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Riassunto esame Diritto Ecclesiastico, prof. Lo Castro, libro consigliato Dai Concordati alla Problematica Islamica, Musselli Appunti scolastici Premium

Riassunti di Diritto Ecclesiastico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Dai Concordati alla Problematica Islamica, Musselli. Nello specifico gli argomenti trattati sono: Islam, confessioni non cattoliche, ordinamenti giuridici occidentali, questione islamica, Stato laico,... Vedi di più

Esame di Diritto Ecclesiastico docente Prof. G. Lo Castro

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confermata da una successiva decisione del 10 marzo 1995, ndica un criterio di non facile

applicazione, nel senso che tale porto del velo sarebbe consentito qualora non presenti carattere

di ostentazione tale da turbare l'ordine scolastico. Tuttavia, anche in caso di porto di un foulard, e

cioè di una sorta di fazzoletto sul capo, non raramente si sono avute reazioni in ambito scolastico,

ritenendolo atto ostensivo e di proselitismo, e una sentenza del tribunale amministrativo di Lione

del 10 maggio 1994 che applicava questa linea rigida è stata confermata dalla seconda delle

ricordate sentenze del Consiglio di Stato. Ultimamente (2004) il porto di segni islamici o propri di

altre religioni nelle scuole di carattere estensivo, tra cui il velo, è stato vietato in Francia da una

apposita legge, emanata nella primavera del 2004 dopo l'elaborazione di un rapporto (rapporto

Stasi) e lunghe discussioni. Fuori dalla Francia ha fatto molto discutere un'altra sentenza, questa

volta del tribunale federale svizzero, del 12 novembre 1997, che ha ritenuto legittimo il divieto fatto,

in nome della laicità dello Stato e della scuola svizzera, ad un'insegnante di religione islamica di

svolgere la sua attività con il velo in testa. La legittimità di tale proibizione è stata poi confermata

anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo con una decisione del 15 febbraio 2001 nel caso

Dalhab contro Svizzera. Peraltro questa linea di tutela della laicità della scuola è già stata

perseguita in Svizzera anche verso la religione di maggioranza, con una decisione del 26

settembre 1990 (n. 116la 252), che aveva respinto il ricorso di un comune ticinese contro

l'annullamento da parte del tribunale amministrativo cantonale di un proprio regolamento che

prevedeva l'esposizione del crocefisso nelle scuole comunali. L'Italia appartiene ai sistemi

caratterizzati da rapporti pattizi.

III. QUESTIONE ISLAMICA E STATO LAICO

1. La disciplina legale dell'Islam nell'ordinamento italiano

In Italia gli islamici, come tutti gli appartenenti a Chiese o movimenti religiosi, sono tutelati dall' art.

19 della Costituzione sulla libertà religiosa e dall'art. 9 della Convenzione europea dei diritti

dell'uomo, avente il medesimo oggetto. Ciò nonostante la situazione nel caso dell'Islam appare

complessa. La forte e sempre crescente presenza islamica in Italia, veicolata dall'immigrazione

che ha portato sul suolo italiano un gran numero di soggetti appartenenti per lo più all'Islam

sunnita (il gruppo numeroso e più forte anche a livello internazionale per l'appartenenza ad esso

dell' Arabia Saudita e dei paesi produttori di petrolio) crea oggi delicati problemi di dialogo e di

rapporto che si pongono anche a livello giuridico. A tale livello diverse associazioni islamiche

hanno in essere richieste per una intesa con lo Stato, relativamente al loro stato giuridico, del tipo

di quelle stipulate con i protestanti italiani , con gli ebrei e con altre confessioni religiose. L'Islam

infatti non è solo una religione,35 o meglio è una religione che porta con sé una visione peculiare

della vita familiare e sociale. Inteso rigidamente, ossia nella sua visione tradizionale o

fondamentalistica o integralistica, come viene talora chiamata dalle persone di cultura occidentale,

l'Islam reca con sé anche un diritto di famiglia e successorio peculiare e un diritto penale

comprensivo di pene corporali, ivi comprese pene capitali cruente, mutilazioni e fustigazioni. Non vi

