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Il nome è tendenzialmente immodificabile; il suo mutamento può essere concesso con decreto del prefetto della provincia del

luogo di residenza del richiedente o della provincia in cui si trova l’ufficio di stato civile ove si trova l’atto di nascita del

soggetto interessato.

Il nome viene tutelato contro:

• →

La contestazione Ovvero quando un terzo compie atti volti a precludere o ostacolare al soggetto l’utilizzo del nome

legalmente attribuitogli.

• L’usurpazione Ovvero quando un terzo utilizza il nome altrui per identificare se stesso, arrecando pregiudizio al legittimo

titolare.

• →

L’utilizzazione abusiva Ovvero quando un terzo utilizza il nome altrui per identificare un personaggio di fantasia, o lo

apponga in calce ad un appello o una lettera aperta di contenuto politico, arrecando pregiudizio al legittimo titolare.

La vittima può chiedere la cessazione del fatto lesivo, il risarcimento del danno e la pubblicazione su giornali della sentenza

che accerta l’illecito.

La stessa tutela vale nei confronti dello pseudonimo (nome d’arte) con cui il soggetto è conosciuto in certi ambienti.

L’avente diritto può comunque concedere a terzi l’utilizzo del proprio nome, a titolo oneroso, a fini commerciali.

→ 65. Diritto all’integrità morale - pag. 144

Ognuno ha diritto ad avere:

• →

Onore Insieme delle doti morali di un soggetto.

• →

Decoro Doti intellettuali e fisiche di un soggetto, che concorrono a determinare il pregio nell’ambiente in cui vive.

• →

Reputazione Opinione che gli altri hanno dell’onore e decoro di un soggetto, ovvero la stima di cui gode in un certo

ambiente sociale.

Vi è un livello minimo di base di onore e decoro, anche se essi vanno valutati a seconda dell’ambiente sociale, del momento

storico e delle circostanze del caso concreto.

Una qualsiasi espressione di mancato rispetto dell’integrità morale della persona è illegittima, sia manifestata direttamente alla

stessa, che a terzi; non viene meno se il giudizio o fatto attribuito corrisponde a verità o se è di dominio pubblico.

Tali diritti sono spesso contrastanti con quelli di cronaca e critica giornalistica, che predominano qualora concorrano tre

presupposti:

I. Verità della notizia;

II. Utilità sociale dell’informazione;

III. Continenza espositiva (usate modalità espressive dei fatti e della loro valutazione non eccedenti rispetto allo scopo

informativo).

Notizie lesive dell’integrità morale di una persona possono essere pubblicate se la stessa è consenziente.

L’illegittima lesione obbliga il suo autore al risarcimento del danno; il giudice può ordinare la pubblicazione sui giornali della

sentenza.

→ 66. Diritto all’immagine - pag. 146

Il diritto di immagine importa il divieto di esporre, pubblicare o mettere in commercio il ritratto (rappresentazione delle

sembianze) altrui, ma anche la maschera scenica, la figura del sosia o la rappresentazione di oggetti notoriamente usati da un

personaggio per caratterizzare la sua personalità, senza il suo consenso. Non riguarda invece l’atto in sé del ritrarre le

sembianze di una persona, poiché ciò lede il diritto di riservatezza.

Il consenso vale solamente a favore di colui a cui è stato concesso, per un tempo stabilito con dei fini e delle modalità

determinate; è revocabile in qualsiasi momento.

È consentita la diffusione dell’altrui immagine senza il consenso dell’interessato quando è giustificata:

• Dalla notorietà o dall’ufficio pubblico ricoperto dalla persona ritratta;

• Da necessità o giustizia di polizia;

• Da scopi scientifici, didattici, culturali;

• Dal collegamento a fatti, avvenimenti o cerimonie di interesse pubblico o svoltesi in pubblico;

• Da esigenze di pubblica informazione.

In ogni caso l’immagine di persona nota potrà essere diffusa solamente se correlata alle ragioni della sua notorietà, non nella

vita intima familiare, e non a fini di sfruttamento economico.

La pubblicazione di altrui immagine senza il consenso dell’interessato, che gli rechi pregiudizio all’onore, decoro e reputazione

è vietata; tale divieto, comunque, cede ai diritti di cronaca e critica giornalistica.

La lesione del diritto di immagine obbliga il suo autore a risarcire il danno; il giudice può disporre ogni tipo di provvedimento

idoneo ad evitare la prosecuzione o il ripetersi dell’illecito. 22

→ 67. Dal diritto alla riservatezza alla protezione dei dati personali - pag. 148

La giurisprudenza ritiene di dover annoverare tra i diritti inviolabili dell’uomo anche quello alla riservatezza, ovvero il potere

dell’interessato di vietare comportamenti di terzi volti a conoscere e far conoscere situazioni o vicende della propria vita privata

o familiare, svoltesi anche fuori da tale contesto. L’intromissione nell’altrui sfera privata, senza il consenso dell’interessato, è da

considerarsi lecita solamente in presenza di un interesse pubblico.

La tutela a livello sovranazionale, prevista dalla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”, afferma il principio

secondo cui ognuno ha il diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano, dati che devono essere trattati

secondo il principio di lealtà, per finalità determinate, in base al consenso della persona interessata.

La tutela in Italia è dettata dal Codice privacy, volto a far sì che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e

delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità

personale e al diritto di protezione dei dati personali.

A volte vengono adottate delle disposizioni particolari trattandosi di determinate categorie di soggetti, in settori specifici.

Il codice privacy prevede che:

• L’interessato sia previamente informato sulle modalità e le finalità del trattamento (informativa);

• Il trattamento avvenga solo se il consenso (consenso al trattamento dei dati) è espresso per iscritto dall’interessato, il quale

ha anche ricevuto l’informativa;

• L’interessato abbia diritto di accesso;

• L’interessato abbia diritto di rettifica;

• I dati personali raccolti siano trattati secondo correttezza; è prevista l’elaborazione di codici di deontologia e buona

condotta;

• I dati sensibili (etnia, razza, convinzioni religiose, opinioni politiche, ecc.) possono essere oggetto di trattamento solo previo

consenso scritto e autorizzazione del garante;

• I dati personali sono controllati e custoditi in modo che non vengano utilizzati impropriamente in modo non conforme alle

finalità di raccolta e da persone non autorizzate (diritto alla sicurezza dei dati).

Il codice privacy ha istituito un’apposita “Autorità garante per la protezione dei dati personali” con poteri di controllo, sanzione,

regolamentazione e denuncia in ordine al trattamento dei dati personali: vi si può rivolgere chiunque ritenga di essere vittima di

un illecito trattamento dei propri dati personali.

→ 68. Diritto all’identità personale - pag. 152

Il diritto all’identità personale è uno dei diritti inviolabili: è il diritto di ciascuno di essere rappresentato con i propri reali

caratteri.

È diverso dal diritto di riservatezza: quest’ultimo, infatti, vieta la rappresentazione, senza consenso, di aspetti della propria

personalità e vita privata, invece il diritto all’identità personale prevede che ciò che viene legittimamente rappresentato, sia

conforme alla realtà (principio di verità).

Si distingue anche dal diritto all’integrità morale poiché esso è il diritto a non vedersi attribuiti fatti e a non essere oggetto di

valutazioni suscettibili di creare un giudizio di disvalore; d’altra parte il diritto all’identità personale prevede che i profili della

propria personalità divulgati siano rispettosi del principio di verità.

C) GLI ENTI

→ 69. Gli enti: soggettività giuridica e personalità giuridica - pag. 153

Come già detto, anche gli enti sono soggetti di dritto, titolari di situazioni giuridiche soggettive (hanno soggettività giuridica) di

contenuto sostanzialmente analogo a quello della persona fisica, e dotati di capacità giuridica.

Parlare di persona giuridica non equivale a parlare di ente giuridico, così come non va confuso il termine soggettività giuridica

con personalità giuridica; persona e personalità giuridica racchiudono un ambito più ristretto, poiché appunto si dicono dotati

di personalità giuridica quegli enti che godono di autonomia patrimoniale perfetta, ovvero che rispondono delle loro

obbligazioni solo con detto patrimonio.

Gli enti agiscono attraverso persone fisiche, facenti parte della struttura amministrativa; detti organi si dividono, in base a che

abbiano o meno il potere di assumere impegni con terzi per conto dell’ente, tra:

• Organi interni con poteri di gestione, ovvero di decidere una determinata operazione.

• Organi esterni con poteri di rappresentanza, ovvero di porre in essere l’operazione decisa.

→ 70. Classificazione degli enti - pag. 155

Tra gli enti si distinguono:

• →

Enti pubblici Non sono solo lo Stato e gli enti territoriali, ma anche altri enti con varie finalità e strutture.

Dopo un lungo periodo di moltiplicazione degli enti pubblici, ultimamente si assiste alla privatizzazione degli stessi, che si

trasformano quindi in società per azioni. 23

Gli enti pubblici possono avvalersi di strumenti privatistici, come qualsiasi cittadino, infatti le norme di diritto privato

valgono anche per essi, salvo diversa disposizione o incompatibilità con la natura dell’ente.

I criteri (indici di riconoscibilità) per affermare che un ente è pubblico, sono:

Titolarità di poteri autoritativi;

• Istituzione da parte dello Stato o di un altro ente pubblico;

• Esistenza di un potere di indirizzo in capo allo Stato o a un altro ente pubblico;

• Assoggettamento al controllo o ingerenza da parte dello Stato o di un altro ente pubblico;

• Partecipazione dello Stato o di un altro ente pubblico alle spese di gestione;

• Fruizione di agevolazioni o privilegi tipici della Pubblica Amministrazione.

• Enti privati, si distinguono tra:

Enti registrati Le cui vicende risultano da un pubblico registro, accessibile a chi ne faccia richiesta.

• →

Enti non registrati Senza un registro accessibile a chiunque ne faccia richiesta.

- →

Enti con personalità giuridica Hanno autonomia patrimoniale perfetta.

- →

Enti senza personalità giuridica Non hanno autonomia patrimoniale perfetta.

Enti a struttura associativa Organizzazione stabile di più soggetti per l’esercizio di un’attività volta al perseguimento di

• uno scopo comune. →

Enti a struttura istituzionale Organizzazione stabile per la gestione di un patrimonio, finalizzata al perseguimento di scopi

• altruistici.

- →

Enti con finalità economiche (libro quinto, paragonati alle imprese) Hanno come scopo la ripartizione, tra i partecipanti,

degli utili conseguiti attraverso l’attività dell’ente stesso.

- →

Enti senza finalità economiche È statutariamente esclusa la ripartizione, tra i partecipanti, di utili e vantaggi economici

conseguiti attraverso l’attività dell’ente stesso. Si tratta di:

A. Associazioni riconosciute e non;

B. Fondazioni;

C. Comitati riconosciuti e non;

D. Altre istituzioni di carattere privato.

→ 71. Il fenomeno associativo - pag. 158

Le organizzazioni, soprattutto se senza finalità economiche, erano viste come fenomeni da controllare ed emarginare, in

quanto considerate un ostacolo al rapporto diretto tra Stato e cittadino (caposaldo della filosofia politica liberale) e si temeva

che i possedimenti diventassero inutilizzati, a causa delle finalità non lucrative, andando ad incidere negativamente sullo

sviluppo economico. Il codice disponeva due modelli organizzativi:

1. Associazioni riconosciute Il riconoscimento faceva acquisire una posizione giuridica favorevole.

L’ordinamento interno e i rapporti tra associati erano oggetto di specifica regolamentazione normativa.

→ mortis causa,

2. Associazioni non riconosciute Erano preclusi acquisti a titolo di donazione, immobiliari.

L’ordinamento interno e i rapporti tra associati erano rimessi integralmente agli accordi tra associati.

Nella costituzione del ‘48 la prospettiva cambia; le associazioni sono da tutelare e promuovere:

• Si proclama che i cittadini possono associarsi liberamente, senza autorizzazione, con riferimento in particolare ad

associazioni religiose, sindacati e partiti.

• Si sottolinea l’importanza dell’associazione come strumento privilegiato per la partecipazione dei cittadini alla vita politica e

sindacale, per la professione del loro credo religioso, per la realizzazione delle rispettive inclinazioni e la crescita della

personalità di ciascuno.

• Si affida alla Repubblica l’impegno di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, anche all’interno delle formazioni

sociali, ovvero in tutte le organizzazioni collettive cui l’individuo può trovarsi ad appartenere, tra cui famiglia e, appunto,

associazioni.

La maggior parte delle associazioni sceglie di essere non riconosciuta, principalmente per evitare l’intrusione dello Stato nella

vita dell’ente.

→ 72. Associazione e società - pag. 160

L’associazione è un’organizzazione collettiva che ha come scopo il perseguimento di finalità non economiche (ente non profit);

si distingue dalla società, poiché quest’ultima ha scopo lucrativo (dividere tra i partecipanti gli utili dell’attività economica

→ →

svolta Società lucrativa) o mutualistico (attribuire ai partecipanti vantaggi di natura economica Società cooperativa). 24

Nelle associazioni (imprese sociali) è invece precluso il lucro soggettivo; non è escluso che gli associati possano trarre

vantaggi economici, indirettamente, come non è escluso che possano fruire di servizi suscettibili di valutazione economica (es.

circolo del tennis) funzionali al soddisfacimento di un interesse.

È possibile che l’associazione sia gestita da una società, ammessa ad operare senza fini di lucro, se ha come oggetto

principale l’esercizio di un’impresa sociale.

Non bisogna confondere lo scopo perseguito dall’ente con l’attività svolta per perseguirlo. Le associazioni possono anche

svolgere attività economica di produzione o scambio di servizi, ovvero attività d’impresa, anche in via esclusiva: è essenziale

che sia statutariamente precluso il lucro soggettivo, ovvero che gli eventuali utili non siano distribuiti tra gli associati.

→ 73. L’associazione riconosciuta - pag. 162

L’associazione riconosciuta prende vita grazie ad un atto di autonomia (un vero e proprio contratto) tra i fondatori, che deve

rivestire la forma di un atto pubblico. È l’atto costitutivo che deve contenere la manifestazione della volontà dei fondatori a dar

vita all’associazione e altri elementi, che comunque possono anche essere parte di un documento separato, lo statuto, ovvero:

• Denominazione dell’ente;

• Scopo, patrimonio, sede;

• Norme sull’ordinamento e sull’amministrazione;

• Diritti ed obblighi degli associati;

• Condizioni di ammissione all’associazione.

Atto costitutivo e statuto devono essere presentati alla prefettura della provincia, unitamente alla richiesta di riconoscimento

come persona giuridica; la prefettura deve verificare (controllo di legittimità, non di meritevolezza):

• Le condizioni previste per la costituzione dell’ente;

• →

Lo scopo Che sia possibile e lecito.

• →

Il patrimonio Che sia adeguato nella realizzazione dello scopo.

Se l’esito è positivo il prefetto provvede all’iscrizione dell’associazione nel registro delle persone giuridiche tenuto presso la

stessa prefettura; l’associazione acquista personalità giuridica.

Nel lasso di tempo tra la stipula dell’atto costitutivo e l’iscrizione, l’associazione esiste come non riconosciuta.

Non è necessario che tutti i soci aderiscano alla fondazione, ma possono subentrare in un momento successivo; la società è

quindi aperta all’adesione di terzi (struttura aperta); non si tratta di un diritto, ma di una domanda posta dall’aspirante che

viene accettato o meno in merito alla valutazione degli organi competenti. Una volta associato, ha diritto di rimanervi: non può

essere escluso se non per gravi motivi ed in forza di una delibera motivata dell’assemblea. Ha invece diritto di recesso, in

tutela della libertà individuale, con le modalità descritte dal regolamento associativo, oppure, per giusta causa.

L’ordinamento interno prevede almeno due organi (altri possono essere contemplati dallo statuto):

1. Assemblea Ha molte competenze, descritte dallo statuto, tra cui le modifiche dello statuto e dell’atto costitutivo,

l’approvazione del bilancio, l’esclusione degli associati.

Delibera a maggioranza di voti con la presenza di almeno la metà dei consociati in prima convocazione (e per le modifiche

ad atto e statuto e lo scioglimento), qualunque sia il numero dei presenti, in seconda convocazione.

2. Amministratori Gestiscono l’attività associativa e rappresentano l’associazione nei confronti dei terzi.

L’associazione ha un suo patrimonio, costituito dalle quote versate dai fondatori, dai nuovi soci con l’atto di iscrizione,

dall’attività associativa, da apporti di privati, finanziamenti pubblici, ecc.

L’associazione può inoltre compiere acquisti, ricevere eredità o donazioni. Il patrimonio associativo è distinto dal patrimonio

personale degli associati, che pertanto non hanno alcun diritto su di esso.

Per le obbligazioni del singolo, quindi, non risponde l’associazione, e per le obbligazioni dell’associazione non risponde il

singolo (autonomia patrimoniale perfetta).

L’associazione si estingue, con accertamento del prefetto, per:

• Deliberazione assembleare;

• Raggiungimento dello scopo;

• Impossibilità di realizzazione dello scopo;

• Il venir meno di tutti gli associati.

Dichiarata l’estinzione, si procede alla liquidazione del patrimonio, con il pagamento dei debiti della stessa associazione. I beni

eventualmente residui sono devoluti in base a quanto previsto dallo statuto o dall’atto costitutivo, dall’assemblea al momento

dello scioglimento o dall’autorità governativa (attribuiti a enti con fini analoghi).

Chiusa la procedura di liquidazione si procede alla cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche. 25

→ 74. L’associazione non riconosciuta - pag. 166

L’associazione non riconosciuta prende vita in forza di un atto di autonomia tra i fondatori; non necessita di requisiti di forma

né di contenuto. L’associazione non acquista capacità giuridica, pur godendo di una sua soggettività.

Il titolare del fondo comune risponde personalmente delle obbligazioni assunte in suo nome e per suo conto.

L’ordinamento interno, l’amministrazione dell’associazione e la disciplina tra associati e associazione sono rimessi ad accordi

tra gli associati. La legge comunque tutela l’associato, garantendogli il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo nelle

formazioni sociali; infatti, egli non potrà essere escluso, se non con una delibera assemblare motivata (non attraverso una

deliberazione di un organo associativo immotivata e non impugnabile).

Inoltre, ove il regolamento dell’associazione non riconosciuta non preveda alcunché, si fa riferimento ai principi dettati in tema

di associazione riconosciuta che non abbiano come presupposto il riconoscimento.

Ha un suo fondo comune e può effettuare liberamente ogni tipo di acquisto.

Per le obbligazioni del singolo associato non risponde l’associazione, così come per le obbligazioni dell’associazione non

risponde il singolo associato.

Per le obbligazioni contrattuali dell’associazione rispondono anche personalmente, oltre che il fondo comune, coloro che

hanno agito in nome e per conto dell’associazione, anche se non membri della stessa.

Per i debiti dell’associazione a fonte non negoziale ne rispondono sia il fondo comune sia coloro che hanno diretto la gestione

associativa nel periodo in questione.

→ 75. La fondazione - pag. 169

La fondazione è un’organizzazione stabile che si avvale di un patrimonio per il perseguimento di uno scopo non economico;

trae origine da un atto di autonomia, che non è un contratto ma un atto unilaterale (atto di fondazione).

Esso può essere:

• →

Inter vivos Deve rivestire la forma di atto pubblico di regola notarile; è revocabile fino a quando non interviene il

riconoscimento.

• →

Contenuto in un testamento Quindi valido all’atto di apertura della successione.

L’atto di fondazione deve contenere la manifestazione della volontà del fondatore a dar vita all’organizzazione volta al

raggiungimento di finalità non economiche, e altri elementi, che possono comunque essere parte di un documento separato, lo

statuto, ovvero:

• Denominazione dell’ente;

• Scopo, patrimonio, sede;

• Norme sull’ordinamento e sull’amministrazione;

• Criteri e modalità di erogazione delle rendite.

La fondazione è dotata di un patrimonio, destinato a consentirle la realizzazione delle proprie finalità; il fondatore si slega

definitivamente e in modo irrevocabile della proprietà di beni a favore della fondazione, con il vincolo di destinazione degli

stessi allo scopo da lui indicato Atto di donazione.

Per riconoscimento e acquisto della personalità giuridica, valgono le stesse regole dell’associazione riconosciuta:

• Atto costitutivo e statuto devono essere presentate alla prefettura della provincia, unitamente alla richiesta di riconoscimento

come persona giuridica; la prefettura deve verificare (controllo di legittimità, non meritevolezza).

• La prefettura controlla le condizioni previste per la costituzione dell’ente, lo scopo, che sia possibile e lecito, il patrimonio,

che sia adeguato nella realizzazione dello scopo.

• In ipotesi di esito positivo il prefetto provvede all’iscrizione della fondazione nel registro delle persone giuridiche; la

fondazione acquista personalità giuridica.

In mancanza di riconoscimento le fondazioni non possono operare come non riconosciute, in quanto non sarebbe dato

all’autonomia delle parti di creare patrimoni separati imprimendo ai relativi beni un vincolo perpetuo di destinazione.

Lo scopo dell’associazione, non economico, è tendenzialmente di pubblica utilità, non può essere modificato rispetto all’atto

di fondazione: di conseguenza viene spesso indicato uno scopo generico, con la conseguenza che competerà all’organo di

gestione scegliere l’attività da svolgere concretamente.

Per il raggiungimento dello scopo la fondazione svolge un’attività al fine di devolvere le rendite alle finalità statutariamente

previste (fondazioni di erogazione); può svolgere anche attività d’impresa:

• →

In via secondaria Per ricavare utili da destinare allo scopo non lucrativo della propria fondazione.

• →

In via esclusiva o principale Per realizzare immediatamente il proprio scopo istituzionale.

La fondazione ha un organo amministrativo secondo le previsioni dello statuto; i veri arbitri sono gli amministratori, non il

fondatore, e non vi è un’assemblea. Ha inoltre un suo patrimonio, distinto da quello del fondatore, fatto di acquisti a titolo

mortis causa,

gratuito, ecc.

Delle obbligazioni della fondazione risponde la stessa con il suo patrimonio (autonomia patrimoniale perfetta). 26

La vita della fondazione è soggetta al controllo dell’autorità amministrativa, che può anche procedere all’annullamento degli

atti dell’organo amministrativo; può sciogliere tale organo, nominando un commissario straordinario.

In caso di scioglimento, la fondazione, anziché estinguersi, modifica il suo scopo, senza allontanarsi troppo dalla volontà del

fondatore. Il fondatore però può anche prevedere che essa si estingua in caso di scioglimento, devolvendo i beni a terze

persone (in mancanza di tale previsione l’assegnazione dei beni avviene ad enti con fini analoghi).

Se un tempo le fondazioni erano utilizzata da persone con grandi disponibilità economiche per far grande il proprio nome,

ultimamente esse sono destinate ad utilità sociale. Inoltre la legge, nell’ambito del fenomeno delle privatizzazioni, ha imposto

la trasformazione in fondazioni di diritto privato:

• Di singoli enti pubblici;

• Di intere catene di enti pubblici.

Possono inoltre assumere la veste di fondazione (fondazioni di diritto speciale, strumento atto a stimolare la collaborazione tra

settore pubblico e privato):

• I fondi pensione;

• Le casse di previdenza ed assistenza di liberi professionisti;

• Le ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza;

• Le università statali (fondazioni universitarie) con lo scopo di realizzare l’acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni

di mercato, al fine dello svolgimento delle attività di didattica e ricerca.

→ 76. Il comitato - pag. 174

Il comitato è un’organizzazione di più persone che, attraverso una raccolta di fondi, costituisce un patrimonio con il quale

realizzare finalità di natura altruistica.

Nasce da un accordo associativo, con il quale i promotori si vincolano alla raccolta di fondi per realizzare il programma da essi

enunciato. La loro attività si articola in due fasi:

1. I promotori annunciano il loro programma, invitando il pubblico ad effettuare delle offerte in denaro o in altri beni (oblazioni);

2. I promotori (o gli organizzatori, indicati nel programma) gestiscono i fondi raccolti, in modo da realizzare lo scopo

annunciato.

Il patrimonio è composto dai fondi pubblicamente raccolti, sui quali grava un vincolo di destinazione allo scopo programmato:

tale scopo deve essere di interesse pubblico o comunque altruistico.

Il codice prevede che il comitato possa vivere come:

• Ente non riconosciuto, dotato di semplice soggettività; per le obbligazioni in questo caso rispondono personalmente anche

tutti i componenti del comitato.

• Ente riconosciuto, richiedendo il riconoscimento attraverso lo stesso iter utilizzato per le fondazioni e le associazioni

riconosciute; per le obbligazioni risponde solo il suo patrimonio (autonomia patrimoniale perfetta).

→ 77. Le altre istituzioni di carattere privato - pag. 176

La legge attribuisce personalità giuridica agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti appartenenti alla chiesa cattolica, ma

anche con riferimento ad altre confessioni religiose (Battisti, valdesi, avventisti, induisti, buddisti, ecc.).

Inoltre, esistono delle fondazioni di partecipazione che uniscono i parametri tipici dell’associazione a quelli della fondazione,

infatti:

• Determinati soggetti contribuiscono non saltuariamente alla realizzazione di uno scopo;

• Essi compiono versamenti di denaro, prestazioni, servizi;

• Essi sono partecipanti all’assemblea con diritto di nominare componenti dell’organo amministrativo.

→ 78. Il terzo settore - pag. 177

Il terzo settore mira alla realizzazione di attività di utilità sociale, attraverso enti senza fini di lucro (non profit), espressione della

società civile. La disciplina civilistica di tali enti resta quella delineata nel codice, come di regola.

Il terzo settore è stato oggetto di diversi interventi normativi, descrivendo varie tipologie di enti (uno stesso ente può rientrare

in più di una categoria descritta), tra cui:

• →

L. 266/1991 Disciplina le organizzazioni di volontariato, che possono assumere qualsiasi forma giuridica prevista dal

codice per gli organismi senza fini di lucro;

• →

L. 381/1991 Disciplina le cooperative sociali;

• →

D. Lgs. 460/1997 Disciplina le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (onlus) che possono assumere la forma

giuridica di comitato, associazione, fondazione, società cooperativa, con o senza personalità giuridica;

• →

L. 383/2000 Disciplina le associazioni di promozione sociale, che possono essere riconosciute e non;

• →

D. Lgs. 155/2006 Disciplina l’impresa sociale, che può assumere la forma giuridica anche degli enti di cui al libro I del

codice civile. 27

I pubblici poteri devono favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività d’interesse

generale, sulla base del principio di sussidiarietà, intervenendo solamente quando nessun privato è disposto ad intervenire o

quando il servizio offerto dal privato è inferiore al minimo essenziale.

→ 79. I diritti della personalità degli enti - pag. 179

Se taluni diritti della personalità non possono spettare che alla persona fisica, altri competono anche agli enti, dotati o meno di

personalità giuridica, in particolare:

• Diritto al nome;

• Diritto all’integrità morale;

• Diritto alla protezione dei dati personali;

• Diritto all’identità personale;

• Diritto all’immagine, se si ritiene che esso possa avere ad oggetto qualunque elemento visibile atto a richiamare un

determinato soggetto (se invece si ritiene che indichi solamente le sembianze esteriori di una persona il diritto all’immagine

non è posseduto dagli enti).

CAPITOLO VIII – L’OGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

→ 80. Il bene - pag. 186

Bisogna distinguere le cose dai beni; esistono cose che:

• Sono dei beni, quando sono fonte di utilità e oggetto di appropriazione;

• Non sono dei beni, tra cui:

Le cose da cui non si può trarre vantaggio;

• res comune omnium,

Le cioè le cose di cui tutti possono fruire, senza impedirne pari fruizione da parte degli altri

• consociati.

Art. 810 c.c.: sono beni le cose che possono formare oggetti di diritto, ovvero suscettibili di appropriazione e di utilizzo e che

possono avere un valore.

res res

Il bene non è la come tale, ma è il diritto sulla stessa: il termine bene è infatti utilizzato spesso per indicare tutti i diritti

patrimoniali facenti capo al debitore o ai figli, suscettibili di negoziazione, non solamente i diritti sulle cose.

→ 81. Categorie di beni: materiali e immateriali - pag. 187

In base alla loro corporeità, i beni si distinguono in:

A. Beni materiali, tra cui le energie naturali Che abbiano valore economico;

B. Beni immateriali, ovvero:

• →

Diritti Quando possono formare oggetto di negoziazione.

• →

Strumenti finanziari destinati alla negoziazione sui mercati finanziari Per i quali la legge impone la dematerializzazione,

impone cioè che la relativa emissione e circolazione avvengano tramite mere scritturazioni contabili, escludendo che

possano essere incorporati in supporto cartaceo.

• Dati personali Per i quali il soggetto ha articolati poteri di controllo.

• →

Contenuto delle banche-dati Che risulta protetto attraverso l’attribuzione al suo titolare del diritto di opporsi

all’estrazione, così come al reimpiego, della totalità o di una parte sostanziale sul diritto d’autore e l’imposizione al

legittimo utilizzatore del divieto di eseguire operazioni che siano in contrasto con la normale gestione della banca-dati o

che arrechino un ingiustificato pregiudizio al costitutore della banca-dati stessa.

• Opere di ingegno Ovvero tutto ciò che si costituisce da una creazione intellettuale del suo autore.

• →

Proprietà industriale Ovvero invenzioni, ditta, marchio, insegna. →

• Know-how, patrimonio di conoscenze, informazioni, competenze e capacità Che permettono la realizzazione di un

processo produttivo competitivo sul piano organizzativo e commerciale.

• Testata giornalistica, radiofrequenze, ecc.

→ 82. Beni mobili e immobili - pag. 189

I beni si distinguono in:

• →

Beni immobili Il suolo e tutto ciò che artificialmente è incorporato al suolo stesso; inoltre sono tali alcuni beni non

incorporati come mulini, bagni ed edifici galleggianti, quando siano ancorati alla riva o all’alveo per destinazione

permanente.

• →

Beni mobili Ovvero tutti gli altri enti, comprese le energie.

Le due categorie sono sottoposte a regime giuridico sotto vari aspetti diversi. 28

→ 83. I beni registrati - pag. 190

Le vicende relative ai beni registrati, si annotano nei registri pubblici, consultabili da chiunque, che sono:

• Registro immobiliare Vicende relative ai beni immobili.

• →

Registro publico automobilistico Vicende relative agli autoveicoli.

• Registri di navi, galleggianti e unità di porto;

• →

Registro aeronautico nazionale Vicende relative agli aeromobili.

→ 84. I prodotti finanziari - pag. 190

I prodotti finanziari sono tutte le forme di natura finanziaria, tutte le forme di impiego di risparmio effettuate in vista di un ritorno

economico; tra i prodotti di maggiore rilievo ci sono gli strumenti finanziari.

La legge intende tutelare gli investitori, per il buon funzionamento del mercato; impone che chiunque voglia effettuare

un’offerta al pubblico di prodotti finanziari debba predisporre un prospetto informativo con tutte le informazioni necessarie agli

investitori per compiere una valutazione.

La legge afferma inoltre che l’esercizio professionale dei servizi e l’attività d’investimento possa essere effettuato solamente da

banche ed imprese di investimento.

→ 85. Beni fungibili e infungibili - pag. 192

In base alla fungibilità, che dipende innanzitutto dalla natura dei beni, ma anche dalla volontà delle parti prendono vita due

diversi regimi giuridici, dove i beni si distinguono in:

• →

Fungibili Individuati con esclusivo riferimento alla loro appartenenza ad un determinato genere; possono essere sostituiti

con altri, in quanto non interessa avere proprio quel bene ma una data quantità di beni di quel genere;

• →

Infungibili Individuati nella loro specifica identità, tra cui i beni immobili.

Tale distinzione è importante anche per distinguere il mutuo dal comodato.

→ 86. Beni consumabili e inconsumabili - pag. 193

I beni si distinguono tra:

• Consumabili Ad utilità semplice, a fecondità semplice, che non possono arrecare utilità all’uomo senza perdere la loro

individualità, ovvero senza che il soggetto se ne privi. È applicabile ad esempio il mutuo.

• →

Inconsumabili Ad utilità permanente, a fecondità ripetuta, suscettibili di plurime utilizzazioni senza essere distrutti nella

loro consistenza, anche se si deteriorano. Gli si applica ad esempio l’usufrutto o il comodato.

Hanno differenza di regime giuridico.

→ 87. Beni divisibili e indivisibili - pag. 194

I beni si distinguono tra:

• →

Divisibili Ovvero suscettibili di essere ridotti in parti omogenee senza che se ne alteri la destinazione economica.

Si applica, ad esempio, in caso di titolarità di diritti sul bene.

• →

Indivisibili Non rispondono a tale caratteristica sopra descritta.

→ 88. Beni presenti e futuri - pag. 195

Altra distinzione è tra:

• →

Presenti, già esistenti in natura Formano oggetto di proprietà e di diritti reali;

• →

Futuri, non ancora presenti in natura Possono formare solamente oggetto di rapporti obbligatori, salvo casi in cui sia

vietato dalla legge. Ad esempio nel caso del contratto aleatorio.

→ 89. I frutti - pag. 195

I frutti si distinguono in due categorie:

1. Frutti naturali Prodotti direttamente da un altro bene, che concorra o meno l’uomo.

La produzione deve avere carattere periodico e non deve incidere sulla sostanza né sulla destinazione economica della

cosa madre. Finché non avviene la separazione dal bene che li produce, i frutti si dicono pendenti; sono parte della cosa

madre (cosa fruttifera), senza esistenza autonoma: sono considerati beni futuri. Con la separazione diventano frutti

separati, oggetto di autonomo diritto di proprietà da parte del proprietario della cosa madre, a meno che non diversamente

deciso. →

2. Frutti civili Si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia.

Debbono presentare il requisito della periodicità; si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata del diritto. 29

→ 90. Combinazione di beni - pag. 197

Poiché i beni possono essere usati dall’uomo separatamente o insieme e collegati ad altri, per accrescerne l'utilità, nasce la

distinzione tra:

• →

Bene semplice I cui elementi sono talmente compenetranti tra loro che non possono staccarsi senza distruggere o

alterare la fisionomia.

• →

Bene composto Risultante dalla connessione di più cose, ciascuna delle quali, staccata, avrebbe una sua rilevanza

giuridica ed economica. Vendendo il bene, si vendono anche tutte le sue parti.

→ 91. Le pertinenze - pag. 197

Nella cosa composta gli elementi sono parte del tutto, il quale non sussiste senza di essi; se invece una cosa è posta a

servizio, ornamento di un’altra, senza esserne parte integrante e senza essere indispensabile, allora si ha la figura della

pertinenza (vincolo pertinenziale).

I presupposti per il rapporto pertinenziale sono:

• →

Un elemento oggettivo Rapporto di servizio o ornamento tra una cosa accessoria (vincolo di accessorietà, carattere

accessorio rispetto all’altra, che deve essere durevole, non occasionale) e una principale; può intercorrere tra mobile e

mobile, tra mobile ed immobile o tra immobile ed immobile.

• →

Un elemento soggettivo Volontà di effettuare la destinazione dell’una cosa a servizio o ornamento dell’altra.

Il vincolo deve essere posto da chi ha la proprietà della cosa principale o da chi ha un diritto reale su di essa; la cosa

accessoria deve appartenere al proprietario della cosa principale oppure egli ne deve la disponibilità in forma di un

contratto. Nonostante ciò il proprietario della cosa accessoria può in ogni momento rivendicarla.

Di solito le pertinenze seguono lo stesso destino della cosa principale; a volte possono essere loro stesse oggetto di contratti.

→ 92. Le universalità patrimoniali - pag. 200

Le universalità sono la pluralità di cose mobili che:

• Appartengono alla stessa persona;

• Hanno una destinazione unitaria.

L’universalità di mobili si distingue da:

• →

La cosa composta Perché non vi è coesione fisica tra le cose.

• →

Il complesso pertinenziale In quanto le cose non si trovano “una rispetto all’altra” in rapporto di subordinazione: tutte

insieme costituiscono un’entità nuova dal punto di vista economico-sociale.

I beni dell’universalità possono essere considerati singolarmente o come un tutt’uno: ciò dipende dalla volontà delle parti ed è

universitas

molto importante per quanto riguarda l’usufrutto. L’ordinamento stabilisce, infatti, diverso regime se si tratta di o di

singoli beni mobili. Il possesso di un’universalità di mobili può essere tutelato con l’azione di manutenzione, non concessa per i

singoli beni mobili.

La dottrina distingue peraltro tra:

• →

universitas facti, universitas rerum

Universalità di fatto, Fatta da più beni mobili unitamente considerati.

• universitas iuris

Universalità di diritto, Fatta da più beni, ma anche rapporti giuridici in cui la riduzione ad unità è operata

dalla legge.

