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amministratori ed esercita l'azione di responsabilità nei loro confronti, può escludere gli associati ed

esercitare tutti gli altri compiti che le siano affidati dall'atto costitutivo. Si riunisce almeno una volta

all'anno per l'approvazione del bilancio cc 20, tutte le volte che ve ne sia la necessità o quando ne sia

fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati; adotta le sue decisioni a maggioranza dei

voti, in presenza di almeno la metà degli associati nella prima convocazione, mentre la seconda

deliberazione cc 21 è valida quale che sia il numero degli intervenuti; nelle deliberazioni che approvano il

bilancio e in quelle relative alla loro responsabilità, gli amministratori non possono votare. Altre

maggioranze sono previste dalla legge per deliberazioni specifiche (ad es., per modificare l'atto

costitutivo o lo statuto).

2. Gli amministratori. Altro organo delle associazioni è costituito dagli amministratori (che spesso

cumulano in sé anche i poteri rappresentativi), ai quali spetta decidere sull'ordinaria gestione degli affari

e dare esecuzione alle delibere assembleari: essi sono responsabili verso l'ente per il proprio operato

secondo le norme sul mandato cc 18.

Le fondazioni. Sono enti dotati di personalità giuridica generale, che dispongono di un proprio

patrimonio per il conseguimento di uno scopo non lucrativo. Presupposto necessario della fondazione è

l'atto costitutivo, sotto condizione del suo riconoscimento da parte dell'autorità amministrativa. L'atto

deve essere stipulato in forma pubblica, sotto pena di nullità del negozio; può anche essere incluso in un

testamento e può avere effetto solo dopo la morte del testatore.

1. Elementi costitutivi. Gli elementi costitutivi della fondazione sono:

a) il patrimonio: esso è costituito dai mezzi finanziari occorrenti all'attività dell'ente. Alla costituzione

del patrimonio provvedono i fondatori, separando alcuni beni dal proprio patrimonio e destinandoli allo

scopo per il quale è costituita la fondazione. È un atto di liberalità e avviene mediante una donazione o

con il testamento;

b) lo scopo: consiste nella causa giustificativa della fondazione; viene stabilito dai fondatori e non può

essere trasformato, totalmente o parzialmente, dalla pubblica autorità. Tale causa giustificativa deve

avere carattere non lucrativo, nel senso che non è ammessa un'attività finalizzata a un mero profitto

economico dei beneficiari, bensì a interessi ideali o a bisogni fondamentali dei destinatari (ad es., borse di

studio, cura di beni aventi interesse storico o archeologico ecc.).

2. Forme di controllo. L'attività della fondazione è sottoposta a un ampio potere di controllo e di

vigilanza dell'autorità governativa che provvede ad annullare le delibere contrarie allo statuto o, più in

generale, alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume. Altre forme di controllo sono costituite

dall'autorizzazione ad acquistare beni immobili, ad accettare donazioni o lasciti ereditari.

3. Amministratori. Sono nominati secondo le modalità previste nell'atto di fondazione o, nell'eventualità

in cui queste non possano attuarsi, dall'autorità governativa. Gli amministratori devono provvedere

all'attuazione dello scopo contemplato nell'atto di fondazione, il rispetto del quale costituisce il solo

vincolo che, nella gestione del patrimonio della fondazione, gli amministratori sono tenuti a rispettare. Il

controllo e la vigilanza sull'amministrazione delle fondazioni viene esercitato dall'autorità governativa cc

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4. Estinzione. La fondazione ha ragione di esistere finché persegue il suo scopo. Se lo scopo è

interamente realizzato o diviene impossibile, o in caso di insufficienza del patrimonio, essa si estingue. 12

 Le organizzazioni collettive senza personalità giuridica

Comprendono le società di persone, le associazioni non riconosciute, i comitati.

Associazioni non riconosciute. Sono gruppi di persone organizzati per il raggiungimento di uno scopo

comune non lucrativo, che non hanno richiesto (o ottenuto) il riconoscimento come persone giuridiche.

Gli accordi interni tra gli associati regolano i loro rapporti, anche per quanto riguarda l'amministrazione

dei beni comuni, che costituiscono il fondo comune dell'associazione, costituito dai contributi degli

associati (e dai beni acquistati con tali contributi).

1. Responsabilità patrimoniale. Il fondo comune risulta di comproprietà degli associati e serve a

soddisfare le pretese dei creditori dell'associazione: ma per le obbligazioni dell'associazione rispondono

anche, personalmente e solidalmente, coloro che hanno agito in suo nome e per suo conto (in pratica, gli

amministratori, ovvero le persone designate dall'atto costitutivo).

2. Principali associazioni non riconosciute. Nell'intenzione del codice civile, l'associazione non

riconosciuta avrebbe dovuto dar veste giuridica a realtà minori e di scarsa importanza sociale (circoli

sportivi, ricreativi ecc.), mentre, al contrario, essa rappresenta la più usuale forma di presenza, nel

nostro ordinamento, dei maggiori gruppi organizzati per fini non lucrativi: i partiti politici e i sindacati,

infatti, sono semplici associazioni non riconosciute, non avendo richiesto il riconoscimento all'autorità a

ciò preposta.

Comitati. Sono gruppi ristretti di persone che si propongono di raccogliere fondi per uno scopo di

interesse generale (ad es., allo scopo di arrecare soccorsi in occasione di pubbliche calamità, o di fare

beneficenza, o per promuovere la costruzione di opere pubbliche o manifestazioni di interesse collettivo,

quali mostre, festeggiamenti, esposizioni). 13

1. Responsabilità. Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono

responsabili verso gli oblatori e gli eventuali destinatari delle offerte, personalmente e solidalmente della

conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunciato.

2. Organi. Gli organi che compongono il comitato sono: l'assemblea, cioè il gruppo dei componenti al

quale spettano tutte le decisioni sull'attività, sulla gestione e l'erogazione dei fondi, e sull'esistenza stessa

dell'ente; gli amministratori; il presidente.

3. Estinzione. L'estinzione avviene per le cause previste nello statuto, o quando vengono a mancare

tutti i componenti, o per delibera dell'assemblea. Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o

questo non sia più attuabile, o raggiunto lo scopo si abbia un residuo di fondi, l'autorità governativa

stabilisce la devoluzione dei beni, se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione.

LA FAMIGLIA

 Introduzione

Per il nostro ordinamento, la famiglia è un istituto di pubblica rilevanza, tutelato dalla

Costituzione cost 29 per la sua natura di nucleo fondamentale della società. Nel nostro

ordinamento la famiglia non possiede personalità giuridica, ma ciò non impedisce che, potendo

essere titolare di interessi diversi non solo da quelli di terzi, ma anche da quelli dei singoli

individui che la compongono, abbia una autonoma individualità. Il matrimonio monogamico è il

fondamento della famiglia. Anche se il codice civile e la Costituzione non considerano 'famiglia' la

semplice convivenza fra due persone di sesso diverso, convivenza e famiglia sono, in molti casi,

equiparate. La principale differenza riguarda i figli nati durante una convivenza, che vengono

considerati figli naturali. Inoltre una coppia convivente non può adottare minori, perché occorre

un vincolo matrimoniale di almeno tre anni. I rapporti familiari disciplinati dall'ordinamento

giuridico sono: coniugio, parentela, affinità e adozione. L'istituto della famiglia è regolato dai

principi costituzionali, dal codice civile e da leggi speciali, in particolare dalla legge 151/75 che ha

riformato profondamente il diritto di famiglia.

 Il matrimonio

È un negozio giuridico bilaterale, di natura non patrimoniale, fra due persone di sesso diverso.

Hanno effetti civili quattro forme di matrimonio: il matrimonio civile, il matrimonio concordatario,

il matrimonio dei valdesi, il matrimonio di altri culti.

1. Matrimonio civile. cc 84 s Condizioni richieste sono: la maggiore età, la capacità di agire, la libertà di

stato (cioè non essere già sposato o aver sciolto il precedente matrimonio), assenza di vincoli di

parentela (divieto di nozze tra ascendenti e discendenti, tra fratelli e sorelle, tra zii e nipoti), di affinità, di

adozione, assenza di impedimento da delitto (divieto di nozze per chi ha tentato o commesso un omicidio

nei confronti del coniuge della persona che vuole sposare). Il matrimonio deve avvenire entro 180 giorni

dalle pubblicazioni; si svolge in una sala comunale alla presenza di due testimoni (anche parenti) e di un

ufficiale dello stato civile (consigliere comunale o sindaco), che dà lettura cc 143 144 147 degli articoli del

codice relativi ai diritti e ai doveri dei coniugi. Egli raccoglie la dichiarazione di volontà degli sposi,

riportata sull'atto di matrimonio, che dev'essere sottoscritto dagli sposi, dai testimoni e dall'ufficiale dello

stato civile. Il certificato di matrimonio sarà in seguito richiedibile all'ufficio dell'anagrafe del Comune di

residenza. Il matrimonio civile può essere non valido per vizi di forma o di consenso o per mancato

rispetto delle condizioni previste per essere celebrato. 14

2. Matrimonio concordatario. Il Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica nel 1929 ha introdotto

nel nostro ordinamento un tipo di matrimonio il quale, pur celebrato con rito religioso, è idoneo a

produrre, a certe condizioni, effetti sul piano civilistico. Le norme concordatarie sono state sottoposte a

revisione con gli accordi del 18.II.1984, che integrano la legge matrimoniale del 1929. Il matrimonio

canonico può produrre effetti civili esclusivamente nel caso in cui siano state seguite tutte le formalità

richieste dalla legge statale per i matrimoni celebrati secondo il rito civile.

a) La trascrizione. Ai fini della trascrizione nei registri dello stato civile, subito dopo la celebrazione, il

parroco deve dare lettura degli articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi,

spiegando agli sposi gli effetti civili del matrimonio appena celebrato; successivamente, sempre a cura

del parroco, viene redatto, in doppio originale, l'atto di matrimonio. Il ministro di culto che compie gli atti

relativi alla trascrizione riveste a tutti gli effetti la qualifica di pubblico ufficiale. La regolarità dell'atto di

matrimonio è subordinata alla sua trasmissione, in originale, agli uffici dello stato civile. Il parroco del

luogo in cui il matrimonio è stato celebrato richiede la trascrizione all'ufficiale dello stato civile

trasmettendo l'atto di matrimonio entro 5 giorni dalla celebrazione. La trascrizione è l'atto fondamentale

che consente al matrimonio di produrre effetti civili: se manca, il matrimonio concordatario rimane un

atto semplicemente religioso e irrilevante per l'ordinamento statale.