è da meravigliarsi, in quanto si trattava della legge coranica messa in pratica dagli immediati

successori di Maometto e "definita" nei suoi particolari prima del Mille, quando anche in Europa

vigevano leggi altrettanto dure e cruenti. Né si tratta di peculiarità assolute dell'Islam, che per molti

profili riprende tradizioni precedenti o soluzioni già presenti in altri diritti religiosi: si pensi alla

lapidazione dell'adultera prevista nell'Antico Testamento. La diversità è data dal fatto che mentre

per le altre religioni testi normativi del genere hanno assunto il valore storico, nei paesi islamici che

applicano il diritto coranico più o meno puro, e che oggi sono aumentati di numero in seguito al

diffondersi del fondamentalismo, non vi è diversità tra passato e presente, in quanto la legge

sacra, dettata nel Corano, non può essere modificata dall'uomo, esse essendo stata data per

sempre da Dio. In tale ottica non ci può essere una distinzione tra Chiesa e Stato, tra religione e

società, se non nel senso che lo Stato può regolamentare solo quello che non tocca i diritti e i

doveri religiosi e che non trova disciplina nel Corano. Inoltre, anche nei settori estranei alla legge

coranica strettamente intesa la concezione globale della società propria dell'Islam non manca di

esercitare il suo influsso. Quindi il problema non è solo quello, meramente giuridico, della

stipulazione di una intesa ai sensi dell' art. 8 della Costituzione tra lo Stato italiano' ed una

confessione religiosa che ne fa richiesta, ma della compatibilità tra due modelli giuridici molto

diversi, quello laico-occidentale e quello islamico-teocratico, e dei limiti in cui esigenze riconducibili

a quest'ultimo modello possano trovare accoglienza in una società politica che riconosce nella

laicità statale uno dei suoi principi di fondo, senza che essa stessa ne venga snaturata. Se ciò

avvenisse, l'intesa, anziché essere, come dovrebbe, uno strumento per la realizzazione della

libertà religiosa degli appartenenti ad una confessione, si trasformerebbe in una sorta di "cavano di

troia" per il ritorno nello Stato laico di concezioni teocratico-confessionali faticosamente bandite e

superate nel corso di questo secolo. Ciò avrebbe peraltro pericolosi effetti di ricaduta circa lo

"status" delle altre confessioni, non essendo pensabile che tale "riconfessionalizzaione" della vita

sociale, familiare e lavorativa (attraverso ad esempio il riconoscimento del venerdì come festività a

tutti gli effetti per gli islamici) possa avvenire solo per una religione a cui appartiene, per ora, un

numero molto limitato di cittadini, senza chele altre confessioni rivendichino spazi analoghi. Si

avrebbe così non solo una società pluriconfessionale ma anche un "pluriconfessionalismo" dello

Stato, da cui le dimensioni della laicità rischierebbero di essere fortemente limitate, se non travolte.

IV. PRESCRIZIONI CORANICHE E MONDO OCCIDENTALE: LA RECEZIONE

DELLEESIGENZE RELIGIOSE ISLAMICHE NEI PRIMI PROGETTI D’NTESA DI PARTE

ISLAMICA E l RELATIVI PROBLEMI (CENNI)

L'impatto del diritto religioso islamico e delle prescrizioni in esso contenute sulla vita sociale e

istituzionale e sul diritto di una nazione europea sono senz'altro molto forti, soprattutto se a questa

normativa si volesse, tramite lo strumento dell'intesa, dare una certa rilevanza. Facciamo alcuni

esempi che iniziano da settori diversi dal diritto di famiglia.

Com' è noto i fondamenti, i pilastri dell'Islam sono pochi ed essenziali (e questa è una delle cause

che ha favorito e favorisce la sua diffusione): la preghiera rituale, l'elemosina per i poveri, il digiuno

rituale nel mese del ramadàn, il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita (si pensi alle

analogie con i pellegrinaggi giubilari o di altro tipo). Altri obblighi sono poi quelli dell'astensione

dall'alcool e dalle carni suine. Ora, tali obblighi condizionano, se rigidamente intesi, le prestazioni

lavorative degli islamici, che, se rigidamente osservanti, dovrebbero effettuare varie preghiere ed

abluzioni giornaliere in certi orari, festeggiare il venerdì con la preghiera in moschea, fruire di

regime alimentare speciale, di orari speciali per i pasti al tempo del ramadàn, di permessi per il

pellegrinaggio etc. Se poi tutto questo venisse accolto nelle intese richieste dalle associazioni

islamiche allo Stato Italiano ai sensi dell' art. 8 della Costituzione si comprendono i problemi che

sorgerebbero per chi impiega mano d'opera islamica, che tra l'altro non potrebbe rifiutare, sotto

