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consapevolezza del vero e dall’intenzione del mandacio ovvero dalla consapevolezza

del vero e dalla volontà di non dirlo in tutto o in parte. La normativa tiene conto del

risultato di danno della falsa testimonianza in sede di aggravanti -- > 375

Falsa perizia(3 7 3)

o stabilisce che il perito l’interprete che nominato dall’autorità

giudiziaria da pareri o interpretazioni mendaci o afferma fatti non conformi al vero,

soggiace alle pene stabilite dell’articolo precedente + interdizione dai pubbliciuffici e

dalla professione o dall’arte. I soggetti attivi sono i periti, gli interpreti, il consulente

tecnico ma non il consulente del pubblico ministero per la connotazione di parte. È un

reato proprio. Non è punibile la condotta del perito che giunge a conclusioni

divergenti rispetto all’opinione comune corrente nel settore della scienza cui si

riferisce l’indagine affidatagli purché adeguatamente motivate

Frode processuale(374)

o chiunque nel corso di un procedimento civile o amministrativo

al fine di trarre in inganno il giudice in un atto d’ispezione o di esperimento giudiziale

ovvero il perito nella esecuzione di una perizia muta artificiosamente lo stato dei

luoghi delle cose o delle persone è punito se il fatto non sia previsto come reato da una

particolare disposizione di legge con la reclusione da sei mesi a tre anni. La stessa

disposizione si applica se il fatto è commesso nel corso di un procedimento penale ma

in tal caso la punibilità è esclusa se si tratta di reato per il quale non si può procedere

che in seguito a querela richiesta o istanza e questa non è stata presentata. La norma

mira ottenere una giusta sentenza. Non è necessario che l’attività frodatoria sia posto

in essere dalle parti. Chiunque anche privo di qualsiasi interesse e veste nella causa

può rendersi responsabile del fatto descritto nella norma. Destinatario della frode è il

giudice o il perito e nel procedimento penale anche il pubblico ministero la polizia

giudiziaria. Si discute se il fatto fraudolento sia punibile nel caso in cui sia stata

proposta querela per i reato presupposto e successivamente se è stata rimessa-- >

risposta affermativa perché la remissione opera soltanto sulla procedibilità del fatto

principale non sulla procedibilità del fatto commesso. È un reato di pericolo e non è

necessario che la condotta frodatoria abbia tratto in inganno il giudice essendo

sufficiente che essa fosse idonea a conseguire tale risultato. Elemento soggettivo è

costituito dal dolo generico che implica la consapevolezza e la volontà di mutare

fraudolentemente lo stato di fatto rilevante per il processo accompagnato dall’intento

di trarre in inganno l’autorità procedente

False dichiarazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria (374 bis)

o prevede che salvo

che il fatto costituisca più grave reato sia punito con la reclusione da 1 a 5 anni

chiunque dichiara e attesta falsamente in certificati fatti destinati ad essere prodotti

dall’autorità giudiziarie condizioni, qualità personali, trattamenti terapeutici, rapporti

di lavoro relativi all’imputato, al condannato o alla persona sottoposta al

procedimento di prevenzione. Si applica la pena di reclusione da due a sei anni e il

fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio o da

un esercente la professione sanitaria. La ragione dell’incriminazione da individuare

nella particolare rilevanza che possono avere alcuni documenti contenenti attestazioni

sullo stato personale di salute dell’imputato o del condannato rispetto alla decisione

del giudice sia in ordine a provvedimenti sulla custodia cautelare che al trattamento

penitenziario del condannato. è un reato di pericolo. L’elemento soggettivo è costituito

dal dolo generico.

Subornazione (377

o )sancisce che chiunque offre o promette denaro o altre utilità alla

persona chiamata rendere dichiarazioni davanti all’autorità giudiziaria ovvero alla

persona richiesta di rilasciare dichiarazioni dal difensore nel corso dell’attività

investigativa ovvero alla persona chiamata svolgere l’attività di perito consulente

tecnico interprete per indurlo commettere reati previsti dagli articoli 371 bis, 371 ter ,

372 e 373 è punito qualora la promessa o l’offerta non sia accettata alle pene stabilite

negli articoli medesimi e ridotta dalla metà ai due terzi. La stessa disposizione si

applica qualora l’offerta o la promessa sia accettata ma la falsità non sia commessa. La

condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici. Se l’offerta fosse accolta e ne

seguisse una falsa dichiarazione, una falsa perizia o interpretazione l’autore materiale

risponderebbe di una delle ipotesi degli articoli descritti e l’istigatore di concorso nello

stesso reato = La norma quindi costituisce una deroga all’articolo 115 infatti se

l’istigazione non viene accolta ci si troverà per sempre in presenza di un reato. È un

delitto a dolo specifico essendo necessaria la consapevolezza della volontà della

condotta accompagnata dal fine di indurre il teste il perito l’ interprete a rendere false

dichiarazioni

Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità

o giudiziaria (377 bis)

è punito con la reclusione da due a sei anni qualora il fatto non

costituisca più grave reato chiunque con violenza o minaccia con offerta o promessa di

denaro o altre utilità induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni

mendaci la persona chiamata a rendere dinanzi all’autorità giudiziaria dichiarazioni

utilizzabili in un procedimento penale quando questa ha facoltà di non rispondere. La

norma a tutela la genuinità della scelta del destinatario di tale facoltà di rispondere o

meno all’autorità giudiziaria. La condotta incriminata può realizzarsi con due

modalità con la coartazione prodotta da violenza minaccia o induzione operata

tramite offerta promessa di denaro o altre utilità. I soggetti che possono avvalersi di

questa facoltà sono l’imputato e l’imputato non processo connesso. L’elemento

soggettivo è integrato dal dolo generico essendo necessario e sufficiente che l’agente si

rappresenti la situazione di fatto compresa la particolare posizione giuridica della

vittima e agisca con l’intenzione di provocarne il silenzio la menzogna con la coazione

o con l’induzione descritta dalla norma

Rivelazione di segreti inerenti ad un procedimento penale (379 bis)

o la prima

fattispecie punisce salvo che non costituisca più grave reato con la reclusione fino a un

anno chiunque rivela indebitamente notizie segrete concernenti un procedimento

penale da lui apprese per aver partecipato o assistito a un atto del procedimento

stesso. Alla stessa pena soggiace la persona che dopo aver rilasciato dichiarazioni nel

corso delle indagini preliminari non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero

(quando sussistano specifiche esigenze riguardanti l’attività di indagine pubblico

ministero può vietare alle persone sentite di comunicare i fatti le circostanze oggetto

dell’indagine di cui hanno conoscenza). La norma persegue il fine di rafforzare la

tutela del segreto processuale. Il dolo è generico

e. 

Reati di infedele patrocinio e consulenza sembrano più incentrati alla tutela degli interessi

patrimoniali e non patrimoniali della parte privata in giudizio che non l’interesse pubblicistico

al corretto funzionamento dell’attività giurisdizionale. Cmq l’ordinamento non può

prescindere dal garantire ex art 24 cost la piena realizzazione del diritto di difesa della parte =

diritto della parte privata di poter usufruire di una adeguata difesa tecnica

Patrocinio e consulenza infedele ( 380)

o stabilisce che il patrocinatore o il consulente

tecnico che rendendosi infedele ai suoi doveri professionali arreca nocumento agli

interessi della parte da lui difesa assistita o rappresentata dinanzi all’autorità

giudiziaria sia punito con la reclusione da 1 a 3 anni e con la multa non inferiore a

una cocuzza . La pena è aumentata se il colpevole ha commesso il fatto colludendo

con la parte avversa o se il fatto è stato commesso a danno di un imputato . Si

applicano la reclusione da 3 a 10 anni e la multa non inferiore a 2 cocuzze se il fatto

è commesso a danno di persona imputata di un delitto per il quale la legge

commina l’ergastolo ovvero la reclusione superiore a 5 anni . Fattore essenziale è che

il comportamento infedele e dannoso sia posto in essere nel momento del giudizio .

Trattasi di reato proprio ( difensore o consulente tecnico di parte ). Il reato implica la

volontà della condotta infedele e la consapevolezza della sua nocività per gli interessi

della parte . è un reato di evento

Altre infedeltà del patrocinatore o consulente tecnico ( art 281 )

o prevede che il

patrocinatore o il consulente tecnico che in un procedimento dinnanzi all’autorità

giudiziaria presta contemporaneamente anche per interposta persona il suo

patrocinio o la sua consulenza a favore di parti contrarie è punito qualora il fatto

non costituisca un più grave reato con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa

non inferiore a 200 000. La pena è della reclusione fino a 1 anno e della multa da l

100 000 a una cocuzza se il patrocinatore o il consulente dopo aver difeso assistito

o rappresentato un parte assume senza il consenso di questa nello stesso

procedimento il patrocinio o la consulenza della parte avversaria . La prima

fattispecie si realizza quando il difensore o consulente presta la propria opera

professionale anche per interposta persona a favore di due parti contrarie nello

stesso procedimento ovvero in procedimenti connessi o funzionalmente collegati =

conflitto di interessi . La seconda fattispecie si realizza quando il professionista

dopo aver prestato la propria opera e averla esaurita a favore di una parte accetti di

difendere la parte avversaria nello stesso procedimento . Il fatto è scriminato dal

consenso della parte . è reato a dolo generico.

Millantato credito del patrocinatore (382

o ) prevede che il patrocinatore che

millantando credito verso il giudice o il pm che deve concludere ovvero verso

presso il testimone , il perito o l’interprete riceve . o fa dare o promettere dal suo

cliente a sé o ad un terzo denari o altra utilità col pretesto di doversi procurare il

favore del giudice o del pm o testimone ,perito o interprete ovvero di doverli

remunerare è punito con la reclusione da 2 a 8 anni e con la multa non inferiore a 2

cocuzze . è una fattispecie di millantato credito ( 346) elemento specializzante è che la

millanteria è riferita a un giudice o un pm nell’ambito di un processo . comporta

interdizione dai pubblici uffici.

f. 

Circostanze aggravanti e cause di non punibilità il legislatore ha modificato l’assetto delle

circostanze aggravanti e delle cause di non punibilità prevedendo

o Un aggravamento delle pene per i reati di false dichiarazioni al pubblico ministero,

difensore, falsa testimonianza, false perizie frode processuale relazionato alla gravità

dell’esito prodotto nel comportamento illecito. Si prevede la reclusione da tre a otto

anni se dal fatto deriva una condanna non più 5 anni mentre la pene della reclusione

da 4 a 12 anni se dal fatto deriva una condanna superiore 5 anni, infine la pena della

reclusione da sei a venti anni se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo

o Nei casi previsti per dagli artt 371 bis 371 ter 372 e 373 il colpevole non è punibile se

ritratta il falso o manifesta il vero prima che l’istruzione sia chiusa con sentenza di non

doversi procedere ovvero prima che il dibattimento sia chiuso ossia rinviato. Qualora

la falsità sia intervenuto in una causa civile il colpevole non è punibile se ritratta il

falso o manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza

definitiva anche se non irrevocabile. In base a tale normativa nei casi degli artt 371 bis

371 ter 372 e 373l’autore che ha reso dichiarazioni mendaci se tratta il falso entro e non

oltre il termine di chiusura del dibattimento non è punibile

La causa di non punibilità non si estende ai concorrenti che non abbiano ritrattato

o falso o affermato il vero. Diverso il caso in cui il concorrente della falsa dichiarazione

spontaneamente riferisco all’autorità giudiziaria la condotta assunta. In tal caso si

ritiene che sia sufficiente la ritrattazione del falso senza che occorra da parte sua la

chiamata in correità dell’autore materiale del falso. La causa di non punibilità non

opera quando l’autorità giudiziaria abbia con propri mezzi scoperto il mendacio

Nonvi è punibilità quando il fatto è commesso da persona che per legge non avrebbe

o dovuto essere richiesto di fornire informazioni per le indagini o assunto come

testimoniò, perito, consulente tecnico interprete ovvero quando la persona autore del

fatto ha reso informazioni al pubblico ministero, difensore, o assunto l’ufficio di

testimone, perito, consulente tecnico o interprete senza essere informato della facoltà

di astenersi.

o Nei casi di omissione di rapporto del pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio,

omessa denuncia del cittadino omissione di referto, rifiuto di uffici legalmente o

dovuti, autocalunnia, false informazioni al pubblico ministero, false informazioni al

difensore, falsa testimonianza, falsa perizia, frode processuale non è punibile chi ha

commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se stesso o un

prossimo congiunto da un grave inevitabile nocumento della libertà o nell’onore. Un

dubbio teorico vale circa l’ipotesi che la persona abbia commesso il fatto per evitare un

nocumento alla integrità fisica o alla vita proprio del congiunto vale il principio a

fortori infatti la giurisprudenza afferma che la casa di non punibilità in esame sia

un’ipotesi speciale dello stato di necessità.

B. delitti contro l’autorità delle decisioni giudiziarie

a. Dei delitti di mancata sottoposizione alle pene e alle misure di sicurezza e ad altri

provvedimenti e sanzioni

Evasione e inosservanza di pene accessorie (385)

o prevede che chiunque e essendo

legalmente arrestato detenuto per un reato evade è punito con la reclusione da sei

mesi a un anno. La pena e della reclusione da uno a tre anni se il colpevole commette

il fatto usando violenza minaccia verso le persone ovvero mediante effrazione, ed è da

3 al 5 anni se la violenza o minaccia è commessa con armi o da più persone riunite.

Queste disposizioni si applicano anche all’imputato che è in stato d’arresto nella

propria vita abitazione e se mi allontani nonché al condannato ammesso a lavorare

fuori dallo stabilimento penale in questo caso il mancato rientro deve portarsi per un

tempo superiore a dodici ore sempre che non sia ascrivibile ha giustificato motivo.

L’allontanamento dell’indagato dal luogo di detenzione domiciliare al contrario si

realizza nel momento in cui si abbandona lo spazio assegnato. Realizza tale condotta

anche indagato che per breve periodo si trattenne in un appartamento situato su uno

stesso piano del proprio stabile. Non viene neppure ipotizzata la possibilità che il

temporaneo allontanamento possa trovare la propria causa di giustificato motivo.

Sono poi equiparate all’evasione il mancato rientro del permesso protratto per oltre

dodici ore l’allontanamento a del semilibero. Si discute se l’evasione impropria sia un

reato permanente o istantaneo l’allontanamento dell’indagato dal luogo indicato

dagli arresti domiciliari è sicuramente reato istantaneo diversa la conclusione per le

ipotesi di mancato rientro del condannato il quale ha carattere permanente.. Quando

l’evaso si costituisce in carcere prima della condanna la pena è diminuita (applicabile

anche a nel caso di evasione non propria quindi di allontanamento dell’imputato dal

luogo di custodia domiciliare). Sottrarsi a un provvedimento restrittivo prima che sia

eseguito non costituisce evasione e nemmeno sottrarsi all’esecuzione di una misura di

sicurezza o a uno dei provvedimenti di iniziativa da polizia giudiziaria. Mentre la

fuga di colui che sia stato tratto in arresto in flagranza di reato costituisce evasione e

così anche quella del fermato quale indiziato di reato a seguito delle disposizioni del

pubblico ministero. Il presupposto della condotta criminosa è costituito dalla

legittimità del titolo privativo della libertà personale in quanto la limitazione della

libertà è presupposto necessario per la fattispecie. L’eventuale violenza esercitata nei

confronti dell’ agente di custodia non rende applicabile la violenza o minaccia o

resistenza a pubblico ufficiale ma l’aggravante. Se invece tale violenza è indirizzata

verso persona diversa allora con l’evasione concorrerebbero altri reati. Si stabilisce che

si può procedere all’arresto dell’evaso anche fuori dei casi di flagranza nel reato la

disposizione è superflua perché l’evasione è sicuramenteun reato permanente e

fintanto che dura la permanenza c’è sempre flagranza di reato.è un delitto dolo

generico.

