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Diritto privato: La Successione mortis causa

Riassunto per l'esame di diritto privato basato su studio individuale e sull'apposita sezione del manuale consigliato per l'esame, ovvero il manuale di TORRENTE. Il documento segue in maniera precisissima la partizione del manuale in capitoli e perfino in paragrafi. Sono presenti strumenti come elenchi puntati, parole in grassetto e in corsivo per facilitare l'apprendimento delle nozioni. Il linguaggio... Vedi di più

Esame di Diritto privato docente Prof. M. Lobuono

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LA SUCCESSIONE PER CAUSA DI MORTE

73. LA SUCCESSIONE MORTIS CAUSA: PRINCIPI GENERALI

PREMESSE

Con il termine successione si designa un fenomeno per il quale un soggetto subentra ad un altro nella

titolarità di diritti o rapporti giuridici (sia attivi che passivi). Vediamo la successione mortis causa.

La morte dell'individuo fa sorgere l'esigenza che il patrimonio di questo non resti privo di titolare, infatti a

questo sono interessati diversi soggetti:

Dello stesso ereditando, preoccupato della sorte post mortem dei suoi beni;

• Dei familiari del de cuius;

• I creditori del de cuius;

• Lo Stato che tassa le successioni mortis causa o al quale è devoluta l'eredità qualora non risulti

• chiamato nessun soggetto ex lege ovvero ex testamento.

La sorte del patrimonio del de cuius è lasciata alla sua discrezionalità, destinando i beni con testamento.

Tuttavia, qualora al de cuius sopravvivano stretti congiunti (figli, coniuge o ascendenti), il legislatore limita la

libertà del testatore a favore di costoro, destinando loro una quota del testamento (della “legittima” o

“indisponibile”). Qualora il de cuius non abbia provveduto a disporre dei propri beni mediante testamento, è

la legge a dettare i criteri di devoluzione, in questo caso si parla di successione legittima. Il legislatore

colloca tra i successibili ex lege il coniuge, i figli, gli ascendenti, i collaterali, gli altri patenti ed infine lo Stato.

Alla successione ex lege si provvede anche quando il testamento ci sia ma non esaurisca l'asse ereditario, in

questo caso la parte restante è devoluta con successione legittima.

L'interesse dei creditori del de cuius è tutelato in primis dalla trasmissione in capo all'erede delle

obbligazioni contratte dal defunto, in secondo luogo i creditori possono chiedere ex art. 512 ss. La

separazione dei beni del creditori da quelli del defunto, in modo da potersi rivalere su di essi.

EREDITA' E LEGATO

Per patrimonio ereditario si intende l'insieme dei rapporti giuridici (attivi e passivi) di cui il soggetto era

titolare. La successione mortis causa può essere a titolo universale (e in tal caso si parla di erede o, in caso di

più persone, di coeredi) oppure a titolo particolare (e in tal caso si parla di legato e di legatario).

Ora, mentre nel legato la vocazione concerne solo uno o più determinati diritti o rapporti giuridici

determinati, nell'eredità la vocazione comprende TUTTI i rapporti attivi e passivi che dal de cuius si

trasferiscono in capo all'erede. La disciplina delle due forme di successione è diversa, ad esempio l'erede

succede nel possesso, mentre il legatario può godere solo dell'accessione del possesso, cioè del diritto di

unire al proprio possesso quello del suo dante causa per goderne dei frutti. L'erede inoltre è tenuto ipso

iure al pagamento dei debiti ereditati, il legatario no. Al solo erede e non al legatario è inoltre concessa la

hereditas petitio, il diritto cioè ad ottenere la restituzione dei beni ereditati che sono nel possesso di altri.

L'erede subentra in OGNI rapporto del de cuius, come se ne fosse stato parte ab initio, perfino nei rapporti

in via di formazione.

Molte volte tuttavia è difficile capire se si tratta di una successione a titolo universale o a titolo particolare.

Il compito dell'interprete è capire se all'erede siano attribuiti tutti i beni del testatore oppure una quota di

essi, purchè sia frazione dell'intero, in tal caso si tratta di eredità (art. 588 cod. civ.). Le difficoltà più

importanti sorgono invece quando la disposizione testamentaria contenga dei beni particolari, poiché

questa situazione NON esclude che possa trattarsi di eredità, anche se a prima vista sembrerebbe un legato.

In questo caso occorre capire se la volontà del testatore, nell'assegnare quei determinati beni sia stata

quella di assegnarli in quanto frazione dell'intero patrimonio, i singoli beni quindi rappresenterebbero una

quota del tutto, una divisione del patrimonio del testatore. Nel caso esposto si avrà eredità, se invece il

testatore abbia voluto attribuire quei determinati beni non come frazione del patrimonio, ma come cespiti a

sé stanti, allora si avrà legato.

