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Diritto Internazionale - lezioni parte seconda Appunti scolastici Premium

Seconda parte degli appunti riguardanti le lezioni di Diritto internazionale a cura del professor Giardina, con analisi dei seguenti argomenti: il sistema delle preferenze generalizzate, le sanzioni economiche nel quadro delle organizzazioni regionali, le crisi delle Falkland e delle Malvinas,... Vedi di più

Esame di Diritto internazionale docente Prof. A. Giardina

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ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO NORD-AMERICANO

Tra le recenti iniziative d’integrazione regionale quella commercialmente più rilevante è

rappresentata dal North Americano Free Trade Agreement (NAFTA), firmato nel 1992 tra Canada,

Messico e Stati Uniti. Il NAFTA è stato integrato da due accordi complementari in materia di

protezione ambientale e di diritto dei lavoratori introdotti dalle preoccupazioni che le imprese dei

paesi membri decidano di localizzarsi nella parte contraente dove gli standard a riguardo sono più

permissive dando luogo al dumping ambientale e sociale.

Oltre il 60% delle tariffe doganali verranno abolite entro i primi cinque anni, le restanti entro dieci o

quindici per alcuni prodotti sensibili; l’accordo prevede l’eliminazione delle restrizioni quantitative

e delle licenze all’importazione salvo quelle per motivi sanitari. Per il commercio agricolo tra USA

e Messico è stabilita l’eliminazione di tutte le barriere in un periodo di quindici anni. Le restrizioni

quantitative verranno eliminate gradualmente con l’introduzione di contingenti tariffari che

prevedono limitati quantitativi di importazione sottoposti a tariffa nulla o estremamente bassa,

superati i quali si applicano tariffe più elevate,tali contingenti tariffari verranno eliminati in un

periodo tra i dieci e quindici anni. Un accordo separato si occupa della liberalizzazione tra USA e

Canada. Durante il periodo transitorio è possibile introdurre misure di salvaguardia nel caso che le

importazioni aumentino determinando un danno all’industria nazionale di una delle parti contraenti.

Dato che l’accordo prevede la creazione di una zona di libero scambio è importante evitare

deviazioni di traffico attraverso il paese presenta il dazio minore. I benefici delle riduzioni tariffarie

sono riservati alle merci originarie dei tre paesi, a tal scopo la regola è quella della trasformazione

sostanziale per cui una merce assume l’origine del paese che in cui ha subito l’ultima

trasformazione tale da farle mutare la voce doganale di appartenenza.

Rilevante appare la liberalizzazione della prestazione dei servizi tra i tre paesi membri. L’accordo

copre tutti i servizi esclusi solo i servizi di trasporto aereo e introduce la clausola della nazione più

favorita ed il principio del trattamento nazionale come obblighi generali.

L’accordo prevede l’obbligo per le parti contraenti di concedere brevetti di durata almeno

ventennale per le innovazioni sia di prodotto che di processo, è statuita anche la protezione dei

diritti d’autore, i marchi, i segreti commerciali e le topografie dei circuiti in tigrati. Le parti si sono

impegnate ad applicare l’accordo in modo coerente con le esigenze di protezione ambientale non

riducendo gli standard minimi.

L’accordo stabilisce la creazione di una Commissione a livello ministeriale assistita da un

Segretariato ed incaricata di sorvegliare l’applicazione del trattato nonché l’azione dei vari gruppi di

lavoro da esso previsti e la risoluzione delle dispute circa l’interpretazione e l’applicazione

dell’accordo; tutte le decisioni della Commissione vengono prese per consensus.

Per quanto riguarda eventuali controversie il NAFTA prevede il meccanismo delle consultazioni o

in caso di mancato accordo l’intervento della Commissione o di un arbitral panel.

Le consultazioni possono essere chieste su ogni questione inerente l’accordo.

Ove le consultazioni siano improduttive ogni parte contraente può chiedere l’intervento della

Commissione che può utilizzare i suoi buoni uffici, la conciliazione, la mediazione e puo creare

gruppi di ricerca per redimere le controversie.