+ art 389 chiunque avendo riportato una condanna cui consegue l’applicazione di

una pena accessoria trasgredisce agli obblighi e divieti inerenti a questa pena è punito

con la reclusione da due a 6 mesi. Fattispecie a dolo generico

Procurata evasione , procurata inosservanza di pene e misure di sicurezza (386 

o )

chiunque procura o agevola l’evasione di una persona legalmente arrestato o detenuta

per un reato è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Si applica reclusione

da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato all’ergastolo. La

pena aumentata se il colpevole per commettere il fatto adopera uno dei mezzi indicati

nel primo cpv dell’articolo precedente. La penaè diminuita se il colpevole opera a

favore di un prossimo congiunto, ovvero nel termine di tre mesi dall’evasione procura

la cattura dell’evaso o la presentazione di lei all’autorità. La condanna importa in ogni

caso l’interdizione dei pubblici uffici. In realtà l’apporto causale di chi agevola

l’evasione segue lo schema del concorso di persone nel reato ma in deroga ad esso chi

agevola la condotta dell’ evaso è punito più gravemente di quanto non lo sarebbe se

dovesse rispondere di concorso in evasione. Il reato è forma libera.

Delitti di mancata esecuzione dei provvedimenti del giudice

o - Art. 388

Chiunque, per sottrarsi all'adempimento degli obblighi civili nascenti da una

sentenza di condanna, o dei quali è in corso l'accertamento dinanzi l'Autorità

giudiziaria, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o

commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non

ottemperi alla ingiunzione di eseguire la sentenza, con la reclusione fino a tre

anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni. la fattispecie è volta a

tutelare l’efficacia e l’attuabilità degli effetti civili nascenti da una sentenza o

da un procedimento in corso . Si incentra su tre elementi essenziali : la condotta

( che deve rivestire la caratteristica della frode) ,l’elemento soggettivo( dato dal

dolo specifico che presuppone non solo la conoscenza dell’esistente sentenza

o del procedimento e di essere destinatario di obblighi civili nonché la volontà

di porre in essere la condotta fraudolenta con la specifica intenzione che la

condotta sia diretta a sottrarsi all’adempimento degli obblighi ) elemento del

fatto( cioè che l’autore consapevolmente e volontariamente non adempia

all’ingiunzione)

La stessa pena si applica a chi elude l'esecuzione di un provvedimento del

giudice civile, che concerna l'affidamento di minori o di altre persone incapaci,

ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del

credito. “eluda” implica ogni azione o omissione rivolta a nn adempiere al

provvedimento = non vale il mero rifiuto di adempiere specie se accompagnato

dal dichiarato intento di opporsi legalmente al provvedimento , al contrario

integra la fattispecie il ritardo pretestuoso

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua

proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o

conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a lire

seicentomila incriminazione speciale rispetto al 334

Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da lire sessantamila

a lire seicentomila se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata

alla sua custodia e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da lire

centomila a un milione se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di

favorire il proprietario della cosa (1). incriminazione speciale rispetto al 334

Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario

o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell'ufficio è

punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a un milione (1) (1) .

 incriminazione speciale rispetto al 334

Gli ultimi quattro commi hanno così sostituito l'originario terzo comma (art. 87,

L. 24 novembre 1981, n. 689).

Art. 388 bis

- Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento

ovvero a sequestro giudiziario o conservativo -

Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a

sequestro giudiziario o conservativo, per colpa ne cagiona la distruzione o la

dispersione, ovvero ne agevola la soppressione o la sottrazione, è punito, a

querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino

a lire seicentomila (1) . 

(1)Articolo aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689. . l’elemento soggettivo

è la colpa. Il colpevole è punito a querela della persona offesa.

Art. 388 ter

- Mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie -

Chiunque, per sottrarsi all'esecuzione di una multa o di una ammenda o di una

sanzione amministrativa pecuniaria compie, sui propri o sugli altrui beni, atti

simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è

punito, qualora non ottemperi nei termini all'ingiunzione di pagamento

contenuta nel precetto, con la reclusione da sei mesi a tre anni Articolo aggiunto

dalla L. 24 novembre 1981, n. 689. NB il mancato pagamento delle pene

pecuniarie amministrative non è convertibile come quelle penali in ,libertà

controllata o lavoro sostitutivo. Elemento sogg è il dolo specifico essendo

necessario chr la condotta fraudolenta sia posta in esser allo scopo di sottrarsi

all’esecuzione di sanzioni criminali pecuniarie o sanzioni amm pecuniarie

C. tutela arbitraria delle private ragioni

A differenza del codice Zanardelli che configurava il delitto in un’unica fattispecie il codice vigente lo

articola in due fattispecie che lasciano invariato il criterio distintivo e cioè la violenza sulle cose ovvero la

violenza o minaccia sulle persone ( l’uno punito dal 392 l’altro dal 393).la ragione dell’incriminazione è nel

fatto che il privato si attribuisce antigiuridicamente la facoltà di soddisfare un diritto sostituendosi alla

funzione giudiziale volta rendere giustizia con imparzialità e neutralità fra le parti in conflitto. Le fattispecie

dipendono da due presupposti :dall’esistenza di un diritto reale o presunto che l’agente intenda far valere

(non è quindi necessaria la concreta sussistenza del diritto); il secondo è che deve trattarsi di un diritto cui

l’ordinamento riconosce la tutela giurisdizionale ovverosia un diritto azionabile in giudizio. Deve trattarsi

altresì di un diritto soggettivo. L’elemento soggettivo è contraddistinto dal dolo quale consapevolezza e

volontà nelle condotte è inoltre necessario che l’autore agisca per il solo fine di far valere arbitrariamente un

preteso diritto. Questo elemento è essenziale per distinguere i delitti in esame da quello di estorsione -- >

l’estortore agisce per conseguire un ingiusto profitto mentre l’agente agisce al fine di esercitare un preteso

diritto. Il legislatore ha previsto2 aggravanti: l’ipotesi di congiunta violenza alle cose e alle persone e l’ipotesi

di violenza con armi. È stata soppressa l’attenuante del codice Zanardelli che prevedeva la diminuzione di

piena qualora fosse provata da sussistenza del diritto. Entrambi delitti sono perseguibili a querela.

I delitti di duello cosiddetti cavallereschi sono stati abroagati con l 205/1999

I DELITTI CONTRO LA VITA

Il codice Rocco ha attuato nell’evoluzione delle norme una progressione discendente a piramide rovesciata al

cui vertice sta la tutela dello Stato, della comunità e della famiglia e da ultimo i beni individuali (persone e

patrimonio). Con l’avvento della costituzione la prospettiva si ribalta: la persona umana è la ragione

dell’intero sistema. La tutela della persona è contenuta nel titolo XII del libro secondo. Il capo I contempla i

delitti contro la vita e l’incolumità individuale.

Il bene giuridico tutelato

Il concetto di persona: dimensione individuale di tale bene, sono superate le concezioni che ravvisano un

interesse statale sulla sfera di pertinenza dell’individuo. Principio della indisponibilità dell’essere umano =

riferimento a quei diritti che appartengono alla persona in quanto tale.

Vita: è il bene fine primario anche se non trova espresso riconoscimento costituzionale (a differenza della

Germania, Spagna e Portogallo). Un tempo si riteneva che l’essere vivente dovesse avere come requisito la

vitalità. Sulla base di questa teoria il neonato non aveva vitalità in quanto non aveva possibilità di

sopravvivere. Oggi non è consentito distinguere fra vita e vitalità perciò rientrano nel concetto di essere

umano vivente anche il monstrum e l’ostentum. .

Il concetto di uomo: il feto è considerato uomo con l’inizio del distacco dello stesso dall’utero. -- > in Italia si

fa coincidere il momento con la rottura del sacco delle acque mentre nei paesi di lingua tedesca si fa

riferimento all’inizio dei dolori derivanti dalla dilatazione del collo dell’utero. Perciò anche il feto non ancora

venuto alla luce è oggetto di tutela dei reati contro la vita e l’incolumità individuale.

La determinazione del momento della morte: la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo

Il suicidio: oggi non è più punibile il tentativo. Al contrario viene incriminato dall’articolo 579 l’omicidio del

consenziente, nonché l’istigazione o aiuto al suicidio dall’articolo 580, e l’omissione di soccorso dall’articolo

593(anche nel caso in cui chi ha bisogno di soccorso sia un mancato suicida). La legge protegge la vita

individuale anche contro volontà del singolo per l’interesse della collettività. Questa è la ratio anche

dell’articolo 5 cc il quale stabilisce che gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando

cagionino una diminuzione permanente delle integrità fisica o quando siano altrimenti contrari alla legge,

all’ordine pubblico o al buon costume.

I reati contro la vita sono divisi in secondo partizione:

A) reati contro la vita e l’incolumità individuale (capo I del titolo dodicesimo libro secondo) il bene vita viene in

considerazione non solo quale ben individuale indisponibile ma quale bene singolare nel senso che esso

viene tutelato in quanto l’aggressione venga colpire uno o più persone determinate.

B) reati contro la vita e l’incolumità pubblica (titolo VI libro secondo) la vita e l’incolumità fisica hanno una

dimensione trans individuale. Questi reati incriminano condotte di particolare potenza espansiva o

diffusività tali da produrre effetti che però trascendono i singoli individui mettendo a repentaglio la vita,

l’integrità fisica o la salute di un numero indeterminato di persone.

Il diritto all’incolumità individuale è il bene fine primario. La stessa nozione di incolumità individuale

designa la sfera di signoria del singolo sulla propria dimensione corporea e psichica e nonché il diritto

all’intangibilità della stessa -- > un’alterazione dell’organismo è richiesta solo in alcuni reati.

Sono esclusi dal capo I del titolo XII i reati d’aborto per i quali si fa riferimento alla legge 194/78 (nonché il

reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli collocato tra i delitti contro la famiglia). Non è prevista

nel nostro ordinamento una disciplina organica a tutela della vita prenatale. La legge sull’interruzione

volontaria della gravidanza tutela il feto nei confronti di condotte che dolorosamente o colposamente

mettono fine alla sua esistenza o che cagionano la sua nascita prematura. Le legge non prevede la punibilità

di condotte che provocano una mera lesione dell’integrità fisica del nascituro. Per quanto riguarda la tutela

dell’embrione si è sollecitata l’introduzione di una regolamentazione delle manipolazioni genetiche e delle

sperimentazioni. Lo schema di delega legislativa per l’emanazione di un nuovo codice penale (progetto

Pagliaro 1992) si segnalava x una peculiare sensibilità in questa materia.

La legge in materia di procreazione medicalmente assistita (legge 40/2004) doveva garantire la salute della

donna e fornire un’adeguata protezione all’embrione umano. Un primo gruppo di disposizioni in mira a

vietare condotte che non sono compatibili con il riconoscimento della natura umana dell’embrione e che

offendono il bene giuridico dell’irripetibilità del genoma umano

- Chi produce embrioni umani a fini di ricerca, di sperimentazione o comunque a fini diversi da

quello previsto da questa legge è punito con una pena aumentata fino a un terzo della reclusione da

2 a 6 anni e della multa da 50.000 a € 150.000€

- Si punisce con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da € 600.000 a € 1 milione

chiunque in qualsiasi forma realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di

embrioni

- Punisce con la pena della reclusione da due a sei anni e della multa da € 50.000 a € 150.000

aumentata fino al terzo

o gli interventi che attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite

procedimenti artificiali siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del

gamete ovvero per determinarne le caratteristiche genetiche, ad eccezione dell’interventi

aventi finalità diagnostiche o terapeutiche

interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce

o dell’embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi che di ricerca

la fecondazione di un gemete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di

o ibridi o di chimere

- si punisce con la reclusione da dieci anni a 20 anni e con la multa da € 600.000 a € 1 milione e con

l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione chiunque realizza un processo volto ad

ottenere un essere umano discendente da un'unica cellula di partenza, eventualmente identico,

quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto.

Un secondo gruppo di disposizioni cerca di risolvere la questione degli embrioni in soprannumero

- si vieta la crioconservazione degli embrioni

- le tecniche di produone di embrioni non devono creare un numero di embrioni superiore a quello

strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto comunque non superiore a 3. La

sanzione è la reclusione fino a tre anni e la multa da € 50.000 a € 150.000.

- Divieto di riduzione embrionale a di gravidanze plurime.

I divieti introdotti da questo secondo gruppo sono posti per salvaguardare il valore dell’embrione. Al bene

della salute della donna non viene offerta la tutela adeguata in quanto il legislatore impone al sanitario

l’obbligo di adottare metodologie diverse da quelle che la scienza medica dichiara ottimali per rimediare allo

stato di infertilità + aumenterà il fenomeno delle gravidanze multiple che espone la donna a problemi e il

nascituro a un maggior rischia di mortalità prenatale per prematurità + nella maggior parte dei casi sarà

necessario procedere a più cicli di trattamento per ottenere le attuali percentuali di gravidanze.

Omicidio doloso

L’omicidio doloso è un reato comune. Ciò vale per tutti i delitti contro la vita esclusa l’ipotesi di infanticidio

in condizione di abbandono materiale e morale.

Condotta: consiste nel cagionare la morte di un uomo in qualsiasi modo tramite lesione materiale o anche

mediante violenza psichica sulla vittima. La condotta può essere commissiva o omissiva. In quest’ultimo

caso si tratterà di reato omissivo improprio. L’omicidio è un delitto forma libera o casualmente orientato che

può essere attuato mediante mezzi diretti e indiretti: tra questi ultimi ad esempio il contagio di malattia

infettiva oppure mezzi cd morali come la diffamazione e l’ingiuria. Si ritiene configurabile l’omicidio

volontario mediante contagio purché sia accertata l’intenzione di procurare la morte della vittima (cd animus

necandi) o quanto meno il dolo eventuale. Per quanto concerne l’omicidio indiretto realizzato mediante atti

giudiziari si tratta ormai di un caso obsoleto data l’abolizione della pena di morte anche dal codice penale

militare di guerra.

Il dolo è generico e consiste nella coscienza e volontà di cagionare l’evento morte. Non è richiesto come dal

codice Zanardelli il fine di uccidere. Si ritiene che l’oggetto del dolo non debba essere soltanto l’evento ma

debba essere composto dalla condotta e dall’esito letale. Una divergenza essenziale tra il decorso causale

prefigurato e la concreta dinamica causale esclude il dolo in quanto errore sul fatto (es. A ferisce gravemente

B tanto da pensare di averlo ucciso e poi getta il corpo in una scarpata determinandone la morte) cd

aberratio causae. Secondo un primo orientamento l’evento morte andava ricondotto al comportamento

doloso precedente in quanto la seconda azione è solo per errore non dolosa. È invece più corretto ritenere

che rispetto al risultato voluto e non verificatosi sarà configurabile il tentativo di omicidio mentre si possa

ravvisare gli estremi dell’omicidio corposo con riguardo all’esito non voluto ma concretamente realizzato. In

quanto l’originaria voluntas occidendi non può estendersi automaticamente alla condotta successiva.

