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Diritto privato Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto privato basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Casnici dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Economia, Corso di laurea in economia aziendale . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto Privato docente Prof. P. Casnici

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vietato a tali fini la commercializzazione. Stesso divieto per la

commercializzazione dell’intero corpo.

-Diritto all’immagine: la pubblicazione e l’esposizione di immagini

relative ad un soggetto possono far venir meno questo diritto.

Questo diritto spesso si scontra con il diritto all’informazione. Per

giungere ad un compromesso vi è una disposizione legale che

prevede il divieto di utilizzare l’immagine in modo tale da ledere

l’onore e il decoro della persona.

-Diritto alla privacy: riguarda le modalità con le quali chi per

mestiere tratta dati altrui deve farlo con determinate modalità e

circospezioni. Tale diritto si applica principalmente per il

trattamento dei cosiddetti dati “sensibili”. Questo diritto viene

tutelato dal “garante del diritto alla privacy”, chi deve trattare dati

sensibili altrui deve chiedere al garante l’autorizzazione dichiarando

come saranno trattati i dati; è anche un organo consultivo in gradi

di fornire informazione relativamente al trattamento di dati da parte

di terzi. Tale diritto spesso si scontra con il diritto all’informazione.

-I diritti reali:

1) Diritto di proprietà

2) Diritti reali su cosa altrui. Sono un gruppo di diritti tipici e a

loro volta si suddividono in:

Diritti reali di godimento

 Diritti reali di garanzia.

1) Il diritto di proprietà : viene considerato secondo costituzione

uno strumento di soddisfazione dei bisogni del singolo e della

collettività. Un’altra condizione che ci rende chiaro il recente

(post 800) declassamento del diritto di proprietà sono le

limitazioni che vi sono imposte (es. espropriazione per

pubblica utilità). I limiti della proprietà nel codice civile

riguardano soprattutto i rapporti di buon vicinato.

Ci sono altri due limiti che si sono tradotti in 2 divieti.

Divieto di immissione (Art. 844): il vicino non può limitare

 esalazioni, suoni o scuotimenti se non superano una

determinata soglia, il livello di “normale tollerabilità”, tale

livello viene condizionato a seconda del luogo; altro criteri

sono: la “priorità d’uso” e la “salvaguardia della ragione

della produttività” se il giudice ritiene che la ragione

spetti al privato emanerà un provvedimento di cessazione

dell’attività produttiva ed eventualmente ci sarà un

risarcimento. Qualora non sia possibili inibire l’attività

colui che produce l’immissione sarà autorizzato a

continuare con le dovute accortezze e al privato spetterà

un indennizzo (in relazione al tipo di immissione).

L’indennità va differenziata dal risarcimento: il

risarcimento subentra quando il danneggiato subisce un

danno ingiusto, quasi sempre è sotto forma monetaria ed

ha lo scopo di riequilibrare le parti, l’indennizzo invece

viene dato quando il danneggiato è obbligato

dall’ordinamento giuridico a sopportare un sacrificio,

quindi è una sorta di compenso in cambio della

sopportazione di un’immissione.

Divieto di atti emulativi : sono tutti quegli atti la cui

 applicazione danneggia in qualche modo (evidente o

meno) il vicino o il privato. Il danneggiato potrà rivolgersi

al giudice e se riuscirà a provare l’intenzione da parte del

danneggiatore, potrà richiedere di ristabilire la normalità

ed eventualmente un risarcimento. Se il danneggiato non

è in grado di provare l’intenzione di atto emulativo non vi

sarà nessuna alterazione della situazione.

-Quando si parla di diritto privato di proprietà occorre fare

differenza tra proprietà, possesso e detenzione. La proprietà

è un diritto reale assoluto, possesso e detenzione sono due

situazioni di fatto. Possesso e detenzione si differenziano in

base all’” animus” verso il bene o oggetto: abbiamo

“animus possidenti” quando verso l’oggetto in

considerazione abbiamo la concezione del possesso, come

se avessimo un diritto di proprietà. Abbiamo invece “animus

detinendi” quando verso il bene instauriamo un rapporto di

non proprietà (es. mi prestano qualcosa) ossia usiamo il

bene ma riconosciamo ad un altro la proprietà.

