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La condizione si distingue inoltre in:

-casuale: se il suo avvenimento dipende dal caso o dalla volontà dei terzi;

-potestativa: se dipende dalla volontà di una delle parti;

La condizione è illecita se contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon

costume; ed è impossibile quando si tratta di un avvenimento irrealizzabile.

In un negozio condizionato si devono distinguere 2 momenti:

-pendenza della condizione: l’avvenimento non si è ancora verificato, ma può ancora

verificarsi;

-avveramento o mancanza della condizione: l’incertezza è eliminata, quindi o

l’avvenimento si è avverato o è certo che non si può verificare.

Termine: esso è un punto di riferimento temporale (per es. ora, giorno, mese) a

partire dal quale (termine iniziale) o fino al quale (termine finale) un negozio giuridico

è destinato a produrre i suoi effetti.

In particolare, per quanto riguarda il calcolo del termine fissato in giorni, il termine

iniziale non si considera, mentre si considera il termine finale: così, se dico tre giorni

da oggi, lunedì, il termine scadrà giovedì.

Se il termine scade di giorno festivo è automaticamente prorogato al giorno feriale

successivo. Se invece il termine è espresso in mesi, si considera il giorno del mese

corrispondente a quello in cui il termine viene fissato(così, se oggi, 26 aprile, dico fra

4 mesi, il termine scadrà il 26 agosto).

Modo:

è una disposizione che può essere apposta solo ai negozi a titolo gratuito, limitandone il vantaggio

economico, imponendogli un obbligo.

RAPPRESENTANZA:

È l’istituto per cui ad un soggetto (il rappresentante) è attribuito (dalla legge o

dall’interessato) un apposito potere, di sostituirsi ad un altro soggetto (il

rappresentato) nel compimento di attività giuridica per conto di quest’ultimo e con

effetti diretti nella sua sfera giuridica. Vi sono 2 tipi di Rappresentanza:

-volontaria: quando una persona conferisce a un’altra, mediante un atto unilaterale,

detto procura (dichiarazione di volontà dell’interessato), il potere di rappresentarla,

ossia di agire in sua vece.

-legale: quando la legge stessa indica che una persona è chiamata ad agire in nome

di un’altra (es. genitori rispetto ai minori, Tutore, Curatore).

In entrambi i casi il contratto concluso dal rappresentante produce direttamente

effetto nei confronti del rappresentato (se il rappresentante dichiara di comprare il

rappresentato compra). Perché ciò accada sono però necessarie delle condizioni: - Il

rappresentante deve concludere il contratto in nome del rappresentato e anche in

nome suo, ossia non basta che egli abbia agito per conto altrui. Occorre la cosiddetta

spendita del nome, ossia il contratto deve essere concluso in nome del rappresentato,

e, se si tratta di contratto scritto, deve menzionare il suo nome (a questo contratto

partecipa x in rappresentanza di y).

- Il rappresentante deve concludere il contratto nei limiti della facoltà conferitegli.

- Infine deve concluderlo nell’interesse del rappresentato.

La procura contiene l’indicazione dei poteri conferiti al rappresentante e può essere:

-generale quando concerne qualsiasi affare del rappresentato

-speciale quando concerne solo un determinato affare

Inoltre deve avere la stessa forma del contratto da concludere.

Può succedere che qualcuno contratti come rappresentante altrui senza averne i

poteri, e può anche accadere che qualcuno ecceda i limiti conferiti-> in tal caso si

parla di falso rappresentante, e il contratto concluso risulterà invalido. La persona

però, in nome della quale il falso rappresentante ha agito, o gli eredi, possono

ratificare il contratto. Il danno risarcibile è il cosiddetto interesse contrattuale

negativo, ossia quello che il terzo contraente può ottenere dal falso rappresentante e

consiste nel danno subito dalla contrattazione.

Il rappresentato può sempre revocare la procura o modificarla, però con

l’obbligo di far conoscere con mezzi idonei ai terzi, altrimenti il contratto concluso

dall’ex rappresentante è efficace nei suoi confronti.

Il parametro di diligenza del mandatario deve essere quello del buon padre di

famiglia. L’agire nell’interesse del rappresentante può portare ad un conflitto

d’interessi tra il rappresentante e il rappresentato. Il rappresentante è tenuto ad

esercitare il suo potere nell’interesse del rappresentato, ma ha la possibilità di

perseguire altresì un interesse proprio, ove questo non sia in conflitto con quello del

rappresentato. Se il contratto concluso dal rappresentante è in conflitto

d’interessi con il rappresentato può essere annullato, su domanda di

rappresentato, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo.