In ragione dell’intensità della coscienza di cagionare l’evento letale si possono distinguere:

dolo d’impeto: la decisione di uccidere è improvvisa e repentinamente portata a esecuzione

dolo di proposito:tra l’ideazione dell’omicidio e la sua realizzazione intercorre uno stacco temporale tale da

legittimare l’idea di una consapevole e meditata riflessione

in ragione dell’intensità del dolo in riferimento alla volizione dell’evento morte si distingue tra dolo

intenzionale, dolo diretto ,dolo eventuale e dolo alternativo (quando l’ agente abbia previsto e accettato

l’esito letale come indifferente rispetto quello di lesioni) .

Per l’accertamento della volontà omicida vengono presi in considerazione i classici elementi che sono quelli:

soggettivi: la causale o movente, l’indole del reo, l’abilità, i rapporti con la vittima

oggettivi: le modalità di aggressione, il numero e la direzione dei colpi, la violenza utilizzata, la parte del

corpo colpita, il rapporto tra mezzo utilizzato e potenzialità dell’arma, il comportamento del colpevole

durante e dopo la perpetrazione del fatto.

Nota bene: nonostante il movente possa assumere una importanza peculiare ai fini dell’individuazione

dell’autore del reato esso si colloca in posizioni di sussidiarietà probatoria rispetto agli altri elementi di

valutazione. Di per sé la mancanza di un movente non esclude l’animus necandi.

Soggetto passivo dell’omicidio è l’uomo, non rientra nella fattispecie il concepito se non dall’inizio del

distacco dall’utero della donna. Ovviamente il soggetto deve essere vivo altrimenti si tratterà per alcuni di

omicidio putativo ovvero di omicidio impossibile per inesistenza dell’oggetto. Dovendosi trattare di essere

umano vivente ma non necessariamente vitale anche l’anticipazione della morte di un uomo per una minima

frazione di tempo costituisce omicidio ai sensi della norma. L’uccisione di determinati soggetti aventi

particolari qualifiche dà luogo delitti speciali ex artt 276 e 295 .

Tentativo:Ammissibile il tentativo incompiuto e compiuto. A livello di tentativo il delitto di omicidio si

distingue da quello di lesione personale x diverso atteggiamento psicologico. -- > animus necandi e animus

laedendi + si ha maggiore potenza lesiva della condotta. È controversa la compatibilità o meno del dolo

eventuale con il tentativo.

Tempus L’omicidio è reato istantaneo che si perfezione il momento della morte cerebrale.

Circostanza aggravante dell’omicidio –>per graduare l’omicidio volontario

Aggravanti concernenti l’elemento soggettivo del reato

o Aver commesso il fatto con premeditazione

o Aver agito per motivi abietti o futili

o

Aggravanti concernenti le modalità della condotta criminosa o i mezzi usati

o Aver adoperato sevizie o avere agito con crudeltà verso le persone

o Aver commesso il fatto con sostanze venefiche ovvero con un altro mezzo insidioso

o

Aggravanti concernenti la connessione tra reati

o Aver commesso il fatto per eseguire o occultare un altro reato, ovvero per conseguire o

o assicurare a sè o ad altri il profitto o il prodotto o il prezzo ovvero l’impunità di un altro

reato

L’aver cagionato dolosamente la morte nell’atto di commettere taluno dei delitti preveduti

o dagli artt. 519, 520 e 521 (di violenza sessuale)

Aggravanti dipendenti dalla qualità del soggetto attivo

o Omicidio commesso dal latitante per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione,

o ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza

Omicidio commesso dall’associato per delinquere per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla

o carcerazione

Aggravanti dipendenti dei rapporti tra il colpevole e l’offeso

o L’aver commesso il fatto contro l’ascendente o il discendente (parricidio che assorbe stante

o la comune pena dell’ergastolo il parricidio aggravato)

L’aver commesso il fatto contro il coniuge, il fratello, la sorella, il padre, la madre adottivi o

o figlio adottivo o contro un’affine in linea retta ( quasi parricidio o parricidio improprio)

La premeditazione

È previsto l’aumento fino a un terzo della pena prevista per i delitti di lesione personale e per quello di

omicidio preterintenzionale. Il codice non definisce la premeditazione che va ricostruita in via interpretativa.

Secondo un’impostazione di tipo soggettivistico il fatto dev’essere stato compiuto con fredda e e pacata

perseveranza. Tale posizione non è stata accolta nel corso dei lavori preparatori del codice Rocco.

In una prospettiva oggettistica si rimarca il profilo della pericolosità ritenendo indispensabili per la

configurabilità della premeditazione due presupposti: un certo lasso di tempo fra la risoluzione criminosa e

la sua attuazione; un’accurata preparazione del delitto, comprensiva della valutazione del momento più

favorevole e delle modalità più idonee per la perpetrazione del crimine, nonché della preordinazione dei

mezzi della commissione dello stesso (cd macchinazione).

Le prese di posizione più convincenti sono quelle che riconoscono alla premeditazione una sorta di doppia

misura di natura oggettiva e soggettiva. È necessario quindi l’elemento cronologico e la perseveranza della

risoluzione criminosa (elemento ideologico o psicologico) non si avrebbe premeditazione se ci fosse un

perdurante stato di dubbio. Con la premeditazione l’intensità del dolo raggiunge il suo massimo grado. Non

è una figura criminosa distinta ma è una circostanza aggravante che rileva soltanto nei delitti di sangue. È

controverso se sia compatibile con il vizio parziale di mente -- > la cassazione si esprime a favore salvo che la

premeditazione si presenti come sviluppo consequenziale della malattia e dove il proposito criminoso

coincideva con un’idea fissa ossessiva facente parte del quadro sintomatologico di una determinata

infermità.

Oggi si tende a negare che la provocazione presupponga l’immediatezza della reazione quindi l’aggravante

è compatibile con l’attenuante della provocazione. È compatibile con il dolo eventuale. Mentre si nega la

conciliabilità dello stato psicologico della premeditazione caratterizzata da un’intensa volizione con la forma

indiretta del dolo. Non esclude la sussistenza della premeditazione il fatto che il proposito criminoso sia

condizionato al verificarsi di un accadimento futuro previsto dall’agente ( es tizio premedita di uccidere la

persona che intende violentare nel caso in cui questa si metta urlare.)

Le figure speciali di omicidio doloso

Il codice penale italiano non prevede circostanze attenuanti speciali per l’omicidio doloso ma delle forme

attenuate che considera come fattispecie autonome di tale diritto

Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale ex Art. 578 “la madre che cagiona la morte del

proprio neonato immediatamente dopo il parto o del feto durante il parto quando il fatto è determinato da

condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto è punita con la reclusione da 4 a12 anni”. È

un reato proprio in quanto il soggetto attivo è soltanto la madre. Il fatto tipico è infanticidio o feticidio . La

dottrina e la giurisprudenza concordano sul limite temporale da attribuire alla condotta infanticida che deve

compiersi durante lo stato di turbamento emotivo che segue il parto diversamente si applicheranno le norme

comuni su l’ omicidio doloso. L’infanticidio può essere realizzato anche mediante omissione. Il dolo è

generico e può essere anche eventuale. Nel caso di concorso di persone in deroga ai principi generali i

compartecipi sono puniti a titolo di omicidio doloso ma è prevista l’ipotesi di un trattamento penale più

favorevole nel caso di concorrenti che abbiano agito al solo scopo di favorire la madre. È esclusa

l’applicazione delle aggravanti comune ex art 61.

Omicidio del consenziente

È il fatto di chi cagiona la morte di un uomo con il consenso di lui (altra 579). L’articolo mira a ribadire il

principio della indisponibilità della vita umana. La ragione della diminuzione della pena è per la minore

gravità oggettiva e soggettiva del fatto. Il requisito oggettivo del consenso della vittima è il presupposto del

reato. Il consenso deve essere personale, reale (non presunto), ponderato e attuale. La forma è libera. Non

ricorre la forma attenuata ma il soggetto risponde di omicidio volontario comune quando il fatto si è

commesso

- Contro una persona minore di anni 18

- Contro una persona inferma di mente o che si trova in condizioni di deficienza psichica per un’altra

infermità o per abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti

- Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole storto con violenza, minaccia o

suggestione ovvero carpito con inganno.

I dolo richiede oltre a tutti i requisiti richiesti per l’omicidio volontario comune la consapevolezza di agire

col consenso della vittima. Per quanto riguarda l’errore sull’esistenza del consenso --> errore sugli elementi

specializzanti attenuanti. Si esclude l’applicazione delle aggravanti dell’articolo 61.

Istigazione o aiuto al suicidio

L’art 580 incrimina il fatto di chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio

ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione. La punibilità è subordinata a due condizioni che il

suicidio deve essere consumato; che dal tentativo di suicidio deve derivare una lesione personale grave o

gravissima. Nella maggioranza degli ordinamenti europei chi concorre all’altrui suicidio non viene punito

anche se il codice penale austriaco prevede la stessa pena per l’omicidio del consenziente. La condotta

consiste nella partecipazione al altrui suicidio che può essere psichica (rafforza l’altrui proposito di suicidio o

fa sorgere nel soggetto il proposito suicida prima inesistente)o fisica(agevola in qualsiasi modo l’esecuzione

dell’altrui proposito). Tra le condotte partecipative e il risultato deve sussistere un nesso eziologico.

L’agevolazione può consistere anche in un’omissione sempre che sussista a carico del soggetto l’obbligo di

garanzia (genitore o tutore). Si tratta di delitto ad dolo generico ed è ammissibile la forma indiretta. Non si

applica tale delitto ma le norme sull’omicidio volontario comune se la persona è minore degli anni 14 o

comunque priva della capacità di intendere di volere. Il delitto è aggravato se la persona istigata, eccitata o

aiutata è minore di anni 18, è inferma di mente o in condizioni di deficienza psichica per un’altra infermità o

per abuso di sostanza alcolico o stupefacenti. Gli aggravanti comuni dell’articolo 61 sono applicabili.

Il problema dell’eutanasia

Soppressione della vita altrui pietatis causa

- Eutanasia attiva ( mercy killing) consistente della soppressione della vita di una persona

attraverso una condotta commissiva effettuata da familiari o conoscenti oppure dal medico

curante . Presupposti : condizione dell’infermo in uno stato di sofferenza insopportabile i solito

incidente sulla fase terminale di una malattia mortale

- Eutanasia passiva : ( letting die ) sospensione del trattamento di mantenimento in vita del

paziente . Natura omissiva del comportamento che rende possibile qualificare come causa della

morte direttamente la malattia e non la condotta umana. Xò : problemi non è agevole la

differenziazione tra forme commissive e omissive nei confronti di quelle situazioni in cui sia

necessario un intervento attivo come il distacco di un respiratore o di un macchinar4io atto a

alimentare il paziente mantenerne il battito cardiaco etc . Inoltre i casi più drammatici e discussi

riguardano pazienti che non sono in grado di consentire per perdita irreversibile della coscienza

- Eutanasia indiretta si riconduce alla cd terapia del dolore nelle ipotesi che comporti

l’accorciamento della vita: l’effetto secondario di anticipare la morte è conseguenza delle cure

palliative = l’esito letale è penalmente irrilevante perché conforme ai doveri del sanitario. 

Nell’ordinamento italiano manca una disciplina specifica dell’eutanasia che viene punita con l’art 579

difficoltà di far rientrare nell’ambito dell’art le diverse forme eutanasiche. L di là dei limiti edittali di pena

previsti ( reclusione da 6 a 15 anni) la formulazione testuale della norma ha problemi di applicazione .-->

silenzio sui motivi di pietà e sulle condizioni di sofferenza del paziente + validità del consenso lo stato

di deficienza psichica vale a escludere il consenso ma questa ricorre proprio nel caso di malati terminali

che richiedono la morte in quanto c’è un forte deterioramento fisico psichico determinato dai dolori

insopportabili o dalla stessa somministrazione di farmaci anestetizzanti o talvolta necessitata da interventi

invasivi. Di conseguenza le ipotesi di eutanasia attiva rientrano nell’omicidio comune doloso. + attenuante

dei motivi di particolare valore morale e sociale che non riesce però a mitigare il rigore della disciplina . La

giurisprudenza ha spesso escluso la compatibilità di tale attenuante x la mancanza di un incondizionato

apprezzamento positivo da parte della società la stessa attenuante in più può risultare soccombente

rispetto a quelle aggravanti che di frequente si configurano in questi casi es premeditazione , uso di

sostanze venefiche , posta in essere da un ascendente o da un discendente del sogg passivo

Eutanasia indiretta

Le ipotesi in cui si verifica il duplice effetto accelerazione della fine del sogg passivo come conseguenza

della somministrazione di farmaci sono frequenti nonostante il progredire delle cure palliative rischio

di una arbitraria dilatazione della responsabilità penale del sanitario : la condotta del medico che prescrive

o somministra dosi di sedativi tali da anticipare il momento della morte è commissiva e causale al momento

della morte. I tentativi di fondare la liceità della terapia -si esclude il dolo sulla base di incerte valutazioni

morali di natura morale . Inoltre non è persuasivo l’orientamento che fa leva sul grado di probabilità della

conseguenza letale . Non è necessario rinviare alla scriminanti dell’adempimento di un dovere a nostro

avviso è opportuno fare riferimento direttamente all’obbligo giuridico di curare che comporta anche la

doverosità delle attività che servono a alleviare la sofferenza. = proporzione tra i mezzi di cura disponibili,

l’insopportabilità del dolore e la gravità della malattia , necessità della terapia antidolorifica , nel senso che

essa è somministrabile solo quando altri medicamenti privi di effetti collaterali risultino inutili o non

indicati. se l’accelerazione della morte è co sequenza di una attività medica che viola regole di cautela

si può delineare il delitto di omicidio colposo.

Il malato deve essere messo a conoscenza dei rischi della terapia antidolorifica e dare consenso alla sua

somministrazione ; quando il paziente è impossibilitato a consentire il sanitario deve procedere alla

somministrazione delle cure palliative. Di fronte al rifiuto del paziente il medico che proceda alla terapia

antidolorifica risponderà di violenza privata ovvero lesione personale ( per es nell’ipotesi in cui sia

praticata a una iniezione ) mentre l’esito letale potrebbe essergli ascritto ex art 586 , 584 .

Eutanasia passiva

Eutanasia passiva consensuale: Rinuncia o sospensione delle terapie di sostegno vitale su richiesta del

malato cosciente e capace di intendere e di volere.

