Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro coesistenza e il giudice non può

rilevarla d'ufficio. La prescrizione non impedisce la compensazione, se non era compiuta quando si

è verificata la coesistenza dei due debiti (art. 1242 c.c.).

La compensazione può legale, giudiziale e volontaria:

E’ legale quando la compensazione si verifica tra due debiti che hanno per oggetto una somma

• di danaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed

esigibili.

Si ha quella giudiziale se il debito opposto in compensazione non è liquido, ma è di facile e

• pronta liquidazione, il giudice può dichiarare la compensazione per la parte del debito che

riconosce esistente, e può anche sospendere la condanna per il credito liquido fino

all'accertamento del credito opposto in compensazione (art. 1243 c.c.).

E’ volontaria se non ricorrono le condizioni previste per la compensazione legale e giudiziale,

• ma le parti possono stabilirla sia preventivamente che successivamente alla scadenza dei crediti.

(art. 1252 c.c.).

La compensazione si verifica qualunque sia il titolo dell'uno o dell'altro debito, eccettuati i casi (art.

1246 c.c.):

di credito per la restituzione di cose di cui il proprietario sia stato ingiustamente spogliato;

• di credito per la restituzione di cose depositate o date in comodato;

• di credito dichiarato impignorabile;

• di rinunzia alla compensazione fatta preventivamente dal debitore;

• di divieto stabilito dalla legge;

• di credito per alimenti al coniuge (art. 447 c.c.).

La confusione

E’ una forma di estinzione dell’obbligazione che si ha quando le qualità di creditore e di debitore si

riuniscono nella stessa persona e i terzi che hanno prestato garanzia per il debitore sono liberati (art.

1253 c.c.). Tuttavia, in caso di successione ereditaria, non sia ha confusione se l’erede accetta con il

beneficio di inventario (l’effetto del beneficio di inventario è quello di tenere distinto il patrimonio

del defunto da quello dell’erede - art. 490 c.c.).

La confusione non opera su i terzi che hanno acquistato diritti di usufrutto o di pegno sul credito

(art. 1254 c.c.).

Se nella medesima persona si riuniscono le qualità di fideiussore e di debitore principale, la

fideiussione resta in vita, purché il creditore vi abbia interesse (art. 1255 c.c.).

La novazione

E’ il contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio lo sostituiscono con una nuova

obbligazione con oggetto o titolo diverso. La volontà di estinguere l'obbligazione precedente deve

risultare in modo non equivoco (art. 1230 c.c.).

Il rilascio di un documento o il suo rinnovo, l'apposizione o l'eliminazione di un termine è ogni altra

modifica accessoria dell'obbligazione non producono novazione (art. 1231 c.c.).

I privilegi, il pegno e le ipoteche del credito originario si estinguono, se le parti non convengono

espressamente di mantenerli per il nuovo credito (art. 1232 c.c.).

Se la novazione si effettua tra il creditore e uno dei debitori in solido con effetto liberatorio per tutti,

i privilegi, il pegno e le ipoteche del credito anteriore possono essere riservati soltanto sui beni del

debitore che fa la novazione (art. 1233 c.c.).

Nella novazione, la sostituzione può riguardare il soggetto o l’oggetto (novazione oggettiva). Alla

novazione soggettiva si applicano le norme della delegazione o dell’espromissione o dell’accollo e

si ha “quando (art. 1235 c.c.).

un nuovo debitore è sostituito a quello originario che viene liberato”

La novazione è oggettiva quando è modificato l’oggetto (ad esempio al posto del denaro

corrispondo oro) o il titolo (al posto di un assegno faccio un cambiale).

39

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

La novazione è senza effetto, se non esisteva l'obbligazione originaria. Qualora l'obbligazione

originaria derivi da un titolo annullabile, la novazione è valida se il debitore ha assunto validamente

il nuovo debito conoscendo il vizio del titolo originario (art. 1234 c.c.).

La remissione

La remissione è un negozio unilaterale recettizio (una dichiarazione) , in forza del quale il creditore

rinuncia, parzialmente o totalmente, al suo credito. La dichiarazione del creditore di rimettere il

debito estingue l'obbligazione quando è comunicata al debitore, salvo che questi dichiari in un

congruo termine di non volerne profittare (art. 1236 c.c.).

La restituzione volontaria del titolo originale del credito, fatta dal creditore al debitore, costituisce

prova della liberazione anche rispetto ai condebitori in solido. Se il titolo del credito è in forma

pubblica, la consegna volontaria della copia spedita in forma esecutiva fa presumere la liberazione,

salva la prova contraria (art. 1237 c.c.).

La rinunzia alle garanzie dell'obbligazione non fa presumere la remissione del debito. (art. 1238

c.c.).

L’impossibilità sopravvenuta

Come l’impossibilità originaria della prestazione impedisce il sorgere del rapporto obbligatorio,

così quella sopravvenuta estingue l’obbligazione, qualora dipenda da causa non imputabile al

debitore. In sintesi l'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la

prestazione diventa impossibile (art. 1256 c.c.). Ad esempio dovevo consegnare un quadro di un

autore famoso, ma questo si distrugge in incendio dovuto a cause naturali, quindi sono liberato

dall’obbligazione. L’effetto estintivo si verifica se l’impossibilità è definitiva, cioè se dovevo

consegnare un cavallo e questo muore, non si verifica l’effetto estintivo perché posso darne un

altro.

Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo

nell'adempimento. Tuttavia l'obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in

relazione al titolo dell'obbligazione o alla natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto

obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla.

Si considera impossibilità sopravvenuta anche quando è per smarrimento di cosa determinata,

senza che possa esserne provato il perimento (art. 1257 c.c.).

Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si libera dall'obbligazione

eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile. La stessa cosa accade se è dovuta una

cosa determinata e questa ha subìto un deterioramento o quando non vi sono residui dal perimento

totale della cosa (art. 1258 c.c.).

Se la prestazione che ha per oggetto una cosa determinata è divenuta impossibile per causa

imputabile ad un terso, in tutto o in parte, il creditore subentra nei diritti spettanti al debitore ai fini

del risarcimento del danno del terzo in dipendenza del fatto che il terzo ha causato l'impossibilità

della prestazione (art. 1259 c.c.). INADEMPIMENTO E MORA

L’illecito civile

La norma fondamentale in tema di c.d. responsabilità aquiliana, derivante della legge Aquilia del

diritto romano, è l’art. 2043 c.c.: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno

E’ detta anche responsabilità

ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

extracontrattuale, perchè deriva dalla violazione di un dovere generico di non ledere la sfera

giuridica altrui ed contrapposta alla responsabilità contrattuale che nasce dalla violazione di un

dovere specifico derivante dal contratto.

Differenze tra responsabilità extracontrattuale e contrattuale

Responsabilità extracontrattuale Responsabilità contrattuale

nasce dalla violazione di un dovere generico di nasce dalla violazione di un dovere specifico

non ledere la sfera giuridica altrui derivante dal contratto

40

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

è necessaria la capacità di agire del soggetto è necessaria la capacità di intendere e di volere

al momento del perfezionamento del contratto

l’onere della prova è a carico della parte lesa l’onere della prova è a carico del creditore e il

che deve dimostrare la causa del danno, l’entità debitore deve dimostrare che la causa

del danno e l’imputabilità al committente. dell’inadempimento non è imputabile a lui.

Sono risarcibili tutti i danni, anche quelli che Se l’inadempimento o il ritardo non dipende da

non poteva prevedere il danneggiante dolo del debitore, il risarcimento è limitato al

danno che poteva prevedersi quando è sorta

l’obbligazione

Il termine della prescrizione è quello breve (5 Il termine della prescrizione è quello ordinario

anni) che si riduce ulteriormente in casi specifici (10 anni)

Elementi oggettivi della responsabilità extracontrattuale sono il fatto, il nesso causale e il danno

ingiusto; invece gli elementi soggettivi il dolo e la colpa. E’ doloso il danno causato con coscienza e

volontà, mentre è colposo il danno causato da negligenza, imperizia o imprudenza.

Non risponde delle conseguenze dal fatto dannoso chi non aveva la capacità d'intendere o di volere

quando lo ha commesso, a meno che lo stato d'incapacità derivi da sua colpa (art. 2046 c.c.).

Il fatto può essere anche omissivo, quando il soggetto aveva l’obbligo di agire.

Il nesso causale è l’elemento che lega il danno al fatto cioè devono vere un rapporto di causa

effetto. Secondo l’art. 1223 c.c. il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve

comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano

conseguenza immediata e diretta. Secondo un interpretazione letterale questo articolo è troppo

restrittivo, pertanto viene interpretato secondo la teoria del nesso causale, c.d. causalità adeguata,

per cui sono risarcibili non solo i danni conseguenza immediata e diretta del mancato guadagno, ma

tutti i danni che derivano dal fatto secondo un criterio di socialità.

Tradizionalmente, la responsabilità aquiliana per danno ingiusto intende una violazione del diritto

soggettivo, ma secondo la giurisprudenza recente e ancora in evoluzione, per danno ingiusto si

intende il danno derivante dalla violazione del:

diritto soggettivo assoluto (es. diritto reale o diritti personalissimi),

• del diritto soggettivo relativo cioè il danno conseguente alla lesione del diritto di credito ad

• opera di un terzo (ad esempio il caso Superga e il caso Meroni),

dell’interesse legittimo, cioè nei rapporti con la P.A.

L’inadempimento

Il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta, in caso contrario il debitore

diventa inadempiente e l’inadempimento fa nascere la responsabilità (cioè la conseguenza)

contrattuale.

L’inadempimento:

Fa nascere la responsabilità del debitore quando avviene per una scelta del debitore (non vuole

• pagare), per incapacità (finanziaria o tecnica), errore di calcolo o di condotta nell’adempimento,

negligenza, ecc.

Non fa nascere responsabilità a carico del debitore qualora sia in grado di provare che

• l’inadempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione per causa a lui non

imputabile (art. 1218 c.c.). Ad esempio la mancata consegna di merce per uno sciopero degli

autotrasportatori. Quindi una difficoltà non soggettiva, ma oggettiva.

Per l’art. 1218 del codice civile - Responsabilità del debitore - Il debitore che non esegue

esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che

l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da

causa a lui non imputabile.

L’inadempimento può essere: 41

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Definitivo (o assoluto), quando la prestazione non potrà più verificarsi perché divenuta

• impossibile (ad esempio è morto il debitore di una prestazione infungibile) oppure sono scaduti

i termini essenziali (un servizio fotografico ad un matrimonio già celebrato). In caso di

inadempimento assoluto si sostituisce la prestazione con il risarcimento del danno.

Relativo, quando l’adempimento avviene con ritardo. In questo caso nasce comunque il

• risarcimento del danno per il ritardo.

Inesatto, quando la prestazione differisce da quella dovuta dal punto di vista qualitativo (ad

• esempio una costruzione diversa dal progetto), quantitativo (ad esempio una fornitura di merce

inferiore all’ordine) o del luogo dell’esecuzione (ad esempio la merce viene recapitata alla sede

legale della società e non a quella commerciale che è in un’altra città come pattuita).

Se l’inadempimento è causato anche da un fatto colposo del creditore che ha concorso a cagionare

il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che

ne sono derivate. Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare

usando l'ordinaria diligenza (art. 1227 c.c.).

Salva diversa volontà delle parti, il debitore che nell'adempimento dell'obbligazione si vale

dell'opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro (art. 1228 c.c.).

E' nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo

o per colpa grave (art. 1229 c.c.).

La mora

La mora (ritardo) del debitore di quando il creditore intende rivalersi del ritardo del debitore.

Si ha la mora debitore (c.d. mora debendi, cioè del debitore, o solvendi, cioè della sua solvibilità)

quando il debitore ritarda senza giustificato motivo l'adempimento della sua obbligazione. Perché si

configuri la mora del debitore, non basta, di regola, il mancato adempimento alla scadenza

prestabilita; occorre un fatto formale, che è la costituzione in mora, ossia la richiesta o intimazione

scritta di adempiere rivolta dal creditore al debitore (art. 1219, comma primo, c.c.). Vi sono tuttavia

dei casi in cui la mora del debitore si verifica anche senza la richiesta o l'intimazione scritta.

La mora del debitore si ha quando concorrono tre presupposti:

Il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione;

• L’imputabilità del ritardo al debitore. E’ giustificato il ritardo della prestazione solo nel caso di

• difficoltà oggettiva, e non soggettiva, del creditore che non poteva essere prevista neanche

usando la miglior diligenza (ad esempio la malattia o la morte del lavoratore ecc) (art. 1218

c.c.).

la costituzione in mora (o intimazione o richiesta) per iscritto, di adempiere seppure

• tardivamente (c.d. mora ex persona).

Ci sono due modi in cui il debitore viene a cadere in mora ex persona e mora ex re:

mora ex persona si quando il creditore fa al debitore intimazione, cioè richiesta per iscritto, di

• ottenere immediatamente o a tempo debito l'adempimento dell'obbligazione.

mora ex re si ha quando non è necessario l'atto di costituzione in mora, cioè l'intimazione o

• richiesta scritta di adempiere; questo vuol dire che la mora si verifica di per se stessa ed il

creditore cade in mora per il solo fatto del ritardo.

Ai sensi dell’art. 1219 la costituzione in mora non è necessaria (c.d. mora ex re) quando:

quando il debito deriva da fatto illecito (2043 e seguenti);

• quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l'obbligazione;

• quando è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore. Se

• il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante

intimazione o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall'intimazione o dalla richiesta.

Inoltre non la costituzione in mora non è necessaria quando:

l’obbligazione nasce, a favore del subfornitore nei confronti del committente (nel caso di un

• contratto di subfornitura) ai sensi della legge 18 giugno 1998 n. 192;

42

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

l’obbligazione pecuniaria nasce a titolo di corrispettivo di una transazione commerciale (D.Lgs.

• 9 ottobre 2002 n. 231).

La costituzione in mora vale anche ad interrompere la prescrizione (art. 2943 c.c.).

La mora debendi è inerente solo le obbligazioni positive (di dare, di fare), ma nell’inadempimento

di obbligazioni negative (obbligazioni di non fare) le disposizioni sulla mora non si applicano

perché ogni fatto compiuto in violazione di queste costituisce di per sé inadempimento (art. 1222

c.c.).

Gli effetti della mora debendi sono:

l’obbligo del pagamento degli interessi moratori sulle somme dovute. Nelle obbligazioni che

• hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali,

anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto

alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli

interessi moratori sono dovuti nella stessa misura. Al creditore che dimostra di aver subito un

danno maggiore spetta l'ulteriore risarcimento Questo non è dovuto se è stata convenuta la

misura degli interessi moratori (art. 1224 c.c.).

