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La controfirma e le attribuzioni del Presidente della Repubblica

La controfirma, che ha essenzialmente la funzione di validare gli atti presidenziali, è controversa. In primo luogo sembrerebbe indicare semplicemente che vi è una collaborazione, nel compimento degli atti, tra il presidente ed i ministri del governo. In secondo luogo, come suggerisce anche la sentenza della Corte Cost. 200/2006, vi sono atti presidenziali in cui manca di fondo la proposta e la responsabilità ministeriale, come l'indizione di elezioni e referendum, la promulgazione delle leggi, la nomina dei senatori a vita e dei giudici costituzionali, la nomina del presidente del consiglio, lo scioglimento anticipato delle camere ecc. Dunque, la controfirma rappresenterebbe solamente l'espressione dei rapporti fra capo dello stato e governo in regime parlamentare.

Non tutti gli atti del presidente della Repubblica devono essere muniti di controfirma (atti personali, atti orali...)

I poteri del Presidente della Repubblica sono:

Attribuzioni derivanti dalla

funzione di rappresentanza generale dello Stato → ovvero la rappresentanza dello Stato nei rapporti diplomatici internazionali, ratificando i trattati politici (es. trattati e regolamenti comunitari), dichiarando lo stato di guerra, prendendo il comando delle forze armate e Consiglio Supremo di Difesa, presedendo il un organo costituito dal Capo di Stato, il Capo di Stato Maggiore della Difesa e dai principali ministri.

Attribuzioni circa il corpo elettorale e referendario → ovvero è compito del Presidente della Repubblica, nei termini previsti dalla Costituzione e previa deliberazione del Consiglio dei ministri, indire elezioni e referendum, fissando la data e monitorandone l'espletamento.

Attribuzioni relative al potere legislativo → il Presidente della Repubblica interviene sul potere legislativo tramite:

  • la nomina dei Senatori a vita (massimo 5)
  • il potere di scioglimento anche anticipato delle Camere
  • l'approvazione dei Disegni di Legge

Promulgazione delle Leggi dello Stato, ovvero l'atto mediante il quale il Capo dello Stato attesta l'esistenza di una legge, in seguito all'approvazione delle assemblee parlamentari, per poi essere pubblicato entro 30 giorni dall'approvazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, entrando in vigore effettivo entro i 15 giorni successivi

Attribuzioni relative al potere esecutivo → il Presidente della Repubblica

  • interviene sul potere esecutivo mediante:
  • la formazione stessa del governo (nomina del presidente del consiglio e dei ministri)
  • l'approvazione o meno delle dimissioni del governo
  • l'emanazione di atti, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, quali gli atti aventi forza di legge formati dal governo, la nomina dei funzionari, la concessione di grazia e commutazione delle pene e il conferimento di onorificenze della Repubblica.

Attribuzioni relative al potere giurisdizionale → il Presidente della Repubblica interviene sul

Il potere giurisdizionale mediante la nomina di 5 dei 15 giudici della Corte costituzionale ed esercitando la sua funzione di Presidente del Consiglio superiore della Magistratura, gestendone e monitorandone il buon funzionamento.

Il governo (capitolo 16)

ART. 92 DELLA COSTITUZIONE → dichiara che con l’espressione Governo della Repubblica si intende l’organo costituzionale titolare dell’indirizzo politico e amministrativo dell’intera collettività e posto al vertice dell’organizzazione amministrativa dello Stato.

Consiglio dei ministri Presidente

Il governo complessivamente inteso, ovvero il ed il del Consiglio, è titolare delle più importanti competenze dell’esecutivo. Il Consiglio dei ministri rappresenta un organo collegiale che detiene il potere esecutivo, a differenza di altri paesi dove il presidente del consiglio ha un ruolo molto più centrale; nello specifico, tale organo collegiale rappresenta la sede dove si forma

L'indirizzo politico-amministrativo del governo e dove si deliberano gli atti più importanti dell'esecutivo. Il governo è quindi responsabile dell'indirizzo generale dell'azione amministrativa necessaria in sede di attuazione degli obiettivi prefissati.

Il Consiglio dei ministri è costituito da:

  • Presidente del Consiglio
  • Ministri (che hanno posizione eguale anche in termini decisionali)
  • Viceministri (su invito e senza diritto di voto)

La Legge 400/1988 permette al Presidente del Consiglio di istituire il Consiglio di Gabinetto - un consiglio ristretto al quale partecipano solo il Presidente ed alcuni ministri da lui selezionati.

Il presidente può anche convocare altri collegi ministeriali:

  • Comitati interministeriali - che hanno la funzione di coordinare l'attività di più ministri su una stessa materia comune (es. programmazione economica, affari europei, sicurezza della Repubblica...)
  • Comitati dei Ministri
→ ovvero riunioni dei ministri decretate dal Presidente del Consiglio qualora occorra esaminare in via preliminare questioni di competenza comune. Il presidente del consiglio ha il potere di proporre al Capo dello Stato la nomina dei ministri e gli spettano attribuzioni di fondamentale rilievo politico ed istituzionale (Art. 95), tra cui la direzione politica del governo (di cui è responsabile) e la promozione e coordinazione dell'attività svolta dai singoli ministri. Circa i rapporti con quest'ultimi, il presidente può indirizzarne le direttive politiche ed amministrative e può sospendere l'adozione degli atti sottoponendoli all'attenzione dell'intero consiglio, ma non può proporre la revoca; circa i rapporti con i comitati, il presidente assume un ruolo di direzione, controllo e verifica dell'attività svolta, ricevendo aggiornamenti costanti circa l'ordine del giorno e le singole questioni.analizzate.

