Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

3. Scioglimento. La comunione si scioglie con la divisione, che può essere domandata da qualunque

compartecipante cc 1111. La divisione può farsi sulla base dell'accordo degli interessati o, in mancanza di

esso, dal giudice.

Il condominio. Tipo di comunione avente per oggetto un edificio. Ogni condòmino ha la proprietà

esclusiva di uno o più appartamenti, mentre alcune parti dell'edificio, quali, ad es., il suolo su cui esso

sorge, le fondazioni, le scale, i muri maestri, il tetto e il cortile appartengono in comunione ai diversi

condòmini. Questi ultimi hanno sulle parti comuni un diritto di quota, proporzionale al valore delle loro

proprietà ed espresso in millesimi cc 1117. Il diritto di quota è inseparabile dalla proprietà

dell'appartamento e la comunione delle parti comuni non può essere sciolta su richiesta dei condòmini.

1. Uso e amministrazione delle parti comuni. Per quanto concerne l'uso e l'amministrazione delle

parti comuni sono previsti due organi: l'assemblea e l'amministratore. Ogni condòmino cc 1102 può

servirsi delle parti comuni se non ne altera la destinazione e non impedisce agli altri condòmini di farne lo

stesso uso secondo il loro diritto. Può anche apportare a proprie spese delle modificazioni che migliorino il

godimento del bene. Non può però estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri, se non

per usucapione (20 anni di palese uso esclusivo). Altra norma basilare cc 1122 è quella che vieta al

condòmino di eseguire nella sua proprietà opere che rechino danno alle parti comuni. In deroga alla

regola secondo cui tutte le innovazioni della cosa comune devono essere adottate con un numero di voti

che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell'edificio, la

legge dispone che per le innovazioni relative all'adozione di sistemi di riscaldamento l'assemblea di

condominio decide a maggioranza. Più in generale, gli interventi di recupero relativi a un unico immobile

composto da più unità immobiliari possono essere disposti dalla maggioranza dei condòmini che

comunque rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio.

a) Controversie fra condòmini. Devono essere discusse e risolte dall'assemblea del condominio, che

vota le decisioni a maggioranza assoluta dei presenti, i quali devono rappresentare almeno la metà più

uno dei millesimi totali. Se la delibera non viene accettata da uno o più dei condòmini in disaccordo la

discussione deve essere portata davanti al giudice civile con l'ausilio di un avvocato

 La multiproprietà

È un particolare investimento in beni durevoli, per lo più immobili, che consente di diventare proprietario

dell'oggetto in questione per un periodo di tempo determinato qualche mese o qualche settimana che si

ripete ogni anno. Attualmente la materia non è disciplinata da alcuna legge. Secondo alcuni, all'istituto

della multiproprietà dovrebbe applicarsi la disciplina dettata per la comunione; ma le più recenti

interpretazioni propendono per una diversa definizione: nel caso della multiproprietà non vi sarebbe

comunione bensì una coesistenza di distinte proprietà su beni altrettanto distinti, che corrispondono nel

loro numero alle frazioni temporali di godimento del bene attribuite a ciascun singolo multiproprietario.

Ne consegue che i rapporti tra i diversi proprietari non possono essere regolati dalle norme dettate per la

comunione, ma devono essere ricondotti alla disciplina del condominio e del buon vicinato

 La superficie

(cc 952) Costituisce un diritto reale di godimento dal contenuto assai ampio. Esso consente, infatti, a

colui che ne sia titolare (il superficiario) di erigere e mantenere al di sopra o al di sotto del suolo una

costruzione di qualsiasi genere, a esclusione delle piantagioni; appartiene originariamente al

proprietario del suolo, il quale può concederlo a terzi perché questi vi edifichino oppure, nel caso sia

già esistente un fabbricato, può alienare la proprietà della costruzione riservandosi quella del suolo

sul quale essa si alza. Il diritto di superficie può essere costituito dal proprietario in favore di un

terzo, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato: in quest'ultimo caso, allo scadere del

termine, il diritto si estingue e le costruzioni che siano state nel frattempo edificate divengono di

proprietà di colui al quale il suolo appartiene. Il diritto di edificare si estingue per prescrizione se il

superficiario non ne fa uso per 20 anni, mentre se è la costruzione a perire ciò non comporta

l'estinzione del diritto salvo che ciò fosse stato espressamente pattuito tra le parti. 32

 L'enfitèusi

(cc 959 s )È un diritto reale che attribuisce alla persona, in favore della quale è costituito, lo stesso

potere di godimento di un fondo spettante al proprietario. L'enfiteuta ha l'obbligo di pagare al

proprietario concedente un canone periodico in denaro o in una quantità fissa di prodotti naturali, e

quello di provvedere al miglioramento del fondo. Il diritto di enfitèusi può essere perpetuo o

temporaneo (cioè valido per un periodo limitato, in ogni caso non inferiore a 20 anni); nasce per

contratto o per testamento. L'enfiteuta può acquisire la proprietà del fondo con l'affrancazione, che

diviene efficace mediante il pagamento di una somma pari a 15 volte il canone annuo. Se il

concedente si rifiuta di accogliere la dichiarazione di affrancazione, l'enfiteuta può rivolgersi al giudice

per ottenere una sentenza che la pronunci. Il diritto dell'enfiteuta si estingue per i motivi seguenti:

per non uso protratto per 20 anni; quando è decorso il termine (se l'enfiteusi è temporanea); quando

il fondo è perito; per inadempimento dell'enfiteuta dell'obbligo di non deteriorare il fondo o di

migliorarlo; quando l'enfiteuta è moroso nel pagamento di almeno due annualità del canone.

L'enfiteuta ha diritto a un'indennità per i miglioramenti apportati al fondo oggetto del suo diritto. Se il

fondo è gravato da imposte, queste sono a carico dell'enfiteuta.

 L'usufrutto

(cc 981) È un diritto reale di usare la cosa altrui e trarne i frutti rispettandone però la destinazione

economica. Per destinazione economica si intende la particolare utilità che la cosa presenta al momento

della costituzione dell'usufrutto avendo riguardo non alla funzione cui sarebbe idonea ma allo scopo al

quale è, di fatto, destinata: se oggetto dell'usufrutto è, ad es., un vigneto, esso non può essere

trasformato in un prato, né un frutteto può essere trasformato in seminativo. L'usufrutto cc 978 324

viene costituito contrattualmente o per atto di ultima volontà; esiste anche un caso di usufrutto legale,

ovvero stabilito dalla legge, cioè quello spettante a entrambi i genitori sui beni dei figli minori. Se la

costituzione dell'usufrutto è volontaria e oggetto del diritto sono beni immobili, l'atto di costituzione deve

essere stipulato per iscritto e quindi trascritto. Esso è temporaneo e non può in ogni caso eccedere la

durata della vita dell'usufruttuario cc 979; quando è costituito a favore di persona giuridica non può

superare la durata di 30 anni; la temporaneità è dovuta all'intenzione del legislatore di non svuotare di

ogni utilità il diritto di proprietà e di non creare ostacoli alla circolazione dei beni.

1. Diritti dell'usufruttuario. Il diritto dell'usufruttuario comprende oltre al possesso della cosa anche

quello di acquistare i frutti che derivano dalla cosa per tutta la durata dell'usufrutto. L'usufruttuario ha il

diritto cc 2810 di cedere a terzi l'usufrutto e concedere ipoteca sullo stesso e a lui è dovuta cc 985 anche

un'indennità per i miglioramenti apportati alla cosa e che sussistono al momento della sua restituzione al

proprietario cc 986.

2. Obblighi dell'usufruttuario. L'usufruttuario è obbligato cc 1001, oltre che a restituire la cosa al

termine dell'usufrutto, anche a godere della stessa secondo la «diligenza del buon padre di famiglia»; egli

deve inoltre cc 1002 redigere l'inventario delle cose ricevute in usufrutto e sostenere le spese di

amministrazione, manutenzione ordinaria e custodia, prestando altresì al proprietario idonea garanzia cc

1003

3. Estinzione dell'usufrutto. Il diritto in oggetto si estingue, cc 1014 oltre che allo scadere del termine

pattuito o con la morte dell'usufruttuario, anche per effetto del non uso durato per 20 anni, quando nella

stessa persona vengono a riunirsi usufrutto e nuda proprietà o quando la cosa perisca totalmente; può

anche cessare per gli abusi commessi dall'usufruttuario il quale alieni i beni in usufrutto, li deteriori o li

lasci perire per mancanza delle ordinarie riparazioni cc 1015. 33

 Uso e abitazione

(cc 1021) L'uso comporta per il suo titolare (usuario) la facoltà di usare e godere della cosa in

modo diretto per il soddisfacimento di un proprio bisogno attuale e personale. Se il bene in uso è

cosa fruttifera l'usuario può, a differenza dell'usufruttuario, raccogliere solo i frutti utili al

consumo materiale diretto nei limiti dei bisogni personali e della propria famiglia, valutati secondo

la sua condizione sociale cc 1023. Se il diritto d'uso ha per oggetto un fondo le spese di coltura

nonché le riparazioni ordinarie sono a carico dell'usuario cc 1025. L'abitazione è il diritto reale di

abitare una casa di proprietà altrui cc 1022. Tale diritto si estende, salvo patto contrario, anche

agli accessori quali, ad es., il giardino, il garage, la cantina. Spetta cc 1023 al titolare e ai suoi

familiari, ai genitori, ai fratelli e anche alle persone di servizio. Il titolare del diritto è tenuto al

pagamento delle riparazioni ordinarie e non può né vendere né affittare ad altri la casa avuta in

abitazione. In caso di decesso del coniuge cc 540, al coniuge superstite spetta il diritto di

abitazione della casa che era destinata a residenza familiare, anche se vi siano altri soggetti che

ereditano i beni del defunto cc 155.

 Le servitù prediali

cc 1027 Diritti reali (dal latino praedium, fondo) che consistono in un peso gravante su un fondo

a vantaggio di un fondo limitrofo o vicino appartenente a diverso proprietario. La servitù esiste in

varie forme e può consistere nell'imposizione al proprietario del fondo servente di astenersi dal

compiere una determinata attività (ad es., di non sopraelevare un edificio) oppure di sopportare

l'attività del titolare del fondo dominante (per es., quando esista un diritto di attraversare a piedi

o con veicoli il fondo altrui ogniqualvolta sia necessario). In nessun caso, però, può consistere

nell'obbligo per il proprietario del fondo servente di compiere un'attività positiva in favore del

titolare del fondo dominante. SERVITU' PREDIALI

TIPO CARATTERISTICHE

apparenti l'esercizio si avvale di opere visibili e permanenti

non apparenti l'esercizio non necessita di opere visibili

affermative consentono di fare qualcosa sul fondo servente 34

consentono di vietare di fare qualcosa al

negative proprietario del fondo servente

coattive decise dal legislatore per utilità privata o pubblica

1. Caratteristiche delle servitù. Le servitù si distinguono secondo i tipi riportati nello schema. Il modo

di esercitare la servitù dev'essere stabilito dal titolo (sentenza o contratto che sia) ma, in ogni caso, va

attuato in una forma tale da arrecare il minor danno possibile al titolare del fondo servente; le spese

eventualmente necessarie per consentirne l'esercizio debbono essere sostenute dal titolare del fondo

dominante. Questi non ha il diritto di compiere innovazioni che rendano più gravosa la servitù per il fondo

servente, il cui proprietario non può compiere alcunché per limitare o rendere più difficile l'esercizio della

servitù al fondo dominante.

2. Estinzione delle servitù. Le servitù si estinguono per confusione cc 1072, cioè quando il fondo

servente e dominante divengano di proprietà di una sola persona, oppure per prescrizione cc 1073,

quando la servitù non sia esercitata per 20 anni dal momento in cui, con sufficiente certezza, sia

dimostrabile che è cessato l'esercizio o è successo un fatto che ha reso l'uso impossibile; qualora sia

esercitata solo parzialmente, si conserva, tuttavia, per l'intero.

Azione confessoria. Il titolare della servitù può farne riconoscere in giudizio l'esistenza contro chi ne

contesta l'esercizio e può far cessare gli eventuali impedimenti e turbative cc 1079. L'azione confessoria

ha le stesse caratteristiche dell'azione di rivendicazione e si estende ai casi di usufrutto, uso e abitazione.

