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Diritto ecclesiastico - Lezioni Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto ecclesiastico presi sulle lezioni del professor Gaetano Lo Castro, con analisi dei seguenti argomenti: i mezzi per il sostentamento del clero, gli enti delle confessioni religiose e della Chiesa cattolica (le diocesi, le parrocchie, i Capitoli cattedrali o collegiali, le fondazioni di culto, le Fabbricerie), i modi di acquisto della personalità giuridica degli enti confessionali,... Vedi di più

Esame di Diritto ecclesiastico docente Prof. G. Lo Castro

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Gli enti delle confessioni religiose:

Nell’ordinamento italiano le confessioni religiose non hanno personalità giuridica; invece

hanno, o possono ottenere la personalità giuridica gli enti cui tali confessioni danno vita,

ovvero gli organi – istituzioni in cui le confessioni sono articolate. Poiché

nell’ordinamento italiano vi sono anche enti che non sono dotati di personalità giuridica,

quando invece un ente l’acquista vuol dire che ha raggiunto un grado massimo di

autonomia rispetto agli altri soggetti.

Nel nostro ordinamento la personalità giuridica si acquista in 3 modi diversi:

legge,

Per quando il legislatore ( per esempio tramite la creazione di un nuovo

1. istituto) riconosce la personalità

2. O perché l’ente viene costituito secondo uno schema delineato dalla legge, sicché

ottiene la personalità giuridica quando il suo atto costitutivo sia riconosciuto

conforme alla legge dalla autorità giudiziaria e sia trascritto in un apposito registro

( come nel caso delle società di capitali ), cioè nel caso delle società di capitali

l’acquisto avviene automaticamente.

3. O tramite decreto del Presidente della Repubblica che riconosce la personalità

giuridica di un ente ( esempio tipico è quello delle persone giuridiche private)

Gli enti ecclesiastici, di regola, possono ottenere il riconoscimento in base a decreto del

presidente della Repubblica su proposta del ministro dell’interno; alcuni di essi invece

hanno la personalità giuridica per antico possesso di stato, altri invece lo hanno ottenuto

per legge. Hanno la personalità giuridica per antico possesso di stato la Santa sede e gli

enti ecclesiastici la cui personalità giuridica è stata soppressa dalle leggi eversive della

seconda metà dell’ottocento; sono state riconosciute per legge come persone giuridiche

alcuni enti di alcune confessioni religiose di minoranza.

Per il riconoscimento degli enti della Chiesa cattolica è necessario che ricorrano

determinati requisiti di carattere generale:

 Gli enti devono essere costituiti o approvati dall’autorità ecclesiastica

 L’autorità ecclesiastica deve aver dato il proprio assenso a che l’ente faccia istanza per

ottenere la personalità giuridica civile

 Gli enti in questione devono avere sede in Italia

 Gli enti in questione devono avere fine di religione o di culto: per dar luogo al

riconoscimento occorre che tale fine sia costitutivo ed essenziale anche se connesso a

finalità di carattere caritativo previste dal diritto canonico: hanno per definizione tale

fine essenziale di religione o di culto gli enti che fanno parte della costituzione

gerarchica della Chiesa, gli istituti religiosi e i seminari.

Sono considerate attività religiose o di culto quelle dirette all’esercizio del culto e alla

cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, alla catechesi e all’educazione

cristiana; non sono invece considerate attività di religione o di culto quelle di assistenza,

beneficenza, istruzione, educazione e cultura e comunque le attività commerciali e

lucrative. Nel diritto dello Stato, perché un ente sia considerato tale non basta che l’ente

appartenga all’organizzazione ecclesiale, ma occorre che dall’attività svolta, secondo lo

statuto e in pratica, si deduca l’esistenza del fine costitutivo ed essenziale di religione o di

culto consistente nello svolgimento di una o più attività che consentano di qualificare

l’ente come ecclesiastico. “enti

Gli enti, una volta ottenuta la personalità giuridica, ottengono la qualifica di

civilmente riconosciuti” e hanno l’onere di iscriversi nel registro delle persone

giuridiche previsto dagli artt. 33 e 34 del c.c., in modo da rendere conoscibili le norme

sul funzionamento dell’ente e i poteri degli organi di rappresentanza. Tale onere di

iscrizione equivale a parificare, sotto il profilo della pubblicità gli enti ecclesiastici alle

persone giuridiche private. Invece del deposito dell’atto costitutivo e dello statuto, come

avviene per le persone giuridiche private, gli enti ecclesiastici devono depositare il

decreto canonico di erezione, da cui risultino la denominazione dell’ente, la sede e la

sua natura, oppure in alternativa un decreto dell’autorità ecclesiastica integrativa del

decreto canonico che fosse privo di tali indicazioni. Se entro un termine previsto gli enti

legittimati non si iscrivono nel registro delle persone giuridiche, non sono legittimati a

concludere alcun negozio giuridico finché non provvederanno all’iscrizione. Il difetto di

legittimazione degli enti importa una limitazione della capacità di agire, in quanto il

riconoscimento attribuisce agli enti almeno la capacità giuridica. Quindi i contratti

eventualmente stipulati dai rappresentanti degli enti in questione sono efficaci ma

annullabili a istanza dell’ente o dell’altro contraente. Tali contratti sono suscettibili di

convalida o di ratifica: questo però per quanto riguarda gli enti riconosciuti prima del

1985; per quanto riguarda quelli riconosciuti dopo tale data a questi si applicherà il

regime previsto dal codice civile per le persone giuridiche private in quanto è escluso che

agli enti ecclesiastici possa essere fatto un trattamento diverso da quello previsto per le

persone giuridiche private.

Un altro requisito per verificare il possibile raggiungimento dei fini dell’ente è quello

della sufficienza del patrimonio o dei mezzi economici, requisito non fondamentale ma

secondario, a meno che non si tratti di una fondazione dove il requisito economico è

fondamentale in quanto questa può nascere solo in relazione ad un patrimonio destinato

ad un dato fine; nel caso delle chiese aperte al culto pubblico e delle fondazioni di culto

questo requisito è fondamentale, in quanto richiesto espressamente dalla legge. Le

modificazione previste per gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, devono essere

riconosciute con un procedimento uguale a quello dell’attribuzione della personalità

giuridica; infatti ogni mutamento sostanziale nel fine, nella destinazione dei beni e nel

modo di esistenza di un ente ecclesiastico, per essere efficace nel diritto statale, deve

essere riconosciuto con decreto del ministro dell’interno e quando occorre bisogna udire

pure il parere del Consiglio di Stato; se però un ente ecclesiastico, oltre al proprio fine

costitutivo persegue anche altri fini secondari ma comunque leciti, non si può parlare di

mutamento dei fini che deve essere riconosciuto agli effetti civili.

Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti cessano di esistere agli effetti della legge dello

Stato o quando siano soppressi dall’autorità ecclesiastica o quando sia revocato il

riconoscimento civile; tale cessazione di efficacia ha i suoi effetti quando il provvedimento

ecclesiastico sia annotato nel registro delle persone giuridiche. L’ente ecclesiastico

civilmente riconosciuto può perdere il riconoscimento anche per provvedimento

autonomo dell’autorità governativa di revoca del riconoscimento: ciò avviene quando

l’ente perda uno dei requisiti prescritti per il riconoscimento civile.

Enti della Chiesa cattolica:

CEI: Nell’organizzazione permanente della Chiesa cattolica in Italia, dopo la Santa Sede,

assume rilievo la Conferenza Episcopale Italiana, un organo che al pari delle conferenze

episcopali degli altri paesi, si è formato tra lo scorso secolo e il presente.

La CEI è un istituto permanente, la cui struttura di base è data dall’assemblea dei

vescovi di una nazione o di un dato territorio, che esercitano congiuntamente talune

funzioni pastorali nei confronti dei fedeli delle loro diocesi. Tali conferenze sono erette,

soppresse o innovate dalla Santa sede, sentiti i vescovi interessati, e acquistano

personalità giuridica ipso iure, nell’ordinamento della chiesa, non appena siano

legittimamente erette. La CEI agli effetti del diritto dello Stato è legittimata a compiere

numerosi atti giuridicamente rilevanti, nell’esercizio di poteri sia normativi sia

amministrativi ( per esempio ha eretto e dotato l’istituto centrale per il sostentamento del

clero oppure stabilisce la procedura per i ricorsi, et…)

diocesi, parrocchie,

Anche le Chiese particolari e le stabili comunità di fedeli, appena

erette acquistano ipso iure la personalità giuridica. Sono enti territoriali in Italia simili

agli enti territoriali che fanno parte dell’organizzazione dello Stato ( Regioni, Province,

Comuni); hanno un proprio patrimonio, necessario per il funzionamento e il

raggiungimento dei rispettivi fini, ai quali è preposto un funzionario ecclesiastico ( il

vescovo o il parroco che hanno il compito di perseguire tale fine e che ricevono un

compenso loro dovuto dall’ente cui sono preposti e, se questo non ha i fondi sufficienti,

dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, ente autonomo e con una propria

amministrazione.

Capitoli cattedrali o collegiali

I invece fanno parte della costituzione gerarchica della

Chiesa, e sono stati riconosciuti come persone giuridiche nel diritto dello Stato. E’ un

collegio di canonici a cui compete l’esercizio di funzioni religiose solenni nell’ambito della

Chiesa cattedrale o in una collegiale.

fondazioni di culto

Le sono una massa patrimoniale stabilmente destinata al fine di

culto, che, con l’attribuzione della personalità giuridica, diventano un autonomo centro

di imputazione di diritti e di obblighi.

Appartengono al genere delle fondazioni le Chiese in riferimento alle quali sia stata

riconosciuta la personalità giuridica ad un ente che curi la manutenzione dell’edificio di

culto e la sua officiatura. Le chiese vengono riconosciute quando sussistano due

requisiti:

 Che il patrimonio sia sufficiente

 Che sia aperta al pubblico, cioè officiata regolarmente e che le sue attività si svolgano

in modo continuativo secondo un programma diretto a soddisfare la generalità dei

fedeli. Quando la chiesa è officiata deve potervi accedere chiunque, senza dover

giustificare un particolare titolo di ammissione.

Fabbricerie:

 Fondazione o massa patrimoniale autonoma o oblazioni dei fedeli, raccolte

giornalmente e amministrate in modo autonomo, beni destinati tutti alla

manutenzione e all’officiatura del tempio ( fabrica ecclesiae)

 Eventuale consiglio competente ad amministrare tali beni, costituito da ecclesiastici o

da laici o di composizione mista in vario modo denominato ( consilium fabricae).

CAP 8 Modi di acquisto della personalità giuridica degli enti confessionali:

 per antico possesso di stato :se da lungo tempo,di regola per gli enti che avevano ottenuto il riconoscimento in

epoca anteriore alla formazione dello stato italiano e che non sono stati privati della qualifica dal legislatore

italiano: SANTA SEDE,CAPITOLI,SEMINARI E PARROCCHIE DI ANTICA ISTITUZIONE ,CEI,Tavola

Valdese e i 15 concistori ,le Comunità Israelitiche esistenti nel 1930, confermata ex l 101 /1989 che ha approvato

l’intesa con lo stato.

.

 Per legge : lo crea il legislatore;o con atto costitutivo riconosciuto conforme dall’autorità giudiziaria e registrato.

 Con apposito provvedimento prefettizio di iscrizione nel registro delle persone fisiche ex DPR 361 del 2000 : si

applica solo in via del tutto marginale agli enti della Chiesa cattolica e in realtà di regola la ottengono con decreto

del ministro dell’interno.

Si tratta ovviamente di ORGANI ISTITUZIONE degli enti ,dotati di personalità giuridica,riconosciuta dal diritto

italiano in quanto operano all’interno della PA e compiono attività negoziale.

Le diocesi, le parrocchie e gli istituti di sostentamento del clero hanno avuto il riconoscimento in forza di un

procedimento abbreviato ex l 206 e222 del 1985 di omologazione attribuito alla PA e non all’autorità giudiziaria, di

controllo di legittimità e regolarità degli atti dell’autorità ecclesiastica.

Riconoscimento per Decreto

Le norme relative sono contenute nelle leggi citate per la Chiesa e nelle leggi di ratifica delle Intese per le altre

confessioni. In base alla l. 13/1991 la competenza non spetta più al Pr. della Repubblica , ma viene fatta con decreto del

Ministro dell’Interno.

