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Riassunto esame Diritto Privato, prof. Conte, libro consigliato adottoto Istituzioni di Diritto Civile, Trabucchi

Riassunto per l'esame di Diritto Privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Istituzioni di Diritto Civile, Trabucchi (capitolo sulle obbligazioni) consigliato dal docente Conte. Gli argomenti sono: il termine obbligazione indica la materia dei diritti di credito. Obbligazione e credito sono sinonimi. I diritti di credito implicano la cooperazione di un altro soggetto:... Vedi di più

Esame di Diritto privato docente Prof. G. Conte

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Se il termine è a favore del creditore quest’ultimo può esigere il pagamento prima del termine ma il

- debitore non può adempiere prima

- Se il termine è a favore di entrambi, questi hanno diritto che la prestazione sia eseguita entro il

termine e possono rifiutare un adempimento anticipato.

In mancanza di diversa indicazione, il termine si considera a favore del debitore.

Il termine di pagamento ha implicazioni importanti quando si tratta di obbligazioni pecuniarie

aventi natura di debiti commerciali: i debiti di un’impresa verso un’altra impresa che le ha fornito

beni e servizi. La legge però, fissa un termine di adempimento ragionevole entro 30 giorni

dall’avvenuto ricevimento del bene o servizio.

Il luogo dell’adempimento: quanto al luogo dell’adempimento, valgono le indicazioni del titolo

dell’obbligazione oppure quelle desumibili dalla natura della prestazione. In mancanza di tali

indicazioni l’obbligazione si adempie al domicilio del debitore però ci sono delle deroghe per –

l’obbligazione di consegnare una cosa certa che si adempie nel luogo in cui la cosa si trovava alla

nascita dell’obbligazione – l’obbligazione di pagare una somma di denaro si adempie presso il

domicilio del creditore.

L’imputazione del pagamento: se il debitore ha verso il creditore più debiti dello stesso genere e il

pagamento fatto non basta ad estinguere l’intero debito, e quindi può essere importante definire a

quali debiti esso è riferito. L’imputazione del pagamento è l’ individuazione del debito a cui si

riferisce un determinato pagamento, in modo da sapere quali sopravvivono e quali siano estinti. I

criteri per l’imputazione sono:

- la scelta del debitore che ha la facoltà di dichiarare quale debito si intende soddisfare con quel

pagamento

in mancanza della scelta del debitore, c’è una serie di criteri legali

- l’adempimento risulta impossibile per il debitore se manca una

La mora del creditore: spesso

cooperazione del creditore. Le cause possono essere semplice dimenticanza, trascuratezza o un

preciso contro interesse del creditore. Come regola il creditore non ha un vero e proprio obbligo di

ricevere la prestazione del debitore ma ha un onere di cooperazione all’adempimento del debitore:

non è obbligato a farlo ma se non lo fa perde il vantaggio della prestazione. Le conseguenze della

mora del credito è la situazione del creditore che trascura ingiustamente di compiere quanto è

necessario perché il debitore possa adempiere o che ingiustamente rifiuta di ricevere l’adempimento

del debitore.

L’offerta della prestazione: gli effetti della mora non si producono automaticamente per il rifiuto

o la mancata cooperazione da parte del creditore ma solo se il debitore compie un atto determinato:

l’offerta della prestazione al creditore. Per produrre la mora del creditore, l’offerta deve essere

un’offerta solenne, deve cioè presentare tutti i requisiti indicati dall’art. 1208 e deve essere fatto

attraverso un pubblico ufficiale. Le modalità con cui l’offerta deve compiersi possono essere varie a

seconda del tipo di prestazione:

- se la prestazione è consegnare denaro o cose mobili al domicilio del creditore, occorre che tali

oggetti siano recati al domicilio del creditore

- se la prestazione è consegnare cose mobili in un luogo diverso dal domicilio del creditore bisogna

notificare a costui un’intimazione a riceverle

è consegnare un immobile, l’offerta consiste nella intimazione al creditore di

- se la prestazione

prenderne possesso.

