il codice civile non detta una disciplina specifica per il negozio giuridico

mentre dedica numerose norme ai “contratti in generale”, le quali fungono da termine di riferimento

generale per la disciplina dei negozi giuridici (art. 1324 c.c.: “Salvo diverse disposizioni di legge, le

norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi

aventi contenuto patrimoniale”). 19

L’art. 1322 c.c. descrive l’autonomia contrattuale (contatto è espressione di libertà individuale): il

primo comma stabilisce che le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto,

ossia le clausole volte a regolare il loro rapporto, naturalmente mantenendosi nei limiti imposti

dalla legge; il secondo livello attiene al “tipo” contrattuale (figura o modello di contratto) avente

determinate caratteristiche e volto a realizzare una certa operazione economica. La disciplina

codicistica del contratto si apre con la trattazione “dei contratti in generale” (Titolo II del Libro IV

del c.c.), che contiene le norme applicabili a tutti i contratti; invece, il Titolo III del Libro IV del c.c.

è dedicato ai “singoli contratti”, descrivendo e disciplinando un ampio numero di “tipi” contrattuali

(es: vendita, locazione, appalto, deposito). Le parti in ogni modo non devono necessariamente

adottare, per regolare l’affare che intendono compiere, uno degli schemi contrattuali previsti dal

codice ma possono anche concludere contatti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina

particolare (contratti aticipi), elaborando i modelli contrattuali che ritengono più adatti alle loro

specifiche esigenze.

L’art. 1325 c.c. descrive gli elementi essenziali del contratto:

• L’accordo delle parti: incontro delle volontà delle parti (consenso).

• La causa: funzione economico-sociale del contratto. Può accadere che in alcuni negozi, detti

astratti (es: cambiale, diritti di credito, delegazione pura), gli effetti si producano astraendosi o

prescindendosi dalla causa, la quale resta accantonata. La causa è illecita quando è contraria a

norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume: l’illiceità della causa produce la

nullità del negozio.

• L’oggetto: prestazione che deve essere eseguita dal debitore in favore del creditore (art. 1346

c.c.). Deve essere, altrimenti pena di nullità: possibile (quando è un qualcosa che esiste o può

venire ad esistenza), lecita (quando non è contrario a norme imperative, all’ordine pubblico ed

al buon costume), determinata o determinabile (quando viene determinata quantità e qualità).

Le parti possono anche decidere che l’oggetto della prestazione sia determinato da un terzo

(arbitratore, che svolge l’attività di arbitraggio; es: stabilisce il prezzo dell’oggetto di vendita).

• La forma: il modo in cui si manifesta la volontà. Nel nostro ordinamento vige il principio di

libertà della forma, ossia un contratto, se la legge non impone esplicitamente il rispetto di una

determinata forma, possa essere validamente concluso grazie a qualsiasi modalità di

espressione del volere (parlando, scrivendo, esprimendosi a gesti, tenendo un comportamento

concludente). Il non rispetto di una determinata forma prevista dalla legge comporta la nullità

del contratto.

La mancanza anche di uno di questi requisiti genera la nullità del contratto (art. 1418 c.c.).

Le più importanti classificazioni dei contratti sono le seguenti:

Contratti tipici (o nominati) e contratti aticipi (o innominati), a seconda che alla singola figura

o contrattuale il legislatore dedichi o meno una disciplina specifica;

Contratti plurilaterali (contratti con due o più parti, es: contratto costitutivo di una società): il

o vizio che colpisce la partecipazione di una delle parti non coinvolge necessariamente la sorte

dell’intero contratto come succede invece nel contratto bilaterale;

Contratti a prestazioni corrispettive (o sinallagmatici), contratti in cui le attribuzioni

o patrimoniali, rispettivamente a carico di ciascuna parte e a vantaggio della controparte, sono

legate da un nesso di reciprocità; e contratti con obbligazioni a carico di una sola parte (o

contratti bilaterali imperfetti, es: fideiussione, deposito gratuito, comodato), si caratterizzano

per il fatto che dal contratto nasce l’obbligo di eseguire la prestazione a carico di una sola

parte;

