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Vediamo ora il caso di un figlio legittimo apparente. Il codice prevede 1 azione di

contestazione della legittimità che può esercitarsi snz alcun limite di tempo da

kiunque; ank nei casi in cui il figlio sia nato dopo 300 gg dallo scioglimento del

matrimonio o qnd il matrimonio era nullo x incesto. La contestazione mira a dimostrare

ke mancano i presupposti necessari x la qualifica di figlio legittimo.

Pox essere esercitate anche le azioni di disconoscimento della paternità sotto

2ipotesi: si ha disconoscimento qnd viene ftt nei confronti del figlio nato prima dei

a) 180 gg dalla celebrazione, in qst caso nn occorre nex prova;

l’azione di disconoscimento può essere esercitata nei casi previsti dall’art

b) 135:

Quando nel periodo di concepimento, i coniugi nn hanno coabitato ( ipotesi di

 esclusione dei rapporti sessuali);

Quando in detto periodo il marito era impotente;

 Quando la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto segreto al marito la prp

 gravidanza o nascita del figlio;

In qst casi il marito potrà provare ke il figlio presenta caratteristike genetiche

incompatibili con lui.

L’azione di disconoscimento può exere esercitata dal marito entro 1 anno dalla nascita o

dal gg in cui ne è venuto a conoscenza; può essere esercitata dalla madre entro i 6 mesi

dalla nascita; e dal figlio entro 1 anno dal compimento della maggior età o della sua

conoscenza dei fatti.

La filiazione naturale. Il riconoscimento

La filiazione naturale mira a trattare i figli concepiti al di fuori del matrimonio. La legge

stabilisce che la condizione dei figli naturali si è parificata, x qnt è possibile, a qll dei figli

legittimi, sia nei rapporti con i genitori che con l’attribuzione dei diritti ereditari;

prevedendo il riconoscimento limitato x i figli incestuosi e x l’azione x ricercare anche la

paternità naturale.

Infatti la filiazione naturale può risultare da un riconoscimento o accertamento

giudiziale:

Il riconoscimento è 1 atto volontario nel quale uno od entrambi i genitori si

• attribuiscono la paternità o maternità creando 1 rapporto giuridico cn il figlio ke

viene riconosciuto. L’efficacia del riconoscimento da parte di 1 genitore x un figlio

di età 16, si attua nel momento in cui vi sia stato anche il consenso del figlio. Il

riconoscimento può essere fatto da 1 o entrambi i genitori, tanto congiuntamente

tnt separatamente. Quando un genitore abbia effettuato già il riconoscimento e il

figlio nn ha compiuto ancora 16anni, l’altro genitore nn può procedere al

riconoscimento senza il consenso del primo genitore. Il consenso può tuttavia

essere rifiutato dv il riconoscimento risponda all’interesse del figlio. La cassazione

ha qualificato il riconoscimento, di 1 figlio naturale da parte del primo genitore, cm

diritto soggettivo anche x l’altro genitore, x cui a qst’ultimo, nonostante

l’opposizione del primo genitore ke l’ha riconosciuto, viene negato il

riconoscimento in caso di motivi gravi ke pox compromettere lo sviluppo del

minore.

X riconoscere un figlio naturale, i genitori devono avere 16anni compiuti. Il

riconoscimento fatto dall’interdetto giudiziale è impugnabile. L’atto di

riconoscimento può exere impugnato per violenza e l’azione relativa si prescrive

in un anno; o esiste il rimedio dell’impugnazione del riconoscimento x difetto di

veridicità quando la dikiarazione di riconoscimento nn corrisponde alla verità ma

l’azione nn può essere proposta dal minore o dall’interdetto giudiziale e in qst

caso il giudice nomina un curatore speciale e l’azione nn è soggetta a

prescrizione.

Il riconoscimento è 1atto puro ed è nulla ogni clausola diretta a limitarne gli effetti.

Per la forma il riconoscimento si può fare o in atto pubblico (nell’atto di nascita) o

in apposita dikiarazione davanti ad 1 ufficiale di stato civile. Il riconoscimento può

essere ftt cn testamento, ed esso ha valore sl alla morte del testatore; è da

notare ke il riconoscimento ha valore anke se il testamento è stato revocato. È

ammesso pure il riconoscimento x un figlio premorto, in favore dei suoi

discendenti.

L’accertamento giudiziale, vi si ricorre quando i genitori nn hanno provveduto al

• riconoscimento volontario del figlio naturale, al fine di accertare la paternità e la

maternità dei genitori. La maternità viene accertata provando l’identità del figlio e

che è stato partorito dalla donna ke si assume essere sua madre. La paternità è +

difficile da accertare ma la legge fa delle precisazioni: nn basano ne la

dichiarazione della madre né la sola esistenza di rapporti tra madre e presunto

padre all’epoca del concepimento. La prova della paternità e maternità può

exxere provata cn ogni mezzo. L’accertamento della paternità viene provata cn la

prova dei gruppi sanguigni o l’analisi del DNA. La paternità o maternità pox

essere dikiarate giudizialmente solo nei casi in cui il riconoscimento è ammesso.

Le azioni dirette all’accertamento giudiziale pox essere proseguite tenendo conto

dell’interesse del minore e cioè a condizione ke nn vengano a turbare gli equilibri

psicologici e morali del minore. L’azione dell’accertamento può exxere esercitata

dal figlio snz limiti di tempo o dal genitore. Se il figlio ha compiuto 16anni, occorre

anche il suo consenso x iniziare l’azione di accertamento.

I figli irriconoscibili e i loro diritti

Nn pox essere riconosciuti i figli nati da xsn ke sn legate da un rapp di parentela in linea

retta all’infinito o in linea collaterale di 2grado, salvo ke i genitori al tempo del

concepimento ignorassero il vincolo esistente tra di loro o sia stato dichiarato nullo il

matrimonio da cui derivava l’affinità. Quando uno dei 2 genitori è in buona fede, il

riconoscimento del figlio può essere ftt unicamente da lui. Il riconoscimento anche se

ammissibile, dv essere autorizzato dal tribunale dei minori. La corte di cassazione ha

stabilito ke anke i figli incestuosi pox procedere all’accertamento giudiziale al fine di

ottenere lo status di figlio cn diritti e doveri nei confronti dei genitori. Ne consegue ke

rispetto a qst categoria di figli nn riconosciuti, ma la cui filiazione naturale può essere

accertata giudizialmente, risulta cm sia di poca rilevanza l’art 179 c.c la quale consente

al figlio nn riconosciuto ke nn può disporre dell’azione di accertamento giudiziale, di

agire x ottenere il mantenimento, istruzione ed educazione e se maggiorenne e in stato

di bisogno, x ottenere gli alimenti.

Lo status di figlio naturale

Il rapporto di filiazione naturale comporta mlt conseguenze ke si manifestano cn efficacia

retroattiva, data la natura dikiarativa del riconoscimento e accertamento. Infatti la legge

ha parificato la situazione dei figli naturali a qll dei figli legittimi, in cui dopo il

riconoscimento il genitore assume tt i doveri ed obblighi al pari di 1 figlio legittimo, cm

l’usufrutto legale, obblighi alimentari e diritti successori. Il figlio assume il cognome del

genitore ke x primo l’ha riconosciuto, se è stato riconosciuto da entrambi acquista il

cognome del padre. Se la paternità viene accertata in un momento successivo alla

maternità, in qst caso il figlio può decidere se sostituire il cognome della madre cn qll del

padre o aggiungere il cognome del padre a qll della madre; se è minore, la decisione

spetta al giudice. X qnt riguarda la potestà sui figli, bisogna mettere in conto se i genitori

convivono o no. Se convivono insieme, la potestà spetta ad entrambi; se nn vivono

insieme la potestà spetta a chi convive con il minore; se qst’ ultimo nn vive cn nex, la

potestà spetta al primo genitore ke l’ha riconosciuto.

La legittimazione dei figli creati fuori dal matrimonio

La legge prevede che i figli naturali pox acquistare lo stato di figli legittimi, attraverso la

legittimazione. La legittimazione può essere predisposta: x successivo matrimonio o x

provvedimento del giudice. Nel primo caso se il riconoscimento avviene prima del

matrimonio, il figlio è legittimo dal gg del matrimonio; se il riconoscimento avviene dp il

matrimonio, il figlio è legittimo dal gg del riconoscimento. Nel secondo caso, la

legittimazione x sentenza ha effetto dalla data del provvedimento.

La legittimazione x successivo matrimonio nn si attua x 1 intenzione dei genitori ma si

attua x il solo ftt ke concorrano gli elementi del riconoscimento e del matrimonio da parte

dei genitori. X qst è qll preferita dal legislatore. La legittimazione x sentenza, si può

ricorrere sl cn alcuni presupposti: chi chiede la legittimazione dv avere 16 anni compiuti

e il consenso del figlio legittimando se abbia 16anni; essa produce effetti sl nei riguardi

del singolo genitore: qst significa ke se viene chiesta da entrambi i genitori, avremo 2 atti

separati di legittimazione.

L’affidamento dei minori

La legge dispone ke il minore ha il diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della

prp famiglia. La legge regola 2 istituti: l’affidamento e l’adozione.

L’affidamento è previsto qnd il minore sia temporaneamente privo di 1 idoneo ambiente

familiare, in cui il rimedio è ricorrere ad 1 assistenza esterna x quei figli ritrovatesi in

stato di abbandono morale o materiale. L’ affidamento può essere:

Affidamento di tipo familiare: il minore abbandonato viene affidato ad una

a) famiglia, ad una xsn singola, o ad una comunità di tipo familiare, x assicurargli il

mantenimento, educazione e istruzione. Esso è disposto dai servizi sociali, previo

il consenso dei genitori o del tutore, in cui il giudice tutelare procede a rendere

esecutivo il provvedimento del servizio sociale. Se nn vi è consenso da parte dei

genitori o tutore, il provvedimento verrà affidato al tribunale dei minori. L’affidatario

accoglie il minore x provvedere al suo mantenimento, all’istruzione o educazione,

tenendo conto delle indicazioni dei genitori. Qst affidamento praticamente mira ad

agevolare il rapporto tra minore e genitori e il reinserimento nella famiglia

d’origine.

Affidamento presso istituti pubblici o privati: si ricorre quando nn è possibile

b) provvedere ad un affidamento di tipo familiare conveniente.

L’adozione

L’adozione nasce cm istituto x dare 1 famiglia nuova al minore privo di una stablità di

vita. Essa può essere:

adozione legittimante: è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno 3

1) anni, nn separati neppure di fatto. L’adozione è consentita sl alle coppie e nn alle

xsn singole, prevedendo la possibilità di fare + adozioni. Il limite massimo di età

degli adottanti è di 45 anni. Il procedimento di adozione si articola in 3 fasi:

Dichiarazione di adottabilità  essa presuppone lo stato di abbandono del minore

 poikè privo di assistenza materiale e morale. Lo stato di abbandono nn dv x forza

essere dichiarato esplicitamente dai genitori ma è previsto anche quando nn

adempiono ai loro doveri e obblighi. L’abbandono e la perdita del riconoscimento

della filiazione pox essere impedite quando vi è una FORZA MAGGIORE ke può

giustificare il genitore, in cui la mancata assistenza nn è dipesa dalla cattiva

volontà del genitore, ma c’è da dire ke qst abbandono dv essere di carattere

TEMPORANEO.

La procedura si svolge davanti al tribunale dei minori e il provvedimento definitivo

viene emesso in camera di consiglio, dp aver sentito il parere delle xsn indicate

dalla legge. è importante la voce dei genitori, ke pox intervenire x impedire il

provvedimento di adozione. Se il genitore naturale nn ha potuto riconoscere il

figlio xkè nn ha ancora compiuto 16anni, la procedura è rinviata a quando qst

ultimo compirà gli anni; se i genitori sn morti e nn risultano parenti entro il 4 grado,

il tribunale dei minori provvede a dichiarare lo stato di adottabilità, in cui è sospeso

l’esercizio di potestà dei genitori. Contro la sentenza ke dikiara lo stato di

adottabilità, è possibile far ricorso entro 30 gg alla corte d’appello.

Affidamento preadottivo  i genitori presenteranno 1 domanda presso il tribunale

 dei minori specificando la loro eventualità ad adottare + fratelli. La domanda

decade dopo 2 anni dalla presentazione. Il tribunale, dp aver ftt le opportune

indagini, sceglie tra le varie domande a disposizione, scegliendo la coppia +

idonea al caso. Il minore k abbia compiuto i 14 anni dv manifestare il suo

consenso all’adozione, mentre se ha meno di 12 anni dv essere sentito. Possiamo

paragonare la situazione ad un periodo di prova: infatti il tribunale vigila sul

regolare andamento dell’affidamento e nel caso vengano accertate difficoltà sulla

convivenza, può anke revocare l’affidamento.

Sentenza di adozione  il tribunale dei minori, decorso un anno dall’affidamento,

 fatti gli accertamenti e sentite le xsn indicate, provvede cn sentenza in camera di

consiglio, decidendo se ammettere l’adozione o meno. La corte cost. ha stabilito

ke in nex caso l’adozione può essere revocata, nemmeno nell’interesse

dell’adottato. X effetto dell’adozione, l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo

degli adottanti, e in cui cessano i rapporti dell’adottato vs la famiglia d’origine,

istaurando rapporti di parentela o affinità cn la famiglia dei genitori adottivi. Il

minore straniero adottato da cittadini italiani ne acquista la cittadinanza. L’ufficiale

di stato civile o l’anagrafe nn pox divulgare informazioni o certificazioni sui rapporti

di adozione, xkè gli adottati dv risultari alla pari di ogni figlio legittimo. Le

informazioni riguardanti l’identità dei genitori biologici pox essere fornite ai genitori

adottivi solo in caso di gravi motivi su autorizz del tribunale dei minori. L’adottato

al compimento di 25 anni (o alla maggior età se sussistono gravi motivi attinenti al

suo stato di salute) può accedere alle informazioni sui suoi genitori biologici.

Adozione in casi particolari: è prevista x quei minori ke nn si trovano in stato di

2) abbandono; essa offre il vantaggio x i genitori adottivi di conoscere il minore da

adottare. È ammessa nei casi in cui:

Il minore è orfano di entrambi i genitori e i genitori adottivi sn legati cn

a) qst’ultimo da un vincolo di parentela fino al 6 grado;

Il genitore adottivo è il coniuge del genitore, anke adottivo, del minore;

b) Il minore sia xsn handicappata e orfano di entrambi i genitori;

c) Sia impossibile l’affidamento preadottivo

d) Nn è prevista un età mass x l’adottante e in casi particolari l’adozione è

prevista nn sl ai coniugi ma anche a chi nn è coniugato. Gli adottati nn

assumono la stessa posizione dei figli legittimi xkè nn si ha estensione dei

rapporti cn i parenti dei genitori adottivi né si estingue il vincolo cn la famiglia

d’origine. I genitori adottivi hanno il compito di mantenere, educare e istruire,

amministra il patrimonio del minore; l’adottato cumula i diritti successori nei

riguardi dei genitori di origine e adottivi.

Adozione di xsn maggiori d’età: essa mira a soddisfare l’interesse di 1 xsn

3) adulta x conseguire i vantaggi giuridici di figlio, quali il diritto di portare il cognome

dei genitori adottivi e l’aspettativa di essere l’erede. L’adozione è pronunciata dal

tribunale ordinario, cn decreto in camera di consiglio, cn l’assunzione di

informazioni ke gli consentano di giudicare se l’adozione è conveniente x

l’adottato. È necessario anche il consenso dei genitori biologici, adottivi e

eventuali figli legittimi dell’adottante. L’istituto nn ha scopo educativo e formativo

visto che i genitori adottivi nn pox esercitare poteri personali; è favorito l’aspetto

economico cn l’obbligo agli alimenti; mentre i diritti successori saranno sl a favore

dell’adottato. L’adozione in qst caso nn crea alcun rapporto cn i parenti dei genitori

adottivi.

CAPO V – LE SUCCESSIONI X CAUSA DI MORTE

Le successioni x causa di morte mirano a risolvere il problema di destinare i diritti e gli

obblighi x un titolare ke venga a morire. Il codice determina i rapporti di parentela ai

quali vengono trasmessi la successione legittima, là dv manchi la disposizione

testamentaria; inoltre determina le quote ke necessariamente sn devolute ai congiunti +

stretti. La successione x causa di morte si attua fra un autore (defunto) e il successore,

ke assume la veste di erede o legatario.

L’oggetto della successione

Con la morte del titolare si estinguono e quindi nn si trasmettono tt i diritti personalissimi

e alcuni diritti patrimoniali cm il diritto e l’obbligo agli alimenti, l’usufrutto, l’uso e

l’abitazione. Si trasmettono invece i diritti reali e di obbligazione: con l’accettazione

dell’eredità passano all’erede i crediti e debiti del defunto. Tutti i beni appartenenti al

patrimonio ereditario sn soggetti ad 1 unica disciplina ma vi sn alcune disposizioni di

legge che derogano tale principio: le successioni anomale legittime, quali nella

successione nei contratti agrari o nella previsione di un assegno periodico a carico

dell’eredità e a favore del coniuge divorziato superstite qualora gli sia stato riconosciuto

il diritto alla somministrazione periodica di una somma di denaro. In tali ipotesi

l’anomalia è finalizzata alla tutela dei beneficiari o alla tutela della destinazione dei beni.

Le successioni anomale sn sempre successioni x causa di morte: esse nn vanno

confuse cn il diritto ke viene acquistato a seguito della morte di una xsn, ma nn x effetto

della successione. Tipico esempio è se la morte del prestatore di lavoro avviene prima

ke il rapporto di lavoro sia cessato, in qst caso l’indennità dv exere corrisposte ai

coniugi, ai figli o agli affini di secondo grado se vivono a carico del prestatore di lavoro. Il

testamento produce effetti oltre la successione nei diritti del defunto. Sn contenute delle

disposizioni d’ordine personale e nel campo patrimoniale si pox imporre degli obblighi

all’erede. Tra i legati troviamo il legato di debito, di alimenti.

L’apertura della successione e la delazione

La successione si apre sempre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio

del defunto. La determinazione del luogo stabilisce presso quale tribunale si dv rendere

pubblici alcuni importanti atti e x determinare la competenza giudiziaria x le azioni

ereditarie. In altre parole aperte, aperta la successione bisogna individuare i criteri in

base ai quali deve avvenire la successione (x testamento o x legge) ed ecco qui il

concetto di vocazione; infine c’è la delazione cm arrivo al nuovo titolare. La delazione

nn è sempre contemporanea all’apertura della successione, xò può accadere ke è

anche posteriore e in qst caso il termine + appropriato è devoluzione che si ha: in

seguito a rinuncia del primo chiamato o x sua indegnità o nei casi di sostituzione.

La vocazione legittima e il testamento

La vocazione ereditaria prende concretezza nella delazione, k è l’effettiva chiamata.

Vocazione si ha x legge e testamento:

Vocazione legittima: in questo caso nn manca mai una successione xkè, se vi sn

a) parenti entro il sesto grado, la successione si trasmette allo stato.

Vocazione x testamento: può contenere anche sl parziali disposizioni circa i beni

b) del defunto;

La volontà del testatore prevale sulla volontà della legge anche se le norme della

vocazione legittima si applicano quando nn c’è testamento, x completare un testamento

parziale e quando il testamento o le singole disposizioni dell’atto sn invalide o inefficaci:

qst norme sn predisposte in ordine al rapporto familiare.

Il poter disporre di successioni per causa di morte comporta dei limiti:

Va rispettato il diritto alla quota di patrimonio riservata ai congiunti + stretti;

a) Sono nulli ogni patto successorio che ha ad oggetto successioni future. Quindi, Sn

b) vietate ogni forma di convenzione poiché la vocazione ha solo 2 fonti (testamento

e legge) e si riferisce a 3 tipi di patti: patto successorio istitutivo (es. tizio si

mette d’accordo cn caio x lasciargli la sua eredità futura), patto successorio

dispositivo (tizio vende a terzi i beni ke gli dovrebbero prevenire dall’eredità) e

patto rinunziativi (Caio rinuncia all’eredità della moglie nn ancora morta).

Eredità e legato

Si ha successione a titolo universale quando 1 xsn si viene a sostituire al defunto nella

totalità o in una quota dei suoi rapporti attivi e passivi e così si costituisce l’eredità. Si

ha successione a titolo particolare, in singoli determinati rapporti e si costituisce il

legato. Per qualificare la natura di eredi o legatari nn è sufficiente ke il testatore parli di

eredità o legato:

Sono eredi tnt colui ke succede x intero tnt colui ke succede in una quota astratta

• (vuol dire frazione matematica del tt) e si può essere eredi x una metà, x un

decimo o x un cinquantesimo. Ci sn casi anche in cui si parli di un istituzione di

erede ex re certa: cioè quando il testatore nn determina una quota astratta ma

bensì beni determinati, in qst ipotesi il testatore ha inteso i beni assegnati cm

quote del patrimonio (criterio soggettivo). Nn si deve confondere i requisiti x la

nomina di erede e le conseguenze delle istituzioni di erede. La nomina di

erede richiede la totalità o una quota dei beni del defunto; la successione ne è la

conseguenza. L’erede succede nei rapporti attivi e passivi del defunto e subentra

pure nelle situazioni possessorie e processuali. X qst si dice ke la chiamata ha

virtù espansiva, xkè attribuisce il diritto di raccogliere altri beni della successione

oltre a qll ke vengono dalla diretta volontà del testatore. L’erede assume gli

eventuali obblighi ke derivano dal testamento e a volte come conseguenza, c’è

una confusione tra il patrimonio del defunto e qll dell’erede: l’erede dv

rispondere dei debiti assunti dal defunto, anche quando il passivo dell’eredità

supera l’attivo. I creditori del defunto diventano i creditori dell’erede.

E’ legatario colui che riceve un singolo bene, anke se qst costituisce la parte

• principale dell’eredità. Nn si attua la confusione tra patrimoni, il legatario nn

risponde dei deibiti ereditari ed è tenuto all’adempimento degli oneri imposti entro

i limiti del valore ricevuto.

La capacità di succedere e l’indegnità

La capacità di succedere concerne la capacità giuridica, mentre l’accettazione

dell’eredità rikiede la capacità di agire. Primo requisito è l’esistenza della xsn poiché è

necessaria la sopravvivenza del chiamato. Infatti, quando si apre una successione in

favore di una xsn scomparsa, qst chiamato si salta e la successione è devoluta ad altri.

Inoltre è sufficiente ke al momento dell’apertura della successione il chiamato sia nato:

se nn è nato la successione viene subordinata all’evento della nascita. La legge

stabilisce ke risulta concepito nel momento dell’apertura, colui che è nato 300 gg prima

dalla morte del defunto. Vi sn casi in cui nei testamenti, sn chiamati a succedere figli nn

concepiti al momento della morte del defunto, purkè si tratti di figli di persona vivente. Le

persone giuridike, associazioni, fondazioni ed enti nn riconosciuti hanno la capacità a

succedere.

Poi ritroviamo l’indegnità che si verifica quando un soggetto viene escluso dalla

successione x gravi colpe recate al defunto o quando commette atti contrari alla libertà

testamentaria o al testamento. Tra i motivi troviamo:

Omicidio o tentato omicidio recato al successore;

a) Calunnie rivolte contro i successori ke vengano denunciati ingiustamente x un

b) danno punibile cn l’ergastolo;

Attentato alla libertà testamentaria cn violenza o dolo contro il successore;

c) Falsificazione o alterazione del testamento

d) È escluso dalla successione del figlio, il genitore nn esercita la potestà sui figli al

e) momento della successione;

L’indegnità ha sempre carattere relativo, nel senso ke in nex caso si diventa indegni a

succedere in generale, ma si perde il diritto sl quando si è offeso Tizio o quando si

voleva carpirne l’eredità. L’indegno acquista l’eredità o il legato, ma cn sentenza del

giudice l’acquisto può essere nullo, k può essere richiesta da colui ke vuole pronunciare

la sentenza di indegnità x subentrare al posto dell’indegno. L’azione x far valere

l’indegnità si prescrive in 10anni ed ha effetto retroattivo: l’indegno dv restituire tt i frutti

ke gli sn stati prevenuti tramite la successione. L’indegno può essere riabilitato mediante

atto pubblico o successivo testamento ( x esempio da parte del testatore qnd conosce le

cause di indegnità).

Le successioni legittime

Nella successione legittima, la legge determina una serie di categorie di successibili, ke

vanno dai + stretti congiunti fino allo Stato, il quale è kiamato a raccogliere l’eredità nei

casi estremi quando mankino altri eredi testamentari o legittimi, o qnd vi abbiano

rinunciato. La successione del patrimonio del defunto avviene in base al rapporto di

parentela cn il successore, senza riguardo all’origine dei beni. Il criterio seguito è la

prossimità del vincolo familiare ma nn sempre: i parenti in linea retta sn preferiti ai

collaterali.

La successione dei parenti

Gli eredi per eccellenza sn i discendenti legittimi e naturali (figli) e la parità tra figli

1) legittimi e naturali è assoluta, anke se vi sn casi in cui ai figli legittimi compete nei

confronti dei naturali, una pretesa di commutazione. Ai figli legittimi sn equiparati i

legittimati e gli adottivi, anche se i figli adottivi sn estranei alla successione dei

parenti dei genitori adottivi. I discendenti escludono gli altri parenti e concorrono

solo con il coniuge superstite.

Se mancano i discendenti, succedono genitori e ascendenti e gli adottanti d

2) 1adozione legittimante. Vale la regola k il prossimo esclude i remoti: se c’è un

genitore nn succedono i nonni, ecc. Se ci sn + ascendenti dello stesso grado,

l’eredità si divide a metà a favore della linea paterna e metà a favore della linea

materna. I genitori e ascendenti concorrono con il coniuge e fratelli del defunto.

I fratelli e le sorelle del defunto hanno sempre titolo x la successione legittima

3) quando mancano i discendenti. Se essi concorrono con i germani, conseguono la

metà della quota ke andrà ai germani. I fratelli e sorelle concorrono con il coniuge

e ascendenti del defunto.

Se chi muore nn lascia prole, ne genitori ne ascendenti, succedono i parenti fino

4) al sesto grado. Qui pure vale la regola ke il + vicino esclude gli altri;

La successione dei genitori naturali e dei figli nn riconoscibili

La situazione dei figli legittimi è parificata a qlla condizione dei figli naturali. Un limitato

diritto è riconosciuto agli ascendenti nei confronti del figlio naturale: se il figlio naturale

muore snz lasciare la prole, alla sua eredità hanno diritto, insieme cn il coniuge, i

genitori ke lo hanno riconosciuto. Quando uno solo dei genitori ha legittimato il figlio,

l’altro genitore rimane è escluso. I figli nn riconosciuto dp la morte del genitore, possono

agire x ottenere una dikiarazione di paternità o maternità naturale al fine di succedere

quali figli naturali del defunto.

La successione del coniuge superstite

Il coniuge concorre cn i figli naturali e legittimi, i fratelli e gli ascendenti del defunto; in

mancanza, al coniuge si trasmette tt l’eredità. Se il coniuge concorre con UN SOLO figli,

ha diritto alla metà dell’eredità ed ad un terzo negli altri casi (+ figli); se concorre cn i

fratelli ha diritto ai 2/3 dell’eredità. Il coniuge gode dei diritti ereditari sl quando ha

contratto valido matrimonio o quando ha contratto matrimonio in buona fede e sia stato

dichiarato invalido il matrimonio dp la morte del defunto coniuge. La separazione cmq nn

comporta l’estinzione dei diritti successori quando al coniuge superstite nn gli viene

addebitata la separazione cn sentenza passata in giudicato. Quando invece esiste

l’addebito della separazione, al coniuge superstite spetta sl 1 assegno vitalizio se al

momento dell’apertura della successione godeva del diritto agli alimenti a carico del

coniuge deceduto. L’assegno è adeguato in base alle sostanze ereditarie, al numero di

eredi legittimi e nn di certo di entità superiore rispetto alla prestazione alimentare ke si

godeva precedentemente (la stessa disposizione si applica anke in caso di separazione

addebitabile ad entrambi i coniugi). La riconciliazione tra i coniugi fa ripristinare il pieno

diritto successorio. Con il divorzio, invece, il coniuge superstite perde i diritti successori

se la morte avviene dopo la sentenza di divorzio. In caso di morte del coniuge ke sia

obbligato a dare un assegno periodico (effetti ultrattivi del matrimonio) al beneficiario

superstite viene attribuita anche una quota della pensione o altri assegni. Nel caso in cui

il coniuge divorziato superstite versi in stato di bisogno, può ottenere un assegno a

carico dell’eredità. Inoltre spetta al coniuge il diritto di abitazione nella residenza

familiare e il diritto di uso sui mobili ke la corredano se di proprietà del defunto o

comune.

La successione dello stato

In mancanza di ogni altro chiamato dalla legge, l’eredità è devoluta al patrimonio dello

stato. Il presupposto può aversi quando il defunto nn abbia lasciato ne eredi

testamentari ne successibili, o quando tt i successori abbiano rinunciato all’eredità.

Questo cmq x assicurare la continuità dei rapporti giuridici del defunto. Lo stato acquista

i beni del defunto a titolo derivativo e a titolo di erede quindi. Lo stato è l’unico erede

necessario xkè l’acquisto avviene snz accettazione e snz possibilità di rinuncia. La

responsabilità dello stato cm erede, cioè x i debiti ke erano del defunto, è sempre

unicamente 1 responsabilità limitata alle sue disponibilità economike.

Le successioni testamentarie

Il testamento è 1 atto revocabile in cui un soggetto dispone la destinazione del prp

patrimonio o 1 parte di esso, x il tempo in cui avrà cessato di vivere ed è l’unico atto che

va ad esplicare la volontà e la personalità del defunto. Esso contiene atti di disposizione,

la cui efficacia dipende dall’accettazione dell’eredità da parte dell’erede, il quale assume

gli obblighi imposti oltre a costruire rapporti ke nn aveva il defunto. L’autonomia

testamentaria xò è soggetta a dei limiti:

Il testamento è un atto unilaterale: esso produce i suoi effetti (delazione) a

a) prescindere dall'accettazione del chiamato all'eredità;

È un atto unipersonale: nn si può fare testamento da + xsn ne cn disposizioni a

b) vantaggio reciproco (testamento reciproco) ne a vantaggio di altri (testamento

congiuntivo);

È un atto formale: la volontà testamentaria dv essere completa poiché la

c) disposizione testamentaria vale come pure e semplice. Vi sn casi in cui il testatore

fa dei riferimenti a situazione nn precisate nel documento e ke riguardi la xsn del

chiamato (lascio a tizio il cavallo ke vincerà a tale corsa);

È atto sempre revocabile: è sempre possibile per il testatore eliminare o

d) modificare l'atto;

L’efficacia di disposizioni di carattere nn patrimoniale nn viene meno qnd manchino le

disposizioni patrimoniali. Tra le disposizioni di ordine personale previste dalla legge

ritroviamo: riconoscimento di 1 figlio naturale, nomina di un tutore, autorizzazione di

disporre dei prp organi dp la morte a vantaggio di terzi. Inoltre il testamento può valere x

revocare altri testamenti, x riabilitare l’indegno o x riconoscere un debito (il testatore può

anche escludere degli eredi legittimi nel testamento, a patto che designi altri successori

implicitamente a cui spetti l’eredità). Tt le disposizioni ke nn sn dirette alla successione

patrimoniale costituiscono il contenuto atipico del testamento.

La capacità di testare e di ricevere testamento

La legge dispone che sn capaci a testare tt coloro ke nn sn dichiarati incapaci. Sn

incapaci di testare:

Minori: prima dei 18 anni nex può fare testamento e nn varrebbe l’assistenza

1) degli organi tutelari;

Interdetti x infermità mentale: il testamento è sempre invalido;

2) Incapaci di intendere e volere: l’incapacità si deve provare da caso a caso e si

3) dv provare che era presente nel momento della redazione del testamento.

Tt qst incapacità a testare comportano annullabilità assoluta del testamento, mentre c’è

1 incapacità relativa ke nn colpisce il testamento ma le singole disposizioni

testamentarie in favore del tutore fatte dal pupillo prima ke sia approvato il conto. Il

testamento può exxere impugnato da kinque e l’azione si prescrive in 5anni da qnd

viene data esecuzione alle disposizioni testamentarie.

La capacità di ricevere x testamento è destinata anke ai nascituri nn concepiti,

persone giuridike, enti nn riconosciuti, maggiori di età, indegni riabilitati. Ci sn xò delle

limitazioni: incapaci a ricevere sn il notaio, i testimoni e l’interprete intervenuti nella

formazione del testamento pubblico. Le conseguenze sn la nullità delle disp.

Testamentarie. Qst disposizioni sn nulle anke se fatte da xsn interposte (genitori,

coniuge o discendenti delle xsn indicate prima).

La forma dei testamenti. Il testamento olografo

I tipi di forma del testamento sono: testamenti ordinari e testamenti speciali (previsti per

determinate circostanze). Tra i testamenti ordinari ritroviamo l’olografo, k è il tipico

testamento privato e i testamenti x atto di notaio. Tt i testamenti hanno cmq lo stesso

valore ed efficacia:

Testamento olografo: ha dei vantaggi relativi alla comodità, segretezza del

• contenuto e del nn costo e ha svantaggi relativi alla possibile alterazione del

testamento e 1 minor sicura autenticità del testamento. I requisiti del testamento

olografo sn la scrittura, la data e la sottoscrizione, tt di mano del testatore. Il

testamento nn vale se scritto a makkina o a carattere stampatello, al fine di

agevolare l’autenticità del documento. La prova dell’autenticità dv essere fornita

da chi intende giovarsi delle disposizioni testamentarie e quindi dall’erede

legittimo ke può procedere al disconoscimento dell’autenticità del documento;

mentre se si vuole provare la falsità del documento, essa spetta a chi vanti diritti

sul testamento. Vediamo che x qnt riguarda la scrittura, anche l’intervento di 1

terza persona anke parziale comporta l’invalidità dell’atto. Può essere scritto in qls

lingua ed è valida anche la forma di lettera purkè sia precisa la volontà di disporre

di 1 atto mortis causa. X qnt riguarda la data, dv contenere l’indicazione del gg,

mese e anno. La mancanza della data è causa di annullabilità, mentre

l’indicazione di 1 data nn vera è irrilevante. La prova ke la data scritta nn è vera si

ammette: quando si ftt questione di capacità del testatore o di revoca ( è

necessario determinare cn certezza ql è il testamento posteriore tra 2 ke

contengono disposizioni contrastanti); mentre la ricerca della data vera è

necessaria qnd si vuole sapere se il bene apparteneva in ql momento al testatore,

erede o terzo. X qnt riguarda la sottoscrizione, vediamo ke è elemento essenziale

x tt le scritture private e facilita la prova di paternità dell’atto e contiene il nome e il

cognome del testatore.

Se manca la scrittura o la sottoscrizione, il testamento è nullo. Se manca la data, il

testamento è annullabile da parte di kiunque entro 5anni dalla data di esecuzione

delle dispos. Testamentarie.

Testamenti x atto di notaio: possono essere testamenti pubblici o segreti. Il

• testamento pubblico è ricevuto dal notaio in presenza di 2 testimoni ed esso si

forma attraverso la dichiarazione verbale del testatore che viene documentata dal

notaio, in presenza di 2 testimoni; infine tt sottoscrivono. I 2 testimoni dv essere

maggiori di età, devono godere di tt i diritti civili e nn dv essere parenti, affini o

coniugi del notaio o testatore. Se il testatore nn può sottoscrivere, il notaio dv

indicarne motivo secondo la dikiarazione fornita dal testatore. X i testamenti del

sordo o muto, si ha bisogno di un interprete. Il testamento pubblico dv contenere

la data, l’ora della sottoscrizione e il luogo. Il testamento segreto riunisce tt i

vantaggi del testamento olografo cn qll del testamento pubblico, offre il mezzo x

evitare i riski del primo e la pubblicità del secondo. È formato dalla scheda di

sottoscrizione e atto di ricevimento. La scheda di sottoscrizione contiene la

sostanza delle disposizioni, può essere scritta a mano dal testatore (con

sottoscrizione dal testatore in fine) o scritta da terzi o a makkina (il testatore dv

sottoscrivere x ogni foglio). La skeda va sigillata x garanzia di segretezza e x

evitare alterazioni. Il testatore consegna la skeda al notaio in presenza di 2

testimoni. L’atto di ricevimento viene sottoscritto dal notaio, testimoni e testatore.

Se la skeda testamentaria presenta una data diversa da qll dell’atto di

ricevimento, la data testamentaria sarà qll risultante dall’atto di ricevimento. Il

testamento segreto può exxere ritirato in ogni momento dalle mani del notaio.

Quando manca la dikiarazione verbale del testatore documentata dal notaio o la

sottoscrizione del notaio o testatore, vi è causa di nullità; in altri casi di

annullabilità.

I testamenti speciali vengono utilizzati in 3 casi: testamenti in occasione di malattie

contagiose; testamenti in navigazione marittima o aerea; testamenti dei militari. Essi

godono di 1 efficacia limitata nel tempo, poikè se si viene a ripristinare la situazione

normale, essi perdono efficacia.

La pubblicazione del testamento

Tt i testamenti, durante la vita del testatore, sn segreti. È necessaria la morte del

testatore, x avervi conoscenza. È possibile sapere se una xsn defunta ha fatto

testamento presso il ministero della giustizia dv è istituito il registro generale dei

testamenti, ai quali è poss accedere sl cn riguardo a xsn decedute. La pubblicazione dei

testamenti avviene:

il testamento pubblico è eseguibile immediatamente prp x la sua natura di atto

1) pubblico;

il testamento segreto viene aperto e pubblicato dal notaio, ke in presenza di 2

2) testimoni, rende il contenuto del testamento;

il testamento olografo viene portato ad 1 notaio da kiunque se ne trovi in possesso

3) e pubblicato dal notaio.

Una copia di tt i testamenti viene trasmessa alla cancelleria del tribunale competente, al

fine di potersi rivolgere da kiunque creda di avere interesse a qlk vocazione

testamentaria. Il testamento produrrà i suoi effetti qnd sarà conosciuto dagli interessati.

La pubblicazione del testamento olografo e segreto è necessaria x ottenere l’esecuzione

delle disposizioni testamentarie. Il notaio ke ha ricevuto tt qst tipologie di testamenti, dv

comunicare l’esistenza dell’atto agli eredi e legatari. Una cosa è l’eseguibilità del

testamento ke avviene alla morte del defunto se si tratta di test. Pubblico, dalla

pubblicazione negli altri casi; è un’altra cosa è l’eseguibilità delle disposizioni

testamentarie ke avviene nel gg in cui si è realizzato x l’erede e il legatario l’effetto

pratico della successione.

