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Ad integrare il possesso di stato di figlio legittimo devono concorrere i seguenti elementi: nomen,

ossia la persona deve aver sempre portato il cognome del padre che pretende di avere; tractatus,

ossia deve essere sempre stata trattata da costui come figlio e, come tale, mantenuta, educata ed

istruita; fama, ossia deve essere stata costantemente considerata come figlio nei rapporti sociali e

nell’ambito della famiglia.

529 L’azione di disconoscimento della paternità

La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha concesso la legittimazione ad esperire l’azione di

disconoscimento di paternità anche alla madre ed al figlio che abbia raggiunto la maggiore età.

L’azione di disconoscimento di paternità è consentita soltanto nei seguenti casi:

1) se i coniugi non hanno coabitato nel periodo in cui deve aver avuto luogo il concepimento;

2) se durante tale periodo il marito era affetto da impotenza;

3) se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la propria

gravidanza e la nascita del figlio.

Mentre i primi due casi sono sufficienti per ottenere una pronuncia di disconoscimento della

paternità, l’ultimo caso, non è sufficiente.

L’azione di disconoscimento deve essere proposta, a pena di decadenza:

a) dal marito nel termine di un anno dal giorno della nascita; se si trovava lontano dal luogo in cui

è nato il figlio, entro un anno dal giorno del suo ritorno; se comunque prova di aver ignorato la

nascita, entro un anno dal giorno in cui ne ha avuto notizia;

b) dalla madre nel termine di 6 mesi dalla nascita del figlio;

c) dal figlio nel termine di un anno dal compimento della maggiore età o dal momento in cui venga

successivamente a conoscenza dei fatti che rendono ammissibile il disconoscimento.

In tema di filiazione legittima sono previste altre due azioni di stato:

a) azioni di contestazione della legittimità: dall’atto di nascita un figlio può risultare legittimo

senza esserlo. L’azione è imprescrittibile e richiede la presenza in giudizio di entrambi i genitori

e del figlio;

b) azione di reclamo della legittimità: se manchi un titolo che documenti lo stato di figlio legittimo

di determinati genitori, il figlio può chiedere di far accertare giudizialmente tale status. L’azione

è imprescrittibile; se l’interessato non l’ha promossa ed è morto in età minore o prima che siano

trascorsi 5 anni dal raggiungimento della maggiore età, può essere promossa dai suoi

discendenti.

530 Rapporti tra genitori e figli

Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole,

tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. Tale dovere non

cessa allorchè i figli raggiungano la maggiore età.

A loro volta i figli devono rispettare i genitori e devono anch’essi contribuire al mantenimento della

famiglia, fin quando vi convivono, in proporzione alle proprie sostanze e al proprio reddito.

La riforma ha soppresso la patria potestà, sostituendola con la potestà dei genitori, cui il foglio è

soggetto fino al raggiungimento della maggiore età o al matrimonio, qualora si sposi prima di

diventare maggiorenne.

La potestà deve essere esercitata dai genitori di comune accordo: in caso di contrasti, purchè si tratti

di questioni di particolare importanza, ciascuno dei genitore può ricorrere senza formalità al

giudice, il quale, sentiti i genitori, ed anche il figlio se ha raggiunto i 14 anni, suggerisce le

determinazioni più utili nell’interesse del figlio e della unità familiare.

I genitori rappresentano i figli minori in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Gli atti di

ordinaria amministrazione possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore.

Ai genitori spetta l’usufrutto legale sui beni del figlio, tranne quelli specificatamente esclusi

dall’art.324 c.c.. I frutti dei beni del minore devono essere destinati dai genitori al mantenimento

della famiglia e all’istruzione ed educazione dei figli.

L’usufrutto legale, a differenza de quello ordinario, non può essere alienato, né costituito in

garanzia, né sottoposto ad azione esecutiva da parte dei creditori.

Quando il patrimonio del minore è male amministrato, il tribunale può stabilire le condizioni a cui i

genitori devono attenersi nell’amministrazione; può rimuovere dall’amministrazione stessa uno di

essi o entrambi, sostituendoli con un curatore o privarli, in tutto o in parte, dell’usufrutto legale.

531 La tutela

Se entrambi i genitori sono morti o non possono esercitare la potestà sui figli, si apre la tutela.

Organi della tutela sono il giudice tutelare, che è istituito presso ogni pretura per sopraintendere alle

tutele e alle cautele; il tutore e il protutore, nominati dal giudice tutelare.

Il tutore ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i

beni; il protutore rappresenta il minore nei casi in cui l’interesse di questo è in opposizione con

l’interesse del tutore e, in via provvisoria, per gli atti conservativi ed urgenti, quando il tutore è

venuto a mancare o ha abbandonato l’ufficio.

Il tutore deve procedere all’inventario dei beni del minore, provvedere circa l’educazione e

l’istruzione di costui, investirne i capitali.

Il tutore non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza l’autorizzazione del giudice

tutelare e gli atti di alienazione senza l’autorizzazione del Tribunale. Quando cessa dalle funzioni il

tutore deve rendere conto. Capitolo 73: L’ADOZIONE

532 L’adozione. Premesse

La disciplina dell’adozione dei minori, si trova oggi, in una legge speciale fuori dal c.c., mentre nel

c.c. è conservata , sebbene priva di applicazione pratica, l’adozione tradizionale riservata però

soltanto a persone maggiori di età.