pena di sanzioni anche penali, per il credo religioso professato. Inoltre, altri contrasti si verificano in

modo indiretto tra le strutture proprie della . società capitalistico-occidentale e la mentalità e le

istituzioni islamiche. Caso tipico è quello del sistema bancario occidentale, basato sul prestito ad

interesse, vietato dalla morale islamica (come da quella cattolica nel Medioevo), che dà luogo a

strutture creditizio di tipo diverso (la c. d. "banca islamica"). Altro problema è quello, ben noto ed

evidenziato, del diritto di famiglia e del matrimonio, che può essere poligamico; il che pone

problemi a livello di "status di famiglia" e non solo. Infatti, anche qui, tramite l'intesa si vorrebbe

assicurare gli effetti civili al matrimonio celebrato in ambito islamico. In merito, però, sorgono

numerosi problemi, che vanno dalla difficoltà di accertare lo stato libero del maschio, che per il

diritto islamico può sposarsi anche se vincolato da uno o più matrimoni, alla difficoltà di 'accertare

la vera volontà e libertà nuziale della donna, non sempre richiesta nel diritto islamico, in cui il

matrimonio può essere stipulato tra il marito e chi ha la potestà sulla donna, al fatto che per il diritto

islamico il matrimonio non nasce da una cerimonia ma da un contratto, di cui l'eventuale apparato

cerimoniale è un fatto esterno e non essenziale. Un altro ostacolo è poi rappresentato dal fatto che

nei progetti di intese si chiede che lo Stato riconosca il diritto di sciogliere i matrimoni, senza effetti

civili, considerando che tale diritto al ripudio è solo del maschio, che può esercitarlo a suo piacere,

e che ciò va platealmente contro al principio della parità tra i coniugi sancito nella nostra

Costituzione. Tutto ciò ha fatto sì che anche in ambito islamico (e ciò appare in un progetto di

intesa) sia maturata l'idea di escludere dall'intesa la parte sul matrimonio, così difficile e

compressa da rappresentare un ostacolo per la conclusione della medesima, e su ciò chi scrive è

d'accordo. : parti di questi progetti d'intesa suscitano perplessità, come il divieto delle . e di

pubblica sicurezza di accedere alle moschee o ai locali, annessi, se non previo accordo coi

responsabili delle medesime e delle comunità. Nel caso, infatti, del diffondersi di fenomeni di

terrorismo ad opera o almeno con la connivenza di gruppi integra listi legati a sale di preghiere o

moschee e talora ad iman, fenomeno purtroppo oggi di attualità in Italia e riportato dalla stampa e

dai media, questa norma potrebbe portare a precostituire una situazione di elevata pericolosità, in

quanto gruppi eversivi potrebbero disporre di "basi" di fatto inviolabili e sottratti in pratica ad ogni

possibilità di controllo.

V. LE SPECIFICHE RICHIESTE DELL'ISLAM

1. Considerazioni generali

Esaminiamo ora le richieste poste in essere da parte dell'Islam italiano, tenendo conto del fatto che

quanto stiamo per esporre non ha carattere definitivo, in quanto prima dei tragici fatti del settembre

200 l era in elaborazione (e anzi nota seppure invia informale e una nuova bozza di intesa da parte

dal Consiglio islamico italiano, collegato al Centro culturale islamico di Roma, all'associazione

mondiale dei musulmani e alle ambasciate degli Stati islamici presenti in Italia.

Esaminiamo la bozza d'intesa tra la Repubblica Italiana e la Comunità religiosa islamica, la più

recente bozza presentata, elaborata dalla COREIS (Comunità religiosa islamica) nel 1996, con

particolare riguardo agli enti, al matrimonio e alle festività religiose. Infatti, dopo le bozze d'intesa

presentate dall'Unione delle comunità islamiche in Italia (UCOI) e dall'Associazione musulmani

italiani (AMI), è apparsa una terza e più recente bozza intitolata "Bozza di intesa tra la Repubblica

