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Distinguere le regole giuridiche da quelle sociali e/o morali non è semplice; infatti, il diritto che

previene i conflitti sociali ha anche un contenuto morale perché l’osservanza delle sue regole non

sarebbe possibile, se mancasse il consenso morale di fondo.

Si passa dalla MORALE al DIRITTO quando le questioni relative alle violazioni sono così

rilevanti da non poter essere affidate all’iniziativa spontanea e da richiedere uno stabile apparato,

una specifica procedura.

Senza ETICA non v’è DIRITTO; Diritto e Morale sono quindi complementari.

Le stesse norme giuridiche a volte dettano regole valide anche sul piano religioso o morale; a

queste ultime, a volte, il Diritto attinge per dettare comportamenti obbligatori

(vedi “Correttezza e Buona Fede”).

Il Diritto non definisce la Norma, la Regola e il principio, ma li presuppone.

Ogni enunciato che faccia parte di un testo che è fonte del Diritto è una DISPOSIZIONE.

Ogni interpretazione di una disposizione esprime la NORMA, una proposizione prescrittiva con la

quale si valuta una condotta.

L’ARTICOLO è la partizione interna di una LEGGE e serve unicamente per indicare a

Quale Enunciato contenuto in una legge si intende fare riferimento (es.: Codice Civile – Regole e

Principi sono entrambi Norme.

2969 articoli – unica legge).

Ogni capoverso dell’Art. è definito COMMA.

Ogni Art. può contenere una o più disposizioni ed esprimere quindi una o più norme;

è anche possibile che una disposizione sia ricavabile non da un unico articolo, ma dalla

combinazione di più articoli.

La Regola è una norma che richiede un insieme sufficientemente specifico di comportamenti per la

sua soddisfazione.

La norma secondo la quale è obbligatoria una determinata vaccinazione è regola e può essere o

no rispettata.

Il “Principio” è norma che impone la massima realizzazione di un valore. Sua caratteristica è la

non definibilità in astratto delle fattispecie alle quali è applicabile: esso è sempre applicabile ad una

nuova fattispecie.

Il Principio si afferma non con un’unica soluzione.

In tal senso il principio è norma aperta ad una molteplicità di soluzioni.

La norma che dica “occorre tutelare la salute di ciascuno” enuncia un principio, poiché non

soltanto esiste una pluralità di comportamenti che sono in grado di attuarlo, ma, soprattutto, ciascun

comportamento protegge, a diversi livelli, la salute.

Ogni Regola è riconducibile almeno ad un Principio.

La regola riguarda comportamento e lo valuta; questo, se valutato positivamente, costituisce un

modo di realizzare il principio.

La Regola è quindi una scelta tra le molteplici opportunità di realizzazione del principio.

Il Principio connette una serie di regole tra loro e ciascuna ha un proprio ruolo nella

Attuazione del principio.

I principi non devono essere confusi con le clausole generali.

Esempi di clausole generali sono: il buon costume; l’ordine pubblico.

La clausola generale è un frammento vago di una disposizione dalla quale si deve ancora

ricavare un significato applicabile e, soltanto dopo aver risolto tale problema, la norma si può dire

individuata. ____°_____

CLASSIFICAZIONE DELLE NORME GIURIDICHE:

In base al Contenuto:

*) NORME PRECETTIVE: contengono un comando (433)

*) NORME PROIBITIVE: contengono un divieto (1471)

*) NORME PERMISSIVE: concedono ai soggetti particolari facoltà, garantite dallo

ordinamento (832)

In base al Comando:

*) NORME DEROGABILI: sono applicabili salvo che la volontà dei privati non disponga

diversamente Possono essere:

- DISPOSITIVE: (1815 co. 1) regolano un rapporto la-

sciando le parti libere di disciplinar-

lo diversamente.

- SUPPLETIVE: disciplinano un rapporto in mancanza

di volontà delle parti.

*) NORME INDEROGABILI: non lasciano libertà di scelta ai privati; se sono violate,

spetta al soggetto interessato chiedere al giudice di ap-

plicare le sanzioni previste.

La norma inderogabile èIMPERATIVA qualora il principio

ad essa riferibile ponga dei limiti di autoregolamentazio-

ne del privato per salvaguardare l’interesse generale.

La violazione di una norma imperativa provoca la nullità

dell’atto

Le norme giuridiche sono collegate tra loro e riunite in un sistema normativo uni-

Tario o gerarchicamente disposto, chiamato ORDINAMENTO GIURIDICO, che deve

Essere:

-) coerente con se stesso (non è possibile avere 2 o più norme contraddittorie

tra loro)

-) unitario per la certezza del diritto (per dare la possibilità al singolo di conoscere

con sicurezza ciò che la legge detta). Non sempre è raggiungibile; infatti, la nor-

ma è suscettibile di varie interpretazioni, che da una parte evitano l’invecchia-

mento precoce della norma, dall’altra, a volte, non ne garantiscono la piena cer-

tezza. DIRITTO PRIVATO E DIRITTO PUBBLICO

Il diritto è frazionato in una pluralità di settori: questa frantumazione ha una

mera finalità didattica e non si ripercuote sull’unitarietà dell’ordinamento.

La rigida distinzione tra Diritto Pubblico e Diritto Privato, secondo la quale ognuno

disciplinerebbe gli interessi dell’intera collettività e l’altro regolerebbe gli interessi dei

singoli individui,

è oggi insostenibile.

La distinzione che può essere oggi accettata è che:

ci si trova nella sfera del diritto privato quando lo Stato

- è pari al cittadino

ci si trova nella sfera di diritto pubblico quando lo Stato

- è sovrano.

Sono di diritto civile le regole ed i principi rinconducibili al principio di

eguaglianza.

Sono di diritto pubblico le norme che istituiscono una differenza tra soggetti

comuni ed altri soggetti investiti di autorità.

Nel diritto pubblico, infatti, l’eventuale violazione comporta sempre l’applicazione

della sanzione (inderogabilità della norma penale)

Nel diritto privato la sanzione viene applicata solo se è il

Privato stesso a richiederla al giudice. (contratti conclusi con incapacità di intendere

e di volere) Principio di democraticità

La democrazia richiede un libero confronto di opinioni e una deliberazione,

mediante voto non coartato, con prevalenza della maggioranza sulla minoranza, in un

quadro di diritti insopprimibili della minoranza.

Così intesa, le democrazia è inseparabile dall’eguaglianza e dalla persona:

dall’eguaglianza, perché non sarebbe altrimenti giustificabile il diritto di partecipazione di

tutti alle decisioni; dalla persona, perché non qualunque decisione maggioritaria è

legittima. Principio della divisione dei poteri

e principio di legalità

L’opera di regolamentazione del potere nella prevenzione dell’abuso è garantita

dalla separazione delle funzioni tipiche dello Stato, ciascuna attribuita ad una specifica

istituzione che rappresenta un potere separato: potere legislativo, esecutivo e

giudiziario.

L’equilibrio e il reciproco controllo tra questi poteri impedisce la prevaricazione

dell’uno sull’altro.

La Carta costituzionale riconosce al potere giudiziario l’indipendenza e

l’inamovibilità del magistrato.

Il giudice è soggetto soltanto alla legge.

Il giudice non può giudicare secondo le proprie visioni del mondo , ma rispettando

la Costituzione e le leggi del Parlamento.

La dichiarazione di incostituzionalità di una legge non spetta al Giudice ordinario,

ma alla Corte costituzionale, alla quale il giudice deve rivolgersi qualora dubiti della

costituzionalità della legge applicabile nel processo che si sta svolgendo dinanzi a lui.

Principio di eguaglianza

La Costituzione riconosce l’eguaglianza sia come divieto di discriminazione

fondata su differenze biologiche o culturali, sia come impegno dello Stato a rimuovere le

condizioni di fatto che ostacolano lo sviluppo della persona.

Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzione di sesso, razza,

3 Cost. 1°

lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali (Art.

comma); la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che,

limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo

della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione

3 Cost. 2°comma).

politica, economica e sociale del Paese (Art.

L’enunciazione contenuta nel primo comma esprime l’eguaglianza formale.

L’enunciazione contenuta nel secondo comma esprime l’eguaglianza

sostanziale.

Il precetto costituzionale dell’eguaglianza è violato sia quando:

1) situazioni eguali vengono a subire un trattamento diverso

2) degli individui in situazione differente subiscono un trattamento identico.

Funzione legislativa e giustizia costituzionale

a)- Democraticità, separazione dei poteri, eguaglianza trovano il momento principale di

svolgimento nell’attività legislativa del Parlamento.

Sono limiti generali alla funzione legislativa il principio di irretroattività e la riserva di

legge

La legge è idonea a regolamentare i rapporti giuridici venuti ad esistenza in un

momento successivo a quello nel quale essa è entrata in vigore (11 disp. Prel.)

La Riserva di Legge

b)- è la previsione (implicita o esplicita) nella Costituzione di

materie

nelle quali la disciplina deve essere prevista soltanto con legge.

Le riserve si distinguono in assolute e relative.

La riserva assoluta impone al legislatore di determinare fin nei dettagli la materia

riservata.

La riserva relativa impone al legislatore di determinare la disciplina di principio,

lasciando a

fonti secondarie quella di dettaglio.

L’EFFICACIA DELLA NORMA GIURIDICA

L’Efficacia nel tempo

Perché la norma possa “entrare in vigore”, spiegare, cioè, in pieno la sua efficacia

erga omnes si richiedono: Gazzetta Ufficiale promulgazione

-) la pubblicazione di essa nella dopo la

da parte

del Capo dello Stato;

il decorso di un certo periodo di tempo detto “vacatio legis”

-) dalla

pubblicazione, per consentire ai destinatari di venire a conoscenza della legge

(normalmente 15 gg.)

Trascorso tale periodo, la legge diviene obbligatoria per tutti e vale i principio

ignorantia Iuris non excusat.

Per Abrogazione di una norma si intende la cessazione dell’efficacia della stessa.

L’abrogazione della norma opera “ex nunc”, ovvero dal momento in cui entra in

vigore, non è cioè applicabile a situazioni passate in giudicato.

E’ invece applicabile a situazioni ancora in corso al momento dell’entrata in vigore

della nuova legge.

Tipi di abrogazione:

tacita:

 viene emanata una nuova legge incompatibile con la precedente (lex

posterior abrogat. Prior) o se la nuova legge regola interamente la materia già

regolata precedentemente

* espressa: viene emanata una legge che ha per contenuto la dichiarazione

espressa dall’abrogazione di un’altra legge

referendum popolare

 (art. 75 Cost.)

per illeggittimità costituzionale

 pronunciata dalla Corte Costituzionale

L’Articolo 1d1 delle disposizioni preliminari al Codice Civile sancisce un principio

legge che per l’avvenire…”,

fondamentale: “La non dispone ossia non ha effetti

retroattivi.

