Diritto privato e diritto pubblico
Il diritto privato è il diritto che regola rapporti di tipo patrimoniale, alle volte personale, tra soggetti privati (che possono essere persone fisiche o giuridiche) che operano gerarchicamente allo stesso livello, stipulano contratti, arrecano danni l’uno all’altro, compiono atti sleali l’uno sull’altro, deliberano fusioni tra imprese. Generalmente nel diritto privato, proprio perché si tratta di regolare interessi tra privati, il principio cardine delle regole riguarda l’autonomia e la libertà delle parti nel definire i propri rapporti. L’autonomia e l’autorità delle parti è significativa. Il punto di partenza del diritto privato è l’autonomia delle parti, ma sussistono anche dei vincoli, limiti a questa libertà. Ad esempio, non si può stipulare un contratto illecito, non ci si può comportare nella fase della stipulazione del contratto in spregio alle regole di correttezza e di buona fede. Molte regole del diritto privato possono essere anche derogate dalle parti.
Il diritto pubblico è il diritto che vede in rilievo l’interesse dello stato, ordinamento giuridico, collettività. Nel caso del diritto pubblico centrale è l’affermazione dell’interesse collettivo, non si dà alcuna importanza all’autonomia tra le parti.
Fonti del diritto
Prima dell’articolo 1 del codice civile vi sono diversi articoli (in origine da 1 a 31 e oggi da 1 a 16 perché la seconda parte è stata abrogata) che si chiamano disposizioni sulla legge in generale o preleggi e dettano le discipline generali sulle fonti del diritto. L’articolo 1 di queste preleggi si occupa della definizione delle fonti di diritto. La disciplina delle fonti di diritto risale al 1942.
L’ossatura di questo elenco di fonti del diritto resiste ancora, ma oggi il sistema delle fonti di diritto è arricchito rispetto al modello del 1942. Questo per due ragioni: l’entrata in vigore nel 1948 della costituzione e l’adesione dell’Italia ai trattati europei (adesione alla CECA, EURATOM, CEE, UE). Questi fenomeni hanno portato ad un’articolazione maggiore del sistema delle fonti di diritto. Il sistema delle fonti riguarda:
- Costituzione e leggi di rango costituzionale
- Leggi statali e leggi regionali: le leggi regionali si presentano in quelle materie che sono di competenza della regione e non dello stato.
- Regolamenti: sono atti normativi scritti, generalmente del governo o dei ministeri, che sono attuativi di leggi e specificano contenuti tecnici o di dettaglio della legge. Il regolamento dovrà essere sempre conforme alla legge, perché meramente esecutivo e attuativo delle prescrizioni di legge.
- Usi: sono le fonti del diritto non scritte, una determinata regola non è scritta in una legge, in un atto normativo scritto, ma si ritiene che quella regola sia da tutti seguita perché ritenuta vincolante. Secondo l’art. 8 delle preleggi: “nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto siano da essi richiamati” questa locuzione traduce tre significati diversi. Nelle materie regolate dalla legge dei regolamenti, gli usi sono efficaci solo se la legge e i regolamenti li autorizzano, dunque gli usi che sono contro legge e regolamenti non sono fonte del diritto, sono inefficaci. Invece, sempre secondo la disposizione dell’articolo 8, efficaci sono gli usi secundum legem perché si dice che se la legge e il regolamento rimanda agli usi ecco che allora gli usi hanno uno spazio. L’uso praeter legem (fuori dalla legge) è quando un determinato problema non ha una disciplina di legge regolamentare allora l’uso ha ancora uno spazio (nel passato siccome c’erano poche leggi l’uso aveva grande spazio perché riempiva le lacune, oggi le lacune sono minori e l’uso ha meno spazio per introdursi).