Quando, in assenza di testamento, la successione si devolve ex lege, il problema non si pone poiché la

successione regolata dal legislatore è a titolo universale, salve alcune ipotesi tipiche di legato (Es. Il coniuge

superstite riceve il diritto all'abitazione della casa familiare). Nel caso siano presenti più coeredi, la chiamata

è comunque a titolo universale, poiché si attribuirebbe a ciascun coerede la capacità di succedere al de

cuius in TUTTI i rapporti, sebbene pro quota. Ne consegue l'instaurazione di un regime di comunione che

cessa soltanto con la divisione.

Per quanto riguarda le situazioni giuridiche non patrimoniali, essendo solitamente intrasmissibili, non si

verifica successione, salvo ipotesi tipiche (Es. In materia di relazioni relative allo status filiationis). Sono

tuttavia intrasmissibili tutti i rapporti strettamente personali (Es. Usufrutto, uso, abitazione ecc.).

Per quanto riguarda il diritto di accettare una proposta contrattuale, la morte del destinatario dell'offerta

non la rende invalida, ma il nuovo destinatario sarà l'erede, salvo che non siano contratti caratterizzati

dall'institutus personae.

APERTURA DELLA SUCCESSIONE

La morte di una persona determina l'apertura della sua successione. Ex art. 456 cod. civ. La successione si

apre alla morte di una persona nel luogo del suo ultimo domicilio.

PATTI SUCCESSORI

E' ESCLUSA LA SUCCESSIONE PER CONTRATTO. Il codice vieta esplicitamente i patti successori (art. 458 cc).

Si distinguono tre specie di patti successori: confermativi o istitutivi (Tizio conviene con Caio di lasciargli la

propria eredità); dispositivi (Vendo a Caio i beni che dovrebbero venirmi in futuro in eredità da Tizio);

rinunciativi (Convengo con Caio di rinunciare all'eredità che dovrebbe venirmi da Tizio in futuro).

La ratio di questo divieto è diversa a seconda delle tipologie di patti, per i primi la ratio trova il suo

fondamento nel fatto che un simile patto toglierebbe al testatore la libertà di modificare il testamento in

ogni momento fino alla morte; la ratio dei secondi invece sta nella volontà del legislatore di voler evitare

che soggetti non ancora in possesso di beni ne dispongano con leggerezza.

E' vietata la donazione mortis causa, perchè in contrasto con il principio generale delle revocabilità delle

disposizioni mortis causa della revocabilità delle disposizioni.

GIACENZA DELL'EREDITA'

L'avente causa non acquista immediatamente i beni ed i diritti del de cuius alla morte di questo, occorre

l'accettazione da parte dell'erede (o del legatario). Gli effetti dell'accettazione retroagiscono al momento

dell'apertura della successione. Se l'erede è titubante se accettare o meno l'eredità può darsi che questo

periodo di riflessione si protragga per un po' di tempo, in tal caso per assicurare che il patrimonio venga

comunque gestito, il codice ex artt. 528 ss. Dispone la figura della giacenza dell'eredità che ricorre quando:

Non sia ancora intervenuta l'accettazione da parte del chiamato;

• Il chiamato non si trovi nel possesso dei beni;

• Sia stato nominato un curatore dell'eredità giacente che provvederò a gestire il patrimonio. Si

• tratta di una figura che amministrerà il patrimonio con atti essenzialmente conservativi, ma non

sono esclusi atti dispositivi.

Se non è stato nominato un curatore, non si verifica il fenomeno della giacenza, ma di mera vacanza, in

quanto il patrimonio è privo di dominus. In tal caso sono concessi alcuni limitati poteri al chiamato per

funzioni prettamente conservative.

CAPACITA' DI SUCCEDERE

L'art. 462 cod. civ. Attribuisce a qualsiasi persona fisica la capacità di succedere. Questa è concessa sia a chi

sia già nato, sia a chi sia stato solamente concepito (si ritiene concepito chi sia nato entro 300 giorni

dall'apertura della successione). Possono succedere altresì anche i figli non ancora concepiti di una

determinata persona vivente al momento dell'apertura della successione. Ora, se in successione è chiamato

il concepito, essendo il periodo d'attesa breve, l'amministrazione dei beni ereditati spetta al padre e alla

madre dell'erede, mentre se l'avente causa è un soggetto non ancora concepito il periodo può essere anche

molto più lungo, il legislatore dispone ex art 641 ss. Che l'amministrazione di tali beni sia affidata agli altri

coeredi in misura da calcolarsi in base alla presunzione che l'erede non ancora concepito non venga alla

luce, fatti salvi i diritti dei genitori di questo. Le persone giuridiche possono succedere solo ex testamento.