Tale principio è, tuttavia, derogabile, in via eccezionale, in quanto:

il legislatore può ritenere opportuno estendere gli effetti di una legge anche al

- passato (es.: aumenti di stipendio con decorrenza retrodatata);

sono retroattive le leggi penali più favorevoli al reo

- Il principio di irretroattività è derogabile solo dalla legge in senso stretto, non invece

da atti di

normazione secondaria (es.: regolamenti, ordinanze normative).

In generale, si può figurare il principio che solo le norme favorevoli per i destinatari

possono avere efficacia retroattiva

Le nuove norme non estendono la loro efficacia ai fatti compiuti sotto il vigore della

legge precedente, benchè nei fatti stessi siano pendenti gli effetti.

L’Efficacia nello spazio

A) Il diritto internazionale privato

Per diritto internazionale privato si intende l’insieme delle norme interne dello Stato

che stabiliscono quale legge vada applicata nel caso in cui un rapporto giuridico presenti

elementi di estraneità rispetto all’ordinamento

B) I criteri di collegamento

Il nostro ordinamento, per risolvere il contrasto tra diritto italiano e straniero e

identificare la legislazione applicabile, prevede tre criteri di collegamento:

1) la nazionalità del soggetto (legge delle persone), che trova applicazione nelle materie

che riguardano lo stato e la capacità delle persone, rapporti personali e patrimoniali tra

coniugi e rapporti genitori-figli, istituti di protezione degli incapaci, successioni a causa di

morte e donazioni

2) il luogo in cui si trova il bene (legge del luogo), che opera come criterio di

collegamento nei conflitti relativi al possesso, alla proprietà, ai diritti sulle cose, ovvero il

luogo dove l’atto è compiuto, per le obbligazioni di fonte non contrattuale

la volontà delle parti (legge adottata), criterio adottato per le obbligazioni contrattuali

3) La legge straniera non si applica quando i suoi effetti sono contrari all’ordine

pubblico

METODO GIURIDICO E INTERPRETAZIONE

La norma è risultato dell’interpretazione: il metodo è il mezzo per individuare la

norma.

L’interpretazione della norma è necessaria per superare 3 carenze:

l’ambiguità del significato

- l’invecchiamento

- la lacunosità

- L’interpretazione è sempre evolutiva, tanto è vero che si identifica con un

procedimento atto ad evitare che la norma non sia più applicabile.

Il legame tra testo e interprete richiede la presenza di entrambi: all’interprete non è

consentito scavalcare o ignorare il testo.

L’interpretazione, d’altra parte, non è soltanto ricerca del “significato proprio delle

parole”, ma va riferita ad un contesto che è la realtà esterna.

Se il testo è chiaro, secondo il “significato proprio delle parole”, non occorre

interpretazione.

Se questa è necessaria, occorre distinguere:

l’interpretazione letterale (ricerca del significato proprio delle parole secondo la

-

loro connessione

l’interpretazione logico-sistematica. ratio legis.

E’ la ricerca della

- “L’intenzione del legislatore” è la ricerca della sua funzione, quale risulta dalla sua

collocazione in un contesto più ampio. Soltanto se tali criteri non sono sufficienti si

ricorre all’interpretazione analogica

analogia legis iuris,

qualora questa non sia possibile, si ricorre all’analogia

-

cioè all’applicazione dei “principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato”. Per

l’interpretazione analogica occorre: A) che vi siano due fattispecie, l’una disciplinata da

una norma e l’altra no; B) che vi sia almeno un elemento comune alle due fattispecie.

L’interpretazione è un atto necessario.

Dal testo della fonte si giunge alla norma mediante l’interpretazione. L’interprete

deve restare fedele al testo e non può non tener conto di una fonte perché non ne

condivide il fine politico: nessuna norma senza interpretazione, nessun interprete senza

testo. Critica dell’”in claris non fit interpretatio”

“in claris non fit interpretatio” va intesa in due sensi.

Nel primo: se il testo della norma è “chiaro”, non deve essere interpretato;

nel secondo: se il risultato dell’interpretazione letterale del testo produce una

norma non assurda, non occorre proseguire nell’interpretazione.

Nel primo senso l’”in claris” è falso; nel secondo è inaccettabile.

E’ falso, poiché non esiste alcuna possibilità di applicare una norma senza

interpretare il testo che la pone.

E’ inaccettabile, poiché richiede la costruzione del significato del testo secondo le

relazioni tra le norme: tra regole e princìpi e tra principi.

La “chiarezza” non è un a priori. La “chiarezza” è il risultato dell’interpretazione

non la sua premessa. Le parole nel tempo assumono significati diversi secondo la

cultura condivisa dalla comunità.

E’ compito dell’interprete individuare in quale senso la parola debba essere intesa:

la chia-

Rezza di una disposizione legislativa è quindi il risultato della sua interpretazione.

La chiarezza è un elemento rilevante non in sede di interpretazione, ma di

applicazione. DIRITTO SOGGETTIVO

Diritti personali Diritti relativi

di godimento (situazioni di CR. O di DB.)

Unione di diritti assoluti

e diritti relativi diritti relativi diritti relativi

protestativi di credito

Diritti Assoluti

DIRITTI DELLA PERSONALITA’

(situazioni esistenziali)

DIRITTI REALI

(situazioni reali di godimento) DIRITTI REALI DI GARANZIA

(su cosa altrui)

DIRITTI REALI DI GODIMENTO PEGNO

IPOTECA

su cosa propria su cosa altrui

PROPRIETA’ IUS AEDIFICANDUM

ENFITEUSI

USUFRUTTO

USO

ABITAZIONE diritti reali limitati

SERVITU’ perché

presuppongono

la proprietà

SUPERFICIE

COMUNIONE

CONDOMINIO

MULTIPROPRIETA’

I Diritti Reali non possono prescindere dal possesso

DIRITTI SU BENI IMMATERIALI

Diritto di autore Diritto di inventore Brevetto

Il soggetto è il destinatario delle norme giuridiche o, meglio, le regole di diritto mirano a

disciplinare interessi dei soggetti nei limiti in cui siano ritenuti giuridicamente rilevanti.

Nel campo del diritto privato, l’interesse va ad identificare la possibilità di rilevare nei vari

rapporti giuridici l’esistenza del carattere patrimoniale.

Solo raramente, fatta eccezione per i diritti della personalità, della famiglia e delle

successioni, l’interesse non economico o comunque morale è preso in considerazione.

Infatti l’interesse si collega alla possibilità di soddisfare determinati bisogni attraverso

l’utilizzazione di un BENE.

Di fronte ad un dato interesse, l’ordinamento può giudicarlo:

*) Indifferente:

qualora sia interesse lecito ma non apprezzabile giuridicamente

*) Meritevole:

qualora esistano attività da proteggere (per l’ordinamento) ed il soggetto va fornito

degli strumenti idonei a realizzare tale interesse meritevole di tutela

*) Illecito:

qualora ci si trovi dinanzi a situazioni il cui interesse è in conflitto con interessi

superiori di cui l’ordinamento è portatore. Questo tipo di interesse, essendo

considerato illecito, non solo non verrà dall’ordinamento protetto, ma avversato.

IL DIRITTO SOGGETTIVO

La più intensa protezione ceduta dall’ordinamento si ha quando una norma attribuisce

ad un soggetto un DIRITTO SOGGETTIVO.

E’ una sintesi tra libertà e forza, perché il soggetto può decidere se usare o meno tale

diritto (LIBERTA’), ma se decide di usarlo, questo gli permette di realizzare appieno il proprio

interesse (FORZA).

La tutela accordata dal diritto soggettivo è potenzialmente senza limiti; l’unico limite è il

dovere di non abusarne. L’abuso è antigiuridico ed in quanto tale non è in alcun modo

protetto. Situazioni giuridiche soggettive

Onere

Situazione attiva e passiva.

Il soggetto deve tenere un dato comportamento per un interesse proprio (diversa da

obbligo)

Se non tenesse tale comportamento, deriverebbero al soggetto effetti negativi (es.:

onere della prova.

Abbiamo detto che esiste una scala GRADUATA in relazione al potere concesso per

avverare un interesse. A volte, però, questo potere viene dato in funzione conservativa di una

situazione che darà vita alla nascita di un diritto soggettivo, ma la fattispecie non è ancora

completa.

Questa situazione giuridica soggettiva è detta aspettativa (fattispecie a formazione

progressiva) (situazione di attesa)

Aspettativa di fatto: es.: successione: finchè non è aperta gli eredi sono in

un’aspettativa di fatto

Aspettativa di diritto: es.: successione: per un erede concepito ma non nato,

all’apertura della successione c’è un’aspettativa di diritto

es.: diritto condizionato: contratto sottoposto a condizione atti conservativi (soggetto

acquirene. condizione sospensiva) buona fede (soggetto venditore condizione

risolutiva)

Possesso

Situazione di fatto (no di diritto) ritenuta giuridicamente degna di tutela.

Possesso: potere sulla cosa che si manifesta con l’esercizio del diritto di proprietà, o di

altro diritto reale, sulla cosa,

(POSSESSORE non ha diritto assoluto, ma si comporta come se lo avesse.

L’ordinamento dà tutela incondizionata a questo potere sulla cosa per evitare che chi possiede

un bene ne venga espropriato con la forza.

Tutela incondizionata provvisoria: non quando il possessore del diritto reale rivuole

la cosa (se con richiesta legittima e attuata senza spoglio violento.

Il possessore è titolare dei diritti di credito verso colui che ha il diritto a riavere la cosa;

questi diritti di credito consistono nel diritto ai frutti, alle indennità per miglioramenti ed al

rimborso delle spese.

Detenzione

Il soggetto è in relazione materiale con la cosa ma ne riconosce l’altruità

Detenzione qualificata: il detentore detiene anche per interesse proprio e non solo altrui

(a volte ha la stessa tutela del possesso)

Potestà: non c’è coincidenza tra titolare del diritto e titolare dell’interesse (genitori

gestiscono i rapporti giuridici dei figli). Questo potere può essere attribuito per legge o per

volontà (rappresentanza diretta). E’ un potere vincolato: si esercita il diritto di un altro e si deve

perciò perseguire l’interesse di un altro. Invece diritto sogg. = sintesi di POTERE – LIBERTA’,

questo è invece un POTERE-DOVERE.

Status: situazione giuridica soggettiva che esprime i rapporti di un soggetto nei confronti

di altri soggetti senza rapporti con i beni

Tutte queste situazioni giuridiche fanno parte del diritto soggettivo e sono giudicate dal

giudice ordinario.

Diverso è l’

Interesse legittimo che si realizza con l’esercizio da parte di un terzo di un potere.

E’ una situazione giuridica soggettiva attiva ma non consegue l’interesse del diretto

interessato.

L’interesse legittimo si contrappone alla potestà, anch’essa positiva (anche se è pure

dovere).

Per interesse legittimo si intende la pretesa al legittimo esercizio di una potestà.

