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Diritto privato - lezione 1

Qualsiasi cosa noi facciamo durante la vita quotidiana è regolata dalla disciplina del diritto privato: da quando ci alziamo al mattino e accendiamo la luce così facendo diamo esecuzione al contratto che abbiamo stipulato con la società fornitrice dell’energia elettrica. Oppure quando andiamo al bar prendendoci un cappuccino utilizziamo una tipologia contrattuale di compravendita che è la stessa di quando acquistiamo una casa oppure quando andiamo in un club e ci facciamo una tessera; sono associazioni non riconosciute disciplinate nel nostro codice civile, argomento del diritto privato.

Ci rendiamo conto che, non avendo potuto conoscere il diritto privato, ci siamo sempre affidati a quello che ci veniva imposto dagli altri. Ad esempio, il contratto con la banca contiene il più delle volte condizioni vessatorie che creano un danno a noi che lo stipuliamo. Prima c’era un incentivo al risparmio, la banca dava un interesse positivo quando venivano lasciati i soldi sul conto. Ora avviene il meccanismo contrario: la banca spinge a comprare con quei soldi prodotti finanziari (azioni, obbligazioni) anche perché alla banca non conviene dal momento che avrebbe tutta una serie di misure da attuare per impedire operazioni di riciclaggio, dunque ci sono delle clausole sul contratto di apertura del conto corrente che tendono a non favorire il risparmio.

Cosa facciamo se non siamo d’accordo con questi contratti? Possiamo modificare la clausola? Nel 99,9% dei casi no: questi contratti sono impostati come “contratti di massa”, la banca ci impone quel tipo di contratto. Se non ci sta bene quel tipo di contratto, rinunciamo ad aprire il conto andando da un altro operatore che ci potrebbe fornire soluzioni migliori, ma comunque imposte, e quindi se non ci vanno bene ci ritroviamo ad esempio senza conto corrente.

Quando ciò avviene, i consumatori sul piede di guerra denunciano all’antitrust il comportamento che alla fine viola le regole della concorrenza e l’autorità deve ripristinare tutto. Lo stesso avviene nell’esempio delle società di telecomunicazione. Nei casi dei contratti di massa ci troviamo di fronte a queste difficoltà di avere poco margine di negoziazione. Ma se, ad esempio, il telefono lo compro usato da una persona X, posso negoziare il contratto, stabilirne le clausole.

NB: Il contratto può essere concluso anche oralmente (quando prendiamo il caffè, l’acqua ecc). Nel momento in cui chiedo al barista di mettermi il caffè in vetro sto negoziando una clausola del contratto.

Regole e interazioni sociali

Ci sono delle regole che disciplinano i rapporti tra di noi. Defoe, "Robinson Crusoe": "Ubi societas ibi ius". L'esistenza del diritto è legata contestualmente alla presenza di due o più persone. Robinson Crusoe è naufrago ed è solo sull’isola quindi può fare quel che vuole essendo libero di fare e gestire la sua vita come preferisce: laddove siamo soli non c’è regola, perché non c’è nessuno con cui interagire. Nel momento in cui c’è un’altra persona subentra la regolamentazione, la regola.

Lezione 2 - 21/09/2021

Interazioni di Robinson Crusoe

Le regole in una società composta da almeno due individui devono necessariamente esistere. Il caso di Robinson Crusoe: quando incontra qualcuno cambia il punto di vista delle cose.

  • Incontra l’animale: rappresenta per Robinson non un problema, perché l’animale non è in grado di interagire con lui ed è totalmente assoggettato alla sua volontà. Dal punto di vista giuridico infatti l’animale ancora oggi non è considerato un soggetto di diritto. Ciò vuol dire che non si lascia intimidire dalla presenza dell’animale perché può gestirlo, controllarlo, governarlo.
  • Diverso è quando incontra una persona umana (secondo incontro sull’isola) che si presenta a lui senza una qualificazione particolare, nel senso che si presenta a lui con la sua natura di indigeno. Robinson si sente in diritto di attribuirgli un nome, Venerdí, ma lo considera un subordinato a lui, conservando una posizione di supremazia. Deve dare delle regole perché c’è sull’isola un’altra persona, ma sono regole a suo esclusivo vantaggio.
  • Altra persona: quando si presenta a Robinson introducendo se stesso presentandosi lo fa utilizzando il latino “Latinus sum, Christianus sum” dando una qualificazione della sua persona. In primo luogo parla il latino che all’epoca era una lingua colta, in secondo luogo si definisce con la sua appartenenza religiosa che all’epoca significava la distinzione di un rango rispetto ad un altro. Questa presentazione tradisce l’origine di questa persona e Robinson percepisce che deve considerarlo un suo pari incidendo sulla formulazione e sulla predisposizione della regola.