-Quando entriamo in possesso di un bene immobile, per

verificare che il diritto sia effettivamente trasferibile e non vi

siano aggravanti sul bene, posso andare al registro

immobiliare e immettendo codice fiscale del proprietario

attuale mi viene fornito un elenco delle sue proprietà. Per i

beni immobili non esiste un registro, quindi quando li

acquistiamo è legittimo che ci resti incertezza relativamente

al proprietario. Per regolamentare quindi questo tipo di

possesso ci si affida al possesso in “buona fede” (art. 1153)

che in sostanza afferma che i presupposti perché si compia

l’acquisto sono:

Il possesso -> chi acquista acquisisce immediatamente

 la materiale disponibilità del bene.

Buna fede-> ignorare di ledere un diritto altrui, pur che

 si abbia usato la massima diligenza nell’accertamento

che chi mi vende il bene possa effettivamente

alienarlo. La buona fede è sempre presunta, ed è

necessario che sussista nel momento della consegna.

Se tutti questi presupposti coesistono l’art.1153 fa sì che il soggetto

acquirente acquisti comunque la proprietà del bene anche se il

venditore non ha il diritto di alienarlo; per il completo passaggio

della proprietà occorre che la buona fede sussista anche nel

momento dell’acquisto, se dopo si viene a conoscenza della

disposizione illegale del bene questa successiva malafede non

nuoce al nuovo possessore del bene.

-Nel caso, il vero proprietario ha una sola possibilità: rivolgersi alla

persona che ha disposto illegalmente del bene un risarcimento.

-Volontà

Con la persona con cui costruiamo un rapporto giuridico occorre

dichiarare il nostro intimo volere (volontà), che si rende nota con

una dichiarazione verbale o scritta. Viene chiamato strumento di

dichiarazione privata.

Si può esprimere la volontà anche in modo tacito, facendo in modo

che il silenzio possa esprimere implicitamente l’opinione del

soggetto a proposito di qualcosa. Si può manifestare anche

attraverso determinati comportamenti, ossia per “fatti concludenti”.

I problemi sorgono in tutte quelle situazioni in cui la volontà e la

corrispondente dichiarazione non coincidono, cioè l’atto dichiarativo

non esprime correttamente la volontà. Questa particolare

condizione genera situazioni che devono essere disciplinate dal

legislatore.

Pe tutelare i terzi vi è il “principio dell’affidamento” che subentra

quando il terzo instaura un rapporto giuridico vincolato dalla

dichiarazione di qualcuno non corrispondente alle sue reali volontà,

costui non può opporre obiezioni nei confronti del/i terzo/i se

quest’ultimo era in buona fede verso la volontà dichiarata.

Ci sono situazioni in cui vi è l’assenza di volontà:

-dichiarazioni sotto minaccia di violenza fisica.

-dichiarazioni per gioco/scherzo.

-dichiarazioni contenenti errori materiali.

Ipotesi di divergenza tra volontà e dichiarazione, in questo caso

abbiamo:

Simulazione

 Dissenso

 Riserva mentale

 La simulazione è l’ipotesi più importante di divergenza in cui le

 parti sono in d’accordo sul dichiarare una volontà diversa da

quella messa in pratica, si tratta cioè di un contratto fasullo

messo in atto per far figurare ai terzi una certa realtà. Oppure

si parla di simulazione anche quando un contratto ne nasconde

un altro, quello che appare è il contratto simulato, quello

celato viene detto dissimulato; si distinguono dunque due tipi

di simulazione:

1) Simulazione assoluta : le parti pongono in essere un

negozio, ma in realtà non ne vogliono alcuno (es.: simulo

di vendere al mio amico Tizio l'appartamento di mia

proprietà, per sottrarlo all'aggressione da parte dei miei

creditori; in realtà l'appartamento rimane mio, Tizio non

acquista alcunché e non mi deve alcun prezzo);

2) Simulazione relativa : si ha quando le parti fingono di dar

vita ad un determinato tipo di negozio (detto negozio

simulato), mentre in realtà vogliono la produzione degli

effetti di un altro e differente negozio (detto negozio

dissimulato).

Il legislatore disciplina la simulazione per tutelare i terzi, la

legge tutela i terzi che hanno acquistato diritti dal simulato

alienante. (es. Tizio e Caio stipulano un finto contratto, caio

finge di acquistare la casa di Tizio, però in realtà rimane ad

utilizzo di Tizio, se un domani Caio venderà la casa a Mevio,

costui sarà un buona fede).