L’esecutore testamentario

Il testatore nomina 1 o + esecutori testamentari, ke pox essere estranei alla successione

o eredi o legatari, al fine di curare le sue disposizioni. L’accettazione dell’incarico o la

rinuncia dv risultare da dikiarazioni ftt presso la cancelleria del tribunale competente.

L’esecutore ha il compito di far valere la volontà del testatore e accertare i diritti degli

eredi alla successione e individuare le xsn a cui vanno consegnate i beni. Esso svolge

varie funzioni:

Amministrare l’eredità, prendendo anche possesso dei beni ke ne fanno parte. Di

• regola tale possesso nn dura + di 1 anno; xò se l’erede lo rikiede, l’esecutore dv

consegnare i beni all’erede k nn sn necessari alla sa gestione;

Egli compie atti di gestione e ha responsabilità processuale circa le questioni

• relative all’eredità;

Gode di poteri anke x la divisione ereditaria;

• L’esecutore fa apporre i sigilli qnd tra i kiamati all’eredità vi sn minori, interdetti e

• assenti;

L’ufficio è gratuito ma tuttavia il testatore può fissare 1 retribuzione a carico dell’eredità.

Le disposizioni testamentarie

In primo luogo dv essere kiaramente indicato cn precisione il destinatario di ogni

disposizione e ke sia capace di ricevere. È necessario anke la determinazione del

contenuto delle singole disposizioni. È nulla la disposizione testamentaria ke dipende

dall’arbitrio di 1 terzo, x l’indicazione di 1 erede o legatario. È valido il legato in favore di

1 xsn da scegliere tra +xsn determinate dal testatore.

La volontà testamentaria

La volontà dv essere definitiva, anche se si parla di una volontà relativa poikè il

testamento è sempre revocabile. Inoltre la volontà dv essere espressa compiutamente,

nel senso ke dv ricercarsi gli elementi x determinare il destinatario a cui devolvere

l’eredità. Xò la legge ammette alcuni casi in cui l’indicazione ftt x errore dell’erede o

legatario, nn è causa di annullabilità, ma può essere corretta se il testatore esprime la

reale persona al quale voleva riferirsi (dikiarazione falsa che nn nuoce).

Nell’esame della volontà, si dv esaminare le singole disposizioni. Sl la violenza fisica, è

causa di nullità dell’intero testamento. I vizi del volere ke sn errore, dolo e violenza sn

cause di annullabilità. L’azione di annullamento è proponibile da kiunque e il termine di

prescrizione decorre dal gg in cui l’interessato è venuto a conoscenza del vizio.

Il motivo viene tenuto in maggior conto nel testamento rispetto agli atti tra vivi: il motivo

impulsivo e nn qll finale xò, motivo k è individuale e proviene da ogni scelta del

testatore. Quando il motivo impulsivo è erroneo (di fatto o di diritto) è causa di

annullabilità; quando è illecito è causa di nullità. Nell’uno e nell’altro caso, è necessario

ke il motivo sia determinante ed unico. L’illiceità si rileva anke nella condizione o modus.

Il motivo finale è di + scarsa rilevanza. Nn è ammessa infatti una disposizione fiduciaria,

in cui un soggetto si ritiene beneficiario di una disposizione ftt a favore di altri e nn ha

quindi la possibilità di accertare ke la disposizione contenuta nel testamento a favore di

altri in realtà era solo apparente, ma in realtà riguardano altra xsn. Il carattere fiduciario

è ammesso sl a beneficio di 1 xsn interposta rispetto all’incapace a ricevere.

Inoltre, x qnt riguarda l’interpretazione dei contratti, vediamo ke si applicano le stesse

regole x analogia anche ai testamenti. L’interpretazione nn dv basarsi sul senso letterale

delle parole, ma bensì sul significato delle parole usate dal testatore.

Condizione, termine e modus

L’istituto di erede nn ammette ne il termine iniziale ne finale xkè l’erede è kiamato

• a continuare la personalità del defunto. È invece ammesso il legato a termine;

L’istituto di erede e il legato sn sottoposti a condizione che può essere

• sospensiva o risolutiva. La condizione sospensiva implica che la legge da alcune

prescrizioni x amministrare i beni (se la condizione sospensiva è potestativa, cioè

il suo avverarsi dipende dalla volontà del legato o erede e nn è indicato un

termine, gli interessati pox esercitare 1 azione interrogatoria x chiedere al giudice

ke fissi un termine al kiamato x l’accettazione o rinuncia all’eredità); se la

condizione è risolutiva essa implica ke l’autorità giudiziaria può imporre all’erede o

legatario 1idonea garanzia a favore di successivi successori ke potrebbe

devolversi l’eredità o il legato se si verifichi tale condizione, cioè si tratta di nn dare

o non fare una cosa, come “se egli si trasferisce in America, perderà il beneficio”.

Le eventuali condizioni impossibili o illecite (contrarie all’ordine pubblico, buon

costume e a norme imperative) si considerano come nn scritte e quindi nulle.

Infatti è considerata illecita la condizione ke impedisce le prime o le ulteriori nozze

o di contrarre matrimonio xkè violano la libertà matrimoniale ed è nulla se

apposta; cm anche la condizione di reciprocità, cioè fatta x avvantaggiare il

testatore nel testamento dell’erede o legatario, è nulla se apposta (cioè se scritta).

La condizione ha efficacia retroattiva, ma se la condizione è risolutiva se è pur

vero che il beneficiario della disposizione sarà tenuto a restituire quanto ha

ricevuto, sarà anche vero che dovrà restituire i frutti dal giorno in cui si è verificata

la condizione e non dal giorno in cui li ha percepiti; in tal modo si è limitata la

retroattività della condizione L’azione x la restituzione dei frutti si prescrive in 5

.

anni.

Il modus è un obbligazione accessoria imposta dal testatore nei confronti del

• successore ke va a limitare il beneficio del lascito. Il modus si differenzia dal

legato, poiché il primo è 1 disposizione accessoria cn la quale il testatore mira a

raggiungere uno scopo qls mediante l’imposizione di un peso a carico dell’erede o

legatario; mentre il secondo ha lo scopo di attribuire ad 1 soggetto un diritto reale

o personale. Una volta accettata l’eredità o il legato, erede e legatario sn obbligati

a eseguire il modus: ma il legatario nn è obbligato oltre il vantaggio ricevuto,

mentre l’erede risponde cn tt le sue responsabilità. Il modus obbliga l’erede o

legatario, ma l’inosservanza dell’obbligo nn risolve il lascito.

I legati

Il legato è 1 successione testamentaria a titolo particolare in base al quale 1 soggetto

succede in uno o + rapporti determinati (mentre l’istituto di legato serve x indicare il

negozio, cioè la disposizione testamentaria cn la quale si fa un attribuzione a titolo

particolare). La differenza fondamentale tra legato e eredità si trova nella responsabilità:

l’erede risponde illimitatamente dei debiti del testatore, mentre see vengono stabilite

delle responsabilità a carico del legatario, essa nn va oltre il valore della cosa ricevuta in

legato. Vi sn due tipi di legato:

Il legato di specie ke ha x contenuto un bene individuato nel patrimonio del

1) testatore. Il diritto si trasmette dal testatore al legatario nel momento dell’apertura

della successione e dv domandare il possesso all’erede e i frutti della cosa legata

sn dovuti al legatario al momento della morte del testatore;

Il legato di genere ke ha ad oggetto una cosa generica e fa una distinzione tra

2) legatario e onerato ke è colui sul quale grava l’obbligo di fare una prestazione, k di

solito è l’erede o altro legatario. L’erede è tenuto a soddisfare i legati stabiliti nel

testamento e di solito alla prestazione sn tenuti tt gli eredi, in proporzione alla loro

quota ereditaria. Di solito la determinazione del bene di genere viene ftt

dall’onerato e l’obbligo si riferisce ad una prestazione di qualità nn inferiore alla

media; ma se nel patrimonio ereditario si trova una o + cose indicate

generalmente, l’onerato nn è obbligato ad eseguire la prestazione. Però quando il

bene del legato è di proprietario di un terzo o dell’onerato, il legato è nullo, ftt

salvo ke dal testamento risulta ke il testatore sapeva ke la cosa legata

apparteneva al terzo o onerato. Se tale conoscenza risulta dal testamento e

l’onerato nn è proprietario, è obbligato ad acquistare la cosa x trasmetterla al

legatario, ma può liberamente pagare il giusto prezzo del bene. Il legato è valido

se, pur appartenendo ad altri, si trova nel patrimonio del testatore al momento

della sua morte.

Forme di legato:

il prelegato, k è il legato a vantaggio dell’erede ed è valido cm legato x

• intero. Ciò significa ke il coerede si presenterà alla pari degli altri legatari,

da prendersi prima della divisione ereditaria e che il coerede nn dovrà

calcolare il valore del negato nella sua quota. Ciò significa ke nella

successiva divisione ereditaria, tra le responsabilità ke vanno divise tra tt i

coeredi, si dovrà tener conto ke a carico dell’erede, vi è una quota parte

del prelegato.

Il legato di credito in cui il legatario diviene il nuovo creditore;

• Il legato di liberazione di un debito in cui il legatario è libero dal debito ke

• aveva cn il testatore;

Invalidità, caducità e revoca del testamento o disposizioni testamentarie

I casi di invalidità del testamento o delle singole disposizioni sn previste dalla legge. Ci

sn casi di nullità e annullabilità, che si differenziano x il fatto ke la nullità nn ammette

prescrizione, mentre l’annullabilità limita nel tempo l’azione di annullamento. L’una e

l’altra sn ftt valere da kiunque e ammettono la sanatoria dell’art. 590. Quest’articolo

dispone ke la nullità delle disposizioni testamentarie nn può essere ftt da ki, conoscendo

le cause di nullità, ha confermato la disposizione e dato esecuzione, dp la morte del

testatore. Quindi si rikiede ke la conferma delle cause avvenga dopo la morte del

testatore e siano state poste in essere da chi conosce le cause di nullità. La sanatoria

nn può essere invocata in caso di testamento orale o riconosciuto falso.

Le cause di invalidità pox colpire l’intero testamento o singole disposizioni:

se colpiscono l’intero testamento pox avere : l’incapacità di agire è causa di

• annullabilità dell’intero testamento e l’azione è proponibile entro 5 anni da qnd le

disposizioni furono eseguite; è nullo l’intero testamento quando manca l’autografia

o la sottoscrizione del testamento olografo o manca la redazione da parte del

notaio della dikiarazione verbale del testatore; è nullità radicale dell’intero

testamento qnd vi è violenza fisica.

se colpiscono singole disposizioni pox avere : i vizi del volere sn cause di

• annullabilità di singole disposizioni e l’azione va proposta entro 5 anni dal gg in cui

si conosceva il vizio; è nulla la disposizione x motivo illecito o x la mancanza di

determinazione dell’oggetto o del beneficiario del lascito; è nulla la condizione di

reciprocità.

La caducità si ha quando, indipendentemente dalla volontà del testatore, le sue

disposizioni nn pox raggiungere l’effetto voluto e può colpire l’intero testamento o singole

disposizioni:

l’intero testamento ftt da chi ignorava di avere discendenti, cade x sopravvenienza

1) di figli e precisamente quando: sopravviene un discendente dopo la morte del

testatore, in seguito a legittimazione o adozione, quando venga riconosciuto un

figlio naturale. Il testamento cade anke qnd si dimostri k al tempo dell’atto, il

testatore ignorava già di avere discendenti, mentre nn cade quando l’autore ha

provveduto al caso ke esistessero figli o quando i figli nn vengono alla

successione.

La caducità delle singole disposizioni avviene o x ragioni ke si riferiscono alla xsn

2) del destinatario: assenza, rinuncia, incapacità, indegnità. O per ragioni ke toccano

la sostanza delle disposizioni cm il verificarsi della condizione risolutiva o x

deficienza della condizione sospensiva.

La revoca è sempre elemento centrale del negozio e può riferirsi all’intero testamento o

singole disposizioni. La revoca è espressa quando viene disposta cn nuovo testamento

e permette di revocare ogni precedente testamento. Si ha revoca tacita qnd le nuove

disposizioni sn incompatibili cn qll di un testamento anteriore. L’incompatibilità può

essere materiale quando il contrasto è oggettivo, mentre è intenzionale, qnd risulta un

contrasto tra 2 indicazioni successive. L’incompatibilità dv essere ricercata in un esame

x dedurne l’esistenza di una implicita volontà di sostituire e si avrà tra 2 legati o 2

istituzioni di erede.

Inoltre l’effetto della revoca x un testamento posteriore, rimane anche quando le nuove

disposizioni restano snz efficacia x causa di caducità ke sia indipendente dalla volontà

del testatore (indegnità o rinuncia del kiamato). Ci sono poi casi di revoca presunta: si

verifica quando la distruzione del testamento olografo in tt o in parte, fanno presumere la

volontà di revoca totale o parziale, salvo ke si dimostri ke il testamento fu distrutto da

xsn diversa dal testatore o ke il testatore nn provi ke nn abbia intenzione di revocarlo. In

qst caso si può ottenere la ricostruzione del documento. Ovviamente il riconoscimento di

figlio naturale è atto ke rimane efficace anche se il testamento viene revocato ed avrà

effetto dal gg della morte del testatore.

I diritti dei legittimari

I legittimari sn xsn a favore dei quali la legge riserva 1quota indisponibile di eredità,

come il coniuge, figli legittimi, naturali, legittimati, figli adottivi e ascendenti legittimi. I

termini successione legittima e successone nella legittima sn distinti poiché la

successione legittima è qll ke si apre a favore degli eredi legittimi quando manchi il

testamento in tt o in parte; mentre la successione nella legittima riguarda i diritti

intangibili degli eredi legittimari e si attua contro testamento o quando manca. Infatti se

colui che muore snz testamento ha disposto in vita con donazioni in modo da ledere la

quota riservata ai legittimari, questi agiranno contro i donatori; inoltre se nn vi sn state

donazioni, ma la quota riservata agli eredi legittimari sul patrimonio complessivo nn

risulti sufficiente quando qst concorrono cn gli eredi legittimi, gli eredi legittimari hanno

diritto a prelevare una quota maggiore e le quote degli eredi legittimi saranno ridotte.

Il diritto alla legittima è intangibile, nel senso ke il testatore dv rispettare la quota

riservata ke spetta ai legittimari. Il testatore ha anche la facoltà di assegnare ai

legittimari determinati beni ereditari, cm ha la possibilità di attribuire agli eredi favoriti

in fronte degli eredi legittimari, la facoltà di scegliere i beni da includere nella quota.

In qst caso vi è una clausola consentita al testatore chiamata clausola sociniana:

quando il testatore lascia ai legittimari la proprietà della quota disponibile o una parte e

dispone a favore di altri un usufrutto o una rendita i cui proventi superano qll della

disponibile, i legittimari pox scegliere se accettare le disposizioni del testatore e

rinunciare alla quota di legittima, oppure esercitare la quota di legittima e abbandonare il

resto (proprietà o rendita) a favore degli altri kiamati, i quali si soddisferanno sulla quota

disponibile anche se nn assumono la qualità di eredi. Mentre invece la facoltà di scelta

x gli eredi favoriti nn è ammessa quando il testamento nn ha stabilito preferenze cn

attribuzioni specifiche e in qst caso i legittimari hanno diritto a partecipare all’eredità cm i

chiamati x quota composita e nn vengono estromessi dagli altri eredi.

Infatti il legittimario pretermesso è colui ke viene escluso dalla successione con un

testamento ke avvantaggia altri successori, ma può affermare i suoi diritti successori

attraverso un’azione di riduzione. Egli acquista la qualità di erede sl nel momento in cui

viene accolta la domanda di riduzione. L’azione di riduzione gli è attribuita dalla legge a

tutela di un diritto proprio, agendo contro testamento. Il legittimario pretermesso agendo

contro testamento, fa considerare i debiti dell’asse cm posta negativa della riunione

fittizia, ke viene ftt x calcolare la sua quota di legittima. Se la riunione fittizia si conclude

cn valore negativo, il legittimario nn avrà interesse a proseguire l’azione ma nn si

espone alle conseguenze delle passività dell’eredità; se invece l’azione di riduzione è

stata accolta allora egli è considerato cm erede.

Inoltre se al legittimario è lasciato 1 legato in sostituzione di legittima, ha diritto di

scegliere se pretendere la legittima e perdere il legato (contiene la sostanza della

volontà del testatore nei suoi confronti), o perdere la legittima e conseguire il legato (cosi

facendo perde la qualità di erede). Qst legato nn si dv confondere cn il lascito in conto

di legittima k è un assegno divisionale, il quale nn toglie al kiamato la qualità di erede.

Le quote dei legittimari

La quota ke rimane a disposizione del defunto varia in proporzione del numero dei

legittimari e degli aventi diritto. È ovvio ke + è alta la quota riservata ai legittimari, +

diminuisce la quota disponibile ke xò nn può essere inferiore ad un quarto del patrimonio

del defunto. Le quote vengono calcolate in base al patrimonio del defunto k è formato da

tt i beni k appartenevano a lui, sottraendo i debiti (relicium) e aggiungendovi i beni donati

(donatium), mentre nella successione legittima si parla di quote del solo asse ereditario.

La prima categoria è qll dei discendenti legittimi, legittimati o naturali e adottivi. Essi

succedono x rappresentanza anke nel diritto alla legittima. Ai discendenti è riservata la

metà del patrimonio del defunto se il figlio è uno solo, mentre sn riservati i 2/3 se i figli sn

+ di uno. Il figlio rinunciante nn fa numero ai fini del calcolo della quota indisponibile: se

vi sn 2 figli, il primo rinuncia e l’altro accetta l’eredità, avrà diritto cm legittimario alla

metà e nn ai 2 terzi del patrimonio del defunto e in tal caso si ha un aumento

dell’ammontare della quota disponibile. Nel concorso tra figlio legittimo e naturale è

attribuito al primo il riconoscimento della pretesa di commutazione: i figli legittimi pox

soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari, la porzione spettante ai figli naturali ke

nn si oppongono. Nel caso di opposizione decide il giudice. I figli concorrono con il

coniuge: se si tratta di un solo figlio, ad entrambi spetterà l’1/3 ciascuno del patrimonio;

se vi sn + figli, al coniuge spetterà ¼ e agli altri figli la metà in parti uguali.

Il coniuge superstite, se unico legittimario, ha diritto alla metà del patrimonio, mentre

rimane la metà in caso di concorso con gli ascendenti legittimi. La separazione tra

coniuge nn impedisce il godimento alla quota di legittima. Tuttavia se al coniuge gli viene

addebitata la separazione cn sentenza passata in giudicato, ha diritto a ricevere sl un

assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godesse degli alimenti a

carico del defunto. Con il divorzio si perdono i diritti successori. Al coniuge sn riservati i

diritti di abitazione della residenza familiare e uso di mobili ke la corredano. Se il defunto

nn lascia figli legittimi o naturali, a favore degli ascendenti legittimi è riservato un terzo

del patrimonio.

L’azione di riduzione e la reintegrazione dei diritti dei legittimari

La tutela dei diritti dei legittimari rikiede ke sia necessario determinare la massa

ereditaria e quanti sn i legittimari. La prima operazione si attua cn la riunione fittizia,

mediante la quale si determina l’ammontare del patrimonio ereditario, calcolando il

relicium, i beni donati, e sottraendo i debiti. Cn qst operazione, il legittimario può

calcolare la quota di sua spettanza.

Il legittimario, x reintegrare i suoi diritti, procederà cn 1 azione di riduzione e 1 eventuale

conseguenza di restituzione:

L’azione di riduzione permette al legittimario di far valere il suo diritto,

• dirigendosi x primo contro le disposizioni testamentarie. In pratica in qst caso si

attua una riduzione proporzionale delle disposizioni testamentarie al fine di

ricostruire la quota indisponibile snz fare distinzione tra eredi legittimi e legatari, e

quindi si procede ad una distribuzione ftt diversamente da qll stabilita dal

testatore. Poi, quando la riduzione delle disposizioni testamentarie nn è

sufficiente, si agisce contro i donatori. Le donazioni si riducono cominciando

dall’ultima e risalendo via via alle prime. La riduzione delle donazioni si spiega

xkè la vera lesione della quota di legittima comincia quando le attribuzioni delle

donazioni superano la disponibile. Per kiedere la riduzione delle donazioni e di

legati di xsn ke nn sono coeredi, il legittimario dv aver accettato l’eredità cn

beneficio d’inventario. Un secondo presupposto dell’azione di riduzione è

costituito dall’obbligo del legittimario di imputare alla sua porzione le donazioni e i

legati a lui fatti, purkè nn ne sia espressamente dispensato. Qst secondo

presupposto è necessario x garantire un senso di giustizia xkè prima di ridurre le

donazione degli altri, il legittimario dv tener conto delle donazioni ricevute

personalmente. L’azione è riconosciuta al legittimario contro chi ha ricevuto

benefici oltre la disponibile.

L’azione di riduzione è personale, nel senso è proponibile sl dal legittimario, ma

se nn ha esercitato l’impugnativa o nn vi ha rinunciato, l’azione può esser ftt

valere dai suoi eredi o aventi causa, cioè da coloro ai quali il diritto viene

trasmesso dopo l’apertura della successione. L’azione di riduzione nn è un azione

recuperatoria poikè mira a far dikiarare snz effetto, un lascito o una donazione.

L’azione di riduzione è soggetta al termine di prescrizione decennale e decorrerà

dall’apertura della successione.

L’azione di restituzione ha lo scopo di far conseguire il possesso dei beni al

• legittimario, k è esperibile nei confronti del donatario, legatario ed erede, al fine di

ottenere la soddisfazione concreta dei suoi diritti. Il legittimario dp aver ftt

riconoscere il suo diritto contro il beneficiario, può ottenere da qst ultimo la

restituzione dell’immobile e lo riceve libero da pesi o ipoteca imposti dal legatario,

erede e donatario. I pesi e le ipoteke risultano efficaci se la riduzione è

domandata dp 20anni dalla trascrizione della donazione, salvo in qst caso

l’obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari a causa del minor

valore dei beni, purkè la domanda sia stata proposta entro 10 anni dall’apertura

della successione. Il legislatore ha quindi introdotto un limite alla retroattività reale

dell’azione di restituzione a vantaggio di coloro ke hanno iscritto ipoteche sui beni

del donatario. Se il donatario ha ceduto il bene a terzi, l’azione di restituzione si

può far valere contro il terzo avente causa, previa xò l’azione legale intentata

contro i beni del donatario: il terzo può sempre evitare la restituzione delle cose

donate pagando l’equivalente in natura. Il terzo si sottrae all’azione di restituzione

se il suo atto d’acquisto è avvenuto a titolo oneroso e trascritto prima della

trascrizione della domanda di riduzione e sia stata trascritta decorsi 10 anni

dall’apertura dalla successione. Inoltre il legittimario può rikiedere la restituzione

del bene al terzo sl se nn sn trascorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione.

Ma la legge ha concesso al coniuge e ai parenti del legittimario, la possibilità di

sospendere detto termine 20ale mediante l’esercizio di un atto di opposizione da

notificarsi al donatario e ai suoi terzi aventi causa e da trascriversi nei registri

immobiliari; detta opposizione perde effetto se nn rinnovata prima ke siano

decorsi i 20 anni dalla sua trascrizione. L’opposizione comporta sia la

sospensione del termine ventennale ai fini dell’esercizio dell’azione di restituzione

contro i terzi e sia contro il beneficiario; ma può essere anke rinunciabile sia

prima di essere esercitato sia dopo. La rinuncia è nulla se effettuata prima della

morte del legittimario. Ovviamente la rinuncia una volta compiuta, comporta x il

legittimario la perdita definitiva della possibilità di fare opposizione, ma nn implica

la rinuncia alla possibilità di agire contro il donatario x riavere il bene libero da

pesi e ipoteke.

L’acquisto dell’eredità e del legato

L’acquisto del diritto si differenzia dall’acquisto del possesso:

L’eredità si acquista cn atto volontario di accettazione, mentre il diritto alla cosa

• legata si acquista snz bisogno di accettazione: quando si tratta di legato di

specie, il legatario ne acquista la proprietà alla morte del testatore; se si tratta di

legato di genere invece si acquista immediatamente un diritto di credito; è xò ftt

salva la possibilità di rinunciare.

All’erede viene trasmesso il possesso all’apertura della successione; mentre il

• legatario dv rikiedere il possesso della cosa all’onerato e ciò x esigenza di ordine.

Quindi il possesso continua di diritto x l’erede, così com’era x il defunto; mentre il

legatario gode di un nuovo possesso ke assume 1prp qualifica e può essere unito

a qll del defunto x goderne gli effetti.

L’erede può esercitare anke azioni possessorie prima di aver acquistato il diritto

ereditario e prima dell’accettazione può compiere atti conservativi, di vigilanza e

amministrazione temporanea e può farsi autorizzare dall’autorità giudiziaria x vendere i

beni ke nn si conservano. Inoltre quando l’eredità o il legato hanno ad oggetto beni

immobili, l’acquisto dv essere trascritto.

Adesso vediamo alcune ipotesi in cui la delazione ereditaria assume caratteristike

speciali: rappresentanza, sostituzioni e diritto di accrescimento, ke sn fenomeni ke si

manifestano prima ke il chiamato diventi erede:

RAPPRESENTAZIONE : il diritto di rappresentanza fa subentrare i discendenti

1. legittimi o naturali al posto del loro ascendente (i genitori) quando si verificano 2

presupposti:

Quando l’ascendente nn può o nn vuole accettare l’eredità o il legato,

a) cioè sia premorto, assente o rinunci;

La rappresentazione è a favore dei figli naturali, legittimi, legittimato,

b) adottivo (solo adozione legittimante) del defunto o fratelli e sorelle del

defunto;

Da ciò risulta ke qnd c’è rappresentazione, la divisione ereditaria si fa x stirpi

e nn per capi. La stirpe è il gruppo di discendenti di ciascun chiamato. Quindi

se Tizio ha lasciato 1bene in legato a

suo fratello ke gli muore, il bene va a vantaggio dei figli di qst’ultimo. Si ha

rappresentazione sia nella successione testamentaria sia legittima: xò nella

successione testamentaria, la rappresentanza si attua sl quando il testatore

nn abbia provveduto alla sostituzione di 1kiamato all’eredità x assenza,

rinuncia, indegnità; mentre nella successione legittima, il figlio subentra al

posto del padre ke nn vuole o nn può accettare l’eredità. Quindi da ciò si

capisce cm la rappresentazione, permette al rappresentato di succedere

direttamente al defunto avvalendosi di un diritto proprio. Quando il chiamato

nn venga alla successione e manchino i presupposti x la rappresentazione:

nella successione legittima, l’eredità si devolve ad ulteriori chiamati; nelle

successioni testamentarie, i legati si estinguono a vantaggio degli onerati e

l’eredità si devolve secondo le regole della successione legittima.

SOSTITUZIONE: il testatore può fare anche delle sostituzioni, cioè chiamate di

2. secondo grado. Si distinguono 2 tipi di sostituzioni:

Sostituzione ordinaria: in cui si va a sostituire il primo chiamato nell’ipotesi ke

a) nn voja o nn pox accettare l’eredità, con un sostituto ke è come se fosse

nominato fin dal principio e la sua accettazione ha sempre effetto retroattiva. Si

pox avere sostituzioni plurime quando al kiamato si sostituiscono + xsn o

quando a + kiamati si sostituisce una sola xsn; la sostituzione può essere

reciproca tra i coeredi istituiti.

Sostituzione fedecommissaria: si ha doppia vocazione in cui si nomina un

b) secondo beneficiario nel momento in cui il primo avrà cessato di godere

dell’eredità o legato. Oggi è proibita ma è ammesso solo un caso particolare la

sostituzione fedecommissaria assistenziale. Qui praticamente il genitore, altro

ascendente, o coniuge dell’interdetto istituisce qst’ultimo cm erede

(beneficiario) ke ha l’obbligo di conservare e restituire alla sua morte i beni,

anke costituenti la quota di legittima, a favore delle xsn o enti ke abbiano avuto

cura della sua xsn. Ogni altra sostituzione è nulla: cioè in cui si abbia 1 doppia

vocazione ke obbliga un kiamato a conservare i beni x restituirli ad un secondo

chiamato.

DIRITTO DI ACCRESCIMENTO : si verifica quando + xsn sn chiamate all’eredità o

3. al legato in cui quando 1 erede o legatario rinuncia alla sua quota, questa andrà

ad accrescere le quote degli altri. Per l’accrescimento nella successione

testamentaria, si rikiedono dei presupposti:

Ci deve essere una chiamata congiuntiva: nell’eredità, la chiamata di 2 o +

a) eredi dv essere ftt nello stesso testamento e le quote di ogni coerede nn dv

essere determinate o vi dv essere attribuzioni in parti uguali; nel legato si

rikiede unicamente k a + legatari sia lasciato lo stesso oggetto.

Nn deve risultare una diversa volontà del testatore: se il testatore ha

b) escluso l’accrescimento, è xkè spesso e volentieri ha proceduto alla

sostituzione;

Nn ci dv essere i presupposti x la rappresentanza

c) L’inefficacia della chiamata dv avvenire prima dell’acquisto: infatti se un

d) coerede muore dopo l’acquisto, il diritto alla quota si trasmetterà secondo la

sua personale successione.

Si ha usufrutto congiuntivo quando + xsn sn kiamate al godimento di 1

usufrutto in comune e in cui qnd uno dei titolari muore, la sua quota fa

accrescere qll delle altre. Si ha usufrutto successivo quando + xsn sn kiamate

successivamente e il primo kiamato gode del diritto. Se mancano i presupposti

del diritto di accrescimento, allora la quota di erede si devolve secondo la

successione legittima e il legato sarà a vantaggio dell’erede o onerato.

Quindi: si ha x preferenza prima la sostituzione, in mancanza si avrà la

rappresentanza, in mancanza il diritto di accrescimento e in mancanza la

quota di erede si devolve secondo la successione legittima e il legato

sarà a vantaggio dell’erede o onerato.

L’accettazione dell’eredità

L’accettazione è il negozio unilaterale nn recettizio ke permette all’erede di acquistare

l’eredità dal gg dell’apertura della successione. Perché si verifichi l’acquisto è

necessaria la capacità giuridica, mentre x il negozio di accettazione occorre la capacità

di agire. Quindi gli incapaci dv essere rappresentati o assistiti: se i genitori

congiuntamente nn vogliono o pox accettare l’eredità devoluta ai figli, l’accettazione può

essere fatta da un curatore speciale nominato; il tutore del minore o interdetto e il

curatore dell’inabilitato o minore emancipato dv essere autorizzati dal giudice tutelare. In

ogni caso gli incapaci, cm pure nel caso di eredità devolute a xsn giuridiche,

associazioni, fondazioni, l’accettazione dv essere ftt cn beneficio dì inventario.

L’accettazione è negozio puro, ciò significa k nn è soggetta a termine o condizione

(altrimenti è nulla), nulla sarebbe pure 1 accettazione pro parte, cm se il kiamato x 1

terzo accettasse sl x 1 sesto o x singolo bene. L’accettazione è irrevocabile e il diritto di

accettare l’eredità si prescrive in 10 anni e il termine decorre dall’apertura della

successione. Inoltre ogni interessato può esercitare l’azione interrogatoria, x far fissare

dal giudice un termine entro il quale il kiamato dikiari se accetti o rinunci, se trascorso

tale termine, il kiamato nn si esprima, il silenzio equivale a rinuncia e di conseguenza gli

altri kiamati avranno diritto ad accettare l’eredità.

L’accettazione può essere tacita o espressa:

E’ espressa nn sl quando il kiamato dikiari x iscritto di accettare ma anke qnd in

 uno scritto assume la qualifica di erede;

E’ tacita quando il kiamato tenga un contegno ke sia incompatibile cn la volontà di

 rinunciare. Essa può essere desunta dal comportamento del kiamato e nn è

sufficiente la denuncia di successione xkè ha natura prevalentemente fiscale ma

può essere desunta dalla voltura catastale dei beni immobili appartenenti al

defunto, trattandosi nn solo di atto rilevante da un punto di vista tributario per il

pagamento dell’imposta, ma anke dal punto di vista civile x l’accertamento legale

o materiale della proprietà immobiliare e dei relativi passaggi dalla proprietà dal

defunto a se stesso. La rinuncia all’eredità quando nn è solo abdicativa, ma viene

ftt a favore di alcuni soltanto dei kiamati, implica un 1accettazione cn successivo

trasferimento dei diritti; quindi ha pure gli effetti dell’accettazione tacita (rinuncia

traslativa).

L’accettazione può essere anke legale, cioè stabilita dalla legge: la legge

 stabilisce ke se il kiamato si trovi nel possesso effettivo dei beni ereditari e

trascorsi 3 mesi snz un atto di rinuncia o snz ke si sia ftt l’inventario, il kiamato

diventa erede puro e semplice. Anke il kiamato ke abbia sottratto o nascosto beni

all’eredità decade dalla facoltà di rinunciare e si considera cm erede puro e

semplice.

Se il kiamato muore senza aver accettato, il diritto si trasmette ai suoi eredi

(trasmissione del diritto di accettazione), ma l’erede trasmittente nn può accettare la

trasmissione di qst diritto e rinunciare al resto: se rinuncia all’accettazione dell’eredità

prp, rinuncia anke all’eredità a lui devoluta. La trasmissione si differenzia dalla

rappresentazione xkè l’erede del trasmittente esercita il diritto ke aveva il suo autore,

mentre ki succede x rappresentazione succede direttamente al defunto.

L’accettazione è impugnabile sl x dolo o x violenza, ma se si scopre 1 nuovo testamento

dp ke si sia ftt l’accettazione, l’erede nn è obbligato a soddisfare i legati iscritti in esso

oltre il valore dell’attivo ereditario o se egli è legittimario, sl con i beni della disponibile. X

l’acquisto del negato nn è necessaria l’accettazione.

Il beneficio d’inventario

Con l'accettazione pura e semplice l'erede confonde il suo patrimonio con quello del

defunto che divengono, in tal modo, un unico patrimonio; questa conseguenza può non

sempre essere conveniente per l'erede, perché se nel patrimonio del defunto, i debiti

superano i crediti, l'erede sarà tenuto comunque ad onorarli. Per questo motivo potrebbe

convenire accettare l'eredità, non puramente e semplicemente, ma con beneficio di

inventario in modo da avere una responsabilità limitata, nel senso ke l’erede nn risponde

dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni prevenuti a titolo di successione.

L’erede quindi risponde solo con i debiti ereditari e nn anke cn i beni propri. Il beneficio

d’inventario serve quindi prp x tenere distinto il patrimonio del defunto da qll dell’erede.

L’accettazione beneficiata è sempre nelle facoltà del kiamato mentre è obbligatoria x le

eredità devolute a incapaci, alle xsn giuridike o associazioni, fondazioni o enti nn

riconosciuti. Essa viene ftt cn dikiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del

tribunale ed è inserita nei registri delle successioni. Entro un mese, la dikiarazione va

trascritta, a cura del cancelliere, all’ufficio dei registri immobiliari. Si tratta di 1 ipotesi di

pubblicità notizia la cui mancanza nn comporta l’inefficacia dell’accettazione, ma

impedisce all’erede di procedere al pagamento dei creditori e legatari. La dikiarazione di

accettazione viene preceduta o seguita dalla redazione dell’inventario ke determina la

valutazione dei beni fino alla liquidazione. Se i kiamati all’eredità sn + di uno, tt

approfittano dell’accettazione fatta anke da uno solo.

Riguardo ai termini, è stabilita una scadenza iniziale x fare la dikiarazione o l’inventario.

X il termine iniziale bisogna fare una distinzione se il kiamato è in possesso effettivo dei

beni ereditario o meno: nel primo caso egli dv iniziare l’inventario entro 3 mesi se nn

vuole essere considerato erede puro e semplice e se nn vuole perdere il diritto di

esercitare l’azione di riduzione nei confronti di ki nn è coerede; nel secondo caso egli

può fare la dikiarazione di accettazione entro il termine di 10anni. Se invece l’inventario

è stato ftt prima della dikiarazione di accettazione, l’accettazione dv essere ftt nei 40 gg

successivi al compimento dell’inventario, sotto pena di decadenza dal diritto di

accettare.

Gli effetti della dikiarazione hanno importanza anke nei riguardi dei creditori e legatari

del defunto. In qst caso la confusione ereditaria viene evitata sia dagli eredi, ma anche

dai creditori e legatari del defunto ai quali è riconosciuto il diritto di soddisfarsi sul

patrimonio ereditario prima dei creditori dell’erede. Per il pagamento dei pesi ereditari, è

stabilito un termine di attesa di un mese durante il quale l’erede dv astenersi dai

pagamenti individuali x dar modo ai creditori o legatari di fare opposizione. Se entro tale

termine viene notificata all’erede qlk opposizione, egli nn può effettuare pagamenti, ma

dv procedere alla liquidazione concorsuale nell’interesse di tt i creditori e legatari,

invitando i creditori a presentare le dikiarazioni di credito e si prepara uno stato di

graduazione in cui primi dv venire i privilegiati e cm ultimi i legatari: successivamente si

procede ai pagamenti x la totalità o x una quota proporzionale. Se nex ha ftt

opposizione, l’erede procede al pagamento dei creditori al susseguirsi della loro

presentazione al fine di rikiedere ciò di cui hanno diritto. Esauritosi il patrimonio

ereditario, i creditori insoddifatti si pox avvalere contro i legatari.

La separazione dei beni del defunto da qll dell’erede

La confusione ereditaria in alcuni casi rappresenta un danno x i creditori del defunto, ke

pox procedere alla separazione dei beni del defunto da qll dell’erede al fine di

ottenere una maggior tutela. X rikiedere la separazione, i creditori o legatari dv agire

entro 3 mesi dall’apertura della successione. La separazione se riguarda beni mobili si

esercita cn domanda al tribunale competente e il giudice ordina l’inventario e da

disposizioni x la conservazione dei beni, ke verranno a trovarsi sotto sequestro.

Riguardo agli immobili, il diritto si attua con iscrizione dei beni e indicazione del credito a

nome del defunto e a nome dell’erede.

I creditori del defunto rispetto ai creditori personali dell’erede hanno il diritto di farsi

pagare x intero sui beni separati. Il problema è andare a vedere se il patrimonio

ereditario del defunto sia sufficiente o no al pagamento integrale dei debiti:

nel primo caso, il creditore separatista avrà diritto di soddisfarsi x intero sui beni

 separati e i nn separatisti concorrono cn i creditori personali dell’erede;

nel secondo caso, cioè il patrimonio risulti insufficiente ad estinguere le passività,

 la tutela dei creditori separatisti sarà ridotta e qst nn eviterà il concorso cn i nn

separatisti nella liquidazione dei beni separati; i creditori dell’erede e i nn

separatisti concorrono con la parte residua del patrimonio nn separato.

