Estratto del documento

Boschi e foreste

Concezione produttivistica e conservativa ambientale

Sono beni a cui dobbiamo dare importanza:

  • Utilità che si capiscono dai beni prodotti, fattori produttivi:
    • Legno
    • Frutti
    • Funghi
    • Resine
    • Cortecce
    • Succhi
  • Utilità di azione benefica:
    • Sul clima
    • Solidità del suolo
    • Regime delle acque
    • Salubrità dell'aria
    • Azione del vento
    • Biodiversità
  • Utilità sul piano paesaggistico
  • Utilità sul piano della difesa militare

Funzioni che bosco e foreste svolgono

Economiche: ci consentono di guardare boschi e foreste come attività economica e quindi produzione di ricchezza. Boschi e foreste = fattori produttivi, quindi reddito, ricchezza, occupazione.

Sociali: boschi e foreste sono in grado di assolvere nella natura garantendo:

  • Equilibrio ecologico
  • Solidità del suolo
  • Biodiversità
  • Tutela dell'ambiente
  • Azione benefica del clima
  • Soddisfacimento di interessi naturalistici e ricreativi

A livello di norma è difficile far combaciare le funzioni economiche con quelle sociali. Logica di compromesso, cioè non compromettere le funzioni economiche.

Le fonti internazionali

  • Per quanto le foreste abbiano acquisito maggiore importanza, non si riesce ancora a livello internazionale ad approdare a una convenzione che sia giuridicamente vincolante. Ci manca un documento che vincoli a gestire foreste e boschi in un determinato modo.

Problemi internazionali riguardanti boschi e foreste

Qual è il primo problema che si è posto a livello internazionale riguardo ai boschi e alle foreste?

La progressiva scomparsa delle foreste tropicali, che svolgono una funzione importante sul clima. Consentono di ridurre le emissioni d'atmosfera e quindi la scomparsa ha iniziato a destare preoccupazione anche perché i boschi e le foreste svolgono un ruolo importante ai fini della conservazione della biodiversità, consentono di conservare le specie vegetali ed animali che, se non esistessero o scomparissero le foreste, rischierebbero di estinguersi.

Perché stanno scomparendo? Perché ai terreni coperti da queste foreste si è iniziato ad attribuire un'importanza non tanto in termini naturalistici, ma come terreni destinati ad altre tipologie di utilità. Dietro a questa azione di deforestazione c'è un'idea di sviluppo economico.

Sviluppo economico e preservazione delle foreste

Da un lato sviluppo economico e dall'altro preservazione delle foreste. Questa forte tensione accompagnerà un po' tutta l'evoluzione delle convenzioni e documenti. Quando ci si è resi conto che questo sviluppo economico doveva essere realizzato secondo canoni di sostenibilità ambientale, gli Stati si sono anche resi conto che per perseguire questo obiettivo ci si doveva orientare verso la predisposizione di azioni comuni che fossero il più possibile rette da principi comuni. Bisogna collaborare: limiti e obiettivi comuni.

Solo attorno agli anni '70 si prende in considerazione la tutela dell'ambiente a livello internazionale. Dichiarazione di Stoccolma 1972: dichiarazione delle Nazioni Unite sull'ambiente umano. Cosa comincia ad emergere? L'idea che l'uomo, se vuole assicurare a se stesso un futuro migliore, deve iniziare ad interagire con maggiore attenzione all'ambiente circostante, anche quando decide di sfruttare le risorse naturali perché non sono infinite e quindi non deve esaurirle in tempo troppo breve. NON FA ANCORA RIFERIMENTO A FORESTE E BOSCHI. Si delinea il concetto di ambiente ma non se ne ha una definizione completa e compiuta.

Al centro dell'attenzione di questa dichiarazione c'è l'ambiente umano, l'uomo: visione antropocentrica. Si pone il centro del sistema il bisogno dell'uomo. Siamo ancora ben lontani dalla concezione odierna delle risorse naturali.

Carta mondiale della natura 1982: matura l'idea che non esiste solo il diritto dell'uomo ma anche i diritti della natura e dell'ambiente, a non essere inquinato, sfruttato eccessivamente, ad essere rispettato. Cominciamo a passare da una visione antropocentrica a una visione che possiamo definire naturacentrica.

