Lezione del 10 marzo
Fonti del diritto
Le fonti di produzione le troviamo nell’articolo uno delle disposizioni sulla legge in generale. Il codice civile è del 1942, la Costituzione del 1948. Le fonti sono elencate secondo una gerarchia. La Costituzione precede le fonti indicate dall’articolo uno ed eventuali antinomie sono risolte secondo alcuni criteri:
- Gerarchico
- Cronologico
- Competenza
L’ordine gerarchico è il seguente:
- Costituzione
- Leggi ordinarie/regionali
- Atti aventi forza di legge
- Norme corporative/regolamenti
L'Italia fa parte dell'Unione Europea, un insieme di Stati che ha demandato parte della loro sovranità a un quadro istituzionale unico in modo tale da prendere decisioni su specifiche questioni d’interesse comune e democraticamente a livello europeo.
Percorso dell'Unione Europea
Col nome di Comunità Economica Europea è stata istituita nel 1957 col trattato di Roma, le materie d’interesse comune erano prevalentemente di natura economica, commercio, agricoltura, frontiere e dogane. La tappa più importante (anche se ce ne sono state altre intermedie) è stata il trattato di Maastricht nel 1992. È istituito il trattato dell’Unione Europea ed è modificato il presente trattato costitutivo della Comunità Economica Europea. Prima si chiamava Comunità Economica Europea con il trattato dell’Unione Europea, Nizza 2001, Lisbona 2008 sono apportate delle modifiche. Queste ultime modifiche non sono ancora in vigore perché non tutti gli Stati hanno ratificato questi trattati. A Roma 2004 è stata attuata una costituzione dell’Unione Europea, questa costituzione però per entrare in vigore deve essere ratificata da tutti gli Stati membri, così non è stato, quindi per il momento l’Unione non ha una propria Costituzione.
Organi principali dell'Unione Europea
- Il Consiglio è l’organo che ha il potere legislativo, è formato da tanti membri quanti sono gli Stati che partecipano all’Unione Europea, alle riunioni partecipano i ministri competenti alla materia su cui si deve legiferare, ad esempio se si deve legiferare su questioni riguardanti l’agricoltura, parteciperanno i ministri dell’agricoltura o se si deve discutere su questioni generali, andrà il ministro degli esteri.
- Commissione Europea è l’organo esecutivo, il governo dell’unione che deve dare esecuzione delle decisioni del Consiglio.
- Corte di Giustizia è una Corte Costituzionale a livello europeo.
La giustificazione della partecipazione dell’Italia alla Comunità Europea si ha con l’articolo dieci della Costituzione e con l’articolo quest’ultimo parla proprio della limitazione della sovranità dell’ordinamento italiano a favore di organi internazionali, diciamo che una parte del potere legislativo del nostro stato è demandato a degli organi sovranazionali e quindi al Consiglio.
Norme di diritto internazionale
Qual è la particolarità delle norme di diritto internazionale? Queste norme nascono dagli accordi tra Stati (accordi bilaterali o plurilaterali) che di volta in volta sono resi esecutivi, cioè sono ratificati con una legge dello Stato italiano. Per l’Unione europea il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea è recepito attraverso una legge ordinaria, che si chiama o legge di esecuzione o legge di ratifica. Con questa ratifica è stato possibile inserire nella legislazione italiana automaticamente alcune normative europee. Vediamo nel dettaglio l’articolo 288: “Per esercitare le competenze dell’Unione le istituzioni adottano regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri. Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri. La direttiva vincola lo stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi. La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Se designa i destinatari, è obbligatoria solo nei confronti di questi. Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti”.