I legatari vengono sempre al di sotto dei creditori del defunto e i creditori nn separatista.

La rinuncia all’eredità o al legato

La rinuncia dv risultare espressamente. Si parla di rinuncia abdicativa quando si perde

la qualifica di erede e può essere ftt da tt i coeredi e nn ha effetti fino a ke nn si osserva

la forma solenne; si parla di rinuncia traslativa quando implica accettazione e successivo

trasferimento dei diritti ereditari. La rinuncia è negozio solenne ke si fa cn dikiarazione

ricevuta dal notaio o dal cancelliere del tribunale e può essere esercitata fino a ke il

diritto di accertare nn si sia prescritto. Il kiamato all’eredità perde la facoltà di rinuncia

quando: sottrae beni ereditari; quando si trova in possesso effettivo dei beni, nn redige

l’inventario entro 3 mesi dall’apertura della successione.

La rinuncia è negozio puro e nn quindi nulla se soggetta a condizione o termine, o solo

x parte. Nn può essere ftt prima dell’apertura della successione (andrebbe contro il

divieto dei patti successori) e neppure dopo l’accettazione. La rinuncia ha efficacia

retroattiva: il rinunciante è cm se nn fosse mai stato kiamato all’eredità. La rinuncia è

revocabile: il rinunciante ha il diritto di accettare l’eredità fino a qnd un altro kiamato di

ulteriore grado nn abbia a sua volta acquistato l’eredità. La rinuncia può andare anche a

vantaggio dei creditori del rinunciante quando ad esempio egli decide di rinunciare

all’eredità x poter far trarre vantaggio ad altre persone. In qst casi i suoi creditori entro 5

anni pox farsi autorizzare dal rinunciante al fine di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla

quota dei loro crediti: in qst caso i creditori nn diventano eredi! Una volta ke si sono

soddisfatti i creditori, l’eventuale parte rimanente spetta ai kiamati di ulteriore grado. La

rinuncia può essere impugnata x dolo o violenza e in caso di errore ostativo ke implica

l’esclusione della volontà (comporta la nullità dell’atto).

L’eredità giacente

L’eredità giacente è un istituto ke può verificarsi sulla base di 2 situazioni di incertezza:

quando nn sia stata accettata l’eredità dal kiamato;

a) nn si sa chi sia il soggetto kiamato all’eredità;

b)

i presupposti x porre in essere l’eredità giacente sn 2:

il kiamato nn dv aver accettato l’eredità

A) nn dv essere nell’effettivo possesso dei beni ereditari.

B)

In presenza di tali presupposti, l’eredità giacente ha inizio con la nomina di un curatore

ke va ad amministrare e curare l’eredità, ke si considera cm 1patrimonio autonomo. I

poteri del curatore sn analoghi a qll dell’erede ed egli cessa le sue funzioni nel momento

in cui l’erede accetta l’eredità.

Le azioni a tutela dell’erede e legatario

Il kiamato all’eredità snz aver ftt atto di accettazione, può esercitare azioni possessore

sui beni ereditari oltre a compiere atti conservativi, di vigilanza e amministrazione. Inoltre

coloro ke pox avere il diritto alla successione, l’esecutore testamentario, coloro ke

abitavano con il defunto, pox rikiedere al tribunale di appore sigilli, al fine di avere un

rimedio preventivo contro il pericolo di sottrazione dei beni, alterazione dei documenti e

modifike dello stato dei fatti.

Inoltre all’erede è destinata la petizione dell’eredità in cui l’erede vero fa valere i prp

diritti nei confronti dell’erede apparente. L’azione ha in comune cn l’azione di rivendica i

caratteri dell’assolutezza (nei confronti di tt) e di imprescrittibilità. L’azione di petizione

può esercitarsi nei confronti di 1 erede apparente o nei confronti di ki nn possiede alcun

titolo. Se poi il soggetto ritiene di aver acquistato il bene dal defunto, l’erede vero può

agire cn la rivendica. Il legatario di un legato di specie può agire direttamente in

rivendica contro kiunque possegga il bene; il legatario di quantità ha azione personale

contro l’onerato.

La petizione dell’eredità può esercitarsi in 2 casi:

Rapporto tra erede vero e erede apparente: qui si ha riguardo alla buona fede

 dell’erede apparente, stabilendo ke è in buona fede quando si è impossessato del

bene quando cm erede legittimo nn conosceva l’esistenza di parenti + vicini o

come erede testamentario nn conosceva l’esistenza di un testamento anteriore.

La sostanza della buona fede si ha in un errore ke è scusabile e nn comporta

grave colpa. Avremo tra le conseguenze la restituzione dei frutti, le spese, i

miglioramenti e le addizioni, oltre lo spossessamento del bene. Se l’erede

apparente ha alienato il bene in buona fede, è obbligato a restituire solo il reale

corrispettivo ricevuto, mentre se ha alienato in mala fede, è responsabile del

valore reale del bene e nn sl del prezzo di alienazione;

Rapporto tra erede vero e terzi aventi causa dell’erede apparente: qui si ha

 mlt riguardo alla buona fede del terzo avente causa e nn dell’erede apparente.

L’erede vero può agire contro gli aventi causa dell’erede apparente. Sono salvi i

diritti acquistati dai terzi ke provino di aver contratto in buona fede e a titolo

oneroso, anche se la buona fede dv essere provata cn ogni mezzo. I diritti

acquistati dai terzi relativi ai beni mobili e immobili sn ftt salvi se la trascrizione

dell’atto di acquisto compiuto dall’erede apparente e la trascrizione compiuta dal

terzo nei confronti dell’apparente siano stati trascritti prima della trascrizione

dell’atto d acq dell’erede vero. Inoltre se la domanda di petizione di eredità ftt

dall’erede vero è trascritta dp 5 anni dalla trascrizione dell’eredità ftt dall’erede

apparente, il diritto del terzo avente causa è salvo purkè si tratti di acquisto ftt in

buona fede.

I rapporti tra coeredi. La divisione

La comunione ereditaria

La comunione ereditaria è l’ipotesi + frequente in cui + xsn sn kiamate pro quota

all’eredità e quindi si tratta di una quota ideale dei beni ereditari. La quota (composita)

viene composta da diritti reali e diritti di credito. Ogni coerede ha il potere di esercitare i

diritti ke gli sn attribuiti dalla legge x quanto riguarda la comunione, anche se stabilisce

una limitazione: ogni coerede gode del diritto di prelazione, cioè il diritto di poter vendere

in tutto o in parte la propria quota ereditaria ad un soggetto estraneo all’eredità. Il

coerede xò dv notificare la proposta di alienazione agli altri coeredi, i quali godono anke

loro di 1 diritto di prelazione. La prelazione dv essere esercitata entro 2 mesi dall’ultima

notificazione. In mancanza di notificazione, gli altri coeredi hanno il diritto di avvalersi

sulla quota dell’acquirente estraneo e da ogni successivo avente causa, finkè duri lo

stato della comunione (retratto successorio). Diritto di prelazione e retratto

successorio si applicano nei casi di comunione ereditaria, ma nn si applicano nella

vendita dei beni ereditari da parte dell’erede.

La ripartizione tra coeredi dei pesi ereditari

I coeredi debbono contribuire al pagamento dei debiti ereditari snz vincolo di

solidarietà, ciascuno in proporzione della loro quota e quindi se il coerede nn paga la

sua parte al creditore, qst ultimo nn ha il diritto di rivolgersi agli altri (tranne nel caso di

imposte gravanti sul defunto). Gravano sugli eredi tnt i debiti del defunto tnt i nuovi oneri

o pesi ke il testatore impone ai successori. L’art 754 xò stabilisce ke l’erede

eventualmente è kiamato pagare l’intero ammontare del debito quando è proprietario di

un bene ipotecato x i debiti del defunto ke costituisce una garanzia x l’intero ammontare

del credito a favore del creditore. In qst casi il coerede ke ha pagato l’intero ammontare,

ha il diritto di rivalersi sugli altri coeredi, sottratta la sua quota. Il legatario invece nn è

tenuto al pagamento dei debiti del testatore.

La formazione della massa ereditaria e la collazione

La massa ereditaria è formata da tt i beni posseduti dal defunto al netto dei debiti al

momento dell’apertura della successione snz prendere in considerazione la

redistribuzione dell’ammontare dei beni donati. Ci sn casi in cui l’ammontare dei beni

donati vengono presi in considerazione accanto al possesso dei beni del defunto al

netto dei debiti: caso della riunione fittizia ke serve x determinare se i legittimari sn stati

lesi nella loro quota indisponibile, ma cmq essa nn va ad aumentare la massa ereditaria.

Infatti la massa ereditaria rimane qll k è e sl quando questa nn sia sufficiente x

soddisfare le pretese dei legittimari, si toccano le donazioni. Cosa diversa è invece la

collazione: la collazione è il rimedio x aumentare la massa ereditaria grz ai quali i

discendenti legittimi, naturali, legittimati, adottivi, ecc e il coniuge ke hanno accettato

l’eredità, dv restituire alla massa ereditaria tt i beni ke gli sn stati donati in vita dal

defunto, al fine di ripartirli cn gli altri coeredi. La collazione può essere attuata tnt nella

successione legittima tnt testamentaria, a meno che il testatore nn abbia proceduto alla

dispensa. La dispensa può essere attuata o nello stesso atto di donazione (diventando

così irrevocabile) o per testamento, costituendo un grande vantaggio x il beneficiario.

Ovviamente il testatore nn è obbligato alla collazione. Il donatario può evitare la

collazione rinunciando all’eredità.

Oggetto della collazione sn tt le donazioni tnt dirette qnt indirette. Nn va conferito in

donazione: ciò ke si riceve a titolo di legato, le donazioni ftt ai discendenti o al coniuge

da parte dell’erede, le spese ftt x il mantenimento, x l’educazione, malattie ftt al coniuge.

Mentre vanno conferite: le donazioni ftt all’ascendente quando gli succede in sua

rappresentazione il discendente, le spese x assegnazioni ftt a causa di matrimonio o x

avviare il figlio all’esercizio dell’attività produttiva, x procurare al figlio un ufficio, le spese

ftt x il pagamento dei debiti dell’erede.

Quindi dalla collazione viene in risalto un aumento della massa ereditaria ke va a

vantaggio SOLO DEI COEREDI DISCENDENTI O DEL CONIUGE, xkè le quote degli

altri saranno ripartite solo sul relicium. Inoltre c’è da dire ke si fa smp mlt confusione tra

riunione fittizia e collazione, xkè nella prima nn c’è 1 aumento della massa ereditaria,

mentre nella seconda i beni donati dal defunto ritornano x l’intero, e al legittimario sarà

corrisposto sl quel bene o quei beni donati ke vanno a riparare l’eventuale lesione di

legittima dei legittimari.

La collazione di beni immobili si fa a scelta dell’erede donatario x natura (restituendo

alla massa il bene ricevuto) o x equivalente (cioè x imputazione). Con l’imputazione, il

valore del bene conferito va ad aumentare la massa ereditaria e contemporaneamente

se ne tiene conto nella formazione della quota del donatario. I beni mobili e i crediti

donati sn conferiti sl x imputazione. La collazione del denaro donato si fa andando a

prelevare un minor somma di denaro dell’eredità da parte del donatario. Se poi il denaro

è stato investito in un determinato bene, allora si andrà a conferire la donazione indiretta

dell’immobile e nn il denaro.

Le imputazioni, i prelievi e le ripartizioni dei crediti in denaro

Quando i coeredi avevano dei debiti nei confronti del defunto o di altri coeredi,

essi dv imputare alla prp quota il valore dei debiti (imputazione dei debiti). Cn essa

nn si va ad aumentare la massa ereditaria xkè ai debiti corrisponde già un credito

nell’attivo della massa. L’imputazione dei debiti si differenzia dalla collazione, poikè

l’imputaz dei debiti si attua nei confronti tt i coeredi e nn solo nei confronti di alcuni.

Inoltre se il credito ereditario è indivisibile, il singolo erede del creditore potrà esigere

l’intera prestazione, xò egli deve far cauzione a garanzia dei coeredi.

La divisione

La legge riconosce ad ogni coerede la facoltà di kiedere lo scioglimento della

comunione. Infatti con la divisione, ogni coerede ha il diritto di avere in natura ( beni

immobili e mobili) una parte proporzionale di tt i beni ke formano l’attivo ereditario. Ciò

nn esclude ke gli eredi pox procedere cn attribuzioni parziali (a stralcio). Ovviamente il

testatore può disporre dei limiti al diritto di kiedere lo scioglimento della comunione, x

esempio può ammettere la divisione qnd tt gli eredi abbiano compiuto la maggior età o x

1tempo massimo di 5 anni. La divisione va preceduta dalla resa dei conti fra coeredi e

dalla formazione dello stato attivo e passivo dell’eredità. La divisione può essere

compiuta:

divisione amikevole: si attua mediante l’accorod di tt i kiamati. Se tra i beni da

 dividere vi sn beni immobili, la divisione si fa x iscritto.

Divisione giudiziale: le operazioni si svolgono sotto la direzione di un giudice

 istruttore e il suo giudizio dv essere promosso nei confronti di tt i coeredi.

Fatti i prelevamenti x conguagli tra le quote, preceduti dalla stima dei beni ke restano

nell’attivo, si procede alla formazione delle porzioni delle quote. Esse dv comprendere

un complesso di immobili, mobili e crediti di ugual natura e qualità. L’assegnazione delle

porzioni è ftt a sorte. Inoltre i coeredi devono congiuntamente prestare garanzia x le

molestie x cause anteriori alla divisione; le conseguenze subite da 1 coerede si

ripercuotono sugli altri, in uguale proporzione.

La divisione ha natura dikiarativa, qst significa ke ogni coerede è reputato il solo

successore dei suoi beni cm se nn avesse mai avuto diritti sugli altri beni ereditari. Alla

natura dikiarativa è connessa la retroattività dell’effetti della divisione: tt gli atti di

disposizione compiuti da 1 coerede sopra 1 bene ke sn finiti in mano ad altri, rimangono

inefficaci, e ciascun erede riceve i beni liberi da pesi imposti da altri coeredi. Xò quando

un coerede ha concesso ipoteca su di 1 bene k è stato assegnato poi ad altri, l’ipoteca si

trasferisce sugli immobili ke al coerede vengono assegnati in seguito alla divisione.

Assegni divisionali e divisione del testatore

Il testatore può anke influire sull’attribuzione dei singoli beni agli eredi attraverso 2 modi:

assegni divisionali: in cui il testatore indica quali beni andranno a comporre la

 quota già stabilita x i singoli kiamati cn assegni divisionali specifici aventi efficacia

obbligatoria ke nn impediscono l’insorgere della comunione k può essere sciolga

successivamente.

Divisione del testatore: si ha qnd c’è una concreta attribuzione dei beni in cui il

 testatore divide i beni tra i coeredi mediante assegni divisionali qualificati k hanno

efficacia reale immediata evitando l’istaurarsi della comunione.

Se nella divisione vi è un legittimario pretermesso e qst si faccia vivo mediante azione di

riduzione, la divisione è nulla, mentre nn lo è quando c’è stata sl una lesione della sua

quota legittima. È inoltre nulla la divisione nella quale nn ci sia la partecipazione di uno

degli eredi ke risulta dal testamento.

Annullamento e rescissione della divisione

La divisione è destinata a cadere se mancano i suoi presupposti essenziali: se manca

la partecipazione di un erede ke risulta dal testamento o qnd esista un titolo ereditario x

una diversa ripartizione (testamento rispetto alla successione legittima; o testamento

posteriore ad un testamento revocato). La divisione amikevole può essere annullata x

violenza o dolo. Mentre l’errore nn è causa di annullabilità a meno che nn è causa di

grave pregiudizio in cui il condividente può porre rimedio tramite rescissione; se poi

l’errore è costituito nell’attribuire ad un condividente un bene ke nn faceva parte

dell’eredità, la conseguenza è ke sarà considerato evitto (l’azione cn cui il terzo, in forza

del suo diritto, legalmente spossessa la xsn k gli è stato trasferito 1diritto reale).

La rescissione x lesione può essere esercitata da ogni condividente vs altri,

presuppone sl ke vi è stata una lesione oltre il quarto. Lesione oltre il quarto significa ke

il coerede a ricevuto una porzione inferiore di oltre un quarto rispetto a qnt doveva

conseguire. L’azione si prescrive in 2 anni dalla divisione e nn produce effetti a danno

degli altri terzi aventi causa da uno dei partecipanti alla divisione. L’azione di rescissione

si esercita contro ogni atto (permuta, vendita, riconoscimento di diritti) k abbia avuto

sostanzialmente l’effetto di cessare tra i coeredi la comunione ereditaria. Nn è ammessa

contro la trascrizione k ha posto fine alle questioni insorte a causa della divisione. X

effetto della rescissione la divisione va rifatta anche se i coeredi contro i quali è

promossa la domanda, pox evitarla offrendo un supplemento a integrazione x il giusto

valore.

Il patto di famiglia

Il patto di famiglia è 1 contratto cn cui l’imprenditore trasferisce, in tt o parte, l’azienda,

o il titolare di partecipazioni societarie trasferisce le prp quote, a più discendenti. Devono

partecipare, alla sua formazione, anke i coniugi e tt coloro ke sn legittimari. Esso è un

contratto plurilaterale ke si caratterizza x la presenza di 3 partecipanti: l’imprenditore o

titolare di partecipazioni societarie (disponente); i discendenti a cui vengono trasferita

l’azienda o le quote societarie (assegnatari dei beni d’impresa); infine gli altri legittimari

esistenti al momento della conclusione del contratto (partecipanti nn assegnatari dei

beni d’impresa). Tt qst soggetti sn parte integrante del contratto, e quindi è necessario il

loro consenso x la validità, ma vi sn anche soggetti estranei cm i legittimari

sopravvenuti, ke sn venuti ad esistere sl in un momento successivo alla formazione

della fattispecie (es. i figli nati successivamente ad esso). La legge riconosce ai

legittimari sopravvenuti un diritto di credito nei confronti dei partecipanti, aumentato degli

interessi legali. Se tale obbligo rimane inadempiente, i legittimari pox rikiedere

l’annullamento del contratto.

Il patto di famiglia è caratterizzato da qll spirito di liberalità ke caratterizza il contratto di

donazione e questo si capisce dal ftt ke il patto d famiglia nn è soggetto a collazione ne

riduzione. Esso rikiede l’atto pubblico, a pena di nullità: nell’individuazione della sua

causa, oltre allo spirito di liberalità, pox ritrovare la sua funzione distributiva di alcune

sostanze in via anticipata rispetto all’apertura della successione. Quindi il patto di

famiglia ha ad oggetto 1 azienda o le partecipazioni societarie ke vengono trasferite dal

disponente ai suoi discendenti, qst rappresenta 1 primo effetto reale ke viene kiamato

componente attributiva reale di natura negoziale. Un altro effetto kiamato componente

obbligatoria di natura legale, consiste nell’obbligo gravante sugli assegnatari

dell’azienda, di liquidare gli altri legittimari nn assegnatari mediante pagamento di

1somma corrispondere al valore delle loro quote riservate.

Il patto può essere annullato in presenza di vizi del volere, ma l’azione si prescrive

entro 1anno, termine ke inizia a decorrere dal momento in cui è cessata la violenza, o è

stato scoperto l’errore o il dolo.

LE DONAZIONI – CAPO VI

La donazione è 1 speciale e tipico contratto mediante il quale si trasferiscono diritti sulla

base di 1 spirito liberale. Con lo spirito di liberalità si intende l’impoverimento di un

soggetto, accompagnato da 1 arrikkimento a favore di 1 altro soggetto, facendo

incrementare il suo patrimonio. Inoltre lo spirito liberale comporta ke l’autore fa 1

attribuzione patrimoniale snz ricevere cm corrispettivo 1 interesse economico. Tuttavia

c’è da dire ke testamento e donazione nn sn la stessa cosa: il primo è un atto mortis

causa, il secondo è un atto tra vivi; il testamento in sostanza nn è 1 atto di liberalità x chi

lo compie poiché la successione avviene x 1fatto estraneo alla volontà del testatore ke

dispone ke esso si volga a favore di 1successore rispetto ad altri, mentre la liberalità tra

vivi comporta 1effettivo e immediato impoverimento ke dipende dalla volontà del

disponente.

La donazione è 1 negozio ke cm tt i contratti ha 1 prp causa. Elemento essenziale della

causa è “l’arrikkimento di 1 parte snz ricevere corrispettivi in cambio” e si differenzia dai

motivi: i motivi pox essere vari, si può donare x affetto, x beneficienza, x amore di fama

o desiderio di lusso, x riconoscenza, x premiare o x sdebitarsi da parte del disponente.

Caratteristike della donazione remuneratoria: è 1 donazione, ma la legge la sottrae ad

alcune conseguenze delle donazioni ordinarie, quali la revoca, obbligo agli alimenti e

garanzia di evizione ed esige la forma solenne (a differenza delle donazioni indirette).

Vi sn alcune donazioni ke vengono escluse cm tali: quali le liberalità d’uso ke si

vogliono fare in occasione di servizi resi in conformità agli usi o al costume sociale. Si

tratta di atti a titolo gratuito, nn obbligatori quali donativi fatti dai fornitori nelle ricorrenze

natalizie, alle gratificazioni del personale. Inoltre nn rikiedono l’atto pubblico, nn sn

revocabili x ingratitudine o sopravvenienza di figli, nn danno diritto agli alimenti in favore

del donante e nn se ne tiene conto nei riguardi della futura successione del donante.

Sono comprese tra le liberalità: qll ke formano oggetto di convenzioni matrimoniali e

sn sottoposte a collazione, riduzione, imputazione ex se; le donazioni obnunziali fatte

dagli sposi o da altri soggetti a loro favore, sn sottoposte a discipline particolari sia

riguardo alla costituzione (si perfeziona senza bisogno di accettazione, ma nn ha

efficacia se nn si verifica snz la celebrazione del matrimonio) sia x i suoi effetti (nn

obbliga gli alimenti) e l’eventuale annullamento del matrimonio rende nulla la donazione

obnunziale.

Soltanto quando il motivo unico determinante dell’atto è stato erroneo o quando sia

illecito, si ha invalidità della donazione (annullabilità x motivo erroneo, nullità x motivo

illecito).

Il negozio misto con donazione

A volte può capitare ke in negozio sia presenti frammenti sia di atti di liberalità sia

frammenti di atti a titolo oneroso. In qst caso nn ci troviamo di fronte ad 1 negozio

formato da elementi propri di 2 skemi negoziali tipici (o donazione o compravendita) ma

ci troviamo di fronte ad un negozio misto, in cui dovrebbero trovare applicazione

parziale tnt le norme della compravendita tnt le norme delle donazioni, precisamente

donazioni indirette ke le parti attuano utilizzando 1 compravendita x arrikkire il

compratore della differenza tra prezzo pattuito e valore effettivo del bene. In qnt si tratta

di 1 negozio misto composto anche da elementi della donazione, il negozio è soggetto a

collazione, revoca x ingratitudine e sopravvenienza dei figli, e azione di riduzione delle

donazioni. Nn si applica invece la norma ke prescrive la forma dell’atto pubblico, a pena

di nullità.

Le donazioni indirette

Sono considerate donazioni indirette tt ql ke nn si qualificano come donazioni dirette, e k

hanno ad oggetto l’impoverimento di un soggetto e l’arrikkimento di 1altro sogg ke si

attua immediatamente, con l’attribuzione di un diritto a sua disposizione. La donazione

indiretta produce 1 beneficio x chi lo riceve, come la remissione di 1debito, pagamento

di debiti altrui, contratto a favore di 1 terzo; mentre la donazione diretta da 1 bene a

favore di 1 altro soggetto, come la costruzione su suolo altrui ftt x intento di liberalità.

Però nn esiste un concetto unitario di donazioni indirette, comprendente una serie di

cause di trasmissione di diritti. La causa tipicamente prevista è ql qll in cui il contratto di

donazione è sottoposto a precise norme di capacità e di forma.

La liberalità fra vivi e futura successione

In alcune situazioni, le liberalità tra vivi vengono considerate cm anticipi di successione,

infatti x qst motivo si spiega l’istituto della collazione. L’azione di riduzione si svolge anke

contro le donazioni dirette e indirette da parte del legittimario ke è stato leso nella sua

quota indisponibile (è esercitabile sia nelle liberalità tra vivi sia negli atti mortis causa).

Le incapacità a ricevere sn stabilite dalla legge in modo analogo sia nelle donazioni ke

successioni. Infine si ricorda un importante norma in cui le liberalità tra vivi si avvicinano

alle disposizioni mortis causa: l’art. 799 afferma ke la nullità delle donazioni nn può

essere ft valere dagli erede o dagli aventi causa del donante quando conoscendo le

cause di nullità, abbiano dato conferma alla donazione.

La revoca delle liberalità

Le liberalità tra vivi nn pox essere revocate, anche se la legge ammette 2 revoche:

domanda di revoca x ingratitudine: solo quando il donatario ha compiuto un

• atto generico di grave ingiuria nei confronti del donante e l’ingratitudine può

verificarsi x cause sopravvenute e produce la revoca dell’acquisto. La domanda

va proposta entro 1 anno dalla notizia da parte del donante contro il donatario;

revoca x sopravvenienza di figli al donante: quando al tempo della donazione,

• il donante ignorava di avere figli o discendenti legittimi e può essere kiesta entro 5

anni dalla nascita dell’ultimo figlio.

La revoca delle donazioni nn si attua di diritto ma si costituisce cn domanda giudiziale.

Essa nn ha efficacia reale poiché sn salvi i diritti acquistati da terzi anteriormente alla

domanda. Se il donatario ha alienato i beni, dv restituire il valore cn riguardo al tempo

della domanda. Sn irrevocabili le liberalità remuneratorie, obnuziali e nn soggette a

collazione.

Il contratto di donazione

La donazione è un contratto e ne pox avere di diverse specie:

donazione con effetto reale: si trasferisce o si costruisce un diritto su di un bene;

• donazioni liberatorie: con le quali si rinuncia ad un diritto, come un usufrutto,

• servitu, credito;

donazione promissaria: cn la quale si assume 1 obbligazione (di un dare) vs il

• donatario.

L’accettazione da parte del donatario è necessaria nn solo x la sua efficacia ma anche

cm elemento essenziale del contratto. Infatti la proposta di donazione nn è una

donazione e fino a quando l’accettazione nn viene notificata al donante, tnt il donatario

tnt il donante pox revocare la loro dikiarazione – e la morte dell’uno o dell’altro comporta

l’imperfezione del negozio.

L’oggetto della donazione

Può essere oggetto di donazione ogni bene ke si trova nel patrimonio del donante. X la

validità delle donazioni di cs mobili, bisogna specificarle, cn indicazione del valore,

nell’atto della donazione o in nota. È nulla la donazione di beni futuri, ftt l’eccezione x i

frutti separati. La donazione di cose future è nulla xkè potrebbe compromettere le future

possibilità economike del donante. Nn rientrano tra qst donazioni, le donazioni di beni

altrui xkè è inefficace e nn è idonea ai fini dell’usucapione abbreviato.

Oggetto della donazione pox essere 1 o + cose. Se oggetto di donazione è 1

universalità mobile, e il donante ne abbia conservato il godimento presso di sè, si

reputano comprese nella donazione anke le cose ke si aggiungono successivamente.

La donazione k ha ad oggetto prestazioni periodike, si estingue alla morte del donante. Il

donante può riservare un vantaggio a sé o ad altri x qnt riguardo l’usufrutto delle cose

donate. Cn eccezione x il divieto dell’usufrutto successivo, è ammessa la disposizione

in cui 1 vlt ke il donante abbia goduto dell’usufrutto, qst’ultimo possa passare ad 1 terza

xsn.

Forma e capacità

La donazione è negozio solenne: dv essere ftt cn atto pubblico, a pena di nullità, e cn la

presenza di 2 testimoni. Ai requisiti formali nn sn sottoposte le donazioni indirette. L’atto

pubblico è rikiesto sia x la cosa mobile sia immobile, oltre ke qnd l’accettazione e

l’offerta nn siano contenute nello stesso atto. Eccezione al requisito della solennità, sn le

donazioni manuali, nelle quali nn vi è il requisito di forma solenne ma bensì la

trasmissione del possesso. Si rikiede ke si tratti di cose mobili, ke abbiano valore

modico e ke sia stata ftt l’effettiva tradizione del possesso al donatario. Sn donazioni

manuali anke i donativi ftt in occasione di ricorrenze, oblazioni di carità e beneficienza.

X donare è rikiesta la piena capacità di disporre: i minori, interdetti, inabilitati sn

incapaci di donare, ma solo nelle prp convenzioni matrimoniali la donazione può essere

ftt, cn la cura di 1 assistenza, anke al minore emancipato e inabilitato. Fuori i casi di

incapacità legale, è impugnabile la donazione ftt da ki in ql momento era incapace di

intendere e volere: l’annullamento nn è subordinato all’esistenza dei requisiti di danni o

mala fede. È annullabile l’atto ftt dp l’inizio del giudizio di inabilitazione.

La donazione è ftt personale ke nn consente rappresentanza: è ammessa solo 1

procura speciale cn espressa indicazione del donatario e oggetto della donazione; è

ammesso anke ke il donante pox deferire ad 1 terzo la scelta del donatario fra + xsn

designate.

La capacità di ricevere si distingue dalla capacità di accettare. Anke il nascituro può

essere destinatario di una donazione o anche il figlio ancora nn concepito purkè genitore

di una xsn vivente. Le norme dettate x l’accettazione dell’eredità, valgono anche x le

donazioni.

Effetti delle donazioni

L’effetto reale della donazione di cosa determinata nn è soggetto alle obbligazioni ke pox

gravare sul venditore. La garanzia x evizione è prevista dall’art 797 e la garanzia x vizi

nn è dovuta, a meno ke il donante sia stato in dolo. Anke l’obbligazione assunta nella

donazione promissoria è da valutare cn minor rigore rispetto alle regole generali sulle

obbligazioni: il donante, in caso di inadempienza o di ritardo nell’eseguire la donazione,

è responsabile solo x dolo o grave colpa.

Qualke conseguenza nei rapporti tra donante e donatario c’è: poiché il donatario è

tenuto a fornire gli alimenti al donante ke si trova in stato di bisogno, ovviamente nn è

responsabile oltre il valore della donazione ricevuta. È ammessa la condizione di

reversibilità al donante in cui esso può validamente stabilire ke, finkè è in vita, i suoi beni

nn vadano a vantaggio di terzi. Quando si verifika la condizione, tt le alienazioni ftt dal

donatario nn valgono e tt i beni ritrovano al donante liberi da pesi e ipoteke.

I BENI E I DIRITTI REALI – CAPO VII

Il bene è definito cm le cose ke pox andare a formare oggetto di diritti (è ciò ke cade

nella potestà dell’uomo). Il bene si differenzia dalla cosa ke invece conserva il senso di

entità materiale e immateriale. Quindi il bene coincide cn qll qualificazione giuridica ke

può formare oggetto di interessi umani e riferirsi a 1 cosa quale parte del mondo; la cosa

invece si ricerca nello spazio, agisce sui sensi (sostanze liquide, solide,ecc ) e nello

spirito (creazione inventiva o idea dell’opera artistica o tecnica). X esempio le stelle sn

cose.

Il patrimonio

Il patrimonio è l’insieme dei rapporti giuridici ke hanno rilevanza economica di cui una

xsn è titolare: cm tale il patrimonio è composto da diritti e obblighi (si comprendono diritti

di natura personale, diritti di famiglia e pubblici). In senso giuridico il patrimonio

comprende pure il contenuto passivo, cioè la titolarità degli obblighi valutabili, oltre ke

dei diritti. Nel suo significato economico, il patrimonio è il complesso dei beni ke viene

valutato al netto delle passività. Possiamo avere :

patrimonio lordo: cioè prendere in considerazione l’insieme delle attività

• valutabili in denaro;

patrimonio separato: la legge stacca alcuni beni dagli altri ke fanno dello stesso

• proprietario;

patrimonio autonomo: di un soggetto k nn è dotato di capacità giuridica come

• fondazioni nn riconosciute, patrimonio delle società k nn hanno personalità

giuridica;

le cose, cn riferimento al patrimonio, si distinguono in cose ke fanno parte del patrimonio

di qualcuno e qll ke nn vi rientrano. Inoltre vi sn anche le cose fuori commercio e in

commercio ke vanno ad indicare cose ke sn o nn sn suscettibili di rapporti giuridici.

Rimangono fuori commercio l’aria o l’acqua del mare, sangue umano e i beni demaniali;

sn in commercio fuori dal patrimonio le cs di nessuno cm i pesci nelle acque pubbliche e

le cose mobili ke sn state abbandonate dal titolare k ha voluto rinunciare al diritto. Nn sn

invece fuori patrimonio le cose smarrite xkè nn c’è stata rinuncia da parte del titolare.

La distinzione tra cs mobili e immobili

Sono beni immobili x natura tt le cose ke nn si pox trasportare da 1 luogo ad 1 altro snz

alternarne la consistenza (sorgenti e corsi d’acqua) sia tt le cose ke artificialmente o

naturalmente sn incorporate al suolo. Sn immobili x determinazione di legge i mulini,

bagni e altri edifici galleggianti quando sn saldamente assicurati alla riva purkè siano

destinati ad essere utilizzati durevolmente; le costruzioni, piantagioni incorporate al

suolo, sn immobili anke se ftt x scopo transitorio.

Sono beni mobili tt quei beni ke nn si qualificano cm beni immobili. Sn sottoposti al

regime immobiliare i diritti reali ke riguardano beni immobili, cm diritto di servitu,

usufrutto su beni immobili, del concedente; le disposizioni su beni mobili si applicano a tt

gli altri diritti, cm il diritto di pegno, di credito, e le energie naturali.

Le classificazioni tra i 2 beni comportano alcune conseguenze. Si rikiede l’atto scritto x i

diritti reali immobiliari, mentre il negozio dei beni mobili di norma è a forma libera. Quindi

nella vendita mobiliare, la proprietà si trasferisce al momento della formazione del

consenso manifestato, mentre nella compravendita di 1 immobile nn vale fino a ke il

consenso nn viene espresso x iscritto. Il regime di pubblicità si attua x i beni immobili cn

la trascrizione, mentre x i beni mobili è il possesso ke acquista significato. I beni

immobili sn suscettibili di ipoteca, mentre i beni mobili sn suscettibili di garanzia di

pegno.

Altre principali distinzioni tra le cose in commercio

COSE SPECIFICHE E COSE GENERIKE: cosa specifica è 1 data cosa individuata; la

cosa generica è una qls cosa di un dato tipo. La distinzione è fondamentale x

l’adempimento di obbligazioni: se si ha ad oggetto una cosa generica, il debitore dv

consegnare al creditore 1 cosa rientrante nel genere indicato, ma nn inferiore alla

media; mentre nelle ipotesi di cosa specifica, il debitore dv dare esattamente la cosa di

cui si tratta, ed è liberato dall’adempimento anke se la cosa è scadente.

COSE FUNGIBILI E INFUNGIBILI: quando le cs sn identike l’una alle altre o si valutano

cm equivalenti x utilità e valore, si considerano come cose fungibili. Si parla di cose

fungibili anke qnd una cs pur determinata, sia valutata identica o equivalente a una o +

altre. Rientrano nella categoria delle cose fungibili tt qll ke vengono considerato a peso,

numero e misura cm i tessuti usuali o il denaro. Qst distinzione si applica anke ai fatti

umani nelle obbligazioni ke hanno x oggetto una prestazione di fare: secondo

l’indifferenza o l’interesse del creditore ke la prestazione sia compiuta personalmente da

tizio o caio.

COSE CONSUMABILI E INCONSUMABILI: sn cose consumabili qll ke pox essere

utilizzate 1 o 2 volte, qll inconsumabili qll ke pox essere utilizzate ripetutamente. La

distinzione si rivela soprattutto nell’usufrutto: se tale diritto ha x oggetto cs

inconsumabili, l’usufruttario può servirsene e alla fine le cose le restituirà nello stato in

cui si troveranno; mentre nel caso di cose consumabili, l’usufruttario ha diritto di servirsi

ma cn l’obbligo di pagare al termine il valore della loro consistenza iniziale

(quasiusufrutto).

COSE DIVISIBILI E INDIVISIBILI: divisibili sn qll cs ke si pox ripartire in parti omogenee

snz intaccare la qualità ma solo la quantità. Accatto alla divisibilità x natura, c’è una

indivisibilità x legge e un tipico esempio potrebbe exere il caso di 1 edificio in

condominio: se io sn proprietario del primo piano e Caio del secondo piano, loro hanno

in comune il suolo, i tetti e nn pox chiedere la divisione della comunione. Le

conseguenze dell’indivisibilità comporta: indivisibilità della prestazione e la nn

scioglimento della comunione, a meno ke nn si procede alla vendita x intero o

all’acquisto reintegrando le altre quote agli altri condomini.

I rapporti di connessione tra le cose

COSE SEMPLICI: sn qll ke costituiscono un tutto unitario, la cui fusione di + elementi ha

comportato la perdita della loro individualità materiale, come un animale, tavolo;

COSE COMPOSTE: il bene risulta dalla funsione d + elementi complementari ke

conservano la loro individualità materiale. La complementarietà è necessaria poikè nn si

ha una makkina snz ruote o un okkiale senza lenti. Ma l’elemento decisivo nn è dato

dall’unione, ma bensì dalla complementarietà economica, cioè tt gli elementi del bene,

anke se fisicamente separati, dv apparire essenziale x la destinazione economica del

bene.

Poi abbiamo il caso di connessioni x accessorietà in cui qui nn vi è l’unificazione, ma

bensì si parla di una cosa principale e altra accessoria e ci sn 2 casi:

INCORPORAZIONE: quando una cosa viene naturalmente o artificialmente incorpora

anke 1 altra anke solo a scopo transitorio. Presupposto è l’appartenenza di entrambe le

cose alla stessa xsn. L’incorporazione dv avvenire materialmente (case incorporate al

suolo, statua nella nikkia) e dv essere voluta dal proprietario. Qui ritroviamo la

completezza riguardo alla funzione economica della cosa accessoria e principale. Con

l’incorporazione si aggiunge 1cosa a 1 altra cosa principale x completarne o

perfezionarne la sostanza (es. una casa dv avere delle kiusure). L’importanza

dell’incorporazione si ha nel ftt ke la cosa incorporata va a perdere la prp oggettività

economica e giuridica: pertanto il bene mobile incorporato in 1 immobile, dv essere

considerato cm cosa immobile.