Rapporti personali tra i coniugi. cc 143 Con tale termine si intende quell'insieme di diritti e doveri

reciproci, di natura non patrimoniale, derivanti dal matrimonio, quali la fedeltà, l'assistenza morale, la

collaborazione nell'interesse della famiglia e la coabitazione, nel quadro di una riconosciuta parità

giuridica. Tale principio è sancito anche nella Costituzione cost 29. Con la riforma del diritto di famiglia è

stata abolita la figura del padre quale capo della famiglia e con essa ogni disparità giuridica tra i coniugi.

A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo familiare concordato: con quest'ultima

espressione si intendono tutte le scelte che determinano il modo in cui dovrà svolgersi la vita familiare

(ad es., come dovranno distribuirsi i compiti relativi all'organizzazione del nucleo familiare, in relazione al

lavoro domestico e professionale, e quale sarà il tenore economico). In caso di disaccordo sulla

determinazione dell'indirizzo familiare o sulla fissazione della residenza, la legge consente ai coniugi di

rivolgersi al giudice senza alcuna formalità.

MATRIMONIO CIVILE: CAUSE DI INVALIDITÀ

mancanza della dichiarazione che intendono essere marito

vizio di forma e moglie, che deve essere espressa dagli sposi davanti

all'ufficiale dello stato civile

mancanza della maggiore età (gli sposi devono comunque

impedimenti (senza la richiesta della avere 16 anni per ottenere l'autorizzazione); parentela fra

autorizzazione a superarli) zii e nipoti; affinità; mancato rispetto dei 300 giorni fra un

matrimonio e l'altro

matrimonio simulato; matrimonio contratto in seguito a

vizi del consenso dolo, errore o violenza; matrimonio contratto con un

incapace di intendere e di volere

 Il regime patrimoniale della famiglia

Prima della riforma del diritto di famiglia, del 1975, spettava al marito somministrare alla moglie

tutto ciò che era necessario ai bisogni della vita, in proporzione alle sue sostanze. La moglie

doveva a sua volta contribuire al mantenimento del marito, solo se quest'ultimo non possedeva

mezzi sufficienti. L'introduzione dell'eguaglianza giuridica tra i coniugi ha imposto l'obbligo per

entrambi di contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione delle rispettive sostanze e capacità

di lavoro professionale o casalingo. Gli sposi regolano i propri rapporti patrimoniali scegliendo un

regime patrimoniale. La riforma ha innovato profondamente anche questo settore. Infatti, prima

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del 1975, il regime consisteva nella separazione dei beni ed era ammissibile la comunione solo

mediante la stipulazione di convenzioni matrimoniali: attualmente, invece, la legge disciplina i

seguenti regimi patrimoniali:

a) comunione dei beni cc 159: è il regime legale ordinario, che opera sempre, qualora le parti non

abbiano stabilito diversamente; è dunque derogabile e riguarda esclusivamente i beni acquistati durante

il matrimonio;

b) separazione dei beni: può essere scelta dai coniugi tramite dichiarazione nell'atto di celebrazione del

matrimonio, o attraverso una convenzione; con la separazione ogni parte conserva la proprietà di tutti i

beni e l'esclusiva amministrazione di essi;

c) fondo patrimoniale cc da 167 a 171: viene attuato tramite una convenzione matrimoniale o per

testamento, e consiste nel vincolare un patrimonio separato ai bisogni della famiglia;

d) comunione convenzionale: viene attuata per mezzo di una convenzione e consente di modificare

determinati aspetti della comunione legale dei beni.

 La separazione dei coniugi

Non comporta la cessazione del vincolo matrimoniale ma solo la modificazione di taluni diritti e

doveri conseguenti al matrimonio: infatti, le parti non perdono lo stato di coniugi, che perdura

fino alla morte di uno di essi o fino alla pronuncia di divorzio. La separazione personale dei

coniugi può assumere la forma di separazione giudiziale e separazione consensuale.

1. La separazione giudiziale. Viene pronunciata dal tribunale su richiesta di uno dei coniugi. La

separazione può essere richiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di

entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare

pregiudizio all'educazione della prole.

a) Organo competente. La competenza L 898 2 in materia è affidata al tribunale del luogo in cui risiede

il convenuto (cioè la parte che viene citata in giudizio). La fase iniziale si svolge dinnanzi al presidente del

tribunale che tenterà di conciliare i coniugi. 16

b) Effetti della separazione. A seguito della separazione i coniugi decadono dal dovere di coabitazione.

La legge disciplina le conseguenze della separazione prevalentemente in relazione alla prole e all'aspetto

patrimoniale. Qualora vi siano figli minorenni cc 155, il giudice deve emettere tutti i provvedimenti

necessari nei loro confronti con esclusivo riferimento al loro interesse morale e materiale. Innanzitutto,

nel pronunziare la separazione, egli dovrà dichiarare a quale dei coniugi essi saranno affidati. Inoltre,

stabilirà la misura e il modo con cui l'altro coniuge deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e

all'educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi: ciò significa

che dovrà quantificare l'assegno di mantenimento a favore del coniuge affidatario e le modalità del diritto

di visita riguardanti il non affidatario. Per quanto concerne l'abitazione nella casa familiare, essa spetta di

preferenza al coniuge cui vengono affidati i figli, anche se la casa non è di sua proprietà. L'obbligo di

contribuzione al mantenimento dell'altro coniuge sussiste cc 156 solo se la separazione non sia in alcun

modo addebitabile al richiedente e a condizione che quest'ultimo non possegga adeguati redditi propri. A

seguito della riconciliazione cessano gli effetti della sentenza di separazione.

2. La separazione consensuale. Si svolge con un procedimento più rapido e permette ai coniugi di non

sottoporre le proprie questioni private dinnanzi al giudice e di procedere con maggior economia. Requisiti

essenziali sono il consenso tra le parti e l'omologazione del giudice. L'accordo deve vertere su tutti i punti

richiesti perché possa attuarsi lo stato di separazione: dunque i coniugi devono determinare a chi saranno

affidati i figli, le modalità di contribuzione al mantenimento degli stessi e del coniuge legittimato, la

disponibilità della casa familiare. Raggiunto l'accordo è necessario ricorrere al giudice affinché pronunci

l'omologazione; il ricorso cpc 711 dev'essere presentato da entrambi i coniugi o da uno solo; il

presidente del tribunale cpc 706 deve ascoltarli e cercare di conciliarli: qualora la riconciliazione non

riesca si dà atto nel processo verbale del consenso alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi

e i figli.

 Il divorzio

Il legislatore ha accolto nel 1970 l'istituto del divorzio, benché la legge non faccia riferimento a

questo termine e parli invece di scioglimento del matrimonio per i matrimoni civili e di cessazione

degli effetti civili per i matrimoni concordatari. Affinché il giudice possa pronunciare lo

scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio è necessario che:

- abbia accertato che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o

ricostituita;

- ricorra almeno uno dei fatti specifici previsti dalla legge: separazione personale dei coniugi ininterrotta

per almeno 3 anni; condanna definitiva di un coniuge a pene detentive gravi (ergastolo o detenzione

superiore a 15 anni ecc.); scioglimento del matrimonio ottenuto all'estero da un coniuge cittadino

straniero o nuovo matrimonio all'estero di un cittadino straniero; mancata consumazione del matrimonio;

cambiamento di sesso di un coniuge.

1. Il procedimento. Il procedimento di divorzio si apre con ricorso presentato da uno dei coniugi presso

il tribunale del luogo ove il coniuge convenuto ha la sua residenza o domicilio. Il presidente tenta la

conciliazione dei coniugi; se il tentativo fallisce il processo prosegue secondo le modalità ordinarie: in

contraddittorio delle parti e con l'intervento del pubblico ministero. Il tribunale, accertata l'esistenza di

una delle cause di divorzio previste dalla legge, pronuncia con sentenza lo scioglimento e la cessazione

degli effetti civili del matrimonio, ordinando all'ufficiale di stato civile del luogo ove venne trascritto il

matrimonio di procedere all'annotazione della sentenza.

2. Domanda congiunta di divorzio. Accanto al procedimento sopra esposto se ne è recentemente

aggiunto un altro: la legge L 74/1987 prevede infatti per i coniugi la possibilità di proporre una domanda

congiunta di divorzio, sempre con ricorso. La particolarità di questa domanda è che in essa non ci si limita

a chiedere il divorzio, ma è necessario anche indicare compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai

rapporti economici: occorre dunque che i coniugi abbiano già concordato quali saranno i loro rapporti

economici e le condizioni inerenti ai figli, susseguenti allo scioglimento del matrimonio. 17

3. La sentenza di divorzio. Lo scioglimento del matrimonio civile e il venire meno degli effetti civili del

matrimonio canonico hanno l'effetto di far riacquistare ai coniugi la libertà di stato, permettendo quindi

loro di risposarsi. Cessano inoltre cc 143 i diritti e i doveri matrimoniali, ma restano da sistemare i

rapporti economici tra gli ex coniugi e i doveri verso i figli: di tutto ciò si occupa appunto la sentenza di

divorzio. La legge prevede che con la sentenza di divorzio, il giudice possa fare nascere in capo a un

coniuge l'obbligo di somministrare periodicamente all'altro un assegno, a condizione che questi non abbia

mezzi adeguati o non possa comunque procurarseli per ragioni oggettive. In seguito al divorzio sorge il

problema a quale dei coniugi affidare i figli nati o adottati durante il matrimonio: la decisione, così come

ogni altro provvedimento relativo alla prole, spetta al tribunale, che dovrà tenere esclusivamente conto

dell'interesse morale e materiale dei figli. La legge prevede la possibilità di disporre l'affidamento

congiunto (il figlio è affidato contemporaneamente a entrambi i genitori) o alternato (il figlio è affidato

ora all'uno ora all'altro per periodi stabiliti), sempre che lo ritenga utile, tenuto conto dell'interesse del

minore.

