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Diritto privato: I Rapporti di famiglia

Riassunto per l'esame di Diritto privato basato su appunti personali e sull'apposta sezione del manuale consigliato, ovvero il manuale di Torrente. Il riassunto segue in maniera precisissima la partizione del manuale in capitoli e perfino in paragrafi. Sono presenti strumenti come elenchi puntati, parole in grassetto e in corsivo per facilitare l'apprendimento delle nozioni. Il linguaggio è... Vedi di più

Esame di Diritto privato docente Prof. M. Lobuono

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68. IL REGIME PATRIMONIALE DELLA FAMIGLIA

PRINCIPI GENERALI

La materia su cui la riforma del 1975 è intervenuta in maniera più importante è stata quella dei rapporti

patrimoniali tra coniugi. In breve la vecchia disciplina prescriveva l'obbligo per il marito di mantenere la

moglie in qualunque caso ed il regime di separazione dei beni, inoltre prevedeva che la moglie costituisse

una dote per il marito, che avrebbe dovuto restituirla se il matrimonio si fosse poi sciolto. La riforma ha

equiparato le posizioni di uomo e donna e ha introdotto il regime legale di comunione dei beni. Tuttavia

anche il regime vigente prevede che i coniugi possano accordarsi e ottenere la separazione dei beni.

L'OBBLIGO DI CONTRIBUZIONE PER IL SODDISFACIMENTO DEI BISOGNI DELLA FAMIGLIA

L'art. 316-bis specifica che entrambi i coniugi hanno l'obbligo di provvedere a mantenere, istruire ed

educare la prole “in proporzione alle rispettive sostanze e alla loro capacità di lavoro”. Per capacità di lavoro

si intende una potenzialità, il genitore deve attivarsi con le sue forze per lavorare per mantenere la famiglia,

per sostanze invece si intendono i cespiti patrimoniali di cui ciascun coniuge è titolare. In proposito si fanno

largo due ipotesi: la prima interpreta la norma nel senso che il coniuge, una volta adempiuto ai doveri di

mantenimento della famiglia può sfruttare il resto dei propri cespiti come meglio crede; la seconda

interpreta nel senso in cui i “bisogni della famiglia” non sono un qualcosa di oggettivo, ma sono

rappresentati da tutti quei bisogni che i patrimoni della coppia possono soddisfare.

Nell'ipotesi in cui la coppia non abbia mezzi sufficienti al mantenimento dei figli, la legge impone ai loro

ascendenti di fornire i mezzi necessari al mantenimento della prole.

REGIME PATRIMONIALE LEGALE. LE CONVENZIONI MATRIMONIALI.

L'art. 159 cod. civ. Stabilisce che in mancanza di apposita convenzione, il regime patrimoniale legale della

famiglia è costituito dalla comunione dei beni. Riforma fatta nel '75, per le coppie sposate prima è stata

emanata una norma transitoria che prevedeva un periodo di pendenza di due anni. Se in questo lasso di

tempo in comune accordo o anche solo uno dei coniugi con atto unilaterale dichiarava di non volere il

regime di comunione legale, allora la coppia restava in regime di separazione, in mancanza di dichiarazione,

trascorsi i due anni, la coppia passava automaticamente in regime di comunione con effetti ex tunc a partire

dal 20 settembre 1975.

Per le coppie sposate dopo il '75 il regime è quello della comunione, si può richiedere (ma solo con l'accordo

di entrambi) il regime di separazione mediante atto pubblico o risultante dall'atto di matrimonio.

LA COMUNIONE LEGALE

La comunione legale non è una comunione universale, cioè non tutto appartiene ad entrambi i coniugi in

comunione: innanzitutto essa ha per oggetto solo gli acquisti compiuti dopo la celebrazione di matrimonio.

Più precisamente, nell'ambito del regime di comunione si distinguono tre categorie di beni:

• Beni a comunione immediata: divengono oggetto di comunione fin dal loro acquisto;

• Beni a comunione “de residuo”: divengono oggetto di comunione nel momento dello scioglimento

della comunione stessa;

• Beni personali: rimangono nella titolarità esclusiva del singolo coniuge.