Il rifiuto consapevole alle cure è un esercizio di un diritto costituzionalmente garantito anche se si tratta di

terapie necessarie alla sopravvivenza =dove si verifichi una illegittima protrazione delle cure si può

configurare il delitto di violenza privata. La questione è più complessa quando il rifiuto delle terapie

comporta l’interruzione tecnica di un sostegno artificiale attivato per garantire il salvataggio del paziente

= la condotta del medico che rispetta la volontà di autodeterminazione del paziente è lecita e non integra il

delitto di omicidio del consenziente tuttavia l’interruzione tecnica del trattamento non è doverosa in

quanto deve essere garantita anche la libertà del medico di seguire i propri convincimenti etici o

deontologici

Eutanasia passiva rispetto a soggetti in stato di incoscienza : sospensione i mancata a attivazione di

misure di sostentamento vitale nei confronti di pazienti incapaci di esprimere una scelta occorre

evitare la distanasia o accanimento terapeutico ma è necessario garantire le residue speranze di vita del

malato. La morte deve essere identificata con la cessazione definitiva e irreversibile di tutte le funzioni

dell’encefalo della corteccia cerebrale sede del sistema nervoso centrale. Una volta accertata la morte il

medico deve cessare ogni attività terapeutica pena artt 410-413 ( vilipendio di cadavere, distruzione,

soppressione o sottrazione di cadavere ) . Viceversa se non si verifica lo stato di morte cerebrale

irreversibile permane da parte del sanitario l’obbligo di mantenimento in vita del paziente . Nel caso di

SVP ( stato vegetativo permanente ) si discute se sia opportuno distinguere tra stato vegetativo persistente

e permanente di fronte alla difficoltà empirica di dimostrare l’irreversibilità della condizione clinica del

paziente . In secondo luogo non vi è concordia sulla qualificazione della nutrizione e idratazione

artificiale come trattamenti ,medici oppure come misure ordinarie di assistenza. Per quanto riguarda il

living will gli operatori sanitari dovranno tenerne conto in virtù delle regole di diligenza ma è solo una

dichiarazione di intento che di per sé non potrà vincolare i medici ma influirà sulla loro scelta

discrezionale.

Il suicidio

La non punibilità del suicidio è un fenomeno relativamente recente ,il fondamento dell’antigiuridictà del

suicidio viene ravvisato in un obbligo di tipo solidaristico di esercitare la somma di quei doveri verso la

società che presuppongono la vita .simili concezioni non si possono giustificare sul piano costituzionale in

quanto risultano creditrici di una visione pubblicistica del bene vita. Dal principio della piena autonomia

dell’individuo discende l’orientamento opposto del suicidio come diritto inviolabile garantito dalla

costituzione ex art 2 .In realtà un diritto garantito obbligherebbe lo Stato a soddisfare la volontà di quei

soggetti che per inabilità fisica non sono in grado di suicidarsi da soli. Inoltre sarebbe incriminabile la

condotta di salvataggio di un terzo nei confronti del suicida come violenza privata e si dovrebbe

discriminare per legittima difesa il comportamento del suicida che uccide il soccorritore sembra quindi

corretto considerare il suicidio come mero esercizio d’una libertà autorizzata negativamente

dall’ordinamento. Quindi per quanto riguarda l’ eutanasia attiva non consensuale è condivisibile la scelta di

prevedere una circostanza attenuante dell’omicidio doloso ferme restando le riflessioni effettuate sul valore

giuridico da attribuire alle direttive anticipate. Gli itinerari di riforma dovrebbero essere due: una prima

direttiva che conduce all’introduzione di un’autonoma fattispecie incriminatrice che contempli i motivi di

pietà e descriva con precisione presupposti attuali : Uso di mezzi indolori, grave stato di prostrazione da

sofferenza, irreversibilità del processo letale prossimità della morte. La seconda legalizzazione dell’eutanasia

attiva consensuale

Omicidio preterintenzionale

Art 584 contempla il fatto di chiunque con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581

l’evento

e 582 cagiona la morte di un uomo morte è conseguenza non voluta di atti diretti a percuotere o a

procurare una lesione personale alla vittima. Sulla morte cagionata sempre involontariamente con atti

diversi dalle percosso dalle visioni saranno applicabili altre norme es 586.

La condotta consiste in atti diretti a commettere delitti di percosse lesioni = non è richiesta la consumazione

di tali ipotesi delittuose. Nb si ritiene indispensabile per la configurabilità dell’omicidio preterintenzionale la

presenza di un tentativo di percorso di lesioni personali. Non vi è configurabilità del tentativo di omicidio

preterintenzionale in quanto l’evento perfezionativo non deve essere voluto. L’illecito penale si caratterizza

per una relazione di minore a maggiore gravità tra il voluto e realizzato.

Teorie :Omicidio preterintenzionale come ipotesi di dolo di percosse o di lesioni misto responsabilità

oggettiva o dolo misto colpa:

- la prima è la tesi dominante nella giurisprudenza e ritiene che l’omicidio preterintenzionale

rappresenta un classico caso di responsabilità oggettiva perché si sostiene che il dolo e la colpa sono

due atteggiamenti psichici incompatibili e si sottolinea l’assenza di un riferimento nella

formulazione della norma alle forme della colpa.

Cmq si esige soltanto una costanza del nesso eziologico tra la condotta e l’evento finale con l’unica

variabile di richiedere un meno l’accertamento di una causalità adeguata oumana. Il legislatore ha

assegnato all’istituto della preterintenzionale una collocazione autonoma intermedia tra dole e colpa

quale modello di illecito a se stante = quindi il fatto che il diritto preterintenzionale venga assimilato

al fenomeno della responsabilità oggettiva non è giustificabile.

- secondo

La dottrina italiana ha elaborato la formula della responsabilità da rischio vietato questa

impostazione tutte le categorie riconducibili al criterio del versari in re illecita (preterintenzione,

reato aberrante, condizioni obiettive di punibilità)possono essere ritenute forme di responsabilità

colpevole in quanto dall’art 27 cost si prevede come la sussistenza dei requisiti della prevedibilità e

della evitabilità dell’esito non voluto. Critica: la teoria non è in grado di illustrare la complessità e

l’alterità delle molteplici realtà normative cui viene riferita: in particolare non vengono apprezzate

le ragioni che hanno spinto il legislatore a stabilire una differente collocazione e un diverso

trattamento sanzionatorio per gli istituti di reato aberrante e delitto preterintenzionale. In secondo

luogo la visione dell’illecito da rischio penale muove dal presupposto erroneo che sia irragionevole

imporre regole precauzionale a chi agisce in una sfera illecita.

- Evento morte è causa della forma colposa di inosservanza di leggi penali = dovrebbe appartenere

alla storia del pensiero penalistico + travestimento verbale della responsabilità oggettiva tanto

l’autore del delitto doloso di lesioni di percosse risponderebbe sempre comunque dell’esito più

grave concretamente verificatosi

- Parte della dottrina ritiene che l’omicidio preterintenzionale sia caratterizzato da un’autentica

combinazione dolo e colpa generica. Un primo orientamento nel tentativo di allineare il nostro

ordinamento giuridico penale alle moderne legislazioni intende adeguare il principio costituzionale

di colpevolezza alle categorie normative abitualmente ricondotte al settore della responsabilità

oggettiva. La pretesa che l’omicidio preterintenzionale sia una forma di omicidio corposo significa

cancellare l’origine storica e la ratio di questa figura criminosa. Un ulteriore opinione che ritiene

sempre il dolo misto colpa generica concepisce il delitto preterintenzionale come entità differenziata

sia dell’universo della responsabilità oggettiva sia dalla sommatoria della tipicità dolosa e di quella

colposa. Il delitto doloso di base ha la funzione di tipizzare una situazione di rischio in cui sia

oggettivamente prevedibile l’esito ulteriore: il fatto doloso deve possedere un contenuto di pericolo

astratto verso i beni giuridici protetti quindi è necessario verificare che nell’evento morte si sia

caratterizzato il rischio specifico alla cui prevenzione la regola precauzionale violata era diretta. In

questa prospettiva non pare condivisibile la pronuncia della cassazione che ha configurato

l’omicidio preterintenzionale nell’ipotesi in cui l’l’aggressione di un gruppo di tifosi di una squadra

di calcio vs un sostenitore avversario ne determinò la morte per infarto del miocardio

- Dalla prospettazione di regole cautelari nell’agire umano illecito parte dal principio che sarebbe

contraddittorio pretendere il rispetto di norme cautelari solo da parte di chi opera lecitamente

comunque il procedimento di statuizione di tali obblighi di precauzione deve avvenire facendo

ricorso un modello unitario quello dell’uomo mediamente avveduto che prescinde dalle

caratteristiche soggettive del reo xò tenendo conto delle superiori conoscenze eventualmente in suo

possesso = si tratta di una oggettivizzazione più intensa rispetto all’imputazione per colpa in ambito

lecito dove viene utilizzato il criterio dell’homo eiusdem professioni et condicionis . ES soggetto

che aggredito a pugni nelle vicinanze di una macchina impastatrice precipita nell’apparecchiatura

morendo. Si deve affermare responsabilità per omicidio preterintenzionale in quanto il reo viola

una regola oggettiva di precauzione e l’evento concreto rientra tra le conseguenze che tale norma e

finalità preventiva mirava a evitare = colpa generica oggettivata (in questa prospettiva si sono posti

i codici penali moderni che hanno inteso concretizzare il principio di colpevolezza imputando per

colpa l’esito più grave perciò si invoca una riforma che attribuisca per colpa l’evento

preterintenzionale)

L’omicidio preterintenzionale una fattispecie a struttura complessa in cui convivono il dolo e la dimensione

oggettiva della colpa: non devono integrare soltanto la tipicità dell’illecito doloso di base ma anche gli

estremi della colpa generica oggettivizzata nei confronti dell’evento morte concretamente realizzatosi = non

sembra ipotizzabile una condotta che produca l’esito letale a seguiti della violazione di una regola oggettiva

di attenzione e che al contempo sia carente dei requisiti del tentativo dei delitti di lesioni ho percosse.

Il progetto di riforma delineato dalle direttive dello schema della delega legislativa per l’emanazione di un

nuovo codice penale italiano statuisce la conversione dell’omicidio preterintenzionale in circostanza

aggravante dell’omicidio colposo in particolare si ritiene che l’attuale 584 dovrà essere disciplinato come

omicidio colposo aggravato dall’avere commesso il fatto mediante una condotta violenta e dolosa contro la

persona. Obiezioni: la formulazione della circostanza appare indeterminata difatti il concetto di violazione è

vago in quanto può essere interpretato sia come estrinsecazione di forza fisica sul corpo della vittima sia

come l’affetto di costringimento psichico.

La prevalente interpretazione dell’omicidio preterintenzionale come ipotesi di dolo misto a responsabilità

oggettiva finisce per legittimare un’applicazione disinvolta dell’articolo 584 esempio: trattamento sanitario

arbitrario responsabilità penale dello spacciatore per morte del tossicodipendente.

L’omicidio preterintenzionale aggravato

- Se concorre alcuna delle circostanze previste per l’omicidio doloso comune

- Se il fatto è commesso con armi a sostanze corrosive

Omicidio colposo

589 è a forma libera in quanto incrimina le condotte colpose che con qualsiasi modalità provochino la morte

di un’altra persona. Tale diritto di omicidio si caratterizza per l’assenza di volontà in direzione dell’esito

letale cagionato per negligenza, impotenza, imperizia, ovvero per violazione di norme giuridiche aventi

finalità cautelari.

Il reato si consuma nel momento e nel luogo del decesso.

Nb la conseguenza lesiva non solo deve porsi in relazione di causalità con la condotta qualificata come

contraria alla diligenza ma deve costituire realizzazione dello specifico rischio che la regola cautelare violata

mirava a contrastare.

Ipotesi prevista dal secondo comma configura la circostanza aggravante relativa al fatto commesso con

violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli

infortuni sul lavoro. Possono ricorrere circostanze aggravanti contemplate nell’articolo 61 nonché le

attenuanti comuni dell’articolo 62.

Nel caso di morte o lesioni di più persone (omicidio colposo plurimo) ovvero di morte lesioni di una o più

persone cagionata da un’unica condotta colposa si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave

delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni 12. Si discute se

questo sia un reato complesso o un’ipotesi di concorso formale di reati con previsione del cumulo giuridico

la giurisprudenza aderisce a quest’ultima impostazione di conseguenza si ritiene che l’unificazione

legislativa operata dall’ultimo comma 589 investa soltanto la determinazione della pena mentre i singoli atti

conservano la loro autonomia per ogni altro aspetto (ai fini dell’applicazione dell’amnistia, della prescrizione

ecc.)

Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto 586

Quando da un fatto preveduto come delitto doloso deriva quale conseguenza non voluta dal colpevole la

morte o lesioni d’una persona si applica la disciplina dell’aberratio delicti ex art 83. Tuttavia le pene stabilite

a negli artt 589 e 590 sono aumentate. Es A incendia dolosamente un capannone senza sapere che al suo

interno si trova la guardia giurata C che muore. = si ripropongono le alternative della responsabilità

mentre

oggettiva e della responsabilità colposa l’indirizzo tradizionale ravvisa in questo articolo in caso di

responsabilità oggettiva pura diversi settori della dottrina parlano di dolo misto a colpa. In entrambi gli

orientamenti prevale comunque l’idea che la portata di questo articolo non debba essere circoscritta ai soli

reati di base già in astratto potenzialmente lesivi dei beni della vita e dell’incolumità individuale perché la

ratio dell’aumento di pena si spiega con l’ausilio di altri fattori: il rango dei beni tutelati nella fattispecie

complessiva e l’esigenza di fornire una terra più vigorosa in tema di delitti di sangue. L’articolo è collocato

all’interno della categoria dei delitti aggravati dall’evento morte o lesioni. Secondo una recente teoria

l’articolo deve essere inquadrato nel gruppo dei reati aggravati dall’evento che può ritenersi disciplinato dal

modello generale dell’illecito preterintenzionale inteso come figura di dolo misto a colpa generica

oggettivata. In ogni caso la descrizione del fatto doloso base non viene effettuata dal legislatore ma

dall’organo giudicante. Il primum delictum dovrà essere costituito da fattispecie diverse dalle percosse dalle

lesioni altrimenti omicidio preterintenzionale.

Si applica solo in caso di delitti e non contravvenzioni dolosi che possono essere anche solo tentati. L’articolo

ha trovato larga applicazione con riguardo la responsabilità dello spacciatore a seguito di morte del

tossicodipendente per assunzione di sostanze stupefacenti.

I DELITTI CONTRO L’INCOLUMITà INDIVIDUALE

)

PERCOSSE(581cp

Si sostanzia nel fatto di percuotere qualcuno se da ciò non deriva una malattia del corpo o nella mente

(altrimenti lesione personale). La non causazione della malattia è elemento costitutivo del fatto: non basta

che tale evento non si sia verificato, ma occorre l’inidoneità della condotta a cagionare la malattia (altrimenti

lesioni tentate). La non verificazione dell’evento malattia deve rientrare nell’oggetto del dolo nel senso che

l’agente non deve volere né accettare il rischio di cagionare una malattia.

Condotta tipica: le percosse si sostanziano nel mero atto di colpire con violenza, percuotere il corpo umano

cioè nella mera intromissione abusiva nella sfera fisica. Qualora si verifichi una alterazione organica o

funzionale dell’organismo si avrà lesioni.

Il reato è di mera condotta ed è richiesta l’oggettiva idoneità della condotta a provocare una sofferenza

(senza residuo di tracce organiche altrimenti lesioni) esempio: se il tizio percuote Caio in una zona del corpo

che per ragioni che l’agente non poteva conoscere ha perso la sensibilità si avrà reato impossibile.

