Il reato e le sanzioni penali
Al reato sono collegate sanzioni penali: pena e misure di sicurezza, che hanno lo scopo di difendere la società e di educare il delinquente. Il reato si basa su tre principi:
- Materialità: non c'è reato se la volontà criminosa non diventa comportamento.
- Necessaria lesività: il comportamento deve ledere beni giuridici.
- Colpevolezza: il comportamento è attribuito penalmente se l'autore è rimproverabile per averlo commesso.
La pena ha doppia funzione: deterrente per i consociati (prevenzione generale) e serve di impedire al delinquente di ripetere l'atto (prevenzione speciale). Il diritto penale deve assicurare le condizioni essenziali per la convivenza, istituendo la pena più drastica, la limitazione della libertà personale, per difendere i beni giuridici.
Beni giuridici e la loro protezione
I beni giuridici meritevoli di protezione penale non sono una categoria chiusa e fissa, hanno anzi il carattere dinamico. Il bene giuridico è meritevole in quanto utile alla vita sociale, al punto che a volte risultano sacrificabili per altri scopi determinati beni; infatti, spesso il diritto penale punisce solo determinati comportamenti verso lo stesso bene. È bene giuridico quell'interesse che realizza un determinato scopo per il sistema sociale. La tutela dei beni giuridici ha scopo strumentale: non è la giustizia ideale, ma un obiettivo socialmente utile dal quale dipende la convivenza pacifica.
L'utilizzo della disciplina penale deve essere strettamente necessario e questo principio risulta rispettato quando si tutelano beni giuridici essenziali, nonostante ciò nei moderni ordinamenti esistono ancora fattispecie a tutela di beni dubbi ed incerti.
Teorie e critiche sul bene giuridico
Il bene sociale nasce dalla teoria di Birnbaum che criticava l'intenzione illuministica della soppressione dei fatti lesivi del patto sociale, sostenendo che il bene giuridico avesse due caratteristiche: entità prenormativa e carattere dell'offensività. Per limitare la potestà punitiva dello Stato, Liszt sostiene che il diritto penale debba soddisfare bisogni sociali preesistenti alla legge e quindi il legislatore deve agire prescindendo dalla propria visione del contenuto antisociale del fatto. Rocco sostiene che non si possa prescindere dalla norma, il bene giuridico finisce così col coincidere con l'oggetto tutelato dalla norma già emanata.
Secondo la concezione metodologica il bene giuridico si riduce a mera abbreviazione dello scopo della norma penale, risultato di una interpretazione di scopo. Il bene protetto coincide così con la ratio legis, bastando a giustificare la sanzione decisa liberamente dal legislatore.
Moderne democrazie e diritto penale
Nelle moderne democrazie si è palesato il bisogno liberale di far prescindere il diritto penale dalla morale religiosa corrente. Si sostiene così che possono essere legittimi beni giuridici come entità realmente ledibili. Il limite di questa teoria consiste nell'impossibilità di dare criteri univoci per l'individuazione degli stessi beni giuridici. Per impedire l'arbitrio del legislatore una parte della dottrina ha indicato la costituzione come fondamento per i criteri per la scelta di ciò che ha reato. Questo permetterebbe di avere un bene giuridico preesistente alla norma e, al contempo, svincolerebbe la scelta del legislatore.
Articoli costituzionali e tutela dei beni giuridici
- Articolo 25 comma 1 Cost - legislatore penale camere o governo.
- Articolo 27 comma 1 Cost - carattere personale della responsabilità penale.
- Articolo 27 comma 3 Cost - funzione rieducativa della pena.
- Articolo 13 Cost - inviolabilità della libertà personale, pone diritto penale come estrema ratio.