533 L’adozione dei minori

L’adozione ha ora come fine primario procurare una famiglia ai minori che ne siano privi o che non

ne abbiano una idonea. L’adozione è consentita, anche in un numero plurimo e con atti successivi,

solo ai coniugi, uniti in matrimonio da almeno 3 anni, non separati, idonei ad educare, istruire ed in

grado di mantenere i minori che intendono adottare. L’età di entrambi gli adottanti deve superare di

almeno 18 anni l’età dell’adottando; la legge stabilisce, inoltre, che l’età degli adottanti non deve

superare di più di 40 anni l’età dell’adottando. Dichiarato in stato di adottabilità, il minore viene

collocato in affidamento preadottivo, con cui si instaura una specie di adozione provvisoria, che

deve durare almeno un anno. In caso di esito favorevole della prova, il Tribunale pronuncia il

decreto di adozione. L’adozione ha per effetto l’acquisto, da parte del minore, dello status di figlio

legittimo degli adottanti, dei quali assume e trasmette il cognome, mentre cessa ogni rapporto con la

famiglia di origine. Talvolta, pur se il minore non sia abbandonato o quando l’adozione piena sia

irrealizzabile, può farsi egualmente luogo all’adozione, ricorrendo i seguenti casi particolari:

a) caso di minore orfano. Il minore orfano di padre e di madre, che sia unito o da vincolo di

parentela fino al 6°grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori

con coniugi non separati o anche con persona singola, può essere adottato da questa;

b) caso del minore figlio del coniuge dell’adottante. L’ipotesi si verifica quando il minore sia già

figlio legittimo, naturale o adottivo di persona coniugata, e gli si vuole attribuire come genitore

adottivo il coniuge di chi già riveste lo status di genitore;

c) caso di minore per il quale risulti impossibile l’affidamento preadottivo, come ad es. quando il

minore sia affetto da un grave handicap.

In questi casi con l’adozione il minore non acquista, come nell’adozione piena, lo stato di figlio

legittimo degli o dell’adottante, ma gli spettano tutti i diritti propri del rapporto di filiazione, e

quindi innanzitutto il diritto al mantenimento, all’educazione e all’istruzione. Non cessano invece i

rapporti con la famiglia d’origine, anche se occorre, ovviamente, tenere conto pure dei nuovi

rapporti con l’adottante.

Per l’adozione di un bimbo straniero, valgono le stesse condizioni richieste per l’adozione di un

bimbo italiano.

534 L’adozione di persone maggiori di età

L’adozione di persone maggiorenni è permessa a coloro che non hanno discendenti legittimi o

legittimati, che hanno compiuto i 35 anni di età e che superano almeno di 18 anni l’età di coloro che

intendano adottare (art.291 c.c. e ss.). Ma la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità

costituzionale dell’art.291 c.c., nella parte in cui non consente l’adozione a persone che abbiano

discendenti legittimi o legittimati maggiorenni e consenzienti. Non esiste, invece, alcun limite

massimo di età né per adottare, né per essere adottato. Chiunque può essere adottato. L’unico

divieto riguarda i figli naturali dell’adottante: se questi sono stati riconosciuti il divieto è chiaro,

perché mira ad evitare la sovrapposizione di status incompatibili; ma se si tratta di minori non

riconosciuti e non dichiarati la norma non autorizza il Tribunale a svolgere indagini in un rapporto

di filiazione legalmente non risultante. Per l’adozione si richiedono il consenso dell’adottante e

dell’adottando, nonché l’assenso dei genitori dell’adottando e del coniuge dell’adottante e

dell’adottando. L’adottato assume il cognome dell’adottante e lo antepone al proprio. L’adottato

conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia di origine; mentre nei confronti dell’adottante,

egli assume gli stessi diritti di successione che spetterebbero ai figli legittimi dell’adottante.

L’adozione può essere revocata quando l’adottato abbia attentato alla vita dell’adottante e del

coniuge o dei discendenti o ascendenti di quest’ultimo, ovvero si sia reso colpevole verso di loro di

delitto punibile con pena restrittiva della libertà personale non inferiore a 3 anni.

535 L’affidamento di minori

Con l’affidamento il minore viene dato in custodia a qualcuno che deve prendersi cura di lui,

provvedendo al suo mantenimento, alla sua educazione e istruzione; inoltre egli deve agevolare i

rapporti fra il minore e i suoi genitori e favorirne il reinserimento nella famiglia di origine. Possono

essere affidati ad un’altra famiglia, possibilmente con figli minori, i minori che siano

temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo. Trascorso il periodo per cui l’affidamento è

stato disposto, o si rende possibile il ritorno del minore preso i genitori o deve avviarsi la procedura

di adozione. Capitolo 74: LA FILIAZIONE NATURALE

536 Il riconoscimento dei figli naturali

I figli procreati da genitori non uniti in matrimonio tra loro si chiamano figli naturali. Il figlio

naturale concepito da genitore che, all’epoca del concepimento, era legato da matrimonio con

persona diversa dall’altro genitore, si chiama figlio adulterino; il figlio naturale concepito da

persone tra le quali esiste un rapporto di parentela, anche soltanto naturale, in linea retta o in linea

collaterale di 2°grado, o un vincolo di affinità il linea retta, si chiama figlio incestuoso. Il

riconoscimento di un figlio naturale è un atto solenne mediante il quale uno o entrambi i genitori


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in marketing e comunicazione d'azienda
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Quaranta Adelaide.

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