Esso è perseguito ogni volta che la potestà venga esercitata correttamente (es.

rappresentaza il rappresentante agisce per compiere atti per il rappresentato:

quest’ultimo ha interesse legittimo al suo corretto esercizio – es.: in tema di concorso,

l’ordinamento giuridico non tutela l’interesse del partecipante a vincere il concorso, ma quello

che il concorso si svolga correttamente)

Interessi diffusi indeterminatezza del soggetto. Non hanno come punto di

riferimento un bene soggetto di appropriazione individuale.

E’ una situazione soggettiva comune a tutti i membri della collettività (interessi collettivi:

fanno capo ad una determinata ed individuata collettività, la cui tutela è affidata ad un ente

esponenziale es.: CONI).

L’interesse diffuso interesse privo di un titolare esclusivo e di un ente

esponenziale.

Nei diritti assoluti è rilevante l’interesse a considerare una cosa che già si ha.

Il proprietario può avere interesse sia nel disporre che nel godere della cosa.

Per la realizzazione di un tale interesse non è necessaria la cooperazione di terzi,

costoro hanno però il dovere di astensione.

I B E N I

Art. 810 – Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritto.

Essendo, quindi, il bene quella cosa che può formare oggetto di situazioni soggettive

e quindi di un rapporto, esso diventa il punto di riferimento oggettivo del rapporto e quindi

idoneo a soddisfare un bisogno umano meritevole di tutela dell’ordinamento.

L’unica distinzione dei beni garantita dall’ordinamento giuridico è quella enunciata

nell’Art. 812 e cioè la distinzione tra beni mobili e beni immobili: sono beni immobili tutto ciò

che è incorporato al suolo, sia naturalmente che artificialmente (risultano essere beni

immobili anche gli edifici galleggianti purchè ben assicurati alla riva); sono beni mobili tutti

gli altri.

L’Art. 812 è assolutamente inderogabile e rappresenta quella che viene detta

SUMMA DIVISIO.

Al di là di quanto prevede il C.C., questa distinzione non può essere sufficiente,

infatti nella vita reale i beni subiscono altre suddivisioni:

-) beni materiali (cose corporali) e beni immateriali (cose incorporali)

-) beni in commercio (beni oggetto di un diritto – la proprietà) e beni fuori

commercio (non possono essere usucapiti)

-) beni pubblici (appartengono ad enti pubblici):

beni demaniali: l’Art. 822 identifica i beni facenti parte del demanio pubblico. Tali

beni (Art. 823) sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritto a favore di

terzi

beni patrimoniali: Art. 826 “….tutti quei beni di proprietà dello Stato ma che non

sono demaniali …” Tale articolo, inoltre, identifica tutti i beni facenti parte del

patrimonio statale.

e beni privati (appartengono ad enti privati)

Patrimonio indisponibile: foreste, miniere, cave, edifici per uffici pubblici, cose di

interesse storico, archeologico etc.

2

Tali beni (Art. 828 ) non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei

modi previsti dalla legge.

-) beni divisibili (tali che, se divisi in parti omogenee, conservino un valore

economico proporzionale all’intero) e beni indivisibili (tali che se divisi non

mantengono un valore economico proporzionale all’intero). L’indivisibilità può

essere determinata dalla natura del bene o dalla volontà delle parti.

-) beni fungibili (se sostituibili con altri beni identici per quantità e qualità) e beni

infungibili (insostituibili, unici)

-) beni generici (appartengono ad un determinato genere ed hanno importanza per il

loro peso, misura) e beni specifici (caratterizzati dalla loro individualità)

-) beni consumabili (si trasformano con l’uso e non possono adempiere alla propria

funzione) e beni inconsumabili (non si consumano ed il loro uso è ripetibile;

possono però deteriorarsi)

-) beni deteriorabili (si rovinano nel tempo – es.: disco) e beni non deteriorabili

(non si rovinano col tempo – es.: CD)

-) beni produttivi e beni improduttivi

-) universalità di mobili. Art. 816: è considerata universalità di mobili la pluralità di

cose che appartengono alla stessa persona ed hanno una destinazione unitaria.

Le singole cose componenti la universalità possono formare oggetto di separati atti

e rapporti giuridici.

-) cose composte: connessione di più cose che, nella destinazione unitaria, perdono

la loro funzione originaria per adempierne una diversa (automobile)

La differenza tra cose composte ed universalità di mobili sta nel fatto che in

quest’ultima non v’è coesione fisica tra i vari elementi.

-) pertinenze: Art. 817 cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di

un’altra secondo la destinazione effettuata dal proprietario del bene principale che

deve avere la piena disponibilità di entrambi i beni. Art. 818: i rapporti giuridici che

hanno ad oggetto la cosa principale, comprendono anche le pertinenze se non è

diversamente disposto. Le pertinenze possono formare oggetto di separati atti o

rapporti giuridici. La cessazione della qualità di pertinenza non è opponibile a terzi

che abbiano anteriormente acquistato diritti sulla cosa principale.

LA PROPRIETA’

Art. 832 C.C.: il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno

ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento

giuridico.

La proprietà costituisce uno strumento di manifestazione dell’iniziativa economica.

La proprietà è definita quale diritto pieno ed esclusivo ed è affiancata da limiti ed

obblighi.

Primo esempio di limite alla proprietà è il pubblico interesse nominato nell’Art. 834

che menziona la possibilità che il proprietario venga privato in tutto o in parte dei beni di

sua proprietà esclusivamente per causa di pubblico interesse, sempre però dietro il

pagamento di un’indennità.

Altro limite è quello menzionato dall’Art. 835: nel caso di gravi ed urgenti necessità

pubbliche, militari o civili, può essere disposta la requisizione dei beni mobili ed immobili. Al

proprietario è dovuta una giusta indennità……

E ancora Art. 838: “…..quando il proprietario abbandona la conservazione, la

coltivazione o l’esercizio di beni che interessano la produzione nazionale, in modo da

nuocere gravemente alle esigenze della produzione stessa, può farsi luogo

all’espropriazione dei beni da parte dell’autorità amministrativa.

L’uomo è protetto non per ciò che ha, ma per ciò che è; infatti, nella gerarchia dei

valori, alle situazioni patrimoniali si sostituiscono le situazioni esistenziali. Infatti, la

proprietà non viene più considerata attributo della persona, ma un mezzo attraverso il quale

il soggetto esprime la sua personalità.

Oltre che dal C.C., la proprietà viene disciplinata dalla Costituzione.

1

L’Art. 42 Cost., infatti, distingue la proprietà da pubblica a privata.

2

Art. 42 : “….. la proprietà privata è riconosciuta dalla legge, che ne determina i modi

di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale…..”

3

Art. 42 : la proprietà può essere, nei casi previsti dalla legge e salvo indennizzo,

espropriata per motivi di itneresse generale.

Abbiamo quindi detto che la proprietà attribuisce il diritto di godere e disporre della

cosa, in senso pieno ed esclusivo, ma entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti

dall’ordinamento.

Per potere di godimento si intende la facoltà di usare o meno le cose, di deciderne le

modalità di utilizzazione, di trasformazione, etc.

Il potere di disposizione, invece, consiste in una serie di facoltà difficilmente

riconducibili ad un concetto unitario (es.: disponibilità negoziale, scelta del tempo di

utilizzazione e di godimento ….quindi la destinazione futura del bene.

Si parla di poteri pieni ed esclusivi nel senso che per:

 pieni si intende che della cosa e sulla cosa il proprietario potrebbe fare ciò che

vuole.

 Esclusivi si intende che sarebbe vietata ogni intrusione altrui sulla scelta del

proprietario.

Ma, di fatto, si può notare come questi poteri non siano né pieni né esclusivi, essendo

sottomessi a limiti ed obblighi.

ESPROPRIAZIONE ED INDENNIZZO

Il caso più evidente di limite imposto alla proprietà è appunto l’espropriazione:

provvedimento amministrativo che provoca un trasferimento coattivo di beni oggetto di

proprietà privata a favore di un soggetto (di solito pubblico) che dovrà provvedere a

realizzare un’opera di pubblica utilità. 3

Esso trova il suo fondamento costituzionale nell’Art. 42 dove si parla di indennizzo

nel caso in cui la proprietà privata venga espropriata per motivi di pubblico interesse,

Quindi bisogna chiarire due punti: cosa s’intende per espropriazione e cosa per

indennizzo.

Per quanto riguarda il primo problema la Corte Costituzionale ha parlato di esproprio

non solo nel caso di provvedimento che determina un trasferimento coattivo del diritto di

proprietà, ma anche nel caso di provvedimenti che sebbene non trasferiscono la proprietà,

tuttavia lo limitano in modo considerevole tanto da incidere in modo sostanziale sui suoi

poteri di godimento (espropriazione anormale).

Espropriazione:

-) normale (trasferimento coattivo della proprietà

-) anormale (atti amministrativi che pur non trasferendo la proprietà la limitano

considerevolmente.

Anche nel caso di espropriazioni anormali si dovrà corrispondere un indennizzo.

Comunque, è stato chiarito che non si parlerà di espropriazione tutte le volte in cui sia

la legge (e non il provvedimento) ad imporre limitazioni ad intere categorie di beni,

individuati a priori (es.: vincoli paesaggistici, di beni aventi valore storico, artistico,

archeologico)

Per quanto riguarda il secondo problema, la Corte Costituzionale ha chiarito che esso

non equivale ad integrale risarcimento, quindi non consiste nel valore venale, ma neppure

in un valore irrisorio, bensì deve garantire un serio ristoro. Cioè:

indennizzo diverso integrale risarcimento

non valore venale serio ristoro

indennizzo non valore simbolico (irrisorio)

I rapporti di vicinato si sostanziano in una serie di limiti alla proprietà volti a non

nuocere la libertà altrui:

Limitazioni alla proprietà privata:

Divieto degli atti di emulazione (Art. 833)

 Divieto di immissioni (Art. 844)

 Limiti legali: sia di interesse pubblico, sia di interesse privato

LIMITI LEGALI :

limiti legali alla proprietà privata di interesse pubblico

Trovano il loro fondamento costituzionale nell’art. 42 2 ( là dove si parla di “funzione

sociale” )e nell’art. 44 (là dove prevede limiti al fine di “conseguire il razionale sfruttamento

del suolo e di stabilire equi rapporti sociali”).

Nell’ambito di tali limiti pubblici si possono ricordare: le distanze legali di ogni

costruzione da strade, autostrade, ferrovie, tralicci (c.d. “ zone di rispetto”); l’imposizione di

servitù pubbliche ( non edificare nei pressi degli aeroporti , di dare passaggio a condutture

elettriche , telefoniche), i vincoli forestali ( per assicurare la conservazione del patrimonio

forestale ) , i vincoli idrogeologici.

Limiti legali alla proprietà privata posti nell’interesse privato

Riguardano la proprietà immobiliare e regolano i rapporti di vicinato , cioè tra proprietà

vicine. Vengono definite obbligazioni reali o propter rem ( sono prestazioni accessorie

inerenti ad un diritto reale ).Si tratta di obbligazioni cui è tenuto il titolare di un diritto

reale(non solo di proprietà ) per il solo fatto di essere tale.