Ipotesi tipica di contratto concluso in conflitto d’interessi è quella di contratto che il

rappresentante conclude con se stesso (es. ha una procura x vendere e giovandosi di

questa vende a se stesso). Anche in questo caso il contratto è annullabile, sempre su

domanda del rappresentato.

Estinzione della procura:

Morte, interdizione sia del rappresentato che del rappresentante.

- Fallimento del rappresentato

- Scadenza del termine della procura

- Rinuncia del rappresentante

-

Mandato con e mandato senza rappresentanza

Definizione di contratto di mandato:

È il contratto con il quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per

conto dell’altra. (Però non siamo in presenza di altri contratti es. di lavoro). Il

mandato può essere:

Con rappresentanza: se al mandatario è stato conferito il potere di agire nel nome

del mandante.

Senza rappresentanza: se il mandatario agisce in proprio nome, acquista i diritti e

assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi, salvo l’obbligo di trasferire

il diritto al mandante.

È un contratto consensuale e normalmente oneroso, ossia normalmente il mandatario

Agisce contro corrispettivo di un compenso.

Invalidità NEGOZIO GIURIDICO

Nozione e distinzioni

Si ha invalidità del negozio giuridico quando questo è affetto da vizi più o meno

gravi.

Appunto a seconda della gravità di questi vizi, si parla: per quelli più gravi

di nullità e per quelli meno gravi di annullabilità.

L'invalidità, nelle sue due forme, può essere totale e parziale, a seconda che investa

l'intero negozio giuridico o soltanto una parte di esso.

La nullità

Il negozio giuridico è nullo se

Manca di uno o più elementi essenziali, volontà, oggetto, causa, forma,

- oppure

Se è contrario a norme imperative (ossia inderogabili), all'ordine pubblico

- o al buon costume.

Negozio illecito.

-

La nullità presenta i seguenti caratteri:

- è insanabile, ossia l'atto dev'essere rifatto, non potendosi convalidare quello

nullo; - è assoluta, nel senso che può essere fatta valere da chiunque vi abbia

interesse, anche dal giudice d'ufficio, ossia senza che nessuno gliene faccia richiesta;

- è imprescrittibile, nel senso che può essere fatta valere in qualsiasi

momento, senza, cioè, che il decorso del tempo sani il vizio.

L'annullabilità

Il negozio giuridico è annullabile se

È stato posto in essere da persona incapace (si pensi a un inabilitato non

- assistito dal curatore) o

Se la volontà è affetta da taluno di questi vizi (cosiddetti vizi della

- volontà): errore, violenza e dolo.

TIPOLOGIE E STRUTTURE CONTRATTUALI

CONTRATTI TIPICI: sono i contratti basati su figure contrattuali tipiche. Es.: Vendita, Mandato,

Transazione, ecc. tipologie di contratti che hanno una disciplina particolare.

la legge consente di realizzare contratti che non siano tipici se l’ordinamento

CONTRATTI ATIPICI:

riconosce gli interessi che le parti vogliono realizzare meritevoli di tutela. In genere i contratti atipici

risultano da una combinazione di elementi tratti da figure tipiche. Ai contratti atipici si applica per

analogia la disciplina che si applica ai contratti tipici.

Altre caratteristiche di struttura possono influire sui contratti tipici e atipici in modo da influenzarne

profondamente la disciplina…

CONTRATTI A TITOLO ONEROSO: al sacrificio patrimoniale di ciascuna parte corrisponde un

vantaggio corrispondente. assoggetta l’obbligato a una minore responsabilità contrattuale.

CONTRATTI A TITOLO GRATUITO:

L’ordinamento tutela gli interessi del soggetto che compie l’attribuzione gratuita.

CONTRATTI REALI: non si perfezionano con il semplice consenso perché richiedono anche

la consegna della cosa. Es. mutuo.

CONTRATTI AD EFFETTI REALI: sono quelli che costituiscono o trasferiscono un diritto reale. Es. la

compravendita. Sono quelli dove solo una parte si obbliga in favore dell’altra a eseguire

CONTRATTI UNILATERALI:

una prestazione. L’esecuzione della prestazione si

CONTRATTI AD ESECUZIONE CONTINUATA (o PERIODICA):

del creditore che si estende anch’esso nel

protrae nel tempo, in genere per soddisfare un interesse

tempo. Es. locazione, comodato, deposito, assicurazione. Recesso o risoluzione non rendono inutili

le prestazioni precedentemente eseguite.

IL CONTRATTI A PRESTAZIONI CORRISPETTIVE: i contratti a prestazioni corrispettivi sono sempre

contratti a titolo oneroso. In questa tipologia di contratti la prestazione di una parte è corrispettiva a

quella della controparte.