→ 93. L’azienda - pag. 201

L’azienda è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, ovvero ai fini della produzione o dello

scambio di beni o servizi.

Essa è costituita da un insieme di beni collegati tra loro da un nesso di dipendenza reciproca; vi è una disputa sulla sua natura

giuridica, ovvero se definirla come:

• →

Universitas facta, secondo l’opinione tradizionale Il concetto di universalità però implica che le cose appartengano ad uno

stesso proprietario, mentre ciò nell’azienda non è richiesto (macchinari in leasing, attività in locazione, ecc.).

• Cosa composta funzionale, in cui le singole cose sono collegate non materialmente ma funzionalmente in virtù del loro

impiego La concezione di cosa composta implica però l’idea della coesione materiale;

• →

Bene immateriale Poiché consiste nell’organizzazione di tutti i beni.

• →

Universitas iuris iurium

o Dando rilievo al concetto di organizzazione.

L’azienda, però, probabilmente, non si inquadra in nessuna di queste categorie ma costituisce un genere a sé (suigeneris): non

costituisce un bene unitario o suscettibile di diritti reali, ma può formare oggetto unitario di negozi giuridici o rapporti

obbligatori o provvedimenti. 30

Uno degli elementi di particolare importanza in un’azienda è l’avviamento, ovvero, in modo semplificato, la capacità di profitto;

la Cassazione lo definisce come qualità della stessa azienda, che può anche mancare. Uno dei fattori che contribuiscono ad

esso è il diritto a conseguire un’indennità qualora venga a cessare la locazione dell’immobile, purché non a seguito di

inadempienza o recesso.

Bisogna distinguere:

• →

Impresa Il codice definisce l’imprenditore come colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al

fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. L’impresa pertanto è l’attività economica svolta dall’imprenditore.

• →

Azienda È il complesso di beni di cui l’imprenditore si avvale per svolgere l’attività stessa, è il suo strumento

indispensabile.

→ 94. Il patrimonio - pag. 203

In senso giuridico il patrimonio è il complesso dei rapporti attivi e passivi, suscettibili di valutazione economica, facenti capo

ad un soggetto. Quindi qualunque soggetto ha un patrimonio, seppur costituito prevalentemente di debiti (è soggetto passivo).

univesitas.

Il patrimonio non è considerato come un bene unico, non è pertanto una Ogni soggetto, però, può possedere uno

ed un solo patrimonio (regola dell’unicità del patrimonio). Secondo le ultime regole, tuttavia, in alcune categorie di cespiti, è

possibile effettuare una separazione (patrimonio separato) dal restante patrimonio, sulla quale possono agire non tutti i

creditori del titolare, ma solamente alcuni.

Diverso dal concetto di patrimonio separato (distacco di una parte del patrimonio, che continua ad appartenere allo stesso

soggetto) è il patrimonio autonomo, attribuito ad un nuovo soggetto, mediante la creazione di una persona giuridica, o

comunque di un ente provvisto di autonomia patrimoniale anche imperfetta.

→ 95. Beni pubblici e beni degli enti ecclesiastici - pag. 205

Di beni pubblici si parla in due sensi:

1. Beni appartenenti ad un ente pubblico (beni pubblici in senso soggettivo);

2. Beni assoggettati ad un regime speciale, diverso dalla proprietà privata, per favorire il raggiungimento di fini pubblici (beni

pubblici in senso oggettivo). Tra di essi, si distinguono:

Beni demaniali, tradizionalmente:

• - →

Beni immobili del demanio necessario In quanto appartenevano necessariamente allo stato, ovvero demanio

marittimo, idrico, militare.

- →

Beni immobili e universalità di immobili del demanio accidentale In quanto possono appartenere anche a privati che

sono demaniali solo se appartengono allo Stato o ad altro ente pubblico territoriale (demanio stradale, aeronautico

civile, culturale).

Sono assoggettati ad un regime particolare: non possono formare oggetto di negozio di diritto privato

(incommerciabilità), né oggetto di possesso, né acquistati per usucapione da privati.

Sono disciplinati da diritto pubblico.

Beni del patrimonio indisponibile.

La recente disciplina del federalismo demaniale prevede che il regime dei beni demaniali continui ad applicarsi solamente al

demanio marittimo, idrico, aeroportuale. Gli altri beni fanno parte del patrimonio disponibile.

I beni non demaniali appartenenti ad ente pubblico anche non territoriale, sono beni patrimoniali e si distinguono:

• →

Beni mobili e immobili del patrimonio indisponibile Che non possono essere sottratti alle rispettive destinazioni se non

con le modalità previste dalle norme di diritto pubblico. Non possono essere oggetto di usucapione e, pur potendo formare

oggetto di negozi traslativi di diritto privato, sono gravati da uno specifico vincolo di destinazione ad uso pubblico.

• Beni del patrimonio disponibile Che non sono destinati direttamente ed immediatamente al perseguimento di fini pubblici

e sono soggetti alle norme del codice civile.

Una sostanziale modifica dell’attuale quadro normativo delineato dal codice civile, si avrà con l’attuazione del federalismo

demaniale; due linee di fondo sono:

I. Contrazione del patrimonio pubblico dello Stato mediante l’attribuzione di beni immobili statali del demanio e del

patrimonio indisponibile agli enti territoriali non statali, tenuti però a favorirne la massima valorizzazione funzionale, a

vantaggio della collettività territoriale.

II. Contrazione del numero complessivo dei beni pubblici in senso oggettivo, mediante l’attribuzione di beni agli enti locali, al

loro patrimonio disponibile, con la conseguenza che possono essere alienati; ad eccezione del demanio marittimo, idrico e

aeroportuale e delle miniere che, seppur trasferiti agli enti locali, restano assoggettati al proprio regime demaniale.

È stato inoltre avviato un processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico (privatizzazione). Lo Stato, le regioni, le

province, i comuni sono abilitati a costruire società a responsabilità limitata (S.C.I.P. S.r.l, società cartolarizzazione immobili

pubblici), a cui trasferire a titolo oneroso beni facenti parte del patrimonio immobiliare pubblico, affinché esse procedano alla

31

loro alienazione sul mercato. Tali società operano mediate cartolarizzazione, ovvero mediante l’emissione di titoli o

l’assunzione di finanziamenti garantiti dai beni pubblici oggetto di ciascuna operazione.

La legge tutela anche i beni comuni, ovvero quei beni che risultano funzionali al perseguimento e alla realizzazione di interessi

della collettività per i quali viene variamente assicurato un uso pubblico, che siano indifferentemente di proprietà privata o

pubblica.

Ai beni degli enti ecclesiastici si applicano le norme del codice civile, salvo non diversamente disposto dalle leggi speciali. Le

chiese destinate al culto cattolico possono anche appartenere ai privati: in tal caso sono soggette al diritto privato, ma non

possono essere sottratte alla loro destinazione e al culto, se non sconsacrate secondo le regole del diritto canonico.

CAPITOLO IX - IL FATTO, L’ATTO ED IL NEGOZIO GIURIDICO

→ 96. I fatti giuridici - pag. 212

Il fatto giuridico è qualsiasi avvenimento cui l’ordinamento ricolleghi conseguenze giuridiche. Si distinguono:

• Fatti materiali;

• Fatti in senso ampio, comprensivi sia di omissioni che di fatti interni o psicologici;

• →

Fatti in senso stretto o naturale Quando le conseguenze giuridiche sono ricollegate ad un evento senza che assuma

rilievo se a causarlo sia intervenuto o meno l’uomo.

Spesso i fatti giuridici sono già qualificati legalmente (matrimonio, contratto, ecc.). Perché un fatto sia considerato giuridico

non dipende dalle caratteristiche intrinseche di quell’avvenimento ma solamente dalla circostanza estrinseca che da

quell’evento derivi un effetto giuridico.

Si tratta di atto giuridico, invece, se l’evento causativo di conseguenze giuridiche postula un intervento umano.

→ 97. Classificazione degli atti giuridici - pag. 213

Gli atti giuridici, sul piano della valutazione giuridica, si distinguono tra:

• Atti leciti, conformi alle prescrizioni dell’ordinamento, suddivisi tra:

A. Operazioni, atti reali, atti materiali, comportamenti Modificazioni del mondo esterno;

B. Dichiarazioni, fatti di linguaggio, atti diretti a comunicare ad altri pensieri, opinioni, stati d’animo, volontà:

Negozi giuridici I più importanti, con cui i privati esprimono la volontà di regolare in un determinato modo i propri

• interessi; →

Dichiarazioni di scienza Dove non si esprime la volontà ma si comunica di essere a conoscenza di un atto o di una

• situazione del passato.

• Atti illeciti, compiuti in violazione di doveri giuridici e che precludono la lesione del diritto soggettivo altrui (nel codice detti

fatti illeciti).

Tutti gli atti umani consapevoli e volontari che non siano negozio giuridico sono detti atti giuridici in senso stretto (atti non

negoziali). Gli effetti giuridici non dipendono dalla volontà dell’agente ma sono disposti dall’ordinamento senza riguardo

all’intenzione di colui che li pone in essere.

Altra categoria di atti sono gli atti dovuti che consistono nell’adempimento di un obbligo.

→ 98. Il negozio giuridico - pag. 214

La figura del negozio giuridico è stata delineata dalla dottrina tedesca del XIX secolo (scuola pandettistica) attraverso un

processo di astrazione rispetto ai più frequenti e importanti tipi di atto: essi infatti hanno alla base dei privati, che enunciano gli

effetti giuridici che intendono conseguire in una dichiarazione.

Nella dottrina tradizionale è definitivo come una dichiarazione di volontà con la quale vengono enunciati gli effetti perseguiti ed

alla quale l’ordinamento giuridico ricollega effetti giuridici conformi al risultato voluto. Il fenomeno negoziale corrisponde alla

necessità di attribuire ai singoli una sfera di autonomia entro la quale i privati possano decidere come regolare i propri

interessi.

Nel codice non vi è una apposita disciplina in merito al negozio giuridico in generale; vengono invece approfonditele numerose

figure negoziali, tra cui contratto (la parte generale nel libro IV, titolo II), matrimonio, testamento, ecc.

→ 99. Classificazione dei negozi giuridici:

A) In relazione alla struttura soggettiva - pag. 216

Non bisogna confondere il concetto di parte con quello di individuo: per parte, infatti, si intende un centro d’interesse, che può

essere anche una pluralità di persone (parte soggettivamente complessa).

In base alla struttura soggettiva, si distinguono:

• →

Negozio unilaterale Quando è perfezionato con la dichiarazione di una sola parte. Si distinguono in:

Negozi recettizi Se per produrre effetto giuridico la dichiarazione negoziale deve pervenire alla conoscenza di una

• determinata persona (notificata, comunicata). 32

Negozi non recettizi Se producono effetto giuridico indipendentemente dalla comunicazione ad uno specifico

• destinatario.

• →

Negozio bilaterale Se le parti considerate sono due, portatrici di due diversi interessi.

• →

Negozio plurilaterale Se le parti tra cui si svolge il contratto sono almeno tre, ciascuna della quali ha un’autonoma

posizione di interesse (non è un negozio bilaterale con struttura plurisoggettiva, dove una delle parti è formata, ad esempio,

da due persone).

• →

Atto collegiale Quando le dichiarazioni di volontà di più persone vanno a formare la volontà di un solo organo

pluripersonale. Si applica il principio di maggioranza. Se vi fosse un vizio nella dichiarazione di voto, si andrebbero ad

esaminare i singoli voti, senza per forza annullare la votazione.

• Atto complesso, costa della volontà di più persone tendenti ad un fine comune; tali volontà si fondono in una sola. In caso di

vizio, l’intera dichiarazione è inficiata.

→ 100. Classificazione dei negozi giuridici:

B) In relazione alla funzione - pag. 217

In relazione alla funzione si distinguono negozi:

Mortis causa

I. In cui si presuppone la morte di una persona.

II. Inter vivos: →

Patrimoniali Si riferiscono ad interessi economici, vi si trovano:

• - →

Negozi di attribuzione patrimoniale che tendono ad uno spostamento di diritti patrimoniali da un soggetto ad un

altro. Che a loro volta si distinguono in:

1. Negozi di disposizione Che impongono una immediata diminuzione del patrimonio mediante alienazione o

rinunzia, si dividono in:

• Traslativi, se attuato il trasferimento del diritto a favore di altri;

• Traslativo-costitutivi, se costituiscono un diritto reale limitato su di un bene del disponente;

• Abdicativi. →

2. Negozi di obbligazione Che danno luogo solamente all’insorgere di un’obbligazione.

Apatrimoniali, non si riferiscono ad interessi economici.

• →

III. Negozi di accertamento Per eliminare delle controversie o dubbi su una situazione giuridica esistente attraverso un atto

di autonomia negoziale tra le parti.

→ 101. Negozi a titolo gratuito e negozi a titolo oneroso - pag. 218

I negozi patrimoniali si possono distinguere tra:

• →

A titolo oneroso Quando un soggetto accetta un correlativo sacrificio, per effettuare l’acquisto.

• A titolo gratuito Quando un soggetto acquisisce un vantaggio senza correlativo sacrificio.

L’acquirente in genere è meno protetto rispetto all’acquirente a titolo oneroso. In tema d’interpretazione del contratto, il

legislatore stabilisce che esso va inteso nel modo meno gravoso per l’obbligato.

La gratuità non coincide con la liberalità:

• →

Liberalità Rappresenta la causa della donazione, con l’intento di arricchire il beneficiario.

• Gratuità Categoria più ampia, comprende tutti i casi di attribuzioni patrimoniali o prestazioni senza una specifica

controprestazione del destinatario.

→ 102. La rinunzia - pag. 219

Il negozio abdicativo è la rinunzia, ovvero la dichiarazione unilaterale del titolare di un diritto soggettivo, diretta a dismettere il

diritto stesso senza trasferirlo ad altri. Può essere che ciò porti vantaggio ad altri, ma deve avvenire in modo occasionale e

indirettamente: mancherebbe altrimenti della sua caratteristica tipica, ovvero dell’unilateralità.

→ 103. Elementi del negozio giuridico - pag. 220

Gli elementi, o requisiti, del rapporto giuridico sono:

• →

Elementi essenziali Senza i quali (o se sono viziati) il negozio è nullo. Possono essere:

Generali Se si riferiscono a tutti i contratti.

• →

Particolari Se si riferiscono ad un particolare tipo di contratto.

• Si parla poi di presupposti, distinti dagli elementi essenziali, che sono le circostanze estrinseche al negozio, comunque

indispensabili perché sia valido. 33

• Elementi accidentali Che le parti sono libere di apporre o meno. Possono essere:

Generali:

• A. Condizione;

B. Modo;

C. Termine.

Particolari.

• →

• Elementi naturali, secondo la dottrina In realtà sono gli effetti naturali del negozio, ovvero gli effetti che la legge considera

come connaturati al negozio. Si producono senza la previsione delle parti.

→ 104. La dichiarazione - pag. 222

A seconda del modo con cui avviene da parte del soggetto, una dichiarazione di volontà, diretta a produrre effetti giuridici, si

distingue:

• →

Dichiarazione espressa Se fatta con qualsiasi mezzo idoneo a far palese ad altri il pensiero.

• →

Dichiarazione tacita Comportamento incompatibile con la volontà opposta (dichiarazione indiretta) (comportamento

concludente). Giuridicamente non vale il detto “chi tace acconsente”; infatti, il silenzio può avere valore di dichiarazione di

volontà solamente in concorso di determinate circostanze, che conferiscano al silenzio un valore espressivo.

→ 105. La forma - pag. 223

L’ordinamento di regola non impone rigidi formalismi per riconoscere effetti giuridici agli atti tra privati, ma talvolta ha questa

necessità per esigenze di certezza, di conoscibilità, di ponderazione dell’atto. La forma può essere prescritta in base al tipo di

atto; di solito il contratto non ha un regime formale univoco, in quanto specifici vincoli di forma risultano imposti in relazione

all’oggetto del contratto.

Si distinguono:

• →

Ad substantiam actus Sussiste un onere per il dichiarante di adottare la forma richiesta, affinché l’atto sia valido.

• →

Ad probationem tantum Il requisito di forma è richiesto solo ai fini processuali in quanto l’atto può essere provato soltanto

mediante l’esibizione a giudizio del documento relativo.

• →

Formalismo convenzionale Sono i privati stessi che si autoimpongono un requisito di forma.

→ 106. Il bollo e la registrazione - pag. 224

Il bollo e la registrazione non sono requisiti di forma.

• →

Il bollo Lo stato impone l’uso della carta bollata, per la redazione di alcune scritture, in modo che, utilizzandola, si versi

all’erario statale l’importo dei valori bollati acquistati. L’inosservanza non da luogo alla nullità, ma ad una sanzione

pecuniaria. →

• La registrazione Consiste nel deposito del documento presso l’ufficio del registro; serve prevalentemente a scopi fiscali,

ma anche dal punto di vista del diritto privato in quanto costituisce il mezzo di prova più comune per rendere certa la data di

una scrittura privata di fronte a terzi.

→ 107. La pubblicità: fini e natura - pag. 225

La legge impone l’iscrizione dell’atto in registri tenuti dalla pubblica amministrazione che chiunque può consultare.

La pubblicità serve a dare ai terzi la possibilità di conoscere l’esistenza e il contenuto di un rapporto giuridico o lo stato delle

persone fisiche e le vicende delle persone giuridiche.

Non è da confondere con la dichiarazione negoziale che è solamente il mezzo perché il negozio possa essere conosciuto dai

terzi.

Si distinguono tre tipi di pubblicità:

1. Pubblicità-notizia Assolve semplicemente alla funzione di rendere conoscibile un atto.

L’omissione dà luogo ad una sanzione pecuniaria, non annulla l’atto. È un obbligo, non un onere.

2. Pubblicità dichiarativa Serve a rendere opponibile il negozio ai terzi.

L’omissione non annulla l’atto.

3. Pubblicità costitutiva È necessaria affinché l’atto sia valido. 34

CAPITOLO X - L’INFLUENZA DEL TEMPO SULLE VICENDE GIURIDICHE

A) NOZIONI GENERALI

→ 108. Computo del tempo - pag. 228

Spesso le vicende giuridiche si devono compiere entro un periodo di tempo determinato; vi è quindi la necessità di regole che

stabiliscano come i termini devono essere calcolati.

Si usa il calendario gregoriano.

Le regole sono descritte nell’articolo 2963 del codice civile:

• Non si conta il giorno iniziale;

• Si computa quello finale;

• Il termine scadente il giorno festivo è prorogato al giorno seguente non festivo;

• ex nominatione ex numerazione dierum.

Se il termine è a mese, si segue il criterio e non Il termine scade il giorno

corrispondente a quello del mese iniziale (2 novembre - 2 ottobre);

• Se nel mese di scadenza manca il giorno corrispondente, il termine si compie con l’ultimo giorno dello stesso mese (31

gennaio – 28/29 febbraio).

→ 109. Influenza del tempo sull’acquisto e sull’estinzione dei diritti soggettivi - pag. 229

Il tempo è presupposto di alcune fattispecie fondamentali:

A. Usucapione, prescrizione acquisitiva Il decorso del tempo serve a far acquistare un diritto soggettivo.

B. Prescrizione estintiva Il decorso del tempo provoca l’estinzione del diritto soggettivo.

C. Decadenza Il decorso del tempo provoca l’estinzione del diritto soggettivo.

B) LA PRESCRIZIONE ESTINTIVA

→ 110. Nozione e fondamento - pag. 229

La prescrizione estintiva produce l’estinzione del diritto soggettivo per effetto dell’inerzia del titolare del diritto stesso che non

lo usa o non lo esercita per il tempo stabilito dalla legge.

La motivazione sta in un’esigenza di certezza, in quanto, a distanza di tempo, è difficile dimostrare la nascita e l’estinzione di

un rapporto giuridico.

→ 111. Operatività della prescrizione - pag. 230

La prescrizione estintiva è un istituto di ordine pubblico; le norme che stabiliscono l’estinzione del diritto e il tempo necessario

perché ciò si verifichi sono inderogabili.

Le parti non possono rinunciare alla prescrizione né preventivamente, né in pendenza del termine; la rinunzia può invece

avvenire una volta decorso il termine previsto, quando è ormai interesse del soggetto avvantaggiato farla valere o meno. È

impium rimedium

spesso, un dal punto di vista morale, continuare a far valere la prescrizione oltre il termine; in ogni caso la

legge si rimette alla valutazione dell’interessato.

La rinunzia può essere sia espressa che tacita; il giudice non può, però, rilevarla d’ufficio. La prescrizione deve essere eccepita

dalla parte che vi ha interesse.

I creditori possono far valere la prescrizione, sostituendosi all’interessato, anche se la parte vi abbia rinunziato.

→ 112. Oggetto della prescrizione - pag. 231

Sono soggetti a prescrizione tutti i diritti tranne:

Diritti imprescrittibili In quanto indisponibili, poiché non sono solamente diritti ma, spesso, anche doveri.

• →

Diritti di proprietà In quanto anche il non uso è espressione della libertà riconosciuta al proprietario.

• Azione di petizione d’eredità;

• Azione per far dichiarare la nullità di un negozio giuridico;

• Azioni di accertamento;

• →

Facoltà che formano il contenuto di un diritto soggettivo Si estinguono insieme al diritto stesso o al potere di cui sono

• manifestazione.

→ 113. Inizio della prescrizione - pag. 232

L’inizio della prescrizione si ha dal giorno in cui il diritto avrebbe potuto essere esercitato.

Presupposto della prescrizione estintiva è l’inerzia del proprietario, quindi non si può parlare di inerzia nel momento in cui il

diritto non può essere fatto valere. 35

→ 114. Sospensione e interruzione della prescrizione - pag. 233

La prescrizione non opera se esiste una causa che giustifichi l’inerzia. Si distinguono:

• Sospensione, determinata da:

A. Particolari rapporti intercorrenti tra le parti;

B. Condizione del titolare.

Le cause della sospensione sono indicate dalla legge e sono tassative.

Degli impedienti di fatto, non valgono ai fini della sospensione.

L’inerzia del titolare continua a durare, ma è giustificata. Spiega i suoi effetti per tutta la durata dell’inerzia giustificata, ma

non toglie valore al tempo già trascorso; è come una parentesi.

• Interruzione, che ha luogo perché:

1. Il titolare compie un atto che importa l’esercizio del suo diritto;

2. Il soggetto passivo effettua il riconoscimento dell’altrui diritto, riconoscimento che può essere anche tacito.

Può essere anche rilevata d’ufficio dal giudice, sulla base di prove acquisite agli atti, senza necessità di domanda di parte.

L’inerzia stessa viene meno o perché il diritto è esercitato o perché è riconosciuto dall’altra parte.

Toglie ogni valore al tempo già trascorso.

→ 115. Durata della prescrizione - pag. 235

Rispetto alla durata, si distinguono:

• →

Prescrizione ordinaria Che trova applicazione in tutti i casi in cui la legge non dispone diversamente: matura in 10 anni.

20 anni sono invece richiesti per l’estinzione di diritti reali su cosa altrui.

• Prescrizione breve, tra cui:

Illecito extracontrattuale, 5 anni, che possono anche ridursi a 2 anni;

• Diritti a prescrizioni periodiche o derivanti da rapporti societari, 5 anni;

• Alcuni diritti commerciali, 1 anno, di regola.

Se il titolare del diritto ha proposto un’azione nel termine della prescrizione breve previsto dalla legge e sia intervenuta

sentenza di condanna passata in giudicato, l’azione diretta del giudicato è soggetta al termine di 10 anni previsto per la

prescrizione ordinaria.

→ 116. Le prescrizioni presuntive - pag. 236

Le prescrizioni presuntive si fondano sulla presunzione che un determinato credito sia stato pagato o che si sia estinto per

qualunque altra causa; la legge semplicemente presume che si sia verificata una causa estintiva di esso, ovvero presume che,

trascorso un breve periodo (sei mesi, un anno, tre anni a seconda dei casi), il debito relativo al compenso delle situazioni in

questione sia stato estinto.

Il debitore è esonerato dall’onere di fornire in giudizio la prova dell’avvenuta estinzione del credito azionato: spetta al creditore

offrire la prova che la prestazione non è stata eseguita.

Le presunzioni sono di due specie:

Iuris tantum

1. Che ammettono la prova contraria. Tra di esse vi è la prescrizione presuntiva.

Iures et de iure

2. Non ammettono la prova contraria.

Contro la presunzione non è ammesso ogni tipo di prova contraria. Il creditore può vincere la causa soltanto:

• Ottenendo dal debitore l’ammissione che l’obbligazione è tuttora esistente;

• Deferendo alla parte debitrice giuramento decisorio, invitandola, cioè, a confermare sotto giuramento che l’obbligazione si

sia davvero estinta.

C) LA DECADENZA

→ 117. Nozione e fondamento - pag. 238

La decadenza fissa un termine perentorio, oltre il quale il diritto si estingue, esclusa ogni considerazione relativa alla situazione

soggettiva del titolare; implica quindi l’onere di esercitare il diritto entro il tempo prescritto dalla legge, non può essere impedita

in altro modo.

La decadenza legale resta una deroga al principio generale secondo cui ognuno può applicare i propri diritti soggettivi senza

limiti: non le può essere applicata l’analogia.

Può essere stabilita:

• →

Nell’interesse generale, in relazione a diritti indisponibili Le parti non possono né modificare il regime previsto dalla legge,

né rinunziare alla decadenza. Il giudice deve attuarla d’ufficio. →

• A tutela di un interesse individuale, in relazione a diritti disponibili Le parti possono modificare il regime legale della

decadenza e possono anche rinunziarvi. 36

La decadenza può essere prevista anche nell’interesse di uno dei due soggetti del rapporto, quindi può essere inserita in un

contratto (decadenza convenzionale). Vengono applicate le stesse regole della decadenza legale.

CAPITOLO XI - LA TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI

→ 118. Premessa - pag. 242

Di regola, il soggetto che vuol far valere un proprio diritto deve rivolgersi ad un giudice (diritto processuale civile); se fa valere le

proprie ragioni con violenza o minaccia incorre nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

A volte, però, in casi eccezionali è ammessa l’autotutela, ad esempio:

• Diritto di ritenzione;

• Diritto alla difesa del possesso, finché la violenza dell’aggressore è in atto;

• Diritto alla legittima difesa, ecc.

→ 119. Cenni sui tipi di azione - pag. 243

I consociati hanno diritto di agire in giudizio, ovvero di rivolgersi ad organi istituiti all’uopo (scopo) di rendere la giustizia che i

cittadini non possono farsi da soli: tale diritto si chiama diritto di azione.

Colui che esercita l’azione, proponendo la domanda, è l’attore; colui contro il quale l’azione è proposta è il convenuto, invitato,

per il suo interesse, a convenire in giudizio per esporre le proprie ragioni.

Ognuno ha quindi diritto di agire in giudizio per far valere i propri diritti e, di contro, quello di potersi difendere; inoltre, per i non

abbienti, la Costituzione prevede che siano loro assicurati i mezzi idonei per difendersi adeguatamente.

Ci sono vari tipi di processi:

• Processo di cognizione, in ordine alla sussistenza o al modo di essere di un determinato diritto soggettivo.

Il giudice individua la regola applicabile al caso concreto, ed emana la sentenza, che può essere:

1. Di accertamento In merito all’esistenza o al modo di essere di un rapporto giuridico controverso.

2. Di condanna Emanazione di un comando rivolto alla parte soccombente, di tenere la condotta che lo stesso giudice

riconosca come dovuta. →

3. Costitutiva, costituzione, modificazione o estinzione di rapporti giuridici Il giudice, oltre ad eseguire l’accertamento

ed emanare un comando concreto, modifica la situazione finora vigente.

• →

Processo di esecuzione Si attiva quando, a fronte di una sentenza che impone a qualcuno una determinata condotta,

costui non la segue. La finalità dell’intervento del giudice, richiesto dalla controparte, è quella di realizzare coattivamente il

comando contenuto nella sentenza.

• →

Processo cautelare Attuato per evitare che la controparte, durante un processo di cognizione, possa porre in essere

condotte destinate a sfruttare gli effetti di un’eventuale sentenza sfavorevole.

La finalità sta nel conservare lo stato di fatto esistente, in modo da rendere possibili l’esecuzione della sentenza.

→ 120. La cosa giudicata - pag. 245

È concessa alle parti la richiesta di riesame della lite, impugnando la decisione; tale processo non può andare avanti all’infinito

e ha dei limiti, oltre i quali il comando contenuto nella sentenza non può più essere giudicato e diviene cosa giudicata (res

iudicata), detta anche passaggio in giudicato della sentenza.

Si parla di:

• →

Cosa giudicata formale Se si intende passata in giudicato la sentenza che non è più soggetta a mezzi di impugnazione.

• →

Cosa giudicata sostanziale Se nella sentenza è stato riconosciuto un diritto, esso non può più formare oggetto di

discussione o di riesame in futuri processi (definitività dell’accertamento).

In generale si afferma che l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto fra le parti, i

loro eredi ed aventi causa.

→ 121. Il processo esecutivo - pag. 246

Il processo esecutivo può emettere sentenza in due modi:

1. Esecuzione forzata in forma specifica; in pochi casi il processo riesce ad assicurare coattivamente proprio il risultato voluto

dal comando contenuto nella sentenza, cioè quando è rimasto ineseguito:

Un obbligo avente ad oggetto la consegna di una cosa determinata L’avete diritto otterrà la consegna o il rilascio

• forzato del bene stesso. →

Un obbligo avente ad oggetto un facere fungibile L’avente diritto potrà ottenere che venga eseguito da altri, a spese

• dell’obbligato. Se si tratta di un facere infungibile (se non da parte dell’obbligato), l’avente diritto può ottenere solamente il

risarcimento del danno, spesso da parte della parte controversa. 37

Un obbligo avente ad oggetto quel particolare facere consistente nella conclusione di un contratto L’avente diritto potrà

• ottenere una sentenza costitutiva che produca gli effetti del contratto non concluso.

Un obbligo avente ad oggetto un non facere L’avente diritto potrà ottenere:

- La distruzione, a spese dell’obbligato, della cosa realizzata in violazione dell’obbligo, se distruttibile.

- Il risarcimento del danno, se la cosa non è distruttibile, a carico della controparte.

2. Esecuzione mediante espropriazione forzata dei beni del debitore Il bene o i beni colpiti dall’esecuzione sono venduti ai

pubblici incanti (ovvero aste) e la somma ricavata ripartita tra i creditori.

Il processo ha inizio con il pignoramento, ovvero l’atto con cui si indicano i beni assoggettati all’azione esecutiva. Effetti di

diritto sostanziale:

Non hanno effetto atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento, a causa della destinazione dei beni alla

• espropriazione. È un’inefficacia relativa, fatta cioè valere solo dal creditore pignorante e dai creditori intervenuti

nell’esecuzione.

La legge tiene conto anche dei terzi che hanno acquistato in buona fede. Se il bene non è iscritto nei pubblici registri,

• basta l’acquisto per salvaguardare il terzo; invece se si tratta di beni registrati, la protezione del terzo si effettua tramite la

trascrizione.

Non vi è correlazione tra sentenza di condanna ed esecuzione forzata: molte situazioni di vantaggio non sono suscettibili di

essere tutelate adeguatamente attraverso i procedimenti di esecuzione forzata.

CAPITOLO XII - LA PROVA DEI FATTI GIURIDICI

→ 122. Nozioni generali - pag. 250

L’esito di un giudizio può dipendere dalla risoluzione di una controversia (fatti contestati), accogliendo, da parte del giudice,

una delle contrapposte versioni dei fatti. Sono le parti stesse che devono procurarsi i mezzi di prova, gli elementi con i quali

supportare la propria versione dei fatti.

Il giudice deve valutare se i mezzi di prova sono:

• →

Ammissibili Cioè conformi alla legge.

• →

Rilevanti Cioè aventi ad oggetto fattori che possano influenzare la decisione della lite.

In seguito il giudice valuta la concludenza dei mezzi di prova, ovvero la loro idoneità o meno a dimostrare i fatti sui quali

vertevano: deve quindi decidere quale delle due versioni risulta maggiormente convincente e spiegare la propria scelta.

In caso di fatti non contestati, la decisione è rimessa al giudice senza necessità di prova alcuna.

→ 123. L’onere della prova - pag. 251

Se nel processo è mancata la prova o le stesse non sono state abbastanza convincenti per decidere, il giudice non può

comunque astenersi dalla scelta. Deve trovare una soluzione applicando la regola dell’onere, secondo cui egli deve accogliere

la versione dei fatti fornita dalla parte su cui non grava l’onere della prova; pertanto, il rischio della mancata prova,

dell’insufficienza o contraddittorietà della prova, è a carico della parte su cui grava l’onere della prova.

Il giudice non dovrà far ricorso alla regola dell’onere della prova quando la dimostrazione di un fatto risulti comunque fornita in

causa, non necessariamente da una delle parti; sarà da applicare solamente nel caso in cui un fatto contestato, rilevante ai fini

della decisione, rimanga sfornito di prova sufficiente (carattere residuale della regola dell’onere probatorio).

L’onere della prova ricade su colui che invoca proprio quel fatto a sostegno della sua tesi:

• →

Fatti costitutivi Provare fatti che costituiscono prova per far valere un diritto in giudizio.

• →

Fatti impeditivi, modificativi, estintivi Contestare l’inefficacia di un fatto, oppure provare altri fatti che abbiano modificato o

estinto il diritto fatto valere.

Quando la norma è oscura circa il carattere costitutivo o impeditivo di una circostanza spetta all’interprete determinare su chi

debba cadere l’onere della prova. La corte suprema fa riferimento al principio della vicinanza della prova, che induce a far

gravare il relativo onere alla parte che più agevolmente è in grado di assolverlo.

Le parti possono, tuttavia, stabilire diversamente (inversione convenzionale dell’onere della prova) a meno che non si tratti di

diritti indisponibili o purché la modificazione non abbia per effetto di rendere eccessivamente difficile ad una delle parti

l’esercizio del diritto.

→ 124. I mezzi di prova - pag. 254

Il mezzo di prova è qualsiasi elemento idoneo a stabilire quale tra le contrapposte versioni di un fatto, sia la più convincente.

Il giudice sceglie in base al principio del libero apprezzamento della prova (libera valutazione), dovendo però fornire una

spiegazione motivata.

Vi sono però delle prove, dette prove legali, la cui rilevanza è già predeterminata dalla legge, quindi il giudice non ha

discrezione nel valutarle. Esse fanno piena prova; il giudice non può decidere in contrasto con esse. 38

I mezzi di prova sono di due specie: →

1. Prova precostituita, documentale Che esiste prima del giudizio;

2. Prova costituenda Destinata a formarsi nel corso del giudizio; ovvero:

Prova testimoniale;

• Presunzione;

• Giuramento.

→ 125. La prova documentale - pag. 255

Un documento è ogni cosa idonea a rappresentare un fatto, in modo da consentirne conoscenza a distanza di tempo.

Tra i più importanti documenti, giuridicamente, vi sono:

• Atto pubblico Documento redatto formalmente da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, dotato quindi di

pubblica fede. Fa piena prova:

Della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato;

• Delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti alla sua presenza.

• Non fa quindi prova della veridicità del contenuto delle dichiarazioni che contiene, ma solamente del fatto che esse sono

state rese come indicato.

Se una delle parti intende contrastare l’atto pubblico deve fare ricorso al procedimento di querela del falso.

• →

Scrittura privata Fa prova solamente contro chi ha sottoscritto il documento.

Per far sì che faccia prova deve essere riconosciuta dal firmatario come sua sottoscrizione (legalmente riconosciuta): deve

essere autenticata da un notaio o pubblico ufficiale autorizzato oppure deve essere un documento prodotto in giudizio non

disconosciuto da colui contro il quale è stata effettuata. Se costui la nega, chi vuole valersi della scrittura privata deve fornire

la prova della sua provenienza mediante il procedimento di verificazione. Se è autenticata o riconosciuta fa piena prova fino

a querela di falso della provenienza delle dichiarazioni (non della loro veridicità).

La scrittura privata sottoscritta da terzi ha valore meramente indiziario; può avere rilevanza la data della stessa scrittura, nei

confronti di terzi. Per evitare che le parti si accordino, in danno al terzo, apponendo una data fittizia, la legge stabilisce che

la data della scrittura privata è data certa se:

Si tratta di scrittura privata autentica La data dell’autenticazione.

• →

La scrittura è registrata La data della registrazione.

• →

Negli altri casi La data in cui si verifica un fatto che stabilisca in modo incontestabile che il documento è anteriore ad

• esso.