Nel caso in cui non sia possibile una riappacificazione ogni parte che ha partecipato alle

consultazioni può iniziare una procedura arbitrale. Ove la disputa sia rilevante anche nel contesto

del GATT la Parte può scegliere tra i due meccanismi, in caso di disaccordo sulla scelta del foro è

privilegiato quello NAFTA. L’accordo prevede una raccomandazione sulla controversia e ove le

parti sulla base di questa non trovino un accordo la parte attrice può sospendere i benefici accordati

alla rate convenuta in misura equivalente e possibilmente nello stesso settore. Sono inoltre previste

procedure particolari per la risoluzione delle controversie tra investitori privati e parti contraenti

attraverso una clausola compromissoria. Il collegio arbitrale è composto generalmente da tre

persone, uno scelto da ogni parte e uno scelto in comune. Il tribunale decide secondo le norme

dell’accordo e secondo le norme di diritto internazionale. Il NAFTA prevede l’obbligo per le tre

parti di dare esecuzione al lodo nei rispettivi territori.

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LA CARTA DEI DIRITTI E DOVERI ECONOMICI DEGLI STATI

La Carta è stata adottata dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1974, costituisce il

risultato di un processo di elaborazione protrattosi per tre anni e messo in moto grazie all’iniziativa

del presidente messicano Hcheverria.

L’intento era quello di promuovere la formulazione di norme generali che regolassero i rapporti

economici internazionali sulla base dei principi di autodeterminazione dei popoli e della sovranità

permanente di ciascuno Stato sulle proprie risorse, per contribuire ad instaurare un nuovo ordine

economici internazionale basato su di una più equa distribuzione delle risorse mondiali. I promotori

della Carta muovevano dalla consapevolezza che la solidarietà con PVS sia garanzia di pace e

stabilità.

Efficacia giuridica della Carta.

Il documento non si presenta omogeneo sotto il profilo della sua efficacia giuridica.

Numerose disposizioni riproducono principi universalmente riconosciuti nel diritto internazionale

consuetudinario (es. l’obbligo di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale).

La Carta fornisce inoltre una sorta di codificazione di principi di carattere generale, alcuni dei quali

già reiterati in precedenti dichiarazioni dell’ONU, come quello relativo alla sovranità permanente di

ciascuno Stato sulle proprie risorse. A tale formulazione non si accompagna l’indicazione di

obbiettivi concreti e dei mezzi per la soluzione dei problemi specifici. In tal caso si deve ritenere

che la Carta non produca effetti giuridici obbligatori per gli Stati e che quelle disposizioni abbiano

prettamente valore programmatico. Data la forma solenne, caratteristica di un testo legislativo, esse

vengono definite in dottrina con il termine di soft low.

Anche delle disposizione con cui i redattori sembra abbiano voluto enunciare vere e proprie regole è

dubbio che siano sorti veri e propri diritti e doveri internazionali per gli Stati. Occorre considerar il

fondamento giuridico della Carta costituito da una risoluzione dell’Assemblea, atto di natura

esortativa, sprovvisto di efficacia vincolante. Le disposizioni della Carta potrebbero essere

considerate giuridicamente vincolanti qualora si riscontrasse l’adesione psicologica (opinio juris) e

un comportamento costante (diurnitas), ma non sembra che siano superati i motivi di dissenso

espresso dalla maggioranza dei paesi industrializzati.

Il mancato consenso degli Stati industrializzati rende di scarsa utilità un eventuale effetto vincolante

delle disposizioni della Carta fra gli Stati che vi hanno votato a favore.

Altre disposizioni presentano carattere programmatico e non consentono di individuare degli

obblighi di comportamento determinati in assenza di disposizioni che ne specificano il contenuto;

esse tracciano piuttosto le linee d’azione che l’intera comunità internazionale deve intraprendere per

correggere le ineguaglianze ma affidando agli Stati l’individuazione delle modalità concrete che

rendono concreti gli obbiettivi da perseguire.

Taluni articoli ancora presentano un contenuto esortativo, auspicando le linee di una strategia

d’azione che gli Stati devono perseguire di fronte al deterioramento delle relazioni economiche

internazionali.