Sostanzialmente le regole di diritto sono un portato necessario nella società civile per regolamentare i comportamenti tra individui.

Fonti del diritto

Una volta che abbiamo capito che la regola giuridica è una necessità per regolamentare i rapporti tra individui, dobbiamo capire da dove deriva. Per fonte del diritto si intende qualsiasi atto o fatto dal quale derivano le norme giuridiche. Precisazione importante: stiamo parlando di norme giuridiche cioè che hanno un rilievo giuridicamente rilevante. La norma giuridica è un comando generale e astratto rivolto a tutti i consociati indistintamente perché deve imporre a tutti quanti l’adozione di un determinato comportamento pena l’applicazione di una sanzione; questo è ciò che rende una norma giuridicamente rilevante il fatto che l’inosservanza comporta l’applicazione di una sanzione. La sanzione finale impone al destinatario della norma di tenere un determinato comportamento prescritto dalla norma stessa.

Per esempio: violazione norme codice della strada se le violo c’è l’applicazione di una sanzione amministrativa; se parcheggio la macchina in divieto di sosta viene il vigile e mi fa la multa.

Il tema del comando è strettamente legato al tema dell’uso della forza da parte dello stato, consentito nel nostro ordinamento giuridico solo dallo stato, non dai privati (non possiamo farci giustizia da soli). Per esempio, se io ricevo una sanzione perché non ho osservato una norma giuridica, se io non pago quella sanzione spontaneamente, lo stato può impormela con la forza. Se prendo una multa posso anche prendere il foglietto del vigile e strapparlo buttandolo nel cestino, ma dopo 5 giorni mi arriva la notifica via PEC, con l’applicazione di un interesse di mora aggiuntivo, se continuo a ignorare anche quell’avviso di pagamento alla fine il comune mi mette il fermo amministrativo sulla macchina e se lo ignoro perché nonostante il fermo, posso continuare a circolare, al primo posto di blocco mi sequestrano la macchina e se ignoro il sequestro, non pagando il dissequestro, me la confiscano e mi sottraggono la proprietà del veicolo (espropriazione).

Caratteristiche della norma giuridica

La norma giuridica deve avere diverse caratteristiche per essere tale:

  • Generale: deve riguardare una generalità dei casi e deve applicarsi alla generalità dei consociati.
  • Astratta: deve essere suscettibile di applicazione ad un numero indeterminato di casi e di destinatari affinché possa essere considerata di ampia portata. Non è ammessa nel nostro ordinamento giuridico la cosiddetta “norma ad personam”.
  • Coercibilità: ci deve essere la minaccia della sanzione in caso di violazione della norma. Questo distingue la norma giuridica dalla norma sociale o morale. Nel nostro sistema esistono le norme sociali: se vengo invitato a cena una buona norma sociale è che porto una torta, se non lo faccio non succede nulla dal punto di vista giuridico, la conseguenza sarà solo sul piano sociale (il padrone di casa non mi invita perché mi considera un maleducato). La distinzione tra regole sociali/morali e quelle giuridiche sta nell’effetto della regola/norma cioè nel dire “l’effetto è giuridicamente vincolante o no?” Effetto giuridicamente rilevante vuol dire che è coercibile, posso costringere qualcuno a tenere il comportamento che è disciplinato da quella norma a seconda della tipologia della norma ci sarà un certo processo per realizzare sostanzialmente questa coercizione.