Es. compravendita, permuta, locazione, deposito remunerato, ecc. e possono essere commutativi o

aleatori.

ne. Che sono tutti i contratti di scambio che non implicano l’assunzione di un

CONTRATTI COMMUTATIVI:

rischio. l’esistenza, l’estensione o il valore di

CONTRATTI ALEATORI: invece implicano un rischio perché

almeno una delle prestazioni corrispettive dipende da eventi incerti (sottoponendo dunque le parti al

rischio di una perdita preventivamente accettato). Il contratto può essere aleatorio per sua natura (es.

assicurazione) o per volontà delle parti (es. vendita di cosa futura).

Contratto.

Il contratto è l’accordo tra due o più parti per costituire, regolare od estinguere un rapporto giuridico

patrimoniale. È la massima espressione dell’autonomia privata, del potere, cioè, che hanno i

soggetti di dettare una regola ai propri interessi. La conseguenza, sul piano giuridico, di tale

caratteristica è la c.d. relatività del contratto, vale a dire il contratto produce effetto solo tra le

parti. Elementi essenziali del contratto sono:

1) l’accordo;

2) la causa;

3) l’oggetto;

4) la forma, quando è richiesta dalla legge a pena di nullità. Lo schema più diffuso di conclusione

proposta e dell’accettazione;

del contratto è quello della in tal modo il contratto si conclude

quando l’accettazione giunge a conoscenza del proponente. Altro schema è quando, su richiesta

del proponente o per la natura dell’affare o secondo gli usi, la prestazione debba eseguirsi senza

una preventiva risposta, il contratto è concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio

l’esecuzione; si tratta, quindi, di uno schema caratterizzato dal fatto che l’accettazione avviene

mediante un contegno concludente. Tra le classificazioni più importanti dei contratti, bisogna

ricordare quella relativa al momento di conclusione del contratto: sono consensuali quei contratti

per il cui perfezionamento è sufficiente il solo consenso, reali quei contratti che richiedono, oltre al

consenso, anche la consegna della cosa (ad es. il mutuo, il contratto di deposito, il contratto di

comodato. I contratti possono, sempre sulla base del mero consenso, avere efficacia modificativa

o estintiva di un precedente rapporto.

Gli effetti del contratto fra le parti

Il contratto ha forza di legge fra le parti; non può essere sciolto che x mutuo consenso

o per cause ammesse dalla legge. Il mutuo consenso è il nuovo e rinnovato consenso

delle parti di sciogliersi dal vincolo negoziale.

Il contratto, inoltre, può consentire ad una delle parti o ad entrambe la facoltà di

recesso unilaterale (uno o ad entrambi i soggetti di liberarsi unilateralmente dal

vincolo contrattuale). Tale atto unilaterale non richiede l’accettazione dell’altra.

Contratti con effetti obbligatori e con effetti reali; contratti consensuali e

contratti reali

Nel nostro ordinamento vige il principio consensualistico ad effetto traslativo:

che sancisce che i contratti producono effetti dal momento in cui le parti raggiungono

l’accordo, indipendentemente dalla consegna del bene o dal compimento di altre

attività. Se invece si tratta di cose da trasportare si producono effetti dal momento

della consegna. Es. quando l’oggetto di contratto sono merci da trasportare da un

luogo ad un altro, il passaggio di proprietà avviene al momento della consegna allo

spedizioniere. Stabilire il momento di passaggio di proprietà è importante perché ad

es. il rischio di perimento incombe sul proprietario.

I contratti che si perfezionano solo per l’accordo delle parti vengono definiti

consensuali (nel senso che è necessario solo l’accordo tra le parti).

Gli altri vengono definiti reali e sono: il deposito, il comodato, il mutuo, il

contratto costitutivo di pegno, per i quali il contratto si perfeziona solo con la

consegna.

Effetti del contratto:

Effetti REALI-> contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di

una cosa determinata, o altri diritti.

La proprietà s’acquista per effetto del consenso delle parti (principio consensualistico)

indipendentemente dalla consegna del bene (la proprietà si trasferisce per il solo

consenso delle parti -compro una cosa, è mia anche se non ho ancora pagato-) o dalla

controprestazione (se si tratta di cose da trasportare si producono effetti nel momento

della consegna).

Effetti OBBLIGATORI-> contratti che producono solo fonti d’obbligazione tra le parti

(mandato, locazione, comodato). La proprietà rimane al proprietario, non c’è

trasferimento.

Gli effetti del contratto rispetto ai terzi

Il contratto x regola generale, vincola le parti, ma non produce effetto rispetto ai

terzi: nessuno può essere tenuto ad adempiere ad una obbligazione o può perdere un

diritto contro la sua volontà. Segue questo principio la promessa del fatto del terzo.