I reato è di pericolo: il pericolo di cagionare la sensazione dolorosa (secondo parte della dottrina)

Il delitto si perfeziona nel luogo e nel tempo in cui si verifica la percossa

Il tentativo è configurabile: se Tizio volendo percuotere Caio con uno schiaffo manca il bersaglio. Si discute

però se il tentativo sia punibile trattandosi di reato di pericolo si sarebbe in contraddizione con il principe di

necessaria lesività.

Il dolo è generico e si concreta nella coscienza e volontà di percuotere, ma non di procurare una malattia

fisica o psichica. Non concreta gli estremi del reato lo ius corrigendi anche in assenza di indici normativi

tassativi (esempio una causa di giustificazione) ma si considera penalmente irrilevante per l’esigua portata

incisiva (principio di esiguità). Nel caso di percosse inferta a persona che abbia perso i sensi al solo fine di

farla rinvenire manca il dolo delle percosse. Ma si afferma la sussistenza del dolo nel caso di percosse inferte

iocandi causa. Nel caso di attività sportiva violenta si ha la non punibilità a volte ricondotta al consenso dei

partecipanti o all’esercizio della facoltà (attività giuridicamente autorizzata) purché sia esercitata nel rispetto

delle regole del gioco.

La norma sulle percosse non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o

come circostanza aggravante di un altro reato (reato necessariamente o eventualmente complesso)

L’atto del percuotere può concretare anche lesione dell’onore della dignità: lo schiaffo può essere qualificato

come percossa o come ingiuria. In teoria bisognerebbe valutare l’intenzione dell’agente ma la giurisprudenza

ha spesso posto l’accento sull’intensità oggettiva del colpo: se lieve al punto da assumere valenza solo

simbolica la condotta sarà riconducibile al reato di ingiuria

LESIONI PERSONALI(582cp)

Produzione di una lesione personale dalla quale derivi una malattia nel corpo o nella mente. La

formulazione sembra richiedere tra gli elementi costitutivi del fatto due eventi: la lesione come conseguenza

immediata diretta della condotta e la malattia. In realtà si tratta di un delitto ad evento unico: la malattia.

Il concetto di malattia: non viene definito. Si hanno diversi orientamenti

- Matrice tecnico giuridica -- > va considerata malattia a qualsiasi alterazione non solo funzionale ma

anche meramente anatomica = tra le malattie del corpo vanno annoverate le fratture ossee, le

contusioni , le ecchimosi, gli ematomi. Tra le malattie della mente le nevrosi traumatiche, le

alterazioni psichiche temporanee come gli stati di shock, lo svenimento, la cefalea, l’insonnia. Tale

interpretazione comporta che ogni trattamento medico chirurgico andrebbe considerato

incriminabile

- Matrice medico legale –>circoscrive la definizione di malattia alla sola menomazione funzionale

psichica o fisica ritenendo non sufficiente un’alterazione meramente anatomica qualora non

implichi anche una disfunzione

È un reato di danno a forma libera (attiva o omissiva) non è necessaria una violenza in senso stretto.

Ai fini del dolo è richiesta la volontà dello specifico evento lesivo. In passato la dottrina e ancora

maggioritaria la giurisprudenza afferma l’identità di dolo tra percosse lesioni: in entrambe le fattispecie

l’elemento psichico sarebbe costituito dalla coscienza e il volontà di colpire la vittima con violenza, mentre

l’obiettiva verificazione dell’evento malattia interverrebbe come unico elemento diversificante vs il

principio di colpevolezza :si avrebbe dolo indeterminato il soggetto verrebbe a rispondere degli affetti

cagionati per il solo fatto di aver voluto la condotta di base, inoltre non sarebbe configurabile tentativo di

lesioni che s’identificherebbe con il delitto consumato di percosse.

Il reato si perfeziona nel luogo e nel momento in cui si realizza l’evento malattia

Il tentativo è ammissibile. Il soggetto passivo la persona umana in vita

L’attività medico chirurgica: la dottrina ha approvato il fondamento di liceità della stessa nelle cause di

giustificazione nell’articolo 51 (esercizio del diritto) in quanto attività giuridicamente autorizzata purche

ricorrano i presupposti del consenso del paziente o della necessità terapeutica. Critica: l’applicazione del

consenso dell’avente diritto ha uno spazio di operatività limitato visto l’articolo 5 cc (anche se una parte

della dottrina ritiene inapplicabile tale articolo agli atti di disposizioni finalizzate alla salvaguardia e al

miglioramento della salute della persona) inoltre c’è l’impossibilità di ricomprendere gli interventi di

elezione (non necessari ne urgenti ) né quelli della chirurgia preventiva (perché non è attuale il pericolo)né i

trattamenti compiuti dal sanitario per riparare un proprio procedente errore (perché il pericolo non deve

essere stato volontariamente causato). Si deve abbandonare il criterio formalistico per far posto

alll’impostazione sostanzialistica: la liceità è intrinseca dell’atto medico (attività socialmente adeguata).NB il

progetto Pagliaro introduceva un’apposita scriminante a disciplina dei trattamenti sanitari.

L’attività sportiva violenta: non sono coperti dalla causa di giustificazione ex articolo 50 o 51 gli atti di

violenza a gioco fermo né le lesioni provocate in costanza di gioco ma con superamento del rischio

consentito.

Lesioni personali colpose: l’articolo 590 si differenzia solo per l’elemento psicologico. Le lesioni gravi o

gravissime sono aggravate se i fatti sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della

circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. È punibile la querela tranne

nei casi in cui sussista la circostanza aggravante del fatto con violazione della normativa in materia di

prevenzione o igiene del lavoro o che abbia provocato una malattia professionale.

Le circostanze gravanti della lesione personale.

La lesione personale considerata grave (reclusione da tre a sette anni)

- Se dal fatto deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o

una incapacità di intendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore 40 giorni

- Se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o d’un organo

La lesione è gravissima (reclusione da 6 a 12 anni) se dal fatto deriva

- Una malattia certamente o probabilmente insanabile

- La perdita di un senso

- La perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un

organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente grave difficoltà della favella. Va ricondotto

all’interno di tale fattispecie incriminatrice la sterilizzazione non consensuale e secondo parte della

dottrina quella consensuale irreversibile

- La deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso

Si tratta di circostanze gravanti ma si dovrebbe trattare di autonome figure di reato. Alcune di esse infatti

possono verificarsi anche in assenza di una malattia il che sarebbe in contraddizione con la supposta natura

circostanziare dato che tra reato circostanziato e reato semplice dovrebbe sempre sussistere un rapporto di

genus a species(per il quale la figura speciale deve contenere tutti gli elementi di quella generale, con in più

almeno un elemento specificante)

Responsabilità per contagio da virus Hiv

Il soggetto attivo: colui il quale portatore del virus può essere punito per avere trasmesso il morbo a terzi: è

essenziale la consapevolezza -- > obbligo di informazione nei confronti dei possibili partner. Una volta

attuato tale dovere e ottenuto il consenso non si avrebbe dolo e colpa. (salvo casi particolari: la prostituta non

è tenuta ad adempiere ad un simile dovere che comporterebbe per lei la perdita quasi sarta del cliente ma è

in capo al cliente che si può presumere la conoscenza del rischio cui va incontro)È impossibile configurare

un obbligo di tenersi in formato né in capo tutti cittadini in quanto illiberale né in capo a chi aveva ragione di

temere di aver contratto l’infezione per il pericolo di presumere l’esistenza di categorie di soggetti a rischio

in capo ai quali tali obblighi sarebbero esigibili per il solo fatto della propria condizione.

Il soggetto passivo: il consenso del partner esclude la punibilità o ammettendo un’applicazione analogica

dell’articolo 50 oltre il limite dell’articolo 5 cc altrimenti il sieropositivo potrebbe essere considerato non

punibile per assenza di dolo e colpa + viene in considerazione l’autoesposizione al pericolo

La condotta incriminabile: contatto sessuale non protetto in assenza di informazione del partner

Il fatto di lesione: la fattispecie rientra in quella di lesioni personali anche se vi sono molti problemi sul

concetto di malattia. Lo stato di sieropositività in quanto tale non palesa all’esterno segni di infezione

(portatore asintomatico) la malattia conclamata AIDS è solo la fase terminale di una lenta progressione: lo

stato di sieropositivita di per sé può arrestarsi prima di sfociare nella patologia. In giurisprudenza si opera

una netta distinzione tra infezione da virus HIV .e malattia con esplicito riconoscimento di una fase iniziale

non qualificabile come malattia. Sono applicabili anche l’aggravante di cui all’articolo 583.

Il nesso eziologico: il problema fondamentale è che occorre dimostrare che la malattia contratta per il

contagio sia riconducibile proprio alla specifica condotta, a quel singolo rapporto sessuale non a un altro.

Una volta accertato che Tizia abbia nell’ultimo hanno avuto un unico rapporto sessuale con Caio

sieropositivo la prova dell’efficacia eziologica di questo a ingenerare il contagio può essere ricavata solo per

presunzioni dal momento che in base alla teoria della causalità scientifica non può essere ritenuta condicio

sine qua non una condotta che statisticamente comporta un rischio di trasmissione molto scarso (tra lo 0,1 e

l’1%). Il lungo periodo di incubazione tra contrazione del contagio in malattia di cui uno stadio

considerevolmente lungo e del tutto a sintomatico comporta ulteriore difficoltà di accertamento del contagio.

Lo stesso portatore del virus potrebbe averlo contratto dal suo partner o averlo trasmesso egli stesso visto

che il riscontro del contagio in un soggetto prima che nell’altro non dimostra affatto che questi sia stato

contagiato per primo e abbia poi contagiato il partner potendo essere vero l’opposto visto che il periodo di

latenza è variabile. Inoltre l’ampio stacco temporale tra il contagio e la malattia conclamata potrebbe far

procedere nei confronti del soggetto che abbia trasmesso il virus quando ormai è già gravemente malato e

quindi non avrebbe senso una funzione rieducativa della piena. Per superare tale impasse spesso nella prassi

si configura il tentativo di lesione prescindendo dall’accertamento del reale contagio e quindi del processo

causale accontentandosi della mera idoneità ex ante della condotta.

L’evento ulteriore: al contagio segue molto spesso la manifestazione della malattia e quindi la morte.

Trattandosi di evento non voluto si porrà avvisare nella fattispecie complessiva la struttura dei delitti

aggravati dall’evento= articolo 584 (omicidio preterintenzionale). Di rado si prospetta il dolo intenzionale

molto più spesso quello eventuale -- > si tende ad affermare la sussistenza del dolo eventuale ogni volta che

il soggetto agente abbia accertato il rischio di verificazione della lesione e a negarlo quando lo stesso abbia

confidato nella sua non verificazione ritenendo sussistente la colpa con previsione. Per distinguere dal dolo

eventuale la colpa con previsione occorre prendere in considerazione tutti gli elementi della situazione

concreta: la frequenza, il tipo di rapporti nonche l’eventuale adozione di cautele alternative all’utilizzo del

preservativo in grado di diminuire il rischio di contagio. Il dolo eventuale andrebbe pertanto affermato solo

quando i rapporti sessuali siano stati non episodici o si sia trattato di pratiche sessuali particolarmente

rischiose e non siano state adottate misure precauzionali -- >natura dolosa dato che un osservatore nelle vesti

dell’homo eiudem condicionis et professionis dell’agente reale e dotato delle sue stesse conoscenze non

avrebbe mai potuto accettare tale rischio sperando seriamente nella non diffusione del contagio; inoltre

l’assenza di qualsiasi comportamento volto a ridurre il rischio di infezione costituisce prova ulteriore della

piena accettazione dell’evento contagio da parte del soggetto sieropositivo.

L’articolo 586 (morte come conseguenza di altro delitto) potrà venire in gioco quando il fatto che provoca il

contagio sia diverso dalle lesioni concretando l’atipicità di altra fattispecie criminosa (es. Tizia subisce

violenza carnale da Caio sieropositivo in conseguenza di ciò contrae l’AIDS e successivamente muore) è un

paradosso: l’ipotesi di morte a seguito di violenza carnale sarebbe ritenuta dall’ordinamento meno

riprovevole rispetto alla morte come conseguenza di un rapporto consensuale (essendo la pena prevista

dall’articolo 586 minore rispetto quella dell’articolo 584 omicidio preterintenzionale).

RISSA( 588 cp)

L’articolo 588 prevede il fatto di chiunque partecipa una rissa. Costituisce rissa una mischia tra più persone

con una colluttazione fisica e scambio reciproco di percosse e la peculiare potenzialità espansiva della

condotta plurisoggettiva. È incriminato il solo fatto della partecipazione a prescindere dalle conseguenze in

danno altrui è un reato a forma vincolata.

Necessariamente plurisoggettivo almeno tre per la giurisprudenza

È un reato di pericolo astratto nei confronti dei beni della vita e dell’incolumità fisica individuale: il pericolo

è implicito nelle modalità di esplicazione del fatto rissa

Il tentativo a configurabile ma trattandosi di reato di pericolo pare difficilmente compatibile con il principio

di sensibilità

Il dolo consiste nella coscienza e volontà di partecipare alla rissa. Non risponde del reato per carenza

dell’elemento soggettivo chi interviene per riportare la pace tra i contendenti

Il secondo comma prevede come fattispecie aggravata (delitto aggravato dall’evento) l’evenienza che uno

rimango ucciso o riporti lesione personale. In tal causa l’aumento della pena riguarda chiunque abbia

concorso nella rissa per il solo fatto della partecipazione. Detto aggravamento non sarà configurabile nei

confronti di chi abbia provocato dolorosamente o colposamente la morte o le lesioni sussistendo concorso

formale tra rissa semplice e omicidio o lesioni. È ipotesi di preterintenzione. La stessa pena aggravata si

applica se l’uccisione o la lesione personale avviene immediatamente dopo la rissa in conseguenza di essa.

La punibilità è esclusa quando il fatto sia commesso per legittima difesa non quando l’aggressione è

reciproca né quando la reazione è sproporzionata (eccesso corposo)

La provocazione non elide la punibilità né costituisce attenuante

Nel progetto Pagliaro la fattispecie della rissa è collocata tra i reati contro la sicurezza collettiva nell’ottica di

eliminazione delle fattispecie aggravate dall’evento scompare la figura del secondo comma e vengono

introdotte tra le gravanti dell’omicidio e delle lesioni quelle dell’aver commesso il fatto durante

partecipazione a una rissa

OMISSIONE DI SOCCORSO

Solidarismo etico per sottolineare come prima ancora della lesione del bene giuridico della vita e

dell’incolumità individuale vi sia la violazione di un dovere di solidarietà.

L’articolo 593 contempla due figure criminose:

- Omesso soccorso di minore e incapace

: è punito chiunque trovando abbandonato o smarrito un

fanciullo minore degli anni dieci o altre persone incapaci di provvedere a se stessa per malattia di mente

di corpo per vecchiaia per altra causa omette di darne immediato avviso all’autorità.

- Omesso soccorso di persone in pericolo

: consiste nel fatto di chi trovando un corpo umano che sia o

sembri inanimato ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo omette di prestare assistenza

occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.

Si tratta di fattispecie modellate secondo il tipo di reato omissivo proprio.