Servitù coattive e volontarie. cc 1032 Le coattive sono un numero limitato, corrispondente a quelle

particolari situazioni nelle quali il legislatore ha riscontrato la necessità di imporre un peso su di un fondo

a favore di un altro al fine di consentire la proficua utilizzazione di quest'ultimo. Consistono, ad es., nel

diritto di passaggio che viene riconosciuto al proprietario di un fondo privo di qualsiasi accesso sulla

pubblica via (detto passaggio coattivo) oppure nell'obbligo di consentire il passaggio sul proprio terreno di

un acquedotto o l'installazione di opere indispensabili per condutture elettriche.

1. Costituzione delle servitù. A differenza delle servitù volontarie quelle coattive possono essere

costituite anche in mancanza di accordo tra le parti: chi ne ha diritto può rivolgersi all'autorità giudiziaria

per ottenere una sentenza che faccia le veci del contratto che la controparte rifiuta di stipulare, mentre la

pubblica amministrazione può costituirle direttamente con un proprio atto autoritativo. Anche in assenza

di un contratto il titolare del fondo dominante deve corrispondere un'indennità in favore del fondo

servente, determinata dal giudice con la sentenza costitutiva della servitù; prima del pagamento il titolare

della servitù non ha diritto a esercitare il diritto che gli è stato riconosciuto. Le servitù volontarie, invece,

oltre che per testamento, cc 1058 possono essere costituite unicamente con un contratto che dovrà, a

pena di nullità, essere redatto per iscritto e trascritto nei pubblici registri immobiliari per renderlo

opponibile ai terzi. 35

 Il possesso

La legge riconosce e disciplina il possesso tutelando colui che lo esercita dalle ingerenze altrui,

presumendo che allo stato di fatto corrisponda anche l'esistenza di un diritto tale da legittimarlo.

1. Possesso e detenzione. Il possesso si distingue dalla detenzione, perché questa non è

accompagnata dall'intenzione di esercitare un diritto reale sulla cosa (ad es., proprietà, usufrutto ecc.); la

distinzione è rilevante, perché il possesso è tutelato maggiormente della detenzione, essendo

quest'ultima difesa soltanto con l'azione di spoglio e non con quella di manutenzione. Inoltre, solo il

possesso consente, attraverso l'usucapione, di acquistare la proprietà o il diverso diritto reale che si

esercita sulla cosa posseduta.

2. Acquisto ed esercizio del possesso. Per facilitare ulteriormente l'acquisto del diritto corrispondente

allo stato di fatto, la legge cc 1142 stabilisce che il possesso si presume continuativo: chi possiede

attualmente, e ha posseduto in un tempo anteriore, si presume che abbia posseduto anche nel periodo

intermedio. Si presume anche cc 1141 che colui che esercita un potere di fatto su di una cosa sia

possessore della stessa a meno che non venga fornita la prova che ha iniziato a esercitare tale potere

come semplice detenzione. Il possesso di un bene mobile è, inoltre, determinante cc 1153 al fine

dell'acquisto immediato della proprietà del medesimo purché sia accompagnato dalla buona fede e

dall'esistenza di un titolo idoneo a giustificare il trasferimento della proprietà del bene (regola del

'possesso vale titolo').

Azioni possessorie. cc da 1168 a 1170 Azioni previste dal legislatore allo scopo di accordare un'idonea

protezione al possessore che sia disturbato nell'esercizio del proprio diritto di possesso di un bene.

1. Azione di spoglio. Questa azione, detta anche azione di reintegrazione, o pauliana, consente al

possessore, di domandare mediante un procedimento più semplice e più veloce rispetto a quello

ordinario di essere reintegrato nel possesso del bene nei confronti di colui che abbia violentemente o

occultamente privato il possessore o il detentore del suo diritto. L'azione deve essere proposta al giudice

entro 1 anno decorrente dal momento della spogliazione o, se lo spoglio è stato clandestino, dal giorno

della scoperta dello spoglio. Lo spoglio si qualifica violento in presenza di un'attività sia pur priva di

azioni materialmente violente manifestamente in contrasto con la volontà del possessore. Lo spoglio,

invece, è clandestino se compiuto all'insaputa del possessore anche se realizzato con atti manifesti

conosciuti da terzi. L'azione si rivolge contro l'autore dello spoglio, anche se quest'ultimo abbia cessato di

possedere il bene.

2. Azione di manutenzione. cc 1170 Può essere utilizzata da colui che sia stato molestato nel possesso

di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di una universalità di mobili, per ottenere

dall'autorità giudiziaria un provvedimento che faccia cessare le molestie e che ripristini la situazione di

fatto preesistente. L'azione deve essere esperita entro il termine di 1 anno dal verificarsi della turbativa,

purché colui che la chiede vanti un possesso del bene continuo e non interrotto che duri da oltre 1 anno.

Se il possessore molestato nel suo diritto avesse a sua volta acquistato il possesso violentemente o

clandestinamente, perché abbia diritto a esperire l'azione di manutenzione deve essere trascorso almeno

1 anno dal momento in cui la sua violenza o clandestinità sono cessate. La molestia si differenzia dallo

spoglio, perché quest'ultimo priva il possessore della disponibilità del bene, mentre la molestia si limita a

impedire o ostacolare l'esercizio del possesso. Essa può consistere anche in una semplice minaccia, ma 36

deve essere stata compiuta, in ogni caso, con la volontà o con la consapevolezza di turbare l'altrui diritto

anche senza la specifica intenzione di danneggiare il possessore.

Usucapione. cc 1158 s È l'istituto giuridico in forza del quale è possibile acquistare, a titolo originario, la

proprietà o un altro diritto reale di godimento su di un bene mobile oppure immobile in virtù del possesso

del bene medesimo protratto nel tempo: a seconda che si tratti di immobile o mobile e che vi sia o no

l'esistenza di un titolo idoneo all'acquisto del diritto reale, è necessario un periodo di tempo diverso per il

perfezionarsi dell'usucapione. L'istituto risponde all'esigenza di rendere certa la proprietà dei beni e

comporta il conformarsi del diritto allo stato di fatto esistente purché, s'intende, non sussista

contestazione o opposizione da parte del proprietario originario del bene: proprio per questo motivo la

legge richiede che il possesso non sia stato acquistato in modo violento o clandestino. Solo quando sia

cessata la violenza, oppure il proprietario sia venuto a conoscenza dello spoglio, comincia a decorrere il

tempo per usucapire un bene. Il decorso del tempo è interrotto se il possessore ha perduto il possesso

del bene per più di 1 anno e non ha nel frattempo proposto azione giudiziaria diretta al suo recupero.

USUCAPIONE

beni caratteristiche del possesso anni per l'usucapione

iscritti in pubblici registri,

acquistati in buone fede dal

beni mobili 3

non proprietario con titolo

idoneo a trasferire la proprietà

acquistati in buona fede, senza

titolo idoneo a trasferire la 10

proprietà

registrati, acquistati in buona

fede, in mancanza di titolo

idoneo a trasferire la proprietà 10

o di trascrizione dell'acquisto

sui pubblici registri

acquistati in mala fede 20

acquistata in buona fede con

universalità di beni mobili titolo idoneo a trasferire la 10

proprietà

acquistata in buona fede, 20

senza titolo idoneo

acquistati in buona fede, con

fondi rustici titolo idoneo a trasferire la 5

proprietà

acquistati in buona fede senza 15

titolo idoneo

acquistati in buona fede, a

beni immobili titolo idoneo a trasferire la 10

proprietà

acquistati in buona fede, senza 20

titolo idoneo 37

LE OBBLIGAZIONI

 Introduzione

L'obbligazione è il vincolo giuridico patrimoniale in forza del quale una persona (creditore) ha diritto

di pretendere da un'altra (debitore) l'adempimento di una determinata prestazione: tale diritto si

definisce diritto di credito.

Il termine indica anche la posizione passiva del rapporto obbligatorio che è comunemente definito

come debito.

Riguardo alle obbligazioni in generale il codice detta alcune disposizioni preliminari. La prima

individua le cosiddette

fonti delle obbligazioni,stabilendo cc 1173 che possono derivare da contratto, da fatto illecito o

da ogni atto o fatto idonei a produrle in conformità all'ordinamento giuridico.

La seconda stabilisce cc 1174 che la prestazione oggetto dell'obbligazione dev'essere suscettibile di

valutazione

economica e corrispondere a un interesse, anche non patrimoniale, del creditore; in altre parole, la

prestazione del debitore

deve necessariamente essere quantificabile in termini economici e non può riguardare rapporti che

esulano da tale campo,

come i rapporti di cortesia o di amicizia, mentre l'interesse del creditore può anche non essere

economico, come nel caso di

assistere a uno spettacolo cinematografico per un interesse culturale o di svago. La terza impone cc 1175

al debitore e al

creditore l'obbligo di comportarsi secondo le regole della correttezza. Le obbligazioni si distinguono, a

seconda del tipo di

prestazione cui è tenuto il debitore, in obbligazioni di dare, di fare o di non fare. Gran parte delle

obbligazioni sono

obbligazioni perfette, che attribuiscono al creditore il diritto di agire in giudizio in caso

di inadempimento.Le obbligazioni non assistite da azione giudiziaria sono definite imperfette: tra

queste,le obbligazioni naturali.

 Obbligazioni naturali

cc 2034 Sono obbligazioni imperfette, in quanto a esse l'ordinamento riconosce soltanto alcuni degli

effetti propri delle obbligazioni civili; in particolare non si attribuisce al creditore azione giudiziaria per

ottenere l'adempimento coattivo, per cui in caso di inadempimento il debitore non è soggetto a

esecuzione forzata, ma è esclusa la ripetizione (cioè la possibilità di ottenere la restituzione) di

quanto è stato spontaneamente pagato. I casi di obbligazioni naturali possono essere espressamente

indicati dalla legge o essere individuati dal giudice, quando riscontra un adempimento spontaneo di

un obbligo morale o sociale. Esempi del primo tipo sono:

- l'adempimento spontaneo di un debito di gioco o di una scommessa;

- il pagamento spontaneo di un debito già scaduto e prescritto.

Esempio del secondo tipo è la prestazione di alimenti a favore di parenti legittimi che non abbiano titolo

giuridico per pretenderli.

 Obbligazioni alternative

cc 1285 L'obbligazione è alternativa quando ha per oggetto due o più prestazioni previste

alternativamente, di modo che il debitore è liberato con l'esecuzione di una sola di esse. Classico

esempio è quello di un abbonamento teatrale che dà diritto ad assistere alla rappresentazione di un

certo numero di spettacoli, scelti dall'abbonato nell'ambito di quelli in programma. La facoltà di scelta

38

spetta al debitore, se non è stata attribuita al creditore o a un terzo. Il debitore non può però

costringere il creditore a ricevere parte di una e parte dell'altra prestazione, per cui, effettuata la

scelta, deve eseguire totalmente una delle prestazioni.

 Obbligazioni generiche e specifiche

Le obbligazioni che hanno per oggetto una prestazione di dare o consegnare si dividono in

obbligazioni generiche e obbligazioni specifiche. Le obbligazioni generiche cc 1178 hanno per oggetto

una prestazione non specificatamente individuata. L'oggetto della prestazione non deve però essere

troppo indefinito; ad es., non avrebbe rilevanza giuridica l'assunzione di un impegno a consegnare un

animale o a fornire una certa quantità di frutta, senza ulteriori indicazioni. Il codice stabilisce che

quando l'obbligazione ha per oggetto la prestazione di cose determinate soltanto nel genere, il

debitore deve prestare cose di qualità non inferiore alla media, cioè che, anche se non ottime, non

siano scadenti. La genericità dell'obbligazione è concepibile soltanto in una prima fase del rapporto

obbligatorio, in quanto al momento dell'esecuzione la prestazione dev'essere necessariamente

determinata; le parti possono liberamente scegliere che l'individuazione della prestazione avvenga in

un momento anteriore all'esecuzione. Le obbligazioni specifiche sono, invece, quelle in cui l'oggetto

della prestazione è ben determinato (ad es., l'obbligo a trasferire la proprietà di un quadro, di cui sia

indicato l'autore e il titolo). In questi casi il debitore deve dare esattamente la cosa di cui si tratta,

anche se di qualità scadente, e solo con la consegna di essa è liberato.