Italiana e la Comunità islamica in Italia". Su tale bozza, elaborata con l'aiuto di ambienti

accademici italiani, ma non per questo esente da critiche, soffermeremo la nostra attenzione. La

bozza ipotizza l'esistenza, ancora però ipotetica, di un'unica "Comunità islamica italiana", di cui

dovrebbero fare parte gli islamici residenti sul territorio . italiano. Dato che tale comunità viene a

costituire l'interlocutore di parte confessionale, appare evidente che la sua costituzione (ed è

impresa certo non facile dar vita ad un organismo in cui tutti o almeno gran parte degli islamici

italiani si riconoscano) si pone come condizione sine qua non del venire in essere di un potenziale

accordo. L'articolato della bozza si presenta tecnicamente meglio costruito delle bozze precedenti:

norme nuove (art. 5) sono proposte a tutela del diritto degli islamici di fruire di cibo conforme ai

dettami del Corano nelle mense dipendenti dalla Pubblica Amministrazione. L'approvazione di una

simile norma comporterebbe però, oltre a oneri non indifferenti, anche una revisione in questo

senso dell'intesa con le comunità ebraiche. Interessante è anche l'introduzione di un articolo (il 17)

sulle "scuole islamiche",prevedendosi anche l'istituzione di "scuole di formazione religiosa per

guide del culto". Ciò però non sembra dover essere materia d'intesa, appartenendo alla

discrezionalità della confessione dare vita o meno a tali scuole, senza che 10 Stato possa ingerirsi

in tale settore, che è tipicamente intraconfessionale. Novità interessanti si colgono circa il

"pellegrinaggio rituale", sancendo si l'obbligo per lo Stato, gli enti pubblici e i privati, di concedere il

relativo permesso secondo un calendario annuale fissato d'intesa con la Comunità islamica e

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (art .23). impressione che si ha leggendo questa bozza è che le

esigenze dei musulmani si stiano dilatando rispetto alle bozze precedenti, forse non tenendo conto

del fatto che, essendo in Italia le libertà fondamentali ampiamente protette, alcune esigenze

possono essere soddisfatte senza ricorrere a norme speciali, che indurrebbero una specie di

reazione a catena, provocando la modifica di altre intese già in vigore.

2. Enti islamici

La disciplina proposta per gli enti islamici è palesemente ricalcata su quella degli enti ecclesiastici

cattolici (gli enti devono essere "approvati" dalla Comunità, avere sede in Italia, un patrimonio

sufficiente, finalità "cultuali e devozionali" ed essere rappresentati giuridicamente e di fatto da

cittadini italiani aventi domicilio in Italia; devono essere riconosciuti con decreto del Presidente

della Repubblica, udito il parere del Consiglio di Stato, e devono iscriversi, dopo il riconoscimento,

nel registro delle persone giuridiche. Si suppone che possano anche svolgere attività, almeno

parzialmente extracultuali, stabilendosi che tali attività "restano soggette alle comuni disposizioni di

legge". Il mutamento del fine dell'ente importa la revoca del riconoscimento.

3. Preghiere, festività e scuola

Non è facile da conciliare coi ritmi occidentali di lavoro un diritto alla preghiera rituale che si svolge,

"previa abluzione", cinque volte al giorno, in fasce orarie che variano nel corso dell'anno,

programmate previamente tanto da prevedersi la pubblicazione dell'orario (quindi i minuti per

preghiera) sulle "gazzette ufficiali regionali". Il venerdì, poi, è previsto il riposo o almeno il diritto di

recarsi nella moschea più vicina, ed è prevista una riduzione d'orario per il ramadàn, cui è dedicato

uno specifico articolo. Questa analitica protezione del riposo liturgico potrebbe portare scompensi

a scapito dei non islamici e porre gravami non indifferenti alle aziende, che dovrebbero bloccare

periodicamente la produzione nel caso di forte impiego di mano d'opera islamica.

Paradossalmente, poi, ciò potrebbe tradursi anche in un danno per le "chances" lavorative degli

islamici stessi, in quanto i datori di lavoro non potranno non tenere presente tale situazione al

momento dell' assunzione, qualora abbiano discrezionalità nell'effettuarla. n riposo festivo fissato

nel giorno del venerdì, in presenza di un elevato numero di studenti islamici, porterebbe alla

necessità di dover ripetere gli insegnamenti impartiti in tale giorno in altri momenti didattici, peraltro

estremamente difficili da individuare, soprattutto se si tratta di scuole a tempo pieno. Se si pone poi

il problema dell'insegnamento coranico le cose si complicano ulteriormente. Qui in carenza di

idonei docenti statali dovrebbero essere le Comunità islamiche a fornire, a loro cura e spese, come

avviene nel caso delle altre intese (salva la regolare disapplicazione in concreto di questa

previsione), i docenti che opererebbero fisicamente nella scuola, senza però inserirsi nel contesto

dei programmi e dei corsi regolari della stessa. C'è quindi da prevedersi il nascere di "scuole

private islamiche", che offriranno problemi simili a quelli della scuola cattolica, anche setale prassi

non è particolarmente diffusa nell'Islam in Occidente (Islam dell’emigrazione).