Esempi di applicazione

  • Se prendo una regola di diritto amministrativo come la violazione del codice della strada, questa comporta l’applicazione di una sanzione in certi termini, quindi un uso della forza immediato da parte dello Stato.
  • Se prendiamo una norma di diritto penale, allo stesso modo avviene l’applicazione della coercizione. Se Tizio uccide Caio è ovvio che l’applicazione della sanzione è immediata: arriva la polizia e conduce Tizio in carcere e addirittura per flagrante di reato non è neanche necessario attendere l’approvazione del giudice che può avvenire nelle 48 ore successive della misura cautelare in carcere.
  • Nel caso delle sanzioni civili, che vedremo quando parleremo del contratto, queste derivano sempre dalla violazione di una norma di diritto civile, ma l’uso della forza da parte dello stato a supporto del privato nell’adempimento dell’osservanza di quella norma avviene sempre tramite il passaggio del giudice cioè mediato dall’intervento del giudice: sono il proprietario di un appartamento che ho dato in locazione a un tizio che non paga i canoni di locazione in questo caso è previsto lo sfratto per morosità. L’ordinamento giuridico prevede che la mancata osservanza di una regola giuridicamente rilevante, pagamento del canone di locazione, sia sanzionato con lo sfratto. Come applico la sanzione? Non è come il caso di diritto penale, non posso portarlo in carcere o cambiare la serratura perché commetterei un reato o un fatto illecito che ha delle conseguenze sul piano civilistico. Attivo una procedura davanti al tribunale. Quindi l’applicazione delle sanzioni sul piano civile è sempre mediata dall’intervento del giudice che nel mio caso, dimostrato che Tizio non paga il canone, emetterà il provvedimento di sfratto. L’ufficiale giudiziario comunica lo sfratto e se l’inquilino non se ne va intervengono le autorità di pubblica sicurezza che lo possono prendere e portare fuori. Se ci sono i suoi beni dentro, il proprietario è nominato custode, può cambiare la serratura e lo sfrattato decide come e quando portare via tutto.

Fonti di produzione del diritto

Tutte queste regole che compongono il nostro ordinamento da dove le prendiamo? Dobbiamo distinguere:

  • Fonti di produzione: sono tutti gli atti e fatti che producono le norme giuridiche, si distinguono in:
  • Fonti atto: sono gli atti normativi predisposti dagli organi deputati a fare ciò dal nostro ordinamento giuridico. Gli atti normativi più importanti sono la legge, decreto legge, decreto legislativo. Poi vedremo ci sono i regolamenti ministeriali, gli statuti regionali e leggi regionali, c'è la Costituzione che è la Grund Norm, la norma fondamentale, tutto ciò che stiamo dicendo è in costituzione che è entrata in vigore nel 1948. Gli organi abilitati a predisporre gli atti normativi sono il parlamento, organo sovrano perché rappresentativo del popolo. Il parlamento legifera. La Costituzione si può modificare soltanto con una legge costituzionale che richiede maggioranze assolute e specifiche, diverse dalla legge ordinaria.

Differenza tra decreto legge e decreto legislativo

Qual è la differenza tra decreto legge e decreto legislativo? La regola è che le leggi le fa il parlamento: il decreto legge è un’eccezione a questa legge, perché lo fa il governo (non abilitato a legiferare) dovendo adottare un provvedimento d’urgenza (ad esempio, la pandemia). Non si possono aspettare i tempi del parlamento, ma questo DL dopo 60 giorni deve essere convertito in legge dal parlamento altrimenti cade, perde effetto. Diverso è il decreto legislativo che è un atto normativo fatto sempre dal governo (eccezionalità) sulla base di quello che gli è stato detto da una legge del parlamento cioè la legge delega. L’iter normativo parte dal parlamento che fa una legge delega (su questa materia delego il governo a legiferare) indicando i criteri per legiferare su quella materia e sulla base di essi il governo adotta il decreto legislativo. Per esempio: legge per adozione nel nostro ordinamento della normativa comunitaria.

Le normative comunitarie più importanti sono il regolamento e la direttiva. Il regolamento si applica direttamente ed è quindi direttamente applicabile nel nostro ordinamento. La direttiva invece deve essere attuata da una legge interna non può essere di immediata applicazione a meno che la direttiva non sia, secondo la Corte di Giustizia Europea, sufficientemente dettagliata, ma nella maggior parte dei casi non lo è. Problema di adattare le leggi precedenti a quella di adozione della direttiva: se la legge precedente è diversa si applica il principio lex posterior derogat priori; la legge abroga quella precedente. Abrogazione che può essere espressa o tacita, se l’incompatibilità è parziale l’abrogazione è parziale, applico entrambe le leggi con le rispettive competenze.

