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diritto dello Stato anche per un autonomo provvedimento dell'autorità governativa di

REVOCA DEL RICONOSCIMENTO. Ciò accade quando l'ente perde uno dei requisiti

richiesti per il riconoscimento civile .

La revoca deve essere deliberata con un procedimento analogo a quello seguito per il

riconoscimento:quindi,con decreto del Ministro dell'interno,sentito il Consiglio di Stato,ove

si tratti di una pratica complessa.Inoltre,poichè la revoca avviene per iniziativa dell'autorità

governativa,deve essere sentita l'autorità ecclesiastica.

La revoca non è ammissibile per motivi diversi da quello della perdita di uno dei requisiti.

Il Governo può anche annullare d'ufficio il riconoscimento concesso erroneamente all'ente

in assenza di uno dei requisiti previsti dalla legge.

Tutti questi provvedimenti governativi di revoca devono essere riportati nel registro delle

persone giuridiche.

4 LE ATTIVITA' DEGLI ENTI ECCLESIASTICI DIVERSE DA

QUELLE DI RELIGIONE E DI CULTO.

Gli enti della Chiesa cattolica diventano per lo Stato “enti ecclesiastici civilmente

riconosciuti” quando hanno il fine essenziale e costitutivo di religione e di

culto.Ciò,però,non toglie che essi possano svolgere altre attività che siano considerate lecite

dall'ordinamento statale.

Nel Concordato del 1929 è stato previsto che le ATTIVITA' DIVERSE da quelle di religione

e di culto,svolte dagli enti ecclesiastici,sono soggette alle leggi dello Stato concernenti tali

attività.E ciò è stato confermato anche dall'Accordo del 1984.

E' stato precisato che attività diverse da quelle di religione e di culto sono quelle di

beneficenza,di istruzione,di educazione e di cultura,le attività commerciali o a scopo di

lucro.

Gli stessi principi valgono per gli enti delle confessioni religiose di minoranza..

Tra le attività non qualificate dalla legge come attività di religione e di culto,hanno rilevanza

le ATTIVITA' ASSISTENZIALI SVOLTE DA ENTI ECCLESIASTICI OSPEDALIERI:tali

enti sono solo enti ecclesiastici,per nulla qualificabili come enti pubblici;assi devono

conformarsi a tutte le norme statuali riguardanti l'espletamento del servizio(prima essi erano

soggetti al regime delle istituzione pubbliche di assistenza e beneficenza).

5 LA QUALIFICA GIURIDICA DEGLI ENTI CONFESSIONALI

Secondo una parte della dottrina,gli enti ecclesiastici,in quanto disciplinati dalle norme di

un altro ordinamento,in quanto sono volte a soddisfare esigenze collettive,in quanto

adottano atti che hanno una rilevanza pubblicistica nell'ordinamento italiano,sarebbero

ENTI DOTATI DI

considerati una via di mezzo tra enti pubblici ed enti privati,ovvero

,

UNA PUBBLICITA' “SPECIALE” onde,di volta in volta,deve essere valutato se

devono essere disciplinati da norme che si riferiscono ad enti pubblici o privati.

Altri hanno ritenuto che gli enti ecclesiastici conservati dalle leggi eversive dell'800 sono

enti pubblici,dato l'interesse dello Stato alla loro conservazione,mentre sarebbero enti privati

quelli soppressi e di nuovo riconoscibili secondo il Concordato del 1929.

In verità,gli enti della Chiesa cattolica,quando hanno ottenuto dallo Stato il riconoscimento

della p.g.,sono “enti ecclesiastici civilmente riconosciuti”;non sono né enti privati,nè enti

pubblici,in quanto occupano una CATEGORIA A SE':è la Chiesa cattolica che presiede ai

propri enti;essendo la Chiesa un ordinamento primario,gli enti ecclesiastici non sono

inquadrabili tra quelli che perseguono i fini propri dello Stato,nè questo esercita poteri di

controllo e vigilanza..

5.2 L'ECCLESIASTIVITA' DEGLI ENTI '

ECCLESIASTICITA

Un problema di rilievo è quello attinente all' degli enti.

