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Diritto penale - nozioni generali Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto penale per l'esame del professor Melchionda sui seguenti argomenti: il fatto tipico, il nesso di causalità, la teoria tripartita, il dolo, il reato doloso omissivo, il reato colposo, le cause di giustificazione, l'errore, la colpevolezza,... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto penale docente Prof. A. Melchionda

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Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 9

“cause di giustificazione” (per es. la legittima difesa in cui l’uccisione di un uomo è un fatto

antigiuridico, pur essendo in teoria punibile, in pratica non lo perché il soggetto in presenza della

necessità di difendersi, ha agito tramite una causa di giustificazione).

Altre differenze tra teoria bipartita e tripartita:

- L’antigiuridicità non è una connotazione formale del reato ma ne rappresenta un elemento

costitutivo perché in realtà ci dice che, se non c’è alcuna giustificazione per quel fatto tipico,

è punibile

- La teoria bipartita aveva nella causa di giustificazione un elemento che annullava l’elemento

oggettivo, c.d. “elemento negativo del fatto”, e ciò rappresenta una carenza perché quel

fatto, pur essendo astrattamente punibile, non lo è, perché in quella circostanza in cui

versava l’agente, “essersi difeso” non si trova in contraddizione con la norma.

TIPOLOGIE DEL REATO

Attraverso la combinazione dell’elemento oggettivo e di quello soggettivo della fattispecie si

perviene a una tripartizione dei reati: dolo, colpa e preterintenzione. La preterintenzione si

caratterizza per fare qualcosa oltre la volontà dell’agente.

IL DOLO

= volontà finalizzata alla realizzazione di un evento

La fattispecie oggettiva che corrisponde al maggior numero di reati e costituita da un

comportamento attivo, dall’impiego di energia fisica, da un movimento corporeo tangibile che si

manifesta all’esterno ed è caratterizzata da 2 elementi:

a) volontà: di agire per il raggiungimento di uno scopo

b) rappresentazione: cioè la cognizione del contesto in cui si agisce

1° grado: previsione e intenzione (per es. un terrorista buono

vuole solo distruggere la facciata di S.Marco, quindi colloca

l’ordigno alle 4:00 perché è convinto che a quell’ora non passi

nessuna persona)

Diretto 2° grado: probabilità e assunzione del rischio (per es. il

terrorista cattivo pone la bomba alle 8:00 perché ritiene

probabile che a quell’aora ci siano dei passanti)

Dolo Eventuale: possibilità e assunzione del rischio (per es. il

terrorista buono pone la bomba alle 4:00 e, se qualcuno passa,

tanto meglio in quanto decide di assumersene la

responsabilità); la possibilità rispetto alla probabilità è meno

vicina alla certezza)

Indiretto Alternativo: il terrorista cattivo pone la bomba alle 8:00

perché vuole l’evento morte ma gli và bene anche l’evento

lesione

Indeterminato: il giudice cerca di risalire alla volontà del

terrorista, dopo l’analisi dell’evento

Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 10

REATO DOLOSO OMISSIVO

Il reato doloso omissivo è il corrispondente negativo del reato doloso attivo nella sua accezione di

“non azione” (per es. la madre che lascia morire di fame il bambino; l’investitore che non soccorre

l’investito) ma il reato doloso attivo è la trasgressione di un divieto, invece il reato doloso omissivo

è la trasgressione di un comando. Ci sono 2 tipi di reato dolosi omissivi:

a) propri: basta il mancato compimento dell’azione (per es. omissione di soccorso)

b) impropri: oltre al mancato compimento, l’agente è obbligato a impedire l’evento stesso (per

es. il ferroviere che, omettendo di azionare uno scambio, causa uno scontro)

Fattispecie oggettiva

Occorre la verifica di 3 presupposti:

1) possibilità: di poter compiere l’azione omissiva

2) esigibilità: l’azione pretesa deve essere concreta

3) causalità: occorre stabilire con verosimiglianza che il compimento dell’azione serva a

scongiurare il verificarsi dell’evento (per es. l’investito che nel mentre del soccorso, muore)