Il passaggio del rischio. Il debitore che è in mora non è liberato per la sopravvenuta

• impossibilità della prestazione derivante anche per causa a lui non imputabile, se non prova che

l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (art. 1221 c.c.). Al

contrario se il debitore non è in mora, il rischio per caso fortuito è a carico del creditore.

Oltre alla mora del debitore si può avere la mora credendi (o accipiendi), cioè la mora del creditore.

Si ha quando il creditore, senza legittimo motivo, rifiuta di ricevere la prestazione offertagli dal

debitore, oppure non compie quanto è necessario per poter mettere il debitore in condizioni di

eseguire la sua prestazione (ad esempio, non mette a disposizione i locali in cui la merce deve

(art.

essere collocata) 1206 c.c.). Che possa verificarsi una mora del creditore può sembrare strano e

forse perfino paradossale (chi deve avere non vuole ricevere!); in realtà, però, i motivi che la

determinano possono essere tanti: noncuranza o pigrizia del creditore nel compiere gli atti

preparatori per il ricevimento della prestazione (i locali dell'esempio fatto prima); il desiderio del

creditore di continuare a percepire gli interessi o di lasciare la cosa al debitore a suo rischio e

pericolo; divergenze circa il tempo e altre modalità di pagamento, ecc. Perché si realizzi la mora del

creditore occorre il concorso di varie condizioni espressamente stabilite dal codice civile. La

materia è regolata dagli artt. 1206-1217 c.c.

Quando il creditore è in mora, è a suo carico l'impossibilità della prestazione sopravvenuta per

causa non imputabile al debitore. Non sono più dovuti gli interessi né i frutti della cosa che non

siano stati percepiti dal debitore. Il creditore è pure tenuto a risarcire i danni derivati dalla sua mora

e a sostenere le spese per la custodia e la conservazione della cosa dovuta. Gli effetti della mora si

verificano dal giorno dell'offerta, se questa è successivamente dichiarata valida con sentenza

passata in giudicato o se è accettata dal creditore (art. 1207 c.c.).

La responsabilità per danni

Il semplice ritardo, anche se non da luogo alla mora del debitore, può produrre conseguenze

giuridiche quali il risarcimento del danno, la risoluzione per inadempimento, il pagamento della

penale e sollevare l’eccezione di inadempimento.

In ogni caso il risarcimento del danno, si per inadempimento assoluto che relativo, deve

comprendere la perdita subita dal creditore (c.d. danno emergente) e il mancato guadagno (lucro

cessante). Ad esempio il debitore che ha fornito una partita di merce avariata, deve risarcire sia la

somma spesa per comprare altrove quella stessa merce e tutte le spese collegate all’acquisto (danno

emergente), che il mancato guadagno subito a causa del ritardo della merce (lucro cessante).

Inoltre se l’inadempimento o il ritardo dipendono da colpa del debitore e non da dolo, il

risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi al momento in cui è sorta l’obbligazione (art.

1225 c.c.), sono così esclusi eventuali danni emersi successivamente.

43

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Inoltre se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito

secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze derivate. Il risarcimento non è dovuto per

i danni che il creditore poteva evitare usando l'ordinaria diligenza (art. 1227 c.c.). Ad esempio un

imprenditore non può chiudere lo stabilimento, e addossarne al fornitore ritardatario la

responsabilità, solo perché tardano ad arrivare le materie prime, se può reperirle da altri.

In ogni caso il debitore dovrà dimostrare in dettaglio il danno ricevuto dall’inadempimento o dal

ritardo (spese legali, spese per contatti con altre ditte, eccetera), ma per evitare tutto questo le parti

possono stabilire una con la quale stabiliscono forfetariamente quanto si dovrà

clausola penale

pagare per l’inadempimento o il ritardo, esonerando il creditore dall’onere della prova.

Se ne ricava che il danno può essere se vi è la clausola penale e interessi di mora, o

convenzionale,

se si ricorre al giudice per l’accertamento del danno patrimoniale.

giudiziale

Se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con

valutazione equitativa (art. 1226 c.c.). Ad esempio nel caso del un chirurgo che sbaglia l’intervento.

Nelle obbligazioni pecuniarie (cioè hanno per oggetto una somma di danaro), sono dovuti dal

giorno della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il

creditore non prova di aver sofferto alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in

misura superiore a quella legale, gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura. Al creditore

che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l'ulteriore risarcimento Questo non è dovuto

se è stata convenuta la misura degli (art. 1224 c.c.).

interessi moratori

Discussa è la possibilità di inserire la rivalutazione monetaria nel danno da inadempimento o ritardo

dell’obbligazione. Attualmente è ammessa solo per i crediti del lavoratore dipendente (art. 429

c.p.c.) e, a seguito di divorzio, al coniuge dalla legge 74/87.

Diritti reali di garanzia

Le cause legittime di prelazione, oltre ai diritti reali di garanzia, sono il privilegio, il pegno e

l’ipoteca.

Il privilegio

Il privilegio (o prelazione o preferenza) è accordato dalla legge in considerazione della causa del

credito. La costituzione del privilegio può tuttavia dalla legge essere subordinata alla convenzione

delle parti; può anche essere subordinata a particolari forme di pubblicità (art. 2745 c.c.).

Alcuni creditori sono considerati dalla legge privilegiati (c.d. creditori privilegiati) nella

distribuzione del ricavato della vendita forzata dei beni del debitore, rispetto agli altri creditori (c.d.

creditori chirografari) che non hanno cause di prelazione.

Il privilegio è generale o speciale.

Il privilegio generale si esercita su tutti i beni mobili del debitore. E’ una qualità del credito, non

• attribuisce diritto di sequela e non è un diritto soggettivo.

Il privilegio speciale su determinati beni mobili o immobili. E’ un diritto reale di garanzia. Il

• privilegio speciale sui mobili può esercitarsi in pre giudizio dei diritti acquistati dai terzi

posteriormente al sorgere del privilegio (art. 2747 c.c.),

Il pegno e l’ipoteca

Il pegno e l’ipoteca sono diritti reali su beni altrui ediritti di garanzia. Entrambi hanno il carattere

dell’assolutezza, non hanno mai carattere generale, ma concernono sempre beni determinati e

attribuiscono al creditore il diritto di sequela. o è il diritto del

Il diritto di sequela di seguito:

creditore ipotecario di il bene nell'eventualità che questo passi in proprietà altrui; in questo

seguire

caso, il titolare dell'ipoteca ha il diritto di espropriare il bene in confronto del terzo acquirente.

La differenza tra pegno e ipoteca:

Pegno Ipoteca

Ha per oggetto beni mobili (non registrati), Ha per oggetto beni immobili, taluni diritti reali

universalità di beni mobilie crediti immobiliari (usufrutto, superficie ed enfiteusi),

beni mobili registrati e rendite dello Stato.

Il possesso del bene passa al creditore Il possesso del bene resta al debitore

44

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

ALCUNE SPECIE DI OBBLIGAZIONE

L’obbligazione più diffusa è quella pecuniaria, poi vi è l’obbligazione degli interessi.

è quella in cui il debitore è tenuto a dare al creditore una somma di

L’obbligazione pecuniaria

denaro.

I debiti pecuniari vanno estinti in moneta avente corso legale dello stato al tempo del pagamento e

per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era in una moneta che non ha più corso legale, il

pagamento deve farsi in moneta legale ragguagliata al valore della prima (art. 1227 c.c.).

Se la somma dovuta è determinata in una moneta estera, il debitore ha facoltà di pagare in moneta

nazionale al cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento (art. 1228 c.c.).

Gli interessi sono una particolare forma di obbligazione pecuniaria, avente carattere accessorio

rispetto ad un obbligazione principale.

La fonte degli interessi può essere:

Legali, se dovuti in forza ad una previsione di legge;

• Convenzionali, se dovuti in forza di un accordo fra debitore e creditore;

In base alla funzione gli interessi si distinguono in:

Corrispettivi quando sono dovuti al creditore su capitali concessi a mutuo e quelli liquidi in

• denaro. Rappresentano un corrispettivo appunto per il godimento che il debitore fa del denaro

del creditore (sono considerati frutti civili).

Compensativi, sono quelli dovuti al creditore di obbligazioni, c.d. di valore. Ad esempio il

• risarcimento del danno per il mancato pagamento, infatti rappresenta il compenso sofferto del

creditore per il mancato adempimento della prestazione.

Moratori, sono dovuti dal debitore in mora al creditore in obbligazioni aventi per oggetto

• somme di denaro. Rappresentano un risarcimento per il ritardo con cui il creditore riceve il

pagamento. Pertanto se il creditore dimostra di aver ricevuto un danno maggiore gli spetta

anche il risarcimento per l’ulteriore danno.

L’ammontare dell’obbligazione degli interessi si determina in percentuale tra il capitale ed il tempo

trascorso dall’inadempimento.

Il tasso degli interessi, come abbiamo visto nella fonte degli interessi, può essere legale o

convenzionale. Quando è legale è fissato dall’art. 1284 ed è il 3% in ragione di anno, ma può essere

modificato con decreto del Ministro dell’Economia e Finanza. Allo stesso saggio si computano gli

interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura. Gli interessi superiori alla

misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale.

L’anatocismo sono i cosiddetti previsti e disciplinati dall'art. 1283 del

«interessi degli interessi»,

c.c., il quale apporta una deroga al principio generale secondo cui l'obbligazione di pagare gli

interessi non produce a sua volta interessi. In base al disposto dell'art. 1283, dianzi citato, gli

interessi già maturati producono interessi solo in due casi: quando il pagamento degli interessi sugli

interessi scaduti viene domandato giudizialmente, oppure per effetto di un accordo posteriore alla

scadenza degli interessi. In ogni caso occorre che si tratti di interessi dovuti per almeno sei mesi e,

inoltre, che non vi siano usi contrari alla produzione di interessi su interessi. Il fenomeno di cui ci

stiamo occupando assume il nome di pagamento dell'interesse composto, ma viene anche chiamato,

con termine tecnico, anatocismo (dal greco e che significa prestito ad interessi).

«anà» «tokizo»,

INVALIDITA’ (NULLITA’ – ANNULLABILITÀ) – INEFFICACIA - INESISTENZA

Invalidità

L’ordinamento giuridico, pur riconoscendo ampia autonomia alla parti contrattuali, stabilisce dei

limiti che, se superati, il negozio è invalido. L’invalidità può assumere due aspetti: la nullità e

l’annullabilità.

L’inefficacia

Si dice inefficace il negozio che non produce effetti pur essendo valido. Questo può avvenire

quando non si è verificata la (condizione cioè il presupposto legale di

condicio iuris di diritto)

45

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

efficacia del negozio stesso; non viene apposta dalle parti, ma è la legge che la esige (es.: il

testamento e la dote non possono avere efficacia se non con la morte del testatore e con la

celebrazione del matrimonio).

Invece la (condizione è uno degli elementi accidentali del negozio giuridico.

condicio facti di fatto)

Consiste in un avvenimento futuro ed incerto, al verificarsi del quale le parti subordinano la

produzione o l'eliminazione degli effetti di un negozio giuridico.

L’inefficacia può essere originaria o successiva: la prima rispetto alla parti è sempre transitoria

(altrimenti non si distinguerebbe dalla nullità); l’inefficacia successiva può dipendere

dall’impugnativa di una delle parti o di terzi (risoluzione, revoca degli atti in frode del creditore,

riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive della quota legittima o di

riserva).

L’inesistenza.

Vicino alla nullità, la dottrina aggiunge un altra categoria: l’inesistenza. Il codice non la contempla,

ma per la dottrina l’inesistenza è un vizio più grave della nullità. Che si ha quando in un negozio

manca quel minimo di elementi necessari per la stessa qualificazione del negozio o per la sua

identificazione. Esempio è il testamento orale o figurativo. Per il nostro ordinamento è prescritta la

forma solenne e tipica, il testamento orale non è solo nullo, ma inesistente perché non consente di

individuare il negozio testamentario per mancanza dei requisiti essenziali. Un altro caso si ha nel

diritto del lavoro per chi non è a conoscenza che qualcuno arbitrariamente lavora per lui o lo fa

addirittura contro la volontà di chi riceve la prestazione (ad esempio chi lava il parabrezza di un

auto senza alcuna volontà del proprietario, ma poi chiede di essere pagato). Altro esempio è il

matrimonio tra persone dello stesso sesso, inesistente perché non è riconoscibile come matrimonio.

In questo caso, considerarlo inesistente anziché nullo non produrrebbe neanche gli effetti a

vantaggio del coniuge in buona fede, come avviene nel matrimonio putativo.

RECESSO - RESCISSIONE - RISOLUZIONE

Il recesso

Ai sensi dell’art. 1372 il contratto - “ha forza di legge tra le parti” e “non può essere sciolto che per

cioè attraverso il

mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge”, recesso legale o convenzionale

che è un potere eccezionale in deroga alla regola generale. Il recesso:

E’ legale quando è in virtù di una legge, come avviene, ad esempio, nei contratti di durata quali

• il muto, il mandato o per le vendite di beni e servizi fuori dai locali commerciali (a domicilio, in

ufficio, per strada, eccetera), con esclusione di polizze assicurative e contratti di natura

immobiliare, il termine per l’esercizio del diritto di recesso è di 7 giorni non lavorativi (Decreto

Legislativo n. 50/1992). Il recesso legale non è libero, ma ha dei termini o deve essere motivato

da giusta causa.

E’ convenzionale quando è stabilito dalle parti in virtù di una clausola inserita nel contratto, a

• favore di una o di entrambi i contraenti. “Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere

dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio

di esecuzione. Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, tale facoltà può essere

esercitata anche successivamente, ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o

in corso di esecuzione. Qualora sia stata stipulata la prestazione di un corrispettivo per il

(art. 1373 c.c. – Recesso

recesso, questo ha effetto quando la prestazione è eseguita”

unilaterale).

Il rescissione

La rescissione del contratto (rescindere significa sciogliere) è il diritto potestativo attribuito ad un

soggetto di liberasi unilateralmente dal contratto a prestazione corrispettive, finché non ha avuto un

principio di esecuzione, mediante una dichiarazione unilaterale recettizia alla controparte. Nel

momento in cui la dichiarazione raggiunge l’altra parte cessano gli effetti del contratto.

46

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

La rescissione del contratto, che è disciplinata dagli articoli 1447 e seguenti, può chiedersi per

anomalie verificatesi al momento della conclusione, cioè è stato concluso in stato di pericolo

oppure per lesione.

La risoluzione

La si ha invece per motivi sopravvenute alla conclusione del contratto a

risoluzione del contratto

prestazione corrispettive, quindi a differenza della rescissione che può essere esercitata se il

contratto non ha avuto esecuzione, in questo caso è iniziata la prestazione. Le ipotesi di risoluzione

sono giudiziale o di diritto.