Il Concordato del 1929 conteneva il principio secondo cui lo Stato non avrebbe riconosciuto

come ente cattolico un ente che non era tale per la Chiesa.L'ecclesiasticità degli enti,ovvero

il collegamento di essi con l'organizzazione della Chiesa cattolica,dipendeva dall'essere stati

costituiti secondo il diritto canonico.Analogo principio è contenuto nell'Accordo del 18

febbraio 1984.Quindi,nessun istituto religioso,nessuna associazione di fedeli può ottenere il

riconoscimento della p.g. civile senza l'assenso della Santa Sede.Inoltre,un ente potrebbe

essere considerato ecclesiastico dalla Chiesa,ma potrebbe non avere tale qualifica per lo

Stato:ciò perchè lo Stato riconosce gli enti della Chiesa come ecclesiastici quando essi

hanno un fine essenziale e costitutivo di religione o di culto

6 I VARI ENTI DELLA CHIESA CATTOLICA: LA CONFERENZA

EPISCIPALE ITALIANA

Nell'organizzazione permanente della Chiesa cattolica in Italia,dopo la Santa Sede,assume

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA(CEI),

rilievo la riconosciuta per legge

:

dalla l.n.222 del 1985 è un istituto permanente,la cui struttura è data dall'assemblea dei

vescovi di una nazione o di un determinato territorio.Tali Conferenze sono

erette,soppresse o innovate dalla Santa Sede,sentiti i vescovi interessati, e acquistano ipso

iure la personalità giuridica.,nell'ordinamento della Chiesa,non appena sono erette.

Nell'Accordo del 18 febbraio del 1984,lo Stato ha assicurato la reciproca libertà di

comunicazione e di corrispondenza tra la Santa Sede,la CEI e le Conferenze episcopali

regionali;ha legittimato la Cei a stipulare intese con le autorità dello Stato stesso per le

materie in cui vi è l'esigenza di collaborazione tra Stato e Chiesa.

La CEI è legittimata a compiere numerosi atti giuridicamente rilevanti nell'esercizio di

potere sia normativi sia amministrativi.

POTERI NORMATIVI:

- la CEI

-emana le disposizioni necessarie per l'attuazione nel diritto canonico delle norme sui beni

ecclesiastici e sul sostentamento del clero,di cui al protocollo 15 novembre 1984

-emana le direttive per la formazione degli statuti dei vari Istituti diocesani per il

sostentamento del clero

-definisce l'esercizio del ministero del clero,che deve intendersi svolto a favore della diocesi

-determina periodicamente quanto dovuto al clero

-stabilisce il valore degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione per i quali gli Istituti

diocesani hanno bisogno dell'autorizzazione della Santa Sede.

:

POTERI AMMINISTRATIVI E DI GOVERNO

-

-ha eretto e dotato l'Istituto centrale per il sostentamento del clero

-stabilisce la ripartizione degli avanzi di gestione degli Istituti diocesani tra questi e l'Istituto

centrale

-designa tre componenti del consiglio di amministrazione del Fondo edifici di culto esistente

presso il Ministero dell'interno

-designa il presidente dell'Istituto centrale per il sostentamento del clero

-riceve dallo Stato una determinata somma di denaro e ne determina la destinazione

-trasferisce all'Istituto centrale per il sostentamento del clero la quota della anzidetta somma

-trasmette annualmente all'autorità statale un rendiconto circa l'effettiva utilizzazione delle

somme ricevute,dalle singole persone fisiche e dallo Stato.

-pubblica tale rendiconto sul proprio organo ufficiale

La CEI nel diritto della Chiesa è disciplinata da uno statuto

6.1 LE DIOCESI E LE PARROCCHIE

Le norme dell'Accordo 15 novembre 1984(l.n.206 del 1985) e la l.n.222 del 1985 hanno

previsto un riordino dell'assetto degli organi che fanno parte della costituzione gerarchica

della Chiesa,la quale è libera di organizzarsi e di determinare la circoscrizione della diocesi

e delle parrocchie:l'autorità ecclesiastica aveva l'onere di effettuare la determinazione della

sede,della denominazione e dei confini territoriali delle diocesi e delle parrocchie entro il 30

settembre 1986.