I principi enunciati nella Carta.

Il nucleo centrale è costituito dagli articoli compresi nel capitolo secondo. “diritti e doveri

economici degli Stati”, in essi si riflette la volontà di sviluppare un sistema di relazioni economiche

internazionali fondate sull’uguaglianza e sulla indipendenza e sulla stretta interdipendenza degli

interessi di tutti gli Stati.

L’art. 2 costituisce una delle disposizioni sulla quale si è manifestato un contrasto di fondo tra il

gruppo dei paesi in via di sviluppo e quello dei paesi industrializzati. Tale articolo ribadendo il

principio della sovranità degli Stati sulle proprie risorse ne amplia il contenuto parlando di sovranità

completa e permanente sia delle risorse naturali che umane. L’attributo permanente esprime il

carattere inalienabile delle risorse da parte del proprio Stato; al principio deve essere riconosciuto

carattere cogente. Ne consegue che eventuali accordi che limitino l’esercizio si devono considerare

in contrasto, qualora lo Stato contravvenisse ad obblighi assunti in ordine agli investimenti sul suo

1

territorio non potrebbe essere costretto a ripristinare la situazione precedente perché equivarrebbe

ad intaccare la sovranità dello Stato, ma ha solo l’obbligo di corrispondere un indennizzo per il

danno arrecato alla società straniera destinataria del provvedimento di nazionalizzazione; lo Stato

alla quale appartiene la società straniera potrebbe far valere la responsabilità internazionale.

Il paragrafo 2 del medesimo articolo enuncia i diritti che costituiscono espressione della sovranità

degli Stati sotto il profilo economico. Viene però omesso il riferimento alle regole di diritto

internazionale contenuto nella risoluzione del 1962 e ciò pare una indicazione nel senso di

privilegiare gli interessi dello Stato nazionalizzante ; su questa soluzione hanno espresso il voto

contrario numerosi paesi occidentali interessati alla protezione degli investimenti dei propri cittadini

all’estero tutelabile attraverso l’inserimento del dovere di rispettare le norme di diritto

internazionale; tale riferimento è stato invece inserito nella lettera j del capo I: è evidente che

nell’interpretazione dell’articolo 2 si deve tenere comunque conto del rispetto del diritto

internazionale.

Nelle altre disposizioni del secondo capitolo sono enunciati diritti e doveri degli stati su aspetti

meno controversi con l’indicazione di strumenti attraverso i quali si può realizzare una effettiva

solidarietà con i PVS e consentire una partecipazione di questi al benessere economico dei paesi

industrializzati (es. il diritto di dar vita ad associazioni produttrici di materie prime); tali obblighi

indirizzano prevalentemente agli stati industrializzati. Un obbligo indirizzato a tutti gli Strati è

quello dell’articolo 7 secondo cui tutti i membri della comunità internazionale hanno l’obbligo di

promuovere il progresso economico e culturale della propria popolazione e di cooperare per

eliminare gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione di tutti i cittadini allo sviluppo.

Principi sullo sfruttamento delle risorse marine e tutela dell’ambiente.

Il capitolo terzo contiene due articoli. Il primo (29) stabilisce che lo sfruttamento del mare e delle

risorse marine nelle zone situate fuori dai limiti della sovranità devono essere effettuate per scopi

pacifici e in modo da non compromettere la responsabilità per altri paesi di beneficiare di tali

risorse, sono definite con l’espressione “patrimonio comune dell’umanità”. La Carta rinvia alla

conclusione di un apposito trattato internazionale per la definizione delle regole che dovranno

disciplinare l’attività, soltanto nel 1994 si è pervenuti alla redazione di un accordo attuativo dei

principi indicati nella Carta. L’articolo 30 tratta della protezione, conservazione e valorizzazione

dell’ambiente per le attuali e future generazioni che costituiscono un dovere generalizzato che si

rivolge sia ai paesi industrializzati che in via di sviluppo. Si stabilisce che è dovere di tutti gli Stati