Nel passato, prima dell’età dei codici, le regole di diritto erano spesso regole consuetudinarie. Il quadro delle fonti del diritto cambia per due fattori: la costituzione e l’adesione dell’Italia all’Unione Europea. La legislazione comunitaria è fonte del diritto, è costituita da atti normativi. Gli atti normativi e significativi dell’Unione Europea sono:
- Regolamenti: (questi regolamenti non c’entrano con i precedenti in quanto sono regolamenti comunitari e gli altri sono regolamenti governativi attuativi di leggi statali) sono delle leggi che provengono dall’Unione Europea e sono leggi che si applicano in via diretta in tutti i paesi dell’Unione Europea. L’Unione Europea adotta i regolamenti nelle materie in cui vi è un consenso netto da parte degli stati membri ad avere una regola omogena ed unitaria in ogni stato membro dell’Unione Europea stessa. Il regolamento si applica in via diretta e ha un’efficacia gerarchicamente superiore anche alla legge nazionale.
- Direttive: l’Unione Europea approva una direttiva in cui detta delle regole più o meno specifiche imponendo ai singoli stati membri di approvare proprie leggi nazionali conformi ai contenuti della direttiva.
- Decisioni
Quando entrano in vigore gli atti normativi? Questo è specificato dalle preleggi ed in particolar modo l’articolo 10 delle preleggi dice “le leggi e i regolamenti diventano obbligatori al quindicesimo giorno successivo a quello della loro pubblicazione nella gazzetta ufficiale”.
Gerarchia delle fonti
- Costituzione e leggi costituzionali
- Leggi statali e regionali, in quanto c’è una competenza per materia e nessuna prevale sull’altra
- Regolamenti
- Usi, che hanno rilevanza solo dove non c’è legge o regolamento oppure dove la legge o il regolamento richiamano gli usi
Rimane il problema della disciplina comunitaria, dove si posizionano i regolamenti e le direttive? Le direttive sono delle leggi statali, entrano nei paesi mediante una legge che recepisce la direttiva stessa, non c’è un problema di fonti in quanto rientrano nelle leggi statali. I regolamenti prevalgono sulla legge nazionale ma dev’essere uniforme ai principi generali dell’ordinamento giuridico che sono contemplati nella carta costituzionale, quindi li collochiamo nella costituzione e nelle leggi costituzionali.
Codice civile
Il codice è l’esigenza di una disciplina scritta, sistematica, proveniente da un’autorità e vincolante per tutti. I primi codici civili: il codice civile francese (1804 “Code civil”) e il codice civile austriaco (1811 “Abgb”), ai quali seguirono l’Italia nel 1865 con il codice civile e la Germania nel 1900 con il BGB. Inoltre, nel 1942 in Italia è stato promulgato un nuovo codice civile.
Abrogazione
L’articolo 15 delle preleggi dispone una regola di abrogazione espressa o tacita da parte della legge più recente su una determinata materia “le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori per dichiarazione espressa del legislatore o per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti...”. La regola successiva prevale sulla regola precedente, perché la regola precedente è abrogata dalla legge successiva in conflitto. L’abrogazione può essere espressa o tacita. Il criterio del conflitto tra leggi contrastanti è il criterio cronologico. Questa regola del criterio cronologico si applica nel caso di conflitti tra regole che trovano fonte in atti di pari livello. È diverso il caso di conflitto tra regole di diverso livello. Quando il conflitto è tra regole che trovano fonti in atti normativi di livello diverso, non è il criterio cronologico ad operare bensì il criterio gerarchico. Dunque, questa legge operante il criterio gerarchico sarà una legge in conflitto con la costituzione e quindi è una legge che potrà essere dichiarata non costituzionale dalla corte costituzionale.
Differenze tra norma e disposizione/analogia/interpretazione della legge
La norma giuridica è una regola generale ed astratta. Dal punto di vista del testo normativo è opportuno distinguere il concetto di disposizione dal concetto di norma. Il concetto di disposizione riguarda l’insieme delle parole che costituiscono il testo normativo. Dalla disposizione traggo la regola concretamente applicabile, che è la norma. Nel codice civile tutte le disposizioni sono contenute in articoli numerati, dopo il numero di ogni articolo si trova un riassuntino del contenuto della disposizione e questo riassuntino viene chiamato rubrica. Successivamente c’è l’articolo con un solo capoverso o più capoversi, ognuno di questi capoversi viene chiamato comma.