Chi, per contratto, promette la prestazione di un terzo, obbliga solo se stesso. Se il

terzo rifiuta, il promittente dovrà indennizzare il danno subito dall’altro contraente. Es.

X vende la propria quota e promette al compratore che anche Y venderà la propria

quota, se Y non vuole venderla X dovrà risarcire il danno subito al compratore.

Il patto di non alienare, ossia rivendere il prodotto comprato, non vale per i terzi.

Questo patto è valido solo entro certi limiti di tempo e se risponde a un interesse delle

parti.

Il patto di prelazione invece sancisce che un soggetto si obbliga nei confronti di un

altro per l’eventualità che s’intenda vendere un proprio bene: prima di alienarlo ad un

terzo egli dovrà offrirlo, alle stesse condizioni, a chi ha contrattualmente conseguito il

diritto di prelazione.

Il contratto si dice a favore di terzi quando una parte (stipulante) designa un terzo

quale avente diritto alle prestazioni dovute dalla controparte. Lo stipulante deve

comunque avere un interesse in tale atto.

RISOLUZIONE E RESCISSIONE DEL CONTRATTO

La risoluzione del contratto

Si applica ad anomalie sorte in fase successiva alla formazione del contratto, durante

la sua vita: per inadempimento,

Per impossibilità sopravvenuta della prestazione,

Per eccessiva onerosità.

La risoluzione quindi è lo scioglimento di contratto dovuto al verificarsi di eventi che

incidono sul rapporto tra le parti in modo tale da alterare l’equilibrio tra le attribuzioni

patrimoniali di un contratto a prestazioni corrispettive. La risoluzione scioglie perciò

l’obbligazione di una parte, ove essa non sia più remunerata dalla controprestazione.

Risoluzione per inadempimento

Quando una parte non adempie le sue obbligazioni, l’altra può a sua scelta richiedere

l’adempimento (eseguire la prestazione mancata) o la risoluzione del contratto

(sciogliere il contratto), salvo il risarcimento del danno.

La risoluzione può essere domandata anche se prima richiesto l’adempimento, mentre

non può più chiedersi l’adempimento quando già è stata domandata la risoluzione

(dalla data della domanda di risoluzione l’inadempimento non si può più adempiere).

Non ogni inadempimento dà luogo all’azione di risoluzione ma solo un adempimento

che non sia di scarsa importanza, avuto riguardo dell’interesse dell’altra parte.

La risoluzione del contratto avviene tramite azione giudiziale. A causa però

della difficoltà e della lunghezza dei tempi per l’azione giudiziaria si può pervenire ad

una soluzione di diritto (risoluzioni stragiudiziali):

-diffida ad adempiere: non c’è più interesse nella prosecuzione del contratto e quindi

tramite un sollecito scritto si invita l’altra parte ad adempiere entro un determinato

periodo di tempo, dopo il quale scatterà direttamente la risoluzione (non meno di 15

giorni).

-clausola risolutiva espressa: è prevista alla stipulazione del contratto e il suo

contenuto deve essere determinato con precisione. Tutela la parte che ha interesse

all’adempimento che, in caso d’inadempimento della controparte, può determinare lo

scioglimento del rapporto, semplicemente dichiarando di volersi avvalere delle

clausola.

La parte inadempiente ha l’obbligo di risarcire l’altro anche se questo ha

chiesto la risoluzione. La parte che chiede il risarcimento ha l’onere di

provare di aver subito x l’altrui inadempimento o per il ritardo e di provare

l’ammontare di danno subito.

Il contratto, al momento della stipulazione, può però prevedere una clausola penale

(ammessa solo per i contratti a prestazioni corrispettive) x l’inadempimento o per il

ritardo, la quale verrà pagata in mancanza di adempimento della prestazione. È una

forma di risarcimento danno che non può aggiungersi alla prestazione principale

(divieto di cumulo). Se eccessiva può essere diminuita dal giudice.

Diversa dalla penale è la caparra confirmatoria, che è una somma di denaro che si

consegna come cautela contro l’inadempimento.

L’impossibilità sopravvenuta, x causa non imputabile al debitore,

Comporta l’estinzione dell’obbligazione. Ciò quando è oggettiva, quindi dipendente da

fatti estranei alla volontà o al controllo del debitore: in tal caso lo scioglimento del

contratto mira a prevenire uno squilibrio tra le parti, evitando che una di esse resti

obbligata alla propria prestazione pur quando la controprestazione è diventata

impossibile. L’impossibilità sopravvenuta può essere anche parziale: il contratto in tal

caso, non si risolve, ma l’altra parte ha diritto ad una corrispondente riduzione della

controprestazione dovuta e potrà recedere dal contratto se non abbia interesse ad una

esecuzione solo parziale della prestazione.

