Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Pagina 4 di 77 - 4 -

INTERPRETAZIONE: notevole importanza in campo politico e costituzionale, in quanto

1. attiene alla produzione del diritto e ai rapporti tra potere legislativo e giudiziario. Questo

aspetto si comprende se si osserva la storia. – 17 e 18 secolo: le cause sono decise

esclusivamente in base alla legge riguardante il caso specifico e l’interpretazione non era

ammessa. In caso di mancanza di norma intervenivano gli esperti a cui era concessa

l’interpretazione. – Sviluppo degli stati moderni: nascono i tribunali superiori. Nel

contempo si accentua la tendenza del sovrano a riservarsi l’interpretazione, in particolare

riguardo i suoi editti e le sue ordinanze. Il potere di produrre il diritto era suddiviso quindi

tra i tribunali e il sovrano. – Rivoluzione francese: l’interpretazione è affidato

esclusivamente al legislatore, mentre il giudice aveva solo il compito di applicare la legge. –

1804: Codice civile francese. Abolizione di tutte le decisioni precedenti e concessione al

giudice di decidere anche in mancanza di norma specifica del caso concreto. Di conseguenza

gli venne concessa l’interpretazione, ma non vi era il precedente giudiziario. – ‘800 e ‘900:

Scuola della libera ricerca del diritto, la quale dà al giudice l’obbligo di rispettare i comandi

espressi dalla legge, ma laddove non vi sia una legge precisa o che risulti dubbia spetta a lui

ricercare una soluzione consona.

POTERI DEL GIUDICE: la loro ampiezza dipende dalla tecnica legislativa. Una

2. legislazione fatta di principi generali lascia largo spazio all’interpretazione

giurisprudenziale. Ma tutto ciò comporta alcuni inconvenienti: - INCERTEZZA: diversi

giudici potrebbero decidere in maniera differente riguardo il medesimo caso; - la possibilità

di elaborare regole davvero ADEGUATE; - INFLUENZA POLITICA da parte del

giudice nell’interpretazione. Infatti egli potrebbe decidere in basi a propri criteri politici.

Capitolo 2

L’ordinamento giuridico si suddivide in:

DIRITTO PUBBLICO, ha per oggetto l’organizzazione dello Stato, degli enti pubblici

- territoriali e gli altri enti pubblici, ovvero quelli che sono costituiti per realizzare

interessi collettivi. Inoltre rientrano nel diritto pubblico i rapporti reciproci di questi enti

quando riguardano l’esercizio delle loro funzioni pubbliche e i rapporti di questi con i

privati quando in essi si manifesta la supremazia dell’ente pubblico e la soggezione del

privato;

DIRITTO PRIVATO regola i rapporti reciproci degli individui sia nel campo personale

- che in quello patrimoniale. Regola anche l’organizzazione e l’attività di società,

associazioni e altri enti privati. Esso nel secolo scorso era considerato lo “statuto dei

privati”, inteso come la specificazione dei diritti dell’uomo ed era caratterizzato da un forte

individualismo. Oggi esso si caratterizza per l’adozione di particolari strumenti tecnici:

come impresa-proprietà-contratto-società-obbligazione. E di particolari principi: come

uguaglianza-autonomia-concorrenza-divieto dell’autotutela.

Si è detto che il diritto pubblico assume un carattere di supremazia nei confronti di quello privato,

ma ciò non è sempre vero. Infatti i poteri di supremazia sono contenuti in limiti definiti in relazione

alle necessità pubbliche e ad un giusto contemperamento tra interessi pubblici e privati. Di

conseguenza al di fuori di tali limiti trovano applicazione le regole dettate dal diritto privato.

E’ importante da ricordare anche che spesso l’ente pubblico preferisce ricorrere agli strumenti del

diritto privato, per esempio nel caso in cui un comune vuole acquistare un determinato terreno.

Pagina 5 di 77 - 5 -

Capitolo 4

ASPETTI GENERALI DEL DIRITTO PRIVATO

DIVIETO DELL’AUTOTUTELA PRIVATA: la regola giuridica ha la finalità di assicurare il

pacifico convivere e lo sviluppo dei consociati. Per raggiungere ciò non basta indicare cosa spetti a

ciascuno, ma è necessario disciplinare il procedimento di attuazione del diritto.

Tutti gli ordinamenti progrediti vietano al privato di farsi giustizia da sé. Il divieto riguarda

qualsiasi atto di chi, al fine di realizzare un proprio interesse, leda un diritto dell’obbligato o

lo privi del potere di fatto finora esercitato su una cosa. Esempio art. 1168 cod. civ. passaggio su

un terreno.

L’autotutela implica responsabilità civile e, talvolta, nei casi più gravi costituisce reato ed è soggetta

a sanzioni penali.

Tuttavia esiste qualche deroga a tale divieto ed è consentita dalla legge in particolari casi. Per

esempio quando sia necessaria per difendere un proprio o altrui diritto contro un’aggressione

attuale, ma la difesa deve essere sempre proporzionata all’offesa: art. 2044 cod.civ.

Un altro caso in cui l’autotela è consentita consiste nel fatto che un creditore che detiene un bene

del suo debitore può trattenerlo finchè il debitore non adempi il debito.

DIRITTO SOGGETTIVO: nel mondo giuridico esistono varie posizioni i cui schemi sono

espressione della realtà storica.

Nel diritto privato la più importante è proprio il diritto soggettivo.

Insieme di pretese, facoltà, immunità e poteri riconosciuti al singolo per la soddisfazione di un

suo interesse secondo il suo libero apprezzamento. Esso è definito in modo tale che ad esso

corrisponda sempre un dovere.

I diritti soggettivi si distinguono in:

- diritti relativi: attribuiscono a una persona pretese che questa può far valere solo nei

confronti di una o più persone determinata (credito di una somma di denaro). Questi possono

anche avere per oggetto un’astensione (diritto derivante da un patto di non concorrenza);

- diritti assoluti: attribuiscono a una persona pretese che questa può far valere nei confronti di

una moltitudine di persone indeterminata (diritto di proprietà, il brevetto).

Da un altro punto di vista i diritto soggettivi si distinguono in:

diritti della personalità: diritto alla vita, al nome, all’onere, alla libertà di movimento,

- all’integrità fisica. Questo tipo di diritti sono intrasmissibili;

diritti patrimoniali: hanno per contenuto un’utilità economica e sono trasmissibili. Essi a

- loro volta si suddividono in: 1. diritti patrimoniali assoluti: proprietà, diritti assoluti sulle

cose e sulle opere dell’ingegno e le invenzioni; 2. diritti patrimoniali relativi, ovvero

quelli di credito e i rapporti che ne derivano: obbligazioni.

Carattere essenziale del diritto soggettivo è la libertà nel suo esercizio da ogni intervento esterno,

attribuendo al singolo una zona di potere nella quale egli può muoversi liberamente. Questo

aspetto appare chiaramente il diritto soggettivo viene messo a confronto con la nozione di

POTESTA’, ovvero potere attribuito a una persona per l’esercizio di una FUNZIONE rivolta a

proteggere e realizzare un interesse altrui. La figura principale di tale potere consiste nella

DISCREZIONALITA’: possibilità di decisione finalizzata proprio alla realizzazione dei

determinati interessi. Ciò non vuol dire comunque che non sia sottratta a controlli esterni e

nemmeno a sanzioni giuridiche in caso di abuso.

AUTONOMIA PRIVATA: potere del singolo di regolare nel modo che ritiene maggiormente

opportuno i rapporti giuridici. Essa si esplica tramite i NEGOZI GIURIDICI: dichiarazioni

dispositive alle quali l’ordinamento fa seguire effetti giuridici conformi all’intento del

dichiarante e si svolge entro i limiti posti dal diritto. Questi richiedono l’accordo di entrambi le

parti che sono coinvolte. Pagina 6 di 77 - 6 -

Altri aspetti fondamentali del diritto privato sono:

- STABILITA’

- DINAMICA

- CONCORRENZA

- SOLIDARIETA’. Capitolo 5

NORMA GIURIDICA: consiste in un comando. Quindi se a un soggetto è comandato di tenere un

certo comportamento è oggetto di un dovere. Da qui nasce la definizione di DOVERE

GIURIDICO: esso può avere per oggetto un’azione (pagare, trasportare) oppure un’astensione (non

costruire, non diffamare). Esso è sempre imposto per la realizzazione di un determinato

interesse. Se di questo interesse è portatore un soggetto al quale sia attribuita la possibilità di

pretendere l’adempimento del dovere, diciamo che questi è titolare di una PRETESA. Per

esempio al dovere del debitore corrisponde la pretesa del suo creditore. La presenza della pretesa

correlata al dovere è una costante del diritto privato, ma non del diritto pubblico.

OBBLIGO: dovere corrispondente ad una pretesa. Termine strettamente correlato a quello di

pretesa. Infatti dire che A ha nei confronti di B l’obbligo di tenere un certo comportamento equivale

a dire che a B spetta la corrispondente pretesa nei confronti di A.

FACOLTA’: possibilità di scelta. Per esempio il proprietario di una macchina ha la facoltà di

utilizzarla, demolirla e così via. L’esercizio di una facoltà presuppone che esso non sia impedito

da altri. Tuttavia essa è protetta contro certi tipi di interferenza, ma non verso altri. Per esempio la

facoltà di un commerciante di trattare un affare con un cliente non è protetto contro la concorrenza

di chi voglia cercare di sottrarglielo offrendo condizioni migliori, ma è protetto contro la

concorrenza sleale.

POTERE: possibilità di operare modifiche, creazioni, trasferimenti o estinzioni di pretese e obblighi

nel modo voluto.

SOGGEZIONE: situazione di chi subisce le conseguenze dell’esercizio del potere giuridico.

IMMUNITA’: deriva dalla mancanza di potere. Se A non ha il potere di modificare una certa

situazione giuridica di B, diciamo che B ha una corrispondente immunità. Esempio importante

è quello del debitore e il creditore. Infetti il creditore non soddisfatto potrà appropriarsi dei beni del

debitore, ma non di tutti, i quali sono soggetti all’immunità, come quelli sacri.

DIRITTO SOGGETTIVO: vedi cap 4.

ASPETTATIVA: avviene quando alcuni elementi da cui dipende l’acquisizione di un diritto

non si sono ancora verificati. Quando essa non viene presa in considerazione dalla legge è

chiamata, aspettativa di fatto. Esempio i figli di una persona si attendono di succederle alla sua

morte.

Al contrario quando la legge tutela l’aspettativa questa viene detta, aspettativa di diritto. Esempio

quando si vieta atti che possano impedire il perfezionarsi del diritto (art. 1358 cod. civ.).

Essa si può definire come un diritto in formazione e assume la natura del diritto che sta andando a

formare. Pagina 7 di 77 - 7 -

DIRITTO POTESTATIVO: potere di determinare, mediante un proprio atto di volontà, una

modificazione della sfera giuridica di un altro soggetto, il quale non può che subirla. Esempio

il diritto di riscatto (art. 1500 cod. civ. oppure il diritto di prelazione).

ONERE: comportamento non obbligatorio, ma richiesto come presupposto per l’esercizio di

un potere. Esempio il compratore di una cosa difettosa, se vuole potersi valere dei rimedi di legge,

ha l’onere di denunciare i difetti al venditore entro otto giorni dalla scoperta (art. 1459 comma 1

cod. civ.). SEZIONE SECONDA

I SOGGETTI

Capitolo 6

CAPACITA’ GIURIDICA: capacità di una persona di essere soggetta di diritti e di obblighi.

La capacità giuridica si acquista al momento della nascita: art. 1 cod. civ.

Tuttavia la legge prende in considerazione anche il concepito. Infatti egli può ricevere per

donazione o per successione a causa di morte, alla condizione che successivamente egli nasca vivo:

art. 1 comma 2 cod. civ. Il nascituro potrà rimanere in vita anche solo per pochi attimi, ma questi

bastano per consolidare l’acquisto, con la conseguenza che il bene verrà trasmesso agli eredi

legittimi. Inoltre la legge ammette che vengano lasciati beni al figlio non ancora concepito di una

data persona vivente. Questo acquisterà l’eredità se e quando nascerà, altrimenti il bene verrà

trasmesso secondo le disposizioni sussidiarie dettate dallo stesso testatore o in alternativa dalla

legge: art. 42 comma 3 cod. civ.

CAPACITA’ DI AGIRE: capacità di disporre dei propri diritti e di assumere impegni

mediante manifestazioni di volontà.

Le cause principali che possono escludere o limitare la capacità d’agire attengono alla mancanza o

alla riduzione della capacità di intendere e di volere e consistono:

MINORE ETA’: infatti la capacità d’agire si ottiene con il raggiungimento della maggiore

- età, ovvero al compimento dei 18 anni: art. 2 cod. civ., in quanto si ritiene che con essa

venga raggiunta la maturità mentale per poter agire giuridicamente. Il negozio giuridico

compiuto dal minore è annullabile: art. 1425 cod. civ. Qualora si tratti di parole dette da un

bambino in tenera età il negozio giuridico e completamente inesistente quindi non è

necessario chiedere l’annullamento. Per l’annullamento di un atto compiuto da minorenne

non è necessario provare che esso procuri un danno. La cura del minore spetta ai genitori

i quali hanno un insieme di poteri definito: POTESTA’. Con la riforma del 1975 tale

potere fu attribuito a entrambi i genitori, ma fino ad allora spettava solo al padre.

In caso di contrasto fra i genitori su questioni importanti è previsto l’intervento del giudice,

il quale deve cercare di favorire un accordo in mancanza del quale prenderà la decisione

migliore secondo la sua opinione. Qualora vi sia un’urgenza particolare la decisione

aspetterà al padre andando anche contro il volere della madre.

Dalla potestà derivano altri poteri:

MANTENIMENTO;

1. SORVEGLIANZA, implica il potere di tenere il figlio presso di sé o di scegliere una

2. determinata dimora. Se il figlio se ne allontana senza consenso hanno il potere di

richiamarlo ricorrendo al giudice tutelare: art. 318 cod. civ. inoltre, devono controllare

le frequentazioni del figlio e hanno il potere di intercettarne la corrispondenza.

Tutto ciò deve comunque avvenire in base all’età del figlio. Da questo diritto deriva la

Pagina 8 di 77 - 8 -

RESPONSABILITA’ CIVILE dei genitori nei confronti degli atti illeciti commessi dal

figlio: art. 2048 cod.civ.

POTERE D’EDUCAZIONE: facoltà di compiere scelte delicate riguardanti il percorso

3. di studi e l’educazione religiosa;

POTERE-DOVERE DI AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E

4. RAPPRESENTANZA LEGALE: ciò avviene negli atti che non presuppongono scelte

strettamente personali. Qui si introduce il concetto di ORDINARIA

AMMINISTRAZIONE: sono quegli atti di disposizione del reddito e atti che

riguardano il miglioramento e la conservazione dei beni compresi nel patrimonio.

Invece, sono considerati di STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE gli altri atti e

in particolare quelli di disposizione del capitale. I genitori hanno l’USUFRUTTO

LEGALE sui beni del figlio, tranne quelli che egli si è acquistato con il proprio lavoro:

art. 324 cod. civ.

La sanzione per violazione di tali doveri consiste nella decadenza della potestà, nella

rimozione dell’amministrazione, nella privazione o limitazione dell’usufrutto legale e altri

provvedimenti che il tribunale ritiene opportuni: art. 330, 333, 334 cod. civ.

Se entrambi i genitori sono morti o non possono esercitare la potestà, si apre la TUTELA:

art. 343 cod. civ. Tale persona può essere nominata da colui che abbia esercitato per ultimo

la potestà, oppure, in mancanza, viene nominato tutore una persona particolarmente vicina al

minore: art. 348 cod. civ.

Il tutore i compiti di: cura della persona, rappresentarla in tutti gli atti civili e amministrare i

beni: art. 357 cod. civ. Tutto ciò avviene sempre sotto il controllo del giudice tutelare.

Il minore che abbia compiuto i 16 anni potrà per gravi motivi e senza il permesso contrarre

matrimonio, ciò vuol dire che egli ha acquistato l’EMANCIPAZIONE: capacità di

compiere da solo gli atti di ordinaria amministrazione. Per gli altri, tuttavia, occorre

l’assistenza del CURATORE, figura differente dal tutore in quanto non sostituisce il

minore, ma lo assiste.