Sono beni sottoposti a comunione immediata:

Gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente, ad eccezione degli oggetti

• strettamente personali.La legge delinea, nel caso di acquisto effettuato separatamente, una sorta di

coacquisto ex lege, per effetto del quale l'acquisto effettuato da uno dei coniugi estende i suoi

effetti al patrimonio dell'altro.

Le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio;

• Gli utili delle aziende gestite da entrambi ma costituite prima del matrimonio.

Per quanto riguarda i beni a comunione de residuo, solitamente solo risparrmi.

I beni personali di ciascun coniuge solo elencati all'art. 179 cod. civ.:

1. I beni di cui il coniuge era titolare prima del matrimonio;

2. I beni da lui acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di una donazione a suo favore;

3. I beni che servono all'esercizio della professione del coniuge;

4. I beni acquisiti con il prezzo di trasferimento derivante da altri beni personali

L'escluso di un immobile o di un mobile registrato è escluso dalla comunione quando all'esclusione

consenta il coniuge escluso. Si è a lungo discusso se i crediti potessero entrare a far parte o meno della

comunione legale. Dopo sentenze contrastanti della Suprema corte, un'ultima sentenza ha precisato che

cadono nella comunione i crediti derivanti da documenti (obbligazioni, titoli di Stato ecc.), NON cadono

invece nella comunione i crediti derivanti da contratti.

L'amministrazione dei beni della comunione spetta ad entrambi i coniugi, che potranno amministrare

disgiuntamente tranne che per gli atti di straordinaria amministrazione per i quali serve il consenso di

entrambi. Se un coniuge rifiuta il consenso ad un atto di straordinaria amministrazione, l'altro può rivolgersi

al giudice se questo è strettamente necessario per i bisogni della famiglia.

I creditori personali di ognuno dei coniugi non possono soddisfarsi dei beni della comunione, tranne nel

caso in cui i beni del coniuge creditore non siano abbastanza capienti, allora potranno rivalersi sui beni della

comunione nella misura del 50%, quella cioè di proprietà del coniuge-creditore, ma sono comunque

preferiti i creditori della comunione. Allo stesso modo i creditori della comunione possono agire sui beni del

singolo coniuge nella misura del 50%.

SCIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE

La comunione legale si scioglie ex art. 191 cod. civ. Per effetto di una delle seguenti cause:

Morte di uno dei coniugi;

• Sentenza di divorzio;

• Dichiarazione di assenza o morte presunta di uno dei coniugi;

• Annullamento del matrimonio. Importante notare che in caso di annullamento, gli effetti di questo

• operano ex nunc riguardo alla comunione, NON ha quindi, in questo caso, efficacia retroattiva);

Fallimento di uno dei coniugi;

• Convenzione tra coniugi per abbandonare il regime di comunione;

• Separazione giudiziale dei beni, che può essere pronunciata per:

• Interdizione o inabilitazione di uno dei coniugi;

◦ Cattiva amministrazione della comunione;

◦ Disordine negli affari personali del coniuge tali da mettere in pericolo la comunione;

◦ Mancata o insufficiente contribuzione di uno dei coniugi ai bisogni familiari.

Verificatasi una causa di scioglimento, cessa il regime legale di coacquisto, ma rimane la contitolarità dei

beni acquistati in comunione, si dovrà pertanto procedere alla divisione in parti eguali dei beni comuni.

Il principio della comunione in parti eguali è inderogabile ex art. 210 cod. civ.

COMUNIONE CONVENZIONALE

In mancanza di una apposita convenzione il regime patrimoniale che si applica ai coniugi è quello legale

della comunione dei beni. Tuttavia se anche fosse stipulata una convenzione ex art. 210, questa non

dovrebbe necessariamente escludere il regime di comunione, potrebbe limitarsi a regolarlo diversamente.

Le convenzioni tuttavia non possono derogare ai principi della comunione dei coniugi in parti uguali,

dell'amministrazione comune della comunione e non possono convenire di ricomprendere in comunione i

beni strettamente personali di ciascun coniuge.