 La filiazione

L'istituto indica il rapporto di discendenza tra genitori e figli; l'ordinamento distingue la filiazione

legittima e la filiazione naturale.

1. Filiazione legittima. Perché si possa parlare di legittimità della filiazione occorrono i seguenti

requisiti:

- il matrimonio valido tra i due genitori;

- la maternità, ossia la nascita del figlio dalla donna qualificata come sua madre;

- la paternità, ossia il concepimento del figlio da parte dell'uomo che si qualifica come suo padre;

- il concepimento durante il matrimonio.

La legge presume che il padre sia il marito della donna che ha partorito il figlio durante il matrimonio e

contro questa presunzione può solo essere esperita l'azione di disconoscimento della paternità. Si

presume concepito durante il matrimonio cc 232 il figlio nato quando sono trascorsi 180 giorni (durata

minima della gestazione) dalla celebrazione del matrimonio e non sono ancora trascorsi 300 giorni dalla

data dell'annullamento, o dello scioglimento, o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

2. Filiazione naturale. Sono naturali i figli nati da genitori non coniugati. La legge di riforma del diritto

di famiglia ha eliminato la vecchia dizione del codice, laddove si parlava di filiazione illegittima,

sostituendovi quella di filiazione naturale.

a) Il riconoscimento. Il figlio naturale cc 250 può essere riconosciuto dal padre o dalla madre, o da

entrambi, anche se all'epoca del concepimento questi erano sposati con un'altra persona. Il

riconoscimento può essere effettuato sia congiuntamente sia separatamente; nel caso in cui debba essere

riconosciuto un figlio ultrasedicenne è necessario anche il suo consenso; se il figlio è minore di 16 anni

occorre invece quello del genitore che lo ha già riconosciuto e che non può negarlo ove risponda

all'interesse del figlio. I genitori di età inferiore ai 16 anni non possono effettuare alcun riconoscimento cc

253.

b) Azione per il riconoscimento giudiziale. La legge cc 269 ammette il figlio che non sia stato

riconosciuto a promuovere un'azione volta a ottenere la dichiarazione giudiziale della maternità o della

paternità, in tutti i casi in cui la legge consente il riconoscimento. La legge cc 251 impedisce il

riconoscimento da parte dei genitori dei figli incestuosi, cioè generati da persone tra le quali esiste un

vincolo di parentela in linea retta all'infinito o in linea collaterale entro il secondo grado, oppure un

vincolo di affinità in linea retta, a meno che i genitori al tempo del concepimento ignorassero il vincolo di

parentela o di affinità esistente fra loro, oppure sia stato dichiarato nullo il matrimonio, da cui l'affinità

deriva. Il figlio incestuoso non riconoscibile non può agire per la dichiarazione giudiziale di maternità o 18

paternità, ma potrà solo ottenere il mantenimento, l'istruzione e l'educazione, oppure in caso di bisogno e

se maggiorenne, gli alimenti cc 279.

c) La legittimazione. I figli naturali possono acquistare con la legittimazione per susseguente

matrimonio dei genitori, o per provvedimento del giudice, una posizione giuridica analoga a quella dei figli

legittimi cc 280. I figli naturali legittimati per susseguente matrimonio acquistano cc 283 i diritti dei figli

legittimi a decorrere dal giorno del matrimonio. È necessario il riconoscimento di entrambi i genitori

nell'atto di matrimonio o anteriormente a esso. La legittimazione cc 284 è accordata dal giudice con

provvedimento solo quando risponda agli interessi del figlio, e in presenza di alcune condizioni indicate

dalla legge.

 L'adozione

L'adozione è un istituto che ha subito una radicale evoluzione nel corso del tempo: prevista

originariamente per assicurare alle famiglie agiate senza discendenti di sangue la possibilità di

trasmettere il cognome e il patrimonio, si è trasformata in istituto predisposto a tutela dei minori in stato

di abbandono, al fine di inserirli in una nuova famiglia.

L'adozione dei minori. . L 184 4/5/1983 Con questa forma di adozione si mira a dare una famiglia ai

minori abbandonati. Con l'adozione tutti i rapporti giuridici con la famiglia d'origine vengono a cessare e il

minore diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della nuova famiglia.

REQUISITI PER L'ADOZIONE

genitori sposati da più di 3 anni

non separati

dichiarati idonei dal tribunale dei minori

minore meno di 18 anni

in stato di abbandono

dichiarato adottabile dal tribunale dei minori

1. I requisiti. Possono fare domanda di adozione i coniugi uniti in matrimonio (sia religioso con effetti

civili, sia civile) da almeno 3 anni. I coniugi non devono essere separati, né in tribunale né di fatto, e

devono essere dichiarati idonei a educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare.

Controverso è il dibattito sulla eventualità di consentire al single di adottare un bambino.

2. La domanda. La domanda di adozione deve essere presentata al tribunale dei minori. La domanda

scade dopo 2 anni e può essere ripresentata. Nella domanda i coniugi non possono chiedere l'adozione di

un minore in particolare; devono invece specificare l'eventuale disponibilità ad adottare più fratelli.

3. Accertamento di idoneità dei coniugi. L'idoneità dei coniugi viene dichiarata dai giudici del

tribunale dei minori, sentito il parere di assistenti sociali e psicologi, e dopo accurate indagini che hanno

lo scopo di accertare l'attitudine a educare il minore, la salute, l'ambiente familiare, i motivi per cui i

coniugi desiderano adottare.

4. Stato di abbandono del minore. Lo stato di abbandono è dichiarato dal tribunale quando i minori

sono privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti. Si parla di abbandono

anche quando il minore è ricoverato in istituto di assistenza o è in affidamento familiare. 19

5. Dichiarazione di adottabilità o di non adottabilità. La dichiarazione di adottabilità o di non

adottabilità è rilasciata dal giudice con provvedimento motivato. Contro tale decisione possono ricorrere

sia i genitori e i parenti, sia il pubblico ministero con una opposizione allo stesso tribunale. Al minore

dichiarato adottabile viene assegnato un tutore.

6. Affidamento preadottivo. È la fase precedente e preparatoria dell'adozione vera e propria. Il

tribunale decide sull'affidamento del minore dichiarato adottabile a una coppia di coniugi dichiarati idonei

all'adozione. Tra il minore e i coniugi ci deve essere una determinata differenza di età: non meno di 18

anni e non più di 40 (un bambino di 6 anni può essere dato in affidamento a coniugi che abbiano almeno

24 anni e non più di 46). Se ci sono più fratelli con la dichiarazione di adottabilità, non può essere

concesso l'affidamento preadottivo per uno solo di essi. La Corte costituzionale ha stabilito nel 1992 che

l'adozione dei fratelli di un bambino già adottato può avvenire anche se tra uno di essi e i coniugi

adottanti vi è una differenza di età superiore ai 40 anni.

7. Dichiarazione di adozione e suoi effetti. Trascorso un anno dall'affidamento preadottivo, il

tribunale dichiara l'adozione con decreto motivato. Se i coniugi hanno figli maggiori di anni 14, essi

devono essere ascoltati, così come il minore adottando. Il minore prende il cognome dei genitori e

acquisisce lo stato di figlio legittimo; non acquista alcun vincolo di parentela con i parenti dei genitori.

Perde ogni contatto con la famiglia originaria; ogni documento avrà solo il nuovo cognome: vige il divieto

assoluto di dare indicazioni del cognome originario e dei genitori naturali. Ai fini ereditari il minore eredita

dai genitori adottivi e dai fratelli, non dai parenti dei genitori.

L'adozione di persone maggiori di età. . L 184 4/5/1983 59 Questa forma di adozione permette alle

persone che non hanno discendenti (pur avendo eredi fra i fratelli e le sorelle, i genitori, i cugini ecc.) di

adottare una persona maggiorenne, allo scopo di tramandare il proprio cognome e il proprio patrimonio.

L'adottante (cioè colui che adotta) può anche non essere sposato o essere stato sposato (quindi vedovo o

separato), deve avere compiuto i 36 anni e avere almeno 18 anni più dell'adottando (colui che viene

adottato) cc da 291 a 314. L'adottando conserva tutti i diritti e i doveri nei confronti della famiglia

d'origine e nello stesso tempo diventa parente a tutti gli effetti dell'adottante. Infatti il cognome

dell'adottante viene aggiunto davanti al cognome dell'adottato in tutti i documenti e, salvo revoche

dell'adozione, diventa erede legittimo dell'adottante. Attraverso l'adozione sorgono i diritti successori

dell'adottato sul patrimonio dell'adottante, ma mai viceversa (quindi l'adottante non potrà mai rivendicare

diritti successori sul patrimonio dell'adottato). Prima di pronunciarsi sull'adozione, il tribunale controlla se

tutte le condizioni della legge sono state soddisfatte e se l'adozione è conveniente all'adottando.

L'adozione internazionale. L 184 4/5/1983 In questo particolare caso di adozione valgono regole molto

simili a quelle dell'adozione dei minori, con alcune differenze.

1. Il nullaosta. I coniugi, oltre alla dichiarazione di idoneità, devono anche chiedere il nullaosta al

ministero degli esteri per l'entrata del minore in Italia. Il nullaosta è concesso quando l'autorità straniera

del Paese d'origine del minore ha emanato un provvedimento di affidamento preadottivo o di adozione di

quel minore ai coniugi. Tale provvedimento, per essere valido, deve essere dichiarato conforme alle

norme dello Stato dove è stato emesso; la dichiarazione di conformità viene fatta dall'autorità consolare

italiana presente in quello Stato. Questo doppio controllo (provvedimento dell'autorità straniera,

dichiarazione del consolato) viene richiesto affinché l'adozione non sia fatta in contrasto con le norme di

entrambi i Paesi per scopi di lucro, o comunque non nell'interesse del minore.