Differenze tra i limiti legali e le servitù legali

I primi disciplinano i rapporti di vicinato, regolano l’esercizio di una facoltà già compresa

nel diritto di proprietà ( es. quella che dispone la distanza minima tra 2 edifici ); in quanto

ineriscono al diritto di proprietà sono imprescrittibili ( perché imprescrittibile per non uso è il

diritto di proprietà ).

Invece le servitù prediali sono diritti reali limitati e consistono in un peso imposto sopra

un fondo ( servente ) a vantaggio di un altro fondo( dominante ) appartenente a diverso

proprietario ; sono prescrittibili in seguito al loro non uso per venti anni ( come tutti i diritti

reali di godimento ).

Questi limiti riguardano :

LA DISTANZA TRA LE COSTRUZIONI E EL PIANTAGIONI (art 873/899)

 Rispetto alle costruzioni il codice rinvia alle distanze dei regolamenti comunali. In

mancanza di questi ultimi la distanza non può essere inferiore ai tre metri.

LUCI E VEDUTE (900 e segg. ). Luci permettono il passaggio alla luce ad aria ma

 non di affacciarsi sul fondo del vicino ( possono essere aperte ad una altezza non

inferiore ai 2 metri e ½ dal pavimento e devono essere dotate di una inferriata ).

Vedute o prospetti : finestre che permettono di affacciarsi e guardare di fronte o

obliguamente o lateralmente.

ACQUE PRIVATE ( 909- 910 ). Esse appartengono al proprietario del suolo su cui

 sorgono e il proprietario potrà utilizzare le acque che naturalmente attraversano il

suo fondo con l’obbligo di restituire gli avanzi.

LO STILLICIDIO (908) : il proprietario deve costruire i tetti in modo tale che la acque

 piovane scolino sul proprio terreno.

DIVIETO DI ATTI DI EMULAZIONE (833): il proprietario non può compire quegli atti

 che non hanno altro scopo che nuocere ad altri. Si richiedono 2 elementi: uno

oggettivo ( assenza di utilità per il proprietario ), l’altro soggettivo ( intenzione di

nuocere ad altri).Per esempio è vietato piantare alberi senza utilità per il proprietario

al solo scopo di togliere la veduta panoramica ad alti .

DIVIETO DI IMMISSIONE (844) a causa della vicinaanza dei fondi a fonti di fumo o

 di calore o rumori, ciascun proprietario è costretto a sopportarli.Il limite è dato dalla

normale tollerabilità . La risoluzione delle controversie è rimessa alla valutazione del

giudice. Le immissioni vanno distinte in tre categorie:

1. Immissioni che non superano la normale tollerabilità :devono essere

tollerate e colui che le subisce no ha diritto a nulla

2. immissioni che superano la normale tollerabilità ma che il giudice può

consentire in considerazione delle esigenze dell’ impresa rispetto a quelle

del proprietario. Danno luogo ad un indennizzo.

3. Immissioni che superano la normale tollerabilità e non sono giustificate da

esigenze produttive. Se ne può ottenere la cessione più il risarcimento

danni.

Modi di estinzione della proprietà

Per perimento della cosa oggetto di proprietà, per il trasferimento (atto inter vivos o

mortis causa ). Non si estingue per non uso, a differenza degli altri diritti reali, a meno che al

non uso corrisponda l’usucapione acquisitiva da parte di un terzo :cioè il proprietario che non

ha utilizzato il bene ne perderà la proprietà qualora il terzo dimostri di averla acquistata per

usucapione.

Per quanto riguarda la estinzione della proprietà immobiliare (840e segg.) si distingue la

proprietà in “verticale” ed in “orizzontale” .

La proprietà in verticale si estende all’infinito (cioè nel sottosuolo e nello spazio aereo

sovrastante il suolo); ma il proprietario non può opporsi ad attività di terzi che si svolgono ad

una profondità o ad una altezza tali da non avere interesse ad escluderli. Così il proprietario

non può opporsi al passaggio di aeroplani sul fondo.

La proprietà in linea orizzontale si estende nell’ambito dei propri confini. Comunque

l’accesso dei terzi al fondo non può essere negato per l’esercizio della caccia , per costruire

o riparare un muro, per riprendere una cosa o animale .

Modi di acquisto della proprietà

L’acquisto della proprietà può avvenire sia mediante atti di autonomia negoziale

(contratto), sia con semplici fatti anche soltanto naturali (separazione dei frutti naturali)

L’acquisto della proprietà può avvenire a titolo originario o a titolo derivativo.

Acquisto a titolo derivatio:

l’acquisto dipende dall’esistenza di un diritto di proprietà di un precedente titolare.

Quest’ultimo non può cedere un diritto più ampio di quello di cui è titolare (es.: se sul

bene esiste un’ipoteca, il diritto che si acquista rimane gravato dall’ipoteca).

Quindi il nuovo proprietario acquista un diritto identico per qualità e quantità a quello

del precedente titolare.

Si può notare, quindi, che in tal modo si ha esclusivamente un trasferimento di un

diritto e non un vero e proprio acquisto.

L’acquisto a titolo derivativo può avvenire attraverso:

 contratti traslativi della proprietà

 trasferimenti coattivi

 successioni mortis causa

Acquisto a titolo originario

I modi di acquisto a titolo originario sono indicati dall’Art. 922: occupazione,

invenzione, specificazione, unione e commistione

Occupazione: materiale impossessamento di una cosa, accompagnato dalla

 volontà di farla propria. Suscettibili di occupazione sono le cose abbandonate,

animali, oggetto di caccia o di pesca. E’ concessa anche la possibilità al

proprietario di inseguire, sul fondo altrui, sciami di api ed animali mansueti,

altrimenti questi apparterrebbero al proprietario del fondo.

Invenzione: sono sottoposte ad acquisto per invenzione le cose smarrite. Dato

 che, però, lo smarrimento non fa perdere il diritto ma soltanto il possesso, la cosa

deve essere restituita al proprietario. Non sempre, però, può essere conosciuto il

proprietario, perciò l’ordinamento prevede l’acquisto della proprietà da parte del

ritrovatore: questi ha l’obbligo di consegnare la cosa al Comune del luogo dove è

stata trovata, affinchè sia reso pubblico il ritrovamento. Se il proprietario reclama

dal giorno della pubblicazione dell’avviso, il ritrovatore ne acquista la proprietà per

invenzione.

Tesoro (Art. 932) per “res nullius” di pregio nascoste o sotterrate. Se la cosa non

 riveste un particolare interesse storico o artistico, il tesoro appartiene al

proprietario del fondo in cui si trova. Se il tesoro è trovato in un fondo altrui, se

scoperto solo per caso, spetta per metà al proprietario del fondo, e per metà al

ritrovatore; lo stesso se il tesoro si trova in una cosa mobile altrui.

L’accessione, l’unione e la commistione riguardano il fenomeno espansivo

 della proprietà in base al quale, per un atto naturale o per opera dell’uomo, cose

appartenenti a proprietari diversi sono attratte in un’unica situazione. In tal caso

deve prevalere un diritto sull’altro per la necessità di salvaguardare tra gli interessi

contrapposti quello più meritevole.

Accessione: qualunque opera o costruzione esistente sopra o sotto il suolo

appartiene al proprietario di questo

Commistione: il proprietario della cosa principale o di valore superiore acquista

la proprietà del tutto

Unione: tra i proprietari delle due cose unite o mescolate si costituisce una

comunione. In questa situazione è evidente il rispetto di entrambe le situazioni.

Sia l’unione che la commistione si riferiscono a beni mobili . L’accessione, invece,

riguarda l’unione di beni mobili ad immobili, immobili ad immobili.

Nell’ultimo caso si verifica ciò che viene detta alluvione e avulsione:

Alluvione: incremento lento e progressivo di un fondo causato dal

1. distacco di detriti da altro fondo e trasportati a poco a poco

dall’acqua corrente dei fiumi e dei torrenti

Avulsione : riguarda gli incrementi di un fondo cccausati dal

2. distacco (determinato da un’azione improvvisa dell’acqua ) di una

parte considerevole e riconoscibile di un altro fondo.

Nel secondo caso (e non nel primo) è prevista per il proprietario del fondo diminuito

una indennità rapportata al valore recato al fondo.

Abbiamo parlato di accessione naturale , ma esiste anche l’accessione artificiale, con

la quale si intendono le opere fatte dal proprietario del suolo con materiale altrui(il prop.

Dovrà pagare il valore se non è chiesta la separazione), le opere fatte da un terzo con

materiale proprio e le opere fatte da un terzo con materiale altrui.

Un apparente accezione è quella prevista per l’occupazione, in buona fede, di una

parte di un fondo, da una costruzione. In tal caso, il proprietario della costruzione diviene

dopo 3 mesi (salvo opposizione) della parte di fondo dietro pagamento del doppio del

valore della superficie occupata.

In questo caso, prevale sì l’interesse più meritevole, ma viene anche tutelata la

situazione del proprietario del fondo.

Specificazione (Art. 940) Se taluno ha adoperato una materia che non gli

 apparteneva per formare una nuova cosa, possa o non possa la materia

riprendere la sua prima forma, ne acquista la proprietà pagando al proprietario il

prezzo della materia, salvo che il valore della materia sorpassi notevolmente

quella della mano d’opera.

In quest’ultimo caso, la proprietà spetta al proprietario della materia, il quale deve

pagare il prezzo della mano d’opera.

SUPERFICIE

I diritti del proprietario si estendono, nei limiti della meritevolezza dell’interesse, al

sottosuolo ed allo spazio sovrastante (840).

Generalmente, la proprietà del suolo non viene quindi separata dalla proprietà di ciò

che esiste su di essa.

Una deroga è però costituita dal diritto di superficie disciplinato dall’Art. 952 e

seguenti.

Art. 952: Il proprietario può costituire il diritto di fare e mantenere al di sopra del suolo

una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà.

Quindi, la proprietà di ciò che esiste sopra al suolo viene concessa a terzi dal

proprietario del suolo.

La proprietà superficiaria può essere costituita a tempo determinato o indeterminato;

nel caso di proprietà a tempo determinato, allo scadere del termine il diritto di superficie si

estingue ed il proprietario del suolo diviene anche proprietario della costruzione.

Art. 953: Si può quindi notare la differenza con la concessione a terzi, da parte del

proprietario del suolo, dello IUS AEDIFICANDI; infatti, lo ius aedificandi è caratterizzato da

un limite temporale di 90 anni.