La risoluzione per eccessiva onerosità

E' prevista nei contratti a prestazioni corrispettive. Può accadere che, nel tempo

intercorrente fra il momento della conclusione del contratto e quello dell’esecuzione di

una delle prestazioni, sopraggiungano avvenimenti straordinari e imprevedibili, per

effetto dei quali la prestazione di una delle parti diventa eccessivamente onerosa

rispetto al valore della prestazione dell’altro. In questi casi la parte che deve la

prestazione diventata eccessivamente onerosa può domandare la risoluzione giudiziale

del contratto e l’altra parte, se vuole evitare la risoluzione, può offrire di modificare

equamente le condizioni contrattuali: ridurre l’ammontare della prestazione diventata

onerosa o accrescere l’ammontare della propria prestazione. L’onerosità sopravvenuta

deve essere eccessiva: consistere cioè in una fonte di squilibrio.

La rescissione del contratto

Definizione di rescissione:

significa risoluzione del contratto per 2 specifiche cause:

- contratto concluso in stato di pericolo: chi assume obbligazioni a condizioni

inique, ossia con forte sproporzione tra il valore di ciò che dà e di ciò che riceve, x la

necessità di salvare sé o altri dal pericolo di danno grave alla persona, può chiedere al

giudice la rescissione del contratto.

- contratto concluso in stato di bisogno: se c’è sproporzione tra le prestazioni a

causa della situazione di bisogno economico di una parte, della quale l’altra parte ha

approfittato, la prima può chiedere la rescissione del contratto (se uno svende i beni e

l’altro offre approfittandosene una cifra irrisoria). Occorre però una lesione oltre la

metà: la prestazione ricevuta deve essere inferiore alla metà del valore che la

prestazione eseguita aveva al tempo del contratto.

La parte contro cui è chiesta la rescissione del contratto può evitarla offrendo di

modificare le condizioni del contratto. Decorso un anno dalla conclusione del contratto

non si può più rescindere dal contratto.

CONTRATTI UTILIZZAZIONE DELLE COSE:

Definizione del contratto di locazione, art. 1571

È il contratto con il quale una parte (locatore) si obbliga a far godere all’altra

(conduttore) una cosa mobile o immobile, per un dato tempo, verso un determinato

corrispettivo.

La locazione di beni mobili, come veicoli, animali, contatori, abiti da cerimonia, si

suole chiamare NOLEGGIO.

Si distingue la locazione ordinaria, nella quale il godimento delle cose non esige

l’attività del soggetto che ne riceve l’uso, dal contratto che ha per oggetto beni

produttivi, chiamato AFFITTO (la più importante specie di affitto è quella dei fondi

rustici, ma si può affittare anche un’azienda industriale, una miniera…).

La locazione è un contratto consensuale: un contratto obbligatorio perché fa sorgere

un vincolo tra le parti; è sinallagmatico; c’è prezzo. Per la durata del rapporto di

locazione è previsto il limite massimo di trent’anni.

La locazione superiore ai 9 anni è atto eccedente l’ordinaria amministrazione e se il

contratto riguarda beni immobili è prevista la forma scritta e la trascrizione.

Il contratto di locazione deve essere rispettato anche dall’acquirente del bene locato:

è necessario però che il contratto contenga data certa anteriore all’alienazione della

cosa locata. La locazione non trascritta di beni immobili urbani va rispettata

dall’acquirente soltanto nel limite massimo del novennio.

L’acquirente del bene locato subentra in tutto il rapporto obbligatorio così com’era: nei

diritti e negli obblighi derivanti dal contratto di locazione.

LA PROPRIETA’:

Come si accennava all’inizio, la proprietà è una situazione giuridica “formale” che

garantisce al titolare il massimo grado i poteri sulla res oggetto del diritto stesso. Il

proprietario ha diritto di godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, pur

nel rispetto dei limiti stabiliti dall'ordinamento. In merito a quest’ultimi, si possono

distinguere quelli posti nell’interesse privato (ad esempio le regole in tema di distanza

tra le costruzioni).

La proprietà agricola:

La legge, al fine di promuovere il razionale sfruttamento del suolo e stabilire equi

rapporti sociali, fissa dei limiti alla sua estensione. I proprietari di fondi agricoli possono

venire raggruppati in consorzi, che eseguiranno a spese comuni opere di bonifica o di

diversa fluviale.

Accesso ai fondi:

Un proprietario, può impedire agli estranei di accedere al proprio fondo; tuttavia non

vale per le battute di caccia, a meno che il fondo non sia recintato.

Rapporti con il vicinato:

Il proprietario, può impedire le immissioni nel proprio fondo sia di cose materiali che di

energie (calore, luce, rumori, esalazioni, fumi etc.), a patto che essi eccedano la

normale tollerabilità.