Agli occhi della legge il simulato alienante e il simulato

acquirente non sono messi sullo stesso piano, soprattutto per

quanto riguarda i creditori (a tal proposito vi è l’art.1416). I

creditori verso i primi lotteranno perché la simulazione

emerga, i creditori verso i secondi hanno invece interesse a far

sì che la simulazione non emerga così che possano far rivalere

il loro diritto di credito su un ammontare maggiore di beni.

Tra i due creditori per regola generale dovrebbe essere

preferito colui che ha contratto credito prima dell’accordo

simulato tra i debitori. Nel caso in cui uno dei creditori del

simulato acquirente, in buona fede, procede immediatamente,

con diligenza e celerità, con atti esecutivi verso il nuovo bene

del simulato acquirente la regola dell’antecedenza al contratto

passa in deroga.

Nel caso in cui il simulato acquirente dopo aver arricchito il

patrimonio con il bene simulato contraesse un debito con un

creditore e quest’ultimo riuscisse a dimostrare la buona fede e

che il credito è stato concesso solo a seguito della comparsa

del nuovo bene, costui sarà preferito agli altri creditori.

I creditori ovviamente dovranno dimostrare in giudizio le prove

dell’avvenuta simulazione, non è sufficiente il sospetto. Per il

codice civile ai creditori è concessa libertà di prova, ossia

potranno utilizzare qualsiasi mezzo di prova.

Vi sono anche casi in cui saranno le parti stesse della

simulazione a cercare di portare prove per la dimostrazione

della simulazione, qualora ci sia stato da parte di una delle due

un atto non convenuto da entrambe le parti nell’accordo

simulato. A tal proposito per invalidare il contratto simulato

occorre stipulare una “controdichiarazione” che afferma che il

contratto a cui fa riferimento è simulato. In assenza di

controdichiarazione è praticamente impossibile provare la

natura simulata del contratto.

Per quanto riguarda la simulazione relativa, se le parti sono

realmente interessate alla produzione del contratto

dissimulato, dovranno stipulare il contratto simulato

rispettando però le formalità previste dal contratto dissimulato.

Tutto ciò viene fatto con fine di far sorgere in terzi dubbi

relativamente al contratto simulato.

Vi è anche la simulazione soggettiva, ossia quando vi è un

soggetto che si inserisce al posto del contraente facendo

credere a terzi che il contratto è avvenuto tra due parti quando

in realtà una delle due parti è in ruolo di copertura del vero

acquirente/venditore.

Simulazione assoluta: le parti pongono in essere un negozio,

ma in realtà non ne vogliono alcuno (es.: simulo di vendere al

mio amico Tizio l'appartamento di mia proprietà, per sottrarlo

all'aggressione da parte dei miei creditori; in realtà

l'appartamento rimane mio, Tizio non acquista alcunché e non

mi deve alcun prezzo);

Simulazione relativa: si ha quando le parti fingono di dar vita

ad un determinato tipo di negozio (detto negozio simulato),

mentre in realtà vogliono la produzione degli effetti di un altro

e differente negozio (detto negozio dissimulato

Dissenso : è un'ipotesi che può presentarsi solo nei contratti e

 non quindi in qualsiasi altro negozio giuridico. Si ha quando, a

seguito di un fraintendimento dell'altrui dichiarazione, ovvero

a causa di un errore sulla natura o identità dell'oggetto del

contratto, un soggetto aderisce apparentemente alla proposta

dell'altra parte ma, effettivamente, non vi è un vero e proprio

incontro delle due volontà. La conseguenza sarà l'annullabilità

del contratto (se errore ostativo, ossia l0errore che cade sulla

dichiarazione o sulla trasmissione della dichiarazione

medesima). Se invece il dissenso si concreta in una vera e

propria mancata corrispondenza tra proposta e accettazione,

la conseguenza sarà, inevitabilmente, la nullità del contratto.

Riserva mentale : ricorre questa ipotesi tutte le volte in cui un

 soggetto, senza essere d'accordo con l'altra parte, rende una

dichiarazione volutamente differente da ciò che è

effettivamente voluto. Poiché si tratta di una divergenza che è

e rimane esclusivamente nella sfera intima del dichiarante,

nulla sapendo e di nulla potendosi accorgere il destinatario

della dichiarazione, in questo caso nasce e resta

perfettamente valido ed efficace.

-Vizi della volontà:

Errore vizio.

 Dolo.

 Violenza psichica/morale.

 Errore (vizio): si tratto di una falsa rappresentazione della

 realtà che induce un soggetto a stipulare un contratto che in

realtà non avrebbe stipulato o comunque non a quelle

condizioni.