PERTIENZA: consiste nel legame solo economico e giuridico x cui una cosa, snz

perdere individualità e subire modificazioni, è destinata in modo durevole al servizio o

all’ornamento di altra cosa. Oltre il concetto di pertinenza agraria (ke comprende scorte

vive cm il bestiame e scorte morte come attrezzi, foraggi), vi è 1 pertinenza industriale

ke si riscontra negli stabilimenti dell’azienda, vi è una pertinenza sacra (x tt qll ke

appartiene alla kiesa cm banki, candelabri), vi è una pertinenza edilizia (cm ad esempio

lo scaldabagno). Ci può essere 1 pertinenza di immobile ad altro immobile cm può

essere l’area di 1 parkeggio rispetto ad 1 casa di abitazione; c’è anke 1 pertinenza di

mobile a mobile, quali il piedistallo costituito x un vaso. Per aversi la pertinenza è

necessaria la volontà del proprietario della cosa principale; occorre ke egli abbia la

disponibilità della cosa accessoria. Con la destinazione della cosa accessoria, nn si

acquista la proprietà ma i suoi proprietari della cs accessoria nn potranno opporre i loro

diritti al terzo in buona fede ke abbia acquistato il bene principale, se i diritti sulla cosa

nn risultano da scrittura cn data anteriore. Poi quando nn viene disposto diversamente,

gli atti giuridici ke hanno x oggetto la cosa principale comprendono anke le pertinenze

(es nella compravendita della nave si intendono comprese le imbarcazioni, gli strumenti

e arredi, ecc).

L’universalità

Le universalità sn costituite da 1 pluralità di cose ke conservano 1 loro distinta identità,

ma ke sn unificate in vista di 1 particolare valutazione ftt dai soggetti ke ne dispongono.

Esse pox essere universalità mobili o di fatto e universalità di diritto:

universalità mobili: sn 1 complesso di cose omogenee ke appartengono alla

• stessa xsn. L’unificazione è data dalla loro funzione complessiva, ke consiste nel

far meglio perseguire la finalità di ciascun bene. Esempi tipici sn: gregge,

biblioteca. Qui ogni singolo elemento del bene continua ad essere 1 cosa

semplice e può formare oggetti di singoli atti giuridici: si può vendere 1 pecora,

libro, quadro. A certi fini, le universalità di fatto sn trattate cm cose immobili: nn si

applica la regola dell’acquisto del diritto mediante l’acquisto mediante l’acquisto

del possesso in buona fede mentre x la difesa del loro possesso può esercitarsi

l’azione di manutenzione;

universalità di diritto: sn costituite da + rapporti giuridici considerati

• unitariamente snz ke vi sia un nesso economico e senza la necessità di 1

aggregazione materiale tra i suoi eterogeni elementi. A differenza delle

universalità mobili, comprende anke elementi passivi e pox far parte sia beni

mobili ke immobili. Ne è 1 esempio l’eredita cm sintesi degli elementi attivi e

passivi. Il rapporto di coesione è creato dalla legge ke tiene conto delle finalità da

conseguire. X la sua unità, può formare oggetto di 1 unica contrattazione cn

effetto su tt gli elementi attivi e passivi. Altra universalità di diritto è l’azienda:

nell’azienda la coesione corrisponde + ad 1organizzazione e tale coesione si

rileva nella possibilità di 1 azione di rivendica unitaria, nella difesa possessoria,

nella successione, nella difesa contro la concorrenza.

La fruttificazione

Sn frutti naturali qll ke provengono direttamente dalla cosa, a prescindere ke vi

 sia o no l’opera dell’uomo, sn ftt naturali i prodotti agricoli (grano, latte, uova,

fieno) e prodotti di cave, miniere ke nn sn beni prodotti dalla cosa ma provengono

dallo sfruttamento della cosa madre. Essi sn parte integrante della cosa finkè nn

avviene la separazione: prima della separazione, i frutti subiscono le sorti

giuridiche della cosa, una volta ftt la separaz, i frutti pox formare oggetto di atti

distinti, quali cose mobili future. La separazione segna il momento d’acquisto della

proprietà sui frutti, x colui ke nn è anche proprietario della cosa.

Sono frutti civili qll ke si traggono dalla cosa cm corrispettivo di godimento altrui:

 interessi, rendite, prezzi locali. Essi si acquistano giorno x giorno, in base alla

durata del diritto del proprietario.

Il regime particolare di alcuni beni

Ci sn alcuni beni sottoposti a regime particolare quali i beni mobili registrati (navi,

automobili, aeromobili) x qnt riguarda le alienazioni, x la costruzione di garanzie e x la

pubblicità, regime ke si avvicina mlt a qll stabilito x i beni immobili. Tuttavia, quando la

legge nn dispone diversamente, vale x gli stessi la disciplina prp dei beni mobili. Poi vi

sn altri beni sottoposti a regimi speciali quali i beni appartenenti allo stato, enti

pubblici ed enti ecclesiastici.

I beni appartenenti allo Stato, alle regioni, alle province e ai comuni fanno parte o del

demanio o del patrimonio di detti enti. Il demanio è composto da beni ke sn destinati alla

generalità (mare, fiumi), destinati a usi di pubblico interesse generale (strade) o ke

servono a servizi pubblici (opere costruite x la difesa militare). I beni demaniali dv

appartenere allo stato ed enti pubblici territoriali, poikè i beni degli enti pubb nn territoriali

sn sottoposti alle regole generali della proprietà. Il demanio costituisce una proprietà

pubblica, assolutamente incommerciabile e i beni nn sn oggetto di ipoteca o possesso

privato, ne è ammesso l’usucapione a vantaggio di privati; nn pox essere costruiti diritti

reali limitati quali usufrutto e servitù.

I beni pubblici ke nn fanno parte del demanio costituiscono il patrimonio dello stato,

regioni, province e comuni. C’è un patrimonio indisponibile, sottoposto a regime

particolare, del quale fanno parte le foreste, miniere, le cs d interesse storico, artistico.

Tt gli altri beni degli enti pubblici ke nn sn destinati immediatamente a pubblico interesse

o servizio, costituiscono il patrimonio disponibile, k è sottoposto al diritto comune. Un

bene demaniale può passare nel patrimonio dello stato o degli altri enti pubblici

territoriali, quando cessa la sua destinazione di bene demaniale; xkè i privati pox

acquistare diritti su tali beni, la legge prevede 1 dikiarazione dell’autorità (decreto di

sclassificazione).

I diritti sulle cose e i diritti reali in particolare

Accanto al diritto di proprietà, k è il diritto reale x eccellenza, ritroviamo altri diritti reali

ke hanno natura limitata, quali diritti di godimento (ke si hanno quando la limitazione del

diritto di 1 proprietario corrisponde ad 1 diritto di godimento attribuito ad altri: servitù,

uso, abitazione, uso, usufrutto) e diritti di garanzia (pegno e ipoteca). La categoria dei

diritti reali è costituita da un numero kiuso e l’autonomia dei privati è ristretta alla scelta

tra i diritti tipici previsti dalla legge.

La proprietà

Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed

esclusivo, entro i limiti e cn l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento

giuridico. Con riguardo agli obblighi pox pensare alla responsabilità collegata ai detti

danni da cose o alla responsabilità contrattuale: ovviamente l’inosservanza degli

obblighi comporta l’applicazione di sanzioni e ricordiamo fra tt le espropriazioni dei beni

ke interessano la produzione o ke sn di prevalente interesse pubblico. Il proprietario –

DICE IL CODICE – ha il diritto di godere e disporre: il diritto di godere si esprime cm

diritto sui frutti del fondo, ke già nascono nella sfera del proprietario (solo quando qst ne

coltivi particolari forme di produzione); il diritto di disporre riconosce al titolare il potere

di disporre dell’oggetto anke indipendentemente dalla totale alienazione (es. si

costituisce una servitù o si da in locazione 1 prp bene), qst concetto ci dice ke sl qnd

l’oggetto del negozio è a sua disposizione (quando il soggetto, quale proprietario, è

legittimato), l’atto è concretamente efficace.

Il carattere della pienezza riguarda il contenuto normale del diritto; ci sn a volte delle

limiti al godimento (esistenza sulla mia proprietà di un usufrutto altrui o limiti imposti cn

il contratto di pegno, di mandato) e ci sn limiti al potere di disposizione (inalienabilità dei

beni ke costituiscono il fondo patrimoniale; o ci può essere sequestro o altro).

Il diritto di edificare

Il diritto di proprietà subisce limitazioni x quanto riguarda l’attività edilizia. Infatti, il testo

unico prevede, ke nei casi tassativamente indicati dalla legge, il diritto di edificare può

essere esercitato solo in presenza di specifici titoli abilitativi, come il permesso di

costruire o la denuncia di inizio attività: il primo consiste in 1 provvedimento formale

della PA ke viene rilasciato al proprietario dell’immobile ed è trasferibile, insieme

all’immobile, ai successori e aventi causa. La legge specifica ke il permesso di costruire

nn incide sulla titolarità della proprietà e nn comporta limitazioni dei diritti dei terzi; ma è

irrevocabile e oneroso; la denuncia di inizio attività rappresenta 1 dikiarazione della

parte, corredata da 1 specifica documentazione, ke viene sottoposta al controllo solo

successivo della PA. Il suo utilizzo è previsto, in tt i casi in cui nn è rikiesto il permesso di

costruire e anche in alternativa ad esso.

Elasticità del diritto di proprietà

La proprietà esiste anke se mancano alcuni elementi k formano il contenuto normale.

Infatti cessata la causa ke ne limitava l’estensione, la proprietà riprende

automaticamente la sua ampiezza ed è qst il fenomeno dell’elasticità. Si dice pure ke

la proprietà è un diritto completo nel senso ke il proprietario può fare cm meglio crede,

ma dv rispettare la proibizione degli atti emulatori, k sn gli atti cn i quali il proprietario

può abusare del potere riconosciuto dalla legge, danneggiando altri snz trarre 1prpr

vantaggio. Inoltre, il contenuto della proprietà nn può essere frazionato. Poiché se il

contenuto passa ad altri soggetti, nn si tratta di 1 proprietà ke viene a staccarsi ma si

creano dei diritti autonomi ke vanno a comprimere l’estensione: esempi tipici sn

l’usufrutto e la servitù.

Esclusività del diritto di proprietà

La proprietà è 1 diritto esclusivo e quindi ne deriva ke, x far dikiarare inesistenti le

pretese dei terzi, basta ke il proprietario mediante l’azione negatoria, dimostri il suo

diritto di proprietà, mentre terzi dv darne la prova positiva. L’esclusività significa anke ke

nn pox esistere sulla stessa cosa + diritti di proprietà, ma nn impedisce k + soggetti pox

essere proprietari sulla cosa. Il diritto di proprietà e l’azione di rivendica nn sn soggetti a

prescrizione estintiva.

Estensione della proprietà immobiliare

L’art. 840 afferma ke al proprietario è riconosciuta la proprietà del suolo e sottosuolo

x l’attività di utilizzazione del suo fondo, anche qst diritto viene limitato quando viene

meno l’interesse. Infatti qst articolo dice ke il proprietario del suolo nn può opporsi ad

attività di terzi ke si svolgono nel sottosuolo quando nn ha interesse ad escluderle

(quindi il proprietario può opporsi ad attività di terzi ke rekino pregiudizio alla sua attività,

quando dimostra di avere interesse). Simile soluzione viene data anke x la proprietà

sullo spazio sovrastante. A ben vedere, la proprietà immobiliare ha x oggetto 1 spazio ke

rakkiude i confini del proprietario che si viene a limitare in funzione di 1 interesse

economico.

I vincoli di diritto pubblico

A volte il diritto di proprietà viene limitato x prevalenza di 1 interesse pubblico: tipo

espropriazione x pubblico interesse ke rikiede i presupposti di 1 ragione di pubblico

interesse e il pagamento di 1 giusta indennità, o tipo nel caso della requisizione (ke si

distingue dall’espropriazione) ke ha un campo di applicazione mlt + vasto ke si estende

alla proprietà di ogni sorta di beni mobili e immobili e rikiede 1 grave urgente necessità

pubblica e il pagamento di 1 giusta indennità.

Tra i limiti di diritto meritano di essere ricordate le servitù militari: i proprietari di zone ke

interessano la difesa dello stato nn pox elevare costruzioni oltre una certa altezza; in

certi terreni destinati ad aeroporti di fortuna nn si pox piantare alberi o pali, costruire

edifici; inoltre 1 altro importante limite è riconosciuto dalla proprietà fondiaria in tema di

bonifica integrale, x cui i terreni suscettibili di profonda trasformazione x il miglioramento

della produz, pox essere sottoposti a contribuzioni di opere o di spese.

I limiti nell’interesse privato e i rapporti di vicinato

Un altro fondamentale argomento è quello dei rapporti di vicinato. Infatti, a proposito

delle immissioni ( fumo, esalazioni nocive, ect. Che sono sempre ripercussioni indirette

di situazioni altrui) è stabilito il criterio generale della normale tollerabilità ( normale

tollerabilità per chi deve subirla). Oltre all’esigenze della produzione ( una zona

industriale avrà esigenze diverse da una zona di villeggiatura) si devono tener conto

delle condizioni ambientali e l’eventuale preuso, che sign. Rispetto x la situazione di

fatto esisente, affidando il compito al giudice di moderare ed equilibrare i singoli casi che

si presentano. Oggi risultano fondamentali i collegamenti di questa materia con la tutela

dell’ecologia, tenendo distinta la tutela di carattere reale, cioè a vantaggio del

proprietario, dalla generale tutela delle persone e della loro salute. Quindi qui la

tolleranza è sempre necessaria, superata tale tollerabilità, il giudice secondo i casi:

ordinerà la cessazione della causa del danno(momento individualistico) o pe tutelare

l’esigenza della produzione(momento produttivistico) dovrà almeno fissare un equa

indennità. Quindi le azioni esperibili sono quelle azioni dirette a far cessare le immissioni

che ha carattere reale e negatoria o quelle azioni tese ad ottenere il risarcimento del

pregiudizio che ha natura personale.

I limiti legali di buon vicinato sono regolati dal codice in varie sezioni: circa le acque, le

distanze per costruzioni, piantagioni, circa le luci e le vedute. Questi limiti legali hanno

carattere preventivo e si applicano indipendentemente dall’esistenza di un danno e sono

reciproci presupposti di convivenza e sviluppo: perciò non sono servitù le quali

comportano un vantaggio x un soggetto a scapito di un soggetto. Sono diritti e obblighi

che sorgono automaticamente con il diritto di proprietà: essi non sono soggetti a

prescrizione( l’obbligo della loro osservanza viene a cadere a favore di chi abbia

costituito a proprio vantaggio una servitù), sono reciproci e quindi senza corrispettivo, e

tutelabili con l’azione negatoria.

La materia delle distanze da rispettare nelle costruzioni è sottoposta anche ai

regolamenti comunali nonché ai piani regolatori generali che contengono il regolamento

che si deve rispettare x la futura config. Della zona considerata. Rispetto a questa

normativa secondaria, bisogna fare una distinzione quanto alla tutela sul piano civilistico

che mira a considerare i mezzi diretti che il proprietario può esperire contro il privato x la

tutela di un suo diritto. Infatti quando i regolamenti integrano o modificano le norme sulla

distanza delle costruzioni fissate dal codice, x andare a regolare i rapporti privati, danno

diritto al proprietario dell’immobile che ha subito la violazione, di ottenere oltre al

risarcimento dei danni la riduzione in pristino( esemp: l’abbattimento dell’edificio

costruito in violazione delle previste distanze e quindi si tratta della difesa di un diritto di

proprietà vero e proprio). Quando invece l’illegittimità di una costruzione dipende

dall’inosservanza di una norma, pur contenuta in un regolmento comunale, ma che

tende ad attuare finalità d’interesse pubblico generale, il diritto del privato si limita al

risarcimento dei danni subiti.

Distanze x le costruzioni: tra edificio ed edificio e muro e muro, la legge stabilisce che

si deve rispettare una distanza di almeno 3 metri, anche se i regolamenti comunali pox

predisporre distanze maggiori. Cio sign. Che è pox spingersi ad un metro e mezzo dal

confine, ma chi non rispetta il limite non agisce lecitamente: il proprietario opera sul suo

anche se costruisce sul confine( purchè i regolamenti comunitari non vengono violati).

Ovviam. Xò non è giusto che il vicino che vuole a sua volta costruire, debba tenersi

lontano dal confine più della metà della distanza legale: perciò la legge concede al

proprietario confinante due scelte: se non vuole rispettare la distanza di tre metri, può

ottenere la comunione del muro appoggiandovi anche il suo edificio e pagando la metà

del valore del muro, oppure può costruire in aderenza facendo combaciare i due muri

senza avere la comunione del muro. Nell’uno o nell’altro caso, se la prima costruzione

non è stata fatta sul confine, il vicino ha la facoltà di occupare anche lo spazio esistente

tra il confine e il muro costruito a meno della metà della distanza da rispettare, pagando

il valore del terreno occupato. In altre parole la legge in materia di costruzioni sul confine

si basa sul criterio della prevenzione temporale secondo il quale il proprietario che

costruisce per primo determina le distanze da osservare x le altre costruzioni dei vicini.

Se il primo costruisce esattamente ad un metro e mezzo, il vicino deve rispettare tale

distanza; se il primo costruisce a meno di un metro e mezzo, il vicino deve o arretrarsi

con la sua costruzione o avvicinarsi fino ad abolire ogni distacco; se il primo costruisce a

più di un metro e mezzo, il vicino può anche avvicinarsi al confine correndo xò il rischio

che il primo voglia in seguito continuare a costruire fino ad aderire. Il criterio della

prevenzione non viene applicato quando i regolamenti locali fissano distanze minime x

la salvaguardia di un interesse pubblico.

Chi apre pozzi, cisterne deve rispettare la distanza di due metri dal confine; nelle

piantagioni vanno rispettate le seguenti distanze: tre metri per gli alberi di alto fusto e

mezzo metro x le viti le siepi, e gli arbusti. Se vengono piantati alberi a distanza inf.

Dalla legale, il vicino può esigere che si estirpino. Nonostante il rispetto delle distanze

legali, può darsi che l’albero protende i suoi rami oltre il confine e quindi il vicino può

costringere il proprietario a tagliare i rami o può farlo lui stesso. I frutti che cadono nella

proprietà del vicino appartengono a lui.

Apertura di luci e vedute

Regola il codice civile anche le finestre sul fondo del vicino che sono di due specie: luci

quando danno passaggio alla luce all’aria ma non permettono di affacciarsi sul fondo del

vicino; vedute o prospetti quando permettono di affacciarsi e di guardare difronte

obliquamente o lateralmente. Per aprire le luci non occorre rispettare distanze dal fondo

del vicino, pox aprirsi anche nel muro posto sul confine ma se il muro è in comune

occorre il consenso del vicino. I requisiti che la finestra deve rispettare per essere aperta

come luce sono: inferriata idonea a garantire la sicurezza e l’apertura dev’essere fatta

ad una certa altezza, sia rispetto al pavimento ( o 2 metri o 2 metri e mezzo) sia rispetto

al suolo del fondo vicino.

Per aprire delle vedute occorre la distanza di un metro e mezzo dal fondo vicino quando

si tratta di una visuale diretta( per le finestre, balconi, terrazze); quando il fondo del

vicino può essere visto da un solo lato( vedute laterali o oblique ), la distanza da

rispettare è di 75 cm. Si considera che una finestra ha una veduta diretta e 2 oblique,

mentre il balcone ha tre vedute dirette. Pertanto finestre a veduta non si pox aprire se

non alle distanze specificate. Ma quando si ha acquistato il diritto di aprirle, mediante la

costruzione di servitù ne deriva un limite x il fondo servente: il proprietario di questo

fondo non può portare alcuna sua costruzione ad una distanza minore di 3 metri.

I diritti sulle acque e sui prodotti del sottosuolo

Bisogna fare una distinzione fra acque pubbliche e acque private. Le acque pubbliche

sn beni demaniali ke appartengono allo stato, ma l’utilizzazione e la gestione spetta alle

regioni e sn considerati cm tali tt le acque superficiali e sotterranee, nn estratte dal

sottosuolo. La cassazione ha stabilito ke vanno considerati beni demaniali sl i suoi in cui

siano presenti acque k abbiano attitudine ad usi di pubblico interesse. Poi x qnt riguardo

le acque private, il titolare del diritto gode ank di 1limitato potere di disporre e ha

assicurata 1indennità quando x ragioni di interesse collettivo il prp godimento venga

diminuito. Le norme ke regolano il diritto delle acque private sn diverse a seconda ke

siano acque sotterranee o superficiali:

Le acque sotterranee permettono un diritto di sfruttamento ke consiste nel portarle

• in superficie. Però vi sn dei limiti x qnt riguarda il divieto di emungimento delle

vene (estrarre acque dal sottosuolo) da parte del proprietario del fondo a valle, ke

compromette la fluidità delle acque, e divieto della recisione delle vene dal

proprietario del fondo a monte. I proprietari cmq pox sfruttare le acque ke si

trovano nel prp suolo, ma poiché essa attraversa anche fondi altrui, vige il rispetto

x il diritto di ki vanta la priorità del godimento;

Le acque superficiali pox essere utilizzate dal proprietario sulla base di ciò ke può

• trarre dalle acque ke esistono nel fondo o ke lo attraversano.

Quando vi sn controversie tra proprietari, spetta al giudice conciliare i vari interessi

opposti, fissando 1 indennità al proprietario ke sopporta 1 diminuzione del prp diritto. A

volte capita ke qnd ci sn + interessi convergenti tra proprietari sulle acque, si provvede

alla costruzione di consorzi.

Inoltre vediamo ke il sottosuolo minerario è sottoposto a norme particolari: le miniere

offrono materiali + preziosi e rari e appartengono al patrimonio indisponibile dello stato e

x cui la ricerca di sostanze minerali è possibile solo mediante l’ottenimento di 1

concessione da parte delle regioni; le cave e torbiere permettono di estrarre materiale

dal suolo (pietra, sabbia, argilla) e di solito sn oggetto di proprietà privata, il cui

sfruttamento costituisce anke un obbligo o x lo meno un onere a carico del proprietario,

x evitare l’espropriazione.

La comunione e il condominio

Si ha comunione quando un bene è di proprietà di più titolari, che va a collegarsi con il

concetto di condominio nn inteso come condominio tra edifici. Ogni proprietario avrà

diritto ad una quota ideale ke nn fa riferimento alla divisione materiale del bene, ma alla

quota di potere ke si può esercitare sulla cosa e cm misura del prp diritto in caso di

divisione. La comunione può essere volontaria, quando nasce cm accordo tra i

partecipanti, o comunione legale quando trova fondamento nella legge (comunione del

muro qnd nn viene costruito nel rispetto delle distanze legali), oppure comunione

incidentale quando sorge x circostanze fortuite (caso tipico nella comunione successoria

tra + eredi o legatari).

L’art. 1100 stabilisce ke la fonte principale x la disciplina della comunione è la volontà

dei partecipanti; poi vi è la legge ke va a regolare i vari tipi di comunione e poi vi sn le

disposizioni del codice civile ke hanno carattere suppletivo. Ogni partecipante può

usare x conto suo il bene in comune, anke modificandolo x ottenere 1 maggior

possibilità di godimento, xkè nn modifiki la sua destinazione o nn diminuisca l’ugal diritto

ke spetta a tt gli altri; può disporre di vendere la prp quota o di cederla in godimento ad

altri; può rikiedere lo scioglimento della comunione in ogni momento purkè nn sia

stipulato un patto di rimanere in comunione. Ciascun proprietario gode degli utili e delle

spese della cosa, in proporzione alla sua quota.

L’amministrazione della cosa spetta a tt i membri e si delibera a maggioranza circa

l’amministraz e l’uso della cosa. Questa maggioranza viene calcolata sul criterio

economico del valore delle quote e qst’ultime si presumono uguali. La deliberazione ha

ad oggetto atti di alienazione o costituzione di diritti reali sul fondo comune, di stipula di

contratti di locazione ultra novennali. Pertanto la facoltà di alienare è riservata a ciascun

partecipante e la si può esercitare da sola, ma la vendita dell’intero bene è possibile solo

mediante la presenza di tt i membri e nn è sufficiente la maggioranza.

La comunione si scioglie cn la divisione ke può avvenire cn la spartizione materiale

della cs quando è possibile, o con la ripartizione della somma ricavata dalla vendita

della cosa.

Condominio negli edifici

Il fenomeno del condominio negli edifici è 1 fenomeno ke si è ampiamente sviluppato

negli anni x qnt riguarda la proprietà distinta x appartamento o piani dello stesso edificio.

La caratteristica principale è ke oltre, alla proprietà solitaria spettante a ciascun

condomino sul prp piano o appartamento, vi è l’esistenza di una comunione forzosa tra

tt i condomini sopra alcuni parti del bene, quali il suolo, tetto, scale, ascensore, cortili,

ecc. Essa ha permesso di marcare meglio la distinzione tra la comunione del diritto

comune e il condominio negli edifici: la comunione si viene a formare dalla volontà dei

singoli, mentre il condominio si basa su elementi collettivi il cui peso è determinato dalla

maggioranza e in cui nessuno può sottrarsi agli obblighi imposti. Tale comunione forzosa

nn ammette divisione e nn è possibile la rinuncia da parte del condomino x qnt riguarda

la contribuzione delle spese necessarie. Le spese comuni vengono ripartite pro quota

mentre x le spese nei confronti di terzi, è responsabile solidalmente il singolo qnd si

tratta di obbligazioni dal condominio nel comune interesse.

La partecipazione alla proprietà comune dell’edificio e le sue parti permettono di

determinare i poteri di ciascuno circa l’amministr e gli obblighi x le spese necessarie. Ad

esempio alcune spese ke riguardano cose destinate a servire in modo esclusivo x alcuni

condomini, vengono ripartite in proporzione all’uso. Così, le spese x la manutenzione e

ristrutturazione delle scale sn sostenute sulla base della loro utilità x l’accesso ai diversi

piano; le spese di riparazione x i latrici solari (e x le terrazze) quando il loro uso nn è

comune a tt, sn sostenute x 1/3 x i condomini ke se ne servono x uso esclusivo, mentre i

2/3 sn sostenute da quei condomini a cui il lastrico serve. Un altro particolare diritto

spetta al proprietario dell’ultimo piano che ha la possibilità di rikiedere di sopraelevare

l’edificio, pagando agli altri 1indennità; ma gli altri condomini si pox pure opporre quando

questo comporta 1 danno al decoro arkitettoniko o funzionale, in termini di aria o luce x i

piani sottostanti.

Inoltre l’assemblea dei condomini delibera a maggioranza e dv nominare anke un

amministratore quando i condomini sn + di 4, ke dura in carico 1anno, ma l’assemblea

può revocarlo (egli ha obblighi particolari quali costruzione di un C/c bancario x il

condominio separato da qll xsonale). Se i condomini sn + di 10, è obbligatoria la

formazione di 1 regolamento condominiale. Ma cmq in nex caso il regolamento può

recare pregiudizio ai diritti essenziali di ciascun condomino o imporre vincoli nn

necessari alla stabilità, al funzionamento del condominio. Significativa è la norma in

materia di innovazioni : quando l’innovazione comporti 1 spesa gravosa ke consiste in

opere, impianti suscettibili di utilizzazione separata, i condomini ke nn intendono trarre

vantaggio sn esonerati da qst spese. Se l’utilizzazione separata nn è possibile,

l’innovazione nn è consentita salvo ke i condomini abbiano deliberato a maggioranza x

farsi carico della spesa integrale.

La multiproprietà

Essa ha ad oggetto 1 unico immobile destinato ad abitazione ke viene goduto a turno

nel tempo tra + proprietari. L’art 62 del codice del consumo, stabilisce ke la

multiproprietà è 1 accordo della durata di 3 anni cn il quale, verso pagamento di 1

prezzo globale, si costituisce o trasferisce un diritto reale o 1 diritto avente ad oggetto il

godimento di 1 o + beni immobili, x il periodo determinato dell’anno nn inferiore ad 1

settimana. Anke se l’art 72 del codice del consumo stabilisce ke può essere considerata

multiproprietà solo qll ke fa riferimento all’ambito dei diritti reali e nn a qll riferiti a 1 diritto

personale di godimento. Vi sn diverse ipotesi di multiproprietà:

multiproprietà immobiliare: si riferisce a complessi abitativi situati in zone

• turistike e di solito composti di appartamenti arredati. Con la stipulazione del

contratto, l’acquirente acquista il diritto di godere di 1 immobile x1 periodo fisso

ogni anno. Quando poi il regolamento negoziale nn va a regolare alcuni aspetti, si

può applicare la normativa in materia di comunione e condominio. Anke se qst è di

difficile applicazione sia xk la multiproprietà nn è destinata ad uso promiscuo e sia

xkè comporta l’indivisibilità dell’immobile, cioè il diritto dei singoli ha ad oggetto 1

bene ke nn è soggetto a divisione. L’amministrazione di qst immobili spetta ad 1

società di gestione sia x qnt riguarda i vari appartamenti ke agli edifici;

multiproprietà alberghiera: nella quale i proprietari di 1 complesso alberghiero lo

• affittano ad 1 società di gestione, riservandosi la facoltà di godere dei servizi

dell’albergo per periodi determinati;

multiproprietà azionaria: costituisce l’acquisto di 1 partecipazione sociale in cui

• l’acquirente nn diviene titolare ma acquista lo status di socio a cui gli viene

attribuito il diritto ad 1 porzione di beni sociali x un determinato xiodo.

Il possesso

Poiché il diritto di proprietà è un diritto difficile da dimostrare nel suo titolo e ke rikiede 1

lunga pratica, mentre la tutela possessoria è mlt + rapida poiché basti dimostrare il

possesso e nulla +. La tutela del possesso è di carattere provvisorio e ha ad oggetto 1

situazione di fatto e nn la difesa di 1 diritto ke può comportare diverse conseguenze

giuridiche e tratta il titolare o il nn titolare del diritto allo stesso modo. Il possesso viene

inteso dal legislatore come 1 semplice situazione di fatto, anche se esso può essere

inteso anche in senso speciale x indicare l’effettività del diritto a conseguire il godimento

della cosa o l’attribuzione dei frutti della stessa prodotti.

Il possesso è definito cm il potere sulla cosa ke si manifesta mediante l’esercizio

di un diritto di proprietà o di altro titolo reale. La forma tipica è ke il possesso

corrisponde alla proprietà, ma nn sempre è così e in qst caso parliamo del possesso dei

diritti e lo ha ki esercita sul bene 1diritto reale di usufrutto, servitu, ecc. Questa

qualificazione è importante x gli effetti dell’usucapione xkè il possesso continuo del bene

o il godimento parziale dello stesso a titolo diverso dalla proprietà, porterà all’acquisto,

nn della proprietà, ma dell’usufrutto, della servitù, ecc. il possesso è costituito da 2

elementi essenziali:

corpus: quando si ha 1 relazione materiale del bene;

• animus: quando si ha qll determinata cosa a titolo di proprietà o da altro titolo es.

• usufruttario, x l’esercizio d 1 servitù;

L’animus permette di distinguere il possesso dalla detenzione, poiché si ha detenzione

quando il detentore esercita il potere sulla cosa ma cn la consapevolezza di nn avere la

cosa cm titolare di 1 diritto di proprietà o di altro diritto reale. Infatti si ha detenzione da

parte di ki tiene la cosa:

nell’interesse altrui a causa di 1 rapporto di dipendenza (domestico nell’interesse

a) del padrone) o x ragioni di amicizia;

nell’interesse altrui x l’adempimento di 1 prp obbligazione;

b) nell’interesse del detentore x esercitare 1 diritto personale sopra la cosa altrui

c) (conduttore della cosa avuta in locazione).

La legge presume il possesso da parte di ki tiene la cosa, cioè presume l’animus;

mentre la detenzione dv essere provata. La qualifica dell’uno o dell’altra avviene solo in

1 momento iniziale, xkè in seguito possesso e detenzione continueranno cs come sn

sorti a meno ke nn venga compiuto un atto di interversione (mutamento del titolo).

Acquisto e perdita del possesso. La successione nel possesso.

Il possesso si può acquistare originariamente mediante l’apprensione fisica diretta

della cosa, cioè snz 1 trasmissione da parte di altri, accompagnata dall’animus. Nn

costituiscono forme di possesso, ma bensì di detenzione, gli atti compiuti x altrui

tolleranza, cortesia, amore o altro, e cioè quando il godimento di ftt del bene si fonda su

un permesso ke è sempre revocabile dal titolare del diritto.

L’acquisto del possesso può essere derivato, quali la consegna e la successione. La

consegna può essere:

effettiva: quando materialmente si trasferisce il possesso della cosa;

• simbolica: ke si attua cn il passaggio di documenti ke riguardano la cosa, cn la

• consegna delle kiavi o altro mezzo.

Concorsuale: ke può consistere nel constituto possessorio ke si ha qnd il vekkio

• proprietario trasferisce il suo diritto di possedere ad altri, conservando xò la

detenzione ( il proprietario alieni la sua casa ma rimane inquilino cn un contratto di

locazione); e poi vi è la consegna a mano, nell’ipotesi inversa, in cui il detentore

diventa possessore (quando il proprietario mi vende la cosa ke io tenevo x lui in

deposito).

E’ utile determinare anche qnd il possesso ha preso inizio: il possesso attuale nn fa

presumere il possesso anteriore xò se c’è un titolo allora si presume ke il possesso sia

iniziato dalla data del titolo; inoltre il possessore attuale ke ha posseduto la cosa in

tempo remoto, si presume abbia posseduto la cosa anke nel tempo intermedio.

Il possesso e la detenzione continuano così cm sn cominciati e quindi il momento

iniziale è importante x qualificarli, ma vi pox essere casi in cui la situazione giuridica

mutua comportando 1 interversione del possesso: nei casi di cause provenienti da terzi

(constituito possessorio e consegna a mano), in forza di 1 atto di opposizione da parte

del detentore (rifiuto di restituire l’oggetto dato in prestito o affittato), o cn dikiarazione nn

equivoca (atto giudiziale x far nota al proprietario la prp intenzione di nn riconoscere il

suo diritto).

La perdita del possesso avviene qnd uno dei suoi elementi costituitivi od entrambi

vengono a mancare. X qnt riguarda l’elemento materiale, la perdita può essere causata

dalla perdita della cosa quando venga presa da terzi o venga smarrita.

Per ottenere la continuità, è cioè x far godere al possessore attuale anke gli effetti del

possesso di 1 precedente possessore, la legge riconosce 2 forme:

la successione nel possesso: si attua a favore del solo erede e avviene di diritto

a) snz interruzione. Quindi il possesso passa dal defunto all’erede così cm è;

accensione del possesso: si verifica nella successione a titolo particolare a

b) favore del legatario. Il successore a titolo particolare può, se vuole, unire al prp

possesso qll del suo autore x completare i termini ke consentano il

raggiungimento di 1 effetto giuridico, ma dv valutare se ciò è conveniente.

Gli effetti del possesso.

Affinkè il possesso, cn decorso del tempo, produca l’acquisto del diritto, dv essere

qualificato x la presenza di alcuni presupposti:

Possesso ad usucapione: x l’usucapione e x l’esercizio dell’azione di manutenzione, il

possesso dv essere pacifico e pubblico, e cioè l’acquisto nn dv essere stato violento o

clandestino. Inoltre si rikiede la continuità e la nn interruzione. Il primo requisito si

riferisce allo stesso possessore in cui il possesso nn è continuo se il bene è stato

abbandonato. La nn interruzione significa ke nn ci dv essere stata azione da parte di

terzi sia x 1 interruzione di diritto (si ha cn la proposizione di 1 domanda giudiziale, es

azione di rivendica) sia x 1interruzione di fatto (privando il possessore del godimento del

bene).

Il possesso di buona fede: è definito cm ql soggetto ke possiede la cosa ignorando di

ledere diritti altrui, comportando ke detta ignoranza nn dipenda da comportamenti gravi.

La buona fede si presume fino a prova contrario, inoltre è sufficiente la buona fede

iniziale, cioè ke esista al momento dell’acquisto del possesso.

Inoltre bisogna considerare la situazione del possessore ke restituisce il godimento del

bene in seguito all’azione del proprietario avente diritto e del possesso in buona fede dei

beni mobili:

Quando il bene dv essere restituito, dobb fare una distinzione tra possesso in

• buona fede e in mala fede. Il possessore di buona fede fa suoi i frutti naturali

separati fino al gg in cui il proprietario ha proposto la domanda giudiziale e i frutti

civili maturati fino al gg stesso; egli dv restituire i frutti percipiendi ciò ke avrebbe

percepito durante il periodo ke va dalla domanda giudiziale fino al momento della

restituzione della cosa. Se il possesso era di mala fede, il possessore risponde di

tt i frutti già percepiti o percipiendi, dovendoli restituire in natura o nel loro valore.

Oltre agli obblighi, il possessore ha dei diritti: ha diritto al rimborso delle spese ftt x

riparazioni straordinarie e di qll ordinarie qnd è tenuto alla restituzione dei frutti; x i

miglioramenti sulla cosa, l’indennità dovuta da parte del proprietario è diversa a

seconda si tratti di possesso in mala fede o buona fede. Se è in buona fede, il

proprietario dv corrispondere 1 indennità sulla base dell’aumento di valore della

cosa; se è in mala fede, il proprietario farà il calcolo se gli conviene rimborsare le

spese ftt dal possessore x il miglioramento o dare corrispettivo dell’aumentato

valore della cosa.

Articolo 1153: Passiamo, ora, alla più importante applicazione del principio di

• buona fede contenuta nell'art. 1153 relativo al possesso di beni mobili. Secondo

questo articolo il possesso di beni mobili ricevuto da chi non è il proprietario fa

acquistare la proprietà al possessore se:

il possesso è stato conseguito in buona fede al momento della consegna: ciò

1. significa ke l’acquirente dv ignorare ke il suo autore nn sia proprietario e deve

ignorare l’eventuale illegittima provenienza della cosa (es. furto);

deve esistere 1 titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà: questo titolo

2. sarà 1 vendita, 1 permuta, 1 donazione, ecc. e sn titoli ke in concreto

trasmetterebbero la proprietà se il dante causa fosse titolare del diritto. Però c’è

da dire ke sarebbe idoneo, 1 atto invalido, cm se la vendita della cosa fosse ftt da

1 minore. Questo kiarimento va tenuto presente: l’articolo va a sanare il difetto di

legittimazione (cioè del nn proprietario ke vende il bene), ma nn sana il vizio di

invalidità del titolo;

La regola dell’articolo nn si applica alle universalità di beni mobili ne beni mobili

registrati, mentre vale x i titoli di credito. Nello stesso modo si pox acquistare sui beni

mobili, i diritti di usufrutto, pegno e uso.