Il d.p.r 361 /2000 ha attribuito la competenza per il riconoscimento della personalità giuridica degli enti ex libro I del

cod. civ. al prefetto del luogo con l’iscrizione delle stesse nel registro delle persone giuridiche da lui tenuto, senza

l’emanazione di un formale decreto di riconoscimento.

Questa procedura di semplificazione non si applica alle confessioni religiose disciplinate dalla l. 222/1985 e dalle leggi

esecutive di intese ex art 8 3° comma cost., se non in modo marginale.

Riconoscimento degli enti della Chiesa

In base alle norme della l. 121 del 1985 e della 222 del 1985 questi sono i requisiti per il riconoscimento degli enti della

Chiesa:

soggettivo: enti devono essere costituiti o approvati dall’autorità ecclesiastica;

assenso dell’autorità ecclesiastica a che l’ente faccia istanza per il riconoscimento;

oggettivo: devono avere sede in Italia;

fine di religione e di culto come Costitutivo ed essenziale anche se connesso a finalità di carattere

caritativo. Fine di religione e di culto

Presunzione legale per gli enti che fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa, per gli istituti religiosi e i

seminari ex l. 222/1985. questa elencazione non è però ritenuta tassativa , ma estensibile in via di interpretazione

analogica / estensiva ai capitoli, alle chiese non parrocchiali aperte al culto pubblico, ai santuari ad enti come gli istituti

secolari. , le prelature personali in quanto facenti parte della costituzione gerarchica della Chiesa.

L’art 22 1 ° comma l. 222/1985 riconosce come enti ecclesiastici gli istituti di sostentamento del clero che non hanno il

fine costitutivo ed essenziale di religione e di culto, ma quello di corrispondere ai sacerdoti la remunerazione o

l’integrazione della remunerazione, avvalorando la possibilità dell’interpretazione estensiva della suddetta norma.

Per gli altri enti il fine deve essere valutato di volta in volta. Sono soggette a tale Accertamento tutte le altre persone

giuridiche ecclesiastiche che non abbiano personalità giuridica di diritto canonico.

Il primo gruppo di enti quindi potrà ottenere il riconoscimento solo come enti ecclesiastici, gli altri invece anche come

enti privati.

L’art 16 della l. 222/85 dice che sono attività di religione e di culto quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura

delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi,a scopi missionari, alla catechesi e all’educazione cristiana.

Non quelle di assistenza, beneficienza, educazione e cultura e le attività lucrative e commerciali.

Vigente il concordato del 29 era sufficiente l’approvazione dell’autorità ecclesiastica.

Con l’interpretazione sistematica dell’art 2 3° comma e dell’ art 16 l a si definisce il fine costitutivo ed essenziale in

quanto perseguito non solo secondo il suo statuto e le sue tavole di fondazione , ma anche perché svolto nel concreto

operare . l’ente deve cioè avere uno statuto e/0 tavole di fondazione che presentino anzidetti temi come fini principali

dell’ente e deve svolgere come attività preponderante una delle suddette attività di esercizio del culto etc.. Per l’ord.

Canonico quindi il fine è una qualificazione propria ed immanente dell’ente che appartiene all’organizzazione ecclesiale

, mentre per lo Stato questa appartenenza non è sufficiente ed occorre che dall’attività svolta in base allo statuto e in

pratica si deduca l’esistenza del fine in questione

Iscrizione nel registro delle persone giuridiche: onere.

Assunta la qualifica di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti hanno l’onere di iscriversi nel registro delle persone

giuridiche ex d.p.r. 361/2000 in modo da rendere conoscibili le norme sull’organizzazione ,sul funzionamento,e sui

poteri degli organi di rappresentanza.

Onere questo e relative forme di conoscibilità all’esterno no previste vigente il concordato del 29.

Modalità :

domanda di iscrizione del legale rappresentante dell’ente che ex art 4 del d.p.r 361/2000 deve contenere la data

dell’atto costitutivo, quella del decreto di riconoscimento, la denominazione, lo scopo, il patrimonio , la durata, la sede ,

i dati degli amministratori e dei rappresentanti dell’ente e tutte le successive modifiche devono essere iscritte con la

medesima richiesta. Rispetto al diritto comune che prevede il deposito dell’atto costitutivo e dello statuto per gli enti

che fanno parte della costituzione gerarchica e sufficiente quindi la produzione del decreto canonico di erezione da cui

risultino i dati necessari o una dichiarazione integrativa o sostitutiva dell’autorità ecclesiastica.

I termini per la richiesta delle iscrizioni sono di 15 gg dal verificarsi degli eventi da iscrivere.

In caso di soppressione o estinzione degli enti gli effetti civili si producono mediante l’iscrizione nel registro dei relativi

provvedimenti dell’autorità ecclesiastica,disposta d’ufficio dal Ministro dell’Interno. Per gli enti esistenti sono stati

previsti per l’iscrizione dei termini tassativi decorsi i quali gli enti non sono legittimati al compimento di alcun negozio

giuridico se non previa iscrizione. Sino alla scadenza dei termini gli enti potevano concludere i negozi che volevano

anche in mancanza di iscrizione. A seguito della mancata iscrizione nei termini era invece previsto il congelamento

della capacità d’agire, diversamente da quanto previsto per gli enti di diritto comune per i quali eventuali attività

negoziali poste in essere prevedevano la responsabilità personale e solidale degli amministratori con la persona

giuridica. Per gli enti da riconoscere dopo il 1985 si attua invece lo stesso trattamento previsto per gli enti di diritto

comune. Procedimento amministrativo per il riconoscimento . (N.B )

Il procedimento inizia con la domanda del rappresentante dell’ente secondo il diritto canonico o da parte dell’autorità

ecclesiastica competente.

Contenuto della Domanda : denominazione, natura , fini , sede e persona che lo rappresenta.

Allegati alla domanda: provvedimento canonico di approvazione o di erezione; estratto dello statuto contenente le

norme sulla struttura dell’ente e sui controlli canonici a cui è soggetto,mentre non ha utilità la produzione delle norme

di carattere religioso; documenti diretti aprovare requisiti generali e speciali per il riconoscimento e quelli comprovanti

il fine, tranne che se si tratti di un ente della costituzione gerarchica della Chiesa, per i quali il fine è presunto iuris et de

iure.