2. Dichiarazione di efficacia. Ottenuto il nullaosta, i coniugi devono chiedere che i provvedimenti di

affidamento preadottivo o di adozione emessi nel Paese straniero abbiano efficacia in Italia. L'efficacia di

tali provvedimenti è dichiarata dal tribunale. Il decreto di adozione del minore straniero produce gli stessi

effetti di quello del minore italiano. Inoltre, il minore straniero adottato da cittadini italiani acquista la

cittadinanza italiana. 20

 L'affidamento familiare

Il minore ha il diritto cost 30 di essere educato, mantenuto e istruito dalla sua famiglia, ma se è

temporaneamente privo di un ambiente idoneo, può L 184 4/5/1983 2 essere collocato in un

nucleo familiare diverso. Il provvedimento con il quale viene disposto tale affidamento deve

essere temporaneo e contenere l'indicazione della durata presumibile. Durante l'affidamento il

minore è soggetto all'autorità degli affidatari, i quali devono assicurargli l'assistenza morale e

materiale, nonché agevolare i suoi rapporti con la famiglia d'origine per favorire il reinserimento

in essa. Ciononostante, il potere di rappresentare il minore e di amministrare i suoi beni spetta

solo alla famiglia naturale o al tutore.

1. Soggetti affidatari. Soggetti affidatari sono i coniugi, possibilmente con figli minori; una persona

singola; una comunità di tipo familiare, cioè un gruppo di persone abitanti nel medesimo alloggio con

caratteristiche e abitudini simili a quelle di una famiglia, pur non essendo tale.

2. Organi preposti e termine dell'affidamento. L'affidamento è disposto dai servizi sociali degli enti

locali (Comuni, Province); quando manca il consenso dei genitori e del tutore, il procedimento si svolge

dinanzi al tribunale per i minorenni, il quale provvede a disporre l'affidamento. L'affidamento termina

quando cessa la situazione di temporanea difficoltà che lo ha reso necessario o quando il suo protrarsi

arreca pregiudizio al minore. 21

LE SUCCESSIONI EREDITARIE

 Introduzione

Alla morte di una persona, i rapporti giuridici patrimoniali, sia attivi che passivi, di cui era titolare

si trasferiscono a un altro soggetto, il successore. La successione cc 588 si dice a titolo universale

quando il successore, che acquista la qualità di erede, subentra in tutto o in parte nei rapporti

patrimoniali del defunto; se invece acquista la titolarità di singoli beni o diritti, la successione si

dice a titolo particolare (legato). Chi acquista la qualità di erede subentra in tutti i rapporti

giuridici, anche in quelli passivi, ed è tenuto, quindi, a rispondere degli eventuali debiti della

persona alla quale succede. La successione si apre al momento della morte nel luogo dell'ultimo

domicilio del defunto. Nel nostro ordinamento cc 456 esistono tre tipi di successione:

testamentaria, legittima e necessaria. Nel primo caso l'eredità si devolve secondo quanto

disposto dal testatore stesso in un atto formale e solenne, il testamento. Ogniqualvolta il

testamento manchi o preveda l'assegnazione di una parte soltanto del patrimonio ereditario,

l'eredità viene devoluta secondo criteri e modalità stabiliti dalla legge cc 457 ai cosiddetti

successori legittimi (successione legittima).

La successione necessaria, infine, è costituita dal complesso di norme che garantiscono a determinati

soggetti indicati dalla legge (i successori necessari, o legittimari o riservatari) una quota dei beni ereditari

anche contro la volontà del testatore. Oggetto di successione sono tutti quei diritti e obblighi facenti capo

al de cuius al momento della sua morte e aventi natura patrimoniale che non si estinguono con la morte

di una persona: non costituiscono oggetto di successione, ad es., i diritti inerenti alla persona e relativi a

rapporti familiari la cui tutela è affidata, alla morte del titolare, ai congiunti di questo e non agli eredi. La

qualità di erede si acquista solamente dopo l'accettazione di eredità da parte del chiamato. Qualora il

soggetto designato come erede non voglia o non possa accettare, opera l'istituto della rappresentazione

ereditaria. Se mancano i presupposti per la rappresentazione si applica l'istituto dell'accrescimento. 22

 La successione testamentaria

Un soggetto può validamente disporre delle proprie sostanze per il periodo in cui avrà cessato di

vivere solo se in possesso della capacità di agire. Sono pertanto da considerare incapaci di

disporre per testamento: i minori di età, gli interdetti per infermità di mente, coloro che sebbene

non interdetti fossero, al momento in cui fecero testamento, per qualsiasi causa, anche

transitoria, incapaci di intendere e di volere. Per quanto riguarda la capacità di ricevere per

testamento, sono capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell'apertura

della successione. Possono inoltre ricevere per testamento i figli di una determinata persona

vivente al tempo della morte del testatore, benché non ancora concepiti cc 462. Sono esclusi

dalla successione gli indegni (per es., chi ha volontariamente ucciso, o tentato di uccidere la

persona della cui successione si tratta cc 463). Le persone giuridiche sono capaci di succedere cc

688 ss. Il testatore può sostituire all'erede designato un'altra persona nel caso in cui il primo non

voglia o non possa succedere (sostituzione testamentaria).

Il testamento. cc 587 È l'atto, revocabile, con cui una persona dispone delle proprie sostanze o di parte

di esse per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Nel nostro ordinamento è l'unico atto che consente a un

soggetto di disporre dei propri beni per causa di morte: la legge considera infatti nulle le disposizioni

successorie contenute in un contratto e i patti successori. Le caratteristiche del testamento sono:

revocabilità, personalità, unilateralità, solennità.

a) Revocabilità cc 679: il testamento può essere in qualsiasi momento modificato dal testatore. La

revoca cc 680 si dice espressa se è contenuta in un nuovo testamento (o con atto redatto alla presenza di

due testimoni) nel quale il testatore dichiara espressamente di revocare, in tutto o in parte, le

disposizioni in precedenza dettate. La revoca può essere anche implicita cc 681: qualora, infatti, un

testamento posteriore a un altro o ad altri non revochi in modo espresso le disposizioni precedentemente

dettate, si devono considerare annullate cc 682 solo quelle che appaiano oggettivamente incompatibili

con le disposizioni successive.

b) Personalità: il testamento dev'essere redatto personalmente dal testatore il quale non può delegare

questo compito a un rappresentante né affidare a un terzo l'indicazione dell'erede o la determinazione

delle quote.

c) Unilateralità: il testamento è un atto unilaterale, poiché esso è costituito dalla dichiarazione della

volontà di una sola parte. 23

d) Solennità: il testamento può essere fatto solo nelle forme previste dalla legge. Il testamento cc 601

può essere redatto in due forme ordinarie: testamento olografo e testamento per atto di notaio, il quale

si distingue in pubblico e segreto.

1. Il testamento olografo. cc 602 È quello scritto per intero, datato e sottoscritto di proprio pugno dal

testatore e per essere valido non deve contenere nessuna parte scritta con mezzi meccanici. La

sottoscrizione dev'essere apposta alla fine delle disposizioni e viene considerata valida anche se non

contiene per intero il nome e cognome del testatore, purché sia comunque individuabile con sicurezza.

2. Il testamento per atto di notaio.

a) Il testamento pubblico. cc 603 È quello ricevuto dal notaio il quale in presenza di due testimoni

redige per iscritto le dichiarazioni rese dal testatore; successivamente dà lettura delle disposizioni al

testatore e ai due testimoni, insieme ai quali sottoscrive l'atto. Il testamento deve contenere l'indicazione

del luogo e della data del ricevimento e l'ora della sottoscrizione; in caso di impossibilità o di grave

difficoltà per il testatore di sottoscrivere, il notaio dovrà menzionare nell'atto le ragioni dell'impedimento:

se il testatore è incapace anche di leggere, l'atto deve essere redatto in presenza di quattro testimoni.

b) Il testamento segreto. cc 604 Viene redatto dal testatore senza la presenza del notaio e dei

testimoni e successivamente consegnato al notaio il quale attesta il ricevimento attribuendogli in questo

modo valore di atto pubblico. Il testamento segreto si compone di due elementi: la scheda testamentaria,

che ha natura giuridica di scrittura privata, e la consegna dell'atto al notaio il quale, al momento del

ricevimento, redige un verbale avente natura di atto pubblico. Il testatore deve cc 605 consegnare

personalmente la carta su cui è scritto il testamento al notaio il quale provvede a sigillare l'involucro, sul

quale scrive l'atto di ricevimento, che va redatto dal testatore, dai testimoni e dal notaio; qualora manchi

di taluno dei requisiti richiesti dalla legge cc 607 ha efficacia di testamento olografo se ne ha i requisiti.

3. Le cause di nullità e annullabilità. Sono cause di nullità tutti quei difetti di forma che escludono o

rendono incerta l'autenticità della provenienza delle disposizioni dal testatore, la mancanza della

redazione per iscritto da parte del notaio, delle dichiarazioni del testatore, quella della sottoscrizione nel

testamento pubblico, quella dell'autografia o della sottoscrizione nel testamento olografo. Il testamento è

invece semplicemente annullabile oltreché per i vizi di forma di minor rilevanza, per es., la mancanza

della data nel testamento olografo, anche per l'incapacità di agire del testatore, per errore, dolo o

violenza. Sia quello nullo sia quello annullabile possono essere impugnati da chiunque vi abbia interesse

al fine di ottenere una pronuncia di annullamento da parte dell'autorità giudiziaria. Nel caso della nullità,

l'azione può essere promossa in qualsiasi tempo, mentre nelle ipotesi di semplice annullabilità vige un

termine di prescrizione di 5 anni. 24

 La successione legittima

La legge cc 565 s considera successori legittimi il coniuge, i discendenti legittimi e naturali, gli ascendenti

legittimi e gli altri parenti fino al sesto grado. Se tutti questi successori mancano l'eredità si devolve allo

Stato; se mancano ascendenti, discendenti, fratelli e sorelle l'intero patrimonio è conseguito dal coniuge;

se il coniuge concorre con un figlio, l'eredità sarà divisa in parti uguali, mentre se concorre con più di un

figlio riceverà un terzo del patrimonio e se concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle, anche

se unilaterali, ne riceverà due terzi. Queste disposizioni si applicano anche al coniuge separato, ma se la

separazione è stata a lui addebitata avrà diritto solo a un assegno vitalizio il cui ammontare non potrà, in

ogni caso, essere superiore agli alimenti già goduti (se al momento dell'apertura della successione

godeva degli alimenti). Per quanto riguarda i figli, se concorrono da soli all'apertura della successione

riceveranno l'intera eredità in parti uguali tra loro; i figli naturali riconosciuti, i legittimati e gli adottivi

succedono al pari di quelli legittimi. Se ci sono figli, l'eredità sarà loro devoluta interamente e alla

successione non potranno partecipare né gli ascendenti né i parenti ulteriori. 25

 La successione necessaria

Le norme in proposito costituiscono un limite alla libertà testamentaria e sono poste a tutela dei diritti di

determinate categorie di successibili ai quali la legge riserva di diritto, cioè anche contro la volontà del

defunto, una quota del patrimonio ereditario (la cosiddetta porzione legittima o quota di riserva). Questi

soggetti (legittimari) sono: il coniuge, i figli legittimi e naturali e gli ascendenti legittimi. Tutte le volte in

cui il de cuius disponga, per atto tra vivi (ad es., donazione) o con il testamento, della quota o di una sua

parte che la legge riserva ai legittimari si ha lesione di legittima. Il legittimario che si ritenga leso da

disposizioni o atti che dispongano del patrimonio del defunto in misura eccedente rispetto a quella

consentita per legge potrà esperire l'azione di riduzione. Per determinare l'ammontare della quota di

cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo

della morte, detraendone i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo

di donazione (riunione fittizia) e sull'asse così formato si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre

cc 556.