Perché queste due dichiarazioni sono importanti? Ci consentono di capire il salto che si è fatto in dieci anni nella considerazione dell'ambiente. Nel 1972 al centro c'è l'uomo, nel 1982 la natura/ambiente. Se questa prospettiva è cambiata in dieci anni è dovuta grazie al fatto che ci si è resi conto, grazie a studi scientifici, di quanto l'azione dell'uomo sull'ambiente possa produrre effetti negativi.

Il vero mutamento si ha dagli anni '80, quando si capisce che le limitazioni, che devono essere imposte all'uomo nel momento in cui svolge determinate attività economiche, sono limitazioni che devono rispondere prima di tutto alle esigenze dell'ambiente in quanto tale. Cambia l'estensione del limite perché la natura ne risentirebbe e non la concorrenza.

I dieci anni si giustificano alla luce dei vari interessi economici delle varie forze in gioco. Da una parte i paesi sviluppati che quindi hanno già un'attività economica e perciò possono prendersi il lusso di pensare alle questioni ambientali e dall'altra parte i paesi in via di sviluppo o sottosviluppati che vogliono in primis raggiungere il livello economico degli altri stati e poi pensare al resto (es. USA vs Perù). Questo pesa molto a livello internazionale.

Commissione ONU per l'ambiente e lo sviluppo 1983

Viene istituita una commissione ad hoc incaricata di studiare le dinamiche dello sviluppo economico umano e le relazioni che queste hanno con l'ambiente circostante. Rapporto ambiente/sviluppo.

Rapporto Brundtland, Our Common Future 1987: la commissione ONU ambiente/sviluppo redige un rapporto, che è importantissimo perché viene coniato il concetto di sviluppo sostenibile a livello internazionale. Si comincia un po' a riflettere su quello che è il nostro futuro comune. Ma comune a chi? A noi che viviamo nel 1987 o all'intera umanità? Nel 1972 e nel 1982 si ha un approccio contingente, ossia si guardava ai problemi uomo/ambiente con riferimento al momento storico in cui si viveva. Negli anni '80, dato che abbiamo raggiunto uno stato di benessere, ci si può permettere di pensare al futuro non solo nostro ma delle generazioni future.

Il concetto di sviluppo sostenibile nasce dall'esigenza di prendere coscienza della necessità di assicurare sì lo sviluppo economico, però mediante un impiego intelligente delle risorse naturali che sia tale da assicurare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future.

Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo realizzare un equilibrio tra esigenze e fattori economici perché guardiamo allo sviluppo economico, esigenze e fattori ecologici perché guardiamo le risorse naturali, esigenze e fattori sociali perché guardiamo alle condizioni di vita delle generazioni presenti e future.

La tutela delle foreste non è ancora oggetto di per sé dell'attenzione internazionale ma nonostante questo viene a risentire dell'applicazione dei principi del diritto internazionale dell'ambiente che inizia ad emergere in questi anni.

Principi del diritto internazionale dell'ambiente

  • Divieto di inquinare
  • Dovere che grava su qualsiasi stato di non causare danni all'ambiente soprattutto oltre i confini nazionali
  • Obbligo di fare cessare e ridurre tutte le attività che producono danni all'ambiente
  • Principio della responsabilità internazionale per danni ambientali transfrontalieri
  • Dovere di prevenire le attività che possano causare danni ambientali

Quindi gli stati si prendono l'impegno di controllare, prevenire, ridurre ed eliminare gli effetti nocivi dell'inquinamento e del degrado ambientale.

Norme derivanti dai principi

La prima ottica è quella c.d. rimediale, cioè che cominciamo a pensare che ogni volta che reco un danno all'ambiente devo poi prendermene la responsabilità.

C'è un'altra ottica che emerge, la c.d. ottica preventiva, cioè devo cercare di evitare che quello che è successo si ripresenti.

Cosa manca? Manca la c.d. ottica promozionale, cioè iniziare a guardare non soltanto a cosa devo eliminare o prevenire ma a quello che posso fare per migliorare l'ambiente.

Conferenza di Rio 1992

Nasce il diritto forestale internazionale. Si ragiona di ambiente e di sviluppo. Formalmente è ricordata come Earth Summit. Partecipano più di 170 stati che iniziano a ragionare dell'interazione tra ambiente e sviluppo. Per la prima volta le foreste assumono un ruolo particolare, vengono viste come beni ambientali fondamentali per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Si sta affermando anche a livello internazionale l'idea che le foreste sono i beni che meglio incarnano l'idea di bilanciamento tra i vari fattori economici, ecologici e sociali.

