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dunque molto più limitato di ciò che è considerato solo antigiuridico, posto che

ciò che è penalmente rilevante non coincide con ciò che è moralmente

riprovevole.

Binding sostiene che il diritto penale altro non sia che il rafforzamento di precetti

di altri rami del diritto, ogni condotta sarebbe già disciplinata con natura non

penale. La tesi è stata respinta, nonostante il diritto penale in quanto estrema

ratio possa solo seguire gli interventi degli altri settori.

Il principio di legalità ha come esigenza di vincolare poteri dello Stato alla legge.

Il divieto di irretroattività della legge è basato sul pensiero che sia gravemente

lesivo punire successivamente un'azione non sanzionata al momento del suo

compimento. La sanzione è misura arbitraria sia applicata senza preventiva

minaccia, collegando così conciato della prevenzione generale attuata dalle

norme.

Articolo 25 comma 2 Cost: nessuno può essere punito in forza di una legge

entrata in vigore dopo il fatto; norma ripresa dall'articolo 1 del codice penale.

Il principio di legalità ha quattro sottoprincipi:

- riserva di legge

- tassatività

- irretroattività

- divieto di analogia

Riserva di legge: divieto di punizione in assenza di legge preesistente, sottrazione

della competenza in materia penale all'esecutivo per esigenze di garanzia. Solo

l'iter legislativo sembra lo strumento adeguato per tutelare i diritti delle

minoranze e delle opposizioni di sindacare sulle scelte della maggioranza. Si

tratta di una riserva assoluta: il legislatore non può demandare il potere

normativo a fonti inferiori. È comunque accettata la componente tecnica

integrativa su parametri legislativamente predeterminati.

Per la dottrina e la prassi sono considerate fonti del diritto penale anche i decreti

legge o i decreti legislativi anche se passibile di critiche: i primi a causa

dell'urgenza della loro emanazione quando invece servirebbe ponderazione, i

secondi per la capacità di eludere garanzie date dagli artt 70/74 Cost con l'iter

parlamentare.

AI sensi dell'art 3 Cost è escluso l’uso di leggi regionali penali, che minerebbero

l'eguaglianza tra i cittadini [sentenza 487/89: i consigli regionali non hanno la

visione generale dei bisogni della società, quindi non possono scegliere quali

valori proteggere]. La legge regionale può funzionare, senza abrogare, da

scriminante con cause di giustificazione per alcuni comportamenti.

Integrazione tra fonti:

- la legge demanda determinazione delle condotte punibili - norme in bianco

[dipende]

- la fonte secondaria disciplina elementi di descrizione dell'illecito penale

[tollerata]

- l'atto subordinato da specificazione tecnica a fattispecie legislative [legittima]

- la legge consente la scelta fra comportamenti dati [illegittima]

la consuetudine, sia essa incriminatrice, aggravatrice o abrogratice, non è

assolutamente considerabile fra le integrazioni della norma penale. È invece

ammissibile la consuetudine scriminante: le norme che istituiscono cause di

giustificazione non hanno carattere penale, quindi appare possibile che abbiano

alla base una fonte con secondaria.

La riserva di legge, in quanto riferita alla legge statale, non permette legittimità

alla legge comunitaria come fonte. Può però contribuire alla descrizione della

fattispecie in chiave tecnica. La legislazione europea può condizionare

l'applicazione della legge interna a causa del principio di primato e la

legittimazione delle norme a immediata esecuzione come regolamenti, direttive

analitici o trattati.

Cardine del principio di legalità è il principio nulla poena sine lege, per il quale

non sarebbe legittima una legge che preveda la fattispecie ma non la pena,

rimettendola all'arbitrio del giudice. Questo non significa che il giudice non possa

esercitare discrezione, anzi sta alla sua sensibilità adattare la pena alla fattispecie

concreta e alla rieducazione del delinquente. Resta necessaria la ragionevolezza

della legge nello stabilire i limiti della pena.

Il principio di legalità verrebbe eluso se la norma descrivesse il reato in termini

così generici da non ricondurla a un fatto ben preciso. Per impedire abusi del

potere giudiziario interviene il principio di tassatività della fattispecie, che

impone sufficiente precisione nella descrizione della fattispecie criminosa intesa

come reato. La precisione serve anche per garantire un’efficace funzione di guida

del comportamento per chi la deve rispettare. Risulterebbe inoltre impossibile

difendersi dall'accusa di un reato non ben descritto e precisato. Circolare

presidente consiglio ministri 5/2/86: criteri orientativi per la formulazione delle

fattispecie penali.