Art. 952-2: disciplina che il proprietario del suolo può alienare la proprietà della

costruzione già esistente, separatamente dalla proprietà del suolo. Si può notare, quindi, la

possibilità per il proprietario del suolo di separare la proprietà del suolo (anche definita

proprietà orizzontale) dalla proprietà di ciò che è edificato su di esso (propr. verticale –

propr. superficiaria)

Il diritto sulla costruzione ed il diritto di edificare, anche se producono lo stesso effetto,

cioè l’acquisto della proprietà sulla costruzione su suolo altrui, configurano situazioni

diverse.

Infatti, se la costruzione già esiste, ciò che si costituisce è un diritto di proprietà

sull’opera, ed in questo caso la proprietà si acquista a titolo derivato

Se invece il proprietario attribuisce la possibilità di costruire sul proprio suolo ad un

terzo, questi acquista prima il diritto di edificare, ed in seguito la proprietà dell’edificio.

In questo caso, si ha quindi acquisto della proprietà a titolo originario.

Allo scadere del termine il proprietario del suolo diviene proprietario della costruzione

per accessione.

Art. 954-3: vi è specificato che il perimento della costruzione non implica, salvo patto

contrario, l’estinzione del diritto di superficie.

Altra caratteristica fondamentale è che se è stato acquistato un diritto di proprietà, il

diritto è imprescrittibile; il diritto di edificare (se non si è ancora acquistata la proprietà) è

invece soggetto a prescrizione per il non uso protratto per 20 anni (954-4).

COSTITUZIONE

La costituzione del diritto di superficie può avvenire per:

-) USUCAPIONE: è possibile solo l’usucapione in base al titolo perché il semplice

possesso ventennale farebbe acquistare la piena proprietà anche del suolo.

-) CONTRATTO: forma scritta ad substantiam.

-) TESTAMENTO

ESTINZIONE

Comporta anche la estinzione dei diritti reali imposti dal superficiario (art.954 co.1).

-) RINUNCIA

-) CONFUSIONE: qualora la titolarità del diritto di proprietà e di superficie vengano a

coincidere in capo allo stesso soggetto.

-) SCADENZA DELL’EVENTUALE DATA DEL TERMINE

Se la costruzione è eseguita: non può esservi prescrizione,

essendo imprescrittibile il diritto di proprietà.

-) PRESCRIZIONE Se la costruzione non è ancora eseguita il diritto si prescrive

per non uso ventennale.

ENFITEUSI

Può però essere qualificata come modello di “proprietà in senso sostanziale” perché

attribuisce al suo titolare, l’enfiteuta, il godimento concesso al proprietario.

Art. 960-1: L’enfiteuta ha l’obbligo di migliorare il fondo e di pagare al concedente un

canone periodico, che può consistere in una somma di denaro oppure in una quantità fissa di

prodotti naturali.

Art. 960-2: L’enfiteuta non può pretendere remissione o riduzione del canone per

sterilità del fondo o perdita dei frutti.

Dietro il corrispettivo di questo canone, il proprietario si spoglia del suo potere di

godimento riconoscendo all’enfiteuta tutti i diritti sul fondo e sulle concessioni.

Art. 959: All’enfiteuta vengono attribuiti tutti i diritti del proprietario (per questo è il più

ampio dei diritti

Quindi, la situazione dell’enfiteuta viene vista come “dominio utile”; quella del

proprietario come “dominio diretto”.

Oltre che su fondi rustici, l’enfiteusi può essere costituita anche su fondi urbani. In

questa ipotesi, viene concessa o su un fondo al quale accede un edificio (da conservare e

migliorare) o su un fondo concesso per costruirvi un edificio (enfiteusi ad aedificandum).

Oltre che per usucapione, l’enfiteusi può essere costituita per contratto (in forma scritta)

o per testamento e può essere perpetua o a tempo determinato.

Se a tempo determinato, mai inferiore a 20 anni (Art. 958).

Questo perché non si può pretendere che un soggetto si impegni a migliorare un fondo,

pagando un canone, senza trarne una qualche utilità dal godimento del fondo.

L’enfiteuta può, inoltre, modificare la destinazione del fondo; può disporre del proprio

diritto, sia per atto tra vivi che per testamento (Art. 965-1).

Nell’atto costitutivo può essere vietato all’enfiteuta di disporre del diritto con atto tra vivi

(Art. 965-3).

Nel caso in cui l’alienazione sia stata compiuta contro tale divieto, l’enfiteuta non è

liberato dai suoi obblighi verso il concedente ed è tenuto ai suoi obblighi solidalmente con

l’acquirente (Art. 965-4).

L’enfiteuta non può cedere il proprio diritto per subenfiteusi, chiaramente no ammessa

dall’ordinamento giuridico (Art. 968).

Il diritto dell’enfiteuta si prescrive per il non uso protratto per 20 anni (Art. 970).

Oltre che per prescrizione, l’enfiteusi si estingue per scadenza del termine, per rinunzia,

per consolidazione (per unione della situazione della proprietà e dell’enfiteusi), per perimento

totale del fondo o per espropriazione per pubblico interesse.

Nel caso in cui il fondo perisca solo in parte, ma tanto da rendere sproporzionato il diritto

di godimento rispetto al canone, l’enfiteuta può chiedere una riduzione del canone oppure

rinunciare al diritto.

Oltre a questi, esistono altri due modi di estinzione del diritto:

L’AFFRANCAZIONE:

viene attribuito all’enfiteuta il diritto di acquistare la proprietà a titolo derivativo, pagando

una somma pari al 15 volte il valore del canone annuo.

Art. 971-1: se gli enfiteuti sono più di 1, la affrancazione può essere promossa anche da

1 solo, ma a favore di tutti. In questo caso, l’affrancante subentra nei diritti del concedente

verso gli altri enfiteuti e questi otterranno una riduzione proporzionale del canone.

Art. 971-2: se invece sono i concedenti ad essere più di 1, l’affrancazione può effettuarsi

per la quota che spetta a ciascun concedente.

LA DEVOLUZIONE:

è sostanzialmente un’azione di risoluzione, e tende a tutelare il proprietario in caso di

inadempienza da parte dell’enfiteuta.

Art. 972-1: la concedente può chiedere la devoluzione del fondo enfiteutico:

-) se l’enfiteuta deteriora il fondo o no adempie all’obbligo di migliorarlo

-) se l’enfiteuta è in mora dal pagamento di due annualità di canone, a meno che l’enfi-

teuta abbia pagato i canoni maturati prima che sia intervenuta la sentenza che abbia

accolto la domanda di devoluzione,

Art. 972-2: la domanda di dovoluzione non preclude all’enfiteuta il diritto di affrancare,

ammesso che ricorrano le condizioni previste dall’Art. 971.

Art. 975-1: quando cessa l’enfiteusi, all’enfiteuta spetta il rimborso dei miglioramenti,

nella misura dell’aumento di valore conseguito dal fondo, per effetto dei miglioramenti stessi

al tempo della riconsegna.

Sia la devoluzione che l’affrancazione sono diritti potestativi infatti gli effetti si producono

solo successivamente al verificarsi di taluni eventi,ed il proprietario è soggetto ad un PATI.

USUFRUTTO

L’usufrutto è il diritto di godere di un bene altrui e dei suoi frutti con l’obbligo di

conservare la destinazione economica del bene e di restituirlo alla scadenza.

Art. 981: il diritto di godimento attribuito all’usufruttuario è finalizzato al conseguimento

dei frutti della casa; quindi, il bene oggetto del diritto deve essere un bene fruttifero ed inoltre,

dovendo essere riconsegnato a scadenza, deve anche essere inconsumabile.

E’ comunque possibile anche l’usufrutto di beni consumabili – quasi usufrutto.

Diversamente dall’enfiteusi, non può essere cambiata la destinazione economica del

bene, né il godimento può essere perpetuo.

Laddove l’usufruttuario esegua opere che alterino l’originaria destinazione economica

della casa, è tenuto al risarcimento del danno e può anche essere costretto al ripristino delle

precedenti condizioni.

Art. 978: è stabilito per legge (es.: usufrutto che i genitori hanno sui beni dei figli), o

dalla volontà dell’uomo; può acquistarsi anche per usucapione.

Art. 979: la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario.

L’usufrutto, se viene costituito a favore di persona giuridica, non può durare più di

30 anni. Non è trasmissibile mortis causa.

Però, per l’Art. 980 l’usufruttuario può cedere il proprio diritto per un certo tempo o

per tutta la sua durata, se ciò non è vietato dal titolo costitutivo.

Estinzione si ha per:

-) scadenza del termine

-) rinuncia

-) prescrizione determinata dal non uso protratto per 20 anni

-) per consolidazione

-) per perimento totale della casa

-) per abuso dell’usufruttuario

L’estinzione non ha luogo se la casa è espropriata, se perisce per colpa o dolo di

terzi. USO E ABITAZIONE

Situazioni dal contenuto analogo all’usufrutto; si distinguono da questo, però, per

l’aspetto quantitativo. Infatti, i poteri attribuiti all’usufruttuario, nell’uso e abitazione, sono

limitati ai bisogni del titolare del diritto e della sua famiglia.

Art. 1021: l’uso è il diritto personalissimo che attribuisce al suo titolare il potere di

servirsi della casa e di raccoglierne gli eventuali frutti, limitatamente ai bisogni propri o della

sua famiglia. Se l’uso ha per oggetto un’abitazione, viene chiamato “diritto di abitazione”.

Art. 1022: attribuisce al titolare del diritto di abitazione il potere di abitare la casa

limitatamente ai bisogni proprii e della sua famiglia.

I diritti d’uso e di abitazione non si possono cedere o dare in locazione (Art:

1024)

Modi di costituzione:

-) per usucapione

-) volontariamente (testamento, contratto)

-) o per volontà della legge (relativamente al diritto di abitazione e di uso riservato in favore

del coniuge superstite)

Modi di estinzione:

-) morte del titolare, perché essendo diritti personalissimi, hanno carattere temporaneo e

non possono essere oggetto di testamento.

L’inadempimento di tali obblighi non dà luogo ad abuso, con conseguente estinzione del

diritto, dato che non configura un pregiudizio tale da incidere sulla intangibilità e sull’inte-

grità del bene. SERVITU’

Art. 1027: La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di

un altro fondo appartenente a diverso proprietario,

Quindi, i presupposti per le servitù prediali sono:

1) contiguità dei due fondi

2) appartenenza di essi a titolari distinti

3) previsione di un “peso” a carico di uno dei due fondi (SERVENTE) a fronte di

una

utilità derivante all’altro (DOMINANTE)

La caratteristica principale è che tra i due fondi deve esistere una relazione di

SERVIZIO: al vantaggio di uno deve sempre corrispondere la restrizione del godimento a

carico dell’altro.

Art. 1028: L’utilità può consistere anche nella maggiore comodità o amenità del

fondo dominante.

Art. 1029: Può addirittura costituirsi una servitù per assicurare ad un fondo un

vantaggio futuro.