Contratti a titolo oneroso e contratti a titolo gratuito;

o Contratti di scambio, la prestazione di ciascuna parte è a vantaggio della controparte; e

o contratti associativi, la prestazione di ciascuno è diretta al conseguimento di uno scopo

comune;

Contratti commutativi, contratti in cui i reciproci sacrifici sono certi; e contratti aleatori,

o contratti in cui vi è incertezza sui reciproci sacrifici delle parti (es: assicurazione contro i danni

20

è certa l’entità del premio che l’assicurato deve pagare, ma è incerto se e quanto dovrà pagare

l’assicurazione);

Contratti ad esecuzione istantanea, la prestazione delle parti è concreta in un dato momento

o (es: compravendita), e può essere ad esecuzione immediata od ad esecuzione differita; e

contratti di durata, la prestazione è continua nel tempo o si ripete periodicamente (es:

contratto di lavoro subordinato, locazione, somministrazione);

Contratti a forma libera e contratti a forma vincolata (o solenni);

o Contratti consensuali, si perfezionano con il semplice consenso o accordo delle parti; e

o contratti reali, richiedono, oltre il consenso delle parti, la consegna del bene (es: mutuo,

comodato, deposito, pegno);

Contratti ad efficacia reale, realizzano automaticamente, per effetto del consenso, il risultato

o perseguito (es: trasferimento della proprietà del bene venduto); e contratti a efficacia

obbligatoria, non realizzano automaticamente il risultato perseguito, ma obbligano le parti ad

attuarlo.

Capitolo 26: LE TRATTATIVE E LA CONCLUSIONE DEL

CONTRATTO

Se consideriamo il procedimento di formazione del contratto, due sono gli atti fondamentali sui

quali la nostra attenzione è richiamata: la proposta (atto con il quale il procedimento inizia) e

l’accettazione (atto con il quale il procedimento si conclude); le quali costituiscono dichiarazioni di

volontà unilaterali: quando alla proposta segue l’accettazione si ha l’accordo (proposta ed

accettazione si fondano in un’unica volontà, la volontà contrattuale). Affinché ciò si verifichi,

occorre che l’accettazione pervenga al proponente nel termine da lui stabiliti o in quello

ordinariamente necessario secondo la natura dell’affare o gli usi; che la dichiarazione di colui al

quale la proposta era destinata sia conforme alla proposta (cioè non contenga delle variazioni nelle

condizioni indicate, altrimenti equivale ad una nuova proposta); ed, infine, che l’accettazione sia

compiuta nella forma richiesta dal proponente.

Si possono individuare diversi principi secondo i quali è possibile regolare l’efficacia di una

manifestazione di volontà:

• Principio della dichiarazione (la manifestazione di volontà è efficace non appena espressa);

• Principio della spedizione (la manifestazione di volontà è efficace non appena trasmessa

all’altra parte);

• Principio della ricezione (la manifestazione di volontà è efficace quando l’altra parte la

riceve);

• Principio della cognizione (la manifestazione di volontà è efficace quando il destinatario ne

viene a conoscenza): è la soluzione logicamente più coerente, in quanto vi è la consapevolezza

di entrambe le parti.

La proposta e l’accettazione possono essere ritirate e private di effetto mediante un atto uguale e

contrario, la revoca (art. 1328 c.c.). La proposta può essere revocata finché il contratto non sia

concluso; mentre la revoca dell’accettazione non ha effetto se non giunge a conoscenza (cioè

all’indirizzo) del proponente prima che vi giunga l’accettazione.

La proposta e l’accettazione perdono automaticamente efficacia se, prima che il contratto si sia

perfezionato, il proponente/accettante muore o diventa incapace (intrasmissibilità della proposta).

Il proponente può anche precludersi la facoltà di revoca, dichiarando che la proposta è irrevocabile.

Il codice esige che la proposta irrevocabile sia accompagnata dall’indicazione della durata del

periodo di irrevocabilità.

Un particolare tipo di proposta è l’offerta al pubblico (art. 1336 c.c.): proposta contrattuale

indirizzata a destinatari indeterminati, e dunque permette che la conclusione del contratto avvenga

per effetto della sola dichiarazione di accettazione di colui che sia interessato a perfezionare il

contratto oggetto della proposta. 21

Per giungere alla stipulazione di un contratto, spesso è necessario un periodo di trattative, sia per

negoziare il contenuto degli accordi in formazione, sia per svolgere quegli eventuali accertamenti

tecnici e legali che possono servire ad una delle parti per valutare la convenienza dell’affare.