Situazione tipica = ritrovamento: implica un contatto materiale diretto tra ritrovatore e ritrovato esclude

che possa essere chiamato a rispondere di omissione di soccorso chi sia assente e chiamato a intervenire

rifiuti. Nella prima ipotesi è in posto un m’ero obbligo di avviso all’autorità e non di soccorso (tutela

mediata). Nella seconda ipotesi l’obbligo dell’avviso è in alternativa a quello del soccorso. Il concetto di

inanimato implica comunque la vita e nella previsione non può rientrare il cadavere anche se ci sono

orientamenti contrari. Anche se sembra che debba intendersi come libera scelta sembra preferibile data la

ratio ispiratrice della norma un criterio di sussidiarietà : è giuridicamente obbligatoria la soluzione più

idonea a soccorrere il sogg. in pericolo . Il comportamento alternativo inutile o dannoso non esclude la

punibilità . In caso di errore sulla circostanza di fatto sarà applicabile l’art 47 cp . Gli eventuali reati posti in

essere nell’atto di soccorrere il pericolante ( percosse per rianimarlo, furto di auto per accompagnarlo

all’ospedale , esercizio abusivo della professione di medico) saranno giustificati per assenza di

antigiuridicità ritenendo configurabile la scriminanti di cui all’art 51 ( adempimento del dovere) ovvero per

assenza di tipicità lecito all’origine. Il soccorso deve essere tempestivo e integrale ma possibile.Nelle ipotesi

in cui il soccoso può costituire un pericolo per il soccorritore la trasgressione dell’obbligo è scriminata solo

quando rincorrano gli estremi dello stato di necessità.

Il pericolo concreto deve riguardare il pericolo di un danno all’incolumità personale e non ad altri beni

anche se non espressamente specificato. L’accertamento dell’effettiva presenza del pericolo è sempre

necessaria e la punibilità esclusa quando non costi una seria probabilità di danno per il bene giuridico

tutelato. Il pericolo è dunque in entrambe le ipotesi connotato essenziale della situazione tipica e l’autentica

giustificazione sostanziale dell’incriminazione. Si tratta di una forma peculiare di tutela anticipata: non

tutela del bene a fronte del pericolo di lesione (come sarebbe se si trattasse di reato di omesso impedimento

dell’evento) ma tutela del bene quando esso si è già in pericolo: si punisce l’aumento o quanto meno la loro

diminuzione del rischio di un rischio già esistente e il rimprovero è di non aver impedito le conseguenze.

La fattispecie criminosa è configurabile anche nelle ipotesi in cui un soggetto abbia cagionato il pericolo per

l’altro fortuitamente o per legittima difesa o per stato di necessità non però quando il comportamento stesso

sia sorretto da dolo o colpa altrimenti verranno in gioco le più gravi incriminazioni per omicidio o lesioni,

(ovvero tentativo di lesioni e omicidio, inosservanza di disposizioni antinfortunistiche ecc qualora l’autore

abbia impedito la verificazione della morte o delle lesioni gravi alla vittima soccorrendola) -- > l’articolo 593

sembra assolvere a alla funzione di norma estensiva della punibilità per tutti casi in quel soggetto in capo al

quale si edificabile l’obbligo giuridico di assistenza non sia stato autore della situazione di pericolo

Bene giuridico tutelato: secondo una recente opinione esso consisterebbe nel diritto alla mutua assistenza

ma sottolineando la particolare tecnica di tutela e la ragione dell’incriminazione (neutralizzare le

conseguenze di un pericolo già in atto) si deva cogliere la tesi tradizionale che ravvisa l’oggettività giuridica

protetta nei beni della vita e dell’incolumità individuale oltretutto conforme alla classificazione adottata dal

legislatore.

Soggetto attivo è chiunque: l’obbligo di attivarsi è rivolto alla generalità dei consociati dunque si tratta di

rialto comune anche se è più preciso dire che la norma si riferisce al ritrovatore o meglio a chi si trovi in una

posizione di contiguità speciale rispetto al soggetto in pericolo. In questo senso si dovrebbe parlare d’un

reato proprio

Si discute se il rifiuto opposto dal soggetto passivo al soccorso offertogli possa scriminare ma la

situazione in questione non sembra cmq escludere l’obbligo dell’avviso all’autorità

Sono oggetto del dolo tutti gli elementi del fatto compresa la situazione tipica . Il reato è escluso

pertanto dall’ignoranza sulla sussistenza del pericolo, sulle qualifiche del sogg passivo nonché

dell’errore sull’idoneità del soccorso prestato a scongiurare il pericolo. Il dolo eventuale è astrattamente

configurabile quando l’agente di fronte all’alternativa tra avviso e soccorso scelga la soluzione più

comoda accettando il rischio che si riveli inutile o dannosa.

Il reato si consuma nel luogo e nel momento dell’omissione inoltre è il parametro di determinazione del

tempus commissi delicti la scadenza del termine per adempiere all’obbligo ricavabile dai singoli casi

concreti.

Il tentativo è inammissibile in quanto si sostanzierebbe in atti diretti a aumentare anzi a non diminuire il

rischio già esistente. Altri escludono la possibilità del tentativo in generale nei reati omissivi propri (secondo

la tesi tradizionale per cui finché il termine non è scaduto non c’è tentativo dopo la scadenza il delitto è già

consumato) o lo ritengono incompatibile con la natura di reato istantaneo o ne ammettono l’astratta

configurabilità (laddove il soggetto titolare dell’obbligo precostituisca condizioni dirette in modo non

equivoco a escludere la possibilità di adempiere) ma non la punibilità per il principio di offensività

trattandosi di reato di pericolo

Concorso di persone: non si configura quando in capo a più persone sussiste l’obbligo di soccorso o di

avviso e nessuna di queste si attiva: in tal caso si tratterà di una pluralità di reati autonomi. L’istigazione a

ommettere concreta invece gli estremi della compartecipazione. Nel caso in cui taluno impedisca

materialmente il soggetto obbligato di agire il primo risponderà di omissione di soccorso.

Morte o lesioni come conseguenza di omesso soccorso :la pena è aumentata se dalla condotta deriva una

lesione personale; se ne deriva la morte la pena è raddoppiata. Per la dottrina prevalente si tratta di una

circostanza aggravante ma non manca chi sostiene la autonomia di tale ipotesi.

Il nostro ordinamento conosce altre figure di reato poste a salvaguardia di specifici obblighi di solidarietà

x es il codice della strada prevede come reato il fatto dell’utente della strada che in caso di incidente

comunque ricollegabile al suo comportamento e di danno alle persone non ottemperare l’obbligo di fermarsi

es 2 incrimina i pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio gli esercenti ai servizi di pubblica

necessità che omettono di riferire al più presto al tribunale per i minorenni sulle condizioni di ogni minore in

situazione di abbandono di cui vengano a conoscenza a ragione del proprio ufficio es 3 sanzione penale a

favore dello spacciatore che tenta di soccorrere il tossicodipendente anche se non vi riesce

ABBANDONO DI PERSONE MINORI O INCAPACI

L’articolo 591 prevede il fatto di chiunque abbandona una persona minore di anni 14 o una persona incapace

per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o altra causa di provvedere a se stessa e della quale abbia la

custodia o debba avere cura.

Bene giuridico: la vita e incolumità individuale in via prodromica e sussidiaria rispetto alle fattispecie di

omicidio o lesione

È reato proprio in quanto il soggetto attivo può essere solo chi abbia la custodia o debba avere cura

Reato omissivo proprio la condotta vietata consiste in un non facere . È indifferente che l’abbandono si

materializzi concretamente in una condotta commissiva o omissiva

Si tratta di reato di pericolo astratto: l’abbandono deve essere effettivamente pericoloso per la vita o

l’incolumità individuale del minore o dell’incapace; è invece irrilevante il fatto che lo stesso sia solo

temporaneo. Nel caso di incapace per malattia di mente o di corpo costituisce abbandono anche

l’affidamento a personale insufficiente

Il dolo è generico non è necessario l’animus derelinquendi . Devono essere oggetto di rappresentazione

presupposti del fatto (la cura o custodia) le qualità del soggetto passivo (minore età, infermità) nonché il

pericolo per la vita o l’incolumità dello stesso.

Momento consumativo : è quello in cui si produce il pericolo per i minori o l’incapace: può coincidere con

l’abbandono o essere anche posteriore

Il tentativo non è configurabile dal momento che fino alla verificazione dell’evento di pericolo la gente può

adempiere all’obbligo mentre successivamente a questa sia già reato perfetto

NB La stessa pena è comminata a chi abbandona all’estero cittadino italiano minore di anni 18 a lui affidato

nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro.

È stabilito un aumento di pena se dal fatto deriva una lesione personale. La pena è ulteriormente aggravata

se ne deriva la morte = illecito preterintenzionale. La morte o la lesione devono essere non volute altrimenti

si integrano gli estremi dell’omicidio doloso e delle lesioni dolorose; le stesse devono essere conseguenza

della condotta dolosa di abbandono e costituire il compimento di quel contesto di pericolo già

potenzialmente innescato con la stessa condotta di base. Altra ipotesi aggravata è data dal fatto che la

condotta sia compiuto dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge o ovvero dall’adottante o dall’adottato

DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO

Delitti contro il patrimonio mediante violenza sulle cose o alle persone

Furto L'art.

( NB in realtà lo spazio applicativo del furto semplice è alquanto ridotto dalle aggravanti 128/2001)

624 c.p. prevede che chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al

fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la

multa da lire trecentomila [€ 154,94] a un milione [€ 516,46]. Il furto è punibile a querela della persona

offesa, salvo che ricorra una o più circostanze aggravanti.

Chiunque compie il reato di furto mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in

parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa

da lire seicentomila [€ 309,87] a due milioni [€ 1032,91]. Alla stessa pena soggiace chi compie il furto,

sottraendo la cosa mobile a chi la detiene strappandola di mano o di dosso alla persona. La legge prevede

inoltre che, ove ricorrano le seguenti specifiche circostanze aggravanti, la pena per il reato è della reclusione

da uno a sei anni e della multa da lire duecentomila [€ 103,29] a due milioni [€ 1032,91]:

1. se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;

2. se il colpevole porta indosso armi o narcotici, senza farne uso;

3. se il furto è commesso con destrezza;

4. se il furto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la

qualità di pubblico ufficiale o d’incaricato di un pubblico servizio;

5. se il furto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali

10 - Panda Panda Panda.mp3

o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi

o bevande;

6. se il furto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a

pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o

destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;

7. se il furto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su

animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

8. se il furto è commesso su armi , munizioni o esplosivi nelle armerie ovvero in deposito o in altri

locali adibiti alla custodia di essi

Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze

concorre con altra circostanza aggravante comune, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa

da lire quattrocentomila [€ 206,58] a tre milioni [€ 1549,37].

Bene giuridico : tutela delle relazioni di proprietà o di uso della cosa di chi la ha in godimento

 il concetto di altruità esula da quello civilistico di proprietà ma comprende i diritti reali e di

obbligazione , NB alla situazione di diritto deve corrispondere la detenzione della cosa ( x detenzione si

intende un rapporto di fatto diretto o indiretto tra il titolare e la cosa che può esercitarsi anche a distanza

o per tramite di terzi ( es detenzione nomine alieno). È esclusa la configurabilità del furto venatorio perché

la fauna selvatica non è suscettibile di alcuna soggezione di fatto

Soggetto passivo : il titolare del diritto o di interesse giuridico rilevante ; se la sottrazione avviene da parte

di un sogg titolare di una relazione giuridicamente rilevante ( es proprietario) ai danni di un terzo che

detiene a titolo lecito ( es usufruttuario) non si avrà furto ma esercizio arbitrario delle proprie convinzioni

Condotta: si articola in sottrazione e impossessamento solo con impossessamento il delitto si dirà

consumato prima configurandosi il tentativo. NB ci sono casi in cui si anticipa il momento consumativi al

tempo dello spoglio da parte dell’autore ( es furto nei magazzini consumato nel momento

dell’occultamento e non del mancato pagamento)

Oggetto : la cosa mobile altrui ( anche energia elettrica e ogni altra energia con valore economico. Non idee

né beni immateriali se non contenute su un supporto. Inconfigurabilità furto di cose aventi solo valore

affettivo o simbolico e non economico anche se una interpretazione assegna rilievo a qualunque utilità

anche la semplice soddisfazione morale. Quando l’ogg è una pluralità di cose nn si verificano i delitti di

furto ma un reato unico se le sottrazioni avvengano in un unico contesto temporale spaziale. NB non +

azioni esecutive di uno stesso disegno criminoso

Reato doloso rappresentazione e volizione degli elementi del fatto ; nell’oggetto del dolo rientrano tutti

gli elementi della fattispecie compresa l’altruità perciò se un sogg per una erronea interpretazione

normativa ritiene la cosa di sua proprietà si verifica errore su legge extrapenale che esclude il dolo. Al dolo

generico il dolo specifico : al fine di trarne profitto per sé o per altri

Momento consumativi: essendo il furto reato di mera condotta esso coincide con con l’ultima frazione della

stessa : l’impossessamento Nb la conoscenza della conoscenza di dove si trova il bene nn incide sul

momento consumativi ( es auto con antifurto satellitare)

Procedibilità: dalla l 205/1999 procedibilità a querela di parte

Alcune ipotesi di furto che sono cmq figure autonome di reato, sono perseguibili a querela di parte come il furto

semplice, e si applica la pena della reclusione fino a un anno oppure la multa fino a lire quattrocentomila [€

206,58]. Tali ipotesi si verificano:

1. furto d’uso :se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e

questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita; NB si escute la rilevanza penale

e quindi la responsabilità ogg se l’impossibilità di restituire il bne sia dovuta a caso fortuito o forza

maggiore

2. furto lieve per bisogno se il furto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed

urgente bisogno; ratio della scriminanti lo stato di necessità che è inteso restrittivamente ( alimenti ,

indumenti , medicine)

È punito con la reclusione da 3 a 10 anni e con la multa da 1 cucuzza a 4 il

3. se il furto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati

fatto di chiunque per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto , mediante

interamente del raccolto.

violenza alla persona, minaccia , s’impossessa della cosa mobile altrui ,

4. sottrazione di cose comuni reato proprio del comproprietario, socio , coerede

sottraendola a chi la detiene ( r.propria) o il fatto di chi adopera violenza o

minaccia immediatamente dopo la sottrazione , per assicurare a sé o ad

Rapina è punito dall’art 628La rapina è il delitto previsto dall'art. 628 c.p.. Tale articolo delinea due figure

altri il possesso della cosa o per procurare a sé o altri l’impunibilità

di rapina, la rapina propria se la violenza è mezzo per ottenere l'impossessamento e precede la

( r.impropria)

sottrazione , rapina impropria se invece serve a mantenere il possesso e accompagna o avviene dopo la

sottrazione per procurarsi l’impunità Caratteristiche

è un reato plurioffensivo costituito sia dall'eventuale danno all'incolumità personale sia all'integrità

 del patrimonio.

è un reato complesso ex art. 84 c.p. i cui elementi costitutivi sono il furto (art. 624 c.p.) e la violenza

 privata (art.610 c.p.) che rimangono assorbite nella rapina purché la violenza non si concretizzi in un

fatto più grave quale, ad esempio, le lesioni personali allorché si concretizza il concorso di reati.

è un reato procedibile d'ufficio con arresto obbligatorio e per il quale è consentita l'applicazione della

 misura cautelare del fermo di indiziato di delitto.