L’offerta può essere secondo gli usi, cioè quella fatta senza le formalità previste della legge per

l’offerta solenne: per le prestazioni di fare l’offerta secondo gli usi basta a produrre la mora del

debitore, in tutti gli altri casi l’offerta secondo gli usi non basta a mettere in mora il creditore ma

occorre che il debitore faccia un deposito delle cose dovute, mettendole a disposizione del creditore,

e che il deposito sia accettato da questo o convalidato dal giudice. Anche nel caso dell’offerta

solenne il debitore può avere interesse a fare il deposito delle cose che il creditore abbia rifiutato. In

del debitore dall’obbligazione.

tal caso, il deposito serve a determinare la liberazione

Gli effetti della mora del creditore:

il creditore non risponde dei danni causati dell’inadempimento, il quale è imputabile al creditore

-

- se è il debitore a subire danni può chiedere un risarcimento al creditore

- il debitore non deve gli interessi o i frutti della cosa da consegnare che abbia mancato di percepire

- se durante la mora la prestazione diventa impossibile per causa non imputabile al debitore, questi

dall’obbligazione ma conserva il diritto alla controprestazione che il creditore

non solo è liberato

deve eseguire in suo favore. Un es. A vende a B dei prodotti, che B fa in modo di non farsi

consegnare, per cui A lo mette in mora, successivamente quei prodotti vengono messi fuori

commercio, vietandone la circolazione; a questo punto la prestazione di A è diventata impossibile

perciò la sua obbligazione si estingue mentre la contro obbligazione di B resta.

Le obbligazioni pecuniarie: sono quelle in cui la prestazione consiste nel pagare una somma di

denaro. Per esse vale il principio nominalistico, ossia i debiti pecuniari si estinguono con moneta

avente corso legale nello stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. C’è

un’eccezione stabilita dalla legge per le retribuzioni dei lavori dipendenti. Nel condannare il datore

di lavoro al pagamento il giudice deve rivalutare le somme sulla base degli indici Istat. Il principio

nominalistico può realizzarsi per accordo delle parti.

Debiti di valuta e debiti di valore: i debiti di valuta sono le obbligazioni che nascono avendo per

oggetto una somma di denaro precisamente determinata fin dall’inizio. I debiti di valore sono le

obbligazioni nelle quali nel momento in cui il debito nasce la somma non è determinata nel suo

preciso ammontare. Ad es. se distruggo una cosa che appartiene a B devo risarcirlo anche se

inizialmente la cosa costava 1000 e poi 1010. Un debito di valore non ancora tradotto in moneta si

dice non liquido, diventa liquido quando viene tradotto in una somma di denaro e quando questo

avviene il debito di valore diventa debito di valuta.

il denaro può produrre altro denaro, nel tempo: gli interessi sono l’ulteriore denaro

Gli interessi:

prodotto da una somma di denaro e quantificato in una percentuale della somma base. Gli interessi

possono essere:

- gli interessi corrispettivi sono quelli prodotti di pieno diritto dai crediti liquidi ed esigibili di

somme di denaro

- gli interessi legali sono quelli che maturano automaticamente, quando le parti non hanno previsto

nulla al riguardo e si calcolano in base al tasso legale, che è il 3% all’anno

- gli interessi convenzionali sono quelli stabiliti dalle parti del rapporto, se le parti non stabiliscono

un tasso di interesse si applica il tasso legale, ma se il tasso convenzionale è superiore a quello

legalo, deve essere fissato per iscritto

- gli interessi moratori sono quelli dovuti dal debitore che sia in ritardo nel pagamento della somma

dovuta, e perciò risulti in mora. La loro funzione è risarcire il creditore.

L’anatocismo: se gli interessi prodotti dalla somma capitale producono altri interessi si crea il

fenomeno dell’anatocismo o degli interessi composti o della capitalizzazione degli interessi. La

legge limita la possibilità di anatocismo per tutelare il debitore contro un eccessivo aumento del suo

debito. Gli interessi producono ulteriori interessi se:

- sono interessi scaduti

- sono interessi maturati per almeno sei mesi

se c’è un atto espressamente diretto a ottenerlo.