L'INDEGNITA'

La figura dell'indegnità trova la sua ratio nel fatto che sia ripugnante alla coscienza collettiva che chi si è

reso colpevole di atti gravemente pregiudizievoli nei confronti del de cuius possa succedergli. A differenza

della capacità di succedere, che non ammette rimedi, l'indegnità può essere rimossa tramite riabilitazione.

Le cause d'indegnità sono tassativamente indicate nell'art. 463 cod. civ.:

1. Atti contro l'integrità fisica o morale del de cuius o di un suo parente stretto;

2. Atti violenti o dolosi che hanno compromesso la volontà di testare del de cuius;

3. Decadenza dalla responsabilità genitoriali, in questo caso i genitori sono indegni di succedere al

figlio;

L'indegnità non si trasmette ai figli dell'indegno, in quanto derivante da atti strettamente personali, tuttavia

la legge vuole evitare che l'indegno riceva un vantaggio, benchè indiretto, dall'eredità; pertanto dispone che

egli non potrà avere in nessun caso né il potere di amministrazione né quello di usufrutto legale dei beni

pervenuti ai figli in successione.

La sentenza che pronuncia l'indegnità ha effetto retroattivo, l'indegno è considerato come se non fosse mai

stato erede ed è dunque obbligato a restituire i frutti che gli sono derivati dopo l'apertura della successione.

L'indegno può essere riabilitato dal de cuius tramite atto pubblico ad hoc. La riabilitazione può essere totale

come nel caso preillustrato o solo parziale quando, anche se non riabilitato con un atto ad hoc, l'indegno è

chiamato dal de cuius a succedere a titolo particolare, in questo caso potrà avere solo quanto disposto dal

de cuius. Da non confondere con l'indegnità è la diseredazione, poiché mentre l'indegnità è pronunciata dal

giudice visto il verificarsi delle ipotesi di cui al 463 cc, la diseredazione avviene per volontà del de cuius,

ovviamente sono fatti salvi i diritti dei riservatari.

LA RAPPRESENTAZIONE

Si dice rappresentazione l'istituto in forza del quale i discendenti (rappresentanti) subentrano di diritto al

proprio ascendente nel diritto di accettare un lascito qualora questo (rappresentato) non possa (per

premirienza) o non voglia (per rinuncia) accettare l'eredità o il legato ai sensi dell'art. 468 cod. civ.

La rappresentazione può aver luogo solo quando il chiamato (rappresentato) sia un figlio o un fratello del de

cuius, in tutti gli altri casi è esclusa. In luogo di colui che non vuole (o non può) accettare succedono i

discendenti, ma questi succedono direttamente al de cuius, importante perchè così hanno modo di

partecipare alla successione del de cuius anche quando non possano (per diseredazione, indegnità ecc.)

partecipare alla successione del rappresentato. I rappresentanti devono essere almeno concepiti al

momento dell'apertura della successione. Quando si applica la rappresentazione si fa la divisione per stirpi,

pertanto se A è il de cuius e B e C i suoi figli, e E figlio di B e F e G figli di C; qualora B e C rinunciassero alla

successione, l'eredità non si dividerebbe in tre parti uguali tra i nipoti del de cuius, ma in 2 parti, tante

quanti sono i figli, pertanto andrebbe per metà ad E (figlio unico) e per ¼ ai fratelli F e G.

L'ACCRESCIMENTO

L'istituto dell'accrescimento prevede che, se uno dei beneficiari della successione non abbia potuto o voluto

accettare la propria quota, questa si devolve in parti uguali tra gli altri beneficiari. Non si da luogo ad

accrescimento quando si possa operare tramite l'istituto della rappresentanza o quello della sostituzione.

La ratio dell'istituto trova il proprio fondamento nel fatto che il testatore, se ha lasciato a più soggetti quote

identiche, è presumibile che abbia voluto giovare in parti uguali alle persone indicate, di conseguenza il de

cuius, in mancanza di uno dei chiamati, avrebbe diviso il patrimonio tra i restanti. L'accrescimento opera di

diritto, senza bisogno di accettazione. Stessa cosa per la successione ex lege.

LE SOSTITUZIONI

Se il testatore ha preveduto l'ipotesi in cui il chiamato non possa o non voglia accettare, può aver

provveduto a nominare un sostituto, che subentrerà al primo chiamato nella successione. La sostituzione

prevale sia sulla rappresentanza sia sull'accrescimento. Questa è chiamata sostituzione ordinaria

(o volgare). La legge ammette che più persone possono sostituirsi al primo chiamato e ammette anche che

una sola persona possa sostituirsi a più “primi chiamati” ai sensi dell'art. 689 cod. civ.