Il reato è unico anche quando per conseguire il possesso di una cosa si esercita violenza o

 minaccia su più persone ma qualora siano sottratte con + atti + cose appartenenti a sogg diversi

minacciati in un unico contesto si configura una pluralità di reati avvinti dal nesso della

continuazione

Sogg passivo è il sogg che avendo la cosa a disposizione subisce la violenza o la minaccia altrui e

la coazione conseguente

Modalità della condotta

 

Violenza quale mezzo di coazione fisica oltre alle percosse m ogni azione diretta sul corpo di una

persona capace di creare un pericolo attuale per l’incolumità fisica . NN diretta contro a cosa ( si

avrebbe furto con strappo o scippo)

 Minaccia come mezzo di coazione morale è priva dell’intensità della violenza e può essere diretta

alle cose .

Le due condotte possono colpire sia il sogg passivo che un terzo se sono idonee a coartare la volontà

della vittima mediata

Oggetto del reato:la cosa mobile sottratta all’agente NB si differenzia dall’estorsione perché la rapina è un

delitto di aggressione unilaterale mentre l’estorsione è delitto a cooperazione artificiosa . Cmq anche la

rapina può contenere un comportamento collaborativi della vittima ma mentre nell’estorsione lo stato di

soggezione costituisce il dato caratterizzante del delitto nella rapina è solo modalità strumentale alla

coazione assoluta. Dottrina e giurisprudenza oggi dominanti ritengono che la differenza tra queste due

figure di reato non risieda nelle modalità di consegna del bene, quanto nel fatto che in capo alla vittima

possa esistere una facoltà di scelta in merito alla stessa. In particolare si avrà rapina e non estorsione qualora

il soggetto passivo del reato si trovi nella piena soggezione del suo oppressore. Soggezione che sfocerà in

una impossibilità di scelta fra il male minacciato e la consegna della cosa.

Elemento soggettivo L'elemento soggettivo è rappresentato dal dolo specifico, cioè la coscienza e volontà del

fatto tipico: nella rapina propria il fine è quello di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ,

nella rapina impropria per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta o per assicurare

a sé o altri n l’impunità. Cmq anche in questo caso deve ritenersi implicito il profitto ingiusto.L’

ingiusto profitto, che ricorre ogniqualvolta la pretesa economica che il soggetto attivo persegue non

riceva alcuna tutela dall'ordinamento giuridico. In caso contrario non si verrebbe a configurare il reato

di rapina bensì i reati di Esercizio arbitrario della proprie ragioni con violenza alle persone .Nei casi in

cui la realizzazione di un furto si trasformi in rapina perché uno dei compartecipi usa violenza o

minaccia oppure la rapina sfoci in omicidio pe4r volontà di uno solo vale la colpevolezza nn può

ritenersi sufficiente ai fini dell’imputazione del reato diverso e più grave ex art 116 in capo ai

concorrenti che nn lo hanno voluto la sussistenza di un semplice rischio astratto ma occorre

verificare la prevedibilità in concreto del reato più grave e provare così la effettiva responsabilità

almeno a titolo di colpa del partecipe .

Momento consumativi Il momento consumativo del reato è identificabile con quello dell'impossessamento

del bene, impossessamento nella rapina propria ; nella rapina impropria al momento dell’esercizio

della violenza o minaccia per assicurare il possesso o procurare l’impunità senza la necessità che tali

risultati si realizzino.

Tentativo Il tentativo è configurabile in tutte quelle ipotesi in cui pur esercitandosi la violenza non si riesce

ad impossessarsi della cosa mobile o qualora, compiuta la sottrazione non si ottiene il definitivo

impossessamento ( es rapina tentata : rapinatori bloccati all’uscita della banca col malloppo perché

la cosa nn è ancora uscita dalla sfera di sorveglianza della vittima) .Nella rap9na impropria si ha

tentativo se la condotta violenta o minacciosa sia diretta a garantire senza riuscirci il

mantenimento della cosa sottratta . Qualora dopo il tentativo di sottrazione l’autore pone in essere

violenza o minaccia per garantirsi impunità secondo la giurisprudenza si avrebbe cmq un tentativo

di rapina impropria secondo la dottrina il concorso tra un tentativo di furto e il rato consumato cui

dà luogo la violenza o la minaccia ( violenza privata , minaccia , percosse etc ) . Se la violenza o

minaccia sono finalizzate a compiere la sottrazione un primo tempo infruttuosa si avrà tentativo di

rapina propria.

comportano

Aggravanti reclusione da 4 anni e 6 mesi a 20 anni oltre la multa

1) se la violenza o minaccia è commessa con armi o da persona travisata o da + persone riunite

2) se la violenza consiste nel porre taluno in stato di incapacità di volere o agire

3) se la violenza o minaccia è posta in essere da persona in associazione a delinquere

4) Aumento della metà rispetto alla pena base se l’agente si impossessa di armi , munizioni o esplosivi

commettendo il fatto nelle armerie ovvero in depositi o altri lo9cali adibiti alla custodia di essi

Estorsione

Art 629

Il fatto di chi mediante violenza o minaccia costringendo taluno a fare od omettere qualche cosa procura

a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno tipica modalità operativa della criminalità

organizzata ( es racket pizzo) = inasprimento della sanzione ( reclusione da 5 a 10 anni + la multa ) +

istituzione di un fondo a sostegno delle vittime dell’estorsione

Bene giuridico : patrimonio e libertà di autodeterminazione della vittima ( Nb connessione teleologica

della condotta col danno e profitto è l’elemento che distingue l’estorsione dal delitto di violenza privata )

Sogg passivo : è il protagonista della lesione patrimoniale anche ove nn sia questi ad aver subito

direttamente le violenza o la minaccia ma sia stato psicologicamente influenzato dalle stesse

Soggetto attivo : chiunque reato comune ( altrimenti concussione )

Fatto tipico : tutte le caratteristiche di tipicità modali sono connesse in una successione eziologia

Modalità della condotta : si differenzia da rapina per il costringimento relativo e nn fisicamente assoluto .

attiva e omissiva ( es bagnino che chiede un compenso al natante in difficoltà ) . La condotta può essere

anche rivolta verso un terzo se ne deriva una coazione psichica per il sogg passivo.

Danno : deve avere dimensione economica che può consistere sia in una diminuzione del patrimonio che

in un mancato aumento dello stesso .

Profitto :L’estorsione viene ritenuta configurabile anche quando il mezzo coattivo è lecito in sé ma il

profitto perseguito è da ritenersi illecito o privo di fondamento giuridico

Elemento soggettivo : i8l reato è doloso = attività di coazione , conseguente coartazione e il conseguimento

di un profitto ingiusto

Consumazione : al conseguimento del profitto ; se ogg della prestazione estorta è una somma di danaro

da devolversi in più tranches il reato si consuma con la prima dazione e resta unico ; ma se violenza o

minaccia sono ripetute nei successivi episodi si avranno più delitti avvinti dal nesso di continuazione .

Tentativo : il tentativo è configurabile quando l’attività di coazione dia idonea e diretta a costringere la

vittima a fare o omettere . tentativo incompiuto quando l’attività non riesce a coartare la volontà del sogg

passivo e tentativo compiuto qualora la sequenza delittuosa sia interrotta prima del conseguimento del

profitto con altrui danno . 

Aggravanti : proprie della rapina reclusione da 6 a 20 anni + multa da 2 a 6 milioni

sequestro a scopo di estorsione è il delitto previsto dall'articolo 630 del codice penale, ai sensi del

quale:Chiunque sequestra una persona allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto come prezzo

della liberazione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.Se dal sequestro deriva comunque la morte,

quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata (586), il colpevole è punito con la reclusione di anni

trenta.( delitto aggravato dall’evento : l’aggravante di natura oggettiva si comunica ai soli concorrenti cui

possa muoversi un rimprovero almeno a titolo di colpa ) Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato

(c.p.575) si applica la pena dell'ergastolo.Al concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera un modo che il

soggetto passivo riacquisti la libertà, senza che tale risultato sia conseguenza del prezzo della liberazione, si applicano le

pene previste dall'art. 605. Se tuttavia il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione la

pena è della reclusione da sei a quindici anni.Nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera, al

di fuori del caso previsto dal comma precedente per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori

ovvero aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per

l'individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell'ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a

venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi.Quando ricorre una circostanza attenuante (c.p.62, 62-

bis), alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal

terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti la pena

da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma,

ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma.I limiti di pena preveduti nel comma precedente possono essere

superati allorché ricorrono le circostanze attenuanti di cui ai quinto comma del presente articolo.

Fatto Condotta tipica del reato consiste nel privare taluno della libertà personale per un fine estorsivo. Il

reato si differenzia, perciò, dalla diversa figura delittuosa del sequestro di persona per il dolo specifico

del voler "conseguire, per sè o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione". NB le

condotte di ausilio prestate durante il sequestro o dopo di esso configurano concorso nel reato se le

stesse identifichino un apporto causale alla prosecuzione del delitto e siano supportate dal fine

specifico ( es aiuto nel nascondere o sorvegliare la vittima) , mentre si configura il favoreggiamento

personale nel caso in cui l’ausilio sia esterno rispetto allo schema tipico del reato ( agevolare fuga dei

sequestratori)

Bene giuridico Anche se il reato è inserito (titolo XIII del libro II del codice penale) tra i 'delitti contro il

patrimonio, l'interesse tutelato è primariamente, per unanime opinione, quello della libertà personale

ed eventualmente della vita dell'ostaggio.

Consumazione Il sequestro a scopo di estorsione è un tipico reato permanente. Il momento consumativo si

configura, secondo una parte della dottrina, quando la privazione della libertà personale abbia

assunto un grado minimo di apprezzabilità. Secondo tale ricostruzione si avrebbe, perciò, soltanto

delitto tentato nel caso in cui l'agente avesse privato della libertà il soggetto passivo per pochissimi

istanti e questi fosse subito riuscito a fuggire + commissione di atti idonei e univocamente diretti a

commettere il reato .

L 8/1991 È punito come favoreggiamento personale l’adoperasi in qualsiasi modo per pagare il riscatto

salvo che il fato sia commesso dai prossimi congiunti della vittima non punibili . è punita la stipula anche

all’estero fi contratti di assicurazione a copertura del rischio di dover pagare un riscatto . è punito il

silenzio di chi conoscendo atti o fatti concernenti un sequestro di persona anche tentato ovvero

circostanze relative alla richiesta o al ‘pagamento del riscatto o cmq utili a individuare o catturare i

colpevoli o a liberare l’ostaggio non ne riferisce alla polizia o alla autorità giudiziaria ovvero ne riferisce

in ritardo. Processualmente vi è il sequestro dei beni appartenenti alla vittima , al coniuge , ai parenti es

affini conviventi o atre persone quando vi sia fondato motivo di ritenere che i beni possano essere

utilizzati per pagare il riscatto.

si

Danneggiamento (635) punisce ogni causazione dolosa di un danno ingiusto al patrimonio

altrui che si attui con una diretta incidenza sulla cosa mobile o immobile distruggendola,

disperdendola, deteriorandola o rendendola in tutto o in parte inservibile. Reato a querela di parte.

Il bene protetto è identificato nel diritto di proprietà o meglio nel diritto del proprietario o del

titolare di altro diritto di godimento o di uso all'integrità della cosa. E' realizzabile anche in forma

omissiva attraverso un meccanismo di equivalenza della responsabilità x omesso impedimento

dell'evento.

La fattispecie ha diverse modalità di realizzazione che sono tra loro alternative anche se la

realizzazione di più condotte con una sola azione da vita a un unico reato di danneggiamento e non

a un concorso di reati. La più lieve condotta è il deterioramento. Il reato si configura solo a fronte di

una modificazione rilevante della cosa altrimenti viene in rilievo il meno grave delitto di

deturpamento e inbrattamento di cosa altrui. Es: imbrattare un muro con una vernice integra

normalmente questo reato ma si avrà danneggiamento se la vernice è indelebile.

Oggetto della condotta è l'altrui cosa mobile o immobile nn costituisce reato il danneggiamento

patrimoniale ossia una lesione intenzionale del patrimonio altrui, un danno economico senza

contatto con la cosa mobile o immobile. In realtà in dottrina e giurisprudenza si è affermata

un'interpretazione estensiva oltre i limiti accennati e tra le cose oggetto di danneggiamento vengono

ricompresi anche beni di titolarità pubblicistica. Es: viene ritenuto danneggiamento il danno

ambientale. NB in tema di inquinamento delle acque il delitto di danneggiamento concorre con i

reati di inquinamento idrico se si sia prodotto un danno non solo rispetto all'acqua ma anche al suo

equilibrio biologico in modo da provocarne l'inutilizzabilità parziale. ll reato si ritiene configurato

anche nel caso di interferenze nelle trasmissioni tra emittenti televisive.

Il dolo è generico: coscienza e volontà di danneggiare la cosa senza necessità di finalità ulteriori: se

ricorre la finalità di profitto il fatto è riconducibile al furto aggravato con violenza sulle cose; se

ricorre il fine di esercitare un diritto è configurabile l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con

violenza sulle cose; se commesso con intenzione di turbare la tranqullità o sicurezza pubblica può

configurarsi la devastazione.

Il momento consumativo coincide con la realizzazione della condotta. Il tentativo è configurabile.

Circostanze aggravanti (procedibilità d'ufficio)

- Fatto è commesso con violenza alla persona o con minaccia contestuali al danneggiamento

altrimenti sarà violenza privata

- Fatto è commesso da datori di lavoro in occasione di serrate o da lavoratori in sciopero o in alcuni

dei delitti art 330 331 333

- Fatto è commesso su edifici pubblici o di uso pubblico o di esercizio di un culto o su cose di

interesse storico o artistico o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici

- Fatto è commesso sopra opere destinate all'irrigazione

- Fatto è commesso sopra piante di viti, di alberi o arbusti fruttiferi o su boschi selve o foreste o su

vivai forestali destinati al rimboschimento

NB il danneggiamento costituisce la base di molti delitti contro la pubblica incolumità: se dal

danneggiamento deriva il pericolo di incendio, inondazione, frana, valanga, naufragio, disastro

ferroviario si applicano delle fattispecie particolari che sono delitti aggravati dall'evento

Danneggiamento di sistemi informatici e telematici (635 bis)

E' stato introdotto dalla l 547/1993 che estende il delitto di danneggiamento a chi distrugge,

deteriora o rende in tutto o in parte inservibile i sistemi informatici o telematici altrui o programmi

informazioni o dati altrui. Data l'inammissibilità di ritenere il software cosa mobile un'applicazione

del 635 avrebbe comportato analogia in malam partem.

Il bene giuridico è il patrimonio informatico da intendersi come complesso delle informazioni e dei

sistemi informatici o telematici atti alla registrazione, la gestione e l'elaborazione di dati.

Oggetto del reato: sistema informatico complessivo dati e programmi nella memoria interna o su

supporto esterno ovvero memorizzati su banda magnetica (bancomat)

E' perseguibile d'uffcio + prevista specifica aggravante se il fatto è compiuto con abuso della qualità

di operatori di sistema.

DELITTI CONTRO IL PATRMONIO MEDIANTE FRODE

Truffa (640) E' un reato a forma vincolata: l'evento costituito dal profitto/danno è il risultato di una

sequenza di fasi che muove dalla condotta dell'autore descritta in maniera determinata (artifici o raggiri)

al soggetto passivo indotto in errore dal primo e protagonista del danno. Tende a sfumare la dimensione

individualistica della tutela che fa leva sul patrmonio individuale quale bene giuridico protetto per far posto

a ragioni pubblicistiche come la buonafede nelle contrattazioni o la correttezza nell'accesso a finanziamenti

pubblici o altri interessi estranei al delitto in esame.