Fattispecie soggettiva

Nel reato doloso omissivo l’agente ricopre sempre un “ruolo di garanzia” cioè che mentre nei reati

dolosi omissivi impropri, all’origine dl dovere di azione può esserci una qualsiasi fonte normativa e

perfino la consuetudine, nei reati dolosi omissivi propri la fonte dell’obbligo di agire è sempre la

legge penale. Fonti dell’obbligo

Sono fonti di obbligo di impedire l’evento non solo l’obbligo in sé ma anche il ruolo di garanzia

dell’agente, cioè l’attribuzione di determinati interessi che non possono essere tutelati solo dai

titolari (per es. la tutela da parte dei genitori verso i figli; la responsabilità di un proprietario di un

edificio pericolante). Fonti della norma di diligenza

Negligenza: per es. non guardare lo specchietto

mentre si sorpassa

a) Condotta generica: la condotta

è sottesa alla violazione di norme

dettate dalla comune esperienza Imprudenza: per es. guidare ad alta velocità

Imperizia: per es. il chirurgo che dimentica le

garze nell’addome

b) Condotta specifica: la condotta è

sottesa alla violazione di una norma

di legge REATO COLPOSO D’AZIONE (art. 43, I co.)

Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 11

= è colposo l’evento che, non voluto dall’agente, comporta la violazione di una norma di diligenza.

Il fondamento teorico del reato colposo d’azione risiede nel fatto che in qualsiasi condotta non

venga solo proibita la lesione ma anche la modalità che ne determina il pericolo (per es. la

circolazione delle auto; gli abusi edilizi; le ecomafie, etc)

Fattispecie oggettiva

Mentre nei reati dolosi attivi e nei reati dolosi omissivi l’ambito di applicazione dell’incriminazione

è delimitato dall’elemento psicologico, nel reato colposo si avverte la necessità di accertarsi che una

norma di diligenza è stata violata. Si compone di 3 caratteristiche:

1) Contrarietà: di una condotta obiettivamente contraria a una norma di diligenza (per es.

maneggiare con cura gli esplosivi)

2) Evitabilità: del danno mediante una condotta normale

3) Possibilità: dell’agente di poter osservare la norma di diligenza

Esistono 3 tipi di fattispecie oggettiva del reato colposo:

1) Mera condotta: non è richiesta la verifica del nesso di causalità. Si tratta dunque di

fattispecie di pericolo astratto, in relazione alle quali la constatazione di un pericolo non è

rilevante per la punibilità ma, al più, per la determinazione della gravità del fatto (per es. la

morte di un passeggero dovuto allo scoppio di un pneumatico mentre l’autista andava

contromano)

2) Di evento (di cui sono la maggior parte dei reati colposi): è richiesta la verifica del nesso di

causalità, di danno o di pericolo concreto (per es. non è punibile l’autista che investe un

pedone che correva per la strada fuggendo dalla polizia)

Fattispecie soggettiva

Mentre nei reati dolosi attivi e nei reati dolosi omissivi la volontà dell’agente non si rivolge solo

alla realizzazione di un fatto dannoso o pericoloso ma l’elemento psicologico del fatto doloso

corrisponde perciò sempre e soltanto al manifestarsi di questa volontà finalistica. Nei reati colposi,

invece, ciascuno utilizza al meglio la propria sfera di responsabilità per prevedere i pericoli in modo

da poterli evitare.

Esistono 3 tipi di fattispecie soggettiva del reato colposo:

1) Cosciente: c’è previsione dell’evento (per es. l’autista che rallenta nei pressi di un’area

verde)

2) Incosciente: non c’è previsione dell’evento (per es. la madre che dimentica il panetto di

ashish nella culla e se lo mangia il bambino)

d. Qual è la differenza tra colpa cosciente e dolo eventuale?

R. Si tratta della c.d. “teoria del consenso” che assegna all’ambito del dolo eventuale i casi in cui

l’agente agisce sulla base di una ragionevole previsione dell’evento e ne accetta consapevolmente il

rischio; e assegna all’ambito della colpa cosciente i casi in cui l’agente ritiene possibile il verificarsi

dell’evento, ma confida che non si verificherà.

CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE

Abbiamo già visto il concetto di antigiuridicità che si pone dal punto di vista normativo sulla base

dell’antinomia di 2 norme (una di divieto e una di permesso) laddove deve prevalere quella

Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 12

permissiva affinché il sistema torni all’ordinarietà. Nel caso non sia possibile applicare il principio

di antigiuridicità è possibile ricorrere alle cause di giustificazione (c.d. discriminanti) che fanno

parte di un’ampia categoria (c.d. esimenti) secondo cui un soggetto per errore commette un reato.

Le ipotesi di cause di giustificazione si riferiscono agli articoli 50, 51, 52, 53 e 54.