LA SEPARAZIONE DEI BENI

Quando si applica il regime di separazione ciascun coniuge conserva i beni di cui è titolare, salvo comunque

l'obbligo di provvedere ai bisogni della famiglia. Se in regime di separazione, come spesso accade, un

coniuge fa godimento dei beni dell'altro, è tenuto a tutte le obbligazioni cui sarebbe tenuto se fosse un

normale usufruttuario.

IL FONDO PATRIMONIALE

Istituto previsto dalla riforma del '75. Può essere costituito da uno, da entrambi i coniugi o da un terzo.

Possono far parte del fondo solo beni immobili, mobili registrati e titoli di credito. I frutti del fondo

patrimoniale devono essere utilizzati per i bisogni della famiglia. I beni facenti parti del fondo non possono

essere sottoposti ad esecuzione forzata da parte dei debitori per debiti contratti per motivi estranei ai

bisogni della famiglia, ciò ha portato a qualificare quest'istituto come “patrimonio separato” ed ha portato

numerosi soggetti ad utilizzarlo con lo scopo esclusivo di sottrarsi ai creditori, per tale motivo la

giurisprudenza ammette che i beni del fondo patrimoniale possano essere soggetti ad azione revocatoria se

il fondo è stato costituito in frode ai creditori.

L'IMPRESA FAMILIARE

Una delle novità assolute introdotte dalla riforma del '75 è l'impresa familiare, disciplinata all'art. 230-bis.

La norma mira a tutelare i familiari dell'imprenditore che lavorino in modo continuativo nell'impresa del

loro congiunto. I familiari tutelati sono il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo. A

costoro viene riconosciuto il diritto al mantenimento e alla partecipazione agli utili in relazione al lavoro

svolto.

LA DOTE

Era un istituto di antica origine per il quale la moglie apportava dei beni al marito per aiutarlo a sostenere il

peso del matrimonio. Ovviamente una volta introdotto il regime di assoluta eguaglianza tra coniugi,

l'istituto della dote perse ogni motivo di esistere e venne abolito. Non solo, il nostro codice prevede

addirittura il divieto di costituzione di dote.

69. LA FILIAZIONE

L'UNICITA' DELLO STATUS DI FIGLIO DOPO LA LEGGE 219/2012

La relazione biologica tra genitore e figlio diventa rapporto giuridico quando sia accertata secondo le

modalità previste dal diritto. In tal caso si costituisce in capo al figlio uno status che porta con sé il relativi

effetti giuridici. Per un'antica tradizione il trattamento giuridico dei figli era diverso a seconda che essi

fossero nati all'interno del matrimonio o fuori da esso. La riforma del 1975 non ha modificato granchè

questa situazione, limitandosi a mutare il nome del figlio nato fuori dal matrimonio da illegittimo a naturale.

La prima differenza di tale diversità emergeva nei rapporti di parentela, infatti il figlio naturali avevano un

rapporto di parentela esclusivamente con il genitore che lo aveva un rapporto di parentela solo con il

genitore che lo aveva riconosciuto e non con i parenti e gli affini di questo, con tutte le conseguenze

patrimoniali e successorie che ne derivano. Inoltre non tutti i figli nati fuori dal matrimonio potevano essere

riconosciuti, non potevano esserlo quelli nati da relazioni adulterine o incestuose.

La L. 219/2012 ha eliminato questa distinzione, stabilendo il principio dell'unicità dello status di figlio,

operando quindi una piena comparazione tra figli legittimi e naturali.

I FIGLI NATI NEL MATRIMONIO

Dopo la novella rimangono comunque diverse le modalità di costituzione del rapporto di filiazione. Perchè

ad una persona possa attribuirsi lo status di figlio nato nel matrimonio occorre che sia generato tra persone

coniugate, il fatto che lo rendo immediatamente evidente è l'essere partorito da donna coniugata. Occorre

però capire se sia figlio al marito della madre. In merito a ciò la legge interviene con due presunzioni:

L'art. 231 cod. civ. Stabilisce che il marito si presume padre del figlio nato durante il matrimonio.

• Questo può comunque disconoscere il nascituro.

L'art. 232 cod. civ. Riguarda il figlio nato quando il matrimonio sia stato sciolto o annullato. Se non

• sono trascorsi più di 300 giorni dallo scioglimento o dall'annullamento resta salva la presunzione di

paternità dell'ex coniuge.