- LE MODIFICAZIONI DELLE OBBLIGAZIONI

ci sono meccanismi che modificano l’obbligazione nei

Le modificazioni dal lato attivo e passivo:

suoi soggetti: o dal lato attivo, cambiando la persona del creditore o dal lato passivo aggiungendo o

debitore originario un nuovo debitore. La modificazione dell’obbligazione del lato

sostituendo al

attivo si realizza con la cessione del credito o il pagamento con surrogazione del terzo. La

modificazione dell’obbligazione dal lato passivo implica l’entrata di un nuovo debitore, ma può

realizzarsi in modi diversi, con strumenti ed effetti diversi. Può realizzarsi fra vivi o a causa di

morte (l’erede subentra nei debiti del defunto). Può realizzarsi con un atto che riguarda

(è il caso della delegazione, dell’espromissione e

esclusivamente la successione in un singolo debito

dell’accollo) oppure può inserirsi in un atto più complesso (la cessione di un contratto con la

cessione dell’azienda…). Può realizzarsi con effetto cumulativo, quando il nuovo debitore si

aggiunge al vecchio debitore che, resta parte del rapporto obbligatorio; oppure con effetto

liberatorio quando il nuovo debitore sostituisce completamente il debitore originario, che viene

liberato e cessa di essere parte del rapporto. La modificazione soggettiva dell’obbligazione, a

seconda che riguardi il lato attivo o il lato passivo, incide diversamente sull’interesse di chi rimane

parte del rapporto obbligatorio. Per un debitore è poco importante chi sia il suo creditore, infatti, per

la modificazione dell’obbligazione non viene richiesto il consenso del debitore. Invece per un

creditore è molto importante avere come debitore un soggetto piuttosto che un altro, perciò la

modificazione dell’obbligazione richiede sempre il consenso del creditore.

La cessione del credito: il credito è una forma di ricchezza e come tale, per essere

economicamente produttiva, deve avere la possibilità di circolare. La legge art. 1206 offre la

possibilità al creditore (cedente) di trasferire ad un terzo (cessionario) il suo credito verso il debitore

(ceduto). Per effetto della cessione, il creditore non è più il cedente bensì il cessionario, ed è al

cessionario che il debitore deve eseguire la prestazione. La cessione è esclusa per i crediti personali,

per i crediti incedibili o in relazione a determinati cessionari 8ad es. il giudice). La cessione non è

un tipo di atto ma è un possibile elemento di tanti diversi tipi di atti. La disciplina della cessione del

credito comprende regole che riguardano i rapporti fra cessionario e debitore ceduto, e rapporti fra

cedente e cessionario.

I rapporti fra cessionario e debitore ceduto: la cessione si realizza anche senza il consenso del

debitore ceduto perché essa produca i suoi effetti, è sufficiente l’accordo fra cedente e cessionario.

ceduto non sa nulla dell’avvenuta cessione, quindi non sa di dover pagare ad un

Se il debitore

creditore diverso, può accadere che paghi al creditore originario. Per evitare tutto ciè occorre

l’accettazione della cessione da parte del debitore, oppure la notificazione della cessione al debitore

stesso. Solo dopo che la cessione stata da lui accertata o a lui notificata, essa ha effetto nei confronti

del debitore ceduto. Se paga al cedente in mancanza dei accettazione o notificazione, come regola

egli è liberato, tranne che in un caso: il caso di sua mala fede; se il cessionario prova che egli era a

conoscenza dell’avvenuta cessione, il debitore non è liberato. Con la cessione cambia la persona del

credito ma il credito rimane lo stesso.

I rapporti fra cedente e cessionario: cessione pro soluto e pro solvendo: se il cessionario non

ottiene il pagamento dal debitore le conseguenze sono diverse, a seconda che la cessione sia pro

soluto o pro solvendo. Con la cessione pro soluto, la regola è che il cedente è tenuto a garantire

semplicemente l’esistenza del credito ceduto; se poi il debitore non paga il cessionario, questi si

tiene il danno perché il cedente non ne risponde. La cessione pro solvendo regola i rapporti in

modo più sicuro e vantaggioso per il cessionario. In questo caso il cedente garantisce la solvenza

del debitore, se il debitore risulta insolvente (cioè privo dei mezzi per pagare) il cessionario può

rivolgersi contro il cedente e ottenere da lui il pagamento, oltre agli interessi, alle spese e ai danni.

La garanzia viene meno se la mancata realizzazione del credito dipende da colpa del cessionario.