Fino al codice canonico del 1983 le diocesi e le parrocchie non sono state state considerate

enti dotati di p.g. nel diritto della Chiesa e non erano tali neppure nel diritto dello

Stato.Questa situazione è cambiata,nel diritto della Chiesa,con il codice canonico del

1983:la diocesi,,e la parrocchia ,comunità stabile di fedeli,appena sono erette acquistano

ipso iure la p.g.Entro il 30 settembre 1986,una volta determinata da parte dell'autorità

ecclesiastica la sede e la denominazione di diocesi e parrocchie,nei 60 giorni successivi al

ricevimento dei provvedimenti canonici,il Ministro dell'interno,in forma abbreviata,con

proprio decreto,ha conferito ad esse la qualifica di ente ecclesiastico civilmente

riconosciuto.Entro lo stesso termine,eretto in ogni diocesi con decreto del vescovo l'Istituto

diocesano per il sostentamento del clero,si sono estinti contestualmente i benefici esistenti

nella diocesi stessa:così,i bene facenti parte della dote redditizia dei benefici sono stati

attribuiti a tale Istituto,mentre gli altri beni(gli edifici di culto,le case canoniche,gli immobili

adibiti ad attività educative e ogni altro bene non appartenente alla dote del beneficio

estinto)sono stati assegnati alle diocesi e alle parrocchie.Poichè la competenza per operare

tali ritrasferimenti di beni dall'Istituto per il sostentamento del clero alle diocesi e parrocchie

spetta al Vescovo competente per territorio,la CEI ha dettato i criteri che i singoli vescovi

dovranno seguire per l'emanazione di tali provvedimenti questi hanno la natura di

provvedimenti amministrativi.Anche le eventuali controversie tra Id.s.c. e le diocesi e le

parrocchie rientrano riguardanti il trasferimento dei beni rientrano nella competenza del

vescovo:tale specifica competenza dei vescovi diocesani esclude la giurisdizione dello

Stato,il quale non può annullare o modificare i provvedimenti dell'autorità ecclesiastica.Ad

ogni modo,lo Stato ha competenza giurisdizionale in merito al diritto di proprietà dei beni

di cui l'Istituto diocesano è divenuto titolare in forza della successione universale, prevista

dalla l.222 del 1985,e che sono rimasti in potere degli Istituti steso perchè non assegnati a

diocesi e parrocchie:nei confronti di altri beni,non pregiudicati da nessun provvedimento

canonico,diocesi e parrocchie possono rivendicare davanti al giudice statale il diritto di

proprietà.

Quindi,le diocesi e le parrocchie sono diventate persone giuridiche,enti territoriali

dell'organizzazione della Chiesa,dotate di un proprio patrimonio,necessario per il

funzionamento e per il raggiungimento dei rispettivi fini,ai quali è preposto un funzionario

ecclesiastico(il vescovo o il parroco),che ricevono il compenso dall'ente cui sono preposti

e,se questo non ha redditi sufficienti,dall'I.d.s.c.,ente autonomo.

6.2 I CAPITOLI

CAPITOLI CATTEDRALI O COLLEGIALI,

Anche i a seconda della chiesa cui

sono annessi.(adunanze dei canonici di una cattedrale o di una collegiata) fanno parte

della costituzione gerarchica della Chiesa e sono stati riconosciuti come persone giuridiche

nel diritto dello Stato.I primi non furono soppressi dalla prima legge eversiva,in quanto

ritenuti meritevoli di conservazione;i capitoli delle chiese collegiate furono soppressi dalla

prima legge eversiva :con il Concordato del 1929 è stata nuovamente riconosciuta la

possibilità di essere riconosciuti.

Dal 1° gennaio 1987(ovvero da quando ha iniziato ad operare il nuovo sistema di

retribuzione del clero),l'autorità ecclesiastica ha potuto richiedere,con un procedimento

inverso a quello del riconoscimento della p.g.,la revoca del riconoscimento civile a suo

tempo concesso a tali capitoli quando questi non rispondano più alle particolari esigenze o

alle tradizioni religiose della popolazione.L'autorità ecclesiastica competente a chiedere la

revoca è la Santa Sede per i capitoli cattedrali,il vescovo per i capitoli collegiali.La

domanda è presentata al Ministro dell'interno,con l'indicazione dei motivi che giustificano la

richiesta e della destinazione che l'autorità ecclesiastica intende dare al patrimonio del

capitolo.La revoca avviene per decreto del Ministro dell'interno,sentito il Consiglio di Stato.

Nuovi capitoli cattedrali o collegiali potranno essere riconosciuti come enti agli effetti

civili,ma solo dopo la soppressione di capitoli preesistenti o quando il nuovo capitolo è

sorto dalla fusione di capitoli già esistenti.Possiamo dire che tali enti sono in via di

estinzione.

6.3 LE FONDAZIONI DI CULTO

Il riconoscimento della p.g. è ammesso anche in riferimento a enti che svolgono una

funzione strumentale al fine di religione e di culto perseguito dalla Chiesa.Tra questi enti

,

FONDAZIONI DI CULTO

troviamo le che consistono in una massa patrimoniale

destinata a fine di culto e che,con l'attribuzione della p.g.,diventano autonomi centri di

imputazione di diritti e di obblighi.