Durante queste trattative le parti sono libere di decidere se concludere il contratto o meno, ma

debbono comportarsi secondo buona fede (art. 1337 c.c.), se questo dovere viene violato da una

delle parti, essa incorre in un particolare tipo di responsabilità: responsabilità precontrattuale (o

culpa in contrahendo). Le condotte che danno luogo alla responsabilità precontrattuale sono varie:

abbandono ingiustificato della trattativa (quando le trattative raggiungano un punto tale da

determinare un ragionevole affidamento e vengano interrotte senza un giustificato motivo, la parte

lesa avrà diritto al risarcimento per le spese sostenute in vista alla conclusione del contratto);

mancata informazione sulle cause di invalidità del contratto (dovere di informare la controparte di

eventuali cause di invalidità del contratto); influenza illecita sulla determinazione negoziale della

controparte (se un soggetto induce un altro a stipulare un contratto traendolo in inganno, o

minacciandolo o approfittando di un errore di cui sia incorsa l’altra parte per trarne un vantaggio, il

contratto è annullabile per un vizio della volontà); induzione della controparte alla stipulazione di

un contratto pregiudizievole (nel caso in cui una controparte abbia tratto in inganno l’altra e

quell’inganno non sia stato tale da determinare la volontà di contrarre, ma abbia indotto la

controparte ad accettare condizioni diverse da quelle che avrebbe sottoscritto, se non fosse stata

ingannata, in questo caso il contratto è annullabile, ma la controparte lesa ha però diritto al

risarcimento del danno).

Capitolo 27: I VIZI DELLA VOLONTÀ

Il contratto stipulato da un soggetto incapace di agire o da un soggetto la cui volontà risulti viziata è

annullabile; si tratta di un rimedio che consente a colui il cui consenso sia stato viziato di

impugnare il contratto, con un’apposita azione giudiziaria, chiedendone l’annullamento da parte del

giudice.

I vizi della volontà a cui la legge attribuisce rilevanza sono:

• Errore

L’errore consiste in una falsa conoscenza della realtà, al quale è equiparata l’ignoranza. Si può

distinguere in errore ostativo (determinante divergenza o contrasto tra volontà e dichiarazione:

errore che cade sulla dichiarazione o sulla trasmissione della dichiarazione) o in errore-vizio

(incidente sul processo interno di formazione della volontà: il soggetto ha malamente accertato e

valutato le circostanze e i presupposti di fatto del negozio), i quali comportano l’annullabilità del

contratto (art. 1433 c.c.) a condizione che l’errore sia essenziale e riconoscibile dall’altro

contraente.

L’errore è essenziale quando cade sulla natura del negozio (credo di stipulare un contratto di

compravendita a rate, mentre si tratta di un contratto di leasing); sull’oggetto del negozio (credo che

siano viti gli oggetti che voglio comprare ed invece sono chiodi); su una qualità della cosa che

costituisce oggetto del negozio purché la qualità debba ritenersi determinante del consenso (si crede

sia lana animale ciò che è lana sintetica); sulla persona (sull’identità o sulle qualità dell’altro

contraente); sulla quantità della prestazione (“errore in quantitate”), sempre che essa sia

determinante del consenso e non si riduca ad un errore di calcolo; sull’errore di diritto (quando

concerne la stessa vigenza o l’interpretazione di una norma giuridica, es: posso ignorare che una

legge è stata abrogata e ritenerla ancora in vigore).

L’errore si considera riconoscibile quando, in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto o

alle qualità dei contraenti, la controparte, usando la normale diligenza, avrebbe potuto accorgersene.

• Dolo

Un negozio è annullabile ove sia stato posto in essere in conseguenza di raggiri ai danni del suo

autore. Il dolo è disciplinato dal codice civile negli articoli 1439 e 1440. Per l’annullabilità dell’atto

devono concorrere: 22

Il raggiro o artificio, ossia un’azione idonea a trarre in inganno la vittima (es: presentare un

o falso permesso di costruire per indurre la controparte a ritenere edificabile un terreno ed a

decidere, pertanto, di acquistarlo);

L’errore del raggirato: il successo dell’inganno (il dolo è stato determinante);

o La provenienza dell’inganno dalla controparte (se sono vittima di raggiri di terzi, che nulla

o hanno a che fare con l’altro contraente, l’atto non è impugnabile).