Fanno parte delle scritture private anche:

A. Telegramma È valido come scrittura privata se l’originale è stato consegnato all’ufficio di partenza direttamente dal

mittente o se lo stesso l’ha sottoscritto. →

B. Carte e registri domestici, contro chi li ha scritti Anche se non sottoscritti.

C. Scritture contabili dell’impresa Contro lo stesso imprenditore.

• Riproduzioni meccaniche, che fanno piena prova se colui contro il quale sono prodotte in giudizio non ne disconosce la

conformità ai fatti o alle cose medesime.

Tra di esse rientra anche il fax, che fa piena prova se colui contro il quale è prodotto non lo contesta.

• Documenti informatici, distinti tra:

Documento informatico Cui è apposta firma elettronica (dati in forma elettronica connessi tra di loro, come metodo di

• identificazione informatica).

Documento elettronico sottoscritto con:

• →

1. Firma avanzata Dati in forma elettronica connessi tra di loro che portano all’identificazione del firmatario,

garantendo la connessione univoca al firmatario stesso.

2. Firma elettronica Qualificata mediante un certificato sicuro per la creazione della firma.

3. Firma digitale Fatta da un sistema di chiavi crittografate, una pubblica e una privata, tra loro correlate.

Il titolare accede con quella privata, mentre il destinatario con quella pubblica).

Documento elettronico sottoscritto con firma elettronica o firma elettronica avanzata autenticata dal notaio o da altro

• pubblico ufficiale autorizzato. 39

→ 126. La prova testimoniale - pag. 260

La testimonianza è la narrazione di fatti obiettivi (non valutazioni o apprezzamenti personali) portata al giudice da una persona

estranea alla causa in relazione a fatti controversi; di solito essa avviene oralmente davanti al giudice da parte del testimone,

ma può anche essere redatta in forma scritta fuori udienza, recando la firma autenticata.

Incontra limiti legali di ammissibilità:

• Non è ammissibile se invocata a provare il perfezionamento o il contenuto di un contratto di valore superiore a €2,58 (5.000

L., valore non adeguato con l’euro). Non è divieto rigido pertanto il giudice può consentire la prova oltre il limite qualora lo

ritenga opportuno. Deve peraltro, ammettere la prova testimoniale, se ricorre una delle seguenti ipotesi:

Quando vi sia un principio di prova scritta Un documento che provi la verosimiglianza del fatto controverso.

• Quando la parte si sia trovata nell’impossibilità, morale o materiale, di procurarsi una prova scritta;

• Quando la parte abbia perduto, senza sua colpa, il documento che le forniva la prova.

• Non è ammissibile se tende a testimoniare che anteriormente o contemporaneamente alla stipulazione di un accordo scritto

siano stati stipulati anche altri patti risultanti dal documento, tranne se ricorre una delle ipotesi prima elencate.

Se invece la testimonianza verte dimostrare che successivamente alla formazione di un patto esso è stato modificato o ne è

stato prodotto uno contrario, il giudice può ammetterlo come prova solo se ritiene verosimile l’accaduto.

• Non è ammissibile se tende a provare che un contratto deve essere stipulato per iscritto, a parte nel caso in cui la parte

abbia perduto senza sua colpa il documento che le forniva la prova.

→ ad substantiam ad probationem

127. Forma e forma - pag. 262

ad substantiam,

Quando è richiesta la forma essa è parte fondamentale del contratto; la sua assenza lo rende nullo.

ad substantiam

La prova della forma può essere data in giudizio fornendo il documento in cui l’atto stesso è consacrato, non

mediante giuramento, confessione, testimonianza. Il documento pertanto è essenziale sia per la validità dell’atto sia per la

prova dello stesso.

L’unica eccezione è il caso in cui la parte abbia perduto tale documento senza sua colpa: varrà ogni tipo di prova sia per

provare l’esistenza originaria del documento, sia la perdita incolpevole, sia il suo contenuto.

ad probationem tantum,

Quando è richiesta la forma la mancata osservanza dei requisiti di forma non rende nullo l’atto, ma

vieta che esso costituisca prova testimoniale e presuntiva, sempre che la parte non provi di aver smarrito il documento

incolpevolmente.

Inoltre, la mancanza del documento non pregiudica totalmente la possibilità di far valere l’atto:

• Se la formazione del contratto costituisce un fatto non contestato il giudice può considerarlo provato;

• Se la formazione del contratto è un fatto contestato, le parti interessate possono richiedere l’interrogatorio formale della

controparte sperando in una confessione oppure deferire il giuramento decisorio, o fornire documenti in cui si dimostra il

perfezionamento dell’atto.

→ 128. Le presunzioni - pag. 264

La presunzione (prova indiretta) è ogni argomento, congettura, illazione attraverso cui, essendo già provata una determinata

circostanza, si giunge a considerarne provata anche un’altra, sprovvista di prova diretta.

Si distinguono:

• →

Presunzioni legali Quando è la stessa legge che attribuisce ad un fatto un valore di prova in ordine ad un altro fatto.

Possono essere: →

Iuris et de iure (assolute) Non ammettono prova contraria. Il fatto-base è sufficiente a produrre l’effetto ricollegato

• all’effetto-presunto, che diventa quindi irrilevante dal momento che non è ammessa la prova che il fatto presunto non si sia

verificato. →

Iuris tantum (relative) Ammettono prova contraria, che può essere fornita con ogni mezzo; non mancano delle limitazioni

• all’oggetto della prova contraria, poste dalla legge.

• →

Presunzioni semplici Non sono prestabilite dalla legge ma sono lasciate al prudente apprezzamento del giudice che le

può ritenere prova solamente quando ricorrano indizi gravi precisi e concordanti.

Non è necessario un legame di assoluta causalità tra fatto base e presunto, ma basta che il fatto presunto sia desumibile

come conseguenza secondo un criterio di normalità.

Non vi si può fare ricorso nei casi in cui la legge escluda la prova per testimoni.

→ 129. La confessione - pag. 265

La confessione è la dichiarazione che la parte fa della verità di fatti a sé sfavorevoli e favorevoli all’altra parte; non è un negozio

giuridico ma una dichiarazione di scienza, non occorrendo che il dichiarante ne voglia gli effetti. 40

Può essere:

• →

Giudiziale, prodotta in giudizio Fa piena prova e alla quale il giudice non può opporsi.

Può essere fatta spontaneamente ma, più spesso, è prodotta sotto interrogatorio della parte contrapposta.

• →

Stragiudiziale, prodotta fuori dal giudizio Ha lo stesso valore di quella giudiziale se prodotta dalla parte o dal suo

rappresentante, mentre può essere liberamente apprezzata dal giudice se effettuata da terzi o comunque dopo essere stata

dimostrata con ogni mezzo (compresa la prova testimoniale a meno che non sia ammessa dalle regole elencate in

precedenza).

La confessione può essere revocata soltanto se si dimostra che è stata determinata da errori di fatto o di violenza.

Deve provenire da un soggetto che sia capace di disporre del diritto cui i fatti confessati si riferiscono.

La confessione si dice qualificata quando la parte riconosce la verità dei fatti a sé sfavorevoli ma aggiunge altri fatti o

circostanze che modificano o estinguono gli effetti del fatto confessato. Bisogna distinguere:

• →

Se l’altra parte non contesta La dichiarazione confessoria fa piena prova integralmente.

• →

Se l’altra parte contesta È rimesso al giudice di apprezzare.

Bisogna poi distinguere dalla dichiarazione confessoria la dichiarazione ricognitiva, che ha per oggetto diritti e rapporti

giuridici; ha rilevanza diversa rispetto alla dichiarazione confessoria.

Non ha invece natura confessoria la formulazione di giudizi, opinioni, valutazioni personali, anche se sfavorevoli all’autore.

→ 130. Il giuramento - pag. 267

Il giuramento è un mezzo di prova di cui le parti possono chiedere l’utilizzo durante un giudizio civile.

Esso può essere:

• →

Decisorio Riguarda circostanze con valore decisorio. L’esito del giuramento preclude ogni altro accertamento e non

permette alla controparte di replicare, se non attraverso un ulteriore giuramento, qualora l’oggetto sia comune ad entrambi.

È una prova legale e fa piena prova. È utilizzata su iniziativa di una parte nei confronti dell’altra, la quale può confermare, in

caso di affermazione veritiera, oppure ritirare quanto detto fino ad allora o giurare il falso (commettendo spergiuro con

relative conseguenze) in caso di affermazioni mendaci.

Il giuramento non è ammissibile se non:

de veritate

Giuramento Se relativo ad un fatto proprio della parte cui è deferito o caduto sotto la sua percezione.

• →

de scientia

Giuramento Se relativo alla conoscenza che la parte ha di un fatto altrui.

• Il giuramento ha una grande importanza morale, della quale il giudice deve far monito a colui che si appresta a giurare (una

volta era un’importanza religiosa e morale, ma ora solamente morale grazie al processo di laicizzazione del giuramento

decisorio), oltre che ricordare le conseguenze penali delle eventuali dichiarazioni false.

Se la parte si rifiuta di giurare o non si presenta all’udienza per il giuramento, la sua versione del fatto non può esser

considerata veritiera da parte del giudice. Se invece presta giuramento il giudice deve decidere in base a ciò.

La controparte non può fornire prova contraria, ma può solamente denunciare lo spergiuro e, in caso di condanna penale a

costui, può chiedere il risarcimento dei danni, ma non l’annullamento della sentenza pronunciata a seguito del giuramento.

Il giuramento non è ammissibile quando si tratta di:

Diritti indisponibili;

• Fatto illecito;

• ad substantiam;

Atto per cui sia richiesta forma scritta

• Contestare l’attestazione contenuta in un atto pubblico che un determinato fatto è avvenuto alla presenza del pubblico

• ufficiale che lo ha redatto.

• →

Suppletorio Non può essere richiesto da una delle parti, ma d’ufficio da parte del giudice quando si trovi di fronte ad un

fatto incerto per il quale la parte, con l’onere della prova, ha fornito elementi rilevanti ma non del tutto persuasivi (semiplena

probatio). La parte deve procedere al giuramento delle prove fornite.

Un particole giuramento suppletorio è quello estimatorio, utilizzato per stabilire il valore di una cosa, quando non sia

possibile accertarlo diversamente. 41

I diritti reali

CAPITOLO XIII - I DIRITTI REALI IN GENERALE E LA PROPRIETÀ

A) I DIRITTI REALI

→ 131. Caratteri e categorie dei diritti reali - pag. 275 actiones in rem,

La nozione di diritti reali non deriva dai romani (i quali conoscevano la categoria delle più ampia) ma è stata

elaborata in seguito per raggruppare i diritti su cosa materiale determinata.

I diritti reali sono caratterizzati (non sempre tutti e tre) da:

• Immediatezza Possibilità per il titolare di esercitare direttamente il potere sulla cosa, senza necessità della cooperazione

di terzi.

• →

erga omnes

Assolutezza (efficacia del diritto reale) Dovere di tutti i consociati di non frapporsi nel rapporto tra il titolare

del diritto reale ed il bene che ne è oggetto e della possibilità per il titolare di agire in giudizio contro chiunque contesti o

pregiudichi il suo diritto.

• →

Inerenza Opponibilità del diritto a chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa.

I diritti reali:

• →

Costituiscono un numero chiuso I privati non possono creare diritti reali oltre la legge.

• →

Hanno i caratteri della tipicità I privati non possono modificarne la disciplina.

Si distinguono: →

Iura in re propria

I. Ovvero la proprietà.

Iura in re aliena

II. Cioè i diritti reali che gravano su beni di proprietà altrui, destinati a coesistere con il diritto del

proprietario. Si distinguono tra:

Diritti reali di godimento Attribuiscono al titolare il diritto di trarre dal bene talune utilità (comprimendo il potere di

• godimento del proprietario).

Diritti reali di garanzia Attribuiscono al titolare il diritto di farsi assegnare il ricavato dell’alienazione forzata del bene, in

• caso di mancato compimento dell’obbligo garantito (comprimono il potere di disposizione del proprietario, in funzione di

garanzia di crediti di terzi). rem)

Collegate ai beni reali ci sono le obbligazioni reali (propter che si caratterizzano per il fatto che la persona dell’obbligato è

individuata in base alla titolarità di un diritto reale su un determinato bene.

Diverso è invece l’onere reale in forza del quale il creditore, per il pagamento di somme di denaro da prestarsi periodicamente

in relazione ad un determinato bene immobile, può soddisfarsi sul bene stesso. L’unica ipotesi di onere reale prevista dal

codice civile è costituita dai contributi consorziali, oltre a quelle previste dalla legislazione speciale.

B) LA PROPRIETÀ

→ 132. Il contenuto del diritto - pag. 277

Nella concezione liberal-ottocentesca la proprietà privata era un pilastro dell’organizzazione sociale; era inoltre l’espressione

prima della libertà di ciascuno.

Nel nostro codice civile si afferma che al proprietario spetta il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed

esclusivo. Sarebbe meglio parlare di proprietà al plurale, intendendo le situazioni di appartenenza diverse a seconda

dell’oggetto e del soggetto in questione.

La proprietà attribuisce al titolare:

• →

Il potere di godimento del bene Ovvero il potere di trarre dalla cosa le utilità che la stessa è in grado di fornire decidendo

se, come e quando utilizzarla, direttamente o indirettamente.

• →

Il potere di disposizione del bene Ovvero il potere di cedere ad altri dei diritti sulla cosa.

La proprietà è caratterizzata da (che ormai si riferiscono solamente ai beni di uso strettamente personale, in quanto per gli altri

l’ordinamento stabilisce delle regole a cui il proprietario deve attenersi):

• →

Pienezza Attribuzione al proprietario del diritto di fare della cosa tutto ciò che vuole.

• →

Esclusività Attribuzione al proprietario del diritto di vietare ogni ingerenza ai terzi in ordine alle sue scelte.

• →

Imprescrittibilità In quanto il non uso è un diritto del proprietario. Più che alla proprietà ci si riferisce all’azione di

rivendicazione.

• Perpetuità.

• Elasticità, in quanto i poteri di un proprietario su un bene possono essere compressi in virtù dell’esistenza di altri diritti reali o

di vincoli pubblicistici sullo stesso bene, ma ritornano pienamente quando il diritto o il vincolo cadono. 42

Nella Costituzione si afferma che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge non tanto per impedire al legislatore

la sua soppressione ma per mostrare che lo Stato italiano ha dei principi contrari rispetto alla collettivizzazione dei beni, se

non, eventualmente, per alcune categorie determinate di beni, ai fini di utilità generale.

Il compito del legislatore è sempre diretto allo scopo di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

→ 133. Espropriazione e indennizzo - pag. 282

La Costituzione prevede che la posizione del privato possa essere sacrificata solo in presenza di:

Un interesse generale;

• Una previsione legislativa (riserva di legge);

• Un indennizzo che compensi il privato del sacrificio che subisce nell’interesse della collettività.

Bisogna specificare le nozioni di:

• Espropriazione, che si distingue in:

A. Traslativa, trasferimento della titolarità di un bene dal precedente proprietario (espropriato) ad un altro soggetto,

pubblico o privato (beneficiario);

B. Larvata (limiti espropriativi), limitazioni tali da svuotare di contenuto il diritto di proprietà, incidendo sul godimento di un

bene in modo da renderlo inutilizzabile.

La corte costituzionale tende a distinguere:

1. Interventi di conformazione dei vari statuti proprietari. Si riferiscono a intere categorie di beni. Non si tratta di

espropriazione ma di conformazione, quindi non comportano indennizzo;

2. Interventi di espropriazione larvata. Si riferiscono a singoli cespiti, restringendo i poteri del proprietario in proporzione

rispetto a titolari di diritti della stessa categoria; necessitano quindi di indennizzo.

Nella nozione di espropriazione rientra sia l’ipotesi di passaggio di diritto di proprietà sia quella del vincolo sostanzialmente

espropriativo, ovvero in cui il fondo sia gravato di una servitù o subisca diminuzione di valore per la perdita o ridotta

possibilità di esercizio del diritto di proprietà.

• Indennizzo: la corte costituzionale ha escluso sia che l’indennizzo debba essere per forza un integrale risarcimento (non

deve necessariamente ricoprire il valore venale «di mercato» del bene) sia che debba essere stabilito dal legislatore in

termini simbolici o irrisori, in quanto deve essere un serio ristoro.

La corte europea ha affermato che in numerosi casi (ad es. espropriazione singola per scopi di pubblica utilità) è idoneo un

indennizzo integrale, mentre in altri (scopi legittimi di pubblica utilità derivanti da riforma economica o di giustizia sociale) si

può giustificare un rimborso di valore inferiore.

Oggi la questione è regolata dal D.P.R. n. 327/2001:

- Area non edificabile coltivata: indennizzo pari al valore agricolo (colture effettive) e dei manufatti edilizi; al proprietario, se

coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale, spetta un’indennità aggiuntiva (valore agricolo medio del tipo

di cultura praticata);

- Area non edificabile non coltivata;

- Area edificabile, l’indennizzo è pari al valore venale; se l’espropriazione è destinata ad attuare riforme economico-sociali,

l’indennizzo cala del 25%;

- Costruzione legittimamente edificata, l’indennizzo è pari al valore venale;

- Vincolo sostanzialmente espropriativo, l’indennizzo è commisurato all’entità del danno effettivamente prodotto.

Per incentivare la cessione volontaria del bene, senza ricorrere ad un formale decreto di esproprio, la legge prevede che il

corrispettivo della cessione sia maggiore rispetto all’indennizzo.

Capita talvolta che la Pubblica Amministrazione realizzi un’opera pubblica su un fondo privato senza aver prima adottato un

valido provvedimento espropriativo d’occupazione d’urgenza: è tuttavia legittimata ad adottare un provvedimento di

acquisizione, in forza del quale l’immobile viene da essa acquisito. Al privato è riconosciuto un indennizzo per il pregiudizio:

Patrimoniale, pari al valore venale del bene;

• Non patrimoniale, forfettariamente in misura del 10% del valore venale.

C’è un dibattito in merito alla competenza legislativa dell’espropriazione per pubblico interesse: se ciò debba essere regolata

esclusivamente dallo stato, dello stato e delle regioni insieme, o esclusivamente delle regioni.

→ 134. La proprietà dei beni culturali - pag. 286

La proprietà dei beni culturali è regolata da una legislazione speciale (codice dei beni culturali e del paesaggio) che li definisce

come le cose, immobili o mobili, che presentano un interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico,

bibliografico o che comunque costituiscono testimonianze aventi valore di civiltà.

Per garantirne la protezione e la pubblica fruizione, sono imposti al privato che li possiede, dei limiti:

• Al potere di godimento;

• Al potere di disposizione. 43

Sono anch’essi soggetti alla possibilità dell’espropriazione per cause di pubblica utilità, per migliorarne le condizioni di tutela al

fine di fruizione pubblica.

→ 135. La proprietà edilizia - pag. 287

Il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia dispone che l’attività edilizia è subordinata:

• Al previo rilascio del permesso di costruire, per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia di maggiore impatto,

accordato solo se l’intervento da realizzare è conforme alla disciplina vigente.

Comporta anche un contributo di costruzione da versare al Comune, in proporzione all’incidenza degli oneri delle

indispensabili opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

• Alla comunicazione dell’inizio dei lavori (anche in via telematica) per interventi di minore rilevanza.

• Alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), quanto agli interventi specificati dal legislatore; va presentata

accompagnata da una relazione firmata dal progettista e ha valore dal momento della presentazione.

Non richiede alcuna abilitazione la realizzazione di interventi edilizi minori (attività edilizia libera), descritti nel D.P.R. n.

380/2001, al quale elenco però le regioni possono porre delle modifiche, in virtù della propria potestà legislativa in merito.

Per evitare gli abusi edilizi, la legge utilizza strumenti amministrativi e penali, ma anche privatistici, tra cui:

• Sanziona con la nullità gli atti aventi ad oggetto trasferimento o costruzione di diritti reali su terreni, nel caso in cui sia

assente il certificato di destinazione urbanistica.

• Sanziona con la nullità gli atti aventi ad oggetto trasferimento o costruzione di diritti reali su edifici (costruiti dopo il 17 marzo

1985), nel caso in cui sia assente il permesso di costruire.

• Vieta alle aziende erogatrici di servizi pubblici di somministrare le forniture per l’esecuzione di opere prive di permesso di

costruire e sanziona con la nullità i relativi contratti.

• Impone a chi abbia violato disposizioni che regolamentano l’attività edilizia l’obbligo di risarcire i danni che terzi abbiano

eventualmente sofferto; consente inoltre ai vicini di chiedere la riduzione in pristino.

Ogni intervento, comunque, deve essere conforme agli strumenti urbanistici locali.

La competenza legislativa del governo del territorio, che comprende urbanistica ed edilizia, è concorrente tra Stato e regioni

ordinarie.

La legge urbanistica del 1942 prevede che la pianificazione del territorio avvenga attraverso:

• →

Piano regolatore generale (PRG) Che indica le vie di comunicazione, la divisione in zone, ecc.

• Piano particolareggiato di esecuzione (PP), ad attuazione del PRG, sostituito poi da una vasta gamma di possibili strumenti

attuativi tra cui il piano per l’edilizia economica e popolare, il piano di recupero, ecc.

La legge prevede inoltre meccanismi di tipo privatistico, primo tra tutti la convenzione di lottizzazione in forza della quale, di

fronte ad un piano di lottizzazione proposto dai privati, essi si assumono una serie di impegni nei confronti del comune.

→ 136. La proprietà fondiaria - pag. 291

La proprietà fondiaria si valuta in senso:

A. Orizzontale Si estende entro i propri confini.

Il proprietario può recintare il proprio fondo e impedire l’accesso a chiunque (salvo particolari casi);

B. Verticale Si estenderebbe all’infinito sia nel sottosuolo sia nello spazio aereo soprastante; in realtà il proprietario non può

opporsi ad attività di terzi, estese oltre la parte di sottosuolo o soprassuolo suscettibile di utilizzazione da egli stesso

secondo un criterio di normalità.

Una limitazione all’estensione della proprietà al di sopra o al di sotto del suolo si ha nel caso venga costituito un diritto di

superficie.

→ 137. I rapporti di vicinato - pag. 292

Al fine di contemperare i contrapposti interessi dei proprietari di fondi attigui (è necessario che le proprietà convivano fianco a

fianco), ovvero i rapporti di vicinato, assicurando un coordinamento dei diritti riconosciuti ai singoli titolari, il codice detta

regole in materia di:

• Atti emulativi;

• Immissioni;

• Distanze;

• Muri;

• Luci e vedute;

• Acque. 44

→ 138. Gli atti emulativi - pag. 292

Al proprietario sono preclusi atti emulativi, ovvero che non hanno altro scopo che nuocere o arrecare molestia ad altri (abuso di

diritto); devono concorrere due elementi:

1. Oggettivo Ovvero l’assenza di utilità per chi lo compie.

2. Soggettivo Ovvero l’intenzione di nuocere o arrecare molestie ad altri.

Non rientrano invece nella categoria i comportamenti omissivi del proprietario, anche se finalizzati a nuocere al vicino.

→ 139. Le immissioni - pag. 293

Il proprietario di un fondo può opporsi alle immissioni materiali (attività materiali) operate da terzi sul fondo stesso (non su

quello del vicino), ma non alle immissioni immateriali prodotte da attività svoltesi sul fondo del vicino.

Bisogna però, in quest’ultimo caso, distinguere:

• →

Immissioni al di sotto della normale tollerabilità Chi le subisce deve sopportare e non ha diritto né a farle cessare né ad un

ristoro in denaro per il disagio sofferto.

• →

Immissioni al di sopra della normale tollerabilità, non giustificate da esigenze della produzione Chi le subisce ha diritto sia

a farle cessare o rientrare nei canoni della normale tollerabilità) e all’integrale risarcimento per il danno sofferto.

• →

Immissioni al di sopra della normale tollerabilità, ma giustificate da esigenze della produzione Chi le subisce non ha diritto

a farle cessare ma ad un indennizzo in denaro per il pregiudizio sofferto. Inoltre tale immissione sarà ammessa solamente:

A. Se non sia eliminabile o riducibile attraverso accorgimenti tecnici non particolarmente onerosi;

B. Se la cessazione dell’attività produttiva causerebbe alla collettività un danno maggiore del sacrificio inflitto ai

proprietari dei fondi vicini. Si può inoltre tener conto, a volte, della priorità di un determinato uso.

La cosiddetta normale tollerabilità va valutata caso per caso dal punto di vista del fondo che la subisce tenendo conto della

condizione dei luoghi, ma non delle condizioni soggettive di chi utilizza il fondo, né dell’attività da quest’ultimo svolta. In ogni

caso comportamenti che vadano a contrastare con regolamenti a tutela d’interesse a carattere generale, costituiscono, per ciò

solo, l’intollerabilità dell’immissione.

Resta motivo di dibattito se includere nella regolamentazione delle immissioni anche il fatto che esse possano arrecare

pregiudizio alla salute dei soggetti operanti sul fondo che le subisce, o all’integrità dell’ambiente, in quanto tradizionalmente

rientrano solamente i casi di conflitto tra usi incompatibili di fondi contigui, non in merito al rispetto di diritti fondamentali (ciò

rientra nella responsabilità extracontrattuale).

→ 140. Le distanze legali - pag. 295

Per impedire che fra immobili che si fronteggiano da fondi appartenenti a diversi proprietari si formino intercapedini anguste, si

dispone che le costruzioni su fondi finitimi, se non unite o aderenti, devono essere tenute a distanza di almeno tre metri. Se la

distanza risulta inferiore, il vicino può agire alla demolizione dell’opera abusivamente realizzata e ha diritto ad un risarcimento

per il danno sofferto.

Può essere anche che gli strumenti urbanistici locali prevedano distanze superiori ai tre metri. In questo caso:

• Se la previsione è destinata a disciplinare la distanze nei rapporti intersoggettivi tra vicini, la sua violazione legittima il vicino

ad agire per la rimozione dell’opera abusiva e per il risarcimento.

• Se la previsione è destinata alla tutela di interessi generali, la sua violazione legittima il vicino ad agire solamente per il

risarcimento del danno, non per la riduzione di pristino.

Il codice contempla anche una serie di disposizioni aventi ad oggetto i muri che si trovino al confine o nei pressi del confine tra

proprietà limitrofe. In particolare il proprietario confinante ha diritto di acquisire la comproprietà del muro che si trovi sul

confine e del muro che si trovi a distanza inferiore di un metro e mezzo dal confine, al solo fine di fabbricare un appoggio allo

stesso.

Chi acquisisce comproprietà del muro deve all’altro un importo pari a metà del valore del muro e del suolo su cui insiste o un

importo pari alla zona occupata con la nuova costruzione, se il muro non è sul confine.

Distanze minime dal confine sono previste anche per:

• Pozzi, cisterne, fosse e tubi (sia di acqua che di gas);

• Fabbriche e depositi pericolosi e nocivi;

• Fossi, canali ed escavazioni (pericolo di frane);

• Piantagioni;

• Apiari. 45

→ 141. Le luci e le vedute - pag. 297

Le aperture nel muro contiguo al fondo finitimo si distinguono in:

• Vedute (prospetti), ovvero quelle che consentono:

Di guardare sul fondo del vicino senza l’ausilio di mezzi meccanici (inspicere);

• Di sporgere il capo per vedere (prospicere):

- Di fronte (vedute dirette);

- Obliquamente (vedute oblique);

- Lateralmente (vedute laterali).

Il proprietario può sempre aprire vedute sul fondo altrui rispettando le distanze minime. Il proprietario del fondo contiguo non

può chiuderle; se costruisce sul suo deve rispettare le distanze minime richieste.

• Luci, ovvero quelle che consentono il passaggio di luce e aria ma non permettono la vista o l’affaccio sul fondo del vicino.

La luce, per essere considerata regolare, deve avere determinate caratteristiche; altrimenti è irregolare.

Il proprietario ha sempre la facoltà di aprire luci nel suo muro, ma il vicino può chiuderle nel momento in cui costruisce in

aderenza o in appoggio.

→ 142. Modi di acquisto della proprietà - pag. 298

Tra i modi di acquisto della proprietà si distinguono:

• →

Modi di acquisto a titolo derivativo Che importano la successione nello stesso diritto già appartenente ad un altro

soggetto, includendo anche gli eventuali vizi. Tra di essi vi sono:

Contratto;

• mortis causa;

Successione

• Espropriazione per pubblica utilità;

• Vendita forzata dei beni del debitore;

• Confisca.

• →

Modi di acquisto a titolo originario Che determinano la nascita di un diritto nuovo, indipendente da quello eventualmente

presente sullo stesso bene appartenente ad un altro proprietario. Tra di essi vi sono:

Occupazione Presa di possesso con l’intenzione di acquisirle in via permanente e definitiva, di cose mobili, che non

• nullius) derelictae).

sono di proprietà di alcuno (res o abbandonate (res

Se si tratta di beni immobili vacanti, essi spettano al patrimonio dello Stato.

Possono essere oggetto di occupazione, eccezionalmente, anche mammiferi e uccelli della fauna selvatica, sciami d’api,

animali mansuefatti sfuggiti al proprietario e non reclamati tempestivamente, conigli, pesci, colombi (che cambiano

conigliera, peschiera, colombaia) e frutti spontanei.

Invenzione, riguarda solamente le cose mobili smarrite: le cosa deve essere restituita al proprietario, o in caso di identità

• sconosciuta, al sindaco. Trascorso un anno, se il proprietario non la reclama, diventa di proprietà di chi l’ha ritrovata; se si

presenta il proprietario deve al ritrovatore un premio proporzionale al valore della cosa smarrita.

- Tesoro (cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare di essere proprietario), gli è dedicata

una forma particolare d’invenzione. Diviene di proprietà del titolare del fondo in cui è stato trovato; se è ritrovato sul

fondo altrui spetta per metà al proprietario e per metà al ritrovatore.

Per quanto riguarda i beni culturali appartengono in ogni caso allo Stato; al ritrovatore e al proprietario del fondo in cui è

stato rinvenuto spetta un premio.

Accessione, opera in caso di stabile incorporazione di beni di proprietari diversi: di regola il proprietario della cosa

• principale acquista proprietà sulle cose che vengono incorporate. Si distingue tra:

- Accessione di mobile ad immobile importa che qualunque piantagione, costruzione od opera presente sopra o sotto il

ex lege

suolo appartiene al proprietario di esso; il suolo infatti è sempre considerato cosa principale. Tale regola,

comunque, può essere oggetto di deroga, su accordo delle parti, attraverso la costituzione di un diritto di superficie.

Può essere derogata anche in caso di accessione invertita: ciò si verifica nel momento in cui nel realizzare una

costruzione, il proprietario sconfina sul fondo altrui. Se la parte sconfinante non ha autonomia funzionale, se l’intento

non era quello di sconfinare, se il proprietario del fondo occupato non si oppone entro tre mesi, il proprietario

sconfinante può chiedere che il giudice gli trasferisca la proprietà del suolo occupato, dietro pagamento di una

somma pari al doppio del valore della superficie occupata.

- Accessione di immobile ad immobile, si articola nelle seguenti figure:

1. Alluvione Accrescimento dei fondi rivieraschi di fiumi e torrenti per azione dell’acqua. Tali terreni appartengono

al proprietario del fondo incrementato.

2. Avulsione Unione al fondo rivierasco di porzioni di terreno staccatasi da altro fondo per forza dell’acqua. Tali

porzioni appartengono al proprietario del fondo incrementato che è tenuto a pagare all’altro proprietario 46

un’indennità. alveo derelitto

Nel caso di terreni abbandonati dalle acque correnti, (terreni abbandonati dal fiume, che si forma un

nuovo letto), isole formatesi nel letto di fiumi e torrenti, essi fanno parte del demanio pubblico e non rientrano più

nelle ipotesi di accessione.

- Accessione di mobile a mobile, che da luogo a:

A. Unione (commistione) Congiunzione di beni mobili di proprietari diversi, formando un tutto inseparabile, senza

dare luogo a una cosa nuova: la proprietà diventa comune. Se una delle due è ritenuta principale, il suo

proprietario acquisisce la proprietà del tutto, corrispondendo all’altro una somma di denaro.

B. Specificazione Creazione di una cosa del tutto nuova con beni immobili appartenenti ad altri, mediante l’opera

umana. Se è superiore il valore della manodopera la proprietà va allo specificatore, altrimenti prevale il diritto del

proprietario che deve pagare il prezzo della manodopera.

Usucapione;

• Possesso in buona fede di beni immobili.

→ 143. Azioni a difesa della proprietà - pag. 302

A difesa della proprietà si utilizzano le azioni petitorie (diverse dalle azioni possessive, a tutela del possesso), che hanno natura

reale, in quanto volte a far valere un diritto reale, ovvero:

• →

Azione di rivendicazione (reivindicatio) È concessa a chi si afferma proprietario di un bene ma non ne ha possesso

(legittimato attivamente), al fine di ottenere l’accertamento del suo diritto e la condanna di chi lo possiede o detiene alla

facultas restituendi,

restituzione (legittimato passivamente). Quest’ultimo ha la ma può chiedere di essere estromesso dal

auctoris),

giudizio, indicando la persona per la quale egli detiene la cosa (laudatio in modo che l’attore possa proseguire il

giudizio verso costui.

È sufficiente che il convenuto detenga la cosa al momento della domanda giudiziale: se nel frattempo egli non ha più

possesso o detenzione della stessa, l’azione può essere comunque fatto proseguire verso di lui, anche se come effetto non

avrà la restituzione della cosa. Il convenuto dovrà, peraltro, recuperare la cosa a spese proprie per restituirla all’attore, o in

caso di impossibilità, corrispondergli il valore in denaro e operare il completo risarcimento. Il convenuto può peraltro

rivolgersi direttamente al detentore.

L’attore ha l’onere di fornire prova del suo diritto di proprietà e si trova quindi in una posizione meno comoda rispetto a

quella del convenuto, che invece si limita ad attendere la prova dell’attore:

Se l’acquisto è a titolo originario, attraverso la prova di tale titolo;

• Se l’acquisto è a titolo derivativo, non basta il suo titolo d’acquisto ma serve il titolo di acquisto degli altri proprietari, fino

• diabolica,

al titolo originario (probatio molto difficile). Sorgono, a sostegno, due istituiti:

1. Rispetto ai beni mobili, (anche in caso di acquisto a non dominio) basta che l’attore provi che avrebbe comunque

avuto la proprietà di quel bene attraverso la regola “possesso vale titolo”.

2. Rispetto ai beni immobili e ai beni mobili a cui non si applica la regola “possesso vale titolo”, l’attore deve dimostrare

che avrebbe comunque acquistato la proprietà della cosa per usucapione, avendo avuto il possesso continuato per il

tempo necessario.

L’azione di rivendicazione è imprescrittibile, perché anche il non uso è una manifestazione dei poteri del proprietario. Deve

essere rigettata se il convenuto dimostra di aver acquistato la proprietà della cosa per usucapione.

Bisogna distinguere l’azione di restituzione, la quale è di natura personale e presuppone che l’attore agisca in giudizio

vantando un diritto alla restituzione nascente da un rapporto contrattuale, dalla sua risoluzione o scadenza: occorre la

prova dell’obbligo di restituzione, non del diritto di proprietà. Invece l’azione di rivendicazione è di natura reale e

presuppone che l’attore pretenda la consegna del proprio bene per il fatto stesso di esserne proprietario.

• →

Azione di mero accertamento della proprietà È riconosciuta a chi vuole che una pronuncia giudiziale affermi il suo diritto

di proprietà, non per recuperare la cosa, ma per rimuovere la situazione di incertezza in ordine alla proprietà di essa. L’attore

ha l’onere di fornire le prove necessarie;

• →

Azione negatoria È concessa al proprietario di un bene al fine di ottenere l’accertamento dell’inesistenza di diritti reali

vantati da terzi sul bene stesso, la cessazione delle eventuali conseguenti molestie e il risarcimento del danno.

L’attore deve fornire solamente un valido titolo d’acquisto, mentre il convenuto ha l’onere di dimostrare l’esistenza del diritto

che vanta.

L’azione negatoria è imprescrittibile (poiché posta a tutela del diritto di proprietà), ma dovrà essere rigettata se il convenuto

dimostrasse di aver acquisito il diritto per usucapione.

• Azione di regolamento di confini Presuppone l’incertezza del confine tra due fondi (è un conflitto di fondi, non di titoli).

Bisogna accertare il confine tra due fondi contigui ed eventualmente il non proprietario dovrà restituire al confinante la 47

striscia di terreno occupata.

La prova può essere fornita con ogni mezzo; in caso di mancanza il giudice si affida alle mappe catastali.

L’azione di regolamento dei confini è imprescrittibile (posta a tutela di un diritto di proprietà).