impedire attività sul proprio territorio che provochino danni alle condizioni ambientali sia di altri

stati che di zone non soggette a sovranità; la stessa disposizione contiene l’obbligo per tutti gli Stati

di definire una politica ambientale rivolta a tutte le attività. Unico limite è costituito dalla esigenza

fondamentale che tale politica non rappresenti un ostacolo ma uno strumento positivo di

promozione del progresso per i PVS. 2

SOCIETA’ ITALIANA PER LE IMPRESE MISTE ALL’ESTERO-SIMEST S.p.a

Con legge 100 del 1990 è stata istituita la SIMEST, tale società ha per scopo sociale la

partecipazione ad imprese e società miste all’estero promosse o partecipate da imprese italiane,

nonché la promozione ed il sostegno finanziario tecnico-economico e organizzativo di specifiche

iniziative di investimento e di collaborazione commerciale ed industriale all’estero da parte di

imprese italiane.

La SIMEST può essere definita una merchant bank a maggioranza pubblica (il suo capitale sociale è

così suddiviso: 50,1% Ministero del Commercio con l’Estero, 30% Mediocredito Centrale e per il

restante Istituti, Enti pubblici, Aziende di credito e Associazioni imprenditoriali). Il settore privato è

ammesso a partecipare direttamente a questa importante iniziativa volta a sostenere

l’internazionalizzazione dell’industria nazionale.

I due principali rami di attività della SIMEST sono la partecipazione al capitale di imprese miste

all’estero con quote non superiori al 15% del capitale globale e l’assistenza anche a titolo oneroso

verso le stesse. La legge non definisce cosa si intende per società o imprese miste all’estero

lasciando così ampi margini alla SIMEST.

Per la partecipazione la legge oltre al limite quantitativo pone anche un limite temporale di otto anni

dalla prima acquisizione scaduto il quale le partecipazioni devono essere cedute; inoltre

l’acquisizione di partecipazioni da parte della SIMIST è subordinata all’impegno garantito da parte

degli azionisti o partecipanti italiani di riacquistare le partecipazioni stesse entro pari termini e limiti

di prezzo.

Per quanto riguarda l’assistenza la legge prevede che una quota della partecipazione sia riservata ai

conferimenti in forma di servizi prestati dalla SIMEST ponendola quindi in posizione privilegiata

rispetto ai concorrenti.

È previsto che il Mediocredito conceda crediti agevolati agli operatori italiani per il parziale

finanziamento della loro quota di capitale di rischio delle società partecipate della SIMEST; essi

possono anche godere della garanzia della SACE per i rischi politici e non commerciali derivanti

dal mancato trasferimento all’estero dei fondi loro spettanti.

3

LE GUIDELINES DELLA BANCA MONDIALE SUGLI INVESTIMENTI STRANIERI

Carattere non vincolante delle Guidelines.

Le Guidelines sono state adottate nel 1992 dal Comitato per lo Sviluppo, organo ministeriale congiunto del

Consiglio dei Governatori della Banca Mondiale e del Consiglio del FMI. Le Guidelines sono state

sottoposte agli Stati per una eventuale ratifica e non hanno carattere vincolante per espressa volontà

dell’organo adottante; del resto una funzione normativa di questo tipo non è attribuita né alla Banca

Mondiale né al FMI.

Internazionalmente si tratta di un esempio di soft low, sul tema non era mai stato possibile stipulare vere

convenzioni multilaterali date le concezioni spesso radicalmente opposte eseguite dagli Stati; soltanto

convenzioni bilaterali avevano potuto essere concluse. Il mutato contesto politico degli anni ’90 ha reso

possibile constatare una minore contrapposizione tra la comunità internazionale e ha suggerito alla Banca

Mondiale di procedere a una codificazione; la misura del consenso non è stata però tale da consigliare

l’adozione di un testo di convenzione e si è preferito formulare un testo che suggerisce e non impone

soluzioni agli Stati. La questione di interesse è determinare in che misura le Guidelines codificano diritto

internazionale consuetudinario e in che modo contengono nuove regole generali, in questo ultimo caso può

ritenersi che le Guidelines siano espressione di opinio juris che deve essere affiancata da una prassi statuale

conforme.

