Il consumerism
La genesi: il fenomeno americano
Il tema della tutela dei consumatori comincia a fare il suo ingresso nella storia solo intorno agli anni '60 del secolo scorso. In quegli anni si assiste a una fortissima crescita economica che porta da un lato a un miglioramento della qualità dei beni e dei servizi offerti, dall'altro a un notevole sviluppo delle imprese. Tali imprese hanno fatto sempre più spesso ricorso a tecniche di “pressione” e di “condizionamento” del consumatore quali: il marketing, la pubblicità e il credito al consumo che hanno spinto i soggetti destinatari oltre i bisogni concreti e le capacità reddituali individuali.
È così che nasce la “società del consumo”, dove politiche di vendita sempre più esigenti e vertiginosi profitti delle imprese calpestano i diritti dei consumatori. Si evidenzia col tempo, pertanto, la necessità di regole volte a tutelare imprenditori concorrenti e consumatori finali, allo scopo di proteggere questi ultimi dall’abuso di potere contrattuale ed economico.
Le problematiche legate alla nuova tipologia di società prendono vita non a caso negli Stati Uniti d’America, nazione che conosce una crescita industriale intensa già dalla fine dell'800 e dove, in assenza di regolamentazioni efficaci, si sviluppa e si radica con forza il capitalismo monopolistico e oligopolistico. È proprio da qui che si sviluppa il “consumerism” (consumerismo), movimento d’opinione e d’azione che intorno al XX secolo promuove l’informazione e la consapevolezza dei diritti dei consumatori.
Fino ai primi del ‘900 pesano sul consumatore acquirente finale tutti gli oneri di controllo riguardo la qualità del bene acquistato, e, nel caso questo non corrispondesse alle aspettative o alle promesse del venditore, anche i costi sostenuti. Il criterio della responsabilità per colpa del venditore scattava solamente quando la negligenza di costui era talmente grave ed evidente da potersi configurare come truffa.
Il primo intervento normativo in difesa dei consumatori è lo Sherman Act del 1890, considerato come la prima disciplina “antitrust” del mondo. In realtà, lo scopo dello Sherman Act (applicato per la prima volta nel 1911 contro l’impero imprenditoriale della famosa famiglia Rockefeller) era quello di tutelare il piccolo commercio e la produzione artigianale dall’eccessivo potere dei monopolisti e delle grandi concentrazioni industriali, impedendo a coloro che si trovavano in questa posizione di vantaggio, di sfruttarla per danneggiare i concorrenti o per imporre il proprio potere su altri settori. La tutela del consumatore è quindi riflessa, rispetto a una principale esigenza di tutela del libero mercato.
Con il passare del tempo, la concorrenza sleale divenne reato, e la tutela del consumatore, vero e proprio anello debole del sistema, il principale scopo di questo provvedimento. Bisognerà attendere il 1906 per individuare un ulteriore intervento normativo, quando il Governo federale, pressato dalle prime proteste di massa contro l’aumento dei prezzi e gli scandali farmaceutici, decide di emanare una legge sulla genuinità delle sostanze alimentari e farmaceutiche (Pure Food and Drug Act) ed una riguardante la qualità delle carni (Meat Inspection Act).
Le motivazioni che fecero scoppiare la prima ondata del movimento consumerista erano dunque legate al capitalismo aggressivo e alle frodi alimentari. L’aumento immotivato dei prezzi al consumo e la commercializzazione di medicinali nocivi fecero scoppiare la seconda ondata di protesta intorno alla metà degli anni '30, ma i consumatori reagirono in modo deciso e, anche grazie agli scioperi di massa delle casalinghe, ottennero un rafforzamento delle leggi sulla genuinità degli alimenti e maggiori poteri per la Federal Trade Commission, un’agenzia indipendente del Governo degli Stati Uniti istituita nel 1914 con l’obiettivo di combattere l’uso di pratiche commerciali illecite e fraudolente.
Da questo quadro generale possono quindi evidenziarsi due differenti problematiche: la prima riguarda la necessità del consumatore di possedere delle informazioni fondamentali, senza le quali non può effettuare delle scelte oculate; la seconda invece attiene alla necessità, per questo vasto gruppo di persone, di avere una rappresentanza politica forte, capace di portare avanti attivamente i suoi interessi.
Sulla spinta di questi pressanti argomenti, nasce in questi anni la nota rivista "Consumers Research Bulletin", che testava i prodotti di largo consumo, a cui fece seguito un’associazione molto attiva ancora oggi, la “Consumer’s Union”, che si occupa di effettuare test e analisi su prodotti e servizi, i cui risultati vengono poi divulgati tramite pubblicazioni e trasmissioni radio-tv.
La terza ondata del movimento consumerista, che ha avuto inizio negli anni '50 ed è tutt’ora in corso, vede un consolidamento delle posizioni del consumatore e investe finalmente anche i paesi europei, fatta eccezione per l’Italia, dove l’interesse dell’opinione pubblica verso le istanze legate al consumo è perlopiù assente.
Negli USA, anche in questo caso pionieri della materia in esame, le modificazioni giurisprudenziali si spingono fino a interpretare la responsabilità dell’impresa commerciale nei confronti del consumatore come oggettiva, con un’inversione dell’onere della prova non più a carico dell’acquirente finale, che avrebbe dovuto dimostrare una negligenza grave ed evidente, ma a carico dell’azienda, la quale deve dimostrare che i danni provocati dall’utilizzo del bene non dipendono dal suo operato.
Negli anni sessanta salta agli onori della cronaca internazionale il caso di Ralph Nader, un giovane avvocato e giornalista americano che accusò la potente General Motors affermando in una sua pubblicazione che le vetture prodotte da questa azienda non erano sicure. L’impresa tentò di screditare Nader assoldando degli investigatori privati per farlo pedinare e delle prostitute per metterlo in situazioni compromettenti: Nader però si accorse del tranello, denunciò la General Motors e, oltre ad ottenere un cospicuo risarcimento per la violazione della privacy, costrinse l'azienda a porgere pubbliche scuse.
La General Motors, peraltro, ebbe grandi difficoltà a spiegare come mai, piuttosto che dimostrare l’efficienza e la sicurezza dei propri veicoli tramite tutti i mass-media a sua disposizione, avesse tentato di screditare e rovinare il suo accusatore. La guerra di Nader per la sicurezza automobilistica e il grande eco suscitato dalla pubblicazione di “Unsafe at Any Speed”, la sua pubblicazione, insieme alla preoccupazione per l’aumento dei prezzi al consumo e la commercializzazione di medicinali nocivi fecero scoppiare la seconda ondata di protesta intorno alla metà degli anni '30, ma i consumatori reagirono in modo deciso e, anche grazie agli scioperi di massa delle casalinghe, ottennero un rafforzamento delle leggi sulla genuinità degli alimenti e maggiori poteri per la Federal Trade. Inoltre, il caso di Nader è emblematico di come un singolo individuo possa portare a cambiamenti significativi per il bene comune, promuovendo la sicurezza e la tutela dei consumatori a livello mondiale.