 Obbligazioni di mezzi e di risultato

Le obbligazioni di fare possono dare luogo ad obbligazioni di mezzi oppure di risultato. Le obbligazioni

di mezzi, dette anche di diligenza, consistono nell'impiego diligente dei mezzi a propria disposizione,

quali le prestazioni oggetto dei contratti di lavoro e dei contratti d'opera. L'aspettativa del creditore

non è data dal conseguimento di un determinato risultato, bensì dall'uso della diligenza da parte del

debitore. Le obbligazioni di risultato consistono nel conseguimento di un determinato risultato, quali

le prestazioni dell'appaltatore e del vettore.

 Obbligazioni parziarie

Nel caso di pluralità dei soggetti (debitori o creditori) si definisce l'obbligazione come parziaria

quando ciascuno dei creditori di un medesimo debitore può esigere da questo solo la sua parte

della prestazione (parziarietà attiva), o quando ciascuno dei debitori di un medesimo creditore

può essere costretto a pagare solo la sua parte, in modo che il creditore per ottenere l'intero

dovrà agire nei confronti di tutti i debitori (parziarietà passiva). L'obbligazione parziaria presenta

necessariamente la caratteristica della divisibilità.

 Obbligazioni solidali

L'obbligazione è solidale, o 'in solido', cc 1292 quando, in presenza di più debitori di un unico

creditore, i debitori sono solidalmente obbligati per la medesima prestazione, così che il creditore

può pretendere l'intera prestazione da uno qualunque dei debitori, il cui adempimento libera tutti

gli altri, e quando, in presenza di più creditori di un medesimo debitore, ogni creditore può

pretendere l'intera prestazione, e l'adempimento da lui conseguito libera il debitore anche nei

confronti degli altri creditori; nel primo caso si parla di solidarietà passiva, nel secondo caso di

solidarietà attiva.

1. Rapporto tra concreditori e condebitori. Per quanto concerne il rapporto interno intercorrente tra i

concreditori o i condebitori cc 1298, si assiste a una divisione dell'obbligazione in solido tra i diversi

debitori o i diversi creditori, a meno che sia stata contratta nell'interesse esclusivo di qualcuno di essi. Il

condebitore che ha pagato ha azione di regresso (rivalsa) nei confronti degli altri, così che deve rivolgersi

a ciascuno dei restanti condebitori per ottenere il rimborso della sua parte; il concreditore che ha riscosso

39

deve corrispondere ai restanti concreditori la parte della prestazione di loro spettanza. Salvo diversa

pattuizione, le parti di ciascuno dei condebitori o di ciascuno dei concreditori si presumono uguali. La

prestazione avente per oggetto una obbligazione indivisibile è necessariamente solidale.

 Obbligazioni pecuniarie

Hanno per oggetto una prestazione di dare una somma di denaro, come, ad es., l'obbligazione del

compratore di pagare il prezzo o del mutuatario di restituire la somma ricevuta in prestito;

l'adempimento consiste nel versare al creditore la somma dovuta e ha effetto liberatorio per il

debitore.

1. Il principio nominalistico. Il pagamento dell'obbligazione pecuniaria va fatto cc 1277 con moneta

che abbia corso legale nello Stato al tempo dell'adempimento e per il suo valore nominale. Si tratta del

cosiddetto principio nominalistico, in base al quale si deve aver riguardo al valore nominale che alla

moneta è attribuito dallo Stato e non al valore effettivo di essa in base al potere di acquisto; in altre

parole, il debitore si libera pagando la somma originariamente determinata, anche se il suo potere di

acquisto si è modificato nel tempo intercorso fra la nascita del debito e la sua scadenza. Il principio

nominalistico può provocare degli inconvenienti a causa del mutare del potere di acquisto del denaro, in

particolare in periodi di forte inflazione.

2. Clausole di garanzia. Per salvaguardare il creditore contro il rischio di svalutazione della moneta, o

ipoteticamente il debitore in caso di rivalutazione, le parti possono stabilire che la somma dovuta sia

variabile in relazione a determinati indici, di modo che essa conservi un potere di acquisto costante. Varie

sono tali clausole di garanzia monetaria: la più diffusa è la cosiddetta clausola-oro, mediante la quale le

parti stabiliscono che sia dovuta la somma di denaro equivalente al valore di una certa quantità di oro al

momento del pagamento. Per gli stessi fini le parti possono anche riferirsi al corso di una valuta straniera

sul mercato dei cambi, al prezzo di una certa merce o a un indice statistico del costo della vita.

3. Interessi compensativi. L'obbligazione di corrispondere una somma di denaro liquida è

automaticamente accompagnata, salvo che le parti l'abbiano espressamente esclusa, dall'obbligazione

accessoria di corrispondere gli interessi, definiti compensativi, in misura del tasso legale cc 1284, a meno

che le parti si siano accordate su un tasso d'interesse più elevato. In quest'ultimo caso, tuttavia, gli

interessi debbono essere determinati per iscritto, per non dar luogo a fenomeni di usura; in mancanza di

patto scritto, sono dovuti al tasso legale. OBBLIGAZIONE

tipo prestazione

il debitore deve consegnare un bene o una somma

di dare di denaro

il debitore deve compiere una determinata azione o

di fare attività

il debitore è impegnato a non (obbligazione

di non fare compiere una determinata negativa) attività o

azione

 L'adempimento

Realizzazione della prestazione alla quale è tenuto il debitore in ogni rapporto derivante da

obbligazione. Nei contratti tale termine indica la esatta realizzazione delle prestazioni cui le parti si 40

sono obbligate: ad es., nella compravendita il venditore deve far acquistare la proprietà al

compratore, che deve a sua volta pagare il prezzo del bene acquistato; l'attuazione di tali reciproche

prestazioni costituisce l'adempimento delle prestazioni spettanti alle parti nel contratto. Il legislatore

pone in termini generali il principio secondo il quale il debitore nell'adempiere la propria obbligazione

«deve usare la diligenza del buon padre di famiglia» cc 1176. Il debitore deve eseguire la

prestazione per intero: il creditore può rifiutare un adempimento parziale anche se l'obbligazione è

divisibile cc 1181. L'adempimento è un atto dovuto: al debitore non è richiesto il possesso della

capacità di agire al momento dell'adempimento; il creditore che riceve l'adempimento deve, invece,

essere capace di agire.

1. Il tempo dell'adempimento. La prestazione deve essere effettuata dal debitore a richiesta del

creditore o, se è stato fissato un termine, alla scadenza di questo. Nella prima ipotesi il creditore può

esigere la prestazione in qualunque momento cc 1183. Nel secondo caso, il termine fissato si presume a

favore del debitore, salvo diversa pattuizione: il creditore pertanto non può esigere la prestazione prima

della scadenza del termine cc 1185.

2. Il luogo dell'adempimento. Per quanto riguarda il luogo dell'adempimento, si osservano le seguenti

norme cc 1182:

- l'obbligazione di consegnare una cosa determinata deve essere adempiuta nel luogo in cui la cosa si

trovava quando l'obbligazione è sorta;

- l'obbligazione avente per oggetto una somma di denaro va adempiuta al domicilio del creditore al tempo

della scadenza;

- ogni altra obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza.

 Altri modi di estinzione delle obbligazioni

L'adempimento costituisce la causa tipica di estinzione dell'obbligazione: l'ordinamento disciplina

tuttavia modi di estinzione delle obbligazioni diversi quali la compensazione, la confusione, la

novazione, la remissione del debito, la impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al

debitore.

La compensazione. cc da 1241 a 1252 È totale o parziale a seconda che le obbligazioni reciproche

abbiano o meno lo stesso ammontare. È basata su un criterio di economia e praticità, giacché è inutile

che una persona, contemporaneamente creditrice e debitrice di un'altra, paghi per riavere indietro quanto

ha dato. Si distinguono tre tipi di compensazione: legale, giudiziale, volontaria.

1. La compensazione legale. Opera allorché i debiti reciproci abbiano per oggetto una somma di

denaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere, siano liquidi, cioè esistenti e determinati nel

loro ammontare, ed esigibili; essa si verifica nel momento in cui i debiti abbiano tali requisiti, deve essere

eccepita dal debitore, e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice.

2. La compensazione giudiziale. Si verifica quando il debito opposto in compensazione non è liquido,

ma è di facile pronta liquidazione; il giudice procederà a liquidare il debito, e a pronunciare la

compensazione, che quindi opera dal momento della sentenza.

3. La compensazione volontaria. Deriva da un contratto appositamente stipulato fra le parti, per

estinguere debiti e crediti reciproci, anche ove non vi siano le condizioni richieste per la compensazione

legale o giudiziale.

La confusione. cc 1253 Riunione nella stessa persona delle qualità di creditore e di debitore, per cui

l'obbligazione si estingue. Tale riunione può aver luogo in due ipotesi: 41

a) per atto tra vivi (ad es., nel caso di fusione di due società tra cui intercorra un rapporto di credito, la

nuova società nata dalla fusione diviene titolare di entrambe le situazioni soggettive relative a tale

rapporto);

b) mortis causa (per causa di morte), cioè in via di successione ereditaria, quando il creditore diventa

erede del debitore o viceversa.

La novazione. cc da 1230 a 1235 Estingue un'obbligazione preesistente sostituendola con una nuova;

può essere soggettiva oppure oggettiva. È soggettiva quando la differenza tra le due obbligazioni

riguarda esclusivamente i soggetti del rapporto, restando inalterati gli elementi oggettivi dello stesso; è

ulteriormente distinta in attiva, se muta il soggetto attivo nel rapporto e cioè il creditore, e passiva, se è

invece la persona del debitore a cambiare. Si parla di novazione oggettiva quando la differenza tra la

precedente e la nuova obbligazione riguarda l'oggetto, sia nella sua identità sia nella sua quantità, o il

titolo dell'obbligazione. Esempio di variazione oggettiva può essere la sostituzione dell'immobile nel

rapporto di locazione; del secondo tipo, la sostituzione della fonte dell'obbligazione, originariamente una

promessa unilaterale poi sostituita da un contratto.

1. Elementi necessari per l'esistenza di una novazione oggettiva. Elementi indispensabili perché

possa essere realizzata una novazione oggettiva sono: l'esistenza dell'obbligazione originaria da 'novare',

una modifica non accessoria degli elementi oggettivi (è necessario che vi sia una vera e propria

trasformazione dell'obbligazione originaria nell'oggetto e nel titolo) e l'intenzione delle parti di estinguere

l'obbligazione precedente, sostituendola con una nuova. La novazione si realizza mediante un contratto

stipulato tra le parti del rapporto obbligatorio originario; del contratto possiede quindi tutti i requisiti

generali di validità.

La remissione del debito. cc 1236 Modo di estinzione delle obbligazioni mediante il quale il creditore

dichiara espressamente di rinunciare al suo credito.

L'impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore. cc 1256 s Consiste in un

avvenimento inevitabile e imprevedibile da parte del debitore che ha provocato l'impossibilità di portare a

termine l'obbligazione (ad es., oggetto dell'impegno è la consegna di un immobile: se questo viene

distrutto da un terremoto, il debitore non sarà più obbligato). L'impossibilità che estingue l'obbligazione

deve impedire realmente il compimento dell'obbligazione non solo per quel particolare debitore, ma per

ogni soggetto. Essa può essere fisica o giuridica, e dev'essersi presentata successivamente alla

stipulazione dell'obbligazione. Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, o la cosa dovuta ha

subito un deterioramento, il debitore si libera dall'obbligazione, eseguendo la prestazione nei limiti del

possibile. Se l'impossibilità è soltanto temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del

ritardo nell'inadempimento; tuttavia l'obbligazione si estingue se l'impossibilità continua fino al momento

in cui il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione, o il creditore non ha più

interesse a conseguirla.

 L'inadempimento

È il mancato adempimento di una prestazione da parte di chi vi è tenuto; il debitore è tenuto a

eseguire la prestazione dovuta, e a eseguirla esattamente, cioè nel modo, tempo e luogo stabiliti;

in caso negativo è inadempiente, e deve risarcire al creditore il danno cagionatogli

dall'inadempimento cc 1218.

1. Inadempimento assoluto. Si parla di inadempimento assoluto, quando l'adempimento non può più

avvenire perché la prestazione dovuta è diventata impossibile per causa imputabile al debitore, oppure

perché è decorso il termine fissato per l'adempimento e il creditore non ha più interesse a conseguire la

prestazione. Alla prestazione originariamente dovuta si sostituisce il risarcimento del danno causato

dall'inadempimento.