 La comunione ereditaria

È il fenomeno che si verifica in conseguenza dell'acquisto dell'eredità da parte di più soggetti, detti

coeredi. Nel caso in cui gli eredi siano più di uno, la comunione non si forma solo qualora il testatore

abbia già diviso i beni del suo patrimonio con il testamento. Nei casi di comunione ereditaria ciascuno dei

coeredi è titolare di una quota del patrimonio del defunto. Alla comunione ereditaria si applicano le norme

del codice civile sulla comunione in generale (oltre, naturalmente, alla disciplina particolare per le

successioni). In conformità ai principi generali, ciascun coerede può chiedere, in qualunque momento, la

divisione delle quote, facendo così cessare lo stato di comunione determinatosi al momento dell'apertura

della successione cc 713. 26

La divisione ereditaria. Nell'ambito della divisione ereditaria possiamo distinguere tra divisione decisa

dal testatore e divisione fatta su richiesta di uno o più coeredi.

1. La divisione decisa dal testatore. Si verifica qualora sia il testatore stesso a provvedere, nel

testamento, alla divisione dei beni del proprio patrimonio fra gli eredi, oppure a fissare criteri direttivi

circa le modalità da seguire nella divisione, determinando, in particolare, la parte spettante a ciascuno dei

coeredi. In quest'ultimo caso le condizioni poste dal testatore sono vincolanti per gli eredi, e i beni del

patrimonio non cadono in comunione, ma vengono acquistati a titolo di proprietà dai singoli beneficiari

dal momento in cui abbiano accettato l'eredità.

2. La divisione fatta su iniziativa dei coeredi. Può essere di due tipi: amichevole e giudiziale. La

divisione amichevole non è soggetta a una disciplina particolare; se il patrimonio da dividere comprende

beni immobili, va fatta per atto scritto e successivamente trascritta nei pubblici registri. Per la divisione

giudiziale la legge prevede regole specifiche. Chi intende procedere alla divisione deve proporre la

domanda nei confronti di tutti i coeredi e di tutti gli eventuali creditori del defunto. Se non sorgono

contestazioni la divisione è disposta dal giudice istruttore con ordinanza; in caso contrario cpc 785 la

causa viene inviata al collegio per la trattazione nelle forme ordinarie fino alla sentenza che dispone la

divisione.

La collazione ereditaria. È un istituto che opera in sede di divisione ereditaria nei casi in cui il defunto

abbia fatto, nel corso della sua vita, delle donazioni ai figli, al coniuge o ai discendenti. I beneficiari delle

donazioni devono, al momento della divisione, conferire alla massa ereditaria i beni ricevuti cc 737. In

questa ipotesi, infatti, la legge presume che il de cuius abbia voluto anticipare a questi soggetti una parte

della loro quota, senza però voler alterare l'assegnazione fatta nel testamento o stabilita dalla legge.

Qualora risulti in maniera inequivocabile l'intenzione del testatore di attribuire il bene a un certo soggetto

in aggiunta alla quota ereditaria a lui spettante, la collazione non si applica, purché il valore complessivo

dei beni attribuiti all'erede non superi la porzione disponibile.

1. Modalità della collazione. Per quanto riguarda i beni soggetti a collazione, se oggetto della

donazione è una cosa immobile, la collazione si può fare cc 746 o conferendo il bene in natura o

imputando il valore del bene al tempo dell'apertura del testamento, alla propria porzione; se è una cosa

mobile (o una cosa immobile che sia stata però già venduta) la collazione si fa per imputazione cc 750:

invece di consegnare il bene, si darà la cifra in denaro corrispondente al valore della cosa al momento

dell'apertura della successione. Nel caso in cui oggetto della donazione sia una somma di denaro la

collazione si attua secondo tale modalità: l'importo della donazione viene contabilmente assegnato al

donatario e, contemporaneamente, ogni discendente non donatario riceve materialmente una pari somma

prelevata dal denaro esistente nell'eredità. Se il denaro contenuto nell'eredità (relictum) non è sufficiente

e il donatario non vuole conferire direttamente la somma ricevuta in donazione, i discendenti non

donatari effettuano prelevamenti di beni mobili o immobili esistenti nell'eredità cc 751; se oggetto della

donazione sono titoli di stato o azioni quotate, la collazione si fa sulla base dei listini di borsa, sempre con

riferimento al tempo dell'apertura della successione. Dalla collazione sono escluse: le spese di

mantenimento e di educazione; quelle sostenute per malattia, abbigliamento, nozze; le liberalità fatte in

occasione di servizi resi o in conformità agli usi; le spese per il convivio nuziale e per l'istruzione artistica

o professionale, qualora non eccedano notevolmente la misura ordinaria. 27

I DIRITTI REALI E IL POSSESSO

 Introduzione

I diritti reali (dal latino res = cosa) sono diritti sulle cose, che attribuiscono al loro titolare il potere di

trarne utilità. Il potere sulla cosa che deriva dalla titolarità di un diritto reale può essere pieno ed

esclusivo, come nel caso della proprietà, oppure limitato, come nel caso della servitù di passaggio (diritto

di un proprietario di un fondo di passare su quello del vicino). I diritti reali sono detti assoluti, nel senso

che essi possono essere fatti valere nei confronti di tutti (erga omnes),a differenza dei diritti di credito,

che si fanno valere nei confronti di chiè debitore e che per questa ragione sono definiti diritti relativi.

Oltreal diritto reale rappresentato dalla proprietà, vi sono due gruppi di diritti reali (detti diritti reali su

cosa altrui), rispettivamente di godimento e di garanzia.

I primi consentono di trarre dalla cosa soltanto definitee limitate utilità, e sono: l'usufrutto, l'uso,

l'abitazione, la superficie,la servitù, l'enfitèusi. I diritti reali di garanzia attribuiscono al titolare il potere di

soddisfarsi sulla cosa posta a garanzia del proprio credito, con preferenza rispetto agli altri creditori e

sono: il pegno e l'ipoteca. A differenza dei diritti reali che sono situazioni di diritto, il possessoè il potere

di fatto su di una cosa, che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà o

ad altro diritto reale cc 1140; è possibile possedere direttamente, ma anche per il tramite di un altro

soggetto, che si qualifica come semplice detentore

 I beni

cc 810 In senso giuridico è definito bene qualunque cosa possa costituire oggetto di diritti. Per

essere definiti tali i beni devono essere cose appropriabili che abbiano un valore di scambio o un

mero valore morale. Le cose che non sono suscettibili di appropriazione esclusiva (come l'aria,

l'acqua del mare, il calore solare) non sono oggetto di diritto e non rientrano, pertanto, nella

definizione giuridica di beni. Oltre alle cose in senso fisico, oggetto di diritti possono essere le

attività dell'uomo, le creazioni intellettuali, l'energia, gli aspetti della personalità. I beni si

possono classificare in diverse categorie. La distinzione più comune divide i beni a seconda della

loro natura o della loro titolarità. Secondo la loro natura essi si classificano in:

a) beni corporali e incorporali: i primi sono tutte le cose dotate di materialità, che si percepiscono con

i sensi; i secondi sono i beni che possono essere percepiti con il pensiero come le opere dell'ingegno, le

invenzioni industriali, le opere letterarie;

b) beni fungibili e infungibili: sono fungibili i beni che possono essere misurati, pesati, numerati e che,

essendo cose generiche, possono essere scambiate con altre dello stesso tipo (ad es., il denaro); sono

infungibili le cose individualizzate e diversificate, che non possono essere sostituite con altre;

c) beni consumabili e inconsumabili: i primi non sono suscettibili di uso continuativo o ripetuto (i

commestibili, le bevande, il carbone). Rientra in questa categoria anche il denaro perché per utilizzarlo

occorre spenderlo. Inconsumabili sono le cose che possono essere utilizzate ripetutamente anche se con

l'uso si deteriorano. Le cose consumabili non possono essere oggetto di usufrutto che presuppone il

godimento della cosa;

d) beni divisibili e indivisibili: sono divisibili tutte le cose che possono essere scomposte in parti

omogenee non compromettendo l'uso a cui era destinata la cosa intera (un fondo, un edificio, il denaro);

indivisibili tutte le altre. La volontà delle parti o la legge può considerare indivisibile un bene che in realtà

non lo è (le parti comuni di un edificio in un condominio, i diritti di servitù, di pegno e di ipoteca);

e) beni mobili e immobili: sono immobili il suolo e tutte le cose a esso incorporate sia per coesione

organica (alberi) sia per coesione inorganica (costruzioni); lo sono anche i mulini, i bagni e gli edifici

galleggianti permanentemente uniti alla riva o all'alveo del fiume. Sono mobili tutti gli altri beni, cioè

generalmente tutti quei beni che si possono trasportare da un luogo a un altro. I contratti che hanno per

oggetto il trasferimento di beni immobili o la costituzione di diritti reali su di essi richiedono la forma

scritta e sono soggetti a trascrizione per essere opponibili ai terzi. La stessa disciplina si applica per beni

mobili iscritti in pubblici registri (navi, aeromobili e altri veicoli). Per i beni mobili, soggetti a più frequenti

28

e rapidi trasferimenti, è sufficiente essere possessori in buona fede, in virtù di un titolo idoneo a

trasferire la proprietà, per poter opporre a chiunque l'avvenuto acquisto del bene. I beni sono inoltre

classificabili in base alla titolarità: in questo senso si distingue tra beni privati e beni pubblici.