• →

Azione per apposizione di termini Presuppone la certezza dei confini e serve a far apporre o sistemare (perché assenti o

irriconoscibili) i segni lapidei, simboli del confine tra due fondi contigui.

CAPITOLO XIV - I DIRITTI REALI DI GODIMENTO

→ 144. Generalità - pag. 309

I diritti reali su cosa altrui non sono una parte del diritto di proprietà ma sono una limitazione del diritto stesso. I diritti reali di

godimento sono un numero chiuso e sono superficie, enfiteusi, abitazione e servitù prediale ed essi possono avere ad oggetto

solo beni immobili; mentre ci sono usufrutto ed uso che possono avere ad oggetto anche beni mobili.

A) LA SUPERFICIE

→ 145. Nozione e disciplina - pag. 309

La regola dell’accessione (tutto ciò che è incorporato in un suolo, sopra o sotto, appartiene al proprietario del suolo medesimo)

subisce deroga nel caso in cui venga attribuito a una persona diversa dal proprietario il diritto di superficie, che consiste,

alternativamente:

• aedificandum)

Nel diritto (concessione ad di costruire al di sopra del suolo altrui un’opera di cui il superficiario acquista la

proprietà superficiaria, separata da quella del suolo che resta nuda proprietà al concedente. Se la costruzione ancora non

esiste si ha solamente un diritto reale su cosa altrui, che si estingue se non si costruisce entro vent’anni.

• Nella proprietà separata (superficiaria) di una costruzione già esistente in cui un soggetto diverso dal proprietario diviene

titolare, mentre al concedente resta la nuda proprietà. Visto che la costruzione esiste già, si tratta di una vera e propria

proprietà della costruzione separata che quindi non si estingue per il non uso (facoltà del proprietario).

Si può fare una separazione analoga per il sottosuolo (ad es. parcheggio sotterraneo) ma non per le piantagioni.

La superficie può essere:

• Perpetua;

• →

A termine Alla scadenza la proprietà della costruzione passa gratuitamente, salvo patto contrario, al proprietario del

suolo.

I modi di acquisto della superficie sono:

• Contratto, sia a titolo oneroso che gratuito;

• Il testamento;

• L’usucapione, se realizzato attraverso l’esecuzione della costruzione, opere visibili di attuazione del diritto.

Il superficiario ha libera disponibilità della costruzione che è sua proprietà: può alienarla e costruire su di essa diritti reali. Nel

momento in cui giunge l’eventuale scadenza, facendo venir meno il diritto del superficiario, essa importa l’estinzione dei diritti

costituiti dal superficiario stesso e l’espansione alla costrizione dei diritti reali costituiti sul suolo.

Salvo diversa pattuizione, il perimetro della costruzione non estingue il diritto di superficie: ciò si spiega considerando che la

costruzione non è che una estrinsecazione del diritto di superficie e non si confonde con esso.

Il superficiario può ricostruire sul suolo in base al diritto su superficie concessogli.

Il diritto di superficie è applicato molto frequentemente nella prassi.

B) L’ENFITEUSI

→ 146. Nozioni e disciplina - pag. 311

L’enfiteusi attribuisce alla persona a cui favore è costituita (detto enfiteuta, utilista, concessionario) lo stesso potere di

godimento su un bene immobile che spetta al proprietario, detto dominio utile, con l’obbligo di migliorare il fondo e di pagare

al nudo proprietario (direttario, concedente) un canone periodico, nei limiti fissati dalle leggi speciali, il quale possiede un

dominio diretto. L’enfiteuta può mutare la destinazione del fondo ma non può deteriorarlo.

L’enfiteusi può essere:

• Perpetua (mentre usufrutto, uso e abitazione sono solo temporanei);

• A termine, non inferiore a 20 anni (se il termine fosse più breve nessuno sarebbe invogliato al miglioramento del fondo)

La legge attribuisce:

• Potere di affrancazione all’enfiteuta, il quale acquista la piena proprietà del fondo mediante il pagamento di una somma di

denaro al concedente.

• Potere di devoluzione al concedente, il quale, in caso di inadempimento da parte dell’enfiteuta all’obbligo di migliorare il

fondo o di non deteriorarlo o di pagare di canone, può liberare il fondo dal diritto enfiteutico. 48

C) L’USUFRUTTO, L’USO E L’ABITAZIONE

→ 147. L’usufrutto: nozione - pag. 313

L’usufrutto è il diritto di godere della cosa altrui con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica e di non effettuare

modifiche sostanziali; l’usufruttuario può trarre dalla cosa tutte le utilità che ne può trarre il proprietario.

Ha durata temporanea, poiché non presenterebbe alcuna utilità pratica la proprietà del concedente (nuda proprietà) se la

facoltà di godimento fosse definitivamente sottratta. Quindi:

• Se costituito a favore di una persona fisica, l’usufrutto dura per tutta la vita della stessa, sempre che il contratto non preveda

una durata inferiore. In ogni caso la morte della persona sancisce la fine dell’usufrutto.

• Se a favore di una persona giuridica o di un ente non personificato, la durata non può essere superiore a trent’anni.

→ 148. L’oggetto dell’usufrutto. Il quasi usufrutto - pag. 313

Bisogna distinguere:

• →

Usufrutto Può avere ad oggetto qualunque bene, mobile e immobile, tranne quelli consumabili (poiché se usati perdono la

propria individualità e non possono essere restituiti). In particolare se si tratta di beni deteriorabili, l’usufruttuario ha diritto di

servirsene solamente secondo l’uso al quale sono destinati e ha il dovere di restituirli nello stato in cui si trovano.

• →

Quasi-usufrutto Il godimento di beni consumabili attribuito ad una persona diversa dal proprietario. La proprietà passa al

quasi-usufruttuario che ha l’obbligo di restituire non gli stessi beni, ma il loro valore o altrettanti beni dello stesso genere.

→ 149. Modi di acquisto dell’usufrutto - pag. 314

Modi di acquisto dell’usufrutto possono essere:

• →

Legge Per quanto riguarda l’usufrutto legale dei genitori sui beni del figlio minorenne.

• →

Volontà dell’uomo Attraverso contratto, testamento, promessa al pubblico, donazione obnuziale.

• Usucapione.

• Provvedimento del giudice che può, in relazione alle necessità della prole, costituire a favore di uno dei due coniugi,

l’usufrutto su parte dei beni spettanti all’altro a seguito della divisione dei cespiti già in comunione legale.

In caso di usufrutto volontario, gli atti devono essere per iscritto e sono soggetti a trascrizione, così come l’accettazione

dell’eredità e l’acquisto del legato, che importino l’acquisto dell’usufrutto su detti beni.

uxorio,

Prima della riforma del diritto di famiglia del 1975, esisteva l’usufrutto secondo cui il coniuge superstite, in sede di

mortis causa,

successione acquisiva l’usufrutto. Successivamente, tale istituto è stato eliminato, poiché il coniuge superstite

acquisisce direttamente la proprietà piena sulla quota di beni relitti.

→ 150. Diritti dell’usufruttuario - pag. 315

All’usufruttuario competono:

• Potere di godimento sul bene, che implica: confessoria

Il possesso della cosa, per conseguirlo, se è esercitato da altri, serve che l’usufruttuario tenti l’actio (simile alla

• reivindicatio), diretta ad accertare l’esistenza del diritto di usufrutto e ad ottenere a condanna del terzo il rilascio del

possesso;

L’acquisto dei frutti naturali e civili della cosa:

• - I frutti naturali si acquistano con la separazione;

- I frutti civili giorno per giorno fino al termine dell’usufrutto.

Tuttavia, in campo di frutti agricoli, la ripartizione tra proprietario ed usufruttuario ha luogo in proporzione alla durata del

rispettivo diritto nell’anno agrario. Allo stesso modo vengono divise le spese necessarie alla produzione di tali frutti.

• →

Potere di disposizione del diritto di usufrutto L’usufruttuario può cedere ad altri il proprio diritto di usufrutto, senza

comunque danneggiare il nudo proprietario.

L’usufrutto terminerà comunque nei termini previsti o, in mancanza, alla morte del primo usufruttuario.

• inter vivos.

Potere di disposizione sul godimento del bene,

→ 151. Obblighi dell’usufruttuario - pag. 316

Gli obblighi dell’usufruttuario si ricollegano al dovere fondamentale di restituire la cosa; è infatti tenuto a:

• Usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento della cosa;

• Non modificarne la destinazione;

• Fare l’inventario e prestare garanzia, a presidio dell’osservanza degli obblighi di conservazione e restituzione dei beni

assoggettati ad usufrutto.

Le spese e gli oneri ordinari sono relativi all’usufruttuario, mentre le riparazioni straordinarie, che vanno oltre i limiti della

conservazione della cosa e delle sue utilità per la durata della vita umana, spettano al nudo proprietario. 49

→ 152. Estinzione dell’usufrutto - pag. 317

L’estinzione dell’usufrutto, con cui la nuda proprietà torna piena proprietà, si verifica:

• Per scadenza del termine o morte dell’usufruttuario;

• Per prescrizione estintiva ventennale;

• →

Per consolidazione Cioè per riunione dell’usufrutto e della nuda proprietà in capo alla stessa persona; può anche avvenire

per effetto della rinunzia dell’usufruttuario, che deve essere fatta per iscritto, ma non necessita la forma dell’atto pubblico.

• Per perimetro totale della cosa;

• Per abuso che l’usufruttuario faccia del suo diritto, alienando i beni, deteriorandolo, lasciandolo perire per mancate

riparazioni.

I miglioramenti sono permessi da parte dell’usufruttuario ma entro un certo credito, sempre che sussistano al momento della

restituzione, alla minor somma tra lo speso e l’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto del miglioramento.

→ 153. Uso ed abitazione - pag. 318

L’uso e l’abitazione sono tipi limitati di usufrutto:

• →

Uso Diritto di servirsi di un bene e di raccoglierne i frutti limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia.

• Abitazione Diritto di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia.

Si distinguono dall’usufrutto per aspetto quantitativo, poiché hanno le stesse facoltà ma entro un limite indicato.

Tali diritti, dato il carattere personale, non si possono cedere, nemmeno in locazione o in godimento a terzi.

Al pari si estinguono con la morte del titolare e non possono essere quindi oggetto di disposizione testamentaria.

D) LE SERVITÙ

→ 154. Nozione - pag. 319

La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo servente per l’utilità del fondo dominante, appartenente a diverso

proprietario, il quale quindi si avvantaggia della limitazione che subisce quello servente.

L’utilità consiste nella maggiore comodità o amenità del fondo dominante. Il contenuto di tale diritto è molto vario; si

distinguono vari tipi di servitù:

• →

Tipiche Il cui contenuto è previsto regolamentato nel codice civile.

• →

Atipiche Che non appartengono a modelli legali ma possono essere costituite liberamente se finalizzate all’utilità del

fondo dominante.

• →

Industriali Strumentali a quegli indirizzi produttivi del fondo dominante che ineriscono strutturalmente al fondo stesso.

• →

Reciproche In cui ciascun fondo coinvolto si trova ad essere sia dominante che servente, avendo sia servitù a favore, sia

a carico.

• →

A favore di un edificio da costruire o a un fondo da acquistare La servitù, in particolare, non può nascere come diritto

reale se non quando l’edificio sia costruito o acquistato; pertanto prima di ciò il rapporto ha natura obbligatoria ed è

soggetto a prescrizione decennale.

• →

Irregolari, personali A favore di una persona, tra cui ad esempio le servitù aziendali, strumentali all’azienda come tale,

indipendentemente dal fondo sul quale la stessa viene esercitata.

→ 155. Principi generali - pag. 321

I principi generali in materia di servitù sono riassunte nei seguenti brocardi:

• →

Servitus in faciendo consistere nequit La servitù può imporre al proprietario del fondo servente un dovere negativo di non

altius non tollendi)

facere (servitius o di pati, non un dovere positivo; perciò le spese per le opere necessarie alla

conservazione della servitù sono a carico del proprietario del fondo dominante, mentre l’altro proprietario non è tenuto a fare

nulla per rendere possibile l’esercizio della servitù, salvo patto contrario. In tal caso, però, si hanno due rapporti distinti: il

propter rem,

rapporto reale di servitù e il rapporto obbligatorio accessorio a quello reale, con l’unico scopo di rendere

possibile o agevole l’esercizio della servitù.

• →

Nemini res sua servit Infatti la servitù presuppone che i fondi appartengano a diversi proprietari.

• →

Praedia vicina esse debent I fondi devono trovarsi in una posizione topografica tale che il fondo servente possa arrecare

utilità al fondo dominante. Non si intende vicinanza in senso assoluto, ma anche fisico o economico, quindi relativo al

contenuto della servitù.

→ 156. Costituzione - pag. 322

La costituzione delle servitù può avvenire:

• Servitù coattive In attuazione di un obbligo della legge.

• →

Servitù volontarie Per volontà dell’uomo (contratto, testamento). 50

• Per usucapione.

• Per destinazione del padre di famiglia.

→ 157. Le servitù coattive o legali - pag. 323

Si parla di servitù legali o coattive in situazioni in cui la legge impone ad un proprietario di permettere, dietro indennizzo, che

sul proprio fondo venga costituita una servitù a favore di un altro proprietario, che ha diritto di imporla. Tale imposizione, per

essere concretamente costituita, necessita:

• →

Di un contratto Imposto da un obbligo legale.

• Che il proprietario che chiede la servitù si rivolge al giudice, il quale con una sentenza costitutiva fa nascere la servitù stessa

e stabilisce l’entità dell’indennizzo da pagare al proprietario del fondo servente. Finché non avviene il pagamento,

quest’ultimo può rifiutarsi di concedere la servitù.

In alcuni specifici casi, l’avente diritto ad una servitù può anche rivolgersi alla Pubblica Amministrazione che provvederà alla

costituzione della servitù attraverso un atto amministrativo. Perché la servitù coattiva cessi, serve che i presupposti per cui era

stata concessa, vengano meno; deve essere in ogni caso sancita attraverso una sentenza del giudice.

Le figure più importanti di servitù coattive sono:

• →

Acquedotto coattivo Il proprietario è tenuto a consentire il passaggio delle acque destinate ai bisogni della vita ma anche

ad usi agrari e industriali, non solo se necessaria ma anche se utile, e senza provocare eccessivo dispendio o disagio.

• →

Elettrodotto coattivo In virtù dell’importanza dell’energia elettrica, ognuno è tenuto a dar passaggio alle condutture

elettriche. →

• Passaggio coattivo L’accesso ad un fondo è condizione essenziale per il suo utilizzo e la sua mancanza legittima

l’imposizione della servitù di passaggio sul fondo vicino. Ciò avviene sia in caso di interclusione assoluta che relativa, ovvero

anche quando il procurarsi una via d’accesso procuri eccessivo dispendio e disagio. Può essere che il fondo non sia

intercluso, la servitù può essere quindi richiesta se:

Vi sia bisogno di ampliare la via d’accesso per il transito di veicoli più grossi, al fine del conveniente uso del fondo.

• Il passaggio esistente è inadatto o insufficiente ai bisogni di fondo, rispondendo alle esigenze dell’agricoltura e

• dell’industria, e non possa essere ampliato; ad esempio per la presenza di portatori di handicap.

Il giudice deve tenere presente due criteri, ovvero minore brevità e minore danno, dando precedenza al fatto che il sacrificio

imposto al fondo servente deve essere il minore possibile.

→ 158. Le servitù volontarie - pag. 325

Si distinguono:

• Servitù non apparenti, costituibili solo:

Per contratto Nel momento in cui non ricorrono i presupposti di una servitù coattiva il proprietario di un fondo che

• necessità di servitù può stipulare un contratto con un altro proprietario, che deve essere per iscritto ed è soggetto a

trascrizione. →

Per testamento In quanto l’accettazione di un’eredità può importare l’acquisto di una servitù, che è soggetta a

• trascrizione.

• Servitù apparenti, al cui esercizio sono destinate opere visibili e permanenti, finalizzate chiaramente all’esercizio della

servitù. Oltre che per contratto o testamento, possono sorgere:

Per usucapione;

• Per destinazione del padre di famiglia. Se il proprietario costruisce opere permanenti, non può sorgere una servitù in

• nemini res sua servit,

quanto nonostante una parte del fondo sia asservita all’altra, migliorandone l’utilizzo; se invece il

ex lege

fondo cessa di appartenere a quel proprietario, il rapporto di asservimento non decade, anzi si costituisce una

servitù corrispondente allo stato di fatto preesistente, a meno di dichiarazioni contrarie nell’atto di divisione del fondo.

→ 159. Esercizio della servitù - pag. 327

La graduazione delle fonti regolatrici dell’estensione e dell’esercizio delle servitù implica che l’esercizio sia regolato dal titolo e,

in difetto, dalla legge. servitutis),

Il diritto di servitù comprende tutte le facoltà accessorie (adminicula ma indispensabili, ovvero tutto ciò che è

necessario per usarne.

La modalità d’esercizio della servitù è il modo, ovvero come può essere esercitata. Ci si chiede se il modo possa usucapirsi;

• Se la servitù non è apparente il modo non si può usucapire;

• Se è apparente, la dottrina distingue:

Se il modo è determinato dal titolo, non si può usucapire un modo diverso, perché solo il diritto è usucapibile;

• Se il modo non è determinato, l’usucapione è ammissibile, perché si consolida lo stesso diritto di servitù che non aveva

• esistenza ben definita. 51

Ogni dubbio sull’estensione e la modalità d’esercizio deve risolversi in base al principio del minimo mezzo, a cui è collegato il

servitus in faciendo consistere nequit,

divieto di aggravare e diminuire l’esercizio della servitù. Infatti, secondo il brocardo, le

spese necessarie per l’uso e la conservazione della servitù sono a carico del proprietario del fondo dominante.

→ 160. Estinzione della servitù - pag. 328

Le servitù si estinguono:

• →

Per rinuncia da parte del titolare, fatta per iscritto Se ha luogo contro un corrispettivo, serve un contratto, altrimenti basta

un atto unilaterale.

• →

Per scadenza del termine Se è a tempo.

• →

Per confusione Il proprietario del fondo dominante acquista la proprietà del fondo servente o viceversa.

• Per prescrizione estintiva ventennale (non uso). Il termine inizia a decorrere in un momento diverso a seconda della natura

della servitù:

Negative Quando attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di vietare al proprietario del fondo servente

• di fare qualcosa sul proprio fondo (obbligo di non facere). Il proprietario del fondo dominante, sostanzialmente, nulla deve

fare per esercitare la servitù: la prescrizione ha inizio solo se il proprietario del fondo servente ha violato il divieto.

Affermative (attive) Quando attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di fare qualcosa sul proprio fondo

• (obbligo di pati). Si distinguono in:

- →

Continue Quando l’attività dell’uomo è antecedente all’esercizio della servitù. La prescrizione inizia quando si sia

verificato un fatto contrario all’esercizio della servitù.

- →

Discontinue Quando l’azione dell’uomo deve essere concomitante con l’esercizio della servitù. La prescrizione ha

inizio dall’ultimo atto di esercizio.

L’impossibilità di far uso della servitù e la cessazione della sua utilità non la fanno estinguere, perché lo stato dei luoghi

potrebbe mutare e la servitù tornare utile. Si ha in questo caso la quiescenza (sospensione) della servitù.

La servitù si conserva per intero, ciò perché per non uso si può estinguere solo il diritto, non il modo, che non ha valore

autonomo.

→ 161. Tutela della servitù - pag. 330 servitutis vindicatio servitutis),

A tutela della servitù, vi è l’azione confessoria (confessoria o dotata di carattere petitorio e il cui

accoglimento prevede l’accertamento del diritto di servitù.

In forza di essa il legittimato attivamente, di fronte a una contestazione dell’esistenza o consistenza della servitù da parte del

legittimato passivamente, chiede una pronuncia giudiziale di accertamento del suo diritto, in modo da essere affermato titolare

della servitù stessa; ha egli stesso l’onere di fornire la prova rigorosa dell’esistenza della servitù.

Nell’ipotesi in cui la contestazione si sia tradotta in atteggiamenti impeditivi o di turbamento, può chiedere anche una

pronuncia di condanna alla cessazione di essi, alla rimessione delle cose in pristino e il risarcimento del danno.

A tutela dello stato di fatto della servitù (possesso) possono esperirsi le azioni possessorie di reintegrazione e di manutenzione.

CAPITOLO XV - LA COMUNIONE E IL CONDOMINIO

A) LA COMUNIONE

→ 162. Nozione - pag. 333

Un diritto soggettivo può appartenere a più persone, le quali sono tutte contitolari nel medesimo diritto. Tale fenomeno è detto

comunione pro indiviso, e in particolare:

• →

Comproprietà Se si tratta di un diritto dominicale.

• →

Cousufrutto Se di un diritto di usufrutto, ecc.

A ciascun contitolare spetta una quota ideale dell’intero bene: è detta quota disponibile e segna la misura di facoltà, obblighi e

dritti dei rispettivi titolari. Se non diversamente previsto, le quote si presumono uguali.

Esistono comunque degli istituti diversi, che si avvicinano alla figura della comunione senza quote, di tradizione germanica, in

cui il bene appartiene unitariamente al gruppo, non pro quota ai singoli.

→ 163. Comunione e società - pag. 334

• →

Comunione Esercizio in comune del godimento di un bene; Se si tratta di un bene produttivo:

Il bene non è utilizzato direttamente ma ceduto in godimento a terzi.

• Vengono raccolti i frutti naturali, senza produrre attività d’impresa.

• →

Società Esercizio in comune di un’attività economica; Se si tratta di un bene produttivo, viene esercitata un’attività

d’impresa, attraverso il suo sfruttamento. 52

→ 164. Costituzione - pag. 335

In virtù dei modi di costituzione la comunione può essere:

• Volontaria Se scaturisce dall’accordo dei futuri contitolari.

• →

Incidentale Se scaturisce senza un previo accordo dei futuri contitolari (ad esempio con un testamento).

• Forzosa Se scaturisce dall’esercizio di un diritto potestativo da parte di uno dei futuri contitolari.

→ 165. Disciplina: profili generali - pag. 335

In virtù della disciplina, si distingue:

• Comunione ordinaria, regolata direttamente dal codice civile negli articoli da 1100 a 1116.

Può essere derogata dal titolo. Le regole legali trovano applicazione solo in mancanza di diversa disciplina negoziale.

• Comunioni speciali, figure autonomamente previste e regolate dalla legge, in cui trovano applicazione le norme generali solo

se compatibili.

→ 166. I poteri di godimento e di disposizione - pag. 336

Il diritto di ciascuno dei contitolari incontra limite nel diritto degli altri, per quanto riguarda:

• Il potere di godimento:

Si può operare un uso:

• - Promiscuo, collettivo, in cui ciascuno può servirsi della cosa con a condizione che:

a) Non ne alteri la destinazione;

b) Non impedisca agli altri titolari utilizzazione proporzionale.

- Frazionato, i contitolari possono derogare una divisione del godimento nel tempo e/o nello spazio.

Il singolo può operare delle modificazioni al fine di migliore godimento purché non alteri la destinazione, non impedisca il

godimento degli altri e se ne accolli le spese.

Ognuno ha diritto di percepire i frutti della cosa in proporzione alla rispettiva quota e dovendo partecipare in analoga

proporzione alle spese per la sua gestione, imposte, ecc.

• Il potere di disposizione:

Della quota Ognuno può disporre solamente della propria quota.

• →

Del bene Gli atti di alienazione, di costituzione di diritti reali, d’instaurazione di locazioni di durata superiore ai 9 anni

• devono avere il consenso di tutti i contitolari (principio dell’unanimità).

→ 167. L’amministrazione della cosa comune - pag. 337

Ogni compartecipe ha diritto a concorrere all’amministrazione della cosa; non è richiesto il consenso di tutti ma si applica il

principio di maggioranza, non in base al numero di partecipanti, ma al valore delle rispettive quote:

• →

Ordinaria amministrazione Serve la metà del valore complessivo delle quote.

• →

Straordinaria amministrazione Servono i due terzi del valore complessivo delle quote.

• →

Innovazioni Servono i due terzi del valore complessivo delle quote.

Se non vengono presi i provvedimenti necessari all’amministrazione della cosa comune, un compartecipante può rivolgersi

all’autorità giudiziaria perché emetta i provvedimenti da attuare, anche nominando un amministratore giudiziario.

Se invece non vengono deliberati i provvedimenti necessari alla conservazione della cosa, il singolo può provvedervi

direttamente, dopo aver interpellato gli altri, con diritto di rimborso per le spese sostenute.

Le spese deliberate sono a carico di ciascun partecipante in proporzione all’entità della rispettiva quota. Un compartecipe può

rifiutarsi di sottostare a tale obbligazione ma in tal modo perde il suo diritto, che verrà ripartito proporzionalmente tra gli altri

partecipanti.

Ogni contitolare può legittimamente compiere atti di amministrazione del bene comune, nei limiti in cui ricorrano i presupposti

della gestione di affari. Il singolo è legittimato a compiere azioni petitorie a difesa del diritto comune, azioni possessorie a

difesa della comune situazione possessoria, azioni risarcitorie per i danni sofferti dalla cosa.

Con il consenso di più della metà del valore delle quote, può essere formato un regolamento per l’ordinaria amministrazione e

il miglior godimento della cosa comune.

→ 168. Scioglimento della comunione - pag. 339

Il codice:

• Attribuisce a ogni compartecipante la facoltà di chiedere lo scioglimento della comunione;

• →

Vieta il patto di indivisibilità Ovvero vieta che la comunione duri oltre i dieci anni.

Se si tratta di un bene indivisibile, la comunione può essere comunque sciolta assegnandolo ad un terzo oppure ad uno dei

contitolari. Lo scioglimento della comunione non è consentito solo se ha ad oggetto beni che, se divisi, cesserebbero di servire

all’uso per il quale sono stati destinati. 53

B) IL CONDOMINIO

→ 169. Il condominio negli edifici - pag. 339

Il condominio si ha allorquando in un medesimo edificio coesistono più unità immobiliari di proprietà esclusiva dei singoli

condomini e parti comuni, strutturalmente e funzionalmente connesse al complesso delle prime, che si presume appartengano

in comunione a tutti i proprietari delle unità immobiliari, che sono:

• Parti dell’edificio necessarie all’uso comune;

• Aree destinate al parcheggio e i locali per i servizi in comune;

• Opere, installazioni, manufatti destinati all’uso e al godimento comune.

Le parti comuni sono indivisibili, poiché funzionali ad un miglior sfruttamento e godimento delle unità immobiliari di proprietà

individuale.

La divisione è permessa solamente se può avvenire senza rendere più incomodo l’uso delle singole unità abitative, con il

consenso di tutti i condomini.

Il singolo condomino:

• Può far uso delle parti comuni (uso promiscuo), ma senza arrecare alcun tipo di danno o cambio di destinazione e senza

pregiudicare l’esercizio del pari diritto altrui.

• Può apportare delle modifiche alle parti comuni per un miglior godimento della propria unità immobiliare ma senza arrecare

danno o cambio di destinazione e senza pregiudicare l’esercizio del pari diritto altrui.

• Deve contribuire in maniera proporzionale alla sua quota, alle spese necessarie per la conservazione e il godimento delle

parti comuni per la prestazione di servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza. Se il

condominio ha più parti comuni simili, il costo dell’intervento va ripartito tra i facenti parte del gruppo di condominio che fa

uso di quella specifica parte comune.

• Non può rinunciare al suo diritto sulle parti comuni.

• Non può disporre delle parti comuni nella loro totalità e neppure della propria quota su di esse, se non congiuntamente alla

proporzione immobiliare di proprietà esclusiva.

• Non può, nell’unità immobiliare di proprietà esclusiva, eseguire opere che rechino danno alle parti comuni o all’edificio in

generale (decoro architettonico, stabilità, sicurezza).

→ 170. L’assemblea e l’amministratore del condominio - pag. 342

Gli organi del condominio sono:

• →

Assemblea Alla quale possono intervenire tutti i condomini, anche a mezzo di rappresentante con delega scritta. Ha

moltissime competenze tra cui:

Adozione del regolamento condominiale;

• Nomina dell’amministratore;

• Approvazione del preventivo delle spese ricorrenti e ripartizione tra i condomini;

• Decisione in ordine alle opere di manutenzione straordinaria e alle innovazioni;

• Modifica di destinazione d’uso delle parti comuni;

• Decisione in ordine ad azioni giudiziarie, attive e passive.

• È convocata dall’amministratore, informando tutti i condomini almeno cinque giorni prima e comunicando l’ordine del

giorno.

L’assemblea ha bisogno di un quorum:

Costitutivo, pari a tanti condomini che rappresentino almeno due terzi del valore dell’intero edificio e la maggioranza dei

• partecipanti al condominio. In caso di mancato quorum, l’assemblea deve riunirsi entro dieci giorni per deliberare in

merito allo stesso ordine del giorno e necessita di tanti condomini che rappresentino almeno un terzo del valore

dell’intero edificio e un terzo dei partecipanti al condominio.

Deliberativo, pari ad almeno la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio; in seconda

• convocazione bastano la maggioranza degli intervenuti e un terzo del valore dell’edificio. Sono indicati quorum superiori

per materie particolari.

In caso di locazione, per le questioni in merito ai servizi di condizionamento e riscaldamento, ha diritto di voto e

partecipazione non il proprietario dell’appartamento, ma il conduttore. Ogni assemblea deve produrre un verbale, da

conservare nel registro dell’amministratore, che attesta le deliberazioni, valide per tutti i condomini.

Nel verbale devono essere riportati i nomi dei condomini partecipanti, assenzienti, dissenzienti, astenuti e le rispettive

quote millesimali; in caso di mancanza degli elementi essenziali, le deliberazioni assunte sono ritenute non valide, nulle.

Sono ritenute nulle anche se con oggetto illecito o impossibile, di competenza diversa dall’organo assembleare, che

incidano sui diritti individuali dei condomini.

L’azione di nullità può essere esperita da chiunque ne abbia interesse e non è soggetta a prescrizione e decadenza. 54

Le deliberazioni, se ritenute contrarie alla legge o al regolamento condominiale (annullabili), possono essere impugnate dai

condomini dissenzienti o astenuti, entro trenta giorni dalla data di deliberazione, ma anche dai condomini assenti, entro

trenta giorni dalla data di comunicazione del verbale.

• →

Amministratore di condominio Obbligatorio se i condomini sono più di otto, è nominato dall’assemblea, dura in carica un

anno, ma può essere revocato in ogni momento dalla stessa assemblea. Gli compete:

Esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea;

• Convocazione dell’assemblea;

• Disciplina dell’uso delle cose comuni e della fruizione dei servizi;

• Esecuzione degli interventi fiscali;

• Cura del registro di anagrafe condominiale, dei verbali delle assemblee, di contabilità, di nominare revoca

• dell’amministratore;

Redazione del rendiconto annuale delle spese di gestione;

• Creazione di un conto corrente postale o bancario intestato al condominio.

• L’incarico può essere affidato non solo ad una persona fisica ma anche ad una società lucrativa.

I suoi provvedimenti, presi nell’ambito dei suoi poteri, sono obbligatori per tutti i condomini; è comunque ammesso il

ricorso all’assemblea contro di essi.

L’amministratore è il rappresentante del condominio; può agire e resistere in giudizio talora autonomamente, a volte con

autorizzazione assembleare.

• →

Revisore Per verificare la contabilità del condominio (se l’assemblea lo ritiene opportuno).

• →

Consiglio di condominio Composto da almeno tre condomini negli edifici da 12 unità immobiliari, con funzioni consuntive

e di controllo (se l’assemblea lo ritiene opportuno).

→ 171. Il regolamento condominiale - pag. 346

Nel caso in cui i condomini siano più di dieci, è obbligatorio stabilire un regolamento di condominio contenente norme circa

l’uso delle cose comuni, la ripartizione delle spese, la tutela del decoro dell’edificio, l’amministrazione del condominio; deve

essere redatto per iscritto.

Per le infrazioni al regolamento sono previste delle sanzioni pecuniarie, fino a 200 euro, e in caso di recidiva fino ad 800 euro,

somme destinate a spese ordinarie di gestione.

Al regolamento deve essere allegata la tabella millesimale che indica, al fine della ripartizione delle spese e del computo dei

quorum costitutivi e deliberativi, il rapporto tra il valore della singola unità immobiliare e quello dell’intero edificio.

Per la modificazione e l’approvazione del regolamento è necessario il consenso unanime di tutti i condomini.

Né il regolamento assembleare, e nemmeno l’assemblea, possono limitare i diritti dei singoli condomini sulle unità immobiliari;

possono solamente imporre obblighi volti a garantire il reciproco rispetto delle comuni esigenze.

Nulla impedisce che gli stessi condomini concordino all’unanimità limitazioni a carico delle proprietà esclusive, venendo a

creare delle servitù reciproche, a favore e a carico delle singole unità immobiliari, distribuendo diversamente le quote o

attribuendo diritti maggiori o minori ai vari condomini: tutto ciò va fatto attraverso un contratto, redatto per iscritto e da tutti

approvato e formalizzato in un regolamento contrattuale.

→ 172. Il supercondominio - pag. 348

Si ha un supercondominio nell’ipotesi in cui una pluralità di edifici, costituiti in distinti condomini, siano legati tra loro

dall’esistenza di alcune cose, impianti o servizi comuni in rapporto di accessorietà rispetto a detti singoli condomini.

Si parla invece di condomino orizzontale, intendendo quel complesso residenziale formato da più edifici autonomi che

fruiscono di aree, strutture, installazione e manufatti comuni.

Al supercondominio sono applicabili:

• Norme del codice dettate in tema di condominio per quanto riguarda le parti legate da un rapporto di accessorietà

necessaria, destinate quindi all’uso e godimento di tutti gli edifici.

• Norme del codice dettate in tema di comunione, riguardo alle strutture dotate di autonoma utilità.

C) LA MULTIPLROPRIETÀ

→ 173. La multiproprietà - pag. 349

È un’operazione economica volta ad assicurare al multiproprietario un potere di godimento su un’unità immobiliare, solo per un

determinato periodo di ogni anno; negli altri periodi compete agli altri multiproprietari. La legge, per regolare detto istituito,

ricorre alla comunione; a ciascun multiproprietario:

• Viene venduta una quota in comproprietà pro indiviso di un complesso residenziale o unità immobiliare.

• Viene fatto accettare un regolamento della comunione che prevede una divisione topografica del bene e/o un frazionamento

cronologico di detto bene (uso turnario limitato ad un prefissato periodo dell’anno).

La legge inoltre vuole tutelare il consumatore, in modo che sia consapevole ed informato e contro il rischio di scorrettezze. 55

CAPITOLO XVI - IL POSSESSO

→ 174. Le situazioni possessorie - pag. 353

Poiché il codice da rilevanza giuridica alle situazioni di fatto, determinate dall’attività corrispondente all’esercizio di diritti reali

(situazioni possessorie), a prescindere dalla circostanza che alle stesse corrisponda o meno la correlativa situazione di diritto,

bisogna distinguere tra:

• →

Proprietà Il diritto di godere e disporre di un determinato bene e potere di rivendicare il bene stesso.

• →

possessionis)

Possesso (factum Il fatto di godere effettivamente e disporre di un determinato bene, quindi l’insieme dei

vantaggi che il possesso genera al possessore di per sé.

Non è un diritto ma una situazione di fatto.

Sono oggetto di possesso le cose, cioè i beni materiali, ma non le cose di cui non si può acquistare la proprietà (beni

demaniali, del patrimonio dello Stato o di altri enti territoriali). possessionis),

Il possesso offre al possessore, anche se non sia proprietario, dei vantaggi (commoda tra cui:

1. Tutela possessoria;

2. Acquisto della proprietà per usucapione o in forza della regola “possesso vale titolo”;

3. Posizione di convenuto nell’azione giudiziaria, in quanto è l’attore ad avere l’onere probatorio.

Le regioni di tale normativa sono varie:

• Proteggendo il fatto esteriore e accertabile della situazione possessoria, la legge assicura allo stesso proprietario una difesa

rapida ed efficace, in quanto di solito è colui che esercita i diritti connessi.

• Impendendo violenze o molestie al possessore conserva la pace tra i consociati, poiché chi vuole reclamare la propria

proprietà sul possesso di un altro, deve agire in giudizio e non può farsi giustizia da sé.

→ 175. Le distinte situazioni possessorie - pag. 354

Poiché il legislatore non attribuisce identica rilevanza a tutte le situazioni di fatto che comportano l’esercizio di un potere su un

bene, bisogna distinguere:

• Possesso pieno, caratterizzato da due elementi:

Corpus, oggettivo Consiste nell’avere il soggetto la disponibilità di fatto della cosa.

• →

Animus possidendi Consistente nella volontà del soggetto di comportarsi con riferimento al bene, come proprietario ad

• esclusione di qualsiasi altro.