Soggetti; la truffa è un reato comune ed è un delitto di cooperazione artificiosa con la vittima. Non sempre il

destinatario dell'attività ingannatoria indotto in errore coincide con il soggetto danneggiato nè è necessaria

questa coincidenza purchè il primo soggetto abbia un potere legittimo di disposizione nei confronti del

titolare del patrimonio. Il potere dispositivo deve promanare da un investitura dello stesso titolare del

patrimonio danneggiato. Deve escludersi l'ammissibilità della cd truffa processuale in cui il soggetto tratto in

inganno è giudice in un processo civile e il danneggiato la controparte. --> Frode processuale. E' necessario

che il destinatario dell'inganno sia una persona umana nn è ammissibile la truffa realizzata ingannand

apparecchi automatici in quel caso si avrà frode informatica.

Condotta tipica:

- Modalità: artifici e raggiri.

Si indica con artifici e raggiri ogni attività di simulazione o camuffamento incidente sulla realtà esterna

(artificio) ovvero direttamente incidente sulla psiche ossia sull'intimo convincimento o sulle cognizioni della

vittima (raggiro). L'induzione in errre deve essere riconducibile alla condotta dell'agente. Scompare il

requisito voluto dal codice precedente dell'idoneità astratta degli artifici e raggiri a indurre in errore essendo

l'idoneità dimostrata dall'effetto raggiunto. Tradizionalmente la idoneità ingannatoria era il discrimine tra

froe civile e frode penale

- Induzione in errore; sfruttamento e mantenimento dell'errore altrui

Gli artfici e raggiri devono essere in concreto causa dell'errore altrui --> difficile la valutazione di alcune

tipologie di condotta. Es la menzogna nn accompagnata da alcune esteriorità artificiose o il silenzio se

accompagnato da sfruttmanto dell'errore altrui. Riguardo al primo la mera violazione dell'obbligo di dire il

vero nn basta a concretizzare l'atipicità = in assenza di qualsiasi artificio nn ci può essere raggiro. Il tacere

può assumere invece rilevanza ai fini della truffa sollo se identifica la preordinata mancata prestazione di

informazioni decisive. In casi limitati si ha truffa con condotta omissiva è troppo ampia l'affermazione

diffusa in giurisprudenza riguardo alla truffa contrattuale scondo cui si ha truffa ogni volta che fatti o

circostanze taciuti o dissimulati se conosciuti avrebbero condotto l'altro contraente a non concludere il

contratto.

Atto di disposizione patrimoniale attraverso cui la vittima si autodanneggia e favorisce il reo. --> passaggio

da fenomeno interno a esterno nn si deve intendere l'atto in senso civilistico ovvero in termini causali o attivi

assume valore il contenuto o il risultato patrimoniale di una determinata azione o omissione = assumono

rilievo anche comportamenti che si traducono in una perdita di ricchezza. Es collezionista indotto con artifici

o raggiri a distruggere un pezzo da collezione facendo aumentare il valore dell'ultimo esemplare

dell'ingannatore.

Profitto e danno. Il danno è elemento necessario ma nn suffciente, un profitto deve cmq esserci = il danno va

inteso come danno patrimoniale. Per la concezione giuridica il patrimonio è rappresentato dal complesso di

diritti e obblighi di un soggetto quindi il danno è integrato già nella costituzione di un rapporto giuridico

sfavorevole (così si trasformerebbe un reato di danno in uno di pericolo nn essendo più necessaria una

diminuzione patrimoniale economicamente valutabile). Per la concezione economica il danno è una

diminuzione patrimoniale effettiva. La valutazione del danno dovrebbe prescindere da valutazioni

soggettivistiche perciò la truffa deve escludersi ogni volta in cu all'ingannata viene corrisposta una

controprestazione oggettivamente equivalente alla sua prestazione. Il danno deve essere ingiusto = la pretesa

su cui si basa nn deve avere fondamento giuridico

Elemento soggettivo = la truffa è un reato a dolo generico che abbraccia l'ingiustizia del profitto e pertant è

da escludersi nelle ipotesi in cui l gente agisca nella convinzione erronea che il profitto sia giusto.

Consumazione: è un reato di evento quindi la truffa si consuma nel momento della verificazione del profitto

e del danno e dunque nel momento della diminuzione patrimoniale. Non sembrano condivisibili le

intepretazioni che ritengono la truffa un reato a consumazione prolungata.

Il tentativo è configurabile perchè la condotta è scomponibile in sequenze. Il requisito di astratta idoneità

della condotta nn necessario se l'evento si realizzi e il reato sia consumato dovrà essere accertato nel caso di

truffa tentata. L'attività dovrà essere idonea e univoca = maggior coefficiente di offensività dell'attività

ingannatoria per considerare configurato il tentativo.

Aggravanti: l'art 640 prevede due circostanze aggravanti speciali che trasformano il regime di procedibilità

del reato da querela di parte ad ufficio. La pena aumentata se il fatto è commesso a danno dello stato o di

altro ente pubblico + la stessa aggravante si applica se il fatto è commesso col pretesto di fare esonerare

taluno dal servizio militare (cd truffa in atti illeciti). La fattispecie ha avuto scarsa applicazione e si

sovrappone al millantato credito quando il pretesto ingannatorio utilizzato dall'agente è quello della propria

influenza sulle autorità competenti --> conflitto apparente di norme: assorbimento a favore del millantato

credito. Un ulteriore circostanza aggravante è prevista se il fatto è commesso ingenerando nella persona

offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dover eseguire un ordine da

un'autorità. NB il timore di un pericolo e l'ordine dell'autorità non devono dipendere dalla volontà o dal

fatto dell'agente altrimenti si avrebbe estorsione e concussione.

Distinzione da altri reati: quando l'agente riveste una qualifica pubblicistica e induce tal uno a dare quanto non

dovuto per stabilire il confine tra truffa e concussione bisogna valorizzare il requisito dell'abuso. Anche la

differenza tra estorsione e truffa bisogna analizzare l'atteggiamento della vittima: se è definibile in termini di

antagonismo vorrà dire che è la minaccia o la violenza a prevalere e quindi vi sarà estorsione. Per quanto

riguarda la distinzione tra truffa e circonvenzione di un incapace è necessario che l'inesperienza del minore

sia valsa ad assicurare la buona riuscita dell'attività ingannatoria.

Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (640 bis) si ha quando il fatto riguarda contributi,

finanziamenti, mutui,agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo cmq denominate concessi o erogati

da parte dello stato, di altri enti pubblici o elle comunità europee.--> la pena è da 1 a 6 anni + procedibilità

d'ufficio

Problema se è reato autonomo o no --> secondo i crideri di stampo formare ci s riferisce alla rubrica o al

nomen iuris, valore solo tendenziale assume il criterio che da rilievo alla collocazione sistematica della

norma facendo prevalere l'opzione per la natura circostanziale. Al contrario dalla specificazione di un

elemento della condotta o dall'evento di danno si ha un autonoma oggettività giuridica tutelata e un

autonomo contenuto di illiceità --> il recente indirizzo giurisprudenziale afferma la natura autonoma del

reato xk il bene giuridico protetto è il patrimonio dell'ente pubblico e il complesso delle risorse pubbliche

destinate all'incentivazione economica. La cassazione concorda rilevando che anche la collocazione

sistematica conferma la cosa se il legislatore avesse deciso che si trattasse di una cirocostanza l'avrebbe

messa nell'art 640. Esiste un'altra frode nelle sovvenzioni commesse ai danni del fondo europeo agricolo che

punisce l'indebito coseguimento dei contributi comunitari mediante l'esposizione di dati e notizie falsi -->

configurabile solo quando il soggetto si sia limitato a un'esposizione menzognera di dati e notizie e nn anche

quando a questi si accompagnino artifici e raggiri--> art 640 bis

Insolvenza fraudolenta

figura satellite della truffa --> la norma appare una ipotesi specifica di frode contrattuale consistendo nel

comportamento di chi dissimulando il proprio stato di insolvenza contrae una obbligazione con l'intento

di non adempierla sin dalla stipula del contratto. = condotta fraudolenta 641 : dissimulazione della

propria insolvibilità senza assumere le caratteristiche di artifici e raggiri. Il soggetto passivo verte in uno

stato di ignoranza piuttosto che errore circa la solvibilità dell'agente. La distinzione con la truffa sfuma

specie in giurispru i margini della fattispecie che hanno una fluttuazione su due fronti, cedono da un lato

dove si espande la truffa e avanzano nell'area dell'illecito civile

Presupposto di fatto lo stato di insolvenza --> indica una situazione reale o effettiva di insolvibilità. Per

insolvibilità si intende l'obiettiva impossibilità economica o finanziaria di adempiere e non mero proposito

di onorare il contratto. = limitazione di applicazione del delitto ai contratti caratterizzati da obbligazioni

aventi a oggetto una prestazione di dare una cosa specifica o cose fungibili, perchè solo con queste può

verificarsi un effettivo stato di insolvenza. In realtà nelle obbligazioni aventi ad oggetto un omittere o un

facere un'impossibilità di adempiere è difficile ma nn inconcepibile Es. tenore che si obbliga a cantare in due

luoghi diversi nella stessa sera, al momento della seconda obbligazione egli sa che verte in una situazione

analoga allo stato di insolvenza (NB anche se la ratio originaria del progetto del codice Rocco puniva

specialmente lo scrocco)

Condotta: l'attività di dissimulazione dell'insolvenza è contestuale all'insorgere di una obbligazione lecita =

restano fuori le obbligazioni naturali e quelle nascenti da fatto illecito. L'attività può consistere un

comportamento positivo o negativo. Ipotesi problematiche: parte della giursip ritiene configurato il reato

anche nelle ipotesi in cui l'agente assume un'obbligazione senza necessità di contrattare obbligazione che poi

nn adempie come nelle fattispecie di omesso pagamento del pedaggio autostradale. Tale interpretazione

riduce la fattispecie a elementi di tipicità e offensivivtà esigui annullando il requisito della dissimulazione e

il necessario raporto interattivo e l'implicita relazione tra l'apparente solvibilità dell'agente e la decisione del

soggetto passivo di stipulare = si riduce la disposizione penale a mero supporto del'inadempimento

contrattuale sanzionato civilmente o dell'illecito amministrativo.

Elemento soggettivo : la fraudolenza e il proposito di nn adempiere. Il dolo generico si esprime nel proposito

di nn adempiere che nn può considerarsi dolo specifico come a volte afferma la giuispr essendo

l'inadempiento nn un fine ulteriore che l'agente si prefigge e che nn è necessario si reliazzi ma un elemento

essenziale del reato. Particolare intensità del dolo k può essere solo intenzionale o diretto con esclusione del

dolo eventuale = nn è configurabile il reato nel caso in cui l'agente obbligandosi si prefiguri la possibilità di

nn adempiere accettandone il rischio. Si ritiene che la volontà di nn adempiere che deve necessarimanete

sussistere al momento in cui sorge l'obbligazione può essere desunta anche dal comportamento dell'agente

successivo al fatto ma nn da eventuali difficoltà per l'inadempimento

Effettivo inadempimento: è l'ultima frazione del fatto tipico che appartiene ancora alla condotta più che

integrare l'evento del reato xk manca un evento inteso come risultato materiale esterno alla condotta = reato

a condotta frazionata. Integra un elemento costitutivo del fatto e nn una condizione obiettiva di punibilità: è

punito il fatto di nn adempiere un'obbligazione che si è frudolentemente assunta nn il fatto pregresso di aver

fraudolentemente contrattato --> anche tale elemento costitutivo deve essere ricompreso nell'oggetto del dolo

e deve essere rappresentato e voluto l'omesso impedimento e il termine stabilito nn bastando la prova di

aver contrattato col proposito di nn adempiere. Differenza con la tesi che vede il mancato adempimento una

condizione obiettiva di punibilità xk questa identifica un evento esterno alla sfera soggettiva del reato che

può essere scisso da ogni collegamento causale con la condotta dell'agente e sottoporre la rilevanza penale

dell'insolvenza a una condizione che uò verificarsi anche per cause oggettive e che invece ne riassume il

significato lesivo rispetto al bene patrimonio significa ammettere una ulteriore ipotesi di responsabilità

oggettiva tipicamente sottesa alle condizioni effettive di punibilità intrinseche vs il principio di colpevolezza.

Consumazione. Il mancato adempimento è il momento consumativo e si verifica quando il termine per

adempiere sia scaduto e nn il momento in cui l'insolvenza si manifesta.+ il luogo dove l'obbligazione sarebbe

dovuta essere adempiuta individua il luogo di commissione del fatto.

Tentativo: è configurabile essendo la condotta frazionabile ma tale ipotesi secondo diverse opinioni sarebbe

ammissibile solo in astratto ma nn giuridicamente possibile xk l'adempimento tardivo è previsto come causa

di estinzione del reato e se si ammettesse il tentativo dovrebbe ammettersi incongruenza che mentre il reato

consumato può andare impunito x questa causa istintiva il tentativo sarebbe sempre punito. Per il libro

questa impostazione anticipa troppo la soglia di configurabilità del tentativo anche negli atti idonei a

contrarre un'obbligazione. La lesione del patrimonio è ancora troppo lontana per parlare di insolvenza

tentata. Questa si configura nel tempo che separa la fraudolenta contrazione dell'obbligazione dal termine

per l'inadempimento quando il comportamento dell'agente è idoneo e diretto in modo nn equivoco a

onorare il contratto stipulato,. Nel caso di obbligazione avente a oggetto una prestazione di dare una cosa

fungibile il tentativo sarà più difficile da configurare perchè l'ipotesi che il contratto sia adempiuto è

logicamente possibile fino alla scadenza del termine e dunque l'idoneità degli atti è pù difficile da provare

(genera numquam pereunt)

Adempimento tardivo: è prevista nell'art 641 come una speciale causa di nn punibilità --> l'adempimento

prima della condanna estingue il reato (è impropriamente qualificata causa di estinzione el reato). Si

presuppone l'integrale adempimento dell'obbligazione e nn può estendersi alle altr cause di estinzione

dell'obbligazione anche se dovrebbe x interpretazione analogica in bonam partem. Anche questo reato è

perseguibile a querela e nel caso di discrepanza tra soggetto indotto a contrarre e soggett effettivamente

vincolato dall'obbligazione l'unico legittimato a proporre la querela è colui che sopporta effettivamente il

danno.

Appropriazione indebita

nasce come specificazione del delitto di furto e difende i diritti del proprietario quando una violazione

del possesso nn vi è stata perchè il bene era già per qualsiasi titolo nella sfera possessoria del reo. La

disposizione punisce con la reclusione fino a 3 anni e la multa il fatto di chiunque per procurare a sè o ad

altri un ingiusto profitto si appropria il denaro o la cosa mobile di cui abbia a qualsiasi titolo il possesso

( cd furto improprio o senza sottrazione ). Es depositario che si appropria della osa ricevuta in deposito. La

norma nella prassi ha avuto una trasformazione che ha modificato i confini della tutela --> l'ogg della

valutazione si è spostato dalla titolarità del diritto e dal trasferimento della proprietà della cosa dalla sfera


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Canestrari Stefano.

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