Nel caso di dolo incidente, che, si limita ad incidere sulle condizioni contrattuali, il contratto non è

annullabile, ma sebbene l’atto rimanga valido, la vittima ha diritto di ottenere dall’autore del dolo il

risarcimento del danno conseguente al raggiro da lui posto in essere.

• Violenza

La violenza psichica consiste nella minaccia di una male ingiusto, rivolto ad una persona allo

specifico scopo di estorcerle il consenso alla stipulazione di un contratto ovvero di indurla a porre in

essere un altro tipo di negozio giuridico (es: remissione di un debito). In questo caso, la volontà non

manca: è viziata e comporta l’annullabilità del negozio compiuto dal soggetto minacciato. Da essa

si differenzia la violenza fisica, nella quale manca la volontà di emettere la dichiarazione e l’atto

fisico in cui consiste la manifestazione della volontà è il risultato di un comportamento materiale di

un terzo. In questo caso, la volontà della parte è del tutto mancante, e pertanto il negozio concluso è

ritenuto nullo.

La violenza si distingue dallo stato di pericolo, in cui vi è una situazione psichica, anormale, di

paura ma non determinata dalla minaccia di altra persona diretta a far concludere il negozio, bensì

da uno stato di fatto oggettivo, nella maggior parte dei casi da forze naturali (es: un incendio pone

in pericolo la vita di una persona cara ed io accedo alla richiesta esosa fatta da chi ha la possibilità

di intervenire per cercare di salvarla). Se per effetto dello stato di pericolo una persona ha assunto

obbligazioni a condizioni inique il negozio è rescindibile (art. 1447 c.c.).

Capitolo 29: LA RAPPRESENTANZA

La rappresentanza è l’istituto per cui ad un soggetto (rappresentante) è attribuito (dalla legge o

dall’interessato) un apposito potere di sostituirsi ad un altro soggetto (rappresentato) nel

compimento di attività giuridica per conto di quest’ultimo e con effetti diretti nella sua sfera

giuridica. Il potere rappresentativo può derivare dalla legge (rappresentanza legale: ricorre quando

il soggetto è incapace) o dall’interessato (rappresentanza volontaria). Diversa è la nozione di

ufficio privato: consiste nel potere di svolgere un’attività nell’interesse altrui e con effetti diretti

nella sfera giuridica del soggetto sostituito, in adempimento di una funzione prevista dalla legge.

Il negozio con il quale una persone conferisce ad un’altra il potere di rappresentarla volontaria si

chiama procura. La procura è un negozio unilaterale recettizio, per la cui efficacia non occorre

l’accettazione del procuratore. La procura ha l’effetto di attribuire al rappresentato o procuratore il

potere di porre in essere atti giuridici le cui conseguenze si producono nel patrimonio del

rappresentato.

Se il rappresentante è portatore di interessi propri o di terzi in contrasto con quelli del rappresentato

si ha un conflitto d’interessi tra rappresentato e rappresentate. Rientra nello schema del conflitto

d’interessi la figura del contratto con se stesso, che ricorre quando un unico soggetto svolge

contemporaneamente il ruolo delle due parti (un procuratore che rappresenta al tempo stesso sia

compratore che venditore, oppure un rappresentante del venditore che acquista per sé la merce che

il venditore intende alienare);esso è di regola annullabile.