Non sono ammesse servitù che prevedano il vantaggio a favore esclusivamente

della persona (es.: passeggiare soltanto)

Il titolare del fondo servente è tenuto a sopportare, ad un comportamento di non

facere (servitus in faciendo consistere nequit)

Art. 1030: Il proprietario del fondo servente non è tenuto a compiere alcun atto per

rendere possibile l’esercizio della servitù da parte del titolare, salvo che la legge o il titolo

disponga altrimenti.

Ciò vuol dire che le spese per l’esercizio delle servitù sono a carico del titolare

della situazione giuridica dominante.

COMUNIONE

Una stessa situazione di godimento è nella titolarità di una pluralità di soggetti (Art.

1100).

Questo diritto reale di godimento è bene applicabile a “cose altrui”; si tratta infatti di

situazioni limitate per definizione.

Risulta meno applicabile alla proprietà, perché essa è situazione piena ed esclusiva,

non si possono concepire quindi due distinti proprietari di uno stesso bene, ma è possibile

che più soggetti siano titolari di uno stesso diritto di proprietà.

I partecipanti alla comunione prendono il nome di comunisti; se si tratta di

comproprietà condomini.

Tipi di comunione:

 volontaria nasce dall’accordo dei soggetti

 legale anche detta se nasce per volontà della legge

(comunione forzata del muro di confine)

 incidentale nasce da un evento casuale e non volontario da parte

degli eredi

Nel caso della comunione, i poteri di godimento sono diversi da quelli che ha un unico

titolare. Infatti, per esempio, nel caso in cui esistano più titolari di un diritto di usufrutto, il

godimento di un contitolare è limitato in relazione al godimento degli altri contitolari.

1

Art, 1102 : ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purchè non ne alteri

la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro

diritto….. 2

Art. 1102 : il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno

degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso.

La comunione attribuisce a ciascun soggetto la titolarità di una “quota” che indica la

partecipazione del soggetto ai vantaggi ed agli svantaggi derivanti dall’esercizio della

situazione. (Art. 1101).

Art. 1031: ogni partecipante può disporre del suo diritto e cedere ad altri il godimento

della cosa nei limiti della sua quota.

1

Art. 1104 : ciascun partecipante deve contribuire nelle spese necessarie per la

conservazione e per il godimento della cosa comune e delle spese deliberate dalla

maggioranza a norma delle disposizioni degli Artt. 1105 – 1108. Salva la facoltà di

liberarsene con la rinunzia al suo diritto.

1e2

Art. 1105 : tutti i partecipanti hanno diritto di concorrere all’amministrazione della

cosa comune. Per gli atti di ordinaria amministrazione, le deliberazioni della maggioranza,

calcolata secondo il valore delle quote, sono obbligatorie per la maggioranza.

Art. 1106: con la maggioranza può essere formato un regolamento per l’ordinaria

amministrazione e per il miglior godimento della cosa comune. Nello stesso modo,

l’amministrazione può essere delegata ad uno o più partecipanti, o anche ad uno estraneo,

determinandosi i poteri e gli obblighi dell’amministratore.

1

Art. 1111 : ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della

comunione.

Art. 1112: lo scioglimento della comunione non può essere chiesto per quei beni che,

se divisi, cesserebbero di servire all’uso a cui sono destinate e anche per patto contrario.

CONDOMINIO

Il condominio negli edifici è un caso di comunione legale.

Negli edifici il condominio ha una finalità strumentale alla realizzazione di più diritti

esclusivi appartenenti a patrimoni distinti.

Il condominio è caratterizzato dalla coesistenza, in uno stesso edificio, di più diritti di

proprietà che si sviluppano per via orizzontale; in più esiste una comunione di alcune parti

dello stesso edificio.

Nel condominio sono destinati a coabitare contitolarità e proprietà esclusive.

Non solo l’uso delle parti comuni, ma anche l’esercizio dei diritti di ciascuno sulla

proprietà esclusiva si deve misurare con l’esercizio degli altri diritti.

Possono infatti esistere sia limiti riguardo l’uso delle parti comuni che alla proprietà

esclusiva.

Per l’Art. 1119: le parti comuni sono indivisibili, a meno che la divisione possa essere

effettuata senza rendere più incomodo l’uso della cosa a ciascun condomino.

Il contributo di ciascuno alle spese necessarie alla conservazione e al godimento

della parti comuni dipende dalla destinazione del servizio: se esso serve in modo identico a

tutti, si partecipa alle spese proporzionalmente alla quota di proprietà esclusiva, altrimenti la

spesa viene suddivisa in relazione all’uso che ciascuno può farne.

L’assemblea delibera vincolando i condomini, anche quelli assenti o contrari, secondo

il principio della maggioranza. Le maggioranze, però, variano secondo l’oggetto della

delibera e si calcolano non soltanto per quote, ma anche per numero di condomini.

L’Amministratore costituisce l’organo esecutivo.

Si ha il supercondominio quando più edifici hanno tra loro in comune una serie di

opere staccate dalle singole costruzioni, ma destinate a servizio di ciascuna di esse

MULTIPROPRIETA’

Il diritto relativo alla multiproprietà si esercita in relazione al tempo.

Infatti, con la multiproprietà il diritto si esercita su un bene comune, ma

esclusivamente con un godimento turnario (uno spazio temporale predeterminato)

La multiproprietà è quindi caratterizzata per l’esistenza di una comunione e per il

godimento esclusivo di ogni comproprietario della cosa in comune, ma in periodi

predeterminati.

Infatti, i limiti presenti nella multiproprietà sono quelli relativi alla comunione e quelli

relativi al godimento della cosa esclusivamente nello spazio temporale indicato dal turno.

AZIONI A DIFESA DEI DIRITTI DI

GODIMENTO

Nell’ambito delle azioni a tutela dei diritti di godimento vanno distinte le azioni

concesse al solo proprietario (c.d. petitorie) da quelle esperibili anche da chi è titolare di un

diritto di godimento su cosa altrui (l’azione confessoria e le c.d. azioni di nunciazione) e da

quelle previste per chi è soltanto possessore (c.d. azioni possessorie).

Le azioni petitorie sono costituite da:

 azione di rivendicazione

 azione negatoria

 azioni di regolamento di confini e di apposizione di termini

1) L’azione di rivendicazione presuppone la mancanza di possesso da parte di chi

reputa di essere proprietario e tende ad ottenere, a seguito del riconoscimento del proprio

diritto, la restituzione della cosa da parte di chi la possegga o la detenga.

L’azione di rivendicazione – imprescrittibile, salvo l’acquisto della proprietà da parte di

3

altri per usucapione (Art. 948 ) può essere esercitata da chi pretende di essere proprietario

nei confronti di chiunque possieda o detenga la cosa.

E’ insufficiente provare che chi possiede la cosa non ne è il proprietario: E’

necessario, invece, dimostrare il proprio diritto, ciò che è possibile soltanto dando prova

dell’acquisto della proprietà a titolo derivativo risalendo, mediante i precedenti danti causa,

ad un acquisto a titolo originario: l’acquisto del rivendicante potrebbe essere avvenuto così

validamente ma il suo dante causa, o uno dei precedenti, potrebbe non essere il

proprietario o esserlo diventato sulla base di un titolo non valido e così aver reso viziato

anche il diritto vantato dal rivendicante.

Affinché l’azione di rivendicazione abbia successo, chi pretende di essere proprietario

dovrebbe provare non soltanto di aver acquistato il diritto da un precedente titolare, ma

anche che il diritto di questo trova un valido titolo in un precedente acquisto e così fino al

primo originario proprietario (probatio diabolica).

2) Azione negatoria: con tale azione si tende a far negare l’esistenza sulla propria

situazione di diritti altrui quando da questi si teme di subire un pregiudizio. Il

pregiudizio può derivare sia da situazioni di fatto che di diritto : nella prima ipotesi un terzo

manifesta con comportamenti concreti la sua pretesa ;nella seconda, invece, un terzo vanta

contro il proprietario l’esistenza di un suo diritto.

Affinchè l’azione negatoria abbia buon esito, il proprietario non deve dimostrare il

proprio diritto, come nell’azione di rivendicazione; è sufficiente che provi con ogni mezzo,

anche in via presuntiva, l’esistenza di un titolo dal quale risulti il suo acquisto.

Una volta offerta questa prova da parte del proprietario, spetta al convenuto

dimostrare l’esistenza di un valido titolo a fondamento della sua pretesa.

3) Con l’azione di rivendicazione non va confusa l’azione di regolamento di confini.

Con la prima la controversia si verte sui rispettivi titoli di proprietà, con l’azione di

regolamento di confini il conflitto concerne la demarcazione dei limiti di confine tra due fondi

confinanti quando manchino segni distintivi che li contrassegni.

La prova del confine può essere data in qualsiasi modo e, in mancanza di prove, il

giudice può procedere all’accertamento anche mediante l’esame delle mappe catastati

2e3

(Art. 950 )

4) L’azione di apposizione di termini presuppone la semplice irriconoscibilità o la

mancanza di segni che individuino i confini. Con essa, pertanto, si chiede che vengano

apposti, a spese di entrambi i proprietari, i segni di confine

5)con l’azione confessoria si tende a far riconoscere l’esistenza del proprio diritto

contro chi ne contesti l’esercizio e/o a far cessare gli atti impeditivi e le turbative allo

stesso. Come per l’azione negatoria le molestie possono essere sia di diritto che di fatto ,

ma deve essere l’attore che deve dimostrare l’esistenza della situazione di godimento.

Concludendo: la semplice proprietà ha a disposizione le azioni petitorie ; il

possessore può utilizzare le azioni possessorie (azioni di reintegrazione o di spoglio e

azioni di manutenzione) (queste azioni sono valide anche per il detentore qualificato) e le

azioni di nunciazione (denuncia di nuova opera e denuncia di danno temuto ).

A difesa dei soli diritti reali di godimento su cosa altrui esistono unicamente le azioni

di nunciazione.

Nel caso in cui il proprietario sia anche possessore, a sua difesa può utilizzare le

azioni di nunciazione, quelle possessorie e quelle di nunciazione.

MORA DEL CREDITORE E LIBERAZIONE COATTIVA DEL DEBITORE

Si ha mora quando, per fatto del creditore o del debitore, si verifica un impedimento,

solo temporaneo, all’attuazione del rapporto.

La mora, infatti, presuppone che l’adempimento sia ancora possibile; l’impossibilità

sopravvenuta della prestazione esclude la mora e le relative conseguenze.

Mora del creditore e mora del debitore sono due cose diverse; gli unici punti di

contatto possono essere ritrovati solo nella necessità di cooperazione nel rapporto

obbligatorio per la realizzazione di interessi sia creditori che debitori.

Nell’adempimento sono previsti anche gli interessi del debitore, oltre a quelli del

creditore, e tra questi: l’esonero della responsabilità per inadempimento, la liberazione del

vincolo, l’esecuzione effettiva della prestazione e a ricevere la controprestazione.

Quindi, se per l’adempimento è richiesta la cooperazione del creditore, un’eventuale

omissione a tale cooperazione potrebbe impedire l’adempimento e rischia di

compromettere anche le eventuali aspettative del debitore.

