Che materia stai cercando?

Diritto ecclesiastico - personalità giuridica degli enti confessionali

Appunti per l'esame di Diritto ecclesiastico del professor Lo Castro sui seguenti argomenti: la personalità giuridica degli enti confessionali, la Santa Sede, i capitoli, seminari e parrocchie di antica istituzione, gli organi istituzione, costitutivo ed essenziale.

Esame di Diritto Ecclesiastico docente Prof. G. Lo Castro

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

escludendo una legittima richiesta in tal senso per tutti gli altri enti. Margini di discrezionalità

quindi molto ristretti.

Per gli enti subentrati al sistema beneficiale a seguito dell’accordo dell’84 sono del tutto inesistenti.

Per il riconoscimento della personalità giuridica degli Istituti di sostentamento del clero,delle

diocesi ,delle parrocchie, è stata prevista una procedura abbreviata attribuendo la competenza al

ministro dell’interno con proprio decreto entro 60 gg dal ricevimento del provvedimento canonico

con una sorta di procedimento amministrativo di omologazione ,procedimento utilizzabile sino al

31 dicembre dell’89 dove il decreto ministeriale era mero atto dovuto a seguito della costituzione o

dell’estinzione dell’ente ad opera dell’autorità ecclesiastica,e relativa comunicazione del

provvedimento, esclusa ogni valutazione discrezionale statuale.

Le modificazioni degli enti ecclesiastici.

Le modificazioni devono essere riconosciute con un procedimento uguale a quello previsto per

l’attribuzione della p.giuridica. L’art 19 della l.222/85 prevede che ogni mutamento sostanziale nel

fine, nella destinazione dei beni e nel modo di esistenza di un ente ecclesiastico per essere efficace

nel diritto statuale deve essere riconosciuto con decreto del ministro dell’interno sentito, quando

occorra, il parere del Consiglio di Stato. Il provvedimento governativo viene trasmesso d’ufficio al

registro delle persone giuridiche per essere a sua volta iscritto in modo da essere opponibile ai terzi.

Per mutamento del fine si intende il cambiamento di una delle attività indicate nell’art 16 citato

come attività di religione e tale fine sia mutato con provvedimento ecclesiastico. Il mutamento di

fatto non necessiterà invece di iscrizione ,ma non sarà opponibile ai terzi.

Non vi è invece mutamento e conseguente riconoscimento civile, quando l’ente persegue altri scopi

leciti e strumentali per il raggiungimento del fine costitutivo ed essenziale.

La destinazione dei beni aveva molta rilevanza vigente il sistema beneficiale perché l’eventuale

impoverimento poteva significare l’onere per lo Stato del supplemento di congrua . Cessato quel

sistema rileva per garantire i terzi attraverso l’iscrizione o per l’eventuale revoca del riconoscimento

per perdita del patrimonio di enti del tipo delle fondazioni.

Per la dottrina da luogo mutamento il passaggio di un bene da una massa patrimoniale ad un’altra

all’interno di uno stesso ente che amministri più masse patrimoniali.

L’estinzione degli enti ecclesiastici.

Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti cessano di esistere agli effetti civili quando siano

soppressi dall’autorità ecclesiastica o per revoca del riconoscimento civile.

In passato la dottrina riconosceva l’estinzione di fatto di enti che non operassero per 100 anni. Ora

è ritenuta irrilevante l’estinzione di fatto e occorre che il provvedimento canonico che dichiara

estinto l’ente o lo sopprime e ne destina i beni sia trasmesso al Ministro dell’Interno per la

successiva iscrizione con proprio decreto. La devoluzione dei beni deve far salve le volontà dei

disponesti, i diritti dei terzi e le disposizioni statutarie. In caso di trasferimento ad altro ente

occorreva l’autorizzazione all’acquisto ora non più necessaria.

La revoca del riconoscimento.

L’ente può perdere il riconoscimento per autonomo atto dell’autorità giuridica dello Stato solo

quando l’ente perda uno dei requisiti richiesti per il riconoscimento civile,mai per scelta

discrezionale dell’autorità statuale, avendo l’ente acquistato uno status costitutivo di un diritto

perfetto. La revoca è atto rescissorio dello status quo ante e deve essere deliberata con un

procedimento analogo al riconoscimento, sentita però l’autorità ecclesiastica, essendo essa

intervenuta nella fase iniziale della richiesta del riconoscimento.