Capita che legislatore, per evitare compilazioni di svariati casi, li riunisca tutti

sotto una definizione teorica, lasciando ad una fonte esterna il parametro di

giudizio per l'applicazione della norma [atti osceni]. I cosiddetti elementi

descrittivi, hanno integrazione nella realtà sociale. Gli elementi normativi, invece,

hanno integrazione con altre norme giuridiche o extragiuridiche.

il divieto di irretroattività della norma penale è sancito dall'art 11 delle preleggi.

La norma ha rango costituzionale, per la parte penale, nell'art 25 comma 2.

L'art 2 comma 1 ribadisce irretroattività, ma ai commi 2 e 3 permette la

retroattività delle norme favorevoli al reo. Ciò anche in accordo con l'art 3 cost, a

titolo di uguaglianza fra le punizioni per lo stesso reato, anche per ciò che

riguarda le condizioni di punibilità. Il comma 2 dell'art 2 prevede che in caso di

abrogazione della norma penale gli autori del reato, anche con condanna

definitiva, non siano punibili e si estinguano gli effetti penali della condanna. Se

una nuova norma riformula il contenuto di una vecchia, modificando gli elementi

costitutivi, subentra anche nei passati rapporti solo se sussiste il rapporto di

continenza: un rapporto strutturale tra le fattispecie astratte per il quale la norma

successiva sia speciale rispetto alla prima.

Per stabilire quale legge applicare ad un reato bisogna stabilire il tempo del

commesso reato. La dottrina ha specificato tre criteri:

- condotta: reato commesso nel momento in cui si compie l’azione criminosa

- evento: reato commesso quando si palesa la lesione procurata dall'atto

- mista: il reato si considera indifferentemente commesso all'evento o alla

condotta

gli ultimi due criteri sono respinti in quanto porterebbero a retroattività della

norma applicata, resta applicabile il criterio la condotta.

l'art 14 preleggi esclude l'analogia e in caso di legge penale. Questa disciplina è

ripresa dall'art 1 cp che vuole il reato espressamente previsto e l'art 199 cp che

vuole previste le misure di sicurezza.

È interpretazione estensiva e non l'analogia la soluzione che rientra in ogni

possibile significato letterale dei termini del testo della legge. Il divieto di

analogia è relativo, in quanto è stato riconosciuto l'uso dell'analogia delle norme

di favore (art 25 c 2). L'analogia risulta preclusa in caso di norme sull'immunità,

cause di estinzione del reato e della pena, cause speciali di non punibilità.

L'ambito di validità della legge penale nazionale si determina con 4 principi:

- territorialità: obbliga tutti coloro che si trovano nel territorio dello Stato

- difesa o personalità passiva: applicazione della legge dello Stato a cui

appartengono di interessi offesi oppure il soggetto passivo del reato

- personalità attiva: ad ogni autore di reato si applica la legge dello Stato cui

appartiene.

- universalità: la legge penale nazionale si applica a tutti delitti ovunque

commessi e a chiunque.

art 6 c 2: principio dell'ubiquità: lo Stato ha sempre interesse alla punibilità nella

doppia valenza che volontà criminosa sia esteriorizata nel territorio, oppure si

abbia identificazione dell'evento offensivo.

Se l'azione o l'omissione è in parte avvenuta in Italia assume rilevanza penale sé è

essenziale al modello criminoso, anche se ciò non parrebbe ai sensi dell'art 56: se

l'azione non si compie o l'evento non si verifica.

Ubiquità e concorso di persone: reato commesso nel territorio dello Stato sia che

l'azione inizi all'estero e prosegua in Italia o viceversa, sia che un qualsiasi atto di

partecipazione sia compiuto in Italia anche se reato è stato eseguito interamente

all'estero o viceversa.

Ubiquità e reato continuato: applicabilità dell'articolo 6 ogni volta che sia

vantaggioso per l'imputato.

Il codice prevede alcune ipotesi di reati commessi all'estero punibili

incondizionatamente (art 7) la maggior parte dei quali sono ispirati al principio di

difesa, ed altri casi che sono punibili condizionatamente:

Art 8 delitto politico: può essere inteso in senso oggettivo ed è tale in base alla

natura del bene o dell'interesse leso. Si tratta di un delitto che offende un

interesse politico dello Stato come l'integrità del popolo o del territorio,

l'indipendenza, le forme di governo, nonché un diritto politico del cittadino. In

senso soggettivo è inteso come delitto comune determinato da motivi politici

attinenti alla struttura dei poteri e ai rapporti tra Stato cittadino, non da motivi

sociali, la condotta dell'agente non è dunque determinata in funzione della

visione della società.