La difesa del possesso

Il possessore può agire direttamente a titolo di legittima difesa, ma se nn lo fa in modo

immediato incorre nel reato di ragion fattasi. Il possessore quando viene privato del

bene o quando esso viene molestato, può incorrere a 2 azioni possessorie: azione di

reintegrazione e di manutenzione ke competono solo al possessore ke sia o nn sia

titolare del diritto di proprietà, e azione di nunciazione ke vengono concesse al

possessore e al proprietario.

Azione di reintegrazione: chiamata anche azione di spoglio, compete al qualunque

possessore e anke detentore (eccezion fatta x chi detiene la cosa x ragioni di ospitalità o

servizio). La reintegrazione può essere concessa solo quando vi è 1 privazione del

possesso in modo violento o clandestino compiuti cn l’animus spoliandi (intenzione di

spogliare, di privare gli altri del possesso) e ke fanno riferimento ad atteggiamenti ke

contrastano la volontà del possessore. L’azione va proposta entro 1 anno dallo spoglio o

dal gg della scoperta e nn è rikiesto ke il possesso duri da almeno 1 anno. La

restituzione è ordinata dal giudice senza dilazione, dopo l’accertamento di 1 precedente

possesso, anche ingiustificato, e dello spoglio avvenuto.

Azione di manutenzione: si differenzia dall’azione di reintegrazione ke mira a tutelare il

possesso di tt i beni, xkè è concessa solo al possessore di 1 bene immobile o

universalità di beni mobili. Inoltre il possesso i requisiti del possesso ad usucapione

(continuo, pacifico) e dv durare da almeno 1anno. L’azione va proposta entro 1 anno

dall’avvenuta turbativa e mira alla manutenzione del possesso, kiedendo al giudice la

cessazione delle molestie. Le turbative o molestie possono essere di fatto ( 1 terzo

scava 1buca, taglia gli alberi sul mio fondo) o di diritto ( 1 terzo imita l’affittuario del mio

fondo di pagare a lui il fitto). Qui nn è necessaria la dimostrazione di 1 turbativa o

molestia cm avviene x l’azione di reintegrazione in cui si rikiede la dimostrazione di

intenzione di privare un soggetto del suo possesso; ma la molestia va sempre intesa

nella volontà di ledere un possesso altrui, ke può tradursi sia in attività materiali e sia in

1 manifestaz di volontà da parte del disponente di andare a compromettere l’esercizio

del possesso altrui.

Acquisto e difesa della proprietà

La proprietà può essere acquistata a titolo originario o a titolo derivativo: nel primo

caso la proprietà si acquista senza avere ke il diritto è stato acquistato in precedenza da

altro titolare; mentre nel secondo caso si attua 1 trasmissione o successione di diritti

dal precedente dante causa ad 1 altro soggetto. Questa precisazione è molto importante

xkè è sempre necessario a trovare 1 punto di partenza cioè risalire fino ad 1titolo

originario.

I modi di acquisto derivativi sono: compravendita, permuta, donazione, successione a

titolo di eredità e legato.

Modi di acquisto a titolo originario sono: l’occupazione, invenzione, usucapione,

accessione (unione e commistione), specificazione, fruttificazione e l’acquisto in buona

fede del possessore dei beni mobili. Vediamoli singolarmente:

• OCCUPAZIONE: è possibile sl x i beni mobili poiché i beni immobili nn sono mai

cose di nessuno xkè quando nn sn di proprietà dei privati, appartengono allo

Stato. Essa consiste nell’impossessamento della cosa nn sn di proprietà di

nessuno, sia xkè nn lo sono mai state (perle del fondo del mare) sia xkè le cose

sn state abbandonate dai proprietari.

• INVENZIONE: essa ha ad oggetto cose smarrite e ciò quindi nn implica

l’abbandono della proprietà. In qst caso nasce cm obbligo x il ritrovatore di

consegnare le cose al sindaco del luogo, che procederà a render nota la

consegna mediante mezzo di pubblicazione del comune. Quando al proprietario

gli viene restituita la cosa, dv pagare se il ritrovatore lo rikiede, 1 premio; mentre

se invece trascorre 1 anno dalla pubblicazione e il proprietario nn si presenta, la

cosa diventa di proprietà di chi l’ha trovata. Il tesoro è qls bene mobile di pregio,

nascosta o sotterrata, in cui nessuno può provare di essere proprietario. In qst

caso se la cosa è stata trovata in 1 fondo altrui, scoperta x caso, la proprietà è x

metà del ritrovatore e x metà del proprietario. Per i ritrovamenti di oggetti di

interesse culturale, scientifico, artistico, nn si applicano le regole del tesoro ma si

applicano le leggi speciali ke attribuiscono 1 diritto prevalente allo stato, il quale

dovrà pagare 1 compenso al ritrovatore e proprietario.

• L’USUCAPIONE: l’usucapione è correlato, nella maggior parte dei casi, alle

ragioni della prescrizione poiché con il passare del tempo le situazioni si

consolidano sia in senso positivo, in qnt l’esercizio di fatto diventa diritto

(usucapione), sia in senso negativo, in qnt il mancato esercizio di 1 diritto

comporta la sua perdita (prescrizione). Da qui vediamo come la prescrizione e

l’usucapione permettono di stabilizzare e concretizzare le situazioni giuridiche.

Abbiamo detto ke il diritto di proprietà nn si prescrive x il solo fatto ke il diritto nn

viene esercitato da lungo tempo da parte del titolare, xò si perde di fronte a chi

abbia 1 titolo x usucapione; qst significa ke nn ci possono essere 2 diritti di

proprietà esclusivi contemporaneamente sulla stessa cosa e quindi il vekkio

proprietario inerte cede d fronte a chi ha usucapito. Quindi l’usucapione va a

riconoscere 1 situazione di fatto che si è protratta nel tempo e nn ha subito

contestazioni da parte del proprietario, ke può portare all’acquisto della cosa a

favore di chi l’esercitava, cioè a favore del possessore. Quindi è come se il

possessore assorbisse 1 diritto reale altrui, quando il suo titolare nn fcc nulla x

farlo valere nei tempi stabiliti dalla legge. Quindi l’inerzia del titolare è uno dei

primi presupposti necessari x l’usucapione del possessore. Inoltre elemento

primo dell’usucapione, è il possesso ad usucapione (dv essere stato

conseguito senza violenza o clandestinità, dv essere continuo ed

ininterrotto, ecc). Nn è rikiesto ke il possesso sia stato conseguito in buona fede,

ma è rikiesto ke sia stato conseguito a titolo di proprietà, cioè con l’animo di

tenere la cosa come propria. Nn sono soggetti ad usucapione i beni demaniali.

Bisogna anke stabilire il tempo necessario x l’usucapione sia x i beni mobili,

immobili e mobili registrati:

Il periodo normale x acquistare la proprietà dei beni immobili e universalità

- di beni mobili è di 20anni;

È possibile un usucapione abbreviato di 10anni x i beni immobili quando il

- possessore abbia acquistato il possesso in buona fede, in forza di 1 titolo

idoneo a trasferire la proprietà, anche se qst titolo è inefficace xkè nn

proviene dal vero titolare del diritto, rimane valido quando viene trascritto e

appunto dalla data di trascrizione ke decorre il decennio;

Per le universalità di beni mobili, l’usucapione è decennale quando il

- possesso si fonda su 1 acquisto in buona fede cn titolo idoneo;

X i beni mobili , l’usucapione si attua in 20 anni se il possesso è stato

- acquistato in mala fede; in 10 anni se acquistato in buona fede. SE CI SN

CONTEMPORANEAMENTE TITOLO IDONEO E POSSESSO IN BUONA FEDE,

L’ACQUISTO DELLA PROPRIETà è ISTANTANEO;

X i beni mobili registrati , l’usucapione si compie in 10anni, se xò l’acquisto è

- stato ftt in buona fede in base al titolo trascritto, allora l’usucapione si

compie in 3anni dalla trascrizione.

X le cause di impedimento, sospensione o interruzione, si applicano le stesse norme

della prescrizione anke all’usucapione. Inoltre l’usucapione è interrotta quando il

possessore è stato privato del possesso x oltre un anno.

• ACCESSIONE, UNIONE E COMMISTIONE: queste forme vanno ad estendere la

proprietà, in cui una cosa altrui si unisce materialmente ad 1altra cosa di proprietà

di 1altro soggetto. L’accessione può derivare da fatto naturale o da atto umano. Ci

può essere 1 immobile ke si unisce ad 1 altro immobile, ci può essere 1 immobile

ke si unisce ad un altro mobile, o un mobile ke si unisce ad altro mobile:

l’accessione di immobile a immobile, come le alluvioni (con incremento insensibile

- delle terre), avulsione, alveo derelitto e isola nata nel fiume;

l’accessione di mobili a immobili ke deriva dall’opera dell’uomo ke riguarda

- piantagioni, costruzioni o altre opere. Il fenomeno si presenta con frequenza a

vantaggio del proprietario. Un’ eccezione può riguardare 1 occupazione in buona

fede (la costruzione x essere in buona fede dv esser ftt con il convincimento di

edificare sul proprio suolo) di 1 porzione di suolo ke nn è nostro al fine di costruire

un edificio. La legge stabilisce ke se il proprietario del fondo occupato nn fa

opposizione entro 3mesi, l’autorità giudiziaria può attribuire anke la proprietà del

suolo occupato al costruttore dell’edificio, xò pagando il doppio del valore della

superficie occupata (è l’accessione invertita, ke si concreta da immobile a mobile).

I criteri dell’accessione invertita vengono applicati di frequente in ipotesi di

occupazione illegittima di immobili da parte della PA: questa viene chiamata

occupazione acquisitiva e si ha prp quando la PA occupa il suolo altrui x una

costruzione, snz xò andare a curare il procedimento di espropriazione. Questa

comporta 1 duplice effetto: l’acquisto della proprietà a titolo originario del bene

nelle mani della PA occupante il suolo e l’insorgere di 1 pretesa risarcitoria in capo

al privato, ke si prescrive in 5anni.

L’accessione di mobili a mobili ke prevede le due forme di UNIONE E

- COMMISTIONE: se cose appartenenti a 2 o +proprietari, sn state unite in modo

da formare 1 tt uno e nn pox essere separate, allora l’oggetto dell’unione o

commistione resta in codominio x entrambi i titolari, in proporzione al valore delle

cose. Se poi vi è una cosa principale ke vale + delle altre, allora il proprietario

della cosa principiale acquista la proprietà del tutto, salvo il compenso x gli altri.

• SPECIFICAZIONE: si tratta di 1 fenomeno analogo all’accessione. Diverso è xò

l’oggetto ke viene aggiunto alla cosa: il lavoro, x cui la cosa nn si accresce ma si

trasforma. Il principio è ke la proprietà della cosa trasformata spetta a ki ha fatto il

lavoro utile. La proprietà xò può essere del proprietario della materia quando

questa supera il valore dell’attività trasformata. Nell’uno o nell’altro caso, dovrà

essere pagato il valore della materia o del lavoro utile.

Le azioni a difesa della proprietà

Le azioni riconosciute al proprietario, chiamate azioni petitorie, sono 4: la

rivendicazione, negatoria, di regolamento di confini e x apposizioni di termini:

Azione di rivendica: ha lo scopo di far conseguire al proprietario il possesso definitivo

della cosa e può essere esercitata dal proprietario e nn dal possessore e si dirige nei

confronti di chi sia in possesso o detiene la cosa. L’azione di rivendica è imprescrittibile.

X avere ragione nell’azione di rivendica, l’attore dv dimostrare il suo diritto di proprietà,

nn presentando solo un valido titolo d’acquisto (compravendita, donazione, permuta),

ma dimostrando anche ke il dante causa aveva a sua volta acquistato validamente lo

stesso diritto di proprietà da altro soggetto. Quindi si dovrà risalire fino ad 1 acquisto a

titolo originario, ke sarà di regola l’usucapione, e a qll si appoggeranno i successivi titoli

di trasferimento. Anche se il possessore cerkii di sottrarsi all’obbligo di restituzione

abbandonando la cosa, esso è cmq obbligato a recuperare a sue spese la cosa x

l’attore e in mancanza, dv corrispondergli il valore, oltre al risarcimento del danno;

Azione negatoria: ha lo scopo di tutelare la pienezza del diritto di proprietà sulla cosa,

libera da pesi o da servitù pretese da altri. L’azione si esercita solo contro le molestie o

qnd ci sia motivo di temere 1 pregiudizio. Qui è sufficiente ke il proprietario dia prova del

suo domicilio, essendo sufficiente qls mezzo di prova, mentre il convenuto dovrà

dimostrare la sua pretesa. Se il proprietario viene considerato vincitore, avrà ottenuto la

tutela definitiva e nn provvisoria (quando si eserciti l’azione di manutenzione);

Azioni di confine ke sn 2:

Azione di regolamento di confini: presuppone l’incertezza dei confini e si esercita in 2

ipotesi a) quando si ricorre al giudice x decidere i limiti di confine tra 2 fondi; b) quando

c’è 1zona di terreno ben delimitata e si discute se appartenga all’uno o all’altro

confinante. Ovviamente qui il diritto può essere dimostrato con ogni mezzo (spesso è

rilevante il possesso, invocare consuetudini o testimonianze). Se nessuno delle 2 parti

dimostra la prp pretesa e in mancanza di altri termini, il giudice dovrà attenersi al confine

delimitato dalle mappe catastali.

Azioni x apposizione di termini: viene intentata dal proprietario quando si vuole

apporre la pietra o altro segno materiale del confine stesso. Quest’azione può essere

esercitata da entrambi i proprietari e le parti contrapposte hanno reciproca posizione di

pretesa e difesa. È di competenza del giudice di pace.

L’azione di confine si differenzia dall’azione di rivendica xkè l’azione di confine può

essere esercitata oltre ke dal proprietario anche dall’usufruttario del fondo, inoltre nn è

necessario ke si rivolga sl contro il possessore o detentore della zona contesa, ma

kiunque può essere parte del processo x lo scopo di accertamento. Nella rivendica si

vuole dimostrare l’appartenenza del bene e quindi l’accertamento di 1 diritto, mentre,

nell’azione di confine si vuole determinare l’estensione del prp diritto, cioè si vuole

determinare il confine x stabilire il limite di ciascun fondo.

Le azioni di nunciazione a tutela del proprietario e possessore. Il concorso di azioni

petitorie e possessorie

Le azioni di nunciazione spettano sia al possessore sia al titolare e sn 2: denuncia di

nuova opera e denuncia di danno temuto. La prima è diretta a impedire pericoli o

limitazioni di godimento della cosa in seguito a nuove attività di altri intraprese sul fondo

del vicino. Il giudice può permettere o vietare la continuazione dell’opera, ordinando in

ogni caso cautele. L’azione nn può essere proposta se l’opera è terminata o è trascorso

1anno dal suo inizio. Inoltre 1 cauzione viene imposta a carico di ki ottiene ragione nel

provvisorio giudizio. La seconda è diretta contro il pericolo di 1 danno grave derivante da

1 edificio, albero o altre cose ke siano già esistenti nel fondo vicino (albero ke sta x

cadere, edificio pericolante).

Nell’uno e nell’altro caso il giudizio ha carattere provvisorio. X iniziativa della parte

interessata, alla decisione provvisoria, potrà far seguito 1 provvedimento definitivo.

Quando qst nn c’è, il provvedimento ke conclude la prima fase mantiene la sua efficacia.

Ora trattiamo dell’ipotesi di ricorso alle azioni possessorie e petitorie, ribadiamo ke i

2 tipi di azioni nn si escludono ma magari da principio sia proprietario ke possessore

ricorrono all’azione possessoria, cn mezzi ke si dimostrano nella pratica facili ed efficaci.

La legge stabilisce ke in corso di giudizio petitorio è possibile proporre anke domande

relative al possesso davanti allo stesso giudice. Le 2 cause in tali ipotesi procedono

contemporaneamente, snz ke la scelta di 1 via porti all’esclusione dell’altra. La norma

cmq stabilisce ke è possibile domandare la reintegrazione al giudice competete x il

possessorio, il quale darà provvedimenti temporanei indispensabili: poi ciascuna parte

potrà decidere di proseguire il giudizio dinanzi al giudice del petitorio. Quando è

possibile proporre sia la domanda possessoria sia qll petitoria, la competenza spetta al

giudice competente x il petitorio. La connessione descritta nn si applica in caso inverso,

cioè in corso di giudizio possessorio nn è possibile proporre giudizio petitorio (in cui si

controversia sul diritto di proprietà o altro diritto reale altrui) fino a quando il primo

giudizio nn risulti definitivo.

Diritti reali sulla cosa altrui e servitù prediali in particolare

I diritti reali su cose altrui vengono anke kiamati diritti limitati e si differenziano dal

diritto di proprietà ke è il diritto reale x eccellenza. I diritti reali sopra la cosa altrui si

esercitano snz ke il proprietario faccia alcunkè e il proprietario del bene gravato da

usufrutto, servitù, ecc dv soltanto sopportare la limitazione sui suoi beni ke sn soggetti

anke a diritti altrui. Infatti l’atteggiamento del proprietario dv consistere in 1 sopportare,

lasciar fare o nn fare, nel nn esercitare alcuna delle sue facoltà. Ovviamente c’è la

possibilità ke il proprietario debba eseguire qlk prestazione accessoria a favore del

titolare del diritto limitato o x legge o xkè così prevede il titolo; xò la pretesa del titolare

del diritto limitato nn può mai avere cm contenuto principale 1 facere del proprietario.

Quando i diritti reali su cosa altrui nn hanno 1 distinto titolare, si estinguono

completamente xkè sarebbe errato dire ke passano al proprietario. Si estinguono

anche quando si ha confusione cioè usufrutto e proprietà si riuniscono in 1 unica xsn.

Altra caratteristica dei diritti limitati è la loro estinzione x nn uso ventennale; mentre la

proprietà nn si perde x effetto della prescrizione. L’usufrutto può essere venduto fino a

ke era in vita il titolare del diritto limitato; l’uso e l’abitazione nn si pox alienare; la servitù

si può alienare soltanto insieme alla proprietà del fondo dominante. La difesa di qst diritti

limitati avviene con l’azione confessoria ke è il contrario dell’azione negatoria. L’azione

confessoria può essere esercitata contro ki si pretende di avere il diritto reale sulla cosa

altrui, contro il proprietario e kiunque ne contesti l’esercizio. I diritti limitati sn oggetto di

possesso e quindi ki si trova nell’effettivo godimento della cosa, pox essere esercitate le

azioni possessorie.

I diritti reali su cose altrui si pox distinguere in: diritti di garanzia e diritti di godimento. I

diritti reali di garanzia comportano ke la cosa sia soggetta ad 1 garanzia a favore del

creditore (come pegno o ipoteca); i diritti di godimento conferiscono al titolare un + o

meno ampio potere di utilizzazione della cosa e vengono costituiti sia a favore di 1 xsn

determinata sia a favore di 1 proprietario di 1 fondo. I diritti limitati sn qll unici, previsti e

regolati dalla legge.

Le servitù in generale

La servitù è definita cm un peso, cioè come 1 limitazione imposta al godimento di 1

fondo, x l’utilità di 1altro fondo appartenente ad 1 diverso proprietario. X L’utilità di un

fondo si intende nn solo un vantaggio economico, ma anche 1maggior comodità; inoltre

l’utilità della servitù può essere nn solo attuale, ma anche futura, cioè è ammessa anke

a vantaggio o a carico di 1 fondo futuro. La servitù si riferisce sempre ad 1 proprietà

immobiliare.

Il contenuto della servitù si caratterizza dal fatto di avere 1 vantaggio x 1 fondo e 1

restrizione di godimento di 1 altro fondo: quindi vantaggio e restrizione formano i 2

aspetti della servitù. Esiste quindi un fondo servente e un fondo dominante: la

servitù avvantaggia il proprietario del fondo dominante ke comporta una limitazione del

diritto del proprietario servente. La servitù presuppone quindi 1 vantaggio del

proprietario in relazione con 1 vantaggio del fondo: quindi il proprietario del fondo

dominante riceve un vantaggio della servitù attraverso il suo bene. Esempio potrebbe

essere 1 servitù di passaggio a favore del proprietario ke apporta 1 vantaggio anke al

fondo: ma nn si potrebbe dire altrettanto x 1 diritto di andare a caccia sul fondo del

vicino, ke nn sn servitù poiché nn posseggono il carattere permanente e ke valgono nei

confronti di tt, ke sn proprio caratteristici delle servitù e si parla appunto di servitù

irregolari. Infatti x conseguire tali scopi si potranno costituire diritti personali.

Inoltre il comportamento proprietario del fondo servente consiste nel sopportare o un nn

fare una determinata sua facoltà riconosciuta dal suo diritto di proprietà. Anche se il

proprietario del fondo servente nn è obbligato a compiere atti ke rendano possibili

l’esercizio della servitù da parte del proprietario del fondo dominante, a volte la legge

prevede ke esistano a carico del fondo servente alcuni obblighi da fare, obblighi ke sn

prestazioni accessorie e sulle quali il proprietario del fondo servente si può svincolare,

abbandonando il fondo.

Sn requisiti di tt le servitù la vicinanza dei fondi ke è rikiesta x permettere l’utilità diretta

x il fondo dominante, e la perpetua causa ke significa ke la servitù nn è destinata a

durare in perpetuo, ma è necessario ke vi sia 1 durevole utilità x il fondo dominante.

Conseguenze giuridiche delle servitù sn l’inscindibilità, cioè la servitù nn può essere

trasmessa separatamente e quindi la sua alienazione può avvenire sl quando siano

venduti sia il fondo servente ke qll dominante; e l’indivisibilità in cui la servitù può essere

acquistata, esercitata sl interamente. Quindi se il fondo dominante o qll servente

vengono divisi tra + proprietari, la servitù sussiste interamente a carico o a favore di

ciascuno di essi.

Distinzioni tra servitù

Servitù apparenti e nn apparenti: apparenti sn qll ke vengono destinate ad

• opere visibili e permanenti, ne sn esempi le servitù di prospetto o di acquedotto. È

necessaria nn solo l’apparenza delle opere ma dv essere manifestata anke la loro

destinazione all’esercizio della servitù e la loro funzione rispetto al vantaggio di un

fondo dominante. Esempi di servitù nn apparenti sono qll ke prevedono il divieto

di fabbricare o l’innalzamento di 1 costruzione oltre 1 certa altezza, come le

servitù di pascolo.

Servitù continue e discontinue: x qll continue è necessario l’opera dell’uomo e

• sn apparenti continue qll servitù di acquedotto e nn apparenti continue qll servitù

di nn sopraelevare. X Le servitù discontinue è necessaria l’opera dell’uomo, come

la servitù di passaggio pedonale. La distinzione in continue e discontinue può

sembrare un innocuo giochino privo di rilevanza pratica, ma non è così. Ai fini

della prescrizione, infatti, se una servitù è discontinua la prescrizione inizia a

correre dall'ultima attività eseguita dall'uomo, dall'ultima passeggiata; nell'altra

ipotesi sino a quando l'acquedotto è in attività, non vi sarà mai inizio della

prescrizione (art. 1073 c.c.).

Servitù positive e negative: le positive sn qll x le quali il fondo servente dv

• sopportare l’attività del proprietario del fondo dominante (es. diritto di passsaggio,

di pascolo), negative sn le servitù ke proibiscono al proprietario del fondo servente

di esercitare 1 delle facoltà riconosciute normalmente dal suo diritto di proprietà

(nn facere), cm ad esempio le servitù d nn sopraelevare. Abbiamo detto che la

differenza è importante ai fini delle prescrizione. In quelle negative fino a quando il

proprietario del fondo servente si attiene al "non facere" non vi sarà mai

prescrizione, ma se "fa" ad esempio costruendo quando non poteva, la

prescrizione ventennale inizierà a correre dal momento in cui ha violato l'obbligo

(art. 1073 comma 2)

Servitù coattive e volontarie: qll volontarie vengono costituite sulla base della

• volontà delle parti mediante contratto o testamento, usucapione; le coattive

trovano la loro fonte nella legge. Diverse sono le conseguenze: il proprietario di 1

fondo servente può far cessare 1 servitù coattiva quando vengono meno alcuni

requisiti necessari x la sua costituzione; mentre le servitù volontarie nn cessano

solo xkè è venuta a mancare l’utilità attuale.

Le servitù coattive

La servitù coattiva è prevista, in ipotesi di legge, quando va ad attribuire al proprietario

il diritto di ottenere la costituzione di una servitù su un fondo di un proprietario

coattivamente, cioè senza bisogno del consenso di chi la deve subire. Le servitù si

differenziano dai limiti di buon vicinato con le quali si possono facilmente confondere,

perché nelle servitù mancano la reciprocità, la gratuità, la nascita automatica, avendo

solo cm presupposto la vicinanza dei fondi. Inoltre le servitù sono poste a vantaggio di

un fondo, mentre ciò non si può dire per tutti gli altri limiti legali.

La legge stabilisce che il servitù coattive possano costituirsi solo mediante un contratto

tra proprietario del fondo dominante e proprietario di fondo servente oppure per mezzo

di 1sentenza del giudice, il quale stabilirà le modalità di esercizio della servitù e

indennità dovuta al proprietario del fondo servente. Il proprietario del fondo servente ha

sempre il diritto all'indennità però, prima del pagamento, il proprietario può opporsi

all'esercizio della servitù.

Tipi di servitù coattive sono:

passaggio coattivo: comporta una grave limitazione al diritto del proprietario di

• escludere ogni altra persona dal suo fondo. Si differenzia dall'accesso che

costituisce un limite generico di occasionale, ma non è una Servitù. È possibile

concedere il passaggio in tre ipotesi: quando si ha un fondo che non ha una via

d'accesso sulla strada pubblica oppure si può procurarsela soltanto con eccessivo

dispendio o disagio, quando la servitù è diretta all'ampliamento del passaggio allo

scopo di far transitare veicoli di qualsiasi specie, o quando il fondo abbia un

accesso alla strada pubblica ma risulta insufficiente e non ampliabile (un nuovo

passaggio sarà concesso nell'interesse generale dell’agricoltura o dell’industria e

non invece per una maggiore comodità del proprietario). Non sono soggette a

passaggio coattivo le case, i cortili, i giardini.

Somministrazione coattiva di acqua relativa ad un edificio o ad uno fondo x

• l’irrigazione: il proprietario di un edificio ha diritto alla somministrazione

dell'acqua anche se può procurarsela altrove; ma in fondo servente dv fornire solo

quell’acqua che va a soddisfare le esigenze indispensabili del fondo dominante.

Per l'indicazione, in fondo servente fornisce l'acqua che gli avanza dopo aver

soddisfatto ogni bisogno domestico, agricolo e industriale. Il peso del fondo

servente cessa con il mutamento radicale delle sue condizioni originarie.

Acquedotto coattivo: consiste nel diritto di far passare le acque proprie

• attraverso un fondo altrui. È la loro costituzione, è necessario che il rikiedente ha

diritto di godere delle acque, che le acque siano sufficienti per l’uso al quale si

vogliono destinare, che il passaggio richiesto sia il più conveniente per il fondo

servente.

Scarico coattivo: ha lo scopo di prosciugare e bonificare i terreni.

I modi di costituzione delle servitù volontarie

Le servitù volontarie possono costituirsi per contratto: contratto e testamento. Il

contratto deve essere in forma scritta e in ogni caso il titolo ha trascritto. Quando la

servitù appartiene in comune a più proprietari, è necessario il consenso di tutti. Le

servitù non apparenti si costituiscono soltanto per titolo, le servitù apparenti possono

acquistarsi anke per destinazione del padre di famiglia e per usucapione. Riguardo al

usucapione, valgono tutte le regole generali dell’istituto, per i requisiti del possesso e per

il periodo di tempo necessario che i vent'anni o di 10. La destinazione del padre di

famiglia è indipendente da un atto di volontà diretto a costituire servitù. Si ha quando

sono stati costituiti 2 fondi dallo stesso proprietario e quando successivamente la

proprietà del bene viene attribuita ad altri proprietari e si dimostra che al momento della

separazione c'era una situazione di fatto che comportava l’esistenza di una servitù, la

servitù viene considerata costituita, senza bisogno di un atto di volontà o di un intervento

giudiziale. Esempio: se Tizio inizialmente ha la proprietà sia casa e sia del terreno, può

ad esempio aprire quante finestre vuole, alla luce o a prospetto; ma se la proprietà del

terreno successivamente passa in mano a Caio e la proprietà della casa passa in mano

a Sempronio, quest'ultimo non sarà costretto a chiudere le finestre anche se si trovano

sul confine del fondo passato in mano a Caio. Questo perché la servitù si è costituita a

causa del precedente unico proprietario del terreno e della casa.

L'esercizio di vincere delle servitù

Le norme del codice in materia di esercizio e contenuto delle servitù hanno soltanto

valori dispositivi, cioè si applicano solo quando il titolo nn dispone nulla al riguardo.

Quando il titolo non lo regola, il criterio per determinare il contenuto del diritto è dato dal

possesso, andando a guardare la pratica dell'anno antecedente e quella dell'ultimo

godimento. In ogni caso va applicato il criterio in cui la servitù va usata in modo da

soddisfare il bisogno del fondo dominante con il minor aggravio del fondo servente. In

ogni caso il proprietario del fondo servente non può compiere atti che possano diminuire

l'esercizio della servitù o renderlo più scomodo.

Le servitù si possono estinguere per rinuncia da parte del proprietario del fondo

dominante, per rinuncia da parte del proprietario del fondo servente, per scadenza del

termine o per il verificarsi della condizione risolutiva, per prescrizione, per l'impossibilità

di uso e mancanza di utilità protratte per vent'anni, e per confusione. Le servitù coattive

si estinguono anche in seguito ad una sentenza che va ad accettare k è venuta meno la

situazione di fatto è stata posta in essere per l'acquisto della servitù. La servitù

volontaria, in caso di impossibilità d’uso o del venir meno dell’utilità, comportano la sua

estinzione con il decorso del termine di prescrizione.

La servitù si estingue per prescrizione quando non la si esercita per vent'anni,

prendendo in considerazione anche il tempo in cui i precedenti titolari del fondo

dominante non esercitavano la servitù. Se la servitù appartiene a +titolari, il godimento

da parte di uno solo, impedisce la prescrizione (questo anche per la sospensione e

l'interruzione della prescrizione).

La confusione si verifica quando il fondo dominante e quello servente appartengono

alla stessa persona, e quindi si estingue la servitù.

La definizione dell’usufrutto

L’usufruttuario ha il diritto di godere e usare, ma non ha il diritto di consumare il bene.

Infatti l'usufruttuario può comunque trarre dalla cosa ogni utilità ke questa è in grado di

dare (ovviamente con qualche diritto in meno rispetto al godimento del proprietario); ma

deve comunque rispettare l'esistenza della cosa e conservare la sua destinazione

economica, che non va intesa in senso materiale ma far riferimento al criterio

economico- sociale della destinazione.

Il proprietario del bene oggetto di usufrutto è chiamato nudo proprietario. L'usufrutto è un

diritto temporaneo poiché la sua durata non può eccedere la vita dell'usufruttuario ed è

1 diritto non trasmissibile agli eredi. È vietato l'usufrutto successivo poiché il diritto si

intende estinto alla morte del primo chiamato (solo per il diritto di accrescimento, quando

l'usufrutto x testamento è costituito a favore di più chiamati, si estingue solo alla morte

dell'ultimo sopravvissuto chiamato). L'usufrutto a favore di persone giuridiche non può

durare più di trent'anni.

L'usufrutto è un diritto reale, cioè un diritto che il soggetto ha direttamente sulla cosa, in

concorrenza con il diritto del proprietario. Si distingue dal diritto del conduttore che è un

diritto personale verso il locatore. La differenza tra i due diritti si vede soprattutto nelle

conseguenze: il diritto di usufrutto viene difeso con un'azione reale, mentre il diritto del

conduttore viene difeso con un'azione personale verso il locatore; l'usufruttuario ha il

possesso, il conduttore ha la detenzione; il diritto dell'usufruttuario si prescrive per non

uso in vent'anni, mentre per il conduttore 10anni; l'usufrutto è sottoposta a ipoteca

mentre il diritto del conduttore non offre tale garanzia.

L'usufrutto si distingue dalla servitù xkè l’ambulatorietà è solo passiva, cioè il diritto

segue la cosa a prescindere da chi sia il proprietario, mentre sul lato attivo il diritto è

attribuito a una persona determinata ed è legato alle sorti della sua vita. Il diritto Si

costituisce mediante volontà dell’uomo con atto tra vivi o cn atto mortis causa o per

usucapione. L'usufrutto che ha ad oggetto un bene immobile si può conseguire anche

con l'acquisto in buona fede del possesso di un bene, con un titolo di usufruttuario; il

contratto di costituzione di usufrutto su beni immobili deve essere fatto per iscritto e reso

pubblico per mezzo della trascrizione. L'usufrutto si costituisce anche x legge, come

l'usufrutto legale a favore dei genitori di un minore.

L'oggetto dell'usufrutto

L’usufrutto può avere ad oggetto qualunque bene mobile o immobile, comprese le

universalità di diritto e le universalità di fatto, una eredità. Può avere ad oggetto

anche cose consumabili, in questo caso al termine dell’usufrutto, l'usufruttuario sarà

obbligato a pagarne il valore se è stato stimato, o se la stima non viene fatta, egli deve

consegnare delle cose della stessa specie e qualità o pagarne il valore. In questo caso

si parla di quasi usufrutto.

Quando l’usufrutto ha ad oggetto cose deteriorabili, l'usufruttuario può servirsene, ma

dovrà restituirle nello stato in cui si trovano al termine dell’usufrutto. Quando si tratta di

impianti o macchinari, l’usufruttario deve fare le opportune riparazioni e sostituzioni per

assicurare il loro funzionamento.

Se oggetto dell'usufrutto è una eredità, l'usufruttuario è tenuto a pagare per intero o x

quota, le annualità e gli interessi dei debiti o legati.

I diritti inerenti all’usufrutto

L’usufruttuario ha il diritto di ottenere il possesso della cosa nello stato in cui si

trova. L'usufruttuario fa suoi tutti i frutti naturali e civili, se però concorre con il

proprietario nel godimento di un fondo destinato alla produzione agraria, i prodotti della

terra si dividono in proporzione alla durata del diritto e si dividono tra i due anche le

spese. L’usufruttario può vendere e ipotecare il suo diritto, purché ciò non sia vietato dal

titolo o dalla legge. L'usufruttuario può difendere il suo diritto mediante l'azione

confessoria, se poi gode del bene, potrà esercitare le azioni possessorie; può intentare

le azioni di nunciazione.

Gli obblighi nascenti dall'usufrutto

Gli obblighi dell'usufruttuario riguardano sia quelli prima di entrare in possesso

del bene, poi durante il godimento di diritto e poi al termine dell’usufrutto.

Prima di entrare in possesso del bene, l'usufruttuario deve fare un inventario dei

• beni mobili e immobili, se non ne è dispensato, deve offrire un'idonea garanzia.

Se l'obbligo di dare garanzia non è stato osservato, non ha la possibilità di

amministrare i beni, ma gli vengono ugualmente attribuiti i frutti.

Durante l'usufrutto, l'usufruttuario deve custodire il bene, amministrarlo, e

• compiere le opere di ordinaria manutenzione, deve pagare al nudo proprietario gli

interessi delle spese sostenute per le riparazioni straordinarie, deve pagare le

eventuali imposte e canoni, deve denunciare al proprietario le usurpazioni da altri

commesse sul fondo e chiamarlo in giudizio nelle liti circa la proprietà.

Al termine dell'usufrutto, Il principale obbligo del usufruttuario è quello di restituire

• la cosa.

I principali obblighi del proprietario sono: pagare i carichi posti sulla proprietà, fare le

riparazioni straordinarie, ha diritto di alienare e ipotecare la nuda proprietà, fa propri il

tesoro e gli alberi di alto fusto non fruttiferi.

Estinzione dell'usufrutto

L’usufrutto per una persona fisica non può durare oltre la sua morte; mentre l'usufrutto a

favore di una persona giuridica non può durare più di trent'anni. L'usufrutto si estingue

anche in caso di perimento della cosa (quando viene meno la cosa), ma l'estinzione può

essere evitata quando si risale al responsabile del perimento, in questo caso l'usufrutto

si trasferisce sull'indennità dovuta. Anche in caso di assicurazione sulla cosa, in

conseguenza al perimento, l'usufrutto si trasferisce sull'indennità dovuta

dall'assicuratore. L’usufrutto si estingue anche in caso di abuso, solo xò se l’estinzione

avviene per opera del giudice, ma si deve trattare di un abuso grave da parte

dell'usufruttuario, il quale abbia alienato il bene oppure lo abbia deteriorato o lasciato in

deperimento.

L'uso e l'abitazione

L’ uso è una specie di usufrutto limitato e il diritto di abitazione è una particolarità di un

uso che ha ad oggetto una casa adibita ad abitazione. L’usuario può direttamente usare

la cosa mobile o immobile e se questa è fruttifera, ha pure il diritto di goderne dei frutti,

ma si differenzia dall’usufrutto perché il suo diritto è limitato. Infatti l'usuraio può godere

del bene ma ha il diritto solo alle rendite (frutti) che gli forniscono i mezzi necessari alla

sua vita e della famiglia.

L'abitazione consiste nel diritto di abitare direttamente la casa o l'appartamento,

riconosciuto alla sola persona del titolare e ai membri della sua via. L'uso e

dell'abitazione sono diritti personalissimi, nel senso che non possono essere ceduti.

Per il resto si applicano le norme relative all’usufrutto.

I DIRITTI DI OBBLIGAZIONE IN GENERALE – CAPO VIII

Le fonti delle obbligazioni derivano da contratti, da fatto illecito o da fatto idoneo a

produrle in conformità dell'ordinamento giuridico. Tra tutte le fonti, il predominio è

attribuito al contratto, che va a riconoscere l'autonomia privata e che attribuisce alle parti

la facoltà di accordarsi come vogliono. Un'altra fonte di obbligazione è la volontà

unilaterale, in cui la promessa unilaterale è ammessa solo nei casi previsti dalla legge

(per esempio dall'accettazione di una successione ereditaria). Il vincolo obbligatorio

sorge anche a causa della legge, in questo caso possiamo trovare l'atto illecito che

comporta l'obbligo di risarcimento. Poi in conseguenza di un agire lecito, l'obbligazione

può sorgere in due ipotesi: gestione di affari e pagamento dell'indebito.

Gli effetti delle obbligazioni e le sanzioni per l'inadempimento

Norma importante è l'articolo 1176 che dice che, in caso di adempimento

dell'obbligazione, il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia, e altra

norma importante è l'articolo 1218 k afferma k il debitore ha l'obbligo di risarcire il danno

in caso di inadempimento, a meno che non provi k l'impossibilità di adempiere non è

derivante da 1 causa a lui attribuibile, come nel caso di forza maggiore o caso fortuito.