INTERDIZIONE: abituale infermità di mente che rende incapace di provvedere ai

- propri interessi, quindi privo della generale capacità giuridica. Egli è assoggettato ad

una tutela alla quale si applicano le disposizioni della tutela dei minori: art. 424 cod. civ;

INABILITAZIONE: infermità mentale non grave la quale limita solo la capacità di

- compiere atti di straordinaria amministrazione e l’inabilitato viene affidato ad un

curatore: art. 414 e 415 cod. civ. Forte somiglianza con i minori emancipati. Sono

considerati tali coloro che per mancanza di capacità di intendere e di volere momentanea

dovuta all’abuso di alcool o stupefacenti recano gravi danni a se stesse o ai loro famigliari.

Inoltre anche i sordomuti o ciechi dalla nasciti che non hanno potuto ricevere un’adeguata

educazione.

Entrambe queste due situazioni possono essere revocate con una sentenza quando venga a meno la

causa in base all’art. 429 del codice civile.

Per coloro che a causa di una menomazione fisica o mentale, dovuta in particolar modo

- all’età, la legge ha previsto la possibilità di disporre di un AMMINISTRATORE DI

SOSTEGNO. Egli agisce solo per determinati atti o categorie di atti, precisati nel

provvedimento della sua nomina e può essere disposto anche solo per un tempo determinato.

Il decreto con cui viene effettuata la sua nomina contiene anche le indicazioni sull’oggetto

dell’incarico, degli atti che l’amministratore ha il potere di compiere in nome e per conto del

suo beneficiario e quelli che, invece, il beneficiario può compiere solo con l’assistenza

dell’amministratore. Nello svolgimento del suo compito l’amministratore deve tener conto

dell’interesse, dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario e deve sempre informarlo degli

atti da compiere. In caso di contrasti con il beneficiario deve avvertire il giudice tutelare. Gli

atti compiuti in violazione di disposizioni di legge sono annullabili. Qualora vengono meno i

presupposti per l’amministrazione questa viene revoca dal giudice tutelare su istanza del

Pagina 9 di 77 - 9 -

beneficiario o dell’amministratore stesso. Tale figura è regolata a partire dall’art. 400 fino

all’art. 413 cod. civ.

Tutte queste figure si trovano nello stato di INCAPACITA’ LEGALE che può essere:

ASSOLUTA: minori e interdetti i quali non possono stipulare validamente nessun negozio

- giuridico;

RELATIVA: minori emancipati, inabilitati, beneficiari dell’amministratore di sostegno, i

- quali possiedono una capacità d’agire limitata.

Tale incapacità deve essere distinta da quella NATURALE: effettiva incapacità di intendere e di

volere. Tra essi esiste una relazione, poiché l’incapacità legale sussiste nelle ipotesi in qui

normalmente non vi è l’incapacità naturale. Ma si tratta di una coincidenza incompleta. Per esempio

il minore precoce può avere una piena capacità di intendere e di volere, ma non possiede ancora la

capacità giuridica di agire. Al contrario una persona può avere la piena capacità d’agire pur non

avendo la capacità naturale, in quanto non è stato effettuato un provvedimento di interdizione.

Quando vi è l’incapacità legale i negozi giuridici stipulati sono sempre annullabili.

Più delicata la situazione diventa quando vi è esclusivamente l’incapacità naturale. Questo perché

non essendoci l’incapacità legale l’annullamento non è immediato anche se si cerca di tutelare gli

interessi dell’incapace. Qui, di conseguenza, si viene a creare un conflitto con la controparte che il

diritto cerca di risolvere attraverso alcune leggi:

i negozi del diritto di famiglia compiuti da chi si trovi in uno stato d’incapacità naturale

- possono essere annullati: art. 120 cod. civ;

annullabile è anche il testamento: art. 591 comma 3 cod. civ. e la donazione: art. 775 cod.

- civ;

gli atti unilaterali sono annullabili solo se gravemente dannosi per l’incapace: art. 428

- comma 1 cod. civ;

fortemente tutelato è il campo degli affari e quindi per annullare un contratto non è

- necessario provare il grave pregiudizio che reca all’incapace, ma si deve dimostrare anche la

malafede del contraente: art 428 comma 2 cod. civ.

Infine l’incapace di intendere e di volere non risponde civilmente degli atti illeciti, a meno che il

suo stato d’incapacità non si dovuto a sua colpa: art. 2046 cod. civ.

Tale capacità è da valutarsi caso per caso e ha maggior rilevanza la capacità naturale rispetto che

quella legale.

Il condannato alla reclusione superiore ai 5 anni, durante la pena, è considerato interdetto legale.

Ciò implica gli stessi effetti dell’interdizione e quindi tutti i suoi atti sono nulli. A differenza

dell’interdetto normale, il quale viene tutelato, il condannato vuole essere punito.

Per tutelare la personalità umana il diritto riconosce a ciascun individuo alcuni diritti e libertà

fondamentali:

INVIOLABILITA’ FISICA: ledere l’integrità fisica della persona altrui costituisce atto

- illecito;

LIBERTA’ FISICA DI MOVIMENTO e LIBERTA’ DI FARE O NON FARE: tutto ciò

- deve avvenire nell’ambito del rispetto dei diritti altrui. Tali libertà danno origine a ben

noti problemi di diritto pubblico. Per quanto riguarda il diritto privato ciascuno può

impegnarsi contrattualmente a svolgere un’attività personale, ma a tutela della personalità

umana la legge ammette vincoli precari o di breve durata. Per esempio il lavoratore può

recedere il suo contratto qualora lo desideri, l’unico obbligo è quello del preavviso;

LIBERTA’ DI RELIGIONE, DI PAROLA, DI OPINIONI POLITICHE: ognuno è libero di

- credere a ciò che vuole. Per il diritto privato sono previste alcune sanzioni e rimedi: dalla

responsabilità civile di chi organizzi o partecipi a un boicottaggio contro appartenenti a un

particolare gruppo religioso, alla nullità del licenziamento a causa di particolari idee

politiche del lavoratore, inoltre, si considera illecito e privo di effetti il negozio che tenda ad

influenzare l’esercizio di tali libertà con remunerazioni o altri incentivi;

Pagina 10 di 77 - 10 -

DIRITTO AL NOME: la legge consente di agire in giudizio contro colui che contesti il

- diritto all’uso del proprio nome ed anche contro chi ne usi indebitamente cagionando

danno. Danno che può essere di natura patrimoniale o non. In tale sede si potrà chiedere che

venga eliminato il fatto illecito ed, inoltre, un risarcimento danni. La sentenza potrà essere

pubblicata in giornali per togliere la confusione che è scaturita. Analoga sentenza è utilizzata

anche per lo PSEUDONIMO: art. 9 cod. civ;

DIRITTO ALL’ONERE: tutelato contro l’ingiuria e diffamazione;

- DIRITTO ALLA RISERVATEZZA DELLA VITA PRIVATA: per ciò la costituzione

- garantisce a ciascuno l’inviolabilità di domicilio e la segretezza della corrispondenza e

ogni altra forma di comunicazione.

La legge distingue in base all’art. 43 cod. civ:

DIMORA: luogo in cui la persona si trova attualmente, anche per breve tempo;

1. RESIDENZA: luogo in cui la persona ha la dimora abituale;

2. DOMICILIO: luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e

3. interessi.

DIRITTO ALLA VERITA’ PERSONALE: lesa quando si diffondono sul conto di una

- determinata persona notizie non vere tali da alterarne la sua immagine agli occhi del

pubblico.

Quando una persona non è più comparsa nel luogo del suo ultimo domicilio o della sua ultima

residenza e non si hanno più notizie di essa il tribunale può nominare un curatore per la

conservazione del patrimonio di tale persona: art. 48 cod. civ.

Passati due anni dall’ultima notizia il tribunale può dichiarare l’ASSENZA e immettere nel

possesso temporaneo del patrimonio coloro che ne sarebbero stati gli eredi: art. 49 e 50 cod. civ.

Ma questi, pur potendo usufruire dei profitti dei beni, dovranno conservare il patrimonio in caso di

ritorno dello scomparso.

Dopo 10 anni dall’ultima notizia il tribunale può dichiarare la MORTE PRESUNTA: art. 58, 60 e

61 cod. civ. Quindi gli eredi acquisteranno la vera e propria proprietà del patrimonio e il coniuge

potrà contratte un nuovo matrimonio.

Se dopo tutto ciò la persona dovesse tornare o se ne prova l’esistenza recupererebbe il suo

patrimonio nello stato in cui si trova: art. 66 cod. civ. e il nuovo matrimonio diventerebbe nullo.

Capitolo 7

PERSONE GIURIDICHE: enti i quali sono soggetti di rapporti giuridici e per ciò ad essi spettano

gli stessi diritti e doveri delle persone fisiche. Tuttavia non è possibile porli sullo stesso piano, in

quanto le persone giuridiche sono lo strumento delle persone fisiche e sono costituite da

quest’ultime per realizzare i propri interessi. Lo Stato stesso è una persona giuridica!!!

Le persone giuridiche vengono costituite per realizzare interessi di carattere generale, quindi è

necessario che un ente si faccia portatore istituzionale di tali interessi. Altre volte può trattarsi di

uno scopo non di carattere generale, ma, comunque, per il quale non bastano le forze di un singolo,

ma occorrono le attività e i mezzi materiali coordinati di più persone.

Nel diritto privato quando si parla di persone giuridiche si fa riferimento a:

ISTITUZIONI: hanno uno scopo prestabilito nell’atto costitutivo ed è prevalentemente

- immutabile. Tale scopo ha per lo più un carattere generale, o, comunque, riguarda una

particolare categoria di persone. Ma in qualsiasi caso ai beneficiari non spetta di dominare

l’ente. Fra le istituzioni ritroviamo:

1. FONDAZIONI: creata da una o più persone con un atto pubblico o tramite testamento

(art. 14 cod. civ.) per attuare la destinazione di un patrimonio a un determinato scopo.

Questo può essere di natura culturale, scientifica, assistenziale. Tale scopo, come si può

vedere, persegue finalità esterne ed è questa la caratteristica fondamentale delle fondazioni

in particolare e delle istituzioni in generale.

Pagina 11 di 77 - 11 -

L’atto costitutivo contiene le denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo,del

patrimonio e della sede e le norme sull’ordinamento e amministrazione e deve, anche,

determinare i criteri e le modalità di erogazione delle rendite, art. 16 cod. civ.

Una fondazione ottiene la personalità giuridica con il riconoscimento amministrativo,

concesso o meno con gli stessi criteri delle associazioni (vedi di seguito).

Tutti i fatti principali che riguardano la fondazione devono essere pubblicati sul REGISTRO

DELLE PERSONE GIURIDICHE.

Nell’atto costitutivo della fondazione si ritrovano, inoltre, le modalità con cui devono essere

nominati gli amministratori, se ciò non avviene allora sarà l’autorità amministrativa a

designarli in base all’articolo 25 comma 1 del codice civile. Quest’ultima inoltre

controllerà l’attività di tali amministratori per assicurare che il patrimonio venga

effettivamente utilizzato per lo scopo stabilito e non per interessi interni alla fondazione.

Inoltre annulla tutte quelle deliberazioni contrarie o non previste nell’atto costitutivo,

all’ordine pubblico e al buon costume e può sciogliere l’amministrazione, nominando un

commissario straordinario qualora gli amministratori non agiscano secondo lo statuto o lo

scopo scelto: art. 25 cod. civ.

Come già detto lo scopo da raggiungere è stabilito dall’atto costitutivo e difficilmente può

essere mutato. Ma se lo scopo si esaurisce oppure diviene impossibile o di scarsa utilità o,

ancora, il patrimonio diviene insufficiente, l’autorità governativa può TRASFORMARE la

fondazione, pur non allontanandosi troppo dallo scopo iniziale: art. 28 comma 1 cod. civ.

Tuttavia ciò non può accadere quando i fatti che vi danno luogo sono considerati , nell’atto

di costituzione, causa d’estinzione. Un’altra soluzione può essere quella della FUSIONE con

altre fondazioni che abbiano uno scopo analogo. Infine, la fondazione si estingue per i

motivi designati nello statuto, oppure in caso di raggiungimento dello scopo e nella sua

impossibilità: art. 27 comma 1 cod. civ. sempre se l’autorità governativa non ne ordini la

trasformazione;

COMITATI: gruppo di persone che raccolgono presso terzi fondi destinati ad uno scopo

2. annunciato. Per esempio i comitati promotori di opere pubbliche, mostre: art. 39 cod.

civ.

Come in tutte le istituzioni lo scopo annunciato costituisce un vincolo che grava sui fondi

raccolti.

Qualora il comitato ottiene la personalità giuridica diviene una vera e propria fondazione:

art. 41 cod. civ. In assenza di ciò delle obbligazioni assunte non risponde solo il fondo

raccolto, ma anche i componenti personalmente e solidalmente. Tuttavia, i fondi possiedono

una certa autonomia, in quanto non appartengono più a coloro che gli hanno donati e non

appartengono nemmeno ai singoli componenti. Chi si occupa del patrimonio del comitato

diviene personalmente e solidalmente responsabile di esso.

Nel caso in cui i fondi non siano più sufficienti allo scopo o questo non sia più attuabile, o

raggiunto lo scopo si abbia un residuo di fondi l’autorità governativa stabilisce la

devoluzione dei beni se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione: art.

42 cod. civ.

CORPORAZIONI: gruppi che gestiscono personalmente la propria organizzazione e

- dispongono liberamente del patrimonio comune. Generalmente si tratte di enti con il fine di

perseguire interessi personali o comunque interni a loro. Fra questi troviamo:

ASSOCIAZIONI: organizzazioni collettive private, formate da più persone che perseguono

1. uno scopo comune di natura ideale (culturale, religioso, politico) o comunque diverso da

un’attività economica.

Nasce per effetto di un accordo: ATTO COSTITUTIVO redatto in forma pubblica (art. 14 e

2699 cod. civ.) e dovrà indicare la denominazione, il patrimonio e la sede. Tutti elementi

sottoposti al controllo dell’autorità governativa. Inoltre in questo momento si stabiliscono le

regole di funzionamento dell’associazione: STATUTO.

Pagina 12 di 77 - 12 -

In Italia la libertà di associazione è garantita dalla costituzione all’articolo 18. L’unico limite

imposto è quello della laicità. Anche se c’è piena libertà di associarsi ogni associazione può

decidere se accettare o meno un nuovo membro in base ai requisiti dettati dallo statuto.

Inoltre un associato può sempre recedere dall’associazione se non ha assunto l’obbligo di

adesione per un tempo determinato, a meno che non vi sia una giusta causa (art. 24 comma

2 cod. civ.). Qui la legge impone alcuni limiti. Infatti l’impegno dell’adesione a vita è

considerato nullo. Annullabile è anche l’adesione per tempi troppo lunghi, 30 anni. Infine un

simile impegno è sempre nullo nel caso di associazioni di carattere religioso o politico: art.

1418 e 1343 cod. civ.

Un’associazione può escludere un proprio membro. Tuttavia l’esclusione deve essere

deliberata dall’assemblea e per motivi gravi. Essa potrà venire impugnata, ma l’autorità

giudiziaria potrà controllare solo se l’esclusione sia avvenuta secondo i criteri dettati dallo

statuto e la presenza di motivazioni discriminatorie o un’esagerazione di motivazioni: art.

23 e 24 comma 3 cod. civ.

Cessata l’appartenenza all’associazione l’escluso non può pretendere che gli venga liquidata

una quota del patrimonio sociale in base agli art. 24 ultimo comma e 37 cod. civ.

Anche le associazioni, come le istituzioni, ottengono la personalità giuridica con il

riconoscimento da parte dell’autorità amministrativa. Ciò avviene quando vi è la più netta

separazione tra il patrimonio dell’ente e le persone ad esso appartenenti. Il controllo

dell’autorità amministrativa sarà sempre presente anche dopo il riconoscimento. Infatti essa

dovrà esaminare e approvare le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto.

Gli atti più importanti delle associazioni dovranno essere pubblicati nel registro delle

persone giuridiche

Ciò che comporta il mancato riconoscimento è esclusivamente una riduzione del controllo

dell’autorità amministrativa su di queste e delle differenze rispetto alla responsabilità per i

debiti e la pubblicità, nelle quali è inferiore.

L’organo principale dell’associazione consiste nell’ASSEMBLEA DEGLI ASSOCIATI.

Essa delibera in base al principio maggioritario. La convocazione, le presenze per la validità

degli atti e le maggioranze necessarie sono stabilite dalla legge secondo gli artt. 20 e 21

cod. civ.

Tutte le deliberazioni dell’assemblea possono essere impugnate dinanzi all’autorità

giudiziaria. La quale dovrà tutelare gli interessi dei singoli, senza però ledere quello

dell’associazione.

Importante è il DECENTRAMENTO.

Per ciò che concerne l’estinzione, come tutti gli enti finora analizzati, si estingue quando lo

scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile o, ancora, i mancanza di tutti gli associati

(art. 27 cod. civ.). Inoltre vi è l’estinzione per decisione dell’assemblea degli associati (art.