2. Inadempimento relativo. Diverso è il caso della mora, o inadempimento relativo, che si verifica

quando, pur essendo il debitore inadempiente, la prestazione può ancora essere eseguita: in questo caso

il debitore continua a essere tenuto alla prestazione originariamente dovuta, ma a essa si aggiunge

l'obbligo di risarcire il danno provocato dal ritardo. 42

a) Impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore. Il debitore può liberarsi dalla

responsabilità conseguente all'inadempimento, e dall'obbligazione stessa, soltanto provando che

l'inadempienza è dovuta all'impossibilità sopravvenuta della prestazione, derivata da causa a lui non

imputabile. La norma posta dal legislatore risulta in un favore per il creditore, al quale è sufficiente, per

pretendere dal debitore il risarcimento del danno per inadempimento, dimostrare che la prestazione

dovuta non è stata eseguita, o non è stata eseguita esattamente.

b) Impossibilità oggettiva per cause imputabili al debitore. Quando l'inadempimento deriva da

impossibilità oggettiva per cause imputabili al debitore, questi risponde per colpa; il debitore risponde

invece per dolo quando il suo inadempimento è volontario, e risponde senza colpa nell'ipotesi di

responsabilità oggettiva, ossia quando l'inadempimento deriva da impossibilità soggettiva o da

impossibilità oggettiva, ma derivante da cause ignote. È nullo cc 1229 qualsiasi patto che escluda o limiti

preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o per colpa grave, intendendosi come colpa grave

la grave negligenza del debitore. Se l'inadempimento è dovuto anche a fatto colposo del creditore, il

risarcimento è diminuito proporzionalmente alla gravità della colpa e all'entità delle conseguenze

derivatene.

3. Responsabilità contrattuale. In materia di inadempimento sul debitore grava la responsabilità

contrattuale che lo obbliga al risarcimento del danno; se non ha agito con dolo, risponde unicamente del

danno che era possibile prevedere nel tempo in cui è sorta l'obbligazione: il legislatore tutela in questo

modo il patrimonio del debitore, evitando che esso risulti esposto a conseguenze più gravi di quelle

prevedibili al momento di assunzione dell'obbligazione. Perché il danno sia risarcibile cc 1223, deve

sussistere un rapporto fra l'inadempimento del debitore e l'evento dannoso, visto come conseguenza

immediata e diretta dell'inadempimento. Determinata la consistenza del danno, occorre procedere alla

liquidazione, ossia alla sua conversione in denaro. Spetta al creditore provare l'ammontare preciso del

danno; se egli tuttavia non è in grado di provarlo esso è liquidato dal giudice con valutazione equitativa

cc 1226.

Mora del debitore. Aspetto particolare dell'inadempimento consistente nel ritardo ingiustificato e

imputabile al debitore. Non è dovuto risarcimento del danno provocato nel patrimonio del creditore se la

prestazione è risultata impossibile per causa non imputabile al debitore, al quale spetta provarla insieme

all'assenza di colpa.

1. La costituzione in mora. È necessario cc 1219 che il creditore costituisca formalmente in mora il

debitore intimandogli o richiedendogli per iscritto di adempiere la prestazione. La formale costituzione in

mora è superflua nelle seguenti ipotesi:

- quando il debito deriva da fatto illecito extracontrattuale, in quanto la gravità della lesione causata al

diritto altrui ingenera automaticamente l'esigenza di una pronta riparazione;

- quando il debitore dichiari per iscritto la propria intenzione di non adempiere;

- quando è scaduto il termine, qualora si tratti di prestazione da eseguirsi al domicilio del creditore, come

normalmente accade nel caso di obbligazioni pecuniarie;

- quando si tratta di un'obbligazione di non fare cc 1222: ogni fatto compiuto in violazione di

un'obbligazione negativa costituisce infatti di per se stesso inadempimento.

2. La mora aggrava il rischio del debitore. Tra gli effetti della mora vi è l'aggravamento del rischio

del debitore. L'estinzione dell'obbligazione per impossibilità della prestazione derivante da causa non

imputabile al debitore non si verifica, e quindi egli è tenuto al risarcimento del danno (se è in mora) a

meno che provi che l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore.

3. Il risarcimento del danno. La costituzione in mora determina anche, per il debitore, l'obbligazione di

risarcire il danno che il creditore provi di aver subito a causa dell'inadempimento: il risarcimento cc 1223

deve coprire tanto la perdita subita dal creditore (danno emergente) quanto il suo mancato guadagno

(lucro cessante), purché siano conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento, e siano prevedibili

43

come tali dal debitore. Se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare cc 1226 è liquidato

dal giudice con valutazione equitativa; quello non prevedibile, che sia conseguenza diretta e immediata

dell'inadempimento, è risarcibile solo qualora dipenda da dolo del debitore. In caso di concorrenza, nel

cagionare il danno, del fatto colposo del creditore, il risarcimento cc 1227 è diminuito secondo la gravità

della colpa e l'entità delle conseguenze derivatene; non è dovuto risarcimento per i danni che il creditore

avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.

4. Il debito in denaro. cc 1224 Le prestazioni che hanno per oggetto la consegna di una somma di

denaro (obbligazioni pecuniarie) non diventano mai impossibili: il debitore moroso resta tenuto a

eseguirle; dal giorno della mora sono dovuti gli interessi moratori nel tasso legale. Al creditore che

dimostri di aver subito un danno superiore al risarcimento ottenibile con gli interessi moratori spetta un

risarcimento ulteriore.

Mora del creditore. Il ritardo nell'adempimento del debitore può dipendere, oltre che dal suo

comportamento, anche dal comportamento del creditore: il debitore non può, ad es., adempiere

un'obbligazione di dare se il creditore non si presta a prendere in consegna la cosa. Il rifiuto, da parte del

creditore, di ricevere la prestazione offerta dal debitore è giustificabile solo qualora l'offerta non sia

valida, ad es. perché parziale o inesatta. Quando il rifiuto del creditore di ricevere la prestazione non

trova giustificazione in un motivo legittimo, la sua mancata cooperazione determina la mora del creditore.

Il debitore costituisce in mora il creditore con l'offerta dell'adempimento; tale offerta deve essere

solenne, ossia avvenire nei modi e secondo i requisiti previsti tassativamente dal legislatore cc 1208 s.

1. Effetti della mora. Il primo effetto della costituzione in mora del creditore è quello di impedire

l'imputazione al debitore del ritardo nell'adempimento, e quindi di liberarlo dalle conseguenze previste in

caso di mora del debitore. Quando il creditore è stato costituito in mora, è a suo carico il rischio che la

prestazione diventi impossibile per causa non imputabile al debitore. Inoltre non sono più dovuti dal

debitore gli interessi e i frutti della cosa che il creditore non abbia percepito. Il creditore moroso, da parte

sua, è tenuto a rimborsare le spese sostenute dal debitore per l'offerta, per la custodia e la conservazione

della cosa oggetto dell'obbligazione, quando l'offerta venga successivamente accettata dal creditore o

convalidata con sentenza, nonché a risarcire i danni provocati al debitore a causa della mora. La

costituzione in mora del creditore non libera il debitore dalla sua obbligazione: egli resta tenuto ad

adempiere la prestazione in qualunque momento il creditore moroso la richieda.

2. La liberazione del debitore. Il legislatore ha accordato al debitore la possibilità di liberarsi

dall'obbligazione, indipendentemente dalla volontà del creditore. Se costituiscono oggetto

dell'obbligazione cose mobili cc 1210 il debitore può liberarsi depositandole presso la Cassa depositi e

prestiti o presso un istituto di credito se si tratta di somme di denaro o titoli di credito, e presso uno

stabilimento di pubblico deposito se si tratta di altre cose mobili. Per le obbligazioni di fare il legislatore cc

1217 non prevede la possibilità per il debitore di liberarsi in caso di mora del creditore. Si ritiene tuttavia

che la costituzione in mora implichi, in questo caso, la liberazione del debitore, fatto salvo a suo favore il

risarcimento del mancato guadagno per non aver potuto effettuare la prestazione.

 Le fonti delle obbligazioni

Le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito o da ogni altro atto o fatto idonei a produrle

in conformità dell'ordinamento giuridico. Le prime due fonti, contratto e fatto illecito, sono

specifiche e determinate, mentre il terzo è un elemento generico idoneo a comprendere tutte le

situazioni che, in base ai principi del nostro ordinamento, possono essere considerate meritevoli

di tutela e come tali in grado di dare origine a obbligazioni.

1. Le fonti contrattuali. Contratti produttivi di obbligazioni possono essere sia quelli disciplinati

specificatamente dalla legge, i cosiddetti contratti tipici (ad es., la vendita), sia quelli che non

appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché diretti a realizzare interessi meritevoli di

tutela secondo l'ordinamento giuridico. Nel primo caso anche le obbligazioni derivanti dal contratto 44

saranno determinate dalla legge (ad es., le obbligazioni principali del venditore), mentre nella seconda

ipotesi le obbligazioni nascenti dal contratto saranno determinate dall'accordo tra le parti.

2. Fatti illeciti. I fatti illeciti sono produttivi di obbligazioni in quanto qualunque fatto doloso o colposo

che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che lo ha commesso a risarcirlo; la materia dei fatti

illeciti è caratterizzata dal principio della atipicità, per cui non sono previsti in modo specifico i singoli atti

o fatti illeciti, mentre è determinato esplicitamente il contenuto dell'obbligazione che da essi deriva, cioè

l'obbligo di risarcire i danni

3. Altri atti o fatti. Degli altri atti o fatti idonei a produrre obbligazioni si possono ricordare le principali

figure disciplinate dal legislatore: le promesse unilaterali che producono effetti obbligatori solo nei casi

ammessi e disciplinati dalla legge, e tra le quali debbono essere compresi anche i titoli di credito; la

gestione di affari altrui; il pagamento dell'indebito; l'arricchimento senza causa. Esistono anche

obbligazioni che derivano dalla legge, in forza di una disposizione specifica che le stabilisce, come

l'obbligo agli alimenti, a cui sono tenuti reciprocamente gli appartenenti a un nucleo familiare quando uno

di essi si trovi in condizioni di indigenza.

 Il contratto

È l'accordo tra due o più parti per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico

patrimoniale, cioè un rapporto suscettibile di essere valutato in termini economici cc 1321 1174.

Il contratto è lo strumento giuridico più diffuso per la regolamentazione dei rapporti e delle intese

tra i privati.

1. Elementi essenziali. Il codice civile cc 1322 elenca gli elementi essenziali del contratto, siano o no

previsti dalla legge:

a) l'accordo delle parti, cioè il loro consenso sui termini esatti dell'affare. Il contratto è quindi concluso

quando chi ha fatto una certa proposta viene a conoscenza dell'accettazione dell'altra parte: prima di

questo momento la proposta può essere revocata; anche l'accettazione può essere revocata, purché la

notizia della revoca giunga al proponente prima dell'accettazione cc 1328

b) la causa, cioè la ragione principale del contratto. In una compravendita, ad es., la causa è lo scambio

di una cosa contro un prezzo. La causa deve essere lecita, cioè non contraria a norme imperative,

all'ordine pubblico o al buon costume. I contratti previsti dal codice civile hanno tutti, in astratto, una

causa lecita; gli altri la devono avere, in modo che siano giustificati e leciti tutti gli effetti del contratto. La

mancanza o l'illiceità della causa provoca la nullità (e dunque l'inefficacia) del contratto;

c) l'oggetto, cioè il contenuto concreto dell'accordo. L'oggetto deve essere possibile, lecito, determinato

o determinabile: la mancanza di queste caratteristiche dell'oggetto rende nullo il contratto. Sono quindi

nulli, ad es., i contratti con cui ci si impegni ad andare su Marte (oggetto impossibile), o a vendere un

rene (oggetto illecito per contrarietà all'ordine pubblico), a vendere 'qualcosa' (oggetto indeterminabile);

d) la forma, quando la legge la prevede come requisito di validità del contratto. Vige la regola della

libertà delle forme contrattuali (un contratto si può concludere a voce, con una stretta di mano, con un

cenno ecc.), ma per alcuni contratti è richiesta la forma scritta (ad es., per i contratti che trasferiscono la

proprietà di beni immobili, ovvero che costituiscono, modificano o estinguono diritti reali su beni

immobili). La forma scritta e quella dell'atto pubblico sono imposte per i contratti che rivestono

maggiore importanza economica. I contratti relativi a beni mobili sono invece a forma libera. La

mancanza della forma prevista dalla legge provoca la nullità del contratto. In certi casi il contratto è

valido anche se non stipulato con particolari formalità, ma può essere provato (cioè dimostrato) solo se

scritto (è il caso della transazione: in mancanza della forma scritta, non è consentito provarne il

contenuto mediante testimoni o altro, ma il contratto è valido). 45

2. Elementi accidentali. Nel contratto le parti possono inserire elementi accidentali per la realizzazione

di particolari interessi. Tali elementi sono: la condizione, il termine, il modo.