Matrimonio

L'art. 18 ricalca pari passo la disciplina del matrimonio concordatario e delle altre religioni dotate di

intesa, ad esclusione di quanto previsto per la trascrizione tardiva. Si suppone che il matrimonio

venga in essere non, com'è nel diritto islamico, con la stipulazione del contratto nuziale, ma con la

celebrazione innanzi alla guida di culto. Ciò, peraltro, potrebbe non essere grave. La fattispecie si

sdoppierebbe secondo questo schema: in ambito coranico il matrimonio nascerebbe dal contratto

e in ambito italiano dalla cerimonia davanti alla guida del culto. Tale guida del culto dovrebbe,

secondo la bozza, avere cittadinanza italiana, e ciò dà alcune garanzie circa l'identificabilità del

soggetto e la sua presumibile conoscenza della lingua e dei principi giuridici del paese. Suscita

qualche perplessità l'idea di una "guida del culto" designata di volta in volta dalla Comunità

islamica, parendo più opportuno e omogeneo, rispetto alle altre intese per cui non esistono

celebranti "occasionali", l'indicazione non "ad casum" ma permanente di guide di culto cittadini

italiani, dotati di tale facoltà, e riti in registri o albi tenuti dalla Comunità e comunicati alle autorità

italiane, ad esempio alle prefetture. Ciò permetterebbe all'ufficiale di stato civile di controllare se il

ministro di culto indicato ha le "carte in regola" per celebrare matrimoni. Rimangono però vari

problemi:

- Come tutelare la libertà nuziale della donna senza un previo accertamento di essa, in un

ordinamento ove il consenso della donna non è sempre richiesto? (Traendosi ispirazione dal

sistema spagnolo e facendo previamente esprimere ai nubendi la volontà di sposarsi davanti

all'ufficiale di stato civile?) .

- Come assicurare il regolare svolgimento della cerimonia da parte di un celebrante deputato "ad

Casum"?

- Come evitare che accenni alla possibilità di scioglimenti religiosi legittimino di fatto il ripudio

(talàk)?

- Come evitare che possa assumere effetti civili il matrimonio temporaneo sciita '" (che può durare

da un giorno a un mese a un anno e si scioglie col compimento del periodo prefissato)?

VI. ALLA RICEICA DI UNA CHIAVE DI LETTURA DELLE BOZZE D'INTESA.

1. La prospettiva politico-ideologica e la prospettiva giuridica

Un elemento degno di riflessione è quello della complessità della questione, che ideologico: infatti

l'Islam, attraverso l'intesa, accredita non solo un modello di ideologico: infatti l'Islam, attraverso

l'intesa, accredita non solo un modello di religione, ma anche un modello alternativo di società e, di

rapporti basato essenzialmente sul dato religioso, una visione, cioè, teocratica e teocentrica,

chiaramente contrastante con la secolarizzazione tipica dell'Occidente. Tale visione è religiosa ed

anche etnico-nazionale: non tanto in senso arabo, ma nel senso più generale dell'appartenenza

alla "ununah islamica" che ha valenze non solo religiose ma anche socio-istituzionali. Mentre la,

stipulazione dell'intesa coi testimoni di Geova o coi .buddisti è un fatto interno italiano che mm

interessa la politica estera del paese il discorso, per quanto riguarda l'intesa ,islamica, sia a livello

di . stipulazione come di esecuzione, potrebbe anche essere diverso. Ciò riconduce ad un altro

grave pregiudiziale problema, quello dell'interlocutore. Il succedersi e l'accavallarsi di bozze

proposte da associazioni (tre per il momento) spesso in contrasto tra di loro, come succede nel

caso dell' AMI e dell'UCOl, invita a non dimenticare come la pluralità di associazioni islamiche e i

contrasti tra le medesime abbiano reso ardua l'applicazione e mettano per certi settori ancora in

forse la concreta applicazione dell'intesa in Spagna. Non esiste, infatti, solo il problema dei

contenuti, . ma anche quello della legittimazione di chi le propone, e cioè quello relativo alla natura

di queste associazioni e alla reale afferenza ad esse di soggetti di religione islamica e in

particolare di islamici cittadini italiani. Infatti, pur non essendo essenziale la cittadinanza per fruire

della libertà religiosa, questa occorrerà per dar vita a un'intesa che coinvolga "in primis" i cittadini

italiani di religione islamica; cosa, questa, di non facile realizzazione, in quanto non ci si può certo

affidare solamente a una sorta di "autodichiarazione" da parte di una confessione che affermi di .

rappresentare tutti gli islamici in un quadro che sappiamo invece complesso e non raramente

conflittuale, come dimostrano le vicende dell'intesa spagnola con le comunità islamiche, resa

difficile di contrasti insorti tra le comunità stesse.