Art. 50 Consenso dell’avente diritto

Un soggetto consente ad altri di ledere il proprio diritto (per es. Tizio conferisce il consenso a Caio

di sottrargli il cellulare, il ché sarebbe un furto se non si considerasse il fatto che il cellulare è stato

sottratto assecondando la volontà del titolare. La locuzione “chi pone in pericolo o cagiona danno”

si riferisce alla lesione e al pericolo che sono caratteristiche dell’evento che possono determinare un

potenziale danno per probabili vittime (per es. il delitto d’avvelenamento di acque). In genere il

diritto penale si riferisce alla qualità offensiva del reato ma non basta la violazione formale della

norma bensì occorre una lesione o messa in pericolo effettiva. Per capire quando l’offesa può essere

giustificata nell’ambito del consenso si suole distinguere, nel diritto privato, tra diritti disponibili e

indisponibili:

a) Disponibili: il titolare può disporre a proprio piacimento (per es. la proprietà)

b) Indisponibili: la vita e la salute devono essere tutelati nel miglior modo possibile

(per es. creando un’ampia fattispecie di omicidi)

c) Parzialmente disponibili: sono diritti irrinunciabili a particolari condizioni,

specialmente i diritti della personalità (per es. secondo la privacy, si può delegare ad

altri il consenso a trattare i propri dati personali).

Poi ci sono altri diritti che sono indisponibili ma in alcuni casi eccezionali possono diventare

disponibili c.d. diritti “mutanti” (per es. l’art. 5 C.C. indica il divieto alla lesione) cioè ci sono

situazioni in cui la legge consente (c.d. deroga al divieto) la lesione di parti del proprio corpo (per

es. il trapianto di organi).

Quando invece si parla di eutanasia ci si sposta dal piano clinico a quello morale (per es. ci fu una

sentenza di condanna di due genitori che non fecero la trasfusione al bambino moribondo per motivi

religiosi). La locuzione “col consenso della persona che può validamente disporre” significa che

non basta la capacità di agire (per es. un figlio minore di un miliardario deceduto non potrà disporre

dei suoi beni finché sottoposto a tutela) e soprattutto la volontà del titolare (per es. nell’estorsione

una persona viene costretta a firmare un contratto: il consenso è ingiustificato perché alla base c’è

stata una violenza). Un’altra caratteristica importante è che la validità del consenso deve essere

verificata nel tempo, cioè è necessario che durante il periodo che intercorre dalla sottrazione del

bene non ci sia una revoca da parte del titolare (per es. se il soggetto che ha subito l’estorsione si

presenta dai carabinieri a denunciare il fatto e l’estorsore è andato dal notaio a qualificare il

contratto, è necessario sottoscrivere l’atto di revoca). Esistono 2 forme di consenso:

a) esplicito: in cui basta la volontà (per es. dimenticare il cellulare sul tavolo in modo che altri

lo usino)

b) presunto: in cui il consenso non è stato prestato ma è come se lo fosse per eccezionali

circostanze (per es. sfondare una porta per spegnere un incendio)

Art. 51 Adempimento di un dovere

Un dovere può derivare o da una legge che impone un’azione o da un soggetto che impone un

comando. Nel 1° caso durante il compimento dell’azione, se si dovesse risolvere in un reato, il fatto

non è punibile (per es. il testimone che nel deporre in un’udienza pubblica, riferisce di atti lesivi

dell’altrui reputazione); nel 2° caso quando c’è assolvimento di un comando da parte di un ordine

Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 13

gerarchico superiore e in cui il soggetto si rende conto che l’ordine implica un reato, ne è

responsabile anche lui e l’ordine va sindacato secondo 2 profili di legittimità:

a) la competenza: dell’ordine (per es. se il preside di una scuola ordina a un docente di

rinchiudere uno studente, il docente si può rifiutare perché la competenza dell’arresto è

esclusiva della polizia)

b) il contenuto: dell’ordine (per es. nel peculato se un impiegato viene intimato dal suo

superiore di sottrarre un bene della Pubblica Amministrazione, l’impiegato può rifiutarsi

perché altrimenti ne sarebbe responsabile anche lui)

d. Esistono dei casi in cui gli ordini sono insindacabili?