Oggetto.

Le Guidelines concernono il trattamento suggerito agli Stati ospiti di investimenti stranieri mentre nessun

riferimento è fatto ai comportamenti che debbono essere tenuti dagli investitori stranieri nei confronti degli

Stati ospite, l’applicazione delle guidelines presuppone che l’investitore straniero sia rispettoso delle regole

dello Stato ospite e si comporti in buona fede. Le Guidelines si basano sulla convinzione della libera

concorrenza tra gli investimenti stranieri e nazionali e non domandano che gli investimenti stranieri abbiano

un trattamento preferenziale.

Le Guidelines sono cinque:

 definizione del loro ambito d’applicazione: le Guidelines si applicano agli investimenti fatti da persone

fisiche e giuridiche;

 ammissione degli investimenti stranieri: la seconda Guidelines esprime il disfavore per una serie di

condizioni e restrizioni cui l’ammissione è condizionata, sono i requisiti concernenti la nazionalità dei

dirigenti delle società che vengono ad operare e della percentuale di capitale che deve essere mantenuto

nelle mani di investitori nazionali. Queste restrizioni sono ritenute lesive degli interessi stranieri e si

auspicano sistemi importati al principio di libero ingresso salvo motivi di sicurezza e interesse nazionale.

 trattamento degli investimenti: li investimenti stranieri dovranno ricevere un trattamento non meno

favorevole degli investimenti nazionali in una seri di settori che va dalla sicurezza all’importazione e

l’esportazione; non devono essere fatte discriminazioni fra investitori nazionali e non. Gli investitori

stranieri avranno diritto di trasferire liberamente all’estero gli utili, le somme necessarie per il pagamento

di debiti e le somme risultanti dal disinvestimento. Se lo Stato dell’investimento abbia difficoltà nella

bilancia dei pagamenti è possibile un trasferimento di valuta all’estro in rate in un periodo massimo di

cinque anni e con i relativi interessi. Non si deve intendere nessuna disposizione come incentivante a

concedere esenzioni fiscali a investitori stranieri.

 espropriazioni e altre possibilità di taking delle proprietà straniere: le espropriazioni non debbono

essere effettuate che per motivi di interesse pubblico in conformità a procedure applicabili senza

discriminazione e dietro pagamento di un indennizzo appropriato:è appropriato un indennizzo adeguato

(che corrisponda al prezzo giusto di mercato), pronto (pagato immediatamente o nel minor tempo

possibile), effettivo (quando corrisposto i valuta convertibile). L’indennizzo non è dovuto quando

l’investimento è requisito come violazione accertata giudizialmente. Casi particolari prevedono arbitrati

in caso di nazionalizzazioni generali.

 risoluzione delle controversie: sono indicati i meccanismi come, negoziato diretto tra le parti, ricorso a

tribunali statali, il ricorso ad altri mezzi concordati come conciliazione e arbitrato indipendente con efficacia

obbligatoria. Gli Stati sono invitati a risolvere le controversie in tema di investimenti applicando la

Convenzione istitutiva dell’ICSID o l’Additional Facility dell’ICSID stesso.

4

LA DICHIARAZIONE OCSE SUGLI INVESTIMENTI E LE IMPRESE MULTINAZIONALI

I governi dei paesi membri dell’ Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (OCSE) nel

1976 hanno adottato cinque strumenti intesi a regolamentare la condotta delle imprese multinazionali e

alla eliminazione degli ostacoli agli investimenti per favorire il progresso economico e sociale

internazionale. Il primo è la Dichiarazione relativa agli investimenti internazionali ed alle imprese

multinazionali, ad esso sono allegati i Principi direttivi per le imprese multinazionali. Le altre tre

decisioni sono sulle procedure di consultazione intergovernativa, sul trattamento nazionale e sugli

incentivi e disincentivi agli investimenti internazionali.

La Dichiarazione ed il suo contenuto.