Nel passaggio dalla disposizione alla norma abbiamo l’attività interpretativa, l’interpretazione della legge. Le disposizioni normative per definizione lasciano uno spazio di discrezionalità interpretativa, si fondano su clausole o espressioni generali. La legge spesso si deve affidare ad espressioni più riassuntive che devono essere oggetto di rappresentazione, in partenza letterale, ma anche di interpretazione logico-sistematico. L’interpretazione logico-sistematico riguarda l’identificazione della “ratio legis”, la ragione della legge. Nell’ambito dell’attività di interpretazione sistematica un ruolo importante può avere l’analogia. L’analogia presuppone una lacuna, bisogna decidere una determinata controversia e c’è una lacuna in quanto non esiste una legge, una disposizione che disciplina quel problema.
I soggetti dell’interpretazione
- Interpretazione giudiziale: l’interprete è il giudice che interpretando e applicando la legge determina decisioni precettive e vincolanti.
- Interpretazione autentica: quando l’interpretatore specifica e decide come deve essere interpretata una parola in una legge. Ad esempio disciplina dei contratti a tutela dei consumatori con regole protettive per i consumatori, in questo caso il legislatore all’articolo 1 di queste leggi comincia a definire i concetti che utilizzerà.
- Interpretazione dottrinale: la dottrina giuridica riguarda gli studi sulle discipline normative da parte dei giuristi studiosi.
Le situazioni giuridiche, conflitti di interessi
Le regole di diritto e le regole di diritto privato tendono a risolvere i conflitti di interessi che possono sorgere tra le parti, ci dicono rispetto ad un conflitto di interessi qual è l’interesse che l’ordinamento giuridico reputa prevalente e qual è l’interesse che deve soccombere. La legge attribuisce un diritto soggettivo a realizzare quell’interesse ad una parte e contemporaneamente attribuisce all’altra un dovere o un obbligo ad assicurare la realizzazione di quel diritto prevalente.
Esempi di attribuzione di un diritto o un obbligo o un dovere
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Io sono titolare di una villa con un parco intorno e ho interesse a godere della villa e del parco senza intrusioni o senza turbative. Il vicino ha un’altra villa con un altro giardino, nel fondo del vicino c’è una bellissima pianta secolare che però negli anni è divenuta sempre più pesante e incombente sul mio fondo tanto che ha creato degli smottamenti nel terreno e da quella pianta cadono foglie e rami sul mio terreno. Vi sono due interessi privatistici in conflitto. Il mio interesse è quello di intervenire sull’albero e l’interesse del mio vicino è quello di difendere l’albero. Le regole di diritto privato si occupano del conflitto di interessi privati e se ne occupano attraverso regole specifiche che regolano i confini tra proprietà, alberi o installazioni che da una proprietà finiscono per incombere sulla proprietà del vicino; a seconda di come regolano il conflitto daranno ragione all’uno o all’altro. Nel caso di specie la legge dirà che il proprietario del fondo che vede incombere sul proprio fondo un albero del vicino con possibile pregiudizio per il fondo stesso, ma anche per le persone che vivono nel fondo, potrà intervenire per far tagliare l’albero o svolgere interventi necessari. Nel fare questo l’ordinamento giuridico attribuisce a me un diritto a chiedere ad un giudice che il mio vicino sia condannato a tagliare l’albero perché la legge mi attribuisce la vittoria in questo conflitto di interesse e lo fa attribuendo a me un diritto soggettivo e alla mia controparte un obbligo a non violare il mio diritto di proprietà.
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Io stipulo un contratto per ordinare e far costruire un macchinario, una pressa, che mi serve per la mia attività di piccola impresa. In questi casi succede che viene pagata una somma a titolo di acconto e si stabilisce che successivamente sia pagato il saldo al momento della consegna del bene. Arriva il bene, la pressa non è, a mio modo di vedere, correttamente funzionante così io blocco il pagamento del saldo. Qui vi è un conflitto di interessi perché io non voglio pagare il denaro perché la pressa non funziona e l’azienda pretende i soldi perché ha interesse ad incassare la somma. Chi decide il conflitto da che parte va? La legge stabilisce che certamente l’impresa tedesca ha il diritto a realizzare il proprio interesse, ma al contempo se si accerta che il macchinario non funziona davvero allora c’è un diritto di chi riceve il macchinario a sciogliere il contratto per inadempimento dei tedeschi. Poniamo il caso che il macchinario funziona, allora la legge riconoscerà il diritto all’azienda di ricevere il pagamento del saldo residuo. La legge per attribuire un diritto, un obbligo si basa su presupposti di fatto.