Tuttavia il potere del proprietario di usare il proprio fondo come meglio crede, subisce

alcune limitazioni, quando si parla di distanze tra immobili; in quanto vengono posti in

essere alcuni limiti:

Distanze di edificazione

- Distanze minime anche per gli alberi, pozzi, fosse e fabbriche etc.…

-

Anche se tutto ciò può essere modificato mediante accordi tra vicini.

Divieto di atti emulativi:

Il proprietario è libero di utilizzare la cosa nel modo che ritiene più opportuno; però egli non può compiere

atti che hanno come unico scopo quello di nuocere o arrecare molestia ad altri.

Gli atti emulativi non arrecano alcuna utilità al proprietario e sono compiuti al solo intento di danneggiare un

altro soggetto; ad esempio compie atti emulativi il proprietario di un fondo che pianta degli alberi soltanto

per ostruire la visuale di un vicino.

Gli atti emulativi costituiscono atto illecito ed obbligano il proprietario al risarcimento del danno ed al

ripristino della situazione precedente.

I modi di acquisto della proprietà:

La proprietà, come qualsiasi altro diritto patrimoniale, si può acquistare a titolo

originario o derivativo (contratto, oppure successione a causa di morte).

A titolo originario:

Occupazione: presa in possesso di una cosa allo scopo di diventarne

- proprietario. Può riguardare solo le cose mobili che non sono di nessuno.

Invenzione di cose smarrite: concetto in base a cui se si trova una cosa

- va restituita al proprietario oppure all’ ufficio oggetti smarriti del Comune;

trascorso un anno, l’oggetto è di chi l’ha trovato.

Ritrovamento di un tesoro: qualsiasi oggetto di rilevanza archeologica,

- storica paleontologica artistica, fa parte del patrimonio dello Stato.

Accessione: modo tale per cui due o più cose appartenenti a più

- proprietari, vengono unite, in modo tale che la separazione avvenga senza

recare grave danno.

Specificazione: ipotesi tale per cui un soggetto ha creato un a nuova cosa

- con l’uso di una materia che non gli apparteneva; essa è di chi ha formato

la nuova cosa.

Usucapione.

-

Azioni di difesa della proprietà:

Rivendicazione: consiste ne recupero della cosa rivendicata, a patto che

- venga dimostrata.

Azione negatoria: azione del proprietario, che fa dichiarare inesistenti i

- diritti di altrui sulla sua cosa.

Azione regolamento dei confini: i giudice può, a seguito di una richiesta

- di due proprietari di fondi, il cui confine è incerto, stabilire il confine esatto.

Azioni di apposizione di termini: porre segnali ai confini.

-

DIRITTI REALI DI GODIMENTO:

Usufrutto

Diritto dell'usufruttuario di godere della cosa altrui con l'obbligo di rispettarne la

destinazione ex. Esso ha durata temporanea, ovvero massimo tutta la vita

dell’usufruttuario (per le persone giuridiche non può superare i 30 anni).

Il titolare dell’usufrutto ha l’obbligo di rispettare la destinazione ec della cosa e di

restituirla alla fine dell’usufrutto, quindi ne consegue che oggetto dell’usufrutto

possono essere solo i beni non consumabili.

Ma la legge ammette che un usufrutto abbia come oggetto beni consumabili, in

questo caso l'usufruttuario non è tenuto a restituire gli stessi beni ricevuti ma

altrettanti dello stesso genere (quasi usufrutto).

L’usufrutto si può acquistare o per legge o per usucapione. Gli atti che

costituiscono l’usufrutto su beni immobili devono farsi per iscritto e sono soggetti a

trascrizione.

L’usufrutto può essere:

a) volontario: si costituisce per volontà dell’uomo (con testamento o contratto

tramite atto scritto).

b) legale: una norma di legge stabilisce l’usufrutto a favore di qualcuno (es. usufrutto

dei genitori sui beni dei figli minori).

c) giudiziale: si costituisce per provvedimento del giudice

I diritto dell’usufruttuario sono:

Possesso della cosa: che non è conseguito se l’usufruttuario non ha

- fatto l’inventario e non ha dato una garanzia; all'usufruttuario è

consentita un'azione detta confessoria che mira all'accertamento del suo

diritto per il conseguimento del possesso sulla cosa.

-frutti civili della cosa.

- -potere di disporre: l'usufruttuario può concedere ad altri il suo dir.

Gli obblighi dell’usufruttario riguardano il dovere di restituire la cosa al termine del suo

diritto. Quindi egli deve:

-usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento della cosa;

-non modificare la destinazione della cosa;

-sostenere spese ed oneri relativi alla manutenzione ordinaria del bene e gli

eventuali interessi al proprietario per le riparazioni straordinarie;

-pagare imposte, canoni e rendite fondiarie;

Invece, sono a carico del proprietario le riparazioni straordinarie, cioè quelle che

superano i limiti della conservazione della cosa e delle sue utilità per la durata della

vita umana.