• Detenzione, che è caratterizzata da due elementi:

Corpus Consiste nell’avere il soggetto la disponibilità di fatto della cosa.

• →

Animus detinendi Consistente nella volontà del soggetto di godere e disporre del bene, ma nel rispetto dei diritti che,

• sul medesimo bene, riconosce spettare ad altri.

• → possidendi,

Possesso mediato, indiretto, solo animo Caratterizzato solamente dall’animus mentre la disponibilità

materiale del bene compete al detentore.

• →

Compossesso Il possesso sia pieno che mediato su un determinato bene può essere esercitato congiuntamente da due

soggetti ad un medesimo titolo; si concretizza in un’attività corrispondente all’esercizio di diritti reali in comunione.

→ 176. Possesso e detenzione - pag. 356

Possesso e detenzione hanno in comune il corpus, il medesimo elemento obiettivo, ovvero la materiale disponibilità del bene.

detinendi possidendi.

Si distinguono invece per l’elemento soggettivo, l’animus o

possidendi detinendi

I requisiti dell’animus e non hanno riscontro nelle previsioni codicistiche: è rilevante il titolo in forza del

quale l’acquisizione del bene si verifica, non solo lo stato psicologico soggettivo di chi lo acquista.

Per stato psicologico, non si intende quello che il soggetto nutre nel proprio interno quando acquisisce la materiale

disponibilità del bene, ma quello che manifesta all’esterno; in forza del titolo o delle modalità con cui effettua l’acquisizione.

Nel dubbio, l’esercizio del potere di fatto su un bene si presume integrare la fattispecie del possesso (presunzione di

possesso); chi lo nega ha l’onere di provare che ricorre una semplice detenzione.

interversio possessionis)

Il mutamento della detenzione in possesso (interversione del possesso, o può avvenire solo se la

modificazione dello stato psicologico viene manifestata all’esterno del detentore:

• In forza di opposizione dal detentore rivolta al possessore, attraverso un atto con cui il detentore manifesti

inequivocabilmente l’intenzione di continuare a tenere la cosa per sé non più come detentore, per conto del proprietario e in

suo nome, ma come possessore, per conto di sé stesso, in proprio nome.

• In forza di causa proveniente da un terzo, attraverso un atto con il quale l’attuale possessore attribuisce al detentore il diritto

corrispondente la propria posizione possessoria. 56

→ 177. Le qualificazioni del possesso e della detenzione - pag. 358

Il possesso si distingue in:

• Legittimo Quando i poteri di godere e disporre del bene sono esercitati dall’effettivo titolare del diritto di proprietà (le

situazioni di fatto e di diritto coincidono).

• →

Illegittimo Quando il potere di godere e disporre del bene sono esercitati da una persona diversa dall’effettivo titolare del

diritto di proprietà (le situazioni di fatto e di diritto non coincidono).

Si articola in: →

Di buona fede Quando il possessore ha acquistato la disponibilità del bene ignorando di ledere l’altrui diritto, sempre

• che detta ignoranza non dipenda da sua colpa grave e in caso di errore inescusabile.

La buona fede è stabilita in modo oggettivo, in base alle circostante dell’acquisto.

Di mala fede Quando il possessore ha acquistato la disponibilità del bene conoscendo il difetto del proprio titolo

• d’acquisto.

Vizioso Quando è avvenuto non solo in mala fede ma addirittura con violenza.

La detenzione si distingue in:

• →

Qualificata Quando il detentore ha acquisito la disponibilità materiale del bene nell’interesse proprio (autonoma) o del

possessore (non autonoma).

• →

Non qualificata Quando il detentore ha acquistato la disponibilità materiale del bene per ragioni di ospitalità, di servizio o

di lavoro.

→ 178. Il possesso di diritti reali minori - pag. 360 uti domus)

Possono esserci delle situazioni di fatto non solo del diritto di proprietà (possesso ma anche corrispondenti a diritti

reali minori (ad esempio usufrutto, servitù). Inoltre sul medesimo bene possono coesistere più possessi di diverso tipo.

Chi ha il possesso corrispondente all’esercizio di un diritto reale minore può modificare il titolo del proprio possesso attraverso

uno di quei mezzi come l’interversione al possesso, idonei a consentire la trasformazione della detenzione in possesso, ovvero

attraverso:

• Opposizione fatta dal possessore a titolo di diritto reale minore nei confronti del possessore a titolo di proprietà.

• Causa proveniente da un terzo.

→ 179. L’acquisto e la perdita del possesso - pag. 360

L’acquisto del possesso può avvenire:

• →

In modo originario Con l’impossessamento della cosa contro o senza la volontà del precedente possessore e il

conseguente esercizio sulla cosa stessa di poteri di fatto corrispondenti a quelli spettanti al titolare di un diritto reale. Non si

tratta di acquisto di possesso se l’apprensione del bene e il relativo esercizio avvengono per mera tolleranza del possessore.

• →

In modo derivativo Con la consegna (traditio) materiale o simbolica del bene da parte del precedente al nuovo

possessore. traditio ficta,

Ci sono due figure di in cui non si ha nessun mutamento della situazione di fatto della cosa che resta sempre

nella mani della stessa persona; muta solamente l’animus:

Traditio brevi manu Il detentore acquista possesso del bene.

• →

Costituto possessorio Il possessore perde il possesso, ma acquista la detenzione del bene.

• La giurisprudenza ritiene inammissibile un contratto con oggetto il trasferimento del possesso, disgiunto dal diritto reale di

cui costituisca l’esercizio; occorrerebbe dunque un contratto, anche viziato, astrattamente idonea a trasferire un diritto

traditio.

reale e la corpus possidendi; corpus

La perdita del possesso si verifica per il venir meno del e dell’animus per la perdita del non basta

una dimenticanza momentanea del bene o un occasionale distacco, ma occorre la sua definitiva irreperibilità o irrecuperabilità

da parte del possessore.

Il possesso degli animali selvatici si perde quando riacquistano la libertà naturale, mentre degli animali mansuefatti quando

conseutudo revertendi.

perdano la

Per quanto riguarda gli immobili, la conservazione può avvenire anche per solo effetto della persistenza dell’animus,

nonostante sia perduta la disponibilità fisica, limitatamente al periodo di tempo (un anno) entro cui si può esercitare l’azione di

spoglio. 57

→ 180. Successione nel possesso ed accessione del possesso - pag. 362

Si distinguono: →

• ipso

Successione nel possesso Il possesso, alla morte del possessore, continua in capo al successore a titolo universale

iure con gli stessi caratteri che aveva rispetto al defunto.

• →

Accessione del possesso Applicabile a chi acquista il possesso in forza di un titolo idoneo a trasferire a titolo particolare

la proprietà e sempre che acquisti egli stesso il possesso.

Acquista un possesso nuovo, diverso, dal suo dante causa. Le qualifiche del possesso vanno valutate nei confronti

dell’acquirente, senza dare rilievo alla situazione in cui si trovava l’alienante.

Il successore a titolo particolare può sommare al periodo in cui ha posseduto, anche i periodi durante il quale hanno

posseduto i suoi dante causa, azione che può risultare utile ai fini di usucapione, rivendicazione, manutenzione, ecc.

→ 181. Effetti del possesso - pag. 363

Il possesso rileva principalmente:

• Quale titolo per l’acquisto dei frutti del bene posseduto e per il rimborso delle spese sullo stesso effettuante.

• Quale possibile presupposto per l’acquisto della proprietà del bene posseduto.

• Quale oggetto di tutela contro le altrui aggressioni.

→ 182. L’acquisto dei frutti ed il rimborso delle spese - pag. 364

Il possessore illegittimo è tenuto a restituire al titolare del diritto non solo il bene ma anche i frutti del bene prodotti a partire dal

momento in cui ha avuto inizio il possesso.

C’è eccezione nel caso del possesso illegittimo di buona fede in quanto il possessore ha diritto di tenere per sé i frutti avuti

anteriormente rispetto alla domanda giudiziale da parte del titolare del diritto.

Quanto alle spese, si distinguono: →

• Spese ordinarie (servono per la produzione dei frutti ed il loro raccolto e per le riparazioni ordinarie) Il possessore ha

diritto al rimborso limitatamente al tempo per il quale è tenuto alla restituzione dei frutti.

• →

Spese straordinarie (riparazioni straordinarie) Di cui il possessore (sia in caso di buona che mala fede) ha sempre diritto al

rimborso.

• →

Spese per miglioramenti Di cui il possessore (sia in caso di buona che mala fede) ha diritto al rimborso, purché i

miglioramenti sussistano al tempo della restituzione, in quanto fanno accrescere il valore della cosa.

L’importo del rimborso dipende da:

Buona fede Corrisponde all’aumento del valore della cosa per effetto del miglioramento.

• →

Mala fede È dato dalla minor somma tra lo speso e il migliorato.

Al possessore, purché di buona fede, è riconosciuto il diritto di ritenzione, ovvero il diritto di non restituire il bene fino a che non

gli siano state corrisposte le indennità dovute per spese, riparazioni e miglioramenti.

→ 183. L’acquisto della proprietà in forza del possesso:

a) la regola del «possesso vale titolo» - pag. 365

Acquistando un bene da colui che non ne è proprietario non ne divento proprietario (acquisto a non domino), poiché colui che

Nemo plus iuris transferre potest quam ipse habet.

mi ha alienato il bene non era legittimato a farlo: La rigorosa applicazione di

questo principio provocherebbe degli inconvenienti poiché bisognerebbe controllare sempre se l’alienante è anche

proprietario, e se egli stesso abbia a sua volta acquistato correttamente. Il traffico giuridico sarebbe paralizzato.

Se per i beni immobili e mobili registrati il pericolo è superato attraverso dei registri pubblici, per i beni mobili vige la regola

«possesso vale titolo». In forza di essa, chi acquisisce un bene a non domino diventa proprietario, purché ricorrano i seguenti

presupposti:

• Che l’acquisto riguardi beni mobili, tranne i non registrati e universalità di immobili, suscettibili di possesso.

• Che l’acquirente possa vantare un titolo idoneo al trasferimento della proprietà, cioè un contratto non solo astrattamente

atto al trasferimento del diritto dominicale, ma anche che non presenti altro vizio se non quello di essere stipulato da chi non

è legittimato a disporre del bene.

• Che l’acquirente, oltre ad aver stipulato l’atto per l’acquisto del bene mobile, ne abbia anche il possesso; è tutelato

traditio

solamente se vi è già stata la (consegna), altrimenti è tutelato il dominus.

• Che l’acquirente sia in buona fede nel momento in cui il bene gli è consegnato: non basta che l’acquirente ignori che

l’alienante non aveva diritto di disporre della cosa, ma anche che tale ignoranza non derivi da sua colpa grave, ovvero se le

circostanze avrebbero indotto in dubbio l’uomo medio. In ogni caso la buona fede è presunta e l’onere di provare la mala

fede spetta a chi intende constare la buona fede stessa, adducendo ad ogni tipo di indizio.

L’acquisto realizzato applicando la regola «possesso vale titolo» costituisce un acquisto a titolo originario. La proprietà si

acquista, inoltre libera da diritti altrui sulla cosa, se questi non risultano dal titolo e vi è la buona fede dell’acquirente. 58

Se lo stesso bene mobile è venduto a più persone o se lo stesso diritto è costituito a favore di più persone, la legge prescrive

che il vantaggio andrà alla prima che ha acquisito il possesso, anche se il suo titolo è di data posteriore.

I principi descritti relativi agli acquisti in buona fede non si applicano a:

• Universalità di mobili, poiché il legislatore preferisce sollecitare l’attenzione di chi voglia acquistare un tale complesso di

beni, evitando che possa accontentarsi dell’apparente titolarità di chi si accinga a compiere atti di disposizione

nemo plus iuris transferre potest quam ipse habet.

dell’universitas; trova applicazione rigorosa il principio per cui È tutelato

non già chi per primo acquista il possesso in buona fede, ma chi può vantare un valido titolo d’acquisto in data anteriore.

• Mobili iscritti in pubblici registri, trovano applicazione i principi relativi alla trascrizione, in virtù dei quali viene tutelato non chi

per primo acquista un possesso in buona fede, ma chi per primo provvede alla trascrizione del suo titolo.

→ 184. L’acquisto della proprietà in forza del possesso:

b) l’usucapione - pag. 368

Il possesso protratto nel tempo fa acquisire al possessore la titolarità del diritto reale, attraverso l’istituto dell’usucapione,

modo di acquisto a titolo originario di proprietà o diritti reali minori.

ratio

La sua sta nel premiare chi nel tempo utilizza e rende produttivo un bene, a fronte di un proprietario che invece lo

trascura. probatio diabolica.

L’usucapione agevola la prova del diritto di proprietà e senza di essa si andrebbe verso la

L’usucapione ha ad oggetto la proprietà e i diritti reali di godimento, ad eccezione delle servitù non apparenti, con l’esclusione

quindi dei diritti reali di garanzia. Possono essere oggetto tutti i beni corporali, ma non i beni demaniali e quelli del patrimonio

indisponibile dello Stato o di altri enti territoriali.

L’usucapione si distingue dalla prescrizione estintiva:

• In entrambi i casi sono fondamentali il tempo e l’inerzia del proprietario, ma nella prescrizione danno luogo all’estinzione,

mentre nell’usucapione all’acquisto di un diritto.

• La prescrizione ha portata generale poiché si riferisce a tutti i diritti, salvo eccezioni; invece l’usucapione riguarda solamente

la proprietà e i diritti reali minori.

Perché si verifichi l’usucapione, servono i seguenti presupposti:

• Il possesso (sia di mala che di cattiva fede) del bene, ma non la detenzione; è irrilevante il possesso legittimo; in caso di

possesso vizioso, il limite decorre dal momento in cui cessano clandestinità e violenza, poiché da quel momento se, il

proprietario non ricorre alla giustizia, deve subire le conseguenze della sua inerzia.

• La continuità del possesso per un certo lasso di tempo. È in atto la presunzione di possesso intermedio dimostrando di

possedere la cosa ora e di averla posseduta in un tempo remoto, senza provare di averla posseduta nel tempo intermedio;

chi sostenga il contrario ha l’onere della prova. In caso di prova solamente del possesso del momento, non si presume il

possesso anteriore, a meno che non venga prodotto un titolo d’acquisto, dalla cui data si presume abbia avuto inizio il

possesso.

• La non interruzione del possesso, che si avrebbe quando non intervenga:

Una causa di interruzione naturale Ovvero quando il soggetto perde il possesso del bene; se la causa è l’appropriazione

• altrui, la perdita è verificata se chi si è visto privato non interviene per recuperare il possesso perduto entro il termine di un

anno dallo spoglio. →

Una causa di interruzione civile Ovvero quando contro il possessore venga proposta una domanda giudiziale volta a

• privarlo di esso oppure quando il possessore ha effettuato un riconoscimento del diritto del titolare.

Il decorso di un certo lasso di tempo; l’usucapione ordinaria è fissata dopo vent’anni. È possibile l’accessione del

• possesso se l’acquisto è stato effettuato a titolo particolare, e la successione nel possesso in caso di acquisto a titolo

universale.

La legge consente anche casi di usucapione abbreviata:

• Dieci anni per i beni immobili e tre anni per i beni mobili registrati se concorrono i seguenti presupposti:

Che il possessore possa vantare a proprio favore un titolo idoneo a trasferire la proprietà, non inficiato da altri vizi se non

• quello di essere stato stipulato da chi non è legittimato a disporre del bene (acquisto a non domino).

Che l’acquirente abbia acquistato in buona fede.

• Che sia stata effettuata la trascrizione del titolo; il termine utile ricorre dalla data della trascrizione

• Dieci anni per le universalità di mobili, se concorrono i seguenti presupposti:

Che il possessore possa vantare a proprio favore un titolo idoneo all’acquisto del diritto.

• Che l’acquirente abbia acquistato in buona fede.

• Dieci anni per i beni mobili non registrati, se l’acquirente abbia acquistato il possesso in buona fede (se avesse anche un

titolo idoneo all’acquisto non dovrebbe ricorrere all’usucapione poiché avrebbe acquistato il diritto fin dal momento

dell’acquisizione del possesso). 59

• Quindici anni per i fondi rustici situati in paesi per legge montani o non montani con reddito dominicale iscritto a catasto non

superiore a 350.000 lire (180 euro circa). Tale termine si riduce a cinque anni dalla trascrizione del titolo se concorrono i

presupposti della buona fede, della trascrizione del titolo: si tratta di usucapione speciale per piccola proprietà rurale.

ex lege;

L’acquisto del diritto in forza di usucapione avviene l’usucapiente potrebbe avere interesse a promuovere un giudizio

di accertamento dell’avvenuta usucapione, che si concluderebbe con una sentenza con valore dichiarativo.

→ 185. La tutela delle situazioni possessorie - pag. 372

Contro la condotta altrui di privazione del possesso ad un’altra persona, ovvero ad arrecargli turbativa, egli può opporsi in via

di autodifesa finché l’altrui azione illecita è in atto.

Quando l’azione si è esaurita al possessore resta solamente da rivolgersi al giudice attraverso una delle azioni possessorie.

Esse sono concesse a chi esercita un possesso a prescindere dalla titolarità.

Le azioni possessorie si giovano di un processo giudiziario più agile di quello ordinario; anche l’onere probatorio è meno

disagevole (relativo a fatti, cioè la situazione possessoria) rispetto a quello di un’azione petitoria (relativa a diritti).

Le azioni possessorie assicurano una tutela di carattere solamente provvisorio: chi soccombe può ricorrere poi ad un giudizio

petitorio. Vi è però il divieto del cumulo del giudizio petitorio con quello possessorio, ovvero il convenuto in un giudizio

possessorio non può proporre il giudizio petitorio finché il primo non sia definito e la decisione sia stata eseguita.

Si ha una deroga nel momento in cui l’applicazione di tale regola possa causare un pregiudizio irreparabile al convenuto.

Dove sussistano i presupposti della responsabilità civile, la lesione di situazioni possessorie obbliga il suo autore a risarcire il

danno che sia derivato al detentore o al possessore. In questo caso l’azione relativa può essere proposta insieme a quella

possessoria.

→ 186. L’azione di reintegrazione (o spoglio) - pag. 374

Per spoglio si intende qualsiasi azione risoltasi nella duratura privazione del possesso o in una modifica della preesistente

situazione soggettiva compromettendo l’esercizio del possesso. Si parla di spoglio:

• Totale;

• Parziale;

• →

Violento o clandestino Se posto in essere contro la volontà del possessore o del detentore.

L’azione di reintegrazione (o spoglio) serve a garantire a chi possiede un bene una tutela giudiziaria immediata,

indipendentemente dalla prova che gli spetti un diritto ed è volta a reintegrare nel possesso del bene chi è rimasto vittima di

uno spoglio violento o clandestino. Tale azione è applicabile solamente se lo spoglio risulti accompagnato dall’animus

spoliandi spoliator

dello (la sua volontà), anche se tale elemento soggettivo è spesso insito nell’atto materiale in cui si

sostanzia, tranne che ciò non risulti escluso dalle circostanze.

Esistono tre punti di vista:

1. Legittimazione attiva Spetta a qualsiasi possessore e a qualsiasi detentore (tranne il detentore non qualificato, poiché in

questo caso spetta al possessore). In particolare il detentore può esperire l’azione non solo verso terzi ma anche verso il

possessore, purché la sua detenzione sia autonoma.

→ spoliator,

2. Legittimazione passiva Spetta allo ma anche all’autore morale (colui che ha approvato lo spoglio, traendo

vantaggio), a chi si trovi attualmente in possesso o in detenzione del bene in virtù di acquisto a titolo particolare

conoscendo dell’avvenuto spoglio. spoliator

3. Eccezione: l’azione di reintegrazione può essere esperita anche contro uno che sia titolare del diritto. Egli tenterà

sed iure feci»:

di difendersi con l’eccezione «feci, dovrà però prima ripristinare la situazione abusivamente mutata (spoliatus

ante omnia restituendus) e solo dopo agire in giudizio per far valere il proprio diritto contro il possessore.

La proposizione dell’azione è soggetta ad un termine di decadenza di un anno, che decorre dal sofferto spoglio, o in caso sia

stato clandestino, dal giorno della sua scoperta. Se lo spoglio non è stato né violento né clandestino, chi l’ha subito non può

agire con un’azione di reintegrazione ma deve ricorrere all’azione di manutenzione

→ 187. L’azione di manutenzione - pag. 376

L’azione di manutenzione è volta alternativamente a:

• Reintegrare nel possesso del bene chi è stato vittima di uno spoglio violento o clandestino;

• Far cessare le molestie o turbative di cui sia stato vittima il possessore.

Le molestie o turbative sono attività che recano al possessore un disturbo; possono essere:

• Di fatto Se si tratta di attentati materiali.

• →

Di diritto Se si estrinsecano in atti giuridici che facciano temere imminenti azioni materiali contrastanti con la situazione

possessoria. turbandi,

L’azione di manutenzione è esperibile solo in presenza dell’animus ovvero della consapevolezza dell’agens che il

proprio atto arreca pregiudizio al possesso altrui. 60

Due situazioni: →

1. Legittimazione attiva Non spetta al detentore e neppure a tutti possessori, ma solamente al possessore di un immobile,

di un’universalità di mobili e di un diritto reale su un immobile a condizione che sia possessore da almeno un anno in modo

continuativo e non interrotto.

2. Legittimazione passiva Compete, oltre che l’autore dello spoglio non violento o clandestino, o della turbativa, a coloro

che devono rispondere del fatto di quest’ultimo e l’autore morale. L’azione di manutenzione è soggetta a un termine di

decadenza di un anno, che decorre dall’avvenuto spoglio o dal giorno in cui ha avuto inizio l’attività molestatrice.

→ 188. Le azioni di nuova opera e di danno temuto - pag. 377

Le azioni di nuova opera e di danno temuto sono azioni di enunciazione (definite nel codice, infatti, come denuncia di nuova

opera e denuncia di danno temuto); possono essere esercitate sia in tutela del possesso, che della proprietà, che di un altro

diritto reale di godimento. La finalità è tipicamente cautelare poiché mirano a prevenire un danno o pregiudizio che può

derivare da una nuova opera o dalla cosa altrui, in attesa che si accerti il diritto alla proibizione. La denunzia di nuova opera

spetta al proprietario, al titolare di un diritto reale di godimento o al possessore che tema che da una nuova opera iniziata da

meno di un anno e non terminata possa derivare danno a qualcosa che forma oggetto del suo diritto o del suo possesso. Il

giudice può vietare o permettere la continuazione dell’opera, stabilendo le opportune cautele.

La denunzia di danno temuto è data al proprietario, al titolare di un diritto reale di godimento o al possessore nel caso in cui vi

sia pericolo di un danno grave e prossimo derivante da qualsiasi edificio, albero o altra cosa (non persona) senza che ricorra

l’ipotesi di nuova opera. Il giudice dispone i provvedimenti necessari per ovviare al pericolo e, se è il caso, impone garanzia per

gli eventuali danni. I diritti di credito

CAPITOLO XVII - IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

→ 189. Nozione - pag. 383

L’obbligazione è il rapporto tra due soggetti e da luogo a due posizioni correlate:

1. Soggetto passivo, debitore, in posizione di debito È tenuto nei confronti del creditore ad una determinata prestazione.

Al debitore fa capo una determinata obbligazione.

2. Soggetto attivo, creditore Al creditore fa capo il diritto di credito corrispondente all’obbligazione; ha quindi bisogno

dell’indispensabile cooperazione del debitore.

Il suo diritto è detto relativo, personale nei confronti del debitore poiché può essere fatto valere solo verso costui.

La nozione di diritto di credito è contrapposta a quella di diritto reale in quanto questo è un diritto sulla cosa (immediatezza,

assolutezza), mentre il diritto di credito consta nei confronti di un soggetto obbligato ad una determinata prestazione. Nel caso

in cui la prestazione dovuta dal debitore consta nel permettere al creditore di trarre da un bene le utilità che lo stesso è in

grado di offrire, si parla di potere del creditore mediato e relativo; il diritto esercitato si dice diritto personale di godimento (per

distinguerlo dal diritto reale di godimento).

Il debitore ha solamente responsabilità patrimoniale (non si ha un arresto per inadempimento di un debito); risponde

all’inadempimento con tutti i suoi beni presenti e futuri (misure coercitive sul suo patrimonio). Se il debito consta in una somma

di denaro, il creditore può conseguire l’importo attraverso l’esecuzione forzata, almeno se il patrimonio del debitore lo

consente.

La coincidenza tra diritto e risultato delle misure sanzionatorie si può avere in casi in cui è ammissibile l’esecuzione forzata in

forma specifica, ovvero:

• Obbligo di consegnare una cosa determinata;

• Obbligo di facere fungibile;

• Obbligo di concludere un contratto;

• Obbligo di non facere.

Negli altri casi il creditore può solamente richiedere il risarcimento pecuniario dei danni subiti.

→ 190. Fonti delle obbligazioni - pag. 384

Le obbligazioni, secondo l’articolo 1173 del codice civile, possono sorgere da tali fonti (fonti delle obbligazioni):

• Contratto;

• Fatto illecito;

• Ogni altro atto idoneo a produrle, purché in conformità con l’ordinamento giuridico.

Con gli articoli 1173 - 1320 il codice intende trattare la figura generale dell’obbligazione, a prescindere della fonte, per poi

approfondire separatamente le singole fonti da cui l’obbligazione stessa può derivare. È una visione parziale del fenomeno

obbligatorio. 61

→ 191. L’obbligazione naturale - pag. 386

L’obbligazione naturale si ha allorquando una determinata prestazione è dovuta in forza di un dovere morale o sociale, non in

virtù di una delle fonti dell’obbligazione.

Il debitore non è giuridicamente obbligato all’esecuzione dell’azione oggetto dell’obbligazione naturale, ma se la esegue non

retentio),

può chiederne la restituzione (soluti nel caso in cui ricorrano i seguenti presupposti:

• Spontaneità dell’esecuzione Ovvero senza coazione.

• Capacità del soggetto che esegue la prestazione.

• Proporzionalità tra azione eseguita da un lato e mezzi che l’adempiente dispone e interesse da soddisfare, dall’altro.

Alcune obbligazioni naturali sono espressamente previste dalla legge (debito di gioco, obbligo di eseguire la disposizione

fiduciaria), ma comunque al debitore non è concesso chiedere giudizialmente l’adempimento (gli è concesso solamente il

rifiuto della restituzione). Tra le obbligazioni con fonte un dovere morale o sociale non previste dalla legge rientrano ad esempio

more uxorio,

le prestazioni gratuite a favore del convivente il pagamento spontaneo di interessi pattuiti in misura extralegale

(sempre che non siano di carattere usurario), l’adempimento di misure testamentarie orali; è discusso se rientri anche il

pagamento a favore di un professionista non iscritto all’albo.

Per espressa previsione della legge, non costituiscono adempimento di obbligazione naturale le attribuzioni effettuate per

riconoscenza, per meriti del beneficiario, per speciale remunerazione (donazione remuneratoria), oppure in conformità agli usi,

anche in occasioni di servizi resi, come ad esempio le mance (donazione d’uso).

CAPITOLO XVIII - GLI ELEMENTI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

→ 192. I soggetti - pag. 389

I soggetti del rapporto obbligatorio devono essere determinati o comunque determinabili.

Si parla di:

• →

propter rem

Obbligazione (obbligazioni reali) Quando la titolarità passiva del rapporto obbligatorio si determina in base

alla titolarità della proprietà o di altro diritto reale su un determinato bene. È un’obbligazione a soggetto determinabile

• Obbligazione ambulatoria (diversa da quella a soggetto determinabile), riferendosi all’obbligazione in cui la trasferibilità del

credito senza onere di comunicazione al debitore, comporta che quest’ultimo ignori a chi dovrà effettuare la prestazione.

→ 193. Le obbligazioni plurisoggettive - pag. 389

Perché un rapporto obbligatorio sussista, servono almeno due soggetti, ma è possibile anche che l’obbligazione faccia capo

ad una pluralità di soggetti: è un’obbligazione plurisoggettiva, che ricorre in caso di:

A. Obbligazione solidale, che può essere:

• →

Passiva Ognuno dei più debitori è obbligato ad effettuare a favore dell’unico creditore l’intera prestazione, che,

eseguita da uno qualsiasi, ha effetto liberatorio per tutti gli altri.

• →

Attiva Ognuno dei più creditori ha diritto all’intera prestazione nei confronti dell’unico debitore, che eseguita a favore di

uno qualsiasi, estingue l’obbligazione.

B. Obbligazione parziaria, che può essere:

• →

Passiva Ciascuno dei più debitori è tenuto ad eseguire solo una parte dell’unitaria prestazione, mentre la restante

parte della medesima prestazione deve essere eseguita dagli altri, ognuno per la sua parte.

• Attiva Ciascuno dei più creditori ha diritto solamente a una parte dell’unitaria prestazione, mentre la restante deve

essere eseguita singolarmente a favore degli altri creditori, per la quota a ognuno spettante.

Il codice intende tutelare il creditore; perciò in caso pluralità di debitori di una medesima prestazione essi sono considerati in

solido, se dalla legge o dal titolo non risulti diversamente: presunzione di solidarietà passiva.

In caso di pluralità di creditori invece si ritiene che la solidarietà ricorra solamente nelle ipotesi espressamente previste dalla

legge o dal titolo.

→ 194. Le obbligazioni solidali - pag. 391

In quanto all’obbligazione solidale passiva (la più importante) va rilevato che:

• Nei rapporti esterni, tra creditore e debitore, valgono i seguenti principi:

Il creditore può rivolgersi ad uno qualsiasi oppure ad alcuni coobbligati; il coobbligato non può rifiutarsi dall’eseguire

• l’adempimento integrale salvo che la legge o il titolo non prevedano il beneficio di escussione, ovvero l’onere del creditore

di procedere verso un altro debitore.

L’effettuazione integrale della prestazione, ad opera di uno dei coobbligati, estingue l’obbligazione, liberando tutti gli altri

• da ulteriore obbligo verso il creditore.

Il condebitore a cui sia richiesta la prestazione può opporre al creditore le eccezioni comuni (che attengono all’intero

• rapporto obbligatorio) ma non quelle personali altrui (che riguardano il rapporto tra il creditore e un altro condebitore).

La costituzione in mora di uno dei condebitori in solido non vale a costruire in mora gli altri.

• 62

Gli atti con cui il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido hanno effetto anche sugli altri

• condebitori.

La rinuncia del creditore alla solidarietà a favore di un condebitore non incide sulla natura solidale dell’obbligazione.

• La transazione del creditore verso un condebitore con oggetto l’intero debito non produce effetto verso gli altri: possono

• però dichiarare di volerne profittare.

• Nei rapporti interni tra coobbligati valgono i seguenti principi:

Il carico della prestazione si divide in parti che si presumono uguali se non diversamente stabilito.

• Se uno dei condebitori ha corrisposto al creditore l’intera prestazione, ha diritto di richiedere agli altri la parte di rispettiva

• competenza (azione di regresso). Se l’azione era sorta nell’interesse di uno dei debitori, quello che ha effettuato l’intera

prestazione ha diritto al totale rimborso da egli.

Se uno degli obbligati in via di regresso è insolvente, la perdita si ripartisce tra gli altri condebitori.

→ 195. Divisibilità e indivisibilità dell’obbligazione - pag. 393

Le obbligazioni si distinguono in:

• →

Indivisibili Hanno ad oggetto una prestazione non suscettibile di adempimento parziale:

Per sua natura Indivisibilità oggettiva.

• →

Per volontà delle parti Indivisibilità soggettiva.

• →

Divisibili Ovvero tutte le altre.

La distinzione è importante in tema di obbligazioni plurisoggettive; infatti l’obbligazione plurisoggettiva indivisibile è anche

solidale. Le si applica la disciplina della solidarietà, in modo pressoché simile; la differenza fondamentale sta nel fatto che

l’indivisibilità opera anche nei confronti degli eredi del debitore del creditore.

→ 196. La prestazione - pag. 394

La prestazione cui è tenuto il debitore deve:

• Essere suscettibile di valutazione economica (requisito della patrimonialità della prestazione);

• Rispondere ad un interesse del creditore, anche non patrimoniale.

In relazione al tipo di prestazione dovuta, le obbligazioni si distinguono in base a ciò in cui cosa consistono:

• →

Un dare Trasferimento del diritto su un bene o consegna di un bene.

Obbligazione specifica Se il bene è specifico.

• →

Obbligazione generica Se il bene è determinato solo nel genere.

• →

Un facere Compimento di un’attività materiale o giuridica, che non consti in un dare. In relazione al contenuto della

prestazione dovuta, si distinguono:

Obbligazioni di mezzi In cui il debitore deve svolgere una determinata attività, senza garantire che il creditore consegua

• il risultato sperato. →

Obbligazioni di risultato Il risultato fa parte della prestazione, pertanto il debitore è tenuto a realizzare quel determinato

• risultato come esito della sua attività.

• →

Un non facere Osservanza di una condotta omissiva consistente o in un non dare o in un non facere in senso stretto. È

un’obbligazione negativa. La prestazione si distingue anche in:

Fungibile Se per il creditore non sono rilevanti l’identità e le qualità personali di chi la esegue.

• →

Infungibile Nel caso contrario.

Per l’esistenza dell’obbligazione sono necessari dei requisiti, il cui rispetto dipende dal modo in cui le parti hanno definito

l’oggetto del rapporto. Tali requisiti sono il fatto che l’obbligazione sia:

A. Possibile;

B. Lecita;

C. Determinata o determinabile.

→ 197. L’oggetto - pag. 397 l’opus

Oggetto dell’obbligazione è la prestazione dovuta, ovvero il bene dovuto nelle obbligazioni di dare o da procurare al

creditore nelle obbligazioni di fare. Riguardo all’oggetto dovuto, si distinguono:

• →

Obbligazioni generiche Se il debitore è tenuto a corrispondere non un cosa individuata, ma appartenente ad un genere.

La qualità della cosa deve essere non inferiore alla media.

• Obbligazioni specifiche Se il debitore è tenuto a dare una cosa determinata. res.

L’obbligazione si trasforma da generica a specifica se le parti si accordano sull’individuazione della 63

→ 198. Obbligazioni semplici, alternative, facoltative - pag. 397

Sempre con riferimento alla prestazione dovuta si distinguono:

I. Obbligazioni semplici Con oggetto una sola prestazione che il debitore è tenuto ad eseguire per liberarsi.

II. Obbligazioni alternative Con oggetto due o più prestazioni (obbligazione con alternativa multipla); il debitore per liberarsi

è tenuto ad eseguirne una sola. Dopo la scelta, diventa un’obbligazione semplice.

III. Obbligazioni facoltative Con oggetto una sola prestazione (è semplice) ma il debitore può liberarsi scegliendone un’altra.

La distinzione tra obbligazione alternativa e facoltativa, ha importanza pratica in caso d’impossibilità sopravvenuta di una delle

prestazioni:

• →

In caso di obbligazione alternativa Se una è impossibile per causa non imputabile alle parti, l’obbligazione si considera

semplice e il debitore è tenuto ad eseguire l’altra prestazione.

• →

In caso di obbligazione facoltativa Se l’unica prestazione dedotta in obbligazione diviene impossibile per cause non

imputabili al debitore, l’obbligazione si estingue; se diviene impossibile l’altra, l’obbligazione permane e il debitore per

liberarsi deve eseguire la prestazione dedotta in obbligazione.

→ 199. Le obbligazioni pecuniarie - pag. 398

L’obbligazione più diffusa è l’obbligazione pecuniaria, in cui il debitore è tenuto a dare al creditore una somma di denaro. Il

pagamento va estinto mediante la moneta avente corso in quel momento nello Stato, che in Italia, dal 1 gennaio 1999, è l’Euro.

Se il debito pecuniario è espresso in moneta estera, il debitore può anche pagare in moneta nazionale, al corso del cambio nel

giorno della scadenza, a meno che non sia stato stabilito diversamente dalle clausole. Il pagamento del debito pecuniario può

essere effettuato anche con altri mezzi di pagamento, che garantiscano al creditore il medesimo effetto del pagamento in

contanti. Quindi:

• Se il debitore paga in moneta avente corso legale il creditore non può rifiutare il pagamento, se di importo inferiore a 1000

euro.

• Se il debitore paga con un altro mezzo di pagamento, il creditore può rifiutare il pagamento solo per giustificato motivo.

La moneta ha una funzione prevalentemente di pagamento; conta il suo valore reale (il potere d’acquisto) non il valore

nominale (il valore numerico). Nonostante ciò, secondo il principio nominalistico, il debitore paga, alla scadenza, la medesima

quantità di pezzi monetari inizialmente fissata, nonostante il tempo passato e indipendentemente da un eventuale

deprezzamento monetario, il cui rischio grava quindi sul creditore.