OBBLIGAZIONI NASCENTI DA ATTI UNILATERALI, DALLA LEGGE E FATTI

ILLECITI

Le promesse unilaterali

Sono promesse unilaterali la promessa al pubblico, promessa di pagamento e ricognizione di debito,

promesse unilaterali dei titoli di credito, ecc.

è un atto unilaterale obbligatorio recettizio con il quale un soggetto, il

La promessa di pagamento

promittente, si obbliga al pagamento di una somma di denaro. Anche è un

la ricognizione di debito

atto unilaterale recettizio con il quale il soggetto che esprime la volontà, non promette il pagamento,

ma riconosce l’esistenza di un debito suo verso un altro; quindi non fa sorgere un obbligazione

come la promessa di pagamento, ma riconosce l’esistenza di un debito, cioè ha solo una natura

ricognitiva. La promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del

quale e fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale. L'esistenza di questo si presume fino a

prova contraria. (art. 1988 c.c.).

(art. 1989 c.c.) che è un negozio giuridico unilaterale completo, fonte di

La promessa al pubblico

obbligazione (art. 1173 c.c.) appena è resa pubblica la promessa (cioè ad un

ad incertam personam

destinatario indeterminato) che si perfeziona senza l’accettazione della controparte. Un esempio di

promessa al pubblico è la ricompensa per chi ha smarrito il cane o un oggetto.

Se alla promessa non è apposto un termine, il vincolo cessa entro un anno dalla promessa. Inoltre

può essere revocata prima della scadenza del termine solo per giusta causa, purché la revoca sia resa

pubblica nella stessa forma della promessa o in forma equivalente. In nessun caso la revoca può

avere effetto se la situazione prevista nella promessa si è già verificata o se l'azione è già stata

compiuta (art. 1990 c.c.). A differenza dell’offerta al pubblico che non è vincolante fino a quando

non si perfeziona con l’accettazione, la promessa ha il carattere della obbligatorietà.

I titoli di credito

Ai sensi dell’art. 1992 il possessore di un titolo di credito ha diritto alla prestazione in esso indicata

verso presentazione del titolo, purché sia legittimato nelle forme prescritte dalla legge. Il debitore,

che senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del possessore, è liberato anche

se questi non e il titolare del diritto.

Da questo articolo, e dai seguenti, si ricava la categoria dei titoli di credito costituite da una

promessa unilaterale di pagamento o un ordine di pagamento di una somma di danaro.

Nella categoria dei titoli di credito confluiscono, oltre alle figure antiche (cambiali e assegni), titoli

di Stato (o del debito pubblico, ovvero promesse unilaterali di restituzione importi ricevuti a

prestito), le azioni e le obbligazioni delle società per azioni, ecc.

L’importanza dei titoli di credito sta nel distacco del rapporto cartolare (quello del titolo) con il

rapporto fondamentale (cioè il contratto che sta a monte) che ha la conseguenza di rendere

autonomo il titolo rispetto alla sua fonte (contratto, fatto illecito, ecc).

Questa autonomia dei titoli di credito, rispetto alla fonte, ne consentono una grande possibilità di

circolazione e quindi l’acquirente in buona fede di un titolo di credito acquistato legalmente non è

soggetto a rivendicazione da parte di chi ha diritto a reclamare il titolo (art. 1994 c.c.), in forza del

principio: possesso vale titolo.

Si desume che caratteristiche dei titoli di credito sono:

47

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Letteralità, cioè il titolo deve essere scritto dove deve risultare quantità, qualità e modalità del

• titolo. La quantità è l’importo, il numero di azioni ecc; la qualità è la valuta, l’azione del titolo;

le modalità la scadenza del titolo, il luogo dove deve essere pagato, ecc. Per questo è detto titolo

di credito cartolare.

L’autonomia, cioè è il possesso vale titolo. In questo modo sono tutelati i terzi a cui il titolo

• viene trasferito.

I titoli di credito possono essere:

Al portatore. Quando per essere legittimato all’esercizio del diritto chi lo possiede, il

• trasferimento del titolo al portatore si opera con la consegna del titolo (art. 2003 c.c.). Ad

esempio BOT, obbligazioni di SpA, ecc.

All’ordine. Sono titoli che si trasferiscono mediante la consegna del titolo e la girata. Ad

• esempio la cambiale.

Nominativi. Quando è intestato ad una persona, ma il nominativo è indicato anche nel registro

• di chi lo ha emesso.

Di massa. Quando sono emessi in serie.

• Pecuniari. Cioè in denaro (cambiali assegni, titoli di Stato, ecc.).

• Rappresentativi. Sono titoli rappresentativi di merci che attribuiscono al possessore il diritto alla

• consegna delle merci che sono in essi specificate, il possesso delle medesime e il potere di

disporne mediante trasferimento del titolo (art. 1996 c.c.).

Obbligazioni nascenti dalla legge

Le obbligazioni nascenti dalla legge sono la gestione degli affari, la ripetizione dell’indebito e

l’arricchimento senza causa.

La gestione degli affari si ha nell’ipotesi di chi, senza esservi obbligato, assume scientemente la

• gestione di un affare altrui il quale è tenuto a continuarla e a condurla a termine finché

l'interessato non sia in grado di provvedervi da se stesso. L'obbligo di continuare la gestione

sussiste anche se l'interessato muore prima che l'affare sia terminato, finche l'erede possa

provvedere direttamente (art. 2028 c.c.).

La ripetizione di indebito. Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere (alla

• restituzione) ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del

pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno

della domanda. La ripetizione di indebito può essere oggettivo (quando viene effettuato il

pagamento senza che esista il debito) o soggettivo (quando viene effettuato il pagamento da un

terzo per errore).

Ingiustificato arricchimento. Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un'altra

• persona è tenuto, nei limiti dell'arricchimento, a indennizzare quest'ultima della correlativa

diminuzione patrimoniale. Qualora l'arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata,

colui che l'ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda (art.

2041 c.c.). Quindi questa generalmente è in natura, mentre nel caso della ripetizione di indebito

è in denaro).

Obbligazioni nascenti da atto illecito

Vedi pag. 78 diritto privato 1 SUCCESSIONI

Principi generali

La successione per causa morte si ha per morte della persona o per morte presunta, ma non per

l’assenza. Si parla di vocazione ereditaria, cioè colui che è chiamato all’eredità o a cui è offerta

l’eredità.

La successione mortis causa deve rispondere all’esigenza che il patrimonio non resti privo di

titolare e regolamentare l’improvvisa mancanza di poteri sui beni del de cuius (cioè la persona che

48

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

trasmette l'eredità - l'ereditando), ma deve anche evitare lotte e tensioni sociali per la divisione del

patrimonio causate dagli interessi anche affettivi degli eredi.

Il nostro ordinamento prevede un sistema successorio così disciplinato nei punti essenziali:

La legge 18 ottobre 2001 n. 383 ha soppresso l’imposta sulle successioni e donazioni.

• L’intera eredità si devolve allo Stato soltanto quando nessun altro soggetto risulta chiamato, per

• legge o per testamento, alla successione oppure quando il diritto dei chiamati è estinto per

rinuncia o prescrizione (art. 586 c.c.).

La sorte del patrimonio ereditario è lasciata al testatore, nei limiti della quota legittima (o quota

• indisponibile) riservata dalla legge (art. 536 e segg.) ai legittimari (il coniuge, i figli legittimi, i

figli naturali, gli ascendenti legittimi).

L’interesse dei creditori è protetto sia attraverso la separazione dei beni del defunto da quelli

• dell’erede.

La successione può avvenire in due modi: per legge (successione legittima o necessaria) o per

testamento (successione testamentaria). Si ha la successione legittima solo quando manca qualsiasi

testamento o quando questo dispone soltanto per una parte dei beni, in quest’ultimo caso si

provvede con la successione legittima per la parte residuale dei beni.

La successione (mortis causa e inter vivos), ai senti dell’art. 1146 - successione nel possesso

(successione universale) e accessione del possesso (successione particolare) – se è universale il

possesso continua nell'erede con effetto dall'apertura della successione. Invece se il successore è a

titolo particolare può unire al proprio possesso quello del suo autore per goderne gli effetti.

Quindi la successione universale è una successione concerne l’indistinta e generica situazione

patrimoniale, ponendo il beneficiario nella condizione di poter subentrare (succedere) in tutti i

rapporti trasmissibili, compresi i rapporti sconosciuti alle parti o sorti successivamente alla

trasmissione, ad eccezione di quelli di cui dispone diversamente la legge o del titolare dei beni

trasmessi. Invece nel caso di successione a titolo particolare il successore è legato a quello

dell’autore della successione per goderne gli effetti, ma solo relativamente ai beni succeduti.

Dall’art. 1146 del libro terzo sulla proprietà del codice civile (e non delle successioni) ne deriva che

la successione mortis causa (disciplinate nel libro secondo del codice civile) può avvenire:

A titolo universale. In questo caso vi è ed o se vi è pluralità di successori.

eredità erede coerede

• Il possesso continua nell'erede con effetto dall'apertura della successione (art. 1146 c.c.). In

questo caso la vocazione (o la chiamata) alla successione concerne l’indistinta e generica

situazione patrimoniale del de cuius. L’erede è tenuto al pagamento dei debiti e dei pesi

(svantaggi) ereditari ipso iure, cioè direttamente senza la necessità di alcuna accettazione da

parte dell’erede. L’erede subentra in ogni rapporto come se avesse partecipato dall’inizio, ab

e perfino in quelli in via di formazione al momento della morte del de cuius. In sintesi

initio,

l’erede subentra al de cuius sia dal lato attivo che passivo. Nel caso di chiamata a più persone a

titolo universale, questi si chiamano coeredi i quali succedono a tutti i rapporti del de cuius.

A titolo particolare. In questo caso vi è il (cioè il patrimonio del de cuius) ed il

legato legatario

• (il beneficiario o o sublegatario se vi sono più legatari. In questo caso la vocazione (o

onorato)

la chiamata) alla successione concerne esclusivamente rapporti determinati a cui si riferisce la

vocazione. Il legatario è tenuto all'adempimento del legato e di ogni altro onere a lui imposto

entro i limiti del valore della cosa legata (art. 671 c.c.). Il legatario non è tenuto a pagare i debiti

ereditari, salvo ai creditori l'azione ipotecaria sul fondo legato e l'esercizio del diritto di

separazione; ma il legatario che ha estinto il debito di cui era gravato il fondo legato subentra

nelle ragioni del creditore contro gli eredi (art. 756 c.c.).

Quando la successione avviene per legge (art. 565 e seguenti c.c.) la vocazione è quasi sempre a

titolo universale, fa eccezione il diritto all’assegno vitalizio a favore dei figli naturali non

riconoscibili (art. 580 c.c.) e il diritto ad un assegno vitalizio al coniuge dichiarato responsabile

della separazione giudiziale (art. 585 c.c.), in entrambi i casi si considerano legati per legge.

49

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Le situazioni giuridiche non patrimoniali non sono trasmissibili, compreso i rapporti strettamente

personali come l’usufrutto, l’uso, l’abitazione, la rendita vitalizia, il diritto alimentare ecc.

Ne fanno eccezione:

L’impugnativa del figlio naturale per violenza o interdizione che può essere promossa dagli

• eredi dell’autore del riconoscimento;

Il diritto morale d’autore, mentre si trasferiscono agli eredi i diritti di utilizzazione economica.

La morte è causa di scioglimento dei contratti di carattere personale: lavoro subordinato, stipulato

da un professionista, il mandato. Nel caso di morte del conduttore, se la locazione deve durare per

più di un anno ed è vietata la sublocazione, gli eredi hanno diritto di recedere dal contratto.

La morte del socio in una società di persone, determina lo scioglimento del rapporto limitatamente

alla sua partecipazione secondo le modalità imposte dalla legge.

Nelle società di capitali, la morte del socio non estingue il rapporto con la società e le quote passano

agli eredi.

Gli eredi subentrano anche nei diritti potestativi (diritto di riscatto, recesso, ratifica, impugnazione,

ecc.) del de cuius.

Ai sensi dell’art. 456 c.c. la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell'ultimo

domicilio del defunto.

E’ vietata la successione per contratto e i patti successori, cioè i patti che stabiliscono la successione

tra i beneficiari ed il donante prima della sua morte.

L'eredità si acquista con l'accettazione (o adizione dell’eredità). L'effetto dell'accettazione risale al

momento nel quale si è aperta la successione (art. 459 c.c.). Quindi non è erede chi non lo vuole.

Fino a quando il chiamato non accetta l'eredità e non è nel possesso di beni ereditari, il pretore del

mandamento in cui si è aperta la successione, su istanza delle persone interessate (eredi, legatari,

creditori, ecc) o anche d'ufficio, nomina un curatore dell'eredità. Il decreto di nomina del curatore, a

cura del cancelliere, è pubblicato per estratto nel foglio degli annunzi legali della provincia e iscritto

nel registro delle successioni (art. 528 c.c.).

Il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni. Il termine decorre dal giorno dell'apertura

della successione (art. 480 c.c.).

Il curatore non è un rappresentante degli aventi diritto, ma un amministratore di un patrimonio con

funzioni prevalentemente conservative.

Sono capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell'apertura della

successione. Salvo prova contraria, si presume concepito al tempo dell'apertura della successione

chi è nato entro i trecento giorni dalla morte della persona della cui successione si tratta. Possono

inoltre ricevere per testamento i figli di una determinata persona vivente al tempo della morte del

testatore, benché non ancora concepiti (art. 462 c.c.).

L’indegnità è l’incompatibilità morale a succedere al de cuius.

E' escluso dalla successione come indegno (art. 463 c.c.):

chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta o il

• coniuge o un discendente o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle

cause che escludono la punibilità a norma della legge penale;

chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge penale dichiara

• applicabili le disposizioni sull'omicidio;

chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l'ergastolo o con la reclusione per un

• tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in

giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati,

se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;

chi ha indotto con dolo o violenza il de cuius a revocare, mutare o impedire il testamento;

• chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;

• chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso.

• 50

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

L’azione per far dichiarare l’incapacità a succedere è imprescrittibile, mentre l’azione per far

pronunziare l’indegnità è prescrivibile con il termine ordinario (10 anni - art. 2946 c.c.) dal giorno

dell’apertura della successione. Inoltre l’incapacità non ha rimedi, in quanto neanche il testatore può

abilitare a succedere chi non è figlio di una determinata persona vivente al tempo della sua morte,

mentre l’indegnità può essere rimossa con la riabilitazione.

L’indegnità non si comunica al figlio dell’indegno, il quale comunque non può amministrare ne

ricevere usufrutto legale sui beni pervenuti dalla successione dalla quale lui è escluso.

L'indegno è obbligato a restituire i frutti che gli sono pervenuti dopo l'apertura della successione (art

464 c.c.).