3. Scioglimento del contratto. Dopo la conclusione, il contratto ha forza di legge tra le persone che lo

hanno stipulato, perciò può essere sciolto o da un accordo in tal senso, o per ragioni espressamente

ammesse dalla legge. Tali ragioni cc 1372 sono il recesso e la risoluzione. Il recesso può essere

convenzionalmente stabilito dalle parti stesse, in previsione di futuri disaccordi. Le parti, quando si

accordano perché a una di esse sia attribuita la facoltà di recedere, possono convenire che questa

consegni all'altra una caparra penitenziale , che in caso di recesso funge da corrispettivo per la parte

che lo subisce.

Tipologia dei contratti. Tutti i contratti possono essere classificati in relazione a vari aspetti

caratterizzanti.

1. In relazione alle prestazioni. Secondo le prestazioni che prevedono i contratti possono essere

sinallagmatici (o a prestazioni corrispettive), unilaterali, associativi. Nei contratti sinallagmatici la

prestazione che grava su una parte trova il proprio corrispettivo in quella che grava sull'altra (ad es.,

nella compravendita, la dazione di una cosa da parte del venditore trova la contropartita nella ricezione

del prezzo); il contratto è invece unilaterale quando l'obbligazione grava solo su una parte (ad es., il

deposito gratuito, per cui l'unico obbligato è il depositario, che deve restituire la cosa al depositante). Nei

contratti associativi, infine, le parti conferiscono denaro, beni o servizi per il raggiungimento di uno scopo

comune (ad es., il contratto di società).

2. In relazione al rischio. In base al rischio comportato si hanno contratti commutativi e aleatori. Nei

contratti commutativi guadagno e sacrificio delle parti sono certi, e non vi è alcuna assunzione di rischio

(come nella compravendita); mentre nei contratti aleatori la possibilità del guadagno deriva dal caso,

come nel gioco, ma anche nel contratto di assicurazione.

3. In relazione alla reciprocità e alle modalità. Secondo la reciprocità dei guadagni un contratto è a

titolo oneroso o a titolo gratuito. Nel primo caso al sacrificio patrimoniale di una parte (ad es., il

compratore che paga il prezzo) fa sempre riscontro un corrispondente guadagno (il compratore acquista

la proprietà di quanto acquistato); nei contratti a titolo gratuito, invece, manca questa corrispondenza

(sono a titolo gratuito, ad es., la donazione e il comodato). In relazione alle modalità di conclusione i

contratti sono consensuali, formali o reali. I contratti consensuali si concludono tramite il semplice

consenso, non importa come manifestato (ad es., la compravendita mobiliare); i contratti formali sono

così chiamati perché necessitano di formalità particolari (il contratto di società per azioni deve essere

stipulato per atto pubblico; la compravendita immobiliare deve essere stipulata per iscritto); i contratti

reali si concludono mediante la consegna della cosa (ad es., il mutuo o il deposito).

4. In relazione agli effetti e alla durata. I contratti possono essere a effetti reali e a effetti

obbligatori. Nel primo caso producono l'effetto di creare, trasferire o modificare un diritto reale: nella

compravendita, ad es., la proprietà della cosa venduta si trasferisce quando le parti esprimono il loro

consenso cc 1376, eccettuati i casi di compravendita a effetti obbligatori. I contratti a effetti obbligatori

creano semplicemente obbligazioni tra le parti (ad es., il contratto di lavoro subordinato). In relazione alla

durata dell'esecuzione, oltre agli ordinari contratti a esecuzione istantanea, ve ne sono alcuni la cui

esecuzione necessita di un certo lasso di tempo, corrispondente alle esigenze del creditore (a esecuzione

prolungata). Nel contratto di lavoro subordinato, ad es., il lavoratore dà esecuzione al contratto per tutto

il tempo nel quale lavora per il datore; così pure, nella società l'esecuzione del contratto richiede il

continuativo attivarsi dei soci per raggiungere lo scopo comune.

L'invalidità. È invalido il contratto stipulato senza rispettare le prescrizioni imposte ai privati cittadini

dalla legge e dall'ordinamento. Se il mancato rispetto delle prescrizioni è grave, l'invalidità è detta nullità.

È nullo il contratto contrario a norme imperative (si pensi al contratto di sfruttamento della prostituta); è

nullo il contratto mancante di uno degli elementi essenziali elencati dal codice cc 1325. Il contratto nullo

non può essere convalidato o sanato (tranne in casi eccezionali), ma può essere convertito in un

contratto valido, se possiede i requisiti di sostanza e di forma di quest'ultimo cc 1424. La nullità cc 1421

può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse e può essere rilevata d'ufficio dal giudice; l'azione

diretta a far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione. 46

1. L'annullabilità. Se il contratto presenta irregolarità di minor importanza di quelle che ne comportano

la nullità, l'invalidità assume la forma dell'annullabilità. In generale, è annullabile il contratto stipulato in

violazione di regole volte alla protezione di una delle due parti: o perché incapace di contrattare (per

minore età, o per incapacità di intendere o di volere) o perché il suo consenso è stato dato per errore,

ovvero estorto con violenza o dolo. L'azione di annullamento spetta solo alla parte nel cui interesse è

prevista (l'incapace, la persona in errore ecc.) ed è soggetta a prescrizione, in genere di 5 anni.

L'annullabilità non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Il contratto annullabile può essere convalidato

(cioè l'annullabilità può essere sanata) mediante una dichiarazione scritta della parte cui spetterebbe

l'annullamento, contenente la menzione del contratto e del motivo dell'annullabilità, e la dichiarazione che

si vuole convalidarlo.

La risoluzione. cc 1453 s È lo scioglimento del contratto dovuto a inadempimento di una delle parti, alla

sopravvenuta impossibilità della prestazione o alla sopravvenuta eccessiva onerosità della stessa.

1. La risoluzione per inadempimento. Nei contratti a prestazioni corrispettive: se una parte non

adempie le sue obbligazioni l'altra può, a scelta, agire in giudizio per ottenere l'adempimento o risolvere il

contratto per inadempimento (è salvo, in entrambi i casi, il suo diritto al risarcimento del danno): una

volta domandata la risoluzione, però, non si può chiedere l'adempimento. Il contraente inadempiente non

può più adempiere la propria obbligazione. Il giudice davanti al quale l'azione è proposta dichiara lo

scioglimento del contratto se accerta che effettivamente la parte si è resa responsabile di un

inadempimento di una certa rilevanza nei confronti dell'altra: il contratto quindi non vincola più le parti e

le prestazioni eventualmente già effettuate devono essere restituite.

a) Risoluzione di diritto. In tre casi non è necessaria una sentenza dell'autorità giudiziaria per

dichiarare risolto un contratto (che si risolve quindi di diritto): se le parti cc 1456 hanno previsto una

specifica clausola contrattuale, secondo la quale se una determinata obbligazione non viene adempiuta il

contratto dovrà intendersi automaticamente risolto (clausola risolutiva espressa); ovvero cc 1454 se una

parte invia all'altra una diffida ad adempiere la propria obbligazione entro un certo termine (non inferiore,

di regola, ai 15 giorni), trascorso il quale il contratto dovrà intendersi risolto; il terzo caso cc 1457 è

quello in cui il contratto presenta un termine essenziale, cioè trascorso il quale la prestazione diventa

inutile per la controparte, la quale può comunque, entro 3 giorni dallo spirare del termine, dichiarare che

pretende ancora l'adempimento: in mancanza di tale dichiarazione, trascorso il termine essenziale, il

contratto si risolve.

2. La risoluzione per impossibilità sopravvenuta. cc 1463 Nei contratti a prestazioni corrispettive, se

una prestazione diviene impossibile per causa non imputabile al contraente questi è liberato dall'obbligo

di eseguirla, ma non può naturalmente richiedere la controprestazione: deve restituire quella

eventualmente già ricevuta e il contratto si risolve (si pensi al caso in cui un'abitazione, oggetto di un

contratto di locazione, venga distrutta da un incendio provocato da un fulmine: il proprietario non potrà

più immettere nel possesso il conduttore, e quest'ultimo è liberato dall'obbligo di pagare i canoni di

locazione). Se, invece, cc 1464 la prestazione diviene solo in parte impossibile, l'altra parte ha diritto a

una corrispondente diminuzione della controprestazione cui è tenuta.

3. La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta. Nei contratti a esecuzione continuata o

periodica, quelli cioè nei quali intercorre necessariamente un certo tempo tra la stipulazione e

l'esecuzione, può accadere che la prestazione di una delle parti divenga eccessivamente onerosa, per il

verificarsi di eventi straordinari e imprevedibili; è possibile cc 1467 per tale ragione richiedere la

risoluzione del contratto. 47

TIPOLOGIA DEI CONTRATTI

classificazione tipo di contratto caratteristiche caratteristiche

in relazione alle prestazioni e compenso si

sinallagmatico (o a prestazioni corrispettive)

prestazioni bilanciano

unilaterale una sola parte si obbliga

tutte le parti si obbligano,

associativo con intenti in comune

guadagno e sacrificio per le

in relazione al rischio commutativo due parti

sacrificio certo, guadagno

aleatorio incerto

in relazione alla al costo risponde un

a titolo oneroso

reciprocità dei guadagni guadagno

al costo non risponde un

a titolo gratuito guadagno

in relazione alla consensuale si conclude con il consenso

conclusione formale necessità di formalità

si conclude con la consegna

reale del bene

trasferisce o modifica un

in relazione agli effetti a effetti reali diritto reale

crea un'obbligazione tra le

a effetti obbligatori parti

in relazione alla durata a esecuzione istantanea

a esecuzione prolungata

 Il fatto illecito e la responsabilità extracontrattuale

Il fatto illecito è qualunque comportamento doloso o colposo (tenuto cioè con intenzione di

nuocere o con disattenzione, imprudenza, imperizia) che cagiona ad altri un danno ingiusto, e

obbliga cc 2043 il suo autore al risarcimento del danno causato. L'autore dell'atto illecito, cioè

della lesione di un diritto soggettivo altrui, è quindi responsabile (responsabilità

extracontrattuale) del danno patrimoniale provocato (e, in certi casi, anche del danno non 48

patrimoniale, quando, ad es., il comportamento dannoso sia anche un reato). Obbliga al

risarcimento la lesione di un diritto soggettivo sia reale che di credito.

1. Il nesso di causalità. Affinché l'agente risulti obbligato a risarcire il danno, occorre che tra il fatto

compiuto e il danno arrecato sussista un nesso di causalità, cioè un rapporto causa-effetto tale che il

danno possa dirsi provocato dal fatto in questione.

2. Risarcimento e concorso di colpa. Non è dovuto risarcimento per i danni che il danneggiato

avrebbe potuto evitare ricorrendo alla cosiddetta ordinaria diligenza. Se il danneggiato cc 1227 ha

colposamente concorso a causare il danno, il risarcimento è diminuito in misura dipendente dalla gravità

della colpa e dall'entità delle conseguenze. Il danneggiante cc 2043 è tenuto al risarcimento soltanto se il

danno arrecato è ingiusto, in quanto lede un interesse che l'ordinamento giuridico riconosce meritevole di

tutela. Non è rilevante ai fini del risarcimento la prevedibilità del danno. L'azione per il risarcimento del

danno derivante da fatto illecito è soggetta cc 2947 a una prescrizione particolare, generalmente

quinquennale.