Altro tipo di sostituzione è la sostituzione fedecommissaria, che ricorre quando il testatore nomina un

soggetto a succedergli, ma nomina anche il soggetto che dovrà succedere al chiamato nel momento in cui

anche questo fosse deceduto. La conseguenza era che il primo chiamato non poteva disporre pienamente

dei beni, non poteva alienarli ad esempio, poiché doveva lasciarli in eredità al soggetto disposto dal primo

testatore. Il codice del 1865 vietava questo istituto poiché lo riteneva d'intralcio alla libera circolazione delle

merci. Il codice del '45 lo ha reintrodotto con particolari limitazioni, mentre oggi la sostituzione

fedecommissaria esiste nella forma che ci ha lasciato la riforma del diritto di famiglia del 1975.

L'art. 692 cod. civ. Infatti prevede che tale tipo di sostituzione possa aver luogo solo quando i genitori, il

coniuge o altri ascendenti in linea retta dell'interdetto possano lasciare beni in successione a questo, con

l'obbligo, alla sua morte, di lasciarli a favore della persona o degli enti che hanno avuto cura dell'interdetto

medesimo.

Diverso è il caso della clausola sine liberis decesserit (per la quale Es. Se Tizio morirà senza figli, l'eredità che io testatore gli ho

lasciato andrà a Sempronio). La giurisprudenza ha rilevato la differenza con il fedecommesso in quanto qui manca la “doppia

istituzione”, se Tizio dovesse aver figli la clausola non si verificherebbe. La questione sulla legittimità di questa clausola è ancora

aperta.

74. L'ACQUISTO DELL'EREDITA' E LA RINUNCIA

Il codice fa dipendere l'acquisto dell'eredità dall'accettazione del chiamato (art. 459 cod. civ.). Quanto agli

effetti dell'acquisto bisogna distinguere tra:

Eredità pura e semplice: per effetto della quale si verifica confusione tra il patrimonio del chiamato

• e quello del suo dante causa;

Eredità con beneficio d'inventario: per effetto della quale la sopraccitata confusione non si verifica

• ed i patrimoni restano separati.

Sotto la denominazione di accettazione dell'eredità sono ricomprese più categorie:

Accettazione espressa: consiste nell'esplicita manifestazione della volontà di accettare l'eredità. In

• proposito va ricordato che l'accettazione da parte di persona giuridiche che non siano società va

fatta esclusivamente col beneficio di inventario ex art. 473 cod. civ. L'obbligatorietà

dell'accettazione beneficiata è prevista anche per i minori e per gli incapaci. L'accettazione espressa

è un actus legitimus, pertanto non è possibile apporre clausole pena la nullità della dichiarazione.

Quanto alle forme di accettazione espressa si distingue a seconda che ci sia un'eredità:

Pura e semplice: può essere fatta con atto pubblico o scrittura provata;

◦ Con beneficio d'inventario: dev'essere fatta tramite dichiarazione resa al notaio o al cancelliere

◦ del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione.

Accettazione tacita: si ha quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente

• l'accettazione e che non avrebbe diritto di fare se non in quanto erede. Non costituiscono causa di

accettazione tacita i meri atti conservativi o di amministrazione del patrimonio, poiché questi

potrebbero essere messi in atto anche da chi non sia erede.

Accettazione presunta: se per aversi accettazione tacita l'erede doveva compiere un atto

• concludente, l'acquisto per l'eredità per accettazione presunta avviene automaticamente ex lege

qualora il chiamato non ha provveduto ad uno specifico atto imposto dalla legge (Es. Il chiamato

che è nel possesso dei beni deve, entro tre mesi dall'apertura della successione compiere

l'inventario, altrimenti è considerato erede puro e semplice).

L'accettazione dell'eredità, quando determini l'acquisto di uno dei diritti enunciati nei primi 4 numeri

dell'art. 2643 cod. civ. È soggetta a trascrizione. In caso di accettazione tacita sarà soggetto a trascrizione

l'atto che implica l'accettazione tacita. Se il chiamato muore prima di aver accettato l'eredità, il diritto di

accettarla passa ai suoi eredi. Ora, la trasmissione del diritto di accettare di distingue dalla rappresentanza

in primo luogo perchè nella seconda il chiamato non può o non vuole accettare l'eredità, mentre nella

trasmissione è morto prima di aver deciso cosa fare. C'è differenza anche per quanto riguarda gli effetti in