R. Si, nei casi in cui c’è un codice predeterminato indicato (per es. in caso di guerra o calamità)

Art. 52 Legittima difesa

Può essere prevista i non prevista. Se è prevista dalla legge, rientra nel novero delle possibilità che

un individuo ha nei confronti dei suoi beni; il discorso della previsione è riferito al fatto che solo se

le cause sono disciplinate fanno valere la norma. Il gioco di norma vede due valori in competizione

fra loro, entrambe finalizzate al pericolo altrui: l’aggressione e l’offesa. La locuzione “necessità di

difendere” non significa che il soggetto deve comunque difendere da sé, bensì il giudice deve

valutare quando sia venuta meno la possibilità d’intervento delle forse dell’ordine. Le locuzioni:

“esservi stato costretto” implica l’esclusione di alternative, “per sé o per altri significa che il

soggetto non è punibile per la difesa di altri, “sempre che la difesa sia proporzionale all’offesa” vuol

dire che se nel rapporto di proporzione la difesa travalica l’offesa, scatta il reato colposo (art. 55).

Art. 53 Uso legittimo delle armi

Dal testo di questa disposizione si desumono con certezza 2 caratteristiche della causa di

giustificazione:

a) propria: prevista cioè solo in favore di una certa categoria di soggetti (per es. i pubblici

ufficiali); la sua applicazione però è estendibile anche ai privati che abbiano cooperato nel

fatto ma solo su esplicita richiesta del pubblico ufficiale (per es. un poliziotto ferito può

ordinare a un cittadino di prendere la pistola e sparare)

b) sussidiaria: la norma è valida solo se sono presenti gli estremi dell’adempimento del dovere

e della legittima difesa. E’ invece controversa la possibilità di includere fra le situazioni

rilevanti la c.d. “resistenza passiva” (per es. la manifestazione, c.d. “sit-in”, sui binari da

parte di un gruppo di scioperanti). L’opinione dominante è di legittimare l’uso della forza e

al limite anche delle armi, purché ci si aspiri a regole di cautela e moderazione e che si

evitino le lesioni ai beni fondamentali della persona (per es. contro i scioperanti possono

essere usati gli idranti o gli sfollagente)

Art. 54 Stato di necessità

Si tratta del caso in cui prevalgono interessi primari quali la vita e la salute rispetto agli altri, la

norma vincola questa possibilità solo allorché dovesse derivare un grave danno alla persona (per es.

nel caso del Titanic, non è punibile un naufrago che sottrae la zattera a un altro per ucciderlo).

Esistono sentenze di assoluzione per chi ha occupato abusivamente le case ICIAP perché, avendo

dei bambini a carico, avrebbero potuto mettere a repentaglio la vita dei loro piccoli). Le locuzioni:

“di salvare sé ed altri” non fa solo riferimento all’agente ma anche a terzi che possono beneficiare

del soccorso (per es. nel caso del Titanic, la sottrazione della zattera per un figlio), “pericolo attuale

Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 14

di un danno grave alla persona” dimostra che devono essere state escluse tutte le altre possibili

alternative, “il fatto sia proporzionale al pericolo” indica che ci deve essere proporzione tra condotta

intrapresa e situazione (per es. il naufrago potrebbe aggrapparsi alla zattera rimanendo con le gambe

in acqua per consentire all’altro di stare a galla; non ci sarebbe proporzione se pur sapendo di poter

rimanere entrambi a galla, il naufrago lo spinge via facendolo morire), “anche se lo stato di

necessità è determinato dall’altrui minaccia” si presenta, sul piano strettamente morale, come una

causa di giustificazione “cattiva” perchè si mette in pericolo la vita di terzi estranei alla situazione,

in questo caso la legge, riconoscendo l’estraneità, impone l’indennizzo (vedi art. 2045 C.C.)

ERRORE (esimenti)

L’errore (falsa rappresentazione della realtà) và distinta dall’ignoranza (mancata conoscenza) e dal

dubbio (conflitto tra più rappresentazioni).

Proprio: il soggetto crede di agire nel rispetto della legge ma in realtà

la viola

Improprio: il soggetto crede di commettere un reato ma in realtà non

viola la legge

Errore Motivo: interviene nella fase ideativa del reato, incidendo sulla

volontà

Ostativo: interviene nella fase di esecuzione del reato, venendo a

mancare la volontà

Tipi di errore:

a) di fatto: la punibilità è esclusa se manca uno degli elementi essenziali del reato (per es.

prendere il cellulare sul tavolo credendo che non appartenga ad alcuno)

b) di diritto (c.d. “ingorantia legis”): venne introdotta nel 1988 dalla Corte Costituzionale con

sentenza interpretativa di rigetto n° 364/88 secondo cui è ammessa la causa di esclusione di

colpa solo se l’ignoranza è invincibile (per es. un contadino isolato dal resto del mondo,

laddove non vi sono linee di comunicazione)

c) causato dall’altrui inganno: è imputabile chi ha posto in essere l’inganno (per es.