3. Il danno ingiusto. L'illecito civile è atipico: il legislatore non ha voluto, nel campo della responsabilità

civile, individuare specificamente tutti i casi in cui il danno è da ritenersi ingiusto; infatti qualunque

pregiudizio, a seconda delle circostanze, può risultare ingiusto ed essere quindi risarcibile. Spetta quindi

al giudice stabilire l'eventuale ingiustizia del danno in questione. Spetta al danneggiato provare, oltre il

fatto che l'agente gli ha causato un danno, e che tra il fatto dell'agente e l'evento dannoso intercorre un

nesso di causalità, anche la colpa o il dolo del danneggiante.

Responsabilità indiretta. Viene così definita la responsabilità civile che dipende dal fatto altrui oltre che

dal fatto proprio. Nell'ipotesi di responsabilità indiretta, non risponde del danno solo chi ha commesso il

fatto dannoso, ma anche un'altra persona, tenuta al risarcimento nei confronti del danneggiato.

1. Illecito compiuto da incapace e dal minore non emancipato. In caso di danno cagionato da

persona incapace di intendere o di volere, e perciò non imputabile, il risarcimento è dovuto da chi è

tenuto alla sorveglianza dell'incapace, a meno che questi provi di non aver potuto impedire il fatto. I

genitori o il tutore rispondono cc 2048 del danno provocato dal fatto illecito compiuto dai figli minori non

emancipati, o dalle persone che abitano con essi e soggette alla tutela.

2. Responsabilità per il fatto dei dipendenti. Se il danno è provocato da un dipendente, nell'esercizio

delle incombenze a cui è adibito, è considerato responsabile, assieme al dipendente stesso, anche il

padrone o committente cc 2049. La responsabilità di quest'ultimo è giustificata dall'esigenza di tutelare il

danneggiato, consentendogli di ottenere risarcimento dal soggetto che fruisce dei risultati dell'attività

lavorativa.

3. Responsabilità del conducente. Se il danno è provocato dal conducente di un veicolo non circolante

su rotaie, e se il conducente è persona diversa dal proprietario, accanto al conducente è responsabile

anche il proprietario, a meno che provi di non aver acconsentito alla circolazione del veicolo e di aver

adottato tutte le precauzioni necessarie per impedire che altri si impadronisse del veicolo e lo facesse

circolare cc 2054.

Responsabilità oggettiva. Al fine di tutelare maggiormente il danneggiato, il legislatore ha previsto vari

casi di cosiddetta responsabilità oggettiva, per cui si risponde del fatto che ha determinato un danno,

anche se commesso senza dolo o colpa, purché esista un nesso di causalità tra il fatto e l'evento

dannoso, di modo che il danno risulti conseguenza immediata e diretta del fatto stesso. Le principali

ipotesi di responsabilità oggettiva sono:

a) esercizio di attività pericolose cc 2050: chi causa danno ad altri nello svolgimento di un'attività

pericolosa per sua natura, o per la natura dei mezzi impiegati, è tenuto al risarcimento,

indipendentemente dalla sua colpa, a meno che provi di aver adottato, nello svolgere l'attività, tutte le

misure consentite dalla tecnica idonee a evitare ogni pregiudizio a terzi, salvo quelli inevitabili; 49

b) danno cagionato da cose o da animali in custodia cc 2051: ciascuno risponde del danno

cagionato da cose o animali che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito;

c) rovina di edificio cc 2053: il proprietario di un edificio o di altra costruzione è responsabile dei danni

causati dalla loro rovina, compresi quelli dovuti al distacco di parti accessorie o ornamentali dall'edificio;

egli può tuttavia liberarsi da tale responsabilità, se prova che l'evento pregiudizievole non deriva da un

difetto di manutenzione o da un vizio di costruzione;

I PRINCIPALI CONTRATTI TIPICI

 Introduzione

I contratti si dicono tipici (o nominati) se sono previsti dal codice civile o da altre leggi: ad es., la

compravendita, la locazione, il mutuo. Per realizzare i propri interessi i privati possono scegliere

liberamente frai contratti tipici quello più idoneo, applicando le norme dettate dal codice civile. In

base al principio dell'autonomia contrattuale cc 1322, le parti possono però anche stipulare

contratti diversi da quelli previsti dalla legge, in genere combinando tra loro elementi

caratteristici di figure contrattuali tipiche. Sono contratti atipici o innominati, ad es., il leasing, e il

factoring. Nell'ambito dei contratti disciplinati dal codice assumono particolare rilevanza i

contratti stipulati dagli imprenditori per lo svolgimento dell'attività economica (contratti

d'impresa).

 La compravendita

cc 1470 È il contratto tramite il quale si trasferiscono la proprietà di una cosa o un diritto, verso il

corrispettivo di un prezzo. La compravendita è il contratto più comune nella società

contemporanea, e non richiede formalità particolari, essendo in genere sufficiente per la sua

conclusione l'accordo verbale. Invece, per la validità della vendita che ha come oggetto beni

immobili o diritti reali immobiliari è necessario che il contratto risulti da un atto scritto cc 1350.

La vendita di beni immobili e di beni registrati (ad es., automobili, imbarcazioni ecc.) è comunque

soggetta a trascrizione nei pubblici registri cc 2643. Il trasferimento della proprietà del bene

compravenduto avviene al momento della manifestazione del consenso dei due contraenti, cioè

quando venditore e compratore si accordano sulle esatte caratteristiche del bene e sul prezzo di

vendita, e dunque prima della consegna del bene al compratore. La consegna costituisce un

obbligo per il venditore; sul compratore gravano invece le obbligazioni di pagare il prezzo e, salvo

diverso accordo, le spese della vendita cc 1498 1475.

La vendita obbligatoria. In alcuni casi l'acquisto della proprietà del bene compravenduto è differito a

un momento successivo rispetto alla conclusione del contratto; in tali casi il venditore è obbligato a

procurare all'acquirente la proprietà della cosa venduta. Sono esempi di vendita obbligatoria:

a) la vendita di cose determinate solo nel genere cc 1378: la proprietà si trasferisce all'acquirente

quando il venditore effettua l'individuazione della cosa oggetto della vendita;

b) la vendita di cose future cc 1472: il trasferimento della proprietà della cosa avviene al momento,

successivo alla conclusione del contratto, nel quale la cosa viene a esistere (ad es., la vendita di una

partita di pulcini prima della schiusa delle uova);

c) la vendita a rate con riserva della proprietà : venditore e compratore stabiliscono che la proprietà

della cosa venduta e immediatamente consegnata si trasferisca al compratore al momento del

pagamento dell'ultima rata; il mancato pagamento di una rata non dà diritto al venditore di richiedere la

risoluzione del contratto se non supera un ottavo del prezzo di vendita cc 1525; se l'inadempimento del

compratore lo supera, il venditore può cc 1526 richiedere la restituzione della cosa, restituendo a sua

volta al compratore le rate già riscosse e detraendone una certa somma per l'uso che il compratore ne ha

fatto; il venditore deve comunque essere risarcito dei danni. 50

Garanzia della vendita. Se il venditore, dopo la conclusione del contratto, non consegna il bene oggetto

della vendita, l'acquirente rivolgendosi all'autorità giudiziaria può chiedere la consegna (cioè

l'adempimento del contratto) oppure la risoluzione del contratto.

1. Garanzia per evizione. Se la cosa venduta viene rivendicata da un terzo (che ritiene di esserne il

vero proprietario), entra in gioco la garanzia per evizione dovuta dal venditore al compratore anche in

assenza di specifiche pattuizioni. In caso di evizione totale cc 1483 (cioè quando una terza persona ha

chiamato in giudizio il compratore per reclamare la proprietà della cosa venduta e, all'esito della causa, il

compratore è condannato alla restituzione della cosa al terzo), il venditore deve restituire al compratore il

prezzo di vendita e le spese successive; deve anche risarcirgli il danno subito dall'evizione, se il

compratore non era al corrente della proprietà altrui della cosa. In caso di evizione parziale cc 1484 (cioè

quando risulta che la cosa è parzialmente altrui), il compratore ha diritto a una riduzione del prezzo; o

può anche sciogliere il contratto, qualora si possa ritenere che non lo avrebbe concluso se avesse

conosciuto i termini reali della situazione. In ogni caso, il compratore deve essere risarcito dei danni, se

ignorava che la cosa era parzialmente altrui.

2. Garanzia per vizi. Se la cosa venduta presenta difetti di una certa gravità, al compratore spetta la

garanzia per i vizi cc 1490. In particolare, la cosa può presentare vizi che la rendono inidonea all'uso cui è

destinata o ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore; o può non avere le qualità specificamente

garantite dal venditore: in tal caso il compratore deve denunciare i vizi o la mancanza di qualità al

venditore, entro 8 giorni dalla consegna se si tratta di vizi apparenti, oppure entro 8 giorni dalla loro

scoperta se si tratta di vizi occulti. Dopodiché il compratore, a sua scelta, può richiedere la risoluzione del

contratto con restituzione della cosa e del prezzo, o la riduzione del prezzo. In ogni caso gli spetta il

risarcimento dei danni, se il venditore non dà prova di aver ignorato senza colpa i vizi della cosa; l'azione

del compratore deve però essere esercitata entro 1 anno dalla consegna.

 La locazione

cc 1571 È il contratto con il quale una parte (locatore) si obbliga a far godere all'altra (locatario o

conduttore) una cosa mobile o immobile, per un certo tempo (massimo 30 anni) e un

corrispettivo determinato; se oggetto del contratto è una cosa produttiva, si parla di affitto. Il

contratto di locazione ha forma libera, tranne che si riferisca a un bene immobile e preveda una

durata superiore ai 9 anni, nel qual caso per la validità è necessaria la forma scritta.

1. Obblighi del locatore e del conduttore. Il locatore deve consegnare la cosa in buono stato,

provvedere alla sua manutenzione e garantire che il conduttore non sia molestato nel possesso da terzi cc

1585. Il conduttore, da parte sua, deve cc 1587 prendere in consegna la cosa e servirsene con diligenza,

pagando regolarmente il corrispettivo. Le spese per la riparazione della cosa cc 1577 sono a carico del

locatore, tranne che si tratti di piccola manutenzione. Se la cosa data in locazione presenta dei vizi che ne

diminuiscono l'idoneità all'uso, il conduttore può pretendere la riduzione del corrispettivo o la risoluzione

del contratto; se viene distrutta o perduta cc 1588, risponde dei danni se non prova che la distruzione o

la perdita sono avvenute per causa a lui non imputabile. Il locatore può cc 1599 alienare a terzi la cosa,

ma l'acquirente deve rispettare il contratto di locazione precedentemente stipulato dall'alienante.

2. Regime dei contratti. La legge ha profondamente modificato il regime dei contratti di locazione degli

immobili urbani adibiti a uso abitativo. Con la legge 359/92 si è aperta la strada alla libera

determinazione dei canoni di locazione, in deroga alla disciplina contenuta nella legge (legge 392,

27.VII.1978) detta dell'equo canone che, in un'ottica di tutela della parte debole del rapporto, il

conduttore, fissava i limiti massimi di tali canoni. Ora, l'affitto a equo canone si applica rispetto ad

abitazioni costruite prima dell'11.VII.1992 e in relazione a contratti stipulati prima del 14.VIII.1992 o

rinnovati entro tale termine. Per i contratti stipulati o rinnovati dopo tale data, invece, il canone di

locazione è liberamente determinabile dalle parti, ma la validità dell'accordo è subordinata a una serie di

adempimenti (patti in deroga). 51

3. Equo canone. La locazione di un immobile, in base alla legge dell'equo canone, non può essere

stabilita per un periodo inferiore a 4 anni, ulteriormente rinnovabili per un uguale periodo se una parte

non dà disdetta all'altra 6 mesi prima della scadenza del contratto. Il conduttore può recedere in ogni

momento, dando il preavviso 6 mesi prima, se così è stabilito nel contratto; in ogni caso, anche in

mancanza di qualsiasi previsione in proposito, può recedere in caso di grave necessità da parte sua (e

salvo sempre il preavviso di 6 mesi); il locatore, invece, non può recedere prima della scadenza.