Altra novità introdotta dalla novella è quello di estendere la presunzione di paternità ai figli nati in costanza

di matrimonio ma prima che siano trascorsi 180 giorni dalla celebrazione, cosa che prima non poteva

avvenire poiché il figlio doveva sia nascere sia essere concepito in costanza di matrimonio.

LA PROVA DELLA FILIAZIONE

Lo stauts di figlio si prova con l'atto di nascita ex art. 236 cod. civ. Nel caso l'atto di nascita sia andato

perduto si prova con il possesso continuo dello stato di figlio, provato dai fatti elencati nel 237 cod. civ.

Chi sia nato in costanza di matrimonio ma sia stato registrato come “figlio di ignoti” negli atti dello stato

civile può esperire azione di reclamo dello stato di figlio, a meno che nel frattempo non sia intervenuta

sentenza di adozione.

L'AZIONE DI DISCONOSCIMENTO DELLA PATERNITA' DEL FIGLIO NATO NEL MATRIMONIO.

LE AZIONI DI RECLAMO E DI CONTESTAZIONE DELLO STATO DI FIGLIO

L'azione di disconoscimento della paternità può essere esercitata dal padre, dalla madre o dal figlio stesso

ed è sempre ammessa, al contrario della normativa previgente che prevedeva, ai fini dell'ammissibilità

dell'azione che si presentassero determinate ipotesi. La prova della mancanza del rapporto di filiazione può

essere data con ogni mezzo, ma non è sufficiente una dichiarazione della madre.

Il marito può proporre l'azione entro 1 anno dalla nascita o, qualora sia stato lontano il termine decorre dal

suo ritorno, qualora prova di non averne avuto notizia immediata il termine decorre dal momento in cui è

venuto a conoscenza della nascita o dal momento in cui ha avuto conoscenza della propria impotenza o

dell'adulterio della moglie.

La madre può proporre l'azione entro 6 mesi dalla nascita. In ogni caso l'azione della madre o del marito

della madre, per dare stabilità al figlio non possono essere esperite dopo 5 anni dalla nascita, limite che non

vale per il marito assente al momento della nascita.

Il figlio maggiorenne può sempre proporre azione di disconoscimento, per lui è imprescrittibile.

Sono inoltre previste altre due azioni di stato di filiazione:

1. Azione di reclamo dello stauts di figlio: in caso di supposizione di parto (la maternità viene

attribuita ad una donna che non ha partorito) o di sostituzione di neonato, il figlio può proporre

azione di reclamo dello status di figlio. Essa consente di reclamare uno stato diverso da quello

iscritto nell'atto di nascita;

2. Azione di contestazione dello stato di figlio: in virtù dell'atto di nascita un soggetto può risultare

figlio di un genitore senza esserlo. In questo caso può agire chiunque vi abbia interesse. L'azione è

imprescrittibile e richiede la presenza di entrami i genitori e del figlio.

IL RICONOSCIMENTO DEI FIGLI NATI FUORI DAL MATRIMONIO

Lo status giuridico di figlio nato fuori dal matrimonio si acquisisce mediante riconoscimento da parte del

genitore. Le norme del codice previgenti ammettevano il riconoscimento del figlio naturale, purchè non si

trattasse di figlio adulterino o frutto di un incesto. La riforma del '75 aveva cancellato il divieto di

riconoscimento dei figli adulterini, ma aveva mantenuto il divieto di riconoscere come figlio naturale chi

avesse già lo status di figlio di altri. La normativa vigente ha mantenuto questo divieto, stabilendo che è

possibile il riconoscimento dei figli di altri si possa eseguire solo dopo che lo status di figlio che gravava

prima sul soggetto da riconoscere fosse stato preventivamente eliminato (Es. A seguito di un'azione di

disconoscimento della paternità). Per quanto riguarda i figli nati da relazioni incestuose, la normativa del '75

aveva stabilito che si potessero riconoscere i figli di genitori incestuosi che fossero in buona fede (che non

sapessero cioè di stare commettendo incesto). La novella del 2012 ha eliminato la distinzione tra buona

fede e mala fede e i figli incestuosi possono essere riconosciuti alle condizioni di cui al paragrafo successivo.