La delegazione di debito: rapporto di provvista e rapporto di valuta: la delegazione di debito è

il primo dei tre meccanismi che realizzano la successione nel debito, introducendo nel rapporto

obbligatorio un nuovo debitore: gli altri due sono l’espromissione e l’accollo. La delegazione di

debito coinvolge tre soggetti il debitore A, il creditore B e un terzo X- e si realizza con la

combinazione di diversi atti. Essenzialmente:

l’atto con cui il debitore A (delegante) chiedere al terzo X (delegato) di assumere su di sé il debito

- che A ha verso il creditore B (delegatario)

l’atto con cui il terzo delegato si obbliga verso il delegatario, prima di questo

- atto, il delegante può

revocare la delegazione

A questo punto B può rifiutare l’obbligazione di X: e allora non succede niente. Se invece l’accetta

o semplicemente non la rifiuta, il terzo X risulta obbligato verso B per la stessa originaria

fra A e B. Il terzo X assume su di sé l’obbligazione di un altro, forse perché fra X e A

obbligazione

c’è un rapporto, per il quale X risulta il debitore di A. la delegazione si fonda su due distinti

rapporti:

- un rapporto di valuta consistente in un debito del delegante verso il delegato

- un rapporto di provvista consistente in un credito del delegante verso il delegato

La mancanza o il difetto di tali rapporti hanno delle conseguenze giuridiche sulla delegazione. Tali

conseguenze sono diverse, a seconda che la delegazione sia titolata o invece sia pura-

Delegazione titolata (casuale) e delegazione pura (astratta): si ha delegazione titolata quando il

delegato, nell’assumere l’obbligazione verso il delegatario, fa riferimento ai sottostanti titoli di

debito/credito, corrispondenti al rapporto di provvista e al rapporto di valuta. Si chiama anche

casuale perché indica la causa cioè la ragione giustificativa- che dà fondamento e senso

all’operazione. Quando la delegazione è titolata, se uno dei rapporti base risulta poi mancante o

difettoso, il delegato può opporre al delegatario la relativa eccezione e rifiutare di adempiere

l’obbligazione assunta verso di lui con la delegazione. Si ha invece delegazione pura o astratta

quando l’assunzione del debito da parte del delegato verso il delegatario non menziona né il

rapporto di provvista né il rapporto di valuta. I rapporti base non incidono sull’obbligazione

assunta: il delegato non può eccepire il difetto di uno dei due rapporti, e così rifiutarsi di pagare il

delegatario. Questa regola sulla delegazione pura non si applica nel caso limite di nullità della

doppia causa, e cioè quando difettano sia il rapporto di valuta sia il rapporto di provvista, in quanto

se sono difettosi entrambi i rapporti l’obbligazione sarebbe ingiustificata.

l’effetto della delegazione

Gli effetti delle delegazione: delegazione cumulativa e liberatoria:

può essere diverso riguardo alla posizione del debitore originario. Si distinguono, sotto questo

profilo, due tipi di delegazione:

- con la delegazione cumulativa, il delegante resta obbligato verso il delegatario in quanto si

aggiunge come nuovo debitore. Però i due debitori non sono obbligati sullo stesso piano: il

creditore deve chiedere l’adempimento prima al

delegante ha il beneficio di escussione, per cui il

delegato, e solo se non riceve soddisfazione da questo può rivolgersi contro il delegante. La

delegazione è cumulativa tutte le volte che il delegatario si limita ad accattare l’obbligazione del

delegato

la delegazione ha natura di delegazione liberatoria solo se interviene un’espressa dichiarazione del

- delegatario, diretta a liberare il delegante.

La delegazione di pagamento: è la delegazione in cui il delegato su invito del delegante, fa

direttamente un pagamento al delegatario; con essa il delegato non diventa debitore del delegatario:

il suo è un adempimento del terzo. Un es. è l’assegno bancario.

L’espromissione: l’espromissione è l’atto del terzo (espromittente) che, rivolgendosi al creditore,

su di sé l’obbligazione che il debitore (estromesso) ha verso il creditore (espromissario ). La

assume

differenza con la delegazione consiste nel fatto che l’assunzione del debito avviene per iniziativa

coobbligato con l’espromittente a meno che il

spontanea del terzo che si obbliga. Il debitore rimane

creditore dichiari espressamente di liberarlo, nel quale resta obbligato solo l’espromittente.