La Dichiarazione enuncia una serie di impegni che gli Stati intendono assumere in vista del

rafforzamento della cooperazione nel campo degli investimenti internazionali: quello di attivarsi

affinché le imprese multinazionali operanti nel territorio di ciascun stato osservino i Principi direttivi

contenuti nell’allegato; quello di concedere alle imprese collegate ad altri paesi membri trattamento

identico a quello riservato alle proprie imprese. Gli Stati riconoscono inoltre la necessità di rafforzare la

cooperazione nel campo degli investimenti diretti internazionali, tenendo conto degli interessi dei paesi

membri coinvolti da misure che costituiscono incentivi o disincentivi agli investimenti esteri. Gli stati si

dichiarano disponibili a consultarsi su tali questioni conformandosi alle procedure stabilite dal Consiglio

dell’OCSE. Il tenore programmatico della Dichiarazione induce a ritenere che non si ritenga di una vera

e propria convenzione internazionale.

Il rinvio contenuto nella Dichiarazione ai Principi direttivi ed alle tre decisioni simultaneamente adottate

dal Consiglio dell’OCSE impone di considerare quali siano gli effetti giuridici ricollegabili agli uni e

agli altri. Quanto ai Principi il loro carattere non vincolante è espressamente stabilito nel documento la

cui osservanza è volontaria. Ne consegue che anche la raccomandazione contenuta nella Dichiarazione

alle imprese multinazionali di osservare i Principi direttivi enunciati nell’allegato non vale a conferire a

dette regole carattere obbligatorio.

Il contenuto dei Principi.

Dei cinque strumenti i Principi direttivi per le imprese multinazionali presentano certamente gli aspetti

più innovativi pur con i loro limiti di efficacia.

Data la mancanza di soggettività internazionale delle imprese multinazionali la disciplina delle loro

condizioni spetta a ciascuno Stato e né gli Stati membri né l’OCSE hanno preteso di sottoporre le

legislazioni nazionali a un testo internazionale. I Principi indicano una traccia che gli Stati interessati

possono seguire nell’adottare misure legislative volte alla regolamentazione dell’attività di dette

imprese.

Si tratta di tener conto per le imprese degli obbiettivi e delle priorità stabilite nei paesi ospitanti in

materia di progresso economico e sociale e di conformarsi alle norme ed alle politiche di detti paesi in

materia di concorrenza e di bilancia dei pagamenti; si stabilisce che le imprese multinazionali non

debbano sottrarsi, avvalendosi della struttura e delle loro dimensioni, alle norme del paese ospitante in

tema fiscale e di tutela dei lavoratori. Si prevede inoltre una disposizione in cui si fanno rientrare le

pratiche contrarie alla buona fede in tema di trasferimento di dipendenti da un’entità all’altra della stessa

impresa insediata in paesi diversi allo scopo di esercitare una pressione sleale sulle trattative con i

rappresentanti dei dipendenti e altro.

Le Decisioni adottate dal Consiglio.

Le tre decisioni presentano carattere vincolante e disciplinano le procedure di consultazione attivabili su

problemi riguardanti l’applicazione dei Principi direttivi, sulle misure degli Stati ritenute incompatibili

con il principio del trattamento nazionale e eventuali eccezioni a tale trattamento, e in fine sulle misure

adottate da uno Stato membro destinate ad incentivare o a disincentivare gli investimenti internazionali.

Organismo competente a seguire le consultazioni è il Comitato per l’investimento internazionale e per le

imprese multinazionali che è un organo sussidiario del Consiglio dell’OCSE. Nella prassi gli stati

sembrano più propensi a risolvere i problemi relativi agli investimenti attraverso negoziati bilaterali

anziché ricorrere a organi dell’OCSE. 5


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Seconda parte degli appunti riguardanti le lezioni di Diritto internazionale a cura del professor Giardina, con analisi dei seguenti argomenti: il sistema delle preferenze generalizzate, le sanzioni economiche nel quadro delle organizzazioni regionali, le crisi delle Falkland e delle Malvinas, l’Affare Lockerbie, la Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA), gli investimenti garantiti, l’accordo di libero scambio nord-americano.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Giardina Andrea.

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