L’estinzione dell’usufrutto si ha per: scadenza del termine o morte

dell’usufruttario; prescrizione estintiva(20 anni per le persone fisiche e 30 per

quelle giuridiche); consolidazione(riunione dell’usufrutto e della nuda proprietà nella

stessa persona); perimento della cosa.

All’estinzione del diritto, l’usufruttuario ha diritto ad una indennità per i miglioramenti

apportati.

B)Uso e Abitazione: tipi di usufrutto limitato perché hanno carattere personalissimo

e non possono essere ceduti o locati e non possono essere oggetto di testamento, e

quindi:

-uso: diritto di servirsi di un bene e, se è fruttifero, di raccogliere i frutti

limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia.

-abitazione: diritto di abitare una casa limitatamente ai propri bisogni e della propria

famiglia.

Servitù:

Consiste nel peso imposto sopra un immobile per utilità di un altro immobile

appartenente ad un diverso proprietario.

Definizione di servitù prediale

Peso imposto sopra un fondo (fondo servente) per l'utilità di un altro fondo(fondo

dominante), appartenente ad un diverso proprietario.

Il peso consiste in una limitazione del diritto di godimento del proprietario e di solito

consiste in un sopportare una data attività o in un non fare e mai in un fare.

L’utilità può consistere, per l’altro fondo, sia in un vantaggio ec sia in una maggiore

comodità.

I fondi devono essere vicini e devono appartenere a diversi proprietari altrimenti la

servitù si estingue per confusione.

Specie di servitù:

a)apparenti(opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio, es. servitù di

acquedotto) e non apparenti(quelle che non lo richiedono, es. servitù di non edificare).

b)negative(comportano un non fare a carico del proprietario del fondo servente); e

positive(richiedono un comportamento attivo del proprietario del fondo dominante,

con conseguente sopportazione del proprietario del fondo servente). Esse a loro volta

si dividono in:

-continue: si esercitano senza l’attività abituale dell’uomo, all’esercizio(servitù di

veduta);

-discontinue: richiedono l’attività abituale dell’uomo(servitù di passaggio).

c)coattive (imposte mediante atto amministrativo della P.A); volontarie(si

costituiscono su base contrattuale).

d)affermative (permettono al proprietario del fondo dominante forme di utilizzazione

diretta del fondo servente, es. servitù di attingere acqua, e l'obbligo gravante sul

proprietario del fondo servente consiste semplicemente in un lasciar fare);

e)permanenti (durano + di 9 anni); temporanee (durano meno).

f)tipiche (con contenuto previsto dall'ordinamento); atipiche.

Le servitù possono estinguersi per:

-rinuncia scritta del titolare del fondo dominante;

Confusione;

Scadenza del termine (se la servitù è a tempo);

Prescrizione estintiva di 20 anni.

Egli può anche richieder il ripristino delle cose in cui si trovavano allo stato

precedente, oltre al risarcimento dei danni. Tale azione è l’opposto di quella negatoria

dove il proprietario fa riconoscere l’inesistenza della servitù sulla cosa.

Si chiama modo di esercizio della servitù, l’elemento che determina come la servitù

deve essere esercitata, nello specifico, per una regola romana la servitù deve essere

esercitata soddisfacendo il bisogno del fondo dominante con il minor aggravio per

quello servente.

La superficie

Definizione di diritto di superficie

Diritto di costruire al di sopra del suolo altrui un’opera, di cui il superficiario, quando

l’abbia realizzata acquista la proprietà.

Rappresenta una deroga al principio dell’accessione, è il diritto di fare e di mantenere,

una costruzione sopra o sotto il terreno altrui, acquistando la proprietà della

costruzione separatamente dalla proprietà del suolo.

Il diritto di superficie, come tutti i diritti di godimento si prescrive per effetto del non

uso per 20 anni.

Il diritto sulla costruzione invece si comporta come un diritto di proprietà, attribuendo

al suo titolare facoltà non diverse da quelle del proprietario(c.d. proprietà

superficiaria).

Il diritto di superficie si costituisce, per testamento, contratto e provvedimento

amministrativo. Colui che costituisce il diritto di superficie è detto concedente colui

che lo acquista è il superficiario.

La costituzione può essere a titolo: oneroso; gratuito; perpetua; temporanea.

Definizione di diritto di enfiteusi

Diritto (dell'enfiteuta) di godere, per almeno 20 anni, del fondo altrui(concedente) con

l'obbligo di apportarvi migliorie e di pagare al proprietario un canone periodico.