Perché il contratto sia annullabile occorre che l’errore abbia 3

caratteristiche:

1) Essenzialità (art. 1429) -> occorre che l’errore sia caduto

sull’essenza del contratto, ossia che intacchi quella che è la

ragion di fondo del contratto.

2) Determinante -> la falsa rappresentazione della realtà è

stata la causa della stipulazione del contratto.

3) Riconoscibilità -> l’errore deve essere riconoscibile dall’altro

contraente, questo a scopo di tutela di entrambe le parti.

Perché vi possa essere un domani l’annullamento occorre

che entrambe le parti abbiano tenuto certi comportamenti,

l’acquirente deve dichiarare ciò che richiede.

Violenza psichica/morale (art. 1435): viene distinta dalla

 violenza fisica che è considerata elemento di annullamento

della volontà, la violenza psichica invece è una minaccia posta

in essere per forzare una prete a stipulare un contratto, anche

in questo caso se la violenza è stata la motivazione della

stipulazione, la parte lesa potrà chiedere l’annullamento.

Può anche essere che la minaccia sia posta in essere da

qualcuno che non è contraente ma bensì un terzo, anche in

questo caso è possibile richiedere l’annullamento senza

dimostrare che l’altro contraente ne fosse consapevole

Dolo : differisce dal dolo penale, con dolo come vizio di volontà

 ci riferiamo all’insieme degli artifizi e dei raggiri mediante i

quali si è persuaso un soggetto a stipulare un contratto che in

altre condizioni non avrebbe posto in essere.

Nel caso in cui il dolo provenga da un terzo, l’annullamento del

contratto viene posto in essere solo se la parte contraente che

ne trae un vantaggio è complice con il terzo. In caso contrario

la parte lesa può comunque richiedere un risarcimento.

Dolus bonus (es. pubblicità): non viene considerato vizio della

volontà poiché il legislatore attribuisce implicitamente a tutti la

capacità di non cadere in tentazione, quindi non viene

sanzionato a meno che non si tratti di un vero e proprio

inganno.

-Annullabilità del contratto:

Nullità (più grave).

 Annullabilità (più lieve).

 Nullità : le ipotesi/ cause sono elencate tassativamente dal

 legislatore.

Quando manca uno degli elementi essenziali.

1) Non c’è l’accordo.

2) Non c’è la causa.

3) Non c’è l’oggetto.

4) Rispetto della forma (se imposta dal legislatore).

5) La causa c’è ma è illecita, l’oggetto c’è ma è illecito.

La presenza di uno o più di queste ipotesi comporta lo scioglimento

immediato del contratto

Per i contratti a esecuzione periodica e continuativa c’è una deroga.

Qualora ci fosse una dichiarazione di nullità il contratto decade ma

le prescrizioni precedentemente avvenute che hanno prodotto i loro

effetti rimangono (es. rapporto di lavoro -> non di deve restituire il

salario).

Caratteristiche della sentenza di nullità:

-insanabilità della nullità.

-è imprescrittibile.

-assoluta -> tutti possono farla valere nei confronti di tutti

-conseguenza: sempre rilevabile d’ufficio dal giudice, può essere

fatta valere da chiunque, anche da una parte esterna la contratto.

Natura della sentenza di nullità:

Natura dichiarativa: il compito del giudice è quello di

esaminare/rilevare/dichiarare la nullità in modo da renderlo noto a

terze parti

Ci sono dei casi di “nullità parziale”, cioè tale provvedimento

colpisce una sola clausola del contratto (es. contratto di locazione

con clausola di termine del contratto a tempo inferiore al minimo

stabilito dalla legge). Se la clausola posta sotto nullità per il

contratto è altamente rilevante o fondamentale per il contratto ciò

comporta anche l’annullamento del contratto stesso; se la clausola

invece è scarsamente rilevante, dopo l’annullamento verrà

sostituita automaticamente dalla legge (inserzione automatica di

clausole).

Conversione del contratto nullo: un contratto può essere convertito

in valido se sussistono due elementi:

1) Elemento oggettivo: forma e contenuti sono propri di un

altro contratto.

2) Elemento soggettivo: Il giudice deve capire se nel caso di

nullità vi era comunque l’intenzione da parte dei contraenti

di stipulare un contratto valido.

Oppure le parti possono mettersi di nuovo d’accordo e

stipulare un contratto.

Annullabilità :

 Cause:

1) Uno dei contraenti è un incapace.