rispondere di falso ideologico, compiuto dal notaio, il privato che lo ha indotto in errore)

d) su soggetti non imputabili: non sono punibili gli infermi di mente che compiono un reati

per errore COLPEVOLEZZA

La colpevolezza è il terzo elemento della struttura del reato. Al fatto vanno assegnati gli elementi

nel loro valore descrittivo; con il giudizio sull’antigiuridicità l’insieme di elementi dal punto di vista

contrario o conforme al diritto obiettivo; la colpevolezza contrassegna la fase del giudizio

sull’atteggiamento interiore dell’agente. Si completa così l’iter del giudizio:

 

accertamento del fatto tipico verifica dell’esistenza di cause di giustificazione valutazione

dell’attitudine del soggetto

Elementi essenziali della colpevolezza: Appunti di Diritto Penale by Italo_da_B. 15

1) Capacità d’intendere e di volere: il soggetto deve essere capace di percepire la minaccia

della sanzione penale e di volerne la violazione (per es. secondo Robert Ressler l’infermiera

serial killer di Lecco, pur essendo capace d’intendere e di volere, accumulava

inconsciamente l’angoscia dei pazienti che la spingevano ad ucciderli)

2) Collegamento alla pena: tanto più è colpevole il soggetto, tanto più è alta la pena; ecco

perché si parla di “doppia misura della pena”: è un metro di valutazione del giudice per

individuare la pena che sia adeguata e allo stesso tempo rieducativa.

Cause di esclusione della colpevolezza:

1) Minore età: si riconosce l’immaturità del soggetto che non gli consente un orientamento

normale in base ai valori. Per i minori di 14 la causa è esclusa sempre, per i minori di 18

anni decide il giudice.

2) Vizio totale di mente: oltre alle infermità, sono compresi i disturbi psichici atipici(per es. le

nevrosi) e le “menomanie” (per es. la cleptomania); sono invece escluse le anomalie del

carattere o del sentimento, così come gli stati emotivi e passionali.

3) Sordomutismo: non si riferisce a tutta la categoria, ma solo a quelle forme che hanno

ostacolato lo sviluppo psichico del soggetto (per es. i sordomuti ritardati)

4) Intossicazione cronica da droga o da alcool: è in corso il dibattito circa la distinzione tra

intossicazione cronica e intossicazione abituale per cui invece è previsto l’aggravante; in

linea di massima si cerca di punire il soggetto laddove ha potuto programmare il fatto (actio

praecedens) rispetto all’azione finale (actio libera causa)

5) Presenza di un dovere: (vedi pag. 12)

6) Errore: il soggetto ha agito senza dolo (vedi pag 14)

DELITTO TENTATO (art. 56)

Si tratta dell’atto illecito contrassegnato dalla mancata produzione sul paino oggettivo del risultato a

cui la condotta era diretta. Si distingue dal delitto consumato in quanto la consumazione coincide

con la produzione di effetti lesivi sul bene giuridico leso (al contrario l’esecuzione coincide

all’attivazione di decorsi causali). Il delitto tentato è una norma duplicatrice, cioè appartiene alla

parte generale ma è come se duplicasse le fattispecie compatibili della parte speciale del codice

penale.

Principi del delitto tentato:

1) i fatti devono essere dolosi e non colposi: perché la colpa non consiste in “atti diretti a

commettere”

2) i fatti devono essere delitti e non contravvenzioni: perché le contravvenzioni sono forme

anticipate di tutela dei beni (per es. il tentativo di inquinamento delle acque)

3) il delitto tentato è punito con una pena sensibilmente inferiore a quella del delitto

consumato: nei casi di ergastolo è commiabile la reclusione da 12 a 24 anni, invece negli

altri casi la pena è diminuita da 1/3 a 2/3.

Tipi di delitto tentato:

1) Compiuto: la condotta è realizzata per intero e viene sempre punito

2) Incompiuto: la condotta non è stata portata a termine e rimane impunito

Fattispecie oggettiva


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Appunti di Diritto penale per l'esame del professor Melchionda sui seguenti argomenti: il fatto tipico, il nesso di causalità, la teoria tripartita, il dolo, il reato doloso omissivo, il reato colposo, le cause di giustificazione, l'errore, la colpevolezza, il delitto tentato, il concorso di persone nel reato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Melchionda Alessandro.

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