La rappresentazione è l’istituto in forza del quale i discendenti legittimi o naturali (c.d.

rappresentanti) subentrano al loro ascendente nel diritto di accettare un lascito qualora il chiamato

(c.d. rappresentato) non può (ad es. premorienza o incapacità) o non vuole (rinuncia) accettare

l’eredità o il legato (art. 468 c.c.).

La rappresentazione ha luogo, in linea retta a favore dei discendenti dei figli legittimi, legittimati e

adottivi, nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto, e, nella linea collaterale, a favore dei

discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto. Sono esclusi tutti gli altri, ad esempio i cugini.

Non si da luogo alla rappresentazione, nel caso di successione testamentaria, quando il testatore

abbia già provveduto con una sostituzione, nell’ipotesi di cui il primo chiamoto non possa o non

voglia accettare.

Alla rappresentazione si applica la divisione per stirpi, cioè i discendenti subentrano tutti in luogo

del capostipite, indipendentemente dal loro numero. Tanti sono i discendenti, tanti sono i rami a

prescindere da quanti sono le persone di quel ramo. Ad esempio se Tizio è il de cuius ed ha due figli

Teresa e Massimo che a loro volta hanno un figlio la prima e due il secondo; se questi rinunciano

all’eredità, muoiono o sono indegni subentrano i rappresentanti e la divisione del patrimonio di

Tizio sarà diviso due, perché due sono i figli di Tizio e quindi il figlio di Teresa avrà la metà del

patrimonio e i due figli di Mario l’altra metà.

Si ha la vocazione congiuntiva:

nella successione legittima, quando più persone sono chiamate con lo stesso grado (ad esempio

• tutti figli);

nella successione testamentaria, quanto vi sono più eredi nella stesso testamento che hanno parti

• uguali o più legati che hanno le stesso oggetto.

In caso di vocazione congiuntiva se uno o più chiamati non voglia o non possa accettare il

patrimonio del de cuius e contemporaneamente non abbia rappresentanti, si ha l’accrescimento

degli altri chiamati che aumentano la loro quota della sua parte o dei rinunciatari o impossibilitati.

Ad esempio se Tizio ha tre figli ed uno di loro muore senza avere rappresentanti, la divisone va

fatta diviso due anziché diviso tre.

Qualora mancano i presupposti per l'accrescimento, la porzione dell'erede mancante si devolve agli

eredi legittimi (quindi per testa e non per parti). Lo stesso avviene in caso di legato, in quanto la

porzione del legatario mancante va a profitto dell'onerato, cioè dell’erede o del legatario, rimasto

(art. 677 c.c.).

L’accrescimento non si verifica se il de cuius ha disposto diversamente in caso di morte di uno dei

rappresentanti senza erede o legato. Questo è il caso in cui il de cuius ha designato la persona per

sostituire chi rifiuta o sia impossibilitato ad accettare l’eredità o il legato. Si ha quindi una

o ma oltre a questa si può avere sostituzione fedecommissaria (art.

sostituzione ordinaria volgare,

692 c.c.) nel caso in cui il beneficiario interdetto o minore incapace.

La sostituzione fedecommissaria si ha quando è disposta a favore di:

genitori o altri ascendenti in linea retta

• coniuge dell'interdetto o del minore incapace,

• della persona o degli enti

• 51

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

che, sotto la vigilanza del tutore devono avere cura dell’interdetto o minore incapace e possono

godere dei suoi beni, ma senza alienarli. In sintesi i genitori, ascendenti, coniugi, ecc diventano una

sorta di usufruttuari dei beni dell’interdetto o del minore incapace.

In ogni altro caso la è nulla (art. 692 c.c.).

sostituzione

SUCCESSIONE LEGITTIMA E TESTAMENTARIA

Successione legittima

La successione per legge è la successione legittima si ha solo quando manca qualsiasi testamento o

quando questo dispone soltanto per una parte dei beni, in quest’ultimo caso si provvede con la

successione legittima per la parte residuale dei beni.

Nella successione legittima l'eredità si devolve nell'ordine: al coniuge, ai discendenti legittimi e

naturali, agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato (art. 565 c.c.). Questi

sono detti anche successori legittimi,

Ai sensi dell’art. 581 - Concorso del coniuge con i figli - Quando con il coniuge concorrono figli

legittimi o figli naturali, o figli legittimi e naturali, il coniuge ha diritto alla metà dell'eredità, se alla

successione concorre un solo figlio, e ad un terzo negli altri casi.

Quindi le ipotesi di categorie successibili sono:

Solo coniuge, senza figli, ascendenti, fratelli o sorelle: eredita tutto il coniuge (art. 583 c.c.).

• Coniuge e un figlio. Metà al coniuge e metà al figlio (art. 581 c.c.).

• Coniuge e due o più figli. Un terzo al coniuge e due terzi a tutti gli altri figli. (art. 581 c.c.).

• Coniuge senza figli con ascendenti legittimi e fratelli e sorelle anche unilaterali. Due terzi al

• coniuge un terzo a tutti gli altri (art. 582 c.c.).

A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, ne altri ascendenti, succedono i fratelli e le

• sorelle in parti uguali. Ma i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono la metà della quota che

conseguono i germani (art. 570 c.c.).

In caso di separazione il coniuge conserva i ditti ereditari, tranne nell’ipotesi in cui sia a lui

addebitata la separazione. In questo caso ha diritto solo ad un assegno vitalizio, se godeva degli

alimenti al momento dell’apertura della successione.

Ai figli non riconoscibili spetta solo ad un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della

quota di eredità alla quale avrebbero diritto se fossero stati figli legittimi.

Gli ascendenti più prossimi escludono quelli di grado più remoto, a parità di grado, qualunque sia il

numero, succedono per una metà gli ascendenti in linea paterna ed una metà gli ascendenti in linea

materna. Gli ascendenti concorrono con i fratelli e le sorelle.

La successione non ha luogo oltre il sesto grado.

In mancanza di altri successibili l'eredità è devoluta allo Stato. L'acquisto si opera di diritto senza

bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinunzia. Lo Stato non risponde dei debiti ereditari e

dei legati oltre il valore dei beni acquistati (art. 586 c.c.).

Successione necessaria

Infine, vi è da fare una distinzione tra successione legittima e successione necessaria. La prima è

quella attribuita dalla legge in mancanza di testamento, la successione necessaria è la quota che la

legge riserva ai successibili che non sono tutti i successibili legittimi (visti nella successione

legittima), ma solo coniuge, figli legittimi, legittimati, naturali e, in mancanza, gli ascendenti

legittimi (art. 536 c.c.). Per questi vi è una quota legittima o riserva, mentre i successibili che vi

hanno diritto sono chiamati legittimari, riservatari o successori necessari.

Successione testamentaria

Il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di

vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse. Le disposizioni di carattere non patrimoniale

(ad esempio il riconoscimento di figli naturali, la designazione di un tutore, ecc), che la legge

consente siano contenute in un testamento, hanno efficacia, se contenute in un atto che ha la forma

del testamento, anche se manchino disposizioni di carattere patrimoniale (art. 587 c.c.).

52

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Il testatore può sostituire all'erede istituito altra persona per il caso che il primo non possa o non

voglia accettare l'eredità. (art. 688 c.c.).

Il testamento è un negozio unilaterale non recettizio per il quale è richiesta la forma solenne (ad

substantiam). Il testamento orale non è ammesso.

E’ un atto strettamente personale per il quale non è ammessa rappresentanza (sia volontaria che

legale), quindi non si può avere il testamento di un incapace ad opera del genitore o del tutore.

Sempre per questo suo carattere personale non può essere congiunto, cioè fatto da due persone nello

stesso atto, ne con disposizione reciproca (due coniugi nello stesso atto stabiliscono che quello di

loro che sopravvivrà succederà all’altro).

Per il testamento vale il principio che la capacità del testatore è la regola, l’incapacità l’eccezione,

ma i casi di incapacità di testare sono tassativi e non è possibile il ricorso per analogia.

Sono incapaci di testare:

Coloro che non hanno compiuto la maggiore età;

• Gli interdetti per infermità di mente;

• Gli incapaci naturali.

Il testamento fatto da un incapace è annullabile, l’impugnativa può essere proposta da chiunque vi

abbia interesse (annullabilità assoluta). L’azione si prescrive in 5 anni dall’esecuzione del

testamento (art. 591 c.c.).

La disposizione a favore di un incapace di ricevere è nulla senza che vi sia bisogno di fornire la

prova di eventuali indebite pressioni esercitate sul testatore.

L’incapacità di ricevere può dipendere non solo dall’incapacità di succedere, ma anche dalla tutela

della libertà testamentaria che determina l’incapacità assoluta di ricevere per testamento delle

persone che potrebbero abusare della funzione esercitata (tutore, protutore, (art. 596 c.c.), notaio,

testimone, interprete persona che ha scritto il testamento segreto (art. 597 e 598 c.c.).

Il testamento inoltre, va interpretato soggettivamente e non oggettivamente, in considerazione della

peculiarità dell’atto. Particolare rilievo assume il principio della conservazione del negozio

giuridico, proprio a causa della impossibilità della rinnovazione del testamento.

La disposizione testamentaria può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse quando è

l'effetto di errore, di violenza o di dolo. L'errore sul motivo, sia esso di fatto o di diritto, è causa di

annullamento della disposizione testamentaria, quando il motivo risulta dal testamento ed è il solo

che ha determinato il testatore a disporre (ad esempio nomino Tizio erede esclusivamente perché mi

ha salvato la vita. Poi si scopre che Tizio non gli ha salvato la vita. In questo caso è nullo l’intero

testamento). L'azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia della violenza,

del dolo o dell'errore (art. 624 c.c.).

Come per l’errore sul motivo, anche il motivo illecito rende nulla la disposizione testamentaria,

quando risulta dal testamento ed è il solo che ha determinato il testatore a disporre (art. 626 c.c.).

Se la persona dell'erede o del legatario è stata erroneamente indicata, la disposizione ha effetto,

quando dal contesto del testamento o altrimenti risulta in modo non equivoco quale persona il

testatore voleva nominare. La disposizione ha effetto anche quando la cosa che forma oggetto della

disposizione è stata erroneamente indicata o descritta, ma è certo a quale cosa il testatore intendeva

riferirsi (art. 625 c.c.).

E' nulla ogni disposizione fatta a favore di persona che sia indicata in modo da non poter essere

determinata (art. 628 c.c.).

E' illecita la condizione che impedisce le nozze. Tuttavia è ammesso il termine all’esercizio del

diritto al legatario per l’usufrutto o l’uso, l’abitazione o la pensione, o di altra prestazione periodica

solo fino a quando è celibe o vedovo (art. 636 c.c.). Invece il termine si considera come non apposto

ad una successione a titolo universale.

Si distinguono due forme per il testamento: ordinario e speciale.

Le forme ordinarie di testamento sono il testamento olografo e il testamento per atto di notaio. Il

testamento per atto di notaio è pubblico o segreto (art. 601 c.c.).

53

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Il testamento è revocabile fino all’ultimo momento di vita del testatore.

Testamento olografo

Il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore. La

sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni. Se anche non è fatta indicando nome e

cognome, è tuttavia valida quando designa con certezza la persona del testatore. La data deve

contenere l'indicazione del giorno, mese e anno. La prova della non verità della data è ammessa

soltanto quando si tratta di giudicare della capacità del testatore, della priorità di data tra più

testamenti o di altra questione da decidersi in base al tempo del testamento (art. 602 c.c.).

Il testamento è nullo quando manca l'autografia o la sottoscrizione nel caso di testamento olografo.

Per ogni altro difetto di forma il testamento può essere annullato su istanza di chiunque vi ha

interesse. L'azione di annullamento si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata

data esecuzione alle disposizioni testamentarie (art. 606 c.c.).

Il testamento olografo è una scrittura privata, quindi fa piena prova, fino a querela di falso, della

provenienza delle dichiarazioni da chi l'ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta

ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta (art.

2702 c.c.).

Testamento pubblico

Il testamento pubblico è ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni. E’ un atto pubblico ed è il

documento redatto, con le formalità del testamento olografo, da un notaio o da altro pubblico

ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l'atto è formato (art. 2699 c.c.)

Il testatore, in presenza dei testimoni, dichiara al notaio la sua volontà, la quale è ridotta in iscritto a

cura del notaio stesso. Questi da lettura del testamento al testatore in presenza dei testimoni. Di

ciascuna di tali formalità è fatta menzione nel testamento. Il testamento deve indicare il luogo, la

data del ricevimento e l'ora della sottoscrizione, ed essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e

dal notaio. Se il testatore non può sottoscrivere, o può farlo solo con grave difficoltà, deve

dichiararne la causa, e il notaio deve menzionare questa dichiarazione prima della lettura dell'atto.

Per il testamento del muto, sordo o sordomuto si osservano le norme stabilite dalla legge notarile

per gli atti pubblici di queste persone. Qualora il testatore sia incapace anche di leggere, devono

intervenire quattro testimoni (art. 603 c.c.).

La dichiarazione emessa dal testatore di non essere in grado di sottoscrivere, ha valore solo se

corrisponde al vero, in caso contrario la dichiarazione deve essere interpretata come rifiuto a

sottoscrivere quindi il testamento è invalido.

Il vantaggio del testamento pubblico è che l'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso,

della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formata, nonché delle

dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o

da lui compiuti (art. 2700 c.c.).

Testamento segreto

Il testamento segreto, detto anche mistico, può essere scritto dal testatore o da un terzo. Se è scritto

dal testatore, deve essere sottoscritto da lui alla fine delle disposizioni; se è scritto in tutto o in parte

da altri, o se è scritto con mezzi meccanici, deve portare la sottoscrizione del testatore anche in

ciascun mezzo foglio, unito o separato. Il testatore che sa leggere ma non sa scrivere, o che non ha

potuto apporre la sottoscrizione quando faceva scrivere le proprie disposizioni, deve altresì

dichiarare al notaio, che riceve il testamento, di averlo letto ed aggiungere la causa che gli ha

impedito di sottoscriverlo: di ciò si fa menzione nell'atto di ricevimento. Chi non sa o non può

leggere non può fare testamento segreto (art. 604 c.c.).

Ai sensi dell’art. 605 del codice civile, il testamento segreto deve seguire determinate formalità:

La carta su cui sono stese le disposizioni, o quella che serve da involto, deve essere sigillata con

• impronta, in guisa (modo) che il testamento non si possa aprire né estrarlo senza rottura o

alterazione. 54

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Il testatore, in presenza di due testimoni, consegna personalmente al notaio la carta così

• sigillata, o la fa sigillare nel modo sopra indicato in presenza del notaio e dei testimoni, e

dichiara che in questa carta è contenuto il suo testamento. Il testatore, se è muto o sordomuto,

deve scrivere tale dichiarazione in presenza dei testimoni e deve pure dichiarare per iscritto di

aver letto il testamento, se questo è stato scritto da altri.