La pena sacrifica valori primari, incidendo sui diritti protetti dagli articoli 2 e 3. Il ricorso alla pena trova quindi giustificazioni se tutela beni di rango costituzionale, anche se sono beni riconosciuti solo implicitamente. Non è strano che il diritto penale tuteli beni non citati nella costituzione, in quanto la costituzione dà l'indirizzo alla società e all'ordinamento, mentre il sistema penale deve prevenire azioni dannose alla società. Questa teoria rende ammissibile la tutela di beni inesistenti nel periodo di compilazione della costituzione. La presenza di tutela costituzionale non impone al legislatore l'obbligo di creare norme penali che tutelino quel bene. La costituzione dà solo una legittimazione negativa, per indicare cosa non potrebbe mai essere costituzionalmente reato. Bisogna dunque stabilire se l'aggressione al bene sia così grave da rendere inevitabile una sanzione punitiva.
Compatibilità con la costituzione
Il problema di compatibilità con la costituzione dell'ordinamento si pone su due aspetti: la sufficiente definizione del bene tutelato e la costituzionalità delle tecniche di tutela del bene. Per quanto riguarda il primo aspetto si parte dal principio che lo Stato non può imporre ai soggetti adulti una concezione morale. Se poi il bene tutelato è collettivo, l'oggetto perde di concretezza, dando tutela a situazioni collettive anche mediando tra interessi confliggenti. La corte non può sindacare sulle scelte del legislatore in merito a tutela di determinati beni giuridici, ma, incentrando il controllo sul rapporto tra norma denunciata e le libertà costituzionali, ha spesso operato sui beni giuridici tutelati dal nostro ordinamento.
Sentenze della corte
- Sentenze di rigetto: fattispecie contrastanti con i diritti di libertà, salvate considerando rilievo costituzionale delle fattispecie stesse.
- Sentenze manipolative del bene: l'esigenza di conservare figure di reato ha portato la corte a riformulare l'oggetto tutelato per renderlo compatibile. La ridefinizione è lecita se discende oggettivamente dalle norme coinvolte, diventa indebita se questa lascia aperta la scelta a opzioni politiche.
- Sentenze di accoglimento: la norma penale comprime le libertà della costituzione senza che ci sia giustificazione a ciò [tutela di altri beni].
Principio di sussidiarietà e meritevolezza di pena
L'esistenza del bene meritevole di tutela non giustifica la pena inflitta, che deve anche essere conforme allo scopo. Il principio di sussidiarietà prevede l'utilizzo del diritto penale come estrema ratio e non è che una specificazione del principio di proporzione per il quale la descrizione dei diritti dei singoli è permessa solo se strettamente necessaria [circolare presidente consiglio ministri 19/12/1983]. A parità di efficacia, secondo una versione ristretta del concetto, il legislatore dovrebbe optare per lo strumento che meno comprime diritti del singolo. Secondo una concezione più ampia, la sanzione penale sarebbe preferibile anche se non necessaria quando potranno avere più forte funzione di prevenzione. La meritevolezza di pena vuole che questa sia applicata in ragione di una lesione tale da risultare intollerabile. Tanto più elevato è il grado gerarchico del bene, tanto maggiore sarà la meritevolezza di pena. Il principio di frammentarietà vede il bene protetto da specifiche, non tutte, aggressioni, ciò che rileva penalmente è dunque molto più limitato di ciò che è considerato solo antigiuridico, posto che ciò che è penalmente rilevante non coincide con ciò che è moralmente riprovevole.
Binding e il diritto penale
Binding sostiene che il diritto penale altro non sia che il rafforzamento di precetti di altri rami del diritto, ogni condotta sarebbe già disciplinata con natura non penale. La tesi è stata respinta, nonostante il diritto penale in quanto extrema ratio possa solo seguire gli interventi degli altri settori.
Principio di legalità e irretroattività della legge
Il principio di legalità ha come esigenza di vincolare poteri dello Stato alla legge. Il divieto di irretroattività della legge è basato sul pensiero che sia gravemente lesivo punire successivamente un'azione non sanzionata al momento del suo compimento. La sanzione è misura arbitraria sia applicata senza preventiva minaccia.
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