Il peso dello sguardo: visione politica nell'utilitarismo
Visione significa capacità di constatazione dei fatti, valutazione e progettualità. Esiste un rapporto difficile tra libertà e controllo; Berlin parla di due concetti di libertà:
- Libertà positiva: libertà di autorealizzazione del soggetto.
- Libertà negativa: libertà del soggetto dall'interferenza e dall'invasione della propria sfera personale da parte di altri.
Bentham descrisse il progetto di un carcere modello "casa d'ispezione" (Panopticon): struttura circolare, celle sulla circonferenza e al centro la sorveglianza; i reclusi non possono comunicare tra loro né sapere se nelle altre celle c'è qualcuno, né se nello spazio dei sorveglianti c'è o meno qualcuno. Così introiettano l'idea della continua osservazione e il sorvegliante è in ogni momento controllato dall'ispettore. Gli scopi sono che i reclusi si sentano perennemente osservati e minimizzino le violazioni del regolamento; i sorveglianti, anche loro si sentono sempre sotto controllo e limiteranno così gli abusi sui detenuti. Nelle aspettative di Bentham è possibile effettuare il controllo dei controllori. Il Panopticon è un'espressione della tendenza alla realizzazione della trasparenza totale. Critiche: autentico disprezzo delle libertà personali e la ricerca del controllo assoluto cela desiderio di onnipotenza. L'universo panispettivo tenta di sovrapporsi all'universo sociale.
Trasparenza e ansietà
La politica è l'istituzionalizzazione dell'ansietà (è infatti il tentativo di esorcizzare l'imprevedibile e trasferire lo sguardo sui sorvegliati stessi che sono portati ad autocontrollarsi e autolimitarsi). La trasparenza per sua natura mostra, ma qui invece tende piuttosto a occultare tali caratteristiche. Essa infatti sembra porre la reciprocità come condizione basilare e irrinunciabile del rapporto tra istituzioni e individuo: se l'individuo è soggetto al controllo istituzionale, dall'altra parte l'istituzione è sempre controllabile dal pubblico. Questo contesto però può funzionare solo a condizione di trasmutare la trasparenza in opacità. Infatti, i controllati devono sentirsi sorvegliati, ciò li priva della possibilità di controllare quanto di quella di verificare l'effettivo esercizio della sorveglianza su di loro da parte di altri. I sorvegliati vivono in quanto possono essere visti: la loro esistenza viene meno col venire meno della sorveglianza. Appare pericoloso per la società ciò che non è suscettibile al continuo monitoraggio.
L'uomo tende però a massimizzare l'appropriazione di mezzi per massimizzare il suo piacere, senza riguardo per le esigenze altrui (la società è una somma di individui in perenne competizione). Un sistema panispettivo basato su una trasparenza generalizzata finisce con l'avere conseguenze diverse dal mero monitoraggio, ma entra in un rapporto delicato con i comportamenti e le intelligenze degli individui. L'utilitarismo è apparso a volte minaccioso per le libertà individuali tipiche delle società pluraliste. La razionalizzazione della legislazione presuppone la razionalizzazione delle istituzioni, poiché essa solamente può garantire una stabile razionalità del legislatore.
Opinione pubblica e democrazia: il contributo di Walter Lippmann
Nel 1922 Lippmann scrive "L'opinione pubblica", analizzando l'opinione pubblica cercando di cogliere gli aspetti relativi alla formazione e al controllo dell'opinione pubblica in una grande società, sottolineando che senza l'esistenza dell'opinione pubblica non c'è democrazia. Lippmann pubblica i suoi libri alla fine dell'era progressista (1890-1914, passaggio negli USA da una società rurale a una società industriale): le condizioni ambientali, sociali ed economiche americane subiscono decisive trasformazioni.
De Witt individua tre tendenze riformatrici presenti in quel periodo:
- Insistenza dei politici nel voler rimuovere dal governo ogni interesse di capi di grandi aziende e minoranze.
- Richiesta che il governo venga trasformato così che sia sempre più difficile per pochi e più facile per molti tenerlo sotto controllo (richiesta di maggiore democrazia).
- Il governo doveva estendere le proprie funzioni per alleviare i disagi economici e sociali.
Lippmann fu tra i primi a leggere le opere di Freud e capì che "erigere una proibizione non frena il desiderio, impedisce soltanto la sua soddisfazione". La società è un composto di forze sempre mutevoli e, secondo Lippmann, di fronte alle trasformazioni della società e all'esigenza di attuare delle riforme in grado di limitare gli aspetti negativi di tali trasformazioni, la sua proposta era quella della scienza come l'unica metodologia in grado di gestire e ordinare il confuso insieme di esigenze e cambiamenti di quegli anni. Nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale e ciò sembrava abbattere in un solo colpo tutte le speranze di un progresso indefinito e ordinato che avevano caratterizzato la posizione di Lippmann. La grande guerra, secondo molti, rappresentò la fine di ogni illusione circa la possibilità di gestire razionalmente la politica interna ed estera. Lippmann fu tra coloro che si impegnarono maggiormente per ricondurre l'evento all'interno di una logica che confermava le teorie progressiste sulla possibilità di gestire razionalmente i conflitti.