Sulla carta in cui dal testatore è scritto o involto il testamento, o su un ulteriore involto

• predisposto dal notaio e da lui debitamente sigillato, si scrive l'atto di ricevimento nel quale si

indicano il fatto della consegna e la dichiarazione del testatore, il numero e l'impronta dei sigilli,

e l'assistenza dei testimoni a tutte le formalità.

L'atto deve essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio. Se il testatore non può,

• per qualunque impedimento, sottoscrivere l'atto della consegna, si osservano le disposizioni del

testamento per atto pubblico.

Tutto ciò deve essere fatto di seguito e senza passare ad altri atti.

Quindi il testamento segreto consta due elementi: da un lato la scheda testamentaria (art. 604 c.c.)

redatta dal testatore e dall’altro l’atto di ricevimento (art. 605 c.c.), redatto dal notaio, con il quale si

perfeziona il negozio giuridico unilaterale e con il quale va valutata la capacità di agire del testatore,

la priorità o meno rispetto ad altri testamenti, ecc.

Il testamento segreto, che manca di qualche requisito suo proprio, ha effetto come testamento

olografo, qualora di questo abbia i requisiti (art. 607 c.c.).

Il testamento segreto e il testamento olografo che è stato depositato possono dal testatore essere

ritirati in ogni tempo dalle mani del notaio presso il quale si trovano. A cura del notaio si redige il

verbale della restituzione; il verbale è sottoscritto dal testatore, da due testimoni e dal notaio; se il

testatore non può sottoscrivere, se ne fa menzione. Quando il testamento è depositato in un pubblico

archivio, il verbale è redatto dall'archivista e sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dall'archivista

medesimo. Della restituzione del testamento si prende nota in margine o in calce all'atto di

consegna o di deposito (art. 608 c.c.). Testamenti comparati

Testamento olografo (art. 602) Testamento pubblico (art. 603) Testamento segreto (604-605)

E’ formato da un solo atto E’ formato da due atti: scheda E’ formato da due atti: scheda

testamentaria ed atto di testamentaria ed atto di

ricevimento. ricevimento.

deve essere scritto per intero, è scritto, per intero sotto la Può scritto a mano, con mezzi

datato e sottoscritto di mano guida del notaio, da una meccanici o da altri (anche in

del testatore. Non è necessaria amanuense o da un testimone o parte), ma firmato dal testatore.

l’ora. dallo stesso testatore. Deve E’ datato dal notaio nell’atto di

avere data e ora. consegna e l’ora è facoltativa.

Deve essere sottoscritto Può non essere sottoscritto, ma Il testatore che sa leggere, ma

deve dichiararne la causa, e il non sa scrivere, o non ha

notaio deve menzionare questa potuto apporre la sottoscrizione

dichiarazione prima della quando lo ha fatto scrivere,

lettura dell'atto deve dichiarare al notaio la

causa che gli ha impedito di

sottoscriverlo e menzionata

nell'atto di ricevimento.

Il testatore deve saper leggere e Qualora il testatore sia Chi non sa o non può leggere

scrivere incapace di leggere, devono (il cieco) non può fare

intervenire quattro testimoni testamento segreto

Non deve essere sottoscritto Non deve essere sottoscritto Deve essere sottoscritto pagina

pagina per pagina pagina per pagina per pagina

55

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Può essere consegnato al E’ dichiarato al notaio per la E’ consegnato al notaio in

notaio, a un pubblico archivio successiva stesura busta chiusa

o altri

Può essere consegnato senza Deve essere ricevuto dal notaio Deve essere ricevuto dal notaio

testimoni alla presenza di due testimoni alla presenza di due testimoni

Testamento internazionale

E’ stato introdotto dalla Legge 29 novembre 1990, n. 387 che ha ratificato la convenzione di

Washington del 26 ottobre 1973. E’ un testamento che rispetta la forma del testamento segreto, ma

è redatto da cittadini stranieri o italiani all’estero. Ha valore solo se il paese in cui è stato redatto ha

ratificato la convenzione di Washington.

Testamenti speciali

E’ una tipologia di testamenti necessaria in casi particolari in cui non possono essere osservate le

norme dei testamenti ordinari. Ad esempio malattie contagiose, calamità pubbliche o infortuni (art.

609 c.c.), a bordo di navi o aeromobili (art. 611 e 616 c.c.), testamenti dei militari ed assimilati (art.

617 c.c.).

I testamenti speciali presentano la caratteristica che perdono efficacia dopo tre mesi dalla

cessazione della causa che ha impedito al testatore di avvalersi delle forme ordinarie (art. 610 c.c.).

o dopo che il testatore sia venuto a trovarsi in un luogo in cui è possibile fare testamento nelle

forme ordinarie.

Nullità ed annullabilità del testamento

Il testamento è nullo quando manca l'autografia o la sottoscrizione nel caso di testamento olografo,

ovvero manca la redazione per iscritto, da parte del notaio, delle dichiarazioni del testatore o la

sottoscrizione dell'uno o dell'altro, nel caso di testamento per atto di notaio. Per ogni altro difetto di

forma il testamento è annullabile su istanza di chiunque vi ha interesse. L'azione di annullamento si

prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni

testamentarie (art. 606 c.c.).

Per rispetto della volontà del defunto, la nullità della disposizione testamentaria, da qualunque

causa dipenda (vizi di forma, vizi di volontà e incapacità di testare), non può essere fatta valere da

chi, conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione o

dato ad essa volontaria esecuzione (art. 590 c.c.).

E ‘ comunque nullo se le disposizioni sono illecite.

Le revoca del testamento

La revoca può essere espressa o tacita.

La revocazione espressa può farsi soltanto con un nuovo testamento, o con un atto ricevuto da

• notaio in presenza di due testimoni, in cui il testatore personalmente dichiara di revocare la

disposizione anteriore, in tutto o in parte (art. 680 c.c.).

La revocazione tacita si ha:

• Con il testamento posteriore, che non revoca in modo espresso i precedenti, ma annulla in

o questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili (art. 682 c.c.).

Con il testamento olografo distrutto, lacerato o cancellato, in tutto o in parte, si considera in

o tutto o in parte revocato, a meno che si provi che fu distrutto, lacerato o cancellato da

persona diversa dal testatore o si provi che il testatore non ebbe l'intenzione di revocarlo

(art. 684 c.c.).

Con il ritiro del testamento segreto, ad opera del testatore, dalle mani del notaio o

o dell'archivista presso cui si trova depositato. Ma la scheda testamentaria può valere come

testamento olografo se redatta nella forma prevista (art. 685 c.c.).

Con le disposizioni a titolo universale o particolare, fatte da chi al tempo del testamento non

o aveva o ignorava di aver figli o discendenti, sono revocate di diritto per l'esistenza o la

sopravvenienza di un figlio o discendente legittimo del testatore, benché postumo, o

legittimato o adottivo, ovvero per il riconoscimento di un figlio naturale. La revocazione ha

56

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

luogo anche se il figlio è stato concepito al tempo del testamento, e, trattandosi di figlio

naturale legittimato, anche se è già stato riconosciuto dal testatore prima del testamento e

soltanto in seguito legittimato. La revocazione non ha invece luogo qualora il testatore abbia

provveduto al caso che esistessero o sopravvenissero figli o discendenti da essi (art. 687

c.c.).

Pubblicazione del testamento

Chiunque è in possesso di un testamento olografo deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione,

appena ha notizia della morte del testatore. Chiunque crede di avervi interesse può chiedere, con

ricorso al pretore del mandamento in cui si è aperta la successione, che sia fissato un termine per la

presentazione. Il notaio procede alla pubblicazione del testamento:

in presenza di due testimoni,

• redigendo nella forma degli atti pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del testamento,

• ne riproduce il contenuto e fa menzione della sua apertura, se è stato presentato chiuso con

sigillo,

il verbale è sottoscritto dalla persona che presenta il testamento dai testimoni e dal notaio,

• al testamento è allegata la carta in cui è scritto il testamento, vidimata in ciascun mezzo foglio

• dal notaio e dai testimoni, e l'estratto dell'atto di morte del testatore o copia del provvedimento

che ordina l'apertura degli atti di ultima volontà dell'assente o della sentenza che dichiara la

morte presunta.

Nel caso in cui il testamento è stato depositato dal testatore presso un notaio, la pubblicazione è

eseguita dal notaio depositario. Avvenuta la pubblicazione, il testamento olografo ha esecuzione.

Per giustificati motivi, su istanza di chiunque vi ha interesse, il pretore può disporre che periodi o

frasi di carattere non patrimoniale siano cancellati dal testamento e omessi nelle copie che fossero

richieste, salvo che l'autorità giudiziaria ordini il rilascio di copia integrale (art. 620 c.c.).

Il testamento segreto deve essere aperto e pubblicato dal notaio appena gli perviene la notizia della

morte del testatore. Chiunque crede di avervi interesse può chiedere, con ricorso al pretore del

mandamento in cui si è aperta la successione, che sia fissato un termine per l'apertura e la

pubblicazione (art. 621 c.c.).

Il notaio deve trasmettere alla cancelleria della pretura, nella cui giurisdizione si è aperta la

successione, copia in carta libera dei verbali previsti dagli artt. 620 e 621 e del testamento pubblico

(art. 622 c.c.).

Il notaio che ha ricevuto un testamento pubblico, appena gli è nota la morte del testatore, o, nel caso

di testamento olografo o segreto, dopo la pubblicazione, comunica l'esistenza del testamento agli

eredi e legatari di cui conosce il domicilio o la residenza (art. 623 c.c.).

Diversa dalla pubblicazione è l’iscrizione nel Registro generale dei testamenti, previsto dalla

Convenzione di Basilea del 16 maggio 1972, ratificata dalla Legge 25 maggio 1981 n. 307, tenuto

dall’Ufficio centrale degli archivi notarili (presso il Ministero della Giustizia), dei testamenti

pubblici, segreti e olografi depositati presso un notaio, i verbali di pubblicazione dei testamenti

olografi, il ritiro dei testamenti depositati e gli atti di revocazione: Questo registro è consultabile da

chiunque, ma soltanto dopo la morte del testatore.

ACQUISTO DELL’EREDITA’ E TUTELA DEL LEGATO

L’acquisto dell’eredità

L’eredità si acquista con l’accettazione da parte del chiamato. L'effetto dell'accettazione risale al

momento nel quale si è aperta la successione (art. 459 c.c.). E’ irrilevante l’accettazione verbale.

Infatti il chiamato potrebbe non avere interesse ad accettare e diventare erede, ad esempio se ci sono

debiti o se il testatore è un criminale, ecc.

Il chiamato all'eredità può esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari, senza bisogno

di materiale apprensione. Egli inoltre può compiere atti conservativi di vigilanza e di

amministrazione temporanea e può farsi autorizzare dall'autorità giudiziaria a vendere i beni che

57

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

non si possono conservare o la cui conservazione importa grave dispendio. Non può il chiamato

compiere gli atti indicati nei commi precedenti, quando si è provveduto alla nomina di un curatore

dell'eredità (art. 460 c.c.).

Vi sono due tipi di accettazione dell’eredità: pura e semplice o con beneficio di inventario.

Per effetto della prima si verifica la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede

• che subentrando succede sia nell’attivo che nel passivo (art. 470 c.c.), quindi è tenuto al

pagamento dei debiti anche se superano l’eredità.

L'effetto del beneficio d'inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello

• dell'erede, Conseguentemente l'erede conserva verso l'eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che

aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte; non è tenuto al

pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti; i creditori del

defunto ed i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell'erede

(art. 490 c.c.). L'accettazione col beneficio d'inventario può farsi nonostante qualunque divieto

del testatore (art. 470 c.c.). Le persone giuridiche (art. 473 c.c.), i minori e interdetti (art. 471

c.c.), e gli incapaci e inabilitati (art. 472 c.c.) possono accettare solo con beneficio di inventario.

L'erede decade dal beneficio d'inventario, se aliena o sottopone a pegno o ipoteca beni ereditari,

o transige relativamente a questi beni senza l'autorizzazione scritte dal codice di procedura

civile (art. 493 c.c.).

Il creditore del defunto potrebbe avere interesse ad un accettazione pura e semplice o con beneficio

di inventario; ma per assicurare che siano soddisfatte le sue ragioni, non può esercitare azione

(cioè sostituirsi al debitore per esercitare diritti e azioni che questi trascura di

surrogatoria

esercitare) perché ai sensi dell’art. 2900 c.c. possono essere esercitati solo dal loro titolare, cioè

l’erede.

L’accettazione con beneficio di inventario costituisce una tutela a favore dell’erede. Inoltre vi è una

tutela anche a favore dei creditori: la separazione del patrimonio del defunto. Quindi non è chiesta

dall’erede, ma solo dai creditori del defunto.

Ai sensi dell’art. 512 c.c. la separazione dei beni del defunto da quelli dell'erede assicura il

soddisfacimento, con i beni del defunto, dei creditori di lui e dei legatari che l'hanno esercitata (e

solo loro), a preferenza dei creditori dell'erede. Infatti sono chiamati creditori separatisti quelli che

possono esercitare il diritto della separazione dei beni da quelli del defunto, mentre gli altri sono i

creditori non separatisti i quali non hanno questo diritto.

La separazione dei beni del defunto da quelli dell'erede può essere chiesta dai creditori del defunto

entro tre mesi dall’apertura della successione.

Il diritto alla separazione spetta anche ai creditori o legatari che hanno altre garanzie sui beni del

defunto. La separazione non impedisce ai creditori e ai legatari che l'hanno esercitata, di soddisfarsi

anche sui beni propri dell'erede.

La forma dell’accettazione può essere espressa, tacita e presunta.

L’accettazione espressa è un negozio giuridico, se è con beneficio d'inventario, si fa mediante

• dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è

aperta la successione (art. 484 c.c.), inoltre se il chiamato è nel possesso dei beni ereditari deve

fare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione, se non è nel possesso dei beni ha

tempo di fare l’inventario sino a quando non sia prescritto il diritto di accettazione.

L’accettazione espressa pura e semplice si ha con un atto pubblico o in una scrittura privata

quando il chiamato all'eredità dichiara di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede (art. 475

c.c.).

L'accettazione è tacita quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone

• necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella

qualità di erede (art. 476 c.c.), ad esempio la donazione, la vendita, la cessione.

L'accettazione è presunta quando è in forza della legge o per il solo fatto che non si è

• provveduto ad uno specifico atto imposto dalla legge (es. mancata dismissione del possesso di

58

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

beni ereditari, mancato compimento dell’inventario) o per aver tenuto un determinato

comportamento (es. sottrazione ed occultamento di beni ereditari). L’accettazione presunta non

è applicabile al minore o all’incapace.