Ulteriore allegato è l’atto di assenso al riconoscimento manifestato dall’autorità ecclesiastica.

La domanda va presentata alla prefettura del luogo in cui l’ente ha la sede.

Il prefetto istruisce la pratica acquisendo ove occorrano ulteriori elementi di giudizio, la trasmette al ministero

dell’interno con un proprio rapporto, il quale se l’istruttoria risulta complessa chiede il parere del Consiglio di Stato e

successivamente emana il decreto di riconoscimento. Il decreto viene comunicato a chi ha fatto la domanda anche in

caso di non accoglimento della stessa. Se il Consiglio di stato desse parere sfavorevole il Ministro che volesse il

riconoscimento chiede sulla questione una deliberazione del consiglio dei Ministri che se favorevole porterebbe al

riconoscimento con decreto del Pr. Della Repubblica .

Ottenuto il riconoscimento l’ente ha l’onere di chiedere l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituite presso

la Regione, iscrizione dalla quale devono risultare tutti i dati di cui al paragrafo precedente.

Discrezionalità nel riconoscimento dell’ente.

L’autorità governativa nel riconoscimento degli enti di diritto comune esercita ampia discrezionalità valutando la

conformità alla legge dell’atto costitutivo e dello statuto, se l’ente sia necessario od utile e se abbia i mezzi economici

per raggiungere i propri fini. Ha gli stessi poteri nel riconoscimento degli enti ecclesiastici, svolgendo essi attività

protetta a norma dell’art 19 e 3 della costituzione?

C’è una valutazione di legittimità di comparazione dei requisiti prospettati con le previsioni di legge: costituzione e

approvazione dell’autorità ecclesiastica;sede in Italia;domanda presentata dal rappresentante dell’ente; assenso

dell’autorità ecclesiastica alla richiesta.

Il fine di religione e di culto è soggetto a valutazione di legittimità per gli enti per i quali è riconosciuto ipso iure. Per gli

altri enti ecclesiastici l’autorità è chiamata a valutare discrezionalmente la costitutività ed essenzialità del fine di culto

degli stessi, con regole di esperienza,valutazioni economiche e simili. Il requisito della sufficienza del patrimonio è

sicuramente di tipo discrezionale e sicuramente deve essere valutato per le fondazioni in quanto possono nascere solo in

rapporto ad un patrimonio destinato ad un fine. La sufficienza dei mezzi è poi per legge richiesta per le chiese aperte al

culto pubblico e per le fondazioni di culto, enti soggetti quindi a tale valutazione.

Il vecchio sistema beneficiale prevedeva che gli enti della costituzione gerarchica ecclesiastica erano enti appartenenti

al genere delle fondazioni, perché consistevano in una massa patrimoniale stabilmente annessa all’ufficio e destinata

all’honesta substentatio dell’ufficiale ecclesiastico preposto all’ufficio: il beneficio ecclesiastico serviva per sostentare il

parroco,la mensa vescovile il vescovo etc..

A seguito della riforma dei benefici ecclesiastici del Concilio vaticano II , c’è stata l’estinzione dei benefici da attuarsi

entro il 30 settembre dell’86 e i relativi beni sono confluiti negli Istituti diocesani di Sostentamento del clero. Gli enti

subentrati quali le parrocchie e le diocesi dispongono solo dei beni occorrenti per svolgere l’attività loro propria. Non

hanno bisogno di una dote redditizia e non danno più vita ad una fondazione cui lo stato debba riconoscere la

personalità giuridica. Se l’ente faccia richiesta per il riconoscimento lo stato non deve quindi più valutare

discrezionalmente la sufficienza dei mezzi economici. Non occorre tale accertamento nemmeno per gli istituti

ecclesiastici e delle società di vita comune e delle associazioni che devono solo avere l’attitudine a procacciarsi un

patrimonio e a tal fine sono solo soggette alla valutazione di legittimità per accertare se a norma dello statuto l’ente

abbia la capacità di acquistare e possedere.

Non può certamente effettuare una valutazione di utilità sociale. Attraverso un’ intesa tra stato e Santa Sede del ’97 è

stato inoltre previsto che non occorresse per il riconoscimento la presentazione dello statuto dell’ente sotto forma di atto

pubblico che avrebbe significato una rifondazione civilistica dell’ente stesso. Per l’intesa inoltre l’indicazione del

patrimonio occorreva solo per gli istituti di diritto diocesano, per le chiese aperte al culto pubblico,e per le fondazioni di

culto escludendo una legittima richiesta in tal senso per tutti gli altri enti. Margini di discrezionalità quindi molto

ristretti.

Per gli enti subentrati al sistema beneficiale a seguito dell’accordo dell’84 sono del tutto inesistenti.

Per il riconoscimento della personalità giuridica degli Istituti di sostentamento del clero,delle diocesi ,delle parrocchie, è

stata prevista una procedura abbreviata attribuendo la competenza al ministro dell’interno con proprio decreto entro 60

gg dal ricevimento del provvedimento canonico con una sorta di procedimento amministrativo di omologazione

,procedimento utilizzabile sino al 31 dicembre dell’89 dove il decreto ministeriale era mero atto dovuto a seguito della

costituzione o dell’estinzione dell’ente ad opera dell’autorità ecclesiastica,e relativa comunicazione del provvedimento,

esclusa ogni valutazione discrezionale statuale.

Le modificazioni degli enti ecclesiastici.

Le modificazioni devono essere riconosciute con un procedimento uguale a quello previsto per l’attribuzione della

p.giuridica. L’art 19 della l.222/85 prevede che ogni mutamento sostanziale nel fine, nella destinazione dei beni e nel

modo di esistenza di un ente ecclesiastico per essere efficace nel diritto statuale deve essere riconosciuto con decreto del

ministro dell’interno sentito, quando occorra, il parere del Consiglio di Stato. Il provvedimento governativo viene

trasmesso d’ufficio al registro delle persone giuridiche per essere a sua volta iscritto in modo da essere opponibile ai

terzi.

Per mutamento del fine si intende il cambiamento di una delle attività indicate nell’art 16 citato come attività di

religione e tale fine sia mutato con provvedimento ecclesiastico. Il mutamento di fatto non necessiterà invece di

iscrizione ,ma non sarà opponibile ai terzi.