quanto se nell'istituto della rappresentanza i rappresentanti succedevano direttamente al de cuius, quando

si trasmette il diritto di accettazione e subentrano gli eredi del chiamato questi ereditano il diritto di

accettare l'eredità come parte del patrimonio del loro dante causa. Il diritto di accettazione è soggetto alla

prescrizione ordinaria, non suscettibile a interruzione. Tuttavia può darsi che qualcuno abbia interesse a che

il chiamato decida in un tempo più breve se accettare o meno l'eredità (Es. I creditori del de cuius per capire

a chi rivolgersi per soddisfarsi. In tal caso chi ne abbia interesse può far ricorso all'actio interrogatoria, con

cui si chiede al giudice di fissare un termine trascorso il quale il chiamato decadrebbe dal diritto di accettare.

E' consentito anche al testatore stabilire un termine per l'accettazione.

L'erede accettando l'eredità può disporre dei beni che gli sono stati devoluti, può ad esempio alienare i

singoli beni. Tuttavia ad esso spetta anche la facoltà di vendere l'intero complesso di beni che fanno parte

dell'eredità. Tuttavia l'erede sarà obbligato in solido con il soggetto che ha acquistato l'eredità per i debiti

facenti parte dell'eredità stessa. Data l'importanza dell'atto della vendita dell'eredità questo richiede

sempre la forma scritta ab substantiam.

ACCETTAZIONE CON BENEFICIO D'INVENTARIO

L'accettazione con beneficio d'inventario impedisce la confusione tra il patrimonio dell'erede e quello del

de cuius, che restano pertanto separati. Dunque, ai sensi dell'art. 490 cod. civ.:

1. L'erede conserva tutti i diritti ed i doveri che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti

con la morte;

2. L'erede NON è tenuto al pagamento dei debiti ereditari ultra vires, cioè oltre il valore dei beni a lui

pervenuti;

3. I creditori del defunto hanno preferenza, rispetto ai creditori dell'erede, a soddisfarsi sul patrimonio

ereditario; questi ultimi hanno tuttavia l'onere di chiedere la separazione dei beni del defunto da

quelli dell'erede, se non vogliono perdere tale privilegio qualora l'erede decada dal beneficio.

La scelta del beneficio d'inventario ha carattere personale, tuttavia questo non impedisce che eventuali

coeredi convenuti in giudizio per un debito ereditario possano giovare della scelta fatta da uno solo di loro.

L'accettazione beneficiata richiede una forma particolare ab substantiam: dichiarazione ricevuta da un

notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione. Entro 30 giorni da

questo si deve procedere alla trascrizione presso l'ufficio del registri immobiliari. L'accettazione può essere

sia preceduta sia seguita dall'inventario ai sensi dell'art. 484 cod. civ.

Il chiamato deve fare l'inventario entro 3 mesi dall'apertura della successione ed entro i 40 giorni successivi

deve deliberare se accetta o meno l'eredità. Trascorso questo termine, se l'erede non abbia adempiuto a

questi obblighi di legge, sarà considerato erede puro e semplice per accettazione presunta.

Il chiamato che invece NON sia nel possesso dei beni ha facoltà di fare la dichiarazione di accettazione

beneficiata fin quando i termini per l'accettazione non siano prescritti, entro 3 mesi dall'accettazione deve

fare l'inventario. Se invece l'erede abbia fatto l'inventario, ma nei successivi 40 giorni non procede alla

dichiarazione di accettazione, allora decade dal beneficio di accettare l'eredità.

Se invece il chiamato sia stato sottoposto ad actio interrogatoria, egli deve fare tanto la dichiarazione

quanto l'inventario nei tempi dettati dal giudice; se omette la dichiarazione perde il diritto di accettare, se

omette l'inventario diventa erede puro e semplice.

L'erede diventa amministratore dei beni del de cuius anche nell'interesse dei creditori del defunto, gli è

pertanto vietata l'alienazione dei beni senza autorizzazione giudiziale ai sensi dell'art. 493 cod. civ.

Accettata l'eredità e trascorsi 3 mesi dall'ultima formalità pubblicitaria, l'erede può iniziare a pagare i

creditori del de cuius “a misura che si presentino”, ma esaurito l'asse ereditario l'erede non sarà più

obbligato ed i creditori potranno rivalersi solo contro i legatari. Se i creditori si oppongono a questo tipo di

pagamento, allora l'erede procederà alla liquidazione dei beni ereditari, si recherà da un notaio ed inviterà

tutti i creditori; si procederà ad alienare i beni ed il ricavato sarà distribuito ai creditori. L'erede inoltre può

anche rilasciare i beni ereditari a favore dei creditori e dei legatari, in questo caso si nomina un curatore al

quale saranno consegnati i beni con il compito di alienarli in modo che i creditori possano soddisfarsi del

ricavato. Una volta consegnati i beni al curatore, l'erede è liberato da tutti i debiti ereditari.