Nell’esercizio dell’autotutela il potere di governo potrebbe annullare d’ufficio l’eventuale

riconoscimento concesso erroneamente, sempre però con decreto del Ministro, sentito se necessario

il parere del Consiglio di Stato e sentita l’autorità ecclesiastica. Tutti i provvedimenti governativi

devono essere riportati nel registro delle persone giuridiche.

Le attività diverse da quelle di religione e di culto.

Gli enti possono porre in essere tutte le attività diverse da quelle di religione e di culto che siano

lecite,ma esse sono soggette al diritto dello Stato e al connesso regime tributario. L’accordo però

precisa che tale soggezione deve avvenire nel rispetto della struttura e delle finalità di tali enti.

Sono per le norme, attività diverse quelle di assistenza e di beneficenza, di istruzione educazione e

cultura,le attività commerciali e lucrative. Per le attività che lo prevedano devono essere tenute le

regolari scritture contabili. Gli stessi principi sono previsti per le confessioni di minoranza dalle

leggi di attuazione delle intese.

Tra queste attività hanno particolare rilevanza le attività assistenziali svolte da enti ecclesiastici

ospedalieri soprattutto perché erano soggette al regime giuridico delle IPAB: istituzioni pubbliche

di assistenza e beneficenza,il che faceva pensare che i rapporti di lavoro da essi instaurati

rientrassero nel rapporto di pubblico impiego.

La giurisprudenza ha escluso affermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte

costituzionale ha dichiarato l’illegittimità delle disposizioni che non prevedano la possibilità per tali

enti di essere privati, qualora ne abbiano le caratteristiche. Quindi gli enti che svolgono attività

ospedaliera non sono qualificabili come enti pubblici ,ma solo come enti ecclesiastici, se abbia il

fine di religione e di culto, altrimenti come ente privato. In entrambi i casi l’ente dovrà conformarsi

alle norme statali per l’espletamento dei servizi e per i rapporti di lavoro.

La qualifica giuridica degli enti confessionali.

Art 4 delle norme citate(l .222 e l .206) chiarisce che gli enti della Chiesa cattolica, quando abbiano

ottenuto dallo Stato il riconoscimento della personalità giuridica altro non sono che enti ecclesiastici

Civilmente riconosciuti ,mettendo fine alle varie discussioni dottrinali che li avevano visti come

enti a metà tra pubblici e privati ed altre che ne escludevano la associabilità agli enti pubblici.

Non sono enti pubblici né enti privati ma enti di una più ampia ed autonoma organizzazione

confessionale, ai quali lo Stato si è limitato a riconoscere la personalità giuridica.

A tali enti sono applicabili quindi le norme per essi specificamente previste , le norme del codice

civile dettate per le persone giuridiche e le altre disposizioni di legge riferibili agli enti ecclesiastici.

Il carattere non pubblico degli enti ecclesiastici si evince anche dal diverso trattamento degli enti

delle Comunità Israelitiche ,per i quali lo stato ha impresso il carattere della pubblicità prevedendo

per esse un regime analogo a quello degli enti dell’organizzazione propria dello Stato prevedendone

i fini,disciplinandone l’organizzazione e l’amministrazione , sottoponendolo a vigilanza e a tutela

governativa. Questa parificazione era dovuta allo sfavore del legislatore del tempo nei cfr delle

confessioni di minoranza., sfavore dal quale si sono affrancati solo gli enti delle Chiese Valdesi e

Metodiste ,delle avventiste e delle ADI, le intese con le quali hanno escluso ogni ingerenza nella

gestione degli enti di tali confessioni.

L’ ecclesiasticità degli enti.

L’art 31 del Concordato del ’29 fissava il principio che lo Stato non avrebbe riconosciuto come ente

cattolico un ente che non era tale per la Chiesa.

L’ecclesiasticità dell’ente,il collegamento con l’ organizzazione della Chiesa cattolica dipendeva

dall’essere stati costituiti secondo il diritto canonico. Principio analogo è riportato nell’Accordo

dell’84 e dal sistema attuale si ricava che nessun ente e nessuna associazione che vogliano

presentarsi come cattolici possono ottenere il riconoscimento della personalità giuridica civile senza

l’assenso della Santa Sede o senza la costituzione o l’approvazione dell’autorità ecclesiastica. In

ogni caso la domanda di riconoscimento deve essere presentata dall’autorità ecclesiastica o da chi

rappresenti l’ente secondo il diritto canonico.