Non vi è invece mutamento e conseguente riconoscimento civile, quando l’ente persegue altri scopi leciti e strumentali

per il raggiungimento del fine costitutivo ed essenziale.

La destinazione dei beni aveva molta rilevanza vigente il sistema beneficiale perché l’eventuale impoverimento poteva

significare l’onere per lo Stato del supplemento di congrua . Cessato quel sistema rileva per garantire i terzi attraverso

l’iscrizione o per l’eventuale revoca del riconoscimento per perdita del patrimonio di enti del tipo delle fondazioni.

Per la dottrina da luogo mutamento il passaggio di un bene da una massa patrimoniale ad un’altra all’interno di uno

stesso ente che amministri più masse patrimoniali.

L’estinzione degli enti ecclesiastici.

Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti cessano di esistere agli effetti civili quando siano soppressi dall’autorità

ecclesiastica o per revoca del riconoscimento civile.

In passato la dottrina riconosceva l’estinzione di fatto di enti che non operassero per 100 anni. Ora è ritenuta irrilevante

l’estinzione di fatto e occorre che il provvedimento canonico che dichiara estinto l’ente o lo sopprime e ne destina i beni

sia trasmesso al Ministro dell’Interno per la successiva iscrizione con proprio decreto. La devoluzione dei beni deve

far salve le volontà dei disponesti, i diritti dei terzi e le disposizioni statutarie. In caso di trasferimento ad altro ente

occorreva l’autorizzazione all’acquisto ora non più necessaria.

La revoca del riconoscimento.

L’ente può perdere il riconoscimento per autonomo atto dell’autorità giuridica dello Stato solo quando l’ente perda uno

dei requisiti richiesti per il riconoscimento civile,mai per scelta discrezionale dell’autorità statuale, avendo l’ente

acquistato uno status costitutivo di un diritto perfetto. La revoca è atto rescissorio dello status quo ante e deve essere

deliberata con un procedimento analogo al riconoscimento, sentita però l’autorità ecclesiastica, essendo essa intervenuta

nella fase iniziale della richiesta del riconoscimento.

Nell’esercizio dell’autotutela il potere di governo potrebbe annullare d’ufficio l’eventuale riconoscimento concesso

erroneamente, sempre però con decreto del Ministro, sentito se necessario il parere del Consiglio di Stato e sentita

l’autorità ecclesiastica. Tutti i provvedimenti governativi devono essere riportati nel registro delle persone giuridiche.

Le attività diverse da quelle di religione e di culto.

Gli enti possono porre in essere tutte le attività diverse da quelle di religione e di culto che siano lecite,ma esse sono

soggette al diritto dello Stato e al connesso regime tributario. L’accordo però precisa che tale soggezione deve avvenire

nel rispetto della struttura e delle finalità di tali enti.

Sono per le norme, attività diverse quelle di assistenza e di beneficenza, di istruzione educazione e cultura,le attività

commerciali e lucrative. Per le attività che lo prevedano devono essere tenute le regolari scritture contabili. Gli stessi

principi sono previsti per le confessioni di minoranza dalle leggi di attuazione delle intese.

Tra queste attività hanno particolare rilevanza le attività assistenziali svolte da enti ecclesiastici ospedalieri soprattutto

perché erano soggette al regime giuridico delle IPAB: istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza,il che faceva

pensare che i rapporti di lavoro da essi instaurati rientrassero nel rapporto di pubblico impiego.

La giurisprudenza ha escluso affermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte costituzionale ha dichiarato

l’illegittimità delle disposizioni che non prevedano la possibilità per tali enti di essere privati, qualora ne abbiano le

caratteristiche. Quindi gli enti che svolgono attività ospedaliera non sono qualificabili come enti pubblici ,ma solo come

enti ecclesiastici, se abbia il fine di religione e di culto, altrimenti come ente privato. In entrambi i casi l’ente dovrà

conformarsi alle norme statali per l’espletamento dei servizi e per i rapporti di lavoro.

La qualifica giuridica degli enti confessionali.

Art 4 delle norme citate(l .222 e l .206) chiarisce che gli enti della Chiesa cattolica, quando abbiano ottenuto dallo Stato

il riconoscimento della personalità giuridica altro non sono che enti ecclesiastici

Civilmente riconosciuti ,mettendo fine alle varie discussioni dottrinali che li avevano visti come enti a metà tra

pubblici e privati ed altre che ne escludevano la associabilità agli enti pubblici.

Non sono enti pubblici né enti privati ma enti di una più ampia ed autonoma organizzazione confessionale, ai quali lo

Stato si è limitato a riconoscere la personalità giuridica.

A tali enti sono applicabili quindi le norme per essi specificamente previste , le norme del codice civile dettate per le

persone giuridiche e le altre disposizioni di legge riferibili agli enti ecclesiastici.

Il carattere non pubblico degli enti ecclesiastici si evince anche dal diverso trattamento degli enti delle Comunità

Israelitiche ,per i quali lo stato ha impresso il carattere della pubblicità prevedendo per esse un regime analogo a quello

degli enti dell’organizzazione propria dello Stato prevedendone i fini,disciplinandone l’organizzazione e

l’amministrazione , sottoponendolo a vigilanza e a tutela governativa. Questa parificazione era dovuta allo sfavore del

legislatore del tempo nei cfr delle confessioni di minoranza., sfavore dal quale si sono affrancati solo gli enti delle

Chiese Valdesi e Metodiste ,delle avventiste e delle ADI, le intese con le quali hanno escluso ogni ingerenza nella

gestione degli enti di tali confessioni.

L’ ecclesiasticità degli enti.

L’art 31 del Concordato del ’29 fissava il principio che lo Stato non avrebbe riconosciuto come ente cattolico un ente

che non era tale per la Chiesa.

L’ecclesiasticità dell’ente,il collegamento con l’ organizzazione della Chiesa cattolica dipendeva dall’essere stati

costituiti secondo il diritto canonico. Principio analogo è riportato nell’Accordo dell’84 e dal sistema attuale si ricava

che nessun ente e nessuna associazione che vogliano presentarsi come cattolici possono ottenere il riconoscimento della

personalità giuridica civile senza l’assenso della Santa Sede o senza la costituzione o l’approvazione dell’autorità

ecclesiastica. In ogni caso la domanda di riconoscimento deve essere presentata dall’autorità ecclesiastica o da chi

rappresenti l’ente secondo il diritto canonico.