LA SEPARAZIONE DEI BENI DEL DEFUNTO

L'accettazione con beneficio d'inventario giova sia all'erede (poiché gli evita di pagare i debiti ultra vires),

sia ai creditori del de cuius perchè hanno priorità, rispetto ai creditori dell'erede, a soddisfarsi sul

patrimonio ereditario. Ovviamente se un erede è oberato di debiti non avrà alcun interesse all'accettazione

beneficiata, oppure anche se non lo è resta comunque nelle sue facoltà quella di diventare erede puro e

semplice, con il relativo danno che colpirebbe i creditori del de cuius. A tutela di questi è apposto uno

specifico strumento: la separazione del patrimonio del defunto da quello dell'erede.

Anche in questo caso i patrimoni non si confondono, ma è questa una figura prevista a vantaggio dei solo

creditori del de cuius. La separazione ha carattere particolare, in quanto opera solo ed esclusivamente sui

beni (o sulle categorie di beni) sui quali sia fatta valere.

In quanto alla forma, essa è diversa a seconda delle categorie di beni che si vogliono sottoporre a

separazione. Per i beni immobili è richiesta l'iscrizione del credito sopra ciascuno dei beni ereditari sui quali

il creditore faccia valere il diritto, per le quote di S.l.r. È richiesta l'iscrizione nel Registro delle imprese.

L'AZIONE DI PETIZIONE EREDITARIA

Acquisita l'eredità, l'erede può rivolgersi verso chiunque possegga i beni ereditari, a titolo di erede o senza

titolo alcuno, per farsi consegnare i beni. L'azione che è diretta a questo scopo è l'azione di petizione

ereditaria. Questa azione non può essere promossa contro chiunque possegga i beni ereditari, ma soltanto

contro chi li possegga (con o senza titolo, in buona o in mala fede) affermando di essere lui l'erede.

L'azione pertanto non si può proporre contro chi possieda i beni asserendo di averli acquistati dal de cuius

prima della morte di questo, ad esempio. L'azione è imprescrittibile, poiché una volta acquisita la qualità di

erede questa non si perde più. Se l'azione viene accolta l'usurpatore è chiamato a restituire i beni all'erede,

per quanto riguarda frutti, miglioramenti e così via, si applicano le norme relative all'azione di revindica.

GLI ACQUISTI DELL'EREDE APPARENTE

L'erede, ai sensi dell'art. 534 cod. civ. Può agire non solo contro il possessore dei beni ereditari, ma anche

contro un eventuale terzo a cui il possessore abbia alienato i beni. Tuttavia il legislatore non poteva non

tener conto della posizione del terzo in buona fede, che faceva affidamento sul fatto che chi gli alienasse i

beni fosse effettivamente l'erede. Sono pertanto salvi i diritti acquisiti per convenzione con l'erede

apparente, ma solo nel caso in cui concorrano i seguenti presupposti:

1. Si tratti di convenzioni a titolo oneroso;

2. Il terzo sia in buona fede. Da segnalare che se per regola generale la buona fede si presume, in

questo caso spetta al terzo dimostrare la propria buona fede.

LA RINUNCIA ALL'EREDITA'

Essa consiste in una dichiarazione unilaterale non-recettizia. La dichiarazione deve essere ricevuta dal

notaio o dal cancelliere del tribunale.

E' soggetta a pubblicità mediante inserzione nel registro delle successioni.

Non può rinunciare ai beni ereditari il soggetto che si trovi in possesso dei beni tre mesi dopo l'apertura

della successione.

Come per l'accettazione, anche la rinuncia è un actus legitimus. E' dunque nulla la rinuncia che si riferisca

ad una parte soltanto dell'eredità.

Chi rinuncia all'eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

La rinuncia è revocabile fin quando non sia stata accettata da tutti i chiamati ulteriori.

Per quanto riguarda gli effetti, se si tratta di successione legittima si applicano gli istituti della

rappresentanza e dell'accrescimento; se l'eredità è testamentaria, si valutano prima della rappresentanza e

dell'accrescimento, le ipotesi di sostituzione.

5La rinuncia può essere impugnata solo per violenza o dolo.

I creditori dell'erede possono essere pregiudicati dalla rinuncia di quest'ultimo all'eredità, quindi possono

accettare l'eredità in luogo di quest'ultimo (art.524 cod. civ.).

75. LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

FONDAMENTO E PRESUPPOSTO

Se il de cuius non ha disposto (in tutto o in parte) dei propri beni mediante testamento, interviene la legge a

stabilire i criteri con i quali dovrà essere devoluta l'eredità. Fondamento della successione legittima sono la

presunta volontà del de cuius ed la solidarietà familiare. E' disciplinata nel Libro II Titolo II cod. civ.

LE CATEGORIE DI SUCCESSIBILI

Le categorie di successibili ex art. 565 cod. civ. Sono: il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, i collaterali, gli

altri parenti ed infine lo Stato.

Successione del coniuge: prima della riforma del diritto di famiglia il legislatore assegnava al

• coniuge superstite una quota di usufrutto (variabile a seconda della presenza di altri eredi) sui beni

del de cuius, dunque il coniuge non poteva considerarsi erede, ma legatario ex lege. La riforma ha

invece attribuito al coniuge una quota di proprietà dell'asse ereditario. A lui spetta:

50% del patrimonio se in concorso con un solo figlio;

◦ 1/3 se in concorso con più figli;

◦ 2/3 se non ci sono figli ma concorre con ascendenti, fratelli o sorelle del de cuius;

◦ In mancanza di tali soggetti, al coniuge si devolve il 100% dell'eredità;

◦ Al coniuge sono inoltre riconosciuti i diritti di abitazione della casa coniugale e di uso dei mobili.

◦ Il valore di questi diritti non costituisce quota parte dell'asse ereditario, ma si aggiungono alla

quota del coniuge, costituendo una sorta di quid pluris.

Il coniuge separato conserva i diritti ereditari, a meno che a lui non sia stata addebitata la

◦ separazione, ma ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell'apertura della

successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto;

Il coniuge divorziato non ha diritto di partecipare alla successione, ma la legge sul divorzio

◦ prevede un'attribuzione a titolo particolare se il coniuge avesse goduto dell'assegno divorzile e

solo qualora versi in stato di bisogno.

Successione dei figli:

• Succedono tutti in parti uguali ed escludono ascendenti e collaterali;

◦ In caso di premorienza dei fili, a loro succedono per rappresentazione i propri discendenti, i

◦ quali a loro volta escludono ascendenti e collaterali.

Successione dei genitori, dei fratelli, delle sorelle e dei loro discendenti:

• Il padre e la madre succedono al figlio in eguali porzioni, o per intero il genitore superstite;

◦ I fratelli succedono in parti uguali.

◦ I fratelli consanguinei o uterini conseguono la metà della quota dei fratelli legittimi;

◦ I genitori concorrono con i fratelli, ma in nessun caso la quota spettante ai genitori potrà essere

◦ inferiore al 50% dell'asse ereditario.

Successione degli ascendenti: succedono solo in assenza dei genitori. Gli ascendenti più prossimi

• escludono quelli di grado più remoto. Se invece hanno egual grado succedono per il 50% gli

ascendenti in linea materna e per il 50% gli ascendenti in linea paterna. Gli ascendenti concorrono

con i fratelli ed ai primi spetta la quota che il genitore loro parente non ha potuto (o voluto)

accettare.

Successione dei collaterali fino al terzo grado: vale il principio del più vicino che esclude il più

• remoto. La successione non ha luogo per i parenti oltre il sesto grado.

Ai figli nati fuori dal matrimonio non riconoscibili spetta un assegno vitalizio da calcolarsi in base alla quota

che avrebbero ricevuto se la filiazione fosse stata riconosciuta.

Il convivente more uxorio non ha diritto a succedere e la Corte Costituzionale non lo ha ritenuto illegittimo.

LA SUCCESSIONE DELLO STATO

lo Stato succede quando non vi siano altri successibili. Essa ha particolari caratteristiche: lo Stato non deve

accettare l'eredità e non può rinunciarvi. Lo Stato non risponde mai dei debiti ereditari oltre il valore dei

legati dei beni acquisiti. La ratio della successione dello Stato non è quella di arricchire l'Erario (a quello

serve piuttosto l'imposizione fiscale sulla successione), ma serva a garantire la gestione di rapporti giuridici

rimasti senza titolare.

76. LA SUCCESSIONE NECESSARIA

FONDAMENTO E NATURA

La legge stabilisce che quando vi siano determinate categorie di successibili (moglie, figli e in mancanza di

figli ascendenti) una parte dei beni del de cuius DEVE essere attribuita a questi. La quota che la legge riserva

a costoro è detta quota di legittimità (o di riserva), i successibili sopra indicati sono chiamati invece

chiamati legittimari (o riservatari o successori necessari). Questi non devono essere confusi con i

successori legittimi, che sono quelli cui l'eredità deve essere devoluta in mancanza di testamento.