Si può verificare il caso che lo svolgimento di attività negoziale in nome altrui non sia preceduto dal

conferimento del potere di rappresentanza da parte dell’interessato. Il rappresentato può, con una

propria dichiarazione di volontà, approvare ciò che è stato fatto in suo nome da altri senza che egli

avesse attribuito il potere di rappresentarlo (effetto retroattivo), questa dichiarazione si chiama

ratifica. 23

Capitolo 30: IL CONTRATTO PRELIMINARE E I VINCOLI A

CONTRARRE

Si dice preliminare il contratto con cui le parti si obbligano a stipulare un successivo contratto

definitivo, di cui devono aver già determinato il contenuto essenziale. Il preliminare per essere

valido deve precisare in modo sufficiente il contenuto del contratto definitivo e deve avere la

medesima forma del contratto che sarà stipulato. Il contratto preliminare può vincolare ambedue le

parti o una sola (promessa o preliminare unilaterale). Nel caso di inadempimento della controparte,

si parla di responsabilità contrattuale poiché consegue all’inadempimento di un’obbligazione

derivante da un contratto perfetto e pienamente vincolante: si ha dunque diritto oltre che alla

prestazione anche al risarcimento del danno.

Alla proposta irrevocabile, la legge parifica l’opzione (art. 1331 c.c.), che si ha quando il vincolo

della irrevocabilità della proposta consegue non già ad un impegno assunto unilateralmente dal

proponente, ma ad un accordo stipulato tra le parti, accordo che può inerire o meno ad una più vasta

convenzione (es: ti vendo questo stabile, ma mi concedi un’opzione di riacquisto) e che può avere o

meno un corrispettivo.

L’opzione si distingue altresì dal patto di prelazione, con cui una parte si impegna a preferire il

beneficiario del patto, a parità di condizioni, qualora dovesse decidersi a stipulare un futuro

contratto. La prelazione può essere volontaria, quando venga concessa con un accordo tra privati; o

può essere legale, ossia accordata da una norma di legge, ricorrendo determinati presupposti per

finalità di interesse generale.

Capitolo 33: L’INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO

L’interpretazione del negozio giuridico tende a determinare il significato giuridicamente rilevante

da riconoscere ad una “dichiarazione” negoziale: volta a determinare quali effetti il negozio sia

idoneo a produrre, valutandolo alla stregua dei criteri legali dettati dal legislatore in tema di

interpretazione (art. 1362-ss. c.c.). Secondo l’art. 1366 c.c. il contratto deve essere interpretato

secondo buona fede (criterio dell’affidamento), applicabile solo ai negozi inter vivos; bisogna tener

conto, non soltanto del significato delle partole usate, dà chi ha fatto dichiarazione, ma anche di

quello che può ragionevolmente dare ad esse, chi la riceve.

Capitolo 34: GLI EFFETTI DEL CONTRATTO

Finché il contratto non è perfezionato le parti conservano la loro libertà di addivenire o meno alla

sua stipulazione. Ma dal momento in cui l’accordo si perfeziona esse sono obbligate ad osservarlo

(“il contratto ha forza di legge tra le parti”); le parti sono però libere, con un contrario atto di

comune volontà, di sciogliere o modificare il contratto.

Il recesso unilaterale, ossia il diritto di liberarsi unilateralmente dagli obblighi assunti con il

contratto è ammissibile soltanto quando specificamente attribuito dalla legge o da un apposito patto

(recesso convenzionale) e deve essere esercitato prima che abbia inizio l’esecuzione del contratto.

Diversa dal recesso è la disdetta ossia il diniego di rinnovazione di un contratto di durata per il

quale sia previsto un automatico rinnovo alla scadenza.

Gli effetti del contratto, per quando riguarda le parti, corrispondono in linea di principio al

contenuto dei loro accordi (autonomia negoziale). La determinazione del significato di tali accordi

dipende dalla interpretazione della volontà delle parti.

I contratti possono essere ad effetti reali, quando determinano la trasmissione o la costituzione di un

diritto reale o di un altro diritto; o ad effetti obbligatori, quando danno luogo alla nascita di un

rapporto obbligatorio.

In caso di inadempimento, il creditore ha diritto di essere risarcito dei danni subiti: ma ha l’onere di

provare il danno che assume essergli stato arrecato per effetto dell’inadempimento del debitore, e di

cui pretende risarcimento. Perciò le parti possono inserire nel contratto una clausola con cui

stabiliscono ex ante quanto il debitore dovrà pagare, a titolo di penale, ove dovesse rendersi

inadempiente. La clausola penale non va confusa con la caparra, la quale consiste nella consegna,

24

da una parte all’altra, di una somma di denaro o di una quantità di cose fungibili. Mentre la penale è

fonte di un’obbligazione, la caparra implica l’effettiva consegna di un quantum.