Non v’è alcuna possibilità che un ente sia considerato come ecclesiastico , incardinato nell’organizzazione della

Chiesa , senza o contro il volere dell’autorità ecclesiastica.

Sarebbe inoltre abusiva la qualifica di cattolica di una organizzazione di fatto non approvata dall’autorità ecclesiastica

che potrebbe agire giudizialmente contestando l’uso di tale denominazione.

Gli stessi principi valgono per gli enti collegati con le altre confessioni religiose.

Non tutti gli enti che siano ecclesiastici per la chiesa devono necessariamente essere tali anche per lo Stato, per il quale

è altresì necessario il fine costitutivo ed essenziale di religione e di culto, Stato che potrebbe riconoscerli come enti di

diritto comune sussistendone i requisiti. Per il riconoscimento degli enti valdesi e metodisti la domanda di

riconoscimento deve essere presentata dalla Tavola valdese e non dai rappresentanti dell’ente e se non hanno i requisiti

previsti dalla l. 449 del 1984 non potranno essere riconosciuti come enti collegati alla tavola valdese ,ma avendone i

requisiti solo come enti di diritto comune. Analogamente per gli enti delle altre comunità cristiane e per le Comunità

ebraiche. Gli enti : la Conferenza Episcopale Italiana

Il can. 447 dice che la CEI è un istituto permanente, dotato di un proprio statuto, la cui struttura di base è data

dall’assemblea dei Vescovi di una nazione che esercitano congiuntamente talune funzioni pastorali nei cfr dei fedeli

delle loro diocesi. Tali Conferenze sono erette,soppresse e innovate dalla Santa Sede, sentiti i vescovi interessati e

acquistano ipso iure la personalità giuridica , nell’ordinamento della chiesa , una volta legittimamente erette. Le norme

citate hanno quindi riconosciuto personalità giuridica civile dal 3 giugno 1985 e doveva richiedere l’iscrizione nel

registro entro il 30 settembre 1986.

Agli effetti del diritto italiano la CEI ha poteri normativi e amministrativi.

Normativi:

emana disposizioni per attuazione delle norme sui beni ecclesistici;

emana direttive per la formazione degli statuti degli ISclero;

definisce l’esercizio del ministero del clero svolto a favore delle diocesi;

determina il congruo e dignitoso sostentamento dovuto al clero;

stabilisce le procedure dei ricorsi sulle controversie sull’integrazione della remunerazione.

Nell’esercizio di tali competenze la CEI ha approvato 10 delibere nel 1986 che hanno avuto la recognitio della Santa

Sede e sono state promulgate dal suo presidente. Tali delibere hanno il valore e l’efficacia dei decreti generali, ossia di

atti parificati dal codex alla legge. La CEI nel potere di attuazione delle norme concordate esercita quindi anche

funzioni legislative.

Amministrativi:

ha eretto e dotato l’istituto centrale per il sostentamento del clero;

ripartisce gli avanzi di gestione degli istituti diocesani e di quello centrale;

designa 3 componenti del consiglio di amministrazione del Fondo edifici di culto presso il Ministero dell’Interno;

designa il pr. dell’Istituto di S.C e i membri del consiglio di amministrazione dello stesso isituto che ha la competenza

di nominare;

riceve annualmente le somme dallo stato e le ripartisce;

trasmette annualmente un rendiconto all’autorità statuale e lo pubblica e rende noto con l’indicazione degli scopi a cui

ha destinato i fondi statuali.

Diocesi e parrocchie.

L’ Accordo dell’84 ribadisce che la Chiesa è libera di organizzarsi e di determinare la circoscrizione delle diocesi e

delle parrocchie. Sino al codex dell’83 le diocesi e le parrocchie non avevano riconosciuta la personalità giuridica che

invece aveva il beneficio ecclesiastico della mensa vescovile o del beneficio parrocchiale.

Il codex dell’83 stabilisce che la Diocesi, la Chiesa particolare e la parrocchia , stabile comunità di fedeli , appena

erette acquistano ipso iure la personalità giuridica. Nel diritto dello stato il riconoscimento è avvenuto nella forma

abbreviata di omologazione del provvedimento canonico da parte del Ministro conferendo entro 60 gg dalla ricezione

con proprio decreto la p.g.. Entro 60 gg eretto nelle diocesi gli Istituti di sostentamento del clero ,con proprio decreto

determinava l’estinzione dei benefici ecclesiastici della mensa vescovile e del beneficio parrocchiale, i cui beni passano

all’Istituto. La competenza sui trasferimenti di questi beni e sulle eventuali controversie spetta al vescovo e sembra

sussistere il difetto di giurisdizione dello Stato.

Competenza del G.O c’è solo per i beni di cui gli Istituti sono entrati in possesso per successione universale.

Diocesi e parrocchie: persone giuridiche ipso iure; enti territoriali dell’ordinamento della chiesa assimilabili alle regioni,

province..; hanno un proprio patrimonio per il funzionamento e per il raggiungimento dei fini a cui è preposto il

funzionario ecclesiastico, parroco o vescovo che sono remunerati per il loro munus dall’ente cui sono preposti e in via

integrativa dall’ Istituto di sostentamento.

I capitoli.

I capitoli collegiali o cattedrali fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa e sono stati riconosciuti come

persone giuridiche dal diritto dello Stato. L’art 14 delle norme citate ha conferito allo Stato un potere di revoca del

riconoscimento civile di quei capitoli che non siano più rispondenti alle esigenze e tradizioni religiose e culturali della

popolazione. Potere di revoca ex lege, subordinata alla richiesta dell’autorità ecclesiastica ,ma pur sempre discrezionale,

caso particolare di potere statuale di revoca di p. g di un ente ecclesiastico . Può chiedere la revoca la Santa Sede per i

capitoli cattedrali e il vescovo diocesano per i capitoli collegiali. La domanda va presentata motivata al Ministro

dell’Interno, con l’indicazione che l’autorità eccl. Intende dare al patrimonio. Il procedimento di revoca è poi quello

ordinario. Le fondazioni di culto.