Vediamo ora come avviene la massima realizzazione del diritto del creditore. L'azione

personale k è concessa al creditore mira in primo luogo all'esecuzione diretta

dell'obbligo. Si parla spesso di esecuzione forzata quando avviene contro la volontà del

debitore. Quando non è possibile l'esecuzione forzata, cioè nella maggior parte delle

obbligazioni di fare o di dare, la pretesa del creditore si dirige ad ottenere il risarcimento

del danno. Il risarcimento del danno è la più importante delle sanzioni, poi vi è

l'esecuzione e in un piano secondario la pena.

La legge prevede diversi mezzi per la realizzazione del diritto del creditore a

seconda del contenuto dell'obbligazione:

se l'obbligo è di consegnare una cosa determinata, il creditore può ottenere la

• consegna o il rilascio;

se non è adempiuto un obbligo di fare, quando si tratti di fare fungibile, il creditore

• può ottenere che l'obbligo venga eseguito a spese del debitore;

Se è stata violata una obbligazione di non fare, il creditore può ottenere che, a

• spese del debitore, sia distrutto ciò che non si doveva fare.

La soddisfazione concreta dell'interesse del creditore

C’è un principio generale per cui il debitore risponde delle obbligazioni Con tutti i

suoi beni presenti e futuri, ecco perché il valore dei crediti si misura con il numero

e la qualità dei beni ke ha il debitore. Importanti sono le norme dell'articolo 1218 e

2740: l'articolo 1218 stabilisce che, in caso di inadempim

ento del debitore, il contenuto dell'obbligazione si converte nell'obbligo di risarcimento;

l'articolo 2740 stabilisce che le pretese del creditore si soddisfano con la liquidazione del

patrimonio del debitore, in cui si prendono alcuni beni e si convertono in denaro. A

proposito della sanzione per inadempimento, occorre fare una distinzione tra processo

di cognizione e il processo di esecuzione. Nel primo, il giudice è chiamato a determinare

la sanzione (esecuzione, pena, risarcimento) e a precisarne l'ammontare; nel secondo il

giudice è proposto alla realizzazione concreta di quanto è stato deciso.

L'articolo 2741 precisa che i creditori hanno ugual diritto di soddisfarsi sui beni del

debitore, salvo le cause legittime di prelazione, quali i privilegi, pegno e l'ipoteca. La

responsabilità patrimoniale del debitore non si estende ad alcuni beni: per esempio sono

sottratti parzialmente gli stipendi e salari, non possono essere pignorati il letto, alcuni

vestiti, e gli strumenti di lavoro.

Natura ed elementi del rapporto giuridico

Il debitore e il creditore sono i soggetti del rapporto obbligatorio, rapporto k è di natura

personale. Vediamo che nei diritti reali, il contenuto è costituito dal potere che ha il

titolare su un bene: c'è una specie di sovranità immediata in cui vi è un obbligo di

rispetto per tt gli altri soggetti. Il rapporto obbligatorio ha come contenuto la pretesa

di un soggetto alla prestazione di uno o più soggetti, in cui l'elemento caratteristico

è dato dal soggetto passivo che deve andare a soddisfare un diritto di credito. I diritti di

obbligazione hanno il carattere della determinatezza, cioè il diritto non può essere

generico ma deve far riferimento a uno o più scopi da perseguire, che consistono nella

soddisfazione di interessi del creditore da parte dei debitori. Contenuto dell'obbligo è

una prestazione di carattere patrimoniale che può essere positiva (fare, dare), o

negativa (non fare, lasciar godere, sopportare). La presenza di una prestazione

distingue le obbligazioni degli altri obblighi giuridici da osservare, come quelli di rispetto

per gli altri diritti reali.

Il contenuto dell'obbligazione

L’obbligazione consiste in un vincolo personale, che non va confuso con l'effetto finale

cioè con il risultato che dovrà essere raggiunto con la prestazione del debitore.

Prendiamo ad esempio un contratto di compravendita e precisamente la vendita di una

cosa specifica, la proprietà si trasferisce nel momento in cui i soggetti sono d'accordo

sul bene e sul prezzo e quindi il trasferimento di proprietà non deve essere visto come

effetto di una prestazione obbligatoria. Dallo stesso contratto sorgono anche

obbligazioni personali: il venditore deve consegnare la cosa, il comprate deve pagare il

prezzo.

Pertanto il contenuto dell'obbligazione consiste in un comportamento che il debitore

deve tenere per andare a soddisfare l'interesse del creditore, cioè in una prestazione. Il

dovere di prestazione del debitore è correlato ad un diritto di credito, ad una pretesa del

creditore. Anzi il diritto del creditore è determinato dal contenuto e dall'obbligo del

debitore. Debito e pretesa sono due aspetti fondamentali dell'obbligazione. Va distinto il

contenuto dell'obbligazione, dall'oggetto della prestazione o del contratto: per esempio

nel contratto di locazione di una casa, l'immobile è l'oggetto della prestazione e del

contratto, mentre l'oggetto dell'obbligazione è il comportamento del locatore che deve

lasciar godere la casa al conduttore (il codice civile non fa una distinzione tra questi due

termini).

Il debito e la responsabilità patrimoniale

Nel caso in cui la prestazione del debitore non si attui, la pretesa del creditore si

concretizza ad una diversa soddisfazione personale. Così facendo l'obbligazione si

scinde in due elementi: il debito (come dovere di adempimento ad una determinata

prestazione) e responsabilità patrimoniale (come il potere che viene attribuito al

creditore di avvalersi sul patrimonio del debitore). Nel tempo si è avuta un'maggior

considerazione per la responsabilità patrimoniale, nel senso ke una stessa obbligazione

può continuare ad esistere anche se mutano il soggetto attivo o il debitore (come ad

esempio per l'adempimento del terzo, per compensazione). Quindi da ciò si capisce

come l'obbligo del debitore si deve differenziare dalla sua responsabilità, cioè dalla

sanzione. Infatti l'esecuzione forzata, che una sanzione, mira a soddisfare l'interesse

del creditore, avvalendosi sul patrimonio del debitore.

L'oggetto dell'obbligazione e la pretesa del creditore al risultato

Abbiamo detto che il contenuto dell'obbligazione è dato da una prestazione, vale a dire

da un comportamento che il debitore deve tenere a vantaggio del creditore. Il diritto di

credito viene assicurato da un'utilità creditoria, il cui l'attività del debitore può essere

sostituita, come avviene con l'adempimento di un terzo o con l’esecuzione forzata in

forma specifica.

Dobbiamo fare una distinzione tra:

obbligazione di mezzi: consistono in una prestazione (contegno del debitore,

• attività di sforzo) conforme alla diligenza del buon padre di famiglia e è il criterio

che viene seguito nelle obbligazioni di fare. Un tipico esempio, potrebbe essere il

rapporto tra il medico e il commercialista, in cui ci si può accordare per il risultato

della guarigione o per il buon esito dell'affare, intendendo che altrimenti non sarà

dovuto un compenso;

obbligazioni di risultato: hanno ad oggetto l'obbligo di raggiungere un

• determinato risultato, pensiamo all'obbligazione di alimenti, all'obbligo di

risarcimento e di restituzione.

Se L'obbligazione è di risultato, l'adempimento si intende avvenuto quando il risultato è

stato raggiunto; se l'obbligazione è di mezzi, essa è adempiuta quando la prestazione è

avvenuta secondo diligenza. Qualunque sia l'oggetto dell'obbligo (un'attività concreta

una prestazione), quando il debitore dimostra di aver fatto quanto poteva in

conformità alla diligenza, rimane esente da responsabilità per inadempimento. Ma

ciò non vuol dire che siano stati raggiunti tutti gli effetti dell'adempimento, anzi se

l'inadempimento è causato da forza maggiore, non si conseguiranno molti effetti che

sarebbero stati percepiti dall'adempimento. Se Tizio, che era obbligato a dare in

locazione la sua casa, non adempie perché un incendio ha distrutto l'immobile, non

dovrà risarcire il danno per il mancato adempimento; ma non avrà neppure il diritto di

esigere il pagamento del canone.

La responsabilità al risarcimento del danno dell'articolo 1218, per il caso di

inadempimento, varrebbe solo per le obbligazioni di risultato, mentre per le obbligazioni

di mezzi varrebbe il principio della diligenza.

Patrimonialità della prestazione

L’articolo 1174 afferma che la prestazione deve essere sottoposta ad una

valutazione economica e deve corrispondere ad un interesse, anche non

patrimoniale, del creditore. Quindi una cosa è l'interesse necessario perché si abbia

un diritto di credito e che può essere anche di carattere religioso, scientifico, umanitario,

sentimentale; una cosa diversa è la valutazione economica che deve essere fatta per la

prestazione. La prestazione deve essere economicamente valutabile perché

l’obbligazione civile fa parte dei rapporti patrimoniali. Quindi fuori dal campo

patrimoniale, ci saranno degli obblighi, ma non dell'obbligazione in senso tecnico. Ci

possono essere obblighi di carattere morale e obblighi che non hanno contenuto

patrimoniale, come quelli del diritto di famiglia, in cui la loro violazione, nel caso in cui ci

siano conseguenze di carattere economico a carico di 1 soggetto (il risarcimento dei

danni), daranno origine a distinte obbligazioni.

Facciamo due esempi e vediamo quali dei due può essere un'obbligazione: il mio vicino

si impegna a non suonare il suo strumento in certe ore del giorno per non disturbare i

miei studi; oppure una persona cara si impegna a mandarmi una lettera a settimana.

Non è un'obbligazione civile il secondo esempio perché fa riferimento a rapporti di

natura sentimentale e non toccano il campo patrimoniale; il primo caso invece può avere

di riflesso un significato patrimoniale, quando ad esempio io ho promesso al mio vicino

un vantaggio economico o quando abbiamo pattuito una clausola penale. Quindi ciò

significa che la prestazione non per forza deve essere valutata in denaro, ma ci sono

anche diversi significati patrimoniali quali, un corrispettivo o una penale.

Altri requisiti della prestazione

La prestazione deve essere possibile, lecita, determinata e determinabile:

La prestazione deve essere possibile. L'impossibilità può essere assoluta o

• relativa, anche se la nullità dell'obbligazione è determinata solo dall'impossibilità

assoluta e oggettiva, cioè quando la prestazione non può essere adempiuta in

alcun modo, qualunque sia il soggetto obbligato. Relativa è l'impossibilità che fa

riferimento alla sola persona del debitore o alla sua capacità economica.

L'impossibilità può essere fisica o giuridica: fisica quando la prestazione è

impossibile nella natura delle cose (quando il debitore si impegna a dare una cosa

già distrutta); è giuridica quando la prestazione non è possibile per un divieto

legislativo (ad esempio l'impegno a vendere il foro romano). L'impossibilità può

essere originaria o sopravvenuta: l'obbligazione è valida quando la prestazione

inizialmente impossibile diventa possibile prima però dell'avveramento della

condizione sospensiva o della scadenza del termine iniziale. L'impossibilità

temporanea non impedisce l'esistenza dell'obbligazione: è valida l'obbligazione di

prestare cose future però collegata all'esistenza della cosa quando si dovrà

adempiere all'obbligazione. Se l'impossibilità di esecuzione è parziale, anche la

nullità dell'obbligazione è parziale quando però rimane qualcosa di possibile che

abbia una autonomia economica utile per le parti interessate.

La prestazione deve essere lecita, quindi non contraria a norme imperative,

• all'ordine pubblico e al buon costume. Esempio di prestazioni illecite contrarie al

buon costume sono tutti gli atti che fanno riferimento al campo dei rapporti

sessuali o comunque contrari all'onestà tradizionale; contro l’ordine pubblico, può

essere l'impegno a eseguire un atto violento verso qualcuno;

La prestazione deve essere determinata e determinabile. L'oggetto della

• prestazione deve essere certo e immediato, ovviamente non è necessario che

l'individuazione avvenga dal principio, ma basta che sin dall'inizio esistano gli

elementi necessari per determinare la prestazione che deve seguire il debitore.

Obbligazione valida è quella che ha ad oggetto la prestazione di 3 quintali di

paglia, mentre non sarebbe valida l'obbligazione a dare della paglia.

L'obbligazione non determinata esiste ugualmente purché sia determinabile.

Inoltre la determinazione della qualità di una data merce o del prezzo di una

prestazione, può essere attribuita ad un terzo arbitratore; altrimenti nel suo

silenzio si può basare su un equo apprezzamento. Nella prima ipotesi la mancata

determinazione rende vano l'intero rapporto, mentre l'avvenuta determinazione

cade solo se si dimostri la malafede dell'arbitratore. Nella seconda ipotesi gli

interessati possono invocare l'intervento del giudice.

Varie specie di obbligazione

Possiamo avere una prestazione positiva, che ha ad oggetto un dare o fare; oppure una

prestazione negativa che ha ad oggetto un non dare, un non fare o sopportare un'attività

altrui.

L’obbligazione di dare ha ad oggetto la disponibilità materiale della cosa e a volte ha

contenuto speciale: quando mira al trasferimento di un diritto reale come in alcuni casi in

cui la compravendita non ha efficacia reale immediata (come la vendita generica in cui il

trasferimento della proprietà avviene con l'individuazione della cosa). Cn altri casi

l'obbligo di consegna consiste solo nell'obbligo di possesso, essendo la proprietà già

passata al compratore. L'obbligo di consegnare include anche l'obbligo di custodire la

cosa fino alla consegna.

L'obbligazione di fare ha ad oggetto un servigio che può essere di vario tipo, da quello

del mandato o del contratto d'opera.

Le obbligazioni negative hanno cm contenuto la conservazione della situazione.

Esempi sono l'obbligo di non esercitare una certa attività economica o di non vendere un

bene a Tizio, anche se non possono essere degli obblighi negativi il patto assoluto di

non alienare un bene o l’impegno a nn sposarsi.

A volte la prestazione può avere ad oggetto sia un dare e sia un fare, come per i

contratti di somministrazione.

Si fa distinzione tra obbligazioni generiche specifiche. Si ha obbligazione generica

di dare quando oggetto della prestazione è una cosa generica o è una cosa fungibile. Si

ha obbligazione generica di fare quando l'obbligo può essere compiuto anche da un

terzo. Quando le obbligazioni hanno ad oggetto una cosa generica, il debitore deve

prestare una cosa di qualità non inferiore alla media. Ovviamente la genericità è

concepibile solo nella prima fase del rapporto obbligatorio poiché nell'esecuzione, la

cosa dv necessariamente essere determinata. L'oggetto del rapporto si può determinare

mediante l'individuazione o specificazione. Ad esempio nella vendita si può avere la

specificazione k fa trasferire la proprietà ed è solo al momento della specificazione che il

rischio della cosa è a carico del compratore. Prima di quel momento il debitore non può

liberarsi dall'obbligo di prestazione.

L'esecuzione della prestazione è istantanea nelle obbligazioni che si perfezionano

con un unico atto e cioè quando si deve consegnare un oggetto determinato; la

prestazione invece si prolunga nel tempo nei rapporti di durata (locazione,

assicurazione) o nelle obbligazioni negative.

Obbligazioni cumulative, alternative e facoltative

Nelle obbligazioni cumulative il debito ha contenuto multiplo e il debitore non si

• sarà liberato dall’obbligazione se non adempie a tutto il suo contenuto.

Nelle obbligazioni alternative abbiamo due o più oggetti, ma il debitore si libera

• con la prestazione di uno solo (ad esempio il debitore è obbligato a consegnare il

cavallo a o B e si libera dal debito quando ha consegnato l'uno o l'altro cavallo).

La fonte dell'obbligazione alternativa è la volontà delle parti o la legge. Il diritto di

scelta tra più prestazioni spetta al debitore o creditore: se la legge o la volontà

delle parti non hanno stabilito diversamente, la scelta spetta al debitore; la scelta

spetta al creditore per atto o come conseguenza della mora del debitore quando

questo non abbia eseguito l'una o l'altra prestazione nel termine indicato. Una

volta che la scelta è stata fatta, si dice che avviene la concentrazione

dell'obbligazione poiché da quel momento l'obbligazione si intende come semplice

e la scelta diventa irrevocabile. Ne deriva che l'obbligazione non si estingue, se

prima della scelta, una di queste prestazioni diventa impossibile per causa non

imputabile al debitore e in questo caso si andrà ad eseguire l'altra prestazione

possibile. Se invece la prestazione diventa impossibile dopo la scelta,

l'obbligazione si estingue perché è diventata semplice a seguito della

concentrazione.

Nelle obbligazioni facoltative c'è una sola prestazione obbligatoria, ma il

• debitore ha la possibilità di eseguire una prestazione diversa. Dato che

l'obbligazione facoltativa ha un solo contenuto, basta che la prestazione principale

divenga impossibile per causa non imputabile al debitore, x far si k si estingua

l’obbligazione.

I soggetti di un'obbligazione

Il creditore e il debitore costituiscono i soggetti dell'obbligazione, ma non è necessario

che siano individualmente determinati in modo certo fin dall'inizio del rapporto, ma è

sufficiente che siano determinabili. Un esempio è quando un terzo devo scegliere tra più

diversi donatari.

Si hanno obbligazioni ambulatorie quando il soggetto attivo e passivo possono

mutare.

Tra le obbligazioni con soggetti determinati vanno ricordate le obbligazioni reali nelle

quali la persona del debitore mutua in relazione al rapporto che c'è tra il soggetto e una

determinata cosa. Anche la categoria degli oneri reali si avvicina a quella delle

obbligazioni reali. L'onere reale è una prestazione, a carico periodico, che è dovuta dal

soggetto in quanto permane nel godimento di un determinato bene immobile. Il rapporto

con la cosa non è il mezzo per determinare la persona che deve la prestazione, ma

costituisce il titolo dell'obbligo di prestazione; infatti è il bene che produce il rapporto,

venuto meno il rapporto cessa l'obbligazione. Infatti gli oneri reali sono possibili solo se

previsti dalla legge, e il valore della prestazione è determinato dal valore stesso della

cosa; in tal caso non trova applicazione la regola dall’art. 2740 c.c. secondo cui il

debitore risponde con tutti i suoi beni presenti e futuri; se quindi il valore dell’onere è

superiore a quello della cosa, si risponderà solo per quel valore e non oltre.

Poiché fonte dell’obbligo è proprio la cosa e il rapporto che la lega al titolare, il creditore

potrà soddisfarsi sulla stessa esercitando una azione reale. Nelle obbligazioni reali,

l’obbligato è invece il debitore a causa del suo particolare rapporto con la cosa; di

conseguenza il debitore risponderà con tutti i suoi beni in caso di inadempimento, e il

creditore agirà contro di lui con azione personale e non reale. In conclusione:

L’onere reale consiste in un peso che è dovuto dal titolare di un fondo e di solito

consiste in una prestazione periodica. É quindi un onere che grava su di lui, ed è come

se gli si dicesse: vuoi godere dell’enfiteusi, allora paga il canone, vuoi che la tua cosa

sia curata, allora paga l’imposta per fare in modo che si disponga dei soldi necessari; si

tratta, quindi, sempre di un’attività positiva, di dare o fare. Il titolare non è tenuto oltre il

valore del fondo, non si tratta, allora, di obbligazione, poiché non risulta applicabile la

regola dell’art. 2740 c.c.

Nella obbligazione reale il collegamento con il bene serve solo ad individuare il

debitore; l’obbligazione non nasce, di regola, perché il debitore è nel solo godimento di

un bene e quindi deve dare “qualcosa in cambio”, ma perché la relazione con la cosa

obbliga il proprietario a eseguire una prestazione dal contenuto più vario che può

consistere anche in un non facere. Si tratta di vera obbligazione perché si applica la

regola dell’art. 2740 c.c. .

Correttezza e buona fede nei contegno dei soggetti

L'articolo 1175 afferma che il creditore e il debitore debbano comportarsi secondo

le regole della correttezza, in relazione alle esigenze del mercato e i principi di

solidarietà umana e sociale. Obbligo di correttezza e di dovere di buona fede

rispondono ad uno stesso criterio e ritroviamo numerose norme del codice civile: la

buona fede è richiesta durante le trattative, nell'interpretazione e nell'esecuzione del

contratto, nell'obbligo di mettere sull'avviso la controparte circa le possibili cause di

invalidità del contratto che si vuole concludere.

Il principio di buona fede nelle obbligazioni può essere visto come una buona fede

oggettiva, come obbligo etico di comportamento onesto; o come buona fede soggettiva

che consiste nella situazione psicologica di ignoranza dell'altrui lesione.

La correttezza è uno stile morale della persona che indica spirito di lealtà, di chiarezza

e di coerenza e rispetto a quei doveri che devono essere osservati nei rapporti tra le

parti. Tale correttezza corrisponde al dovere di comportarsi in modo da nn ledere

l’interesse altrui.

Obbligazioni divisibili e indivisibili

Un unico rapporto può essere formato da soggetti, che saranno quindi più debitori

creditori o perché il rapporto è sorto così fin dall'origine o perché si è aperta 1

successione a favore di +eredi del creditore o del debitore. Quando ci sono più debitori o

+ creditori per una sola prestazione, prima di tutto bisogna vedere se la prestazione è

divisibile o no; se è indivisibile non è possibile effettuare prestazioni parziali a carico o

a favore dei singoli interessati. Si ha Indivisibilità assoluta quando la prestazione ha

per oggetto una cosa indivisibile o quando non è ammessa l'esecuzione parziale.

L'indivisibilità è relativa quando la prestazione ad oggetto una cosa divisibile ma che

cessa di essere tale a casa dell'uso della cosa (indivisibilità per legge per esempio

alcune parti comuni della casa in condominio) oppure per il modo in cui l'hanno

considerata i soggetti.

Nelle obbligazioni indivisibili ciascun debitore ha obbligo di eseguire la prestazione per

intero al creditore (indivisibilità passiva) e ciascun creditore può esigere l'intera

prestazione dal debitore (indivisibilità attiva). L'indivisibilità è più radicale della solidarietà

perché essa opera anche nei confronti degli eredi del debitore o del creditore, questo si

spiega dal fatto che l'esecuzione deve avvenire sempre per intero.

Obbligazioni parziali e solidali

L’obbligazione è parziaria quando l'obbligo o il diritto di ciascuno si basa sulla sua

partecipazione al vincolo obbligatorio; essa è prevista solo nei casi previsti dalla legge

(tipica è il caso del debito che passa a più coeredi oppure quando vi è un'obbligazione

alimentare che è parziale e che viene adempiuta da più soggetti) o dal titolo. Infatti

l'estinzione parziale dell'obbligazione fa solo diminuire l'ammontare complessivo

dell'obbligo a vantaggio di uno solo dei debitori.

Le obbligazioni solidali operano solo nei rapporti esterni. A tal proposito possiamo

trovare :

obbligazioni solidali passive quando ci sono più debitori e ciascuno di loro ha

• l'obbligo di eseguire la prestazione per intero. È un fenomeno assai rilevante xkè

mamma c sono più debitori che si presumono obbligati solidamente nei confronti

del creditore, ma la caratteristica è che un solo debitore estingue tutto il

complesso delle obbligazioni e quindi paga x l’intero la prestazione, liberando

dall’adempimento tt gli altri debitori nei confronti del creditore.

Obbligazione solidali attive quando ci sono più creditori e ciascuno ha diritto a

• pretendere la prestazione per intero. La solidarietà attiva è il fenomeno + raro,

infatti non si presume. Pertanto quando la solidarietà non è stabilita

espressamente, il debitore è obbligato al pagamento frazionato verso più creditori

e non sarà liberato dal pagamento se pagasse il totale ad 1 solo creditore. Quindi

quando c'è solidarietà attiva, l'adempimento dell'intera obbligazione da parte del

debitore nei confronti di un solo creditore, lo libera nei confronti di tutti gli altri

creditori. Fonte Della solidarietà attiva è la legge o la volontà delle parti. Il debitore

ha la scelta di pagare ad uno solo dei creditori senza rispettare gli eventuali

rapporti interni esistenti tra i creditori; la possibilità di scelta è possibile fin a

quando i creditori facciano una domanda giudiziale.

Quindi da ciò possiamo capire come la solidarietà consiste nel fatto che il pagamento

compiuto da un chiunque soggetto faccia estinguere il complesso delle obbligazioni.

Le principali dell'obbligazione solidale che:

ci sono tanti i soggetti attivi e passivi quanti sono i rapporti obbligatori, rapporti che

 sono tutti identici cioè hanno uguale causa e contenuto;

la prestazione è una sola a carico del debitore autore del creditore;

 i debiti devono avere un'unica fonte obbligatoria (contratto, fatto illecito)

Ovviamente i debitori hanno la possibilità di opporre al creditore delle eccezioni:

eccezioni comuni: che pox essere proposte da qls debitore nei confronti del

• creditore; esse consistono nel fatto ke pox permettere al debitore di rifiutarsi di

risarcire la loro quota al debitore ke ha pagato x intero e quindi nn saranno

obbligati in via di regresso, se dimostrano che effettivamente esiste l’eccezione

comune ke permette di paralizzare la pretesa del creditore;

eccezioni personali : nella solidarietà passiva possono essere proposte da 1 solo

• debitore nei confronti del creditore comune; nella solidarietà passiva nn possono

essere opposte le eccezioni agli altri creditori ma può riferirsi solo alla singola xsn

del creditore;

La solidarietà, da come si può capire, non opera nei rapporti interni e quindi

l'obbligazione si divide tra i soggetti in parti uguali. Quindi se un soggetto ha pagato

l'intero ammontare del debito, facendo liberare gli altri debitori nei confronti del creditore,

esso potrà rivolgersi in regresso nei confronti degli altri debitori che non hanno pagato,

per la quota di sua spettanza da ciascuno. Se però uno di questi è insolvente, la perdita

si ripartisce fra tutti gli altri.

L'obbligazione solidale si differenzia dell'obbligazione indivisibile xkè la solidarietà

consiste nel rafforzamento del diritto del creditore e si muove in parte cm garanzia e in

parte cm facilitazione al soddisfacimento del credito; l’indivisibilità mira a rendere

possibile la realizzazione unitaria. L’indivisibilità produce effetti + generali, valendo sia

nei confronti di + debitori e creditori e sia producendo conseguenze anke x i coeredi.

Le obbligazioni imperfette

Vi sono delle obbligazioni ke godono solo di alcuni aspetti propri dell’obbligazione, e

vengono chiamate obbligazioni imperfette. La fonte principale delle obblig imperfette è

l’obbligaz naturale. L’art 2034 prevede 2 ipotesi di obbligazioni naturali:

obbligazioni naturali in senso stretto ke hanno ad oggetto prestazioni eseguite x

• adempiere a doveri morali o sociali fatte da 1soggetto capace di agire;

altri tipi di obblig naturali previste dalla legge, nelle quali nn si può pretendere

• l’adempimento ma nn si deve restituire nemmeno ciò ke si è ricevuto a titolo di

pagamento;

Nell’uno e nell’altro caso vi è il carattere della irripetibilità, cioè nn restituire qnt è stato

ricevuto a titolo di pagamento.

La presenza di 1 dovere morale e sociale serve anche x distinguere il pagamento dalla

donazione. Nell’obblig naturale c’è un dovere da compiere e quindi quando abbiamo

dovere morale o sociale abbiamo pagamento e nn donazione, mentre la donazione ha

ad oggetto 1 intento di liberalità. X le obblig naturali nn è prevista la forma dell’atto

pubblico, ma è prevista la forma scritta quando l’adempimento consiste nella

prestazione di un immobile. Inoltre nelle obblig naturali, la prestazione effettuata nn è

sottoposta a collazione e nn è revocabile x ingratitudine o sopravvenienza di figli.

L’adempimento dell'obbligazione

L’obblig. tende a cessare nel momento in cui vi è l'adempimento da parte dell'obbligato in modo

volontario. Ma vi sono altri modi per estinguere l'obbligazione: l'esecuzione forzata in forma

specifica, risarcimento del danno, l'esecuzione da parte di un terzo estraneo, compensazione, e

per impossibilità della prestazione.

Natura e requisiti della solutio

Occupiamoci dell'adempimento dell'obbligazione in modo volontario. La solutio è una forma di

estinzione tipica e perfetta dell'obbligazione. Il pagamento non è un giuridico e quindi come tale

non è necessaria neppure la capacità di agire del debitore. Infatti per l'efficacia del pagamento

è necessario che si verifichi il fatto dell'adempimento, il quale è essenziale.

Abbiamo visto che una nuova importante è l'articolo 1176 secondo la quale il debitore, per

adempiere alle obbligazioni, deve usare la diligenza del buon padre di famiglia; quindi x vedere

se il debitore ha adempiuto al suo obbligo di fare, si pretende che il produttore si comporti

secondo diligenza media (cioè la prestazione venga eseguita bene), appunto Per evitare la

responsabilità contrattuale (responsabilità da inadempimento). Infatti in caso di inadempimento

possiamo avere diverse colpe:

colpa grave: corrisponde alla mera negligenza e si equipara al dolo;

• colpa lieve: consiste nel non rispettare la diligenza e viene presa cm presupposto

x la responsabilità contrattuale;

colpa lievissima: corrisponde alla violazione della diligenza, e andrebbe valutata

come fonte di responsabilità extra contrattuale.

A volte la diligenza richiesta e la colpa a per inadempimento sono valutate con minor rigore: ad

esempio per le obbligazioni del mandatario o del mutuante quando i relativi contratti sono a

titolo gratuito. Vi è una responsabilità per colpa grave nell'esercizio delle donazioni.

L'obbligazione di per sé richiede la capacità giuridica e quindi ciò significa che il debitore

minore, in caso di inadempimento, subirà le stesse conseguenze di un soggetto debitore

capace.

L'autore e il destinatario del pagamento

Chi deve adempiere all'obbligazione è sempre il debitore, ma vi sono alcuni casi in cui è il

terzo adempiere per lui anche contro la volontà del creditore (quando però non si tratta di

prestazioni infungibile). Al pagamento del terzo si può opporre anche il debitore, ma ciò non è

vincolante per il creditore, il quale può benissimo ricevere tale pagamento.

Il debitore deve pagare al creditore o comunque a un suo rappresentante, che un semplice

esattore indicato dal creditore.

Il pagamento fatto a un creditore incapace di ricevere, non libera il debitore dall'obbligazione,

se questo non provi che il pagamento è stato fatto a vantaggio del creditore incapace.

L'obbligazione si intende estinta anche quando viene fatta nei confronti del creditore apparente

cioè quando il pagamento è stato fatto in buona fede.

Presupposto del pagamento e il suo oggetto. L'adempimento parziale

L’esistenza di un debito comporta anche l'esistenza d'un pagamento, cioè come fatto estintivo

dell'obbligazione.

Inoltre occorre ricordare che il creditore può rifiutare un parziale adempimento

dell'obbligazione, anche se la prestazione è divisibile (salvo che la legge non si dispongano

diversamente).

I surrogati dell'adempimento diretto. La dazione in pagamento

A volte il debitore per liberarsi da un'obbligazione, offre al creditore una prestazione diversa da

quella stabilita, se il creditore accetta questa specie di surrogato, l'obbligo si estingue con la

dazione in pagamento (a volte la prestazione sostitutiva può consistere, anziché in una

dazione, in un'attività, e non fare o non fare). Con la dazione di pagamento, l'obbligazione si

intende estinta mediante l'effettiva esecuzione di una diversa prestazione. Essa è un negozio

traslativo oneroso e perciò le si estendono i principi della vendita, specialmente quelli che si

riferiscono all'evizione o alla garanzia per i vizi della cosa.

Le obbligazioni pecuniarie

Esse hanno ad oggetto una somma di denaro. Il pagamento dell'obbligazione pecuniaria va

fatta con moneta che abbia corso legale al momento dell'adempimento e al suo valore

nominale. Applicando il principio nominalistico si deve guardare alla prevalenza numerica e

nonna al fatto che la moneta può aumentare o diminuire nel tempo. Quindi per esempio se io

ho un debito nel 2000 di un dollaro e non è soggetto a prescrizione, io dv pagare ancora 1

dollaro anche se oggi il valore del dollaro è aumentato. Inoltre applicando il principio

nominalistico, ritroviamo dei debiti:

debiti di valuta: che hanno ad oggetto una somma di denaro che rimane sempre

uguale nel suo ammontare nonostante le variazioni del mercato monetario;

debiti di valore: che hanno ad oggetto una prestazione che tiene conto delle

condizioni di mercato e quindi subisce variazioni monetarie (esempio il risarcimento del

danno e il corrispettivo dovuto per prestazioni di lavoro).

Parliamo ora dell'altro principio che l'efficacia della moneta legale. La moneta legale è un

mezzo di estinzione per le obbligazioni pecuniarie, ma serve anche per il pagamento di

obbligazioni che sono state determinate da una moneta non avente più corso legale. In questo

caso si fa uno ragguaglio tra il valore nominale della moneta fuori corso e quello della nuova

moneta.

Inoltre si deve tener conto del fenomeno dell'inflazione poiché quanto questa più è alta più può

comportare conseguenze ingiuste. Infatti per evitare queste conseguenze si sono introdotti dei

tassi di rivalutazione, anzi possiamo dire che si è proceduto ad effettuare delle valutazioni per

alcuni debiti pecuniari (per il trattamento di fine rapporto, per i contratti agrari, o per l'assegno di

mantenimento). Inoltre il codice civile ha cercato di introdurre delle clausole a tutela dei vari

operatori nel caso di risarcimento del danno per inadempimento dell'obbligazione pecuniaria.

Ad esempio il debito pecuniario può essere espresso anche in moneta estera, anche se la

legge autorizza il debitore a sostituire nel momento del pagamento, la moneta straniera con

quella nazionale. Una importante clausola è la clausola di garanzia monetaria, che tende a

fermare gli slittamenti della moneta, trasformando il debito di moneta in debito di valore. Altre

clausole possono essere quelle riferite alle merci, singolarmente considerate o per parametri

composti dei quali, il numero indice del costo della vita e il valore medio dei prezzi all'ingrosso,

che vanno a determinare l'ammontare del pagamento in termini monetari.

L'obbligazione degli interessi

Gli interessi sono i frutti civili dell'obbligazione pecuniaria dovuta da chi utilizza una somma di

denaro nn sua o da chi ne ritarda il pagamento. A tal proposito possiamo ritrovare degli

interessi di pieno diritto che vengono prodotti da crediti di una somma di denaro quando sono

liquidi, cioè determinati nel loro ammontare, ed esigibili, cioè non sottoposti a termine o

condizione. I crediti per affitti e provvigioni non producono interessi, se non dalla costituzione in

mora.

Gli Interessi scaduti producono interessi solo in due ipotesi: quando il loro pagamento sia

domandato giudizialmente e quando c'è un accordo posteriore alla loro scadenza. Nell'uno e

nell'altro caso però si deve trattare di interessi dovuti per almeno sei mesi. Tale esclusione

dell'interesse viene chiamato Anatocismo, è la limitazione vale solo in mancanza di usì

contrari, cioè solo quelli avente carattere normativo.

L'obbligazione degli interessi ha carattere di obbligazione accessoria, e quindi sottoposta a

prescrizione in cinque anni. Andiamo adesso a vedere i vari saggi d'interesse. Il tasso legale

degli interessi è del 2,5 percento annuo; allo stesso tasso si calcolano anche gli interessi

convenzionali quanto le parti non ne hanno determinato la misura. Ovviamente le parti hanno la

possibilità di fissare un tasso superiore o inferiore a quello legale, però gli interessi superiori

devono essere determinati per iscritto. Ovviamente non è possibile andare a determinare

interessi troppo elevati altrimenti si andrebbe incontro all'usura, cioè un illecito e cioè la

fissazione di clausole esose che costituiscono reato. Per verificarsi l'usura, è sufficiente la

sproporzione tra gli interessi corrispettivi dati o promessi e la prestazione di denaro. Comunque

sia degli interessi moratori e corrispettivi, sono considerati usurari quelli che superano il limite

stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi. Infatti l'usura comporta un effetto

invalidante totale e cade l'obbligo per il mutuatario di pagare anche gli interessi di natura legale.

Accanto agli interessi di pieno diritto, ritroviamo gli interessi compensativi, cioè quelli derivanti

nei contratti di scambio, e che vanno a compensare il venditore nel caso di mancato godimento

dei frutti della cosa consegnata prima del ricevimento della controprestazione (prezzo). Ne

sono esempi gli interessi sui capitali concessi a mutuo e quelli del compratore deve al venditore

quando venga accordato una dilazione di pagamento. Poi abbiamo anche gli interessi

moratori che si verificano in caso di ritardato pagamento di una somma.

Il tempo e il luogo del pagamento

Viene riconosciuta la volontà delle parti in modo prevalente, nell'andare a precisare dove le

singole prestazioni saranno eseguite. In mancanza valgono gli usi e in terza linea vengono in

considerazione la natura della prestazione: così il prezzo della vendita deve essere pagato nel

luogo di consegna della cosa. In mancanza di queste tre cose, valgono le regole suppletive

dell'articolo 1182.

L'obbligazione che ha ad oggetto la consegna di una cosa determinata deve essere

adempiuta nel luogo in cui la cosa si trovava quando l'obbligazione sorta.

Se si tratta di una somma di denaro, la consegna va fatta al domicilio del creditore nel

momento della scadenza; se tale domicilio è diverso da quello che il creditore aveva quando è

sorta l'obbligazione, il debitore ha il diritto di eseguire il pagamento al proprio domicilio.

Negli altri casi si parla di debiti chiedibili, cioè si devono adempiere presso il domicilio del

debitore che ha al momento della scadenza. Se il debito è kiedibile, finché il creditore non si fa

vivo presso il debitore a chiedere l'adempimento, il debitore non cade in mora anche se il

termine dell'obbligazione è scaduto.

L'imputazione dei pagamenti

Quando il debitore ha più debiti nei confronti dello stesso creditore ha la possibilità di dichiarare

quale debito intende soddisfare, anche se c'è un limite: quando il debito è costituito dal capitale

e interessi, il pagamento va imputato prima gli interessi e quindi deve chiedere il consenso al

creditore. Se il debitore non si cura di fare l'imputazione, questa può essere fatta dal creditore

in occasione del rilascio della quietanza. Se il debitore riceve senza protestare una quietanza,

si intende eseguita l'imputazione.

Quando il debitore e creditore non procedono a dichiarare il debito che va soddisfatto del

primo, la legge fissa un criterio: prima che estinguere debiti scaduti, poi meno garantiti, poi

quelli che il debitore aveva maggiore interesse a distinguere, infine debiti più antichi. Quando

tali criteri non ci sono, l'imputazione si intende fatta proporzionalmente.