Quest’ultimo può imporre al creditore delle eccezioni:

- le eccezioni relative ai rapporti fra espromittente e debitore originario non sono opponibili

- le eccezioni relative ai rapporti fra debitore originario e creditore sono invece opponibili

L’accollo: interno ed esterno: l’accollo è l’accordo fra il debitore e un terzo, per effetto del

quale il terzo (accollante) si assume un debito che il debitore (accollato) ha verso il creditore

(accollatario). Realizza l’assunzione del debito altrui; se ne distingue perché consiste in un accordo

debitore, anziché con il creditore. A seconda dell’atteggiamento che il creditore

del terzo con il

assume rispetto all’accordo di accollo, questo può essere interno o esterno. L’accollo interno è

in tal caso l’impegno

quello a cui il creditore resta estraneo, perché non vi partecipa né vi aderisce:

assunto dall’accollante può essere revocato. Si ha invece accollo esterno, quando il creditore

aderisce all’accordo fra il debitore e il terzo, a questo punto l’impegno del accollante non può essere

revocato.

Accollo cumulativo e liberatorio: si ha accollo cumulativo se il debitore originario non viene

liberato, ma resta obbligato con l’accollante. Si ha accollo liberatorio quando il debitore originario

viene liberato, e unico obbligato è l’accollante. Ciò si verifica solo se: il creditore dichiara

espressamente di liberare il debitore originario, oppure se la liberazione del debitore originario è

una previsione espressa dall’accordo di accollo, cui il creditore ha aderito.

L’ESTINZIONE DELLE OBBLIGAZIONI ci sono altri casi in cui non ha senso che l’obbligazione

Le cause di estinzione delle obbligazioni:

resti in vita, anche se il creditore non ottiene la prestazione attesa: operano altre cause, diverse

dall’adempimento, di estinzione delle obbligazioni, le quali si dividono in satisfattive se danno al

creditore qualche utilità e non satisfattive se non danno al creditore nessuna utilità. Le cause di

estinzione dell’obbligazione diversa dall’adempimento sono:

- la compensazione

- la confusione

- la novazione

- la remissione

l’impossibilità sopravvenuta della prestazione

- ricordiamo che l’obbligazione si estingue anche per prescrizione che fa venire meno il diritto di

credito ed, è l’unica causa a cui non si collega nessuna utilità del creditore.

La compensazione: si estinguono per compensazione le obbligazioni che due soggetti hanno

reciprocamente, l’uno verso l’altro, per cui al tempo stesso ciascuno è debitore e creditore dell’altro.

Esistono tre tipi di compensazione:

- la compensazione legale: è quella che opera automaticamente dal momento in cui i debiti si sono

venuti a creare, si considerano estinti. Tuttavia il giudice non può rilevare d’ufficio l’avvenuta

compensazione perciò spetta ad una delle parti l’iniziativa di far valere la compensa zione. Perché la

compensazione legale si verifichi, il debito deve avere per oggetto prestazioni omogenee (simili) fra

loro ed essere entrambi liquidi ed esigibili.

- La compensazione giudiziale: può operare quando uno dei due debiti non è liquidi ma può

diventarlo facilmente ed il giudice, su richiesta dell’interessato può liquidarlo e dichiararlo

compensato con l’altro

- La compensazione volontaria: opera quando i due debitori-creditori si accordano per considerare

estinti debiti reciproci che non presentano tutte le caratteristiche appena esaminate.

l’obbligazione si estingue per confusione quando le qualità di creditore e di debitore

La confusione:

diventano un’unica persona. Ad es. il creditore diventa erede del debitore e viceversa. La

confusione non opera in materia di cambiale.