Problemi con le direttive comunitarie

Problema: lo stato ci metteva molto per tradurre in legge le direttive comunitarie e scadeva il termine. Il cittadino si vede non riconosciuto un diritto ad esempio dalla legge italiana, ma se fosse stata adottata la direttiva comunitaria avrebbe avuto quel diritto. Per cui la mancata attuazione del termine di quella direttiva ha provocato un danno. Caso: vendita di un’enciclopedia; ragazza firma acquisto per la vendita di un’opera enciclopedica integrale. Genitori contrari. Parte una causa contro il venditore perché si pone il problema del recesso da quell’acquisto. Recesso: diritto potestativo di sciogliersi unilateralmente dal contratto, concludo un contratto e decido di sottrarmi da quel contratto unilateralmente senza il consenso della controparte. Lo posso fare? Articolo 1373 del codice civile dice che è possibile fare questo recesso finché il contratto non ha avuto un principio di esecuzione. Nel caso dell’enciclopedia il principio di attuazione era stato fatto perché il venditore aveva subito spedito l’enciclopedia a casa. L’acquirente fa causa perché violava una direttiva comunitaria approvata da un anno, ma lo stato italiano non l’aveva implementata nell’ordinamento giuridico interno avendo fatto scadere i termini.

Quella direttiva introduceva un principio importante: il recesso dai contratti dei consumatori disciplina che deroga all’articolo 1373 in quanto il consumatore quando acquista un bene di consumo gli viene concesso un diritto di recedere ad nutum, senza dare un motivo particolare, con un termine fisso di 14 giorni. Quindi il giudice di quel caso ha dato torto al consumatore perché la direttiva comunitaria non poteva essere applicata a quel caso di specie non essendo stata implementata nel nostro ordinamento, lo avrebbe potuto fare se fosse stato un regolamento. Il consumatore che ha perso la causa ha dovuto far causa allo stato italiano di risarcimento del danno perché dal momento che non era stata in tempo adottata la direttiva aveva perso un diritto riconosciuto dall’Unione Europea.

Dopo una serie di questi casi lo stato italiano si è attrezzato con le leggi delega. Con questo stratagemma lo stato italiano non buca più il termine e il governo è anche più veloce a legiferare.

Fonti fatto e fonti di cognizione

Oggi la normativa comunitaria è la più importante; ha introdotto importanti novità nella disciplina del consumatore. Esistono anche le fonti fatto che non sono scritte rimandati a fatti e comportamenti sociali ripetuti nel tempo che alla fine producono diritto. L’unica fonte fatto che conosciamo è la consuetudine cioè la ripetizione di un certo comportamento da parte della generalità dei consociati che alla fine diventa norma.

L’insieme delle norme giuridiche che derivano da queste fonti compongono il diritto oggettivo.

Fonti di cognizione portano a conoscenza dei consociati gli atti normativi che sono stati prodotti. La Gazzetta Ufficiale: quando una norma viene pubblicata sulla GU entra in vigore (15 giorni periodo di vacatio legis). Vige il principio di presunzione: ignorantia legis non excusat, non ci si può difendere dicendo di non conoscere la norma.

Codice civile

Il codice civile prevede disposizioni sulla legge in generale e si suddivide in 6 libri:

  • Libro Primo - Delle Persone e della Famiglia, articoli 1-455: contiene la disciplina della capacità giuridica delle persone, dei diritti della personalità, delle organizzazioni collettive, della famiglia.
  • Libro Secondo - Delle Successioni, articoli 456-809: contiene la disciplina delle successioni a causa di morte e del contratto di donazione.
  • Libro Terzo - Della Proprietà, articoli 810-1172: contiene la disciplina della proprietà e degli altri diritti reali.
  • Libro Quarto - Delle Obbligazioni, articoli 1173-2059: contiene la disciplina delle obbligazioni e delle loro fonti, cioè principalmente dei contratti e dei fatti illeciti (la cosiddetta responsabilità civile).
  • Libro Quinto - Del Lavoro, articoli 2060-2642: contiene la disciplina dell'impresa in generale, del lavoro subordinato e autonomo, delle società aventi scopo di lucro e della concorrenza.
  • Libro Sesto - Della Tutela dei Diritti, articoli 2643-2969: contiene la disciplina della trascrizione, delle prove, della responsabilità patrimoniale del debitore e delle cause di prelazione, della prescrizione.

Art 1 CC (disp.): (Indicazione delle fonti). Sono fonti del diritto...

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iana.pano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Di Donna Luca.
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