Obblighi e diritti connessi con il pagamento

A volte il pagamento delle spese, sia per il trasporto e sia per particolari imposizioni

fiscali a cui sono sottoposti la circolazione dei beni. In mancanza di patti in contrario

le spese sono a carico del debitore e quindi il creditore ha diritto al netto. Il creditore

che riceve il pagamento deve, su richiesta e a spese del debitore, rilasciare la quietanza

(il rilascio di una quietanza per il capitale fa presumere il pagamento anche degli

interessi). Se non viene rilasciata una quietanza, il pagamento può essere provato in

altro modo, cioè applicando le regole per la prova dei contratti.

Il pagamento estingue il rapporto tra creditore e debitore, ma possono sorgere anche

rapporti diversi tra il debitore che ha pagato e i terzi, dopo il pagamento. Infatti quando

un debitore ha pagato per l'intero gli oneri del pagamento, ha il diritto di regresso e cioè

farsi rimborsare la quota a di ogni singolo debitore che non ha pagato.

I modi di estinzione diversi dall'adempimento

Oltre all'adempimento volontario, possiamo ritrovare altri modi di estinzione

dell'obbligazione: impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore, risarcimento del

danno, esecuzione forzata, annullamento e risoluzione del negozio, adempimento del

terzo. Una causa di estinzione è valida solo per alcuni rapporti, cioè la morte. Essa può

causare la fine del rapporto di mandato, dell'obbligo di lavoro e in qualche caso della

società, mentre di norma non fa cessare le altre obbligazioni, perché di regola il debito

non si estingue con la morte del debitore ma si trasmette ai suoi eredi che comunque

hanno la facoltà di rinunciare alla successione.

Ci sono modi di estinzione a carattere satisfattorio, con i quali si realizza il vantaggio del

credito, con altri modi invece il debito si estingue senza che il creditore sia soddisfatto.

Tra i metodi di estinzione a carattere satisfattorio ritroviamo l'adempimento, dazione

in pagamento, compensazione e confusione; tra i modi non satisfattori troviamo

l'impossibilità sopravvenuta, la novazione e la remissione del debito.

La novazione

La novazione oggettiva richiede la volontà dei due soggetti del rapporto, e va a

sostituire un nuovo rapporto al precedente. La novazione si distingue dalla dazione in

pagamento perché quest'ultima è un modo di estinzione satisfattorio ed è un atto di

prestazione (si dà), mentre la novazione non comporta adempimento ma sostituzione di

un'obbligazione con un'altra (si promette). Abbiamo inoltre anche una novazione

soggettiva quando praticamente l'obbligazione mantiene sempre lo stesso contenuto

ma viene a sostituirsi un nuovo creditore o un nuovo debitore.

La novazione oggettiva richiede dei presupposti essenziali:

l'obbligazione originaria, poiché altrimenti la novazione non ha effetto;

* occorre che la nuova obbligazione deve avere un oggetto o un titolo

* diverso: l'obbligazione di dare un registratore viene sostituita dall'obbligazione di

dare un giradischi; quindi è necessaria una vera trasformazione e non producono

novazione il rilascio di un documento, la modifica di un termine di scadenza;

è necessaria la volontà di estinguere la precedente obbligazione con la

* creazione di una nuova;

La novazione si fa per contratto e con l'estinzione del rapporto originario si estinguono

anche diritti accessori: particolarmente si estinguono i privilegi, il pegno e le ipoteche.

La remissione del debito

Con la remissione del debito, l'obbligazione si estingue per la rinuncia da parte del

creditore. Quindi l'articolo 1236 stabilisce che il debito si estingue per semplice volontà

del creditore, purché il debitore non si opponga dichiarando di non volerne approfittare.

Infatti il debitore conserva sempre il potere di attuare il proprio obbligo, se non vuole

giovarsi della remissione, estinguendo l'obbligazione con il pagamento. La remissione

può essere espressa, quando è comunicata al debitore; mentre tacita, quando

avviene la restituzione del documento originale del credito fatta dal creditore al debitore.

La restituzione tacita viene chiamata remissione reale, perché produce effetti non solo a

favore della persona che ha ricevuto il documento originale ma anche a favore degli altri

debitori in solido. La rinuncia al credito fa cadere le relative garanzie reali e personali,

mentre la rinuncia alle garanzie non implica remissione del debito.

La compensazione

La compensazione si verifica quando due persone sono obbligate l'una verso

l'altra per debiti e crediti reciproci; in questo caso i reciproci debiti e crediti si

estinguono per le quantità corrispondenti. È sicuramente un metodo di estinzione

satisfattorio perché ciascun creditore resta soddisfatto ottenendo il proprio credito.

La compensazione è:

legale: quando si tratta di due debiti omogenei (debiti entrambi di una somma di

* denaro), liquidi (il loro ammontare determinato in qualità e quantità) ed esigibili

(cioè non sottoposti a termine iniziale e condizione sospensiva). La

compensazione legale automatica dal giorno in cui esistono i due debiti, e non è

necessario un atto di volontà delle parti o del giudice.

Giudiziale: quando uno dei debiti reciproci, non essendo liquido, sia di facile

* pronta liquidazione. In questo caso la compensazione non avviene di diritto ma il

giudice può dichiararla per la parte del debito che appare sicura.

Volontaria: quando avviene per accordo delle parti, pur non avendo i presupposti

* richiesti per il verificarsi di una delle altre forme.

La compensazione può attuarsi anche solo parzialmente e vi sono casi in cui non è

possibile attuarla: non si può opporre la compensazione contro la domanda per la

restituzione di cosa depositata o data in comodato; né si verifica compensazione per un

credito impignorabile, ad esempio per il credito di alimenti.

La confusione

Si ha confusione quando nel rapporto obbligatorio viene a trovarsi un unico

soggetto che è sia debitore e sia creditore. La confusione può verificarsi in seguito ad

atti tra vivi (ad esempio nella cessione dell'azienda verso la quale il cessionario aveva

dei debiti) oppure nella successione ereditaria in cui l'erede fosse creditore o debitore

del defunto. La confusione può ritrovarsi anche nell' estinzione di diritti reali parziari

(estinzione dell'usufrutto e della servitù per confusione nello stesso soggetto che è

diventato proprietario del bene).

Modificazioni degli elementi del rapporto obbligatorio

il rapporto obbligatorio può trasformarsi o modificarsi sia per il contenuto, sia per il

titolo o essere attuato nei soggetti. Le modificazioni nel titolo comportano un

rinnovo del rapporto tra i soggetti: ad esempio il debito di 100 a titolo di risarcimento

danni può trasformarsi nel debito a titolo di mutuo. Vi sono casi in cui però le

modificazioni sono solo formali, cioè vanno a rinnovare il testo del negozio, che rimane

sostanzialmente invariato e quindi non si procede a mutare il rapporto obbligatorio.

Per quanto riguarda il contenuto, vediamo che l'accertamento e il riconoscimento

rendono certa una situazione esistente k era incerta, ma non vanno a modificare il

contenuto del negozio. La modificazione del contenuto dell'obbligazione può essere

attuata per volontà delle parti, ad esempio con la novazione e la surrogazione reale.

Inoltre la trasformazione del rapporto può anche consistere nel mutamento dei

soggetti, quali la cessione del credito, la delegazione, l'estromissione, l'accollo.

La surrogazione reale e il subingresso del creditore

La Surrogazione reale si ha quando si sostituisce una cosa con un'altra quale oggetto

del rapporto, per volontà di legge. I casi in cui possiamo ritrovare la surrogazione reale e

quando ad esempio c'è surrogazione nell'idennità ricevuta dall'assicuratore al posto

della cosa soggetta a privilegio, pegno e ipoteca, che sia deteriorata. Un altro esempio

di surrogazione reale si trova nel diritto di subingresso, che la legge riconosce al

creditore nei diritti del debitore, quando la prestazione avente per oggetto una cosa

determinata è diventata impossibile. Quindi in questo caso il creditore subentra nei diritti

spettanti al debitore può esigere quanto il debitore abbia conseguito a titolo di

risarcimento.

Le modificazioni nei soggetti dell'obbligazione

Vi possono essere casi in cui il debitore e il creditore vengano sostituiti nella

successione del debito o del credito. La sostituzione del creditore non comporta il

consenso del debitore, ma quando viene sostituito il debitore è necessario il consenso

del creditore. L'unico caso in cui è possibile la successione dei debiti, senza il consenso

del creditore, è la successione ereditaria nella quale anche il debito viene considerato

come uno degli elementi dell'intero patrimonio.

Vediamo adesso la successione nel credito e quindi la modificazione del soggetto

attivo...

Successione nel credito vuol dire trasferire ad altri il credito di un soggetto, con tutte le

limitazioni e le garanzie. La successione nel credito è a titolo universale e a titolo

particolare.

PRIMO CASO DI SUCCESSIONE NEL CREDITO - SURROGAZIONE

Nella successione a titolo particolare abbiamo la cessione del credito, ma è prevista

anche un'altra conseguenza che sorge in seguito al pagamento, cioè abbiamo la

surrogazione. La surrogazione è sicuramente un'anomalia perché di regola

all'adempimento dell'obbligazione, estingue il credito; pertanto è prevista solo nei casi

ammessi dalla legge e permette quindi il trasferimento ad altri soggetti del credito

(successione nel credito). Il codice civile prevede tre forme di surrogazione:

la surrogazione per volontà del creditore: ha fatto espressamente e

* contemporaneamente al pagamento, cioè praticamente nella quietanza. Qui

accade che un terzo paga e il creditore ricevere il pagamento da parte del

terzo e trasferisce il suo diritto al terzo (cioè a chi ha pagato). E necessario che

la surrogazione avvenga contemporaneamente al pagamento, altrimenti chi

paga estingue l'obbligazione e quindi non ci sarebbe una successione nel

credito;

la surrogazione per volontà del debitore: avviene quando il debitore prende

* a mutuo la somma da un terzo al fine di pagare il creditore, e in questo modo il

mutuante entra nei diritti spettanti al creditore;

in altri casi la legge autorizza il terzo che paga a entrare nei diritti che

* spettano al creditore, senza essere richiesto il consenso della volontà del

creditore o debitore. Anche se sono casi limiti. Un esempio è quando la

surrogazione spetta alla fideiussore che paga al debitore garantito; oppure la

surrogazione a vantaggio dell'assicuratore che ha risarcito l'assicurato.

La surrogazione si differenzia dalla cessione volontaria fatta dal creditore a un terzo,

perché nella surrogazione si ha in primo luogo il pagamento del debito, mentre nella

cessione l'alienante (il creditore) intende trasmettere il diritto; i casi di surrogazione sono

previsti dalla legge, mentre la cessione del credito è lasciata la libertà delle parti

- LA CESSIONE DEL

SECONDO CASO DI SUCCESSIONE NEL CREDITO

CREDITO

La cessione dei crediti fa insorgere rapporti tra il cedente e il cessionario, tra il

cessionario e il debitore ceduto e con gli altri terzi. Sicuramente ha molta importanza

nella pratica, un tipico esempio è lo sconto, in cui pian dei crediti a termine, li cedere a

una banca che li acquista detraendo un interesse anticipato fino alla scadenza, al fine di

ottenere dei mezzi liquidi che possono essere tratti appunto cedendoli alla banca.

La cessione del credito rientra nelle facoltà del creditore e quindi non si ha bisogno del

consenso del debitore; oltre alla cessione che corrisponde alla vendita di un bene,

abbiamo anche la cessione che realizza una donazione o che viene fatta per estinguere

un'altra obbligazione. Ci sono però dei limiti: non sono cedibili i crediti a carattere

strettamente personale quali il diritto a ricevere gli alimenti o i crediti a vantaggio

specifico di determinati soggetti (ci sono alcune persone che non possono essere

cessionari sia per la relazione con il cedente e sia in base alle funzioni esercitate come

magistrati, avvocati e Notai).

Quindi il rapporto tra il cedente il cessionario sorge grazie al contratto di cessione che si

perfeziona con il consenso manifestato da entrambe le parti. Per far sì che il cessionario

rivesta la stessa posizione del cedente, è necessario che la cessione sia stata notificata

o accettata dal debitore ceduto. Solo in questo caso il cessionario è il nuovo creditore.

La notificazione o l'accettazione non ha significato solo nei rapporti tra il cessionario e il

debitore, ma anche nei confronti di terzi, perché l'uno o l'altro atto vanno a produrre

effetti simili ai mezzi di pubblicità. Inoltre se il credito può essere ceduto a diversi

cessionari, in questo caso prevale la cessione fatta da chi per primo ha attuato la

notificazione o ha ricevuto l'accettazione del debitore.

È di solito frequente che il cedente offra una garanzia al cessionario: se la cessione è a

titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire solo l'esistenza del credito al momento

della cessione; ma comunque le parti possono decidere che non vi sia garanzia oppure

che oltre a garantire l'esistenza del credito, è necessario garantire la solvibilità del

debitore.

La cessione fatta per estinguere un'altra obbligazione si verifica quando il cedente è

debitore nei confronti del cessionario, e viene fatta in questo caso dal cedente per

liberarsi dal suo debito attribuendo al cessionario il credito che ha nei confronti di un

terzo. In questo caso il cedente non estingue l'obbligazione, fino a quando non è

avvenuta la riscossione del credito da parte del cessionario.

Una forma del contratto che rientra nella cessione del credito è il factoring, in questi

casi gli imprenditori cedono in massa i loro crediti commerciali all'impresa di factoring.

Tale cessione consiste nell'ammontare dei crediti ceduti detratti i diritti di commissione,

le spese di riscossione e calcolati i rischi in caso di insolvenza dei debitori. Normalmente

c'è una garanzia del buon fine: l'imprenditore cedente garantisce la solvenza del

debitore; ma vi sono anche casi in cui non vi è questa garanzia e quindi il rischio di

insolvenza non è a carico dell'imprenditore cedente, ma a carico del factor. Inoltre di

solito il factor offre servizi collaterali: ad esempio contabilizzazione di fatture, con mezzi

che consentono la memorizzazione dei dati che il factor si assume (funzione di

gestione).

Vediamo i casi in cui vi è la successione nel debito e che vi è una modificazione

del soggetto passivo...

Successione nel debito si verifica quando vi è il trasferimento di debiti del soggetto ad

altri. Sicuramente il mutamento del soggetto passivo è molto più complicato perché è

necessario il consenso da parte del creditore. Vi sono due casi di mutamento: quando il

nuovo debitore si aggiunge al vecchio; oppure in caso di liberazione del vecchio

debitore. Vi sono diverse figure negoziali che permettono una modificazione del

soggetto passivo dell'obbligazione... Andiamoli a vedere!

DELEGAZIONE

Si ha delegazione quando il debitore originario (delegante) si rivolge al nuovo debitore

(delegato) per fargli assumere la sua obbligazione nei confronti del creditore

(delegatario). La delegazione può essere:

Cumulativa: quando il vecchio debitore non viene liberato dall'obbligazione e quindi il

creditore si avvale prima sul nuovo debitore, in caso di inadempienza, sul vecchio

debitore.

Liberatoria: il vecchio debitore si libera dall'obbligazione. La delegazione liberatoria a

sua volta può essere privativa (quando il nuovo debitore succede nel vecchio debito

della debitore originario e quindi c'è successione nel debito) e novativa (quando il

vecchio debito si estingue e ne viene creato un nuovo e quindi non c'è successione nel

debito). Vi Possono essere due tipi di rapporti:

il rapporto di provvista tra nuovo debitore e vecchio debitore

a. il rapporto di valuta tra creditore e vecchio debitore

b.

Quando sono presenti entrambi i rapporti si parla di delegazione titolata, quando

invece mancano questi rapporti parliamo di delegazione pura. La delegazione titolata

può essere normativa o privativa secondo la volontà delle parti; nella delegazione dura

invece non ci può essere delegazione privativa ma solo novativa.

Occupiamoci, adesso, delle eccezioni che il delegato può opporre al delegatario:

rapporti tra delegante e delegatario: il delegato potrà in ogni caso opporre al

A. delegatario tutte le eccezioni relative ai suoi rapporti con lui, come, ad esempio la

compensazione

rapporto di valuta: il delegato non può opporre al delegatario le eccezioni

B. scaturenti dal rapporto di valuta, salvo che non sia stato fatto espresso riferimento

rapporto di provvista: il delegato non può opporre al delegatario le eccezioni

C. scaturenti dal rapporto di provvista a meno che le parti non abbiano diversamente

convenuto

Il vecchio debitore può revocare l'incarico conferito al debitore nuovo fino a quando

quest'ultimo non abbia assunto l'obbligazione nei confronti del creditore o non abbia

eseguito la sua prestazione.

Quindi fin ad ora abbiamo parlato della delegazione di debito, adesso dobbiamo

occuparci della delegazione di pagamento, che consiste nel fatto che il nuovo debitore

che segue il pagamento senza assumere un'obbligazione nei confronti del creditore,

dunque il pagamento determina l'estinzione dell'obbligazione del vecchio debitore ma

eventualmente determina anche l'estinzione dell'obbligazione tra vecchio debitore e

nuovo.

ESPROMISSIONE

L’espromissione si verifica quando un terzo di sua iniziativa assume un debito altrui

che questi nei confronti del creditore. Ovviamente non è necessario il consenso del

debitore originario, anche se il nuovo debitore può sempre revocare la proposta fino a

quando non viene accettata dal creditore. L'estromissione può essere cumulativa o

liberatoria. Per quanto riguarda le eccezioni opponibili dal nuovo debitore, non sono

efficaci quelle tratte dal rapporto esistente tra il debitore e quello originario; il nuovo

debitore non può opporre al creditore le eccezioni relative al rapporto tra creditore e

debitore originario; invece può opporre al creditore le eccezioni che sarebbero state

proponibili dal debitore originario, esclusi i seguenti casi: che le eccezioni sono personali

per il debitore originario (sua incapacità), che le eccezioni derivino da fatti posteriori

all'espromissione, che si tratti di eccezione di compensazione.

ACCOLLO

L’accollo si costituisce con un accordo stipulato tra il debitore originario e terzo che è

destinato ad avere efficacia nei confronti del creditore (il legislatore ha concepito tale

figura come un contratto a favore di terzi). Un tipico esempio di accollo si ha quando

nella divisione ereditaria uno degli eredi si assume, di fronte agli altri, l'obbligo di pagare

i debiti. Ci può essere un accollo semplice quando l'accordo tra il terzo e il debitore

originario e solo di carattere interno e quindi non va a coinvolgere e a produrre effetti nei

confronti del creditore, infatti il terzo si impegna a pagamento senza assumere la

qualifica di debitore; ci può essere un accollo privativo quando si ha una vera e propria

successione nel debito, con la liberazione del vecchio debitore e il terzo è obbligato al

pagamento verso il creditore che ha aderito alla stipulazione.

L'adempimento e la responsabilità contrattuale

Vi sono diverse conseguenze per il mancato adempimento quali la responsabilità

contrattuale e l'impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore.

L'articolo 1176 stabilisce qual è la diligenza richiesta nell'adempimento e l'articolo 1218 i

fissi criteri per determinare la responsabilità del debitore che non adempiere

l'obbligazione. Infatti anche il solo ritardo colposo è una fonte di responsabilità: si dice

che il debitore è in mora quando non adempie nel tempo stabilito sia nel caso

adempia successivamente sia nel caso che vi sia inadempimento definitivo.

L'impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore

L’impossibilità della prestazione per causa non imputabile al debitore comporta la

liberazione del debitore dall'obbligazione, che viene esonerato da ogni responsabilità,

ma questo solo quando l'impossibilità della prestazione non è causata da una colpa del

debitore. Per far sì che ci sia una totale liberazione e quindi un impossibilità

sopravvenuta per causa non imputabile al debitore, è necessario che:

L’impossibilità sia oggettiva al fine di produrre l'estinzione dell'obbligo

1. specifico: l'impossibilità quindi deve essere oggettiva e non fare riferimento a

vicende soggettive, personali e patrimoniali, del debitore; la prestazione deve

essere impossibile in sé per sé. Inoltre le vicende soggettive del debitore possono

avere rilevanza solo quando si tratti di prestazioni personali in senso stretto (per

esempio l'infortunio è una malattia non permette di prestare la propria attività

lavorativa). Inoltre è necessario che l'obbligazione si estingua per causa di un

impossibilità che duri fino alla scadenza del termine stabilito, mentre non è

rilevante un impossibilità temporanea perché può prevedere una possibilità di

adempimento successivo. In ogni caso l'impossibilità temporanea comporta

l'esonero del debitore dalla responsabilità per ritardo.

L’impossibilità deve essere sopravvenuta e sorta prima della mora: è chiaro

2. che se si trattasse di un'impossibilità originaria, il rapporto obbligatorio non

sarebbe mai esistito. Occorre ricordare che se l'impossibilità si verifica dopo la

mora del debitore, questi non si libera dall'obbligo di risarcire le conseguenze

dell'inadempimento

L’impossibilità deve essere inevitabile, non determinata da colpa del

3. debitore: è chiaro che vi deve essere l'assenza di colpa da parte del debitore e

questa deve essere sostituita dal caso fortuito o dalla forza maggiore.

Il codice stabilisce che il debitore, se vuole sottrarsi dalla responsabilità contrattuale,

deve dimostrare la sua mancanza di colpa e che abbia eseguito la prestazione secondo

la diligenza del buon padre di famiglia. Occorre ricordare che nella responsabilità extra

contrattuale è il creditore a dimostrare il mancato adempimento. Se l'impossibilità

parziale, l'estinzione dell'obbligazione è parziale e quindi il debitore è tenuto alla

prestazione per la parte che rimane possibile; se la prestazione ha ad oggetto una cosa

determinata, rimane l'obbligo di consegnare la cosa anche se è deteriorata.

La mora del creditore

La mora comporta un ostacolo alla adempimento dell'obbligazione a causa del

creditore. Il creditore è in mora quando, senza motivo, non accetta di ricevere il

pagamento che gli è stato offerto dal debitore o quando non compie quanto è necessario

per farsi del debitore possa adempiere all'obbligazione.

Vediamo che la mora del creditore si differenzia dalla mora del debitore perkè: nella

mora del debitore abbiamo la violazione dell'obbligo che produce una responsabilità,

mentre nella mora del creditore non c'è violazione dell'obbligo e quindi non c'è

responsabilità, anzi si guarda soltanto il fatto obiettivo, cioè il debitore vorrebbe eseguire

la prestazione ma non per farlo per causa del creditore.

Occorre ricordare che non c'è un obbligo a carico del creditore nell'andare a ricevere

l'adempimento, ma sicuramente questo comporta delle conseguenze negative per il

debitore: il creditore può continuare a percepire gli interessi dal debitore o comunque il

rischio della cosa è a carico del debitore, oppure ci possono essere delle divergenze

con il creditore sull'ammontare del debito.

La legge prima di tutto, cerca di accertare se effettivamente il ritardo derivi solo dal

creditore. Per avere la mora del creditore è necessario che il debitore faccio un'offerta al

creditore, che deve essere solenne:

Quando l'offerta non è solenne ma è fatta, il debitore non è considerato

* inadempiente e quindi non ci sarà mora del creditore, ma egli non incorrerà

neppure nella mora del debitore e non dovrà pagare l'eventuale pena

convenzionale stabilita per il ritardo.

L'offerta solenne deve essere reale se l'obbligazione ha ad oggetto denaro, titoli

* di credito o cose mobili da consegnare al domicilio del creditore, in cui le cose

sono messe a disposizione del creditore con l'effettiva esibizione del bene da

consegnare (l'offerta avvenuta e la risposta ricevuta vanno indicati nel verbale).

Se si tratta di cose mobili non consegnate al domicilio del creditore, l'offerta

consiste in una intimazione a riceverle; se si tratta di beni immobili, l'offerta

consiste in un'intimazione a prenderne possesso.

Eseguita l'offerta, se il creditore non accetta senza giusto motivo, si considera in

mora. Gli effetti della mora del creditore sono:

l'impossibilità della prestazione rimane a carico del creditore e quindi esso non si

1. libera dall'obbligo di adempiere alla sua controprestazione;

non ricevere più gli interessi per frutti da parte del debitore;

2. il creditore è tenuto al risarcimento degli eventuali danni al debitore per la mora e

3. deve rimborsare le spese fatte per la custodia e la conservazione della cosa.

La liberazione del debitore senza intervento del creditore

Tra gli effetti della mora del creditore sicuramente non vi è la liberazione del debitore

dalla sua obbligazione, anche se egli può estinguere il debito senza l'intervento del

creditore, una volta effettuata l'offerta, con ulteriore procedimento che quello di fare

il deposito della res debita. Il deposito produce l'effetto liberatorio solo quando sia

stato accettato dal creditore o dopo la sentenza che conclude il giudizio di convalida.

Dopo l'accettazione o la sentenza, il debitore non può ritirare la cosa depositata. Se

l'obbligazione ha ad oggetto la consegna di un immobile, l'effetto liberatorio si ottiene nel

momento in cui il debitore consegna la cosa ad uno sequestratario che viene nominato

dal giudice.

L'inadempimento per causa imputabile al debitore

Quando il debitore ha la responsabilità contrattuale a causa dell'inadempimento, la

legge prevede un'inversione dell'onere della prova in cui non è il creditore che deve

dimostrare la responsabilità per inadempimento ma spetta al debitore il compito di

dimostrare che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da una causa a lui non

imputabile. Se il debitore non riesce a dimostrare ciò, all'inadempienza è a lui

imputabile. Quindi il creditore che agisce per la risoluzione contrattuale, per il

risarcimento del danno, per l'adempimento, o per un inadempimento inesatto, deve solo

provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto e allegando la circostanza

dell'inadempimento del debitore, mentre il debitore su cui è gravato l'onere della prova

deve provare che l'impossibilità della prestazione non è a lui imputabile. Se invece si

tratta di inadempimento delle obbligazioni negative, la prova dell'inadempimento è a

carico del creditore.

La responsabilità contrattuale può derivare dalla colpa del debitore, cioè quando egli

non si sia comportato secondo diligenza media, o può dipendere dal dolo, in cui le

conseguenze sono più gravi in relazione all'ammontare del risarcimento. Vi sono delle

sanzioni generali nel caso di inadempimento quali esecuzione in forma specifica, pena

convenzionale, il risarcimento del danno, ma un'altra caratteristica è la perdita del

beneficio del termine per gli eventuali debiti dello stesso debitore (in questo caso anche

se il termine di scadenza è stato fissato dal debitore, il creditore può immediatamente

richiedere la prestazione al debitore se è diventato insolvente o se nn ha fornito le

garanzie dovute).

Le sanzioni legali possono subire delle variazioni per volontà delle parti: può accadere

che il debitore non possa invocare l'impossibilità sopravvenuta per causa a lui non

imputabile (garanzia dell'adempimento), oppure può essere esonerato dalla

responsabilità per colpa (clausola di responsabilità). Non è ammesso l'esonero

preventivo delle conseguenze che derivino da dolo o colpa grave, o hanno violato le

norme dell'ordine pubblico.

La mora del debitore

Quando si verifica un ritardo colposo o un inadempimento definitivo, il debitore

subisce delle conseguenze negative. È difficile stabilire quando si tratti di ritardo colposo

o inadempimento definitivo, anche se si tratta di inadempimento definitivo in due casi:

quando si tratta di obbligazioni negative in cui non c'è mora del debitore perché la

* loro violazione costituisce inadempimento definitivo;

quando è previsto un termine di scadenza entro il quale la prestazione deve

* essere eseguita e quindi in questo caso il ritardo corrisponde ad inadempimento

definitivo; di solito si dice che il ritardo corrisponde all'inadempimento definitivo

quando la prestazione è diventata impossibile è non più utile per il creditore.

Sia in caso di ritardo colposo sia in caso di inadempimento, esse vanno a produrre

l'obbligo del risarcimento.

Per quanto riguarda il ritardo, abbiamo il concetto di mora del debitore. Il primo

presupposto per la costituzione in mora del debitore è che sia fissato un termine di

scadenza del debito, cioè un momento dal quale il debitore diventa inadempiente; il

secondo presupposto è che vi sia la colpevolezza del debitore.

Il debitore avviene a cadere in mora in due casi:

Mora ex re: quando il debitore cade in mora senza che sia necessaria l'azione del

A. creditore e questo avviene:

quando si tratta di debiti portabili e la prestazione deve essere eseguita entro il

i. termine indicato; il debitore è in mora nel momento della scadenza;

la mora, nei debiti derivanti da atto illecito extra contrattuale, comincia dal

ii. momento in cui il fatto illecito è stato compiuto;

quando il debitore abbia dichiarato per iscritto di non volere eseguire la

iii. prestazione.

B. mora ex persona: in cui per la costituzione in mora è necessaria una intimazione

o una richiesta per iscritto fatta dal creditore. Intimazione o richiesta possono

essere fatte dalla domanda giudiziale alla semplice lettera, basta che siano iscritte.

Le conseguenze della mora del debitore sono varie:

La prima conseguenza è l'obbligo di risarcire i danni;

a. La seconda conseguenza è caratteristica della mora come ritardo e si verifica

b. quando vi è un impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore, in cui il

debitore deve indennizzare il creditore per le conseguenze della forza maggiore

che si è verificata dopo la mora. Quindi al posto dell'obbligazione originaria,

subentra una responsabilità per i danni visto che non è stata eseguita la

prestazione nel termine indicato per per la verifica di una impossibilità che si è

verificata dopo la mora.

La costituzione in mora interrompe la prescrizione. Inoltre occorre ricordare che la

costituzione in mora non impedisce al debitore di liberarsi dal suo obbligo anche

successivamente.

La purgazione della mora permette di eliminare il ritardo colposo e i suoi effetti. La

mora si purga per la rinuncia del creditore: si può rinunciare al credito o alla mora in

caso di dilazione di pagamento. La rinuncia a deve risultare sempre chiaramente e non

si presume.

Le conseguenze dell'inadempimento, il risarcimento e la liquidazione dei danni

Le norme del risarcimento dei danni della responsabilità extra contrattuale vengono

applicate anche alla responsabilità contrattuale, in gran parte. I danni patrimoniali che il

debitore deve risarcire sono tanto il danno emergente quanto il lucro cessante. C'è da

dire che il danno va considerato in relazione all'interesse positivo, cioè quell'interesse

del creditore aveva per l'adempimento dell'obbligazione, che si differenzia dall'

interesse negativo, cioè di una lesione dell'interesse in presenza di un contratto non

valido o non concluso o per comportamento scorretto nel corso delle trattative. Anche se

vi è un limite al risarcimento: il risarcimento è previsto per le sole conseguenze

dirette e immediate dell'inadempimento di cui è responsabile il debitore.

L'inadempimento quando è colposo, comporta un obbligo di risarcimento solo per i

danni che potevano prevedersi quando l'obbligazione è sorta; quando il debitore ha

agito con dolo, cioè con la cosciente volontà di violare l'obbligo, risarcirà anche i danni

imprevisti e imprevedibili.

Una forma particolare di risarcimento è dovuta in caso di ritardo dell'inadempimento

delle obbligazioni pecuniarie: il risarcimento è dovuto nell'ammontare dell'interesse

legale sulle somme liquide o poi liquidate anche se il creditore non ha subito alcun

danno. Se poi il creditore riesce a dimostrare di aver subito un danno maggiore, allora

gli spetta anche un ulteriore risarcimento, salvo il caso in cui vi siano corrisposti gli

interessi moratori. Il risarcimento del danno maggiore si verifica quando vi è uno

deprezzamento della moneta, cioè quando viene la perdita del potere d'acquisto della

moneta. La svalutazione è legata all'inflazione ed è questo il rischio che grava sul

creditore prima della mora, mentre grava sul debitore dopo la mora.

Ovviamente per evitare che il creditore possa avere un doppio risarcimento, si va

innanzitutto a riconoscere il risarcimento del maggior danno sotto forma di rivalutazione

monetaria (così abbiamo la liquidazione) e su questa somma saranno dovuti gli interessi

moratori.

Ovviamente il danno verrà risarcito mediante la liquidazione. La liquidazione può

avvenire in via legale (come il caso delle obbligazioni pecuniarie), in via convenzionale

(per accordo successivo o con la stipula preventiva per una clausola penale) e infine in

via giudiziale. Quando il danno non è definito nel suo ammontare, il giudice valuterà

equamente le circostanze.

Il sinallagma e la risoluzione dei rapporti contrattuali

Il sinallagma, o contratto a prestazioni corrispettive, è un contratto in cui ogni parte si

obbliga a fare una prestazione in favore di altri e a ricevere un corrispettivo (diritto) dalle

altre parti. Quindi le parti si impegnano con diritti ed obblighi l'una nei confronti delle

altre, collegate tra loro da un rapporto di interdipendenza. Unilaterali, o con prestazioni

di una sola parte, sono gli altri contratti.

Esempi di contratti a prestazioni corrisposte sono la compravendita, la locazione,

la permuta, l'assicurazione; esempi di contratti unilaterali sono la donazione, il

mandato, il mutuo, il comodato.

Il sinallagma, cioè il legame tra le reciproche obbligazioni che sorgono

contemporaneamente dallo stesso contratto, si distingue in:

generico: che va ad indicare il reciproco rapporto di giustificazione tra le diverse

A. obbligazioni che nascono alla stipula del contratto. Esempio: nella vendita manca

il prezzo, non c'è la giustificazione dell'obbligo di consegnare la cosa e il contratto

è nullo. Quindi il sinallagma generico è unito alla casa del contratto;

funzionale: significa che l'adempimento di un'obbligazione è vincolata

B. all'adempimento delle altre obbligazioni, cioè la prestazione di una parte rimane

comunque legata all'adempimento della prestazione della controparte. Il

sinallagma funzionale considera la vita del rapporto ed è legato all'attribuzione

patrimoniale o alla causa dell'obbligazione.

Quando non vi è un contratto a prestazioni corrispettive, si parla di contratti bilaterali

imperfetti, quali il deposito, il mandato o il mutuo oneroso. Il deposito è il mandato

rimangono contratti unilaterali è che l'attività del depositario o mandatario trova la sua

causa nella fiducia; quindi se viene a mancare la fiducia, far cessare il rapporto da parte

del mandante o depositante (i contratti unilaterali hanno la caratteristica che l'obbligo e a

carico di una sola parte, perché non c'è l'ombra di una controprestazione).

Tutti i contratti corrispettivi sono onerosi, ma anche alcuni contratti unilaterali, colonne il

mutuo, il deposito e il mandato. Importanti sono le conseguenze per i contratti unilaterali

e contratti a prestazioni corrispettive:

nei contratti unilaterali abbiamo visto che la proposta diretta a concludere un

a. contratto da parte del proponente, dalla quale derivano delle obbligazioni a carico

del proponente, diventa irrevocabile appena giunge a conoscenza del

destinatario;

nei contratti corrispettivi ci sono diversi mezzi di difesa dei contraenti: le tre

b. forme di risoluzione legale; ciascuna parte può tutelarsi contro il pericolo di non

essere soddisfatta dalla controparte, mediante l'eccezione di inadempimento o di

non perfetto adempimento. Infatti la prestazione di ciascuna parte costituisce un

obbligo assunto contrattualmente, ma anche un onere, nel senso che la parte

deve adempiere se non vuole perdere il diritto alla controprestazione. Quindi le

prestazioni reciproche e l'obbligo relativo si intendono contemporanei, ma basta

anche che una parte dimostri di essere pronta all'adempimento, perché la

controparte non possa sottrarsi al proprio adempimento.

La risoluzione dei contratti in generale

Accanto alla nullità, al annullabilità, all'inefficacia relativa, alla rescindibilità, dobbiamo

parlare della risoluzione del contratto. La risoluzione è un istituto giuridico che scioglie

il vincolo contrattuale e va a colpire il rapporto e non il negozio. La risoluzione è:

volontaria: quando le parti con un consenso pongono fine al rapporto obbligatorio

* esistente tra di loro, anche se il consenso può sciogliere il contratto.

Legale: nei tre casi previsti dalla legge, cioè l'inadempimento della controparte,

* impossibilità sopravvenuta di una prestazione e l'eccessiva onerosità, vanno a

rompere il vincolo di corrispettività, nonostante la validità del negozio.

La risoluzione è un rimedio che può farsi valere solo prima che il contratto sia stato

eseguito, mentre la recessione per lesione si può far valere anche se la prestazione è

stata adempiuta.

La risoluzione per inadempimento e l'eccezione di inadempimento

Quando un soggetto non ha adempiuto alla prestazione e chiede la prestazione della

controparte, quest'ultima può assumere un atteggiamento passivo, cioè difendendosi

con l'eccezione di inadempimento. Infatti l'articolo 1460 riconosce legittimo il rifiuto a

eseguire la prp prestazione, quando praticamente è giustificato da un non lieve

inadempimento dell'altra parte. Inoltre l'articolo 1461 riconosce ad ogni contraente il

diritto di sospendere la prestazione che deve eseguire quando le condizioni patrimoniali

della controparte comportino un pericolo per la sua controprestazione.

L'eccezione di inadempimento va a garantire una tutela immediata perché non

richiede l'intervento del giudice, ma il suo effetto è solo sospensivo, cioè nel senso che

si tratta di un atteggiamento di attesa ammesso fino a quando non ci sarà un

chiarimento della situazione, ma rimane comunque intatta l'esistenza dell'obbligazione.

Oltre l'eccezione di inadempimento, la parte lesa può scegliere a sua difesa, tra

l'adempimento (cioè una sentenza di condanna all'esecuzione della prestazione da

parte dell'altro contraente) e la risoluzione del contratto che libera la parte lesa

definitivamente dai suoi obblighi. Quindi il contraente leso può scegliere tra queste due

alternative: una volta ha chiesto l'adempimento, il creditore insoddisfatto può mutare

domanda per ottenere la risoluzione, ma non è consentito che la domanda di risoluzione

si trasformi in una richiesta di adempimento perché il contraente dimostra di non avere

più interesse per il contratto. Nell’uno e nell'altro caso, il contraente leso ha il diritto al

risarcimento conseguente all'inadempimento, che si distingue dal risarcimento del danno

successivo per mora (viene riconosciuto con l'aggiunta degli interessi e del calcolo della

svalutazione).

Passiamo adesso accadere come avviene la risoluzione..

La risoluzione può essere chiesta con domanda giudiziale e dopo questo termine, la

controparte inadempiente non può adempiere alla propria prestazione; ma la risoluzione

può essere ftt anche dalla parte lesa snz intervento del giudice, cioè dopo la

scadenza del termine stabilito per l'adempimento, la parte lesa per fare una diffida ad

adempiere entro un congruo termine all'altra parte, dichiarando che superato tale

termine, il contratto si intende risoluto.

Ci sono due casi in cui non è necessario l'intervento della parte lesa

(procedimento monitorio):

quando nel contratto è stata inserita una clausola risolutiva espressa in cui la

* risoluzione si verifica in seguito alla semplice dichiarazione della parte di avvalersi

della clausola. La clausola risolutiva si differenzia da qualsiasi condizione

risolutiva perché la prima non ha effetto su terzi, mentre la seconda si;

quando la prestazione deve eseguirsi entrò la scadenza e quindi la risoluzione

* opera di diritto può, a meno che l'interessato non dichiari entro tre giorni dalla

scadenza di volerlo ugualmente eseguire la prestazione.