è l’accordo fra creditore e debitore per cui l’obbligazione originaria, che si estingue,

La novazione:

se sostituisce una nuova e diversa. La nuova obbligazione deve differenziarsi da quella estinta per

l’oggetto o per il titolo, ad es. per oggetto se cambia l’oggetto della prestazione, prima era una

somma di denaro, adesso è un quantitativo di merci, per titolo se prima il debito era di 100 e adesso

con gli interessi è 140. La nuova obbligazione è il vantaggio che il creditore riceve in cambio di

quella estinta ma, la nuova obbligazione presenta caratteristiche diverse rispetto a quella

precedente; tutto ciò fa si che la novazione possa essere rischiosa per il creditore: di qui il requisito

–detto concepito in modo da tutelare il creditore: “la

soggettivo della novazione animus novandi-

volontà di estinguere l’obbligazione precedente deve risultare chiara, in modo univoco”, un

semplice atto non basta a produrre la novazione. Se l’obbligazione originaria risulta inesistente

l’obbligazione non sorge nemmeno, se l’obbligazione originaria deriva da un titolo annullabile la

novazione è valida solo se il debitore accetta il nuovo debito pur sapendo che quello originario

il cui effetto è estinguere l’obbligazione mentre

aveva un difetto. Questa è la novazione oggettiva,

nella novazione soggettiva l’elemento di novità riguarda il debitore, perché un nuovo debitore è

sostituito a quello originario, che viene liberato. La novazione soggettiva può derivare dalla

dall’espromissione e dall’accollo, ma lascia vivere l’obbligazione, modificandone il

delegazione,

soggetto passivo.

è l’atto con cui il creditore rinuncia al proprio credito. Per effetto di essa,

La remissione:

l’obbligazione si estingue e il debitore è liberato; bisogna rispettare l’autonomia del debitore, il

quale può rifiutare la remissione, comunicandolo al creditore, entro un termine determinato. La

restituzione volontaria del titolo originario del credito, fatta dal creditore al debitore. È sufficiente a

provare che il debito è stato estinto, il contrario non è sufficiente.

L’impossibilità sopravvenuta della prestazione: l’obbligazione si estingue se la prestazione

diventa impossibile: ad es. se in base a contratto di locazione X è obbligato a mettere la propria casa

di montagna a disposizione di Y, poi una disastrosa alluvione spazza via la casa, l’obbligazione di X

si estingue. Si parla di impossibilità della prestazione sopravvenuta dopo la nascita

dell’obbligazione: se la prestazione era già impossibile al momento della nascita dell’obbligazione

quest’ultima non nasce nemmeno. Se l’impossibilità è solo temporaneo, il debitore continua a

essere obbligato: adempirà quando la prestazione sarà tornata possibile, se l’impossibilità è

definitiva l’obbligazione si estingue, se l’impossibilità è solo parziale il debitore si libera eseguendo

la prestazione per la parte rimasta possibile. L’art. 1256 c. 1 dice che l’impossibilità sopravvenuta

che estingue l’obbligazione è quella derivante da causa non imputabile al debitore. Se

l’impossibilità non imputabile si verifica mentre il creditore è in mora, egli è ugualmente tenuto alla

controprestazione. L'INADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI

Si ha inadempimento dell'obbligazione quando il debitore non esegue esattamente e tempestivamente la

prestazione dovuta. L'inadempimento può essere:

 inadempimento definitivo e radicale, quando il debitore non esegue per nulla la

 prestazione

 adempimento inesatto, quando il debitore esegue si la prestazione ma in modo qualitativamente o

quantitativamente inesatto

 ritardo nell'adempimento, quando il debitore esegue la prestazione oltre il termine stabilito per il suo

adempimento.

I rimedi per l'inadempimento: quando si verifica inadempimento, il problema fondamentale consiste

nel tutelare il creditore insoddisfatto compatibilmente con la giusta considerazione delle ragioni del

debitore. La tutela del creditore può realizzarsi in diversi modi, a cui corrispondono diverse conseguenze

giuridiche. Un primo rimedio è dato in relazione alla forma di inadempimento che è il ritardo: è la mora

del debitore. Un secondo rimedio, che vale sia per il ritardo che per qualsiasi forma di inadempimento, è

il risarcimento del danno: il debitore inadempiente, che sia riconosciuto responsabile

dell'inadempimento, è tenuto a risarcire il danno in favore del creditore. Altri rimedi contro

l'inadempimento scattano in una situazione particolare: quando l'obbligazione inadempiuta nasce da un

contratto e si inserisce perciò in un rapporto contrattuale, dove si intreccia con una contro-obbligazione,

per cui il creditore è a sua volta debitore (ad es. il cliente ha diritto di ricevere le merce dal fornitore, a

sua volta però è obbligato a pagare il prezzo della merce al fornitore). In questo caso i rimedi sono

essenzialmente due: - l'eccezione dell'inadempimento, in base a cui il creditore che subisce

l'inadempimento dalla controparte può legittimamente rifiutarsi di eseguire la controprestazione,

giustificando il suo rifiuto con l'inadempimento di quest'ultimo – la risoluzione del contratto, che ha

l'effetto di cancellare le obbligazioni e consente alla controparte di liberarsi del tutto delle proprio

obbligazioni.