21 cod. civ.).

Prima della vera e propria estinzione c’è una fase definita LIQUIDAZIONE, nella quale si

portano a termine i rapporti giuridici pendenti e si pagano i creditori. I beni rimanenti

verranno devoluti secondo le disposizioni dello statuto o quelle dell’assemblea. In mancanza

sarà l’autorità governativa a gestire la cosa. Esaurita la liquidazione l’associazione sarà

estinta: art. 30 e 31 cod. civ;

2. SOCIETA’: l’unica differenza rispetto all’associazione consiste nella diversa natura dello

scopo: alle società si partecipa per scopi economici il che dà diritto a una quota di

liquidazione alla fine del rapporto.

Ritornando al concetto di persona giuridica, perché si possa parlare di persona giuridica occorre

essere in presenza di un PATRIMONIO che sia staccato dal patrimonio di qualsiasi persona fisica e

sia sottoposto a vicende autonome dirette a realizzare un determinato scopo. Per ciò si parla di

AUTONOMIA PATRIMONIALE: patrimonio che subisce solo le operazioni deliberate e attuate

dagli organi dell’ente, ma non le vicende dei singoli soggetti. L’autonomia può essere:

Pagina 13 di 77 - 13 -

PERFETTA: separazione patrimoniale è netta e completa. I soci non rispondono dei debiti

- della società e il patrimonio non è assoggettato alle pretese dei creditori particolari dei

singoli soci. Questo tipo d’autonomia la troviamo, in particolar modo, nelle società per

azioni;

ATTENUATA: il patrimonio non è del tutto insensibile alle vicende patrimoniali dei singoli

- partecipanti ed è soggetto a disgregazioni a causa delle pretese dei creditori di questi.

Quanto più netta è la separazione tanto più è rigorosa la disciplina di legge intesa ad assicurare la

tutela dei creditori sociali, degli interessati e del pubblico in generale. Quindi si accentuano gli

obblighi di pubblicità, controlli pubblici, formalità e cautele per le operazioni che possono

pregiudicare i creditori sociali, tipicità delle strutture organizzative.

L’autonomia patrimoniale, infine, implica che l’ente operi nel mondo del diritto come un soggetto

giuridico distinto. Esso ha una denominazione, può stipulare contratti, acquistare diritti e assumere

obblighi e stare in giudizio.

ORGANO AMMINISTRATIVO: elemento essenziale in tutte queste organizzazioni. Costituito da

una o più persone che hanno il compito di amministrare il patrimonio dell’ente.

ASSEMBLEA GENERALE: presente essenzialmente nelle corporazioni ed ha il compito di

deliberare qualsiasi decisione. E’ costituita dai membri dell’ente.

ORGANI DI CONTROLLO: presenti nelle società per azioni.

ULTERIORI ORGANI: compito di rappresentare e difendere particolari interessi, art. 2415 cod.

civ. SEZIONE TERZA

NOZIONI PRELIMINARI SUI BENI

E SUI DIRITTI PATRIMONIALI

Capitolo 10 e 11 e 12

Il diritto soggettivo attribuisce e garantisce al suo titolare determinate utilità. Esse derivano talvolta

dall’uso (entro limiti più o meno ampi) di una cosa o di un’energia che abbia valore economico.

Altre volte derivano da un comportamento altrui: la PRESTAZIONE, la quale può essere positiva o

negativa: può cioè consistere in un’azione (dare o fare) o in un’astensione.

A questa diversità d’oggetto si collega la distinzione tra i diversi tipi di DIRITTI PATRIMONIALI:

- DIRITTI REALI: diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche legalmente garantite o

alcune di esse. Correlativo al diritto reale è il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o

turbarne l’esercizio. Classificazione dei diritti reali:

1. PROPRIETA’: principale e consente di godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo,

entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento: art 832 cod. civ;

2. DIRITTI REALI DI GODIMENTO: diritti di trarre determinate utilità dall’uso della cosa altrui e

sono:

- USUFRUTTO: usare la cosa altrui e trarne i frutti, rispettando però la destinazione economica;

- USO: simile all’usufrutto, ma con contenuto più limitato, in quanto chi la usa può usufruire solo

nella misura dei propri bisogni e della sua famiglia;

- ABITAZIONE: abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della famiglia;

- SUPERFICIE: utilizzare il suolo altrui per una costruzione;

- SERVITU’: peso imposto sopra un fondo (servente) per l’utilità di un altro fondo (dominante)

appartenente a diverso proprietario;

- ENFITEUSI: utilizzare un fondo e farne propri i frutti, in perpetuo o per lunga durata, con

l’obbligo di migliorare il fondo stesso e pagare al proprietario un canone periodico.

Pagina 14 di 77 - 14 -

3. DIRITTI REALI DI GARANZIA: attribuiscono il potere di disporre di una determinata cosa

qualora il credito, che con essa si è voluto garantire, non venga soddisfatto dal debitore. E

consistono in:

- PEGNO: oggetto cosa mobile non iscritta al pubblico registro;

- IPOTECA: oggetto cosa immobile e altri beni iscritti al pubblico registro.

- DIRITTI DI CREDITO: l’oggetto immediato è il comportamento del debitore. Questo diritto

attribuisce al creditore la pretesa di esigere una prestazione da una o più persone determinate. Il

rapporto tra creditore e debitore è detto: OBBLIGAZIONE o RAPPORTO OBBLIGATORIO. Il

contenuto di quest’ultima può essere il più vario. Occorre però che si tratti di una prestazione

suscettibile di valutazione economica, ovvero di una prestazione di carattere patrimoniale: art. 1174

cod. civ.

Questo tipo di rapporto ha una struttura assai complessa ed è soggetto a sviluppi e mutamenti. Se la

prestazione primariamente dovuta non viene adempiuta esattamente, sorgono obblighi di

restituzione, riparazione o risarcimento del danno che si affiancano a quello iniziale.

L’obbligazione ha una duplice rilevanza giuridica: è giusta causa e dà azione al creditore per

conseguire ciò che gli spetta. Qualora, infatti, il debitore non adempie il creditore può rivolgersi

all’autorità giudiziaria: AZIONE. Però vi sono delle obbligazioni, dette IMPERFETTE, che hanno

un solo aspetto e le manca quello dell’azione. Esempio i debiti di gioco. Debiti che non derivano da

un comando giuridico, ma esclusivamente da un imperativo di coscienza e di onore e quindi la loro

attuazione forzata non è considerata necessaria per il bene della società.;

- DIRITTI SULLE OPERE DELL’INGEGNO: diritti d’autore, il brevetto per invenzioni e modelli.

Questi diritti tutelano la creazione intellettuale dalla concorrenza.

Per la comprensione di tutto il discorso sui beni e i diritti patrimoniali, che si sta affrontando, è

necessario porre delle definizioni e distinzioni sul concetto di BENI MATERIALI: cose e energie

suscettibili ad appropriazione e che possono formare oggetto di diritti: art. 810 e 814 cod. civ.

MOBILI E IMMOBILI: gli ultimi sono i terreni e tutto ciò che sia materialmente

1. incorporato al suolo. Ad essi si aggiungono i mulini, i bagni e altri edifici galleggianti,

quando siano saldamente assicurati alla riva e siano destinati ad esserlo in modo

permanente. I primi, invece, sono tutti gli altri (art. 812 cod. civ). L’esercizio dei diritti di

proprietà immobiliare è assoggettato a maggiori restrizioni di diritto pubblico, sia perché

può influire su condizioni ambientali di interesse generale, sia perché il suolo può presentare

in alcune zone particolari problemi di scarsità, infine, anche perché una regolamentazione di

diritto pubblico su tali beni risulta essere più efficace i quali, così, risultano essere

maggiormente controllati. Questo perché è possibile compiere una registrazione dei

trasferimenti e delle altre vicende giuridiche in pubblici registri in modo da ottenere una

PUBBLICITA’ IMMOBILIARE: art. 2643 cod. civ. Una pubblicità simile la si può avere

anche per navi, aeromobili e auto: BENI MOBILI REGISTRATI. Per i beni mobili in

generale ciò non può avvenire, quindi i trasferimenti possono manifestarsi ai terzi solo

attraverso lo spostamento effettivo della PROPRIETA’, ovvero del potere di fatto esercitato

sulla cosa. Infine, importante da sottolineare è il fatto che i beni immobili hanno un valore

notevole a differenza di quelli mobili, i quali generalmente sono cose di valore modesto. Di

conseguenza il loro trasferimento può avvenire senza seguire forme particolari come l’atto

scritto: art. 1350 cod.civ.

FUNGIBILI E INFUNGIBILI: i primi sono quelle cose che si possono sostituire

2. indifferentemente, perché uguali quantità di cose del medesimo genere sono del tutto

equivalenti ai fini dell’utilizzazione. A questa categoria appartengono i prodotti

dell’agricoltura, delle miniere, i generi alimentari, sostanze chimiche e i prodotti di serie

finchè nuovi. Fungibili sono anche i soldi, in quanto essi valgono solo come simbolo di

un’astratta somma di denaro. I secondi sono le cose prodotte in esemplari unici e tutte le

Pagina 15 di 77 - 15 -

cose usate. Sono infungibili gli immobili. Tuttavia tale distinzione deve essere fatta in

relazione alle circostanza concrete e valutata dalle parti.

CONSUMABILI E NON: le prime sono suscettibili di un uso continuativo o ripetuto,

3. perché vengono consumate dal primo atto di utilizzazione, come il cibo e il denaro. Per cose

non consumabili, invece, si intende quelle cose in suscettibili di utilizzazione ripetuta, anche

se questa finica per deteriorarle, come i vestiti e le macchine.

PERTINENZE: cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa,

4. senza esserne parte costitutiva. La destinazione può essere operata dal proprietario della

cosa principale o da chi ne ha un diritto reale sulla medesima: art 817 cod. civ.

UNIVERSALITA’ DI MOBILI: pluralità di cose che appartengono alla stessa persona e

5. hanno una destinazione unitaria come un gregge. Anche qui, come nelle pertinenze la

destinazione dipende dalla volontà del possessore. Gli atti e i rapporti giuridici possono

avere per oggetto l’universalità, ma anche un singolo oggetto: si può vendere l’intero

gregge, ma anche la singola pecora.

FRUTTI: vi è la distinzione tra:

6. NATURALI: provengono direttamente dalla cosa, come i prodotti agricoli, parti di animali,

- prodotti di miniere, cave: art 820 comma 1 cod.civ. Essi appartengono al proprietario della

cosa che li produce.

CIVILI: si ritraggono da una cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia, per

- esempio corrispettivo di una locazione o di un affitto: art 820 comma 3 cod. civ.

SEZIONE QUARTA

ATTI ILLECITI E RESPONSABILITA’ CIVILE

Capitolo 13

ATTO ILLECITO: atto dannoso vietato. Può venire preventivamente impedito se possibile ed una

volta commesso dà luogo a responsabilità per i danni.

RESPONSABILITA’: ha la funzione di risarcire il danneggiato e costituisce, al tempo stesso, una

sanzione che colpisce chi si è comportato in modo vietato e la cui minaccia dovrebbe scoraggiare il

compimento di atti illeciti.

L’articolo 2043 del codice civile offre una precisa definizione di atto illecito: QUALUNQUE

FATTO DOLOSO O COLPOSO CHE CAGIONA AD ALTRI UN DANNO INGIUSTO.

Tale definizione rende aperto l’elenco degli atti da considerare illeciti, in modo che si possano

aggiungere altre figure a quelle espressamente indicate in norme specifiche. Il compito di valutare

un atto come illecito spetta all’interprete, il quale, appunto, deve specificare come meglio ritiene

opportuno il concetto “danno ingiusto”. Per arrivare a una soluzione corretta di ciò il criterio più

adeguato è quello della VALUTAZIONE COMPARATIVA DI DUE INTERESSI

CONTRAPPOSTI: l’interesse minacciato da un certo tipo di condotta e l’interesse che l’agente con

quella condotta realizza o tende a realizzare.

Il criterio in base al quale tale valutazione deve essere eseguita è quello della PUBBLICA

UTILITA’. Il quale risulta particolarmente evidente dove il diritto regola le attività dei consociati e

in specifico la concorrenza economica.

FIGURE DI ATTI ILLECITI: sono considerati illeciti:

atti lesivi della vita, dell’integrità fisica, della salute e della libertà altrui. Una lesione

- della saluta può essere non solo materiale, ma anche dovuta a parole o atti che procurino uno

shock nervoso o turbamento d’animo di una certa gravità. La libertà della persona è tutelata

Pagina 16 di 77 - 16 -

sia contro la costrizione fisica, ma anche minaccia e inganno. In caso di uccisione di una

persona ai famigliari spetta un determinato risarcimento. Esso può essere patrimoniale nel

caso in cui la vittima provvedeva al mantenimento dei famigliari e non patrimoniale per il

dolore derivante dalla perdita;

illeciti contro l’onore, la riservatezza e la verità della persona (vedi anche cap.6).

- Costituiscono DIFFAMAZIONE e sono illecite le comunicazioni di notizie, voci,

apprezzamenti che offendono la reputazione altrui. La responsabilità civile può derivare

anche per colpa, ovvero per negligenza (vedi di seguito): si pensi alla pubblicazione per

errore. La tutelala dell’onore si può trovare in conflitto con la libertà di parola e opinione

quindi la legge, talvolta, pone delle giustificazioni necessarie per mantenere vivo il dibattito

e la critica in ambiti come quello politico, scientifico, storiografico e altri. Quindi sono

riconosciute: immunità dei membri del parlamento nell’esercizio delle loro funzioni;

esercizio di funzioni giurisdizionali e l’esercizio di funzioni amministrative. Inoltre vi è

giustificazione per l’esercizio della cronaca e della critica di fatti di pubblico interesse,

comunicazioni di notizie nello svolgimento di un rapporto professionale purchè i giudizi sia

veri e proporzionati allo scopo che li giustifica. Qualora le notizie riferite sui riguardi di una

determinata persona le quali non siano vere anche se non diffamatorie costituisce lesione del

suo diritto d’identità e verità personale se ciò comporta un danno patrimoniale o ideale di

sufficiente rilevanza. Ne segue la responsabilità per il danno patrimoniale quando sussiste.

Mentre per ciò che concerne il danno non patrimoniale esso è dovuto solo nei casi

espressamente indicati dalla legge: art. 2059 cod. civ. Il danneggiato può richiedere la

pubblicazione della sentenza per far si che venga ripristinata la sua situazione precedente.

Infine si è parlato di riservatezza alla vita privata, cioè ad una sfera personale sottratta alla

curiosità di estranei. La violazione di ciò può portare sia a sanzioni penali che a quelle civili.

La legge civile vieta di esporre e pubblicare l’immagine di una persona senza il consenso di

questa e ciò viene applicato analogicamente anche alla voce registrata su nastri o dischi.

Però questo diventa lecito nel caso si tratti di una persona nota o comunque per scopi

giuridici, politici, scientifici, didattici o culturali. Importante da porre in evidenza è la

limitazione che la legge pone alla raccolta dei dati personali nei confronti della banche dei

dati. Infatti la gestione di qualsiasi tipo d’informazione relativa ad una persona necessita del

consenso di quest’ultima;

lesione dei diritti reali: atti che danneggiano materialmente la cosa o la distruggono. Il

- diritto reale può essere leso anche con l’impossessamento o la disposizione della cosa. In tal

caso la responsabilità si ha solo nel caso in cui vi sia malafede o colpa grave: colui che ha

agito in buona fede è obbligato al risarcimento solo nei limiti di un proprio risarcimento.

Questo deriva dalla necessità di non intralciare la disposizione e lo sfruttamento dei beni

economici;

danni all’ambiente: ovvero danni causati alla situazione generale dello spazio in cui si

- svolge la vita di tutti, con le sue caratteristiche di sobrietà, il suo equilibrio ecologico e i

pregi estetici e culturali del paesaggio. I mezzi principali di tutela di ciò sono offerti

principalmente dal diritto pubblico. La responsabilità comporta un risarcimento che

comprende il costo utile per il ripristino della situazione precedente all’atto illecito;

pregiudizio a posizioni contrattuali: la più ovvia consiste quando il debitore non adempi la

- prestazione dovuta o lo faccia con ritardo o in malo modo. In oltre ciò può essere causato

anche da un terzo quando egli agisca in cooperazione con il debitore nell’inadempimento.