CLASSIFICAZIONE DEI BENI

in base alla

natura a. corporali/incorporali

b. fungibili/infungibili

c. consumabili/ inconsumabili

d. divisibili/indivisibili

e. mobili/immobili

in base alla

titolarità privati

pubblici demaniali

patrimoniali indisponibili

 La proprietà

La disciplina della proprietà è contenuta nella Costituzione, nel codice civile e in numerose leggi speciali.

La Costituzione cost 42 stabilisce che «la proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono

allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina

i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla

accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi prevedibili dalla legge, e salvo indennizzo,

espropriata per motivi di interesse generale». Il codice civile cc 832 afferma invece che la proprietà è il

diritto di «godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con osservanza degli

obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico».

1. Permanenza ed estensione del diritto. Il proprietario può anche, per lungo tempo, non esercitare i

diritti inerenti all'essere titolare di un bene, senza con ciò perderne la proprietà; l'omesso esercizio lo

espone però al rischio che altri si impossessi del bene e ne acquisti la proprietà per usucapione. La

proprietà fondiaria si estende, oltre che ai confini del fondo, anche al sottosuolo con tutto ciò che vi è

contenuto (a eccezione delle acque pubbliche, miniere, giacimenti di gas naturale, beni archeologici e di

interesse storico) consentendo al proprietario di realizzare qualsiasi escavazione che non danneggi il

vicino; egli non può, inoltre, opporsi a quelle attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel

sottosuolo e a tale altezza nello spazio che egli non abbia interesse a escluderle.

Modi di acquisto. Il codice cc 922 distingue due modi di acquisto della proprietà: a titolo originario e a

titolo derivativo. Sono modi di acquisto a titolo originario (che non determinano il trasferimento del diritto

dal proprietario ad un altro soggetto): l'occupazione, l'invenzione, l'accessione, la specificazione, l'unione

e commistione, l'usucapione. A titolo derivativo la proprietà si acquista per effetto di contratti e per

successione ereditaria; il proprietario che trasferisce il diritto è definito dante causa, l'acquirente del

diritto è detto successore o avente causa. 29

1. Occupazione. cc 923 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà, operante

esclusivamente per i beni mobili, che consiste nell'impossessarsi di una cosa che non sia mai stata di

proprietà di nessuno oppure volutamente abbandonata dal proprietario, volontarietà essenziale per

distinguere le cose abbandonate da quelle smarrite. Oggi,L 968 27/12/1977 la fauna selvatica fa parte

del patrimonio indisponibile dello Stato, ma non essendo stata abolita la caccia alcune specie consentite

sono ancora appropriabili da parte del cacciatore.

2. Invenzione. cc da 927 a 931 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà di un bene

mobile che sia stato smarrito da un terzo. Chi lo rinviene è tenuto a restituirlo al proprietario nell'ipotesi

che conosca la persona alla quale la cosa appartiene; diversamente deve consegnarla senza ritardo al

sindaco del Comune dov'è avvenuto il ritrovamento. Se entro 1 anno non si presenta il proprietario, il

ritrovatore acquista la proprietà della cosa smarrita. Nell'eventualità che il proprietario della cosa smarrita

si presenti per la restituzione, questi è tenuto a pagare un premio al ritrovatore nella misura del 10% del

valore della cosa rinvenuta.

3. Accessione. cc da 934 a 938 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà in forza del

quale qualsiasi piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al

proprietario di quest'ultimo, salvo che la legge o l'accordo delle parti prevedano diversamente. Il codice

civile prevede un'eccezione importante a tale principio, quella della cosiddetta accessione invertita, in cui

non è il proprietario del suolo ad acquistare il manufatto, ma è il proprietario dell'opera che acquista la

proprietà del suolo ove essa si trova. Perché l'accessione invertita abbia luogo occorre che: l'occupazione

del fondo sia avvenuta in buona fede, senza che il proprietario del suolo abbia proposto opposizione.

L'accessione di cosa immobile a cosa immobile si verifica nelle ipotesi di alluvione, abbandono

dell'àlveo e avulsione.

4. Specificazione. cc 940 È un modo di acquisto a titolo originario della proprietà, che si ha quando un

soggetto adopera una materia che non gli appartiene per formare una nuova cosa, che diviene di sua

proprietà (ad es., quando uno scultore realizza una statua con marmo altrui ne diviene proprietario ma

deve pagare il prezzo della materia al legittimo proprietario).

5. Unione e commistione. cc 939 Costituiscono un modo di acquisto a titolo originario della proprietà.

Propriamente, il termine unione è utilizzato quando si tratta del congiungimento di due cose che non

perdono la loro individualità pur risultando inseparabili (ad es., l'incastonamento di una gemma in un

anello); commistione si riferisce invece alla mescolanza di solidi che diventano non più distinguibili tra

loro (come succede quando in un unico contenitore vengono versati sacchi di grano appartenenti a distinti

proprietari).

Limiti. Il godimento della cosa e la facoltà di disporne non sono assoluti, ma sottoposti a limiti che

vengono, solitamente, distinti in limiti pubblici e privati.

1. Limiti pubblici. I limiti posti nell'interesse pubblico tendono a crescere anche in considerazione

dell'accentuata necessità di proteggere meglio il territorio, le acque, i boschi; tra di essi sono da

menzionare, oltre alle requisizioni e agli ammassi, le distanze legali da strade, autostrade, ferrovie e

cimiteri, nonché le imposizioni sui fondi per assicurare certe utilità alla pubblica amministrazione, quali il

passaggio di linee telefoniche ed elettriche, i vincoli forestali e idrogeologici. Ulteriori limiti sono costituiti

dalle norme poste a tutela dei beni di interesse storico e artistico. Sempre nell'ambito della imposizione di

limiti posti nell'interesse pubblico, lo Stato per attuare opere pubbliche o razionalizzare lo sfruttamento

del suolo può talvolta ricorrere all'espropriazione, ossia al trasferimento obbligatorio dei beni in proprietà

a privati a favore di enti pubblici quali, ad es., Regioni, Province, amministrazioni statali. L'espropriazione

comporta per chi la subisce il diritto a un indennizzo.

2. Limiti privati. I limiti alla proprietà posti nell'interesse privato tendono essenzialmente a regolare i

rapporti tra proprietà vicine: sono quelli relativi all'accesso al fondo da parte del vicino, alle distanze

nelle costruzioni e piantagioni, alle luci e vedute, allo stillicidio. Particolare rilevanza hanno i limiti

concernenti le immissioni e quelli che comportano il divieto degli atti di emulazione: il proprietario non

può immettere sul fondo del vicino fumo, calore, rumori e gas che superino la normale tollerabilità, la

quale viene valutata in considerazione dei luoghi e delle situazioni ove le immissioni hanno luogo. Il 30

divieto degli atti di emulazione si sostanzia nell'impossibilità per il proprietario di porre in essere

comportamenti unicamente finalizzati a nuocere e molestare terzi.

Tutela della proprietà: azioni petitorie. A difesa della proprietà, il codice civile disciplina le azioni

petitorie, volte ad accertare chi sia l'effettivo titolare del diritto di proprietà o di un diritto reale su di un

bene.

1. Azione di rivendicazione. cc 948 È l'azione più importante e consente al proprietario di un bene che

non sia in possesso del medesimo di chiederne la restituzione a colui che ne abbia la disponibilità. È

necessario provare davanti all'autorità giudiziaria la titolarità del diritto di proprietà.

2. Azione negatoria. cc 949 Mediante tale azione il proprietario che subisce molestie o turbative da

parte di terzi, che teme di subire un qualsiasi pregiudizio riguardante il suo diritto di proprietà, può

chiedere all'autorità giudiziaria una sentenza che accerti l'inesistenza dei diritti che i terzi vantano sul suo

bene e faccia cessare le eventuali turbative o molestie. Questa azione, a differenza di quella di

rivendicazione, non è indirizzata a dimostrare l'esistenza del diritto di proprietà in capo a chi la propone,

bensì più limitatamente ad accertare che il diritto di proprietà vantato è incondizionato, cioè libero da

qualsiasi obbligo nei confronti dei terzi.

3. Azione di regolamento di confini. cc 950 Questa azione consente di stabilire, con l'intervento del

giudice, il confine tra due fondi adiacenti quando vi sia incertezza sulla demarcazione tra i due immobili.

Entrambe le parti confinanti hanno l'onere di provare la rispettiva estensione del loro diritto; tale prova

può essere fornita con ogni mezzo.

4. Azione per apposizione di termini. cc 951 Si ricorre a questa azione quando il confine esistente tra

due fondi sia certo e individuato, però manchino o siano divenuti irriconoscibili i termini, cioè quei segni di

pietra o di altro materiale che vengono normalmente apposti sulla linea di confine per separare

fisicamente i due immobili contigui.

 La comunione

È la situazione in cui più soggetti sono titolari di un medesimo diritto reale sullo stesso bene. Qualora il

diritto in questione sia quello di proprietà si parla di comproprietà e i titolari sono denominati condòmini;

mentre nel caso di comunione di altri diritti reali i titolari sono definiti comunisti. La misura del diritto di

ciascun comproprietario è quantificabile e rappresentata dalla quota (ad es., se il bene in comunione è

costituito da un fondo che produce frutti e un soggetto è titolare di una quota pari a un terzo, a questi

spetterà un terzo dei frutti prodotti).

1. Origini. La comunione sorge a seguito di contratto, di successione ereditaria e per legge in certi casi

particolari, quali, ad es., la comunione delle parti comuni di un edificio (scale, tetto ecc.) o del muro su

confine (comunione forzosa). Se l'atto in forza del quale è sorta la comunione non dispone diversamente,

i partecipanti cc 1102 possono servirsi della cosa comune a condizione di non alterarne la destinazione,

né impedire agli altri partecipanti alla comunione di farne un uso conforme al loro diritto.