Non v’è alcuna possibilità che un ente sia considerato come ecclesiastico , incardinato

nell’organizzazione della Chiesa , senza o contro il volere dell’autorità ecclesiastica.

Sarebbe inoltre abusiva la qualifica di cattolica di una organizzazione di fatto non approvata

dall’autorità ecclesiastica che potrebbe agire giudizialmente contestando l’uso di tale

denominazione.

Gli stessi principi valgono per gli enti collegati con le altre confessioni religiose.

Non tutti gli enti che siano ecclesiastici per la chiesa devono necessariamente essere tali anche per

lo Stato, per il quale è altresì necessario il fine costitutivo ed essenziale di religione e di culto, Stato

che potrebbe riconoscerli come enti di diritto comune sussistendone i requisiti. Per il

riconoscimento degli enti valdesi e metodisti la domanda di riconoscimento deve essere presentata

dalla Tavola valdese e non dai rappresentanti dell’ente e se non hanno i requisiti previsti dalla l. 449

del 1984 non potranno essere riconosciuti come enti collegati alla tavola valdese ,ma avendone i

requisiti solo come enti di diritto comune. Analogamente per gli enti delle altre comunità cristiane e

per le Comunità ebraiche.

Gli enti : la Conferenza Episcopale Italiana

Il can. 447 dice che la CEI è un istituto permanente, dotato di un proprio statuto, la cui struttura di

base è data dall’assemblea dei Vescovi di una nazione che esercitano congiuntamente talune

funzioni pastorali nei cfr dei fedeli delle loro diocesi. Tali Conferenze sono erette,soppresse e

innovate dalla Santa Sede, sentiti i vescovi interessati e acquistano ipso iure la personalità

giuridica , nell’ordinamento della chiesa , una volta legittimamente erette. Le norme citate hanno

quindi riconosciuto personalità giuridica civile dal 3 giugno 1985 e doveva richiedere l’iscrizione

nel registro entro il 30 settembre 1986.

Agli effetti del diritto italiano la CEI ha poteri normativi e amministrativi.

Normativi:

emana disposizioni per attuazione delle norme sui beni ecclesistici;

emana direttive per la formazione degli statuti degli ISclero;

definisce l’esercizio del ministero del clero svolto a favore delle diocesi;

determina il congruo e dignitoso sostentamento dovuto al clero;

stabilisce le procedure dei ricorsi sulle controversie sull’integrazione della remunerazione.

Nell’esercizio di tali competenze la CEI ha approvato 10 delibere nel 1986 che hanno avuto la

recognitio della Santa Sede e sono state promulgate dal suo presidente. Tali delibere hanno il

valore e l’efficacia dei decreti generali, ossia di atti parificati dal codex alla legge. La CEI nel

potere di attuazione delle norme concordate esercita quindi anche funzioni legislative.

Amministrativi:

ha eretto e dotato l’istituto centrale per il sostentamento del clero;

ripartisce gli avanzi di gestione degli istituti diocesani e di quello centrale;

designa 3 componenti del consiglio di amministrazione del Fondo edifici di culto presso il

Ministero dell’Interno;

designa il pr. dell’Istituto di S.C e i membri del consiglio di amministrazione dello stesso isituto che

ha la competenza di nominare;

riceve annualmente le somme dallo stato e le ripartisce;

trasmette annualmente un rendiconto all’autorità statuale e lo pubblica e rende noto con

l’indicazione degli scopi a cui ha destinato i fondi statuali.

Diocesi e parrocchie.

L’ Accordo dell’84 ribadisce che la Chiesa è libera di organizzarsi e di determinare la circoscrizione

delle diocesi e delle parrocchie. Sino al codex dell’83 le diocesi e le parrocchie non avevano

riconosciuta la personalità giuridica che invece aveva il beneficio ecclesiastico della mensa

vescovile o del beneficio parrocchiale.