È la prima conferenza che porta alla redazione di un documento. Non è giuridicamente vincolante, non impone degli obblighi agli stati firmatari ma semplicemente enuncia una serie di principi e regole. Ancora non riesce ad imporre agli stati obblighi uniformi e reciproci con riferimento alle foreste.

È sicuramente importante che nel '92 si arrivi a un documento. La conferenza si conclude con l'adozione di veri e propri accordi internazionali vincolanti per gli stati che di rettifica e con l'adozione di documenti programmatici, non vincolanti.

Accordi

  • Convenzione sulla biodiversità
  • Convenzione sul cambiamento climatico

Documenti programmatici

  • Tutte queste dichiarazioni sono un confronto tra più di 50 Stati.
  • Dichiarazione di principi sull'ambiente e lo sviluppo: 27 principi non vincolanti che però sono un segnale di svolta importante che c'è stata in tutela dell'ambiente frutti di estenuanti compromessi e negoziati tra stati.

Sunto dei principi:

Ci si rende conto che l'essere umano è al centro delle preoccupazione dello sviluppo sostenibile. Gli esseri umani hanno diritto ad una vita sana che sia il più possibile in armonia con il resto della natura. Gli stati hanno il diritto sovrano di usare le proprie risorse naturali secondo le loro politiche ambientali e di sviluppo, però non devono causare danni all'ambiente di altri stati o di zone situate oltre i limiti della giurisdizione nazionale. Concetto di sviluppo sostenibile come priorità da perseguire. Gli stati riconoscono di avere una responsabilità comune in materia d'ambiente. Tutti a seconda di come gestiscono le loro risorse nazionali hanno una responsabilità ambientale.

Viene sottolineata l'importanza di adottare un metodo precauzionale. Cerchiamo di evitare il danno anziché correggerlo.

Principio chi inquina paga. Coloro che sono responsabili di aver arrecato danno all'ambiente devono assumersi la responsabilità.

Riconoscimento dell'importanza della valutazione di impatto ambientale (art 26 c.b) a livello nazionale, è un suggerimento che si dà agli stati che hanno aderito alla dichiarazione, è uno studio che viene fatto prima di arrivare a dei fatti che possono avere una conseguenza sull'ambiente e serve a verificare quali siano gli effetti che quell'attività potrebbe causare.

Principio dell'informazione e della notifica immediata agli altri stati di ogni catastrofe naturale e ogni altra situazione di emergenza che sia suscettibile di avere effetti nocivi anche sull'ambiente di altri stati. Incarna l'idea della cooperazione degli stati per la tutela dell'ambiente. Non siamo obbligati ma il fatto che abbiano riconosciuto questa importanza è importantissimo, questo principio ha importanza anche per le foreste e gli incendi perché le foreste non conoscono confini nazionali. Si riconosce che pace, protezione ambientale e sviluppo sostenibile sono interdipendenti e indivisibili.

  • Programma di azione Agenda 21: è un vastissimo programma di azioni per il 21 secolo a livello globale, nazionale e locale allo scopo di conciliare le esigenze dello sviluppo economico con la tutela dell'ambiente. Abbiamo raggiunto l'ottica promozionale. È un piano di azioni che è fortemente raccomandato ma non vincolante. Nell'elaborare queste azioni gli stati hanno individuato dei settori sensibili, che sono particolarmente indicabili come a rischio ecologico (apicoltura, selvicoltura, turismo, energia trasporti, si intravede attenzione al settore della silvicultura). Questo programma di azioni contempla un capitolo, il n. 11, appositamente dedicato alla lotta contro la deforestazione, per un uso sostenibile delle foreste. Le misure contemplate sono:
    • Sostegno delle funzione delle foreste e terreni boscati
    • Misure finalizzate a rafforzare la protezione e la conservazione delle foreste ed aree verdi
    • Uso efficiente razionale delle foreste
    • Il rafforzamento del monitoraggio e programmazione a lungo termine delle azioni svolte nell'ambito delle foreste
  • Dichiarazione di principi per un consenso globale sulla gestione, conservazione e sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste: nasce da un fallimento dell'ONU che voleva arrivare a una convenzione giuridicamente vincolante sulle foreste. È un documento non giuridicamente vincolante. 15 principi. L'obiettivo principale è promuovere la multifunzionalità (espressamente dichiarata nel preambolo) e complementarità degli usi delle foreste. Si ribadisce la portata generale della dichiarazione: sotto il profilo dell'oggetto, riguarda tutti i tipi di foreste a prescindere dalla loro estensione, naturali o artificiali, ecc.