Il termine “culto” deve essere inteso in senso ampio,comprendente il finanziamento di ogni

attività che abbia un fine strettamente religioso:quindi,possono aversi fondazioni che

riguardano il culto in senso proprio(le f. per organizzare la festa del Santo patrono,per

fornire quanto occorre alle funzioni religiose di una chiesa,ecc..) e fondazioni volte a

sostenere il magistero ecclesiastico,attraverso il finanziamento degli esercizi spirituali,delle

missioni periodiche,ecc..

Il riconoscimento della p.g. è altamente discrezionale perchè,oltre al quattro requisiti

generali,ve ne sono altri due richiesti dalla legge per le fondazioni di culto:la rispondenza

all'esigenza religiosa della popolazione e la sufficienza dei mezzi patrimoniali.Quindi,il

riconoscimento è ammesso quando,oltre ai requisiti generali,risultino la sufficienza dei

mezzi per il raggiungimento dei fini e la rispondenza dell'attività dell'ente alle esigenze

religiose della popolazione.La legge,per esempio,non ammette il riconoscimento di f. i cui

mezzi principali consistono in oblazioni dei fedeli.

Per questi motivi nel nostro ordinamento è esclusa la creazione per testamento di

fondazioni fiduciarie di culto ,

ammissibili,invece,secondo il diritto canonico:ciò si verifica

quando il testatore,senza creare un nuovo soggetto,imprime ad una massa di beni un vincolo

reale di destinazione,tenendoli separati dal patrimonio personale del soggetto fiduciario,il

FONDAZIONI

quale potrebbe disporre di essi solo nei limiti indicati dal testatore.Queste

DI CULTO non sono previste dal codice civile:per questo si ritiene che,pur essendo

previste dal diritto canonico,non possano ottenere il riconoscimento dalla p.g.

6.4 LE CHIESE

Le chiese appartengono al genere delle fondazioni. DUE REQUISITI:

Per il riconoscimento della p.g. di tale ente sono richiesti

APERTURA AL CULTO PUBBLICO DEPUTATIO AD CULTUM)

-l' dell'edificio(

- SUFFICIENZA DEL PATRIMONIO

la

“Apertura al pubblico” significa che la chiesa è officiata regolarmente,ovvero che non vi

svolgono funzioni religiose saltuariamente,bensì che l'ufficio divino e tutte le altre attività

ad esso connesse si svolgano in modo continuativo e diretto a soddisfare l'interesse della

generalità dei fedeli.Inoltre,”apertura al pubblico”,significa che,quando la chiesa è

officiata,ad essa possa accedere chiunque +senza un particolare titolo di ammissione.

Importante al fine del riconoscimento dell'ente-chiesa è la PROPRIETA' DELL'EDIFICIO

in cui essa svolge la propria attività:nel caso in cui esso appartenga ad un privato,il quale

non trasferisce il suo diritto all'ente(come nel caso della deputatio ad cultum,ovvero quando

il privato si limita a destinare un proprio edificio di culto all'uso pubblico),non sarà possibile

riconoscere l'ente-chiesa,ma tuttalpiù una fondazione di culto,un'associazione,una

confraternita.E questa è la tesi seguita dalla pubblica amministrazione,in base all'idea che

l'edificio di culto rappresenta il sostrato sostanziale che il diritto prende come fondamento ai

fini dell'investitura della soggettività:in poche parole,il riconoscimento ha l'effetto di far

diventare l'edificio di culto parte sostanziale e,nello stesso tempo,patrimonio del nuovo

soggetto.Però,questa previsione è in contrasto con la l.n.222 del 1985,la quale prevede che

per il riconoscimento di un ente-chiesa non è necessario che l'edificio di culto diventi di

proprietà dell'ente erigendo.Infatti,il diritto di proprietà del privato sull'edificio è

ampiamente sacrificato nella sua facoltà di godimento tutte le volte in cui esso debba cedere

nei confronti delle esigenze di culto.Tale vincolo sul godimento del proprietario comporta

che solo un atto dell'autorità ecclesiastica o la distruzione materiale possono sottrarre

l'edificio alla sua destinazione al culto.