Il codex dell’83 stabilisce che la Diocesi, la Chiesa particolare e la parrocchia , stabile comunità di

fedeli , appena erette acquistano ipso iure la personalità giuridica. Nel diritto dello stato il

riconoscimento è avvenuto nella forma abbreviata di omologazione del provvedimento canonico da

parte del Ministro conferendo entro 60 gg dalla ricezione con proprio decreto la p.g.. Entro 60 gg

eretto nelle diocesi gli Istituti di sostentamento del clero ,con proprio decreto determinava

l’estinzione dei benefici ecclesiastici della mensa vescovile e del beneficio parrocchiale, i cui beni

passano all’Istituto. La competenza sui trasferimenti di questi beni e sulle eventuali controversie

spetta al vescovo e sembra sussistere il difetto di giurisdizione dello Stato.

Competenza del G.O c’è solo per i beni di cui gli Istituti sono entrati in possesso per successione

universale.

Diocesi e parrocchie: persone giuridiche ipso iure; enti territoriali dell’ordinamento della chiesa

assimilabili alle regioni, province..; hanno un proprio patrimonio per il funzionamento e per il

raggiungimento dei fini a cui è preposto il funzionario ecclesiastico, parroco o vescovo che sono

remunerati per il loro munus dall’ente cui sono preposti e in via integrativa dall’ Istituto di

sostentamento. I capitoli.

I capitoli collegiali o cattedrali fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa e sono stati

riconosciuti come persone giuridiche dal diritto dello Stato. L’art 14 delle norme citate ha conferito

allo Stato un potere di revoca del riconoscimento civile di quei capitoli che non siano più

rispondenti alle esigenze e tradizioni religiose e culturali della popolazione. Potere di revoca ex

lege, subordinata alla richiesta dell’autorità ecclesiastica ,ma pur sempre discrezionale, caso

particolare di potere statuale di revoca di p. g di un ente ecclesiastico . Può chiedere la revoca la

Santa Sede per i capitoli cattedrali e il vescovo diocesano per i capitoli collegiali. La domanda va

presentata motivata al Ministro dell’Interno, con l’indicazione che l’autorità eccl. Intende dare al

patrimonio. Il procedimento di revoca è poi quello ordinario.

Le fondazioni di culto.

Le fondazioni di culto non esistevano nel ’29 e consistono in una massa patrimoniale stabilmente

destinata a tal fine, che con l’attribuzione della personalità giuridica diventano autonomi centri

d’imputazione di diritti e di obblighi. Sono enti strumentali al raggiungimento del fine di religione e

di culto.

Con il termine culto va inteso in senso ampio come finanziabile ogni attività che abbia un fine

strettamente religioso. Ampia in questo caso è la discrezionalità del riconoscimento legata com’è a

requisiti di carattere economico e a ragioni di mera opportunità.

Oltre ai requisiti generali , devono risultare la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini,

prevedendo la norma la consistenza attuale del patrimonio, e la rispondenza della futura attività alle

esigenze della popolazione determinata.

Non sono ammesse per il diritto statale le fondazioni di culto fiduciarie per testamento che crea un

vincolo reale di destinazione ad una massa di beni, non prevista normativamente. Cosa diversa sono

le disposizioni a favore dell’anima che vincolano l’obbligato ad adempiere l’obbligazione

personale del testatore.

(Una Fondazione, è "un ente privato senza finalità di lucro", che ha a disposizione un patrimonio

da destinare a determinati scopi. La fondazione è costituita da un fondatore, ma anche da più

persone congiuntamente o da più persone giuridiche. Le fondazioni vengono solitamente costituite

per l'amministrazione di lasciti, da parte di persone facoltose, che verranno poi impiegati secondo le

volontà del mecenate che le ha costituite. La fondazione è un ente che è dotato di una propria

organizzazione e di propri organi di governo; usa le proprie risorse finanziarie per scopi culturali,

educativi, religiosi, sociali, scientifici o altri scopi di utilità pubblica. La fondazione deve dotarsi di

uno statuto, ovvero, un insieme di norme che ne regolino l'attività.)

Le Chiese.

Genere delle fondazioni, laddove è riconosciuta la personalità giuridica ad un ente che curi la

manutenzione dell’edificio di culto e della sua officiatura. Gli enti chiesa esistenti prima dell’unità

d’Italia non furono soppressi dalle leggi eversive e il concordato del ’29 ,su questo presupposto

previde che la personalità giuridica potesse essere riconosciuta anche ad una qualsiasi chiesa che

fosse aperta al culto pubblico e disponesse di un patrimonio sufficiente per la manutenzione e

l’officiatura. L’art 11 delle norme citate si limita a riconoscere il riconoscimento quando sussistano

i 2 requisiti e quando non siano annesse ad altro ente ecclesiastico.