2. Spese e amministrazione. Ciascuno partecipa alle spese in proporzione delle rispettive quote, che

possono essere vendute o ipotecate. Per le decisioni relative all'amministrazione e alla conservazione del

bene occorre la volontà favorevole della maggioranza dei partecipanti, calcolata non secondo criterio

numerico, ma sulla base del valore delle quote cc 1105. L'alienazione del bene comune richiede il

consenso di tutti i partecipanti. Le decisioni della maggioranza possono essere impugnate dinanzi al

giudice dal comunista dissenziente. 31

3. Scioglimento. La comunione si scioglie con la divisione, che può essere domandata da qualunque

compartecipante cc 1111. La divisione può farsi sulla base dell'accordo degli interessati o, in mancanza di

esso, dal giudice.

Il condominio. Tipo di comunione avente per oggetto un edificio. Ogni condòmino ha la proprietà

esclusiva di uno o più appartamenti, mentre alcune parti dell'edificio, quali, ad es., il suolo su cui esso

sorge, le fondazioni, le scale, i muri maestri, il tetto e il cortile appartengono in comunione ai diversi

condòmini. Questi ultimi hanno sulle parti comuni un diritto di quota, proporzionale al valore delle loro

proprietà ed espresso in millesimi cc 1117. Il diritto di quota è inseparabile dalla proprietà

dell'appartamento e la comunione delle parti comuni non può essere sciolta su richiesta dei condòmini.

1. Uso e amministrazione delle parti comuni. Per quanto concerne l'uso e l'amministrazione delle

parti comuni sono previsti due organi: l'assemblea e l'amministratore. Ogni condòmino cc 1102 può

servirsi delle parti comuni se non ne altera la destinazione e non impedisce agli altri condòmini di farne lo

stesso uso secondo il loro diritto. Può anche apportare a proprie spese delle modificazioni che migliorino il

godimento del bene. Non può però estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri, se non

per usucapione (20 anni di palese uso esclusivo). Altra norma basilare cc 1122 è quella che vieta al

condòmino di eseguire nella sua proprietà opere che rechino danno alle parti comuni. In deroga alla

regola secondo cui tutte le innovazioni della cosa comune devono essere adottate con un numero di voti

che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell'edificio, la

legge dispone che per le innovazioni relative all'adozione di sistemi di riscaldamento l'assemblea di

condominio decide a maggioranza. Più in generale, gli interventi di recupero relativi a un unico immobile

composto da più unità immobiliari possono essere disposti dalla maggioranza dei condòmini che

comunque rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio.

a) Controversie fra condòmini. Devono essere discusse e risolte dall'assemblea del condominio, che

vota le decisioni a maggioranza assoluta dei presenti, i quali devono rappresentare almeno la metà più

uno dei millesimi totali. Se la delibera non viene accettata da uno o più dei condòmini in disaccordo la

discussione deve essere portata davanti al giudice civile con l'ausilio di un avvocato

 La multiproprietà

È un particolare investimento in beni durevoli, per lo più immobili, che consente di diventare proprietario

dell'oggetto in questione per un periodo di tempo determinato qualche mese o qualche settimana che si

ripete ogni anno. Attualmente la materia non è disciplinata da alcuna legge. Secondo alcuni, all'istituto

della multiproprietà dovrebbe applicarsi la disciplina dettata per la comunione; ma le più recenti

interpretazioni propendono per una diversa definizione: nel caso della multiproprietà non vi sarebbe

comunione bensì una coesistenza di distinte proprietà su beni altrettanto distinti, che corrispondono nel

loro numero alle frazioni temporali di godimento del bene attribuite a ciascun singolo multiproprietario.

Ne consegue che i rapporti tra i diversi proprietari non possono essere regolati dalle norme dettate per la

comunione, ma devono essere ricondotti alla disciplina del condominio e del buon vicinato

 La superficie

(cc 952) Costituisce un diritto reale di godimento dal contenuto assai ampio. Esso consente, infatti, a

colui che ne sia titolare (il superficiario) di erigere e mantenere al di sopra o al di sotto del suolo una

costruzione di qualsiasi genere, a esclusione delle piantagioni; appartiene originariamente al

proprietario del suolo, il quale può concederlo a terzi perché questi vi edifichino oppure, nel caso sia

già esistente un fabbricato, può alienare la proprietà della costruzione riservandosi quella del suolo

sul quale essa si alza. Il diritto di superficie può essere costituito dal proprietario in favore di un

terzo, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato: in quest'ultimo caso, allo scadere del

termine, il diritto si estingue e le costruzioni che siano state nel frattempo edificate divengono di

proprietà di colui al quale il suolo appartiene. Il diritto di edificare si estingue per prescrizione se il

superficiario non ne fa uso per 20 anni, mentre se è la costruzione a perire ciò non comporta

l'estinzione del diritto salvo che ciò fosse stato espressamente pattuito tra le parti. 32

 L'enfitèusi

(cc 959 s )È un diritto reale che attribuisce alla persona, in favore della quale è costituito, lo stesso

potere di godimento di un fondo spettante al proprietario. L'enfiteuta ha l'obbligo di pagare al

proprietario concedente un canone periodico in denaro o in una quantità fissa di prodotti naturali, e

quello di provvedere al miglioramento del fondo. Il diritto di enfitèusi può essere perpetuo o

temporaneo (cioè valido per un periodo limitato, in ogni caso non inferiore a 20 anni); nasce per

contratto o per testamento. L'enfiteuta può acquisire la proprietà del fondo con l'affrancazione, che

diviene efficace mediante il pagamento di una somma pari a 15 volte il canone annuo. Se il

concedente si rifiuta di accogliere la dichiarazione di affrancazione, l'enfiteuta può rivolgersi al giudice

per ottenere una sentenza che la pronunci. Il diritto dell'enfiteuta si estingue per i motivi seguenti:

per non uso protratto per 20 anni; quando è decorso il termine (se l'enfiteusi è temporanea); quando

il fondo è perito; per inadempimento dell'enfiteuta dell'obbligo di non deteriorare il fondo o di

migliorarlo; quando l'enfiteuta è moroso nel pagamento di almeno due annualità del canone.

L'enfiteuta ha diritto a un'indennità per i miglioramenti apportati al fondo oggetto del suo diritto. Se il

fondo è gravato da imposte, queste sono a carico dell'enfiteuta.

 L'usufrutto

(cc 981) È un diritto reale di usare la cosa altrui e trarne i frutti rispettandone però la destinazione

economica. Per destinazione economica si intende la particolare utilità che la cosa presenta al momento

della costituzione dell'usufrutto avendo riguardo non alla funzione cui sarebbe idonea ma allo scopo al

quale è, di fatto, destinata: se oggetto dell'usufrutto è, ad es., un vigneto, esso non può essere

trasformato in un prato, né un frutteto può essere trasformato in seminativo. L'usufrutto cc 978 324

viene costituito contrattualmente o per atto di ultima volontà; esiste anche un caso di usufrutto legale,

ovvero stabilito dalla legge, cioè quello spettante a entrambi i genitori sui beni dei figli minori. Se la

costituzione dell'usufrutto è volontaria e oggetto del diritto sono beni immobili, l'atto di costituzione deve

essere stipulato per iscritto e quindi trascritto. Esso è temporaneo e non può in ogni caso eccedere la

durata della vita dell'usufruttuario cc 979; quando è costituito a favore di persona giuridica non può

superare la durata di 30 anni; la temporaneità è dovuta all'intenzione del legislatore di non svuotare di

ogni utilità il diritto di proprietà e di non creare ostacoli alla circolazione dei beni.

1. Diritti dell'usufruttuario. Il diritto dell'usufruttuario comprende oltre al possesso della cosa anche

quello di acquistare i frutti che derivano dalla cosa per tutta la durata dell'usufrutto. L'usufruttuario ha il

diritto cc 2810 di cedere a terzi l'usufrutto e concedere ipoteca sullo stesso e a lui è dovuta cc 985 anche

un'indennità per i miglioramenti apportati alla cosa e che sussistono al momento della sua restituzione al

proprietario cc 986.

2. Obblighi dell'usufruttuario. L'usufruttuario è obbligato cc 1001, oltre che a restituire la cosa al

termine dell'usufrutto, anche a godere della stessa secondo la «diligenza del buon padre di famiglia»; egli

deve inoltre cc 1002 redigere l'inventario delle cose ricevute in usufrutto e sostenere le spese di

amministrazione, manutenzione ordinaria e custodia, prestando altresì al proprietario idonea garanzia cc

1003

3. Estinzione dell'usufrutto. Il diritto in oggetto si estingue, cc 1014 oltre che allo scadere del termine

pattuito o con la morte dell'usufruttuario, anche per effetto del non uso durato per 20 anni, quando nella

stessa persona vengono a riunirsi usufrutto e nuda proprietà o quando la cosa perisca totalmente; può

anche cessare per gli abusi commessi dall'usufruttuario il quale alieni i beni in usufrutto, li deteriori o li

lasci perire per mancanza delle ordinarie riparazioni cc 1015. 33

 Uso e abitazione

(cc 1021) L'uso comporta per il suo titolare (usuario) la facoltà di usare e godere della cosa in

modo diretto per il soddisfacimento di un proprio bisogno attuale e personale. Se il bene in uso è

cosa fruttifera l'usuario può, a differenza dell'usufruttuario, raccogliere solo i frutti utili al

consumo materiale diretto nei limiti dei bisogni personali e della propria famiglia, valutati secondo

la sua condizione sociale cc 1023. Se il diritto d'uso ha per oggetto un fondo le spese di coltura

nonché le riparazioni ordinarie sono a carico dell'usuario cc 1025. L'abitazione è il diritto reale di

abitare una casa di proprietà altrui cc 1022. Tale diritto si estende, salvo patto contrario, anche

agli accessori quali, ad es., il giardino, il garage, la cantina. Spetta cc 1023 al titolare e ai suoi

familiari, ai genitori, ai fratelli e anche alle persone di servizio. Il titolare del diritto è tenuto al

pagamento delle riparazioni ordinarie e non può né vendere né affittare ad altri la casa avuta in

abitazione. In caso di decesso del coniuge cc 540, al coniuge superstite spetta il diritto di

abitazione della casa che era destinata a residenza familiare, anche se vi siano altri soggetti che

ereditano i beni del defunto cc 155.