Art 9/10 delitto comune del cittadino all'estero: occorrono due condizioni: che si

tratti di un reato per il quale la legge stabilisce la reclusione per almeno tre anni/

un anno, che l'autore sia presente nel territorio dello Stato. Se si tratta di diritto

punibile con la pena inferiore a tre anni occorre: presenza nel territorio del reo a

richiesta del ministero della giustizia a istanza o querela dell'offeso. Se si tratta di

un delitto commesso all'estero a danno di uno Stato estero o di uno straniero

occorre la richiesta del ministero di giustizia a meno che non sia stata concessa o

accettata l'estradizione. Per l'art 10 occorre la presenza del reo, la richiesta del

ministero di giustizia e la reclusione per almeno tre anni e che l'estradizione non

sia stata accettata. La Cass ha stabilito che l'art 9 c 3 vada applicato solo se lo

Stato estero è soggetto passivo specifico.

L'art 11 tratta del rinnovamento del giudizio e sottolinea che le sentenze straniere

non hanno efficacia preclusiva di un nuovo giudizio in Italia. Questa non è

disciplina fissa in quanto l'art 12 ammette il riconoscimento della sentenza

straniera per fini secondari per esempio stabilire la recidiva o applicare misure di

sicurezza previste dalla legge italiana. La ratio di questi articoli si fonda nella

inderogabilità della giurisdizione italiana e nella sfiducia dell'amministrazione

della giustizia di stati terzi.

Estradizione: consegna di un individuo da parte di uno Stato ad un altro Stato.

Attiva: quando è lo Stato italiano il richiedente. Procedimento preventivo

amministrativo senza garanzie giudiziarie dello Stato estero perché saranno poi

accertate dal ministero di giustizia italiano. Passiva: quando il richiedente a uno

Stato estero, la procedura ha carattere amministrativo, ha competenza iniziale

spetta al ministero della giustizia che presenta la domanda al procuratore

generale verso la corte d'appello che presenta la sua requisitoria alla corte. Nella

fase giurisdizionale saranno pienamente tutelati i diritti della difesa. La sentenza

favorevole del giudice ha valore di condizione necessaria ma, non sufficiente per

l'estradizione perché la decisione finale spetterà al ministero. L'estradizione è

vincolata al principio di specialità: vale solo per il fatto per cui è stata concessa,

impedisce restrizioni di libertà per altre cause. Limiti dell'estradizione: è concessa

solo se prevista dalle convenzioni internazionali, non è concessa nel caso di reato

politico e in un paese in cui vige la pena di morte, non viene concessa se esiste il

timore che il soggetto possa essere sottoposto a trattamenti disumani.

La definizione formale vuole il reato come fatto umano a cui la legge ricollega

una sanzione penale, facendo leva sulla reazione dell'ordinamento, in funzione

delle conseguenze giuridiche. Questo appare però insufficiente. Il reato ha alcune

caratteristiche:

- creazione legislativa, solo la legge formale può creare fattispecie penali

- formulazione tassativa, la legge deve usare la maggiore precisione possibile

nelle descrizioni del reato

- carattere personale, è vietata ogni responsabilità per fatto altrui

Il civile si distingue da penale perché non vige il principio di riserva di legge,

tassatività, e personalità della responsabilità. Il penale e l'amministrativo, in

seguito alla 689/81 sulla depenalizzazione, ha caratteristiche simili, quali la

riserva di legge e l'irretroattività. La distinzione opera in base alla natura della

sanzione, del procedimento e dell'organo competente.

Il reato va definito come lesione o tentata tale del bene giuridico meritevole di

tutela penale, in base delle direttive della costituzione, se l'aggressione fa

sembrare inevitabile la pena, le sanzioni non penali sono insufficienti.

il codice Rocco distingue fra delitti e contravvenzioni in base alla gravità

dell'illecito. Secondo Beccaria e i diritti sono offese ai diritti di natura, e

contravvenzioni violano le leggi che promuovo il pubblico bene. Teoria troppo

giusnaturalistica. Se o con le contravvenzioni sono azioni contrarie all'interesse

amministrativo dello Stato. La dottrina tradizionale distingue con criterio


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AUTORE

anita K

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto penale del corso della professoressa Barulli con analisi dei seguenti temi: le sanzioni penali collegate al reato ed il loro scopo di difesa nei confronti della società e del cittadino, la doppia funzione della pena, la definizione di bene giuridico e la sua distinzione dal bene sociale, la potestà punitiva dello Stato, la concezione di Liszt del diritto penale e dei bisogni sociali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline economiche e sociali per lo sviluppo
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2003-2004

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Barulli Maria Rosaria.

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