Già dal preambolo iniziano i problemi che hanno impedito di arrivare a una convenzione giuridicamente vincolante: viene affermato che tutto ciò che riguarda la gestione ecc. è un affare che riguarda i governi degli stati dove si trovano le foreste e ai quali appartengono perché sono un valore che appartiene alla comunità del luogo e che le foreste sono essenziali per lo sviluppo economico per il mantenimento di tutte le forme di vita (biodiversità).

Principi

Diritto sovrano degli stati di utilizzare le loro risorse naturali e hanno il compito di assicurare che faranno di tutto per evitare che vengano erogati danni agli altri stati. Gli stati hanno il diritto sovrano e inalienabile di utilizzare, gestire e sviluppare le loro foreste. Le risorse forestali devono essere gestite in modo sostenibile per i bisogni sociali, economici, ecologici, culturali e spirituali delle generazioni presenti e future. Importanza che riveste la partecipazione piena delle donne nella gestione, conservazione e sviluppo delle foreste. Cosa insolita per noi perché pensiamo al bosco come attività destinate al genere maschile. Ma perché? Perché la dichiarazione guarda alle nuove generazioni e le nuove generazioni sono allevate dalle madri.

Il ruolo svolto dalle foreste sotto il profilo energetico. Necessità che tutti gli sforzi fatti a livello internazionale vengano coordinati per la lotta al cambiamento climatico. Siamo molto avanti per essere nel '92, sono emergenze che oggi nel 2015 stiamo ancora combattendo. Le comunità locali vengono coinvolte nella programmazione e attuazione delle politiche. Perché? Perché sono quelle che conoscono meglio le loro foreste.

Necessità ogni volta che viene vagliata per la gestione ecc. delle foreste del rapporto costi/benefici. Gli stati meno sviluppati che avranno maggiore necessità di usare le risorse per lo sviluppo economico potranno fare appello a questo per non dare immediata applicazione a certi benefici fissati da questa dichiarazione.

Si sottolinea l'importanza della valutazione dell'impatto ambientale. Necessità di incentivare le ricerche in ambito forestale e quindi di metodi innovativi nella gestione delle foreste. Sottolineata l'importanza che rivestono le capacità delle comunità locali nell'assicurare la gestione delle foreste.

All'interno delle Nazioni Unite vengono costituiti un panel e un forum intergovernamentali, dove si siedono i rappresentanti degli stati. Cercano di indurre gli stati ad attenersi alla convenzione di Rio. L'ONU vuole riuscire un po' alla volta a giungere a una convenzione vincolante. Questo forum dal 1995 al 2000 nel tentativo di arrivare a una convenzione vincolante ha predisposto ben 270 proposte di azione non vincolanti.

Processo della conferenza interministeriale sulla protezione delle foreste in Europa

Non dobbiamo pensare all'Europa come Unione Europea ma Europa come continente. Dal 1990 si riuniscono per decidere una strategia comune. Vi partecipano 40 stati europei. È una conferenza interministeriale che ha in mente anche la partecipazione di altri soggetti in veste di osservatori, cioè assistono e propongono le tematiche ma non possono partecipare alle votazioni (come USA e Canada). Un'altra tipologia di osservatori che vengono coinvolti sono associazioni di settore, in modo che possano informare i ministri sulle problematiche di coloro che operano nel settore agroforestale. Anche questa conferenza non sfocia mai in azioni giuridicamente vincolanti. I ministri dei paesi partecipanti elaborano delle linee guida per le iniziative del settore. Questa conferenza ha ricevuto un nuovo impulso ad operare in seguito alla conferenza di Rio, quando parliamo di linee guida siamo ancora fermi a documenti programmatici e quindi non ancora giuridicamente vincolanti. Siamo in un'ottica promozionale.

Comunitarie: i trattati

  • TUE: Trattato UE
  • TFUE: Trattato Funzioni UE. Prevede all'art 228 l'adozione dalle istituzioni europee di atti tipici utilizzati con riferimento europeo.
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anuk90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione agro-forestale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Bolognini Silvia.
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