Se il chiamato all'eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi.

Se questi non sono d'accordo per accettare o rinunziare, colui che accetta l'eredità acquista tutti i

diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato. (art. 479 c.c.).

L'accettazione dell'eredità si può impugnare quando e effetto di violenza o di dolo. L'azione si

prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo (art. 480

c.c.).

L'accettazione dell'eredità non si può impugnare se è viziata da errore, cioè nel caso che l’erede

puro e semplice scopre debiti rilevanti che non immaginava, quindi per errore non se ne era accorto,

deve accertali. Tuttavia, per effetto della buona fede, se si scopre un nuovo testamento del quale

non si aveva notizia al tempo dell'accettazione, l'erede non è tenuto a soddisfare i legati scritti in

quel testamento oltre il valore dell'eredità o con pregiudizio della porzione legittima che gli e

dovuta. Se i beni ereditari non bastano a soddisfare tali legati, si riducono proporzionalmente anche

i legati scritti in altri testamenti. Se alcuni legatari sono stati già soddisfatti per intero, contro di loro

è data azione di regresso. L'onere di provare il valore dell'eredità incombe all'erede (art. 483 c.c.).

Il legato

Il legato consiste in un attribuzione a titolo patrimoniale, relativa a beni determinati, a favore del

legatario (o onorato) e non risponde dei debiti ereditari. E’ legato perché quel oggetto è legato ad

uno scopo. Ti lascio una casa affittata per pagare i debiti con il canone di locazione.

Dall’art. 1146 del libro terzo sulla proprietà (titolo VIII il possesso) del codice civile la successione

mortis causa (disciplinate nel libro secondo del codice civile) può avvenire a titolo universale,

quando il possesso continua nell'erede con effetto dall'apertura della successione, o a titolo

particolare, quando il successore che è il (il beneficiario o può unire il proprio

legatario onorato)

possesso a quello del suo autore (il de cuius) per goderne gli effetti del patrimonio del de cuius che

prende il nome di legato.

In questo caso la vocazione (o la chiamata) alla successione concerne esclusivamente rapporti

determinati a cui si riferisce la vocazione. Il legatario è tenuto all'adempimento del legato e di ogni

altro onere a lui imposto entro i limiti del valore della cosa legata (art. 671 c.c.). Il legatario non è

tenuto a pagare i debiti ereditari, salvo ai creditori l'azione ipotecaria sul fondo legato e l'esercizio

del diritto di separazione; ma il legatario che ha estinto il debito di cui era gravato il fondo legato

subentra nelle ragioni del creditore contro gli eredi (art. 756 c.c.). Questo significa che il legatario

non è tenuto a pagare ipoteche o debiti del legato, ma se lo fa si può rivalere sugli eredi.

Il legato è, di regola, disposto dal testamento, ma può anche derivare dalla legge. Ad esempio

l’assegno vitalizio a favore dei figli naturali non riconoscibili o a favore del coniuge cui si stata

addebita la responsabilità della separazione personale.

Se l’immobile legato è ipotecato, l’ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriarlo anche nei

confronti del legatario (diritto di sequela). Inoltre, il testatore può imporre oneri e modi al legatario

entro i limiti del bene legato (art. 671 c.c.) e può mettere a suo carico il pagamento di debiti

particolari.

Si dice onerata la persona che ha l’onere cioè è tenuta alla prestazione oggetto del legato che può

essere tanto l’erede (prelegato) che un altro legatario (sublegatario).

titolo universale titolo particolare

Oggetto del bene: Eredità legato

Soggetto chiamati dal de cuius Erede legatario

Ulteriori soggetti Coeredi sublegatari

Disposizioni

o oneri a carico di eredi/legati Prelegato sublegato

59

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Il sublegato è la disposizione o l’onere sul legato insieme al legatario e non a l'erede.

Il prelegato, previsto dall'art. 661 c.c., è invece il legato (quale parte dell’intera eredità) di cui

beneficiario sia uno degli eredi o più coeredi. Questi cumula pertanto le due qualità di coerede

onerato e di legatario, in ragione di due distinte attribuzioni patrimoniali: istituzione di erede ed

attribuzione di legato.

E’ detto prelegato perché l’erede (o prelegatario) deve togliere la quota del legato prima della

divisone dell’eredità, quindi prelegata, pretolta. Ai sensi dell’art. 661 c.c. se l’eredità di Tizio è di

100, il prelegato è 20 e gli eredi sono Caio e Sempronio al 50%. Se Caio è prelegato, bisogna

togliere 20 dall’intera eredità e darla a Caio e poi dividere gli 80 rimanenti fra Caio stesso e

Sempronio. Quindi Caio avrà in sintesi 60 e Sempronio 40 dei 100 di Tizio.

L’oggetto del legato può essere un diritto di proprietà o altro diritto reale appartenente al testatore e

può essere: di specie o di genere.

Di specie, quando il legato è riferito a cosa determinata (un appartamento, una macchina, ecc).

• L’acquisto del legato va direttamente dal testatore al legatario al momento della morte, ma il

legatario ha l’obbligo di domandare alla persona onerata il possesso della cosa legata (art 649

c.c.).

Di genere, quando è determinata solo nel genere: soldi, il raccolto di un fondo. Corrisponde ad

• una obbligazione, quindi il legatario è un creditore dell’erede.

Il Legato si acquista di diritto, se bisogno di accettazione, ma ha facoltà di rinunciare. La rinuncia

può essere espressa o tacita.

Se il legato ha per oggetto beni immobili, poiché questi vengono automaticamente a far parte del

patrimonio del legatario, la rinuncia deve farsi per iscritto (art. 1350 c.c.), al contrario se accetta

deve domandare il possesso della cosa legatagli all’erede (art. 649 c.c.).

Il codice prevede vari tipi di legati:

Legato di cosa altrui. Fa parte del legato di specie e si ha quando la proprietà, enfiteusi o

• superficie appartenevano al de cuius.

Legato di genere. E' valido il legato di cosa determinata solo nel genere, anche se nessuna del

• genere ve n'era nel patrimonio del testatore al tempo del testamento e nessuna se ne trova al

tempo della morte (art. 653 c.c.).

Nel legato alternativo la scelta spetta all'onerato, a meno che il testatore l'abbia lasciata al

• legatario o a un terzo (art. 665 c.c.).

Il legato di un credito o di liberazione da un debito ha effetto per la sola parte del credito o del

• debito che sussiste al tempo della morte del testatore. L'erede è soltanto tenuto a consegnare al

legatario i titoli del credito legato che si trovavano presso il testatore (art. 658 c.c.).

Se il testatore, senza fare menzione del debito, fa un legato al suo creditore, il legato non si

• presume fatto per soddisfare il legatario del suo credito (art. 659 c.c.).

Il legato di alimenti, a favore di chiunque sia fatto, comprende le somministrazioni indicate

• dall'art. 438, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto (art. 660 c.c.).

TUTELA DEI LEGITTIMARI

Acquistata l’eredità, l’erede può rivolgersi contro chiunque possegga beni ereditari per farsi

riconoscere la qualità di erede e farsi consegnare i beni. L'azione è imprescrittibile, salvi gli effetti

dell'usucapione rispetto ai singoli beni (art. 533 c.c.).

L'erede può agire anche contro gli aventi causa con un’azione da chi possiede a

petitoria ereditaria

titolo di erede o senza titolo. Sono salvi i diritti acquistati dai terzi i quali provino di avere

contrattato in buona fede, per effetto di convenzioni a titolo oneroso con l'erede apparente, salvi gli

effetti della trascrizione (art. 534 c.c.).

Le disposizioni in materia di possesso si applicano anche al possessore di beni ereditari, per quanto

riguarda la restituzione dei frutti, le spese, i miglioramenti e le addizioni. Il possessore in buona

60

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

fede, che ha alienato pure in buona fede una cosa dell'eredità, è solo obbligato a restituire all'erede il

prezzo o il corrispettivo ricevuto. Se il prezzo o il corrispettivo è ancora dovuto, l'erede subentra nel

diritto di conseguirlo. E’ possessore in buona fede colui che ha acquistato il possesso dei beni

ereditari, ritenendo per errore di essere erede. La buona fede non giova se l'errore dipende da colpa

grave (art. 535 c.c.).

L’erede può agire contro il possessore ma anche contro colui che abbia alienato i beni dell’eredità.

La legge però ha ritenuto opportuno di dare importanza alla qualità di erede apparente (chi si

comporta come erede senza esserlo) ed alla buona fede del terzo acquirente, ma a queste condizioni:

sono a titolo oneroso con l'erede apparente,

• i terzi devono provare di avere contrattato in buona fede.

Se poi l’alienazione riguarda i beni immobili e ai beni mobili iscritti nei pubblici registri, si

applicano i principi della pubblicità immobiliare. E’ efficace l’alienazione al terzo in buona fede

solo se l'acquisto dall'erede apparente è stato trascritto anteriormente alla trascrizione dell'acquisto

dell’erede o del legatario vero o anteriormente alla trascrizione della domanda giudiziale contro

l'erede apparente (art. 534 c.c.).

La rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità è una dichiarazione unilaterale non recettizia, con il quale il chiamato

all’eredità manifesta la sua decisione di non acquistare l’eredità.

La rinuncia, come l’accettazione, non pone ne termini ne condizioni.

E' nulla la rinunzia fatta sotto condizione o a termine o che si riferisca solo ad una parte dell’eredità

(art. 520 c.c.). Tuttavia il rinunziante può ritenere la donazione o domandare il legato a lui fatto sino

alla concorrenza della porzione disponibile (art. 521 c.c.).

La rinunzia ai diritti di successione, qualora sia fatta verso corrispettivo o a favore di alcuni soltanto

dei chiamati, importa accettazione (art. 478 c.c.).

La rinunzia all'eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere della

pretura del mandamento in cui si è aperta la successione, ed inserita nel registro delle successioni.

La rinunzia fatta gratuitamente a favore di tutti coloro ai quali si sarebbe devoluta la quota del

rinunziante non ha effetto finché, a cura di alcuna delle parti, non siano osservate le forme indicate

nel comma precedente (art. 519 c.c.).

Il chiamato all'eredità deve fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione

o della notizia della devoluta eredità, se a qualsiasi titolo possiede i beni ereditari. Ma se entro

questo termine lo ha cominciato, però non e stato in grado di completarlo, può ottenere dal tribunale

del luogo in cui si e aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve

eccedere i tre mesi. Trascorso tale termine senza che l'inventario sia stato compiuto, il chiamato

all'eredità è considerato erede puro e semplice.

Compiuto l'inventario, il chiamato che non abbia ancora fatto la dichiarazione di accettazione ha un

termine di quaranta giorni da quello del compimento dell'inventario medesimo, per deliberare se

accetta o rinunzia all'eredità. Trascorso questo termine senza che abbia deliberato perde la

possibilità di fare rinuncia ed è considerato erede puro e semplice (art. 485 c.c.).

I chiamati all'eredità, che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all'eredità stessa, decadono dalla

facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia (art. 527

c.c.).

Gli effetti della rinuncia sono diversi secondo che si tratti di successione legittima o testamentaria:

Nella successione legittima, se non vi è rappresentazione, la parte di colui che rinunzia va a

• favore di coloro che avrebbero concorso con il rinunziante (art. 551 c.c.).

Nella successione testamentaria si deve distinguere l’ipotesi in cui il testatore abbia previsto la

• rinuncia ed abbia disposto una sostituzione dall’ipotesi in cui il testatore non abbia disposto

nulla. Nel primo caso la quota del rinunciante va a favore della persona indicata dal testatore.

Nel secondo si applica rappresentazione, se ricorre uno dei casi previsti, altrimenti la parte del

rinunziante va ai coeredi e se non ve ne sono va a favore degli eredi legittimi (art. 552 c.c.).

61

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

A differenza dell’accettazione, la rinuncia è revocabile, ma non deve essere trascorso il termine di

10 anni per la prescrizione della facoltà di accettazione e non essere stata acquistata da altro dei

chiamati (art. 525 c.c.).

Come l’accettazione, la rinunzia all'eredità si può impugnare solo se è l'effetto di violenza o di dolo.

L'azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o e stato scoperto il dolo

(art. 526 c.c.). L’impugnativa per errore è esclusa.

I creditori possono essere pregiudicati dalla rinuncia, quindi possono impugnare la rinuncia. Anche

se la rinuncia è stata fatta in buona fede, i creditori possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità al

posto del rinunziante, all’unico scopo di soddisfarsi sui beni ereditari.

DIVISIONE EREDITARIA

Se l’eredità è acquistata da più persone si forma una comunione tra coeredi a cui sono applicate le

norme della comunione (art. 1100 e seguenti).

Il coerede, che vuole alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta

di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo

diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni. In mancanza

della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo

avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il

diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali (art. 732 c.c.). Per esercitare il

diritto di riscatto i coeredi si sostituiscono all’acquirente nel negozio di alienazione. Gli viene

riconosciuto quindi un diritto potestativo di procedere all’esecuzione coattiva in forma specifica del

diritto di prelazione violato. Poiché il retratto successorio si può esercitare nei confronti dei terzi

acquirenti, esso ha effetto reale.

Ogni coerede è reputato solo e immediato successore in tutti i beni componenti la sua quota o a lui

pervenuti dalla successione, anche per acquisto all'incanto, e si considera come se non avesse mai

avuto la proprietà degli altri beni ereditari (art. 757 c.c.). Quindi Massimo e Teresa sono i soggetti

della comunione e Massimo è assegnato nella divisone un edicola e a Teresa l’appartamento ogni è

proprietario di quel bene sin da quando è sorta la comunione.

Quindi se nell'eredità vi sono immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento

recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell'igiene, e la divisione dell'intera

sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere

compresi per intero, con addebito dell'eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto

alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente

l'attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all'incanto (art. 720

c.c.). L'ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie si compensa con un equivalente in danaro (art.

728 c.c.).

I coeredi possono stabilire di rimanere nello stato di comunione fino a 10 anni. Ma ciascuno dei

partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della comunione; l'autorità giudiziaria può

stabilire una congrua dilazione, in ogni caso non superiore a cinque anni, se l'immediato

scioglimento può pregiudicare gli interessi degli altri (art. 1111 c.c.).

Lo stato della comunione cessa con la divisione.

I coeredi possono sempre domandare la divisione. Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di

essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia

trascorso un anno dalla maggiore età dell'ultimo nato. Egli può anche disporre che la divisione

dell'eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un

termine non eccedente il quinquennio. Tuttavia in ambedue i casi l'autorità giudiziaria, qualora

gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si

effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore (art. 713 c.c.).

Se il contratto di divisione riguarda beni immobili è richiesta la forma scritta (art. 1350 c.c.).