L’art. 1411 c.c. ammette in via generale la figura del contratto con cui le parti attribuiscono ad un

terzo il diritto di pretendere in proprio l’adempimento di un contratto, benché stipulato da altri,

subordinandone la validità soltanto alla condizione che lo stipulante abbia un interesse, anche se

solamente morale, all’attribuzione di tale vantaggio al terzo. Figure particolare e frequenti di

contratti a favore del terzo sono costituite dal contratto di assicurazione sulla vita a favore del terzo,

dal contratto di trasporto di cose, dall’accollo, dalla rendita vitalizia a favore del terzo.

Si ha la cessione di un contratto (art. 1406 c.c.) allorquando una parte (cedente) di un contratto

originario, purché a prestazioni corrispettive, da ambo le parti non ancora eseguite, stipula con un

terzo (cessionario) un apposito contratto di cessione, con il quale il cedente e cessionario si

accordano per trasferire a quest’ultimo il contratto originario, ossia l’insieme di tutti i rapporti, attivi

e passivi, derivanti dal contratto ceduto. Nella cessione è indispensabile il consenso del ceduto.

Capitolo 35: GLI EFFETTI ACCIDENTALI DEL CONTRATTO

Gli elementi accidentali non sono indispensabili ai fini della validità del negozio giuridico, sono

piuttosto strumenti a disposizione delle parti per orientare gli effetti del negozio in modo da renderli

più vicini e meglio rispondenti ai loro specifici interessi. I più importanti sono:

• Condizione: avvenimento futuro e incerto, dal quale le parti fanno dipendere o la produzione

degli effetti del negozio, cui la condizione è apposta, o l’eliminazione degli effetti che il

negozio ha già prodotto (art. 1353 c.c.). Dalla definizione data risulta che la condizione può

essere di due specie: sospensiva, se da essa dipende il prodursi degli effetti del negozio;

risolutiva, se da essa dipende l’eliminazione degli effetti del negozio. Non tutti i negozi

tollerano l’apposizione della condizione: essa non può essere apposto al matrimonio, ai negozi

di diritti familiari, all’accettazione dell’eredità, alla cambiale, all’accettazione e alla girata

della cambiale. La condizione si distingue in causale se il suo avveramento dipende dal caso o

dalla volontà di terzi; potestativa se dipende dalla volontà di una delle parti; mista, se dipende

in parte dal caso o dalla volontà di terzi. La condizione è illecita quando è contraria a norme

imperative, all’ordine pubblico, al buon costume. La condizione impossibile è quella che

consiste in un avvenimento irrealizzabile, o dal punto di vista naturale o da quello giuridico. In

un negozio condizionato si debbono distinguere due momenti: la fase di pendenza della

condizione, in cui l’avvenimento non si è ancora verificato, ma può ancora verificarsi: perdura,

quindi, la situazione d’incertezza; e l’avveramento o la definitiva mancanza della condizione,

in tal caso l’incertezza è eliminata: l’avvenimento si è avverato o è certo che non si può più

verificare. La condizione si dice avverata quando si verifica l’evento dedotto. La retroattività

non è un elemento essenziale, ma costituisce un effetto naturale della condizione.

• Termine: avvenimento futuro e certo, dal quale (termine iniziale) o fino al quale (termine

finale) debbono prodursi gli effetti del negozio. I negozi che non ammetto apposizione di

termine sono il matrimonio, l’accettazione di eredità e la rinunzia all’eredità. Nel termine si

distinguono due momenti: pendenza (finché la data indicata non sia giunta o l’avvenimento

certo non si è verificato) e la scadenza (momento in cui l’obbligazione deve essere eseguita).

• Modo (onere modale): clausola accessoria che si oppone ad una liberalità (istituzione di erede,

legato, donazione) allo scopo di limitarla, imponendo un determinato dovere di condotta, o di

astensione, a carico del beneficiario della liberalità. Il modo si può apporre soltanto ai negozi a

titolo gratuito (istituzione di erede e legato, donazione, comodato, contratto gratuito di

rendita).