I Ministri hanno il compito di presiedere il ministero al quale sono stati assegnati, dirigendone, gestendone e verificandone l'attività e gli atti (di cui sono direttamente responsabili → responsabilità individuale); circa gli atti deliberati in collaborazioni con altri ministri, ovvero gli atti collegiali del Consiglio dei ministri, la responsabilità è da intendere collegiale (con riferimento principale al presidente del consiglio).

Circa la formazione del Governo della Repubblica → la disciplina in materia riporta agli Art. 92-93-94 della Costituzione, alla Legge 400/1988 e ai regolamenti parlamentari. Nello specifico, la nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri spetta al Presidente della Repubblica, tenendo conto del necessario consenso delle forze politiche destinate a sostenere la compagine governativa.

L'iter di formazione di un nuovo governo comincia dal momento in cui nasce una crisi di governo, ovvero nel momento in

Il Presidente del Consiglio presenta le sue dimissioni (e quelle del suo esecutivo) per cause parlamentari, ad esempio la mancata concessione della fiducia iniziale o l'approvazione di una mozione di sfiducia, o extraparlamentari, ad esempio quando le dimissioni derivano da una crisi politica netta preesistente nella compagine governativa.

Nella prassi, dopo la presentazione delle dimissioni il governo uscente viene ritenuto ufficialmente dimesso solamente quando viene nominato un nuovo Consiglio dei ministri da parte del Capo dello Stato; tuttavia, prima di arrivare a questa fase si passa per le consultazioni, una fase più o meno lunga a seconda delle problematiche legate alla formazione del nuovo governo, periodo nel quale il Presidente della Repubblica consulta le delegazioni di tutte le forze politiche presenti nelle camere ed individua il candidato che ha maggiori possibilità di costituire un nuovo governo stabile ed approvato dalla maggioranza parlamentare.

L'incaricato procede, a sua volta, adelleconsultazioni atte a comprendere quali forze politiche possano dare fiducia alla suaascesa alGoverno, constatandone dunque se gode di una maggioranza parlamentaresufficiente. Ottenuti iconsensi necessari, il Capo dello Stato può procedere alla nomina del nuovo PresidentedelConsiglio e, successivamente, a quella dei ministri da lui designati. L'incaricogovernativo, tuttavia,può essere preceduto da un preincarico, ovvero da un mandato temporaneoesplorativo chepermette di svolgere ulteriori indagini e dare maggiori indicazioni pratiche alPresidente dellaRepubblica, affinché possa scegliere il candidato più idoneo. Qualora risulti impossibilecostituireun governo stabile, il Capo dello Stato deve ricorrere alla scelta estrema di sciogliereanticipatamente le camere.Circa il rapporto fiduciario, una volta costituitosi il Governo deve procedere alleprime necessariedeliberazioni (anzitutto i Sottosegretari di

Stato) e deve preparare ed esporre il proprio programma politico al presidente del consiglio e alle due Camere. La Costituzione prevede per il governo neocostituito il necessario ottenimento della fiducia iniziale presso entrambe le Camere; si tratta della mozione di sfiducia, che qualora venisse approvata comporterebbe le dimissioni del governo. Tale mozione deve essere motivata, ovvero bisogna indicare le ragioni del consenso parlamentare, e prevede votazione a scrutinio palese in modo che sia evidente a tutti la posizione del parlamento verso il nuovo governo. Tuttavia, la costituzione non richiede particolari quorum di partecipazione per votare la fiducia al governo, basandola solamente sulla maggioranza semplice dei votanti presenti; ciò rappresenta, per certi versi, un problema abbastanza importante del nostro ordinamento, poiché si rischia di avviare governi formalmente instabili e non appoggiati dalla maggioranza parlamentare, compromettendo la governabilità del paese.

L'emotagione di sfiducia, tuttavia, può essere anche individuale, ovvero presentata solamente verso un singolo Ministro, senza dunque compromettere l'esistenza del governo ed obbligarne le dimissioni. Infine, circa le attribuzioni del governo troviamo: - Atti di indirizzo politico: ovvero attività inerenti l'individuazione degli obiettivi politici e dei mezzi per raggiungerli, quali la predisposizione del proprio programma politico e altre programmazioni settoriali, l'adozione di direttive in materia di sicurezza interna ed esterna, l'intervento sui rapporti con le confessioni religiose, con le autonomie locali e con le organizzazioni internazionali. - Atti normativi: ovvero il potere del governo, in determinati casi di urgenza o di necessità, di emanare atti normativi.
Dettagli
Publisher
A.A. 2022-2023
16 pagine
SSD Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jcubj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Calzolaio Ermanno.