Aperta al culto pubblico significa che la chiesa è officiata regolarmente e non saltuariamente o

occasionalmente, in modo continuativo , potendo ad essa accedere chiunque , nell’interesse della

generalità dei fedeli.

Anche l’edificio di culto di proprietà di un privato potrà ottenere il riconoscimento senza che questo

importi che diventi res pubblica , essendo riconosciuta la personalità giuridica di una fondazione

che ha il fine di mantenere ed officiare il tempio ancorchè ne abbia solo l’uso. Il nostro

ordinamento non prevede esproprio senza indennizzo e l’edificio di culto non fa eccezione, perché

non si può sostenere che l’espropriazione possa essere sottratta al normale procedimento in quanto

diretta a soddisfare un interesse generale. Ai sensi dell’art 831 2° comma del codice civile nel caso

della deputatio ad cultum di un edificio il proprietario non può mutarne la destinazione e, quando

l’edificio non è officiato può goderne compatibilmente con la destinazione al culto.

La nuova norma escludendo il riconoscimento in caso di annessione ad altro ente mira

all’accorpamento degli enti.

La tesi seguita dalla P.A però è quella che per il riconoscimento della p. g. è sempre necessario che

l’edificio di culto sia di proprietà dell’ente riconoscendo. Perciò è escluso il riconoscimento di un

ente- chiesa quando l’edificio di culto sia di proprietà di privati. Il Consiglio di Stato ritiene che

l’attribuzione della p. g. comporta che il sostrato sostanziale, ossia l’edificio di culto si trasformi in

oggetto di dominio e in elemento patrimoniale: se il proprietario non trasferisce la proprietà non

sarà possibile riconoscere un ente-chiesa ,ma una fondazione di culto, un’associazione, una

confraternita. Tali proposizioni contrastano con l’art 11 della l. 222/85 che non richiede che

l’edificio diventi di proprietà dell’ente erigendo. La norma prevede che in caso di chiesa aperta al

culto pubblico , assoggettata al vincolo di destinazione ex art 831 cod.civ., la funzionalità di un ente

che ne curi l’officiatura e la manutenzione è pienamente assicurata.

Il vincolo di destinazione importa che solo un atto dell’autorità ecclesiastica o la distruzione

materiale potranno sottrarre l’edificio alla destinazione con ampio sacrificio del diritto di proprietà,

sul quale prevale il diritto reale di godimento dell’autorità ecclesiastica , riconosciuto dalla

legge,esplicitamente richiamato come requisito per il riconoscimento dalla norma concordataria(art

11 l.. 222). I santuari .

Per il diritto statuale i santuari erano le chiese mete di pellegrinaggi, dove si venerano immagini o

reliquie fatte segno di particolare devozione: una chiesa che soddisfa una necessità di culto diversa

da quella ordinaria. Il diritto canonico li definisce con il codice dell’83 come le chiese in cui , con

l’approvazione dell’ordinario competente per territorio, si reca in pellegrinaggio un gran numero di

fedeli per un motivo di pietà.

Per l’attribuzione della p. g. dei nuovi santuari, essendo fra gli enti il cui fine di religione e di culto

è presunto , basta che siano costituiti nelle forme proprie dell’ordinamento canonico.

Per quelli preesistenti il Concordato del ’29 ha previsto la cessione alla Santa Sede della Santa Casa

di Loreto, di S. Francesco ad Assisi e di Sant’ Antonio di Padova. Gli altri amministrati dai privati ,

sarebbero passati sotto la libera amministrazione dell’autorità ecclesiastica sulla base di alcune

regole. In positivo la chiesa doveva aver acquistato la p. g. in epoca anteriore al ’29, e doveva essere

amministrata da laici o per provvedimento dell’autorità civile o in via di fatto. In negativo è esclusa


PAGINE

12

PESO

102.07 KB

AUTORE

nadia_87

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Lo Castro Gaetano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto ecclesiastico

Diritto ecclesiastico - mezzi per il sostentamento del clero
Appunto
Diritto ecclesiastico - giurisdizionalismo
Appunto
Diritto ecclesiastico - Enti delle confessioni religiose
Appunto
Diritto ecclesiastico - la scienza giuridica
Appunto