Lippmann inizialmente critica il presidente Wilson, poi divenne un suo collaboratore; a trasformare il suo giudizio furono le riforme proposte dai progressisti, che Wilson approvò (legge sul lavoro minorile, riduzione della giornata lavorativa a otto ore). Inoltre, Wilson era come Lippmann convinto della necessità dell'ingresso in guerra degli USA: secondo Lippmann, gli USA avrebbero potuto giocare un ruolo positivo nel conflitto, non sostenendo gli interessi di una o l'altra nazione, ma impegnandosi nella creazione di un mondo che non avrebbe più visto guerre così distruttive. Lippmann voleva la creazione di un organismo sopranazionale e suggeriva l'idea di una pace non punitiva, ma di una pace senza vittoria. Alla fine delle guerra, quando si riunì la conferenza per la definizione dei trattati di pace, Lippmann ebbe la sensazione che gli ideali in nome dei quali si era impegnato per sostenere la partecipazione USA erano stati del tutto disattesi; i trattati di pace furono vendicativi e umiliarono gli sconfitti causando poi la seconda guerra mondiale. I trattati di pace furono il fallimento dell'approccio idealista alla guerra di Lippmann e di molti altri liberali.
Lippmann osservava come fosse stata manipolata l'opinione pubblica durante la guerra: ai cittadini non erano stati riferiti fatti, ma interpretazioni di essi finalizzate alla mobilitazione. La questione centrale è che in una grande società è impossibile venire a conoscenza in modo diretto, rapidamente e con certezza dei fatti. Mentre in pace il cittadino può guardare con un certo distacco certe immagini perché non sono in questione dei valori, la guerra radicalizza la dinamica della conoscenza dei dati non visti di persona. Tra i fatti e l'individuo si forma un pseudo ambiente: gli uomini vivono in un ambiente che non è quello reale, ma è quello delle immagini che ad essi sono state offerte. Lippmann si chiede come sia possibile il governo dei cittadini se essi non hanno una conoscenza diretta delle questioni sulle quali sono chiamati a decidere. Lippmann porta come esempio le conferenze di pace: i fatti dovevano essere comunicati con poche parole, con velocità e chiarezza, tali esigenze potevano condurre a sintetizzare le notizie e accentuare un aspetto a scapito di un altro.
Immagini mentali e stereotipi
La cultura offre degli schemi interpretativi agli individui e ciò permette di risparmiare energie in quanto il tentativo di vedere la realtà in ogni suo minimo particolare bloccherebbe ogni forma di azione. Se ciò è vero, Lippmann si chiede quindi come sia possibile che gli individui di una grande società non abbiano una conoscenza non superficiale dei fatti. Quando crediamo nel carattere assoluto di ogni nostra immagine dei fatti siamo portati a negare che possano esistere altre prospettive diverse dalla nostra e chi non condivide il nostro punto di vista è considerato un nemico. Gli individui interpretano la realtà attraverso immagini proposte da coloro che lo dirigono. Lippmann osserva che, nonostante l'opinione pubblica sia considerata fondamentale per la democrazia, non è stato analizzato come essa si forma. La Costituzione per Lippmann è il tentativo di limitare il potere del governo popolare e non realizzò la democrazia diretta, ma si ispirò al modello monarchico dell'Inghilterra. Secondo Lippmann, un gruppo di esperti nei diversi campi può garantire un'informazione il più possibile aderente alla realtà. Lippmann comprende alcune modalità della formazione dell'opinione pubblica e pone il rapporto tra opinione pubblica e democrazia come di fondamentale importanza in ogni società che si professi democratica. Egli riteneva che nella società USA degli anni '20 fosse impossibile ipotizzare l'esistenza di cittadini realmente informati di fatti fuori dalla loro esperienza e sulle dinamiche con i quali i fatti venivano comunicati. Pensò di risolvere tale problema proponendo una sorta di élite democratica (i cittadini avrebbero potuto decidere di affidare che la comunicazione a loro rivolta fosse affidata a gruppi di esperti che avrebbero dovuto improntare la loro attività al metodo scientifico).
Il visibile e l'invisibile: riflessioni sul potere in Michel Foucault
Aristotele: vista fonte principale di ogni nostro conoscere. Per Foucault la vista è significativa in quanto strumento del potere-sapere; non tutto in una società è visibile. In una società feudale assolutistica, più si è detentori del potere, più si è marcati come individui attraverso rituali, discorsi fino al punto in cui la visibilità diviene insostenibile; in una società disciplinare invece i processi di individuazione investono più il bambino che l'adulto, più il malato che il sano, più il criminale che il legalitario. L'occhio del potere viene interiorizzato, si installa nella coscienza.
Foucault afferma, per esempio, in una conferenza del 1979 "il paradosso della polizia": consiste nel fatto di dover accrescere la forza dello Stato e garantire, al tempo stesso, sicurezza e benessere alle persone, dunque nel suo essere contemporaneamente "un'arte del governare e un metodo per analizzare una popolazione". Per Foucault il controllo della polizia non agisce solo dall'alto verso il basso, ma è reversibile, come reversibili sono tutte le opzioni di visibilità di un sistema di potere piramidale come quello disciplinare. Il panoptismo presuppone che i sorvegliati siano anche sorveglianti, o per meglio dire che nessuno sia posto al di fuori di uno sguardo in grado di sorvegliarlo, fossero pure coloro che occupano le sfere più alte del potere. Dunque un potere invisibile ha bisogno per essere efficace di...
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