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Un articolo di giornale dice che il signor Rossi, sindaco di un piccolo comune lombardo, sia corrotto e coinvolto in episodi poco leciti. Il conflitto di interesse riguarda l’interesse del sindaco a difendere la propria reputazione e l’interesse del giornalista a far cronaca. La legge dice che se l’articolo di cronaca giornalistica è vero, è di interesse pubblico e non ha un tono offensivo, è chiaro che il conflitto di interesse si risolve a favore del giornalista, in quanto viene attribuita la facoltà del diritto di cronaca. Se invece si scopre che il tono è lesivo nei confronti del sindaco, il conflitto di interesse si risolve a favore del signor Rossi. In questo caso verrà attribuito il diritto di fare cessare la condotta lesiva ed essere risarcito subito del danno alla propria reputazione.
Diritto soggettivo
Il diritto soggettivo è il potere conferito da una norma ad un soggetto di soddisfare un proprio interesse, ritenuto prevalente. Il diritto può essere assoluto e relativo:
- Il diritto assoluto è il diritto che io posso far valere nei confronti di chiunque
- Il diritto relativo è il diritto che io posso far valere solo nei riguardi di un determinato soggetto con cui ho una relazione particolare
Il diritto nasce da una relazione particolare tra me e un determinato soggetto. Nell’ambito del diritto assoluto possiamo distinguere da un lato la proprietà e dall’altro la personalità. Gli altri si devono astenere da condotte che siano lesive della reputazione e della proprietà. Il diritto relativo è un diritto a conseguire da un determinato soggetto un bene. Generalmente il diritto relativo per eccellenza è il diritto di credito, è un diritto che ho solo verso un determinato soggetto che si è obbligato tramite un contratto a dare qualcosa in mio favore o a pagare una somma di denaro in mio favore. L’attribuzione dei diritti è sempre correlata alla soddisfazione di un interesse, generalmente l’interesse sotteso al diritto assoluto e l’interesse sotteso ai diritti relativi è diverso. Nel caso del diritto assoluto io ho interesse a conservare il mio diritto e fare in modo che il mio diritto non venga leso o violato, ho interesse che il mio diritto alla reputazione, il mio diritto alla salute, alla proprietà non venga violato. Nel caso di diritto di credito io ho un interesse ad acquisire qualcosa che ho diritto ad acquisire.
Le posizioni soggettive passive (dovere, obbligo, soggezione ed onere)
Il dovere è un dovere generico di non ledere e l’obbligo è un obbligo specifico di adempiere. Il dovere è il corrispondente del diritto assoluto e l’obbligo è il corrispondente del diritto relativo. L’onere è una posizione soggettiva intermedia, si parla di onere quando io sono tenuto a fare qualcosa per conseguire un vantaggio finale. Se voglio ottenere il risarcimento del danno in quanto vittima di concorrenza sleale, io ho l’onere di dare prova del danno che ho subito, devo fare qualcosa ma questo qualcosa è funzionale ad ottenere il risarcimento del danno. L’obbligazione come titolo obbligazionario rispetto al titolo azionario è una manifestazione del concetto più generale di obbligazione che lega creditori e debitori. Quando si dice di avere un’obbligazione, significa avere un debito.
Le vicende dei diritti trovano una descrizione al livello di nascita, di circolazione, trasferimento e a livello finale. Come si acquistano i diritti? L’acquisto si distingue tra:
- Acquisto a titolo originario, un soggetto per la prima volta diviene titolare di un certo diritto
- Acquisto a titolo derivativo, nasce da un atto traslativo (effetto di trasferimento, un atto di trasferimento).
Capacità giuridica
La capacità giuridica è la capacità di essere titolare di diritti, si acquista dalla nascita e viene meno con la morte. Ci sono dei casi in cui già il concepito può essere destinatario di diritto, i diritti del concepito sono sempre subordinati alla effettiva nascita del medesimo. Esempio: Una persona che finalizza il suo interesse...
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