6.5 I SANTUARI

I santuari non sono altro che delle chiese.Il termine “santuario”,non è stato proprio del

diritto canonico,ma è stato usato nel diritto statuale anche precedente il Concordato per

indicare quelle chiese,mete di pellegrinaggi,dove si venerano immagini o reliquie fatte

segni di particolare devozione.Solo il codice canonico del 1983 ha preso in considerazione

i santuari,dettando apposite norme,che definiscono come tali chiese e quegli altri luoghi di

culto in cui,con l'approvazione dell'ordinario competente per territorio,si reca in

pellegrinaggio un gran numero di fedeli,per un particolare motivo di pietà.

Per il riconoscimento della p.g.,poichè i santuari rientrano tra gli enti il cui fine di religione

e di culto è presunto per legge,basta che essi siano costituiti nelle forme proprie

dell'ordinamento canonico.

L'ART 27 del Concordato lateranense ha previsto che le basiliche della Santa Casa di

Loreto,di San Francesco in Assisi e di Sant'Antonio in Padova fossero cedute alla Santa

Sede.Per i santuari,diversi da quelli indicati,amministrati da privati,è subentrata la libera

amministrazione dell'autorità ecclesiasica.Per tale cessione l'amministrazione ha fissato una

serie di regole:la chiesa doveva aver acquistato la p.g. o doveva disporre di un'autonoma

massa patrimoniale in epoca anteriore al 1929;doveva essere amministrata in modo

esclusivo e prevalente da laici.Inoltre,essa ha escluso l'esistenza del santuario quando fosse

stato di proprietà di privati o enti pubblici.

6.6 LE FABBRICERIE

Le chiese sono solitamente amministrate dall'ecclesiastico ad esse

preposto(vescovo,parroco,ecc..).Tuttavia tale amministrazione non sempre compete al detto

ecclesiastico quando esiste una fabbriceria.

Nozione di fabbriceria

Il termine “fabbriceria” può avere due significati:

-la fondazione o la massa patrimoniale autonoma o le oblazioni dei fedeli,raccolte

giornalmente e amministrate in modo autonomo,beni tutti destinati alla manutenzione e

(FABRICA ECCLESIAE)

all'officiatura del tempio

- il consiglio competente ad amministrare tali beni,costituito da ecclesiastici o da laici o di

composizione mista,in vario modo denominato:fabbricerie o fabbriche(Italia

settentrionale),opere(Toscana,Umbria),cappelle(Napoli),maramme(Sicilia),ecc...

(CONSILIUM FABRICAE).

Struttura organizzativa

Le fabbricerie hanno una composizione diversa secondo che

-gestiscano una chiesa cattedrale o un edificio di culto dichiarato di rilevante interesse

storico o artistico:in questo caso il consiglio è composto da SETTE MEMBRI NOMINATI

PER UN TRIENNIO,due dal vescovo diocesano,cinque dal Ministro dell'interno.Lo

STATUTO di tali fabbricerie è approvato con decreto ministeriale,sentito il vescovo

diocesano;

-siano annesse a una chiesa che non abbia tali caratteristiche:in tal caso il consiglio è

composto DAL PARROCO O DAL RETTORE DELLA CHIESA e da ALTRI QUATTRO

MEMBRI nominati per un triennio dal prefetto.Tali fabbricerie sono rette da un

REGOLAMENTO approvato dal prefetto,sentito il vescovo.

Il PRESIDENTE del consiglio di amministrazione è eletto tra i suoi membri,a norma dello

statuto o del regolamento,ed è nominato con decreto del Ministero dell'interno o del

prefetto,secondo che la fabbriceria sia di nomina ministeriale o prefettizia.

Tutti i membri della f. prestano la propria opera gratuitamente.

Apposite norme disciplinano i casi di incompatibilità,per la nomina a fabbriciere,che

dipendono dalla sussistenza di eventuali conflitti di interesse tra la fabbriceria e il

nominando o il suo coniuge o i suoi affini sino al quarto grado,ovvero dalla contemporanea

presenza nel consiglio di coniugi o parenti o affini entro il terzo grado.

Funzioni del presidente della fabbriceria

Il presidente della fabbriceria:

-esegue le deliberazioni del consiglio e ed eroga le spese deliberate;

-adotta i provvedimenti necessari in casi di urgenza,che dovranno essere sottoposti all'esame

del consiglio per la ratifica nella prima adunanza utile;

-prepara i bilanci e i conti consuntivi che annualmente devono essere approvati dal

consiglio.

Il consilium fabbriciae,così come stabilito dal Concordato del 1929,anche se composto

totalmente o in parte da laici,non può ingerirsi negli affari e nei servizi di culto.