Questa è la differenza tra il diritto dell’Unione Europea rispetto al diritto internazionale. Per quanto riguarda le norme/convenzioni internazionali perché producano effetto bisogna che ogni volta gli Stati membri emanano una legge ordinaria che ratifichi queste convenzioni, mentre per l’Unione Europea sono stati ratificati con legge ordinaria in modo definitivo, questi trattati costituiscono la porta entro la quale entrano immediatamente delle norme europee nell’ordinamento italiano immediatamente esecutive senza il bisogno di ratificare ogni volta. Per questo ogni volta che il Consiglio emana un regolamento questo, è immediatamente efficace negli Stati membri. Che cosa succede se il regolamento contrasta con la legge italiana? Prevale il regolamento dell’Unione Europea di quest’avviso è sia La Corte di Giustizia sia la Corte Costituzionale.
La Corte di Giustizia è la Corte Costituzionale a livello Europeo. Svolge la funzione di interpretare la normativa europea per cui il giudice italiano, che ha dei dubbi su come interpretare una norma europea si rivolge alla Corte di Giustizia, questa interpretazione è vincolante per il giudice. Quindi i tre compiti fondamentali sono:
- Valuta la legittimità e la conformità delle norme europee e i trattati.
- Interpreta la normativa europea.
- Decide sui ricorsi a lei rivolti circa l’inadempimento degli Stati membri che non si adeguano alla normativa europea.
I regolamenti sono dunque immediatamente esecutivi su questo sono tutti d’accordo perché? Se così non fosse, non avrebbero efficacia immediata quindi per essere subito, vincolanti devono essere per forza superiori alle leggi ordinarie. I trattati e i regolamenti vengono sempre prima della legge.
Le direttive
Le troviamo al terzo comma dell’articolo 288. La direttiva è uguale al regolamento? No. I regolamenti sono immediatamente efficaci, per garantire ciò sono superiori alla legge. Quando l’Unione Europea decide di emanare un regolamento? Quando una materia non è stata disciplinata negli stati membri, oppure quando la materia è disciplinata in maniera uniforme, diciamo quando non fa violenza. Quando viceversa c’è la necessità di uniformare una disciplina (ovvero quando ogni stato ha legiferato in maniera diversa) per evitare un impatto troppo violento, decide di emanare una direttiva che indica cioè solo l’obiettivo da raggiungere, ma i modi saranno decisi dai vari Stati. Come? Con una legge nazionale che recepisce la direttiva, come raggiungere tali obiettivi, lo decidono gli stati membri, attuando una legge che si chiama legge di recepimento.
La Corte di Giustizia giudica sulle inadempienze degli Stati membri, giudica proprio sul fatto che alcuni Stati non adottano in tempo le direttive, per cui è per questi inadempimenti, l’Unione Europea prevede delle sanzioni, in genere è la Commissione Europea che si rivolge alla Corte di Giustizia per far “tirare le orecchie” agli Stati che non si adeguano. Le direttive si recepiscono con una legge dello Stato, per facilitare tale passaggio è prevista una legge comunitaria del 2005 la numero undici che prevede che ogni anno il parlamento deleghi il governo affinché emani una legge delega (decreto legislativo) che provveda ad attuare le direttive in scadenza. Lo scopo delle direttive è quello di armonizzare la disciplina degli Stati membri.
Se una legge è contraria alla direttiva, in virtù dell’articolo undici essa è incostituzionale, quindi se contrastano, ci dobbiamo riferire all’articolo n11 e 117 della Costituzione. “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Quindi le direttive hanno bisogno di essere recepite con leggi di recepimento.
Secondo la Corte di Giustizia non tutte le direttive hanno bisogno di tale procedimento, ovvero sono immediatamente applicabili quelle direttive che riguardano direttive scadute, (generalmente riguardano una specifica fattispecie e sono molto dettagliate, spesso in materia tributaria, societaria etc.) un cittadino di fronte alla legge può far valere quel tipo di disciplina. Quindi in questa lezione abbiamo parlato di:
- Direttive
- Regolamenti
- Trattati
Se una direttiva che è stata recepita è in contrasto con un’altra legge cosa si fa? Vale il principio cronologico, se sono immediatamente esecutive in base all’articolo 117. “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
Nel caso di contrasto tra legge e Costituzione cosa si fa? Ci si rimette alla Corte Costituzionale, con i metodi che sappiamo, ovvero il cittadino non lo può fare direttamente etc. Cosa di fa se una legge è contraria al regolamento? Il giudice applica il regolamento e disapplica la legge, la legge non viene dichiarata illegittima, semplicemente non si applica.