2) La volontà dei contraenti è stata alterata (errore/vizio/dolo).

-L’annullabilità è sempre sanabile attraverso lo strumento della

convalida.

-È prescrittibile: trascorsi 5 anni l’ordinamento perde la

capacità d’annullamento.

-L’annullamento non può essere rilevato d’ufficio dal giudice,

la può rilevare solo chi ha subito degli svantaggi.

-Invalidità relativa, può essere fatta valere da chi ne prova uno

svantaggio/danno.

-La sentenza ha una natura costitutiva, l’intervento del giudice

consiste nella modifica del contratto.

Istituto della rappresentanza volontaria:

Si tratta della capacità di un soggetto privato di conferire ad un

secondo soggetto (anch’esso privato) la capacità di compiere

negozi giuridici in sua vece o per suo conto.

Ci sono due casi distinti di rappresentanza:

1) Rappresentanza volontaria diretta : si manifesta attraverso la

spendita del nome del rappresentato da parte del

rappresentante, il contraente è quindi a conoscenza delle

generalità del contraente e del ruolo del rappresentante nel

contratto.

2) Rappresentanza volontaria indiretta : in questo caso il

rappresentante agisce per conto del rappresentato ma senza

la spendita del nome, il contraente è quindi all’oscuro della

situazione di rappresentanza.

Conseguenze:

La rappresentanza diretta ha come effetto l’immediato

trasferimento degli effetti del contratto al patrimonio del

rappresentato.

La rappresentanza indiretta invece in un primo momento

produce solo effetti per il patrimonio del rappresentante al

quale sarà successivamente presentato l’obbligo di trasferire

tali effetti al patrimonio del rappresentato.

Il conferimento del potere di rappresentanza avviene per mezzo

dell’istituto della “procura”:

Si tratta di un negozio giuridico unilaterale di natura ricettizia

(bisogna renderlo noto al rappresentante) all’interno del quale deve

essere menzionata l’attività che il rappresentante è deve svolgere,

con distinzione tra:

Potere speciale : si riferisce solo a determinati compiti.

 Potere generale : si riferisce a più compiti.

Tale potere viene attribuito secondo la forma contrattuale, il

rappresentante agisce quindi come delegato.

Vi sono poi i casi di “eccesso di potere”: ossia quando il

rappresentante eccede i limiti del potere attribuitogli e di “difetto di

potere”: ossia la situazione in cui il rappresentante opera per conto

del rappresentato senza procura o comunque a seguito del suo

ritiro.

Ci sono altre situazioni anomale di rappresentanza:

L’abuso è la situazione in cui il rappresentante utilizza il potere

attribuitogli per adempire interessi estranei a quelli del

rappresentato.

Un altro caso anomalo può essere la situazione in cui un terzo

soggetto si offre di stipulare un contratto con una parte e supera i

limiti concessi dalla sua procura.

L’eventuale contratto stipulato tra un falso rappresentante e una

terza parte ignota viene ritenuto inesistente o comunque nullo. Ciò

che porta a tale stato il contratto è la mancanza di volontà propria

delle parti; da un lato non è volontà del falso “procuratus” la

stipulazione del contratto, mentre non è volontà della terza parte

contraente stipulare un contratto con un rappresentante (falso o

meno che sia). Di regola quindi questo contratto non produce

effetti, fatta eccezione per alcuni casi disciplinati dove tale principio

viene derogato e il contratto produce effetti, un esempio può essere

la cambiale. Il vero presunto rappresentato in nessun modo viene

assoggettato dal contratto in quanto ignaro dell’avvenuta

stipulazione. La terza parte contraente potrà citare in giudizio il

falso rappresentante e richiedere a quest’ultimo un risarcimento in

diverse forme:

Danno emergente : spese e danni subiti con il falso contratto.

 Lucro cessante : mancato guadagno -> mancati contratti

 migliori.

NB: un danno deve essere quantificato e la parte lesa deve

dimostrare che il danno subito è diretta conseguenza del contratto

stipulato.

Il giudice cerca solitamente di conservare comunque gli effetti del

contratto qualora il vero rappresentato, venuto a conoscenza del

contratto stipulato, decidesse di legittimare il contratto poiché

ritenuto conveniente. La legge permette la “ratifica”: si tratta di un

atto unilaterale retroattivo ed attribuisce in sostanza la procura, in

principio mancante, producendo gli effetti del contratto.