4. Patti in deroga. La legge istitutiva dei patti in deroga prevede, invece, una durata minima di 8 anni

(4 anni con rinnovo quadriennale obbligatorio alla prima scadenza). La disdetta dev'essere data entro 6

mesi dalla scadenza naturale del contratto oppure entro 12 mesi dalla scadenza del primo quadriennio, se

il proprietario chiede la casa per sé o per i suoi congiunti o la deve ristrutturare. Il contratto può però

essere sciolto per inadempimento del conduttore se questi ritarda il pagamento del canone oltre 20 giorni

dalla scadenza prevista. In caso di morte del conduttore, il locatore è tenuto a rispettare il contratto, che

prosegue in capo al coniuge e agli eredi conviventi. I patti in deroga devono essere stipulati con la

partecipazione dei sindacati di categoria.

a) Immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello abitativo. Se il contratto riguarda immobili

urbani adibiti a uso diverso da quello abitativo (cioè commerciale, produttivo, artigianale, professionale),

la legge non stabilisce il canone massimo di locazione, che può quindi essere liberamente pattuito dalle

parti, ma deve rimanere stabile nei primi 3 anni del contratto, e successivamente aumentare solo del 75

per cento della variazione in aumento del costo della vita. Il contratto non può avere durata inferiore ai 6

anni (9 se nell'immobile viene esercitata l'attività alberghiera), e questo per garantire una certa stabilità

al conduttore che eserciti un'attività produttiva; il conduttore può recedere dal contratto, per gravi

motivi, dando il preavviso 6 mesi prima, mentre il locatore lo può solo se intende adibire l'immobile ad

abitazione propria, del coniuge o di un parente in linea retta entro il secondo grado (figli e nipoti), ovvero

all'esercizio di una propria attività, ovvero distruggerlo per ricostruirlo o ristrutturarlo completamente. In

caso di morte del conduttore, il contratto continua con coloro che ne continuano l'attività; in caso di

cessione dell'azienda del conduttore, questi può cedere anche il contratto di locazione, salva l'iniziativa

del locatore, che può opporsi alla cessione solo per gravi motivi.

 Il mandato

cc 1703 s È il contratto col quale una parte (mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti

giuridici per conto dell'altra (mandante). È un mandato generale se riguarda tutti gli affari del

mandante, speciale se riguarda un unico atto giuridico. Il contratto di mandato può essere

stipulato anche verbalmente: è necessaria la forma scritta solo se ha a oggetto l'acquisto di beni

immobili. Il contratto cessa con la morte, interdizione o inabilitazione del mandante o del

mandatario. Il mandante può revocare il mandato, tuttavia se era stata pattuita l'irrevocabilità,

risponde dei danni, salvo che ricorra una giusta causa. Il mandato gratuito o stipulato a tempo

indeterminato è sempre irrevocabile da entrambe le parti. È irrevocabile da parte del mandante il

mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di terzi, salvo che sia diversamente

stabilito o ricorra una giusta causa di revoca.

1. Mandato con e senza rappresentanza. Il mandato può essere congiunto al potere di

rappresentanza, nel qual caso il mandatario-rappresentante agisce in nome del mandante-rappresentato,

e gli effetti giuridici degli atti compiuti ricadono direttamente su quest'ultimo. Se il mandato è stato

conferito senza rappresentanza, invece, il mandatario cc 1705 agisce in proprio nome, e acquista

personalmente i diritti e gli obblighi nascenti dai contratti stipulati per conto del mandante, anche se i

terzi hanno avuto conoscenza del mandato; in esecuzione del contratto, egli è obbligato a ritrasferire al

mandante ciò che ha acquistato e le somme riscosse.

2. Obblighi del mandante e del mandatario. Il mandante deve naturalmente rimborsare al

mandatario le spese sostenute e fornirgli i mezzi per far fronte alle obbligazioni assunte per suo conto. Il

mandatario cc 1710 deve eseguire il mandato secondo le regole della correttezza, e il mandante deve 52

pagargli il compenso (se il mandato non è a titolo gratuito: il contratto si presume oneroso in assenza di

specifiche pattuizioni sul punto) e rimborsargli le spese.

 Il mutuo

cc 1813 È il contratto con il quale una parte (mutuante) consegna all'altra (mutuatario) una

determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e l'altra si obbliga a restituire, a una certa

scadenza, altrettante cose della stessa specie e qualità. Si tratta di un contratto reale, che quindi

si perfeziona con la consegna delle cose o del denaro nelle mani del mutuatario, che ne acquista

la proprietà. Il mutuo si presume oneroso, cioè con interessi cc 1815, nel senso che il mutuatario

deve riconsegnare la somma ricevuta, maggiorata degli interessi (nella misura legale, ovvero al

tasso convenuto; è però nulla la clausola che impone gli interessi a un tasso usurario); può però

essere stipulato un mutuo gratuito, nel quale il mutuatario restituisce semplicemente quanto

ricevuto. Se le parti hanno convenuto la restituzione rateale della somma o delle cose date a

mutuo, il mancato pagamento anche di una sola rata legittima il mutuante a chiedere l'immediata

restituzione dell'intera somma, e lo stesso vale nel caso in cui il mutuatario non adempie

all'obbligazione di pagare gli interessi. Il mutuo è il più comune contratto di finanziamento: molto

diffuso è il mutuo bancario, dove il mutuante è una banca.

 Il contratto d'opera

cc 2222 Contratto di lavoro autonomo, mediante il quale una persona (in genere un artigiano) si

obbliga verso un'altra, dietro un certo corrispettivo e senza vincoli di subordinazione, a compiere

una certa opera (es. un mobile, un vestito) o a prestare un certo servizio (il restauro di un

quadro, la verniciatura di un'automobile ecc.).

1. Distinzione tra contratto d'opera e appalto. Il contratto d'opera si distingue dall'appalto perché in

quest'ultimo l'appaltatore è un imprenditore, che corre tutti i rischi patrimoniali connessi con l'esercizio di

un'impresa; l'artigiano prestatore d'opera, invece, svolto il suo servizio o realizzata l'opera oggetto del

contratto riceve il proprio compenso, senza correre rischi di natura imprenditoriale.

2. Disciplina giuridica. L'opera o il servizio devono essere realizzati a regola d'arte. Il committente, una

volta accettata l'opera, non può poi lamentarne i vizi o la difformità rispetto a quanto concordato, salvo

che vizi o difformità fossero difficilmente riconoscibili o dolosamente nascosti: in questo caso egli dovrà

denunciare al prestatore d'opera l'esistenza di vizi entro 8 giorni dalla scoperta. Il committente può in

ogni momento recedere dal contratto, purché indennizzi il prestatore d'opera delle spese sopportate, del

53

mancato guadagno, e gli dia il compenso per il lavoro già effettuato. Se la realizzazione dell'opera o la

prestazione del servizio divengono impossibili, il prestatore d'opera ha diritto al compenso per il lavoro

eventualmente già compiuto.

Il contratto d'opera intellettuale. È il contratto che ha per oggetto la prestazione di un'opera

intellettuale (ad es., la progettazione di una villa, una consulenza legale o una visita medica) in cambio di

un compenso. L'oggetto del contratto cc 2229 è una prestazione fornita da un professionista che deve

essere iscritto all'apposito albo o elenco professionale, se si tratta di attività per la quale l'iscrizione è

necessaria. La prestazione d'opera intellettuale svolta in mancanza della necessaria iscrizione all'albo non

dà diritto al prestatore di andare in giudizio per ottenere il compenso cc 2231. Il prestatore d'opera

intellettuale deve svolgere personalmente l'incarico assunto, e si può servire, sotto la propria

responsabilità, di ausiliari. Il cliente può sempre recedere dal contratto, tenendo indenne il prestatore

d'opera dalle spese eventualmente sostenute e pagandogli il compenso per il lavoro già svolto. Il

professionista può recedere dal contratto solo per giusta causa: in ogni caso egli ha diritto al rimborso

delle spese sostenute e al compenso per il lavoro svolto, nei limiti in cui questo sia utile al cliente cc

2237.

 La donazione

cc 769 s È il contratto con il quale un soggetto (donante), per spirito di liberalità (cioè sapendo di

non esservi giuridicamente tenuto), arricchisce un altro soggetto (donatario), disponendo a

favore di questo un suo diritto, o assumendo un'obbligazione nei suoi confronti.

1. Forme e tipi di donazione. La donazione deve rivestire la forma dell'atto pubblico (rogito notarile),

redatto in presenza di due testimoni, e deve essere accettata dal donatario. È nulla la donazione di beni

futuri; è invece valida la donazione di tutti i beni del donante. È detta remuneratoria la donazione fatta

per ricompensare il donatario di speciali meriti nei confronti del donante. Alcuni negozi giuridici, definibili

donazioni indirette, realizzano il risultato economico della donazione, pur senza rivestirne il carattere

formale: è, ad es., il caso della costituzione di una rendita vitalizia a favore del terzo, secondo lo schema

del contratto a favore del terzo. La donazione non cessa di essere tale se al donatario viene imposto

un onere, cioè se nel contratto di donazione il donante dispone una limitazione dell'arricchimento del

donatario, stabilendo che egli debba in qualche modo compiere una certa attività, una volta ricevuta

l'entità economica oggetto della donazione; ad es., a chi ha ricevuto una forte somma di denaro, può

essere imposto l'onere di costruire un centro assistenziale, o una fondazione di studio (donazione

modale). Il minore di età, l'interdetto, l'inabilitato non possono fare donazioni.

2. Come si fa il contratto. Il donante deve stipulare il contratto di donazione personalmente: può farsi

rappresentare, mediante procura redatta con le forme dell'atto pubblico, solo indicando la persona del

donatario e l'oggetto della donazione, in modo che il rappresentante non abbia facoltà di scelta in ordine

all'una o all'altro. Anche le persone giuridiche possono fare e ricevere donazioni,. Il donante che non

adempie gli obblighi impostigli dal contratto di donazione può essere tenuto dal donatario

all'adempimento o al risarcimento del danno solo in caso di dolo o colpa grave da parte sua, e ciò in

considerazione della natura gratuita della donazione.

3. In quali casi si può revocare. La donazione può essere revocata se il donatario si rende

responsabile di gravi atti (omicidio, tentato omicidio ecc.) nei confronti del donante (revocazione per

ingratitudine) ovvero se il donante ignorava, al momento dell'atto, di avere figli (o altri figli: revocazione

per sopravvenienza di figli). LA TUTELA DEI DIRITTI 54

 Introduzione

Il libro VI del codice civile disciplina una serie di istituti giuridici per l'esercizio, la garanzia e la

difesa dei diritti soggettivi. I diritti di credito sono tutelati mediante il principio della

responsabilità patrimoniale del debitore, le cause legittime di prelazione (pegno, ipoteca,

privilegi) e le garanzie personali (fideiussione, avallo).

I fatti giuridici, che hanno per oggetto beni immobili e beni mobili registrati, devono essere resi

conoscibili ai terzi attraverso un regime di pubblicità (trascrizione). L'esercizio dei diritti soggettivi è

sottoposto, nei limiti previsti dalla legge, ai termini di prescrizione e decadenza.

 Garanzia nelle obbligazioni

Si definisce garanzia ogni strumento posto dalla legge per assicurare l'adempimento di

un'obbligazione o il godimento di un diritto. Nella maggior parte dei casi il rapporto obbligatorio si

conclude con l'adempimento spontaneo di colui che è obbligato. La legge ha però previsto alcuni

strumenti giuridici che garantiscano al creditore l'adempimento del debitore.

1. Garanzia generica. Esiste innanzitutto una garanzia generica, composta da tutto il patrimonio del

debitore: infatti, se il debitore non paga, il creditore può chiedere al giudice l'espropriazione e la

conseguente vendita dei beni del debitore, in conseguenza del principio generale vigente nel nostro

ordinamento cc 2740 secondo cui il debitore risponde dell'adempimento delle proprie obbligazioni con

tutti i suoi beni presenti e futuri (la cosiddetta responsabilità patrimoniale del debitore). Mezzi di

conservazione della garanzia patrimoniale generica sono l'azione surrogatoria e l'azione revocatoria.

2. Garanzie specifiche. Accanto alla garanzia generica costituita dal patrimonio del debitore, la legge

prevede forme di garanzia specifiche, le garanzie reali (il pegno e l'ipoteca) così chiamate in quanto

riguardano un singolo bene e una specifica obbligazione. Coloro che hanno un credito con una garanzia

reale vengono pagati prima degli altri creditori con il ricavato della vendita del bene oggetto di pegno o di

ipoteca. Il codice civile ha previsto altre forme di garanzie; sono queste le garanzie personali: la

fideiussione e l'avallo. Si parla di garanzia anche con riferimento ai mezzi previsti dall'ordinamento per

assicurare il godimento di un diritto. È il caso della garanzia per evizione dovuta dal venditore al

compratore.