Costituzione e normativa europea
Rimane un ultimo problema: La Costituzione viene prima o dopo rispetta alla normativa Europea? I maggiori studiosi mettono la Costituzione al primo posto, Galgano invece mette la normativa europea. Il ragionamento è il seguente: in base all’articolo 134 la Corte Costituzionale può giudicare solo sull’illegittimità costituzionale delle leggi. “La Corte Costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni”. La Corte quindi non può giudicare sulla costituzionalità di una normativa europea, quindi non essendoci nessun organo che può valutare la conformità o meno, la normativa europea è appunto sopra la Costituzione. Comunque i valori della fondazione dell’Unione Europea, sono la fotocopia dei valori che troviamo nella nostra Costituzione e in tante altre Costituzioni, quindi non c’è questo pericolo (che appunto una legge europea possa essere in contrasto con i valori della Costituzione italiana).
Chi sostiene che la Costituzione è sopra alle normative europee si basa su questi ragionamenti:
- Art 138: “la Costituzione può essere modificata solo da leggi di revisione costituzionale, con leggi costituzionali per cui i trattati, i regolamenti non possono modificare la Costituzione (Perlingeri.)
- Art 134 dice che la Corte Costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi, dello Stato e delle Regioni, ma fa un’interpretazione estensiva di quest’articolo, dice cioè che valuta gli atti aventi forza di legge dello Stato, per cui secondo lui la Corte Costituzionale potrebbe valutare anche sulla costituzionalità dei trattati.
Questa, in effetti, è una spiegazione un po’ troppo semplicistica. Ragionamento un po’ più complicato, ma più puntuale è il seguente: abbiamo visto che i trattati sono recepiti con legge ordinaria (e sono questi che consentono ai regolamenti dei entrare direttamente) e quindi la Corte Costituzionale valuterebbe la legge che ha consentito a quel regolamento incostituzionale (attraverso la ratifica del trattato) di entrare in Italia, dichiara quindi incostituzionale la legge che ha ratificato il trattato e che consente a quel regolamento di entrare in vigore. Si valuta quindi la costituzionalità della legge che ha ratificato il trattato. Guardare art 1-2-3 del trattato dell’Unione Europea e art 2-3-4-5 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.
Le norme corporative
Le norme corporative sono un residuo del periodo fascista, in quel periodo i sindacati erano delle articolazioni dello Stato, per cui gli accordi erano vincolanti per tutti i partecipanti indipendentemente dall’iscrizione o meno al sindacato. Oggi non ce ne sono più in vigore perché oggi ci sono i sindacati che non sono articolazioni dello Stato. I sindacati delle associazioni non riconosciute, per cui sono enti collettivi per il raggiungimento di uno scopo che non deve essere lucrativo. Le associazioni possono essere riconosciute o non riconosciute. I sindacati sono associazioni non riconosciute. Vedi articolo trentanove della Costituzione. Se il sindacato è registrato, acquista personalità giuridica, diventa un’associazione riconosciuta e può stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia verso tutti (non solo gli iscritti), in questo caso i contratti collettivi sarebbero norme corporative, ma i presupposti sono appunto che si devono dare la forma di associazioni riconosciute. I sindacati però non hanno voluto darsi la forma di associazione riconosciuta perché? Perché soprattutto in passato le associazioni riconosciute dovevano sottostare a controlli dello Stato e loro non volevano, per cui ancora oggi i sindacati, sono associazioni non riconosciute.