Per salvaguardare le terze parti il codice civile attribuisce alla terza

parte lesa la possibilità di porre un limite di tempo entro il quale il

presunto rappresentato potrà presentare la ratifica. Il silenzio da

parte del rappresentato equivale alla rinuncia.

-Cosa succede se una delle parti contraenti ha ridotta capacità

d’agire?

Tale problematica viene disciplinata dall’art. 1389, che afferma

innanzitutto che il rappresentato sia in possesso della completa

capacità giuridica, per quanto riguarda il rappresentante occorre

solamente, con riguardo al tipo di negozio giuridico, che sia in

possesso della capacità di intendere e volere (può anche essere

minorenne), salvo affari particolari in cui è richiesta anche capacità

legale.

-Per quanto riguarda i vizi della volontà, l’art. 1390 afferma che

bisogna fare riferimento al rappresentante poiché è quest’ultimo

che entra effettivamente in contatto con la terza parte; questo a

meno che il vizio non sia contenuto nel contratto predeterminato

dal rappresentato, solo in questo caso il contratto potrà essere

annullato per volontà del rappresentato.

-Obbligazioni:

Va premesso che il Codice Civile non fornisce una definizione di

obbligazione. Secondo un'autorevole dottrina, possiamo definire

l'obbligazione come “uno specifico dovere giuridico, in forza del

quale un soggetto, detto debitore, è tenuto ad una prestazione

patrimoniale per soddisfare l'interesse di un altro soggetto, detto

creditore”. Possiamo dunque dire che l'obbligazione presenta

sempre:

Un debito, da intendersi come dovere di adempiere una

 prestazione;

Una responsabilità, poiché l'obbligazione comporta

 l'assoggettamento del patrimonio del debitore al potere

coattivo del creditore.

A norma dell'art. 1173 C.C. “le obbligazioni derivano da contratto,

da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in

conformità dell'ordinamento giuridico. Queste sono dunque le fonti

dell'obbligazione.

Fatto illecito (art.2043): si tratta dell’obbligo che ha un

 soggetto verso un altro soggetto contro il quale ha provocato

un danno con differimento in caso di dolo oppure colposo.

L’obbligazione in questo caso sarà il risarcimento del danno

provocato. Perché vi sia il risarcimento occorre dimostrare il

dolo oppure la colpa. Deve esserci anche un diretto rapporto

tra causalità ed effetto, se la parte lesa subisce all’interno del

fatto ulteriori danni di responsabilità estranea alla parte

offendente, quest’ultima risponderà solo del danno provocato

da lei.

Altri fatti idei a produrre un vincolo obbligazionario sono tutte

 le obbligazioni che nascono da fatti unilaterali (es. promessa di

pagamento).

Requisiti fondamentali dell’oggetto o della prestazione

obbligazionaria sono:

-Patrimonialità: valutabilità della prestazione in termini economici.

-Possibilità: l’oggetto della prestazione deve essere possibile sotto il

profilo materiale sia sotto il profilo giuridico.

-Liceità: la prestazione non potrà mai essere contraria a norme

imperative.

-Determinatezza o determinabilità: è importante che le parti

forniscano gli elementi per determinare la prestazione, non avrebbe

senso un rapporto giuridico con una prestazione indeterminata.

Alcuni tipi di obbligazioni sono:

Obbligazione parziaria : si tratta di una obbligazione che

 presenta la caratteristica di una pluralità di soggetti (creditori

e/o debitori), ciascuno dei quali è portatore di un diritto o di un

obbligo parziale (quindi, solo di una quota di credito, o solo di

una quota di debito) e ciascuno potrà riscuotere (o dovrà

adempire) solo la sua quota.

Obbligazione solidale : anche questa obbligazione presenta una

 pluralità di soggetti o dal lato attivo, o dal lato passivo, o da

entrambi. Qui però ogni creditore avrà diritto a pretendere dal

debitore la prestazione per intero, rimanendo poi problema

interno al gruppo di creditori quello di ripartire in quote il

pagamento ricevuto; si parla in questo caso di solidarietà

attiva. Analogamente per i debitori.