L'ipoteca. È un diritto reale di garanzia costituito su beni iscritti nei pubblici registri (immobili,

autoveicoli, navi ecc.); per l'esistenza dell'ipoteca è necessaria la sua iscrizione nei pubblici registri del

luogo ove è sito il bene. L'ipoteca cc 2808 consente al creditore, se il debitore non adempie

spontaneamente al proprio obbligo, di soddisfare il credito espropriando il bene ipotecato e vendendolo,

anche se esso è stato alienato dal debitore a terzi.

1. Iscrizione nei pubblici registri. Per iscrivere l'ipoteca nei pubblici registri occorre possedere un

valido titolo, rappresentato da un provvedimento dell'autorità giudiziaria (ipoteca giudiziale), da una

situazione espressamente prevista dal codice civile (ipoteca legale) o dal consenso del proprietario del

bene da ipotecare (ipoteca volontaria). L'ipoteca giudiziale può essere iscritta sulla base di una sentenza

di condanna al pagamento di una somma, al risarcimento di danni o all'adempimento di altra

obbligazione; quella legale può esserlo sui beni del debitore (anche contro la volontà di quest'ultimo) dal

venditore di un immobile a garanzia del relativo prezzo e dal condividente per il pagamento dei conguagli

a lui dovuti a seguito della divisione di un bene in comunione; quella volontaria può esserlo in forza di

contratto che la preveda espressamente o di dichiarazione unilaterale di chi la concede.

2. Grado. Sullo stesso bene possono essere iscritte più ipoteche. In questo caso ognuna di esse è

contraddistinta da un numero d'ordine che determina il grado della stessa e che esprime l'ordine

temporale di iscrizione. Il grado assume rilevanza nel caso della vendita del bene ipotecato: il ricavato

soddisferà, innanzitutto, il credito garantito dall'ipoteca di primo grado, l'eventuale residuo, il credito

garantito dall'ipoteca di secondo grado. 55

3. Durata. L'ipoteca cc 2847 conserva il suo effetto per 20 anni; per evitare che se ne verifichi

l'estinzione occorre provvedere alla sua rinnovazione prima che sia decorso il termine di 20 anni. Il

creditore può iscriverla nuovamente trascorso questo termine, ma la nuova ipoteca decorre dalla nuova

iscrizione.

4. Realizzazione ed estinzione. Quando il bene ipotecato viene venduto a terzi, questi possono subirne

l'espropriazione: per evitarla cc 2858, gli acquirenti possono pagare i crediti per i quali è stata iscritta

ipoteca, oppure rilasciare il bene acquistato in modo che l'espropriazione avvenga nei confronti

dell'amministratore nominato dal tribunale o mediante speciale procedimento (purgazione delle ipoteche)

nel quale viene offerto al creditore il prezzo stipulato per l'acquisto. L'ipoteca cc 2882 viene estinta con la

cancellazione, che ricorre quando il credito è estinto o quando il creditore vi rinuncia.

Il pegno. cc 2784 s È un diritto reale concesso al creditore dal debitore o da un terzo su un bene mobile

a garanzia di un credito; il bene viene così destinato al soddisfacimento del creditore qualora il debitore

non adempia ai propri obblighi. Il creditore può farsi assegnare dal giudice la cosa in pagamento del

credito sino alla concorrenza dell'ammontare del debito oppure può soddisfarsi sul ricavato della vendita

della cosa oggetto di pegno anche se essa è stata venduta ad altri; possono essere oggetto di pegno,

oltre ai beni mobili, le universalità di mobili, i crediti e altri diritti aventi a oggetto beni mobili.

Caratteristica del pegno è la sua indivisibilità ossia il fatto che anche quando è stata pagata una parte del

debito il pegno permane sull'intera cosa.

1. Costituzione. Per costituire il pegno occorre la consegna del bene e che quest'ultima risulti da una

scrittura con data certa indicante sia il credito che la cosa data in pegno, se il creditore intende farsi

pagare con prelazione.

2. Obblighi del creditore. Dopo la sua costituzione, il pegno comporta, per il creditore che ha ricevuto

la cosa, l'obbligo di custodirla sino a quando, in caso di inadempimento, ne chiederà l'assegnazione in

pagamento o la vendita; durante la custodia non può usare la cosa e se ne perde il possesso può

chiederne la restituzione con l'azione di spoglio. Se la cosa produce dei frutti, il creditore può farli suoi

imputandoli prima alle spese e agli interessi, quindi al capitale.

I privilegi. Sono cause legittime di prelazione che consentono ai creditori che ne sono provvisti di essere

soddisfatti con preferenza rispetto ai restanti creditori. Caratterizzati dall'essere iscritti sui beni del

debitore, essi assolvono una funzione analoga a quella del pegno e dell'ipoteca ma, a differenza di questi,

non sono diritti reali di garanzia e nascono esclusivamente per legge cc 2745, e non volontariamente: è

infatti la legge che concede il privilegio a determinate categorie di crediti in considerazione della loro

causa che li fa ritenere particolarmente meritevoli di tutela e che per questo motivo provvede anche a

ordinare minuziosamente i privilegi secondo una graduatoria che determina l'ordine di preferenza tra due

crediti assistiti da privilegio: in questo caso l'ordine non dipende infatti dal tempo dell'iscrizione, ma

esclusivamente dalla natura del credito.

1. Privilegi generali e privilegi speciali. I privilegi cc 2746 possono essere generali o speciali. I primi

si esercitano su tutti i beni mobili del debitore, quelli speciali invece si esercitano soltanto su determinati

beni mobili o immobili del debitore: se esercitati su beni immobili prevalgono in linea di principio

sull'ipoteca, se su beni mobili non prevalgono in linea di principio sul pegno cc 2748. Vi sono però

eccezioni a tali regole cc 2777: ad es., i crediti per spese di giustizia sono preferiti a ogni altro credito

anche pignoratizio o ipotecario, i crediti dello Stato per tributi indiretti non possono venir soddisfatti con

preferenza rispetto ai crediti ipotecari ecc. L'importanza dell'ordine dei privilegi è dunque notevole e per

questo la legge lo disciplina dettagliatamente, in particolare in materia di fallimento: l'attivo viene infatti

ripartito secondo l'ordine dei privilegi, con la conseguenza che i restanti creditori possono soddisfarsi

soltanto se rimangono beni.

La fideiussione. cc 1936 s È il contratto con il quale un soggetto (fideiussore) garantisce

personalmente, nei confronti del creditore, l'adempimento di un'obbligazione altrui: debitore e fideiussore

divengono così obbligati in solido, e il creditore può richiedere l'adempimento dell'obbligazione all'uno o

all'altro, indifferentemente (se però adempie il fideiussore, egli è sostituito nei diritti del creditore verso il

debitore, cioè potrà rivalersi su di lui negli esatti termini dell'obbligazione originaria). Nel contratto di

fideiussione può però essere deciso che il creditore si rivolga per l'adempimento prima al debitore, e solo

56

in caso di mancata soddisfazione, al fideiussore. La volontà di prestare fideiussione deve risultare da una

espressa e chiara manifestazione di volontà. In genere, la prestazione di una fideiussione è fatta dal

fideiussore d'accordo con il debitore, ma tale accordo non è necessario: la fideiussione è un contratto tra

il fideiussore e il creditore, al quale non partecipa il debitore principale (infatti la fideiussione è valida

anche se il debitore non ne è a conoscenza: basta che esista la sua obbligazione). Il fideiussore può

garantire anche solo una parte del credito.

 Prescrizione e decadenza

Sono modi di estinzione dei diritti per scadenza temporale

Prescrizione estintiva. cc 2934 Produce l'estinzione del diritto soggettivo se per effetto dell'inerzia o

del non uso del medesimo da parte del suo titolare esso non viene esercitato per un periodo di tempo

stabilito dalla legge. Non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione: il codice prevede infatti espressamente

che non lo siano i diritti indisponibili (ad es., i diritti della personalità) e gli altri diritti indicati dalla legge

(ad es., il diritto di proprietà). Le norme sulla prescrizione non sono derogabili con patti. La prescrizione

cc 2938 è irrilevabile d'ufficio da parte del giudice: può infatti essere fatta valere da chiunque ne abbia

interesse quando non sia fatta valere dalla parte a favore della quale si è compiuta; può essere opposta

dagli interessati anche quando la parte vi ha rinunciato. Se nonostante il compimento la parte paga

comunque il suo debito, non sarà ammessa la restituzione della somma qualora la parte volesse

successivamente far valere la compiuta prescrizione cc 2940.

1. Decorrenza e termini. La prescrizione cc 2935 inizia a decorrere dal momento in cui un diritto, pur

potendolo, non viene esercitato e si realizza cc 2946 s in 10 anni se ordinaria e in un periodo minore (5 o

3 anni) se breve. I termini delle prescrizioni brevi devono essere espressamente previsti per legge. La

legge prevede anche termini più lunghi (ad es., i dirritti reali su cose altrui si prescrivono in 20 anni).

2. Sospensione. La prescrizione può essere sospesa quando l'inerzia del titolare del diritto appare

giustificata da particolari situazioni tassativamente previste dalla legge. La sospensione fa sì che il

periodo in cui sussiste la causa che la giustifica non venga calcolato ai fini del compimento del periodo

prescrizionale; cessata la causa la prescrizione ricomincerà a decorrere sommandosi il nuovo periodo con

quello maturato prima del fatto che ha determinato la sospensione.

3. Interruzione. L'interruzione cc 2943 si ha invece quando il titolare del diritto compie un atto di

esercizio del medesimo (ad es., messa in mora del debitore) o quando il soggetto passivo del rapporto

compie un atto di riconoscimento del diritto stesso (ad es., pagamento parziale del debito). Nel caso di

interruzione il periodo di prescrizione che già si era compiuto in precedenza perde ogni valore e, cessata

la causa di interruzione, è necessaria, perché si compia la prescrizione, la decorrenza per intero di un

nuovo periodo prescrizionale.

Decadenza. Produce l'estinzione del diritto per il decorso del tempo previsto dalla legge o dalla volontà

delle parti senza che sia stato esercitato; può essere legale o convenzionale. È legale quando è prevista

dalla legge: tra gli esempi può ricordarsi il termine di 8 giorni dalla scoperta dei vizi della cosa acquistata,

assegnato al compratore per far valere il diritto alla garanzia per i vizi della cosa venduta in materia di

compravendita. È invece convenzionale quando viene stabilita convenzionalmente dalle parti: può essere

prevista esclusivamente per l'esercizio di diritti disponibili e a condizione che il termine stabilito non renda

eccessivamente gravoso l'esercizio del diritto stesso; anche la decadenza cc 2969 non può di massima

essere rilevata d'ufficio dal giudice.

Prescrizione presuntiva. cc 2954 Va distinta sia dalla decadenza sia dalla prescrizione pura e semplice

(detta anche estintiva), in quanto ha una diversa funzione e natura. Si ha nel caso di debiti non pagati

quando la legge dichiara che, se entro il termine di 6 mesi (ad es., debito d'albergo), 1 anno (ad es.,

debito nei confronti d'insegnanti per lezioni private) o 3 anni (ad es., debito dei professionisti) il creditore

non ha chiesto il pagamento, il debito si presume pagato. Questa è solo una presunzione, spetta cc 2960

al creditore dimostrare il contrario: l'unico modo è quello di deferire all'altra parte il giuramento (cioè

farla giurare davanti al giudice) per accertare che effettivamente il debito sia stato pagato. 57


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

58

PESO

738.90 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Privato, Torrente. Gli argomenti sono: l'ordinamento giuridico, le norme giuridiche, le partizioni e le fonti del diritto, il diritto pubblico e privato, il referendum abrogativo, i decreti legislativi, i regolamenti operativi, la Costituzione e le leggi costituzionali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Di Gravio Valerio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto privato

Riassunto esame Diritto privato, prof. Tamponi, libro consigliato Manuale di diritto privato di Torrente, Schlesinger
Appunto
Diritto privato - soggetto e persona
Appunto
Appunti Diritto privato 1
Appunto
Lezioni Diritto privato 2
Appunto