La dichiarazione di riconoscimento deve essere fatta ab substantiam con una delle seguenti modalità:

Iscritto nell'atto di nascita;

• Dichiarazione davanti all'ufficiale di stato civile;

• In un atto pubblico;

• In un testamento. Importante notare che il riconoscimento mediante testamento produce i suoi

• effetti anche qualora il testamento sia dichiarato nullo.

Il riconoscimento è un actus legitimus, pertanto non si possono apporre condizioni.

La capacità di effettuare il riconoscimento si acquista al compimento dei 16 anni. Se il genitore non può

riconoscere il figlio per difetto di età questo non è posto in stato di adottabilità fino a che il minore non

raggiunga l'età per riconoscere, a patto che il minore sia assistito dai genitori o dai parenti fino al quarto

grado. Se un genitore ha già effettuato il riconoscimento l'altro genitore deve avere l'assenso del primo per

riconoscere il figlio, a meno che questo non abbia compiuto 14 anni, in tal caso è necessario l'assenso del

figlio stesso. E' stabilito tuttavia che il primo genitore che ha riconosciuto non si può opporre al

riconoscimento da parte dell'altro se questo risponde agli interessi del figlio, infatti il secondo genitore può

rivolgersi al giudice.

Ovviamente il riconoscimento produce i suoi effetti in quanto si presume vero, pertanto un riconoscimento

può essere impugnato in qualsiasi momento se non dovesse corrispondere a verità. L'impugnazione può

essere intentata dall'autore del riconoscimento, dal riconosciuto o da chiunque vi abbia interesse, come da

art. 263 cod. civ. L'impugnazione per difetto di veridicità può essere accolta solo quando si dia prova, con

ogni mezzo, che il rapporto di filiazione non sussista. La disciplina previgente sanciva, a tutela della

veridicità dello status di figlio, l'imprescrittibilità dell'azione, che con la novella del 2012 è stata limitata al

solo figlio, mentre gli altri soggetti interessati possono proporre l'azione in termini analoghi a quelli previsti

per il disconoscimento della paternità, altrimenti l'azione si considera prescritta.

Il riconoscimento può essere impugnato quando l'autore del riconoscimento vi sia stato costretto con

violenza, anche nel caso in cui il riconoscimento corrispondesse a verità. Non può essere impugnato invece

in caso di dolo poiché se il riconoscimento è stato fatto a seguito di un inganno esso sarebbe comunque

rispondente a verità e si tende perciò a tutelare lo stato di figlio. Non può essere impugnato neanche per

errore, poiché in questo caso vi sarebbe non veridicità della paternità e l'azione potrebbe essere impugnata

per questo motivo.

LA DICHIARAZIONE GIUDIZIALE DELLA PATERNITA' E DELLA MATERNITA'

Se i genitori non hanno provveduto al riconoscimento del figlio, questo (se minorenne in sua vece il genitore

che lo ha riconosciuto o il suo tutore) può promuovere un'azione di dichiarazione giudiziale della paternità

o della maternità. Quest'azione può essere sempre esperita, tranne quando il soggetto risulti già figlio di

altre persone. La prova della filiazione può essere data con ogni mezzo. Mentre la prova della maternità è

agevole, quella della paternità lo è di meno. Tuttavia le nuove tecniche scientifiche hanno reso più agevole

risalire al padre del soggetto con il test del DNA, al quale tuttavia il padre presunto non può essere costretto

a sottoporsi, ma il giudice terrà conto dell'eventuale rifiuto alla sottoposizione come un elemento che

concorre alla fondatezza della domanda esperita.

L'azione di dichiarazione è imprescrittibile. In caso di morte del soggetto non riconosciuto dai genitori, gli

eredi di questo possono proporre la stessa azione nei confronti del presunto genitore o degli eredi di

questo. La sentenza che dichiara la paternità o la maternità naturale ha gli stessi effetti del riconoscimento

spontaneo ex art. 276 cod. civ.