Egli non diviene responsabile, ma lo è solo il debitore. Il terzo, però, sarà soggetto a

responsabilità quando è mosso dall’intento di cagionare danno al creditore;

concorrenza sleale e illeciti contro l’impresa: la prima si ha quando l’imprenditore compia

- atti idonei a creare confusione della propria attività e dei propri prodotti con attività e

prodotti del concorrente, oppure diffonda notizie ed apprezzamenti idonei a determinare il

discredito dei prodotti e dell’attività del concorrente, o ancora, si appropri di pregi

dell’impresa del concorrente. Art. 2598 cod. civ;

Pagina 17 di 77 - 17 -

falsa informazione: illecito civile quando colposa, ma quando si tratti di un’informazione

- di cortesia non può far scaturire responsabilità se non per dolo o colpa grave. Questo si

giustifica con l’esigenza di non scoraggiare gli atti di cortesia;

illeciti connessi con l’amministrazione della giustizia: il primo consiste nella

- DENUNCIA PENALE DELL’INNOCENTE: essa è colpita con sanzione solo se vi è

malafede del denunciante, in quanto non si vuole scoraggiare la collaborazione dei cittadini

nell’attuazione del diritto. Inoltre vi è l’AGIRE O RESISTERE IN GIUDIZIO CIVILE

AVENDO TORTO: fonte di responsabilità per i danni solo se risulta che la parte

soccombente era in malafede o in colpa grave: art. 96 comma 1 doc. civ. Infine vi sono i

DANNI CAGIONATI DAL GIUDICE PER INGIUSTA SENTENZA: ciò è un problema

delicato e importante. Mettere il giudice sotto a responsabilità per le sue decisioni lo

porterebbe ad una situazione di sottopressione e di timore quotidiano. Quindi la legge limita

la responsabilità del giudice solo in caso di dolo e particolari ipotesi ben definite di colpa

grave. Il danneggiato non può agire contro il giudice, ma deve chiedere un risarcimento allo

stato, il quale in seguito eserciterà un’azione di rivalsa contro il magistrato in questione per

una misura non superiore ad un terzo del suo stipendio annuale;

omissione: illecita quando costituisca la violazione di un specifico dovere giuridico d’agire,

- il quale può derivare dalla legge o da un contratto o da un precedente comportamento attivo;

responsabilità dei genitori: la madre e il padre sono responsabili del danno cagionato dal

- fatto illecito dei figli minori non emancipati che abitano con loro: 2048 cod. civ. Ciò trova il

fondamento nella presunzione di una colpa nella sorveglianza, la quale può venire eliminata

con la prova di non aver potuto impedire il fatto. Inoltre si deve provare di aver impartito al

figlio un’educazione adeguata. La responsabilità viene a meno anche quando il figlio non

coabiti con i genitori, a meno che ciò non sia dovuto proprio per colpa di essi. Le stesse

regole valgono pure per il tutore e analoghe sono le regole per i precettori e coloro ce

insegnano un mestiere.

CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE: alcuni atti che in realtà possono essere considerati antigiuridici

trovano una giustificazione in particolari situazioni, come si è già osservato. Tra le più importanti

ritroviamo:

esercizio di un diritto: per esempio nello svolgimento di un rapporto commerciale è

- consentito fornire informazioni vere su fatti che diminuiscano il prestigio o l’onore di una

persona, senza incorrere in responsabilità per diffamazione;

consenso dell’avente diritto: non è responsabile chi lede un diritto con il consenso della

- persona che può validamente disporne;

legittima difesa: non è colpevole chi ha commesso l’illecito per esservi stato costretto dalla

- necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale, purchè la difesa sia

proporzionata all’offesa;

stato di necessità: agire per salvare sé o altri da un pericolo, salvo che il pericolo non sai

- stato causato da lui volontariamente ne era altrimenti evitabile. Inoltre vale solo se il

pericolo consisteva in un qualcosa di grave che riguardava la persona. Esempio per evitare

di investire un passante colui che guida la macchina sale sul marciapiede e sfonda la vetrina

di un negozio.

Per poter imputare all’agente un particolare atto illecito è necessario il presupposto della capacità di

intendere a di volere nel momento in cui l’ha commesso. Qui si parla esclusivamente di capacità

naturale. Quindi la responsabilità viene eliminata in mancanza di questa dovuta a insufficiente

maturità per la giovane età, malattia mentale, altre minorazioni, stati ipnotici, ubriachezze e

intossicazione di sostanze stupefacenti. Tuttavia, risulta ovvio che se gli ultimi due stati avvengono

per colpa dell’agente la responsabilità resta.

Fondamentali da chiarire sono il concetto di DOLO e COLPA differenza fornita dall’articolo 2043

cod. civ. Pagina 18 di 77 - 18 -

DOLO

Il dolo consiste nella coscienza e nella volontà di cagionare l’evento dannoso.

Il dolo non può essere escluso per ignoranza della norma che vieta il comportamento: per esempio

l’imprenditore che organizzi il boicottaggio di un concorrente agisce con dolo anche se è convinto

che ciò non sia vietato. COLPA

L’illecito è colposo quando l’evento dannoso non è voluto dall’agente e si verifica a causa di

negligenza, imprudenza o imperizia.

L’evento si può imputare all’agente per colpa solo nelle ipotesi in cui lui avrebbe potuto e dovuto

evitare il fatto, oppure ridurre i danni. Inoltre si deve tener conto delle menomazioni fisiche: età,

malattia.

La colpa può consistere anche nel fatto di aver affrontato volontariamente una particolare situazione

pur sapendo di non essere in grado di portarla a termine senza causare danno ad altri.

Perché si possa parlare di colpa occorre che il rischi vada oltre la misura che si considera

socialmente giustificata e tollerabile. Questa non dipende solo dalla probabilità dell’evento

dannoso, ma anche dalla gravità del danno che risulta. Inoltre questi vanno confrontati con l’utilità

sociale del tipo di condotta in questione. Quanto maggiore è l’utilità tanto maggiore è il rischio che

si p disposti a correre. Infine è necessario anche tenere conto delle spese delle misure idonee per

ridurre o eliminare il rischio. Capitolo 14

RESPONSABILITA’ OGGETTIVA: attività che sono consentite, ma obbligano al risarcimento dei

danni che ne derivano. Per esempio il proprietario di un fondo non può impedire immissioni di

fumo, calore, rumore o esalazioni, quando sono giustificate da esigenze della produzione che

abbiano importanza prevalente, ma in tal caso ha diritto al risarcimento dei danni. Inoltre vi sono

numerose attività che sono rischiose anche quando vengono condotte con le ragionevoli cautele e

tuttavia sono consentite per la loro utilità sociale, come il traffico aereo e automobilistico. Ma

coloro che esercitano tali attività sono responsabili dei danni causati anche se ad essi non si possa

rimproverare alcuna imprudenza o negligenza. Da tutte queste attività sorge, appunto, tale

responsabilità detta anche RESPONSABILITA’ SENZA COLPA.

La responsabilità oggettiva, come appena detto, non è fondata sulla colpa, ma bensì sulla

PRESUNZIONE DI COLPA.

Una simili responsabilità è prevista dalla legge in particolari ipotesi:

art. 2049 cod. civ. dice che i padroni e i committenti sono responsabili per i danni

- arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze

a cui sono adibiti. Qui il datore di lavoro non si può liberare della responsabilità provando

di non avere colpa, né si può pretendere che il fatto illecito commesso dal dipendente

dimostri la colpa del datore di lavoro. Ma si può pretendere che egli dia buone istruzioni ai

propri dipendenti ed esegua alcuni controlli, ma ciò non lo esonera dalla responsabilità

oggettiva;

analogamente funziona l’art. 2054 cod. civ. responsabilità del proprietario di un veicolo

- per i danni cagionati dal conducente;

responsabilità oggettiva per i danni cagionati da cose. Si stabilisce che il proprietario o

- altri particolari soggetti indicati dalla legge sono responsabili se l’incidente è dovuto a vizio

di costruzione o a difetto di manutenzione. In relazione al difetto di costruzione è chiaro che

la responsabilità può operare indipendentemente dalla colpa, perché può accadere che il

difetto sia occulto. Invece per ciò che riguarda il difetto di manutenzione sarà spesso

imputabile a trascuratezza del proprietario, ma può anche accadere che essa sia mancata

senza colpa. Come nel caso in cui si affidi la propria macchina al meccanico per una

riparazione del freno, ma questa venga svolta in malo modo e in tal modo si causa un

incidente, il proprietario è responsabile senza colpa;

Pagina 19 di 77 - 19 -

nel diritto aeronautico l’esercente risponde di qualsiasi danno che l’aeromobile abbia

- cagionato a persone e beni sulla superficie anche per causa di forza maggiore, con la sola

eccezione dei danni dovuti al fatto doloso di un terzo e dei danni causati esclusivamente da

colpa del danneggiato;

uso dell’energia nucleare: l’esercente di una centrale nucleare è responsabile di ogni danno

- alle persone o cosa quando sia provato che il danno è causato da un incidente nucleare

avvenuto nell’impianto nucleare o connesso con questo. Da simile responsabilità è possibile

liberarsi solo se vi è la dimostrazione che l’incidente sia causato da un conflitto armato,

guerra civile, insurrezione o cataclisma naturale;

danno causato da cose e animali: art. 2051 e 2052 cod. civ. La dimostrazione di aver

- adottato tutte le precauzioni necessarie ad impedire il fatto non è necessario per escludere la

responsabilità. Questa responsabilità si estende fino al CASO FORTUITO: il danno è

dovuto a un evento imprevedibile e inevitabile, estraneo alla cosa o all’animale e alla sfera

del proprietario. Capitolo 15

Il DANNO può essere:

PATRIMONIALE: perdita, distruzione o danneggiamento di un bene patrimoniale, perdita

- di un guadagno o sopravvenuta necessità di compiere determinate spese. In questo ambito si

possono distinguere in primo luogo il DANNO EMERGENTE, ovvero la diminuzione del

patrimonio e poi il LUCRO CESSANTE, il quale consiste nell’esclusione di un incremento

patrimoniale che si sarebbe verificato in mancanza del fatto dannoso. Per esempio viene

danneggiato un taxi: le spese per le riparazioni costituiscono il danno emergente, mentre il

guadagno mancato nel periodo in cui il veicolo è fermo costituisce il lucro cessante;

NON PATRIMONIALE: perdita o lesione di un bene personale che non possa essere

- oggetto di scambio e di valutazione economica, come la salute, la libertà, l’onore. Spesso

indirettamente determina anche un danno patrimoniale, spese di cura, mancati guadagni a

causa di una malattia.

In entrambi i casi il danno è risarcibile se deriva esclusivamente dalla lesione di un interesse lecito e

degno di tutela. Quindi solo se consiste nella conseguenza di un atto illecito o fatto fonte di

responsabilità oggettiva perciò di grande importanza è il rapporto di causalità, detto anche

CAUSALITA’ DEL FATTO. L’atto illecito è condizione necessaria dell’evento dannoso.

La vittima non ha alcun diritto a essere risarcita se il danno sarebbe potuto accedere anche senza

l’avvento del fatto illecito. Esempio: A ferisce B che viene ricoverato in ospedale per un certo

periodo di tempo. B il giorno della sua dimissione esce e dopo pochi metri viene investito. Qui A è

responsabile del primo illecito, ma non risponde dell’incidente successivo all’uscita dall’ospedale,

in quanto il rischi per B di essere investito per strada sarebbe stato uguale anche se non fosse stato

ferito.

Può accadere che un atto illecito possa cambiare tutto il corso della vita della vittima e quindi essere

condizione di tutti gli altri eventi dannosi che ne possano seguire ( le calunnie di A costringono B a

licenziarsi e a cambiare città), ma in tal caso la responsabilità dell’autore dell’illecito non deve

estendersi ad essi tutti, altrimenti ne deriverebbe una sorta di assicurazione per il danneggiato.

Da ciò si può desumere un criterio particolare di CAUSALITA’ GIURDICIA: la responsabilità è

esclusa per i rischi ai quali il danneggiato sarebbe stato sostanzialmente esposto comunque.

Un altro criterio consiste nel fatto che il danno non è risarcibile se non è la realizzazione di quel

rischio in considerazione del quale la condotta è illecita. Esempio: chi ha parcheggiato in una zona

di sosta vietata non è responsabile nei confronti di coloro che siano andati a cozzare contro, se la

sosta era vietata per una ragione differente dal pericolo di incidenti. Al contrario egli diventa

responsabile se il divieto di sosta era per tutelare una fonte di pericolo della circolazione.

Pagina 20 di 77 - 20 -

CONCORSO DI RESPONSABILI: se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono

obbligate al risarcimento del danno. La loro responsabilità è SOLIDALE. Questo vuol dire che il

danneggiato può pretendere il risarcimento per intero anche da un solo dei danneggianti, il quale

successivamente potrà rivalersi nei confronti dei corresponsabili, nella misura determinata dalla

gravità della colpa di ciascuno e dell’entità delle conseguenze che ne sono derivate: art. 2055 cod.

civ. Il concorso può consistere anche semplicemente nel partecipare all’elaborazione del piano o

all’istigare a commettere l’atto illecito. Ma può anche accadere che più persone concorrano a

cagionare il medesimo danno operando indipendentemente l’una dall’altra (l’imprudenza di due

automobilisti provoca un incidente, che procura danno a un passante).

Una regola simile a questa vale anche nel caso in cui il danno sia realizzazione di più rischi

concorrenti sottoposti al regime della responsabilità oggettiva. Come nell’ipotesi che, a causa di un

improvviso e imprevedibile guasto ai freni, un autoveicolo si scontri con un altro che trasporti un

carico di benzina, così che questo si incendi e propaghi fuoco alla zona circostante. Qui il danno

provocato dall’incendio è riconducibile tanto alla responsabilità oggettiva del custode della benzina,

quanto alla responsabilità oggettiva del proprietario della macchina. Di conseguenza ciascuno il

danno si ripartisce in proporzione dell’entità del rischio creato da ciascuno.

Infine possono concorrere anche colpe e in tal caso il risarcimento dovrà essere ripartito in modo

adeguato sia alla gravità delle colpa, sia all’entità dei rischi creati.

CONCORSO DI COLPA DEL DANNEGGIATO: il risarcimento può venire ridotto o abolito

quando la negligenza o l’imprudenza del danneggiato abbia concorso a cagionare il danno. Questo

perché il diritto non solo impone a ciascuno il dovere di astenersi dal danneggiare ingiustamente

altri, ma impone anche l’onere di usare una ragionevole diligenza per tutelare se stessi e gli altri.

Il risarcimento viene diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne

sono derivate: art. 2056 comma 1 cod. civ. e il risarcimento non è dovuto per tutti quei danni

ulteriori che sono conseguiti al primo fatto e che il danneggiato può benissimo evitare usando

l’ordinaria diligenza. Quindi se viene danneggiata una macchina il risarcimento è pari al lucro

cessante pari al tempo necessario per le riparazione, ma se il proprietario per sua negligenza allunga

i tempi di riparazione i danni che ne conseguono rimangono totalmente a suo carico.

La disposizione sul concorso di colpa la si applica anche nel caso in cui sia il rappresentante legale,

il dipendente o ausiliario del danneggiato a commettere la negligenza.

Tutto ciò però non può essere invocato dal danneggiante che abbia agito con dolo.

Dalla concorso per colpa vengono esclusi, anche, coloro che possiedono l’incapacità naturale, in

quanto l’ordinaria diligenza la si può pretendere solo da coloro che possiedono la capacità di

intendere e di volere.

RISARCIMENTO: per lo più esso avviene pagando al danneggiato una somma di denaro

equivalente al danno patrimoniale che egli ha subito. Può avvenire che si chieda il risarcimento per

un danno non ancora accaduto alla condizione che sia ragionevolmente certo. Infatti il risarcimento

del danno d’invalidità permanente deve coprire anche le ulteriori spese di cura che prevedibilmente

si renderanno necessarie e la diminuzione dei guadagni professionali. Ciò, tuttavia, non è facile da

determinare e la legge stabilisce che il giudice debba compiere una VALUTAZIONE

EQUITATIVA. Tale forma di risarcimento può non dare soddisfazione al danneggiato, il quale può

chiedere che venga ristabilita la situazione che si sarebbe avuta in mancanza del fatto dannoso:

REINTEGRAZIONE IN FORMA SPECIFICA.

Oltre al danno patrimoniale può anche essere risarcito quello non patrimoniale. Nel diritto italiano

la riparazione del danno non patrimoniale non è imposta dalla legge, salvo in alcuni casi particolari:

- danno che deriva da un reato;

- danno che deriva dalla lesione di diritti della personalità che godono di tutela costituzionale;

- danno alla vita di relazione;

- danno esistenziale. Pagina 21 di 77 - 21 -

AZIONE INIBITORIA: azione con la quale si chiede giudizialmente che venga impedito il fatto

lesivo. E’ espressamente concessa in una serie di particolari situazioni:

- tutela del nome contro l’uso che altri indebitamente ne faccia;

- tutela dell’immagine contro la sua esposizione e pubblicazione abusiva;

- tutela del proprietario il quale abbia ragione di temere pregiudizio dall’altrui affermazione di

inesistenti diritti sulla cosa;

- tutela contro atti di concorrenza sleale;

- contro violazioni di diritti di brevetto, marchio d’impresa e diritto d’autore.

