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Il delitto tentato

Premessa al delitto tentato.

Il reato circostanziato si pone come fattispecie speciale rispetto a quella del reato semplice. Questo di

massima; sn rari i casi in cui l’elemento circostanziale si aggiunge agli elementi essenziali dell’illecito,

ma ne sostituisce uno, incidendo così sulla struttura base.

A quest’ultima ipotesi può accostarsi il cd. Delitto tentato.

Accanto ad ogni fattispecie delittuosa infatti se ne pone un ‘altra che delinea la condotta con la quale si

tenta, senza riuscirvi, di commettere un fatto corrispondente alla prima. E si tratta di fattispecie,

ripetiamo, che da un punto di vista strettamente giuridico, ha una sua perfetta individualità, formale e

sostanziale.

Si ha tentativo quando taluno intraprende un iter criminoso che viene troncato, per cause indipendenti

dalla volontà dell’agente, prima che giunga a conclusione.

La + ricorrente metafora: il tentativo è il delitto in itinere, mentre il delitto perfetto è il delitto giunto

alla meta.

Un tentativo di un delitto può presentarsi come un’attività interrotta. Ex: Tizio viene bloccato mentre

con l’intento di uccidere spiana l’arma contro la vittima designata.

Tentativo di delitto si ha anche quando vi è l’esaurimento di un’attività che non approda al risultato

avuto di mira. Ex: Tizio sempre cn intento omicidiario fa partire un colpo di fucile, ma nn raggiunge

Caio, vittima designata.

Nel primo caso l’azione nn si compie, nel secondo l’evento nn si verifica.

Cmq entrambe le ipotesi rientrano sotto art. 56 I com cp: “Chi compie atti idonei diretti in modo non

equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento

non si verifica”.

Quali sono le ragioni alla base della scelta

- di punire atti che non sono pervenuti al risultato avuto di mira

- di punirli in misura minore di quanto avrebbe comportato il delitto perfetto

dando vita ad una autonoma figura di illecito?

2 teorie in merito:

1) Concezione positivistica: ciò ke conta è la pericolosità sociale manifestata dal soggetto che tiene un

comportamento obiettivamente deviante da certe regole. Il soggetto in questione dev’essere posto

nell’impossibilità di nuocere. La conclusione cui giunge tale concez: chi ha tentato di commettere un

delitto è altrettanto pericoloso di chi ha portato a termine la condotta criminosa; nn sl va sanzionato, ma

nn v’è motivo di applicargli una pena + lieve di quella spettante al sogg autore del delitto perfetto.

2) Concezione del diritto penale della volontà: il delitto penale è mezzo di prevenzione e repressione

delle volontà libere che infrangono i vincoli della lealtà, che la comunità esige e che si aspetta dai propri

membri. Ma se ciò che importa è il mantenimento di quest’impegno di lealtà, cade ogni ragione per

distinguere tra chi ha realizzati il suo proposito criminoso e chi ha semplicemente cercato di farlo.

Anche quest’ultimo si è ribellato, ha mancato di lealtà: va punito e la sua colpevolezza è pari a quella di

chi è riuscito nell’intento.

La soluzione legislativa.

Il legislatore italiano ha scelto una strada intermedia che conciliasse le 2 diverse posizioni.

Da un lato ha riconosciuto la rilevanza del tentativo, dall’altro, considerando che la coscienza sociale e

il senso del giusto reagiscono diversamente a seconda che il proposito criminoso sia stato raggiunto o

no ha disposto che il tentativo sia punito in misura minore del delitto realizzato.

L’art. 56 fissa gli estremi della figura del delitto tentato. 1


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto penale per il corso del professor Patrono. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il delitto tentato, la premessa del delitto tentato, la concezione del diritto penale della volontà, la portata dell’art. 56 c.p., la struttura del delitto tentato, l'idoneità e la direzione non equivoca degli atti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Patrono Paolo.

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