Allora perché quando c’è un rinnovo del contratto collettivo, l’efficacia è ERGA OMNES? Verso tutti? Il contratto collettivo è un contratto normativo, il contratto normativo non regola direttamente uno specifico rapporto giuridico patrimoniale ma distribuisce in via preventiva e generale uno schema di regolamento contrattuale che dovrà essere uniformemente recepito in una serie concreta di rapporti da concludere in futuro, per cui quando si fa un accordo collettivo per i metalmeccanici si definisce quali saranno gli orari di lavoro, la retribuzione etc., questo schema contrattuale dovrà essere recepito nei singoli contratti delle varie aziende tra lavoratori e datori di lavoro. Ma stando a quanto detto fino a ora questo recepimento dovrebbe valere solo per gli iscritti (secondo art trentanove). Vediamo anche l’articolo 1321 per cui il contratto vincola solo le parti (solo gli iscritti) anche l’articolo 1372 ribadisce questo concetto. L’articolo trentasei della Costituzione però dice che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata etc.
Quindi se un lavoratore non iscritto al sindacato ha uno stipendio inferiore a quello previsto da contratto collettivo di lavoro, lui si può rivolgere al giudice in base all’articolo 2099 secondo comma: in mancanza di norme corporative o di accordi tra le parti (e qui si parla di un lavoratore non iscritto) la retribuzione è determinata dal giudice. La giurisprudenza allora ormai considera la retribuzione minima necessaria affinché sia rispettata l’articolo trentasei della Costituzione cioè un salario che possa garantire al lavoratore un’esistenza libera e dignitosa, ovvero quella stabilita dal contratto collettivo. Per cui cosa fa il giudice se si presenta un lavoratore con uno stipendio inferiore? Automaticamente applica quello del contratto collettivo.
Lezione dell’11 marzo
Una volta che la fonte è stata prodotta, per cui la legge ha avuto il suo iter di produzione, la legge non è ancora efficace, cioè non è ancora vincolante per il destinatario, l’efficacia della legge significa che essa diventa obbligatoria e coincide con la sua entrata in vigore. La legge entra in vigore dopo la sua pubblicazione e dopo il decorrere di un certo periodo di tempo, l’articolo dieci delle disposizioni preliminari ci dice che le leggi e i regolamenti divengono obbligatori nel decimoquinto giorno successivo alla pubblicazione, quindi le fonti di produzione non solo devono essere pubblicate ma deve passare un periodo di tempo prima che divengono efficaci. Questo periodo si chiama Vacatio legis (periodo di vacanza della legge).
Dove vengono pubblicate le fonti di produzione? Nella Gazzetta Ufficiale le leggi e gli atti aventi forza di legge, nei bollettini regionali le leggi regionali mentre la normativa europea nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, ma per questa occorrono venti giorni. A cosa serve questo periodo di tempo senza che la legge sia ancora efficace? La Vacatio legis favorisce la conoscibilità della legge da parte dei destinatari. La conoscenza legale vuol dire che indipendentemente dalla conoscenza di fatto dei destinatari la legge si presume conosciuta. Non ci si può appellare alla non conoscenza di una norma.
Attenzione però esiste in campo penale un articolo cinque che ci dice che nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale, quest’articolo però è stato dichiarato in parte incostituzionale dalla Corte Costituzionale perché esiste un’ignoranza inevitabile che è invece scusabile. Ci sono quindi dei casi in cui l’ignoranza della norma è giustificata, ad esempio quando le regole sulla disciplina di un certo comportamento derivano da una serie, da un proliferare di leggi per cui è difficile sapere qual è la normativa vigente o la norma si può esprimere in termini oscuri, in questi casi, oggettivamente riscontrabili si può parlare d’ignoranza inevitabile per cui il soggetto non può essere incolpato della non osservanza della norma. Questo come ribadito è stato detto in campo penale ma in generale il principio è quello che l’ignoranza non scusa.
Le norme hanno il carattere della non retroattività. L’articolo undici delle disposizioni preliminari dice: “Le legge non dispone che per l’avvenire essa non ha effetto retroattivo”. A volte però è possibile anche la retroattività ma deve essere prevista espressamente dalla legge.
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