Per la concessione di tale azione la legge richiede che un atto illecito sia già stato compiuto e se ne

tema la ripetizione o la continuazione. Altre volte invece si considera sufficiente l’esistenza di atti

preparatori diretti in modo non equivoco al compimento dell’illecito.

Una forma di tutela che si attua durante l’azione consiste nei PROVVEDIMENTI CAUTELARI

concesse qualora vi siano fondati motivi per temere che durante il tempo necessario per l’azione il

diritto in questione sia minacciato. SEZIONE QUINTA

IL NEGOZIO GIURIDICO E IL CONTRATTO

Capitolo 16

AUTONOMIA PRIVATA: possibilità per i singoli di regolare da sé nel modo voluto i rapporti

giuridici con altre persone. Strumento per ciò è il NEGOZIO GIURIDICO: atto, o insieme di atti di

più persone rivolto a produrre effetti riconosciuti e garantiti dall’ordinamento giuridico. Tali atti

consistono in DICHIARAZIONI. Talvolta possono essere comportamenti che diano materialmente

attuazione a un assetto negoziale di interessi. Si pensi al comportamento di chi sale sul tram e con

ciò conclude un contratto di trasporto. La volontà non basta a giustificare l’efficacia del negozio.

Ciò che crea il vincolo è la posizione di un regolamento di interessi nei confronti di altre persone

attraverso la dichiarazione o l’attuazione negoziale: assunzione di un impegno, trasferimento di un

diritto.

Quindi la DICHIARAZIONE NEGOZIALE corrisponde a ciò che il dichiarante vuole. A volte

accade che il dichiarante abbia nel proprio intimo un’intenzione differente da quella dichiarata

effettivamente: riserva mentale, la quale tuttavia resta irrilevante.

Tale potere di ciascuno di regolare i propri interessi trova dei limiti nell’esigenza che tali interessi

non siano in contrasto con gli interessi altrui e con quelli della società. Di conseguenza una serie di

limiti dell’autonomia privata:

- l’ordinamento giuridico, in alcuni casi, consente solo la scelta fra determinati tipi di negozi

giuridici. Nel diritto di famiglia esiste un numero chiuso di negozi tipici: matrimonio,

adozione. Questo principio lo si incontra anche in ambito patrimoniale: titoli di credito,

negozi in materia di successione ereditaria, costituzioni di persone giuridiche;

- in alcuni casi la legge determina rigidamente tutti gli effetti del negozio tipico.

Al di fuori di queste particolari situazioni vi è il grande campo dei negozi ATIPICI: contratti:

negozio giuridico con il quale due o più parti costituiscono, regolano o estinguono rapporti

giuridici patrimoniali.

Il codice civile designa alcuni tipi che sono i più frequenti e importanti: compravendita, locazione,

appalto, ma le parti possono liberamente determinare il contenuto e possono concludere anche

contratti che non rientrano in questi tipi.

Normalmente chi stipula un negozio giuridico non pensa a regolarne tutti gli effetti. Due persone

possono stipulare una compravendita accordandosi sulla cosa e sul prezzo, ma senza determinare il

luogo, le ipotesi di patologia, difetti o distruzione durante il trasporto. In questi casi la lacuna del

regolamento negoziale è colmata dalle disposizioni di legge, la quale si muove con il principio di

Pagina 22 di 77 - 22 -

EQUITA’. Ovviamente ciò può avvenire solo per i particolari meno importanti, infatti, le parti

hanno l’obbligo di decidere dettagliatamente le parti essenziali del negozio, le quali costituiscono il

nucleo di esso. Se le parti non hanno raggiunto un accordo sulle questioni principali il negozio sarà

nullo.

I negozi possono essere:

- unilaterali: costituito dalla dichiarazione di volontà o dal comportamento negoziale di una sola

parte: testamento o abbandono della cosa mobile. Anche se si deve specificare che il termine

“parte” può designare non solo una singola persona, ma anche un gruppo di persone che si pone

rispetto al negozio come un unico centro di interessi. Questi atti riguardano direttamente il solo

patrimonio di chi li compie. Inoltre vi sono atti unilaterali che determinano modificazioni anche

sfavorevoli di un patrimonio altrui: recesso di un contratto o da un’associazione;

- bilaterali o plurilaterale: costituito dalla dichiarazione di volontà o dai comportamenti negoziali

di due o più parti. Qui risulta evidente che è necessario il consenso di tutti i partecipanti qualora si

conclude un negozio giuridico con il quale ciascuno assume obbligazioni o disposizioni di propri

diritti. Tale necessità viene a meno nelle attribuzioni a titolo gratuito o nelle ipotesi in cui una sola

parte dà, promette o rinuncia in favore dell’altra parte. Un’eccezione è rappresentata dalla

DONAZIONE, infatti, qui è richiesta l’accettazione. Essa consiste nell’aumentare il patrimonio del

donatario per spirito di liberalità attribuendogli un diritto proveniente dal patrimonio del donante.

Dal bisogno di accettazione restano esclusi particolari atti come la promessa di pagare un debito, di

prestazione gratuita di un servizio, remissione di un debito. Per essi la legge non richiede

l’accettazione, ma consente al beneficiario il rifiuto nel termine richiesto. In mancanza di tale rifiuto

il contratto è concluso.

DELIBERAZIONI: dichiarazioni negoziali approvate, all’unanimità o maggioranza, dall’organo

collegiale di una persona giuridica o di un gruppo organizzato: assemblea di soci, assemblea di

condominio. Esse valgono come regolamento negoziale del gruppo e quindi si considerano

unilaterali. Capitolo 17

DICHIARAZIONE DI VOLONTA’ a seconda che la loro efficacia giuridica sia subordinata alla

ricezione nella sfera di particolari soggetti oppure no si distingue in:

RECETTIZIE: produce effetto dal momento in cui perviene a conoscenza della persona alla

- quale è destinata. Se questi non prova di essere stato senza colpa nell’impossibilità di averne

notizia essa si reputa conosciuta nel momento in cui raggiunge l’indirizzo del destinatario.

Nel negozio bilaterale o plurilaterale la dichiarazione è destinata alla controparte e quindi è

sempre recettizia. Tali possono essere anche alcuni tipi di negozi unilaterali come il recesso

unilaterale da una società;

NON RECETTIZIE: negozi la cui dichiarazione di volontà non deve essere destinata a

- nessuno. Pare ovvio che si tratta di negozi unilaterali in particolare testamento, accettazione

d’eredità e promessa in pubblico.

Inoltre vi è anche un’altra distinzione:

ESPRESSA: per mezzo della parola scritta o parlata o con qualsiasi altro segno che valga

- come mezzo di comunicazione: gesto affermativo, negativo, levare il braccio per votare….;

TACITA: con il silenzio o attraverso un COMPORTAMENTO CONCLUDENTE, ovvero

- un comportamento che non costituisce direttamente un mezzo di espressione e di

comunicazione, ma che presuppone e realizza una volontà e così indirettamente la

manifesta. Se in un negozio self-service un cliente si serve di una cosa posta in vendita

conclude in tal modo un contratto d’acquisto. A volte il significato del comportamento è

posto dalla legge: la volontaria esecuzione di un contratto annullabile, da parte del

Pagina 23 di 77 - 23 -

contraente cui spettava l’azione di annullamento e che conosceva il motivo

dell’annullabilità, costituisce la convalida del contratto stesso. Ancora se il creditore

restituisce al debitore il documento con il quale quest’ultimo si era impegnato nei suoi

confronti, ciò presuppone e manifesta la volontà di liberarlo. In altri casi, invece, sono le

circostanze concrete che attribuiscono ad un comportamento un significato negoziale: un

commerciante avendo ricevuto la richiesta di fornitura la esegua immediatamente senza

un’espressa dichiarazione di accettazione.

Per quanto riguarda il primo aspetto, quello del silenzio esso in particolari circostanze può

assumere un valore dichiarativo: presidente di un’assemblea domanda chi sia contrario alla

deliberazione, qui il silenzio di fronte alla domanda vale come espressione di un voto

favorevole. Un simile significato deriva solo dalla legge: art 1333 cod. civ., oppure da un

precedente accordo tra le parti o ancora dal principio di buona fede nelle trattative tenendo

conto degli usi di una particolare cerchia di persone e di un gruppo sociale. In particolari

casi la legge stabilisce che il silenzio produca un risultato analogo a quello della rinuncia:

acquisto di un diritto alla condizione che l’interessato emetta una corrispondente

dichiarazione entro un termine stabilito, trascorso il quale l’acquisto è precluso. Ciò anche

se la mancata dichiarazione sia dovuta a forza maggiore, dimenticanza o incapacità di

intendere e di volere. Capitolo 18

INTERPRETAZIONE DEL NEGOZIO GIURDICO: anche qui vi è il medesimo problema che

esiste per la singola norma. Le parole e gli altri segni variano il loro significato a seconda del

contesto e delle circostanze. Di conseguenza può accadere che la dichiarazione negoziale non abbia

un significato univoco e quindi esse viene intesa diversamente dal dichiarante, dal destinatario e dai

terzi eventualmente interessati. Da qui la grande importanza, ancora una volta, dell’interpretazione.

Essa non si riduce alla ricerca empirica di ciò che ciascuno voleva intendere, ma richiede anche una

scelta giuridica fra i diversi significati possibili.

In materia contrattuale i criteri di scelta sono forniti dalla legge e tali disposizioni sono applicabili

anche ai negozi unilaterali tra vivi e per certi aspetti anche per il testamento.

In primo luogo è necessario fare la distinzione tra:

INTERPRETAZIONE SOGGETTIVA: significato concordamente attribuito alle

- dichiarazioni dalle parti al tempo della conclusione del contratto, posto che tale comune

intenzione sia esistita e sia accertabile: art. 1362 cod. civ. Così se le parti si sono accordate

per la compravendita di azioni della Fiat senza, però, specificare se si tratti di azioni

ordinarie o privilegiate, ma risulta che entrambe intendevano riferirsi alle azioni privilegiate,

il contratto avrà valore secondo la comune intenzione della parti. Questo risulta dall’articolo

1362 che determina che il contratto deve essere interpretato in base alla comune intenzione

delle parti e non limitandosi al senso letterale delle parole. Inoltre di fondamentale

importanza risulta essere il comportamento complessivo delle parti. Infatti si terrà conto

delle trattative, di ciò che le parti usavano praticare nei loro rapporti precedenti, il loro

comportamento posteriore alla conclusione del contratto;

INTERPRETAZIONE OGGETTIVA: scelta del significato più ragionevole. Tale

- interpretazione si attua qualora le parti non attribuiscono il medesimo significato alla

dichiarazione negoziale, quindi è necessario stabilire se ad uno di essi spetta la prevalenza. E

sarà tale il significato che appaia meglio giustificato e dunque il più ragionevole. Per tale

scelta la legge indica alcuni criteri:

1. il contratto o le singole clausole debbano essere interpretate nel senso in cui possono avere

qualche effetto;

ha prevalenza ciò che si pratica generalmente: art. 1368 cod. civ;

2. quello che appare più conveniente alla natura e all’oggetto del contratto: art. 1369 cod. civ;

3. Pagina 24 di 77 - 24 -

se si tratta di una clausola inserita nelle condizioni generali di contratto da uno dei contraenti

4. essa va interpretata a favore della controparte: art. 1370 cod. civ;

se nonostante questi criteri il negozio rimane oscuro deve essere inteso nel senso meno

5. gravoso per l’obbligato, se è a titolo gratuito, e nel senso che realizzi l’equo

contemperamento degli interessi delle parti, se invece è a titolo oneroso: art. 1371 cod. civ.

Un limite alla prevalenza del significato oggettivamente più ragionevole è rappresentato dal

principio della buona fede.

Tali regole sono ordinate secondo un criterio di gerarchia:

l’interpretazione soggettiva ha prevalenza su quella oggettiva e fra questa la buona fede

prevale su tutte, mentre la legge 1371 cod. civ. chiude la gerarchia.

Capitolo 19

SIMULAZIONE: il dichiarante e il destinatario sono d’accordo nel non volere gli effetti della loro

dichiarazione negoziale. Essa costituisce una vera e propria finzione destinata ad ingannare i terzi.

Dietro tale dichiarazione vi è una CONTRODICHIARAZIONE OCCULTA, che esprime la volontà

effettiva delle parti. La simulazione è possibile nei contratti, nei negozi unilaterali recettivi, come la

promessa di pagamento. Invece essa è esclusa quando si tratta di dichiarazioni negoziali non

recettizie. Il suo scopo è quello di recare pregiudizio ai diritti di terzi o di occultare la violazione di

norme imperative. Spesso, inoltre, il motivo principale di simulazione consiste nella frode fiscale.

Tuttavia può anche avere uno scopo lecito.

Essa può essere:

ASSOLUTA: le parti fingono di porre in essere un negozio, ma in realtà non ne vogliono

- nessuno: un debitore finge di vendere alcuni beni ad un amico, col quale è d’accordo, al fine

di sottrarli all’imminente azione esecutiva di creditori;

RELATIVA: le parti fingono di porre in essere un negozio, ma in realtà ne vogliono un altro

- risultante dalla controdichiarazione. La diversità tra il negozio apparente, quello simulato,

e quello effettivo, dissimulato, può stare nella natura del negozio: donazione dissimulata

dietro apparente compravendita. Oppure nell’oggetto: si dichiara di vendere a 1000, invece

il prezzo reale è 2000. Oppure può riguardare il soggetto: A finge di vendere a B, ma in

realtà vende a C. In questo caso alla controdichiarazione devono partecipare tutti e tre:

INTERPOSIZIONE FITTIZIA DI PERSONA.

EFFETTI: l’atto simulato non produce alcun effetto fra le parti per la ragione che esso non è

effettivamente voluto. Quindi se si tratta di una compravendita e si tratta di una simulazione

assoluta, la proprietà della cosa venduta non si trasmette realmente al vero compratore ne egli

diviene il debitore del prezzo.

Invece se si tratta di una simulazione relativa, fra le parti ha effetto il diverso contratto che

esse hanno voluto effettivamente concludere, purchè tale atto sia lecito. Un appartamento è

venduto per 300.000 euro, ma è dichiarato un prezzo apparente di 150.000 euro a scopo di evasione

fiscale, la simulazione è illecita, ma la compravendita al prezzo effettivamente voluto è

perfettamente lecita e valida.

Per ciò che concerne i terzi, essi hanno sempre il diritto di far valere la realtà nascosta del negozio

simulato: art. 1415 cod. civ. Quindi il creditore potrà sottoporre a esecuzione forzata anche qui beni

che il debitore abbia finto di alienare ad altri.

Tuttavia vi sono anche terzi che hanno l’interesse a far prevalere l’apparenza. Qui gli effetti rispetto

ad essi sono regolati in maniera differente a seconda che essi siano:

AVENTI CAUSA: A alieni simulatamene un bene a B e questo, approfittando

- disonestamente della falsa apparenza, lo vende a un terzo in buona fede. Il proprietario

effettivo rimane A, il quale potrebbe far valere il suo diritto anche contro il terzo. Ma una

simile conseguenza che va a precludere la TUTELA DELL’AFFIDAMENTO non è

accettabile. Di conseguenza a pagare di questa situazione non deve essere il terzo estraneo

Pagina 25 di 77 - 25 -

alla simulazione, ma entrambe le parti di essa, ovvero A e B. A perde la proprietà della cosa

e potrò rivolgersi solo contro B per ottenere il risarcimento del danno. La simulazione non

può essere opposta ai terzi che in buona fede hanno acquistato diritti dal titolare

apparente;

CREDITORI: il creditore del simulato alienante può far dichiarare la simulazione al fine di

- sottoporre ad esecuzione forzata il bene uscito dal patrimonio del suo debitore. Al contrario

il creditore del simulato acquirente ha l’interesse a far prevalere la simulazione, in modo da

potersi soddisfare sul bene apparentemente appartenente al suo debitore. Se il creditore ha

acquistato in buona fede il suo affidamento è tutelato. Ma se non ha acquistato nessuna

garanzia reale la simulazione può essergli opposta.