62

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

La divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi

istituiti è nulla. Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l'azione di riduzione

contro gli altri coeredi (art. 735 c.c.).

La divisione può essere fatta dal testatore, dai coeredi o se le parti non sono d’accordo dal giudice

(divisone giudiziale). DONAZIONE E LIBERALITA’

La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l'altra,

disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione (769

c.c.). Nella donazione è inammissibile il contratto preliminare. Ogni promessa di donazione è nulla.

Gli elementi della donazione sono lo e

spirito di liberalità l’arricchimento.

Lo spirito di liberalità (animus è la causa del contratto, cioè qualsiasi sia il motivo per

donandi)

• cui faccio la donazione non voglio un corrispettivo (in senso giuridico) per la mia donazione.

L’arricchimento è l’incremento del patrimonio del donatario. Questo può avvenire trasmettendo

• un diritto, assumendo un obbligazione, ecc.

Invece la donazione remuneratoria è la liberalità fatta per riconoscenza o in considerazione dei

meriti del donatario o per speciale rimunerazione (ad esempio la mancia). Non costituisce

donazione la liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli

usi (770 c.c.), cioè non deve essere confusa con il pagamento del corrispettivo per legge, ne con i

regali fatti in occasione del Natale, compleanno ecc.

All'obbligo di prestare gli alimenti, invece, il donatario è tenuto, con precedenza su ogni altro

obbligato, a prestare gli alimenti al donante, a meno che si tratti di donazione fatta in riguardo di un

matrimonio o di una donazione rimuneratoria (437 c.c.).

La donazione rientra nella categoria dei negozi a titolo gratuito, di cui costituisce l’esempio più

importante, insieme al mandato gratuito, la prestazione di opere senza compenso, ma in questi casi

non vi è l’arricchimento del donatario, ma lo spirito di liberalità per questo è solo un negozio a

titolo gratuito e non una donazione.

Il donante è tenuto alla garanzia verso il donatario contro l’evizione sul bene donato, se:

l) ha espressamente promesso la garanzia;

2) l'evizione dipende dal dolo o dal fatto personale di lui;

3) si tratta di donazione che impone oneri al donatario, o di donazione rimuneratoria, nei quali casi

la garanzia è dovuta fino alla concorrenza dell'ammontare degli oneri o dell'entità delle prestazioni

ricevute dal donante (art. 797 c.c.).

Lo scopo di arricchire un'altra persona può avvenire direttamente con la donazione o indirettamente.

Ad esempio se voglio aiutare uno studente povero gli pago le tasse universitarie (art. 1180 c.c. -

adempimento di un terzo), altro esempio è l’acquisto di un bene per il figlio con denaro del genitore

o la vendita a prezzo inferiore del valore della cosa. In quest’ultimo la struttura è quella del

contratto a titolo oneroso, mentre è una vendita apparente (o una donazione dissimulata) se il bene

viene venduto a prezzo irrisorio che non è neanche importante che venga realmente versato, ad

esempio la vendita del Vittorio Veneto al comune di Taranto per 1 euro.

Questi sono casi di negozio misto, vendita e donazione, in cui è necessario (sia il prezzo inferiore,

sia irrisorio) che vi sia sproporzione tra le due parti e che questa sia voluta da chi la subisce.

Mancando questo elemento, in caso di contratti commutativi (quelli a prestazioni equivalenti o

comunque certe) si potrà chiedere la rescissione per lesione (una forte sproporzione tra le

prestazioni, il valore di una prestazione sia almeno la metà dell'altra, unito allo stato di bisogno

della parte danneggiata di cui ne ha approfittato la controparte).

Per arginare la portata dei negozi misti (tra donazione e vendita) l’art. 809 impone che le liberalità,

anche se risultano da atti diversi da quelli previsti per la donazione, sono soggette alle stesse norme

che regolano la revocazione delle donazioni per causa d'ingratitudine e per sopravvenienza di figli,

nonché a quelle sulla riduzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari. Quindi

63

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

anche se ho venduto sono salvi i diritti per causa d'ingratitudine, per sopravvenienza di figli e la

quota dovuta ai legittimari, ma anche quelli per collazione (i figli legittimi, i loro discendenti ed il

coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto

dal defunto per donazione direttamente o indirettamente comprese le spese per il corredo nuziale e

quelle per l'istruzione artistica o professionale quanto eccedono notevolmente la misura ordinaria,

tenuto conto delle condizioni economiche del defunto).

La capacità di donare è regolata dai principi generali: non possono fare donazioni il minore,

l’interdetto, l’inabilitato, l’incapace naturale ad eccezione delle donazioni a causa di matrimonio

fatte dal minore o dall’inabilitato (infermo di mente, quando giudicato non tanto grave dall’essere

considerato interdetto), purché fatte con l’assistenza delle persone che esercitano la potestà e la

tutela o la curatela.

Inoltre sono capaci di fare donazioni le persone giuridiche, se è riconosciuta dallo statuto o dall’atto

costitutivo, le società commerciali in genere a scopo pubblicitario o per consuetudine (gratificazioni

agli impiegati).

La scelta della persona del donatario o dell’oggetto della donazione deve essere frutto della

volizione esclusiva del donante e non può essere rimessa al rappresentante.

E' nullo il mandato con cui si attribuisce ad altri la facoltà di designare la persona del donatario o di

determinare l'oggetto della donazione (c.d. mandato a donare). E' peraltro valida la donazione a

favore di persona che un terzo sceglierà tra più persone designate dal donante o appartenenti a

determinate categorie, o a favore di una persona giuridica tra quelle indicate dal donante stesso.

E' del pari valida la donazione che ha per oggetto una cosa che un terzo determinerà tra più cose

indicate dal donante o entro i limiti di valore dal donante stesso stabiliti (art. 778 c.c.).

Ai sensi dell’art. 782 c.c. la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità, con

l’intervento due testimoni (art. 47 e 48 Legge 16 febbraio 1913 n. 89). Se ha per oggetto cose

mobili, essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell'atto della

donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.

L'accettazione può essere fatta nell'atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la

donazione non è perfetta se non dal momento in cui l'atto di accettazione è notificato al donante.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro

dichiarazione.

La procura a donare può essere fatta sempre con l’intervento di due testimoni.

La donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l'atto

pubblico, purché vi sia stata la tradizione (cioè la consegna del bene). La modicità deve essere

valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante (art. 783 c.c.).

La donazione può essere fatta anche a favore di chi è soltanto concepito, ovvero a favore dei figli di

una determinata persona vivente al tempo della donazione benché non ancora concepiti. Salvo

diversa disposizione del donante, l'amministrazione dei beni donati spetta al donante o ai suoi eredi,

i quali possono essere obbligati a prestare idonea garanzia. I frutti maturati prima della nascita sono

riservati al donatario se la donazione è fatta a favore di un nascituro già concepito. Se è fatta a

favore di un non concepito, i frutti sono riservati al donante sino al momento della nascita del

donatario (art. 784 c.c.).

E' nulla la donazione a favore di chi è stato tutore o protutore del donante, se fatta prima che sia

stato approvato il conto o sia estinta l'azione per il rendimento del conto medesimo (art. 779 c.c.).

La donazione non può comprendere che i beni presenti del donante. Se comprende beni futuri, è

nulla rispetto a questi, salvo che si tratti di frutti non ancora separati. Qualora oggetto della

donazione sia un'universalità di cose e il donante ne conservi il godimento trattenendola presso di

sé, si considerano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungono successivamente,

salvo che dall'atto risulti una diversa volontà (art. 771 c.c.).

La donazione di tutti i beni presenti non è vietata, ma vi è l’obbligo degli alimenti imposto a carico

del donatario ai sensi dell’art. 437 c.c. 64

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

La donazione fatta in riguardo di un determinato futuro matrimonio, sia dagli sposi tra loro, sia da

altri a favore di uno o di entrambi gli sposi o dei figli nascituri da questi, si perfeziona senza

bisogno che sia accettata, ma non produce effetto finché non segua il matrimonio. L'annullamento

del matrimonio importa la nullità della donazione. Restano tuttavia salvi i diritti acquistati dai terzi

di buona fede tra il giorno del matrimonio e il passaggio in giudicato della sentenza che dichiara la

nullità del matrimonio. Il coniuge di buona fede non è tenuto a restituire i frutti percepiti

anteriormente alla domanda di annullamento del matrimonio. La donazione in favore di figli

nascituri rimane efficace per i figli rispetto ai quali si verificano gli effetti del matrimonio putativo

(art. 785 c.c.).

Il donante può stipulare la riversibilità (c.d. patto di ritorno) delle cose donate, sia per il caso di

premorienza del solo donatario, sia per il caso di premorienza del donatario e dei suoi discendenti.

Nel caso in cui la donazione è fatta con generica indicazione della riversibilità, questa riguarda la

premorienza, non solo del donatario, ma anche dei suoi discendenti. Non si fa luogo a riversibilità

che a beneficio del solo donante. Il patto a favore di altri si considera non apposto (art. 791 c.c.).

La donazione può essere gravata da un onere. Il donatario è tenuto all'adempimento dell'onere entro

i limiti del valore della cosa donata. Per l'adempimento dell'onere può agire, oltre il donante,

qualsiasi interessato, anche durante la vita del donante stesso. La risoluzione per inadempimento

dell'onere, se preveduta nell'atto di donazione, può essere domandata dal donante o dai suoi eredi

(art. 793 c.c.).

Nelle donazioni non sono permesse le sostituzioni se non nei casi e nei limiti stabiliti per gli atti di

ultima volontà. La nullità delle sostituzioni non importa nullità della donazione (art. 795 c.c.).

E' permesso al donante di riservare l'usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a

vantaggio di un'altra persona o anche di più persone, ma non successivamente (art. 796 c.c.).

Il donante, in caso d'inadempimento o di ritardo nell'eseguire la donazione, è responsabile soltanto

per dolo o per colpa grave (art. 789 c.c.).

Salvo patto speciale, la garanzia del donante non si estende ai vizi della cosa, a meno che il donante

sia stato in dolo (art. 798 c.c.).

Come per il testamento (art. 624 c.c.) la donazione può essere impugnata per errore sul motivo, sia

esso di fatto o di diritto, quando il motivo risulta dall'atto ed è il solo che ha determinato il donante

alla liberalità (art. 787 c.c.).

Come per il testamento (art. 626 c.c.), il motivo illecito rende nulla la donazione quando risulta

dall'atto ed è il solo che ha determinato il donante alla liberalità (art. 788 c.c.).

Come per il testamento (art. 590 c.c.), la nullità della donazione da qualunque causa dipenda, non

può essere fatta valere dagli eredi o aventi causa dal donante che, conoscendo la causa della nullità,

hanno, dopo la morte di lui, confermato la donazione o vi hanno dato volontaria esecuzione (art.

799 c.c.).

Come tutti i contratti, la donazione può sciogliersi solo per due ragioni:

Ingratitudine del donatario (art. 809 c.c.);

• sopravvenienza o esistenza di un figlio o discendente legittimo del donante al tempo della

• donazione Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di un figlio naturale, salvo che

si provi che al tempo della donazione il donante aveva notizia dell'esistenza del figlio. La

revocazione può essere domandata anche se il figlio del donante era già concepito al tempo

della donazione (art. 803 c.c.).

Non possono revocarsi le donazioni rimuneratorie. Sono anche revocabili le donazioni ordinarie se

fatte per causa d'ingratitudine, per sopravvenienza di figli, e quelle fatte in riguardo di un

determinato matrimonio (805 c.c.).

La revocazione per ingratitudine o per sopravvenienza di figli non pregiudica i terzi che hanno

acquistato diritti anteriormente alla domanda, salvi gli effetti della trascrizione di questa. Il

donatario, che prima della trascrizione della domanda di revocazione ha costituito sui beni donati

65

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

diritti reali che ne diminuiscono il valore, deve indennizzare il donante della diminuzione di valore

sofferta dai beni stessi (808 c.c.). IMPRESA E SOCIETA’

NOZIONE DI IMPRENDITORE

Ai sensi dell’art. 2082, è imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica

organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Ai sensi dell’art. 2555, l'azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per

l'esercizio dell'impresa.

Per essere imprenditore occorre:

una attività produttiva, primaria, secondaria o terziaria;

• deve essere un attività professionale e non occasionale;

• l’attività deve essere svolta mediante una organizzazione, sull’imprenditore ricade il rischio del

• risultato economico dell’impresa;

l’attività esercita deve economica.

Per il codice non sono imprenditori coloro che esercitano professioni intellettuali (medici, avvocati,

ecc.), anche se richiede l’esercizio richiede costose attrezzature (ad esempio per il radiologo o il

dentista). Tuttavia se l’attività professionale viene inserita in un organizzazione imprenditoriale

(clinica, società di engineering, scuola privata, ecc) si applicano le disposizioni relative alle

imprese.

Ai sensi dell’art. 2083, sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli

commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il

lavoro proprio e dei componenti della famiglia

Per il codice civile il piccolo imprenditore è esonerato da:

la soggezione (una situazione giuridica passiva di un soggetto che deve subire un eventuale

• modifica della situazione giuridica da parte di chi detiene il diritto potestativo, senza potersi

opporre) in caso di insolvenza alle procedure concorsuali.

Dall’onere della tenuta dei libri obbligatori e delle scritture contabili.

• Dall’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese.

Ai sensi dell’art. 2135, è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione

del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per

selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di

un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che

utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono

comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla

manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano

ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o

dall'allevamento di animali, nonchè le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante

l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività

agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e

forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

L’impresa è commerciale se trattasi:

Di attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi;

• Di attività intermediaria nella circolazione dei beni;

• Di attività di trasporto per terra per acqua e per aria;

• Di attività bancaria o assicurativa;

• Di altre attività ausiliare delle precedenti (esempio, spedizioniere, agente di commercio).

• 66

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

La distinzione è importante perché l’imprenditore agricolo non è soggetto all’obbligo della tenuta

delle scritture contabili e al fallimento; le recenti riforme legislative hanno esteso all’imprenditore

agricolo l’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese inizialmente con semplice efficacia di

pubblicità-notizia ha ora l’efficacia di pubblicità legale.

L’IMPRESA COLLETTIVA

Con il termine società si possono indicare fenomeni diversi:

Il contratto con la definizione dell’art. 2247: il contratto di società due o più persone

• conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di

dividerne gli utili. Il contratto costitutivo di una società è un accordo bi o plurilaterale, di tipo

associativo.

Il soggetto sorto proprio in forza del contratto sociale che opera con una sua autonomia

• negoziale (compra, vende, diventa creditore o debitore). La società acquista diritti ed assume

obblighi per mezzo di soci che ne hanno la rappresentanza.