Le fondazioni di culto non esistevano nel ’29 e consistono in una massa patrimoniale stabilmente destinata a tal fine,

che con l’attribuzione della personalità giuridica diventano autonomi centri d’imputazione di diritti e di obblighi. Sono

enti strumentali al raggiungimento del fine di religione e di culto.

Con il termine culto va inteso in senso ampio come finanziabile ogni attività che abbia un fine strettamente religioso.

Ampia in questo caso è la discrezionalità del riconoscimento legata com’è a requisiti di carattere economico e a ragioni

di mera opportunità.

Oltre ai requisiti generali , devono risultare la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini, prevedendo la norma

la consistenza attuale del patrimonio, e la rispondenza della futura attività alle esigenze della popolazione determinata.

Non sono ammesse per il diritto statale le fondazioni di culto fiduciarie per testamento che crea un vincolo reale di

destinazione ad una massa di beni, non prevista normativamente. Cosa diversa sono le disposizioni a favore dell’anima

che vincolano l’obbligato ad adempiere l’obbligazione personale del testatore.

(Una Fondazione, è "un ente privato senza finalità di lucro", che ha a disposizione un patrimonio da destinare a

determinati scopi. La fondazione è costituita da un fondatore, ma anche da più persone congiuntamente o da più persone

giuridiche. Le fondazioni vengono solitamente costituite per l'amministrazione di lasciti, da parte di persone facoltose,

che verranno poi impiegati secondo le volontà del mecenate che le ha costituite. La fondazione è un ente che è dotato di

una propria organizzazione e di propri organi di governo; usa le proprie risorse finanziarie per scopi culturali, educativi,

religiosi, sociali, scientifici o altri scopi di utilità pubblica. La fondazione deve dotarsi di uno statuto, ovvero, un

insieme di norme che ne regolino l'attività.)

Le Chiese.

Genere delle fondazioni, laddove è riconosciuta la personalità giuridica ad un ente che curi la manutenzione

dell’edificio di culto e della sua officiatura. Gli enti chiesa esistenti prima dell’unità d’Italia non furono soppressi dalle

leggi eversive e il concordato del ’29 ,su questo presupposto previde che la personalità giuridica potesse essere

riconosciuta anche ad una qualsiasi chiesa che fosse aperta al culto pubblico e disponesse di un patrimonio sufficiente

per la manutenzione e l’officiatura. L’art 11 delle norme citate si limita a riconoscere il riconoscimento quando

sussistano i 2 requisiti e quando non siano annesse ad altro ente ecclesiastico.

Aperta al culto pubblico significa che la chiesa è officiata regolarmente e non saltuariamente o occasionalmente, in

modo continuativo , potendo ad essa accedere chiunque , nell’interesse della generalità dei fedeli.

Anche l’edificio di culto di proprietà di un privato potrà ottenere il riconoscimento senza che questo importi che diventi

res pubblica , essendo riconosciuta la personalità giuridica di una fondazione che ha il fine di mantenere ed officiare il

tempio ancorchè ne abbia solo l’uso. Il nostro ordinamento non prevede esproprio senza indennizzo e l’edificio di culto

non fa eccezione, perché non si può sostenere che l’espropriazione possa essere sottratta al normale procedimento in

quanto diretta a soddisfare un interesse generale. Ai sensi dell’art 831 2° comma del codice civile nel caso della

deputatio ad cultum di un edificio il proprietario non può mutarne la destinazione e, quando l’edificio non è officiato

può goderne compatibilmente con la destinazione al culto.

La nuova norma escludendo il riconoscimento in caso di annessione ad altro ente mira all’accorpamento degli enti.

La tesi seguita dalla P.A però è quella che per il riconoscimento della p. g. è sempre necessario che l’edificio di culto

sia di proprietà dell’ente riconoscendo. Perciò è escluso il riconoscimento di un ente- chiesa quando l’edificio di culto

sia di proprietà di privati. Il Consiglio di Stato ritiene che l’attribuzione della p. g. comporta che il sostrato sostanziale,

ossia l’edificio di culto si trasformi in oggetto di dominio e in elemento patrimoniale: se il proprietario non trasferisce la

proprietà non sarà possibile riconoscere un ente-chiesa ,ma una fondazione di culto, un’associazione, una confraternita.

Tali proposizioni contrastano con l’art 11 della l. 222/85 che non richiede che l’edificio diventi di proprietà dell’ente

erigendo. La norma prevede che in caso di chiesa aperta al culto pubblico , assoggettata al vincolo di destinazione ex art

831 cod.civ., la funzionalità di un ente che ne curi l’officiatura e la manutenzione è pienamente assicurata.

Il vincolo di destinazione importa che solo un atto dell’autorità ecclesiastica o la distruzione materiale potranno

sottrarre l’edificio alla destinazione con ampio sacrificio del diritto di proprietà, sul quale prevale il diritto reale di

godimento dell’autorità ecclesiastica , riconosciuto dalla legge,esplicitamente richiamato come requisito per il

riconoscimento dalla norma concordataria(art 11 l.. 222).

I santuari .

Per il diritto statuale i santuari erano le chiese mete di pellegrinaggi, dove si venerano immagini o reliquie fatte segno di

particolare devozione: una chiesa che soddisfa una necessità di culto diversa da quella ordinaria. Il diritto canonico li

definisce con il codice dell’83 come le chiese in cui , con l’approvazione dell’ordinario competente per territorio, si reca

in pellegrinaggio un gran numero di fedeli per un motivo di pietà.

Per l’attribuzione della p. g. dei nuovi santuari, essendo fra gli enti il cui fine di religione e di culto è presunto , basta

che siano costituiti nelle forme proprie dell’ordinamento canonico.

Per quelli preesistenti il Concordato del ’29 ha previsto la cessione alla Santa Sede della Santa Casa di Loreto, di S.

Francesco ad Assisi e di Sant’ Antonio di Padova. Gli altri amministrati dai privati ,

sarebbero passati sotto la libera amministrazione dell’autorità ecclesiastica sulla base di alcune regole. In positivo la

chiesa doveva aver acquistato la p. g. in epoca anteriore al ’29, e doveva essere amministrata da laici o per

provvedimento dell’autorità civile o in via di fatto. In negativo è esclusa l’esistenza del santuario se chiesa parrocchiale

o cattedrale e se amministrata civilmente per disposizione dell’autorità ecclesiastica o ex norme canoniche o se di

proprietà pubblica o privata.