NEGOZIO FIDUCIARIO: il fiduciante trasferisce al fiduciario la proprietà di una cosa o un altro

diritto, imponendogli, o di trasferirlo ad un terzo o di farne un uso determinato. La sua caratteristica

sta proprio in tale LIMITAZIONE OBBLIGATORIA. Il bene viene trasferito con l’intesa che il

fiduciario lo utilizzi o lo venda e a richiesta egli lo restituirà al fiduciante o in caso di vendita gli dia

il ricavato. Se il fiduciario non rispetta gli impegni assunti il sfiduciante potrà agire in giudizio nei

suoi confronti per ottenere il risarcimento del danno. Se la cosa viene trasferita ad un terzo senza

che ciò sia consentito entra in gioco la tutela dell’affidamento e quindi l’acquisto del terzo è salvo.

Il sfiduciante potrà solo chiedere il risarcimento danni al fiduciario, sempre che il terzo abbia agito

in buona fede. Altrimenti egli diviene complice del fiduciario e quindi sarà tenuto alla restituzione

della cosa e al risarcimento del danno causato.

Questo tipo di negozio è particolarmente usato come garanzia: la proprietà della cosa viene

trasferita al creditore, con l’intesa che questi la restituirà quando il debito sia pagato.

Capitolo 20

ERRORE NELLA FORMAZIONE DI UN NEGOZIO: l’errore consiste in una falsa conoscenza o

nell’ignoranza di situazioni, qualità, rapporti. Esso può influire sulla formazione in diversi modi:

può ricadere sulla dichiarazione: ERRORE OSTATIVO. Questo avviene per distrazione o

- per ignoranza del significato delle parole o dei segni usati, si dichiara una cosa differente da

quella che si vorrebbe: scrivo 650 invece vorrei scrivere 560, ho male inteso il presidente

che aveva invitato ad alzare la mano a coloro che erano favorevoli alla delibera, io l’ho

alzata anche se contrario,

può ricadere su circostanza che influenzano la volontà: ERRORE VIZIO. Accetto di

- acquistare l’oggetto che mi è stato offerto, perché credo che sia d’oro, ma in realtà è di altro

metallo. Quindi non vi è errore nella dichiarazione, ho dichiarato ciò che voglio, ma la mia

volontà si è formata sulla base di un errore. Di tale errore si può parlare solo quando ci si

riferisce a fatti passati o presenti.

L’errore determina la formazione di un negozio non idoneo alla funzione che gli è propria: tutelare

gli interessi delle parti che l’hanno creato. Quindi vi è la necessità di negare efficacia al negozio

viziato da errore.

Tuttavia occorre considerare che con il negozio si vanno a regolare i propri interessi nei rapporti

con altre persone, le quali fanno affidamento sull’assetto negoziale creato. Conseguentemente

negando efficacia al negozio giuridico si va a deludere l’affidamento fatto su di esso, da qui nasce la

TUTELA DELL’AFFIDAMENTO, di cui si è già accennato nei capitoli precedenti.

Riguardo quest’aspetto vi è un differente trattamento a seconda che si tratti di:

contratto a titolo ONEROSO: solitamente prevale la tutela dell’affidamento. Tuttavia se

- l’errore è stato rilevato dall’altra parte, non vi è alcun affidamento da tutelare e il contratto

viene annullato. Questo in quanto la legge impone a ciascun contraente un onere di

attenzione all’esistenza di eventuali vizi della volontà o della dichiarazione e di conseguenza

solo l’affidamento sorto nonostante tale attenzione merita di essere tutelato. A tale proposito

si parla di ERRORE RICONOSCIBILE: è tale quando, in relazione al contenuto, alle

Pagina 26 di 77 - 26 -

circostanze, una persona di normale diligenza l’avrebbe potuto rilevare. Ma non basta,

infatti, esso deve essere pure ESSENZIALE: per esempio nel caso in cui una persona

acquisti dell’alcool denaturato credendo che fosse alcool puro: l’errore è determinante del

consenso, in quanto cade sull’oggetto ed è perciò essenziale. Se risulta anche essere

riconoscibile dal venditore il contratto verrà annullato. L’articolo 1429 cod. civ. indica i

diversi tipi di errore essenziale e sono:

errore sulla natura o sull’oggetto del contratto: voglio prendere in locazione un

1 appartamento, ma per cattiva conoscenza della lingua finisco per concludere un

contratto di acquisto;

errore sull’identità o sulle qualità dell’oggetto: credo che il terreno che mi viene

2 offerto in vendita sia quello che ho visitato ieri, metre si tratta di un terreno diverso

(errore identità). Credo di comprare olio d’oliva, invece si tratta di olio di semi

(errore qualità). Tale errore deve potersi considerare determinante del consenso,

altrimenti l’errore resta irrilevante;

errore sull’identità o sulle qualità della persona contraente: sempre che siano

3 determinanti del consenso, altrimenti, come sopra, rimane irrilevante. Ciò avviene

sempre nel contratto di società, nel mandato e nell’appalto. In altri casi, invece,

l’importanza di simili errori dipende dalle circostanze. Per esempio nella vendita la

persona del compratore non ha alcuna importanza se il pagamento è immediato,

mentre può risultare determinante se essa viene fatta a credito;

errore di fatto: il quale cade su circostanze di fatto;

4 errore di diritto: il quale cade sull’esistenza o sull’interpretazione di una regola di

5 diritto;

errore sul regime giuridico del contratto stipulato: esso è radicale da terminare un

6 fraintendimento completo della natura e dello scopo pratico del contratto. Si risolve

in un vero e proprio errore di linguaggio giuridico e dunque un errore sulla

dichiarazione, il contratto è annullabile.

negozi a titolo GRATUITO: in essi l’affidamento non trova tutela. L’errore è causa di

- invalidità anche se non è riconoscibile e riconoscibile. Ovviamente occorre che esso abbia

avuto un’efficacia causale determinante, quindi il negozio resta valido nel caso in cui

sarebbe stato stipulato anche in mancanza dell’errore. Inoltre l’errore deve risultare

dall’atto;

errore nei negozi unilaterali tra vivi: la legge in questo campo non dà disposizioni

- specifiche. Quindi si dovranno applicare analogicamente le norme relative ai contratti a

titolo oneroso e alla donazione: art. 1324 cod. civ. perciò si devono distinguere:

quelli che danno luogo alla tutela dell’affidamento: assoggettati allo stesso regime dei

1. contratti a titolo oneroso;

quelli che operano attribuzioni gratuite: applicata la regola sull’errore della donazione.

2.

CONSEGUENZE DELL’ERRORE: il negozio viziato da errore giuridicamente rilevante, come

abbiamo già detto, è annullabile. Tuttavia la parte in errore non può domandare l’annullamento del

contratto se l’altre offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto e alle modalità del contratto

che voleva concludere.

L’accettazione e la rinuncia dell’eredità e il contratto di divisione non sono impugnabili per

errore. La transazione non è impugnabile per errore di diritto.

In tema di formazione del negozio giuridico importante da esaminare è il DOLO, ovvero inganno.

In tale ambito costituisce dolo: il raggiro, l’artificio ingannevole o anche la semplice menzogna

usata per indurre una persona in errore e determinarla così a stipulare un negozio. In alcune

circostanze può risultare dolo anche il silenzio, il quale deve essere considerato SLEALE

RETICENZA. Pagina 27 di 77 - 27 -

Perché il dolo sia giuridicamente rilevante occorre che sia idoneo a indurre in errore una persona

sensata e quindi devono essere tenute presenti le particolari condizioni psicologiche, culturali e

sociali dell’ingannato. Il dolo risulta DETERMINANTE quando senza di esso il negozio non

sarebbe stato stipulato. In questo caso esso è annullabile. Nella circostanza che il negozio sia un

contratto il dolo deve provenire dalla controparte, se invece proviene da terzi e la controparte che

trae vantaggio dal contratto ne è a conoscenza, l’ingannato potrà impugnare il contratto per

dolo. Altrimenti entra in gioco la tutela dell’affidamento.

La differenza tra dolo ed errore sta nel fatto che il primo rende invalido un contratto a titolo oneroso

anche se ha provocato un errore non essenziale e rende invalido un negozio a titolo gratuito anche

se ha provocato errore su non risultante dall’atto.

Le sue conseguenze non si esauriscono nell’invalidità. Ad essa si aggiunge anche la responsabilità

dell’autore del dolo, tenuto a risarcire il danno.

DOLO INCIDENTE: non determina la stipulazione del negozio, ma si limita ad influenzare sul

suo contenuto. Il soggetto avrebbe comunque stipulato il negozio giuridico, ma se non fosse stato

ingannato lo avrebbe concluso con condizioni differenti. Esempio: l’acquirente della casa era deciso

ad acquistarla in ogni caso, ma se non fosse stato ingannato circa il suo stato di manutenzione, non

avrebbe accettato di pagare un prezzo così alto. Qui il negozio risulta essere valido, ma l’autore del

raggiro deve risarcire il danno.

Un altro aspetto importante è la VIOLENZA. Di tale termine nel linguaggio giuridico sussistono

due significati:

designa l’impiego diretto della forza per costringere altri: VIOLENZA FISICA Il negozio è

- nullo;

pressione psicologica esercitata allo scopo di costringere un soggetto ad emettere una

- dichiarazione negoziale altrimenti inesistente: MINACCIA. Il negozio è annullabile per

vizio del consenso.

La legge in caso di violenza esercitata da terzi non richiede la consapevolezza della controparte e

l’esigenza della tutela dell’affidamento cede di fronte all’esigenza di tutelare la persona contro

l’estorsione.

CARATTERI DELLE VIOLENZA: deve essere di natura tale da fare impressionare una persona

sensata e da farle temere per sé, i suoi beni e i suoi famigliari. Nel valutare l’intensità e l’efficacia

della minaccia si deve tenere presente l’età, il sesso e la condizione del minacciato: art. 1435 cod.

civ.

Inoltre deve essere ingiusta. Oggi questo tipo di minaccia è raro. Più frequente è un ricatto più

sottile, attraverso un comportamento che in realtà è lecito. Un creditore approfitta di un momento di

difficoltà finanziaria del suo debitore e lo minaccia di un’esecuzione forzata, che avrebbe gravi

ripercussioni, ameno che egli non acconsenta a vendergli un terreno, che fino a quel momento si era

sempre rifiutato di vendere. Qui si ha violenza e quindi causa di annullabilità, anche se ciò non

sembrerebbe.

Una simile minaccia di far valere un diritto risulta lecita quando sia diretta ad ottenere la

stipulazione di un negozio strumentale per la realizzazione del diritto stesso. E’ lecito valersi della

minaccia dell’esecuzione forzata, come sopra, per ottenere che il debitore costituisca un pegno o

un’ipoteca a garanzia del suo debito. Questo perché il debitore mira ad assicurarsi il pagamento di

ciò che gli spetta. Capitolo 21

OGGETTO: consiste nelle prestazioni negoziali: il comportamento promesso, il trasferimento della

proprietà o di altro diritto. Esso deve essere: Pagina 28 di 77 - 28 -

POSSIBILE. L’impossibilità iniziale dell’oggetto rende nullo il negozio: art. 1418. Si deve

- trattare di un’impossibilità oggettiva e assoluta, nel senso che la prestazione non possa

essere resa da nessuno. Se una parte conclude il contratto pur sapendo dell’impossibilità

dell’oggetto deve risarcire il danno per aver confidato nel negozio alla controparte;

LECITO. Le prestazioni contrattuali non devono essere contrarie a norme imperative,

- all’ordine pubblico e al buon costume;

DETERMINATO o DETERMINABILE. L’oggetto è determinato quando è definito

- direttamente dalle parti. Invece determinabile quando le parti si sono limitate a definire il

criterio per la sua determinazione: facendo riferimento al prezzo corrente di mercato.

Oppure ne hanno rimesso la determinazione a un terzo. Egli viene definito

ARBITRATORE. Procede con equo apprezzamento. Contro un suo eventuale abuso deve

venire concessa una tutela giurisdizionale. In simile caso deve essere provata la sua

malafede. In mancanza di tale figura non potrà essere sostituita dal giudice e il contratto sarà

nullo.

CAUSA: scopo immediato ed essenziale del dichiarante. E’ la ragione giustificatrice del negozio.

Senza di essa la disposizione negoziale perderebbe ogni giustificazione: scambio, prestazione di

garanzia. Essa ha importanza sotto due aspetti principali:

- se risultasse mutilata di una delle sue parti costitutive, anche le rimanenti perderebbero

senso e giustificazione. Per esempio nella compravendita il compratore promette di pagare

un certo prezzo per ottenere una determinata cosa. Ma se risultasse che tale cosa già gli

appartiene il contratto non gli ha fatto acquistare nulla. Quindi il compratore potrebbe

pretendere di non pagare il prezzo o di ottenerne la restituzione se lo ha già pagato;

- è importante valutare la natura dell’operazione negoziale perché l’ordinamento giuridico

non può riconoscere ne tutelare se non i negozi diretti a realizzare operazioni lecite e che

siano degne di tutela.

MOTIVO: ogni scopo ulteriore ed estraneo alla causa: la causa della compravendita di una casa è

quello di diventare proprietario della casa. Il motivo potrà essere quello di rivenderla a maggior

prezzo, oppure di darla in locazione, o ancora di andarci ad abitare. Nello stesso contratto la causa

del venditore sarà quella di conseguire il prezzo. Mentre il motivo, lo scopo ulteriore, potrà essere

quello di utilizzare la somma ottenuta per comprare una nuova proprietà, oppure per pagare un

debito.

Da qui si vede come entrambi le parti si propongono la medesima causa, ma hanno dei motivi

differenti. Tuttavia può accadere che le parti abbiano un motivo comune: concedo un mutuo a un

mio socio, per consentirgli di sottoscrivere un aumento di capitale della società alla quale entrambi

partecipiamo.

L’importanza del motivo illecito o colpito da errore vi è solo in situazioni circoscritte. Ovvero per

ogni negozio il quale tenda a realizzare immediatamente un risultato vietato.

La causa è lo schema che definisce un certo tipo di negozio: la locazione è il contratto con il

quale una parte si obbliga a far godere all’atra una cosa mobile o immobile per un dato tempo in

cambio di un corrispettivo determinato: art. 1571 cod. civ.

NEGOZIO INDIRETTO: caratterizzato dalla divergenza fra lo scopo immediato della parti e la

funzione tipica del tipo di negozio adottato.

MANCANZA DI CAUSA: se uno degli effetti essenziali del negozio non può assolutamente

verificarsi, per mancanza di un suo presupposto logicamente necessario, l’operazione negoziale

risulta mutilata e ingiustificata. Quindi il negozio manca di causa. Ciò si ha ogni volta che sia

inesistente un’obbligazione che il negozio intende eseguire, garantire o modificare. Quindi se A

promette a B una somma, dichiarando che essa dovrà servire ad estinguere il debito di C, ma

risulterà che tale debito non esiste, allora il negozio sarà senza causa.

Pagina 29 di 77 - 29 -

La mancanza di causa comporta la nullità del negozio stesso, anche qualora esso sia stato stipulato

con l’erronea convinzione che la causa sussisteva.

CAUSA ILLECITA: quando sia contraria a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon

costume. Questo concetto può risultare un doppione di quello di oggetto illecito. Infatti, l’illiceità

dell’oggetto si ripercuote sulla causa rendendo illecita anch’essa.

Vi sono delle ipotesi nelle quali la causa in sé risulta essere lecita, ma diviene illecita nella

combinazione degli altri aspetti della prestazione contrattuale: pormela di una somma di denaro da

parte di un privato nei confronti di un pubblico funzionario perché compia un atto conforme ai

doveri del suo ufficio: la promessa di denaro è in se e per sé lecita ed è anche lecita la prestazione

del funzionario, ma è illecito il porre questi due atti in rapporto di corrispettività.

CAUSA DEGNA DI TUTELA: l’operazione negoziale deve avere un’utilità sufficiente a

giustificare che lo stato cooperi alla sua attuazione. Altrimenti il negozio sarà nullo.

NEGOZI CAUSALI: sono quei negozi in cui la mancanza di una causa degna di tutela porta

sempre alla negazione di ogni effetto giuridico. Sempre causali sono i trasferimenti di proprietà o

altri diritti e la costituzione di diritti reali. Tali sono anche i negozi obbligatori.