La cooperazione del creditore, però, non sempre è necessaria ed anche quando è

richiesta essa varia in relazione alla prestazione.

Può essere costituita dalla mera ricezione materiale di una prestazione già

approntata o essere inserita nel procedimento di predisposizione del contegno dovuto.

In queste ipotesi, l’omissione del creditore impedisce l’adempimento e, quindi, la

realizzazione del complessivo assetto di interessi che, in concreto, vi è sotteso.

Il rifiuto del creditore può trovar causa in un dissenso sull’esattezza della prestazione

offerta, in un giudizio sull’inutilità sopravvenuta della prestazione o ancora nell’intenzione di

sottrarsi all’obbligo di pagare il corrispettivo.

Può darsi, infine, che il creditore non possa cooperare per una causa a lui non

imputabile. Quali che siano le ragioni, il debitore non può essere considerato adempiente

ed è esposto al rischio di dover rispondere delle conseguenze di un ritardato adempimento.

L’interesse del debitore ad evitare la propria mora è tutelato: la semplice offerta della

prestazione o la dichiarazione di concreta prontezza ad adempiere escludono le

conseguenze della mora debendi (Art. 220)

Art. 1206: il creditore è in mora, quando, senza motivo legittimo, non riceve il

pagamento offertogli o non compie quanto è necessario affinchè il debitore possa

adempiere l’obbligazione.

Per la costituzione in mora è necessario che il debitore effettui un’offerta formale della

prestazione mediante un pubblico ufficiale.

L’offerta deve presentare alcuni requisiti menzionati nell’Art. 1208.

Quindi, perché l’offerta formale sia valida, è necessaria l’esattezza della prestazione.

Il creditore non è costituito in mora qualora il suo rifiuto di cooperazione sia

giustificato da motivo legittimo (Art. 1206) ed infatti è proprio l’inesattezza che esclude la

mora per difetto di una valida offerta di prestazione,.

La costituzione in mora credendi è esclusa nel caso in cui la prestazione sia divenuta

impossibile, in quanto il debitore non può effettuare una valida offerta della prestazione.

Il motivo legittimo che esclude la mora è collegato alla buona fede.

Il creditore che rifiuti l’offerta in presenza di un’inesattezza tollerabile compie un atto

emulativo non conforme ai principi di buona fede e correttezza.

E’ invece legittimo il rifiuto dell’offerta effettuata con modalità di tempo o di luogo tali

da rendere particolarmente gravosa la ricezione della prestazione o quando sussista il

rischio che il pagamento possa poi essere revocato.

Se la prestazione ha ad oggetto denaro, titoli di credito o cose mobili da consegnare

al domicilio del creditore, l’offerta deve essere “reale”, cioè consistere nella consegna

materiale della res debita al pubblico ufficiale, il quale “dovrà”, poi, esibirla al creditore.

La consegna è, dunque, in queste ipotesi, requisito costitutivo dell’offerta.

Quando la prestazione ha ad oggetto immobili o cose mobili, l’offerta consiste

nell’”intimazione” a ricevere, effettuata mediante atto notificato nelle forme prescritte per gli

2

atti di citazione (Art. 1209 ).

Anche per le prestazioni di fare è richiesta l’offerta per intimazione.

Quando il creditore è in mora, a suo carico è l’impossibilità della prestazione

sopravvenuta per causa non imputabile ad debitore e non sono più dovuti gli interessi e i

1

frutti della cosa che non siano già stati percepiti dal debitore (Art. 1207 ).

La prima conseguenza: il debitore mantiene il diritto al corrispettivo; il creditore è

tenuto a risarcire i danni derivati dalla sua mora e a sostenere le spese per la custodia e la

2

conservazione della cosa dovuta (Art. 1207 ).

Quanto alle spese, la disposizione si giustifica per il fatto che la mora non comporta

estinzione del vincolo e, quindi, non libera il debitore: le conseguenze dell’aggravamento

del vincolo devono essere sopportate da colui il quale vi ha dato causa.

Gli effetti della mora si verificano dal giorno del’offerta, se questa è successivamente

3

accettata dal creditore (Art, 1207 ).

La mora costituisce soltanto un impedimento all’attuazione del vincolo che resta in

vita fin quando non sopraggiunga un’impossibilità definitiva della prestazione o non sia

compiuto il termine di prescrizione.

Con la mora il rischio è addossato sul creditore ma il debitore è ancora sottoposto al

vincolo ed obbligato ad eseguire la prestazione.

Tuttavia, può reagire al rifiuto del creditore ed ottenere unilateralmente la liberazione

dal vincolo mediante il c.d. deposito liberatorio .

Si tratta di un diritto (potestativo) l’esercizio del quale produce un effetto (la

liberazione del vincolo) che il creditore non può evitare.

MODI NON SATISFATTIVI

Novazione

Art. 1230: l’obbligazione si estingue quando le parti sostituiscono all’obbligazione

originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso.

La volontà di estinguere l’obbligazione precedente deve risultare in modo non

equivoco.

La novazione è un contratto consensuale ad effetti estintivi e costitutivi.

E’ solito distinguere la novazione tra:

soggettiva

 accollo modificazioni dal lato passivo

estromissione del rapporto (debitore)

delegazione passiva

delegazione attiva

modificazione del soggetto dell’obbligazione

oggettiva

 mutazione del titolo o dell’oggetto dell’obbligazione

La distinzione fra novazione oggettiva e novazione soggettiva è desunta dagli Artt.

1230 e 1235.

Tuttavia, soltanto la novazione oggettiva ha funzione estintiva. La novazione c.d.

soggettiva determina soltanto una vicenda modificativa della titolarità della situazione

debitoria.

Soltanto nei rapporti fondati sull’intuitus personae la sostituzione del soggetto passivo

comporta l’estinzione dell’obbligazione.

In questa ipotesi la ragione immediata e diretta dell’estinzione si collega al

cambiamento dell’oggetto e cioè dell’interesse. Si discorre dunque di novazione oggettiva.

La novazione oggettiva è fattispecie che consiste nell’estinguere un rapporto

obbligatorio e nel costituirne uno nuovo, che prende il posto del primo.

Affinchè si realizzi tale funzione, si reputa necessario il concorso di due elementi: il

1

primo quando modificati sono l’oggetto o il titolo dell’originaria obbligazione (Art. 1230 ); il

secondo quando sussiste in modo non equivoco la volontà di estinguere il rapporto

2

precedente (c.d. animus novandi) (Art. 1230 ).

Per oggetto si intende sia la prestazione sia il bene.

Una mera modificazione quantitativa della prestazione o del suo oggetto non

necessariamente determina novazione in quanto ad essa non sempre consegue anche una

modificazione dell’interesse.

Soltanto una modificazione della prestazione o del suo oggetto comporta novazione.

La novazione per modificazione dell’oggetto si distingue dalla prestazione in luogo di

adempimento (datio in solutum). Quest’ultima attiene alla fase dell’esecuzione

dell’originaria ed unica obbligazione, seppur mediante l’esecuzione di una prestazione

diversa da quella convenuta nella fase costitutiva del rapporto; la novazione, invece,

determina la nascita di una nuova obbligazione e, contestualmente l’estinzione di quella

originaria, sì che il debitore non esegue alcuna prestazione, bensì si obbliga ad eseguirne

una nuova.

Nella datio in solutum all’inadempimento della prestazione sostitutiva, sopravvive

sempre l’obbligo di eseguire quella originariamente pattuita; nella novazione, invece,

l’inadempimento della nuova obbligazione non determina mai la reviviscenza di quella

originaria.

Anche il cambiamento del titolo, cioè della ragione giustificativa del rapporto

obbligatorio, comporta novazione oggettiva.

Un’obbligazione pecuniaria può fondarsi su una pluralità di ragioni giustificative: a

titolo di risarcimento del danno extracontrattuale, a titolo di pagamento del prezzo, in una

compravendita o pagamento del canone in un locazione, o in esecuzione dell’obbligo di

restituzione in un mutuo o, infine, quale prestazione alimentare.

Nella prima ipotesi la ragione giustificativa dell’obbligazione è il risarcimento del

danno, mentre la fonte è il fatto illecito; nella seconda, nella terza e nella quarta, il titolo

s’identifica, rispettivamente, con la compravendita, con la locazione ed il mutuo, mentre la

fonte dei tre rapporti è sempre il contratto; nell’ultima, il titolo è rappresentato dagli alimenti,

mentre la fonte è la legge.

Fonte e titolo sono strettamente connessi ma vanno concettualmente distinti.

Ai fini della novazione ciò che deve cambiare e non (necessariamente) la fonte bensì

il titolo.

L’obbligazione, sorta in seguito alla novazione, ha la sua ragione giustificativa

nell’estinzione di quella originaria, sì che le vicende relative a quest’ultima, si possono

ripercuotere sulla prima.

Per ciò la novazione è ineficcace qualora l’obbligazione originaria si riveli inesistente.

Più che inesistenza, sarebbe forse stato più opportuno parlare di nullità o annullabilità

del titolo costitutivo.

La novazione non può essere considerata invalida qualora il titolo originario sia

sottoposto ad azione revocatoria (Art. 2901)

Art. 1232: i privilegi, il pegno e le ipoteche del credito originario si estinguono, se le

parti non convengono espressamente di mantenerli per il nuovo credito.

REMISSIONE DEL DEBITO E RINUNZIA AL CREDITO

Art. 1236: La dichiarazione del creditore di rimettere il debito estingue l’obbligazione

quando è comunicata al debitore, salvo che questi dichiari in un congruo termine di non

volerne approfittare.

Se il debitore paga oltre il termine, si ha un’obbligazione naturale.

Dall’interpretazione dell’articolo, si può desumere che la remissione costituisce un

negozio giuridico unilaterale recettizio.

COMPENSAZIONE VOLONTARIA – Art. 1252

Per volontà delle parti può aver luogo compensazione anche se non ricorrono le

condizioni previste dagli articoli precedenti.

Le parti possono anche stabilire preventivamente le condizioni di tale

compensazione.

Non è ammessa la compensazione tra un’obbligazione naturale e un’obbligazione

civile. CONFUSIONE – Art. 1253

Quando le due qualità di creditore e di debitore si riuniscono nella stessa persona,

l’obbligazione si estingue, e i terzi che hanno prestato garanzia per il debitore sono liberati.

L’estinzione dell’obbligazione, prodotta dalla confusione è determinata non dal mero

venire meno della dualità dei soggetti, ma dalla inidoneità del rapporto a svolgere una

qualche funzione utile.

L’effetto estintivo opera soltanto quando è venuta meno la dualità dei centri

d’interessi o dei patrimoni a cui riferire le contrapposte situazioni oggettive.

MODIFICAZIONI SOGGETTIVE DAL LATO

CREDITORIO

____°____

CESSIONE DEL CREDITO

La cessione del credito è un contratto mediante il quale il creditore (cedente)

trasferisce ad altro soggetto (cessionario) il proprio diritto di credito.