Le fabbricerie. ( domanda)

Nozione ambivalente: fondazione o massa patrimoniale autonoma o anche le oblazioni dei fedeli raccolte e

amministrate giornalmente , beni tutti destinati all’officiatura del tempio ( fabrica ecclesiae );

o eventuale consiglio competente ad amministrare i beni costituito da un consiglio a composizione mista di

laici e ecclesiastici denominato fabbricerie ,opere, cappelle etc a seconda della zona.

Hanno composizione diversa : se gestiscono una chiesa cattedrale o ad un edificio di rilevante interesse storico ed

artistico il consiglio è composto da 7 membri ,per un triennio due nominati dal Vescovo, 5 dal Ministro dell’Interno,

sentito il vescovo. Hanno uno statuto approvato con decreto ministeriale.

Se gestiscono una chiesa normale il consiglio è composto dal parroco o dal rettore e da 4 membri nominati per 3 anni

dal prefetto,d’intesa con il vescovo. Hanno un regolamento approvato dal prefetto, sentito il vescovo. Eleggono al loro

interno un presidente. Tutti i membri prestano opera gratuita . Con le norme dell’87 sono state confermate i previgenti

principi della non ingerenza della fabbriceria nei servizi di culto e della soggezione di essa alla vigilanza e alla tutela

governativa.

Ha competenza limitata: spese di manutenzione e restauro;

amministrazioni di beni ed offerte destinati a tale scopo;

amministrare le rendite patrimoniali destinate all’officiatura;

provvedere alle spese per le suppellettili e gli impianti necessari.

La vigilanza e la tutela governativa: potere di disporre ispezioni da parte del prefetto sentito il vescovo; sospensione

degli organi statutari e nomina di commissario per gestione provvisoria, per gravi irregolarità, sentito il vescovo, per

motivi di urgente necessità.

Il prefetto poi riferisce al Ministro dell’Interno il quale, sentito il vescovo e il parere del Consiglio di Stato può

sciogliere il consiglio e nominare un commissario straordinario che non può amministrare per più di 6 mesi e solo in

casi eccezionali per 1 anno. Entro tale termine la fabbriceria deve essere ricostituita.

Per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione occorre l’autorizzazione governativa. Le fabbricerie

potevano essere soppresse entro il 31-12-1989 con decreto del Ministro dell’Interno, udito il parere del Consiglio di

Stato, d’intesa con la CEI. Dopo tale data se la fabbriceria è dotata di personalità giuridica il suo destino si stacca da

quello della chiesa ,e non può essere soppressa se non per perdita dei beni amministrati non potendo in tal caso più

realizzare il suo scopo. La soppressione avviene con D. M. ,sentito il vescovo e il Consiglio di Stato.

Se non ha il riconoscimento segue le sorti della chiesa ,estinguendosi quando questa perdesse la p. g. o in caso di perdita

dei beni da amministrare. L’estinzione avviene sempre con D.M , ma come atto ricognitivo di una realtà già

verificatasi. Le associazioni religiose.

Il fenomeno associativo è disciplinato nei canoni del cod. dell’83 dedicati agli istituti di vita consacrata e alle società di

vita apostolica.

Gli istituti religiosi sono associazioni alle quali i soci aderiscono pronunziando voti pubblici, perenni o temporanei, che

impegnano a condurre una vita fraterna comune, diretta a rendere pubblica testimonianza a Cristo e implicante una

separazione dal mondo. Can. 607.

Gli istituti secolari non implicano alcuna separazione dal resto della società umana e dopo l’adesione i soci continuano a

vivere nel secolo, contribuendo dall’interno alla santificazione del mondo. I soci possono vivere soli o in famiglia o in

comunione di vita fraterna.

Le società di vita apostolica si denotano invece perché l’adesione avviene senza pronuncia di voti ,ma con l’assunzione

dei consilia evangelica. Comporta però la vita comune dei soci diretta alla perfezione della carità attraverso l’osservanza

delle costituzioni.

Queste associazioni non avevano riconoscimento della personalità giuridica nella seconda metà dell’800. il Concordato

del ’29 ripristina il riconoscimento se sussistevano determinati requisiti: enti di diritto pontificio o approvati lodati o

commendati dalla Santa Sede; sede principale in Italia e se la rappresentanza fosse propria di un cittadino italiano ,

residente in Italia.

Questi principi sono stati sostanzialmente confermati dalle nuove norme e l’autorità governativa è chiamata solo a

valutare la sussistenza dei requisiti solo sotto il profilo giuridico, comparando le previsioni di legge ai documenti

prodotti.

Le associazioni non devono provare l’esistenza di un patrimonio proprio, non dovendo disporre di un patrimonio

attuale,bastando che anche in relazione al numero dei soci , dallo statuto risulti la capacità di acquistare e di possedere.

L’accordo dell’85 ha previsto parificandole alle associazioni private ex art 20 Cost. il riconoscimento della personalità

giuridica civile anche alle associazioni religiose di diritto diocesano, con l’assenso della Santa Sede e se abbiano il

requisito della stabilità, che risulta però essere oggetto di valutazione discrezionale da parte dell’autorità governativa. A

tal proposito l’Intesa del ’97 con la S. Sede ammette la possibilità della valutazione della consistenza patrimoniale come

indicativo di situazione di stabilità.

Le associazioni e il diritto civile.

A differenza che nel ’29 con il Concilio Vaticano II si è dato un grande incremento all’associazionismo tra i cattolici e

quindi le nuove norme prevedono il riconoscimento delle associazioni pubbliche di fedeli purchè non abbiano carattere

locale e la S. Sede abbia dato il suo assenso. Altrimenti potranno essere riconosciute ex l. 361/2000


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto ecclesiastico presi sulle lezioni del professor Gaetano Lo Castro, con analisi dei seguenti argomenti: i mezzi per il sostentamento del clero, gli enti delle confessioni religiose e della Chiesa cattolica (le diocesi, le parrocchie, i Capitoli cattedrali o collegiali, le fondazioni di culto, le Fabbricerie), i modi di acquisto della personalità giuridica degli enti confessionali, il procedimento amministrativo per il riconoscimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Lo Castro Gaetano.

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