Obbligazioni di mezzi e obbligazioni di risultato : si definiscono

 obbligazioni di risultato quelle nelle quali l'oggetto

dell'obbligazione non è costituito dal lavoro, bensì dal risultato

che si ottiene con il lavoro (si pensi all'obbligazione del

prestatore d'opera manuale). Dunque in questi casi il debitore

non sarà da considerarsi adempiente se non quando avrà

prodotto il risultato voluto dal creditore. Si parla invece di

obbligazione di mezzi quando l'oggetto dedotto in obbligazione

si sostanzia in un determinato comportamento diligente; qui,

dunque, l'obbligato andrà considerato adempiente quando

abbia posto in essere con diligenza il comportamento richiesto,

a nulla rilevando che tale comportamento abbia consentito il

raggiungimento o meno del risultato sperato dal creditore (si

pensi ad esempio all'obbligo assunto dal medico curante:

senz'altro egli assolverà al proprio obbligo prestando al

paziente le cure più opportune e diligenti, anche se queste non

dovessero condurre alla sperata guarigione).

Obbligazioni generiche e obbligazioni specifiche : si definisce

 obbligazione generica quella che ha come oggetto della

prestazione una cosa generica o un bene fungibile (esempio:

un gatto soriano o dieci quintali di farina). Si è invece in

presenza di una obbligazione specifica quando l'oggetto della

prestazione è un bene individuato e specificatamente

determinato (intendo acquistare il gatto soriano Pigio). La

distinzione fra le suddette obbligazioni assume in alcuni casi

particolare rilevanza: per tutte, è opportuno sottolineare che,

ad esempio, in caso di obbligo a prestare cose generiche non

si potrà mai giungere all'estinzione dell'obbligazione per

impossibilità sopravvenuta, diversamente dalle obbligazioni

specifiche dove il mancata possibilità di reperimento del bene

oggetto di obbligazioni rende impossibile anche l’obbligazione.

Le osservazioni sin qui svolte caratterizzano le cosiddette

obbligazioni civili, le quali sono accomunate dal principio della

“coercibilità”, da intendersi quale diritto del creditore di ottenere,

anche in via forzosa, l'adempimento del proprio credito. Differiscono

dalle obbligazioni naturali, che sono semplicemente doveri sociali o

morali ai quali l’ordinamento giuridico riconosce importanza; a

differenza delle obbligazioni civili, le obbligazioni naturali sono

caratterizzate dalla “non coercibilità”.

-Contratto:

Il contratto è definito dall’art. 1321 del codice civile come l’accordo

tra due o più persone disciplinato. Una caratteristica che non può

mai mancare ad un contratto è la patrimonialità dell’interesse

giuridico dedotto, significa che le prestazioni e in generale i profitti

intercorsi devono sempre avere una valutazione economica. Il

contratto nelle sue differenti forme può essere redatto per aprire

una rapporto giuridico tra due parti, ma anche chiuderlo o

modificarne uno esistente.

Vi sono un gruppo di contratti detti “sinallagmatici” che consistono

nella reciprocità delle prestazioni tra le due parti, un esempio è la

compravendita.

Ci sono invece altri tipi di contratto che prevedono solo per una

delle parti una prestazione, senza obbligo da parte del secondo

contraente di una prestazione corrispettiva (es. donazione).

Un ulteriore modo di classificare i contratti è la divisone tra contratti

tipici e atipici.

Tipici : sono tutti quei contratti disciplinati dal libro 4° del

 codice civile e sono in generale i contratti più diffusi.

Atipici : sono i contratti non disciplinati direttamente dal

 legislatore e posti liberamente in essere nelle loro condizioni

dai privati, con l’unica limitazione di porre condizioni che siano

in opposizione con quanto previsto dalla legge o comunque

amorali.

Possiamo anche distinguere:

Contratti a effetti reali : il cui effetto prodotto è trasferimento di

 un bene, si perfezionano (concludono) nel momento della

consegna del bene.

Contratti a effetti obbligatori : deve sorgere tra le due parti un

 obbligo.

Contratti consensuali : si perfezionano con l’accordo tra le parti

 Contratti commutativi : all’interno di questo contratto fin

 dall’inizio le prestazioni tra le due parti sono predefinite (es.

compravendita).

Contratti aleatori : in questo caso almeno una delle due

 prestazioni non è predefinita dall’origine (es. contratto

assicurativo).

È importante collocare nel tempo il momento in cui un determinato

contratto si p concluso (perfezionato) poiché solo al seguito della

conclusione sorgono un capo alle parti gli effetti del contratto.