Per effetto della cessione, si sostituisce un nuovo creditore a quello originario.

Normalmente, per le modifiche che avvengono nel lato attivo del rapporto

obbligatorio, il consenso del debitore è irrilevante, tuttavia in alcune ipotesi il consenso del

debitore ceduto è essenziale per la validità e l’efficacia della cessione del credito: cioò si

verifica quando il debitore ha un interesse giuridicamente rilevante a non essere costretto

ad effettuare la prestazione a favore di un soggetto diverso dal creditore originario.

La cessione del credito può realizzarsi mediante strutture negoziali diverse (negozio

unilaterale, contratto bilaterale o trilaterale) a seconda del rapporto stesso che è destinato a

trasferire.

Generalmente si ritiene che la cessione del credito, di per sé, sia solamente uno

strumento con cui si realizza una fattispecie di più vasta portata.

La cessione può avvenire a titolo oneroso o gratuito.

La cedibilità del credito è esclusa per:

 i crediti strettamente personali, fra i quali: i crediti alimentari

 i crediti il cui trasferimento è vietato dalla legge

 i crediti la cui cessione è vietata dall’Art. 1261

 i crediti la cui cessione è esclusa dalle stesse parti (c.d. incedibilità

convenzionale), ma in tal caso il patto di incedibilità non può essere opposto al

cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione (Art.

2

1260 , co. 2°)

Per la validità della cessione, normalmente, non è necessaria l’accettazione od il

consenso del debitore ceduto (Art. 126°, co. 1°), al quale è solitamente indifferente

adempiere all’uno o all’altro creditore.

La cessione è efficace:

nei confronti del debitore ceduto (Art. 1264) quando è stata accettata dal

a) debitore oppure gli è stata notificata.

Ciò si spiega considerando che, pur essendo la cessione un negozio che si

perfeziona anche senza il consenso del debitore, affinchè questi possa eseguire

la prestazione in favore del cessionario è necessario che sia a conoscenza

dell’avvenuta sostituzione.

In caso contrario, il debitore può pagare al vecchio creditore.

Il codice equipara la notificazione alla “conoscenza effettiva che comunque il

debitore abbia avuto dalla cessione”. Se cioè il debitore, in mancanza di notifica,

paghi al vecchio creditore, non è liberato qualora il cessionario provi che egli era

comunque a conoscenza dell’avvenuta cessione.

Dunque, accettazione, notificazione o conoscenza effettiva della cessione sono

rilevanti al fine di escludere l’efficacia liberatoria del pagamento fato al cedente,

rimuovendo in tal modo il limite della tutela del debitore di buona fede;

nei confronti dei terzi (Art. 1265): se uno stesso credito è stato ceduto a più

b) soggetti, l’acquisto si verifica solo a favore di chi, per primo, lo ha notificato al

debitore o per primo ha ricevuto l’accettazione di questi, con atto di data certa.

Attraverso la cessione del credito si realizza la successione nel lato attivo di un

rapporto che rimane sempre lo stesso.

Di conseguenza:

insieme con il credito si trasferisce ogni accessorio (Art. 1263) (privilegi, pegni,

 ipoteche, etc.)

il debitore ceduto può opporre al cessionario le eccezioni personali e reali che

 avrebbe potuto far valere di fronte al cedente.

se la cessione è a titolo oneroso: il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del

 credito, ma non la solvibilità del debitore, a meno che non intervenga apposito

patto Art. 1267)

Nel primo caso si ha una cessione pro soluto, perché con il trasferimento del

credito si ha la liberazione del cedente nei confronti del cessionario, il quale si

intende soddisfatto.

Nel secondo si ha una cessione pro solvendo (la soddisfazione del cessionario

avverrà in futuro) e la liberazione si ha solo quando il cessionario abbia

effettivamente riscosso il credito; pertanto, se il debitore ceduto non paga,

pagherà per lui il cedente ma solo nei limiti del corrispettivo ricevuto per la

cessione, oltre a dover pagare gli interessi e rimborsare le spese.

se la cessione è a titolo gratuito: l’Art. 1266 stabilisce che “la garanzia

 dell’esistenza del credito è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui la legge pone a

carico del donante la garanzia per evizione”, cioè nei casi di cui all’Art. 797”

SURROGAZIONE PER PAGAMENTO

Normalmente il pagamento del terzo, quando è consentito, estingue l’obbligazione.

Diversamente in alcune ipotesi previste dalla legge il pagamento del terzo realizza

solo la modificazione soggettiva attiva del rapporto obbligatorio.

Tale vicenda che si definisce surrogazione, può aversi nei seguenti casi:

per volontà del creditore che, ricevendo il pagamento da un terzo, dichiari

(a) espressamente di volerlo far subentrare nei propri diritti verso il debitore (Art.

1201) (detta anche surroga per quietanza);

per volontà del debitore che, prendendo a mutuo una somma per pagare il

(b) creditore, può surrogare il mutuante nella posizione del creditore pagato sempre

che ricorrano le condizioni previste dalla legge (Art. 1202) (detta anche surroga

per imprestito);

per volontà della legge (surrogazione legale): ricorre in tutti quei casi previsti

(c) dall’Art. 1203 in cui la legge autorizza il terzo a surrogarsi nei diritti del creditore,

indipendentemente dalla volontà del creditore e del debitore.

La surrogazione per pagamento si concreta in una successione nel credito: colui che

si surroga può utilizzare le azioni spettanti al creditore cui si sostituisce e godere anche

delle eventuali garanzie delle quali è dotato il credito nel quale subentra

MODIFICAZIONI SOGGETTIVE DAL LATO

DEBITORIO

____°____

DELEGAZIONE PASSIVA

Si ha delegazione quando un soggetto, delegante, ordina ad un altro, delegato, di

assumersi un debito o di effettuare un pagamento verso un suo creditore, delegatario

Rapporto di valuta

Delegante Delegato Delegatario

(cliente) (banca) (creditore)

(sogg.) (terzo)

Appalto di provvista

TIPI DI DELEGAZIONE:

-) Delegazione di debito o delegatio promittendi.

Si ha quando un soggetto (il delegante) ordina al delegato di promettere di eseguire

un determinato pagamento a favore di un terzo soggetto (delegatario)

-) Delegazione di pagamento o delegatio solvendi che ricorre quando il delegante

incarica il delegato, non ad assumersi un debito, ma direttamente ad eseguire il pagamento

al delegatario.

Il pagamento estingue il rapporto di valuta e viene imputato al rapporto di provvista.

La delegazione di debito (o a promettere) si distingue in:

 cumulativa (di regola) in questo caso il delegato diventa condebitore in “solido”

perché solidale e sussidiaria. Il creditore dovrà preventivamente chiedere il

pagamento al delegato e solo in caso di sua insolvenza può rivolgersi al

delegante.

Art. 1268: se il debitore assegna al creditore un nuovo debitore, che si obbliga

verso il creditore, il debitore originario non è liberato dalla sua obbligazione, salvo

che il creditore dichiari espressamente di liberarlo.

Il creditore che ha accettato l’obbligazione del terzo non può rivolgersi al

delegante, se prima non ha richiesto al delegato l’adempimento.

 liberatoria: il creditore dichiara di voler liberare il debitore originario e in caso di

sua insolvenza il delegatario non potrà agire nei confronti del delegato, a meno

che risulti l’insolvenza del delegato fin dal momento in cui aveva assunto l’obbligo

verso il delegatario.

La delegazione di debito può essere:

titolata se il delegato in adempimento dell’ordine ricevuto fa riferimento ad un

 rapporto base (rapporto di provvista o di valuta). Il delegato potrà opporre al

delegatario tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre al delegante.

Pura se il delegato, in adempimento dell’ordine ricevuto non si richiama al alcun

 rapporto base. Il delegato non potrà opporre al delegatario le eventuali eccezioni

che inficiano l’uno o l’altro rapporto.

ESPROMISSIONE

Nella espromissione (Art. 1272) un terzo, estraneo al rapporto obbligatorio, assume

spontaneamente nei confronti del creditore l’obbligazione del debitore senza delegazione.

A differenza dell’adempimento del terzo - dove il terzo esegue la prestazione – qui si

ha l’assunzione dell’obbligo di eseguire la prestazione, e quindi non l’estinzione

dell’obbligazione originaria.

La differenza sta nella spontaneità dell’iniziativa del terzo ed in più nella delegazione

esistono due rapporti giuridici, mentre nella espromissione esiste un unico rapporto a due.

Anche l’espromissione può essere:

 Cumulativa: il terzo diviene debitore in solido (Art. 1272)

 Liberatoria: il creditore dichiara espressamente di liberare il debitore originario. Il

terzo subentra nella stessa posizione del debitore originario, pertanto non potrà

opporre al creditore le eccezioni relative ai suoi rapporti con il debitore originario.

Per es.: il padre non può opporre in compensazione al terzo il credito che ha

verso il figlio. ACCOLLO

Nell’accollo un terzo (accollante) conviene con il debitore originario (accollato)

l’assunzione del debito che questi ha nei confronti del creditore (accollatario).

Detta assunzione non richiede un atto di consenso del creditore il quale, pertanto,

non partecipa alla convenzione di accollo.

L’eventuale adesione del creditore (c.d. accollo esterno) ha la funzione di rendere

irrevocabile la dichiarazione di accollo.

Nell’accollo esterno la dottrina ravvisa un contratto a favore di terzo:

In quanto clausola o modalità che si può inserire in qualsiasi contratto nominato o no,

l’accollo è assorbito nella struttura del contratto al quale si riferisce, arricchendone la

funzione.

Se il creditore non aderisce all’accollo o non ne ha conoscenza, l’accollo – c.d.

interno (o semplice) produce effetti soltanto tra le parti, facendo sorgere in capo

all’accollante l’obbligo verso l’accollato di tenerlo indenne dal peso economico del debito,

fornendogli ad esempio i mezzi per eseguire il pagamento.

Anche l’accollo può essere cumulativo o liberatorio, qualora l’adesione del creditore

sia espressamente condizionata alla liberazione del debitore originario.

L’insolvenza originaria dell’assuntore non libera il debitore originario e la

dichiarazione di nullità o l’annullamento del negozio di accollo importa la reviviscenza

dell’obbligazione a carico del debitore originario.


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105

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2.65 MB

AUTORE

anita K

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto del libro di Diritto privato, in cui vengono analizzati i seguenti argomenti: la realtà sociale e l’ordinamento giuridico (la norma giuridica, la sanzione), le circostanze della norma (fattispecie astratta, fattispecie concreta), l’importanza dell’etica nel diritto, la classificazione delle norme giuridiche (norme precettive, proibitive, permissive, derogabili e inderogabili), il confronto tra diritto privato e diritto pubblico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in operatore giuridico della pubblica amministrazione
SSD:
Docente: Bozzi Lucia
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Bozzi Lucia.

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