I FIGLI NATI DA GENITORI LEGATI TRA LORO DA RELAZIONI DI PARENTELA O AFFINITA'

Si tratta di uno degli aspetti su cui la Novella del 2012 ha inciso in modo più netto. La novella infatti ha fatto

venir meno la distinzione introdotta nel '75 tra genitori in buona fede o in mala fede. Ora un figlio nato da:

Persone con parentela in linea retta all'infinito;

• Persone con parentela in linea collaterale al secondo grado (fratelli);

• Persone con affinità in linea retta (suocera e genero);

può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice se ciò non è pregiudizievole per il figlio stesso.

Detto questo non vi sono più ipotesi in cui la riconoscibilità del figlio non sia possibile IN ASSOLUTO.

Il giudice tuttavia potrebbe ritenere un tale riconoscimento pregiudizievole per il figlio e quindi non

concederne l'autorizzazione, oppure più semplicemente il soggetto, benchè figlio naturale dei propri

genitori potrebbe non essere interessato ad ottenere lo status di figlio. In tal caso ha comunque diritto ad

essere mantenuto dai genitori ex art. 279 cod. civ.

IL COGNOME DEL FIGLIO ED IL SUO INSERIMENTO NELLA FAMIGLIA DEL GENITORE

Anche successivamente alla riforma del 1975, il figlio nato fuori dal matrimonio (c.d. Figlio naturale), anche

qualora fosse stato riconosciuto si trovava ad essere legato da rapporti giuridici solamente con i genitori e

peraltro la mancanza di un rapporto coniugale tra i due (nel caso fosse stato riconosciuto da entrambi) dava

luogo a due rapporti giuridici indipendenti l'uno dall'altro. Non aveva inoltre rapporti con i parenti dei

genitori. La Novella del 2012 ha invece stabilito che:

Se il figlio viene riconosciuto da entrambi assume il cognome del padre;

• Altrimenti assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto, se il riconoscimento

• del padre dovesse essere posteriore, il cognome paterno si può aggiungere o sostituire a quello

materno;

Se il figlio non viene riconosciuto da nessuno il nome ed il cognome gli vengono imposti

• dall'ufficiale di stato civile e poi, in caso di riconoscimento, viene sostituito con quello genitoriale. La

Corte Costituzionale è intervenuta su questo punto poiché la legge non prevedeva che il figlio

potesse mantenere il cognome ed il nome impostigli dall'u.s.c. Questo era utile soprattutto in caso

di riconoscimento in età adulta, quando il figlio era ormai conosciuto in società con quel nome.

La Novella ha inoltre modificato il regime di riconoscimento per quanto riguarda le persone sposate. In tal

caso il giudice valuta se sia il caso di affidare il minore alla persona sposata, ma occorre il consenso dell'altro

coniuge del genitore e degli altri figli (fratellastri) se maggiori di 16 anni, occorre inoltre il consenso

dell'altro genitore ex art. 252 cod. civ.

LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Per anni le nuove tecniche di procreazione sono state svolte in un “vuoto normativo”, fino alla L. 40/2004

che ha stabilito che:

Il ricorso alla procreazione assistita è consentito SOLO in caso di impossibilità biologica a procreare;

• Possono accedere a dette tecniche solo le persone di sesso diverso, coniugate o comunque

• conviventi more uxorio, in età potenzialmente fertile, entrambe viventi.

La volontà di accedere alla procreazione assistita è data con consenso informato e il nato acquisirà

• lo stato di figli al momento della nascita, come un figlio nato nel matrimonio.

E' fatto divieto di disconoscere il figlio una volta terminata l'operazione.

• Il donatore di seme non assume diritti o obblighi nei confronti del nuovo nato.


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Riassunto per l'esame di Diritto privato basato su appunti personali e sull'apposta sezione del manuale consigliato, ovvero il manuale di Torrente. Il riassunto segue in maniera precisissima la partizione del manuale in capitoli e perfino in paragrafi. Sono presenti strumenti come elenchi puntati, parole in grassetto e in corsivo per facilitare l'apprendimento delle nozioni. Il linguaggio è chiarissimo ma non manca dei termini tecnici (accuratamente spiegati) essenziali per la comprensione della materia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher salvatoresalerno97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Lobuono Michele.

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