NEGOZI ASTRATTI: producono effetto indipendentemente dalla validità della causa. Infatti

qui in caso di mancanza di una causa degna di tutela la reazione giuridica non colpisce il

negozio, ma alcune delle conseguenza che ne derivano. Uno degli esempi più importanti di

questo tipo di negozio è quello della CAMBIALE: documento redatto con l’osservanza di forme

particolare, che contiene l’impegno dell’emittente di pagare una somma determinata al

legittimo possessore della cambiale stessa. Essa viene consegnata al primo prenditore e può

successivamente essere trasferita mediante la consegna e l’apposizione, sul retro, di una firma

di girata. Quindi si supponga che A rilasci a un venditore B una cambiale, recante il suo impegno

di pagare una somma pari al prezzo. B potrà girare la cambiale a C. Nei confronti di questo A non

potrà rifiutare il pagamento sostenendo che il negozio era nullo e quindi l’emissione della cambiale

era priva di causa. In tale ipotesi B si troverebbe arricchito senza giusta causa e quindi A potrà

rivalersi su di lui per ottenere la restituzione del prezzo.

Oltre alla cambiale sono astratti la promessa del delegato e le promesse relative a situazioni

triangolari.

La funzione di questa caratteristica consiste nel rendere più sicuro, semplice e spedito il traffico

giuridico.

Talvolta accade di imbattersi in promesse che non manifestano la causa per la quale sono state fatte.

Fuori dalle ipotesi in cui la legge prevede astrazione della causa, queste promesse non hanno alcun

effetto. Però si ammette che il promissorio possa farle valere in giudizio senza provare la causa, la

cui esistenza si presume se il promettente non dà la prova del contrario: ASTRAZIONE

PROCESSUALE.

NEGOZIO ILLECITO: si dice illecito quando tende a realizzare un risultato vietato da norme o

principi inderogabili: 1343 cod. civ. Esso non è riconosciuto e nemmeno tutelato dal diritto e il

negozio o la singola clausola illecita sono nulli.

Si è già accennato più volte che l’illiceità dipende dal contrasto con:

norme imperative: norme contenute nel codice civile, nel codice penale, leggi speciali che

- integrano la struttura dell’ordinamento. Tale norma limita l’autonomia del privato per

realizzare interessi generali e per proteggerlo. Inoltre essa limita l’autonomia del singolo

quando la possibilità di disporre del proprio diritto contrasterebbe con convinzioni eriche

fondamentali. La norma è imperativa quando dispone la nullità dell’atto compiuto. A

differenza di quella dispositiva che invece fa salva una diversa volontà delle parti;

Pagina 30 di 77 - 30 -

ordine pubblico: insieme di principi di struttura politica ed economica della società. Si

- distingue in:

ordine pubblico politico: attiene alla difesa della struttura dello stato e della famiglia e alla

1. difesa della libertà e dell’integrità dell’individuo. Quindi sono illeciti i negozi che possono

turbare il funzionamento dell’organizzazione dello stato. Contrari all’ordine della famiglia e

tutti quelli che minano la libertà e l’integrità dell’individuo: accordo di boicottaggio contro

gli appartenenti ad una particolare confessione religiosa o associazione, impegni limitativi

che il soggetto stesso prende. In questo ultimo ambito la legge prevede la stipulazione di

contratti di lavoro a tempo determinato, purchè la durata del contratto non sia superiore a

cinque anni. E’ prevista la nullità di atti che prevedono la disposizione del proprio corpo e

che possano cagionare danno all’integrità fisica;

ordine pubblico economico: in esso si possono ritrovare:

2.

°ordine pubblico di protezione: scopo di proteggere la parte economicamente debole che abbia

subito l’imposizione di condizioni contrattuali inique, o la parte che possa aver stipulato il

contratto senza sufficiente ponderazione, non rendendosi conto del carattere vessatorio di certe

clausole o sottovalutandolo;

°ordine pubblico di struttura e di direzione economica: costituito da criteri secondo i quali va

condotta l’attività economica degli operatori privati e pubblici. Norme e principi che regolano la

concorrenza per assicurarne la libertà e la correttezza.

buon costume: insieme di regole di comportamento sociale, la cui violazione è ritenuta

- immorale e scandalosa dalla generalità dei consociati. Esse sono storicamente determinate e

variano con il tempo. Sono più numerose e accertabili in società stabili, omogenee e unite.

Capitolo 22

Di regola la volontà negoziale può essere manifestata in un modo qualsiasi. Il solo requisito

richiesto è che la dichiarazione risulti comprensibile ai soggetti ai quali è destinata.

Tuttavia vi sono casi in cui la legge prescrive che questa sia espresse in una FORMA determinata.

Per lo più questa è scritta e può consistere in:

scrittura privata: può trovarsi sia in un negozio bilaterale che in uno unilaterale e può

- consistere anche in un semplice scambio di lettere, documento informatico purchè siano

presenti i requisiti previsti a garanzia di autenticità;

scritta pubblica, ovvero atto pubblico: è richiesto in ipotesi eccezionali. La dichiarazione

- viene espressa davanti ad un notaio, il quale ne redige un documento, detto ROGITO,

destinato ad essere conservato a disposizione di chiunque ne voglia prendere visione.

Oltre a ciò la legge prescrive in alcune circostanze che la forma debba contenere anche delle

particolari indicazioni: FORMA-CONTENUTO.

FUNZIONE: in passato la forma aveva la funzione di distinguere l’impegno giuridico da quello

semplicemente sociale o morale. Oggi può avere più funzioni:

- In primo luogo la forma segna una netta distinzione tra l’accordo definitivo e vincolante e gli

accordi di massima che costituiscono solo un momento non definitivo di una trattativa;

- Altra funzione è quella di indurre alla riflessione nei negozi giuridici di particolare importanza,

escludendo che l’effetto giuridico possa derivare da parole dette affrettatamente o con leggerezza;

- Inoltre la forma scritta induce le parti ad esprimersi con maggiore chiarezza ed esattezza;

- Essa può svolgere anche una funzione di prova documentale del negozio;

- facilita il controllo di certi atti o di renderli conoscibili ai terzi interessati.

INCONVENIENTE: il formalismo può consistere in un impaccio in quei settori in cui la trattazione

deve essere agile e spedita. Inoltre un eccessivo formalismo potrebbe non essere più utile e

strumento di protezione, in quanto l’esclusiva rilevanza dello scritto rispetto ai dati extra testuali

potrebbe consentire approfittamenti della parte più abile nella formulazione dello scritto stesso.

Pagina 31 di 77 - 31 -

Nel diritto moderno il formalismo è particolarmente ridotto e quindi vi è la necessità da parte della

giustizia di imporre che gli impegni assunti anche senza formalità siano vincolanti allo stesso modo.

NEGOZI FORMALI: vi sono differenti categorie di negozi a forma vincolata:

creazione, trasferimento, modificazione, estinzione di beni immobili o negozi che su tali

- beni costituiscono diritti personali di godimento superiore a 9 anni: è richiesta la forma

scritta. Lo stesso vale anche per il contratto preliminare che impegni le parti a stipulare

successivamente i contratti appena detti;

contratti con banche e società di investimento, contratti di credito al consumo,

- contratti di vendita di pacchetti turistici, vendita di diritti di multiproprietà

immobiliare stipulati da imprenditori con persone che non agiscono in ambito

professionale: sono tutti particolari ipotesi di AFFARI IMMOBILIARI per i quali è

richiesta la forma scritta per assicurare la chiarezza e la consapevole accettazione delle

condizioni contrattuali. Ma in genere per questi tipi di contratti è lasciata la libertà formale;

titoli di credito: pure per essi è richiesta la forma scritta. Qui il formalismo assume la

- funzione di trasformare un ente astratto come il credito, in una cosa materiale, ovvero il

documento, che circoli secondo la legge di circolazione delle cose mobili;

contratti con enti pubblici: stipulati per iscritto per facilitare il loro controllo;

- donazione: stipulata attraverso una atto pubblico con la presenza di due testimoni. Questo

- allo scopo di indurre a riflessione il donante;

società per azioni e a responsabilità limitata: anche loro con un atto pubblico;

- testamento: redatto nella forma OLOGRAFA, ovvero scritto a mano dal testatore, oppure in

- quella di atto pubblico, o, infine, nella forma SEGRETA, deposito della scheda nelle mani

del notaio che redige il verbale dell’operazione.

Per particolari clausole, considerate particolarmente onerose, predisposte da una parte per la

stipulazione di contratti in serie, la legge richiede la SPECIFICA APPROVAZIONE PER

ISCRITTO: art. 1341 comma 2 cod. civ. Quindi per la loro validità non è sufficiente la forma

scritta, ma occorre che il modulo contrattuale abbia due sottoscrizioni, una riferita al contratto nel

complesso e una riferita invece alle singole clausole.

La mancata adozione della forma prescritta dalla legge implica l’invalidità del negozio

giuridico.

FORME CONVENZIONALI: dichiarazioni negoziali espresse in una forma determinata che per

legge non sarebbe necessaria. Questo avviene quando le parti sentono un’esigenza di maggior

chiarezza e certezza.

Le parti possono, talvolta, impegnarsi di compiere la loro dichiarazione negoziale futura con una

particolare forma. Ciò deve avvenire tramite un patto, il quale deve essere in forma scritta.

La forma si può distinguere in:

forma ad probationem: quando la legge prescrive che il negozio debba essere provato per

- iscritto. Se non si osserva tale forma il contratto non è nullo, ma sarà particolarmente

difficile alla parte interessata di farlo valere in giudizio. Questo perché si ha una

LIMITAZIONE DEI POSSIBILI MEZZI DI PROVA. Il contratto non può venire

provato per testimoni e nemmeno per presunzioni. Inoltre colui che ha eseguito la

prestazione non può pretenderne la restituzione;

forma ad substantiam: forma richiesta per la validità del negozio. Se essa non è osservata, a

- differenza di prima, vi è la nullità del negozio. Inoltre colui che ha eseguito la prestazione

può ottenere la sua restituzione. Pagina 32 di 77 - 32 -

Capitolo 23

CONDIZIONE: negozio giuridico dispone che i suoi effetti si producono o vengano meno al

verificarsi di un avvenimento futuro e incerto: art. 1353 cod. civ.

La condizione può essere:

sospensiva: effetto negoziale ad essa subordinato manca in un primo tempo, ed è destinato a

- prodursi nel caso che la condizione si avveri (esempio pag 213). La legge dispone che

l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo subordinata a tale condizione che

dipende dalla mera volontà dell’alienante o da quella del debitore risulta essere nulla;

risolutiva: effetto negoziale si produce immediatamente, ma è destinato a venir meno nel

- caso che la condizione si avveri(esempio pag 213). E’ valido il trasferimento subordinato ad

una condizione risolutiva che dipenda dalla mera volontà dell’alienante, perché il

trasferimento stesso si verifica immediatamente, anche se è suscettibile di venir meno in

seguito all’eventuale manifestazione della volontà risolutiva (vendita con patto di riscatto,

nella quale il venditore si riserva il diritto di riavere la proprietà della cosa venduta, se vorrà,

mediante la restituzione del prezzo e del rimborso delle spese. Invece è nulla l’assunzione di

un obbligo la cui risoluzione dipenda dalla mera volontà dell’obbligato.

Inoltre la condizione può essere:

causale: condizione indipendente dalla volontà delle parti (se cadrà la grandine);

- potestativa: se essa dipende dalla volontà di una delle parti ( se mi trasferirò all’estero). In

- ambito di essa si trovano:

meramente potestativa: dipende dal mero arbitrio di una delle parti o dalla sua

1 valutazione dell’opportunità del negozio (pagherò se vorrò, comprerò se la cosa

mi piacerà);

potestativa ordinaria: dipende dal comportamento di una delle parti, se tale

2 comportamento presenta vantaggi o svantaggi indipendenti dal negozio

assoggettato alla condizione (se inizierò un’impresa di costruzione di macchine

acquisterò da voi le parti staccate).

mista: se il suo avveramento richiede il concorso della volontà di una parte e di circostanze

- indipendenti da tale volontà (se otterrò un finanziamento).

CONDIZIONE ILLECITA: rende immediatamente illecita l’operazione negoziale, quando tende a

remunerare o comunque a incoraggiare il compimento di atti illeciti, o quando tende a influenzare

con incentivi non appropriati l’esercizio di libertà fondamentali dell’individuo. L’illiceità della

condizione determina la nullità del contratto o del negozio unilaterale tra vivi. Se, invece, la

condizione di riferisce a una singola clausola del negozio la nullità sarà limitata solo ad essa.

CONDIZIONE IMPOSSIBILE: le conseguenze di ciò sono differenti a seconda del tipo di

condizione. Infatti:

sospensiva impossibile: rinvia l’efficacia del negozio ad un momento che non verrà mai.

- Dunque il negozio è totalmente e definitivamente privo di effetti: è nullo;

risolutiva impossibile: dispone che gli effetti del negozio debbano cadere in un momento

- che non verrà mai. Dunque gli effetti del negozio sono definitivi: la condizione si ha come

non apposta.

PENDENZA DELLA CONDIZIONE: si ha fintantoché è incerto se questa si avvererà oppure no.

Quindi se la condizione è che taluno inizi un’attività commerciale entro 5 anni la pendenza la si ha

fino allo scadere dei 5 anni, oppure nel momento in cui l’attività abbia inizio.

Durante la pendenza l’acquirente non ha il diritto che costituisce l’oggetto della alienazione, ha però

un diritto in formazione: ASPETTATIVA. Ad egli la legge permette di compiere degli atti

conservativi nel momento in cui si temi un pregiudizio alle sue ragioni. L’aspettativa può essere

alienata ad un terzo, il quale subentra nella titolarità del negozio.

L’alienante non ha l’esercizio pieno e illimitato del diritto, in quanto deve astenersi da ogni atto che

possa pregiudicare l’aspettativa della controparte, egli ha un DIRITTO CONDIZIONATO. Egli

Pagina 33 di 77 - 33 -

deve comportarsi quindi secondo correttezza. La violazione di ciò è sanzionata con l’obbligo di

risarcire il danno sempre che la condizione si avveri.

Qualora l’alienazione è sottoposta a una condizione risolutiva i ruoli sono invertiti. Un discorso

analogo va fatto anche per quanto riguarda l’assunzione di un obbligo.

Sempre secondo il principio della buona fede non è permesso di impedire l’avverarsi della

condizione, altrimenti la condizione si considera avverata ugualmente: finzione di avveramento

della condizione.

RETROATTIVITA’ DELLA CONDIZIONE: art. 1360 cod. civ. Gli atti di disposizione compiuti

durante la pendenza dal titolare dell’aspettativa si consolidano, mentre si caducano quelli compiuti

dal titolare del diritto condizionato. Essa viene detta reale o assoluta in quanto opera anche contro i

terzi.

Attraverso l’utilizzo di clausole condizionali il negozio viene meglio adattato alle circostanze

ancora incerte.

Vi sono dei negozi che non tollerano l’apposizione di condizioni fra i più importanti troviamo:

- matrimonio e gli altri negozi del diritto di famiglia;

- emissione e girata dell’assegno;

- girata dei titoli di credito;

- accettazione e rinuncia dell’eredità.

In questi casi l’inapplicabilità delle condizioni è per un’esigenza di chiarezza e univocità della

situazione giuridica. Talvolta la condizione si considera non apposta, oppure, rende nullo l’intero

negozio.

Non si possono considerare condizioni in senso tecnico quei presupposti di efficacia previsti dalla

legge e non dalla volontà delle parti. Questi vengono spesso indicati con il termine: CONDICIO

IURIS.

TERMINE: limita nel tempo l’efficacia del negozio. Può essere:

iniziale: stabilisce l’inizio dell’effetto del negozio (a partire da…..)

- finale: stabilisce la fine dell’effetto del negozio (fino a…..);

- adempimento: si riferisce a uno solo degli effetti. Determina il momento in cui

- l’obbligazione deve essere eseguita. Solitamente è stabilito a favore del debitore. Di

conseguenza il creditore non può esigere la prestazione prima della scadenza, mentre il

debitore può offrire l’esecuzione della prestazione prima del termine. Tale termine può

anche essere a favore del creditore, il quale può pretendere l’esecuzione della prestazione

anche prima del termine, mentre il debitore non la può offrire validamente prima dello

scadere del termine. Infine può essere in favore di entrambi e quindi possono validamente

pretendere di ottenere e di eseguire la prestazione anche prima della scadenza.

Il debitore decade dal termine fissato in suo favore quando sia divenuto insolvente o abbia

diminuito per fatto proprio le garanzie che aveva dato, o non abbia dato le garanzie che

aveva promesso. Il creditore in questo caso può esigere immediatamente la prestazione.

A differenza della condizione qui la nascita e la fine dell’effetto è certa. Tuttavia può esserci

incertezza circa il momento, perché accanto ai termini determinati(12 giugno) sono possibili

termini che lasciano indeterminato il quando(il giorno in cui cesserà il governo attuale).

MODO: disposizione che può essere apposta solo ai negozi a titolo gratuito. Essa limita il vantaggio

economico del beneficiario imponendogli un obbligo. Proprio qua sta la differenza con la

condizione, in quanto il modo costituisce un obbligo: donazione di un capitale a un istituto

scientifico con l’onere di destinarlo ad una particolare ricerca.