2. Le implicazioni politico-religiose

Stipulare un'intesa con l'Islam non è la stessa cosa che stipulare un'intesa con una qualsiasi

religione di ceppo cristiano. Sono in campo valori sociali e politici spesso diversi e opposti, come

nel caso della posizione della donna e della famiglia. Questa presa di coscienza della "alterità", o

se vogliamo della "diversità" dell'Islam rispetto all'Occidente è stata gradualmente percepita anche

in Italia.

VII. LA CONSULTA ISLAMICA

Nel dicembre 2005 il Ministro dell'Interno Pisanu ha istituito con suo decreto la " Consulta per

l'Islam italiano, un organo consultivo formato da dirigenti delle maggiori associazioni islamiche e da

esponenti dell'Islam italiano, scelti dal Ministro stesso. Tale organo con finalità meramente

consultive e si ispira da vicino . al "Conseil francais du culte musulman" (ex CORIF), operante da

diversi anni anche . se con non particolare incidenza e successo in Francia. La decisione del

ministro, motivata anche dal desiderio di avere degli interlocutori qualificati per gravi problemi

come la sicurezza pubblica e il terrorismo, ha suscitato però anche vivaci reazioni critiche,

notandosi come le iniziative per il settore dette confessioni religiose dovrebbero essere assunte

dalla Presidenza del Consiglio o almeno in I concerto con la medesima.

VIII. LA RIVALUTAZIONE DEL DIRITTO COMUNE COME MEZZO DI SOLUZIONE DEL

PROBLEMA

Tutte queste questioni potrebbero però essere sdrammatizzate guardando all'esperienza di altri

paesi europei, come la Francia o la Germania, ove forti minoranze islamiche vivono e operano da

decenni senza particolari problemi, a parte qualche controversia marginale, come quella del velo

delle studentesse in Francia. Dare all'Islam italiano una disciplina troppo particolare rischia di

favorire, a scapito dell'!slam liberale e modernizzato, proprio I"l'ala fondamentalista dello stesso,

fautrice dell'Islam come comunità separata, e di ostacolare l'integrazione culturale degli islamici

stessi. Questi, infatti, più che essere favoriti da questa normativa attraverso la fruizione di una

piena libertà nel nostro paese non manca per nessuno, vedrebbero crearsi una sorta di "ghetto

etnico-giurdico culturale" in cui rinchiudersi. Con ciò non si vuole certamente dire che occorre

chiudersi al dialogo. Nella nuova . legge in gestazione sulla libertà religiosa, che dovrà sostituire le

obsolete norme di una legge del 1929, gran parte delle esigenze degli islamici italiani potranno

essere soddisfatte. E forse ora di .. abbandonare l'idea di intese "omnibus" che si accollano

l'impossibile compito di solvere tutti i possibili problemi a cui una confessione religiosa può andare

incontro, per affrontare e risolvere, invece, i problemi per cui sia veramente indispensabile un

accordo. In alcuni casi, infatti, l'accordo potrebbe rivelarsi addirittura controproducente, essendo

meglio affidarsi all'attività mediatrice della prassi e della giurisprudenza. Porre m essere norme

sull' abbigliamento o sul velo, se da una parte potrebbe soddisfare alcune esigenze di "identità"

religiosa, dall'altra potrebbe pericolosamente far entrare nel nostro ordinamento connotazioni

discriminanti rispetto alla donna, vietate da norme già presenti nel nostro ordinamento, come

quelle che recepiscono la convenzione internazionale contro "ogni forma di discriminazione nei


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Riassunti di Diritto Ecclesiastico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Dai Concordati alla Problematica Islamica, Musselli. Nello specifico gli argomenti trattati sono: Islam, confessioni non cattoliche, ordinamenti giuridici occidentali, questione islamica, Stato laico, specifiche richieste dell'Islam.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Lo Castro Gaetano.

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