Gli effetti della risoluzione sono retroattivi, cioè praticamente l'effetto si estende anche

alle prestazioni già eseguite che vengono restituite in capo ai contraenti, fatto salvo il

risarcimento del danno; invece sono salvi i diritti acquistati dai terzi. Nei contratti di

durata, la risoluzione efficacia ex Nunc, non estendendosi cioè alle prestazioni già

eseguite.

La risoluzione per impossibilità sopravvenuta

La risoluzione per impossibilità sopravvenuta si riferisce alla sinallagma nel suo

complesso. Si verifica praticamente quando un'obbligazione che non può essere

adempiuta si estingue (pensiamo all'obbligazione di consegnare una cosa da

dell'locazione poi distrutta da un incendio), ma in applicazione della risoluzione del

contratto cade anche l'obbligo della controprestazione ancora possibile (pagamento del

prezzo); l'obbligo cade anche per la controparte perché le due obbligazioni sono unite

dal sinallagma funzionale.

Se l'impossibilità temporanea, anche l'adempimento dell'obbligazione è solo

temporaneo e quindi l'obbligo della controprestazione non si estingue. Quando

l'impossibilità è parziale, il creditore ha il diritto ad una riduzione della sua prestazione,

ma può ricorrere alla risoluzione totale quando l'adempimento parziale non soddisfa il

suo interesse. Per la retroattività si applicano gli stessi criteri già detto in precedenza.

La sopportazione del rischio e pericolo nel contratto

La sopportazione del rischio e pericolo nel contratto si occupa di rispondere alle

seguenti domande: su chi decide la conseguenza del caso fortuito? Chi sopporta il

rischio dell'evento imprevisto?

Occorre ricordare che questo argomento è collegato con la risoluzione,

precisando che la risoluzione del contratto non riguarda la prestazione

impossibile ma bensì è l'impossibilità sopravvenuta che ha estinto l'obbligazione

impossibile ad essere la causa di risoluzione anche per l'altra obbligazione. Quindi

la risoluzione si manifesta solo di riflesso a carico del debitore della prestazione

ineseguibile. La legge stabilisce che le conseguenze economiche del caso fortuito sono

supportate dalla proprietà del locatore come debitore della prestazione che è diventato

impossibile. Quindi l'altro, il creditore della prestazione impossibile non è obbligato a

eseguire la sua prestazione di pagamento del prezzo, pure se è possibile. Quindi ciò

significa che la legge tutela il conduttore liberandolo da un obbligo, e il danno resta al

locatore.

Nel contratto unilaterale, in cui l'obbligazione è al vantaggio di una parte senza

corrispettivo, il rischio è a carico del creditore e in questo caso non si parla di risoluzione

nel complesso ma dell'estinzione dell'obbligazione unilaterale.

Nei contratti che trasferiscono la proprietà (contratto con efficacia reale), la

conseguenza dannosa di un danno fortuito è a carico di chi ha acquistato il diritto poiché

l'effetto del contratto si attua immediatamente e l'acquirente ha l'obbligo di eseguire la

controprestazione anche se la cosa non gli è stata consegnata. Questa regola si applica

solo quando l'efficacia reale immediata, perché nella vendita di cose generiche, solo dp

aver ftt l’individuazione il rischio passa all'acquirente (contratti con efficacia

obbligatoria).

Se l'effetto dell'alienazione è sottoposto a termine iniziale, il rischio del caso fortuito è

sopportato dall'acquirente, come nella vendita con efficacia immediata; se invece il

contratto traslativo è sottoposto a condizione sospensiva, il rischio è a carico

dell'alienante se il caso fortuito si manifesti durante la condizione.

La risoluzione per eccessiva onerosità

La risoluzione per eccessiva onerosità si attua per quei contratti destinati ad avere

efficacia in futuro (a esecuzione differita, o continuata, periodica) quando l'obbligo di una

prestazione sia divenuto troppo oneroso per il verificarsi di avvenimenti straordinari e

imprevedibili. Ovviamente non si può parlare di eccessiva onerosità sempre, ma lo

squilibrio economico si verifica quando si superano i limiti della normale incertezza circa

i vantaggi e gli oneri dell'atto. La risoluzione può essere evitata dalla parte interessata

con l'offerta di modificare equamente le clausole del contratto al fine di eliminare

l’onerosità (la risoluzione è prevista anche per i contratti unilaterali). Questo rimedio di

risoluzione è concesso in via giudiziaria e la sentenza di risoluzione produce gli stessi

effetti, sia tra le parti, sia di fronte ai terzi, per la risoluzione per inadempimento.

La risoluzione per eccessiva onerosità si differenzia dalla rescissione per lesione

perché la seconda mira a porre rimedio per i più gravi squilibri economici quando una

parte abusi dell'altra parte ed è un provvedimento che va oltre l'accordo stabilito dalle

parti; la prima invece tende a ristabilire l'equilibrio inizialmente voluto dalle parti e inoltre

non si attua quando la prestazione è già stati eseguita.

Le garanzie dell'obbligazione

La responsabilità patrimoniale e le garanzie

Tra i mezzi indiretti utilizzati a difesa del creditore vi sono: la solidarietà, la risoluzione

per inadempimento e l'eccezione per inadempimento, la perdita del beneficio del

termine. Anche se a volte questi mezzi indiretti non bastano più in seguito

all'inadempimento del debitore e quindi si ricorre a rimedi e sanzioni. Una prima

sanzione è la responsabilità patrimoniale, cioè la soggezione del debitore alla sanzione.

Ma come può il creditore soddisfare in massima il suo credito?

L'articolo 2740 stabilisce che il debitore risponde dell'adempimento dell'obbligazione con

tutti i suoi beni presenti e futuri. Ovviamente quando non è possibile utilizzare

l'esecuzione in forma specifica per la soddisfazione diretta dell'interesse del creditore, si

ricorre al processo di cognizione e esecutivo:

processo cognitivo: ha l'obiettivo di convertire l'obbligazione originaria in un

* obbligo di risarcimento al fine di stabilire l'ammontare della somma di denaro a

titolo di risarcimento da corrispondere al creditore e di condannare poi al

pagamento di detta somma (liquidazione);

processo esecutivo: ha l'obiettivo di convertire i beni del debitore in denaro

* liquido.

La responsabilità patrimoniale per far sì che sia efficace, deve andare a soddisfare due

esigenze fondamentali dell'interesse del creditore:

il debitore deve avere pochi debiti;

1. i beni sottoposti alla soddisfazione del creditore, non devono scomparire . Per

2. assicurare ciò, la legge ha posto in essere una serie di garanzie (garanzia

primaria che comprende tutti i mezzi diretti a soddisfare il creditore; e garanzia

secondaria che riconosce una maggior sicurezza all'interesse del creditore). Il

sistema delle garanzie è collegato alla generica responsabilità che vanno a

rafforzare il sistema delle sanzioni. La responsabilità fa più in riferimento alla

posizione del debitore, mentre le garanzie, vanno a rafforzare i diritti del creditore.

La garanzie a volte comporta una privazione del bene per il debitore (pegno), altre

volte comporta una maggior sicurezza al creditore senza una privazione del bene

(ipoteca e fideiussione).

Quindi la tutela del creditore viene rafforzata dalle garanzie nel seguente modo:

moltiplicando i soggetti passivi dove il metodo più comune è la fideiussione;

A. determinando la responsabilità sopra un bene determinato che non possa

B. essere sottratto alla soddisfazione del creditore. Il pegno l'ipoteca non

impediscono l'alienazione dei beni, ma il creditore mediante la garanzia per

evitare che dalla vendita possa sorgere un danno alla sua pretesa; inoltre sul

ricavato della vendita del bene sottoposto a garanzia, il creditore si sottrae alla

regola secondo la quale tutti i creditori avrebbero uguale diritto di percepire il

ricavato della vendita.

Per ottenere un anticipo a titolo di caparra.

C.

I mezzi di conservazione della responsabilità patrimoniale

il codice stabilisce quali sono i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale: il

creditore ha il rimedio per il sequestro conservativo contro il pericolo dell'insolvenza

del debitore; il creditore può godere dell'azione surrogatoria che mira a conservare il

valore del patrimonio del debitore; e il creditore gode dell'azione revocatoria per evitare

che scompaiono i beni sottoposti alla responsabilità patrimoniale; vi è un altro rimedio

ritrovato nelle successioni ereditarie per quello della separazione dei beni del defunto

da quelli dell'erede.

L'azione surrogatoria

Spesso il debitore quando il carico di debiti, mostra di non avere +1 forte interesse alla

cura del suo patrimonio e quindi alla creditore viene riconosciuta la possibilità di

esercitare l'azione surrogatoria. Essa è un mezzo di conservazione della garanzia

patrimoniale che consiste nel potere del creditore di sostituirsi al debitore nell'esercizio

di diritti k il debitore vanta verso terzi e che trascura di far valere per inerzia o

negligenza, utilizzata dal creditore per soddisfare il proprio interesse. La surrogatoria ha

solo carattere strumentale in quanto serve per recuperare e conservare i beni del

debitore e sulle quali il creditore può andare a soddisfarsi. Ovviamente non è che con

questa azione il creditore possa sostituirsi nell'amministrazione e nel patrimonio del

debitore, cioè nel senso che non è che può sostituirsi al debitore per eseguire

prestazioni a proprio vantaggio, ma la sostituzione è ammessa solo per quegli atti

giuridici a diretto vantaggio del debitore, per farsi che il patrimonio contenga risultati

economici utili e ad avere beni sufficienti per l'adempimento. Non sono soggetti a

surrogazione i diritti di carattere personale e il creditore di alimenti. Inoltre l'azione viene

utilizzata dal creditore per andar a soddisfare il suo interesse, ma ovviamente questa

azione gioverà anche per il debitore e di altri creditori.

L'azione revocatoria

Quando si verifica l'esecuzione forzata, a volte il debitore tende a fare scomparire i suoi

beni che sono soggetti alla responsabilità generica: scomparire nel senso che la

proprietà dei beni passa nelle mani di altri. Il debitore può farlo in due modi: fingere di

concludere alienazioni con un amico (il negozio simulato), oppure concludere effettive

alienazioni a titolo oneroso o a titolo gratuito. In questo secondo caso, il creditore può

attuare l'azione revocatoria.

L'azione revocatoria si fonda su due presupposti:

Frode: è l'elemento essenziale e per far sì che ci sia frode è sufficiente che l'atto

a. di alienazione sia stato posto in essere per arrecare un danno alle pretese del

creditore. Se non c'è frode, non c'è azione revocatoria. Poiché l'azione revocatoria

si esercita contro gli atti di alienazione, dobbiamo tener presente anche la

situazione del terzo acquirente: se l'acquirente è in buona fede e acquistato a

titolo oneroso, la buona fede impedisce la revoca; se è in buona fede ma

acquistato a titolo gratuito, la buona fede non impedisce la revoca; se l'acquirente

in malafede essa dovrà essere provata con ogni mezzo;

Pregiudizio posto in essere dal debitore che deve essere di natura tale da

b. danneggiare gli interessi del creditore;

Il codice civile ritiene che per far sì che ci sia azione revocatoria è necessaria solo

l'esistenza della frode: può essere revocato anche l'atto di alienazione fatto prima

dell'assunzione del debito, solo se questo atto di alienazione è stato posto in essere per

andare a pregiudicare il soddisfacimento del futuro creditore.

I pagamenti fatti a creditori per debiti scaduti non sono revocabili.

L'effetto della revocatoria è dato dal fatto che vi è la dichiarazione k l'atto di

alienazione è inefficace. In altre parole, la sentenza che accoglie la domanda in

revocatoria consente di poter esercitare l'azione esecutiva anche direttamente sui beni

contro il terzo proprietario. La revocatoria si estende anche alla seconda alienazione se

ftt a titolo gratuito o quando il terzo sub acquirente a titolo oneroso sia stato in malafede

nel momento dell'acquisto.

L'azione revocatoria si prescrive in cinque anni dalla data del compimento della frode.

Il sequestro conservativo e altre forme di sequestro

Il sequestro è una misura cautelare che mira ad evitare che la situazione risulti

compromessa nell'attendere il risultato definitivo di una controversia. Il sequestro

conservativo ha lo scopo di evitare che il creditore perda la garanzia sui beni del

debitore e può essere eseguito sia per i beni mobili, immobili e per i crediti verso terzi

del debitore. Il pericolo può verificarsi sia con la scomparsa materiale del bene (denaro),

sia con il passaggio della proprietà del bene ad altri. Il sequestro conservativo è

1rimedio preventivo che è particolarmente efficace quando si tratta di andare a

recuperare beni non più in possesso del debitore con l'azione revocatoria.

Il sequestro conservativo si differenzia dal sequestro giudiziario, poiché quest'ultimo si

riferisce a quei beni che sono stati sottratti alla disponibilità diretta dei contraenti a causa

di una controversia tra di loro oppure fa riferimento a documenti o cose da cui possono

desumersi elementi di prova e delle quali sia opportuna la temporanea custodia; mentre

il sequestro conservativo ha riguardo ai beni unicamente per il loro valore economico.

Presupposto per il sequestro conservativo è l'esistenza di un credito. Esso si va ad

indentificare con il pignoramento, solo che il sequestro conservativo è una misura

cautelare generica, mentre il pignoramento costituisce la prima fase del processo

esecutivo. Effetto del sequestro è di impedire l'alienazione.

L'esecuzione coattiva

L’espropriazione dei beni del creditore costituisce il completamento del diritto di azione

del creditore. Oggetto della espropriazione può essere tutto il patrimonio del debitore:

beni immobili, mobili, crediti e diritti di ogni genere. Ovviamente non sempre però si

riesce a sottoporre all'esecuzione forzata tutto il patrimonio del debitore, perché vediamo

che nella pratica il debitore riesce a sottrarre molte ricchezze dalle mani del creditore.

Anche se l'ufficiale giudiziario, su richiesta del creditore e con l'autorizzazione del

giudice, può richiedere informazioni ai gestori dell'anagrafe tributaria, al fine d ricercare

delle cose da sottoporre ad esecuzione. L'ufficiale giudiziario può invitare il debitore ad

indicare i beni pignorabile e i luoghi in cui si trovano. Non sono pignorabili i beni

necessari per la vita del debitore e della sua famiglia quali l'anello nuziale, il frigorifero, il

vestiario, i diritti d'uso e di abitazione, l'usufrutto legale del genitore. Gli stipendi e salari

e le altre indennità sono pignorabili da coloro che vantano un credito per alimenti nella

misura indicata dal giudice; per ogni altro credito sono pignorabili fino al massimo di una

quinta parte.

L'esecuzione coattiva segue procedure diverse a seconda che si tratta di beni mobili,

immobili e crediti. Se l'espropriazione ha ad oggetto beni mobili e immobili, e il

pignoramento si realizza con l'ingiunzione al debitore di non sottrarre i beni al creditore,

nonché per i beni mobili con lo spossessamento e per i beni immobili con la trascrizione

nei registri immobiliari; se l'espropriazione ha ad oggetto crediti, la procedura inizia con

l'arresto del debito (cioè ingiunzione e intimazione al debitore).

L'esecuzione forzata ha come presupposti necessari che il creditore leso agisca per un

credito certo, liquido ed esigibile e che agisca in forza di un titolo esecutivo. Il titolo

esecutivo è il documento necessario per mettere in moto la procedura coattiva e sono

titoli esecutivi: la sentenza esecutiva, la cambiale, ogni atto ricevuto da notaio. Quando

c'è cambiale e atto pubblico il creditore non ha bisogno di intentare un processo per

avere la sentenza esecutiva.

Inoltre nella fase preliminare dell'esecuzione coattiva, si deve notificare al debitore il

titolo esecutivo, insieme con il precetto, cioè è l'intimazione a pagare entro un certo

termine. Nel procedimento esecutivo vero e proprio distinguiamo tre fasi: nella prima

si sottrae al debitore la disponibilità dei beni attraverso il pignoramento; nella seconda si

procede alla liquidazione dei beni mediante la vendita forzata; nella terza fase si

procede alla attribuzione del ricavato al creditore.

Il concorso dei creditori e le cause di prelazione. I privilegi

L’articolo 2741 stabilisce che i creditori hanno tutti un ugual diritto sul patrimonio

del Comune debitore. Infatti la liquidazione del ricavato derivante dal processo

esecutivo si muove sulla base di una parità di trattamento tra i creditori, muniti di titolo

esecutivo, che hanno partecipato all'esecuzione. Infatti gli arrivati in ritardo non possono

pretendere una nuova divisione del ricavato nei confronti dei creditori soddisfatti. La

regola della parità di trattamento non vale per i crediti che hanno cause di prelazione

che sono i privilegi, il pegno e l'ipoteca. Per questo, i creditori garantiti da pegno, ipoteca

e privilegi prevalgono sui creditori che non godono di diritti di prelazione (creditori

chirografi) e quindi ciò comporta un danno per loro.

a tal proposito, il privilegio è 1 titolo di prelazione accordato dalla legge al creditore

in considerazione della particolare natura del credito. Esso generalmente è occulto

xkè nn risulta da mezzi di pubblicità. Quando vi sono più crediti privilegiati, la scelta

avviene sempre sulla base della causa del credito, cioè secondo l'ordinamento stabilito

dalla legge. Inoltre i privilegi sono tutti legali, cioè vengono riconosciuti dalla legge e

talvolta è ammessa la costituzione del privilegio attraverso un accordo tra le parti

(privilegio convenzionale).

I privilegi si distinguono in mobiliari e immobiliari: i privilegi mobiliari sono generali o

speciali, mentre i privilegi immobiliari sono speciali:

il privilegio generale si estende su tutti i beni mobili ed da importanza alla causa

* del credito (l'avvocato o il commercialista per le rispettive prestazioni professionali

hanno privilegio su tutti i beni mobili del cliente debitore).

Il privilegio speciale si estende solo su determinati beni mobili o immobili e trova

* la sua giustificazione nel rapporto esistente tra il credito e la cosa oggetto del

privilegio (il credito del proprietario del fondo locato per affitti è dotato di privilegio

speciale sui frutti dell'affitto). Inoltre essi hanno il diritto di seguito, cioè essi

possono esercitarsi anche nei confronti di terzi ke hanno acquistato il bene

(oggetto a privilegio) posteriormente, al sorgere del privilegio (ciò vuol dire che

anche in caso di alienazione dei beni oggetto del privilegio questo potrà

esercitarsi anche nei confronti dei terzi acquirenti).

Ma cosa succede quando vi sono più creditori privilegiati o più creditori che

vantano diversi diritti di prelazione? Il codice stabilisce un ordine: il credito munito di

privilegio speciale immobiliare prevale su credito garantito da ipoteca; il credito munito di

privilegio speciale su beni mobili non prevale sul credito garantito da pegno. Inoltre

l'articolo 2747 dispone che in caso di rapporti tra un creditore privilegiato e il titolare di

altri diritti non di predilezione: il privilegio generale non prevale sui diritti spettanti e

terzi si singoli beni immobili; invece il privilegio speciale sui mobili prevale sui

diritti reali di godimento che vengono acquistati dai terzi dopo il sorgere del

credito privilegiato. In ogni caso è fatto salvo il diritto acquistato dal terzo a titolo

originario mediante possesso di buona fede e giusto titolo.

La legge va a determinare la prevalenza di ordine per i privilegi generali e speciali su

beni mobili: preferenza assoluta è riconosciuta alle spese di giustizia seguono i crediti

riguardanti le retribuzioni dovute ai prestatori di lavoro subordinato, le relative indennità

sociali, il risarcimento del danno subito dal lavoratore dipendente per effetto di un

licenziamento nullo è annullabile, eccetera eccetera.

I crediti privilegiati come spese funerarie, crediti alimentari, crediti da lavoro e crediti di

fine rapporto, non prevalgono sul ipoteca se fatti valere nell'esecuzione sui beni

immobili. Se concorrono più crediti con lo stesso grado di preferenza, si applica la regola

generale del concorso, cioè saranno soddisfatti in base all'importo del loro credito.

L'esecuzione concorsuale. Il fallimento

Una forma speciale di esecuzione concorsuale si ha con il fallimento, che mira a

regolare il concorso tra i creditori di un'impresa commerciale. Il fallimento può

verificarsi solo quando l'imprenditore si trova in una situazione critica e ha lo scopo di

garantire l'applicazione della parità di trattamento di tipo universale sia per i creditori

concorrenti e sia per i beni che devono essere liquidati. Il fallimento viene dichiarato

dall'autorità giudiziale, poiché senza quest'ultima (sentenza) ci sarà solo un debitore

inadempiente o insolvente, ma non un fallito. Il fallimento della società può essere

dichiarato solo entro un anno dalla cancellazione dell'impresa dal registro dell'impresa; il

fallimento dei soci illimitatamente responsabili di una società fallita può essere dichiarato

solo entro un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o nel momento in cui abbiano

perso la responsabilità illimitata. Per farsi che vi sia una sentenza giudiziale, sono

necessari i seguenti presupposti:

solo l' imprenditore commerciale, sia come singolo o come società, è

1. sottoposto alla procedura concorsuale; ne sono esclusi il piccolo imprenditore e

l'imprenditore agricolo insolvente;

l'insolvenza da parte dell'imprenditore che si verifica quando esso non è più in

2. grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, che non va confuso con

l'inadempimento che si ha solo quando temporaneamente manchi il liquido

necessario o quando il debitore non paghi perché si vuol opporre alle pretese del

creditore.

Il fallimento, quindi, viene dichiarato con una sentenza da parte del tribunale competente

(autorità giudiziale), il quale ha il compito di attuare l'intero procedimento. Quest'ultimo

inizia su domanda del debitore, su iniziativa dei creditori o del pubblico ministero. Il

tribunale che emette la sentenza di fallimento, ha il compito anche di nominare due

organi fondamentali, cioè il giudice delegato e il curatore:

il giudice delegato: deve controllare la regolarità della procedura e vigilare

A. l'opera del curatore;

il curatore: è il soggetto attivo della procedura concorsuale, dovendo provvedere

B. alle principali operazioni e deve amministrare il patrimonio fallimentare.

Comitato dei creditori: è un altro organo fallimentare che viene nominato dal giudice

delegato ed è composto da tre o cinque membri scelti tra i creditori e a funzioni

costitutive e di vigilanza.

Quando l'imprenditore viene dichiarato fallito, viene allontanato da tutti i rapporti

patrimoniali poiché i suoi beni sono sottoposti ad una situazione analoga al sequestro.

Infatti il curatore entra in possesso dei beni per procedere alle opportune operazioni ed

eventuali negozi patrimoniali compiuti in un secondo momento rispetto al fallimento,

sono privi di efficacia nei confronti dei creditori del fallito. La procedura di fallimento

comporta infatti due operazioni fondamentali: la prima a tende a determinare la massa

attiva e la seconda mira a liquidare l'attivo patrimoniale (poi si paragona all'attivo con il

passivo e si vede qual è la percentuale che spetta ai creditori chirografari, dopo aver

soddisfatto prima i creditori muniti di diritto di prelazione).

Vediamo l'accertamento del passivo : dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, il

curatore assegna, ai creditori a i terzi che vantano diritti sul patrimonio del fallito, un

termine affinché presentino alla cancelleria del tribunale le domande di insinuazione

relativa i loro diritti. In base alle domande di insinuazione, accompagnati dei documenti

di giustificazione, il giudice delegato forma lo stato passivo del fallimento in cui tutti i

crediti vengono trasformati in liquidi (quindi anche x i crediti non pecuniari deve essere

dichiarato il loro valore in denaro) ed esigibili (perché con la dichiarazione di fallimento

scade il termine).

Vediamo la formazione della massa attiva e la sua liquidazione: sicuramente

l'operazione più delicata è quella di andare a ricostruire l'attivo perché mica a recuperare

tutti i beni che pur non apparendo del debitore, devono essere presenti per accertare la

soddisfazione massima del creditore. Qui troviamo la revocatoria fallimentare che va ad

estendere l'efficacia dell'azione revocatoria ordinaria. Per capire meglio l'azione

revocatoria fallimentare è necessario distinguere diversi atti:

vi sono alcuni atti di alienazione che vengono dichiarati inefficaci nei confronti dei

* creditori, senza bisogno di esercitare l'azione revocatoria fallimentare da parte del

curatore, perché si muovono sulla base di speciali presunzioni assolute di legge.

Praticamente sono atti posti in essere dal debitore nel periodo in cui si è verificata

la situazione critica x l'impresa prima della dichiarazione di fallimento e quindi essi

sono inefficaci automaticamente, come gli atti a titolo gratuito e i pagamenti dei

debiti non scaduti fatti negli ultimi due anni prima della sentenza dichiarativa di

fallimento;

inoltre vi sono atti per cui la revoca è ammessa su istanza del curatore e solo

* quando il terzo avente causa del fallito era a conoscenza del suo stato di

insolvenza, come gli atti a titolo oneroso che appaiano sproporzionati compiuti un

anno prima alla dichiarazione di fallimento, i pagamenti dei debiti pecuniari non

effettuati con denaro oppure le garanzie concesse per debiti non scaduti (questi

atti vengono revocati se il terzo avente causa non dimostra che non era

conoscenza dello stato di insolvenza del debitore);

gli altri atti onerosi e pagamenti dei debiti liquidi ed esigibili fatti negli ultimi sei

* mesi restano salvi se il curatore non riesce a dimostrare che il terzo avente causa

del fallito era a conoscenza della sua insolvenza (questi atti possono essere

revocati solo se il curatore prova La conoscenza dello stato di insolvenza del

terzo avente causa).

Una volta formata la massa attiva, si procede alla liquidazione, con la riscossione dei

crediti e con la vendita degli altri beni. La ripartizione dell'attivo tra i creditori si attua

sulla base di piani di riparto, presentati ogni quattro mesi dal curatore e approvati dal

giudice delegato e la legge va a stabilire un ordine da eseguire nella ripartizione delle

somme. Il processo di fallimento si chiude: per mancanza di attivo, per la ripartizione

finale, per il pagamento integrale dei debiti e con il concordato fallimentare.

Il concordati le altre procedure parafallimentari

il concordato è un accordo che si conclude tra l'imprenditore e i suoi creditori per evitare

la procedura fallimentare (concordato preventivo) oppure per porvi fine (concordato

fallimentare). Né l'uno nell'altro caso, è necessario l'adesione della maggioranza dei

creditori e la decisione vincolante anche per gli dissenzienti e per gli assenti.

Concordato preventivo: è una procedura concorsuale attraverso la quale

l'imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito e

per cercare di superare la crisi in cui si trova l'impresa. I presupposti del concordato

sono: Stato di crisi dell'impresa

A. redazione di un piano alternativo da parte dell'imprenditore da proporre al

B. suoi creditori ke consiste nel: la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei

crediti in qualsiasi forma; l'attribuzione delle varie attività ad un assuntore

(Assuntore è un soggetto terzo, che si accolla tutti i debiti dell'imprenditore, in via

solidale, o anche con la sua immediata liberazione), possono costituirsi come

assuntori anche i creditori o società; suddivisione dei creditori in classi

etrattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

Il concordato si apre con una procedura che mira ad un iniziale giudizio di ammissibilità,

in cui il tribunale individua un giudice delegato, nomina un commissario giudiziale e

ordina la convocazione dei creditori. Dopo il giudizio iniziale di ammissibilità, i creditori

sono chiamati ad esprimere un voto alla proposta del debitore e infine si procede al

giudizio di omologazione (se negativo, si dichiara il fallimento dell'imprenditore).

Il concordato fallimentare: la proposta di concordato e presentata dai creditori o da un

terzo, anche prima che sia stato reso esecutivo lo stato passivo. Il contenuto della

proposta può prevedere:

la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica ed interessi

A. economici omogenei;

trattamenti differenziati tra i creditori appartenenti a classi diverse; tuttavia, il

B. trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l'effetto di alterare l'ordine

delle cause legittime di prelazione;

la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi

C. forma.

La proposta di concordato è presentata al giudice delegato che, richiesto parere al

curatore e al comitato dei creditori ed ha acquistato il parere favorevole del curatore, ne

ordina la comunicazione ai creditori. Il concordato viene approvato dalla maggioranza

dei creditori chirografari o dei creditori che risultino da un elenco provvisorio predisposto

dal curatore. Per concludere il concordato è necessario un giudizio di omologazione del

tribunale, su cui i creditori possono fare opposizione. In assenza di opposizione, il

tribunale verificata la regolarità della procedura e l'esito della votazione, omologa il

concordato.

Se il concordato è omologato diviene obbligatorio per tutti, e la sua esecuzione da

parte del fallito estingue l'obbligazione verso i singoli creditori. Queste sicuramente

è il maggior vantaggio che può percepire il debitore perché quando il fallimento segue

tutto il suo corso, dopo la chiusura i singoli creditori possono avvalersi sul debitore per la

percentuale non soddisfatta.

La liquidazione coatta amministrativa è un procedimento di natura concorsuale per

l'insolvenza di alcuni tipi di imprese che vengono escluse dalla procedura fallimentare; di

solito si tratta di aziende di assicurazione o di credito, società per azioni interessate allo

Stato, società finanziarie e di revisione e società cooperative. La liquidazione

amministrativa viene disposta oltre per situazione di crisi economica, anche per grave il

regolare funzionamento o per ragioni di pubblico interesse che consigliano la

soppressione dell'ente. Pur non costituendo un vero e proprio fallimento, essa impedisce

le azioni individuali dei creditori. Le varie procedure di liquidazione vengono affidate ad

uno o più commissari liquidatori.

Il legislatore ha poi previsto uno speciale istituto, cioè l'amministrazione straordinaria

delle grandi imprese in stato di insolvenza, in cui sono assoggettati alla procedura le

imprese private anche individuali con più di 200 dipendenti, che abbiano debiti

complessivi inferiori ai due terzi sia dell'attivo sia dei ricavi. Questo istituto mira, a

differenza del fallimento, a parte prevalere la continuazione dell'attività imprenditoriale,

cercando di salvare il complesso aziendale. Infatti l'attività del commissario, nominato

dal ministero dell'industria, una volta preso possesso dell'impresa, deve mirare a un

risanamento programmato dell'azienda o alla sezione dei complessi aziendali. La

continuazione dell'impresa sotto amministrazione non può durare più di due anni e

dovrebbe concludersi con l'attuazione del programma di risanamento approvato dal

ministero dell'industria.

La soggezione volontaria alle conseguenze della responsabilità patrimoniale. La

cessione dei beni e l'anticresi

L’esecuzione forzata è un provvedimento costoso per i creditori, pertanto è più

conveniente per i creditori la cessione volontaria dei beni da parte del debitore. La

cessione volontaria dei beni è efficace quando il debitore offre tutte le sue attività ai

creditori. Essa si attua mediante un contratto, che richiede la forma scritta ad

substantiam, con il quale il debitore incarica i creditori a liquidare le sue attività e a

ripartire il ricavato. La cessione dei beni non è una vera e propria cessione perché mica

a trasformare i beni né il denaro necessario alla soddisfazione dei creditori, ma

l'eventuale residuo spetta al debitore. Quando la cessione non è stata fatta a vantaggio

di tutti i creditori, coloro che non vi hanno partecipato possono agire anche sui singoli

beni ceduti.

Funzione diversa è quella del rapporto di anticresi, con il quale il debitore è un terzo per

lui, si obbliga a consegnare un immobile al creditore affinché questi ne percepisca i frutti.

L'anticresi non può durare più di 10 anni.

Rafforzamento convenzionale del diritto al risarcimento: clausola penale e caparra

I contraenti possono stabilire una clausola penale da inadempimento che consiste in

una somma da pagare o altra prestazione d'eseguire, che ha la funzione di liquidare

preventivamente i danni. Infatti la penale è dovuta anche dal soggetto che non ha subito

danni, essa spesso ha carattere sanzionatorio e risarcitorio. Così facendo il debitore

sarà maggiormente stimolato ad adempiere conoscendo la sanzione già determinata,

inoltre il creditore è agevolato perché evita di dover dare dimostrazione del danno

subito. L'articolo 1382 distingue la penale per inadempimento dalla penale per il

semplice ritardo perché quest'ultima si presenta particolarmente utile se si vuole

stimolare il debitore alla puntualità. Inoltre a prescindere dal fatto che il danno subito dal

creditore sia maggiore o minore dell'ammontare della penale, essa è dovuta ugualmente

nella misura stabilita e di regola il creditore non può pretendere un ulteriore risarcimento.

L'articolo 1384 concede al giudice il potere di ridurre l'ammontare della pena quando

non vi è equità.

Comunque il creditore ha il diritto di fare eseguire la prestazione ma naturalmente non

può pretendere di avere sia la prestazione principale adempiuta sia la penale stabilita

per l'inadempimento; mentre la penale per il ritardo è indipendente dall'esecuzione della

prestazione e può essere pretesa.

Una situazione del tutto diversa si ha quando le parti si accordano per il diritto di recesso

per chi preferisce pagare la somma della penale.

Caparra: essa, insieme alla clausola penale, mirano a rafforzare il diritto del creditore al

risarcimento. La differenza è che la clausola penale consiste in un'obbligazione

accessoria ed è quindi un impegno che si aggiunge ad altro impegno, mentre la caparra

consiste in una somma di denaro o in una quantità di cose fungibili che una parte

consegna nelle mani della controparte, versata a titolo di garanzia contro

l'inadempimento del contratto (è un risarcimento immediato nel caso di

inadempimento e in caso di adempimento deve essere restituita o calcolata come

anticipo di pagamento). La caparra può essere confirmatoria o penitenziale:

Confirmatoria: ha funzione composita - consiste in una somma di denaro o in

1. una quantità di cose fungibili - e funzione eclettica in quanto è volta a garantire

l'esecuzione del contratto venendo in camerata in caso di inadempimento della

controparte; consente di recedere dal contratto senza la necessità di intervento

del giudice ed indica la liquidazione del danno derivante dal recesso di una delle

parti. Il codice parla di caparra confirmatoria in questo modo «Se la parte che ha

dato la caparra è inadempiente, l'altra può recedere dal contratto, tenendo la

caparra; se inadempiente è invece la parte che l'ha ricevuta, l'altra può

recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. Se però la parte

che non è inadempiente preferisce domandare la esecuzione o la risoluzione

del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali» (art.

1385 c. 2);

Penitenziale: essa non si presume ma le parti possono stabilirlo per l'accordo tra

2. di loro. Essa contiene la funzione di corrispettivo del recesso. Infatti il codice

dice "il recedente perde la caparra ma chi l'ha ricevuta deve restituire il

doppio della caparra".

Le misure coercitive. Il diritto di ritenzione

Le misure coercitive sono mezzi indiretti per influire sul debitore al fine di ottenere che

gli adempia la sua obbligazione, come la legittima difesa, l'eccezione di inadempimento,

la caparra e il diritto di ritenzione.

Il diritto di ritenzione è un diritto che concede al creditore di trattenere una cosa dal

debitore al fine di indurlo a pagare: una volta che ha pagato, il creditore ha l'obbligo di

restituire la cosa. Il diritto di prelazione è previsto in casi particolari:

è previsto a vantaggio del coerede che concede un immobile in natura fino al

a. rimborso delle spese e dei miglioramenti;

è a vantaggio dell'usufruttuario, che quando restituisce il bene al proprietario, ha

b. diritto al rimborso delle spese che erano di spettanza del proprietario;

è a vantaggio di chi ha un credito privilegiato per aver fatto delle prestazioni o

c. sostenuto delle spese per il bene oggetto a prelazione;

a vantaggio del vettore, mandatario, depositario e sequestratario.

d. È concesso al possessore di buona fede, che quando restituisce il bene al

e. proprietario, ha diritto al rimborso delle spese e miglioramenti.

Il diritto di ritenzione trova il suo fondamento nella legge, ma può essere stabilito anche

dai contraenti, ma in tal caso la ritenzione non può essere fatta valere nei confronti di

terzi che non erano a conoscenza della ritenzione.

Le garanzie semplici. La fideiussione, vallo, mandato di credito

Le garanzie semplici o personali comportano l'assunzione da parte di un terzo di un

obbligo accessorio rispetto ad un altro obbligazione principale, nel senso che permette

di allargare la responsabilità patrimoniale, visto che accanto alla responsabilità offerta

dal patrimonio del debitore principale, vi è la responsabilità anche di un terzo soggetto (il

garante o fideiussore che risponde con tutti i suoi beni).

La fideiussione: si costituisce per contratto in cui un terzo si accorda con il creditore e

si obbliga verso lo stesso garantendo l'adempimento di un'obbligazione altrui. La

fideiussione presuppone un'intesa con il debitore, ma può darsi anche che il debitore sia

contrario, quello che è certo è che la volontà del fideiussore deve risultare da una sua

espressa dichiarazione. La fideiussione si differenzia dall' accollo, che in quest'ultimo

comporta l'obbligo a pagare non verso il creditore ma verso il debitore e costituisce

l'assunzione del debito principale.

La fideiussione comporta un'obbligazione accessoria che può essere prestata anche per

una parte del debito, e non deve essere soggetta a condizioni più onerose. La

fideiussione può essere prestata anche per obbligazioni future, ma con la precisazione

dell'importo massimo garantito. Un esempio è la fideiussione omnibus in cui viene

prestata una garanzia per tutte le obbligazioni, anche quelle future, del debitore nei

confronti di una banca; ma questa riduzione è nulla quando non viene determinato

l'importo massimo garantito.

Quindi l'accessorietà comporta un collegamento continuo tra l'obbligazione del debitore

principale e l'obbligazione del fideiussore, perkè l'obbligazione accessoria presuppone la

validità dell'obbligazione principale e il fideiussore può opporre al creditore le eccezioni

che spettano al debitore principale.

L'obbligazione del fideiussore non ha carattere sussidiario, perché egli è obbligato in

solido con il debitore principale e quindi il creditore può rivolgersi a lui dopo la scadenza

del debito. La sussidiarietà invece si ha quando è stato pattuito il beneficio di

escussione, perché in tal caso il fideiussore invita il creditore ad avvalersi prima sul

debitore principale (e il fideiussore deve indicare i beni del debitore che possono essere

sottoposti ad esecuzione forzata) e in caso di insolvenza si può avvalere sulle

fideiussore. Il fideiussore che ha pagato ha diritto di entrare nelle ragioni del creditore

(surrogazione) e gli viene riconosciuta, a titolo di regresso, una azione specifica contro il

debitore per la sua reintegrazione patrimoniale comprendendone gli interessi e spese da

lui sostenute.

Il fideiussore non ha una responsabilità illimitata nel tempo: infatti è fissata per il

creditore una decadenza dal diritto verso il fideiussore, se entro sei mesi dalla scadenza


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rox33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Botta Consiglia.

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