Pagina 34 di 77 - 34 -

Capitolo 24

RAPPRESENTANZA: istituto giuridico per il quale la volontà negoziale è formata e dichiarata da

un soggetto, RAPPRESENTANTE, mentre gli effetti del negozio fanno capo a un soggetto

diverso, RAPPRESENTATO.

In alcuni casi specifici questo istituto è imposto dalla legge, come in caso della gestione del

patrimonio dei soggetti incapaci.

La rappresentanza è ammissibile in tutto il campo dei contratti e dei negozi patrimoniali tra vivi.

Però è esclusa per il testamento e per i negozi di diritto famigliare: atti per i quali sono riservati

esclusivamente alla persona interessata.

La rappresentanza può essere:

volontaria: conferita dall’interessato. Il rappresentante deve attenersi alle istruzioni del

- rappresentato, dal quale può venire revocato in ogni momento. Questa viene conferita

dall’interessato tramite un atto chiamato procura;

legale: imposta dalla legge. Il rappresentante ha il potere di gestire il patrimonio del

- rappresentato per realizzare gli interessi di quest’ultimo, il quale è considerato incapace.

Per le persone giuridiche e i soggetti collettivi l’esistenza di almeno una persona fisica munita

del potere di rappresentarli costituisce una necessità. L’investitura deriva dalla nomina alla

carica sociale alla quale la rappresentanza è attribuita dall’atto costitutivo o dalla legge.

Di regola nessuno può attribuirsi da sé il potere di rappresentare altri. Eccezionalmente, però, ciò è

consentito a chi prende utilmente iniziativa di curare l’interesse di una persona che per assenza o

per impedimento non vi possa provvedere da se stessa.

Il connotato essenziale di essa consiste nella stipulazione del negozio giuridico in nome di altri,

con la conseguenza che gli effetti negoziali si producono direttamente sul patrimonio del

rappresentato.

PROCURA: negozio unilaterale con il quale una persona attribuisce ad altri il potere di

rappresentarla. Esso è un potere strumentale per la realizzazione di un interesse per lo più del

rappresentato, ma che talvolta può anche essere del rappresentante o di terzi. La natura di tale

interesse dipendono dal RAPPORTO DI BASE al quale la rappresentanza accede.

Essa va nettamente distinta dal contratto che è fonte del rapporto di base, in quanto sono diverse le

regole applicabili all’uno e all’altro negozio. In particolare la procura può essere revocata dal

rappresentato, anche quando non vi sia un’analoga possibilità di sciogliere il rapporto di base.

Viceversa lo scioglimento del contratto di base porta in maniera automatica quello della procura.

Essa si distingue:

speciale: si riferisce a uno o più affari determinati;

- generale: si riferisce a tutti gli affari del rappresentato.

-

Inoltre può contenere dei limiti ai poteri del rappresentante.

Essa, poiché non produce alcun obbligo, produce i suoi effetti senza bisogno di accettazione da

parte del rappresentante.

Per la sua validità non si richiedono forme particolari, salvo che essa sia conferita per la

stipulazione di un negozio formale. E può essere concessa anche tacitamente per fatti concludenti.

ESTINZIONE PROCURA: essa si estingue per:

- scadenza del termine;

- verificarsi della condizione risolutiva;

- compimento dell’affare;

- estinzione del rapporto di base;

- morte, interdizione o inabilitazione del rappresentante o del rappresentato;

- rinuncia del rappresentante;

- fallimento del rappresentato.

La morte non è causa di estinzione della procura conferita per atti relativi all’esercizio di

un’impresa, salvo il diritto di revoca da parte degli eredi. Ciò vale anche nelle ipotesi di interdizione

Pagina 35 di 77 - 35 -

e inabilitazione. Essa non si estingue in questi casi nemmeno se è stata conferita in favore di terzi o

del rappresentante.

REVOCA PROCURA: negozio unilaterale, che non richiede alcuna forma. La volontà di revoca

può essere manifestata anche tacitamente, con un comportamento concludente, come la nomina di

un altro rappresentante. Essa non può essere revocata quando sia stata conferita nell’interesse del

rappresentante stesso o di terzi, se non per giusta causa. Se la revoca è ingiustificata il diritto del

rappresentante può venire soddisfatto attribuendogli il compenso ugualmente.

Essa deve essere portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, ciò vale pure per le modificazioni.

Se ciò non avviene la legge tutela l’affidamento dei terzi che ignorando le modifiche o la revoca

abbiano continuato a trattare con il rappresentante, quindi i negozi stipulati sono pienamente

efficaci e vincolanti per il rappresentato. Tuttavia egli può pretendere il risarcimento del danno dal

rappresentante apparente il quale dopo la revoca abbia continuato ad agire. Nel campo delle società

la tutela dell’affidamento dei terzi è molto più intenso: le limitazioni al potere di rappresentanza

degli amministratori non sono opponibili ai terzi in alcun caso, ad eccezione che si provi che questi

abbiano agito intenzionalmente a danno della società.

La capacità di diventare titolare dei rapporti giuridici deve essere valutata con riferimento alla

persona rappresentata. Quindi se essa non può acquistare un certo diritto, non potrà acquistarlo

nemmeno per mezzo di un rappresentante. Invece per stabilire la validità della dichiarazione

negoziale si deve far riferimento alla persona del rappresentante, perché è egli che decide la

stipulazione del contratto e il suo contenuto. Però può accadere che alcuni elementi sono prestabiliti

dal rappresentato e per questi aspetti si deve guardare la persona di quest’ultimo. Il rappresentante è

sufficiente che abbia la capacità naturale. Per questo la procura può essere conferita anche ad un

minorenne, se questo abbia raggiunto la maturità sufficiente.

Il diritto tutela il rappresentato nel caso in cui il rappresentante approfitti del potere per creare

abusivamente interessi propri o di terzi estranei al suo compito.

Un’ipotesi particolare è quella del CONFLITTO DI INTERESSI: rappresentante entra in

collusione con l’altra parte. Un esempio: il rappresentante si fa pagare dalla controparte per

avvantaggiarla nella contrattazione. Quindi egli si fa portatore di un interesse in contrasto con quelli

del rappresentato. Questa situazione è oggettiva, ravvisabile ogni volta che dalla stipulazione di

un determinato contratto possa derivare un profitto anche indiretto del rappresentante con

danno del rappresentato. In questo caso il contratto è viziato e quindi annullabile. Un limite

all’annullamento è posto per la tutela dell’affidamento dell’altra parte, nel caso che questa ignori,

senza colpa, di avere a che fare con un conflitto di interessi.

Una situazione estrema del conflitto di interessi è rappresentata dal CONTRATTO CON SE

STESSO: quando nel contratto concluso dal rappresentante in nome e per conto del rappresentato,

la controparte non è altro che il rappresentante stesso, operante in proprio o come rappresentante di

un terzo.

Nel caso in cui taluno agisca come rappresentante senza esserlo o eccedendo dai limiti impostogli il

negozio non vincola in alcun modo il rappresentato. Tuttavia è consentito che quest’ultimo si

assume il negozio attraverso la RATIFICA: negozio analogo alla procura, data con l’osservanza

delle forme prescritte per il negozio a cui si riferisce e nel caso in cui vi sia libertà di forma può

essere anche tacita, attraverso un comportamento concludente. Essa si riferisce non al

rappresentante, come la procura, ma alla controparte del contratto. Inoltre ha effetto retroattivo. Se

la ratifica non avviene il negozio rimane INNEFICACIE. Se da ciò derivano dei danni al terzo il

finto rappresentante dovrà risarcirli secondo le norme relative alla RESPONSABILITA’

PRECONTRATTUALE (cap29). Tale responsabilità presuppone la colpa di chi ha agito come

rappresentante, quindi egli doveva essere consapevole di non avere il potere di rappresentanza.

DISTINZIONE da altre figure: Pagina 36 di 77 - 36 -

rappresentante: ha un potere di decisione circa la stipulazione del negozio. Egli quindi

- forma e dichiara una volontà propria, anche se gli vengono posti dei limiti e impartite delle

istruzioni;

nuncius: si limita a trasmettere una dichiarazione altrui già completa (Tizio mi ha incaricato

- di dirle che accetta la sua proposta). Non è necessario che egli abbia la capacità d’agire è

sufficiente che sia in grado di riferire il messaggio;

interposizione gestoria o rappresentanza indiretta: cooperazione giuridica nella quale il

- gestore agisce per conto altrui, ma stipula il negozio in nome proprio. Gli effetti del negozio

si producono in capo al gestore, il quale dovrà poi trasmetterne il risultato economico nel

patrimonio di colui per conto del quale ha agito. Questo tipo di rappresentanza si ha nel

mandato e nella gestione di affari altrui;

procacciatori di affari: certi collaboratori dell’imprenditore, anche quando essi non

- stipulano contratti, ma si limitano a promuovere la conclusione cercando clienti, facendo

opera di persuasione e raccogliendo le ordinazioni, che spetterà poi all’imprenditore di

accettare oppure no. Capitolo 25

NULLITA’: il negozio è privo dei suoi effetti e non può essere convalidato. Il negozio è nullo

quando:

il regolamento di interessi manchi del tutto, ovvero quando manca la dichiarazione

- negoziale che possa essere presa sul serio, oppure quando essa non può essere attribuita al

suo preteso autore, oppure ancora vi sia difformità tra la proposta e l’accettazione. Il negozio

è ugualmente nullo quando vi è simulazione di un negozio ed anche quando l’oggetto non

sia determinato o determinabile;

il regolamento di interessi è irrealizzabile, ovvero l’oggetto è impossibile. Oppure quando

- manca la causa;

non sia rivestito della forma richiesta;

- sia illecito o immeritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico, poiché lo stato non

- può cooperare alla realizzazione di simili operazioni.

La nullità può essere fatta valere da qualunque interessato, anche da terzi che vi abbiano interesse:

NULLITA’ ASSOLUTA. Inoltre può essere rilevata d’ufficio dal giudice quando debba decidere

una lite la cui soluzione dipenda dalla validità del negozio. In casi particolari la nullità può farsi

valere solo da una parte a protezione della quale la nullità è disposta: NULLITA’ RELATIVA.

Non può essere convalidato il negozio nullo, ma è possibile creare un nuovo negozio esente da

nullità: RINNOVAZIONE. Esso può avere anche efficacia retroattiva alla data del primo negozio,

ma vi è un limite per la necessità di tutelare i terzi. Infatti se la cosa oggetto è stata, nel frattempo,

validamente alienata ad un terzo non è ammissibile che la rinnovazione operi retroattivamente.

Se il negozio nullo ha avuto esecuzione, le prestazioni, essendo prive di causa, vanno restituite

secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito(cap 34). Se il negozio prevedeva il

trasferimento di una proprietà e ciò non si è verificato il proprietario può rivendicarlo, così per

qualsiasi tipo di diritto reale. Tale azione di rivendicazione sarà paralizzata se, con il passare del

tempo, l’altra parte ha finito per usucapire la proprietà della cosa. Inoltre, con il passare di un

termine di prescrizione di 10 anni si estingue il credito per la restituzione delle prestazioni eseguite

senza causa.

CONSEGUENZE: il negozio non produce alcun effetto negoziale. Produce conseguenze non

negoziali, così se il negozio costituisce un atto illecito determinerà l’applicazione delle relative

sanzioni e responsabilità.

OPPONIBILITA’: il negozio nullo è opponibile ai terzi.

NULLITA’ PARZIALE: la causa di nullità riguarda solo una o più clausole del negozio stesso. La

clausola è nulla quando è in contrasto con norme imperative. Tale nullità comporta la nullità

dell’intero negozio in caso che le parti non avessero concluso l’accordo senza le clausole in

questione. Pagina 37 di 77 - 37 -

Lo stesso si può avere se si tratta di un contratto plurilaterale e sia nullo solo il vincolo di un’unica

parte.

SOSTITUZIONE LEGALE DI CLAUSOLE: quando ci si trova dinnanzi ad un contratto che si può

annullare, talvolta, la legge impone un regolamento negoziale difforme da quello stabilito dalle

parti, anziché stabilire la nullità. Ciò è stabilito dall’art. 1339 del cod. civ. il quale prevede che le

clausole, i prezzi di beni e servizi imposti dalla legge sono inseriti di diritto nel negozio.

La parte danneggiata da tale modifica non potrà chiedere l’annullamento per errore per ignoranza

della regola imperativa di legge. Ciò ha lo scopo di tutelare una delle parti contro approfittamento e

sfruttamento.

CONVERSIONE DEL NEGOZIO NULLO: essa determina il prodursi di effetti giuridici diversi da

quelli del negozio che le parti hanno stipulato, ma tali da realizzare il risultato economico da esse

voluto. Non è ammissibile che la conversione implichi degli effetti maggiori di quelli che le parti si

aspettavano.

ANNULLABILITA’: il negozio è annullabile quando, trattandosi di tutelare interessi disponibili di

una parte del negozio, si ritiene opportuno far dipendere dalla sua iniziativa l’eliminazione del

negozio. Questo si ha nelle ipotesi di errore, violenza, dolo, incapacità d’agire, conflitto di interessi.

L’annullamento può essere domandato solo dalla parte a protezione della quale esso è stabilito dalla

legge sempre che essa non abbia convalidato il negozio e non può essere domandato da terzi e

neppure dalla controparte e non può essere pronunciato d’ufficio dal giudice.

L’azione di annullamento è soggetta ad un termine di prescrizione di cinque anni. A questo

termine si aggiungono i termini generali di usucapione e prescrizione. Ma se il negozio non è stato

eseguito allora la parte in favore della quale è disposto l’annullamento potrà sempre rifiutarne

l’esecuzione senza limiti di tempo: si prescrive l’azione, ma non l’eccezione di annullamento.

Il soggetto tutelato può convalidare il negozio rinunciando alla possibilità d’annullamento.

CONSEGUENZE: rende prive di causa le prestazioni negoziali, anche quelle già eseguite, in quanto

ha effetto retroattivo. Produce conseguenze non negoziali, così se il negozio costituisce un atto

illecito determinerà l’applicazione delle relative sanzioni e responsabilità.

CONVALIDA: è un negozio unilaterale. Può farsi in modo espresso, con un atto che contenga la

menzione del negozio e del motivo di annullabilità e la dichiarazione che si intende convalidarlo.

Oppure può essere effettuata in modo tacito dando volontariamente esecuzione al negozio. Vi è la

necessità che il negozio di convalida, ovviamente, non sia colpito dal medesimo vizio del negozio

annullabile.

OPPONIBILITA’: il negozio annullato può essere opponibile ai terzi in caso che:

- il terzo sapeva dell’invalidità;

- se ha acquistato a titolo gratuito;

- se si tratta di beni immobili oppure iscritti in pubblici registri, il che permette ai terzi in

questione di conoscere la pendenza della lite tramite la trascrizione;

- se l’annullamento dipende da incapacità legale.

INNEFICACIA: il negozio può essere temporaneamente inefficacie finchè non sopravvenga una

certa circostanza estrinseca. Nell’attesa il negozio può comunque produrre alcuni effetti preliminari:

efficacia sospesa. Una delle ipotesi principali di questo tipo di inefficacia è quella del negozio la

cui efficacia è subordinata a un’autorizzazione amministrativa.

Inoltre può accadere che un negozio sia inefficacie nei confronti di terzi: inefficacia relativa.

Per esempio il debitore vende una cosa che gli è stata pignorata, la vendita è valida ed efficace fra le

parti, essa è però inefficacie nei confronti dei creditori che procedono all’esecuzione forzata.

Capitolo 26

CONTRATTO NEL LIBERISMO CLASSICO: nell’ottocento il contratto è visto come un

importante strumento di libertà, per mezzo del quale ciascun individuo può realizzare la sua


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

77

PESO

1,006.76 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Privato, Trimarchi. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la definizione di diritto, le varie tipologie di meccanismi sanzionatori (pena, coalizione diretta, esecuzione forzata), ordinamento giuridico, il giudice e la legge, il diritto pubblico, diritto privato e il suo carattere di supremazia, il divieto dell'autotutela privata.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia e management
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Niccolò Cusano - Unicusano o del prof Caricato Cristina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto privato

Riassunto Esame Diritto Privato, prof Cicala
Appunto
Riassunto esame Diritto privato, prof. Martini, libro consigliato Sistemi giuridici comparati, Gambaro Sacco
Appunto
Riassunto Esame Diritto Privato, prof Cicala
Appunto
Riassunto esame Diritto privato, prof. Martini, libro consigliato Sistemi giuridici comparati, Gambaro Sacco
Appunto