Competenza della fabbriceria

La competenza della fabbriceria è limitata:

-provvede lle spese di manutenzione e di restauro della chiesa e degli edifici annessi

-provvede all'amministrazione dei beni e delle offerte destinati a tali scopi

-amministra i beni patrimoniali le cui rendite sono destinate all'officiatura del tempio e al

culto,le quali sono versate annualmente a chi rappresenta l'ente

-provvede alle spese per arredi,suppellettili e impianti necessari alla chiesa e alla sacrestia e

ad ogni altra spesa che grava sulla fabbriceria secondo lo statuto e il regolamento.

Vigilanza e tutela governativa

Il prefetto,oltre a poter formulare osservazioni sui conti consuntivi e sui bilanci delle

f.,può,dopo aver sentito il vescovo diocesano,disporre ISPEZIONI e può SOSPENDERE

GLI ORGANI STATUTARI,in caso di gravi irregolarità,e NOMINARE UN

COMMISSARIO per la gestione provvisoria.

Se mancano i motivi di urgenza e necessità,il prefetto riferisce al Ministro dell'interno,il

quale,sentito il vescovo diocesano e udito il parere del Consiglio di Stato,può sciogliere

l'amministrazione della f. e nominare un commissario straordinario.L'amministrazione

straordinaria non può eccedere i sei mesi,prorogabili,in casi eccezionali,fino ad un

anno.Entro tale termine la f. deve essere ricostituita.

La f.,per il compimento di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione,necessita

dell'autorizzazione governativa:questa è richiesta dal presidente della f. al prefetto,con una

domanda accompagnata dalla delibera del consiglio,dall'autorizzazione dell'autorità

ecclesiastica e da tutti gli altri documenti necessari per consentire un'adeguata valutazione

del caso.L'autorizzazione è data,sentita l'autorità ecclesiastica,dal Ministro dell'interno,dopo

aver udito il parere del Consiglio dello Stato,se la f. è di nomina ministeriale;dal prefetto

negli altri casi.

Soppressione ed estinzione delle fabbricerie

Entro il 31 dicembre 1989,la soppressione di fabbricerie poteva essere disposta con decreto

del Ministro dell'interno,udito il parere del Consiglio di Stato e previa intesa con la CEI.

Dopo tale data,sulla soppressione delle f. influisce la circostanza che:

-esse siano dotate di p.g.:in tal caso,anche qualora la chiesa cui tali enti sono annessi

dovesse perdere la personalità giuridica,la f. non può essere soppressa,poichè tale evento

non travolge la personalità della f.,salvo che questa perda i beni amministrati(mancando tali

beni,il fine della fabbriceria non potrebbe essere più conseguito);

-non sono dotate di p.g.:si estinguono quando sono annesse a chiese che perdono la p.g. o

quando non hanno più beni da amministrare:l'estinzione è accertata con decreto del Ministro

dell'interno.

In entrambi i casi la soppressione avviene con decreto del Ministro dell'interno.

6.7 LE ASSOCIAZIONI RELIGIOSE

All'interno di questa categoria bisogna distinguere: :

ISTITUTI RELIGIOSI DI VITA CONSACRATA

gli associazioni alle quali i

– soci aderiscono pronunziando voti pubblici perpetui o temporanei,ma rinnovabili,che

impegnano a condurre una vita fraterna comune e implicante una separazione del

mondo,secondo i fini di ciascuna associazione.COLORO CHE ADERISCONO AGLI

ISTITUTI RELIGIOSI FANNO VITA IN COMUNE E VIVONO ALL'INTERNO

DELL'ISTITUTO per un periodo;solo dopo un anno da loro ingresso nell'istituto

potranno pronunciare voto temporanei;dopo tre anni sarà richiesto loro di pronunciare

voti perpetui.Tali istituti,a loro volta,si dividono in istituti clericali(i chierici sono

coloro i quali hanno ricevuto il sacramento dell'ordine in uno dei suoi tre gradi) e in

istituti laicali(i laici sono i fedeli battezzati).

:

ISTITUTI SECOLARI

gli non implicano per i soci alcuna separazione dal resto

– della società umana,essendo costituiti da fedeli,laici e chierici(fanno vita assolutamente

normale),il cui programma è quello di contribuire dall'interno alla santificazione del

mondo.I soci possono vivere,secondo lo statuto dell'associazione,ognuno per proprio

conto o con la propria famiglia o in comunione di vita fraterna.


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Moses

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Bordonali Salvatore.

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