Capitolo 36: LA SIMULAZIONE

Gli art. 1414-ss c.c. sono dedicati alla figura della simulazione, si considera “simulato” un contratto

quando le parti pongono in essere l’esteriorità di una dichiarazione contrattuale, al fine di poterla

invocare di fronte ai terzi, ma sono tra loro d’accordo che gli effetti previsti dall’atto simulato non

25

sono voluti e non si devono verificare. Siamo dunque in presenza di una “finzione concordata” tra

le parti, che hanno voluto agire al fine di rappresentarla agli occhi dei terzi una determinata

situazione giuridica.

Capitolo 37: INVALIDITÀ ED INEFFICACIA DEL CONTRATTO

Il negozio giuridico è invalido quando è affetto da vizi che lo rendono inidoneo ad acquistare pieno

ed inattaccabile valore giuridico. L’invalidità può assumere due aspetti:

• Nullità: il negozio nullo è originariamente ed insanabilmente invalido ed inefficace. Le cause

di nullità del contratto, sono elencati nell’art. 1418 c.c.: nullità testuale (specifica

comminatoria di nullità di un determinato tipo di contratto o di patto contenuta in una norma di

legge); nullità strutturale (mancanza o vizio di uno degli elementi essenziali del negozio);

nullità virtuale (un atto è nullo quando è contrario a norme imperative); ed. infine, nullità di

protezione (un contratto nullo ai fini di tutela di una delle parti, come nei contratti del

consumatore).Il negozio nullo non produce alcun effetto giuridico, ma questo non significa che

non possa essere eseguito. Naturalmente, ciascuna delle parti ha diritto alla restituzione della

prestazione eseguita in attuazione di un contratto nullo, a meno che non si tratti di prestazioni

immorali. In tutto i casi, è necessario rivolgersi al giudice per far accertare e dichiarare la

nullità del negozio in questione. ’azione di nullità presenza alcune caratteristiche significative:

è imprescrittibile (art. 1422 c.c.: non è soggetto a prescrizione); è esclusa qualsiasi sanatoria

del negozio (art. 1423 c.c.: non può essere convalidato); è un’azione di mero accertamento (la

sentenza giuridica si limita ad accertare che il negozio è nullo); la legittimazione attiva a far

valere la nullità di un negozio è riconosciuta a chiunque abbia interesse; ed, infine, la nullità di

un atto può essere rilevata d’ufficio dal giudice. Il contratto nullo non può produrre gli effetti

per realizzare i quali era stato posto in essere. La legge tuttavia, ammette che, talvolta l’atto di

autonomia possa produrre taluni effetti (fenomeno di conversione). L’art.1424 c.c. richiede i

seguenti presupposti: Il contratto, sebbene nullo, presenti tutti i requisiti di un contratto diverso

da quello concretamente posto in essere; che sia possibile ritenere che le parti, qualora al

momento della conclusione del contratto nullo fossero state consapevoli della nullità,

avrebbero accettato di concludere quel diverso contratto che sarebbe stato valido; ed, infine,

che il vizio che affetta il contratto non ne comporti l’illiceità. In concreto è il giudice a rendere

operante l’effetto di conversione del contratto nullo, che si produce in forza della legge, non di

una rinnovata manifestazione di un consenso negoziale delle parti. Diversa dalla conversione è

la rinnovazione del negozio nullo: in tal caso le parti pongono in essere un nuovo negozio,

privo del vizio che dava luogo alla nullità di quello precedente.

• Annullabilità. Le cause generali di annullabilità del contratto previste dal codice civile sono l’

incapacità, legale o naturale, del soggetto e i vizi della volontà (errore, violenza, dolo).

L’annullabilità di un negozio presenta i seguenti caratteri: l’azione di annullamento è

un’azione costitutiva, in quanto non si limita a far accertare la situazione giuridica

preesistente, ma mira a modificarla(il negozio aveva prodotto i suoi effetti, la sentenza di

annullamento li elimina); la legittimazione a chiedere l’annullamento spetta solo alla parte nel

cui interesse l’invalidità è prevista dalla legge; l’annullabilità di un atto non può essere rilevata

d’ufficio dal giudice; l’azione di annullamento è soggetta a prescrizione (di regola il termine è

di cinque anni, ma talora sono stabiliti diversi termini in relazione a specifiche fattispecie),

che decorrere dal giorno in cui è cessata la causa che ha dato luogo al vizio; l’eccezione può

essere sollevata in ogni tempo dalla parte che sia stata convenuta in giudizio per l’esecuzione

del contratto; ed, infine, l’annullabilità è sanabile attraverso la convalida del negozio. Se la

domanda di annullamento viene accolta dal giudice, l’annullamento ha effetto retroattivo.