L’enfiteusi può essere:

Perpetua;

- A tempo: ma almeno per 20 anni cosi da dare la possibilità all’enfiteuta

- di ammortizzare nel tempo le spese che deve sostenere per migliorare il

fondo.

Comunque ogni 10 anni è prevista una revisione del canone.

Il diritto di enfiteusi si può costituire per:

Contratto,

Testamento,

Provvedimento amministrativo e

Usucapione (a favore di chi ha esercitato i poteri dell’enfiteuta per il tempo e alle

condizioni stabilite dalla legge).

L’enfiteuta gode del fondo ed ha gli stessi diritto che avrebbe il proprietario sui frutti.

E’ comunque vietata la subenfiteusi.

L’enfiteuta può acquistarne la proprietà mediante il pagamento di una somma

corrispondente a 15 volte il valore del canone. Si tratta di un diritto potestativo perché

con il suo esercizio l’enfiteuta diventa automaticamente proprietario del fondo senza

che il concedente possa opporsi.

Il concedente a sua volta ha il diritto di devoluzione del fondo, cioè di riacquistare la

piena proprietà della cosa subordinata, quando: l’enfiteuta non paga il canone da 2

anni; o non ha apportato migliorie al fondo.

Inoltre, spettano all’enfiteuta, nei casi in cui il fondo torna al concedente, rimborsi per

le migliorie apportate. Le migliorie si distinguono in:

-miglioramenti: che danno maggiore produttività al fondo;

-addizioni: opere fatte sul fondo come pozzi, magazzini.

L’enfiteusi può estinguersi quindi per:

Affrancazione e devoluzione,

Scadenza del termine,

Prescrizione,

Perimento del fondo,

confusione.

Per garantire la riscossione del rimborso, è concesso all’enfiteuta il diritto di

ritenzione: ossia di rimanere nel possesso del fondo fin quando non è soddisfatto del

suo credito.

LA COMUNIONE:

La comunione nel diritto ricorre in tutte quelle ipotesi in cui uno stesso diritto

appartiene a 2 o più persone.

È una situazione che può verificarsi in un triplice ordine di ipotesi:

- Comunione volontaria

- Comunione incidentale (non dipende dalla volontà dei partecipanti)

- Comunione forzosa (alla quale non ci si può sottrarre)

Il diritto spettante per ogni comproprietario è rappresentato per quote ideali; esse

assegnano la misura della partecipazione di ciascuno alla comunione. In linea di

principio le quote di partecipazione si presumono uguali (3 partecipanti quota di 1/3).

Uso della cosa comune -> ciascun partecipante può servirsi della cosa comune

purché non ne alteri la destinazione economica e deve comportarsi in modo da non

impedirne l’uso da parte di ciascun altro partecipante.

Amministrazione della cosa comune -> spetta collettivamente ai partecipanti che

deliberano a maggioranza di quote (chi detiene una quota>50% può imporre la

propria volontà su quella altrui).

Tuttavia per le innovazioni e gli atti di straordinaria amministrazione occorre una

doppia maggioranza. Le deliberazioni amministrative possono essere impugnate dai

partecipanti dissenzienti davanti all’autorità giudiziaria e può annullarle.

Atti di disposizione della propria quota -> ciascun partecipante può, senza

chiedere alcun consenso, dar via, vendere ecc... la propria quota.

Atti di disposizione dell’intera cosa comune -> essi richiedono il consenso

unanime dei partecipanti.

Ciascuno dei partecipanti può domandare al giudice di pronunciare la divisione della

cosa comune, salvo che si tratti di cosa che, se divisa, cesserebbe di servire all’uso a

cui è destinata. Il patto fra i partecipanti di restare in comune non può eccedere i 10

anni.

Divisione: si attua se possibile in natura, trasformando le quote ideali in parti fisiche

della cosa. Se non è possibile si procede alla sua assegnazione in proprietà solitaria ad

uno dei partecipanti che verserà agli altri il valore in denaro della loro quota, o alla

sua vendita con conseguente ripartizione del guadagno fra i partecipanti.

Il condominio negli edifici


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti completi per l' esame di Diritto Privato. Argomenti trattati: contratti, obbligazioni, tutti i vari tipi di diritti (reali, soggettivi, reali di godimento) nello specifico, Associazioni, Comitati, Fondazioni, Beni, Negozi Giuridici, Vizi della Volontà, le varie capacità (Agire e Giuridica), Contratti di utilizzazione, I vari tipi di Pubblicità, Rappresentanza e Procura, Annullabilità e Nullità, Possesso, Detenzione, Pegno e Ipoteca.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Economia e Management
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Thebox882 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Fondrieschi Alba.

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