Al fine di cautelarsi contro gli effetti delle oscillazioni di valore della moneta, le parti possono concordare delle clausole di

indicizzazione, ancorando l’importo pecuniario a dei parametri (ad esempio gli indici ISTAT), al cui variare si modifica l’entità

delle somme. La previsione che determinate prestazioni pecuniarie siano indicizzate è dettata dalla stessa legge oppure da

provvedimenti giudiziali (ad esempio l’assegno spettante al coniuge divorziato).

Il principio nominalistico è da applicare solamente alle obbligazioni di valuta, ovvero aventi fin dall’origine ad oggetto una

somma di denaro, non alle obbligazioni di valore, in cui la moneta rappresenta solamente un bene sostitutivo per eseguire la

prestazione.

La liquidazione dell’obbligazione di valore, che diventa di valuta, va eseguita secondo una triplice operazione:

Aestimatio

1. Quantificazione in termini monetari del valore che la prestazione aveva all’epoca in cui l’obbligazione è sorta.

Taxatio

2. Rivalutazione dell’importo in base agli indici ISTAT di variazione del costo della vita.

3. Interessi compensativi Liquidazione del danno da ritardo nell’ottenimento della prestazione.

In alternativa a volte, si tende a quantificare direttamente il valore monetario attuale dell’obbligazione di valore, specificando se

comprenda o meno il danno di ritardo.

→ 200. Gli interessi - pag. 402

Quella agli interessi è una particolare obbligazione pecuniaria, che ha carattere accessorio rispetto a un’obbligazione

principale. Gli interessi vengono distinti in base a:

• Fonte, in:

Legali Se dovuti in forza di una previsione di legge; l’ipotesi principale è quella descritta dall’articolo 1282, comma 1

• secondo cui producono interessi di diritto pieno i crediti liquidi (ammontare determinato da operazioni di conteggio

aritmetico) ed esigibili (il credito è legittimato a chiedere l’immediato pagamento) aventi ad oggetto somme di denaro.

Convenzionali Se dovuti in forza di un accordo tra debitore e creditore.

• Funzione, in: →

Corrispettivi Dovuti su capitali concessi in mutuo o lasciati alla disponibilità di terzi, su crediti liquidi ed esigibili di

• somme di denaro; rappresentano una sorta di corrispettivo per il godimento che il debitore ha del denaro del creditore

(sono considerati frutti civili). 64

Compensativi Dovuti al creditore di obbligazioni di valore; rappresentano una sorta di compenso del danno sofferto dal

• creditore per il mancato tempestivo ottenimento della prestazione.

Moratori Dovuti al debitore in mora al creditore di obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro; rappresentano

• una sorta di risarcimento per il ritardo con cui il creditore riceve il pagamento. Se dimostra di aver subito un danno

maggiore, ne riceve risarcimento.

L’ammontare dell’obbligazione degli interessi si determina in percentuale (tasso o saggio di interesse) rispetto al capitale (entità

dell’obbligazione principale), in relazione al tempo con riferimento al quale gli interessi sono dovuti. Il tasso si distingue in:

A. Legale Fissato per legge in misura pari al 2,5% all’anno, ma può variare annualmente con decreto del Ministro

dell’Economia e delle Finanze.

Si applica a tutti gli interessi descritti; in particolare, in ipotesi specifiche, il tasso legale degli interessi moratori è fissato ad

un valore molto superiore, in modo da tutelare talune categoria di creditori ritenute meritevoli di protezione.

B. Convenzionale Fissato per accordo tra debitore e creditore. ad substantiam;

Se il tasso di interesse determinato è superiore a quello legale, richiede la forma scritta se assente si

ricorre al tasso legale. Si parla di tassi usurari, nel caso in cui il tasso sia superiore di otto punti percentuali rispetto al tasso

medio rilevato trimestralmente dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, maggiorato del 25%. In queste situazioni, la

clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Sugli interessi scaduti non maturano interessi (interessi anatocistici); è vietata una clausola che dovesse prevederne la

capitalizzazione, salvo che, trattandosi di interessi primari scaduti e dovuti da almeno sei mesi, non intervenga:

• Una domanda giudiziale diretta al conseguimento degli interessi anatocistici.

• Una convenzione, posteriore alla scadenza degli interessi primari, che li preveda.

CAPITOLO XIX - MODIFICAZIONE DEI SOGGETTI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

→ 201. Successione nel debito e nel credito - pag. 407

Ai soggetti originari del rapporto obbligatorio, possono sostituirsi o aggiungersi altri soggetti:

• →

Nell’ambito di una successione a titolo universale (eredità, fusione di società) Nel quale la modificazione riguarda tutti i

rapporti facente parte del patrimonio del dante causa, ad esclusione dei soli rapporti non trasmissibili.

• →

Per effetto di una successione a titolo particolare (credito o debito) Nel quale la modificazione riguarda il singolo rapporto.

A) MODIFICAZIONI NEL LATO ATTIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

→ 202. Le singole ipotesi di modificazione nel lato attivo del rapporto obbligatorio - pag. 407

inter vivos

Le modificazioni del soggetto attivo si realizza a titolo particolare mediante le figure:

• Della cessione del credito;

• Della delegazione attiva;

• Del pagamento con surrogazione.

→ 203. La cessione del credito - pag. 408

Di cessione di credito, la legge parla in due differenti significati:

1. Per indicare il contratto con cui il cedente (creditore) pattuisce con il cessionario il trasferimento in capo a quest’ultimo del

suo diritto verso il ceduto (debitore).

2. Per indicare l’effetto di tale contratto, ovvero il trasferimento del credito in capo al cessionario.

Vige il principio della libera cedibilità dei crediti, salvo che:

• Il credito abbia carattere strettamente personale;

• Il trasferimento sia vietato dalla legge;

• La cessione sia stata convenzionalmente esclusa dalle parti; il patto di non trasferibilità non è opponibile al cessionario se

non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione.

Ogni credito può formare oggetto di cessione, compresi i crediti futuri, sempre che esista già il rapporto dal quale essi

deriveranno.

Il contratto si perfeziona tra il cedente e il cessionario, senza l’accettazione da parte del ceduto che ne rimane estraneo. Tale

contratto può prevedere anche un corrispettivo in denaro a favore del cedente, ma anche non prevederlo; può avere forma di

garanzia o essere usato per estinguere un diverso debito del cedente verso il cessionario (cessione solutoria).

Viste le molteplici funzioni a cui può assolvere si definisce spesso contratto a causa variabile.

→ 204. Effetti sulla cessione - pag. 409

In virtù del principio del consenso traslativo, il credito è ceduto dal cedente al cessionario nel momento stesso del

perfezionarsi dell’accordo; nel caso di cessione dei crediti futuri, invece, il trasferimento si verifica con il sorgere del credito. In

ogni caso l’obbligazione rimane inalterata. 65

Perché la cessione sia efficace nei confronti del debitore ceduto, serve che a quest’ultimo la cessione sia notificata o sia da lui

accettata, attraverso una libera forma; se egli paga comunque al creditore originario non è tenuto a pagare una seconda volta

al cessionario, salvo che non venga dimostrato il fatto che fosse a conoscenza della cessione, nonostante la mancata notifica

o accettazione.

L’accettazione o la notificazione della cessione servono a renderla opponibile a terzi; se, in particolare, lo stesso cedente ha

ceduto lo stesso credito a più cessionari, è ritenuta valida quella notificata o accettata per prima.

→ 205. Rapporti tra cedente e cessionario - pag. 410

In merito ai rapporti tra cedente e cessionario:

• Se la cessione è a titolo oneroso, il cedente, salvo patto contrario: nominis);

Garantisce al cessionario l’esistenza del credito al momento della cessione (veritas

• nominis).

Non garantisce la realizzabilità del credito, la solvenza del debitore (bonitas

• Se la cessione è a titolo gratuito, il cedente:

veritas nominis

Garantisce al cessionario la solo se l’ha espressamente promessa;

• bonitas nominis,

Non garantisce la salvo patto contrario.

• bonita nominis,

In caso di patto in cui si assume la qualora il debitore ceduto non adempia, il cedente è tenuto a restituire

quanto ricevuto come corrispettivo della cessione, oltre a interessi e spese di cessione, a pagare, eventualmente, un ulteriore

risarcimento del danno ove ricorrano i presupposti.

In caso di cessione solutoria, si distinguono:

• →

pro solvendo

Cessione La liberazione del cedente si verifica quando il cessionario ha ricevuto il pagamento dal ceduto.

• →

pro soluto

Cessione La liberazione del cedente si verifica nel momento del contratto di cessione, con il cessionario che si

accolla il rischio della solvenza del debitore ceduto.

→ 206. La cessione dei crediti di impresa e il factoring - pag. 411

Il factoring è una figura contrattuale attraverso cui un factor (imprenditore specializzato) si impegna a fornire all’impresa cliente

una vasta gamma di servizi relativi alla gestione dei crediti vantati da parte dell’impresa verso i clienti e derivanti dalla sua

attività imprenditoriale, il tutto a seguito del pagamento di una commissione variabile, in base all’entità degli obblighi assunti.

Il factor ha funzione:

• →

Di finanziamento Poiché effettua un’anticipazione finanziaria rispetto ai crediti ceduti, pari ad una parte del valore

nominale.

• →

Assicurativa (più raramente) Poiché si accolla il rischio dell’insolvenza dei debitori.

pro solvendo,

Si fa riferimento all’istituto della cessione dei crediti, che può realizzarsi quando il rischio dell’insolvenza dei

pro soluto,

debitori è a carico dell’impresa e quando tale rischio è a carico del factor.

La L. 52/1991 ha permesso deroghe per la migliore realizzazione dell’operazione di factoring, nell’ipotesi in cui:

A. Il cedente sia un imprenditore;

B. I crediti ceduti siano pecuniari e sorgano da contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’impresa;

C. Il cessionario sia una banca o un intermediario finanziario, il cui oggetto sociale preveda l’esercizio dell’attività di acquisto

di crediti d’impresa.

In particolare la L. 52/1991 prescrive che:

I. I crediti futuri possono essere oggetto di cessione anche prima che siano stipulati i contratti da cui sorgeranno, purché

siano perfezionati nei 24 mesi successivi.

II. I crediti possono essere ceduti in massa.

III. Il cedente, salvo patto contrario, garantisce la solvenza del debitore ceduto.

IV. La cessione sia opponibile a terzi sia dopo notificazione o accettazione con atto di data certa, ma anche dopo il

pagamento da parte del factor del corrispettivo della cessione con atto di data certa.

Tale legge è stata estesa anche ai crediti verso i committenti di contratti pubblici relativi a particolari lavori, servizi e fornitori

disciplinati dal D. Lgs. 163/2006.

→ 207. La cartolarizzazione dei crediti - pag. 413

La cartolarizzazione dei crediti è un’operazione finalizzata allo smobilizzo dei crediti e alla creazione di un nuovo bene da

collocare sul mercato. È così articolata:

• originator

Un (banca, intermediario finanziario) cede a titolo oneroso uno o più crediti pecuniari ad una società veicolo.

• La società veicolo, per acquistare i crediti, emette dei titoli, da collocare presso investitori.

• La società veicolo provvede alla riscossione dei crediti ceduti e alle attività ad essa finalizzate. 66

• Le somme incassate dai debitori ceduti sono destinate in via esclusiva ai portatori dei titoli emessi per finanziare l’acquisto

dei relativi crediti. Per garantire questo obiettivo, i crediti oggetto di cessione dell’originator a favore della società veicolo

sono patrimonio separato e distinto rispetto al residuo patrimonio della società veicolo, pertanto i portatori dei titoli emessi

hanno diritto esclusivo solo su quei titoli e possono far valere le proprie pretese solo su detti cespiti, non su tutto il

patrimonio della società veicolo.

→ 208. La delegazione attiva - pag. 415

La delegazione attiva non è trattata nel codice civile, ma si ritiene sia facoltà dell’autonomia negoziale delle parti. Essa consiste

in un accordo trilaterale in cui il creditore (delegante) delega il debitore (delegato) ad impegnarsi ad effettuare la prestazione al

terzo (delegatorio).

Il delegato sta in una posizione di delegazione cumulativa in quanto è debitore sia nei confronti del delegante che del

delegatorio, salvo che le parti abbiano concordato la delegazione liberatoria, secondo cui il delegato è liberato nei confronti del

delegante. Rispetto alla cessione del credito:

• Il debitore è parte dell’accordo;

• L’effetto è cumulativo: al delegante si aggiunge il delegatario, non si sostituisce.

B) MODIFICAZIONE NEL LATO PASSIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

→ 209. Le singole ipotesi di modificazione nel lato passivo del rapporto obbligatorio - pag. 415

La modificazione del soggetto passivo del rapporto obbligatorio può realizzarsi (oltre che in conseguenza di cessione del

contratto e dell’azienda) a titolo particolare, mediante le figure di:

• Delegazione passiva;

• Espromissione;

• Accollo.

La sostituzione del debitore non è possibile senza l’espressa volontà del creditore; se questa manca il debitore non viene

liberato, ma si aggiunge un altro soggetto passivo a quello che c’era già.

→ 210. La delegazione passiva - pag. 416

La figura della delegazione passiva si distingue in: →

• promittenti,

Delegazione a promettere (delegatio delegazione promissoria) Consiste in un negozio trilaterale: il debitore

delegante delega un terzo delegato ad obbligarsi ad effettuare un determinato pagamento a favore del creditore delegatario.

Si presuppone che il delegante sia creditore del delegato e debitore del delegatario. Si verificano due casi:

1. Delegazione cumulativa Il fatto che il delegato si assuma l’obbligo di effettuare la prestazione del delegante non

libera quest’ultimo dal debito originario, poiché il delegante resta obbligato insieme al delegato, sebbene il delegatario

non possa pretendere il pagamento dal delegante se prima non lo abbia richiesto al delegato.

2. Delegazione liberatoria e privativa Con espressa dichiarazione il delegatario può acconsentire a liberare subito il

delegante, conservando il delegato come unico debitore. In questo modo si ha anche l’estinzione di tutte le garanzie

annesse al credito, a meno che colui che le ha prestate non consenta espressamente a mantenerle o che il delegato

fosse insolvente già al momento in cui ha assunto l’obbligo verso il delegatario. Si distinguono:

Delegazione titolata Se viene fatto riferimento ad uno o entrambi i rapporti intercorrenti tra le parti.

• →

Delegazione pura Se non viene fatto riferimento ad uno o entrambi i rapporti intercorrenti tra le parti.

• Infatti, il delegato:

- Se, in base al rapporto di provvista, aveva promesso di pagare al delegatario quanto esso delegato deve al

delegante, può opporre al delegatario tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre al delegante.

- Se, in base al rapporto di valuta, aveva promesso di pagare al delegatario quanto questi deve ricevere dal

delegante, può opporre al delegatario tutte le eccezioni che a quest’ultimo avrebbe potuto opporre il delegante.

- Se, in base al rapporto di valuta, aveva promesso di pagare al delegatario quanto questi deve ricevere dal

delegante, ma nei limiti di quanto da esso delegato dovuto al delegante in base ai rapporti di provvista, può

opporre al delegatario sia le eccezioni che quest’ultimo avrebbe potuto opporre il delegante, sia quelle che esso

delegato avrebbe potuto opporre al delegante.

- Se aveva promesso di eseguire al delegatario un pagamento non riferito né al rapporto di provvista, né al rapporto

di valuta (delegazione pura), non potrà opporre al delegatario nessuna eccezione. Solo in caso di nullità o

inesistenza del rapporto di valuta può opporre le eccezioni relative al rapporto di provvista (nullità della doppia

causa).

Quindi il delegato può opporre al delegatario le eccezioni relative ai suoi rapporti con quest’ultimo.

• →

solvendi)

Delegazione di pagamento (delegatio È un rapporto tra il debitore e un terzo con cui il debitore delegante delega

il terzo delegato a effettuare una prestazione verso il creditore delegatario. Seguita dal pagamento da parte del delegato, ha

67

una funzione immediatamente solutoria dell’obbligazione, non di mera modificazione del soggetto passivo.

Il pagamento del delegato verso il delegatario vale sia nei rapporti di valuta come se effettuato dal delegatario al delegante

sia nei rapporti di provvista come se effettuato dal delegato al delegante. Se il delegante ha dato ordine al delegato di

pagare il delegatario perché erroneamente si credeva debitore verso quest’ultimo, il diritto a pretendere la restituzione del

pagamento non spetta al delegato ma al delegante per conto del quale il delegato ha pagato.

Se il delegato ha pagato il delegatario perché credeva di essere erroneamente debitore del delegante, l’azione di ripetizione

dell’indebito può essere intentata dal delegato contro il delegante e non contro il delegatario, sempre se quest’ultimo ha

ricevuto il pagamento.

Il delegante può revocare la delegazione fino a quando il delegato non abbia assunto l’obbligazione verso il delegatario o non

abbia eseguito il pagamento in favore di quest’ultimo.

→ 211. L’espromissione - pag. 419

L’espromissione è un contratto in forza del quale un terzo espromittente si impegna nei confronti di un creditore espromissario

a pagare un preesistente debito dell’obbligazione originario espromesso. È un contratto unilaterale poiché derivano

obbligazioni solo per il terzo; l’accordo si perfeziona nel momento in cui il creditore viene a conoscenza della volontà del terzo,

senza che egli accetti.

Si distingue dalla delegazione promissioria:

• Poiché c’è la spontaneità dell’iniziativa dell’espromittente, quindi nell’assenza di delega da parte del debitore originario.

• Sono indifferenti le ragioni che inducono il terzo ad assumere su di sé il debito del debitore originario.

• Il rapporto tra espromittente e espromesso non la ostacola; conta che il debitore non prenda parte all’operazione negoziale.

Può essere: →

A. Cumulativa Dove il terzo è obbligato in solido con il debitore originario.

B. Liberatoria o privativa Dove il creditore dichiara espressamente di liberare il debitore originario, lasciando obbligato solo

il terzo.

Il terzo che subentra nella stessa posizione del debitore originario:

• Non può opporre al creditore le eccezioni relative ai suoi rapporti con il debitore originario.

• Può opporre al creditore le eccezioni che gli avrebbe potuto opporre il debitore originario, tranne le eccezioni personali e

quelle che derivano da fatti successivi all’espromissione.

L’adempimento del terzo non rientra tra le ipotesi di espromissione.

→ 212. L’accollo - pag. 420

L’accollo è un accordo bilaterale tra un terzo accollante che assume a proprio carico l’onere di procurare al creditore

accollatario il pagamento del debito del debitore accollato. Si distinguono:

I. Accollo interno (semplice) Si ha quando le parti non intendono attribuire alcun diritto al creditore accollatario verso

l’accollante, il quale si impegna solo nei confronti del debitore accollato; il creditore non acquista quindi un nuovo debitore.

Quindi:

• Il creditore accollatario non ha diritto di rivolgersi all’accollante per ottenere il pagamento del suo credito.

• Il terzo accollante in caso di mancata osservazione dell’obbligo assunto risponde all’adempimento solo nei confronti del

debitore accollato, non verso l’accollatario.

• Il terzo accollante e il debitore accollato possono accordarsi per modificare o revocare l’impegno inizialmente assunto

dall’accollante stesso.

II. Accollo esterno Si ha quando l’accordo tra accollante e accollato è come un contratto in favore del terzo accollante,

secondo cui hanno conferito al creditore accollatario il diritto di pretendere direttamente dall’accollante stesso

l’adempimento del proprio credito. L’accordo può essere modificato finché il creditore non abbia aderito, dopodiché

l’impegno assunto dall’accollante diventa irrevocabile e il nuovo debitore risponde sia verso l’accollato che verso

l’accollatario. Può essere:

• →

Cumulativo Se il debitore originario resta obbligato in solido con l’accollante; il creditore ha l’onere di chiedere

preventivamente l’adempimento all’accollante e solo dopo che la richiesta sia risultata infruttuosa può rivolgersi

all’accollato.

• →

Liberatorio o privativo Se il debitore originario resta liberato, rimanendo invece obbligato, in sua vece, solo

l’accollante, attraverso una dichiarazione espressa e inequivocabile.

Al creditore accollatario il terzo accollante può opporre sia le eccezioni relative al contratto di accollo sia quelle che avrebbe

potuto opporgli il debitore originario. 68

In generale, un accordo di accollo:

• È tra debitore originario e terzo accollante, con il creditore accollato che resta sempre estraneo.

• È da stabilire se è esterno o interno a seconda del fatto che le parti volessero attribuire al creditore accollatario il diritto di

pretendere l’adempimento direttamente dal terzo accollante.

CAPITOLO XX - L’ESTINZIONE DELL’OBBLIGAZIONE

→ 213. I modi di estinzione - pag. 424

L’obbligazione è un rapporto temporaneo destinato ad estinguersi. Un tipico modo d’estinzione è l’adempimento della stessa

obbligazione, consentendo al creditore di ottenere il risultato utile perseguito. Altri modi di estinzione, detti modi di estinzione

delle obbligazioni diversi dall’adempimento, sono:

• →

Morte del debitore In caso di prestazioni infungibili per cui per l’adempimento servono le qualità personali dell’obbligato.

• Compensazione;

• Confusione;

• Novazione;

• Remissione;

• Impossibilità sopravvenuta.

I) L’ADEMPIMENTO

→ 214. L’esatto adempimento - pag. 424

L’adempimento (pagamento) consiste nell’esatta realizzazione della prestazione dovuta. Il legislatore stabilisce che il debitore

nell’adempiere deve usare la diligenza del buon padre di famiglia, sulla quale le parti possono convenire aggravanti o

attenuazioni. È considerato nullo il patto con cui il creditore accetti preventivamente di esonerare il debitore di responsabilità

per inadempienze che derivino da dolo o colpa grave di quest’ultimo.

Il creditore può rifiutare un pagamento parziale, anche se la prestazione è divisibile, poiché il debitore è tenuto ad adempiere

esattamente la prestazione dovuta. In materia di cambiale e assegno vale la regola opposta. La Suprema Corte ha precisato

che il richiedere giudizialmente l’adempimento frazionato di un credito unitario può risultare illegittimo sia per violazione delle

regole di correttezza e buona fede sia in relazione al canone di giusto processo.

Il debitore può adempiere personalmente o a mezzo di dipendenti o ausiliari, del cui comportamento è comunque responsabile

verso il creditore. Non può impugnare l’adempimento eseguito nemmeno se effettuato in stato di incapacità o con cosa di cui

non poteva disporre.

Il debitore, effettuata la prestazione, può richiedere a proprie spese il rilascio della quietanza, dichiarazione scritta di natura

confessoria che attesta l’adempimento del debitore verso il creditore.

→ 215. Il destinatario dell’adempimento - pag. 426

Il debitore dovrebbe eseguire direttamente il pagamento verso il debitore. Deve accertarsi che questo abbia la capacità legale

di ricevere. solutionis causa,

Il debitore se vuole può pagare anziché al creditore ad una persona da lui indicata (adiectus delegatario); in

caso di contestazione, l’onere della prova spetta al debitore.

Il debitore si libera se paga, in buona fede, ad una persona che appare essere il creditore (creditore apparente) o autorizzato a

ricevere l’adempimento. Il creditore apparente è tenuto alla restituzione del credito.

→ 216. Il luogo dell’adempimento - pag. 427

Il luogo dell’adempimento dell’obbligazione è di regola indicato nel titolo del rapporto o determinato da usi, costumi, natura

della prestazione. Sono dettate, inoltre, delle regole suppletive, in forza delle quali:

• L’obbligazione di consegnare una cosa determinata va adempiuta nel luogo in cui si trovava la cosa quando l’obbligazione è

sorta.

• L’obbligazione di pagare una somma di denaro (determinata o determinabile) va adempiuta al domicilio che ha il creditore al

portable).

momento della scadenza (obbligazione

• In tutti gli altri casi l’obbligazione va adempiuta al domicilio che ha il creditore al momento della scadenza (obbligazione

querable).

→ 217. Il tempo dell’adempimento - pag. 428

Per quanto riguarda il tempo dell’adempimento, si deve osservare che:

• →

Obbligazioni di durata Obbligazione ad esecuzione continuata e ad esecuzione periodica, bisogna determinare sia il

momento iniziale che il momento finale della prestazione dovuta.

• dies solutionis.

Se l’obbligazione è ad esecuzione istantanea, bisogna indicare il 69

Il termine, di solito, è fissato nel titolo costitutivo dell’obbligazione, in piena autonomia dalle parti, e può essere:

• →

A favore presunto del debitore Il creditore non può esigere la prestazione prima della data prestabilita, ma il debitore può

adempiere anche prima del termine fissato (prestazione inesigibile, ma eseguibile).

• →

A favore espresso del creditore Egli può pretendere la prestazione prima della data prestabilita, ma il debitore non può

adempiere prima del termine fissato (prestazione esigibile, ma ineseguibile).

• →

A favore espresso di entrambi Il creditore non può esigere la prestazione prima della data prestabilita e il debitore non

può adempiere prima del termine fissato (prestazione inesigibile e ineseguibile).

Il debitore decade dal termine fissato a suo favore, ovvero il creditore può agire come se fosse scaduto, se:

• Diminuisce le garanzie che aveva dato;

• Non offre le garanzie che aveva promesso;

• Diventa insolvente, ovvero si trova in una situazione di dissesto economico per cui è verosimile l’impossibilità di soddisfare

le proprie obbligazioni.

In merito alle transazioni commerciali, in deroga al principio secondo cui le parti decidono autonomamente sul tempo

dell’adempimento della prestazione, viene sanzionato con la nullità ogni accordo sulla data del pagamento che risulti

gravemente iniquo a danni del creditore; ciò per evitare situazioni di abuso a danno di medie e piccole imprese, a causa dello

strapotere contrattuale della controparte.

Se il titolo nulla prevede relativamente al tempo dell’adempimento, la regola generale afferma che il creditore può pretendere in

qualsiasi momento la prestazione. Se per la natura della prestazione, per il modo o luogo di esecuzione fosse necessario un

termine, la sua fissazione, in mancanza di accordo tra le parti, è rimessa al giudice.

Relativamente alle obbligazioni prodotte da transazioni commerciali, se il termine non è stabilito, l’adempimento deve avvenire

entro trenta giorni a decorrere dal verificarsi di eventi descritti nel D. Lgs. 231/200217.

→ 218. Limitazioni all’uso contante - pag. 431

Al fine di evitare fenomeni di riciclaggio di denaro sporco e del finanziamento del terrorismo, è vietato il trasferimento di denaro

contante quando il valore complessivo è pari o superiore a 1000 euro; non sono permessi nemmeno trasferimenti

artificiosamente frazionati, facenti capo alla stessa somma da trasferire, se superiore a 1000 euro. I trasferimenti di importi

superiori possono essere eseguiti attraverso i mezzi alternativi di pagamento, ovvero:

• Banche;

• Poste Italiane S.p.A.;

• Istituiti di moneta elettronica;

• Istituti di pagamento.

Consegnando contanti agli intermediari abilitati e mettendoli a disposizione del destinatario attraverso una comunicazione, il

solvens si libera dall’obbligazione, anche se la somma non è ancora giunta nelle mani del destinatario stesso.

→ 219. Adempimento del terzo - pag. 431

Una prestazione può essere:

• →

Infungibile Quando il creditore ha interesse che la prestazione venga eseguita personalmente dal debitore.

Può legittimamente rifiutare la prestazione che il debitore gli proponga di far eseguire a un suo sostituto così come

l’adempimento spontaneamente offerto da un terzo.

• →

Fungibile Quando al creditore è indifferente la persona che esegue la prestazione che gli deve il debitore.

Non può legittimamente rifiutare la prestazione che gli venga offerta da un terzo in modo libero, unilaterale e spontaneo, anche

a insaputa o senza il consenso del debitore. Se il debitore gli ha comunicato la sua opposizione il creditore può legittimamente

rifiutare l’adempimento offertogli da terzo. Tale opposizione, così come l’adempimento del terzo o il rifiuto da parte del

creditore della prestazione offertagli dal terzo devono rispettare i principi della correttezza e della buona fede.

La figura dell’adempimento dell’obbligo altrui non va confusa con la promessa di adempiere un obbligo altrui (accollo,

espromissione, delegazione). Il terzo può operare, ad esempio, in forza di un accordo con il debitore, che si è obbligato nei

suoi confronti, oppure per spirito di liberalità, oppure per surrogarsi, per volontà del creditore, nei suoi diritti nei confronti del

debitore. In ogni caso, se ricorrono i presupposti dell’articolo 2041 codice civile, il terzo può esperire contro il debitore l’azione

di arricchimento, in quanto il debitore si sarebbe avvantaggiato del pagamento effettuato in sua vece.

→ 220. Imputazione del pagamento - pag. 433

Se una persona ha più debiti della medesima specie verso la stessa persona e compie un pagamento che non comprende la

totalità di quanto dovuto, è importante stabilire quale debito si è estinto.

È il debitore stesso che decide quale debito saldare, al momento stesso del pagamento; una dichiarazione d’imputazione

successiva, senza l’adesione del creditore, è giuridicamente inefficace. 70

solvens

In caso di mancanza di imputazione sia da parte del che dell’accipiens, il pagamento deve essere imputato, in base a

tali criteri legali, che hanno carattere quindi suppletivo; in ordine:

• Al debito scaduto;

• Tra i debiti scaduti, a quello meno garantito;

• Tra i debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore;

• Tra i debiti ugualmente onerosi per il debitore, al più antico.

Se non soccorrono questi criteri, l’imputazione è fatta proporzionalmente ai vari debiti.

Il debitore può contestare solamente nell’immediato, una quietanza del debitore in cui dichiara a quale debito sia da imputare il

solvens

pagamento ricevuto; infatti, la mancata immediata e pronta contestazione da parte del dell’imputazione effettuata

dall’accipiens assume valore dell’acquiescenza.

→ 221. Il pagamento con surrogazione - pag. 434

Il pagamento può anche dar luogo alla surrogazione (sostituzione) del creditore con un’altra persona: l’obbligo non si estingue

ma cambia direzione, verso un nuovo creditore. Ciò da luogo a una successione nel lato attivo del rapporto obbligatorio.

Rispetto alla cessione del credito e alla delegazione attiva dove l’adempimento non si è ancora verificato, la surrogazione

suppone che l’obbligazione sia adempiuta e che il creditore sia soddisfatto. La finalità è quella di agevolare l’adempimento

verso il creditore originario con l’attribuzione al terzo, che rende possibile l’adempimento, dei diritti, e delle garanzie del

rapporto obbligatorio.

La surrogazione può avvenire:

• →

Per volontà del creditore Che ricevendo il pagamento da un terzo, dichiara di farlo subentrare nei propri diritti verso il

debitore.

• →

Per volontà del debitore Che, prendendo a mutuo una somma di denaro al fine di pagare il debito, può surrogare il

mutuante nella posizione del creditore.

• Per volontà della legge (surrogazione legale) nei casi dettati dall’articolo 1203 codice civile.

Con riferimento ai contratti di finanziamento conclusi da intermediari finanziari e bancari con persone fisiche e microimprese, è

sanzionato con la nullità qualsiasi patto che impedisca o renda più oneroso per il debitore l’esercizio della sua facoltà di

surrogazione (surrogazione per volontà del debitore), riconosciuta anche in caso d’inesigibilità del credito o di attuazione di un

termine a favore del creditore; il cliente debitore può avvalersi della portabilità del mutuo.

→ in solutum)

222. La prestazione in luogo di adempimento (datio - pag. 435

Il creditore ha diritto all’esatta esecuzione della prestazione dovuta pertanto può rifiutare legittimamente una prestazione

datio in solutum,

diversa da quella dedotta in obbligazione. Tramite può comunque accettare la diversa prestazione.

datio in solutum

L’operazione della è diversa dalla novazione e anche da ogni altra convenzione volta a modificare il contenuto

datio solutum,

della prestazione originaria, in quanto la potendo prima il creditore opporsi in ogni momento, si realizza

datio in solutum:

effettivamente quando il debitore realizza effettivamente la prestazione sostituiva. Se si tratta di

• →

Mediante cessione di credito La prestazione si realizza con la riscossione del credito.

• →

Mediante trasferimento della proprietà Il debitore è tenuto a garantire per l’evizione e i vizi della cosa.

→ 223. La cooperazione del creditore nell’adempimento e la mora credendi - pag. 436

Per realizzare l’adempimento serve la cooperazione del creditore, che nella maggior parte dei casi sussiste, ma non sempre, in

mora

quanto è un onere, non un obbligo (potrebbe non avere interesse a liberare il debitore). Il creditore viene costituito in

credendi, mora accipiendi, se, senza legittimo motivo:

• Rifiuti di ricevere l’adempimento offertogli dal debitore;

• Ometta di compiere gli atti preparatori per il ricevimento della prestazione.

L’offerta, ovvero la dichiarazione del debitore di volersi liberare dell’obbligazione, che deve quindi comprendere a totalità della

prestazione dovuta, può essere:

• →

Solenne (formale) Compiuta da un pubblico ufficiale (notaio o ufficiale giudiziario):

Offerta reale Se l’oggetto è dazione di denaro, titolo di credito o cose mobili da consegnare al domicilio del creditore,

• occorre che il pubblico ufficiale porti con sé i beni in modo che possa essere eseguito il pagamento, se il creditore accetta.

Offerta per intimazione Se l’oggetto è diverso da quelli appena descritti, l’offerta si fa attraverso un atto notificato al

• creditore nelle forme prescritte per gli atti di citazione.

• Secondo gli usi, gli effetti della mora non si verificano dal giorno dell’offerta, ma dal giorno del deposito.

Perché il debitore ottenga la liberazione dall’obbligazione è necessario il deposito dei beni mobili ad oggetto della prestazione

o la consegna dei beni immobili al sequestratario nominato dal giudice. Se l’offerta e il deposito non sono accettati dal 71

creditore è necessario un giudizio di convalida di offerta formale, in cui si accertano la ritualità dell’offerta e del deposito e la

legittimità o meno del rifiuto del creditore.

L’offerta non formale non va a costituire in mora il creditore se: seria, tempestiva e completa dimostra l’intenzione del debitore

mora debendi.

ad adempiere, ma vale solamente ad escludere la

II) I MODI DI ESTINZIONE DIVERSI DALL’ADEMPIMENTO

→ 224. La compensazione - pag. 438

Quando tra due persone intercorrono rapporti obbligatori reciproci, essi possono estinguersi senza bisogno di provvedere ai

rispettivi adempimenti, attraverso la compensazione tra crediti: essa postula l’autonomia dei reciproci rapporti di debito/

credito, pertanto non è configurabile se i rapporti traggono origine da un unico rapporto. In questo caso si parla di

compensazione impropria e atecnica; la valutazione delle reciproche pretese importa un accertamento contabile di dare e

ricevere cui il giudice deve procedere.

Alcuni crediti non possono formare oggetto di compensazione in quanto è necessario che la prestazione sia in ogni caso

eseguita; il caso più importante è il credito degli alimenti. La compensazione inoltre non è ammessa tra un’obbligazione civile e

soluti retentio

una naturale, la quale ha la come unico effetto.

La legge prevede tre tipi di compensazione:

1. Legale Quando i crediti reciprochi hanno i caratteri:

• →

Dell’omogeneità Ovvero avere per oggetto una somma di denaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere.

• →

Della liquidità Ovvero devono essere determinati e non contestati in esistenza e ammontare.

• →

Dell’esigibilità Ovvero essere suscettibili di richiesta di immediato adempimento da parte del creditore.

Perché operi la compensazione legale serve che le parti eccepiscano in giudizio, in quanto il giudice non può rilevarla

d’ufficio. I debiti si estinguono non dal giorno della sentenza ma dal momento della loro coesistenza, per effetto della

legge. →

2. Giudiziale Quando nel corso di un giudizio sia invocato un credito liquido ed esigibile e l’altra parte opponga in

compensazione un controcredito omogeneo ed esigibile, ma non ancora liquido (entrambi i crediti devono essere esigibili e

omogenei). Il giudice può dichiarare l’estinzione dei due debiti per la quantità corrispondente, se il controcredito è di facile

e pronta liquidazione.

3. Volontaria Quando le parti rinunciano scambievolmente ai rispettivi crediti, senza che gli stessi presentino i requisiti della

compensazione legale o giudiziale. È diversa dalla compensazione facoltativa, in cui la parte rinuncia ad eccepire un

ostacolo che si frapporrebbe alla compensazione legale.

→ 225. La confusione - pag. 440

Un’obbligazione si estingue per confusione se le qualità di debitore e creditore vengano a trovarsi nella stessa persona; in caso

di successione ereditaria non si ha confusione se l’erede accetta con il beneficio d’inventario.