Capitolo 38: LA RESCISSIONE E LA RISOLUZIONE DEL

CONTRATTO 26

La rescissione del contratto può chiedersi per “anomalie generiche” nel caso di lesione o di

contratto concluso in stato di pericolo.

La risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento del vincolo contrattuale e la cessazione degli

effetti da esso derivanti, è prevista per “anomalie funzionali”, che impediscono la concreta

attuazione del regolamento di interessi disciplinato dal contratto, ciò in particolare può avvenire:

• Per inadempimento: una delle parti non adempie.

• Per impossibilità sopravvenuta : impossibilità di effettuare la prestazione per causa non

imputabile alla parte che produce l’estinzione dell’obbligazione e la correlativa liberazione del

debitore.

• Per eccessiva onerosità: si ha nei contratti ad esecuzione periodica o differita, in presenza di

eventi straordinari e imprevedibili che rendono eccessivamente onerosa una prestazione.

La risoluzione del contratto può intervenire non soltanto per effetto di una sentenza del giudice, ma

anche di diritto, in tre casi espressamente regolati dal codice:

Clausola risolutiva espressa: clausola contrattuale con la quale le parti prevedono

o espressamente che il contratto dovrà considerarsi automaticamente risolto qualora una

determinata obbligazione non venga adempiuta affatto o non rispetti le modalità pattuite.

Diffida ad adempiere: dichiarazione scritta, con la quale si intima all’altro contraente di

o provvedere all’adempimento entro un termine congruo (non inferiore ai 15 giorni), altrimenti

il contratto si intenderà risolto.

Termine essenziale: quando la prestazione diventa inutile per il creditore se non venga eseguita

o entro il termine stabilito. I SINGOLI CONTRATTI

Capitolo 39: DAI CONTRATTI DEL CONSUMATORE AL DIRITTO

DEL CONSUMATORE

Le regole sul contratto del consumatore raccolgono materiale eterogeneo, che attiene sia alla

generale predisposizione di regole di correttezza nella condotta degli operatori commerciali e di

informazione ed educazione del consumatore, volte a sviluppare una maggiore utilità e

consapevolezza del consumatore stesso nella propria attività contrattuale. Di recente, il materiale

normativo accumulatosi è stato riorganizzato e raccolto in un unico testo unico, il Codice del

consumo, il quale enumera i diritti fondamentali riconosciuti ai consumatori, ossia il diritto: alla

tutela della salute; alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi; ad un’adeguata

informazione e ad una corretta pubblicità; all’esercizio delle pratiche commerciale secondo principi

di buona fede, correttezza e lealtà; all’educazione al consumo; alla correttezza, trasparenza ed

equità nei rapporti contrattuali; alla promozione dell’associazionismo tra i consumatori ed utenti;

all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza.

L’art. 3 del Codice del consumo offre una descrizione di carattere generale dei soggetti, stabilendo

che per “consumatore o utente” si intende la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività

imprenditoriale eventualmente svolta; mentre “professionista” è la persona fisica o giuridica che

agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale,

ovvero un suo intermediario. Obiettivo primario della legge è lo sviluppo di una capacità di

adeguata autodeterminazione del pubblico dei consumatori nelle scelte relative all’acquisto di beni e

di servizi e nella tutela dei loro diritti. Nel perseguire tali scopi la legge agisce in due direzioni: da

un lato la promozione delle conoscenze e delle capacità di valutazione del consumatore; dall’altro

l’imposizione di apposite regole di correttezza nell’informazione precontrattuale.

Terreno di tutela è ovviamente la disciplina del contenuto del contratto, ed in particolare delle

clausole vessatorie (clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un

significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto) che il professionista è in

grado di imporre al consumatore. 27


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elaisa1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Calvi Gianluca.

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