La mora del debitore: è la situazione giuridica che può determinarsi quando il debitore non esegue

entro il termine stabilito per l'adempimento: di solito quando si ha ritardo, infatti il termine mora significa

appunto ritardo. Dalla mora del debitore derivano conseguenze a carico del debitore stesso e vantaggiose

per il creditore; la mora può scattare solo se il ritardo del debitore è ingiustificato. La mora del debitore

presuppone che la prestazione non fatta entro il termine possa ancora essere eseguita, quindi non si parla

di mora del debitore:

 quando il ritardo nell'inadempimento si identifica con un inadempimento definitivo, perché la prestazione

non può più essere eseguita (ad es. l'immobile non viene consegnato al conduttore entro il termine

previsto perché il proprietario l'ha demolito)

 riguardo le obbligazioni del non fare: poiché un ritardo costituirebbe un inadempimento definitivo.

La costituzione in mora: gli effetti della mora non si producono immediatamente ma solo se il creditore

prende un'iniziativa: la costituzione in mora, consistente nella richiesta di adempimento, rivolta per iscritto

dal creditore al debitore ritardatario. Senza questo atto non c'è mora del debitore, né si hanno gli effetti

relativi ad essa. La regola però conosce tre eccezioni, che corrispondono a casi in cui gli effetti della mora

si producono automaticamente, senza bisogno di intimazione scritta. Sono i casi in cui:

 l'obbligazione deriva da fatto illecito extra contrattuale

 il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler adempiere

 l'obbligazione aveva un termine che è scaduto e doveva essere adempiuta al domicilio del creditore: qui la

ragione è che in queste obbligazioni l'adempimento è rimesso completamente all'iniziativa del debitore,

mentre il creditore ha un ruolo passivo, di semplice attesa.

Gli effetti della mora: il primo effetto opera nei riguardi delle sole obbligazioni pecuniarie e consiste nel

maturare degli interessi moratori. Quando il debitore pagherà, dovrà pagare oltre alla somma capitale

anche gli interessi sulla somma stessa, calcolati dal giorno della mora fino al giorno del pagamento. Il

tasso può variare: come regola, gli interessi sono calcolati al tasso legale (10%); ma se già prima della

mora erano dovuti interessi a un tasso superiore a quello legale, gli interessi moratori si calcolano a

questo tasso ultra legale. Gli interessi hanno funzione risarcitoria. Il secondo effetto della mora è lo

spostamento sul debitore del rischio di impossibilità della prestazione a lui non imputabile, in caso di

impossibilità l'obbligazione si estinguerebbe ma se l'impossibilità si verifica durante la mora, questa regola

non si applica: il debitore non è liberato e resta obbligato a risarcire il creditore. Il debitore a questo punto

ha solo un mezzo: smentire quella presunzione, cioè dimostrare che l'oggetto della prestazione sarebbe

andato ugualmente distrutto, anche se si fosse trovato presso il debitore, anche se il debitore avesse

eseguito la prestazione entro il termine stabilito per l'adempimento. Questa prova ha un limite: non libera

il debitore la restituzione di una cosa illecitamente sottratta.

Cessazione o purgazione della mora: gli effetti della mora vengono meno quando viene compiuto un

atto capace di cancellarne gli effetti. Può essere un atto del creditore che ad es. rinuncia agli effetti creati


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Riassunto per l'esame di Diritto Privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Istituzioni di Diritto Civile, Trabucchi (capitolo sulle obbligazioni) consigliato dal docente Conte. Gli argomenti sono: il termine obbligazione indica la materia dei diritti di credito. Obbligazione e credito sono sinonimi. I diritti di credito implicano la cooperazione di un altro soggetto: il debitore.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ferdinando10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Conte Giuseppe.

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