 Le servitù prediali

cc 1027 Diritti reali (dal latino praedium, fondo) che consistono in un peso gravante su un fondo

a vantaggio di un fondo limitrofo o vicino appartenente a diverso proprietario. La servitù esiste in

varie forme e può consistere nell'imposizione al proprietario del fondo servente di astenersi dal

compiere una determinata attività (ad es., di non sopraelevare un edificio) oppure di sopportare

l'attività del titolare del fondo dominante (per es., quando esista un diritto di attraversare a piedi

o con veicoli il fondo altrui ogniqualvolta sia necessario). In nessun caso, però, può consistere

nell'obbligo per il proprietario del fondo servente di compiere un'attività positiva in favore del

titolare del fondo dominante. SERVITU' PREDIALI

TIPO CARATTERISTICHE

apparenti l'esercizio si avvale di opere visibili e permanenti

non apparenti l'esercizio non necessita di opere visibili

affermative consentono di fare qualcosa sul fondo servente 34

consentono di vietare di fare qualcosa al

negative proprietario del fondo servente

coattive decise dal legislatore per utilità privata o pubblica

1. Caratteristiche delle servitù. Le servitù si distinguono secondo i tipi riportati nello schema. Il modo

di esercitare la servitù dev'essere stabilito dal titolo (sentenza o contratto che sia) ma, in ogni caso, va

attuato in una forma tale da arrecare il minor danno possibile al titolare del fondo servente; le spese

eventualmente necessarie per consentirne l'esercizio debbono essere sostenute dal titolare del fondo

dominante. Questi non ha il diritto di compiere innovazioni che rendano più gravosa la servitù per il fondo

servente, il cui proprietario non può compiere alcunché per limitare o rendere più difficile l'esercizio della

servitù al fondo dominante.

2. Estinzione delle servitù. Le servitù si estinguono per confusione cc 1072, cioè quando il fondo

servente e dominante divengano di proprietà di una sola persona, oppure per prescrizione cc 1073,

quando la servitù non sia esercitata per 20 anni dal momento in cui, con sufficiente certezza, sia

dimostrabile che è cessato l'esercizio o è successo un fatto che ha reso l'uso impossibile; qualora sia

esercitata solo parzialmente, si conserva, tuttavia, per l'intero.

Azione confessoria. Il titolare della servitù può farne riconoscere in giudizio l'esistenza contro chi ne

contesta l'esercizio e può far cessare gli eventuali impedimenti e turbative cc 1079. L'azione confessoria

ha le stesse caratteristiche dell'azione di rivendicazione e si estende ai casi di usufrutto, uso e abitazione.

Servitù coattive e volontarie. cc 1032 Le coattive sono un numero limitato, corrispondente a quelle

particolari situazioni nelle quali il legislatore ha riscontrato la necessità di imporre un peso su di un fondo

a favore di un altro al fine di consentire la proficua utilizzazione di quest'ultimo. Consistono, ad es., nel

diritto di passaggio che viene riconosciuto al proprietario di un fondo privo di qualsiasi accesso sulla

pubblica via (detto passaggio coattivo) oppure nell'obbligo di consentire il passaggio sul proprio terreno di

un acquedotto o l'installazione di opere indispensabili per condutture elettriche.

1. Costituzione delle servitù. A differenza delle servitù volontarie quelle coattive possono essere

costituite anche in mancanza di accordo tra le parti: chi ne ha diritto può rivolgersi all'autorità giudiziaria

per ottenere una sentenza che faccia le veci del contratto che la controparte rifiuta di stipulare, mentre la

pubblica amministrazione può costituirle direttamente con un proprio atto autoritativo. Anche in assenza

di un contratto il titolare del fondo dominante deve corrispondere un'indennità in favore del fondo

servente, determinata dal giudice con la sentenza costitutiva della servitù; prima del pagamento il titolare

della servitù non ha diritto a esercitare il diritto che gli è stato riconosciuto. Le servitù volontarie, invece,

oltre che per testamento, cc 1058 possono essere costituite unicamente con un contratto che dovrà, a

pena di nullità, essere redatto per iscritto e trascritto nei pubblici registri immobiliari per renderlo

opponibile ai terzi. 35

 Il possesso

La legge riconosce e disciplina il possesso tutelando colui che lo esercita dalle ingerenze altrui,

presumendo che allo stato di fatto corrisponda anche l'esistenza di un diritto tale da legittimarlo.

1. Possesso e detenzione. Il possesso si distingue dalla detenzione, perché questa non è

accompagnata dall'intenzione di esercitare un diritto reale sulla cosa (ad es., proprietà, usufrutto ecc.); la

distinzione è rilevante, perché il possesso è tutelato maggiormente della detenzione, essendo

quest'ultima difesa soltanto con l'azione di spoglio e non con quella di manutenzione. Inoltre, solo il

possesso consente, attraverso l'usucapione, di acquistare la proprietà o il diverso diritto reale che si

esercita sulla cosa posseduta.

2. Acquisto ed esercizio del possesso. Per facilitare ulteriormente l'acquisto del diritto corrispondente

allo stato di fatto, la legge cc 1142 stabilisce che il possesso si presume continuativo: chi possiede

attualmente, e ha posseduto in un tempo anteriore, si presume che abbia posseduto anche nel periodo

intermedio. Si presume anche cc 1141 che colui che esercita un potere di fatto su di una cosa sia

possessore della stessa a meno che non venga fornita la prova che ha iniziato a esercitare tale potere

come semplice detenzione. Il possesso di un bene mobile è, inoltre, determinante cc 1153 al fine

dell'acquisto immediato della proprietà del medesimo purché sia accompagnato dalla buona fede e

dall'esistenza di un titolo idoneo a giustificare il trasferimento della proprietà del bene (regola del

'possesso vale titolo').

Azioni possessorie. cc da 1168 a 1170 Azioni previste dal legislatore allo scopo di accordare un'idonea

protezione al possessore che sia disturbato nell'esercizio del proprio diritto di possesso di un bene.

1. Azione di spoglio. Questa azione, detta anche azione di reintegrazione, o pauliana, consente al

possessore, di domandare mediante un procedimento più semplice e più veloce rispetto a quello

ordinario di essere reintegrato nel possesso del bene nei confronti di colui che abbia violentemente o

occultamente privato il possessore o il detentore del suo diritto. L'azione deve essere proposta al giudice

entro 1 anno decorrente dal momento della spogliazione o, se lo spoglio è stato clandestino, dal giorno

della scoperta dello spoglio. Lo spoglio si qualifica violento in presenza di un'attività sia pur priva di

azioni materialmente violente manifestamente in contrasto con la volontà del possessore. Lo spoglio,

invece, è clandestino se compiuto all'insaputa del possessore anche se realizzato con atti manifesti

conosciuti da terzi. L'azione si rivolge contro l'autore dello spoglio, anche se quest'ultimo abbia cessato di

possedere il bene.

2. Azione di manutenzione. cc 1170 Può essere utilizzata da colui che sia stato molestato nel possesso

di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di una universalità di mobili, per ottenere

dall'autorità giudiziaria un provvedimento che faccia cessare le molestie e che ripristini la situazione di

fatto preesistente. L'azione deve essere esperita entro il termine di 1 anno dal verificarsi della turbativa,

purché colui che la chiede vanti un possesso del bene continuo e non interrotto che duri da oltre 1 anno.

Se il possessore molestato nel suo diritto avesse a sua volta acquistato il possesso violentemente o

clandestinamente, perché abbia diritto a esperire l'azione di manutenzione deve essere trascorso almeno

1 anno dal momento in cui la sua violenza o clandestinità sono cessate. La molestia si differenzia dallo

spoglio, perché quest'ultimo priva il possessore della disponibilità del bene, mentre la molestia si limita a

impedire o ostacolare l'esercizio del possesso. Essa può consistere anche in una semplice minaccia, ma 36

deve essere stata compiuta, in ogni caso, con la volontà o con la consapevolezza di turbare l'altrui diritto

anche senza la specifica intenzione di danneggiare il possessore.

Usucapione. cc 1158 s È l'istituto giuridico in forza del quale è possibile acquistare, a titolo originario, la

proprietà o un altro diritto reale di godimento su di un bene mobile oppure immobile in virtù del possesso

del bene medesimo protratto nel tempo: a seconda che si tratti di immobile o mobile e che vi sia o no

l'esistenza di un titolo idoneo all'acquisto del diritto reale, è necessario un periodo di tempo diverso per il

perfezionarsi dell'usucapione. L'istituto risponde all'esigenza di rendere certa la proprietà dei beni e

comporta il conformarsi del diritto allo stato di fatto esistente purché, s'intende, non sussista

contestazione o opposizione da parte del proprietario originario del bene: proprio per questo motivo la

legge richiede che il possesso non sia stato acquistato in modo violento o clandestino. Solo quando sia

cessata la violenza, oppure il proprietario sia venuto a conoscenza dello spoglio, comincia a decorrere il

tempo per usucapire un bene. Il decorso del tempo è interrotto se il possessore ha perduto il possesso

del bene per più di 1 anno e non ha nel frattempo proposto azione giudiziaria diretta al suo recupero.

USUCAPIONE

beni caratteristiche del possesso anni per l'usucapione

iscritti in pubblici registri,

acquistati in buone fede dal

beni mobili 3

non proprietario con titolo

idoneo a trasferire la proprietà

acquistati in buona fede, senza

titolo idoneo a trasferire la 10

proprietà

registrati, acquistati in buona

fede, in mancanza di titolo

idoneo a trasferire la proprietà 10

o di trascrizione dell'acquisto

sui pubblici registri

acquistati in mala fede 20

acquistata in buona fede con

universalità di beni mobili titolo idoneo a trasferire la 10

proprietà

acquistata in buona fede, 20

senza titolo idoneo

acquistati in buona fede, con

fondi rustici titolo idoneo a trasferire la 5

proprietà

acquistati in buona fede senza 15

titolo idoneo

acquistati in buona fede, a

beni immobili titolo idoneo a trasferire la 10

proprietà

acquistati in buona fede, senza 20

titolo idoneo 37


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Privato, Torrente. Gli argomenti sono: l'ordinamento giuridico, le norme giuridiche, le partizioni e le fonti del diritto, il diritto pubblico e privato, il referendum abrogativo, i decreti legislativi, i regolamenti operativi, la Costituzione e le leggi costituzionali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Di Gravio Valerio.

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