L’estinzione del rapporto per confusione porta anche alla liberazione di eventuali terzi che avessero prestato garanzia per il

debitore; se però terzi vantavano dei diritti di usufrutto, pegno, ecc. su quel bene, tali diritti restano. Tale modo di estinzione ha

lo stesso fondamento dell’estinzione dell’usufrutto (superficie, ecc.) per consolidazione o della servitù per confusione.

→ 226. La novazione - pag. 441

La novazione è un contratto con cui i soggetti di un rapporto obbligatorio si accordano, sostituendo a quello originario un

nuovo rapporto obbligatorio, con nuove e autonome situazioni giuridiche. Si distingue tra:

• →

Novazione soggettiva Se la sostituzione riguarda la persona del debitore, che viene liberato (si applicano le norme relative

ad accollo, espromissione, delegazione).

• Novazione oggettiva Se la sostituzione riguarda il titolo o l’oggetto. Devono concorrere due presupposti:

Aliquid novi,

1. oggettivo Modificazione sostanziale dell’oggetto o del titolo.

Animus novandi,

2. soggettivo Comune e univoca, anche tacita, volontà di eseguire la novazione. Permette la

datio in solutum.

distinzione rispetto alla

Se l’obbligazione originaria era inesistente o nulla, la novazione è senza effetto.

→ 227. La remissione - pag. 442

La remissione è un negozio unilaterale recettizio, in forza del quale il creditore rinuncia al proprio credito. Produce effetto

estintivo nel momento in cui la comunicazione è giunta al debitore, il quale può anche non volerne profittare. Se non vi è

dichiarazione diretta, la remissione può essere presunta dalla restituzione volontaria del titolo (documento) del credito da parte

del creditore, oppure da comportamenti atti alla manifestazione tacita ma univoca della volontà abdicativa. 72

pactum de non petendo:

È da distinguere dal in forza di esso il creditore si obbliga a non chiedere l’adempimento al debitore,

ma le garanzie rispetto a terzi non cadono. Se si tratta di obbligazione solidale l’obbligo è rivolto solamente verso colui che ha

factum,

richiesto il con il creditore che può invece rivolgersi agli altri debitori.

→ 228. L’impossibilità sopravvenuta - pag. 443

L’impossibilità originaria impedisce il sorgere di un rapporto obbligatorio; se l’impossibilità sorge durante il rapporto ne

determina l’estinzione qualora, però, dipenda da cause non imputabili al debitore.

Per cause non imputabili al debitore si intendono situazioni impeditive dell’adempimento non previste e non superabili con lo

sforzo esigibile da parte del debitore.

Non sono impossibilità sopravvenute non imputabili al debitore:

• Maggiore difficoltà della prestazione;

• Maggiore onerosità della prestazione.

Non è necessario che:

• →

Ci sia un’impossibilità assoluta Ovvero una situazione impeditiva in alcun modo superabile.

• Ci sia un’impossibilità oggettiva Situazione impeditiva dell’adempimento che concerne la prestazione in sé, ma non

eseguita dalla persona del debitore.

• La situazione impeditiva sia non imputabile al debitore a titolo di colpa (è morto in un sinistro stradale a causa di una sua

imprudenza) o di dolo (è morto suicida).

È necessario però che la situazione sopravvenuta sia tale da non poter essere superata con lo sforzo diligente a cui il debitore

è tenuto: bisogna capire se la condotta che permetterebbe di superare la situazione impeditiva dell’adempimento, possa

ritenersi esigibile o meno da parte del debitore.

Bisogna distinguere tra:

• →

Impossibilità definitiva Impedimento irreversibile. L’obbligazione si estingue automaticamente.

• →

Impossibilità temporanea Impedimento di natura transitoria. Esonera il debitore dalla responsabilità per l’eventuale ritardo

nell’adempimento. Determina l’estinzione dell’obbligazione solo se:

Il debitore non può più essere obbligato ad eseguire la prestazione;

• Il creditore non ha più interesse nel conseguire la prestazione.

• →

Impossibilità totale Preclude integralmente il soddisfacimento dell’interesse creditorio; se è definitiva causa l’estinzione

dell’obbligazione.

• →

Impossibilità parziale Preclude solo in parte il soddisfacimento dell’interesse creditorio; se definita porta all’estinzione

dell’obbligazione per la parte divenuta impossibile. Il debitore dovrà quindi eseguire la parte della prestazione rimasta

possibile.

Al pari dell’impossibilità sopravvenuta è considerato lo smarrimento della cosa oggetto della prestazione, sempre che lo

smarrimento non sia imputabile al debitore.

Se la prestazione ha per oggetto una cosa determinata e diventa impossibile per causa imputabile ad un terzo:

• Il debitore non è ritenuto responsabile, ma deve dare al creditore l’eventuale risarcimento avuto dal terzo.

• Al creditore è concesso di far valere direttamente contro il terzo i diritti che spettano al debitore.

CAPITOLO XXI - L’INADEMPIMENTO E LA MORA

→ 229. L’inadempimento - pag. 449

Il debitore è tenuto all’esatto adempimento della prestazione, altrimenti incorre nell’inadempimento. Tendenzialmente ciò

avviene quando sia già maturato il tempo dell’adempimento, ma non è una regola; può, infatti aversi inadempimento anche, ad

esempio:

• Quando il debitore non abbia svolto le attività preparatorie necessarie all’effettuazione della prestazione nei termini richiesti;

• Quando sia certo che il debitore non sarà in grado, alla scadenza, di eseguire la prestazione, anche per sua dichiarazione

formale.

L’inadempimento può essere:

I. Totale Se la prestazione è mancata totalmente.

II. Parziale Se la prestazione si è effettuata ma non correttamente (adempimento inesatto).

III. Assoluto (definitivo) Se è escluso che l’adempimento possa essere effettuato in futuro.

IV. Relativo Se la prestazione potrebbe essere eseguita in futuro, ma al giorno della scadenza non è ancora stata eseguita.

È un ritardo che potrebbe sfociare in un adempimento tardivo oppure definitivo. 73

→ 230. La responsabilità contrattuale - pag. 450

Secondo l’articolo 1218 codice civile:

• Se l’inadempimento della prestazione è determinato da impossibilità della prestazione per causa non imputabile al debitore

→ L’obbligazione si estingue.

• Altrimenti, l’inadempimento obbliga il debitore al risarcimento del danno; si parla di responsabilità contrattuale (anche se non

è un inadempimento del contratto, ma di un’obbligazione). Bisogna distinguere:

In caso d’inadempimento assoluto La prestazione risarcitoria si sostituisce a quella originale.

• →

In caso d’inadempimento parziale La prestazione risarcitoria si aggiunge a quella originaria.

Il codice non detta un criterio per individuare le cause di esonero dalla responsabilità contrattuale (giustificazioni

dell’inadempimento), ma rimanda a una pluralità di criteri, che variano anche a seconda del tipo di obbligazione.

Si distinguono:

• Responsabilità per colpa, si ha quando il debitore ha agito senza la diligenza, la perizia e la prudenza richiestegli. Di solito,

ciò avviene nelle obbligazioni di mezzi, in cui il debitore è impegnato a svolgere una determinata attività, con perizia,

prudenza, diligenza, senza garantire un risultato utile per il creditore.

pater familias,

La diligenza richiesta, di solito, è quella del buon ovvero di una persona onesta, preparata e coscienziosa;

può variare a seconda dell’attività, del tipo di contratto, della competenza del debitore, ecc.:

All’operatore professionale Si richiede diligenza superiore rispetto all’operatore occasionale.

• →

Al soggetto dotato di specifiche competenze Si richiede una competenza parametrata rispetto ad esse, diversa da chi

• non le ha. →

A chi effettua la prestazione a titolo gratuito Si richiede un impegno meno gravoso di chi la effettua dietro pagamento; in

• caso di prestazioni che incidano sui valori fondamentali della sicurezza e incolumità delle persone fisiche, però, non vi

sono attenuanti. →

Il professionista intellettuale In caso di risoluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, risponde dei danni sofferti

• dal cliente solo in caso di dolo o colpa grave.

• Responsabilità per non colpa, responsabilità oggettiva, dove la mancanza di colpa non è sufficiente ad esonerare il debitore

dalla responsabilità. Infatti:

Il vettore Risponde della perdita e dell’avaria anche se le cose sono andate distrutte senza sua colpa. Deve dimostrare il

• caso fortuito o che la perdita/avaria sfugge alla sua sfera di controllo.

L’albergatore, il gestore di grandi magazzini, le banche Rispondono dei rischi tipici connessi alla loro attività, nei

• confronti dell’utente. →

Il debitore di cose generiche (compreso il denaro) Risponde dei rischi inerenti all’organizzazione, anche perché in caso

• di perdita o avaria, potrà sempre reperire una stessa quantità di cose dello stesso genere, salvo sopravvenienze che

sfuggono dalla sua sfera organizzativa. →

Chi si avvale di ausiliari nell’adempimento dell’obbligazione Risponde del fatto degli ausiliari stessi anche quando non

• possa essergli attribuita una colpa in eligendo (scelta) o in vigilando.

In generale, il debitore è esonerato da responsabilità se l’adempimento risulti ostacolato da sopravvenienze che non possono

essere superate con condotte esigibili dal debitore stesso.

Se il creditore agisce in giudizio, a fronte dell’inadempimento del debitore, ha l’onere di fornire la prova del suo credito e può

semplicemente allegare l’inadempimento; il debitore invece ha l’onere di provare di aver eseguito esattamente la prestazione

dovuta. Se il creditore contesta l’inadempimento di obbligazioni negative, il creditore ha l’onere di fornire la prova del suo

diritto di credito e anche quella dell’inadempimento dell’obbligato. L’onere di fornire una prova di un’eventuale causa di

giustificazione grava sul debitore, in modo da esonerarsi da responsabilità contrattuali.

→ 231. Il danno risarcibile - pag. 456

Il danno, di cui il creditore può richiedere il risarcimento al debitore che non sia riuscito a dimostrare la causa di giustificazione

del suo inadempimento, varia a seconda di:

• →

Inadempimento assoluto In cui il danno è costituito dalle conseguenze negative della definitiva in attuazione della

prestazione e dove il risarcimento sostituisce la prestazione originaria.

• →

Inadempimento relativo In cui il danno risarcibile è costituito dal ritardo nell’esecuzione della prestazione, da adempiere

comunque poiché il risarcimento si somma alla prestazione originaria.

Il risarcimento del danno deve comprendere:

• Il danno emergente (la perdita subita dal creditore);

• Il lucro cessante (il suo mancato guadagno). 74

È risarcibile:

• Il danno patrimoniale;

• →

Il danno non patrimoniale Se l’inadempimento abbia causato la lesione di diritti inviolabili della persona.

• Solamente il danno che sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento.

Se l’inadempimento o il ritardo non dipendono da un dolo, cioè non dipendono da una scelta consapevole del debitore, il

risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione; il patrimonio del debitore è

quindi esposto solamente a conseguenze che egli stesso poteva calcolare quando si è assunto il rischio di non riuscire ad

adempiere.

Quando il creditore pretende un risarcimento del danno, ha l’onere di provare le singole voci di danno; per poter procedere alla

liquidazione del danno (determinare l’importo di denaro che il debitore deve al creditore), bisogna accertare tutti gli elementi di

ex ante

cui tenere conto. Per evitare tale onere il creditore può pattuire una clausola penale con il debitore, in forza della quale

essi stabiliscano forfettariamente l’ammontare dell’eventuale risarcimento, esonerando il creditore a fornire una prova

dell’effettivo valore del danno subito.

Se il creditore riesce a dimostrare di aver subito un danno ma senza riuscire a dimostrare il preciso ammontare del

risarcimento, il giudice autorizza la liquidazione con valutazione equitativa.

Nelle obbligazioni pecuniarie, il debitore dal giorno della mora, è tenuto automaticamente a pagare gli interessi moratori, in

aggiunta al capitale che avrebbe dovuto versare; l’entità di tali interessi può essere fissata:

• →

Ex ante Convenzionalmente, dalle parti stesse.

• In base al tasso legale Qualora non vi sia accordo tra le parti, senza che il creditore debba fornire prova di aver subito un

danno.

Se il creditore non si accontenta degli interessi moratori, ritenendo di aver subito un danno maggiore, grava su di lui l’onere di

fornire la prova del danno di cui chiede ulteriore risarcimento. In presenza di fenomeni di deprezzamento monetario, il creditore

può pretendere l’automatica rivalutazione della somma dovutagli in casi come i crediti del lavoratore subordinato o in

riferimento all’assegno spettante al coniuge divorziato. Negli altri casi il creditore deve provare che il denaro sarebbe stato

utilizzato in modo da evitare le conseguenze negative dell’inflazione.

La liquidazione del danno deve essere diminuita se a determinare il danno ha contribuito il fatto colposo del creditore; inoltre il

creditore ha il dovere di non aggravare il pregiudizio arrecatogli dall’inadempienza e pertanto non riceverà risarcimento per i

danni che avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

→ 232. La mora del debitore - pag. 462 ex persona

il ritardo, ovvero l’inadempimento relativo, va distinto dalla mora del debitore. La mora (la maggior parte dei casi)

del debitore si ha quando ricorrono tre presupposti:

1. Il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione;

2. L’imputabilità di detto ritardo nell’obbligazione;

3. L’intimazione (richiesta) per iscritto da parte del creditore al debitore di adempiere seppur tardivamente

ex re

Nella mora non è necessario che avvenga l’intimazione per iscritto; la mora si ha al solo verificarsi del ritardo imputabile

al debitore, quando:

• L’obbligazione deriva da fatto illecito: vi è l’esigenza di eliminare le conseguenze dell’ingiusta lesione provocata dall’illecito.

• Il debitore dichiari per iscritto di non voler adempiere l’obbligazione.

• portable

L’obbligazione è (a termine, al domicilio del creditore).

• L’obbligazione nasce da un contratto di subfornitura, a favore del subfornitore nei confronti del committente.

• L’obbligazione pecuniaria nasce a titolo di un corrispettivo da una transazione commerciale, quindi da contratti che

prevedano la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro il pagamento di un prezzo.

La costituzione in mora vale anche per interrompere la prescrizione.

mora debendi

La può venire in considerazione solamente nelle obbligazioni positive; se l’obbligazione è negativa basta che il

debitore contravvenga all’obbligo assunto, perché si verifichi un inadempimento assoluto (non si può parlare quindi di ritardo).

→ mora debendi

233. Effetti del ritardo ed effetti della - pag. 464

Anche il semplice ritardo, a prescindere dalla messa in mora, può produrre conseguenze giuridiche: il creditore può infatti, ad

esempio, chiedere risarcimento del danno, pagamento della penale o risoluzione per inadempimento.

mora debendi

La invece provoca:

• L’obbligo del pagamento degli interessi moratori sulle somme dovute, anche illiquide.

• →

perpetuatio obbligationis

La Il passaggio del rischio. Se il debitore non è in mora, il rischio del fortuito è a carico del

creditore; se invece il debitore è in mora, nel caso in cui la prestazione divenga impossibile per causa non imputabile a

costui, l’obbligazione non si estingue, anzi resta a suo carico il risarcimento a favore del creditore (si assume quindi il rischio

75

del fortuito). Il debitore può liberarsi dall’obbligo di eseguire il risarcimento solamente dimostrando (non in modo del tutto

agevole) che l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore.

→ mora debendi mora credendi; mora credendi

234. Differenza tra e effetti della - pag. 465

mora credendi mora debendi

Sia la che la sono causate da un ritardo nell’esecuzione della prestazione: nel primo caso ritardo

imputato al creditore, nel secondo al debitore.

mora credendi,

Con la il debitore non deve più al creditore gli interessi e i frutti della cosa; può anche richiedere il risarcimento

dei danni che il comportamento del creditore potrebbe avergli procurato, oltre il rimborso per le eventuali spese di custodia e

conservazione della cosa dovuta. Il rischio che la prestazione dovuta divenga impossibile per causa non imputabile al debitore

è a carico del creditore.

mora credendi

La non estingue l’obbligazione e non elimina o attenua la responsabilità del debitore, se, una volta cessata la

mora del creditore, lo stesso debitore renda impossibile la prestazione per sua colpa, o non provveda ad adempiere.

CAPITOLO XXII - LA RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE DEL DEBITORE

→ 235. Nozione - pag. 468

Se il debitore non adempie il creditore, dopo l’accertamento giudiziale dell’inadempimento, può promuovere un processo

esecutivo sui beni del debitore, facendoli espropriare; consegue in questo modo un titolo esecutivo. Il creditore può ottenere

l’esecuzione forzata del suo credito in forma specifica nel caso di obbligo di:

• Consegnare una cosa determinata;

• Concludere un contratto;

• Fare fungibile;

• opus.

Non fare la cui violazione si sia estrinsecata nella realizzazione di un

Il caso più frequente è quello della sentenza che condanna il debitore al pagamento di una somma di denaro: il creditore può

promuovere l’espropriazione dei beni del debitore, ovvero farli vendere giudizialmente per soddisfarsi sul ricavato.

Di solito tutti i beni del debitore, anche se acquistati dopo il sorgere dell’obbligazione, sono assoggettabili ad esecuzione; tale

patrimonio è una sorta di garanzia generica del creditore sul debitore. Se però, il bene fuoriesce dal patrimonio del debitore, il

creditore non vanta più il diritto di sottoporlo ad azione esecutiva. Nel caso in cui sia previsto un patrimonio separato rispetto

al patrimonio principale, facente comunque capo al medesimo soggetto, può essere che un determinato creditore possa avere

a garanzia solamente quel particolare cespite.

→ 236. Concorso di creditori e cause legittime di prelazione - pag. 469

Se vi sono più creditori di uno stesso debitore, tutti hanno lo stesso diritto di soddisfarsi con il ricavato della vendita dei beni

condicio creditorum);

del debitore (par però la legge riconosce ad alcuni creditori una causa legittima di prelazione,

assicurando loro il soddisfacimento rispetto ad altri. Le cause di prelazione sono:

• Privilegi;

• Pegno;

• Ipoteca.

Se il bene oggetto di privilegio, pegno o ipoteca perisce il creditore perde la possibilità di esercitare il diritto di prelazione.

Relativamente alle somme dovute dagli assicuratori a titolo di indennizzo per la perdita o deterioramento del bene, si verifica la

surrogazione reale: la compagnia assicurativa non può pagare indennità all’assicurato ma deve pagarla ai creditori privilegiati,

pignoratizi e ipotecari.

→ 236-bis. Procedure di composizione della crisi da sovra indebitamento - pag. 470

Dopo che un creditore ha ottenuto il titolo esecutivo può avviare nei confronti del debitore la procedura esecutiva individuale

per espropriazione; a quel punto possono intervenire anche gli altri eventuali debitori, chiedendo di partecipare, ognuno in

proporzione al rispetto credito, alla distribuzione del ricavato dalla vendita del bene pignorato. Se si tratta invece di

imprenditori commerciali, ritenuti una particolare categoria di debitori, caratterizzati dall’avere spesso molti creditori, la

procedura esecutiva individuale cede il passo ad una procedura esecutiva concorsuale.

La L. 3/2012 ha introdotto nuove procedure concorsuali:

• →

Presupposto soggettivo Sono accessibili ai soggetti non ammessi alle tradizionali procedure concorsuali e agli

imprenditori agricoli.

• →

Presupposto oggettivo Il soggetto deve trovarsi in una situazione di sovra indebitamento, ovvero un non momentaneo

squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, tale da determinare una grave

difficoltà o la definitiva incapacità ad adempiere le proprie obbligazioni.

Il debitore che si trova in detta situazione può opporre:

• →

Un accordo di composizione della crisi Il debitore deposita presso il tribunale di residenza una proposta di ristrutturazione

dei suoi debiti accompagnata da un piano volto a garantire il reperimento delle risorse a tal fine necessarie. La fattibilità del

76

piano è valutata da un organismo di competenza della crisi: se i redditi del debitore non fossero ritenuti sufficienti, come

garanzia della proposta, essa va sottoscritta da uno o più terzi che consentano il conferimento di redditi o beni sufficienti. Il

contenuto della proposta è il più vario; l’importante è che venga assicurato ai creditori muniti di privilegio, ipoteca o pegno,

almeno il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della loro collocazione preferenziale. Il deposito

della proposta d’accordo determina la sospensione del corso degli interessi, salvo che i crediti siano garantiti da pegno,

ipoteca o privilegio. Quando la proposta soddisfa i presupposti necessari, è fissata, con decreto del giudice da comunicare

ai creditori, l’udienza di omologa dell’accordo preposto. Da tale data:

I creditori non possono: iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, eseguire sequestri conservativi, acquisire diritti di

• prelazione.

Sono inefficaci: atti eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti senza autorizzazione del giudice.

• Le prescrizioni restano sospese e le decadenze non si verificano.

• Se la proposta ottiene l’accordo di tanti creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti, il giudice omologa l’accordo,

rendendolo obbligatorio anche per i creditori dissenzienti. L’accordo non vale invece per i creditori con titolo o causa

posteriore. L’accordo può essere:

Revocato Se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

• Annullato, se:

- È stato dolosamente o con colpa grave, aumentato o diminuito il passivo;

- È stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo;

- Sono state dolosamente simulate attività inesistenti

Risolto, se:

- Il proponente non adempie gli obblighi dell’accordo;

- Le garanzie promesse non vengono costituite;

- L’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni imputabili al debitore.

• →

La liquidazione del patrimonio La relativa domanda va proposta al tribunale di residenza; il deposito sospende gli interessi

legali o convenzionali, fino alla chiusura della liquidazione, tranne per i crediti garantiti da privilegio, ipoteca o pegno. Se la

domanda soddisfa i requisiti il giudice dichiara aperta la procedura, nomina un liquidatore e ordina al debitore la consegna

dei beni facenti parte del suo patrimonio.

I creditori a questo punto non possono:

Iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive;

• Acquistare diritti di prelazione sul patrimonio.

• Il liquidatore:

Forma l’inventario dei beni da liquidare;

• Predispone e approva lo stato passivo (elenco dei creditori, ammontare dei crediti, cause di prelazione);

• Elabora un programma di liquidazione;

• Procede alla vendita e agli atti volti alla liquidazione;

• Distribuisce il ricavato tra i creditori.

Se il debitore è una persona fisica e ricorrono i presupposti che testimoniano che il debitore merita un beneficio, il giudice può

pronunciare in suo favore il procedimento di esdebitazione, che dichiara definitivamente inesigibili i crediti non pienamente

soddisfatti con la liquidazione.

CAPITOLO XXIII - LE CAUSE LEGITTIME DI PRELAZIONE

A) IL PRIVILEGIO

→ 237. Il privilegio - pag. 477

Il privilegio è la preferenza che la legge accorda in considerazione della causa del credito; i creditori privilegiati hanno

precedenza nella distribuzione di quanto venga ricavato dalla vendita forzata dei beni gravati da privilegio, rispetto agli altri

creditori chirografari (senza cause di prelazione).

L’ordine di preferenza tra i vari crediti privilegiati non è stabilito in base all’anteriorità del credito ma è stabilito dalla stessa

legge; hanno maggiore protezione i crediti derivanti da rapporti di lavoro e simili. Le ipotesi di prelazione possono essere

oggetto di interpretazione estensiva, ma non di applicazione analogica. Il privilegio può essere:

• →

Generale, su tutti i beni mobili del debitore Non costituisce un diritto soggettivo, ma solamente un modo d’essere o una

qualità del credito e non attribuisce il diritto di sequela; può essere esercitato solo finché i beni mobili fanno parte del

patrimonio del debitore.

• →

Speciale, su determinati mobili o immobili È un diritto reale di garanzia; può esercitarsi anche in pregiudizio dei diritti

acquistati da terzi posteriormente al sorgere del privilegio stesso, quindi chi acquista la cosa dopo che è già sorto il

privilegio deve subirlo. 77

Il privilegio possessuale sorge se la cosa si trova in un determinato luogo o in possesso del creditore. Invece se la cosa è

mobile e il terzo acquirente è di buona fede, la proprietà e gli altri diritti si acquistano liberi da diritti altrui, e quindi anche dai

privilegi. Possono sorgere privilegi speciali, trascritti a pena di nullità, anche a favore di banche che abbiano erogato

finanziamenti ad imprese.

Di regola:

• Il pegno è preferito al privilegio speciale sui mobili;

• Il privilegio speciale sugli immobili è preferito all’ipoteca.

B) PEGNO ED IPOTECA: CARATTERI GENERALI E COMUNI

→ 238. Nozione - pag. 478

Pegno ed ipoteca hanno in comune che:

• →

Sono diritti reali Hanno il carattere dell’inerenza. Attribuiscono al creditore il diritto di sequela, cioè di esercitare la

garanzia, espropriano i beni e soddisfacendosi sul ricavato, anche se la proprietà è passata ad altri.

• →

Sono diritti reali su cosa altrui Diritti di garanzia poiché limitano l’eventuale acquirente che deve tener conto del debito

che il bene garantisce a favore del creditore. Si distinguono dai diritti reali di godimento, i quali limitano il potere di

godimento del proprietario.

• →

Poiché sono diritti reali Non hanno mai carattere generale, ma gravano sempre su beni determinati.

La differenza tra pegno ed ipoteca da un lato, e privilegio speciale consiste in questo:

• I privilegi sono stabiliti dalla legge in considerazione della causa del credito (il credito già nasce privilegiato o meno).

• →

Il pegno e l’ipoteca richiedono un proprio titolo costitutivo La fonte esclusiva è la volontà privata.

• I privilegi cadono sempre su beni del debitore, mentre pegno ed ipoteca possono essere anche concessi da un terzo (datore

di pegno ed ipoteca).

Pegno ed ipoteca danno origine a rapporti accessori che presuppongono un credito, anche futuro, eventuale o condizionato,

di cui garantiscono l’adempimento: si estinguono con l’estinzione di esso. Se la cosa data in pegno o ipoteca perisca o si

deteriori, il creditore può chiedere un’altra idonea garanzia; in mancanza può esigere l’immediato pagamento del debito (la

regola è un’applicazione del principio di decadenza del termine).

Pegno ed ipoteca attribuiscono al debitore:

• →

Ius distrahendi Facoltà di far espropriare la cosa se il debitore non paga (diritto di ogni creditore munito di titolo

esecutivo).

• →

Ius praelationis Preferenza rispetto agli altri creditori nella distribuzione di quanto ricavato dalla vendita forzata del bene

oggetto della garanzia (non il diritto di appropriarsene direttamente)

• →

Diritto di sequela Diritto di sottoporre il bene a esecuzione forzata anche se divenuto di proprietà di terzi.

→ 239. Pegno ed ipoteca: differenze - pag. 480

• Oggetto: →

Pegno Beni mobili non registrati, universalità di mobili e crediti.

• →

Ipoteca Beni immobili, alcuni diritti reali immobiliari, beni mobili registrati, rendite dello Stato.

• Possesso:

Pegno Il possesso della cosa passa al creditore (spossessamento del titolare del bene).

• →

Ipoteca Il possesso della cosa resta al debitore.

→ 240. Il patto commissorio - pag. 481

Il pegno e l’ipoteca attribuiscono al debitore il diritto di far vendere il bene che vi è assoggettato ma attraverso l’intervento

giudiziale: è quindi vietato (nullità) il patto commissorio: con cui le parti convengono l’automatico trasferimento, in favore del

creditore, della proprietà del bene ipotecato o dato in pegno.

ratio

La è assai discussa:

• →

Tutelare la libertà contrattuale del debitore Potrebbe essere indotta ad accettare una convenzione per lui iniqua.

• →

par condicio creditorum

A presidio della Poiché finirebbe per sottrarre il bene all’azione esecutiva degli altri creditori.

• →

Espressione del principio generale Per cui il creditore non può avere più di quanto gli spetti;

• Inderogabilità delle modalità tipiche di attuazione del credito (espropriazione forzata), non sostituibili da forme di autotutela

convenzionali.

Il patto commissorio colpisce solamente gli accordi stipulati anteriormente alla scadenza dell’obbligazione, in previsione di un

futuro possibile inadempimento. Alle parti è concesso di concordare, successivamente ad un inadempimento già intervenuto, il

trasferimento di un bene del debitore al fine di soddisfare il precedente credito rimasto insoluto. 78

È invece possibile il patto marciano, secondo cui, in caso di inadempimento, il bene viene trasferito in proprietà del creditore,

ad un valore stimato da un terzo al momento del trasferimento; il creditore quindi deve versare al debitore l’eventuale

differenza tra il valore del bene trasferito e l’ammontare del credito rimasto inadempiuto.

C) IL PEGNO

→ 241. Nozione - pag. 483

Il pegno è un diritto reale su beni mobili, crediti, universalità di mobili e altri diritti reali mobiliari del debitore o di un terzo, che il

creditore acquista mediante un apposito accordo con il proprietario a garanzia del proprio credito.

È permesso il pegno rotativo, in forza del quale le parti concordano la possibilità di sostituire con altri i beni originariamente

costituiti in garanzia. È vietato il subpegno, ovvero il pegno che abbia per oggetto un altro diritto di pegno, poiché il creditore

pignoratizio non potrebbe né usare la cosa né disporne. Scaduta l’obbligazione, in caso di inadempimento, il creditore può far

vendere la cosa ottenuta in pegno, avvertendo il debitore.

La vendita può essere effettuata o ai pubblici incanti o a prezzo corrente a mezzo di privati autorizzati.

Il pegno attribuisce al creditore diritto di prelazione, ovvero la precedenza nel soddisfarsi del ricavato della vendita coattiva del

bene oggetto di pegno, anche se la cosa sia stata trasferita in proprietà di terzi, purché rimasta in suo possesso (diritto di

sequela o seguito).

→ 242. Pegno irregolare - pag. 484

A garanzia del soddisfacimento di un credito, anche eventuale, sono consegnate al potenziale creditore delle cose fungibili (di

solito denaro o titoli di credito). Il creditore ne acquista la disponibilità e diviene debitore della somma: si parla di cauzione

(deposito cauzionale). Se sorge il credito, il creditore lo compensa con il debito che ha verso chi ha prestato la cauzione.

Si tratta di un pegno irregolare poiché passa al creditore la quantità di cose fungibili ricevuta con l’obbligo di restituire il

tantundem; nel pegno vero e proprio invece si da luogo ad un diritto reale su cosa determinata della quale il creditore non può

disporre.

→ 243. Costituzione - pag. 485

Un diritto di pegno regolare può essere costituito a favore del creditore dal debitore o da un terzo. La costituzione potrebbe

avvenire anche tramite un accordo verbale, che si concretizza con la consegna della cosa al creditore o a un terzo designato

dalle parti.

È indispensabile che il pegno sia opponibile a terzi, poiché l’effetto principale del pegno è quello di attribuire al creditore il

diritto di prelazione sugli altri eventuali creditori. A questo fine è necessario che:

• Il contratto costitutivo del pegno risulti da atto scritto, per somme superiori a €2,58 (quindi sempre).

• La relativa scrittura abbia data certa.

• Nella scrittura risultino specificatamente indicati sia il credito garantito e il suo ammontare, sia il bene costituito in pegno.

Per la costituzione del pegno occorre lo spossessamento del debitore: l’oggetto deve essere consegnato al creditore o ad un

terzo di comune fiducia. Il bene può anche restare in custodia di entrambe le parti, a patto che il debitore non possa disporne

senza la cooperazione del creditore.

Per il pegno di un credito occorrono:

• L’atto scritto;

• La notifica al debitore della costituzione del pegno;

• L’accettazione del debitore con atto di data certa.

→ 244. Effetti - pag. 486

Gli effetti della costituzione del pegno sono:

• →

Conservazione della cosa da parte del creditore Se perde il possesso può esercitare azione di spoglio e azione petitoria

di rivendicazione.

• →

Divieto di uso e disposizione della cosa da parte del creditore Se viola tale diritto il costituente può ottenere il sequestro

della cosa. Il creditore può far uso dei frutti della cosa solamente imputandoli alle spese e agli interessi oppure al capitale.

Quando il debito è stato pagato deve restituire la cosa.

• Vendita o assegnazione della cosa, previa intimazione al debitore, con, in caso di vendita, esercizio del diritto di prelazione

sugli altri eventuali creditori.

D) L’IPOTECA

→ 245. Nozione - pag. 487

L’ipoteca è un diritto reale di garanzia, che attribuisce al creditore il potere di:

• distrahendi);

Espropriare il bene sul quale l’ipoteca è costituita (ius

• praelationis).

Essere soddisfatto con preferenza sul ricavato dell’espropriazione (ius 79

L’ipoteca ha i seguenti caratteri:

• →

Attribuisce al titolare di essa il diritto di sequela Ovvero di espropriare il bene nonostante sia stato eventualmente alienato

ad un terzo.

• →

Specialità Cade su beni determinati, non su beni generali. Bisogna determinare anche la somma per cui l’ipoteca è

concessa in modo da permettere a terzi di conoscere l’entità del vincolo che esiste sul bene.

• →

Indivisibilità Grava per intero sopra tutti i beni vincolati. Se a garanzia di un credito sono ipotecati più beni il creditore può

a sua scelta espropriarne uno qualsiasi. L’ipoteca resta a garantire il credito fino a quando non sia totalmente estinto.

• →

Pubblicità Non esistono ipoteche occulte. Chiunque deve essere in grado di conoscere se un bene è ipotecato per

regolarsi sull’acquisto. La pubblicità ha carattere costitutivo poiché il diritto di ipoteca si costituisce mediante iscrizione nei

pubblici registri immobiliari. La convenzione tra le parti, la legge nell’ipoteca legale e la sentenza di condanna del debitore

nell’ipoteca giudiziale attribuiscono al creditore solamente il diritto di ottenere l’iscrizione: l’ipoteca si costituisce solo dopo

l’effettiva iscrizione.

→ 246. Oggetto dell’ipoteca - pag. 488

Sono oggetto di ipoteca:

• Gli immobili con le loro pertinenze;

• I mobili registrati;

• Rendite dello Stato;

• Usufrutto su beni immobili;

• Diritto di superficie;

• Nuda proprietà;

• Diritto dell’enfiteuta;

• Diritto del concedente sul fondo enfiteutico.

Non sono oggetto di ipoteca le servitù (non posso formare oggetto di espropriazione separatamente dal fondo dominante), i

diritti d’uso e di abitazione (di cui non è ammessa la circolazione).

Se si tratta di ipoteca su:

• →

Usufrutto La garanzia si estingue con il cessare dell’usufrutto stesso.

• →

Nuda proprietà L’estinzione dell’usufrutto determina l’acquisto della proprietà piena a favore di chi ha concesso l’ipoteca

(consolidazione) e quindi l’ipoteca si estende alla proprietà piena.

• →

Sul diritto dell’enfiteuta e del superficiario Si rinvia agli art. 2815 e 2816 del codice civile.

• →

Quota divisa rinvio al paragrafo 667.

Poiché la cosa accessoria segue il destino della cosa principale, l’ipoteca si estende ai miglioramenti, alle costruzioni ed alle

altre accessioni dell’immobile ipotecato.

→ 247. Ipoteca legale - pag. 489

L’ipoteca può essere:

• →

Legale In forza di una norma di legge.

• →

Giudiziale In forza di una sentenza.

• →

Volontaria In forza di un atto di volontà del debitore o di un terzo, che la costituisce a garanzia del debito altrui (terzo

datore d’ipoteca).

L’ipoteca legale, in alcune ipotesi previste dalla legge, attribuisce a determinati creditori, in considerazione della causa di

credito meritevole di particolare protezione, il diritto di ottenere unilateralmente (anche senza la volontà del debitore) l’iscrizione

dell’ipoteca sui beni del debitore. L’ipoteca non nasce se non è iscritta.

L’ipoteca legale spetta:

• All’alienante (ipoteca dell’alienante) a garanzia dell’adempimento degli obblighi derivanti dall’atto di alienazione, a carico

dell’acquirente.

• Ai coeredi, ai soci e agli altri condividenti (ipoteca del condividente) a garanzia del pagamento delle somme dovute da chi

nella divisione ha ricevuto un bene il cui valore è maggiore della quota spettantegli, per compensare l’altro o gli altri

condividenti

L’ipoteca legale ha due caratteristiche di rilievo:

1. È iscritta d’ufficio dal responsabile del competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, nel momento in cui viene presentato

l’atto di alienazione o divisione per la trascrizione Egli non registra in caso di rinunzia dell’alienante o del condividente,

oppure se gli obblighi dell’acquirente risultino già adempiuti ed i conguagli pagati. 80

2. Prevale sulle trascrizioni o iscrizioni già eseguite contro l’acquirente o il condividente, in virtù di una notevole deroga al

prior in tempore potior in iure.

principio secondo cui Se l’acquirente aliena il bene, l’alienante è comunque al sicuro: la sua

ipoteca prevale sulle altre prescrizioni o trascrizioni effettuate contro il suo avente causa. Perché si verifichi ciò, l’iscrizione

deve essere contemporanea alla trascrizione del titolo d’acquisto o della divisione.

