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IL TRATTAMENTO SANZIONATORIO E LA CIRCOSTANZA ATTENUANTE PREVISTA

PER I CASI DI MINORE GRAVITÀ.

un'ulteriore aspetto discutibile della nuova fattispecie di violenza sessuale riguarda il trattamento

sanzionatorio che la caratterizza. Infatti, l'inasprimento del trattamento sanzionatorio che, rispetto

alla precedente fattispecie di violenza carnale, si quantificava nel passaggio del minimo della pena

da 3 a 5 anni, trovava giustificazione nell'esigenza di scoraggiare le condotte di aggressione

sessuale. Secondo i redattori della proposta di legge, un minimo così elevato avrebbe posto i giudici

di fronte all'alternativa di applicare pene sproporzionate a fatti di contenuto lesivo anche molto

lieve. Si spiegava quindi, in questa prospettiva la previsione, già in sede di progetto di legge, di un

attenuante indefinita che stabiliva, per i casi di lieve entità la diminuzione della pena sino alla metà.

Su questa disposizione si pronunciò anche la commissione affari costituzionali della camera dei

deputati, che ritiene non censurabili i minimi di pena di cui agli articoli 3 e 4 , ma pose l'opportunità

di formulare diversamente l'ultimo periodo dell'articolo 609 bis attenuando il potere discrezionale

del giudice nella valutazione della lieve entità del fatto. Da queste considerazioni è scaturita una

modifica testuale della disposizione, conservava sino la sua approvazione definitiva a seguito della

quale essa dichiara che: nei casi di minore gravità della pena è diminuita in misura non eccedente

due terzi. Il risultato finale è paradossale: l'applicazione dell'attenuante consente al giudice di

abbattere il minimo edittale della pena prevista per il delitto di violenza sessuale sino a un anno e 8

mesi di reclusione.

LA STRUTTURA DELLA CONDOTTA TIPICA: IL CONCETTO DI ATTO SESSUALE

La condotta tipica prevista dall'articolo 609 bis prevede l'ipotesi di costringere qualcuno, con

violenza, minaccia, abuso di autorità, a compiere o a subire atti sessuali.

Il concetto di atto sessuale comprende qualsiasi forma di congiunzione carnale, su questa teoria

però è necessario confrontarsi con l'elaborazione dottrinale e giurisprudenzale.

A questo proposito possiamo distinguere tre filoni interpretativi:

secondo una prima opinione, il legislatore avrebbe operato con l'introduzione dell'articolo 609 bis

un'estensione dell'area di punibilità: in quanto gli atti sessuali comprenderebbero anche modalità

comportamentali riconducibili al concetto di molestie sessuali.

Secondo un opposto orientamento, la nuova norma avrebbe determinato una contrazione dell'area

della punibilità, dovuta all'abbandono del riferimento alla libidine.

Un terzo orientamento infine, afferma che la locuzione atti sessuali si limiterebbe a sintetizzare le

condotte riguardanti le fattispecie di violenza carnale e atti di libidine violenti.

Riguardo il primo orientamento, va precisato che nella dottrina nella giurisprudenza è con sua

dall'affermazione secondo cui per per aversi un atto di libidine occorre che si realizzi un contatto

corporeo. Nella nuova norma, l'attività del soggetto agente si configura invece, più genericamente,

nella costringere qualcuno a compiere o a subire atti sessuali senza ulteriori specificazioni. Una

simile estensione del campo applicativo della norma è fuori però dal quadro sistematico che emerge

dalla riforma in esame. La soluzione più equilibrata rimane quella per cui il concetto di atto sessuale

deve continuare a designare quelle sole manifestazioni dell'istinto sessuale che si traducono in un

atto o contatto corporeo.

Riguardo la tesi della contrazione nella sfera di punibilità, si devono osservare che essa conduce

coerentemente ad affermare che costituiscono condotte di violenza sessuale solo quelle

caratterizzate dal contatto fisico tra una parte qualsiasi del corpo di una persona con una zona

genitale, anale o orale del partner. Quest'orientamento pone alcune perplessità: è infatti in

discutibile l'esistenza di una serie di condotte e d'ipotesi limite per le quali un analogo giudizio di

rilevanza sembra non poter prescindere da considerazioni di tipo anche soggettivo, che consentono

al giudice di calare il fatto anche nella dinamica di rapporti che connota la relazione soggetto agente

vittima del reato.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto penale sulle caratteristiche del delitto di violenza sessuale, con analisi dei seguenti argomenti: i profili strutturali della nuova fattispecie di violenza sessuale, le scelte di politica criminale, il modello di incriminazione basato sulla costrizione della vittima, il superamento della distinzione tra violenza carnale e gli atti di libidine violenti, le caratteristiche delle sanzioni e la circostanza attenuante per i casi di minore gravità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Coppi Franco.

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