Il rapporto che lega tra loro i soci è entrare a far parte di una società costituita significa entrare

• in un rapporto con gli altri soci.

Un tempo per la costituzione della società era necessaria la presenza di almeno due o più soci. Oggi

invece una società può costruirsi non soltanto in forza di un contratto, ma anche in forza di un atto

unilaterale (SpA o srl) in forza ad un atto unilaterale. Ad esempio con la scissione di una società da

un'altra che un atto unilaterale della società.

Del resto lo stesso codice civile ha sempre ammesso che una società, benché dovesse

necessariamente costituirsi con due soci, potessi ridursi ad un solo socio in un secondo momento,

momentaneamente (nelle società di persone) o permanentemente nelle società di capitali.

I singoli elementi della definizione legislativa del contratto di società sono:

Innanzitutto il conferimento dei beni o servizi da parte di ciascun socio (denaro, nobili,

• immobili, servizi, crediti, brevetti, ecc). Con i conferimenti si costituisce il patrimonio della

società che è autonomo dal patrimonio personale dei soci. In una comunione i singoli beni

continuano ad appartenere (sia pure pro quota) ai comproprietari i quali possono sempre

domandare lo scioglimento con conseguente divisione e successiva assegnazione delle singole

parti a ciascuno dei condividenti. Un socio, invece, non può chiedere la divisione del patrimonio

della società se non quando ricorre uno dei casi tassativamente previsti di scioglimento della

società stessa e previa liquidazione della società per garantire in primo luogo i creditori sociali.

In secondo luogo occorre che la società venga costituita per l’esercizio di un attività economica

• (che deve essere specificata nel contratto sociale) comune tra più soci. In deroga a questo

principio, la recente riforma della disciplina delle società di capitali, entrata in vigore il 1°

gennaio 2004, ha creato la possibilità della creazione di azioni senza diritto di voto e la

possibilità dell’emissione a favore di chi abbia apportato alla società opere o servizi ovvero a

favore di prestatori di lavoro dipendenti della società di strumenti finanziari dotati di diritto di

voto su argomenti specifici.

Occorre infine che la società sia costituita alla scopo di dividere gli utili dell’attività, ripartiti tra

• i socio proporzionalmente alle quote conferite. Ma il contratto sociale può prevedere diversi

criteri (ad esempio premiare un socio che apporta un contributo determinante allo sviluppo della

società), purché non incorra nel divieto del c.d. patto leonino (art. 2265 c.c.) cioè è nullo il patto

con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 ha introdotto per tutte le società (con personalità

giuridica e associazioni) la responsabilità amministrativa per i reati commessi, nell’interesse o a

vantaggio dell’ente o suo, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione

o di direzione (anche solo di fatto) dello stesso ente, se l’autore del reato non è imputabile o non è

stato identificato. E’ esclusa la responsabilità se l’autore del reato ha agito elusivamente

67

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

nell’interesse proprio o di terzi e se la società riesce a dimostrare di aver adottato modelli di

organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati.

La responsabilità amministrativa della società comporta la confisca del profitto che la società ha

tratto dal reato e l’irrogazione di una sanzione pecuniaria. Inoltre il giudice penale può interdire

quella società da quelle attività da cui è scaturito l’illecito, salvo che questa abbia integralmente

risarcito il danno ed eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato.

Elementi costitutivi della personalità giuridica

Per le associazioni sono la pluralità di persone e lo scopo comune. Per le fondazioni il patrimonio e

lo scopo. Dopo l’abolizione dell’art. 12 del codice civile con il D.P.R. 26 febbraio 2000 n. 361, il

riconoscimento delle associazioni e delle fondazioni e di tutte le altre istituzioni di carattere privato

avviene con l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture.

Per il riconoscimento è necessario e sufficiente che siano rispettata le legge e dal regolamento

dell’ente e che allo scopo sia possibile, lecito e che il patrimonio sia adeguato allo scopo che si

intende realizzare. Per alcuni versi quindi assumono la personalità giuridica analogamente a quanto

avviene per le società di capitali (art. 2331 c.c.) le quali acquistano la personalità giuridica con

l’iscrizione nel registro delle imprese.

Quindi gli elementi costitutivi della personalità giuridica sono:

L’atto costitutivo con il quale più persone danno vita ad una associazione; è un negozio

• bilaterale, o plurilaterale, che rientra nella categoria degli atti collettivi redatto nella forma di

atto pubblico.

Il negozio di fondazione. L’atto con cui una persona separa alcuni beni dal proprio patrimonio e

• li destina ad uno scopo determinato. E’ un negozio unilaterale tra vivi o causa morte, e può

quindi essere un atto pubblico o un testamento.

Lo statuto. E’ un atto con cui è regolata la vita e l’attività della persona giuridica. Può essere

• incorporato nell’atto costitutivo o nel negozio di fondazione.

L’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture.

Le fondazioni bancarie oggi sono titolari di ingenti patrimoni che hanno natura di persone

giuridiche private senza fini di lucro dotate di piena autonomia statutaria e gestionale, ma sottoposte

ad i poteri dell’autorità di vigilanza che è il Ministero dell’Economia.

LA TUTELA DEI DIRITTI

LA TRASCRIZIONE

La trascrizione è un mezzo di pubblicità che si riferisce agli immobili o ai beni mobili registrati

(nave, aeromobili, auto) che serve a far conoscere le vicende giuridiche di un immobile o di un

mobile registrato.

Secondo il codice abrogato è: mezzo di pubblicità dei negozi relativi a beni suindicati.

La funzione originaria della trascrizione è quella di strumento per la soluzione di conflitti tra più

soggetti acquirenti di diritti reali su determinati beni. Il diritto reale acquistato su un bene diventa

opponibile soltanto con la trascrizione. A differenza di quando avveniva per il diritto romano, il

contratto ha efficacia traslativa della proprietà o dei diritti reali. Mentre per i beni mobili non

registrati il conflitto tra acquirente e venditore è risolto in base al principio del possesso: possesso

vale titolo.

In sintesi i conflitti tra acquirente e venditore si risolvono a seconda se sono beni mobili, diritti reali

di godimento, o beni immobili o mobili registrati:

Mobili. possesso vale titolo - L’art. 1155 dice: Se taluno con successivi contratti aliena a più

• persone un bene mobile, quella tra esse che ne ha acquistato in buona fede il possesso è preferita

alle altre, anche se il suo titolo è di data posteriore.

Per i diritti reali di godimento l’art. 1380 dice: Se, con successivi contratti, una persona concede

• a diversi contraenti un diritto personale di godimento relativo alla stessa cosa, il godimento

68

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

spetta al contraente che per primo lo ha conseguito. Se nessuno dei contraenti ha conseguito il

godimento, è preferito quello che ha il titolo di data certa anteriore. Sono salve le norme relative

agli effetti della trascrizione.

Per i beni immobili (l’art. 2643) o beni mobili registrati (art. 2683 e 2684) - L’art. 1376 dice:

• “Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la

costituzione o il trasferimento di un diritto reale ovvero il trasferimento di un altro diritto, la

proprietà o il diritto si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso delle parti

legittimamente manifestato”. L’art. 2643 dice indica quali contratti devono essere resi pubblici

con il mezzo della trascrizione. Infatti l’art. 2644 dice: Gli atti enunciati nell'articolo precedente

non hanno effetto riguardo ai terzi che a qualunque titolo hanno acquistato diritti sugli immobili

in base a un atto trascritto o iscritto anteriormente alla trascrizione degli atti medesimi. Seguita

la trascrizione, non può avere effetto contro colui che ha trascritto alcuna trascrizione o

iscrizione di diritti acquistati verso il suo autore, quantunque l'acquisto risalga a data anteriore.

Il principio della trascrizione si applica anche quando la prima vendita (non trascritta) sia stata

effettuata da una persona e la seconda (trascritta) dal suo erede: quest’ultima è opponibile

all’acquirente perché l’erede è rispetto alla totale unità patrimoniale (sia pure pro quota) nella stessa

posizione del de cuius.

A differenza dell’ordinamento tedesco e austriaco, nei quali vige un sistema reale con impostazione

riferibile a ciascun fondo, il nostro ordinamento si basa su un sistema non reale, bensì personale con

partite intestate nei registri al nome della singola persona interessata.

Il conservatore dei registri immobiliari (svolte oggi dalle Agenzie del territorio) non deve operare

alcuna indagine in ordine alla validità ed all’efficacia sostanziale dell’atto, ma si limita a verificare

se il titolo è un atto pubblico o una scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata

giudizialmente, oppure una sentenza come impone l’art. 2657 c.c.

La provincia di Trento e Bolzano hanno un sistema su base reale del genere teutonico.

I beni immobili (l’art. 2643) o beni mobili registrati (art. 2683 e 2684) coincidono con quelli per i

quali è richiesta la forma scritta ai sensi dell’art. 1350 che si dividono in due categorie:

Contratti traslativi della proprietà o costitutivi o modificativi o traslativi di diritti reali

• immobiliari, atti di rinunzia alla proprietà e ai diritti reali.

Contratti relativi a diritti personali su beni immobili soltanto se superano una certa durata

• (locazione immobiliare ultranovennale) o conferimento di beni immobili in una società o in una

associazione per un periodo superiore ai nove anni, ecc.

Le transazioni per controversie su diritti reali o su cosa altrui.

• Le sentenze costitutive

• Le domande giudiziali

Ai sensi dell’art. 2650: Nei casi in cui, per le disposizioni precedenti, un atto di acquisto è soggetto

a trascrizione, le successive trascrizioni o iscrizioni a carico dell'acquirente non producono effetto,

se non è stato trascritto l'atto anteriore di acquisto. Quando l'atto anteriore di acquisto è stato

trascritto, le successive trascrizioni o iscrizioni producono effetto secondo il loro ordine rispettivo,

salvo il disposto dell'articolo 2644. L'ipoteca legale a favore dell'alienante e quella a favore del

condividente, iscritte contemporaneamente alla trascrizione del titolo di acquisto o della divisione,

prevalgono sulle trascrizioni o iscrizioni eseguite anteriormente contro l'acquirente o il condividente

tenuto al conguaglio. LE PROVE

La prova testimoniale (o prova orale) è la dichiarazione fatta al giudice da una persona estranea alla

causa in relazione a fatti controversi di cui il teste è a conoscenza. E’ ammessa solo nei ristrettissimi

casi delll’art 2721 Ammissibilità: limiti di valore. La prova per testimoni dei contratti non è

ammessa quando il valore dell'oggetto eccede 2,58 euro. Tuttavia l'autorità giudiziaria può

consentire la prova oltre il limite anzidetto, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del

contratto e di ogni altra circostanza. Inoltre il giudice deve ammettere la prova testimoniale se

69

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

ricorre una delle tre ipotesi dell’art 2725 - atti per i quali è richiesta la prova per iscritto o la forma

scritta: quando, secondo la legge o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per

iscritto la prova per testimoni è ammessa soltanto quando il contraente ha senza sua colpa perduto il

documento che gli forniva la prova. La stessa regola si applica nei casi in cui la forma scritta è

richiesta sotto pena di nullità.

I terzi non sono soggetti alle restrizioni della prova testimoniale.

Ad substantiam e ad probationem

Ad substantiam ai fini della sostanza dell'atto (scrittura privata o atto pubblico). Si usa quasi

esclusivamente a proposito della forma dei negozi giuridici che in questo modo costituisce un

elemento essenziale del negozio a pena di nullità. In proposito è bene ricordare che la regola

generale vigente nel nostro sistema giuridico è quello della libertà di forma. Solo eccezionalmente è

richiesta una forma determinata (che è poi quella scritta). Quando la forma è richiesta «ad

essa costituisce un elemento essenziale del negozio giuridico, il quale pertanto non è

substantiam»,

valido se non è fatto con la forma tassativamente stabilita. È quindi inutile qualsiasi prova per

dimostrare l'esistenza del negozio (ad es., per vendere un immobile occorre necessariamente l'atto

pubblico; sarebbe quindi inutile ricorrere a prove testimoniali per dimostrare l'esistenza di una

vendita immobiliare fatta oralmente). Del tutto diversa è la situazione quando l'osservanza di una

forma è stabilita cioè al fine limitato della prova. In questo caso, infatti,

«ad probationem tantum»,

l'atto compiuto senza l'osservanza della forma prescritta è ugualmente valido, e quindi la prova della

formazione dell'atto è pienamente ammissibile.

è la controdichiarazione che fanno le parti quando fanno un contratto

La prova della simulazione

simulato. Ma può accadere che questa prova sia andata distrutta, allora è possibile ricorrere alla

prova testimoniale se avviene ad opera dei terzi. Se avviene per dimostrare che il contratto

dissimulato è illecito è ammessa senza limiti, mentre quella per dimostrare che il contratto

dissimulato sia lecito è ammesso nei limiti delle restrizioni per la prova testimoniale.

E comunque può essere richiesta se ricorrono le condizioni dell’articolo 2724 - Eccezioni al divieto

della prova testimoniale - La prova per testimoni è ammessa in ogni caso:

1) quando vi è un principio di prova per iscritto: questo è costituito da qualsiasi scritto,

proveniente dalla persona contro la quale è diretta la domanda o dal suo rappresentante, che

faccia apparire verosimile il fatto allegato;

2) quando il contraente è stato nell'impossibilità morale o materiale di procurarsi una prova

scritta;

3) quando il contraente ha senza sua colpa perduto il documento che gli forniva la prova.

Art 2722 Patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento.

La prova per testimoni non è ammessa se ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un

documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea.

Art 2723 Patti posteriori alla formazione del documento.

[I]. Qualora si alleghi che, dopo la formazione di un documento, è stato stipulato un patto aggiunto

o contrario al contenuto di esso, l'autorità giudiziaria può consentire la prova per testimoni soltanto

se, avuto riguardo alla qualità delle parti, alla natura del contratto e a ogni altra circostanza, appare

verosimile che siano state fatte aggiunte o modificazioni verbali.

Art 2726 Prova del pagamento e della remissione.

Le norme stabilite per la prova testimoniale dei contratti si applicano anche al pagamento e alla

remissione del debito. è ogni argomento, congettura, illazione, attraverso cui, essendo già

La presunzione o prova indiretta

provata una determinata circostanza, si giunge a considerare provata un’altra circostanza, sfornita di

prova diretta (un tempo scaduto già da molto tempo, senza che il creditore lo abbia rivendicato si

presume pagato se questo è conosciuto come una persona particolarmente precisa).

Le presunzioni ai dicono legali, o semplici: 70

TÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

73

PESO

607.94 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Parente Fernando.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in giurisprudenza

Storia del Diritto Romano - Appunti
Appunto
Il diritto dell'esistenza, Cotta - Appunti
Appunto
Diritto Tributario - Appunti
Appunto
Diritto costituzionale - Appunti
Appunto