Sono elementi essenziali del contratto:

1) L’accordo

2) L’oggetto

3) La causa

4) La forma

1) L’accordo che genera un contratto lo si ha nel momento in cui

le volontà delle parti si fondono, per regola generale l’accordo

si dice concluso nel momento in cui colui che ha fatto una

proposta vede l’accettazione dell’altra parte. Proposta e

accettazione sono due atti prenegoziali unilaterali e recettizi

(devono essere messi a conoscenza). Proposta: offrire la

possibilità di aderire a determinate condizioni, la parte

proponente deve ovviamente rendere note tutte le condizioni e

fatta eccezione per alcuni casi la proposta è sempre revocabile

purché l’accettazione non sia già pervenuta dall’altra parte.

L’accettazione deve essere in tutto e per tutto conforme alla

proposta, se la parte sottoposta a proposta non fosse

d’accordo su alcuni punti della proposta costui potrà proporre

una modifica, ossia una controproposta, invertendo quindi i

ruoli.

Il legislatore per evitare comportamenti non propriamente

leciti pone una presunzione: tutti gli atti prenegoziali si

considerano noti dalle parti nel momento in cui questi atti sono

giunti al domicilio delle parti, in caso di mancata conoscenza

saranno le parti stesse a doverlo dimostrare.

Durante il periodo degli atti prenegoziali, ossia prima che

sorgano obblighi, la legge non vieta, ad esempio, di discutere

le condizioni prenegoziali con più parti per uno stesso bene. È

comunque concesso alle parti di vincolarsi ad un contratto

prima della sua stipula attraverso un contratto preliminare

avente come effetto quello di obbligare le parti a stipulare un

contratto (quello definitivo); il contratto preliminare deve

contenere tutte le caratteristiche fondamentali del contratto

definitivo e la data entro la quale lo stipuleranno. Quanto alla

forma il contratto preliminare deve rivestire la stessa forma del

contratto definitivo.

Nel caso in cui, giunto il momento di adempire il contratto, una

delle due parti si rendesse inadempiente la parte lesa può

operare richiedendo la “risoluzione” del contratto, ossia la

richiesta di un risarcimento, oppure la “manutenzione del

contratto”: il contraente si potrà rivolgere al giudice il quale

verificare le condizioni del contratto preliminare potrà

emettere una sentenza che comporterà gli effetti che si

sarebbero generati naturalmente se entrambe le parti

avessero stipulato il contratto definitivo.

Non tutti i contratti tollerano di essere preceduti da un

contratto preliminare ad esempio la donazione, in cui gli

obblighi prestazionali sono a carico di una sola delle parti ed è

un atto di liberalità.

Vi sono casi in cui le condizioni del contratto si discutono tra le

parti, altri casi in cui una delle parti ha già posto delle

condizioni e l’altra parte ha solo una possibilità: accettare o

meno (es. contratto stipulato con un ente).

All’interno di alcuni contratti sono presenti delle clausole dette

vessatorie, ossia “opprimenti” per una delle due parti, che in

generale rendono più difficile per il contraente accettante

esercitare i suoi diritti. Per salvaguardare le parti il legislatore

ha stabilito che tali clausole valgono solo se approvate per

iscritto, per questo motivo la maggior parte dei contratti

prevedono 2 firme: 1 per il contratto e 1 per l’accettazione

delle clausole.

2) L’oggetto rappresenta il contenuto del contratto ossia le

prestazioni che le parti si impegnano a rendere all’altro e/o

anche il bene oggetto della prestazione. L’oggetto deve essere

lecito, determinato o comunque determinabile.

3) Quando parliamo di causa di un contratto si intende la

funzione economico-sociale che il contratto intende realizzare.

Ad esempio per la compravendita è lo scambio di un bene o

servizio con la corresponsione di un prezzo o altro. Ciascuno di

noi quando stipula un contratto lo fa per interessi intimi e

personali che giuridicamente sono riconosciuti come “motivi”,

differiscono dalle cause e non hanno nessuna rilevanza

giuridica, a meno che non siano stati dedotti nel contratto,

ossia, all’intero di quest’ultimo, sono stati esplicitati. La causa

ovviamente deve essere lecita e possibile. La causa non può

mai mancare, ma esistono alcuni tipi di negozi giuridici detti

astratti in cui la causa è presente ma non è immediatamente

percepibile, un esempio è l’assegno la cui lettura fuori dal

contesto non fornisce immediatamente la causa.

4) La forma non sempre è un elemento essenziale, lo è quando la

legge lo impone, abbiamo la forma verbale e la forma scritta


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PIACENZA - CREMONA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefano.chiesa01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Casnici Patrizia.

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