Il complesso degli istituti che riguarda i legittimari è chiamata successione necessaria. Inoltre poiché queste

norme mirano a proteggere un interesse generale sono, in genere, inderogabili.

CATEGORIE DI LEGITTIMARI

Legittimari sono:

Il coniuge

• I figli

• Gli ascendenti (in mancanza di figli)

La riserva a favore dei figli non è fissa, ma varia a seconda del numero dei figli e della presenza o meno del

coniuge, per questo è detto quota mobile. Se manca il coniuge la riserva a favore dei figli è calcolata nella

misura del 50% del patrimonio se il genitore lascia un solo figlio, di 2/3 se i figli sono più di uno.

La riserva a favore degli ascendenti non opera se in presenza di figli del de cuius, se non ci sono figli sarà in

misura di 1/3, se gli ascendenti concorrono con il coniuge la loro riserva sarà di ¼. Ricapitoliamo:

In presenza del coniuge e di un figlio, a ciascuno di essi spetta 1/3 dell'eredità, l'altro 1/3 è

• liberamente disponibile;

In presenza del coniuge e di due o più figli, al coniuge spetta ¼, ed ai figli complessivamente il 50%

• da ripartirsi tra loro, il restante ¼ è liberamente disponibile;

In presenza del coniuge e degli ascendenti, al coniuge spetta il 50%, agli ascendenti ¼, il restante ¼

• è liberamente disponibile.

Questi diritti sono garantiti anche al coniuge separato cui non sia stata addebitata la separazione.

LA QUOTA LEGITTIMA

Quando all'apertura della successione ci sono dei legittimari il patrimonio ereditario si divide in due parti:

Disponibile: della quale il testatore può liberamente disporre;

• Legittima (o di riserva): della quale il testatore non può disporre poiché spettante ai legittimari.

Tuttavia la giurisprudenza ammette che il testatore possa disporre dei beni a proprio piacimento purchè si

rispetti l'intangibilità del criterio quantitativo, ad esempio un padre morendo può lasciare ad un figlio una

quota di denaro pari a 100 e ad un altro un'azienda con un valore di 100.

Il principio secondo cui il testatore non può imporre pesi sulla legittima trova un temperamento nella

c.d. Cautela sociniana. Si supponga che Tizio lasci un figlio ed un patrimonio di 100. Tizio lascia ad un

legatario l'usufrutto di un fondo con un valore di 70. A questo punto il figlio di Tizio riceverebbe una parte

minore rispetto alla legittima. Ma acquisendo la nuda proprietà del fondo acquisirebbe invece un importo

maggiore rispetto alla legittima. Per valutare se sia stato leso l'interesse del legittimario bisognerebbe

capitalizzare l'usufrutto, cosa difficile poiché questo dura per la vita (molto variabile) dell'usufruttuario. A

questo punto al figlio di Tizio spetta decidere se tenere la nuda proprietà oppure ottenere la piena quota di

riserva (la metà del patrimonio) e lasciare l'intera quota disponibile al legatario.

Ex art. 551 cod. civ. Invece è prevista la figura del legato in sostituzione di legittima. Il testatore può

lasciare un legato in sostituzione della legittima spettante all'erede, ma questo può chiedere la legittima al

posto del legato. Se invece preferisce conseguire il legato perde ogni altra pretesa sull'eredità e non acquista

la qualità di erede, neanche quando il valore del legato sia inferiore alla quota della legittima (questa

disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente consentito al legatario di chiedere il

supplemento). Il legato in sostituzione di legittima grava sulla porzione indisponibile se non eccede il valore

della quota spettante all'erede, se eccede quella quota grava sulla parte disponibile.

Diverso è il caso del legato in conto di legittima, con il legato in sostituzione il testatore prevedeva che,

qualora l'erede avesse accettato avrebbe perso qualunque altro diritto di pretesa sull'eredità, mentre con il

legato in conto di legittima, il valore del legato è calcolato ai fini della legittima, ma non si pone in

alternativa ad essa, se all'erede spetta 30 ed il legato vale 20, l'erede ha diritto di chiedere la restante


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di diritto privato basato su studio individuale e sull'apposita sezione del manuale consigliato per l'esame, ovvero il manuale di TORRENTE. Il documento segue in maniera precisissima la partizione del manuale in capitoli e perfino in paragrafi. Sono presenti strumenti come elenchi puntati, parole in grassetto e in corsivo per facilitare l'apprendimento delle nozioni. Il linguaggio è chiarissimo ma non manca dei termini tecnici (accuratamente spiegati) essenziali per la comprensione della materia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher salvatoresalerno97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Lobuono Michele.

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