→ 248. Ipoteca giudiziale - pag. 490

Di regola il creditore non ha diritto di chiedere unilateralmente l’iscrizione dell’ipoteca a carico dei beni del debitore a garanzia

del suo credito, salvo i casi espressi dalla legge (ipoteca legale). Il legislatore può concedere tale diritto al creditore attraverso

una sentenza che condanni il debitore a pagargli una somma di denaro, adempiere un’altra obbligazione, risarcire i danni.

Presentando copia autenticata della sentenza al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, il creditore ha diritto

all’iscrizione dell’ipoteca giudiziale su un qualsiasi bene immobile appartenente al debitore, anche senza il suo consenso.

Il creditore ha diritto all’iscrizione di ipoteca giudiziale anche se la condanna del debitore risulti da:

• Un provvedimento giudiziale diverso da una sentenza.

• Un lodo arbitrale reso esecutivo.

• Una sentenza straniera.

→ 249. Ipoteca volontaria - pag. 491

L’ipoteca volontaria può essere iscritta in forza di un contratto o di una semplice dichiarazione unilaterale di volontà del

par condicio

concedente. Si esclude il testamento per non dar modo dal debitore di alterare la dei creditori dopo l’apertura

della successione. ad substantiam.

La forma richiesta è la forma scritta Nell’atto devono essere contenute le indicazioni idonee ad individuare

esattamente l’immobile su cui concede ipoteca.

Il titolare del diritto reale sul bene è legittimato alla concessione. L’ipoteca su cosa altrui ha efficacia obbligatoria. Chi l’ha

concessa è tenuto a procurare al creditore l’acquisto del diritto di ipoteca (cioè ad acquistare la cosa).

L’iscrizione può essere validamente effettuata solo dopo che il bene sia entrato nel patrimonio del costituente. Anche l’ipoteca

su cosa futura ha efficacia obbligatoria: l’ipoteca può infatti essere validamente iscritta solamente quando la cosa sia venuta

ad esistenza. Il concedente ha l’obbligo di fare in modo che la cosa venga ad esistere.

→ 250. La pubblicità ipotecaria - pag. 492

La pubblicità ipotecaria ha funzione costitutiva dell’ipoteca stessa. L’ordine di preferenza tra le varie ipoteche, iscritte

relativamente al medesimo bene, è determinato non dalla priorità del titolo ma da quella dell’iscrizione. Ogni iscrizione ha un

numero d’ordine che determina il grado dell’ipoteca. Se due o più persone si presentano contemporaneamente a chiedere

l’iscrizione contro la stessa persona e sul medesimo bene, le iscrizioni sono eseguite sotto lo stesso numero e i creditori

concorrono tra loro in proporzione dell’importo dei rispettivi crediti. Non è vietato lo scambio di grado tra creditori ipotecari

purché non ledano i creditori aventi gradi successivi. Si verificano:

• →

La postergazione di grado Scambio tra due gradi non adiacenti.

• →

La permuta di grado Scambio tra due gradi adiacenti.

La surrogazione del grado può avvenire anche in forza di legge (surrogazione del creditore perdente). Se il negozio costitutivo

dell’ipoteca è nullo o annullabile, nulla o annullabile sarà anche l’iscrizione. L’iscrizione d’ipoteca eseguita in virtù di un titolo

annullabile, resta convalidata, se anche il titolo stesso è convalidato.

→ 251. L’iscrizione - pag. 493

La pubblicità ipotecaria si attua mediante:

• Iscrizione;

• Annotazione;

• Rinnovazione;

• Cancellazione.

L’iscrizione è l’atto con cui l’ipoteca prende vita; si esegue all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate del luogo dove si trova

l’immobile.

Se il titolo risulta da:

• Atto pubblico (sentenza, provvedimento giudiziale) serve presentare all’Ufficio copia di tali atti.

• Scrittura privata, essa deve essere autenticata o accertata giudizialmente.

L’iscrizione dell’ipoteca a garanzia di un determinato credito fa collocare nello stesso grado del credito principale i seguenti

crediti accessori:

• Spese dell’atto di costituzione dell’ipoteca, di iscrizione e rinnovazione.

• Spese ordinarie occorrenti per l’intervento nel processo di esecuzione. 81

• Interessi, purché ne sia enunciata la misura, relativamente alle annate previste. Per arretrati di interesse occorre un’iscrizione

particolare.

• Interessi maturati successivamente all’annata in corso al momento del pignoramento, ma solo nella misura pari al saggio

legale.

→ 252. L’annotazione - pag. 494

L’annotazione serve a rendere pubblico il trasferimento dell’ipoteca a favore di altra persona (a rendere pubblico il vincolo che

venga a riguardare il credito ipotecario).

Ha efficacia costitutiva: la trasmissione o il vincolo dell’ipoteca non hanno effetto finché l’annotazione non sia eseguita.

La cancellazione dell’ipoteca, una volta resa pubblica, non si può eseguire senza il consenso dei titolari dei diritti indicati

nell’annotazione.

La riduzione dell’ipoteca invece ha luogo quando il valore del bene risulta eccessivo rispetto al credito garantito.

→ 253. La rinnovazione - pag. 495

L’iscrizione dell’ipoteca conserva il suo effetto per vent’anni (in correlazione con la durata della prescrizione estintiva dei diritti

reali su cosa altrui): la rinnovazione serve per evitare che si verifichi l’estinzione dell’iscrizione e va eseguita prima che i

vent’anni siano trascorsi.

Trascorsi i vent’anni l’ipoteca si può iscrivere di nuovo purché il titolo all’iscrizione conservi efficacia, ma prende grado dalla

nuova iscrizione. Se nel frattempo un altro creditore ha iscritto altra ipoteca, sarà preferito a colui che non ha curato la

rinnovazione a tempo debito.

Inoltre, se il bene viene acquistato da un terzo, che ha trascritto il suo titolo, non si può fare una nuova iscrizione a carico né

dante causa.

del terzo acquirente né del suo

→ 254. La cancellazione - pag. 495

La cancellazione estingue l’ipoteca; vi si ricorre, di regola, quando il credito è estinto. Viene eseguita a margine della relativa

iscrizione. La cancellazione può essere:

• →

Consentita dal creditore L’atto di consenso alla cancellazione deve provenire da persona capace, con le stesse forme

richieste per la concessione dell’ipoteca.

• →

Ordinata dal giudice Può essere effettuata solo se la sentenza è passata in giudicato.

→ 255. Il terzo acquirente del bene ipotecato - pag. 496

L’ipoteca ha effetto anche verso chi ha acquista l’immobile dopo l’iscrizione; il terzo acquirente del bene ipotecato non è

personalmente obbligato verso i creditori pertanto non risponde con tutto il suo patrimonio. Può evitare l’espropriazione:

• Pagando i crediti a garanzia dei quali è iscritta l’ipoteca.

• Rilasciando i beni ipotecati in modo che l’espropriazione avvenga non contro di lui ma contro un amministratore dei beni

stessi nominato dal tribunale.

• Liberando l’immobile dalle ipoteche mediante il procedimento di purgazione delle ipoteche: offrirà ai creditori il prezzo

stipulato per l’acquisto o il valore da lui stesso dichiarato (per i beni a titolo gratuito).

→ 256. Il terzo datore d’ipoteca - pag. 497

Il terzo datore d’ipoteca non può avvalersi delle facoltà che la legge concede al terzo acquirente del bene ipotecato, in qualità

beneficium excussionis,

di persona estranea alla costituzione dell’ipoteca; non può nemmeno opporre il che farebbe

espropriare prima i beni del debitore e poi quello ipotecato. Nel caso in cui paghi i crediti iscritti o subisca l’espropriazione, può

invece esercitare il diritto di regresso verso il debitore, facendosi rimborsare.

→ 257. Estinzione dell’ipoteca - pag. 497

L’estinzione degli effetti dell’iscrizione ipotecaria fa venir meno le conseguenze relative alla pubblicità ipotecaria, ma l’ipoteca

si può nuovamente iscrivere, sia pure con un nuovo grado. L’estinzione dell’ipoteca colpisce il diritto stesso d’ipoteca.

Le cause di estinzione sono molte, indicate nell’articolo 2878. La causa più frequente è l’estinzione dell’obbligazione garantita,

per qualsiasi causa o ragione.

L’ipoteca può essere oggetto di rinuncia; se è riferita ad un diritto reale immobiliare, perché sia valida, è richiesta la forma

ad substantiam.

scritta Di regola l’ipoteca non è soggetta a prescrizione. Però a tutela del terzo acquirente del bene che sia

stato alienato da colui che ha concesso l’ipoteca o dal terzo datore d’ipoteca, la legge prevede che l’ipoteca si estingua per

prescrizione col decorso di vent’anni dalla data della trascrizione del titolo d’acquisto del terzo. 82

CAPITOLO XXIV - I MEZZI DI CONSERVAZIONE DELLA GARANZIA PATRIMONIALE

→ 258. Premessa - pag. 501

Il patrimonio del debitore è una sorta di garanzia generica per il soddisfacimento delle obbligazioni gravanti sul debitore

medesimo. Per impedire che il patrimonio del debitore possa subire diminuzioni che incidano su detta garanzia, la legge

riconosce al creditore dei rimedi volti ad assicurarne la conservazione:

• Azione surrogatoria;

• Azione revocatoria;

• Sequestro conservativo.

→ 259. L’azione surrogatoria - pag. 501

Di solito i creditori non possono sostituirsi al debitore nell’amministrazione del suo patrimonio. Nell’ipotesi in cui il debitore

determini, trascurando di compiere atti necessari a far valere propri diritti (inerzia del debitore), un pregiudizio non solo al

proprio patrimonio ma anche un pregiudizio per le ragioni dei creditori, essi possono surrogarsi (azione surrogatoria) al debitore

inattivo, esercitando in suo luogo i diritti e le azioni che spettano, pur sempre a vantaggio suo, del suo patrimonio e anche

degli altri creditori (non solo di uno). Il debitore non può opporsi; i benefici dell’iniziativa restano parte del patrimonio del

debitore e il creditore se ne avvantaggia solo indirettamente.

L’azione surrogatoria, in via giudiziale o stragiudiziale, è ammessa solamente in caso di diritti patrimoniali, purché la legge o la

natura non preveda che possano essere esercitati solamente dal titolare; i diritti personali, infatti, non sono soggetti ad azione

surrogatoria, in quanto non possono essere esercitati se non dal loro titolare. Il legittimato attivamente è il creditore, anche a

termine o sotto condizione. In questo caso il titolare del diritto condizionato ha facoltà di porre in essere le opportune misure

conservative per assicurare la realizzazione delle sue aspettative. Il legittimato passivamente è il debitore surrogato; quando il

creditore si surroga al debitore in un’azione giudiziaria contro un terzo, al procedimento deve partecipare anche il debitore.

→ 260. L’azione revocatoria - pag. 503

Il debitore può peggiorare la situazione dei suoi creditori non solo con l’inerzia ma anche con atti che rendano più difficile il

pauliana,

soddisfacimento dei diritti di essi. In questi casi, ai creditori è concesso il rimedio dell’azione revocatoria, detta anche

da tradizione del diritto romano.

Il credito in oggetto può anche non essere certo, liquido o esigibile; può anche essere litigioso (oggetto di contestazione in un

giudizio separato): basta che sia probabile. Perché sia attuabile un’azione revocatoria, servono i seguenti presupposti:

• →

Un atto di disposizione Il debitore modifica la sua situazione patrimoniale:

Trasferendo ad altri un diritto che gli appartiene;

• Assumendo un nuovo obbligo verso terzi;

• Costituendo su propri beni diritti a favore di altri.

• →

damni

L’eventus Si ha quando l’atto di disposizione del creditore determini o aggravi il pericolo di danno consistente in

una maggiore difficoltà o incertezza nell’esecuzione coattiva del credito stesso (serve che arrivi effettivamente a diminuire il

suo patrimonio o a renderlo incapiente).

• →

scientia fraudis damni) damni:

La (scientia Si ha quando il debitore ha conoscenza dell’eventus non occorre l’animus

nocendi, basta solamente la consapevolezza che attraverso quell’atto il debitore rende il suo patrimonio incapiente o rende

difficile l’esecuzione da parte dei creditori. Se l’atto è a titolo:

Gratuito Basta che la conoscenza sussista nel debitore. La legge, tra il terzo acquirente a titolo gratuito che cerca un

• vantaggio e il creditore che vuole evitare il danno, favorisce quest’ultimo.

Oneroso Serve che anche il terzo sia a conoscenza del pregiudizio che l’atto arreca al creditore, in quanto sia il

• creditore che l’acquirente cercano di evitare un danno.

• →

consilium fraudis nocendi

Il (dolosa preordinazione in frode delle ragioni del futuro creditore) l’animus Ma solamente per

gli atti dispositivi del debitore compiuti anteriormente al sorgere del credito. Ove si tratti di atto a titolo oneroso occorre che

nocendi

l’animus sia del debitore ma anche del terzo.

La prestazione di garanzie (pegno, ipoteca), anche a favore di debito altrui, è da considerare:

• A titolo oneroso Se contestuale al credito garantito, ovvero se la garanzia è concessa con lo stesso negozio con cui sorge

il credito. Il creditore concede il credito, in quanto ha garanzia.

• →

A titolo gratuito Se la concessione d’ipoteca o pegno ha luogo con atto autonomo, successivo alla nascita del diritto.

Avvantaggia il creditore senza che il concedente riceva nulla in cambio.

scientia fraudis consilium fraudis

L’onere di provare la e il del debitore e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo grava su chi

agisce in revocatoria. 83

→ 261. Effetti dell’azione revocatoria - pag. 506

L’azione revocatoria non elimina l’atto impugnato: consente al creditore che abbia agito di promuovere, verso terzi acquirenti,

le stesse azioni conservative o esecutive sui beni oggetto dell’atto impugnato, che quindi non tornano a far parte del

patrimonio del debitore.

Rende inefficace l’atto impugnato ma solamente nei confronti del creditore stesso che ha agito (non degli altri creditori e non

del terzo).

Se chi ha acquistato dal debitore ha disposto a favore di terzi subacquirenti del bene oggetto dell’atto revocatorio:

• →

Se a titolo gratuito Non ci sono protezioni per l’acquisto poiché la legge salvaguarda il pregiudizio al creditore.

• →

Se a titolo oneroso La legge protegge il terzo che ha fatto affidamento sull’efficacia del precedente contratto, ignaro della

frode (in buona fede).

In virtù dell’interesse generale della sicurezza delle azioni giuridiche e della certezza dei diritti, l’azione revocatoria è soggetta

prescrizione della durata di cinque anni dalla data dell’atto.

→ 262. Il sequestro conservativo - pag. 507

Il sequestro conservativo è una misura preventiva e cautelare, che il creditore può chiedere al giudice, quando ha un timore

fondato di perdere le garanzie del proprio credito. Il giudice lo autorizza quando ci sono due presupposti:

Fumus bonis iuris

1. Elementi che consentano di ritenere sussistente e fondato il diritto di credito di cui parte corrente si

dichiara il titolare. →

Periculum in mora

2. Il rischio che il debitore depauperi il suo patrimonio in modo da compromettere le prospettive di

esecuzione su di esso.

L’esecuzione del sequestro su uno o più beni porta ad effetti simili a quelli dell’azione revocatoria: non hanno effetto, ma solo

nei confronti del creditore sequestrante, gli atti dispositivi di cui il debitore dovesse fare eventualmente oggetto il bene

sequestrato.

→ 263. Il diritto di ritenzione - pag. 508

In alcuni casi, espressi dalla legge, è concesso al creditore il diritto di ritenzione, ovvero il diritto di rifiutarsi di consegnare una

cosa di proprietà del debitore, fin quando quest’ultimo non abbia adempiuto l’obbligazione connessa con la cosa. Non è un

mezzo di conservazione della garanzia che il creditore vanta sul complessivo patrimonio del debitore; è piuttosto una forma di

autotutela. Le disposizione che prevedono il diritto di ritenzione non sono suscettibili di applicazione per analogia.

I contratti in generale

CAPITOLO XXV - IL CONTRATTO

→ 264. Nozioni introduttive. Il contratto come atto di autonomia dei privati - pag. 513

Il contratto è un istituto centrale dell’intero sistema del diritto privato è la figura più importante di negozio giuridico. Ha validità

solamente se possiede i presupposti richiesti dall’ordinamento.

L’articolo 1321 recita: “Il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto

giuridico patrimoniale”; è da sottolineare il fatto che sia un accordo, quindi l’incontro delle volontà di due soggetti, volto a

produrre effetto giuridico. È fondamentale strumento di esplicazione dell’autonomia dei privati: essi esercitano la propria libertà

(che non è comunque incondizionata e sconfinata) attraverso atti che producono effetti nel loro patrimonio giuridico, quindi

effetti rilevanti per l’ordinamento giuridico.

Il contratto è alla base anche del sistema economico, in quanto i privati, attraverso esso, operano sul mercato, dove possono

scambiare beni e servizi. Dal punto di vista strettamente giuridico invece il contratto genera determinati effetti giuridici che

possono riguardare sia i diritti reali che i rapporti obbligatori.

Il contratto è un fatto, non bruto o materiale; non è un semplice atto ma è un negozio, ovvero una manifestazione di volontà; è

un accordo, quindi nasce dalla volontà di due o più parti che concordino determinati effetti giuridici. Non ogni accordo è un

contratto, poiché esso risponde a ben precise caratteristiche. L’ordinamento conosce una pluralità di altre figure di accordi

bilaterali o plurilaterali, che non hanno rigoroso significato tecnico, quindi nemmeno un valore giuridico specifico e costante,

tra cui:

• →

Accordo Art. 1414, negozio unilaterale simulato per accordo tra dichiarante e destinatario.

Il matrimonio è un atto di volontà bilaterale ma non è un contratto.

• →

Consenso Separazione in forza del consenso dei coniugi.

I coniugi devono concordare l’indirizzo della vita familiare ed esercitare di comune accordo la potestà sui figli.

• →

Convenzione Convenzioni matrimoniali, in merito all’assetto di rapporti economici tra coniugi.

Altri tipi di convenzioni, ad esempio quelle internazionali. 84

• Patto Accordo accessorio o parziale rispetto ad un più ampio regolamento d’interessi.

Patto commissorio (diritti reali di garanzia), patto leonino (contratto di società), patto di limitazione della responsabilità del

debitore, patto di esclusione della cedibilità di un credito, patto di riscatto nella vendita, patto di non concorrenza nel

rapporto di lavoro subordinato.

• →

Assenso Convergenza tra due volontà ma in un contesto con struttura non bilaterale, cioè le volontà delle parti non si

fondono in un unico volere comune.

Il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio è un atto unilaterale, ma serve l’assenso del figlio se ha compiuto 14

anni.

Non bisogna confondere:

• →

Contratto in senso proprio Accordo tra le parti.

• →

Documento contrattuale Le carte dove il contratto è scritto e che documenta le dichiarazioni delle parti.

• →

Rapporto contrattuale Gli effetti giuridici prodotti dal contratto.

Quindi: →

• Risoluzione del contratto Si scioglie il rapporto che ne è derivato, si fanno cessare gli effetti del contratto.

• →

Cessione del contratto Subingresso di una terza persona a una delle parti nei rapporti giuridici che derivano dal contratto.

→ 265. Centralità sistematica della disciplina legale del contratto - pag. 517

Il contratto è un negozio giuridico. Il codice non parla di negozio di giuridico, ma dedica un’ampia sezione ai “contratti in

generale” (Libro IV; Titolo II; articoli 1321 - 1469), le cui norme fungono da termine di riferimento generale per la disciplina dei

vari negozi giuridici, salvo applicazione delle norme specifiche, descritte nella sezione “singoli contratti” (Libro IV; Titolo III;

1470 -1986).

L’articolo 1324 recita: “Salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto

compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale”.

L’articolo 1322 parla dell’autonomia contrattuale. La disposizione opera su due livelli di autonomia:

1. Le parti possono determinare liberamente il contenuto del contatto, cioè le clausole volte a regolare il loro rapporto,

mantenendosi nei limiti imposti dalla legge (comma 1), attraverso trattative, potere contrattuale, interesse alla realizzazione

dell’affare.

2. Le parti possono scegliere il tipo contrattuale, ovvero la figura o il modello di contratto con le caratteristiche volte a

realizzare il risultato che desiderano.

Il comma 2 invece afferma la libertà di concludere contratti che non appartengano ai tipi contrattuali aventi una disciplina

particolare, detti contratti atipici o innominati (ad esempio il leasing).

• Alcuni contratti innominati sono divenuti oggetto di disciplina legale come il franchising (affiliazione commerciale).

• I contratti atipici sono validi ed efficaci se sono diretti ad interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Negli ultimi decenni sono state tentate iniziative volte ad elaborare principi e criteri uniformi e generali di disciplina del

contratto di rilievo sovranazionale; in Europa sono valide le elaborazioni dell’Unidroit o i Principi Acquis. Si tratta in ogni caso

solamente di una sintesi dei criteri generali vigenti nell’ambiente giuridico comunitario in materia di contratti, non un diritto

positivo vigente (comunque le parti, in un contratto internazionale, possono scegliere di regolarsi attraverso tali principi).

→ 266. Elementi essenziali del contratto - pag. 520

L’articolo 1325 descrive le parti essenziali del contratto, i requisiti:

• L’accordo delle parti;

• La causa;

• L’oggetto;

• substantiam actus,

La forma, quando è richiesta per cioè perché il contratto sia valido.

→ 267. Classificazione dei contratti - pag. 520

Le più importanti classificazioni dei contratti sono:

• →

Contratti tipici (nominati) e atipici (innominati) Se nel codice vi è o meno una disciplina specifica.

• Contratti bilaterali e contratti plurilaterali In questi ultimi il vizio che colpisce la partecipazione di una delle parti non

coinvolge per forza la sorte dell’intero contratto; bisogna distinguere a seconda che la partecipazione inficiata sia o meno

essenziale per le altre parti.

• →

Contratti a prestazioni corrispettive (sinallagmatici) e contratti con obbligazioni a carico di una parte sola I primi sono

contratti in cui le attribuzioni patrimoniali rispettivamente a carico di ciascuna parte a vantaggio della controparte sono

legate da un nesso di reciprocità (sinallagma), in virtù del quale si spiegano le prestazioni corrispettive. I secondi sono ad 85

esempio la fideiussione, il deposito gratuito o il comodato. Si parla poi di contatti bilaterali imperfetti, dove l’obbligazione è a

carico di una parte sola e solamente in via eventuale possono scaturire obbligazioni anche a carico della controparte.

• Contratti a titolo oneroso e contratti a titolo gratuito.

• →

Contratti di scambio e contratti associativi Nei primi la prestazione di ciascuna parte è a vantaggio della controparte. Nei

secondi la prestazione di ciascuna parte porta al conseguimento diretto di uno scopo comune.

• →

Contratti commutativi e contratti aleatori Nei primi i reciproci sacrifici sono certi. Nei secondi vi è incertezza sui reciproci

sacrifici delle parti. Non sono applicabili i rimedi della rescissione per lesione e della rescissione per eccessiva onerosità.

• →

Contratti ad esecuzione istantanea e contratti di durata Nei primi la prestazione delle parti è concentrata in un

determinato momento. Possono essere anche ad esecuzione immediata o differita.

Nei secondi la prestazione delle parti è continua nel tempo o si ripete periodicamente. Una causa sopravvenuta che

impedisce l’ulteriore efficacia del contratto non pregiudica le prestazioni per le quali lo scambio si è già perfezionato. Si può

applicare il rimedio della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta.

• Contratti a forma libera e a forma vincolata (contratti solenni).

• →

Contratti consensuali e contratti reali I primi si perfezionano con il semplice consenso o accordo delle parti. I secondi

richiedono anche la consegna del bene.

• →

Contratti a efficacia reale e a efficacia obbligatoria I primi realizzano automaticamente il risultato perseguito. I secondi

non realizzano automaticamente il risultato perseguito ma obbligano le parti ad attuarlo.

CAPITOLO XXVI - LE TRATTATIVE E LA CONCLUSIONE DEL CONTRATTO

→ 268. La formazione del contratto. La proposta e l’accettazione - pag. 524

È importante stabilire il momento di conclusione del contratto, per molte ragioni:

• Capire se il contratto effettivamente esista come tale;

• Stabilire se le parti erano capaci di concludere il contratto

• Determinare la norma applicabile nel caso di modificazione della legge;

• Stabilire il luogo in cui il contratto si è concluso.

Gli atti fondamentali su cui basarsi per comprendere il procedimento di formazione del contratto, sono:

• La proposta;

• L’accettazione.

Non sono considerati negozi ma atti prenegoziali, in quanto precedono il perfezionamento del negozio. Sono dichiarazioni di

volontà individuali; quando alla proposta segue l’accettazione si ha l’accordo e le volontà si fondono in un’unica volontà

contrattuale. Affinché ciò accada, occorre che:

• →

La proposta abbia una certa efficacia temporale Se il destinatario non risponde entro un certo termine la proposta perde

efficacia. Il proponente può considerare un’accettazione tardiva ma lo deve comunicare.

• →

La dichiarazione di accettazione sia conforme alla proposta Ovvero contenga le stesse condizioni; altrimenti equivale a

una nuova proposta.

• L’accettazione sia compiuta nella forma richiesta dal proponente.

inter absentes),

Quando le parti comunicano a distanza (contratto si possono trovare dei criteri e principi astratti ai quali il

legislatore si affida per stabilire l’efficacia di una manifestazione di volontà:

• Principio della dichiarazione (la manifestazione di volontà è efficace appena espressa).

• Principio della spedizione (la manifestazione di volontà è efficace appena trasmessa).

• Principio della ricezione (la manifestazione di volontà è efficace quando l’altra parte al riceve).

• Principio della cognizione (la manifestazione di volontà è efficace quando il destinatario ne viene a conoscenza).

Il principio della cognizione è quello maggiormente richiamato. Infatti la legge stabilisce che il contratto si considera concluso

nel momento e nel luogo in cui il proponente ha conoscenza dell’accettazione della controparte. È il momento in cui le parti

condividono un regolamento comune, voluto da entrambe.

L’applicazione diretta di questo principio porta ad un inconveniente: il proponente, se il contratto non gli conviene più, può

opporre di non aver letto la lettera, che ne ha avuto conoscenza quando il termine indicato era scaduto, ecc. Pertanto la legge

stabilisce la presunzione della conoscenza: l’accettazione o la proposta si reputano conosciute non appena giunte all’indirizzo

del destinatario. Sarà costui a dover dimostrare la sua impossibilità di averne notizia, senza colpa sua o dei suoi dipendenti.

I contratti possono concludersi anche senza una formale accettazione, dando direttamente esecuzione ad un ordine ricevuto

dal proponente; l’accordo si considera perfezionato nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione. Tale modalità di

perfezionamento è operante solo in presenza di determinate condizioni:

• Il proponente deve aver specificatamente richiesto che il contratto venga eseguito senza preventiva risposta (e che ciò sia

conforme alla natura dell’affare). 86

• L’accettante deve dare avviso dell’iniziata esecuzione, mettendo il proponente al corrente dell’avvenuta conclusione del

contratto.

Per il contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, l’accettazione del destinatario della proposta si può presumere;

ex lege

la proposta è irrevocabile dal momento in cui giunge al destinatario, il quale è sufficiente che non rifiuti la proposta

stessa.

Per la solennità richiesta per la donazione, occorre sempre l’accettazione e se questa non è contestuale alla proposta è

necessario sia notificata al donante.

→ 269. La revoca della proposta e dell’accettazione - pag. 528

La proposta e l’accettazione possono essere ritirate e private di effetto attraverso un atto di revoca. Il codice le tratta

nell’articolo 1328:

• →

Comma 1: revoca della proposta È considerata come un atto non recettizio; impedisce la conclusione del contratto

purché sia stata emessa prima che il proponente abbia avuto conoscenza dell’accettazione della controparte. Non è

necessario che la revoca giunga all’indirizzo del destinatario prima che vi sia pervenuta la proposta.

• Comma 2: regola dell’accettazione Occorre che la revoca dell’accettazione pervenga all’indirizzo del destinatario prima

che vi sia pervenuta l’accettazione.

Vi è una tesi alternativa secondo cui anche la revoca è considerata un atto recettizio. Se, dopo una revoca, l’accettazione

abbia iniziato l’esecuzione, il proponente è tenuto ad indennizzare l’accentante delle spese e delle perdite subite.

La proposta perde automaticamente efficacia se, prima che il contratto sia perfezionato, il proponente muore o diventa

incapace (intrasmissibilità della proposta). L’accettazione perde automaticamente efficacia se, nell’intervallo tra la spedizione

della dichiarazione di accettazione l’arrivo di questa al proponente, l’accettante muore o diventa incapace.

Per dar modo alla controparte di valutare la proposta, il proponente può anche precludersi la facoltà di revoca, dichiarando la

proposta irrevocabile o ferma. Il periodo di irrevocabilità deve essere indicato. Essa conserva il suo valore anche in caso di

morte o sopravvenuta incapacità del proponente; il destinatario la potrà perfezionare il contratto purché l’accettazione avvenga

nei termini di validità.

→ 270. L’offerta al pubblico - pag. 530

L’offerta al pubblico è una particolare proposta, che, pur indirizzata a destinatari indeterminati, permette la conclusione del

contratto per effetto della sola dichiarazione di accettazione di colui che sia interessato a perfezionare il contratto; l’offerta

deve contenere gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta.

Ne sono esempi le offerte al pubblico a prelievo diretto che hanno luogo nei supermercati.

Non va confusa con:

• →

Generico invito a trattare Volto a suscitare proposte contrattuali (tipo inserzioni pubblicitarie).

• →

Promessa al pubblico Non è diretta a perfezionare accordi contrattuali.

L’offerta al pubblico è revocabile come ogni altra proposta contrattuale; è efficace anche nei confronti di chi, essendo in

precedenza venuto a conoscenza, non sia invece venuto a conoscenza della revoca.

Le offerte pubbliche di acquisto o di scambio di prodotti finanziari possono essere attuate solamente sotto il controllo della

Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), come disposto dal Testo Unico delle disposizioni in materia di

intermediazione finanziaria.

→ 271. Il contratto aperto all’adesione - pag. 531

Un contratto a volte può essere aperto all’adesione di altre parti; è il caso di contratti che tendono a realizzare determinate

organizzazioni di carattere associativo, con una struttura aperta e orientata verso l’adesione di vari soggetti (comunque non

tutti i contratti plurilaterali sono contratti aperti all’adesione).

È lo stesso contratto di solito a disciplinare le modalità di manifestazione della volontà di aderire; se non disposta

espressamente l’adesione deve essere diretta all’organo eventualmente costituito per dare attuazione al contratto oppure ai

contraenti originari.

→ 272. Le trattative. Il dovere di buona fede - pag. 531

Per giungere alla stipulazione di un contratto spesso è necessario un periodo di trattative durante il quale le parti sono libere di

decidere se concludere o meno il contratto; debbono però comportarsi secondo buona fede, che è un obbligo giuridico.

culpa in contrahendo.

Violando detto dovere, le parti intercorrono nella responsabilità precontrattuale, cioè nella Tra le

condotte che possono dar luogo a tale responsabilità, ad esempio:

• Abbandono ingiustificato della trattativa, avendo le parti raggiunto un punto tale da determinare un ragionevole affidamento

circa la conclusione del contratto La parte che interrompe dovrà risarcire all’altra i danni conseguenti alla frustrazione

dell’affidamento. 87

• Mancata informazione sulle cause di invalidità del contratto, a parte nei casi in cui l’invalidità sia causata da una

disposizione di legge che entrambe le parti erano tenute a conoscere.

• →

Influenza illecita sulla determinazione negoziale della controparte Si tratta di dolo contrattuale da parte di un soggetto che

influenza al controparte per trarre vantaggio. Il contratto è annullabile per vizio della volontà e colui che è responsabile di tali

comportamenti è tenuto a risarcire il danno all’altra parte.

• Induzione della controparte alla stipulazione di un contratto pregiudizievole. Due situazioni:

1. Il contratto in questione è ritenuto valido, poiché il soggetto ha ingannato la controparte inducendola a sottoscrivere

condizioni diverse da quelle avrebbe accettato senza inganno; si tratta si dolo incidente. La controparte può ricevere

risarcimento per il danno subito.

2. In caso di omissione di un’informazione doverosa nell’attività di intermediari finanziari; essi sono tenuti a adempiere

determinati obblighi d’informazione, previsti dalla legge e della CONSOB. Il contratto resta valido ma l’intermediario

deve risarcire l’investitore. Il titolo della responsabilità cambia a seconda del momento della violazione:

Responsabilità contrattuale Se avviene nel momento dell’esecuzione del contratto.

• →

Responsabilità precontrattuale Se avviene nella fase anteriore alla stipulazione del contratto.

→ in contrahendo)

273. La responsabilità precontrattuale (culpa - pag. 534

culpa in contrahendo

La è considerata di natura aquiliana o extracontrattuale, che trova fondamento nella violazione del

neminem laedere,

principio quindi nella condotta scorretta durante le trattative.

Il danno contrattuale risarcibile varia: →

• Lesione di un interesse positivo, in caso di inadempimento Il risarcimento si commisura al danno subito dal contraente

per non aver ricevuto la prestazione a cui aveva diritto e comprende anche l’utile che il creditore avrebbe tratto se la

controparte avesse regolarmente eseguito la prestazione.

• →

Lesione di un interesse negativo Se non vengono rispettati i doveri che la legge impone durante le trattative.

La vittima può lamentare la lesione dell’interesse a non iniziare le trattative che le hanno fatto perdere tempo e procurato spese

risultate inutili; il risarcimento è legato solamente a ciò. La vittima della scorrettezza precontrattuale potrebbe anche richiedere

un ristoro dell’eventuale mancato guadagno, che però deve essere correttamente individuato: dovrà dimostrare il lucro che

avrebbe ottenuto dall’esecuzione di altri potenziali affari, che poi avrebbe abbandonato per seguire le trattative del contratto

poi non andato a buon fine.

In caso di stipulazione di un contratto non conveniente per la parte lesa, non si tratta di lesione di un interesse negativo o

positivo, ma deve essere ragguagliato al minor vantaggio o maggior aggravio economico determinato dal contegno sleale di

una delle parti.

→ 274. Le condizioni generali di contratto (contratti “standard” o per adesione).

I contratti del consumatore: rinvio - pag. 536

Il procedimento di conclusione di contratto a mezzo di trattative individuali risulta troppo lungo e complicato quando si tratta di

contratti di massa, stipulati ad esempio da un’impresa verso i suoi consumatori o destinatari di servizi. In questi casi si

dispongono delle condizioni generali di contratto, con clausole uniformi e standardizzate: il cliente o aderisce (contratti per

adesione) o rifiuta.

Il codice, già dal 1942, negli articoli 1341 - 1342, predispone delle cautele a favore dell’aderente:

• Le condizioni generali di contratto sono efficaci solo se chi le ha predisposte abbia fatto in modo di farle conoscere al

contraente nel momento della conclusione del contratto o se sono conoscibili mediante l’ordinaria diligenza.

• Nei contratti con clausole aggiuntive incompatibili con quelle modulari, quelle aggiuntive prevalgono.

• stipulatorem)

Le clausole aggiuntive devono essere a favore dell’altro (contra

• Non hanno effetto, se non specificatamente per iscritto, le clausole standard a favore di colui che le ha predisposte, ovvero

a carico dell’altro contraente. Sono dette clausole vessatorie, che devono essere approvate con una sottoscrizione

autonoma e distinta, pena la loro completa nullità.

Per migliorare la tutela del consumatore aderente, nel 1996 è stato introdotto, nel Libro IV del codice civile un apposito Capo

XIV-bis, rubricato “Dei contratti del consumatore”, formato da 5 articoli, poi confluiti nel Codice del Consumatore, lo strumento

normativo organico in cui sono raccolti tutti gli interventi normativi del genere.

Non sono stati abrogati gli articoli 1341-1342 in quanto essi riguardano le condizioni generali di contratto e il contratto

concluso con moduli o formulari; la nuova disciplina intende investire ogni patto qualificabile come abusivo, ma nell’ambito

circoscritto dei contratti conclusi tra contraenti riconducibili alle figure di professionista e consumatore. I rapporti tra

imprenditori restano gestiti dagli articoli 1341-1342. 88


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sheryll.candia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Gallarati Alberto.

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